ORDINE DEI MEDICI DI FERRARA

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1 ORDINE DEI MEDICI DI FERRARA Rassegna Stampa del 21/02/2014 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE ORDINE MEDICI DI FERRARA Il capitolo non contiene articoli SCENARIO SANITA' NAZIONALE 21/02/2014 Corriere della Sera - Nazionale La perizia sulla centrale: danni per 860 milioni di euro 21/02/2014 Corriere della Sera - Nazionale I medici stressati dai turni lunghi La Commissione Ue contro l'italia 21/02/2014 Il Sole 24 Ore Orari dei medici, Italia deferita alla Corte Ue 21/02/2014 La Repubblica - Bologna La Fondazione Carisbo torna a colpire nell'urna cadono anche Villalta e Poletti 21/02/2014 La Repubblica - Genova Sanità, Fi chiede un consiglio straordinario 21/02/2014 La Repubblica - Genova Cure gratuite a bocca aperta il volontariato degli odontoiatri 21/02/2014 La Repubblica - Nazionale Emergenza sporcizia a rischio chiusura quattromila istituti 21/02/2014 La Repubblica - Roma Fatebenefratelli "Troppi debiti" uffici occupati 21/02/2014 La Stampa - Nazionale Inchiesta Stamina verso la chiusura Ora in venti rischiano il processo 21/02/2014 Il Messaggero - Roma Fatebenefratelli «conti in rosso» scatta l'occupazione 21/02/2014 Il Messaggero - Roma Nasce la grande fabbrica dei «farmaci del futuro» 21/02/2014 QN - Il Resto del Carlino - Bologna «Il reparto di pediatria non verrà soppresso» 21/02/2014 Avvenire - Roma «L'ospedale è in crisi, la Regione intervenga»

3 21/02/2014 Avvenire - Nazionale Apre a Roma l'officina farmaceutica 21/02/2014 Il Gazzettino - Venezia «Attenti alle infiltrazioni mafiose» L'appello dei parroci sull'operazione 21/02/2014 Il Gazzettino - Venezia «Faremo l'ospedale unico» 20/02/2014 Famiglia Cristiana MA COME MI SENTO STANCO... 20/02/2014 Famiglia Cristiana EPILESSIA, UNA SCARICA ELETTRICA NEL CERVELLO 21/02/2014 L'Espresso Dottore, mi sente? 21/02/2014 L'Espresso Processo al BISTURI DOLCE

4 SCENARIO SANITA' NAZIONALE 20 articoli

5 21/02/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 20 (diffusione:619980, tiratura:779916) Savona Tirreno Power, gli esperti della Procura sulle malattie La perizia sulla centrale: danni per 860 milioni di euro Andrea Pasqualetto SAVONA - Ci sono le tragiche stime dei morti (oltre 400) e dei malati (oltre 2.600) e c'è quella del costo sanitario attribuito alla centrale a carbone di Vado: 860 milioni di euro. Secondo la procura di Savona è questo il danno sociale provocato dalla Tirreno Power alle casse pubbliche per le cure dei cittadini che vivono nell'area interessata dalle polveri sottili delle ciminiere. Un numero calcolato su sette anni di emissioni, dal 2000 al 2007, dal pool di specialisti voluti dal pubblico ministero per capire se c'è un nesso fra la centrale e l'aumento delle malattie cardiovascolari registrate nella zona. Dalla consulenza tecnica firmata da Paolo Franceschi, pneumologo dell'ospedale di Savona, Paolo Crosignani, ex direttore dell'unità di epidemiologia ambientale dell'istituto dei tumori di Milano, e Stefano Scarselli, analista di qualità dell'aria, filtrano i contenuti che il procuratore di Savona, Francantonio Granero, considera inequivocabili: «Il nesso c'è e le cifre sono più o meno quelle, ahimè». Una consulenza che è un bollettino di guerra: oltre 300 morti per malattie cardiache, quasi 100 per patologie respiratorie, 457 bambini ricoverati per danni respiratori. Cifre alle quali i consulenti arrivano dopo aver mappato il territorio in zone di massima e minima ricaduta dei metalli inquinanti della centrale. «Non c'è chiarezza sul metodo, non c'è alcun nesso di causalità», hanno replicato alla Tirreno Power. Le malattie sono comunque aumentate. Lo conferma il presidente dell'ordine dei medici di Savona, Ugo Trucco: «Abbiamo documentato un eccesso di mortalità e di patologie rispetto ad altri territori della Liguria. In particolare neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie». Parla di tumori, asma, bronchiti croniche, infarti, ictus, enfisemi eccetera. «Le cure hanno un alto e crescente costo collettivo». La Tirreno Power, società che fa capo a Gas de France e a Energia Italia della famiglia De Benedetti (attraverso Sorgenia), prende le distanze: noi non c'entriamo. Dopo aver aperto due fascicoli per disastro ambientale e omicidio colposo e considerata la stima del danno sociale, la procura sta valutando la possibilità di iscrivere la società stessa nel registro degli indagati per la responsabilità penale derivante da presunto illecito amministrativo: legge 231 del Reato punito con sanzioni pecuniarie o interdittive e che non esclude sequestri. L'esperto italiano di centrali a carbone Virginio Bettini, docente di Analisi e valutazione ambientale allo Iuav di Venezia e consulente voluto dal Comune di Quiliano (fra i più colpiti), invita alla prudenza: «Ho letto bene il documento della procura, sicuramente c'è una connessione fra inquinamento ambientale e Tirreno Power. Ma questa consulenza non basta a stabilirlo con esattezza: bisogna implementare lo studio con i nuovi modelli di valutazione dell'impatto ambientale». RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Le costruzioni Le due ciminiere della centrale a carbone della Tirreno Power di Vado Ligure (Ansa) Foto: 400 Foto: Le vittime provocate dalle emissioni della centrale della Tirreno Power a Vado Ligure, secondo la procura di Savona SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/2014 5

