Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali"

Transcript

1 Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali Rapporto a cura del FORMEZ Febbraio 2009 Direzione Generale per la gestione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e monitoraggio della spesa sociale 1

2 Indice EXECUTIVE SUMMARY 4 PARTE I - IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI 5 1. LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE Metodologia Le professioni sociali nei provvedimenti normativi nazionali Le professioni sociali nella normativa regionale Il riordino dei profili professionali: lo stato dell arte nelle diverse regioni Le schede di sintesi dei profili di riferimento LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA Analisi di alcuni applicati alle professioni sociali IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI IN INGHILTERRA, SPAGNA E GERMANIA Il sistema di regolazione in Germania Il quadro di regolazione in materia di servizi sociali La riforma dei servizi per la non autosufficienza Il quadro di regolazione del sistema educativo e della formazione professionale Il quadro di regolazione del sistema delle professioni Catalogo delle professioni nei servizi sociali Quadro dei rapporti contrattuali nel settore dei servizi sociali Il sistema di regolazione in Inghilterra Quadro normativo e contrattuale delle professioni: Sistema e strumenti di regolazione caratteristiche generali Evoluzione delle politiche in materia di servizi sociali in Inghilterra Il quadro di regolazione delle competenze istituzionali Gli strumenti di regolazione dei servizi e delle professioni sociali Regolazione delle professioni sociali Dimensioni del lavoro nei servizi sociali: la forza lavoro del settore sociale Le tipologie di servizi e di utenti Il sistema di regolazione in Spagna Il sistema di regolazione e competenze istituzionali del sistema dei servizi sociali I servizi e le politiche per la non autosufficienza in Spagna La regolazione del sistema dei servizi sociali in Catalogna Il sistema della formazione professionale e di catalogazione delle professioni 115 Bibliografia, fonti e documenti 122

3 PARTE II IL LAVORO E LE PROFESSIONI SOCIALI ANALISI SUL CAMPO 126 Premessa 126 Lo strumento di rilevazione IL CASO DEL DISTRETTO DEL PLUS 21- (SARDEGNA) La scelta del caso studio e la metodologia di analisi seguita Il sistema locale dei servizi sociali: istituzioni, soggetti, attività Il sistema dei servizi sociali nella Regione Sardegna Il sistema dei servizi sociali nell Ambito del PLUS L offerta sociale Il lavoro nei servizi sociali Analisi quantitativa, occupati, tipologia, profili professionali La spesa per la retribuzione del personale Aspetti qualitativi e criticità del lavoro nei servizi sociali Aspetti qualitativi, criticità del sistema locale dei servizi sociali e conclusioni 164 Bibliografia, fonti e documenti IL CASO DEL DISTRETTO DI TRIGGIANO (PUGLIA) La scelta del caso studio e la metodologia di analisi seguita Il sistema locale dei servizi sociali: istituzioni, soggetti, attività Il sistema dei servizi sociali nella Regione Puglia Il sistema dei servizi sociali nell Ambito Territoriale di Triggiano L offerta sociale Il lavoro nei servizi sociali Analisi quantitativa, occupati e tipologia, profili professionali La spesa per la retribuzione del personale Aspetti qualitativi e criticità del lavoro nei servizi sociali Aspetti qualitativi, criticità del sistema locale dei servizi sociali e conclusioni 209 Bibliografia, fonti e documenti ALLEGATI 216 Allegati al Capitolo I 216 Allegati al Capitolo II 246 Allegati al Capitolo III 277 Allegati al Capitolo IV 302 Allegati al Capitolo V 324 3

4 EXECUTIVE SUMMARY Il documento presenta i risultati del Progetto Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali commissionato dal Ministero della Solidarietà Sociale e realizzato dal Formez nel corso del 2008 Il Progetto prevedeva la realizzazione di un attività di ricerca finalizzata a fornire un quadro conoscitivo e un impianto metodologico funzionali al percorso di riordino delle professioni sociali previsto dalla legge quadro di riforma del welfare locale L. 328/2000. La parte I del documento illustra i risultati della prima linea di attività del Progetto nell ambito della quale è stato ricostruito il quadro dei principali provvedimenti normativi nazionali e regionali che regolano le figure professionali che operano nel campo dei servizi alla persona e sono stati analizzati i principali contratti collettivi nazionali applicati. Viene inoltre riportato un quadro delle modalità di regolazione del lavoro e delle professioni sociali in tre paese europei: Inghilterra, Germania e Spagna. Nella II parte vengono presentati i risultati di un approfondimento sul campo, condotto nell Ambito Sociale del PLUS 21 della Regione Sardegna e nell Ambito di Triggiano della Regione Puglia, finalizzato a ricostruire le principali dimensioni e caratteristiche qualiquantitative del lavoro sociale nella rete dei servizi, con riferimento sia al settore pubblico che a quello privato. La ricerca è stata possibile solo grazie all'interesse e alla collaborazione degli amministratori locali, funzionari pubblici e responsabili di cooperative sociali e organizzazioni no profit che hanno accettato di rispondere ai nostri questionari e condividere le loro valutazioni sui problemi al centro dell'indagine. Li ringraziamo tutti per la loro disponibilità e collaborazione. La ricerca è stata realizzata da un Gruppo di lavoro che ha integrato competenze diverse. L'impostazione e il coordinamento del lavoro sono state curate da Clara Poddighe, responsabile del Progetto per il Formez, che con la collaborazione di Rita Loi ha curato la stesura definitiva del rapporto. Hanno fatto parte del gruppo di lavoro: per l attività di analisi normativa Stefania Baghino, Jessica Contieri, Cristina Defalchi, Carla Fonzo, Rita Loi, Emilia Presutti, Anna Maria Tanda e Mariangela Vuolo; per l analisi della contrattazione collettiva Enzo Veneziano; per lo studio dei casi europei Alfredo Amodeo, Timo Lutz e Anna Paola Usai; per l analisi sul campo nel Distretto del PLUS 21 Cristina Defalchi, Carla Fonzo e Rita Loi; per l analisi sul campo nel Distretto di Triggiano Anna Pina Cuccurullo, Giuseppe Chiapperino e Giulia Sannolla. 4

5 PARTE I - IL SISTEMA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO E DELLE PROFESSIONI SOCIALI 1. LE PROFESSIONI SOCIALI NELLA NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE 1.1. Metodologia Metodologia di raccolta e analisi degli atti normativi La rilevazione della normativa nazionale e regionale (leggi e atti secondari) che regolamenta le professioni sociali è stata operata attraverso l utilizzo di diverse fonti: Il Sistema di informazione giuridica Dejure Edizioni Giuffrè aggiornato al 2008 (http://dejure.giuffre.it) le banche dati degli atti normativi regionali disponibili online sui siti internet istituzionali delle diverse Regioni la Banca dati della normativa nazionale e regionale dal 1971 ad oggi consultabile on line sul sito della Camera dei Deputati (http://camera.ancitel.it/lrec/) Sono stati inoltre consultati alcuni servizi disponibili su portali tematici regionali 1. A completamento è stato utilizzato il motore di ricerca generico (www.google.it), che rimanda a vari siti a tema quali quello degli ordini professionali degli psicologi o degli assistenti sociali. Lo spoglio delle raccolte normative è stato condotto, oltre che per area tematica (Beneficenza e Opere Pie -Assistenza Sociale-; Sanità e Igiene 2 ) per parole chiave, a partire da una prima lista predisposta dal team di ricerca 3, progressivamente incrementata/implementata nel corso dell analisi e costantemente condivisa all interno del gruppo di lavoro al fine di garantire l utilizzo di criteri di ricerca omogenei per tutte le Regioni. Questo approccio metodologico ha consentito: di estendere l esame anche a singoli articoli e commi contenuti in leggi trasversali (esempio leggi finanziare) e non direttamente riconducibili, sulla base della loro intitolazione e della loro classificazione tematica all interno delle banche dati, alla materia oggetto di analisi; di analizzare e catalogare anche quelle norme che solo menzionavano uno o più figure (per esempio elencando le figure professionali operanti o da prevedere come dotazione minima all interno di uno specifico servizio/struttura) pur non prevedendone una vera e propria regolamentazione con riferimento ai campi di indagine individuati dal team di ricerca (funzioni, competenze, requisiti di accesso, formazione, struttura). 1 Tra questi citiamo a titolo esemplificativo: 2 Sono stati riportati a titolo esemplificativo alcune delle aree tematiche/canali tematici di ricerca utilizzabili nella Banca Dati Dejure ) 3 La lista delle parole chiave conteneva la denominazione delle più diffuse professioni sociali (es. assistente sociale, animatore, psicologo) e di alcuni servizi/strutture (es. assistenza domiciliare, centro di aggregazione, asilo nido; le principali aree di intervento sociale (es. dipendenze, disabilità). 5

