VELA. L'assemblea sociale Il bilancio e le nuove cariche sociali. La rivista della Banca di Formello e Trevignano di Credito Cooperativo BCC

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1 Anno 4 - N. 2 - Giugno Periodico trimestrale di finanza e cultura - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - 70% - Roma Aut. N. 21/2009 VELA La rivista della Banca di Formello e Trevignano di Credito Cooperativo VEIOLAGO L'assemblea sociale 2011 Il bilancio e le nuove cariche sociali IL CONCERTO TRICOLORE Per il 150 anniversario dell'unità d'italia OSTIA ANTICA Visita al porto cosmopolita di Roma NAVIGARE NELLA STORIA La fuga disperata di Pompeo BCC CREDITO COOPERATIVO Formello e Trevignano Romano

2 Musica popolare sul palco dell iniziativa Ballando ballando. Il ricavato delle due serate, assieme a un contributo della Banca, è stato devoluto al Comitato Locale di Formello della Croce Rossa Italiana per l'acquisto di manichini pediatrici neonatali.

3 BCC CREDITO COOPERATIVO Formello e Trevignano Romano

4 VELA Anno 4 - N. 2 - Giugno Periodico trimestrale di finanza e cultura - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in A.P. - 70% - Roma Aut. N. 21/2009 VEIOLAGO L'assemblea sociale 2011 Il bilancio e le nuove cariche sociali IL CONCERTO TRICOLORE Per il 150 anniversario dell'unità d'italia OSTIA ANTICA Visita al porto cosmopolita di Roma NAVIGARE NELLA STORIA La fuga disperata di Pompeo BCC CREDITO COOPERATIVO La rivista della Banca di Formello e Trevignano di Credito Cooperativo Formello e Trevignano Romano 8 Sommario 3 Adeguare lo Statuto a una società che cambia 4 L assemblea dei Soci Il Concerto tricolore La rivista della Banca di Formello e Trevignano Romano di Credito Cooperativo Periodico trimestrale N. 2 - Anno 4 Giugno 2011 Registrato presso il Tribunale di Tivoli il al N. 21/2008 Sede Viale Umberto I, 92 Formello (Roma) Tel Il premio letterario Vairo-Malavasi 14 Ostia Antica 16 La fuga disperata di Pompeo 16 Direttore Responsabile Domenico Petrocelli Hanno collaborato a questo numero: Mario Carfì Armando Finocchi Emanuela Gizi Carla Mampieri Sara Scatena Federico Viti Anna Wilma Zuccheri Ufficio Soci Tel Stampa Miligraf Srl Via degli Olmetti, 36 Formello (Roma) Tel Le migliori tesi di laurea 22 I soci raccontano 23 Libri 23

5 Adeguare lo Statuto a una società che cambia Dagli anni della fondazione le Casse Rurali ed Artigiane hanno accompagnato le trasformazioni della società italiana. I loro statuti si sono quindi evoluti nel corso dei decenni, adeguando i princìpi ispiratori ai cambiamenti sociali. É accaduto anche per la nostra Banca. Negli anni Settanta si dovette affrontare la questione della diminuzione della percentuale di agricoltori nell'ambito della compagine sociale, quando l'agricoltura non era più il settore primario dell'economia. Negli anni Ottanta furono varate nuove norme di elezione per le cariche sociali, per dare continuità all'amministrazione delle Casse. Negli anni Novanta venne estesa la loro competenza territoriale, nello stesso periodo in cui furono trasformate in Banche di Credito Cooperativo. La Banca d'italia assiste le BCC nell'adeguamento degli statuti, predisponendo uno statuto-tipo in accordo con gli organismi di categoria, come la Federcasse. I progetti di nuovo statuto sono dibattuti dalle federazioni regionali delle BCC con appositi incontri e seminari, dalle cui osservazioni nascono le proposte di adeguamento. Una volta raggiunto l'accordo, la Banca d'italia approva in via preventiva lo statutotipo. Le BCC che adottano questo statuto non hanno nessuna altra incombenza se non trasmettere alla Banca d'italia la delibera assembleare di approvazione. È una procedura semplificata, per dare trasparenza all'amministrazione di ogni singolo istituto e uniformità all'intero movimento del credito cooperativo. Diversamente, per inserire nuove proposte, si va incontro ad una complessa procedura. Le crisi finanziarie di questi anni hanno messo in evidenza l'importanza della qualità della governance delle BCC, solo lambite dalla crisi grazie al loro radicamento nell'economia reale. Un efficace sistema di governo delle banche costituisce l'indispensabile strumento per prevenire, o ridurre le conseguenze, di crisi bancarie. È stato questo uno dei temi principali del dibattito che ha portato alla definizione dello statutotipo del 2011, approvato formalmente dalla Banca d'italia lo scorso 21 febbraio ed accolto dalla nostra Banca con l'approvazione dei soci nell'assemblea del 30 aprile. Il nuovo statuto delle Banche di Credito Cooperativo vuole garantire l'equilibrio tra continuità e graduale rinnovamento nel governo della BCC, ridurre il rischio di conflitti di interesse anche attraverso l'incompatibilità del ruolo di amministratore con lo svolgimento di incarichi politici e amministrativi pubblici, prevedere limiti alla misura dei fidi concedibili, porre vincoli precisi alla possibilità di affidare appalti a parti correlate di amministratori e dirigenti, rafforzare il monitoraggio sull'autonomia e sull'indipendenza dei componenti l'organo di controllo, prevedere l'ineleggibilità per quanti, in precedenza, abbiano contribuito a causare crisi aziendali, favorire ulteriormente la partecipazione dei soci alla vita della cooperativa bancaria. Sono questi gli orizzonti che vogliamo raggiungere con la convinzione di sempre. Il Presidente Gino Polidori 3