6 21/02/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 23 (diffusione:619980, tiratura:779916) Salute Esultano associazioni e sindacati: la colpa è della carenza di personale negli ospedali I medici stressati dai turni lunghi La Commissione Ue contro l'italia Il caso sottoposto alla Corte di Giustizia. «Rischi per i malati» In Europa In Europa il limite è di 48 ore di lavoro alla settimanacon riposi di 11 ore Francesco Di Frischia ROMA - I medici in Italia lavorano troppo. A lamentarsi non sono i sindacati, ma l'accusa è lanciata dalla Commissione europea che ha deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia dell'ue appunto per non aver applicato correttamente la direttiva sull'orario di lavoro ai camici bianchi operanti nel servizio sanitario pubblico. Secondo l'istituzione comunitaria la normativa nazionale priva gli specialisti del loro diritto a un limite nell'orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri. La direttiva prevede, in particolare, il limite di 48 ore per l'orario lavorativo settimanale medio e il diritto a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive. Secondo le norme italiane, però, tali limiti non si applicano ai «dirigenti» operanti nel Servizio sanitario nazionale. Una anomalia per la quale la Commissione Ue ha inviato nel maggio 2013 all'italia un parere motivato in cui si chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alle regole già applicate nel resto dei Paesi membri. Ieri, infine, è arrivato il deferimento alla Corte Ue. Soddisfazione dalle associazioni dei medici e dai sindacati, che denunciano come il mancato rispetto dei limiti degli orari di lavoro «sia in vari casi dovuto alla carenza di personale», che obbliga i medici ad «allungare i turni». Il problema è che questa non è una questione «formale, poiché in gioco è la sicurezza stessa dei pazienti», rileva il presidente del Collegio italiano dei chirurghi, Nicola Surico: «Medici e chirurghi spesso sono costretti a prolungare il proprio orario perché manca il personale, ma è ovvio che così aumenta il rischio degli specialisti di incorrere in errori». Un rischio confermato pure da Costantino Troise, segretario del maggiore sindacato dei medici dirigenti, l'anaao-assomed: «Le statistiche dimostrano che la maggior parte degli errori medici avviene proprio al cambio turni o a fine turno - rivela il sindacalista -. Il che vuol dire che il periodo di riposo, per l'attività specifica del medico, non è indifferente ai fini della sicurezza». È stato fatto dunque «un abuso - commenta Troise - escludendo i nostri medici dirigenti dall'applicazione della direttiva». Quindi un annuncio: «Stiamo valutando un mega ricorso per gli eventuali danni subiti dai medici». Per Massimo Cozza, segretario della Fp- Cgil Medici, «è imbarazzante dover aspettare che sia la Corte di Giustizia Ue a difendere il diritto anche per i medici italiani al limite di 48 ore per l'orario lavorativo». Ad esempio «un medico del pronto soccorso, in quanto dirigente, non ha forse diritto ai riposi? -- domanda polemicamente Cozza -. È impensabile che siano i turni massacranti di medici e operatori a sopperire alle mancanze del sistema». Per questo il sindacalista si chiede: «Vi fareste operare da un chirurgo stanco?». Parole condivise da Roberto Lala, presidente dell'ordine dei medici di Roma (che ne vanta 41 mila) che ammette: «Non sono sorpreso: anzi. Sono grato all'ue che ci viene in soccorso. Siamo trattati come dei "paria", siamo quasi ai lavori forzati». Il sovraccarico di straordinari e la carenza di organici «li abbiamo segnalati tante volte anche noi, ma sempre inutilmente - ricorda Lala -. I risparmi, purtroppo, le Regioni li fanno sulle spalle dei lavoratori. Sono molto preoccupato per gli enormi rischi professionali e la carente copertura assicurativa». Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sull'obbligo dei tempi di riposo per i medici aveva notato: «Noi siamo in infrazione europea», ma «se applicassimo la direttiva Ue dovremmo chiudere i pronto soccorso». Amara era stata la conclusione del ministro: «In questo momento ci sono lavoratori pubblici che fanno grandissimi sacrifici. Il sistema si regge grazie a una grande responsabilità da parte di tutti». RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/2014 6

7 21/02/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 31 (diffusione:334076, tiratura:405061) Sanità. La Commissione europea contesta il mancato rispetto della normativa comunitaria Orari dei medici, Italia deferita alla Corte Ue LA MOTIVAZIONE Secondo l'accusa, i dottori italiani del servizio sanitario sono inquadrati come dirigenti ma in realtà non hanno autonomia Paolo Del Bufalo Orario di lavoro dei medici del Servizio sanitario nazionale: la Commissione Ue ha deciso ieri di deferire l'italia alla Corte europea di giustizia per il mancato rispetto della normativa comunitaria. La direttiva sull'orario di lavoro prevede che, per motivi di salute e sicurezza, si lavori in media un massimo di 48 ore a settimana, straordinari compresi. I lavoratori hanno inoltre diritto a un minimo di 11 ore ininterrotte di riposo al giorno e di un ulteriore riposo settimanale ininterrotto di 24 ore. Una norma che si applica in Italia, ma non per i dirigenti tra cui i medici sono stati classificati. In realtà però lo sono solo di nome e non (tutti) di fatto secondo la Commissione: «Le leggi italiane li classificano formalmente come tali ma non necessariamente godono delle prerogative o dell'autonomia dirigenziali durante l'orario di lavoro». Per questo la direttiva va applicata anche a loro e dopo aver ricevuto diverse denunce da parte dei sindacati medici, la Commissione ha inviato a maggio 2013 all'italia un "parere motivato" in cui le chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale si adeguasse alle regole Ue. Ma, evidentemente, questo non è bastato, e Bruxelles ha deciso di passare alla fase successiva della procedura d'infrazione, ricorrendo alla Corte di giustizia. La Commissione ha anche precisato che oggi solo per gli specializzandi la limitazione dell'orario di lavoro è stata introdotta, sulla base di regole speciali, nel periodo Dal 1 agosto 2009, puntualizza ancora l'ue, il limite di 48 ore si applica anche a loro, mentre i periodi minimi di riposo si applicavano anche a questi medici in tutti gli Stati membri fin dal primo agosto Immediati i commenti dei sindacati. «Oggi in Europa - ha detto Costantino Troise, segretario nazionale dell'anaao, il maggior sindacato degli ospedalieri - l'orario di lavoro dei medici è variabile nei singoli stati, ma le nostre 38 ore sono tra gli orari più lunghi. E soprattutto in Europa sono più attenti ai carichi di lavoro, mentre in Italia per colpa di scelte politiche fatte in passato abbiamo colleghi di 68 anni che fanno ancora turni di notte e riposano poco. Si rischiano troppi errori: stiamo valutando un mega ricorso per gli eventuali danni subiti dai medici». «Vi fareste operare da un chirurgo stanco?», domanda provocatoriamente Massimo Cozza, segretario della Cgil medici, sottolineando che «è impensabile che siano i turni massacranti di medici e operatori sanitari a sopperire alle mancanze del sistema, al blocco del turn over che riduce il personale e ai pesanti tagli economici». RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/2014 7

