Quarto seminario sulla conservazione dei reperti naturalistici

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1 Quarto seminario sulla conservazione dei reperti naturalistici Pavia, 26 novembre 2004 Riassunti dei contributi A.N.M.S. ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI MU SEI SCIENTIFICI, ORTI BOTANICI, GIARDINI ZOOLOGICI ED ACQUARI MUSEO DI STORIA NATURALE DELL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE SEZIONE ZOOLOGICA "LA SPECOLA- UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI SERVIZI

2 Pavia - 26 novembre 2004 (Palazzo Botta, Aula Spallanzani) PROGRAMMA Ore 10,00 Ore 10,30 Ore 10,45 Ore 11,15 Ore 11,45 Ore 12,15 Apertura dei lavori Saluto delle Autorità Introduzione del Presidente dell'anms Michele Lanzinger Lo 'stoccaggio' delle collezioni nei musei naturalistici: incompatibilà e possibili convivenze fra raccolte di varia natura Fausto Barbagli L'utilizzo di alcuni prodotti chimici nella raccolta e gestione delle collezioni biologiche Giovanni B. Delmastro Le collezioni xilologiche: raccolta, preparazione e conservazione Marni Azuma La collaborazione tra i restauratori d'arte e i curatori di collezioni naturalistiche Daniele Angellotio & Shirin Afra Ore 12,45 Pranzo a buffet Ore 14,30 Ore 14,45 La tassidermia ieri, oggi domani: evoluzione tecnica e di principio Maurizio Gattabria Un percorso tattile museale: esempi e scelte di materiali in Paleontologia Federico Confortini, Matteo Malzanni & Anna Paganoni Ore 15,00 II "cavity packing" nella conservazione dei reperti paleontologici Letizia Del Favero Ore 15,15 La conservazione degli exsiccata dell'erbario del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino Rosa Camoletto Pasin Ore 15,30 Ore 15,45 Ore 16,00 Ore 16,15 II recupero della collezione osteologica del Museo di Anatomia comparata dell'università di Torino Elena Gavetti & Stefano Bovero Le collezioni ornitologiche del Museo di Carmagnola: problematiche di preparazione e di conservazione Giovanni Boano II restauro delle collezioni entomologiche del Museo di Storia Naturale dell'università di Pavia Stefano Maretti Le collezioni ittiologiche in liquido di Giuseppe Mazzarelli e di Menico Torchio: considerazioni sul loro restauro Edoardo Razzetti Ore Dibattito Ore Chiusura dei lavori Enti organizzatori Centro Interdipartimentale di Servizi "Musei Universitari" dell'università di Pavia Museo di Storia Naturale dell'università di Firenze, Sezione Zoologica "La Specola" Associazione Nazionale dei Musei scientifici, Orti botanici, Giardini zoologici ed Acquari Comitato organizzatore Fausto Barbagli, Michele Lanzinger, Claudia Marcolini, Stefano Maretti, Giuseppe Muscio, Fabio Penati, Edoardo Razzetti, Clementina Rovati Coordinamento scientifico e organizzativo Fausto Barbagli Hanno contribuito Dipartimento di Biologia Animale dell'università di Pavia; Comune di Pavia; Azienda di Promozione Turistica del Pavese. Ringraziamenti Siamo grati a tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla preparazione del Seminario: Giancarlo Greco. Irene Barbetta, Giuseppe Sanguini.