6 VELA LA NOSTRA BANCA L'assemblea dei Soci 2011 La relazione di bilancio e il rinnovo delle cariche sociali Il nuovo Statuto Sabato 30 aprile nel Centro Congressi dell'autodromo di Vallelunga, a Campagnano di Roma, si è svolta l'annuale assemblea dei soci della Banca, l'appuntamento più importante per la vita della nostra compagine sociale. Il presidente Gino Polidori ha letto la Relazione sulla gestione dell'esercizio 2010, i cui dati sono stati poi illustrati dal Direttore generale Mario Porcu, seguiti dalla Relazione del Collegio Sindacale. È intervenuto anche il Direttore generale della Federazione Regionale Lazio Umbria e Sardegna, Paolo Grignaschi. È stato inoltre approvato il nuovo Statuto nato dalla collaborazione tra il Credito cooperativo e la Banca d'italia per migliorare il sistema di governo degli istituti di credito, affermare l'incompatibilità degli amministratori della Banca con lo svolgimento di incarichi politici e amministrativi pubblici, incoraggiare ulteriormente la partecipazione dei soci alle attività dell'azienda, rimarcandone le origini cooperative. Quest'anno, oltre alla presentazione del bilancio, si è proceduto come ogni triennio anche al rinnovo delle cariche sociali. Attenuare gli effetti delle crisi internazionali La crisi che negli ultimi due anni ha coinvolto i mercati finanziari internazionali ha fatto sentire i suoi effetti anche sulle economie locali sostenute dalle Banche di Credito cooperativo. All'interno dell'unione Europea un effetto destabilizzante ha avuto l'indebitamento di alcuni Paesi, mentre è ancora in corso la crisi del Mediterraneo, con inevitabili conseguenze sociali ed economiche. In questo scenario ancora difficile, ci sono tuttavia incoraggianti segnali di ripresa: l'economia italiana nel 2010 è tornata a crescere e il PIL è salito dell'1,3%, un valore al di sopra delle attese anche se ancora al di sotto della media europea. La nostra Banca ha continuato ad accrescere i de- 4

7 LA NOSTRA BANCA VELA Un momento dell Assemblea sociale positi amministrati ed a consolidare il proprio patrimonio. Inoltre, la struttura territoriale della Banca ha visto un ampliamento a seguito dell'apertura della filiale di Monterosi, inaugurata lo scorso gennaio. L'impegno del Consiglio di Amministrazione è stato profuso nell'individuazione delle politiche di gestione dei rischi, stabilendone il grado di propensione, nel ridisegnare la struttura organizzativa per adeguarla al contesto operativo e nel definire ulteriori regolamenti interni in attuazione dei nuovi indirizzi normativi. In questo modo la Banca ha attenuato gli effetti della crisi su famiglie e piccole e medie imprese, gli interlocutori privilegiati delle BCC, assieme alle quali ogni giorno viene costruito non solo un sistema economico, ma soprattutto un tessuto sociale e di relazione. Nella presentazione del bilancio economico, il Direttore generale Mario Porcu ha elencato nei dettagli le attività finanziarie della Banca del 2010, confrontandole con i dati dell'anno L'utile di esercizio del 2010 ammonta a ,91 euro, ripartito, con approvazione dell'assemblea, tra la riserva legale ( ,47 euro), i fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione ( euro) e i fini di beneficenza e mutualità ( euro). Se il numero dei clienti è rimasto sostanzialmente invariato, nell'anno trascorso sono aumentati sia i depositi in conto corrente sia i depositi a risparmio. Le voci del bilancio sono state pubblicate nel volume Relazioni e bilancio. La nuova Filiale di Monterosi 5