8 21/02/2014 La Repubblica - Bologna Pag. 7 (diffusione:556325, tiratura:710716) La Fondazione Carisbo torna a colpire nell'urna cadono anche Villalta e Poletti Il presidente Virtus: "Siamo il Paese dei franchi tiratori" Entrano l'oncologa Petronelli e il manager della Sanità Cacciari ENRICO MIELE I "franchi tiratori", come da tradizione, stravolgono i pronostici dell'assemblea della Fondazione Carisbo. Riunita per eleggere quattro nuovi soci, l'aula ieri mattina ha impallinato a sorpresa l'ex campione di basket Renato Villalta, 59 anni, medaglia d'argento olimpica a Mosca '80 e attuale presidente della Virtus. Nome apprezzato dall'ex premier Romano Prodi e da Fabio Roversi Monaco, precedente presidente di Palazzo Saraceni, oggi alla guida di Genus Bononiae. Sponsor di peso che non gli sono bastati per superare l'ostacolo del voto segreto, su cui in passato sono scivolati diversi nomi illustri, dall'industriale Gaetano Maccaferri all'ex patron di Virtus e Bologna Alfredo Cazzola. Da esperto uomo di sport, Villalta la prende con filosofia: «In Italia si vive di franchi tiratori - sorride - evidentemente è mancato il gioco di squadra».e giù con le metafore sportive: «Bisogna sapere accettare le sconfitte, dimenticarle subito e passare alla partita successiva». La bocciatura di Villalta è stata quasi chirurgica. Ieri mattina per entrare nelle stanze della "cassaforte" della città, e diventare socio per dieci lunghi anni, servivano 39 voti (un po' più del solito visti i tanti presenti). Il presidente delle V nere si è fermato a 34, a sole cinque lunghezze dal quorum. «Non ce l'ho fatta per un soffio - ammette - ma so che molti che non hanno partecipato mi avrebbero votato». In fondo la mancanza cronica di un "gioco di squadra"è «un po' il male di questa città, se mi hanno chiesto di candidarmi è perché evidentemente pensavano potessi dare il mio contributo». Poi qualcosa, che neanche lui riesce a spiegarsi, è andato storto: «Avevo la certezza matematica, almeno sulla carta, di passare. Almeno 50 persone avevano promesso di votare per me». Anche nella caccia alle firme dei soci, necessarie per presentare qualsiasi candidatura, Villalta con coraggio ci ha messo la faccia. Pratica inusuale nelle stanze di Palazzo Saraceni dove formalmente si viene candidati e non ci si candida: «Io invece sono andato porta a porta a prendermi ogni singola firma, sono abituato a metterci la faccia». Villalta, che oltre al basket nella vita collabora con il colosso assicurativo Unipol in qualità di consulente, non è il solo nome nell'elenco dei bocciati. L'imprenditore e collezionista d'arte Michelangelo Poletti, 70 anni, gradito al presidente della Fondazione Leone Sibani, si è fermato a 28 voti, anche lui decisamente lontano dal quorum. Disco verde, invece, per l'oncologa Angela Petronelli, che lavora alla casa di cura Villa Toniolo, passata con 57 voti e soprattutto per l'ex direttore generale del Sant'Orsola, Paolo Cacciari, 68 anni, che ha raccolto un consenso quasi "bulgaro", di rado registrato nella storia recente della Fondazione: 60 voti su 76 presenti. Infine per il costruttore Luigi Marchesini, 58 anni, presidente della Galotti Spa, si trattato di un mandato bis. Scaduti i dieci anni in qualità di socio - visto che solo i più anziani mantengono la caricaa vitaieri ha ottenuto la riconferma (con 51 voti). Nel mezzo, durante l'assemblea durata un paio d'ore si è parlato di bilanci. Il timore dei vertici di Palazzo Saraceni, infatti, è che quest'anno i dividendi della "casa madre" Intesa Sanpaolo siano più magri del solito. Nell'ultimo biennio, tra la banca e i fondi d'investimento, la Fondazione ha incassato circa 17,5 milioni l'anno, soglia lontana dagli assegni faraonici della stagione precrisi. Tra le idee per il futuro, anche quella di far certificare i bilanci da una società di revisione. Ma alcuni, stanchi del rito delle bocciature, vorrebbero metter mano anche al meccanismo di elezione dei nuovi soci. Il presidente Leone Sibani, da quasi un anno presidente della Fondazione Carisbo ed ex manager di lungo corso nella Cassa di risparmio in Bologna In primo piano SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/2014 8

9 21/02/2014 La Repubblica - Bologna Pag. 7 (diffusione:556325, tiratura:710716) L'imprenditore Imprenditore e collezionista d'arte, Michelangelo Poletti non è passato al voto dell'assemblea, ha raccolto 29 voti mentre ne servivano almeno 39 Il manager Ha fatto il pieno di voti Paolo Cacciari, già manager della sanità al Rizzoli e al Sant'Orsola. La sua candidatura è stata votata da 60 soci sui 76 presenti Foto: Il presidente della Virtus Renato Villalta. Sotto, Fabio Roversi Monaco SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/2014 9