6 È stato inoltre possibile catalogare tutte quelle norme che, pur non facendo riferimento a specifici profili o figure professionali, contenevano delle disposizioni applicabili in via generale al complesso delle figure professionali operanti nel settore dei servizi sociali (dichiarazioni di principio sulla necessità della formazione; indicazioni sulle modalità di programmazione ed organizzazione della formazione; proposte di riordino delle professioni sociali). L analisi e l inventario normativo ha riguardato anche i Piani sociali regionali; normalmente è stato esaminato l ultimo Piano approvato e/o la proposta di Piano al momento in fase di approvazione 4. Va precisato che diversi atti potenzialmente rilevanti ai fini dell analisi, non sono stati reperiti attraverso le fonti utilizzate per la ricerca (trattasi prevalentemente di Deliberazioni di Giunta o di Consiglio regionale richiamate, con estremi e intitolazione, in altri atti normativi o sintetizzate in altri documenti di settore analizzati). La catalogazione delle norme ha tenuto conto in via generale delle abrogazioni esplicite di leggi e regolamenti e delle abrogazioni implicite 5. La rilevazione di queste ultime, che denuncia un ineliminabile grado di discrezionalità da parte dell interprete, presuppone un lavoro minuzioso di comparazione dei testi normativi che è stato parzialmente avviato e di cui si è tenuto traccia attraverso l inserimento di note esplicative nel database utilizzato per la catalogazione degli atti 6. Un ulteriore aspetto che necessiterebbe di maggiori approfondimenti attiene alle modalità con le quali nelle diverse Regioni continuano a trovare applicazione regolamenti e deliberazioni che formalmente avrebbero dovuto cessare di produrre effetto in ragione dell abrogazione degli atti primari che li hanno generati (è il caso di piani sociali o regolamenti attuativi che regolamentavano aspetti specifici che non sono stati oggetto di nuova disciplina). La normativa raccolta è stata sistematizzata per l analisi in un database (DB_ProfessioniSociali) in formato access. Sono state esaminate nel complesso le norme di tutte le Regioni, comprese le due Province Autonome di Trento e Bolzano. Nell ambito delle attività di coordinamento dei gruppi di lavoro coinvolti nella realizzazione delle indagini sull occupazione e le professioni nel settore sociale, si è avuta l opportunità di sottoporre alle 12 Regioni 7 che aderiscono al Protocollo d Intesa, sottoscritto tra il Ministero della Solidarietà Sociale e la Regione Veneto, il risultato della ricerca. Ai referenti regionali è stata richiesta la verifica dello stato di vigenza degli atti rilevati per la 4 Ad esempio per la Regione Marche è stata esaminata la bozza di Piano sociale regionale ; per la Sardegna il Piano socio-assistenziale per il triennio e la bozza del nuovo Piano regionale in attesa di approvazione da parte del Consiglio Regionale. 5 Ci si riferisce a quelle abrogazioni determinate dalla incompatibilità del significato normativo di una disposizione precedente rispetto a quello dettato da una norma dello stesso grado successiva 6 In Regione Puglia ad esempio la Legge regionale n. 19/2006 e il relativo regolamento attuativo n. 4/2006 hanno ridisciplinato in maniera complessiva il sistema dei servizi alla persona prevedendo, tra l altro, il progressivo adeguamento alle proprie disposizioni delle diverse leggi di settore esistenti. Analogo discorso può essere fatto in Regione Marche per ciò che concerne la legge regionale n. 20/2002 e i relativi regolamenti di attuazione in materia di autorizzazione delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale e semiresidenziale. Il lavoro di comparazione dei testi normativi per l individuazione di eventuali abrogazioni implicite è stato avviato, sono state inserite delle note a commento di quegli atti normativi potenzialmente oggetto di abrogazioni implicite. 7 Friuli Venezia Giulia; Emilia Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Puglia; Piemonte; Liguria; Basilicata; Calabria; Molise 6

7 Regione di appartenenza e l indicazione di eventuali ulteriori norme significative rispetto agli obiettivi della ricerca, anche emanate in data successiva a quella di chiusura della rilevazione (giugno 2008). Sei Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto) hanno fatto pervenire al gruppo di ricerca i risultati della propria validazione, alla luce dei quali si è provveduto ad integrare e aggiornare i contenuti del Database della normativa e le relative elaborazioni. 7

8 Il DB_Professioni sociali Il DB_ProfessioniSociali è articolato in due maschere. La prima denominata Dati generali consente di inserire gli estremi dell atto normativo inventariato (anno, numero, fonte sulla produzione, titolo, soggetto emanatore, area di contenuto 8 ) oltre a contenere un campo di testo libero che è stato utilizzato per riportare annotazioni/osservazioni e commenti relative a specifici elementi di contenuto del medesimo testo normativo che, pur non facendo riferimento a specifiche figure professionali, sono stati valutati rilevanti ai fini della ricerca. La seconda, denominata Figure professionali, consente di associare all atto normativo schedato nella prima maschera le diverse figure/professioni dallo stesso regolamentati. Per ciascuna è possibile compilare, secondo criteri che terranno conto degli elementi più significativi emersi dall analisi della normativa, un record/scheda distinto articolato nei seguenti campi d indagine: denominazione; competenze, funzioni, formazione, requisiti d accesso, servizi/struttura presso cui opera, livello/area di contenuto professionale, area di welfare, settore di riferimento (sociale, sanitario o socio-sanitario). È inoltre previsto un campo di testo libero per eventuali annotazioni/ commenti aggiuntivi relativi a elementi regolamentati e non classificabili nei campi predefiniti. Sono state predisposte una serie di interrogazioni per la produzione di alcuni schemi di sintesi ed elaborazione dei dati inseriti (ad esempio è possibile richiedere la produzione di un report che riporta la Distribuzione delle figure rilevate per Regione; la Distribuzione delle norme intervenute sulle figure per tipologia di atto etc.) 8 Gli atti sono stati classificati in 3 aree di contenuto: Programmazione e indirizzo, Istituzione e Standard di funzionamento di servizi e Regolazione profili. 8

9 FIGURA DB MASCHERA SULLA NORMATIVA FIGURA DB MASCHERA SULLE FIGURE PROFESSIONALI 9

10 1.2. Le professioni sociali nei provvedimenti normativi nazionali La natura degli interventi in relazione alle fonti. Sono stati esaminati 45 provvedimenti nazionali, che intervengono sulla disciplina in esame e che si ritengono notevoli: TAB PROVVEDIMENTI NAZIONALI ESAMINATI Primarie Secondarie Fonti Tipologia di provvedimento Dati Totali Leggi (comprese legge di conversione di D.L.) Decreti Legislativi 5 DM(sono coinvolti i Ministeri della Sanità, dell Istruzione, della Giustizia) DPR 6 DPCM 2 Accordi tra ministeri 2 Intesa Conferenza Stato-Regioni e Province autonome. Totale complessivo 45 Le fonti primarie disciplinano le professioni sociali principalmente attraverso interventi organici relativi: a. alla materia dei servizi sociali considerata in termini generali o con riferimento a specifiche tipologie di bisogno; b. alle singole figure professionali (assistenti sociali, psicologo, OSS e educatori). Nel dettaglio è possibile rilevare che gli interventi relativi alle singole professioni sono in gran parte riferibili a due sottomaterie i requisiti d accesso e la formazione, quest ultima peraltro disciplinata solo per principi. Tale osservazione conduce immediatamente all esame della normativa secondaria, concentrandosi la medesima proprio sul dettagliare la disciplina per principi contenuta in quella primaria. Gli aspetti in essa regolamentati attengono: a. nel 66% circa dei casi ai percorsi formativi e di accesso a specifiche professioni (Corsi universitari e/o corsi per l acquisizione di qualifiche professionali; equipollenza dei titoli; disciplina degli esami di Stato; istituzione di albi professionali). b. nel 15% alla definizione di requisiti minimi (a garanzia della prestazione minima essenziale) per l autorizzazione al funzionamento di alcuni servizi e/o strutture, ivi compresi quelli relativi alla dotazione del personale c. nel 19% alla definizione di linee strategiche di intervento in risposta a specifici fenomeni sociali o socio-sanitari (alcol dipendenza, immigrazione). Tra gli atti analizzati rilevano in particolare le intese raggiunte in sede di Conferenza Stato- Regioni e Province autonome relative all individuazione della figura professionale dell Operatore socio-sanitario (OSS) con la quale si realizza, dal punto di vista delle professionalità, l integrazione socio sanitaria resa necessaria dall impossibilità di separare interventi di cura da interventi di prevenzione, riabilitazione e recupero sociale della persona. Rileva in particolare l Accordo del 22 febbraio del 2001 che istituisce il profilo