8 Quattro proposte per la rinascita della Comunità Italia Nel corso dell'assemblea sono state ricordate le quattro proposte del Credito cooperativo formulate in un recente convegno per superare la crisi finanziaria che è diventata anche una crisi di fiducia. Un valore, la fiducia, che è all'origine (anche etimologica) del credito. Occorre allora discutere idee e nuovi modelli di sviluppo. Richiamandosi alla propria tradizione cattolica e alla propria vocazione sociale, il Credito Cooperativo si impegna a costruire un nuovo bene comune, con quattro proposte: 1) rivedere la fiscalità, combattendo l'illegalità e garantendo un fisco più equo; 2) rendere più efficiente la rete dei servizi, riducendo la burocrazia e ampliando la sussidiarietà; 3) migliorare il sistema educativo, per rendere la scuola sempre più di qualità e realmente formativa al lavoro; 4) costituire una classe dirigente di valore. Quattro proposte concrete rivolte alle energie migliori del Paese, nella convinzione che l'agire economico deve essere orientato al progresso dell'intera collettività. In tutta Italia sono oltre un milione i soci delle BCC, mentre il numero complessivo dei clienti è di 5,7 milioni. Sono ben 415 le Banche di Credito cooperativo italiane, il 54% delle totale delle banche operanti nel nostro Paese, con sportelli, il 13% del sistema bancario. In 558 comuni italiani lo sportello di una BCC rappresenta ancora l'unica presenza bancaria. Il valore dei soci I soci sono il primo patrimonio delle Banche di Credito cooperativo. Non sono meri azionisti, ma sono i veri proprietari dell'azienda, nominando gli amministratori responsabili della gestione economica. Ne sono anche i primi clienti e beneficiari, perché le BCC per legge operano prevalentemente con i soci per quanto riguarda l'erogazione del credito. Distribuzione dei soci per Comune Anguillara Sabazia 115 5,53 Bracciano 48 2,30 Campagnano di Roma 106 5,09 Formello ,32 Roma ,43 Trevignano Romano ,63 Altri Comuni 77 3,70 Una gita sociale Alla data del 31 dicembre 2010 la nostra compagine sociale era composta da soci, con un capitale sociale di euro. Rispetto alla stessa data dell'anno precedente, il numero dei soci è aumentato di 56 unità: soci in gran parte giovani, per i quali dal 2005 la Banca prevede una quota d'ingresso ridotta a 250 euro. Nel corso del 2010 sono state accolte 78 domande di ammissione a socio: i nuovi soci provengono da Formello (31 soci), Roma (17), Trevignano Romano (14), Campagnano di Roma (6), Anguillara Sabazia (4). i sovrapprezzi (ordinario e riservato ai giovani) non hanno subito modificazioni rispetto all'anno precedente. Ben 536 soci lo sono da più di vent'anni; altri 242 da oltre 30 anni: un radicamento nella società che fa di loro il N. Soci % vero biglietto da visita del credito cooperativo. Il Bilancio sociale e di missione Oltre alle cifre del bilancio economico, la Banca redige il Bilancio sociale e di missione, per testimoniare il contributo dato alla crescita sociale della nostra comunità. L'azione della Banca si ispira infatti ai valori di mutualismo e solidarietà, secondo l'articolo 2 dello Statuto che prevede di favorire i soci e le comunità locali, diffondere il benessere comune e promuovere lo sviluppo della cooperazione. Con questi obiettivi nel mese di novembre è stato 6

9 organizzato nella Zona industriale Olmetti il convegno Una strategia comune che guarda al futuro, dedicato alle piccole e medie imprese del territorio, con la partecipazione di oltre trecento tra amministratori, imprenditori e operatori economici dei Comuni serviti dalla Banca, alla presenza dei vertici della Federazione Regionale Lazio Umbria e Sardegna, ad iniziare dal Presidente Francesco Liberati. Il programma di visite guidate Conoscere Roma ha permesso ai soci di scoprire gli angoli più suggestivi della Città eterna, mentre altri soci hanno frequentato i corsi dedicati alla potatura e alla degustazione dei vini. I viaggi organizzati dalla Banca ci hanno condotto in Sicilia e in una suggestiva crociera nel Mediterraneo. In occasione della Festa del Socio, a fine anno, sono state assegnate le borse di studio agli studenti meritevoli e sono stati consegnati i pacchi natalizi. Sponsorizzazioni e contributi della Banca sono andati ad associazioni culturali e sportive, scuole ed enti religiosi, circoli di tutela ambientale e di protezione civile. Tutte queste attività sono comunicate con il trimestrale Vela, rinnovato nella veste grafica e arricchito nei contenuti fino a diventare la rivista del nostro territorio. LA NOSTRA BANCA VELA Scambio di opinioni fra i soci La registrazione prima del voto Il rinnovo delle cariche sociali Con una nuova modalità di votazione, per lista, al Consiglio di Amministrazione sono stati eletti Alvaro Altarocca, Giuseppe Bernardi, Edda D'Alessio, Gianluca Franchini, Lorenzao Francucci, Piergiorgio Montani, Marco Palma e Matteo Stefanelli. Presidente del Consiglio di Amministrazione è Gino Polidori. Il Collegio sindacale è presieduto da Cristiano Sforzini ed è composto da Sandro Cioccoloni e Filippo Salvatore Licenziato (sindaci effettivi), e da Barbara Speranzini e Ugo Soranna (sindaci supplenti). Il Collegio dei Probiviri è formato da Alberto Pezzaglia e Anna Clara D'Alessio (probiviri effettivi) e da Martino Paracino e Lanfranco Buccioli (probiviri supplenti). Per molti consiglieri e sindaci si è trattato di una riconferma; un segno di continuità e stabilità che permetterà anche nel prossimo triennio di far crescere il nostro territorio attraverso il credito. 7