10 21/02/2014 La Repubblica - Genova Pag. 6 (diffusione:556325, tiratura:710716) Regione Sanità, Fi chiede un consiglio straordinario I CONSIGLIERI regionali di Forza Italia Matteo Rosso, vice presidente della Commissione sanità della Regione, e Marco Melgrati, capogruppo di Forza Italia, hanno chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario sulla situazione dell'ospedale San Martino "per affrontare le criticità dell'ospedale e verificare se vi è ancora la fiducia, almeno della giunta, sull'operato dell'amministrazione". "Siamo molto preoccupati, non possiamo aspettare, bisogna capire cosa si vuole fare e dove si vuole andare", hanno affermato i due esponenti di Forza Italia. A preoccupare Rosso e Melgrati sono anche i ritardi relativi al piano strategico del nuovo Ircss, richiesto anche dal ministero per la Ricerca: "Il rischio è di perdere la qualifica di istituto di ricerca con conseguenze disastrose per la nostra Regione", affermano Rosso e Melgrati, facendo riferimento anche alle "ultime polemiche legate alla situazione igienico sanitaria della struttura" che "non possono e non devono passare sotto silenzio". SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

11 21/02/2014 La Repubblica - Genova Pag. 8 (diffusione:556325, tiratura:710716) L'iniziativa Aperta a Genova la nuova clinica della LCO con una serie di attività benefiche Cure gratuite a bocca aperta il volontariato degli odontoiatri Due giorni ogni mese per aiutare chi ha difficoltà economiche e attività preventiva PICCOLI denti crescono, ma con essi anche le spese per seguire lo sviluppo dei denti nei giovani e, eventualmente, curarli. Costi molto cari, che spesso le famiglie non riescono ad affrontare. E per venire incontro a questa problematica, molto diffusa, anchea Genovaè iniziata l'attività del gruppo LCO (Le Cliniche Odontoiatriche) che ha inaugurato ufficialmente la clinica di viale Brigata Bisagno 2. LCO ha anche iniziato una serie di attività benefiche. In primo luogo, l'impegno nei confronti della Fondazione Operation Smile Italia Onlus alla quale offre gratuitamente le sue strutture ai medici e agli odontoiatri volontari della Fondazione, per un sabato e una domenica al mese. A questa iniziativa si affianca il supporto ad "Arkè, un dentista per amico", onlus ligure che si occupa di prestare cure dentistiche gratuite a bambini e ragazzi con difficoltà economiche. Contemporaneamente prende il via una campagna di prevenzione rivolta ai bambini e ai ragazzi di età compresa tra 6 e 10 anni: il primo venerdì del mese sarà infatti possibile partecipare alle "merende informative in clinica" in cui i bambini incontreranno i medici e il personale che spiegheranno loro l'importanza di una corretta prevenzione e igiene oral e ( prenotazioni allo ). «Siamo molto contenti di aver incluso la clinica nel progetto Operation Smile, ma anche di entrare nel network per iniziative benefiche sul territorio, rivoltea giovani pazienti bisognosi» afferma Marco Longo, amministratore delegato di LCO. Il centro di Viale Brigata Bisagno è dotato di 16 sale (di cui due dedicate alla chirurgia odontoiatrica, 3 all'ortodonzia per adulti e bambini, 2 all'igiene dentale), più quelle per l'accoglienza dei pazienti, per la sterilizzazione e per la diagnosi radiologica per immagini. «Il progetto nasce dalla convinzione che il futuro dell'odontoiatria si fondi sul consolidamento delle professionalità specialistiche dei singoli medici e sull'arricchimento dei servizi offerti ai pazienti - spiegano i responsabili organizzativi - È per questa ragione che nella struttura di Genova opera un team di sette professionisti con esperienza in tutte le branche dell'odontoiatria. I medici, tra cui Fabio Cocchi, direttore danitario, hanno scelto il centro allo scopo di potersi concentrare totalmente sulla professione e sul continuo arricchimento del proprio "bagaglio medico-professionale", anche attraverso il lavoro di team e la possibilità di utilizzare tecnologie sempre aggiornate, tra cui la presa di impronta digitale». Foto: Un dentista all'opera sulla bocca di un giovanissimo paziente SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