11 definendone competenze e ambiti di operatività e disciplinando l ordinamento didattico dei corsi di formazione. Il provvedimento de quo si segnala per l essere paradigmatico rispetto al tipo di intervento normativo che la legislazione nazionale in genere si riserva e per il rappresentare un precedente destinato a imporsi in questa materia dove la concorrenza delle fonti statali e regionali è obbligatoria. Quanto al primo aspetto ci si occupa della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni nella materia della formazione del profilo professionale con affidamento alle seconde di una funzione di programmazione e adeguamento al territorio dei principi dettati dal primo. A ciò segue l indicazione dei requisiti d accesso e dei principi cui devono attenersi i corsi di formazione. Quanto al secondo aspetto la sede in cui si realizza l intesa dà ragione dell esigenza di un accordo necessario volto a garantire, in una materia in cui è essenziale, un minimo di uniformità delle prestazioni. TAB FIGURE PROFESSIONALI RILEVATE NELLA NORMATIVA NAZIONALE Profilo di riferimento Figure professionali Fonti primarie Fonti secondarie Totale Animatore 1 1 Assistente sociale Assistente sociale Assistente sociale 2 2 specialista Educatore Educatore professionale 7 7 Educatore per adulti 1 1 Operatore psicopedagogico Pedagogista 1 1 Figura educativa 1 1 Educatore d infanzia Assistente all infanzia 1 1 Educatore di comunità 1 1 Puericultrice Vigilatrice d infanzia Figure tecniche Responsabile della 1 1 struttura Mediatore Mediatore culturale Operatore Operatore d assistenza 1 1 d assistenza Operatore sociosanitario Operatore socio-sanitario (OSS) (OSS) Psicologo Psicologo Sociologo Sociologo 1 1 Dall analisi dello schema emerge una netta prevalenza degli interventi della normativa secondaria con riferimento alla materia delle singole professioni sociali. Solo alcune di queste possono vantare un riconoscimento legislativo più o meno importante. Rilevano in particolare l assistente sociale per ragioni numeriche in quanto ben quattro dei tredici provvedimenti che lo riguardano sono fonti primarie, l Educatore Professionale definito tra l altro solo per il comparto sanitario, mentre manca un profilo unico per chi lavora nella sanità, nel sociale e nelle strutture penitenziarie e l operatore socio-sanitario per la configurazione recente del profilo professionale. Appare significativo, rispetto all oggetto della ricerca, la presenza di un progetto di legge mai trasformatosi in legge che risale al 1996 relativo all istituzione dell albo professionale degli assistenti domiciliari, figura che ha un ampia diffusione e che risulta regolata in diverse regioni. 11

12 1.3. Le professioni sociali nella normativa regionale Metodologia di analisi dei dati selezionati L analisi dei documenti normativi che direttamente e/o indirettamente incidono sulle professionalità sociali si è avvalsa di un approccio di tipo prevalentemente qualitativo. La scelta del metodo, condizionata dalla forte diversificazione dell oggetto d indagine, è apparsa l unica in grado di restituire un quadro analitico sulle connessioni tra figure professionali e ambiti di intervento degli atti di regolamentazione. La complessità della materia, che ricordiamo contempla atti normativi che generalmente incidono solo su singoli aspetti delle figure professionali sociali, ha richiesto l assunzione di un quadro interpretativo in grado di semplificare, salvaguardando le caratteristiche analitiche, la pluralità delle informazioni rilevate. Il percorso di elaborazione è stato scandito da una prima fase di classificazione delle diverse figure rilevate in gruppi omogenei, denominati profili di riferimento, definiti come l insieme delle figure professionali che hanno in comune un corpus di conoscenze e processi lavorativi, cioè un campo di lavoro dove esercitare le competenze. L identificazione si è basata in prima istanza, sulla nomenclatura presente nel documento normativo; in secondo luogo, sono state attribuiti al medesimo profilo anche figure con denominazioni diverse, ma con qualifiche professionali, competenze e funzioni affini. Successivamente, l approfondimento delle informazioni rilevate attraverso alcune variabili discriminanti, come per esempio criteri d accesso, funzioni, competenze, contesto operativo, hanno consentito l elaborazione e la definizione di tre aree di contenuto professionale, all interno delle quali sono state ricondotte tutte le figure censite. L elaborazione e la descrizione delle aree di contenuto professionale si basano su astrazioni concettuali e strumenti interpretativi dell insieme di competenze che qualificano il sistema di welfare; criterio sicuramente soggettivo e discutibile, ma che ha evidenziato la sua efficacia in quei contesti regionali che hanno avviato il processo di riordino delle professioni sociali, quale metodo di lettura e organizzazione delle qualifiche rilasciate dal sistema formativo. Infine, attraverso l analisi delle tipologie di servizi e degli ambiti di intervento descritti dai singoli atti normativi è stato possibile individuare e descrivere i diversi livelli di welfare (liveas) in cui le figure professionali svolgono il proprio ruolo. Descrizione delle aree di contenuto professionale Professioni che operano nell ambito dell assistenza sociale di base In questo primo gruppo sono state inserite tutte quelle figure che si occupano direttamente della cura e dell assistenza materiale di persone in perdita di autonomia fisica o che comunque hanno difficoltà nell espletamento delle attività di vita quotidiana; funzioni che richiedono attitudini nell agevolazione dei rapporti interpersonali, costanza nella routine, capacità di reagire alle emergenze, competenze relazionali. Di seguito, si citano le principali figure collocate in questa area: addetto all assistenza di base, operatore socioassistenziale, Adest, assistente familiare, assistente domiciliare ecc. Professioni tecnico/specialistiche Questo gruppo include tutte quelle figure professionali che con diversi livelli di conoscenze nelle discipline socio-educative e psico-pedagogiche e con specifiche competenze nel campo della comunicazione e della mediazione contribuiscono a rilevare e valutare la domanda sociale nella sua complessità, a prevenire comportamenti a rischio, a 12

13 promuovere l integrazione sociale nei territori, i diritti di cittadinanza sociale, la costruzione di reti solidali, nonché lo sviluppo equilibrato delle singole personalità nelle diverse fasi della vita. A titolo esplicativo si riportano alcune figure inserite in questa area: Animatore (in tutte le sue declinazioni per es. animatore di comunità, sociale, socio-culturale ecc). Educatore con le diverse specializzazioni di contesto (educatore di strada, di infanzia, domiciliare ecc). Operatore (educativo, di strada, specializzato, ecc), Sociologo, Pedagogista, Comunicatore sociale, Orientatore, Mediatore (culturale, familiare, linguistico ecc). Professioni manageriali Questo gruppo include tutte quelle figure a cui gli atti di regolamentazione attribuiscono ruoli e funzioni di tipo gestionale e manageriale: coordinamento di progetti e servizi; responsabilità nell organizzazione delle strutture residenziali; promozione di attività di riqualificazione del personale; coordinamento degli ambiti socio-sanitari; direzione dei processi di programmazione e monitoraggio delle politiche sociali; promozione dei processi di costruzione dei sistemi di qualità sociale ecc. Descrizione dei livelli di welfare Welfare d accesso Rientrano in quest area tutti gli interventi rivolti all intera comunità che hanno la caratteristica di essere orientati a fornire una vasta gamma di informazioni, in grado di assicurare la lettura e la decodifica della domanda e di accompagnare i cittadini verso l elaborazione di programmi specifici. In un ottica di costruzione di un sistema integrato di interventi e servizi, il welfare d accesso è l elemento di connessione che garantisce la presa in carico tempestiva dell utente e la predisposizione di progetti/programmi individualizzati. La complessità e la varietà di funzioni attribuite al welfare d accesso, vedono la presenza di figure e qualifiche differenti ovvero da un lato, qualifiche intermedie, a cui si accede dopo il 2 ciclo dell istruzione, che agiscono nel così detto welfare di cittadinanza per informare, orientare, accompagnare nell utilizzo delle opportunità sociali presenti nel territorio; dall altro qualifiche rilasciate dopo un percorso di studio universitario, quindi, figure istituzionalmente preposte alla costruzione di percorsi individualizzati ed alla presa in carico dell utente. Welfare domiciliare Rientrano in quest area tutti gli interventi e servizi rivolti all ambito primario della vita delle persone, basati sull attenzione ai luoghi e ai soggetti protagonisti della cura. I servizi domiciliari, nell ambito degli interventi per la domiciliarità e, più complessivamente, del sistema locale dei servizi sociali a rete, sono volti ad assicurare il sostegno ai progetti di vita delle persone e delle famiglie nel loro ambiente relazionale. Nei confronti delle persone che non riescono a provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita quotidiana, i servizi domiciliari si pongono l obiettivo di potenziarne e mantenerne l autonomia e il benessere valorizzando capacità di autodeterminazione e di vita indipendente. Nei confronti delle famiglie in situazione di difficoltà, i servizi domiciliari si pongono l obiettivo di supportare e accompagnare la famiglia nell assunzione delle responsabilità genitoriali e degli impegni di cura. Innanzitutto, va rilevato che, la realtà dell assistenza domiciliare (servizi di cura e assistenza materiale) è caratterizzata dalla cospicua presenza di figure come l assistente familiare, che alcune regioni hanno già regolamentato attraverso la costruzione di un percorso ad hoc di formazione breve e di certificazione delle competenze acquisite nelle esperienze lavorative pregresse; 13