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11 IL FILO DELLA MEMORIA VELA Il Concerto tricolore per celebrare il 150 anniversario dell Unità Una testimonianza di affetto e gratitudine per le migliaia di giovani italiani che per l'unità nazionale sacrificarono la vita Il concerto tra musica classica e jazz Nell'ambito delle celebrazioni del 150 anniversario dell'unità d'italia, sabato 9 aprile la Banca ha organizzato al Teatro comunale di Formello un concerto musicale intervallato da letture di brani storici sul Risorgimento. Le musiche erano del quartetto di ottoni Ethos Brass, nato nel 1998 dall'iniziativa di quattro strumentisti diplomati in vari conservatori e fino a quel momento attivi singolarmente sulla scena musicale. Ne è scaturito un repertorio completo, interpretato con grande originalità, grazie anche alla collaborazione iniziale di esperti arrangiatori. Nel concerto per la Banca, Duilio Fanelli (tromba), Pietro Amici (tromba), Piercarlo Turicchi (trombone), Giuseppe Sargeni (euphonium) e Pierluigi Zago (percussioni) hanno spaziato con bravura dalla musica classica al jazz, dalla Sinfonia del Nabucco di Giuseppe Verdi a Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, dalle canzoni più famose di Domenico Modugno alle celebri colonne sonore di Ennio Morricone, per concludere con Fratelli d'italia di Goffredo Mameli, intonato dall'intera platea. L'epopea risorgimentale raccontata dai ragazzi Tra un brano musicale e l'altro, Antea Portanova, Claudia Lucantoni, Gabriele Brunori e Lucrezia Dominici, quattro giovani dell'associazione culturale Il Melograno, hanno ripercorso i momenti salienti dell'unificazione nazionale, raccontando i sogni, le delusioni e i traguardi di due generazioni di patrioti: i moti del e del 1831, le rivolte del 1848, il romanticismo di Mazzini, le vicende tragiche dei fratelli Bandiera, di Carlo Pisacane e dello stesso Mameli, le tre guerre d'indipendenza, gli intrecci della diplomazia tessuti da Cavour e l'impresa garibaldina. I testi sono stati scritti per l'occasione da Armando Finocchi, storico e responsabile del Museo Casolare 311. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, la Penisola era divisa in 9 Stati, con il Regno di Sardegna, il Lombardo-Veneto, i Ducati di Parma, di Modena, di Lucca e di Massa, il Granducato di Toscana, lo Stato della Chiesa, il Regno delle Due Sicilie che andava da Napoli a Palermo. All'inizio l'italia non era che 9