3 Riassunti delle comunicazioni i

4 Lo 'stoccaggio' delle collezioni nei musei naturalistici: incompatibilità e possibili convivenze tra raccolte di varia natura FAUSTO BARBAGLI Museo di Storia Naturale dell'università di Firenze, Se ^ionezoo logica "LM Specola" I locali destinati al ricovero delle collezioni museali naturalistiche non esposte al pubblico risultano quasi sempre sottodimensionati rispetto alla quantità di materiale che dovrebbero accogliere. Per questo motivo, in molte realtà, più che di sistemazione si può parlare di 'stoccaggio' delle raccolte. Troppo spesso, infatti, nelle scelte di collocazione dei materiali, la necessità di ottimizzare lo spazio fa passare in secondo piano gli aspetti tecnici legati alla prevenzione degli attacchi da parte dei biodeteriogeni. E importante tenere presente il fatto che materiali di diversa natura non sempre possono coesistere senza inconvenienti. I reperti osteologia ed oologia, ad esempio, ospitano frequentemente fisiologiche infestazioni di coleotteri dermestidi che di per se non rappresentano un problema conservativo, ma possono diventarlo se tenute a contatto con collezioni più vulnerabili, quali le entomologiche o quelle di vertebrati in pelle. Anche all'interno di collezioni omogenee per natura dei campioni, problematiche diverse possono emergere in virtù delle diverse modalità con cui sono stati preparati i singoli reperti. La razionalizzazione dello spazio non deve essere ottenuta compattando la maggior quantità possibile di reperti nel minimo spazio e sacrificando le esigenze conservative dei reperti, bensì ricercando soluzioni nell'ambito della scelta degli arredi e dei contenitori che dovrebbero essere, possibilmente, modulari e sovrapponibili e permettere la facile ispezione del contenuto. Materiali e accorgimenti pratici possono essere a volte mutuati dal mondo degli imballaggi professionali. Da non sottovalutare è anche la necessità di tenere regolarmente puliti i depositi: talvolta, infatti, accumuli di residui organici apparentemente innocui e insignificanti (penne di piccione introdotte accidentalmente, mosche e altri insetti morti sul pavimento, ecc.) possono costituire veri e propri "cavalli di Troia" per infestazioni entomoparassitarie. E infine importante che conservatori, curatori e tutti coloro che operano nelle collezioni rispettino sempre, e senza eccezioni, quattro regole fondamentali: Collocare i reperti solo in condizioni idonee; Accertarsi che ogni esemplare che entra in collezione sia appropriatamente preparato; Ispezionare periodicamente, con regolarità, tutto il materiale; Provvedere, se necessario, a trattamenti conservativi ripetuti.

5 L'utilizzo di alcuni prodotti chimici nella raccolta e gestione delle collezioni biologiche in un museo naturalistico GIOVANNI B. DELMASTRO Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola L'attività di documentazione, ricerca e divulgazione che si svolge in un museo naturalistico è realizzata grazie alla presenza di raccolte di materiali debitamente conservati. Di conseguenza i conservatori o curatori dei musei hanno anche il fondamentale compito di fare in modo che questi campioni si mantengano inalterati nel tempo. Diverse tecniche e materiali sono in grado di assicurare una buona conservazione dei reperti biologici, che spesso risultano molto facilmente deteriorabili. In base all'esperienza maturata in oltre 30 anni di attività nel Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola, sono qui trattati alcuni tra i principali composti chimici di cui si è fatto più largo uso nel corso della raccolta e conservazione degli esemplari che costituiscono le attuali collezioni di questa istituzione. In questa sede si è ritenuto di considerare i seguenti: acetone, acqua, acqua ossigenata, alcol, alcol acetato, benzina rettificata, canfora, colla entomologica, creosoto di faggio, etile acetato, formalina, inchiostro di china, naftalina, paradiclorobenzolo; il loro uso è risultato indispensabile nella cartellinatura dei campioni, realizzazione delle collezioni in liquido di fauna vertebrata ed invertebrata, di collezioni entomologiche ed osteologiche, nella pulizia dei campioni, e per la lotta agli insetti dannosi e muffe. La tassidermia, che pure rappresentava una delle nostre attività museali più importanti, non viene qui considerata. Per ciascuna sostanza vengono fornite brevi notizie sul suo uso nei laboratori. Nella parte conclusiva dell'intervento si accenna ai rischi connessi all'uso di queste sostanze, che non raramente possono risultare variamente pericolose per coloro che le utilizzano direttamente, o che semplicemente frequentano i musei e soprattutto i loro laboratori; certi prodotti risultano infatti corrosivi, esplosivi, infiammabili e tossici in misura variabile e possono addirittura contribuire all'insorgenza del cancro. Viene ribadita la necessità di ridurre al minimo il rischio di tali eventi: in primo luogo è indispensabile essere a conoscenza delle principali caratteristiche chimiche di ciascun composto, quindi è per lo meno doveroso adottare, sempre e con regolarità, alcune misure molto semplici e poco dispendiose, ma efficaci, che possono dare una protezione adeguata (ventilazione dei locali ed uso di pinze, guanti, occhiali e mascherine).