14 In quest area, inoltre prevale la qualifica di Operatore Socio Sanitario (OSS), nonché l operatore socio assistenziale (OSA) ed altre figure similari (ADEST, OTA ecc..) che molte Regioni hanno già deciso di ricondurre all OSS, pur nella consapevolezza delle problematiche connesse alla definizione di questa figura e, soprattutto, di quanto anche da essa dipenda l integrazione socio-sanitaria, percorso fondamentale ma ancora tutto da costruire su gran parte del territorio nazionale. Per quanto riguarda le funzioni di sostegno alla genitorialità e di promozione delle capacità individuali di ciascuna persona sono svolte da figure quali l assistente sociale, l educatore professionale, lo psicologo, il pedagogista, individuabili a seconda delle caratteristiche e delle problematicità dell utente. Welfare comunitario Rientrano in quest area tutti gli interventi rivolti a rafforzare le responsabilità diffuse e i legami familiari, comunitari e di vicinato, come espressione di cittadinanza attiva e prevenzione del disagio e dell insicurezza sociale. I servizi comunitari mirano a promuovere l uscita dalla spirale dell emarginazione e dell assistenzialismo, rafforzando le capacità e le risorse delle persone attraverso azioni di promozione, prevenzione, socializzazione e accompagnamento sociale in percorsi di inserimento nel contesto sociale, lavorativo, abitativo, economico. Un area estremamente ampia, nella quale si collocano sia le figure professionali dedite all educazione, alla socializzazione e all inserimento sociale di bambini, ragazzi, giovani, adulti, disabili, anziani; sia le figure che operano nel campo della mediazione(interculturale, familiare, finalizzata all inserimento lavorativo) che richiede competenze di tipo psico-pedagogico. Welfare residenziale e semiresidenziale E l area costituita dall insieme delle strutture residenziali e semi-residenziali destinate ad accogliere, in modo temporaneo o stabile, adulti non autosufficienti o parzialmente non autosufficienti, persone fragili o vittime di violenza, soggetti in età minore che necessitano di cura e assistenza tutelare le cui esigenze di vita non possono trovare soluzione adeguata con gli altri interventi previsti dalla rete dei servizi essenziali. Nel welfare residenziale sono riconducibili non solo le professioni che operano nell ambito dell assistenza sociale di base, ma trattandosi di organizzazioni complesse, assumano valore fondante il lavoro specialistico all interno delle équipe multiprofessionali e le competenze gestionali necessarie al funzionamento della struttura. Azioni di sistema Rientrano in quest area l insieme di interventi e di azioni che non intervengono su singoli servizi o su target specifici, ma che incidono sul sistema di welfare nel suo complesso. Si tratta di iniziative che prevedono il coinvolgimento e la sinergia di più attori e/o soggetti diversi; per esempio la costruzione del sistema di qualità sociale; l implementazione del sistema informativo sociale; la realizzazione di percorsi di integrazione socio-sanitaria, la promozione dell integrazione con le altre aree di policy (lavoro-formazione- edilizia Pubblica ecc); la programmazione di corsi di aggiornamento e formazione degli operatori sociali. 14

Le professioni sociali nei sistemi di welfare regionali

Le professioni sociali nei sistemi di welfare regionali Le professioni sociali nei sistemi di welfare regionali di Emilia Presutti Bari, 12 Aprile 2006 Contesto nazionale Ricerche ed analisi sull offerta formativa professionale nel comparto sociale hanno evidenziato

Dettagli

AGENZIA PER I SERVIZI SANITARI REGIONALI. COINCIDENZA AMBITI SOCIALI E DISTRETTI SOCIOSANITARI (art. 8 L. 328/2000) Normativa di riferimento

AGENZIA PER I SERVIZI SANITARI REGIONALI. COINCIDENZA AMBITI SOCIALI E DISTRETTI SOCIOSANITARI (art. 8 L. 328/2000) Normativa di riferimento REGIONI ABRUZZO Coincidenza ambiti territoriali sociali e ambiti del distretto sanitario No 73 distretti sanitari 35 ambiti sociali Normativa di riferimento Note Il Piano sociale regionale 2002-04 (D.C.R.

Dettagli

Facoltà di Economia e Commercio

Facoltà di Economia e Commercio Facoltà di Economia e Commercio Una analisi comparata degli obiettivi dei Piani Sanitari e Socio Sanitari delle Regioni e delle Province Autonome : 2003-2005 di: Eleonora Todini (*) (*) Il presente contributo

Dettagli

Prove Esame di Stato

Prove Esame di Stato Prove Esame di Stato 2012 SEZ. A 1 Prova L Assistente Sociale specialista responsabile di un servizio sociale riceve dal proprio riferimento politico (Assessore alle politiche sociali) l incarico di redigere

Dettagli

O GG E TTO : DELIBERA QUADRO - SISTEMA SOCIOEDUCATIVO DI PROMOZIONE, PREVENZIONE E TUTELA PER BAMBINI E ADOLESCENTI LA GIUNTA REGIONALE

O GG E TTO : DELIBERA QUADRO - SISTEMA SOCIOEDUCATIVO DI PROMOZIONE, PREVENZIONE E TUTELA PER BAMBINI E ADOLESCENTI LA GIUNTA REGIONALE O GG E TTO : DELIBERA QUADRO - SISTEMA SOCIOEDUCATIVO DI PROMOZIONE, PREVENZIONE E TUTELA PER BAMBINI E ADOLESCENTI N. 535 IN 27/03/2015 RICHIAMATI: LA GIUNTA REGIONALE del REGISTRO ATTI DELLA GIUNTA -

Dettagli

DGR 61-7119 DEL 15.10.2007 OGGETTO: SISTEMA REGIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN SANITA ED ISTITUZIONE DEL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO ECM REGIONALE.