12 21/02/2014 La Repubblica - Ed. nazionale Pag. 15 (diffusione:556325, tiratura:710716) Il caso Mancano 140 milioni per gli addetti alle pulizie: dal 1 marzo si teme il caos Emergenza sporcizia a rischio chiusura quattromila istituti CORRADO ZUNINO ROMA - Ci sono 87 ex lavoratori socialmente utili, che ora si occupano di pulire le scuole italiane, denunciati per aver occupato in settimana settanta istituti di Napoli e provincia. Avevano allontanato studenti e prof dalle aule. C'è stato, ieri, lo sgombero a forza dell'elementare Trilussa occupata a Pomezia, hinterland romano: la polizia è stata invitata dal sindaco grillino a cacciare gli addetti alle pulizie in sciopero. Ci sono quattromila scuole (su 72 mila sul territorio) che tra una settimana potrebbero essere chiuse per sporcizia. Non è solo un allarme sindacale, è già accaduto il mese scorso in quattro istituti tra Mestre e Venezia: alcuni alunni hanno accusato problemi respiratori, gli insegnanti hanno preso a svolgere le attività all'aperto e nei corridoi. Nelle ultime ore, poi, sindaci e Asl hanno chiuso materne ed elementari a Napoli, e per diversi istituti in Abruzzo la serrata è vicina. La scuola che vive di emergenze e proroghe deve affrontare l'ultima crisi: la sporcizia in aula e nelle palestre. La questione è semplice anche se antica. I tagli del governo Monti,e la scelta dell'ex ministro Profumo di affidare i bandi delle pulizie alla centrale Consip, hanno ridotto progressivamente i finanziamenti di Stato: 640 milioni di euro elargiti nel 1999, 390 milioni nel 2011, solo 290 milioni per la stagione in corso. Il ragionamento del governo Monti -non smentito da Letta e dalla Carrozza - è stato: prima del 1999 la pulizia nelle scuole si faceva con bidelli, oggi il costo di quel servizio deve corrispondere al costo di bidelli assunti. Il taglio successivo, quindi, è stato più che lineare, violento: meno 48%. Oggi a pulire le scuole italiane ci sono 24 mila esterni, il doppio dei bidelli: sono ex Lsu (lavoratori socialmente utili) e i cosiddetti "appalti storici". Le prime analisi del Miur hanno verificato casi con 57 lavoratori impegnatia pulire sei aule, ma in altre realtà il personale è sottodimensionato. Soprattutto, ci sono 11 mila lavoratori che - avendo le loro coop e le loro aziende iscritte a Confindustria introitato la metà- rischiano di perdere il posto di lavoro o di veder dimezzato lo stipendio (oggi di 850 euro al mese). I contratti stipulati fino al 2016 sono questi, al ribasso. Dieci dei tredici lotti con cui si è diviso il territorio sono stati assegnati, ma i soldi per 24 mila addetti non ci sono. La prima proroga da 34 milioni concessa da Letta- Carrozza basterà per arrivare al 28 febbraio, alla Camera è stato approvato un emendamento che porta avanti le buste paga un altro mese, ma per arrivare alla fine dell'anno scolastico servirebbero 144 milioni extra. Non li ha il Miur, non li ha l'economia. Il rischio che molte scuole chiudano per sporcizia venerdì prossimo è serio. «Il metodo del ministero è criminale, ci incateniamo ai cancelli», hanno detto Anip, Legacoop e Confcooperative, grandi vincitori degli appalti da 1,6 miliardi totali (per quattro anni). In generale, topi e pidocchi sono segnalati in crescita: uno studio di 37 pediatri ha stimato in 1,7 milioni i ragazzi colpiti da pediculosi nel 2013, duecentomila in più. L'Usb e i 5 stelle chiedono di riportare all'interno delle scuola le pulizie: «Si risparmierebbero 100 milioni». RIPRODUZIONE RISERVATA I numeri GLI ADDETTI A rischio in Campania, in Puglia e Sicilia, 600 nel Lazio 1,6 miliardi GLI APPALTI Vale quattro anni, assegnati 10 lotti su 13. Tre alla Manutencoop 144 milioni I FONDI MANCANTI Servono 20 milioni entro il 28 febbraio e 144 per chiudere l'anno scolastico SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

13 21/02/2014 La Repubblica - Roma Pag. 15 (diffusione:556325, tiratura:710716) All'Isola Tiberina Fatebenefratelli "Troppi debiti" uffici occupati OCCUPATA a oltranza la direzione del Fatebenefratelli dell'isola Tiberina. Cinquanta dipendenti dell'ospedale si sono schierati, già ieri mattina, in opposizione con il management. Dopo il tavolo di confronto per definire il piano di rilancio industriale, la Cgil dichiara guerra: «Nessuna proposta concreta». Ma la direzione contrattacca: «Strumentalizzazioni contro il dialogo». La regione Lazio auspica che «la struttura esca al più presto dall'attuale stato di instabilità» ma ad oggi l'indebitamento del Fatebenefratelli supera i 270 milioni di euro. Foto: Il Fatebenefratelli SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

14 21/02/2014 La Stampa - Ed. nazionale Pag. 16 (diffusione:309253, tiratura:418328) ENTRO LA PROSSIMA SETTIMANA LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO Inchiesta Stamina verso la chiusura Ora in venti rischiano il processo Torino, alle accuse già formulate si aggiunge anche l'omicidio colposo PAOLO RUSSO TORINO Il cappio delle indagini si stringe intorno agli indagati del caso Stamina. Sarebbero salite a venti le richieste di rinvio a giudizio, 12 relative al primo filone dell'inchiesta, quello che ha interessato tra il 2009 e il 2012 Vannoni e i suoi della Stamina Foundation, mentre altri 8 sarebbero medici e dirigenti degli Spedali Civili di Brescia, accusati di aver spalancato le porte dell'ospedale pubblico a un metodo privo di qualsiasi validazione scientifica, composto da sostanze ignote, prodotte in laboratori, come quello bresciano, non in regola con i requisiti internazionali per la produzione di cellule staminali mesenchimali. Il pm torinese Raffaele Guariniello e i carabinieri dei Nas hanno più volte chiuso e riaperto i fascicoli con lo svelarsi di nuovi e sempre più allarmanti fatti, ma questa volta ci siamo. Entro la prossima settimana ai venti indagati partirà la comunicazione di chiusura indagini, in pratica l'anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Dopo di che le richieste finiranno sul tavolo del giudice delle indagini preliminari, che dovrà decidere se avviare il processo vero e proprio per una raffica di reati: dalla associazione a delinquere alla truffa aggravata, dalla somministrazione di farmaci guasti e pericolosi per la salute, alla violazione della privacy e all'esercizio abusivo della professione medica (per il laureato in lettere Vannoni) e di quella di biologo (per la sua laureata in biologia ma mai iscritta all'albo, Erica Molino). Richieste supportate da pile di documentazioni e prove accumulate da Guariniello e Nas in anni di meticolose indagini. Che in corso d'opera potrebbero arricchirsi di un nuovo e più grave capo d'imputazione: quello di omicidio colposo. I periti medici della Procura da tempo lavorano intorno ad alcune morti sospette per polmonite fulminante o gravi infezioni alle vie respiratorie, avvenute a stretto giro dopo le infusioni Stamina. Per un caso più datato la correlazione non ci sarebbe, ma su altri episodi gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Intanto sulla graticola giudiziaria finiscono, come previsto, Davide Vannoni e i suoi più stretti collaboratori. Il vice presidente di Stamina Foundation, nonché super-prescrittore delle misteriose infusioni, Marino Andolina e la biologa della stessa fondazione, quella Erica Molino che in uno scambio di mail con il professor Camillo Ricordi ammetteva che il preparato da testare a Miami "non subisce sterilizzazioni o filtrazioni". Ma a rischio processo c'è anche un lungo stuolo di medici e dirigenti degli Spedali Civili di Brescia. Le notifiche di Guariniello finiranno quasi sicuramente nella mani della direttrice sanitaria dell'ospedale, Ermanna Derelli, un marito Pm e un cognato nella lista dei 36 pazienti in trattamento Stamina a Brescia. Così come davanti al gip compariranno quasi sicuramente il primario della oncoematologia pediatrica bresciana, Fulvio Porta, primo prescrittore di Stamina e poi interfaccia di Andolina nell'ospedale e la responsabile delle segreteria scientifica del comitato etico degli Spedali, Carmen Terraroli, che avrebbe contribuito non poco allo sbarco a Brescia di Vannoni e i suoi. In fase ultima di valutazione sarebbero le posizioni del presidente del comitato etico, Francesco De Ferrari e del neurologo Marcello Villanova, dipendente del "Nigrisoli" di Bologna e supporter Tv del "metodo Vannoni". SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

