INFANZIA Il Diritto di Crescere. ASSISTENTE TURISTICO PER DISABILI Aiutarli a Viaggiare ci Aiuta a Capire Noi Stessi ANZIANI IMPRESA SOCIALE

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1 Europa news n.5 INFANZIA Il Diritto di Crescere ASSISTENTE TURISTICO PER DISABILI Aiutarli a Viaggiare ci Aiuta a Capire Noi Stessi ANZIANI Legami Senza Età IMPRESA SOCIALE Buoni Frutti D Autunno MULTICUL TICULTURALITA Exracomunitari, Portatori di Nuove Culture REPORT Nasce L Amministratore di Sostegno DIPENDENZ ENDENZA Per Ricominciare a Vivere DISABILI Disabili, Diversi ma Complementari EUROPANEWS n. 5 del 16/01/2006 anno XVI - Organo ufficiale dell associazione L INCONTRO - Bisettimanale di informazione, politica e attualità. - Editrice Direzione Redazione: Mopak s.r.l. - I strada Padova Direttore resposabile: ALBERTO ZUCCATO - Autorizzazione del Tribunale di Padova n del 12/05/90 Spedizione in E

2 Lavoro o e società, un altro o passo avanti Ripensando all'antico indovinello dell'uovo e della gallina viene alle volte da chiedersi: è nato prima il lavoro o la società? Un dilemma che, nonostante l'esordio scherzoso, non è davvero facile da risolvere. In effetti è difficile per chiunque di noi, ma anche per gli studiosi che si sono impegnati sul tema, immaginarsi una società dove non esista alcuna forma di attività lavorativa altrettanto quanto un lavoro che non vada in qualche modo a soddisfare una qualsiasi esigenza della società. Da queste considerazioni dobbiamo quindi trarre la conclusione che società e lavoro sono due fra gli aspetti "necessari" a garantire la vita dell'uomo sulla terra, quasi come l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo e il cibo di cui ci nutriamo. Fattori primari della storia dell'umanità, l'attività lavorativa e l'organizzazione sociale non sono due realtà statiche, anzi, da sempre esprimono lo stesso, vivace dinamismo, mutano dimensioni e prospettive, crescono e si adattano alle nuove condizioni di vita dell'uomo, nel continuo intrecciarsi delle rispettive evoluzioni, in uno stretto rapporto di simbiosi e di reciproco scambio. Proprio in questo quadro si inserisce la ricerca di chi provvede alla formazione di nuove professionalità adeguate a meglio interagire con le nuove esigenze della società. Valutare la cornice entro la quale si va a intervenire, soppesare le richieste di innovative forme di prestazione, aggiungere il tassello giusto al momento giusto, con attenzione e sensibilità, è quasi una forma d'arte, un lavoro costante e accurato, finalizzato a comporre un'opera sempre più equilibrata e completa. In questo numero, ad esempio, presentiamo un nuovo corso messo a punto dall'istituto Cortivo per la formazione di un'inedita competenza, quella dell'amministratore di sostegno. Una figura concepita per andare oltre il classico ruolo dell'operatore che, con volontà, entusiasmo e preparazione, va a prestare la sua opera affinché le strutture di assistenza possano garantire il massimo agli assistiti. L'amministratore di sostegno, infatti, si occupa direttamente dei diritti di chi è in stato di bisogno, non tanto per gestire al meglio una situazione data, ma per migliorarla, per incentivare l'informazione e l'accesso dei più deboli a una legislazione che spesso è tanto abbondante quanto difficile da conoscere e utilizzare. La nostra società ha partorito una quantità di leggi per la protezione delle persone disagiate? Ed ecco che l'istituto Cortivo ha creato l'amministratore di sostegno perché queste leggi siano realmente applicate. Così progredisce il nostro mondo l'eterna vicenda della società e del lavoro ha fatto un altro passo avanti. La redazione Corsi di formazione per Operatori Socio Assistenziali nel campo dell assistenza a: Multiculturalità - Infanzia - Dipendenze Anziani - Disabili - Assistente Turistico Disabili - Amministratore di Sostegno Istituto Cortivo Via Padre Ramin, Padova 2

3 IL DIRITTO DI CRESCERE E' dell'unicità di ogni incontro che Stefania Montani parla in queste poche righe. Tirocinante la scorsa primavera in una comunità assistenziale per l'infanzia attiva in Emilia Romagna, ci racconta con parole toccanti la sua esperienza con i ragazzi disagiati. "Era stato da poco inserito nel centro diurno su richiesta dell'assistente sociale del servizio competente. Era agitato, assumeva spesso un atteggiamento provocatorio di fronte ai coetanei e aveva evidenti difficoltà in ambito scolastico. Il linguaggio era aggressivo, nei suoi discorsi comparivano spesso riferimenti alla violenza e alla vendetta. La madre era separata dal marito da cui aveva subito violenze e conviveva con un secondo uomo con il quale aveva avuto altri due figli. In seguito ad alcuni gravi episodi e visto il forte degrado culturale e scolastico del ragazzo, gli operatori del centro diurno avevano deciso un programma individualizzato di recupero scolastico e stimolazione alla socializzazione. In seguito, su loro esplicita richiesta, Agostino e il fratello gemello chiesero di essere inseriti nel semiconvitto con pernottamento nella struttura. Agostino dimostrò subito una grande difficoltà ad accettare le regole e i suoi atteggiamenti continuavano ad essere provocatori. Aveva bisogno di figure molto autorevoli, capaci di far rispettare le norme e di non farsi manipolare dalle bugie e dagli antagonismi con il gemello. La scelta di fargli fare sport e di impegnare le sue energie nel calcio si è dimostrata vincente. Nel tempo è migliorato, si è reso emotivamente più indipendente dal gemello e ha iniziato a interiorizzare le regole sociali. Questo gli ha permesso di integrarsi meglio nel gruppo e di poter rinunciare a quell'aria da bulletto dietro la quale nascondeva le sue insicurezze". "Agostino, tredici anni, era poco più che un bambino, il viso tondo, gli occhi sfacciatamente curiosi e inaspettatamente dolci. Mentre mi guardava furtivo giocava nervosamente con il bordo della maglietta blu". Come operatori dell'infanzia, ma anche semplicemente come adulti responsabili, abbiamo il dovere di andare oltre al nostro egoistico desiderio di realizzazione professionale e personale per guardare con occhi realmente aperti e liberi, con obiettività e rispetto, il mondo dei bambini e degli adolescenti. Quello stesso mondo che abbiamo vissuto, sepolto e dimenticato, presi dalla quotidianità e dalle nostre illusorie certezze. INFANZIA

