Aosta documenti romani e altro Patrizio Vichi

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1 Aosta documenti romani e altro Patrizio Vichi Attorno al 1920, Aosta, che faceva parte della provincia di Torino, contava 8420 abitanti. Mentre i cattolici del Partito popolare amministravano da tempo il comune e le Sinistre erano presenti in città da più di trent anni, il 30 dicembre 1920 si costituiva il Fascio di combattimento. Nel nuovo movimento confluivano forze che andavano dal Nazionalismo al Socialismo interventista, dal Futurismo anticlericale e repubblicano al Liberalismo monarchico. In effetti l aggettivo fascista, in quei primi anni, non aveva il significato negativo di oggi, ma era inteso dai più come ardentemente patriottico. I tratti unificanti di quelle diverse idealità sembrano essere stati: la gravissima crisi sociale seguita alla guerra, le pressanti istanze dei reduci da una vittoria, che si diceva mutilata per via dei trattati di pace ritenuti ingiusti verso l Italia, un rivendicato quanto esasperato mito del coraggio e del combattimento, il tutto manovrato dalla bramosia di potere dei capi. In realtà erano le grandi proprietà industriali e agrarie che, con i capitali bancari, finanziavano il movimento per battere la paura del Socialismo. Ad Aosta il Fascio di combattimento raccoglieva poche decine di persone 1 divise in due squadre di azione 2, per lo più ex combattenti, giovani operai e studenti, di cui avrebbe presto preso la guida il colonnello a riposo Giuseppe Cajo, direttore della filiale aostana del Banco di Roma. Tre mesi dopo la costituzione del Fascio di combattimento, il 28 marzo 1921, ci fu un violento contrasto che causò un omicidio. Un gruppo di fascisti aostani che ritornava dall inaugurazione del monumento ai caduti di Pont-Saint-Martin, giunto a Verrès, si scontrò con degli operai socialisti ed Enrico Delchoz, operaio, morì raggiunto da un colpo di pistola partito dall autocarro che trasportava i fascisti 3. Nell autunno del 1922 ebbero luogo la devastazione del circolo socialista di Aymavilles e l occupazione della Camera del lavoro di Aosta. Mentre la monarchia sabauda, non opponendosi alla marcia su Roma, con un colpo di stato decideva di consegnare a Benito Mussolini il governo dell Italia, anche ad Aosta, come nel resto della penisola, i mesi che seguirono furono densi di eventi determinanti per il consolidamento della presa del potere da parte del Partito fascista. Presa del potere che continuò a rafforzarsi con l uso sistematico della violenza da parte degli squadristi verso gli avversari politici. Ora però le aggressioni, oltre ad essere rivolte contro le Sinistre, venivano dirette anche contro le associazioni cattoliche del Partito popolare. Un indicazione contenuta in Prefetti e Fascismo nella Provincia di Aosta di Tullio Omezzoli 4, ha permesso di reperire, presso l Archivio centrale dello Stato di Roma, una serie di documenti che va dal dicembre 1922 al giugno 1924, riguardanti vicende politiche accadute ad Aosta. Mentre i contenuti di parte di quelle carte, tutte indirizzate al ministero dell interno, sono già conosciuti in Valle d Aosta, altri sono invece nuovi e permettono una lettura più approfondita di quel momento storico. 1 Le Mont-Blanc, 7 gennaio Riccarand E., Storia contemporanea della Valle d Aosta, , Aosta, Stylos, Le Duché d Aoste, 30 marzo Omezzoli T., Prefetti e Fascismo nella provincia di Aosta , Istituto storico della Resistenza in Valle d Aosta, Le Château, Aosta, 1999.

