L EURO, MONETA COMUNE EUROPEA E FONTE DI STABILITÀ: HA RAGGIUNTO IL SUO SCOPO?

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SIENA FACOLTÀ DI ECONOMIA RICHARD M. GOODWIN Corso di Laurea in Economia e Commercio Curriculum Gestione d impresa L EURO, MONETA COMUNE EUROPEA E FONTE DI STABILITÀ: HA RAGGIUNTO IL SUO SCOPO? Tesi di Laurea in Macroeconomia Relatore: Prof. Paolo Pin Candidato: Daniele Macchelli Anno Accademico 2011/2012

2 Indice Indice 1 Introduzione 3 1 Il percorso storico verso l Euro Per iniziare: Il Trattato di Roma L instabilità monetaria, il Rapporto Werner e il Serpente La costituzione del Sistema Monetario Europeo Il rapporto Delors e le tre tappe dell Unione Economica Monetaria Il passaggio decisivo verso una moneta unica: Il Trattato di Maastricht I criteri di convergenza L impiego dell Euro L adozione dei tassi di conversione e la nascita dell ERM La Banca Centrale Europea: autonomia e profili giuridici L Eurogruppo e il patto di stabilità e crescita L Euro: scelta azzeccata? Effetti dell euro sull andamento del PIL La premessa sul PIL Le politiche macro che modificano il PIL: ipotesi di un economia chiusa e introduzione del modello IS LM

3 In economia aperta? L euro che stabilizza le economie: Analisi grafica Le motivazioni che hanno portato alla scelta di questo campione Introduzione alla scala logaritmica Analisi grafica del periodo Analisi grafica del periodo Il patto di stabilità come strumento per combattere la crisi Uno sguardo al futuro Conclusioni 59 Bibliografia 63 Sitografia 64 Indice delle figure 66 2

4 Introduzione L idea di un adozione di una moneta unica per tutti i paesi dell Unione Europea, è stata un passo non ben accettato da tutti. Ciascuno stato da buon nazionalista con uno spirito di forte patriottismo era fedele alla propria moneta nazionale e anche per la popolazione ormai, l uso dello stesso conio per molti anni era diventato una consuetudine. I potenti però con un Unione Economica Monetaria intendevano creare una valuta unica che garantisse stabilità, coordinasse le politiche economiche e che diventasse importante e forte nel panorama mondiale. Non tutti però credevano e credono negli stessi ideali di un unione. Il Regno Unito e paesi come la Danimarca e la Svezia hanno voltato le spalle all euro, almeno per ora. Altri stati invece, pur facendo parte dell Unione Europea, aspettano trepidanti il risultato dell esame dei cosiddetti Parametri di Maastricht e si vedono posticipare la data di ingresso per criteri non pienamente soddisfatti. In questi mesi che mi ritrovo a formulare un introduzione che riesca a cogliere l aspetto più importante di questa tesi, è sorto il problema greco e la crisi che sta subendo si è fatta sentire suscitando premesse per una possibile uscita della Grecia dalla zona euro. La visione europea quindi, appare divisa in fazioni: da una parte ci sono paesi che si rifiutano di sentir parlare di moneta comune e con referendum negativi del popolo che ormai ha acquisito nel corso degli anni un utopia nei confronti dell euro, si sentono sicuri di un non ingresso; in mezzo ci stanno i paesi che hanno l euro e che si adeguano allo stare in famiglia credendo che le crisi si superano stando uniti; dall altra parte ci sono quelle nazioni che vorrebbero entrare in questa unione ma vengono bocciate a ogni appello. 3

5 Questo lavoro intende affrontare il tema della stabilità dell euro attraverso un analisi effettuata ottenendo risorse dalle maggiori banche dati mondiali. Leggendo il primo capitolo che affronta le tappe storiche e tutti i Trattati europei che si sono susseguiti e che hanno condotto alla nascita dell euro, non sembrerebbe una tesi di Macroeconomia ma più una rassegna giuridica dei più importanti fatti accaduti. Il secondo capitolo entra nel vivo della materia e va ad analizzare una variabile macroeconomica come il PIL, importante non solo come misuratore dell economia ma in questo specifico caso anche per i Paesi dell area euro. Quella stabilità tanto decantata nel percorso storico della moneta unica, e ripresa in ogni mezzo di comunicazione odierno che affronta questo tema, si è veramente avverata? Le pagine che seguono questa piccola introduzione, si affacciano al cammino che ha visto la nascita di varie istituzioni, successivamente smontate, monete sostituite e nuove banche nate. Spero di aver reso il tutto di facile lettura anche per i meno esperti del campo e credo di essermi impegnato a inserire fonti che completassero e rendessero il lavoro più prestigioso possibile. 4

6 Capitolo 1 Il percorso storico verso l Euro 1.1. Per iniziare: Il Trattato di Roma Osservando il testo originale del Trattato di Roma, ci accorgiamo che nel preambolo emergono vari aggettivi scritti in maiuscolo e posti in evidenza all inizio di ogni paragrafo che sembrano tutti avere la stessa funzione, ne cito alcuni Determinati, Decisi, Risoluti, Desiderosi. Lo scopo che li accumunava è quello che ha spinto i sei Stati Europei (Italia, Francia, Germania occidentale, Belgio, Olanda e Lussemburgo) a creare una Comunità Economica Europea (CEE) con il suddetto Trattato il 25 marzo I compiti affidati alla CEE erano la creazione di un mercato comune che poteva mantenere una forte stabilità, una coesione delle politiche economiche degli Stati membri e un miglioramento della condizione della popolazione all interno di ogni Stato 2. Nonostante la concezione di una moneta unica non era ancora nell immaginario dei capi di Stato, il Trattato prevedeva alcune disposizioni che già si indirizzavano in questa direzione; l eliminazione dei dazi doganali tra gli Stati Membri e anche una tariffa doganale esterna comune a tutti gli Stati, poteva essere un segnale d inizio verso un unione monetaria. Le altre istruzioni erano di politiche paritarie per l agricoltura e il settore dei trasporti, un Fondo sociale Europeo che garantiva un sostegno alle persone 1 Trattato di Roma (1958), Preambolo consultabile su 2 Trattato di Roma (1958), Parte Prima, Principi, art. 2, consultabile su 5

7 disoccupate, una Banca europea degli investimenti orientata a finanziamenti a lungo termine e infine lo miglioramento della collaborazione tra i Paesi membri 3. L instaurazione del mercato comune, basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone, servizi, merci e capitali, avrebbe dovuto realizzarsi in un periodo transitorio di dodici anni suddiviso in tre tappe 4. I sei paesi tralasciarono l importanza che aveva la stabilità monetaria, coscienti che essa faceva pieno affidamento al sistema di Bretton Woods, (sistema che si basava sull oro e sul dollaro come livelli monetari per gli scambi) e che l avanzamento verso una comunità europea potesse avvenire attraverso la conquista degli obiettivi che recitava il Trattato di Roma. Tale visione, a qualche anno di distanza, iniziò a presentare segni d inadeguatezza L instabilità monetaria, il Rapporto Werner e il Serpente Alle scelte fatte con il Trattato di Roma mancava il riconoscimento di uno status di Unione economica monetaria, obiettivo che venne concretizzato al vertice dei capi di Stato e di Governo riuniti all Aja il 2 dicembre Il disordine monetario restava però al centro delle preoccupazioni dei sei Stati fondatori; i tassi di cambio erano fissi mentre il dollaro sostenuto da riserve auree garantiva la stabilità monetaria internazionale. Il commercio internazionale che si sviluppava sempre di più generò delle conseguenze sulle economie di alcuni Stati, attacchi inflazionistici e difficoltà nella bilancia dei pagamenti divennero inevitabili. Le svalutazioni (Francia) e le rivalutazioni (Germania) delle proprie monete, diedero impulsi negativi al sistema di Bretton Woods e portò il governo statunitense a decidere di porre fine alla 3 Trattato di Roma (1958), Parte Prima, Principi, art. 3, consultabile su 4 Trattato di Roma (1958), Parte Prima, Principi, art. 8, consultabile su 6