4 "Nel reparto di pediatria ho conosciuto la vita, la storia e la speranza di tante persone, bambini, genitori, operatori. Una realtà non facile, dove mi sono trovata a svolgere, e con un certo successo, il ruolo della ragazza dei giochi". Era bellissimo, biondo e ricciuto. Accompagnai la signora al bar e ascoltai la sua storia. Ex tossicodipendente, era scappata lontano dal convivente, un pregiudicato violento e senza scrupoli. Era venuta in Sicilia a chiedere aiuto alla famiglia d'origine ma era stata allontanata. Da giorni vivevano in strada sino a quando, una notte, la polizia l'aveva accompagnata in ospedale. Al risveglio il bambino si dimostrò molto aggressivo e incapace di accettare qualsiasi regola. Adottai il mio metodo infallibile, ridiventai bambina e iniziai a rapportarmi con lui alla pari. Giocammo molto, costruimmo torri altissime e diventammo amici. Nonostante fosse un vero discolo, era un bambino decisamente precoce, molto evoluto sul piano del linguaggio. Instaurai con lui un ottimo rapporto e, grazie alla mia opera di mediazione, fu possibile gestire la sua presenza in un reparto che certo non poteva assolvere ai compiti specifici di un centro d'assistenza. Alcuni giorni dopo fu trovata per loro una sistemazione più adeguata ed io, assieme a tutta l'èquipe, tirammo un sospiro di sollievo. Finalmente erano al sicuro. Con la collaborazione di alcuni volontari raccolsi per loro abiti puliti e oggetti di prima necessità. Quando li salutai colsi nei loro occhi una luce diversa, piena di speranza per la loro vita futura. 4 Anna Maria Salerno ha svolto la seconda parte del tirocinio nel reparto di pediatria di un ospedale siciliano. Tra i suoi compiti anche quello di assistere casi di particolare disagio. "Un pomeriggio venni chiamata in ospedale per aiutare una signora con il suo bambino di quattro anni. Si trattava di un caso veramente problematico. Quando incontrai la donna mi si strinse il cuore: il volto segnato dalla sofferenza e da rughe profonde, i lunghi capelli grigi sciolti sulle spalle, gli abiti ridotti in stracci dietro il suo aspetto si intuiva un'esistenza difficile che l'aveva precocemente invecchiata. Voleva abbandonare il bambino dai nonni e andarsene. Mentre parlavamo guardai il bambino: dormiva tranquillo nel lettino dell'ospedale, finalmente in pace.. I bambini hanno delle priorità, prima fra tutte quella di crescere in una "nicchia evolutiva sana". Crescere per strada con un genitore inadeguato può portare a danni irreversibili. Non è giusto. Dobbiamo assicurare loro dignità e rispetto.

5 "Nella comunità in cui ho svolto il tirocinio si riproponeva il clima familiare senza simulare la famiglia. L'obiettivo era di proporre ai ragazzi esperienze di autonomia e condivisione in una struttura capace di sostenere affettivamente e materialmente il loro percorso di crescita. Erano bambini allontanati dalle famiglie per ordine del Tribunale dei Minori, un allontanamento definitivo o provvisorio causato da grave trascuratezza, abuso o maltrattamento". senso di vuoto e di inutilità, reagiva con atteggiamenti aggressivi che la moderna sociologia definisce bullismo. Durante i miei incontri con il ragazzo, ho cercato di canalizzare la sua aggressività in attività non distruttive, come lo skateboard. Insieme abbiamo anche fatto ricerche su internet per conoscere tutto di questo sport. Il condividere un interesse ha permesso di instaurare tra noi una buona relazione. Luigi ha capito che poteva fidarsi di me, che ero in grado di ascoltarlo e aiutarlo. Un piccolo passo avanti nello sviluppo di una sana fiducia nei confronti degli adulti e delle proprie potenzialità". Un tema sempre scottante quello della violenza intrafamiliare. Ce ne parla Alessandra Leo, tirocinante presso una comunità per minori in affido nella provincia di Lecce. "Sono tanti, troppi, i bambini vittime di abuso sessuale, fisico e psicologico. Spesso i colpevoli sono i genitori stessi. Le prime volte che mi sono trovata ad ascoltare le storie dei bambini in affido presso la comunità ho pensato di non riuscire a sostenere un simile carico di sofferenza. Poi ha vinto il desiderio di aiutarli, di instaurare con loro una relazione empatica, di sviluppare una capacità comunicativa e linguistica adeguata, rispettosa delle modalità e dei tempi dei bambini. Ho fatto così anche con Luigi, un ragazzino privato sin da piccolissimo del suo diritto fondamentale: vivere in una famiglia normale con mamma e papà. Abbandonato dalla madre a 8 mesi, è stato affidato a una famiglia che lo ha a sua volta abbandonato. Nessuno se ne voleva prendere cura Si è ritrovato a vivere con il padre, un uomo assolutamente non all'altezza del suo ruolo. Alcolizzato e depresso, ha scaricato sul bambino tutte le sue tensioni, maltrattandolo fisicamente e psicologicamente. Quando l'ho conosciuto, Luigi era un tredicenne dolcissimo, un po' confuso, che tradiva il suo bisogno di contatto corporeo con il succhiare continuamente il pollice. Le esperienze dolorose e le carenze affettive hanno ostacolato in lui un sano sviluppo dell'io. Luigi esprimeva una grande instabilità interiore con frequenti crisi d'identità, mancanza di autostima, difficoltà ad amare e a dipendere dagli altri. Eternamente insoddisfatto, attraversato da un 5