2 Il primo documento è del 2 dicembre 1922 ed è la copia del telegramma con cui il prefetto di Torino descrisse l attacco squadrista, avvenuto il 30 novembre 1922, contro Angelo Negri, studente liceale cattolico, a causa di alcune frasi scritte dallo stesso in un tema scolastico. MINISTERO DELL INTERNO Telegramma n Gabinetto del Ministro (Ufficio Cifra) Da Torino 2/12/922 N. 500 A telegramma odierno Appena ebbi notizia incidente avvenuto Aosta ho subito richiesto informazioni al Sottoprefetto. Questi riferisce che giovedì seguito incidente avvenuto terza classe liceale fra studente fascista Chabod Professore Italiano per frasi ritenute offensive pel Partito Fascista contenute nel tema svolgimento da uno studente Popolare, certo Bonda, alcuni fascisti, riunitisi con studenti all uscita della scuola, schiaffeggiarono, dopo breve diverbio, il Bonda. Intervenne Preside che fu violentemente apostrofato dai fascisti i quali pretendevano riprovasse frasi suddette. Intervenuto subito V.Commissario p.s. allontanava contendenti, Nessuna altra violenza né altri incidenti. Giornata stessa Sottoprefetto aveva colloqui col Preside Liceo e Direttorio Fascio onde ricondurre calma ambiente studentesco. Provveduto per tutela e vigilanza ordine pubblico. PREFETTO OLIVIERI [Il documento originale contiene diversi errori. La classe era la seconda e non la terza. Il cognome Chabod è scritto in modo illeggibile. Dalla relazione del preside risulta che non è stato necessario alcun intervento della polizia. Lo studente percosso non è Bonda, ma Angelo Negri.] In quella settimana di dicembre ebbero luogo altre gravi aggressioni. Lunedì 4, fu il sindaco di Aosta Jean Farinet, del Partito popolare, ad essere aggredito da dei giovani fascisti. Il giorno dopo, martedì 5, un gruppo di squadristi devastò il circolo cattolico. Compiuto quell assalto, la squadra si diresse in via Xavier de Maistre, penetrò nella sede dell Imprimerie catholique, e, nel corso dell incursione, venne gravemente ferito Jules Camos, dipendente della tipografia. In aggiunta a questi fatti, la direttrice della scuola normale femminile, Annette Bognier, che aveva rifiutato l ordine, datole da alcuni squadristi, di far cantare alle allieve l inno Giovinezza, aveva ricevuto la minaccia dell olio di ricino. Tutti questi episodi sono indicati nella copia del telegramma, che il sacerdote Joconde Stevenin, esponente del Partito popolare, spedì direttamente a Mussolini il 9 dicembre MINISTERO DELL INTERNO Telegramma n Gabinetto del Ministro (Ufficio Cifra) Da Torino 9/12/922 Da varie sere continuano, malgrado deplorazione dirigenti fasci, violenze da parte nuclei fascisti. Continuano canti osceni uscita popolo esercizi spirituali chiese, minaccia contro sacerdoti, direttrice convitto normale. Lunedì aggredivasi proditoriamente Sindaco Città, martedì devasta vasi circolo cattolico frantumandovi crocifisso, sfregiando ritratto Re; Giunta Municipale protesta presso S. V. invocando provvedimento data rilassatezza Polizia locale. STEVENIN Assessore Anziano Aosta 1

3 In data 10 gennaio 1923 un altro telegramma, di cui primo firmatario era Alfonso Chatrian, avvocato e deputato provinciale di Aosta, al quale seguivano altre personalità, fu inviato al ministero per protestare contro le provocazioni e le distribuzioni di olio di ricino da parte dei fascisti. Esattamente il giorno dopo, l 11 gennaio, evidentemente qualche impiegato postale aveva fatto la spia, all uscita dal tribunale l avvocato Chatrian venne costretto da alcuni squadristi a bere una abbondante dose di olio di ricino. Un altro significativo documento è quello del 25 gennaio 1923 che, ricollegandosi a quelle azioni squadristiche, fornisce indicazioni per individuare le responsabilità che, a monte, orientavano quelle aggressioni. Si tratta ancora di un telegramma che il prefetto di Torino