15 21/02/2014 Il Messaggero - Roma Pag. 38 (diffusione:210842, tiratura:295190) SANITÀ Fatebenefratelli «conti in rosso» scatta l'occupazione Blitz di un gruppo di lavoratori negli uffici di presidenza: «No ai licenziamenti e al piano industriale lacrime e sangue» SANITÀ L'ASSEMBLEA Chiara Acampora Lo spettro dei licenziamenti e di un piano industriale «lacrime e sangue» per scongiurare il fallimento e arginare un buco nei conti dell'ospedale Fatebenefratelli dell'isola Tiberina che ammonterebbe a ben 270 milioni di euro. A lanciare il nuovo allarme, a quattro mesi di distanza dall'sos dei vertici della struttura che dichiararono ufficialmente lo stato di crisi, è stata la Cgil Fp di Roma e Lazio. Ieri mattina una delegazione di circa cinquanta lavoratori si è staccata da un'assemblea in corso nell'ospedale e ha «occupato» la presidenza per avere rassicurazioni. «Sono servite oltre due ore di occupazione per riuscire a sapere dal vicepresidente operativo le vere intenzioni del management sul futuro della struttura - sottolinea Natale Di Cola, segretario generale Cgil Fp Roma e Lazio - Ancora una volta non è stata data nessuna rassicurazione sul mantenimento dei livelli occupazionali e salariali dei circa mille lavoratori dell'ospedale». È stata confermata la cifra dell' indebitamento complessivo della struttura di oltre 270 milioni di euro e uno sbilancio annuo di circa 20 milioni. Siamo sempre più convinti che, se mai ci sarà un piano di rilancio del Fatebenefratelli, sarà in una prospettiva di lacrime e sangue», aggiunge. Il sindacato rimane in allerta e l'assemblea con i lavoratori prosegue anche oggi per decidere le prossime iniziative da intraprendere. RIPRODUZIONE RISERVATA «Andremo avanti con le mobilitazioni fino a quando non avremo risposte concrete - incalza Enrico Gregorini, segretario generale della Cgil Fp Centro, Ovest, Litoranea - Con un debito complessivo di questa portata serve quasi un miracolo per salvare l'ospedale dal fallimento. E' evidente che l'ipotesi di licenziamenti è più che fondata. Nel frattempo, da un mese i medici hanno circa 250 euro in meno in busta paga perché sono state tagliate le indennità di risultato». Dall'ospedale confermano che «c'è un'esposizione finanziaria rilevante, ma non è necessariamente debito in senso stretto». La cifra verrà «quantificata nel piano di risanamento» che sarà «ultimato nei prossimi giorni», probabilmente nell'arco di due o al massimo tre settimane, quando saranno «terminate tutte le verifiche tecniche e operative con l'attenzione richiesta dalla delicatezza e dalla complessità della situazione». LA DIRIGENZA La dirigenza del Fatebenefratelli muove, però, delle critiche nei confronti del sindacato. Parla di una «azione dimostrativa contro il dialogo» e «denuncia le strumentalizzazioni e il comportamento di quelle rappresentanze dei lavoratori che sembrerebbero preferire le azioni dimostrative e di forza al tavolo di confronto», spiegando che mercoledì «la delegazione della Cgil Fp ha deciso di lasciare, poco dopo l'avvio dei lavori, il tavolo di confronto sullo stato della messa a punto del piano di risanamento». E intanto la Regione definisce la struttura dell'isola Tiberina un «sorvegliato speciale», spiegando che «sta monitorando costantemente la situazione di crisi» ed è «in attesa di conoscere il piano di riorganizzazione aziendale affidato dalla proprietà a un nuovo management nelle scorse settimane». «E' interesse della Regione aggiunge - che una realtà ospedaliera importante come quella dell' Isola Tiberina esca al più presto dall'attuale stato di instabilità, in modo da proseguire il suo rapporto con il sistema sanitario regionale in condizioni di assoluta tranquillità operativa e gestionale». Chiara Acampora Foto: SOS DEI SINDACATI: «GIÀ TAGLIATI GLI STIPENDI» L'OSPEDALE: «RIFIUTANO IL DIALOGO» SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

16 21/02/2014 Il Messaggero - Roma Pag. 38 (diffusione:210842, tiratura:295190) L'INTESA Nasce la grande fabbrica dei «farmaci del futuro» Gemelli-Bambino Gesù firmato l'accordo per le terapie innovative Cellule staminali, a Roma è la nata la più grande "fabbrica" d'europa. Quattromila metri quadrati divisi in due laboratori. Né pillole, né fiale ma materiale per terapie geniche e cellulari, ingegneria tissutale, produzione di vettori virali e anticorpi. Per le insufficienze cardiache come per i tumori del sangue. La "fabbrica", il nome è Xellbiogene, nasce da un accordo tecnico-scientifico tra il Policlinico Gemelli e il Bambino Gesù. Una parte della produzione, dunque, all'università Cattolica e l'altra nella sede di San Paolo fuori le mura dell'ospedale pediatrico. Obiettivo della società è quello di portare gli ultimi ritrovati della biomedicina dalle stanze dei ricercatori al letto del paziente. Per il primo periodo le cellule utilizzate arriveranno da fuori (fino a quando nel 2015 l'agenzia italiana del farmaco non darà il via libera alla distribuzione di prodotti biotecnologici) poi il mega-laboratorio romano sarà autonomo. Oltre a servire i due ospedali fondatori la "fabbrica" punta a trovare altri collaboratori e clienti sia in Italia che all'estero. «Con queste ricerche - spiega Rocco Bellantone preside di Medicina alla Cattolica e vicepresidente di Xellbiogene - potremo, per esempio, rigenerare tessuti e organi compromessi da un trauma o una malattia. Per alcune patologie, penso ai tumori del sangue, il futuro è già presente e le terapie basate sulle staminali, mi riferisco alle emopoietiche, sono consolidate». Verranno effettuati anche test sull'uso di cellule prelevate dal midollo osseo per guarire le insufficienze cardiache. «La società - fa sapere Giuseppe Profiti presidente del Bambino Gesù - opererà secondo tutte le regole e gli standard necessari per questo tipo di ricerche con l'obiettivo di produrre i farmaci del futuro che abbiano sempre meno effetti collaterali». SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