DGR 61-7119 DEL 15.10.2007 OGGETTO: SISTEMA REGIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN SANITA ED ISTITUZIONE DEL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO ECM REGIONALE. DGR 61-7119 DEL 15.10.2007 OGGETTO: SISTEMA REGIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA IN SANITA ED ISTITUZIONE DEL SISTEMA DI ACCREDITAMENTO ECM REGIONALE. DGR 62-7503 DEL 19.11.2007 OGGETTO: MODIFICA ED INTEGRAZIONE

Dettagli

TRA I. RIFERIMENTI GIURIDICI: EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA

TRA I. RIFERIMENTI GIURIDICI: EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA ACCORDO DI PROGRAMMA DELLA PROVINCIA DI COMO PER L INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI IN SITUAZIONE DI HANDICAP (artt. 12 e 13 L. 104/92 e art. 2 D.P.R. del 24/2/94) TRA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

Dettagli

LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA Atto deliberativo di Giunta numero 464 del 7/ 4/ 2008 Oggetto: DISPOSIZIONI PER RICONOSCIMENTO DELLE COMPETENZE PROF. POSSEDUTE DA CITTADINI STRANIERI IN AMBITO SANITARIO AL FINE DEL CONSEGUIM. DELLA QUALIFICA

Dettagli

Anno Scolastico 2015-2016. Periodo settembre dicembre 2015 Periodo gennaio giugno 2016

Anno Scolastico 2015-2016. Periodo settembre dicembre 2015 Periodo gennaio giugno 2016 Piano Territoriale dei Servizi di Assistenza Educativa Scolastica a favore degli studenti con disabilità iscritti nella scuola secondaria di secondo grado e nei percorsi di istruzione e formazione professionale

Dettagli

REGIONE PUGLIA Assessorato Sanità e Servizi Sociali Settore Servizi Sociali

REGIONE PUGLIA Assessorato Sanità e Servizi Sociali Settore Servizi Sociali REGIONE PUGLIA Assessorato Sanità e Servizi Sociali Settore Servizi Sociali PIANO REGIONALE DELLE POLITICHE SOCIALI Interventi e Servizi Sociali in Puglia (approvato con Del. G.R. n. 1104/2004 in attuazione

Dettagli

Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio

Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio Il quadro Istituzionale organizzativo in Regione Veneto Dirigente Regionale Servizi Sociali dott. Mario Modolo

Dettagli

Catalogo Welfare. Attività formative e servizi

Catalogo Welfare. Attività formative e servizi Catalogo Welfare Attività formative e servizi Irecoop Emilia Romagna, in qualità di ente di formazione di emanazione di Confcooperative Emilia Romagna, dal 1979 sviluppa progetti di formazione a servizio

Dettagli

A relazione degli Assessori Cavallera, Porchietto:

A relazione degli Assessori Cavallera, Porchietto: REGIONE PIEMONTE BU27S1 05/07/2013 Deliberazione della Giunta Regionale 17 giugno 2013, n. 10-5950 Nuove disposizioni in merito alla promozione di corsi formativi integrativi per gli operatori occupati

Dettagli

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni (aggiornamento del 5 febbraio 2015) NOTA ALLA LETTURA La tabella sottostante riporta lo

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Dipartimento per l istruzione Direzione Generale per il personale scolastico IL DIRETTORE GENERALE Roma, 7 settembre 2011 Visto il Decreto Legislativo

Dettagli

F O R M A T O E U R O P E O P E R I L C U R R I C U L U M V I T A E

F O R M A T O E U R O P E O P E R I L C U R R I C U L U M V I T A E F O R M A T O E U R O P E O P E R I L C U R R I C U L U M V I T A E INFORMAZIONI PERSONALI Nome COLELLA ANNA MARIA Telefono Ufficio 011 Fax Ufficio 011 E-mail istituzionale 011 4322366 011-4325935 Agenziaadozioni-internazionali@regionepiemonteitinternazionali@regionepiemonteit

Dettagli

D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006

D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006 D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006 Approvazione criteri per l assegnazione contributi ai Soggetti gestori delle funzioni socioassistenziali per le attività delle Equipe Adozioni e per la promozione dell affidamento

Dettagli

Programmazione e qualità della produzione statistica

Programmazione e qualità della produzione statistica Martedì 9 Novembre 2004, ore 16,45 Sala nord-ovest Sessione parallela Programmazione e qualità della produzione statistica coordinatore Giorgio Alleva Paola Baldi Il ruolo delle Regioni e degli Enti locali

Dettagli

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni (aggiornamento del 29 ottobre 2014) NOTA ALLA LETTURA La tabella sottostante riporta lo

Dettagli

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni (aggiornamento del 13 marzo 2014) NOTA ALLA LETTURA La tabella sottostante riporta lo

Dettagli

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni (aggiornamento del 4 febbraio 2014) NOTA ALLA LETTURA La tabella sottostante riporta lo

Dettagli

ALLEGATO Dgr n. 1981 del 03/07/2007 pag. 1/5

ALLEGATO Dgr n. 1981 del 03/07/2007 pag. 1/5 giunta regionale 8^ legislatura ALLEGATO Dgr n. 1981 del 03/07/2007 pag. 1/5 1. PREMESSA La Legge n. 40 del 2 aprile 2007 Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, recante

Dettagli

INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1

INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1 INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1 IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 8 NOVEMBRE 2000, N. 328 E DELLA LEGGE REGIONALE

Dettagli

Istituto di formazione politica PEDRO ARRUPE Centro Studi Sociali

Istituto di formazione politica PEDRO ARRUPE Centro Studi Sociali Istituto di formazione politica PEDRO ARRUPE Centro Studi Sociali Palermo 31 maggio 2013 Rita Costanzo LIVEAS Il concetto di livelli essenziali di assistenza è stato introdotto dalla legge n. 328/2000,

Dettagli

- Di rinviare a successivi provvedimenti la ripartizione e la destinazione delle risorse residue.

- Di rinviare a successivi provvedimenti la ripartizione e la destinazione delle risorse residue. 70 17.9.2008 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 38 b) Bilancio: integrazione di ulteriori 70.000 c) Tempi di realizzazione: 1 anno d) Soggetti da coinvolgere: Soggetti toscani partecipanti

Dettagli

Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia

Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia di formazione continua, definendone le finalità, i

Dettagli

NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA

NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA Premessa Nel marzo 2007 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni

Dettagli

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia;

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia; Oggetto: Piano di utilizzazione annuale 2011 degli stanziamenti per il sistema integrato regionale di interventi e servizi sociali. Approvazione documento concernente Linee guida ai Comuni per l utilizzazione

Dettagli

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni

PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni PROGETTO Pianificazione Operativa Territoriale Apprendistato: ricognizione sullo stato di attuazione nelle Regioni (aggiornamento del 26 febbraio 2014) NOTA ALLA LETTURA La tabella sottostante riporta

Dettagli

1331 22/02/2012 DIREZIONE GENERALE OCCUPAZIONE E POLITICHE DEL LAVORO. Identificativo Atto n. 116

1331 22/02/2012 DIREZIONE GENERALE OCCUPAZIONE E POLITICHE DEL LAVORO. Identificativo Atto n. 116 Identificativo Atto n. 116 1331 22/02/2012 DIREZIONE GENERALE OCCUPAZIONE E POLITICHE DEL LAVORO INDICAZIONI REGIONALI PER PERCORSI FORMATIVI PER ADDETTI ALL ATTIVITA FUNEBRE IL DIRIGENTE DELLA U.O. ATTUAZIONE

Dettagli

Linee guida assistenza domiciliare educativa per disabili

Linee guida assistenza domiciliare educativa per disabili AMBITO TERRITORIALE DI DALMINE PER L ATTUAZIONE DEL PIANO DI ZONA DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI Comuni di Azzano S.Paolo, Boltiere, Ciserano, Comun Nuovo, Curno, Dalmine, Lallio,

Dettagli

LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO

LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO NELLE AZIENDE SANITARIE Le presenti linee di indirizzo regionali per la gestione del rischio clinico nelle Aziende Ospedaliere e nelle Aziende Unità

Dettagli

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PREMESSA L Istituto opera con particolare attenzione per l integrazione degli alunni disabili, favorendo la socializzazione, l acquisizione di autonomia

Dettagli

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Allegato parte integrante regolamento PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Regolamento per l inserimento e l integrazione degli studenti stranieri nel sistema educativo provinciale (articolo 75 della legge provinciale

Dettagli

LEGGE REGIONALE N. 11 DEL 19-05-2006 REGIONE VALLE D'AOSTA

LEGGE REGIONALE N. 11 DEL 19-05-2006 REGIONE VALLE D'AOSTA LEGGE REGIONALE N. 11 DEL 19-05-2006 REGIONE VALLE D'AOSTA Disciplina del sistema regionale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Abrogazione delle leggi regionali 15 dicembre 1994, n. 77,

Dettagli

PROVINCIA DI LECCO Allegato alla deliberazione della Giunta Provinciale n. 42 del 07.06.2010

PROVINCIA DI LECCO Allegato alla deliberazione della Giunta Provinciale n. 42 del 07.06.2010 PROVINCIA DI LECCO Allegato alla deliberazione della Giunta Provinciale n. 42 del 07.06.2010 All.2 Schema di Convenzione tra la Provincia di Lecco e l'azienda Sanitaria Locale di Lecco per la regolazione