6 Le collezioni xilologiche: raccolta, preparazione e conservazione MAMI AZUMA Museo Civico di Storia Naturale di Milano Le collezioni botaniche possono essere costituite da molteplici tipologie di campioni: piante vive (in orti botanici ed arboreti), piante intere o porzioni di piante essiccate (erbari), frutti (carpoteche), semi (spermoteche). Un esempio inconsueto, in un ambito strettamente botanico, ma frequente in campo forestale è rappresentato dai campioni di legno che costituiscono nel loro insieme le xiloteche (xylon legno e theke = raccolta). Molte sono le ricerche xilologiche condotte principalmente nei settori dell'anatomia per il riconoscimento delle specie legnose e della tecnologia del legno per l'individuazione delle caratteristiche meccaniche e fisiche utili per la corretta utilizzazione del legno come materiale, spaziando dalla falegnameria all'ebanisteria o dall'industria del mobile a quella della carta. La sezione di Botanica del Museo Civico di Storia Naturale di Milano annovera tra le collezioni botaniche una xiloteca costituita per la maggior parte da campioni di quella che negli anni '30 era stata la Civica Siloteca Cormio, una raccolta di oltre pezzi provenienti da tutto il mondo, che per pochi decenni è stato un vero e proprio istituto del legno. Recentemente la xiloteca è tornata ad essere una collezione aperta, purtroppo non al pubblico ma, per ora, solo all'acquisizione di nuovi campioni. La raccolta, la preparazione e la conservazione dei campioni legnosi risulta, nella maggioranza dei casi, piuttosto semplice nei modi e nei metodi, tuttavia, ampliando il concetto di collezione xilologica è opportuno ricordare che ci sono delle situazioni in cui è necessaria una maggiore attenzione. Questi casi riguardano, ad esempio, i reperti legnosi ritrovati in siti archeologici dove le particolari condizioni ambientali nelle quali sono rimasti per lungo tempo influiscono sulla scelta della tecnica, spesso sofisticata, per l'estrazione, la successiva conservazione e l'eventuale esposizione in un ambiente diverso da quello dove è stato rinvenuto il reperto. (Palafitte, barche od altri manufatti in legno nelle torbiere oppure frammenti di legno carbonizzato). Proteggendo con piccole accortezze le collezioni legnose dagli agenti abiotici (es. umidità) e biotici (es. insetti) è possibile conservare per secoli questi "pezzi di legno". /-^/ 4

7 La collaborazione tra restauratori d'opere d'arte e i curatori di musei naturalistici. DANIELE ANGELLOTTO & SHIRIN AFRA Experza S.r.l - Rignano sull'arno, Firenze Con il termine "curatori" indicheremo, indipendentemente dalle qualifiche professionali, tutti coloro che hanno in consegna collezioni naturalistiche al fine di garantirne la conservazione, la valorizzazione, la fruizione e lo studio. La figura del restauratore si sviluppa in maniera organica a Firenze dopo l'alluvione del '66, e 1' Opificio delle Pietre Dure di Firenze rappresenta la massima specializzazione possibile nell'ambito del restauro di materiali vari, nel nostro caso cera, vetro e altre stranezze. L'incontro tra curatore e restauratore avviene sempre quando ormai è troppo tardi per le opere, quindi di fronte a casi disperati. In quel caso si sviluppano sinergie che portano spesso a risultati felici. Passione e competenza fanno si che si arrivi a conoscere a fondo storia, usanze, pratiche antiche: una sorta di avvicinamento a ritroso nel tempo partendo da punti di vista diversi. I materiali che andremo ad utilizzare nei nostri interventi sono quelli che nel tempo hanno dato garanzie di durata e affidabilità; le metodologie adottate sono quelle correnti nell'ambito dell'opificio, spesso messe a punto per esigenze specifiche e problematiche nuove. La problematica dei supporti su cui ricollocare le opere è molto antica ed è cambiata moltissimo nel corso degli anni, fino all'avvento di materiali trasparenti che ci consentono di intervenire in maniera assolutamente non invasiva per l'opera. Nel nostro intervento mostreremo i restauri di oggetti in vetro, cera e la creazione di supporti di vario tipo per poterli ricollocare. Mostreremo pure cosa non deve essere assolutamente fatto per conservare al meglio gli oggetti di nostra competenza. Nel rispetto delle reciproche esperienze, la collaborazione tra curatori e restauratori è indispensabile e auspicabile nel tentativo di portare sempre più lontano la conoscenza del nostro passato culturale. /"V^ / N^ ' 5