6 INTERVISTA A A MARIUCCIA MONETTI allieva dell Istituto Cortivo 6 Quando le mamme decidono di darsi una mano non c'è ostacolo che possa fermarle. Ed è proprio la determinazione di un gruppo di mamme che ha fatto nascere l'associazione Primi Incontri, una realtà giovane e dinamica che ha come obiettivo l'assistenza ai bambini dai 6 mesi ai 14 anni. Primo progetto realizzato dall'associazione è il Centro Infanzia, inaugurato il 18 dicembre 2005 a Galta di Vigonovo, in provincia di Venezia. "Una grande festa, piena di gioia e di calore. - racconta Mariuccia Monetti, una delle mamme fondatrici di Primi Incontri - C'era tutto il paese e anche Susanna Mazzocco dell'istituto Cortivo, che ci è sempre stata vicina e ci ha sostenuto con la sua esperienza". Cosa vi ha spinto a dare vita all'associazione? "L'emergenza. Nel nostro Comune è sorto negli ultimi anni un nuovo quartiere residenziale che ha raddoppiato il numero degli abitanti. Uno sviluppo rapido al quale non è seguito un altrettanto veloce adeguamento dei servizi. La scuola materna parrocchiale, l'unica in paese, non riesce a soddisfare i bisogni delle famiglie. E di mamme che lavorano ce ne sono tante, anche perché siamo nella zona dei calzaturifici dove gli assunti sono in gran parte donne". Il solito problema: a chi lascio il bambino? "Proprio così. Anch'io facevo l'operaia e conosco le difficoltà delle mamme lavoratrici. Sono state alcune di loro a coinvolgermi nel progetto di un micronido. Nel 2004 mi ero presa, per così dire, un anno sabbatico e l'idea di fare qualcosa per i bambini mi piaceva. A darci una mano è stato Don Francesco, che ci ha permesso di utilizzare alcuni ambienti di proprietà della parrocchia. Agli inizi sembrava facile, poi, pian piano, abbiamo capito che per realizzare i nostri sogni dovevamo agire con maggior piglio imprenditoriale ". Puoi spiegarti meglio? "Aprire un centro per l'infanzia non è uno scherzo. Bisogna avere competenze amministrative, conoscere la burocrazia, le pratiche dell'accesso al credito Per fortuna mi ero appena iscritta al Cortivo ed è stata proprio Claudia Filippi, responsabile dei seminari organizzati dall'istituto, ad informarmi dei corsi Baby Planet sull'impresa sociale. Sono stati utilissimi". Raccontaci del Centro. "Abbiamo iniziato a gennaio di quest'anno con 10 bambini. L'orario è dalle 7.30 alle 18.00, con qualche concessione alla flessibilità ma non troppe. Non vogliamo diventare un parcheggio per bambini, desideriamo dare loro una continuità, offrire opportunità educative di crescita e sviluppo. Siamo coordinate da Francesca, anche lei ex allieva Cortivo e direttrice della scuola materna. Il centro è bellissimo, caldo ed accogliente, colorato Abbiamo potuto ristrutturarlo grazie anche al contributo finanziario del Comune e al volontariato dei papà, che hanno veramente impiegato molto del loro tempo libero per realizzare il sogno. La cosa meravigliosa di Primi Incontri è la partecipazione fattiva ed entusiasta di tanti abitanti di Galta. Mai come in questa circostanza ho sentito di far parte di una comunità". Progetti per il futuro? "Una cosa che vogliamo fare, e che sicuramente sarà realizzata, sono i centri estivi. Ma il progetto che mi sta più a cuore riguarda gli adolescenti. Molti rimangono a casa da soli tutti i pomeriggi oppure crescono sulla strada mentre i genitori sono al lavoro. Non è giusto abbandonarli a loro stessi. Come adulti responsabili dobbiamo offrire loro di più: luoghi d'incontro dove stare insieme, confrontarsi, trovare adulti sensibili e capaci di ascoltarli".

7 AIUTARLI A VIAGGIARE CI AIUTA A CAPIRE NOI STESSI Così Valentina Ruggiero descrive nel suo diario il suo esordio nel mondo della disabilità. Per quanto si fosse preparata coscienziosamente durante gli anni di studio, l'incontro dal vivo con gli assistiti le provocava viva preoccupazione e imbarazzo: sarò capace, si chiedeva "Mi sembrava di non ricordare niente di ciò che avevo studiato e, di conseguenza, pensavo di non essere in grado di mettere in pratica alcunché. Mi dicevo stai calma, cerca di osservare quello che fanno gli altri operatori e impara. Ma la mia paura più grande era che, una volta messa alla prova, avrei potuto scoprire di non essere portata per questa professione, di aver perso tempo ed energie, di non riuscire a nascondere agli altri i miei problemi e le mie incertezze". Emozioni, difficoltà, sentimenti contrastanti si accumulavano nella mente di Valentina. Pensieri che però si sono dissolti come nuvole al vento quando è avvenuto il contatto e dalla fantasia è passata ai fatti. "Anche se mi ricordo bene di queste ansie, oggi sono lontane dal mio cuore, mi sembra di non averle mai provate. Nel corso del tirocinio, e sin dai primi giorni, ho avuto modo di far emergere le mie qualità e di dimostrare, soprattutto a me stessa, le mie capacità. Ho superato ogni dubbio sulla mia predisposizione a svolgere il ruolo di Operatore soprattutto grazie agli utenti, i diversamente abili che hanno saputo accogliermi e arricchirmi, sul piano umano e professionale. Ho potuto verificare di persona quanto sia valida la frase del libro 'Nati due volte' di Giuseppe Pontiggia: 'quando diciamo che l'esperienza ci aiuta a capire l'handicap, omettiamo la parte più importante, e cioè che l'handicap ci aiuta a capire noi stessi '. Molti disabili costituiscono un esempio per la loro capacità di affrontare la vita, di mantenere intatta, nonostante i deficit e le sofferenze, la voglia di vivere e di stare con gli altri, in particolare in occasione delle gite, vacanze, iniziative sportive e di intrattenimento che il C.I.S. promuoveva. Ho scoperto così di essere una brava compagna di viaggio, di essere in grado di offrire assistenza e sostegno, di saper collaborare alle attività di socializzazione, gestire i momenti di tempo libero, comprendere bisogni ed esigenze dei vari tipi di disabilità, fisicomotoria, mentale, sensoriale e comunicativa". "Oggi è il mio primo giorno di tirocinio. Sto andando al C.I.S., il Centro di Integrazione Sociale in provincia di Roma dove ho trovato la possibilità di svolgere la parte pratica del mio corso di assistente turistico per disabili, e sono piena solo di paure e incertezze. Quella di sbagliare, anzitutto, di trattare gli utenti come dei diversi, sino al punto di bloccarmi". ATD 7