invia al ministero. Il sottosegretario De Bono, sotto il telegramma, annota la risposta da inviare al prefetto. MINISTERO DELL INTERNO Telegramma n Gabinetto del Ministro (Ufficio Cifra) Da Torino 25/1/923 Ad Aosta dove fascisti liberali e Combattenti tengono viva agitazione contro Amministrazione Comunale ho dovuto Inviare Commissario per inchiesta. Vienemi molto autorevolmente riferito che ex Deputato Farinet sostenitore Amministrazione avrebbe ottenuto dalla Direzione Centrale Banco Roma trasloco altrove Colonnello Cajo addetto succursale e maggiore esponente Fascio Aosta. Provvedimento se adottato farebbe pessima impressione e sarebbe dannoso pel movimento fascista nella Valle d Aosta. Prego ove nulla osti voler intervenire per scongiurarlo. PREFETTO PALMIERI Prefetto Torino Colonnello Cajo resterà Aosta, necessita che egli moderi sua azione politica, poiché Banco desidera suoi funzionari si occupino loro banca essenzialmente senza creare imbarazzi. De Bono E difficile non pensare che l azione politica da moderare sia quella degli squadristi agli ordini del colonnello. Nel febbraio 1923 si tennero ad Aosta i processi per le violenze avvenute nel dicembre precedente. Tranne colui che aveva ferito Jules Camos, condannato a tre mesi di carcere, subito condonati, tutti i fascisti furono assolti per insufficienza di prove e per inesistenza di reato. Il 13 marzo seguente gli squadristi occuparono il municipio di Aosta, mettendo di fatto fine all amministrazione comunale del Partito popolare. Un elenco degli autori dell occupazione, a firma prefetto di Torino, è presente all archivio di Roma. In città, dopo un periodo di relativa calma, dovuto forse anche al richiamo del sottosegretario De Bono, la notte del 31 ottobre del 1923 accadde un fatto che avrebbe avuto gravissime ripercussioni. Un gruppo imprecisato di persone, si disse sei o sette, scavalcato il muro di cinta, penetrò nel cimitero di Sant Orso e si diede a danneggiare tombe, croci, lapidi. I giorni seguenti a quel 31 ottobre i giornali locali bollarono con parole di fuoco quel gesto profanatore 5. Il giorno dopo quella scorribanda al cimitero, giovedì 1 novembre, all inizio della notte si verificò un altro grave fatto. Leonardo Chabod, diciannovenne studente liceale, che abitava in Rue 5 Le Mont-Blanc 2 novembre 1923, Le Pays d Aoste 2 novembre 1923, La Doire Balthée 2 novembre 1923, Le Duché d Aoste 7 novembre

4 Humbert 1, rientrato a casa, dopo aver scritto una breve lettera testamento, si sparò con una pistola alla tempia destra, morendo sul colpo. 6 Elio Riccarand, per l Istituto storico della Resistenza in Valle d Aosta in Fascismo e Antifascismo in Valle d Aosta , ha pubblicato quella lettera. 7 Leonardo Chabod, nell anno scolastico , aveva frequentato il secondo anno del liceo classico, scuola che, in quegli anni, per l influenza esercitata da alcuni insegnanti, promuoveva una visione di italianità estremamente nazionalista. Leonardo, che aveva aderito al Fascio di Aosta sin dal 1921, faceva parte di una squadra di azione ed era poi anche stato nominato - non si sa per quali meriti - tenente della milizia fascista. A Roma, tra i documenti, si trova la relazione sui gravi fatti di Aosta, inviata dalla prefettura di Torino, il 6 novembre 1923, al ministero dell interno. PREFETTURA DI TORINO Torino 6/11/1923 Pregiomi riferire che la notte dal 31 Ottobre al 1 andante una squadra di 6 o 7 sconosciuti avvinazzati, entrati nel cimitero del Borgo di Aosta, ruppero varie lapidi, tombe, croci, causando danni che si aggirano sulle 20 mila lire. Il fatto ha prodotto molta impressione tra la popolazione di Aosta che accusa di ciò i fascisti. La notte sul 1 corrente verso le ore 24 nella propria abitazione si è suicidato il tenente dell avanguardia fascista Chabod Leonardo che ritiensi abbia partecipato all atto inconsulto di cui