Dettagli

Delibera della Giunta Regionale n. 363 del 09/09/2013

Delibera della Giunta Regionale n. 363 del 09/09/2013 Delibera della Giunta Regionale n. 363 del 09/09/2013 A.G.C. 17 Istr. Educ. Form. Prof. Pol. Giov.le del Forum Regionale Ormel Settore 5 Formazione professionale Oggetto dell'atto: APPROVAZIONE DI PERCORSI

Dettagli

LE POLITICHE SOCIOSANITARIE Relative alle IPAB - ASP CON RIFERIMENTO ALLA MAPPA-RETE

LE POLITICHE SOCIOSANITARIE Relative alle IPAB - ASP CON RIFERIMENTO ALLA MAPPA-RETE LE POLITICHE SOCIOSANITARIE Relative alle IPAB - ASP CON RIFERIMENTO ALLA MAPPA-RETE POLITICHE SOCIOSANITARIE I.P.A.B. - Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza SCHEDA ISTITUZIONALE ENTI AUTONOMI

Dettagli

Art. 1 (Definizione) Art. 2 (Requisiti)

Art. 1 (Definizione) Art. 2 (Requisiti) TESTO UNIFICATO AS 3236 1928-1645 Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l istituzione

Dettagli

Richiamata la funzione attribuita alla Provincia nel campo delle politiche sociali prevista dalla legge n. 328 del 8 novembre 2000;

Richiamata la funzione attribuita alla Provincia nel campo delle politiche sociali prevista dalla legge n. 328 del 8 novembre 2000; PROTOCOLLO D INTESA PROGRAMMA DI ASSISTENZA SPECIALISTICA A SUPPORTO DELL INTEGRAZIONE SCOLASTICA E SOCIALE DEGLI ALUNNI SORDI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA Richiamata la funzione attribuita alla Provincia

Dettagli

DGR. n. 11497 del 17.3.2010

DGR. n. 11497 del 17.3.2010 DGR. n. 11497 del 17.3.2010 DEFINIZIONE DEI REQUISITI MINIMI DI ESERCIZIO DELL'UNITA' DI OFFERTA SOCIALE "ALLOGGIO PROTETTO PER ANZIANI". (PROSECUZIONE DEL PROCEDIMENTO PER DECORRENZA TERMINI PER L ESPRESSIONE

Dettagli

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO AZIENDA PER L ASSISTENZA SANITARIA N. 1 TRIESTINA TRIESTE REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA Decreto n 238 del 04/06/2015 OGGETTO Avvisi alle Associazioni di Volontariato. Convenzioni volte a garantire

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE LAFFRANCO, FUCCI, BERNARDO, BIANCONI, CIRACÌ, COR- SARO, FABRIZIO DI STEFANO, MAROTTA, SALTAMARTINI

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE LAFFRANCO, FUCCI, BERNARDO, BIANCONI, CIRACÌ, COR- SARO, FABRIZIO DI STEFANO, MAROTTA, SALTAMARTINI Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 2614 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI LAFFRANCO, FUCCI, BERNARDO, BIANCONI, CIRACÌ, COR- SARO, FABRIZIO DI STEFANO, MAROTTA, SALTAMARTINI

Dettagli

LINEE GUIDA PER I PIANI DI ZONA

LINEE GUIDA PER I PIANI DI ZONA Milano Milano LINEE GUIDA PER I PIANI DI ZONA La legge 328/00 attribuisce agli enti locali, alle regioni ed allo Stato il compito di realizzare la programmazione degli interventi e delle risorse del sistema

Dettagli

IL CIPE. Deliberazione n. 36 del 15 giugno 2007

IL CIPE. Deliberazione n. 36 del 15 giugno 2007 Deliberazione n. 36 del 15 giugno 2007 DEFINIZIONE DEI CRITERI DI COFINANZIAMENTO PUBBLICO NAZIONALE DEGLI INTERVENTI SOCIO STRUTTURALI COMUNITARI PER IL PERIODO DI PROGRAMMAZIONE 2007-2013 IL CIPE VISTA

Dettagli

Allegato 2 FUNZIONI/ATTIVITÀ

Allegato 2 FUNZIONI/ATTIVITÀ SERVIZI ALLA FORMAZIONE Allegato 2 FUNZIONI/ATTIVITÀ FORMATORE Area di attività Analisi dei fabbisogni formativi; Progettazione interventi formativi; Erogazione azioni formative; Valutazione esiti apprendimento;

Dettagli

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Presidenza del Consiglio dei Ministri Presidenza del Consiglio dei Ministri CONFERENZA UNIFICATA (ex art. 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281) SEDUTA DEL 2 MARZO 2000 Repertorio Atti n. 221 del 2 marzo 2000 Oggetto: Accordo tra Governo, regioni,

Dettagli

REGIONE DEL VENETO AZIENDA UNITA LOCALE SOCIO SANITARIA N. 6 VICENZA PROVVEDIMENTO DEL DIRIGENTE RESPONSABILE

REGIONE DEL VENETO AZIENDA UNITA LOCALE SOCIO SANITARIA N. 6 VICENZA PROVVEDIMENTO DEL DIRIGENTE RESPONSABILE REGIONE DEL VENETO AZIENDA UNITA LOCALE SOCIO SANITARIA N. 6 VICENZA PROVVEDIMENTO DEL DIRIGENTE RESPONSABILE Servizio Risorse Umane e Relazioni Sindacali delegato dal Direttore Generale dell Azienda con

Dettagli

Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale

Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale L REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA ALLEGATO ALLA DELIBERAZIONE N.69/20 DEL 10.12.2008 PIANI PERSONALIZZATI A FAVORE DI PERSONE CON DISABILITÀ Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale 1. ORIENTAMENTI

Dettagli

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro della Salute e il Ministro dell Economia e delle Finanze

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro della Salute e il Ministro dell Economia e delle Finanze la legge 31 dicembre 2009, n. 196 Legge di contabilità e finanza pubblica ; il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, con particolare riguardo all articolo 3-septies

Dettagli

IL MINISTRO DELLA SALUTE DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL ECONOMIA E DELLE FINANZE

IL MINISTRO DELLA SALUTE DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL ECONOMIA E DELLE FINANZE Testo aggiornato al 5 dicembre 2007 Decreto ministeriale 22 Febbraio 2007, n. 43 Gazzetta Ufficiale 6 Aprile 2007, n. 81 Regolamento recante Definizione degli standard relativi all assistenza ai malati

Dettagli

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Articolo 1 - Oggetto e finalità Oggetto e finalità 1. La presente

Dettagli

L assistenza domiciliare integrata nella ASL di Lecce. Cabina di regia aziendale Polo didattico 07.2.2013

L assistenza domiciliare integrata nella ASL di Lecce. Cabina di regia aziendale Polo didattico 07.2.2013 L assistenza domiciliare integrata nella ASL di Lecce Cabina di regia aziendale Polo didattico 07.2.2013 Definizione (da Flussi informativi ministeriali per la costruzione degli indicatori LEA) Per ADI

Dettagli

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Testo aggiornato al 11 ottobre 2012 Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 luglio 2011 Gazzetta Ufficiale 18 agosto 2011, n. 191 Criteri e modalità per il riconoscimento dell equivalenza

Dettagli

Sistema Regionale di Accreditamento per l Educazione Continua in Medicina - ECM

Sistema Regionale di Accreditamento per l Educazione Continua in Medicina - ECM All. DDG del 8 febbraio 2012 n. 1347 REGIONE CALABRIA Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie Sistema Regionale di Accreditamento per l Educazione Continua in Medicina - ECM Indice Documento

Dettagli

Programma Triennale per la Trasparenza e l Integrità

Programma Triennale per la Trasparenza e l Integrità Programma Triennale per la Trasparenza e l Integrità 2013-2015 INDICE 1. Introduzione: organizzazione e funzione dell Agenzia Regionale per la Tecnologica e l Innovazione - ARTI... 2 2. I dati... 4 2.1

Dettagli

Allegati al POF ALLEGATO 1: PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI L'IMPORTANZA DI UN PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA

Allegati al POF ALLEGATO 1: PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI L'IMPORTANZA DI UN PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA Allegati al POF ALLEGATO 1: PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI L'IMPORTANZA DI UN PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA L'adozione di un Protocollo di Accoglienza consente di attuare in modo operativo

Dettagli

ASL TERAMO. (Circ.ne Ragusa,1 0861/4291) REGOLAMENTO SULL ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI COMUNICAZIONE