8 ANZIANI "Quando, dopo una lunga riflessione, decisi di i- scrivermi a un corso per operatori socio assistenziali, non sapevo esattamente cosa mi aspettava, le difficoltà e le situazioni che avrei dovuto affrontare. Dopo un bel po di esami era venuto il momento del tirocinio, dell'incontro vivo e reale con il mondo degli anziani. Ma il salto dalla teoria alla pratica è sempre impegnativo. Dopo una ricerca sul territorio per valutare le varie strutture dove venivano ospitate persone della terza età, decisi per una casa di riposo che mi era sembrata bella ed accogliente sin dal primo momento". LEGAMI SENZA ETA Dallo studio all'impegno pratico. Anche per Cinzia Di Bartolomeo, tirocinante presso una struttura per anziani della provincia di Salerno, non è stato un passaggio facile "Non dimenticherò mai il mio ingresso nella casa di riposo. In me albergavano ansia e sconforto. Quei visi, quegli occhi, quelle voci, quelle mani Mi erano estranei, sentivo una distanza enorme tra me e loro.. quasi un rifiuto verso ciò che un giorno anch'io, pensavo, dovrò essere. Mi sentivo sola in mezzo a quella gente. Li guardavo a uno a uno per scorgere in qualcuno di loro un qualche segno che allontanasse da me quella voglia di scappare e di non tornare mai più in quel luogo triste, delle perdute speranze. Per i primi giorni ho avuto sempre dentro di me questa sensazione di vuoto". Ed è proprio quando sembra che niente vada per il verso giusto che dentro di noi si accende una fiammella, una luce fatta di cuore e ragione, una forza nuova che non si sapeva di avere comincia a farsi strada, emerge a livello cosciente, ci rassicura e ci fa continuare, con più fiducia, con più energia. "Dopo qualche giorno ho sentito che stava cambiando qualcosa. La mia anima non era più pervasa dall'angoscia che mi aveva accompagnata per alcuni giorni. Iniziavo a sentirmi serena in quel luogo tranquillo e quegli occhi e quei visi mi apparivano ormai familiari. Ho iniziato a parlare con loro, mi piaceva stare ad ascoltarli. Purtroppo non tutti erano in grado di dialogare ma con alcuni si è creato ben presto un bel rapporto. Carmela, soprattutto, la persona a cui mi sono più legata. Mi raccontava della sua vita, cantava canzoni, era sempre allegra. Un'unica volta l'ho vista triste. Era l'ultimo giorno del mio tirocinio, e lei lo sapeva. Quella mattina si è voluta mettere il suo vestito più elegante. Era bella nonostante l'età e la malattia che l'ha resa pallida e stanca. Mi ha abbracciato forte e mi ha detto 'vieni a trovarmi spesso, amore mio'. I suoi abbracci, le sue carezze, non posso dimenticarmene. Mi chiamava sempre 'fiorellino' ed io le volevo bene, anzi le voglio bene e non vedo l'ora di poterla rivedere, di guardare i suoi occhi blu e perdermi nella loro immensità". 8

9 I primi gialli e rossi di un autunno appena iniziato mi danno il benvenuto quando varco il cancello di Villa Ottoboni. C'è una bella atmosfera, silenziosa e raccolta, vivificata da un tiepido sole, ideale per concentrarsi e dare il meglio di se stessi. Un'impressione che mi viene confermata non appena salgo le scale ed entro nella sala dove è in pieno svolgimento il Corso Impresa Sociale Cortivo Planet, rivolto a studenti ed ex studenti interessati a qualsiasi titolo alle tematiche dell'imprenditoria sociale. L'insegnante e i partecipanti, una quarantina, tutti attenti e impegnati, mi degnano appena di uno sguardo e continuano la lezione in quel momento dedicata alle diverse tipologie dei servizi per l'infanzia. Spiegazioni, domande e risposte si susseguono lungo un itinerario di apprendimento che evidentemente ancora coinvolge e interessa nonostante il seminario sia giunto al terzo giorno. "I primi due giorni - mi spiegherà poi Claudia Filippi di Cooperativa Now, una delle responsabili del corso - sono stati dedicati ad altri argomenti. Nel pomeriggio di mercoledì abbiamo attivato prima un gioco di gruppo utile non solo a favorire la reciproca conoscenza in un'atmosfera informale ma anche a mettere a punto alcuni elementi teorici sulla comunicazione interpersonale. E` seguito poi un incontro sul marketing sociale e il fund raising, elementi di economia aziendale molto importanti per chi è intenzionato ad intraprendere un percorso imprenditoriale. Giovedì è stata invece una giornata piena, rivolta ad analizzare le forme giuridiche più adatte alle imprese di servizi alla persona, ad approfondire gli aspetti economici e finanziari, a fornire elementi per la progettazione di un servizio e, dulcis in fundo, all'esercitazione pratica che, in questa occasione, riguardava la simulazione di un progetto per l'apertura di una ludoteca, di un centro anziani e di un asilo nido.oggi pomeriggio c'è ancora una lezione sulle tipologie dei servizi per gli anziani e poi via, un bell'arrivederci e tutti a casa a cercare di mettere in pratica quanto imparato". 9