8 convertibilità del dollaro in oro, permettendo alla valuta americana di fluttuare nei confronti delle altre valute. Si pregiudicò così, il sistema dei cambi legato agli accordi di B.W. sui quali aveva fatto pieno affidamento la CEE. Vi erano due pensieri contrapposti, da una parte i tedeschi e gli olandesi premevano più su un integrazione economica che su una monetaria, dall altra parte francesi e belgi vedevano la forza di una moneta unica determinante per rendere più omogenee le economie delle comunità. Il vertice dell Aja, a tal fine, aveva chiesto ad un gruppo di esperti, la formazione di un piano a breve scadenza che individuasse un quadro di interventi realizzabili a livello comunitario in materia di stabilità monetaria. I risultati del lavoro di questo gruppo di esperti furono formalizzati nel famoso Rapporto Werner 5, nel Il rapporto evidenziò le lacune esistenti nel settore della politica economica e monetaria e propose una serie di azioni che costituirono la base sulla quale il Consiglio dei ministri europeo prese le sue decisioni con una risoluzione del 22 marzo del La risoluzione dava inizio a una lunga marcia verso la moneta comune. Essa, infatti, impegnava gli Stati membri ad una più attenta politica monetaria articolata su tre punti: 1) coordinamento delle rispettive politiche nazionali monetarie; 2) cooperazione tra banche centrali; 3) rapida riduzione dei margini di fluttuazione monetaria. Fu proprio questo punto che pose l accento alla ricerca di una fluttuazione coordinata che dopo il caos del dollaro che creò la prima citata instabilità, vide la nascita nel 1972 del cosiddetto serpente nel tunnel, definito dal documento predisposto dalla Commissione Europea 6 come, un meccanismo di gestione concertata della fluttuazione delle monete (il serpente ) all interno di margini ristretti rispetto al dollaro (il tunnel ). 5 Dal nome del suo presidente, il lussemburghese Pierre Werner. 6 Commissione Europea: Una valuta unica per un Europa unita, Il cammino dell Euro (2007). Il Serpente nel tunnel. Consultabile su, 7

9 Le banche centrali dei paesi membri della CEE aderenti al serpente, si impegnarono a limitare al 2,25% il margine di fluttuazione delle proprie valute, rispetto alla parità con il dollaro statunitense dichiarata presso il fondo monetario internazionale. Il Piano Werner quindi, offrì agli Stati membri l occasione per coordinare strettamente le loro politiche in modo da fronteggiare insieme i gravi problemi esistenti, a causa di quel contesto economico mondiale. La realizzazione del Piano avrebbe donato alla Comunità una serie di poteri da sempre di esclusiva proprietà degli Stati, che sarebbero andati oltre a una semplice unione doganale avvenuta con il Trattato di Roma e che forse avrebbero dato troppe responsabilità agli Stati che non erano pronti ancora ad accettare vincoli e direttive comunitarie in tema di gestione di una moneta. Il Rapporto Werner e le sue ambiziose prospettive vennero in realtà messe da parte in quegli anni tempestosi per fare largo alla costituzione del Sistema Monetario Europeo e così il piano di una moneta unica sembrava non molto distante. 1.2 La costituzione del Sistema Monetario Europeo Il Serpente creato, dopo poco la sua adozione venne messo in difficoltà: destabilizzato dalle crisi del petrolio 7, delle divergenze politiche e dalla debolezza della moneta statunitense, esso si trasformò nell area della moneta tedesca 8 e invece di svolgere una funzione di integrazione fra le varie monete, ne produsse una opposta. Il neonato rettile strisciò via ma non si portò con sé l idea di solidificare una stabilità monetaria. 7 (1973), Dovuta principalmente all interruzione del flusso di approvvigionamento di petrolio proveniente dalle nazioni appartenenti all Opec (esportatrici di petrolio) verso le nazioni importatrici di petrolio., 8 Forte della stabilità e solidità del marco. 8

10 Bastò un discorso di Roy Jenkins 9 in cui candidava un unione economica e monetaria per aprire la strada alla nascita del Sistema Monetario Europeo nel marzo Lo SME si componeva di tre elementi complementari: l ECU (European Currency Unit), il meccanismo di cambio e quello della solidità finanziaria. L ECU, quale unità monetaria di riferimento, costituiva l elemento centrale dello SME. Il suo valore era costituito da un paniere cui contribuivano tutte le monete della Comunità secondo una percentuale basata sul peso dell economia di ogni singolo paese. Il meccanismo di cambio (ERM, Exchange Rate Mechanism), invece, prevedeva che ogni moneta facente parte dello SME fosse in rapporto di cambio con l ecu secondo una banda di fluttuazione del 2,25% in ambedue le direzioni. Il cambio di ogni moneta, in pratica, poteva variare del 2,25% in più o in meno rispetto alla parità centrale che era quella dell ecu. Ogni qualvolta una moneta avesse raggiunto i limiti della banda rispetto a un altra moneta, le banche centrali dei due paesi erano obbligate a intervenire vendendo e comprando moneta per mantenere il livello di cambio nella banda di oscillazione 10. Il terzo elemento dello SME, la solidità finanziaria, era garantito da un meccanismo di credito che metteva a disposizione dei paesi che ne avessero avuto bisogno le risorse necessarie per interventi di riequilibrio della bilancia dei pagamenti, precisamente, ogni Stato membro trasferisce a un fondo comune il 20% delle sue riserve in valuta e in oro 11. Quando lo SME cominciò a funzionare, non tutti i paesi vi aderirono e entrarono alle stesse condizioni: L Italia vi entrò chiedendo una banda di oscillazione più ampia, fino 9 Presidente della CE dal 1977 al Il cosiddetto meccanismo di intervento, 11 L Europa in 12 lezioni, L Unione Economica e monetaria e l euro, 9

11 al 6%, con l impegno di adottare la banda del 2,25%, non appena la lira avesse raggiunto una maggiore stabilità. Il restringimento della banda e quindi il conseguimento della stabilità, avvenne nel 1990 ma durò pochi anni, a seguito delle sfiducie del governo sul dissesto finanziario del paese e una debolezza della lira, l Italia lasciò temporaneamente lo SME insieme alla sterlina inglese, dopo aver subito faticose svalutazioni nei confronti del marco tedesco 12. In realtà, sei anni dopo, l Italia ci rientrò. 1.3 Il Rapporto Delors e le tre tappe dell Unione Economica Monetaria Grazie ai successi dello SME, il processo comunitario sulla strada dell integrazione economica e monetaria continuò ad andare avanti. Un traguardo importante per la piena realizzazione dell integrazione europea è stato raggiunto con la stipulazione dell Atto Unico Europeo 13 sottoscritto a Lussemburgo il 17 febbraio 1986 ed entrato in vigore il 1 luglio Esso si articolava in un preambolo, un titolo sulle disposizioni comuni, due titoli centrali e un titolo conclusivo. E proprio sui titoli centrali che voglio far luce : uno comprendeva le modifiche istituzionali ai Trattati di Roma e le misure per conseguire l obiettivo del completamento del mercato unico entro il 1992; l altro, fissava le disposizioni sulla cooperazione politica, cioè sulla collaborazione tra gli Stati membri per definire una politica estera comune che per la prima volta veniva contemplata. Esiguo sembrava invece, il riferimento alla cosiddetta capacità monetaria. 12 Enciclopedia DeAgostini, Lira (moneta), Storia: l adesione allo SME, 13 Testo integrale Atto Unico Europeo (1986), consultabile su bbraio_1986_e_l_aja_28_febbraio_ pdf. 10

12 Pur essendo posta nel preambolo dell Atto come obiettivo, nel testo ci si limitava a sottolineare che la cooperazione monetaria avrebbe tenuto conto delle esperienze acquisite grazie alla cooperazione nell ambito del sistema monetario europeo (SME) e allo sviluppo dell ecu 14. Fu solo nel Consiglio Europeo di Hannover del 27 e 28 giugno 1988 che i dodici (Italia, Gran Bretagna, Germania occidentale, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Olanda, Francia, Irlanda, Grecia e Lussemburgo) riaprirono il fascicolo sull unione economica e monetaria e decisero di dare vita a un comitato per analizzare e proporre le tappe per arrivare alla moneta unica. Il comitato avrebbe dovuto riferire le proprie conclusioni, di lì ad un anno, al Consiglio Europeo in programma a Madrid nel giugno del A presiederlo c era Jacques Delors divenuto presidente della commissione della CE il 1 gennaio Tale rapporto ebbe un ruolo decisivo in quanto avrebbe portato agli accordi di Maastricht e quindi alla marcia verso una moneta unica. Delors, non si limitò a esporre concetti sull idea di una moneta unica, ma fissò alcune condizioni politiche precise per l avvio del nuovo cammino insieme a indicazioni e suggerimenti per conseguire l obiettivo. Il raggiungimento dell Unione Economica Monetaria (UEM) era legato a varie condizioni indispensabili: completa liberalizzazione dei movimenti di capitale, piena integrazione dei mercati finanziari, totale convertibilità delle monete europee, fissazione irrevocabile dei tassi di cambio e possibilità di sostituire le monete nazionali con una valuta unica. Alla luce di queste condizioni, si indicava che tale traguardo poteva essere raggiunto in tre tappe. La prima tappa doveva tendere a una maggiore convergenza dei risultati economici degli Stati membri, attraverso il rafforzamento del coordinamento tra le varie politiche economiche e monetarie nazionali. 14 Atto Unico Europeo, Titolo II, Capo II, Sezione II, Sottosezione II, Capacità monetaria, articolo