12 un'idea: un'idea dei poeti, degli intellettuali, dei sognatori, degli artisti esuli nelle corti d'europa. Uno Stato italiano non era mai esistito. Ma sin dal Medioevo c'erano in Italia una lingua letteraria, una cultura condivisa e una religione comune. Esisteva quindi una nazione italiana. Attorno a questa convinzione si è snodata l'epopea risorgimentale, per dare alla nazione anche una unificazione politica. L'Italia del 1861 Dopo i plebisciti, il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale, a Torino, proclamava Vittorio Emanuele II Re d'italia per grazia di Dio e volontà della nazione. E proprio il 17 marzo è stata la data scelta per il centocinquantesimo anniversario dell'unità e che da quest'anno sarà festa nazionale. Al momento dell'unificazione, nel 1861, nel Regno d'italia vivevano circa 22 milioni di persone, senza il Trentino, il Veneto e il Lazio, che ancora non vi facevano parte. La città più popolosa era Napoli, con abitanti; seguivano Torino, Palermo, Milano e Roma, con circa residenti. Ma la maggior parte degli italiani viveva nelle campagne e in piccoli centri rurali, come erano allora Formello, Trevignano o Campagnano, che non superavano i abitanti. L'agricoltura, quasi ovunque condotta con metodi arcaici, occupava il 70% della popolazione attiva. La legge elettorale piemontese, estesa a tutto il Regno, concedeva il diritto di voto solo a quei cittadini maschi che avessero compiuto 25 anni di età, sapessero leggere e scrivere e pagassero almeno 40 lire di imposte all'anno. Con questi criteri, era iscritto alle liste elettorali meno del 2% della popolazione: appena elettori, con percentuali di astensionismo molto alte che quasi ne dimezzavano il numero. L Italia prima dell Unità Il primo decennio dell'italia unita Poche settimane dopo la proclamazione dell'unità, moriva Cavour, a soli cinquant'anni. Il governo italiano cercò di raccogliere la sua grande eredità politica: ottenne il Veneto nel 1866 grazie alle decisive vittorie sull'austria delle truppe prussiane, aumentò le tasse per ripagare i costi dell'unificazione (anche con la famigerata tassa sul macinato del 1868, che riguardava la quantità di grano macinata nei mulini), attuò una rigida centralizzazione burocratica e impiegò l'esercito contro il brigantaggio. Ma è in quel periodo che il Paese iniziò a dotarsi delle prime infrastrutture, come strade e ferrovie, creando le premesse per la seconda rivoluzione industriale degli anni Ottanta, incentrata sull'acciaio e l'elettricità. Studiare i primi decenni del nuovo Stato unitario è interessante anche perché in quegli anni si originarono alcune costanti della storia italiana che perdurano ancor oggi, come la tassazione elevata e un difficile rapporto tra Stato centrale e amministrazioni locali. La storia è sempre coscienza del presente. Dalla breccia di Porta Pia alla Rerum Novarum Dopo la breccia di Porta Pia (20 settembre 1870) e l'annessione di Roma e del Lazio, le gerarchie ecclesiastiche si erano opposte al nuovo Stato italiano e avevano chiesto ai cattolici di non partecipare alla vita politica. Ma quando Leone XIII venne eletto papa, inaugurò la nuova dottrina sociale della Chiesa: l'enciclica Rerum Novarum del 1891 affermava la concordia tra le classi e la partecipazione alla vita pubblica secondo gli ideali cristiani, condannando sia il profitto perseguito dalla borghesia capitalistica talvolta senza regole etiche, sia la lotta di classe sostenuta dal socialismo. Secondo l'enciclica, capitale e lavoro, proprietari e proletari potevano vivere in armonia. I datori di lavoro avevano il dovere di non trattare gli operai come schiavi e di rispettare in essi la dignità della persona umana, nobilitata dal carattere cristiano. Allo stesso modo i lavoratori dovevano prestare interamente e fedelmente l'opera che liberamente e secondo equità fu pattuita, non recar danno alle cose, né offesa alla persona dei padroni. Al miglioramento delle condizioni economiche doveva accompagnarsi l'elevazione morale e la solidarietà. 10

13 A questi valori si ispirarono le Casse rurali ed artigiane, all'origine della Banca di Formello e Trevignano Romano di Credito Cooperativo. Lettura di brani sul Risorgimento IL FILO DELLA MEMORIA VELA Il ruolo del credito cooperativo A metà serata hanno preso la parola il giornalista Giovan Battista Brunori, il presidente Gino Polidori e lo storico Armando Finocchi, che hanno discusso sulla creazione di un'identità nazionale e sull'importanza del credito cooperativo nella storia italiana. Pochi anni dopo l'unità, un'inchiesta nazionale aveva mostrato come l'arretratezza delle campagne italiane era dovuta anche all'assenza del credito. I grandi proprietari attendevano ogni anno una rendita sicura senza necessità di investimenti, gli affittuari erano scoraggiati dalla breve durata dei contratti agrari, mentre i contadini non possedevano beni da offrire a garanzia di un prestito. In molte piccole comunità rurali i Monti frumentari prestavano il grano alle famiglie più povere, che dovevano restituirlo dopo il raccolto. Se i mezzadri e i coloni continuavano a chiedere prestiti ai proprietari, per tanti braccianti e modestissimi agricoltori era ancora più facile cadere nella trappola dell'usura o, tra la fine dell'ottocento e la prima guerra mondiale, attendere le rimesse dei parenti emigrati oltre l'oceano. Solo con la costituzione delle Casse rurali ed artigiane, alla fine dell'ottocento, il credito popolare si radicò nel territorio e permise il miglioramento economico, sociale e morale delle popolazioni, ha affermato il presidente Polidori intervistato da Brunori. Attraverso le federazioni regionali e le associazioni nazionali, le Casse rurali e poi le Banche di credito cooperativo hanno contribuito alla formazione dell'identità nazionale, dandosi statuti omogenei e creando una rete di istituti e di sportelli bancari in tutto il territorio italiano. (A. F.) Il concerto degli Ethos Brass 11