8 La tassidermia ieri, oggi, domani: evoluzione tecnica e di principio MAURIZIO GATTABRIA Museo Civico di Zoologia, Roma Negli ultimi cento anni l'evoluzione tecnica nel campo della tassidermia è andata di pari passo con l'evoluzione nel modo di "naturalizzare" e nelle motivazioni del perché si conservano le spoglie di un animale. Una carrellata di immagini scattate nel Museo di zoologia di Roma ed in occasione della "6th European Taxidermy Competition 2004" tenuta lo scorso Gennaio a Dortmund, offre lo spunto per una analisi comparativa tecnica e per considerazioni sotto il profilo etico di un mestiere troppo spesso ed a torto definito in estinzione.

9 Quarto Seminano sulla conservazione dei reperti naturalistici Un percorso tattile museale: esempi e scelte di materiali in paleontologia FEDERICO CONFORTINI, MATTEO MALANNI & ANNA PAGANONI Museo Civico di Sciente Naturali "E. Caffi" di Bergamo - Segone di Geologia e Paleontologia Il problema dell'unicità e della fragilità dei fossili non permette un'esibizione museale di reperti direttamente al contatto col pubblico. Nell'allestimento del "percorso tattile" del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo si sono utilizzate repliche il più possibile verosimili, realizzate con i suggerimenti della Sezione di Bergamo dell'unione Italiana Ciechi Viste le caratteristiche che si volevano ottenere nel "percorso tattile" e l'impossibilità di trovare in commercio modelli adatti allo scopo espositivo prefissato, per l'occasione si è provveduto a preparare nei nostri laboratori tutte le ricostruzioni e le riproduzioni da esporre. I prodotti per la realizzazione dei calchi sono stati scelti per l'effetto percettivo tattile e visivo che si voleva ottenere. I materiali impiegati dovevano infine soddisfare sia criteri di consistenza del pezzo imitato sia di resistenza all'usura della superficie. In base al grado di percezione che si voleva ottenere, nella fase di riproduzione si sono addirittura evidenziate o appiattite le strutture presenti sulla matrice rocciosa eliminando una possibile interferenza tattile con i reperti fossili. Il presente documento, per ogni tipo di materiale, considera alcuni esempi significativi scelti tra le riproduzioni esposte nel percorso museale. Materiale naturale originale: Il campione esposto, in questo caso una moria di Myophoria, è stato scelto in quanto: resistente, con un grado di rilievo apprezzabile, di ampia superficie e con un contenuto in reperti fossili omogeneo. Il reperto è simile nei componenti a quello rappresentato dalla cassettiera predisposta per raffigurare il "processo di fossilizzazione". La ricostruzione dei primi stadi del processo è avvenuta con sabbia vagliata, gusci di bivalvi (autentici) e sagome di pesciolini (calchi). Per non confondere la percezione tattile del visitatore, si è adottata una disposizione dei componenti per gruppi omogenei di elementi collocati in aree distinte e circoscritte. Nell'ultimo cassetto, la ricostruzione in gesso di una superficie con impronte di gusci fossili, permette diricollegarsicoerentemente alla lastra in roccia originale ricoperta di gusci di bivalvi posta intenzionalmente a fianco. Materiale naturale gesso: Il gesso alabastrino è stato scelto per ricostruire con particolare fedeltà ampie superna simili alla roccia, raggiungendo un compromesso tra robustezza e tattilità della riproduzione. L'usura del materiale impiegato è stata ridotta mediante l'impregnazione con resina acrilica e l'applicazione a spruzzo di vernice fissativa sulla superficie. Questi calchi di reperti fossili sono stati inseriti nel percorso tattile in quanto presentavano la particolare caratteristica di aver buona evidenza di rilievo rispetto alla matrice. Materiale sintetico - silicone: Gli elastomeri, utilizzati specificatamente per il confezionamento di matrici siliconiche morbide per modelli e calchi, sono stati impiegati anche per la realizzazione delle parti molli di alcuni reperti. Alla fedeltà di riproduzione, si contrappone però l'elasticità del silicone che può anche causarne la rottura quando è soggetto a stress ripetuto ed eccessivo. Materiale sintetico resina: Il materiale sintetico, tipo resina epossidica, è stato utilizzato per imitare reperti che non abbiano ancora subito completamente il processo di fossilizzazione (ossa, denti, gusci di molluschi) o per ricostruzioni ambientali come fondali rocciosi e superna d'acqua. L'inalterabilità e la durata nel tempo della resina, l'ottima copiatura del pezzo riprodotto con conseguente elevata percezione tattile e la colorazione con pitture ad olio fanno apparire la riproduzione molto simile all'oggetto originale. Per le parti in cui si deve imitare una superficie liscia e lucida con un effetto bagnato al tatto, si è ricorsi, dopo la colorazione definitiva del pezzo, ad un trattamento della superficie con la stesura di vernice acrilica trasparente. /"*»«/ r^/ 7