sopra. [A questo punto è precisato che Leonardo Chabod soffriva di una malattia nervosa.] L arma indaga per la scoperta degli autori e per l accertamento dei danni. IL PREFETTO (Palmieri) Il rapporto del funzionario non è certamente esauriente ed anzi, evidenziando la malattia nervosa, suggerisce una lettura di comodo dei fatti che più avanti si capirà meglio. Inoltre il prefetto, per banalizzare l accaduto, afferma che gli autori dei danneggiamenti erano 6 o 7 6 Le Duché d Aoste 7 novembre Riccarand E., Fascismo e Antifascismo in Valle d Aosta , Istituto storico della Resistenza in Valle d Aosta, Aosta,

5 sconosciuti avvinazzati. A parte il fatto che è alquanto difficile immaginare una frotta di ubriachi che scavalca, al buio, il muro del cimitero per danneggiare, non si sa per quale motivo, le tombe, è bizzarro affermare che erano appunto 6 o 7 se nessuno li ha visti. Poi, se erano tutti sconosciuti, da chi e perché viene fatto il nome di Leonardo. Al di là di tali ambiguità il documento è comunque la prova che l incursione era stata opera di una squadra fascista. Una squadra però che aveva agito senza l autorizzazione dei vertici del partito. La dirigenza del Fascio aostano prese infatti le distanze dal gesto facendo pubblicare, qualche giorno dopo, per dimostrare estraneità al fatto, un comunicato sui giornali 8. In realtà la reazione dei capi del partito, dovette arrivare subito, poche ore dopo l incursione. Si può immaginare un tumultuoso diverbio tra il tenente Chabod, gli squadristi e la dirigenza del Fascio. La conseguenza di quello scontro fu il suicidio di Leonardo. Le frasi della lettera scritta quella sera dallo sfortunato giovane ho errato, sono colpevole e devo, quindi, pagare necessariamente mi si impone la necessità di scomparire indicano che Leonardo alla decisione di uccidersi è stato in qualche modo spinto. Egli valuta il gesto di suicidarsi una vigliaccheria, ma dice che la sua coscienza glielo impone e lo chiama addirittura il mio dovere non potendo e non dovendo assolutamente sacrificare mia madre. E difficile non pensare ad un ricatto a cui è stato costretto a piegarsi. Anche le parole non incolpo nessuno e perdono tutti sottintendono che qualcuno da perdonare per il gesto che stava per compiere, c era. Le poco chiare circostanze del suicidio traspaiono anche dal giornale La Stampa di Torino che riportò così la notizia Il misterioso suicidio di un fascista 9. Qualche giorno dopo, parlando del funerale, lo stesso giornale scrisse che da Aosta avevano comunicato che quanto alle cause del suicidio, queste sono da ricercare unicamente in una grave malattia nervosa 10. Si voleva correggere il precedente articolo che, con l aggettivo misterioso e con l accenno a non voler sacrificare la madre, poteva suscitare dubbi. L avverbio unicamente poi, ricollegato alla precisazione sulla malattia nervosa, scritta dal prefetto di Torino, indica chiaramente la direzione che si era voluta far prendere alle indagini. Leonardo, nella lettera, parla sì della sua malattia nervosa, ma solo come ulteriore motivo per 8 La Doire Balthée, 9 novembre La Stampa, 7 novembre La Stampa, 10 novembre

6 accettare l ineluttabilità del gesto che sta per compiere. Il male di cui soffriva non fu la ragione della sua scelta. Nel 1919 il Manifesto dei Fasci di combattimento, ampiamente ispirato dal Futurismo, ideologia che mirava alla dissacrazione della società tradizionale rappresentata dalla monarchia e dalla chiesa, faceva dell anticlericalismo un punto fermo del programma. Nel 1921, con il nuovo statuto, il Partito fascista si lasciava alle spalle l opzione repubblicana e l anticlericalismo, ed anzi, per conquistare l appoggio dei cattolici nella sua ascesa al potere, mostrava disponibilità verso la chiesa causando la fuoriuscita dai Fasci di parte dei futuristi. Dopo la circolare del 1922 sull