13 La seconda tappa era caratterizzata da modifiche istituzionali. Sul fronte economico dovevano essere riesaminati i risultati raggiunti con il mercato unico, potenziate le politiche strutturali e ampliate e rafforzate le procedure di convergenza. Sul fronte monetario, veniva prevista, la nascita di un organo, l Istituto Monetario Europeo (IME) che sostituiva gli organi precedenti. L IME, rafforzava la cooperazione tra le banche centrali nazionali degli Stati membri, coordinava le politiche monetarie garantendo la stabilità dei prezzi, sorvegliava il funzionamento dello SME, agevolava l impiego dell ecu ed esercitava la supervisione sul suo sviluppo 15. La terza fase infatti, segnava il momento definitivo della fissazione dei tassi di cambio in maniera irreversibile per l eventuale introduzione della moneta unica e prevedeva l istituzione della Banca Centrale Europea (BCE) 16. A Madrid fu quindi deciso, che la prima tappa dell unione economica monetaria sarebbe partita il 1 luglio Intanto, alcune settimane dopo il vertice nella capitale spagnola, nell Europa orientale cadeva il potere sovietico: nella notte tra il 9 e 10 novembre del 1989 crollava il muro di Berlino e si accendeva inaspettatamente la questione della riunificazione tedesca. Lorenzo Pinna scrive: l Unione europea con una moneta unica deve insomma il suo impulso chiave, il cristallizzarsi della volontà politica, a questo imprevisto avvenimento Versione consolidata Trattato CE (2002), articolo 117, 16 Vedere paragrafo Data in cui entrò in vigore la direttiva del 1988 sulla libera circolazione dei capitali. La liberalizzazione veniva così estesa alle operazioni a carattere monetario o quasi monetario, come i prestiti finanziari, i depositi in valuta o le operazioni sui titoli. 18 Lorenzo Pinna, La malattia (mortale?) dell euro, Consultabile su 12

14 1.4 Il passaggio decisivo verso una moneta unica: il Trattato di Maastricht L esigenza di procedere alle necessarie riforme per la concreta attuazione dell unione economica e monetaria (UEM) era divenuta ormai imprescindibile e venne finalmente soddisfatta con il Trattato di Maastricht. I capi di Stato e di governo dei Dodici raggiunsero l accordo sul trattato l 11 dicembre 1991 e lo firmarono due mesi dopo il 7 febbraio L UEM costituisce la grande novità del Trattato di Maastricht. In esso è contenuto l impegno degli Stati membri di instaurare progressivamente suddetta unione e in particolare una politica e un sistema monetario uniforme, gestiti e regolati da strutture istituzionali comunitarie. Il Trattato riconfermava le proposte del rapporto Delors e le decisioni già prese nel Consiglio Europeo di Madrid (giugno 1989) a proposito delle tre fasi 19 per la realizzazione dell UEM. Per capire meglio il percorso delle tre tappe occorre scendere sul piano giuridico, gli articoli 120 (ex art. 98 del TCE) e s.s. del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea 20 lo individuano. La prima fase ha avuto inizio il 1 luglio ed è terminata il 13 dicembre Nel corso di questa gli Stati membri, hanno attuato le loro politiche monetarie sulla scorta degli indirizzi di massima stabiliti dal Consiglio mediante raccomandazione, come stabilito all art. 121, par. 4, tenendo conto della circostanza che esse costituiscono una questione di interesse comune (art. 121, par. 1, ex art. 99 TCE). In sostanza detta fase, ha rappresentato soltanto un primo passo verso l instaurazione di 19 Vedere paragrafo Il Trattato che istituisce la Comunità europea venne ridenominato Trattato sul funzionamento dell unione Europea, dall entrata in vigore del Trattato di Lisbona del 1 dicembre 2009, Consultabile su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 21 Vedere riferimento paragrafo 1.3, nota

15 una politica economica e monetaria comune, in quanto si limitava a disporre l assunzione a livello centralizzato delle necessarie determinazioni e la loro successiva attuazione da parte dei singoli Stati membri. Il carattere non vincolante degli impegni incombenti sugli Stati appare confermato dalle lievità delle sanzioni previste. Il Trattato infatti, stabilisce soltanto che in ipotesi di scarsa coerenza delle politiche nazionali con gli indirizzi assunti dal Consiglio, quest ultimo..deliberando a maggioranza qualificata su raccomandazione della Commissione, può rivolgere allo Stato membro in questione le necessarie raccomandazioni. Il Consiglio, poi, a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione, può decidere di rendere pubbliche le proprie raccomandazioni (art. 121, par. 4, ex art. 99 TCE); nel senso che la pubblicazione costituisca una forma di sanzione. Si è arrivati poi, al 1 gennaio 1994, data di inizio della seconda fase che è durata fino al 1 gennaio A partire da questa data, il Trattato di Maastricht, ha imposto agli Stati il rispetto di obblighi più precisi al fine di raggiungere un elevata convergenza economica. Perciò è stato fatto divieto alle Banche centrali nazionali e alla BCE di finanziare con scoperti in conto corrente o altre facilitazioni creditizie il debito pubblico statale, specie delle pubblica amministrazione e delle imprese pubbliche, e il divieto per quest ultime di accedere in via privilegiata al credito delle istituzioni finanziarie (art. 123 e 124, ex art. 101 e 102 TCE, in relazione all art. 116, par. 3 TCE 22 ). Lo scopo di tali impegni è quello di condurre gli Stati ad evitare disavanzi pubblici eccessivi (art. 116, par. 4 TCE). Al fine di garantire questi risultati, il Trattato riserva alle istituzioni comunitarie un compito di sorveglianza e di valutazione, sulle situazioni di bilancio e dell entità del debito pubblico (art. 126, ex art. 104 TCE). La seconda fase introdusse rilevanti novità anche a livello istituzionale con la costituzione, nel 1994, e l avvio dell istituto monetario europeo (IME). L IME, era composto da un presidente nominato dal Consiglio, e dai Governatori delle banche centrali degli Stati membri. La sua funzione, come accennava lo scorso paragrafo, era 22 Cita espressamente che saranno applicati a decorrere dall inizio della seconda fase, 14

16 quella di coordinare la politica e l azione delle banche centrali, controllare il sistema monetario europeo nonché quello di preparare le procedure necessarie per attuare la politica monetaria unica della terza fase. L IME era quindi un corpo intermedio volto a gettare le basi per il Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) ed è stato anche responsabile della preparazione tecnica della banconota che divenne la nuova moneta unica. Dal 1995 al 1997, la Commissione e l IME lavorarono intensamente per preparare rapporti, studi e proposte per le decisioni e le misure politiche regolamentari necessarie al fine di prepararsi con successo per la terza fase dell UEM, che come si decise nel Consiglio di Dublino 23 del 1996, non avrebbe potuto cominciare prima del 1 gennaio I criteri di convergenza Per l ingresso nella terza fase, quella che è ancora in atto, nella quale si è proceduto a una definitiva instaurazione dell Unione Economica e Monetaria, caratterizzata dalla perdita, da parte degli Stati partecipanti, dei poteri di coniare una propria moneta e di condurre una politica monetaria autonoma, il Trattato di Maastricht imponeva e impone tuttora, il rispetto dei cosiddetti criteri di convergenza. Ad ogni Stato quindi, viene chiesto di mettere ordine nella propria economia e presentarsi all appuntamento con la moneta unica in modo tale da assicurare il rispetto di una serie di condizioni, ossia dei cosiddetti parametri di Maastricht risultanti dagli articoli 126 e 140, Trattato sul funzionamento dell Unione Europea e dal protocollo n Discorso del Presidente del Parlamento europeo di fronte al Consiglio europeo, tenutosi il 13 dicembre 1996, consultabile su 24 Consultabili su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 15