10 obiettivi anche perché il passaparola sta funzionando alla grande " Questo primo contatto rimane vivo nel tempo? "Fino a ieri le avrei genericamente risposto che certamente è possibile restare in contatto, ci si può scrivere, telefonare, spedire . Oggi, invece, posso dirle di più: che i partecipanti a tutti i Corsi Impresa Sociale hanno addirittura un luogo riservato dove conoscersi e confrontarsi. Si tratta di un Forum, una piazza virtuale aperta sul sito Cortivo per incentivare ogni possibile forma di scambio di informazioni e di collaborazione fra i neo imprenditori, lo stesso Istituto Cortivo e la nostra Cooperativa Now". Una bella novità della quale certamente tutti approfitteranno al massimo, penso. Ma non c'è tempo per le riflessioni, i partecipanti al corso incalzano per raccontarmi cosa li ha portati qui a Padova, delle loro speranze e dei loro progetti La prima è Chiara Munaro, ventiquattrenne, da Piombino Dese, cittadina della provincia padovana. "Da un anno sono socia di un'associazione, la Casa degli Angeli, attiva a Fratte, un paesino non lontano da dove abito. Sto facendo questo corso perché voglio sondare le possibilità di trasformare l'associazione in una cooperativa. Credo che il fatto di cambiare la forma giuridica ci possa dare maggiore indipendenza e consentirci una migliore gestione, più regolamentata, con un più facile accesso ai contributi. E' una realtà molto familiare, aperta a bambini da zero a tre anni, siamo in tre e qui ho scoperto che possiamo costituire una piccola cooperativa. Abbiamo già dei programmi per il futuro, vorremmo ad esempio accogliere dodici bambini e non solo nove come adesso. Le famiglie sono molto contente e noi vogliamo crescere, contiamo di raggiungere presto i nostri "Anch'io sono venuta per dei motivi molto precisi. Mi chiamo Grazia Giurdanella, ho ventidue anni e vivo a Ragusa. Sono OSA per l'infanzia e vorrei mettere in piedi un doposcuola ludoteca. Nella mia zona ci sono già delle ludoteche ma purtroppo non sono molto valide. Credo che per diventare adulti capaci i bambini abbiano bisogno di giochi adatti alla loro età, come quelli che già conoscevo e quelli nuovi che ho imparato qui in questi giorni. Il corso mi è stato utile, mi ha dato input e le giuste spinte. Ora si tratta di iniziare a fare sul serio. Mi sento pronta". Antonio Scioscia, trentacinque anni, viene invece da Udine. "Faccio parte della Cooperativa Nuova Terra, attiva in agricoltura secondo la filosofia steineriana del pieno rispetto della natura. Siamo un'azienda pilota nell'applicazione delle tecniche biodinamiche e in particolare del metodo omeodinamico creato e divulgato dall'albero della Vita. La domenica spesso organizziamo feste in azienda e, in quelle occasioni, teniamo lezioni secondo la pedagogia Waldorf a bambini dai tre ai sei anni. Ma tutto questo ha relativamente a che fare con il fatto che oggi sono venuto qui. Il vero motivo è invece che sono tirocinante presso una casa di riposo per anziani ed ho tutta l'intenzione di aprire e gestire un centro diurno per la terza età. E` la mia coscienza a dirmi che devo fare di più per soddisfare le necessità di attenzione degli anziani. Mi piace occuparmi del prossimo e le esperienze che ho fatto mi hanno insegnato che più degli altri sono i nostri nonni ad avere bisogno di un aiuto attento e capace. Interagendo con loro ho scoperto che è possibile toglierli dalla televisione e, tramite attività, ginnastiche, laboratori di pittura e teatro, risvegliare abilità nascoste o sopite. Sono soddisfazioni davvero impagabili ". Da Cosenza giunge Fabrizia Dragone, ventisette anni, laureata in sociologia e prossima OSA per l'infanzia. "Ho un lavoro all'università di Arcavacata ma vorrei tanto lanciare un mio progetto. Si tratta di un asilo nido aziendale che penso di poter aprire ai sensi della Legge 448/2002. Potrebbe accogliere i figli dei tecnici, degli amministrativi e dei docenti dell'università 10

11 ma potrebbe essere aperto anche ad altre realtà. Per il momento siamo in due, vorremmo costituire una piccola cooperativa e partire con un'esperienza pilota. Vede, oggi lavoro nel campo delle pari opportunità, un ambito che ha accresciuto molto la mia sensibilità nei confronti delle donne alle prese con l'eterno problema fra famiglia e professione. Proprio per questo credo che una buona struttura per l'accoglienza dei bambini possa aiutare moltissimo le donne che lavorano e perciò sono fermamente intenzionata a crearla". "Io vengo dalla Puglia, esattamente da Maruggio in provincia di Taranto. Mi chiamo Flora Parco, ho ventiquattro anni e sono allieva Cortivo per l'infanzia. Ho rapporti stupendi con i bambini. Ho svolto per varie associazioni diverse attività, anche la clownterapia, con piccoli videolesi, audiolesi e diversamente abili. Sono venuta qui a Villa Ottoboni per acquisire nuove conoscenze, per vedere se e come mettere in piedi una struttura. Adesso almeno una cosa mi è chiara: che per avviare qualcosa di serio è necessario molto lavoro. Ma ciò di certo non mi scoraggia, anzi!". "Sono Vittorina Cardini, ho trent'anni e vivo a Terrassa Padovana. Sto facendo il corso OSA per l'infanzia motivata dal mio grande amore per i bambini, in particolare per quelli più sfortunati. Ho lavorato nella moda ma oggi sono felice di crescere nella conoscenza del mondo dell'infanzia. Mi piacerebbe tanto aprire con altre ragazze un asilo nido per bimbi da 0 a 3 anni. In paese c'è già un asilo parrocchiale ma a mio parere non è adeguato alle esigenze, soprattutto perché non dispone di personale specializzato nel trattamento di bambini disagiati o portatori di handicap". Ed ecco infine Stefano Airaghi, ventitré anni, da Trecate in provincia di Novara. "Ho scelto di iscrivermi al corso Cortivo per l'infanzia perché, dall'autunno 2004, gestisco assieme a mia sorella un negozio di giochi educativi per bambini e ragazzi dagli otto ai quindici anni e sentivo la necessità di incrementare il mio bagaglio di esperienze nei rapporti con i più piccoli per garantire un servizio di migliore qualità ai miei mini clienti e ai loro genitori. Oggi sono qui al Corso Impresa Sociale perché gli stessi ragazzi che frequentano il negozio mi hanno chiesto di aprire una ludoteca quando ci siamo trovati benissimo insieme ad allestire una rappresentazione del musical Grease. L'ho fatto e funziona: abbiamo giochi in legno, giochi di società ma anche quelli più complessi, di ruolo e di ambientazione. Ed abbiamo soprattutto voglia di crescere, di aprire un vero e proprio centro multifunzionale con il supporto di amici psicologi e psicomotricisti. Vorremmo avviare laboratori di musica e teatro aperti anche ai disabili. Siamo in cerca di una struttura e di finanziamenti qui ho trovato moltissimo di buono, informazioni e nozioni giuridiche e progettuali. Mi sa che possiamo farcela". Il prossimo Corso di Impresa Sociale, organizzato dall Istituto Cortivo, avrà luogo a Villa Ottoboni a Padova nei giorni 19, 20, 21 APRILE Il Corso è riservato ad Allievi ed ex Allievi ed è gratuito 11