17 21/02/2014 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Pag. 20 (diffusione:165207, tiratura:206221) «Il reparto di pediatria non verrà soppresso» Porretta Ospedale, il consigliere regionale Marani (Pd) fa chiarezza GIACOMO CALISTRI di GIACOMO CALISTRI - PORRETTA - «NEL PIANO di riorganizzazione dell'azienda Usl non si parla per Porretta né della sparizione della reperibilità notturna del pediatria e neppure della soppressione del reparto di pediatria. Entrambe le attività vengono mantenute». Il consigliere regionale Pd Paola Marani, componente della commissione sanità di viale Aldo Moro e responsabile del partito per lo stesso settore di Bologna e provincia, sgombera il campo dall'allarme lanciato da Emanuela Cioni, presidente del comitato per la salvaguardia dell'ospedale porrettano secondo la quale, alla chiusura del punto nascita, ne seguiranno altre a scapito dei territori della montagna. «Ma non solo - aggiunge la Marani -, il piano garantisce quotidianamente alle donne, sabato compreso, prima e dopo il parto, la presenza in ospedale del ginecologo e dell'ostetrica per tutte le necessità compresa quella degli interventi chirurgici di ginecologia e delle consulenze ambulatoriali. Assolutamente infondato - continua l'esponente Pd - il presunto superaffollamento degli ospedali cittadini delle donne dopo la soppressione del punto nascita dell'appennino: nel corso del 2013 si sono registrati al Sant'Orsola parti, al Maggiore e a Porretta 112. Con questi dati si capisce come sia ininfluente il numero delle partorienti della montagna rispetto al modello organizzativo come quello dei due grossi ospedali. Siamo di fronte ad un problema che non esiste». DA AFFRONTARE con urgenza vi è invece quello relativo alla sopravvivenza nella struttura di Porretta del punto prelievi sangue dei donatori di Avis e Advs. «Né il centro di Vergato né quello della cittadina termale figurano tra quelli da eliminare e per quanto riguarda Porretta verrà studiata una sistemazione adeguata alle normative» puntualizza la Marani che allarga infine il giro d'orizzonte. «I nosocomi di Porretta e di Vergato - precisa - non diventeranno ospedali di comunità poiché si è già operato per far sì che le due strutture siano integrate tra di loro e siano di fatto un unico ospedale su due edifici». Intanto il consigliere regionale Alberto Vecchi (Fi-Pdl) vuole certezze messe 'nero su bianco' e ha rivolto una interrogazione alla Giunta per sapere se risponde al vero che la reperibilità notturna del pediatra dell'ospedale di Porretta «è destinata a sparire e se questa grave decisione è propedeutica alla chiusura del reparto per i piccoli ammalati». Il consigliere, a questo proposito, chiede alla Regione di riaprire un tavolo di confronto in ordine alla difesa della sanità dell'alta Valle del Reno. Image: /foto/1234.jpg SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

18 21/02/2014 Avvenire - Roma - roma sette Pag. 29 (diffusione:105812, tiratura:151233) l'appello. Ormai l'azienda ospedaliera di Caserta è una struttura che versa in stato di grave abbandono «L'ospedale è in crisi, la Regione intervenga» Il personale del Sant'Anna e San Sebastiano è insufficiente per le emergenze. Solo 400 i posti letto per i malati dell'intera provincia GIOVANNA GIAQUINTO E SILVIA TAGLIAFIERRO Cosa lasceremo ai nostri figli? L'amarezza di non aver tentato un Cambiamento o la forza di aver cercato con tutti i nostri mezzi, una strada per migliorare una situazione disastrosa?» Questo è l'incipit che muove la volontà e la necessità di agire dei medici, di tutti i medici dell'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. Una struttura pubblica che «soffre» le pecche di errori e gestioni, troppo spesso, delittuose che, ora, evidenzia la criticità di una situazione non più sostenibile. «Il personale sanitario è insufficiente. Non si possono fare concorsi per assumere nuove unità - a spiegare la situazione comune a tutti i reparti del nosocomio cittadino è il dottor Ortensio Marotta, direttore di Otorinolaringoiatria - E le malattie sono in continuo aumento. Cosa possiamo dire ai nostri pazienti? Aspettate, fra poco la situazione si risolverà, ma intanto le patologie si aggravano. I tumori decimano le persone». I posti letto sono insufficienti. «Poco più di quattrocento posti letto - prosegue il dottor Marotta - un numero ridicolo per sopperire alle esigenze di questa provincia, soprattutto se consideriamo il numero dei letti messi a disposizione delle altre province campane». Altri cinquecento posti dovrebbero essere riservati al nascente Policlinico «quei posti, li potrebbero concedere a noi oggi, insieme a un incremento del personale sanitario e poi, pensare a un trasferimento una volta attiva la struttura». Ma dalla Regione il rifiuto è netto. «Ora non sono possibili assunzioni». Il Comune intanto ha inserito la situazione dell'ospedale all'ordine del giorno del Consiglio comunale. Le persone già gravate da malattie sempre più truculente, subiscono un aggravio peggiore, l'ansia, la snervante attività di medici, infermieri e operatori sanitari tutti che, si barcamenano per cercare di offrire un servizio sanitario di buona qualità. «Un servizio pubblico - conclude il dottore - deve essere una fonte per tutti. Chi si reca in ospedale lo deve fare con speranza, senza essere portato alla disperazione». Una struttura commissariata non può rispondere alle esigenze necessarie, necessita di un aiuto e non si può aspettare oltre. L'interrogazione parlamentare Un grido d'allarme, quello inerente la salute casertana, che potrebbe determinare la chiusura di attività sanitarie fondamentali per la salute dei cittadini della provincia di Caserta. Ecco perché si è configurata l'esigenza fattiva di presentare un'interrogazione parlamentare ad opera del capogruppo regionale del Pse, Gennaro Oliviero, secondo cui Caserta vede seriamente compromesse le possibilità di dare risposte concrete ai pazienti in emergenza cardiologica. Inoltre, una lista di attesa di 289 pazienti che attendono di essere sottoposti a interventi presso il reparto di otorino-laringoiatra, rischiano di far collassare una struttura già in una situazione precaria. Foto: L'ospedale di Caserta SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