17 Il primo criterio consiste nel raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi. Questo, si intende raggiunto con un tasso di inflazione prossimo a quello dei tre Stati membri con i migliori risultati in termini di stabilità di prezzo. Secondo il protocollo sui criteri di convergenza, per tale prossimità s intende che il tasso di inflazione dello Stato oggetto di esame non deve superare dell 1,5% la media dei tassi dei tre Paesi a più basso livello di inflazione 25. Il secondo criterio, collegato al primo, richiede che i tassi di interesse a lungo termine 26 degli Stati membri non superino del 2% quelli dei tre Stati con il più basso tasso di inflazione. Il terzo criterio richiede che le valute degli Stati membri rimangono nei normali margini di fluttuazione consentiti dal meccanismo del tasso di cambio del Sistema monetario europeo, senza gravi tensioni per almeno due anni prima dell esame. Il quarto criterio è quello relativo alla finanza pubblica che richiede una situazione di bilancio non caratterizzata da un disavanzo eccessivo. L art. 1 del Protocollo n 12 (sulla procedura per disavanzi eccessivi), parla di un disavanzo pubblico non superiore al 3% del prodotto interno lordo (PIL) ai prezzi di mercato). Il quinto criterio, richiede invece, un debito pubblico non superiore al 60% del PIL. 1.5 L impiego dell euro Il 1998 è l anno dell euro. Alla fine di marzo dello stesso anno, venivano verificati i conti dei Paesi candidati all ingresso nella moneta unica. 25 Viene citato che l inflazione si misura mediante l indice dei prezzi al consumo (IPC). 26 Viene citato che i tassi di interesse si misurano sulla base delle obbligazioni a lungo termine emesse dallo Stato o su titoli analoghi. 16

18 Sempre l art. 140 del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, contiene la procedura che ha condotto il Consiglio, riunito nella composizione dei Capi di Stato e di Governo, a individuare nel maggio del 98, nel rispetto di tale principio, gli Stati membri che soddisfacevano le condizioni necessarie per l adozione della moneta unica. Gli Stati ammessi a partecipare a pieno titolo alla terza fase dell UEM dal 1 gennaio 1999, erano 11 degli allora 15 membri dell Ue: Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Austria, Irlanda e Finlandia. Gli altri 4 Stati, Danimarca, Regno Unito, Svezia e Grecia, ne facevano parte con deroga. I primi due, anche se in regola con i parametri, avevano manifestato la volontà di non partecipare all UEM, avvalendosi della clausola dell opting out che consisteva nella facoltà di non partecipare se l opinione pubblica era contraria 27. Anche la Svezia, decideva di non abbandonare la propria moneta, formalmente la sua esclusione era motivata dal fatto che la corona svedese non avesse mai fatto parte del meccanismo di cambio europeo. Infine la Grecia non avendo soddisfatto nessuno dei cinque criteri economici, non ha potuto da subito adottare la moneta unica, infatti il suo ingresso nell UEM, avvenne il 1 gennaio La partecipazione della Grecia fece seguito alla decisione adottata il 19 giugno 2000 dal Consiglio dell Ue, riunito nella composizione dei capi di Stato o di governo, che sanciva l adempimento dei criteri di convergenza da parte della stessa 28. L Euro fu materialmente introdotto nei mercati con banconote e monete dal 1 gennaio 2002, anche se per un certo periodo, non più di sei mesi (in Italia fino al febbraio 2002), circolavano contemporaneamente pezzi in euro e monete nazionali e non potevano essere emessi assegni in valuta nazionale. Queste indicazioni erano contenute negli articoli 10 e 15 del regolamento 974/ Alla fine di questa scadenza, 27 Danimarca e Svezia hanno tenuto referendum popolari sull introduzione dell euro con esiti negativi, out_nell'unione_europea. 28 Come cita espressamente l articolo 1 della decisione del Consiglio, consultabile su, 29 Regolamento CE N 974/98 del Consiglio del 3 maggio 1998, relativo all introduzione dell euro, 17

19 il passaggio alla moneta unica fu completo e l euro diventò l unica moneta avente corso legale negli Stati dell UEM. Prima di proseguire con la storia di questa conclamata moneta, intendo fare una parentesi sull Unione economica monetaria odierna. Attualmente, l euro è stato adottato da 17 degli attuali 27 stati membri dell Ue. Il percorso che ha portato ai 17, ha visto l entrata nell UEM, della Slovenia nel , di Cipro e Malta nel , della Slovacchia nel e dell Estonia nel In linea di massima, tutti gli Stati membri dell Ue, dovrebbero inglobare la terza fase dell UEM adottando quindi, la moneta unica euro. Tuttavia alcuni Stati membri non soddisfano i termini economici e finanziari richiesti. Al momento, Regno Unito e Danimarca hanno negoziato uno status speciale: i protocolli 34 allegati ai trattati fondatori dell Ue, precisamente il numero 15, 16 e 17, conferiscono a questi due Paesi, la riserva di decidere se approvare o meno la terza fase. Entrambi i due Stati, si sono avvalsi della clausola di esenzione, comunicando al Consiglio dell Ue, di non volere entrare a far parte dell area euro. 30 Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all adozione della moneta unica da parte della Slovenia il 1 gennaio 2007, consultabile su, //EP//NONSGML+REPORT+A DOC+PDF+V0//IT. 31 Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all adozione della moneta unica da parte di Cipro il 1 gennaio 2008, consultabile su, //EP//NONSGML+REPORT+A DOC+PDF+V0//IT&language=IT. Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all adozione della moneta unica da parte di Malta il 1 gennaio 2008, consultabile su, //EP//NONSGML+REPORT+A DOC+PDF+V0//IT&language=IT. 32 Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all adozione della moneta unica da parte della Slovacchia il 1 gennaio 2009, consultabile su, //EP//NONSGML+REPORT+A DOC+PDF+V0//IT. 33 Relazione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all adozione della moneta unica da parte dell Estonia il 1 gennaio 2011, consultabile su, //EP//NONSGML+REPORT+A DOC+PDF+V0//IT&language=IT. 34 Protocolli allegati al Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, consultabili su, 18

20 Gli altri Paesi rimanenti facenti parte dell Ue (Svezia, Polonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca), sono tutt oggi membri in deroga non avendo le condizioni per l adozione dell euro, chiaramente non sono soggetti alle disposizioni che si applicano all entrata nella terza fase e a tutti i provvedimenti che importano i compiti di politica monetaria al Consiglio direttivo della BCE L adozione dei tassi di conversione e la nascita dell ERM2 Ritorniamo sui nostri passi. Decisi gli Stati ammessi a partecipare alla terza fase, restava da risolvere il problema dei valori di conversione di ciascuna valuta nazionale rispetto alla nuova moneta unica. A tal proposito, l art (ex. art 109L) del Trattato che istituisce la Comunità Europea, stabiliva che alla data di inizio della terza fase, il Consiglio, all unanimità degli Stati membri senza deroga, su proposta della commissione e previa consultazione della Banca Centrale Europea, decideva i tassi di conversione ai quali le monete sarebbero state irrevocabilmente vincolate e il tasso, anch esso irrevocabile, al quale l ecu andava a sostituire suddette valute divenendo essa valuta a pieno titolo. La fissazione dei tassi di conversione intervenne bene sei mesi dopo l individuazione degli Stati partecipanti alla terza fase. La decretazione dei tassi, in realtà, non poteva essere anticipata in quanto sempre l art. 123 (ex art. 109L), citato precedentemente, affermava che l adozione della moneta unica non doveva comportare una modifica del valore esterno dell ecu. Quindi, dato che non tutte le valute che componevano l ecu divennero euro, attendere l ultimo valore ufficiale dell ecu espresso il 31 dicembre 1998 sembrava la strada più ragionevole. 35 Art. 123 (ex art. 109L), paragrafo 4, Trattato che istituisce la Comunità Europea, versione consolidata del 1997, consultabile su, Questo articolo è stato successivamente modificato dal Trattato di Nizza del