esposizione del crocifisso, il governo fascista nell ottobre del 1923, poco prima dell incursione nel cimitero di Sant Orso, aveva reso obbligatorio l insegnamento del catechismo nelle scuole elementari. Mentre in campo nazionale una parte del cattolico partito popolare aveva accettato di far parte del primo governo capeggiato da Benito Mussolini, in Valle d Aosta i vertici del Fascismo locale si erano adeguati al nuovo orientamento verso la chiesa cattolica. Perfino il fondatore della Ligue valdôtaine, il cattolico Anselme Réan, padre del banchiere Laurent Réan, la cui tomba di famiglia, è importante sottolinearlo, era stata danneggiata, nel dicembre del 1923, meno di due mesi dopo l incursione al cimitero, guidando una commissione di valdostani ad un incontro con Benito Mussolini a Roma, avrebbe appoggiato il nuovo corso politico fascista, uscendo dal Partito popolare. Per i capi del Fascismo aostano, nella speranza di allargare il consenso e quindi il potere in città, era evidentemente molto importante che l incontro di Roma non fosse turbato da azioni violente riconducibili ai fascisti. Non tutti i giovani squadristi però, formati ad un anticlericalismo tanto ideale quanto radicale, riuscivano ad accettare quei cambiamenti di rotta della politica fascista, da qui le reazioni, gli smarrimenti e la rabbia. L incursione al cimitero voleva essere e fu un gesto politico, non una sciocca bravata di giovinastri avvinazzati. La morte di Leonardo Chabod chiuse in sostanza il caso della devastazione del cimitero come dimostrato dall articolo de Le Pays d Aoste del 7 dicembre

7 Anche da un altro documento, sempre dell Archivio centrale dello Stato, si intuisce quella chiusura. PREFETTURA DI TORINO Torino, 4 Dicembre 1923 Risposta alla lettera 17/11/23 In risposta alla Ministeriale contro distinta, pregiomi partecipare che le più attive indagini fatte per identificare gli autori del danneggiamento al Cimitero di Aosta, son fin qui riuscite infruttuose. IL PREFETTO In realtà, quello studente diciannovenne, seguace del primo Fascismo ispirato dal Futurismo, fu una vittima del calcolo politico, della violenza di quegli adulti, di quei capi, che gli avevano insegnato ad usarla verso gli altri. Violenza che non si esaurì con la morte di Leonardo Chabod. Lino Binel nella sua Cronaca di un valdostano 11, riportando l episodio del cimitero, verosimilmente secondo una versione popolare, dice che contemporaneamente a quella incursione scomparve misteriosamente un uomo si chiamava Létey. In realtà il ventenne Alessandro Létey scomparve sabato 3 novembre 1923, il giorno stesso del funerale di Leonardo. Il 30 novembre fu il padre di Alessandro che fece pubblicare su Le Duché d Aoste quest annuncio. Alessandro Létey, secondo il racconto di Binel, faceva il lattaio nella fattoria proprio di fronte all ingresso del cimitero. Per questo la voce popolare aveva collegato la sua scomparsa alla profanazione delle tombe e forse non aveva torto. Per il suo lavoro Alessandro Létey si svegliava la notte per mungere le mucche e potrebbe essere stato involontario testimone dell atto di vandalismo. Alessandro, che abitava in via Sant Anselmo, per recarsi al lavoro passava regolarmente, davanti alla sede del Fascio 12 e quindi 11 Binel L., Cronaca di un valdostano, Istituto storico della Resistenza in Valle d Aosta, La prima sede del Fascio di Aosta, nel 1923, era in via Sant Orso, 1. Le Mont-Blanc, 21 gennaio