19 21/02/2014 Avvenire - Ed. nazionale Pag. 19 (diffusione:105812, tiratura:151233) Malattie incurabili. Apre a Roma l'officina farmaceutica DIl Bambino Gesù e il Gemelli uniscono forze e know-how per produrre terapie innovative attraverso la messa a punto di medicinali bio ALESSIA GUERRIER R OMA Dal laboratorio al letto del paziente. È per rendere a prova di modernità la nuova frontiera biotecnologica della cura che l'ospedale pediatrico Bambino Gesù e il policlinico universitario Agostino Gemelli uniscono le proprie forze e il knowhow creando Xellbiogene, una startup con l'obiettivo di produrre terapie innovative per le malattie incurabili. Un'officina farmaceutica di ultima generazione, insomma, che avrà proprio nei due nosocomi capitolini siti produttivi e laboratori tra i più grandi d'europa. Qui, in 4mila metri quadrati, si metteranno in "produzione" i progetti di ricerca sulle cellule e vettori virali per arrivare ai medicinali biologici da impiegare sia nella sperimentazione clinica di terapie avanzate (genica, cellulare, ingegneria tissutale, produzione di vettori virali e anticorpi) sia nelle terapie consolidate in ambito oncoematologico. Xellbiogene sarà in sostanza l'industria di farmaci del futuro. «Uniamo le forze per fare in modo che il maggior numero di pazienti passi dalla speranza alla cura», esordisce il presidente del centro pediatrico romano e responsabile del cda della biotech company, Giuseppe Profiti, convinto che il risultato dell'alleanza sarà «superiore alla semplice sommatoria dei fattori». L'obiettivo è arrivare a una terapia senza effetti collaterali mirata per ogni persona, oltre che per ogni malattia ad ora inguaribile. Non la definisce temerarietà Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina dell'università Cattolica e vicepresidente della neonata joint venture, piuttosto «voglia di essere buoni samaritani per portare la scienza ai suoi massimi traguardi» con il sogno un domani di poter «rigenerare tessuti e organi compromessi dalla malattia» e «correggere i difetti generici» spesso alla base di molte malattie rare. Per arrivarci, tuttavia, occorre iniziare a camminare adesso. E per farlo in sicurezza servono laboratori conformi ai più alti standard internazionali. «Contiamo di ricevere l'accreditamento dall'agenzia del Farmaco entro i primi mesi del spiega l'ad dell'azienda Marco Dieci -. Nel secondo trimestre inizieremo le terapie per il trattamento dei tumori del sangue e a inizio anno prossimo le sperimentazioni cliniche nel campo delle terapie avanzate». In attesa di ricevere il via libera dell'aifa alla distribuzione di prodotti biotecnologici, le cellule arriveranno da altri laboratori. I due binari, all'inizio, saranno da un lato l'uso di cellule staminali prelevate dal midollo osseo per guarire le insufficienze cardiache. Dall'altro le staminali mesenchimali per evitare che nei bambini si sviluppi, dopo un trapianto per leucemia, la "malattia del trapianto contro l'ospite". SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

20 21/02/2014 Il Gazzettino - Venezia Pag. 28 (diffusione:86966, tiratura:114104) PRIMO INCONTRO CON I SACERDOTI DEL SANDONATESE «Attenti alle infiltrazioni mafiose» L'appello dei parroci sull'operazione «Attenzione alle infiltrazioni mafiose: ci sono investimenti importanti che possono attirare l'attenzione». Don Eros, prete dell'ospedale di San Donà, è abituato ad essere schietto e diretto. E non ha mancato di farlo anche durante il primo incontro con i parroci voluto dai vertici dell'asl 10, per spiegare cosa prevede la riorganizzazione sanitaria e, in particolare, il progetto dell'ospedae unito per tutto il Veneto orientale. I preti del Sandonatese hanno rivolto tutta una serie di domande, in particolare al direttore generale Carlo Bramezza. L'interesse era riferito soprattutto alla difesa della persona, delle fasce più deboli, del ruolo del volontariato: da capire, insomma, quanto l'ospedale unico serva effettivamente al territorio. «È stata un'occasione per capire effettivamente come sarà la riorganizzazione sanitaria - commenta don Eros Pellizzari - per cercare di essere a nostra volta utili alle persone che a noi si rivolgono per capire che succede. Anche se, questo è emerso dai parroci del Sandonatese, il cittadino non sembra molto interessato alla questione». Ed è proprio il prete dell'ospedale a rivolgere l'invito più pungente ai vertici della sanità, riferendosi alla nuova struttura che sorgerà ed ai 130 milioni di euro di investimenti: «Le cifre sono importanti, dobbiamo prestare attenzione affinchè non ci siano infiltrazioni». Il direttore generale ha posto garanzie sul fatto che ci sarà massima attenzione. Così come ha sottolineato che quello dell'ospedale unico è un treno che non va perso. riproduzione riservata SCENARIO SANITA' NAZIONALE - Rassegna Stampa 21/02/

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