21 Per evitare che in questo lasso di tempo si verificassero movimenti speculativi finalizzati a dirigere la decisione sui valori della singole valute, i ministri degli undici Stati senza deroga, i governatori della banche centrali nazionali e l IME decisero in anticipo il metodo per il calcolo dei tassi di conversione. Andrea Bonanni in un articolo 36 del Corriere della Sera del 31 dicembre 1998 scriveva: i mercati valutari sapientemente pilotati dalle banche centrali, hanno tempestivamente e ordinatamente anticipato il cambiamento, allineando perfettamente le parità bilaterali tra le varie monete della zona euro a quelle definitive e continua,.. i governatori delle banche centrali prenderanno atto delle parità esistenti e le comunicheranno alla Commissione che proporrà i tassi di conversione tra le singole valute e l euro. Alla luce di ciò, il 31 dicembre 1998, vennero irrevocabilmente decisi i tassi di conversione con decorrenza dal 1 gennaio Il regolamento 2866/98 37, modificato più volte a seguito dell entrata di altri Paesi nella zona euro, decideva che un euro corrispondeva a 1936,27 lire italiane. Il metodo che portava alla determinazione dei tassi di conversione irrevocabili della dracma greca e di tutte le altre valute 38 che sono sfociate in un secondo momento nell euro, fu stabilito sempre dall Ecofin nella medesima maniera. Contestualmente, lo SME, il sistema che ha condizionato le politiche di cambio europee dal 1979, cessò di esistere, insieme ad esso vennero meno anche gli elementi su cui si fondava, vale a dire l ecu e il meccanismo di cambio tra le monete partecipanti al sistema. Apparve quindi l esigenza, di prevedere un meccanismo di cambio tra l euro 36 Andrea Bonanni, Nasce l euro, la lira si avvia al tramonto, pubblicato sul Corriere della Sera del 31 dicembre Consultabile su, 851.shtml. 37 Regolamento CE del Consiglio del 31 dicembre 1998 sui tassi di conversione tra l euro e le monete degli Stati membri che adottano l euro. Consultabile su, 38 In ordine di entrata: tallero sloveno, lira cipriota, lira maltese, corona slovacca e corona estone. 20

22 e le monete degli Stati membri non partecipanti. Il Consiglio di Amsterdam del giugno del 1997, adottò una risoluzione che fissava caratteristiche e meccanismi del cosiddetto ERM2. Questo meccanismo fu inaugurato e divenne operativo a partire dal 1 gennaio 1999 a seguito di un accordo tra la BCE e le banche centrali nazionali degli Stati che non partecipavano all euro. L ERM2, si caratterizza e si caratterizzava per avere al suo centro l euro, rispetto al quale viene definita la parità centrale per ogni altra valuta, con una banda di oscillazione piuttosto ampia del più/meno 15% La Banca Centrale Europea: autonomia e profili giuridici Con l inizio della terza fase dell UEM, come ho detto nel paragrafo 1.3, l Istituto Monetario Europeo (IME) è stato sostituito dal Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC). Dal punto di vista giuridico, questo impianto attualmente, è prescritto dagli articoli 127 (ex art. 105 TCE) e s.s., dalla sezione 6 del Trattato (comprendenti articoli 282, 283 e 284) e dal protocollo n 4, riguardante lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea. La Banca centrale europea (BCE) e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) 39, in questa chiarificazione si inserisce anche il termine Eurosistema che è invece utilizzato per designare la BCE e le BCN degli Stati membri che hanno come moneta l euro. Le BCN degli Stati membri che non aderiscono all area dell euro, tuttavia, godono all interno del SEBC di uno status particolare; se da un lato possono condurre le rispettive politiche monetarie 39 Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, Protocollo n 4, articolo 1, consultabile su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 21

23 nazionali 40, dall altro esse non partecipano né alla formulazione né all attuazione delle decisioni relative alla politica monetaria unica dell area dell euro. IL SEBC non è un vero e proprio organo di poteri decisionali poiché in realtà è retto dagli organi della BCE 41. Proprio quest ultima, nata ufficialmente il 1 luglio 1998, operativa dal 1 gennaio 1999, gode a norma dell art. 282 e dell art. 9 del protocollo, di personalità giuridica, ed è governata da un Comitato esecutivo composto da un presidente 42, un vicepresidente e quattro membri 43 nominati tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario 44, tutti designati per un periodo di otto anni, senza alcuna possibilità di rinnovo del mandato, su comune accordo degli Stati membri, su raccomandazione del Consiglio Europeo, del parlamento e del Consiglio direttivo. Questo Consiglio è composto dal Comitato esecutivo e dai governatori delle Banche centrali degli Stati membri senza deroga, ovvero che hanno adottato l euro e riveste il ruolo di ordinario ente decisionale. I ruoli e i poteri del SEBC sono fissati ufficialmente all art. 127 (ex art. 105 TCE) 45, ripresi anche all articolo 3, paragrafo 1 del protocollo n 4 di suddetto Trattato. L articolo elenca i compiti fondamentali attribuiti al SEBC, in particolare, quello di definire e attuare la politica monetaria dell Unione, di svolgere operazioni sui cambi.., di detenere e gestire riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri e infine quello di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento della Comunità. Lo stesso articolo, nel quinto paragrafo, chiede al SEBC di contribuire a una buona conduzione delle politiche perseguite dalle competenti autorità per 40 Riferimento all articolo 42 (ex art. 43) del protocollo n 4, capo IX, riguardante le disposizioni transitorie e disposizioni varie per il SEBC. 41 Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, articolo 129 e protocollo n 4, articolo 8, consultabili su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 42 Attualmente il presidente della BCE è il connazionale Mario Draghi. 43 L articolo 283 (ex art. 112 TCE) paragrafo 2, sezione 6 del Trattato sul funzionamento dell Unione europea, cita espressamente che i membri sono quattro. 44 Riferimento all articolo 11 del protocollo n 4, Trattato sul funzionamento dell Unione europea. 45 Trattato sul funzionamento dell Unione europea, articolo 127 (ex art. 105 TCE), consultabile su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 22

24 quanto riguarda la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e la stabilità del sistema finanziario. Lo scopo di tutte queste azioni deve essere sempre secondo l art. 127 (ex art. 105 TCE) paragrafo 1, un mantenimento della stabilità dei prezzi e quindi un basso tasso di inflazione. La BCE ha altri compiti di rilievo affidatigli dallo stesso articolo nel paragrafo 4. Essa svolge un ruolo consultivo sia nei confronti delle istituzioni comunitarie, per gli atti comunitari, sia nei confronti dell autorità nazionali in merito a qualunque disposizione che rientra nelle sue competenze. Principalmente però, la BCE esercita il diritto esclusivo di autorizzare l emissione di banconote (..) che costituiscono l unico corso legale all interno dell Unione 46. Gli Stati membri continuano ad avere il potere di emettere monete metalliche ma la BCE controlla il volume del conio. Passiamo all aspetto dell indipendenza. L articolo 130 (ex art. 108 TCE) del suddetto Trattato, si dedica al carattere dell indipendenza del SEBC, della BCE e delle BCN nel loro processo decisionale, prevedendo che da un lato i membri della BCE e della Banche nazionali e dei rispettivi organi non possano sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni comunitarie e dai governi nazionali e dall altro che questi ultimi si impegnano a rispettare tale principio. Alla BCE è stato anche garantito un livello inusuale di potere di regolamentazione. In base al dettato dell art. 132 (ex art. 110 TCE), essa ha la facoltà di stabilire norme volte ad attivare la sua politica monetaria per la Comunità, le è stata riconosciuta anche la libertà di prendere decisioni vincolanti e emettere pareri o raccomandazioni. Può poi, infliggere alle imprese ammende o penalità di mora in caso di inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle decisioni da essa adottati Trattato sul funzionamento dell Unione europea, articolo 128 (ex art. 106 TCE), consultabile su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 47 Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, articolo 132 (ex art. 110 TCE) paragrafo 3, consultabile su, lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=oj:c:2010:083:full:it:pdf. 23

25 Passiamo al processo decisionale. Per il Consiglio direttivo le cui responsabilità consistono: nell adottare le decisioni e gli indirizzi necessari ad assicurare l assolvimento dei compiti 48 affidati al SEBC, nel formulare la politica monetaria dell Unione, ivi comprese, a seconda dei casi, le decisioni relativa agli obiettivi monetari intermedi, ai tassi di interesse guida e all offerta di riserve nel SEBC e nello stabilire gli indirizzi necessari per la loro attuazione, l articolo 10 paragrafo 2 dello statuto, prescrive un quorum dei due terzi e l adozione della maggioranza semplice oltre a garantire al presidente il voto decisivo in caso di parità. Non sono ammesse deleghe, mentre è consentito il voto tramite teleconferenza. Per i sei componenti del Comitato esecutivo, le cui responsabilità sono sempre riassunte nell articolo 12 dello Statuto, consistono: nell attuare la politica monetaria secondo le decisioni e gli indirizzi stabiliti dal consiglio direttivo e nel contempo, impartire le necessarie istruzioni alle banche centrali nazionali ed esercitare i poteri ad esso delegati dal Consiglio direttivo della BCE, l articolo 11 dello Statuto, stabilisce che svolgono i loro compiti a tempo pieno e prescrive le regole di voto del Comitato che vanno nella stessa via di quelle del Consiglio direttivo. Secondo l articolo 13, poi, il Presidente presiede il consiglio direttivo e il comitato esecutivo della BCE e rappresenta la BCE all esterno. Questa autonomia citata viene definita un bene a dispetto del rispetto di quattro condizioni: deve avere dei fini indiscussi, deve essere chiara, deve giustificare il suo volere e ci deve essere una comunicazione benevola a lungo termine tra i governi e la stessa Banca; per confermare la positività della BCE è doveroso che si verificano delle modificazioni, l Eurogruppo per esempio, si potrebbe esprimere sulla stabilità dei prezzi L articolo 12 del protocollo n 4 del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, parla di Responsabilità degli organi decisionali, consultabile su, 49 Charles Wyplosz, 04 novembre 2007, DOVE FINISCE L INDIPENDENZA DELLA BCE, FINISCE L INDIPENDENZA DELLA BCE pdf. 24