ASL TERAMO. (Circ.ne Ragusa,1 0861/4291) REGOLAMENTO SULL ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI COMUNICAZIONE ASL TERAMO (Circ.ne Ragusa,1 0861/4291) REGOLAMENTO SULL ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI COMUNICAZIONE (ai sensi della legge 150/2000, del DPR 422/2001, e della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei

Dettagli

MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO II ISTITUTO COMPRENSIVO

MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO II ISTITUTO COMPRENSIVO MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO II ISTITUTO COMPRENSIVO (Scuola Infanzia - Primaria- Secondaria 1 Grado) Via A. BARTOLI, 53-03013 FERENTINO

Dettagli

REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE

REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE Allegato alla determinazione direttoriale n. 681/000/DIG/14/0024 del 06.06.2014 ART. 1 PRINCIPI GENERALI Il servizio Educativa Territoriale si inserisce come

Dettagli

Roma, 18/07/2013. e, per conoscenza, Circolare n. 110

Roma, 18/07/2013. e, per conoscenza, Circolare n. 110 Direzione Centrale Organizzazione Direzione Centrale Risorse Umane Direzione Centrale Pianificazione e Controllo di Gestione Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici Roma, 18/07/2013 Circolare

Dettagli

Piano Sociale di Zona

Piano Sociale di Zona Piano Sociale di Zona 2010-12 Molfetta-Giovinazzo Protocollo Operativo Istituzione dell équipe integrata, multidisciplinare e multiprofessionale, per l affido familiare e l adozione Organizzazione, Funzioni,

Dettagli

Indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati Anno 2010

Indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati Anno 2010 Ministero Lavoro e le Politiche sociali Conferenza le Regioni e le Province Autonome Indagine sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli o associati Anno 2010 SEGRETO STATISTICO, OBBLIGO DI

Dettagli

MIUR.AOODRER.REGISTRO UFFICIALE(I).0013937.12-11-2014

MIUR.AOODRER.REGISTRO UFFICIALE(I).0013937.12-11-2014 MIUR.AOODRER.REGISTRO UFFICIALE(I).0013937.12-11-2014 INTESA BIENNALE aa.ss. 2013/2014 2014/2015 TRA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE E REGIONE EMILIA-ROMAGNA PER LA PROGRAMMAZIONE E LA GESTIONE COMPLESSIVA

Dettagli

d iniziativa dei senatori BORNACIN, GUSTAVINO, PINOTTI, RIZZI, SACCOMANNO e COSTA

d iniziativa dei senatori BORNACIN, GUSTAVINO, PINOTTI, RIZZI, SACCOMANNO e COSTA Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA N. 2437 DISEGNO DI LEGGE d iniziativa dei senatori BORNACIN, GUSTAVINO, PINOTTI, RIZZI, SACCOMANNO e COSTA COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 10 NOVEMBRE 2010 Disposizioni

Dettagli

LEGGE REGIONALE N. 20 DEL 06-11-2002 REGIONE MARCHE

LEGGE REGIONALE N. 20 DEL 06-11-2002 REGIONE MARCHE LEGGE REGIONALE N. 20 DEL 06-11-2002 REGIONE MARCHE DISCIPLINA IN MATERIA DI AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE E DEI SERVIZI SOCIALI A CICLO RESIDENZIALE E SEMIRESIDENZIALE Fonte: BOLLETTINO

Dettagli

SCHEDA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE GIOVANI AL SERVIZIO SOCIALE 2

SCHEDA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE GIOVANI AL SERVIZIO SOCIALE 2 (Allegato 1) SCHEDA RIEPILOGATIVA DEL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE GIOVANI AL SERVIZIO SOCIALE ENTE Ente proponente il progetto: COMUNE DI ITTIRI CARATTERISTICHE PROGETTO Titolo del progetto: GIOVANI AL

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE LAFFRANCO, BIANCONI

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE LAFFRANCO, BIANCONI Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 572 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI LAFFRANCO, BIANCONI Disciplina della professione di educatore di asilo nido e istituzione

Dettagli

Rete delle RSA. Rete sanitaria delle ASL. Reti della sussidiarietà. Le tre Reti a regime

Rete delle RSA. Rete sanitaria delle ASL. Reti della sussidiarietà. Le tre Reti a regime Rete sanitaria delle ASL Reti della sussidiarietà Rete delle RSA Le tre Reti a regime 1997 1999 2002 2004 2001 2004 2008 Soffermiamo l attenzione sul titolo: GOVERNO DELLA RETE DEGLI INTERVENTI E DEI SERVIZI

Dettagli

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER GLI ALUNNI DISABILI

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER GLI ALUNNI DISABILI All.9 POF 2015-2016 PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER GLI ALUNNI DISABILI Il Protocollo di Accoglienza è il documento che predispone e organizza le modalità che l Istituto intende seguire relativamente all

Dettagli

Presidente. Past President. Senato della Repubblica Commissione Igiene e Sanità

Presidente. Past President. Senato della Repubblica Commissione Igiene e Sanità Società Italiana Neuropsichiatria dell Infanzia e dell Adolescenza SINPIA Bernardo Dalla Bernardina Presidente Franco Nardocci Past President Senato della Repubblica Commissione Igiene e Sanità Roma, 13

Dettagli

VISTI. Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali ;

VISTI. Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali ; PROTOCOLLO OPERATIVO PER LA PROMOZIONE DI PROGETTI DI INSERIMENTO LAVORATIVO E STABILIZZAZIONE DEI RAPPORTI DI LAVORO DI PERSONE IN STATO DI DISAGIO SOCIALE (PROGRAMMA PARI) VISTI Il Decreto Legislativo

Dettagli

Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i.

Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i. Allegato A Indirizzi per la regolamentazione dell Apprendistato per la Qualifica e per il Diploma Professionale ai sensi del Regolamento 47/R del 2003 e s.m.i. Indirizzi per la regolamentazione dell apprendistato

Dettagli

PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE

PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE Definizione obiettivi: descrizione degli obiettivi di piano riferiti agli obiettivi generali

Dettagli

CONSIDERATO CONSIDERATO VISTA VISTA VISTA PRESO ATTO VISTA VISTO

CONSIDERATO CONSIDERATO VISTA VISTA VISTA PRESO ATTO VISTA VISTO INTESA BIENNALE PER GLI ANNI SCOLASTICI 2015/2016 E 2016/2017 TRA L UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER L EMILIA-ROMAGNA E LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PER LA PROGRAMMAZIONE E LA GESTIONE COMPLESSIVA DELLE SEZIONI

Dettagli

Comune di Molinella REGOLAMENTO DEI SERVIZI DOMICILIARI

Comune di Molinella REGOLAMENTO DEI SERVIZI DOMICILIARI Comune di Molinella REGOLAMENTO DEI SERVIZI DOMICILIARI Approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 93 del 22/12/2014 INDICE 1. I servizi domiciliari nel Sistema integrato sociale, socio-sanitario

Dettagli

PIEMONTE. D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005

PIEMONTE. D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005 PIEMONTE D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005 Oggetto: Programmazione della rete scolastica nella Regione Piemonte - anni scolastici 2005/06-2006/07 art. 138 del D.lgs 112/98. Indicazioni programmatiche inerenti

Dettagli

D.M. 21 maggio 2001, n. 308 Requisiti strutture a ciclo residenziale Preambolo, Art.1, Art.2, Art. 3, Art. 4, Art. 5, Art. 6, Art. 7, Art. 8, Art.