12 MULTICULTURALITA "Emigrazione e mondializzazione delle esperienze. Concetti complessi che sono però sempre più parte della nostra vita quotidiana. Come anche l'integrazione, che va accompagnata a uno sforzo in favore del mantenimento delle identità culturali di origine, e il relativismo, ovvero l'accettazione da parte di ogni cultura di essere una tra le altre e la conseguente comprensione delle differenze e delle reciproche compatibilità. L'operatore multiculturale deve quindi escludere dal suo orizzonte progetti di assimilazione,detti anche di 'antropofagia culturale', e privilegiare invece, sia nella cultura che accoglie sia in quella che è accolta, tutti gli aspetti che possano promuovere e favorire una maggiore conoscenza e il massimo rispetto dell'altro". EXTRACOMUNITARI, PORTATORI DI NUOVE CULTURE Seguendo queste idee guida Ornela Radovicka si era ben preparata durante il corso di studi per Operatore Multiculturale. Anni di formazione ai quali è seguito il periodo di tirocinio presso un centro polivalente per extracomunitari in provincia di Avellino, mesi durante i quali ha avuto l'occasione per mettere in pratica ciò che aveva appreso. "Non era la mia prima esperienza di lavoro, anzi. Ho una laurea in lingua e letteratura albanese e ho insegnato in Albania per nove anni. Durante la guerra in Kossovo ho abbandonato il lavoro per andare volontaria ad aiutare i miei fratelli kossovari. Poi sono venuta in Italia e qui ho trovato l'istituto Cortivo. Ho cercato di fare del mio meglio per essere una brava allieva, mi sono impegnata molto negli esami teorici perché sapevo che la teoria mi sarebbe poi servita nel lavoro quotidiano. Per questo, quando durante il tirocinio gli altri dell'équipe mi facevano i complimenti per la mia professionalità pensando che era dovuta alle mie precedenti esperienze, io invece sapevo che se riuscivo a gestire i bambini stranieri non era merito del lavoro che avevo fatto ma invece della formazione ricevuta dal Cortivo, che mi aveva insegnato le competenze tecniche e gli atteggiamenti da tenere nei rapporti con i piccoli di tutto il mondo. Il resto ce l'ho messo io. Mi sono documentata sulla cultura russa e su quella musulmana e, soprattutto, mi sono molto dedicata al contatto diretto con i bambini che dovevo seguire. Ho ascoltato e ho messo in campo tutte le risorse disponibili: ho mostrato fotografie dei loro paesi e ho appreso le tecniche etnografiche per avere la mente più aperta e flessibile, per rinunciare al pregiudizio e rispettare invece tutte le altre religioni e le altre culture"

13 Un modo di porsi nei confronti dell'altro veramente ammirevole, questo di Ornela, che continua il suo racconto presentandoci alcuni dei bambini con i quali ha avuto a che fare nel periodo del tirocinio. "Mi sono resa immediatamente conto del fatto che la lingua è davvero il primo e più importante ostacolo in un percorso di vera integrazione. Le minoranze etniche sono spesso deprivate di una piena parità sociale, economica e politica e ciò può provocare, soprattutto nei bambini, un senso di inferiorità che si traduce facilmente in disadattamento o scarso rendimento scolastico. Ricerche in questo senso hanno dimostrato che l'uso della lingua madre può essere un aiuto significativo per la sicurezza degli alunni e per la loro autostima. Per questo è importante attivarsi per promuovere spazi di incontro e dialogo fra diverse identità dove, in un clima di accoglienza e rispetto, venga riconosciuta l'importanza del viaggio e degli avi e dei genitori che vengono da lontano, in modo da poter offrire a tutti i bambini l'autenticità delle voci e delle storie. Obiettivo è ricercare una memoria condivisa, individuale e comunicabile, un progetto sul quale lavorare assieme. E proprio a questa filosofia mi ispirai per creare il primo contatto con Lamia, una bambina africana. Sapevo che molti genitori di bambini africani o arabi conoscono il Warri. E' uno dei giochi più antichi del mondo ed è praticato in tutta l'africa, nei Caraibi, in Guiana e in Brasile. Consiste in un piano con 12 buchini nei quali, secondo certe regole, vanno messi dei sassolini o dei semi. E' semplice, ma richiede molta intelligenza e capacità matematica. Quando chiesi a Lamia se conosceva il gioco mi disse di sì ma che gli altri compagni non lo conoscevano. Allora, con l'aiuto dell'insegnante, abbiamo acquistato un cd-rom interattivo per giocare al Warri e vi assicuro che la socializzazione e l'inserimento di Lamia nella classe fece con questo semplice stratagemma un notevole passo avanti. Un'altra esperienza molto interessante è stata quella con Nadja, una ragazza russa per la quale provai subito una profonda empatia. Ritenevo che per lei potesse essere utile capire che anche qui in Italia si poteva amare la cultura del suo paese. Così, nel corso di una festa organizzata dall'èquipe del centro invitando anche bambini italiani della città, abbiamo letto favole di autori russi che sono state molto apprezzate dal pubblico. Nadja si è riconosciuta, ha sentito valorizzata la sua cultura ed ha cominciato a sciogliersi, a pronunciare parole e nomi nella sua lingua davanti a un uditorio di ragazzi sempre più incuriositi. Era orgogliosa, e da quel giorno è diventata un'altra, più sicura e socievole". Non dobbiamo imporre la nostra cultura, ma imparare assieme ai bambini di altri paesi ad apprezzare i valori della nostra e delle altrui culture. Solo così si possono formare nuove comunità di nuovi uomini, ricchi di una conoscenza che viene dai quattro angoli del mondo. 13

14 Una voce autorevole presenta il nuovo corso per Amministratore di Sostegno. Nato a Matera e residente a Padova, quattro lauree, avvocato e revisore dei conti, con esperienze di insegnamento presso Università ed Enti della Pubblica Amministrazione e una lunga carriera nell'amministrazione pubblica, il dott. Antonio Licciardello è oggi il coordinatore del nuovo corso Cortivo per Amministratore di Sostegno. 14 La prima domanda dell'intervista che mi ha gentilmente concesso è inevitabile: "Come mai un professionista del suo livello, che potrebbe tranquillamente sedere nel consiglio di amministrazione di una grossa azienda, ha deciso invece di offrire le sue grandi competenze a una realtà attiva nel sociale come il Cortivo?". "Ho due risposte. La prima riguarda me stesso e la mia indole, da sempre rivolta ad aiutare chi è in stato di bisogno. Ho dedicato ogni momento libero ai più deboli e mi sono sempre impegnato nell'associazionismo per il sociale. La seconda riguarda invece l'istituto Cortivo, che personalmente ritengo una delle strutture più interessanti in Italia per quanto riguarda l'importante attività di formazione di operatori specializzati nei servizi di assistenza. E' un'organizzazione con vent'anni di esperienza, sedi in tutta Italia, certificata per la qualità e per l'etica, capace di coniugare l'efficienza con i valori umani. No, la mia non è stata una scelta al ribasso, anzi, è stata una L ISTITUTO CORTIVO SEMPRE PIU LEADER NELLE NUOVE PROFESSIONI L AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