26 1.5.3 L Eurogruppo e il patto di stabilità e crescita Intendo effettuare una parentesi per quanto riguarda l Eurogruppo. Leggendo su una qualsiasi enciclopedia o su un libro di testo, l Eurogruppo, viene descritto come un Organo di coordinamento consultivo e informale formato dai ministri dell Economia e delle Finanze dei diciassette Stati membri dell Unione europea che hanno adottato l euro 50. Con questa affermazione, le sue funzioni non sono ben chiare. Andando avanti nella definizione trovo che l Eurogruppo si riunisce alla vigilia degli incontri dell Ecofin (..) e ha lo scopo di intensificare il dialogo sulle questioni legate all Unione monetaria. Dal 2005, il presidente di questa istituzione è il primo ministro lussemburghese, Jean Claude Juncker 51. In realtà si parla di Eurogruppo dalla recente modifica avvenuta con il Trattato di Lisbona (2009), infatti, nel Trattato sul funzionamento dell Unione Europea, il protocollo n 14 è dedicato interamente ad esso. Recentemente l Eurogruppo è stato coinvolto nel nuovo patto di stabilità chiamato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), un fondo di salvataggio europeo che è sorto dalle modifiche 52 del Trattato di Lisbona, approvate il 25 marzo 2011 dal Parlamento Europeo e ratificate l 11 luglio 2011 dal Consiglio Europeo. Questo fondo, che entrerà in vigore da luglio 2012, andrà a sostituire gli altri due fondi e come dice la prima considerazione del Trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità, 50 Ho scelto la definizione di Eurogruppo nell enciclopedia on line Treccani, 51 Recentemente ha manifestato la volontà di dimettersi lasciando il posto a un successore per ora ignoto. In lizza c è il ministro delle finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, candidato anche dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel /merkel vuoleschauble testa shtml?uuid=Ab9CFb9E. 52 Per modifiche si intende la modifica che ha subito l art. 136 del Trattato sul funzionamento dell Unione Europea a seguito della Decisione del Consiglio Europeo del 25 marzo All art. 136, è stato aggiunto un paragrafo: Gli Stati membri la cui moneta è l euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità. La Decisione del Consiglio Europeo è consultabile su, 25

27 assumerà il compito attualmente svolto dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM) 53. Come obiettivo il MES ha quello di mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, a beneficio dei membri del MES che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri. A questo scopo è conferito al MES il potere di raccogliere fondi con l emissione di strumenti finanziari o la conclusione di intese o accordi finanziari o di altro tipo con i propri membri, istituzioni finanziarie o terzi 54. Il Patto di stabilità e crescita originario invece risale al Trattato di Amsterdam (1997) e le decisioni riguardanti questo patto sono state rese operanti con due regolamenti entrambi datati 7 luglio 1997 ed entrati in vigore il 1 luglio 1998 e il 1 luglio La prima decisione che era contenuta nel regolamento n 1466/97 55, relativo alla sorveglianza sulle posizioni di bilancio e le politiche economiche, mirava a migliorare il flusso di informazioni economiche dagli Stati membri alla commissione e allo stesso Consiglio. A tal fine, era previsto che ciascun Stato partecipante alla terza fase dell UEM e quindi che avrebbe adottato l euro, si dotasse di un Programma di stabilità, definito nella sezione 2, all articolo 3 di suddetto regolamento, contenente obiettivi di bilancio di medio termine che dimostravano il surplus o almeno il pareggio di detto bilancio e che fornivano dati rilevanti e prospettive sugli sviluppi economici. Questi programmi venivano valutati dalla Commissione e dal Consiglio a norma dell articolo 5 del regolamento. Per quanto riguarda gli Stati che non facevano parte dell area dell euro, erano previsti dei Programmi di Convergenza. Tale regolamento è 53 Trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità, Considerazioni (1), consultabile su, council.europa.eu/media/582889/08 tesm2.it12.pdf. 54 Trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità, Articolo 3, Obiettivo. 55 Regolamento (CE) n 1466/97 del Consiglio del 7 luglio 1997, per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche, consultabile su, 26

28 stato poi modificato da un successivo regolamento (CE) n 1055/2005 del Consiglio del 27 giugno Il secondo regolamento, n 1467/97 56, sulla messa in atto delle procedure per deficit eccessivi, ribadiva l obbligo di continuare ad evitare deficit eccessivi per gli Stati membri che partecipavano alla fase finale dell UEM. Come ho detto nel paragrafo 1.4 quello riguardante i criteri di convergenza, il valore di riferimento per il disavanzo eccessivo è il 3% del PIL. Come afferma l articolo 2 di suddetto regolamento: il superamento del valore di riferimento per il disavanzo pubblico è considerato eccezionale e temporaneo, precisando che eccezionale può essere determinato da un evento inconsueto che non è gestibile dallo Stato membro interessato e influisce negativamente sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione, oppure da una grave recessione economica. La situazione temporanea invece, se al cessare dell evento inconsueto o della recessione economica il disavanzo diminuirà al di sotto del valore di riferimento. La procedura può essere sospesa, ai sensi dell articolo 9, sezione 2, di suddetto regolamento: qualora lo Stato membro interessato ottemperi alle raccomandazioni del Consiglio, e qualora lo Stato membro partecipante interessato ottemperi all intimazione del Consiglio. Interessante è il fronte delle sanzioni. L articolo 11 afferma che la sanzione in un primo momento è costituita da un deposito infruttifero presso la Comunità e continua con l articolo 12, paragrafo 1: l ammontare del primo deposito è costituito da un elemento fisso, pari allo 0,2% del PIL e da un elemento variabile pari a un decimo della differenza tra il disavanzo espresso in percentuale del PIL nell anno precedente ed il 3% del valore di riferimento del PIL. E previsto un deposito aggiuntivo, e l importo dei 56 Regolamento (CE) n 1467/97 del Consiglio del 7 luglio 1997, per l accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi, consultabile su, 27

29 due depositi non può superare il massimale dello 0,5% del PIL 57. A norma dell articolo 13, esso può essere convertito in ammenda dal Consiglio se il disavanzo non viene corretto entro due anni successivi. Spetta al Consiglio, la decisione di abrogare in tutto o in parte le relative sanzioni se ci sono stati progressi compiuti dallo Stato membro partecipante nel correggere il disavanzo eccessivo oppure se la decisione sull esistenza di un disavanzo eccessivo è abrogata a norma degli articoli 14 e 15 di suddetto regolamento. Anche questo regolamento è stato modificato da un successivo regolamento (CE) n 1056/2005 del Consiglio del 27 giugno Appare evidente come le politiche economiche e il loro coordinamento siano affidate alla competenza del Consiglio, mentre come abbiamo confermato nel precedente paragrafo la politica monetaria è gestita in piena autonomia dalla Banca centrale europea L Euro: scelta azzeccata? L ultimo paragrafo di questo primo capitolo, cerca di analizzare in modo sintetico le forze e le debolezze (se ci sono), che l Euro ha portato dalla sua introduzione ad oggi. Il lungo percorso che ha portato a questa moneta unica ha donato sicuramente più spunti positivi che effetti negativi. Inizio da un vantaggio che mi viene più comodo definirlo istituzionale. Un punto forte su cui l Unione economica monetaria trova giovamento, è sicuramente la presenza di vari organismi come, il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e quindi anche la Banca centrale europea che come più volte ripetuto gestisce la politica monetaria; la Commissione europea, organo istituzionale ed esecutivo dell UE, che la protegge, amministra i suoi programmi e ha la prima mossa 57 Regolamento (CE) n 1467/97 del Consiglio del 7 luglio 1997, per l accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi, Sezione 4, Articolo 12, paragrafo 3. 28