8 poteva conoscerne, almeno di vista, alcuni componenti. Riconobbe qualcuno quella notte? Da lui prese corpo la voce che gli autori del gesto erano i fascisti? Non lo si saprà mai con certezza. Si sa però che di lui, verosimilmente unico testimone nel processo che si sarebbe dovuto celebrare per quella devastazione, si perse ogni traccia da quel 3 novembre Nel 1972, nel corso di scavi archeologici attorno alla chiesa di San Lorenzo di Aosta, è venuto alla luce sotto un metro di terra, lo scheletro di una persona sepolta in posizione quasi seduta, o meglio, incastrata contro il muro della chiesa. Di quel rinvenimento rimangono oggi solo cinque fotografie presso gli archivi dell assessorato regionale istruzione e cultura 13. Da un analisi di quelle immagini, condotta in base ad una pubblicazione dell università di Parma e con indicazioni tecniche fornite dalla dottoressa Marina Tumiati, specialista in medicina legale presso l ospedale di Aosta, quello scheletro risulta essere compatibile con la figura di Alessandro Létey. Lo scheletro è quello di un uomo di un età che va indicativamente dai 18 ai 30 anni e la cui altezza è valutabile tra 1 metro e 68 e 1 metro e 72. Alessandro aveva 20 anni ed era alto 1 metro e 70. La morte, causata da un violentissimo colpo alla fronte, risalirebbe ad un periodo tra i 60 e i 100 anni fa, date in cui rientra il Inoltre la descrizione che si trova nel registro delle liste di leva, riporta che ad Alessandro, nella visita militare 14 di un anno prima della scomparsa, oltre alla ipertrofia tiroidea, era stata riscontrata una dentatura giudicata guasta come in effetti è quella dello scheletro di San Lorenzo a cui mancano gli incisivi superiori. L immagine presenta poi davanti al petto due oggetti non riferibili a parti ossee. L oggetto di destra non è riconoscibile, mentre quello di sinistra appare essere una campanella. La presenza di quella piccola campana è riconducibile alla devozione verso Sant Antonio abate, rappresentato spesso con una campanella, protettore delle stalle, degli animali e delle attività come quella che svolgeva appunto Alessandro. Oltre ad accennare a Létey, Lino Binel dice anche che ai danneggiamenti seguì una serie di suicidi fra gli autori, tutti individuati, dell inqualificabile misfatto. A dire il vero, non risulta, dai documenti fino ad oggi ritrovati, né la serie di suicidi, né l individuazione, a parte Leonardo Chabod, degli altri autori della profanazione. Forse Lino Binel, 13 Archivi dell assessorato istruzione e cultura della regione autonoma Valle d Aosta - fondo catalogo, beni storico artistici e architettonici. Casa del tiglio - T 3, foto Renato Perinetti - su concessione della regione autonoma Valle d Aosta. 14 Archivio storico di Torino, registro liste di leva, anno

9 compagno di scuola di Leonardo, che peraltro non nomina mai, oltre ad avere ricordi personali, si riferiva a voci popolari quando scriveva che i responsabili del gesto erano stati tutti individuati. All Archivio di Roma, dalla comunicazione del dicembre 1923 sulle inconcludenti indagini riguardanti la devastazione del cimitero, per trovare altre carte concernenti Aosta bisogna arrivare al giugno Lo scritto del 6 giugno, unico documento del 1924, è una lunga relazione del prefetto di Torino sulle dimostrazioni fasciste, secondo il funzionario ampiamente giustificate, contro il sacerdote Jean-Joconde Stevenin, direttore de Le Pays d Aoste che, dice il prefetto, continuava con persistenti provocazioni ad attaccare il governo nazionale, anche con il tacito appoggio del vescovo Giuseppe Calabrese. Il Fascismo aostano, dopo aver fatto calare il silenzio sulla devastazione del cimitero, su Leonardo Chabod e su Alessandro Létey, nel 1926, riuscirà anche a spegnere la voce del Le Pays d Aoste e, nel 1927, dopo che in tutta Italia l elezione dei sindaci verrà sostituita con la nomina governativa dei podestà, nominerà primo podestà di Aosta il colonnello Giuseppe Cajo. Gli originali dei documenti sono conservati a Roma presso L Archivio centrale dello Stato con la seguente segnatura: ministero dell interno direzione generale di pubblica sicurezza divisione affari generali e riservati anno 1923 b. 102, anno 1924 b

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