15 scelta sulla quale ho molto riflettuto, con il cuore e con la mente, e oggi sono pronto a dare il massimo per fare in modo che il Cortivo si affermi sempre più in una società in cui le nuove realtà etiche si stanno meritatamente guadagnando uno spazio sempre più largo e riconosciuto". Da dove è partita l'idea del corso per Amministratore di Sostegno? "Anzitutto dal positivo incontro con Paolo Nalon, Presidente dell'istituto Cortivo, del quale ho apprezzato lo stile e le realizzazioni. A partire da questo buon rapporto personale abbiamo messo a punto un progetto che interessava entrambi, ovvero la pubblicazione di una serie di guide monotematiche dedicate ai problemi dei disabili e delle fasce deboli della popolazione. Volevano essere dei librettini di facile consultazione, finalizzati a presentare i servizi disponibili e i diritti riservati a chi vive situazioni di disagio sociale... avevamo già pensato di realizzarne uno sui temi della fiscalità, un'altro sulla mobilità, ecc. Era una buona idea, ma come spesso succede con le buone idee, ce ne ha fatte venire in mente altre e poi molte altre ancora. E a un certo punto ci siamo resi conto che i librettini, seppur utili, non erano sufficienti. Soprattutto nelle verifiche e negli incontri che intrattenevamo con Enti Pubblici e privati, Case di Riposo e altre strutture attive nel sociale, emergeva sempre più chiaramente una crescente esigenza di professionalità non soddisfatta. Serviva qualcosa di più per garantire i diritti dei più deboli: un amico solidale, un aiuto efficiente, una persona esperta capace di dare un aiuto pratico e concreto. Poi, la nuova legge del 2004 sull'amministrazione di Sostegno ci ha dato lo stimolo finale: il nostro Amministratore di Sostegno era il soggetto ideale per dare attuazione al principio legislativo. Così, da un'idea e dal riscontro diretto della necessità di un nuovo professionista specializzato, è nato il corso che attualmente sono orgoglioso di coordinare". 15

16 Dove potrà trovare collocazione l'amministratore di Sostegno? "Negli ambiti più diversi. Presso strutture pubbliche degli enti territoriali regionali e comunali, nei servizi sociali e nella pubblica assistenza, negli uffici per le relazioni con il pubblico, nei presidi sanitari e nelle strutture sanitarie e ospedaliere pubbliche e convenzionate, nelle case di riposo e comunità alloggio, nei centri diurni, riabilitativi e occupazionali, nelle associazioni di volontariato e cooperative sociali, nelle onlus e negli enti no profit. La professione potrà essere adeguatamente svolta anche in forma di lavoro autonomo, come consulenti di enti o di singoli utenti". 16 Ci può presentare in sintesi questa nuova figura? "E' un ruolo innovativo, quello dell'amministratore di Sostegno, proiettato verso ampie opportunità di impiego. Durante il corso, in parte basato su testi che sono proprio le guide monotematiche delle quali parlavo prima, l'allievo Cortivo apprende vari elementi di cultura generale e specialistica e, nella parte specifica, approfondite nozioni sulla legislazione vigente, sui contributi statali e regionali, sulle agevolazioni fiscali, sugli interventi a favore della mobilità dei disabili, sui servizi pubblici per la riduzione dell'handicap, sulle prassi amministrative. Tutto questo, aggiunto al periodo di formazione sul campo attraverso il tirocinio, va a comporre una figura professionale di tutto rilievo, rivolta non solo ad amministrare l'esistente ma a garantire un supporto dinamico, teso al miglioramento della qualità della vita dell'assistito".

17 Chi è il soggetto ideale per diventare Amministratore di Sostegno? "Direi anzitutto una persona dotata di entusiasmo ma anche della consapevolezza di avere davanti a sé un futuro professionale al cui centro ci sarà sempre una persona in difficoltà, da aiutare con attenzione e calore. Poi deve essere naturalmente pronto a seguire con dedizione il corso e il tirocinio, a prepararsi al meglio e ad acquisire tutte le competenze necessarie. Da parte nostra saremo sempre al suo fianco, durante gli studi ma anche successivamente, nella fase di inserimento lavorativo come nell'aggiornamento continuo attraverso seminari e tramite il nostro sito Internet, nel quale inseriremo tempestivamente informazioni e consigli sulle innovazioni legislative e sulle nuove opportunità professionali". 17