30 riguardo al potere legislativo 58 ; il Consiglio Ecofin (dei ministri dell Economia e delle Finanze) che possiede varie mansioni, dalla direzione alla guardia degli affari economici, controlla i vari agganci economici con i paesi terzi, si occupa del Patto di stabilità e crescita e infine aspetto più importante, disciplina l Euro in tutte le sue facce 59 ; l Eurogruppo, che da ultimo nato ha a cuore l area euro. L instaurazione di un mercato unico, proposito iniziale della Comunità Europea sin dal 1958, è stato rafforzato dalla creazione dell euro e dall eliminazione dei cosiddetti costi di transazione nei Paesi che godono di questa moneta, consentendo di risparmiare a chi viaggia per lavoro, per studio o per piacere 60. Un attenta osservazione 61 della Commissione Europea dimostra che i vantaggi ci sono per tutti delineando quattro categorie di portatori di interessi : CONSUMATORI, dalla facilità con cui questi soggetti hanno la facoltà di comperare beni per sé stessi nei Paesi europei, implicando un contrapporre di prezzi che scaturisce nella variazione in aumento o in diminuzione dei prezzi di beni e servizi di fornitori che si sentono in competizione, all euro bufala di una possibile inflazione che si rivela appunto una burla in quanto nell anno 2002 (introduzione dell euro), l inflazione è calata al 2,2% arrivando a 2% nel 2003, si parla piuttosto di un anomalia italiana 62 dovuta ad una bassa concorrenza in determinati settori; IMPRESE, per loro la possibilità di investimenti a lungo termine è una certezza grazie alla stabilità economica e alla riduzione dei tassi d interesse dovuta appunto ad una bassa inflazione. L utilizzo di una valuta unica elimina il 58 Commissione Europea, cfr, 59 Consiglio Ecofin, cfr, 60 Commissione Europea, Una valuta unica per un Europa unita, Il cammino dell Euro (2007). La valuta unica completa il mercato unico. Consultabile su, 61 Commissione Europea, Perché tutti beneficiamo dell euro (2007), 62 Riccardo Faini, 10 febbraio 2004, DOVE NASCE L EURO DISAGIO, moneta_inflazione/pagina907.html. 29

31 problema del cambio e rende facilitata la chance per scambi transfrontalieri migliori e più efficienti, questo si può tradurre in un maggiore rendimento e progresso e ha come possibile conseguenza diretta il potenziamento dei posti di lavoro nelle aziende. STATI DELL AREA EURO, il doveroso rispetto dei parametri di Maastricht per l entrata nell euro fa sì che uno Stato rispetti e tuteli il proprio stato di salute dando una scossa positiva alle risorse pubbliche. L area dell euro, forte della sua fermezza economica è in grado di reagire soddisfacentemente ai comuni shock economici, come per esempio un possibile aumento dei prezzi dell oro nero. ECONOMIA EUROPEA, l Euro primeggia nella cornice internazionale e si trova a competere con le forze mondiali e con le valute considerate da sempre superiori negli scambi commerciali e finanziari, solo il dollaro statunitense lo supera, anche se negli ultimi anni la posizione si è invertita arrivando attualmente ad una cambio di circa 1.3$ 63. Solitamente dopo aver elencato una serie di pro che vanno a favore di un determinato argomento, in questo specifico caso, la moneta unica euro, arrivano a darci fastidio i cosiddetti contro. Un primo svantaggio che ci viene incontro è sicuramente la percezione di questa moneta da parte della popolazione. In Italia per esempio, la scomparsa della lira è stata avvertita con un senso di negatività: il cambio euro lira, fissato come precedentemente detto a 1936,27 lire, veniva erroneamente arrotondato a 2000 lire, generando un senso psicologico di indebolimento nelle tasche italiane rispetto alla precedente vita con la moneta nazionale 64. A dire la verità anche io, all epoca quasi tredicenne, credevo e applicavo ingenuamente senza riserve questo cambio fai da te. L ingrediente linguistico poi, è certamente un punto interrogativo. Nell area euro e più 63 Precisamente alla data di oggi, 12 Aprile 2012, il cambio si attesta all $. Fonte: 64 Luigi Guiso, 29 agosto 2002, L EURO E L INFLAZIONE: DOVE STA LA VERITA?, moneta_inflazione/pagina77.html. 30

32 in dettaglio nell Unione Europea sono presenti varie differenze linguistiche, culture e costumi distanti tra loro: la presenza di molte lingue parlate può costituire un impedimento alla mobilità (..) ma può essere anche un opportunità 65. Le recenti crisi dei debiti sovrani e delle finanze pubbliche, italiane e soprattutto greche 66, ci fanno riflettere sulla possibilità di tornare ai vecchi tempi dunque al passato conio. Pietro Manzini in un articolo pubblicato sul sito lavoce.info, Si può uscire dall euro, parla della possibilità da parte di uno Stato di abbandonare la moneta unica. Ovviamente la risposta è negativa in quanto i Trattati non lo permettono. Dire se l adozione dell euro è stata una scelta giusta è in un tal senso un aspetto soggettivo di ogni Paese che lo ha impiegato. Nel prossimo capitolo, andrò ad analizzare un variabile macroeconomica che è al centro dei pensieri di ogni Stato, soprattutto di chi ha adottato l Euro, in quanto rientra in uno dei parametri di Maastricht, il PIL (Prodotto Interno Lordo). Una delle ambizioni iniziali dei potenti che completarono il Trattato di Roma era appunto, la stabilizzazione delle economie, una coordinazione delle politiche economiche degli Stati membri. L utilizzo dell euro ha confermato questa preposizione? 65 Alfonso Arpaia, 31 agosto 2011, Tutti i pro e i contro della moneta unica, pubblicato sulla rivista on line Gli euros, i pro e i contro della,5075.html?lang=fr. 66 Si fa riferimento anche all acronimo PIGS, che evidenzia i quattro paesi che nel 2010 avevano un debito pubblico molto elevato, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, si è aggiunta tutt oggi anche l Italia, trasformando l acronimo in PIIGS. 31

33 Capitolo 2 Effetti dell euro sull andamento del PIL 2.1 La premessa sul PIL Da sempre sentiamo parlare di PIL, ci capita in ogni occasione e risulta una parola familiare alle orecchie dei lettori: guardando un telegiornale, leggendo i quotidiani, sentendolo come notizia flash alla radio oppure semplicemente per sentito dire. Che cosa rappresenta in realtà questo termine? Partendo dall acronimo (PIL) che sta per Prodotto Interno Lordo, in inglese (Gross Domestic Product, GDP), emergono tre termini diversi. La parola prodotto ci fa venire in mente tante cose, forse i meno esperti del campo penseranno subito al prodotto come moltiplicazione oppure prodotto come quell oggetto che serve per, in verità, prodotto è collegato al termine produzione, più precisamente rappresenta i beni e servizi. L altro termine, Interno, completa il prodotto perché indica che si tratta di beni e servizi prodotti sullo spazio nazionale, escludendo la provenienza nazionale del produttore. Infine Lordo, ci dice che il PIL è al lordo degli ammortamenti, cioè quel procedimento che utilizza varie tecniche ripartendo i costi di beni a lungo termine di diversa natura in più esercizi 67. Tre sono i modi attraverso i quali si può definire il PIL, tutti e tre equivalenti. 67 Ammortamento, cfr, 32

34 Una prima definizione lo vede come valore dei beni e servizi finali prodotti nell economia in una dato periodo di tempo 68. Da questa preposizione quello che va sottolineato è la parola finali, in quanto vengono tenuti in considerazione solo i beni e servizi che andranno all utilizzatore finale quindi alla figura del consumatore e non quelli che sono serviti per produrli, i cosiddetti beni o servizi intermedi. La motivazione dell isolamento di questi beni sta nel fatto che se fossero inseriti nel calcolo del PIL, verrebbero conteggiati due volte. La seconda definizione si ricollega in un certo senso alla prima in quanto elimina anch essa i beni o servizi intermedi, introducendo il concetto di valore aggiunto. La locuzione valore aggiunto, in questo specifico caso, indica la differenza tra il ricavo che si ha dalla vendita dei beni e servizi e le spese sostenute per acquistare quei beni e quelle materie che sono servite nella loro produzione. Diciamo che è molto simile a quello che si fa in materia di contabilità: quando abbiamo davanti un Conto Economico, sottraiamo i costi della produzione dal valore della produzione, ottenendo il Margine Operativo Lordo o appunto, il Valore Aggiunto. Il PIL è quindi il valore aggiunto aggregato, cioè la somma dei valori aggiunti di ogni produttore. L ultima definizione rientra nell aspetto del reddito. Il PIL è la somma delle retribuzioni (redditi da lavoro), dei redditi da capitale e delle imposte indirette 69. Questa variabile macroeconomica può essere distinta anche in nominale o reale. Il PIL nominale è sostanzialmente la somma delle quantità dei beni e servizi finali prodotti valutati al loro prezzo corrente, infatti viene detto PIL a prezzi correnti 70. Ciò che lo differenzia nettamente da quello reale è la valutazione a prezzi costanti anziché correnti, sinonimo quindi di PIL a prezzi costanti. L andamento nel tempo cambia se si 68 Olivier Blanchard, Scoprire la Macroeconomia (2006), Vol. I, Cap. II, Paragrafo La Scienza delle Finanze ci insegna che le imposte indirette sono quelle che colpiscono una manifestazione mediata di capacità contributiva dei consumatori al momento degli acquisti o vendite di un bene o di un servizio. Bosi P., Guerra M. Cecilia, I tributi nell economia italiana (2011), Cap. I. 70 Olivier Blanchard, Scoprire la Macroeconomia (2006), Vol. I, Cap. II, Paragrafo