14 VELA CON IL PATROCINIO DELLA BANCA Il Premio letterario Vairo-Malavasi Anche quest'anno la Banca ha concesso un contributo per il Premio letterario Vairo-Malavasi, tra le iniziative più interessanti per la formazione dei giovani del nostro territorio. Il Premio è stato istituito dal Collegio Docenti del Liceo Vian nel 2005, inizialmente in memoria della Prof. Anna Luisa Vairo, docente del medesimo Liceo e socia della Banca, e l anno dopo fu esteso alla Prof. Paola Malavasi, sempre del Vian. È ripartito in due sezioni: la Sezione Poesia, intestata alla Prof. Malavasi, poetessa, e la Sezione Prosa e Saggistica, intestata alla Prof. Vairo. Un plauso va al Preside Prof. Salvatore D Agostino, che ha creduto nella validità di questo progetto. Ai vincitori viene dato un premio in buonilibri, mentre a tutti i partecipanti viene rilasciato un attestato di partecipazione. L interesse che il Premio ha suscitato si sta estendendo anche presso altri istituti scolastici superiori della Regione, uno dei quali, l ITIS Biagio Pascal di Roma, ha concorso alle ultime due edizioni del Premio, mentre altri risulta stiano valutando l opportunità di sollecitare i propri studenti a partecipare all evento. La qualità dei lavori è migliorata continuamente, e i giovani sono stimolati a porsi in gioco, ad approfondire lo studio, a cimentarsi in una palestra tutta per loro, dove esprimere i propri sentimenti, le proprie idee, sforzandosi di organizzare il proprio pensiero e proporlo in modo coerente e sereno, migliorando così la propria formazione culturale e linguistica, maturando ancor più se stessi. L'edizione del 2010, che si è svolta nell Aula Magna del Liceo Ignazio Vian di Bracciano, è stata caratterizzata dal patrocinio offerto dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma e dal Comune di Bracciano, il cui Sindaco, Giuliano Sala, ha assistito alla premiazione e che ne ha riconosciuto il valore formativo nei confronti dei giovani che frequentano la scuola. La Prof. Loretta Truini, presidentessa della Commissione selezionatrice dei lavori, ha invitato i vincitori, alcuni di essi particolarmente emozionati, a leggere i loro lavori. Per la Sezione Poesia, vincitore è stato Andrei Pollari, IV L, con la poesia intitolata Les belles annèes passent vite. Menzione d onore hanno avuto Fabiana Celesti, I A, con Desideri romani, e Susanna Ippolito, V C, con Ho imparato a sognare. Tutti del Liceo Vian di Bracciano. Per la Sezione Prosa e Saggistica, vincitrice è stata Ludovica Maria Busdraghi, IV F, del Liceo Vian, con il saggio Bones, tratto da una storia vera. Menzione d onore hanno ricevuto Sara Ferrara, IV D, dell ITIS Pascal di Roma, con Le due sorelle, e Sandro Limaj, IV L, del Liceo Vian, con Limiti. Significativa è stata altresì la partecipazione, fuori concorso, di due docenti, la Prof. Anna Saviano, con Giulia ed io, delicata poesia dedicata a una sua amica, e il Prof. Claudio Lorenzetti, con Epitaffio, saggio che esorta i ragazzi ad aver fede e a continuare nel loro impegno. Il Premio ha ricevuto l attenzione della stampa locale ( L Agone di Anguillara Sabazia e La Voce di Cerveteri), con la pubblicazione di alcuni degli elaborati vincenti nelle rispettive selezioni. (Mario Carfì) 12

15 NOTIZIE IN BREVE VELA La visita all'abbazia di Farfa A conclusione del corso di potatura, la Banca ha organizzato una gita sociale in Sabina, conclusasi all'abbazia di Farfa, uno dei maggiori centri religiosi e culturali dell'italia medievale. Nel suo scriptorium, infatti, furono prodotti famosi codici. La chiesa è a tre navate, con colonne provenienti da edifici romani e con un campanile romanico. Attorno all'abbazia già dal Medioevo è sorto un piccolo borgo con case a schiera. I soci all Abbazia di Farfa La scomparsa di Pietro Nori Domenica 6 marzo è scomparso Pietro Nori, classe 1917, combattente nella campagna di Russia, presidente della Banda musicale di Formello e socio della Banca, in cui era stato negli anni Settanta consigliere e sindaco supplente. Aveva generosamente donato alcuni attrezzi contadini al Museo Casolare 311, mentre le sue testimonianze sulla gara del solco dritto nelle Valli del Sorbo sono state raccolte nel volume Il Parco di Veio. L'identità storica di un territorio e nel documentario La ricchezza di un sacco di grano. Fotografa il nostro territorio È possibile inviare fotografie digitali alla redazione di Vela (Ufficio Soci, tel ), per formare un archivio fotografico sul nostro territorio, da utilizzare per la rivista e in futuro per un libro fotografico. Le immagini dovranno avere il nome e i recapiti dell'autore, che verrà citato in caso di pubblicazione, e poche righe di didascalia. Potranno essere immortalati gli angoli più pittoreschi del nostro territorio, i borghi storici, le campagne, l'artigianato, le feste popolari, le tradizioni, il lavoro, le innovazioni. 13