18 DIPENDENZA "Ho scelto di fare il tirocinio in una comunità di recupero per tossicodipendenti che, oltre a offrire strutture e servizi di prima accoglienza, garantiva anche percorsi di riabilitazione e inserimento socio-lavorativo. Durante il mio praticantato i ragazzi presenti in comunità erano quindici". PER RICOMINCIARE A VIVERE Consapevole dell'emergenza droga nel nostro Paese, Maria Giorgio ha scelto la specializzazione nell'ambito delle tossicodipendenze. Il suo tirocinio si è svolto in una Comunità di recupero attiva in territorio lucano. "Quattro di loro erano ricoverati nel reparto di prima accoglienza mentre i restanti, finita la terapia con metadone, avevano iniziato il processo di riabilitazione basato sul supporto psicologico e sulla verifica. Tra i casi che ho seguito ricordo G., un giovane uomo di 35 anni dei quali molti trascorsi tra droga e carcere. Alla radice del suo malessere le 'amicizie sbagliate' e i piccoli crimini causati dal bisogno di procurarsi la 'roba'. G. è un tipo allegro, molto timido, soprattutto con le ragazze. Probabilmente la droga lo aiutava a disinibirsi, a essere più disinvolto nelle relazioni. In uno dei momenti più difficili della sua vita, quando era in carcere, G. ha anche tentato il suicidio. Al termine dei suoi 13 anni di reclusione, ha deciso di 'svoltare' ed è entrato spontaneamente in Comunità. Di lui mi hanno colpito la straordinaria forza di carattere, fondamentale per uscire definitivamente dall'incubo della tossicodipendenza". "Nella famiglia di Enrico la droga è stata una costante. I suoi genitori erano stati tossicodipendenti e lo stesso fratello maggiore si 'faceva' di eroina. La cosa incredibile è che Enrico era un ragazzo di successo, amante dello sport e del karate. I suoi genitori lo adoravano. Poi successe la tragedia ". 18 Moira Cavalli ha frequentato come tirocinante un centro di riabilitazione per tossicodipendenti in Lombardia. Qui ha conosciuto Enrico ed è rimasta molto colpita dalla sua storia. Vediamo cosa ci racconta "Mentre Enrico era impegnato in un torneo di karate lontano da casa, una sua carissima amica ebbe un terribile incidente e morì dopo pochi giorni di coma. Enrico, che venne a sapere dell'incidente dell'amica solo dopo la sua morte, ne rimase traumatizzato e decise di abbandonare gli impegni sportivi. Cadde in depressione e si lasciò coinvolgere dal fratello che lo iniziò allo sniffo di eroina. Quando i genitori si accorsero del problema, Enrico era già passato al buco. Ci vollero anni perché il ragazzo si rendesse conto di aver fatto soffrire in modo indicibile i suoi genitori, le persone che più amava al mondo. Decise così di entrare in Comunità. Da allora è trascorso più di un anno e, grazie al serio lavoro riabilitativo messo a punto per lui dall'èquipe, Enrico ha finalmente la possibilità di ricominciare, di credere nuovamente in se stesso, di scommettere ancora sul suo futuro".

19 La mattina dell'8 ottobre, ultima giornata del Seminario di Studio organizzato dall'istituto Cortivo per gli allievi ed ex allievi interessati ai temi dell'assistenza agli anziani e alla disabilità, entro nella sala dove si tengono le lezioni, al primo piano di Villa Ottoboni, mentre il dott. Matteo Altavilla, responsabile de La Rosa Blu, sta tenendo la sua lezione sulle vacanze dei diversamente abili davanti a una platea di interessatissimi partecipanti. "La nostra organizzazione - dice - è nata nel 1994 per occuparsi dell'organizzazione delle vacanze per disabili. Dalla nostra ultradecennale esperienza abbiamo imparato che il portatore di handicap percepisce questi periodi di uscita dalla quotidianità proprio come tutti noi: una vacanza è una vacanza e non un ulteriore momento di cura. Desidera soltanto socializzare, divertirsi e conoscere gente nuova. E noi facciamo il massimo per dargliene opportunità, naturalmente in alberghi e strutture adeguate e con l'assistenza di operatori specializzati nell'accompagnamento turistico". 19

20 Conclusa la lezione, segue un momento di pausa del quale approfitto per scambiare due parole con Claudia Filippi della Cooperativa Now, incaricata della supervisione del seminario. "Il tema di questo incontro, organizzato dalla mia collega Enrica Banzato, è il tempo degli anziani e dei disabili dentro e fuori le strutture di assistenza. Dopo il primo pomeriggio dedicato alla comunicazione e alle capacità di relazione, verbale e non, con gli utenti, le famiglie, gli altri membri dell'èquipe e le istituzioni, ieri mattina abbiamo invece lavorato sul tempo degli anziani e sulle possibili azioni positive attivabili in due diverse case di riposo, una per non autosufficienti e l'altra per autosufficienti. Nel pomeriggio abbiamo messo in pratica le nozioni attraverso tre laboratori a diversi livelli di manualità dedicati alla creazione di quadri con la carta e alla confezione di biglietti d'auguri completi di profumazioni ed effetti speciali. Oggi, come ha già potuto sentire, parliamo infine del tempo dei disabili, sia dal punto di vista della terapia occupazionale sia da quello del vero e proprio tempo libero, dei viaggi e delle vacanze. Oggi pomeriggio Maura Buffa terrà un laboratorio tematico sull'espressione corporea che sottolineerà l'importanza del tempo dedicato alle attività di riabilitazione". Ed ecco giunto il momento di dare la parola ai partecipanti. "Mi chiamo Bruno Madella. Sono pensionato e vengo da Savona. Mi interessava molto il tema perché ho avuto che fare con i miei anziani genitori. Mio padre purtroppo se ne è andato di recente, a 92 anni, ma mia madre ne ha 90 con tutti i problemi che può immaginare. Mi sono servite queste giornate perché ho capito meglio come devo comportarmi con lei. Dopo le soddisfazioni che mi ha regalato durante il corso, con questo seminario l'istituto Cortivo mi ha dato un ulteriore stimolo a migliorarmi ancora. Sto seriamente pensando di iscrivermi all'università". "Sono Anna Salerno, vivo a Enna e ho 39 anni. Avevo già il diploma magistrale ma volevo specializzarmi nell'infanzia. Per questo ho seguito il corso Cortivo, che mi ha dato la possibilità di approfondire, di focalizzare il mio vero desiderio: aiutare i bambini disagiati. Ho iniziato a lavorare come Assistente Volontaria in ospedale nel reparto pediatria e lì ho capito che il seme stava germogliando. Ho tralasciato gli altri impegni e ho trovato la mia strada. Oggi lavoro per l'associazione di promozione sociale Il Giardino dei Gelsi che fornisce servizi alle persone e supporti ai bambini. Gestiamo laboratori artigianali, cineforum e iniziative di musica, giochi e pittura aperti ai bimbi di un quartiere a rischio di emarginazione. Recentemente si è aperta la possibilità di aprire nel paese dove ho lavorato in una scuola materna un baby parking con ludoteca. La sede c'è, ora si tratta di trovare i finanziamenti devo darmi da fare". "Avevo un buon lavoro nel campo informatico - esordisce Francesca Tafuro, leccese di 26 anni - ma a questo impegno professionale abbinavo sempre attività di volontariato. Poi mi sono avvicinata al Cortivo e sto seguendo il corso di assistente turistica per disabili. Spero di poter fare il tirocinio con La Rosa Blu. Sono potuta venire al seminario solo oggi. Mi dispiace di aver perso gli altri giorni, mi hanno detto che sono stati molto interessanti". Viene invece dal Guatemala Sara Noemi Bassotto, diciannovenne residente a Verona: "Ho finito il corso Cortivo per assistente multiculturale, bellissimo è stato il tirocinio 20

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