D.M. 21 maggio 2001, n. 308 Requisiti strutture a ciclo residenziale Preambolo, Art.1, Art.2, Art. 3, Art. 4, Art. 5, Art. 6, Art. 7, Art. 8, Art. D.M. 21 maggio 2001, n. 308 Requisiti strutture a ciclo residenziale Preambolo, Art.1, Art.2, Art. 3, Art. 4, Art. 5, Art. 6, Art. 7, Art. 8, Art. 9, Preambolo IL MINISTRO PER LA SOLIDARIETA' SOCIALE Visto

Dettagli

DELIBERAZIONE N. DEL. Dipartimento: DIPARTIMENTO PROGRAMMAZ. ECONOMICA E SOCIALE Direzione Regionale: FORMAZIONE E LAVORO Area:

DELIBERAZIONE N. DEL. Dipartimento: DIPARTIMENTO PROGRAMMAZ. ECONOMICA E SOCIALE Direzione Regionale: FORMAZIONE E LAVORO Area: REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. DEL 381 02/09/2011 GIUNTA REGIONALE PROPOSTA N. 12312 DEL 09/06/2011 STRUTTURA PROPONENTE Dipartimento: DIPARTIMENTO PROGRAMMAZ. ECONOMICA E SOCIALE Direzione Regionale:

Dettagli

ACCORDO TRA LA REGIONE MARCHE L UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE. Visti: - gli artt. 117 e 118 della Costituzione che assegnano alle Regioni competenze

ACCORDO TRA LA REGIONE MARCHE L UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE. Visti: - gli artt. 117 e 118 della Costituzione che assegnano alle Regioni competenze ACCORDO TRA LA REGIONE MARCHE E L UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE Visti: - gli artt. 117 e 118 della Costituzione che assegnano alle Regioni competenze esclusive in materia di Istruzione e Formazione Professionale

Dettagli

Università degli Studi di Trento TEMI ESAMI DI STATO PER L ABILITAZIONE ALLA PROFESSIONE DI ASSISTENTE SOCIALE SPECIALISTA

Università degli Studi di Trento TEMI ESAMI DI STATO PER L ABILITAZIONE ALLA PROFESSIONE DI ASSISTENTE SOCIALE SPECIALISTA Università degli Studi di Trento TEMI ESAMI DI STATO PER L ABILITAZIONE ALLA PROFESSIONE DI ASSISTENTE SOCIALE SPECIALISTA I SESSIONE 2004 Illustri la candidata un progetto di intervento sociale, focalizzandone

Dettagli

Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di:

Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di: Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di: 1. Interventi socio educativi finalizzati al sostegno di minori in affido e/o famiglie affidatarie; 2. Interventi socio educativi

Dettagli

REGIONE UMBRIA LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO DELLE AZIENDE SANITARIE DGR 1345 DEL 27/07/2007

REGIONE UMBRIA LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO DELLE AZIENDE SANITARIE DGR 1345 DEL 27/07/2007 REGIONE UMBRIA LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO DELLE AZIENDE SANITARIE DGR 1345 DEL 27/07/2007 GESTIONE DEL RISCHIO CLINICO Il rischio clinico rappresenta l eventualità di subire

Dettagli

Le cure domiciliari nella programmazione nazionale. Carola Magni Ministero della Salute

Le cure domiciliari nella programmazione nazionale. Carola Magni Ministero della Salute Le cure domiciliari nella programmazione nazionale Carola Magni Ministero della Salute Alcune evidenze L incremento degli anziani >65 anni (oggi sono il 20% della popolazione, nel 2050 costituiranno il

Dettagli

Laboratorio Servizi nell area DISABILI

Laboratorio Servizi nell area DISABILI Laboratorio Servizi nell area DISABILI 1 Studio sui servizi alla persona disabile a Roma Luglio 2007 Nella legislazione italiana, la tutela assistenziale del cittadino disabile si è avuta: 1. Negli anni

Dettagli

LEGGE REGIONALE N. 30 DEL 09-09-1998 REGIONE LIGURIA

LEGGE REGIONALE N. 30 DEL 09-09-1998 REGIONE LIGURIA LEGGE REGIONALE N. 30 DEL 09-09-1998 REGIONE LIGURIA RIORDINO E PROGRAMMAZIONE DEI SERVIZI SOCIALI DELLA REGIONE E MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 8 AGOSTO 1994 N. 42 IN MATERIA DI ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO

Dettagli

***************************************

*************************************** CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI CREMONA E L ISTITUTO FIGLIE DEL SACRO CUORE DI GESU DI CREMONA PER LA GESTIONE DELL ASILO NIDO SACRO CUORE DI VIA G. DA CREMONA N. 19 IN CREMONA PER L ANNO SCOLASTICO 2014/2015.

Dettagli

- 172 ore, Percorso 1, Sezione Agente immobiliare - Agente munito di mandato a titolo oneroso

- 172 ore, Percorso 1, Sezione Agente immobiliare - Agente munito di mandato a titolo oneroso REGIONE PIEMONTE BU32 09/08/2012 Deliberazione della Giunta Regionale 30 luglio 2012, n. 31-4234 Nuove modalita' di svolgimento del corso di formazione professionale rivolto all'agente di affari in mediazione.

Dettagli

Le professioni sociali

Le professioni sociali Le professioni sociali Occupazione e professioni nel settore dei servizi sociali Costantino Cipolla Antonio Maturo Università di Bologna Venezia, 18 maggio 2012 1 2 OCCUPAZIONE E PROFESSIONI NEL SETTORE

Dettagli

Il nuovo apprendistato nel Testo Unico 2011

Il nuovo apprendistato nel Testo Unico 2011 1/2 Il nuovo apprendistato nel Testo Unico 2011 Il nuovo apprendistato contenuto nel d.lgs. n. 167/2011, noto come Testo Unico dell'apprendistato, si articola su tre livelli: - l apprendistato per la qualifica

Dettagli

Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n.

Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n. Linee Guida di cui all articolo 13, comma 1-quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 Premessa Il presente documento contiene indicazioni e orientamenti

Dettagli

Pertanto, colui che desidera iniziare un'attività agrituristica dovrà verificare, regione per regione, con riferimento a quella ove intende operare,

Pertanto, colui che desidera iniziare un'attività agrituristica dovrà verificare, regione per regione, con riferimento a quella ove intende operare, Viene posto quesito inerente all attività agrituristica, con particolare riferimento alle tipologie di locali che possono essere utilizzati per lo svolgimento di tale attività, per meglio comprendere se

Dettagli

PROTOCOLLO DI INTESA

PROTOCOLLO DI INTESA Comune Capofila San Benedetto del Tronto Acquaviva Picena Campofilone Carassai Cossignano Cupra Marittima Grottammare Massignano Monsampolo del Tronto Montalto delle Marche Montefiore dell Aso Monteprandone

Dettagli

a cura di: Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali

a cura di: Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali EROGATA DALLE STRUTTURE ORGANIZZATIVE COMPLESSE DI PSICOLOGIA, TERRITORIALI ED OSPEDALIERE, DEL S. S. N. E PER GLI INTERVENTI A FAVORE DELLO SVILUPPO DELL INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA. a cura di: Società

Dettagli

COMUNE DI PALERMO REGOLAMENTO RECANTE MODALITA E CRITERI PER L ASSISTENZA SPECIALISTICA AGLI ALUNNI DISABILI

COMUNE DI PALERMO REGOLAMENTO RECANTE MODALITA E CRITERI PER L ASSISTENZA SPECIALISTICA AGLI ALUNNI DISABILI COMUNE DI PALERMO REGOLAMENTO RECANTE MODALITA E CRITERI PER L ASSISTENZA SPECIALISTICA AGLI ALUNNI DISABILI TESTO APPROVATO CON DELIBERAZIONE DI C.C. N 579 DEL 05/10/2012 E INTEGRATO DALLE MODIFICHE APPORTATE

Dettagli

Art. 1 Finalità. Art. 2 Quadro normativo di riferimento. Art. 3 Destinatari

Art. 1 Finalità. Art. 2 Quadro normativo di riferimento. Art. 3 Destinatari Allegato al decreto del direttore centrale 6 agosto 2012 n. 1087/ISTR Bando per il finanziamento delle Sezioni Primavera anno scolastico 2012/2013 Art. 1 Finalità 1. Il presente bando viene emanato al

Dettagli

Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018

Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018 Tavoli TemaTiCi 2015 Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018 Comunità solidale, welfare di tutti: costruiamo insieme il piano dei servizi alla persona

Dettagli

MIO FIGLIO VA A SCUOLA! Un percorso guida

MIO FIGLIO VA A SCUOLA! Un percorso guida Via Brogeda, 21 22100 Como Tel. 031.541180/Fax 031.532927 comprensivocomonord@tiscali.it MIO FIGLIO VA A SCUOLA! Un percorso guida A cura del Gruppo di Lavoro per l integrazione degli alunni diversamente

Dettagli

PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI

PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE ANZIANI PIANO DISTRETTUALE DEGLI INTERVENTI del Distretto socio-sanitario di Corigliano Calabro Rif. Decreto Regione Calabria n. 15749 del 29/10/2008 ANALISI DELBISOGNO

Dettagli

Progetto PON Governance Regionale e Sviluppo dei servizi per il lavoro

Progetto PON Governance Regionale e Sviluppo dei servizi per il lavoro Progetto PON Governance Regionale e Sviluppo dei servizi per il lavoro L Autorizzazione e l Accreditamento ai Servizi al Lavoro Modelli attuali e prossimi per l ampliamento dei soggetti sul Mercato del

Dettagli