16 VELA CONOSCERE ROMA Ostia antica, il porto cosmopolita di Roma Un'animata città di commercianti e uomini d'affari riportata alla luce dagli scavi archeologici di inizio Novecento Un porto tra il Tevere e il Tirreno Sabato 12 marzo il programma di visite guidate Conoscere Roma ci ha portato nell'antico porto di Ostia, il centro di approvvigionamento annonario della Capitale dell'impero. Il suo nome deriva da ostium, che significa foce, per la sua posizione all'imboccatura del Tevere. La tradizione ne attribuisce la fondazione al re Anco Marcio, nella seconda metà del VII secolo a.c. L'ingresso agli scavi è in corrispondenza del decumano massimo della città antica, prima della Porta Romana che immette all'interno della Cinta Siliana. Le mura proteggevano la città verso sud, mentre a nord scorreva il Tevere nel suo antico corso. La Porta Marina, invece, all'estremo opposto del decumano, si affacciava sul limite della costa tirrenica, che un tempo lambiva la città. Talvolta i pirati si spingevano anche nelle vicinanze del porto, per assaltare le navi cariche di grano, oro, argento che dalle province del Mediterraneo raggiungevano i mercati cittadini e le ville dei nobili patrizi. I marinai a difesa di Ostia, o più di frequente quelli di Capo Miseno, erano talvolta incaricati di manovrare i teli del velarium del Colosseo, per proteggere gli spettatori dal sole o dalla pioggia. La vita pubblica e gli ambienti privati Ad Ostia molti edifici sono disposti lungo il decumano, come le Terme di Nettuno, che hanno conservato i mosaici del tepidarium, davanti alla caserma dei Vigiles. Di fianco alle terme si trova il Teatro augusteo, rielaborato al tempo di Settimio Severo, e dietro al Teatro si apre il grande Piazzale delle Corporazioni, che aveva tutt'intorno gli uffici di armatori, commercianti e artigiani, come ancora indicano le insegne nel pavimento a mosaico del portico. Più oltre, la Via dei Mulini costeggia i magazzini delle derrate alimentari. Il decumano sbocca infine nel Foro, all'incrocio con il cardine massimo. Il Foro era il centro della città, con il Capitolium, il Tempio di Roma e Augusto, le terme, la basilica e il Tempio Rotondo, il grande scenario della vita pubblica. Nel periodo imperiale Ostia era certamente il maggior emporio del Mediterraneo; il carattere multietnico della popolazione si deduce dalla presenza di edifici dedicati a culti orientali. Ma a colpire i visitatori sono anche gli ambienti della vita quotidiana: una taverna con un bancone per servire pasti caldi, i bagni comuni, gli impianti per riscaldare le terme e le stanze delle case signorili, i 14

17 IL NUOVO CALENDARIO DI VISITE GUIDATE CONOSCERE ROMA SARÀ PUBBLICATO NEL PROSSIMO NUMERO DI SETTEMBRE mosaici e le pitture delle dimore dei commercianti più ricchi, che dividevano la propria vita tra gli affari pubblici e i piaceri della vita privata. Dall'imperatore Tiberio a Rutilio Namaziano Da questo porto sono partiti famosi condottieri e flotte di anonimi soldati per conquistare gli angoli più remoti del mondo allora conosciuto, imperatori e letterati. Da Ostia partì ad esempio Tiberio, l'imperatore esule, quando nel 6 a.c. lasciò il lusso di Roma per ritirarsi tra i pastori dell'isola di Cipro. Sempre da Ostia, quattro secoli più tardi, nel 415 d.c. Rutilio Namaziano volle salpare per raggiungere la Gallia, sua terra d'origine, quando ormai il grande impero era al tramonto. E proprio durante il viaggio in nave Rutilio scrisse appassionate pagine su Roma, regina del mondo e madre di uomini e dei, come ricordato nel recente libro Insieme a Svetonio negli archivi imperiali di Gino Polidori. (A.F.) 15

18 VELA NAVIGARE NELLA STORIA Il Faro di Alessandria d Egitto, nelle cui vicinanze fu ucciso Pompeo

19 La fuga disperata di Pompeo Pompeo, quando i nostri erano all interno del Vallo, si strappò di dosso le insegne di generale, si lanciò fuori del campo per la porta decumana, e a spron battuto si avviò direttamente verso Larissa. Ma non vi si fermò; con la stessa velocità, raggiunti alcuni dei suoi che fuggivano, senza interrompere neppure di notte il viaggio, giunse al mare con una scorta di trenta cavalieri e si imbarcò su una nave che trasportava grano, scrisse Cesare Farsalo è una città al centro della Grecia, in Tessaglia. Immense pianure si distendono da lì verso nord, protette dal caldo vento africano da una catena montuosa. All inizio dell estate del 48 a.c. vi giunse Giulio Cesare con le sue legioni dopo aver guerreggiato con l armata di Pompeo, da Durazzo ad Apollonia e nell entroterra greco. Ogni volta veniva rimandata la battaglia finale. A Farsalo però si sarebbe deciso il destino di entrambi e quello della Repubblica romana. Pompeo, l'uomo del momento All arrivo del futuro dittatore i campi farsalici biondeggiavano di grano maturo e il suo esercito poté rifornirsene abbondantemente in attesa dell arrivo di Pompeo, Gneo Pompeo Magno. Valoroso generale romano, Pompeo il Grande, vittorioso in tante battaglie a cominciare da quella contro i pirati che infestavano il mare. Migliaia di disperati, a bordo di centinaia di navi, assaltavano ogni convoglio che solcava il Mediterraneo depredando o uccidendo i marinai addetti al trasporto del grano dall Africa a Roma, o al trasferimento di oro ed argento dalle province alla Capitale. Un problema che si trascinava da almeno trent anni con grave danno all erario imperiale. L intraprendenza di questo esercito di predoni era arrivata al punto che erano sbarcati a Gaeta, a Capo Miseno e perfino ad Ostia, sac- 17