35 tratta di PIL reale (varia solo la produzione) o di PIL nominale (varia la produzione, i prezzi o entrambi). Questo paragrafo oltre a introdurre il concetto di PIL, vuole far capire che questa incognita macroeconomica è utile per definire il benessere di un Paese, la salute della popolazione, misurare l economia, affermando o no se uno Stato sta attraversando un periodo di espansione o uno di recessione. Esso però può essere modificato. Vediamo come. 2.2 Le politiche macro che influiscono sul PIL: ipotesi di un economia chiusa e introduzione del modello IS LM. Quando ho affrontato per la prima volta la Macroeconomia, (dopo aver inizialmente discusso sulle principali variabili come il PIL, l inflazione e la disoccupazione), mi è stato detto che per raggiungere un equilibrio sia nel mercato dei beni sia nel mercato finanziario nel breve periodo, occorreva utilizzare un modello chiamato IS LM e che dovevo fare attenzione al caso di un economia chiusa (ipotesi in cui l economia di un paese non commerci con il resto del mondo, una visione a dir poco fiabesca ) o di un economia aperta (ipotesi in cui l economia si presta all acquisto o alla vendita di beni o servizi anche all estero). Secondo la teoria, per completare l equilibrio generale occorre anche basarsi sul mercato del lavoro utilizzando quindi un altro modello, quello dell offerta aggregata e della domanda aggregata, il modello AS AD ( Aggregate Supply Aggregate Demand ), in questa sede però, mi occuperò solo del modello IS LM. Il modello IS LM ( Investment Saving Liquidity Money ) parte dal pensiero dell economista John Maynard Keynes John Maynard Keynes è considerato il padre della macroeconomia, con la sua opera principale Teoria generale dell occupazione, dell interesse e della moneta ha gettato le basi per ogni tipo di tema macroeconomico., 34

36 Prima di poter definire la curva IS e tutto l intero modello occorre affrontare la famigerata teoria, cercherò di farlo in modo sintetico, iniziando da questa equazione 72 : Equazione 1 Domanda di beni Z C + I + G + X IM L equazione 1, assume come Z la domanda di beni e possiamo dire che è un identità 73 che rivela la somma del Consumo (C), gli Investimenti (I), la Spesa pubblica (G), le Esportazioni (X) alle quali si sottraggono le Importazioni (IM). Se si assume che l economia è chiusa le esportazioni e le importazioni sono nulle, pari a zero. In realtà gli Investimenti come ho spiegato in seguito dipendono da due fattori. Occorre definire il consumo. Partendo dalla concezione che il consumo è funzione del reddito disponibile e all aumentare del reddito disponibile aumenta positivamente anche il consumo, si può delineare questa equazione 74 che viene detta funzione del consumo : Equazione 2 Funzione del consumo C = C (Y d ) Scrivendo la funzione del consumo, ponendo C = c 0 + c 1 Y d, dove c 1 è un parametro che indica la propensione marginale al consumo 75 e c 0 rappresenta l intercetta della funzione del consumo in caso di reddito disponibile nullo e successivamente ponendo Y d = Y T, dove Y rappresenta il reddito e T le imposte al netto dei trasferimenti, 72 Olivier Blanchard, Scoprire la Macroeconomia (2006), Vol. I, Cap. III, Paragrafo Da notare l inserimento del simbolo matematico nell equazione:. 74 O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap. III, Paragrafo Effetto di un unità aggiuntiva di reddito disponibile sul livello di consumo, in altri termini ci dice quanto incrementano i consumi all aumentare del reddito, O. Blanchard (2006), Op. cit., Glossario. 35

37 possiamo riscrivere l equazione finale del consumo sostituendovi queste equazioni appena effettuate, ottenendone un altra: Equazione 3 Consumo C = c 0 + c 1 (Y T) Dall equazione 3 si evince che un aumento del reddito fa aumentare di conseguenza il consumo ma un aumento delle imposte lo fa diminuire. Riscrivendo quindi la domanda di beni decurtando le importazioni e le esportazioni e chiarendo meglio il consumo, si giunge a Z = c 0 + c 1 (Y T) + I + G. Avendo fissato la domanda di beni (ricordando che in un economia chiusa le importazioni e le esportazioni sono nulle) e il consumo, è necessario spostarsi sul lato dell equilibrio. L equilibrio nel mercato dei beni si ottiene con l uguaglianza dell offerta con la domanda, Y = Z, sostituendo la Z riscritta all equazione, raggiungiamo: Equazione 4 Equazione di equilibrio Y = c 0 + c 1 (Y T) + I + G 76 Questa condizione è sufficiente per esporre quello che è la curva IS. Per completare il modello è indispensabile anche la curva LM che si ricava dalla seguente equazione 77 : Equazione 5 Domanda di moneta 76 O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap. III, Paragrafo O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap IV, Paragrafo 1. 36

38 M d = Y L(i) L equazione 5, ci dice che la domanda di moneta, la moneta che la popolazione vuole detenere, sia uguale al reddito nominale (reddito in euro), moltiplicato per una funzione del tasso di interesse L(i); la relazione con il tasso di interesse i, è una relazione negativa: l aumento del tasso provoca una diminuzione della domanda di moneta e viceversa. Ovviamente l offerta di moneta deve essere uguale alla domanda di moneta, dunque M d = M s, usando la condizione M s = M, la condizione di equilibrio 78 sarà: M = Y L(i). Gli investimenti nel mercato dei beni come ho accennato in precedenza dipendono da due variabili: una è il tasso d'interesse e l altra è il livello delle vendite. Questo ci dice che posso riscrivere la condizione di equilibrio nel mercato dei beni in questo modo: Y = C (Y T) + I (Y,i ) + G ; 79 gli investimenti dipendono positivamente dalle vendite ma negativamente dal tasso di interesse. Avevo assunto che nella domanda di moneta e nella condizione di equilibrio nel mercato finanziario, il reddito che appariva era un reddito nominale, è più conveniente riscriverla come reddito reale, dividendo entrambi i lati dell equazione per il livello dei prezzi, (P): M/P = Y L(i) 80. Avendo tutto il necessario per costruire il modello possiamo derivare le due curve, che a questo punto saranno: Equazione 6 Curva IS Y = C (Y T) + I (Y, i ) + G Equazione 7 Curva LM 78 O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap IV, Paragrafo O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap V, Paragrafo O. Blanchard (2006), Op. cit., Cap V, Paragrafo

39 M / P = Y L(i) Il modello IS LM, rappresentato graficamente, si può osservare nella Figura 1. Figura 1 Modello IS LM EQUILIBRIO SUI MERCATI FINANZIARI LM Tasso di interesse, i A EQUILIBRIO SUL MERCATO DEI BENI IS Produzione, Y La Figura 1, mostra sia la curva IS che la curva LM; per semplicità ho disegnato le due, somiglianti a due rette. Nell asse delle ordinate troviamo il tasso d'interesse (i) e nell asse delle ascisse troviamo la produzione (Y). La retta IS è inclinata negativamente: all aumentare del tasso d'interesse la produzione diminuisce. La retta LM è inclinata positivamente: all aumentare del tasso d'interesse aumenta anche il reddito (produzione). Il punto A, corrisponde all equilibrio generale, sia nel mercato dei beni sia nei mercati finanziari, comprendente un certo livello di produzione (Y) e un certo tasso di interesse (i) O. Blanchard (2006), Op. Cit., Cap V, Paragrafo 3. 38

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