20 cheggiando ogni borgo ed ogni città rivierasca. Imponente fu l offensiva: 500 navi, 20 legioni, cavalieri liberarono nel 67 a.c., in soli tre mesi, l agguerrita marineria piratesca che aveva la propria base operativa in Cilicia. L anno dopo Pompeo conseguì un altro importante successo contro l esercito di Mitridate. Amato e protetto dalla nobiltà romana, fu triunviro insieme a Giulio Cesare per spartirsi le province romane, ne divenne poi il più acerrimo nemico. In ogni caso era l uomo del momento, ma in quello stesso periodo cominciava a brillare nel cielo una nuova stella, quella di Giulio Cesare, simbolo e speranza dei popolari. Giulio Cesare, l'astro nascente Pompeo non aveva la stessa visione strategica sui campi di battaglia né il genio militare del divo Giulio Cesare e in quelle estese pianure se ne ebbe la prova, quella definitiva. Eppure l esercito pompeiano poteva contare su fanti oltre a cavalieri, contro i fanti e cavalieri del suo avversario. Forze impari che lasciavano intravedere una facile vittoria dell armata di Pompeo, che esortò i soldati di Scipione a voler partecipare alla preda e alle ricompense. Tutti pensavano a come sfruttare personalmente l imminente vittoria anziché preoccuparsi di come conseguirla. E dire che Giulio Cesare aveva tentato più volte di negoziare la pace, ben consapevole che in quella terra lontana si fronteggiavano due eserciti con le stesse insegne romane, che uniti avevano partecipato a numerose battaglie in tutta Europa per la grandezza di Roma. L ultimo tentativo risaliva a pochi mesi prima, quando le due armate si erano accampate più ad est, l una di fronte all altra, divise soltanto dal fiume Apso. Un piccolo fiume che permetteva ai legionari di ammassarsi sulle due rive e colloquiare tra loro nella comune speranza di evitare la battaglia decisiva. Tutti attendevano con ansia il risultato dei continui colloqui degli incaricati di entrambi le parti, finché Pompeo proibì la continuazione delle trattative. E guerra fu. La morsa fatale Il 9 agosto del 48 a.c. avvenne lo scontro a ridosso del fiume Enipeo sulla cui sponda era appoggiata l ala destra pompeiana. Ma Cesare aveva in serbo una mossa decisiva che sicuramente gli avrebbe offerto la tattica adottato da Tito Labieno, in quel momento nell'esercito pompeiano e che proprio con Cesare aveva combattuto nelle Gallie. Labieno attaccò l ala destra dello schieramento cesariano, volutamente indifeso, per poi sfondare il centro dell esercito. Poco prima, però, il Conquistatore aveva distaccato sei coorti e le posizionò alle spalle come riserva. Quando la cavalleria di Labieno era penetrata all interno per un tratto, fu dato ordine alla riserva di attaccare chiudendo così la cavalleria nemica in una morsa fatale. Da lì la disfatta. Quindicimila furono i soldati caduti nelle file dell armata avversaria, soltanto duecento in quella di Cesare. In fuga nel Mediterraneo Vistosi perso, Pompeo il Grande iniziò una lunga fuga per sfuggire alla vendetta di Giulio. Solo davanti a lui tremava, o meglio fuggiva, come avvenne anche l anno prima quando Cesare varcò il Rubicone. Allora fuggì da Roma con quasi tutto il Senato al seguito, rifugiandosi alla fine in Grecia. Inveiva nel frattempo proprio contro Labieno sul quale aveva riposto le speranze di una grande vittoria, e che invece aveva dato inizio alla disfatta. Raggiunse poco dopo l isola di Lesbo, dove l attendevano la giovanissima moglie Cornelia e suo figlio Sesto Pompeo. Cominciarono a marciare verso sud raggiungendo la città di Anfipoli in Macedonia, dove aveva alcuni amici. Emanò subito un editto attraverso il quale obbligava i giovani di quella provincia macedone a prestare giuramento di fedeltà nei suoi confronti, tentando così di improvvisare un esercito. Ma sapeva che Giulio Cesare lo inseguiva a marce forzate per eliminarlo una volte per tutte. La mattina se- 18

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