10 Il "cavity packing" nella conservazione dei reperti paleontologici LETIZIA DEL FA VERO Museo di Geologia e Paleontologia, Università degli Studi di Padova La conservazione di reperti fossili particolarmente fragili richiede l'utilizzo di supporti che garantiscano loro un adeguato contenimento e una buona protezione dagli urti. Una possibile soluzione consiste nel riporre il fossile in una sorta di "cuscino" su misura, realizzato utilizzando la tecnica del "cavity packin \ inizialmente introdotta per la creazione di involucri da usare nel trasporto dei reperti museali più fragili. I materiali più indicati per la realizzazione dei supporti con questa tecnica sono le schiume di polietilene, poiché possiedono ottime capacità di assorbimento degli urti, notevoli proprietà termoisolanti e sono inoltre inerti, atossiche e facili da lavorare. Generalmente si trovano in commercio sotto forma di fogli, disponibili in vari colori e misure, in un'ampia gamma di densità. Le peculiari caratteristiche di durevolezza rendono questi prodotti particolarmente adatti all'esecuzione di imballaggi per la conservazione a lungo termine dei reperti, mentre il loro utilizzo per il trasporto va valutato con più attenzione, dato che il costo è sensibilmente più elevato di quello di altri materiali comunemente usati, come la gommapiuma, il polistirolo e così via. II "cuscino" è costituito da più strati di schiuma polietilenica sovrapposti, nei quali viene realizzata una cavità che riproduce la forma del reperto. La procedura è piuttosto semplice e richiede l'uso di strumenti reperibili con facilità nelle cartolerie e nei negozi di "fai-da-te". /~»-/ r~*j 8

11 La conservazione degli exsiccata dell'erbario del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino ROSA CAMOLETTO PASIN Museo Regionale di Sdente Naturali, Torino L'erbario MRSN è stato avviato nel 1983, con l'attivazione della Sezione Botanica del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Poiché l'edificio che avrebbe dovuto ospitare il museo era in ristrutturazione, è stato necessario organizzare in altra sede le collezioni, utilizzando locali e sistemi modulari che, in origine, erano previsti come temporanei. Negli anni le collezioni sono state accresciute e differenziate, perciò è stato necessario trovare una diversa soluzione per organizzare le nuove acquisizioni, per proteggere gli esemplari da polvere, luce e insetti, per collocare nuovi reperti di diversa tipologia e per mantenere accessibili tutti i materiali anche dopo ripetuti traslochi. Per motivi logistici dal 1984 per gli erbari sono state utilizzate cassette di legno e vetro uguali a quelle adottate dal Museo per le collezioni entomologiche. In seguito sono state realizzate scatole di altezza maggiore, dai 9 ai 15 cm, per conservare anche le collezioni di muschi e licheni in busta, i legni della xiloteca, gli esemplari della spermatoteca. Le scatole modulari si sono rivelate valide anche per la conservazione di molti esemplari tridimensionali preparati per le esposizioni, come i rami spinosi e i licheni non pressati. Recentemente sono state preparate con la stessa modularità anche le scatole da esposizione, munite di vetro di sicurezza, chiusure e ganci per appendere. Poiché si prevedeva di dover conservare per un certo periodo di tempo l'erbario nei locali di studio, la disinfestazione degli esemplari è stata compiuta fin dall'inizio senza l'utilizzo di insetticidi. La sperimentazione ha dimostrato l'efficacia della sterilizzazione crioscopica preventiva, che consiste nel far sostare i pacchi di exsiccata in un congelatore per alcuni giorni. In più di vent'anni di sviluppo, di utilizzo e di spostamenti, l'adozione quasi obbligata delle scatole "entomologiche", effettuata per affrontare un breve periodo di transizione, si è confermata più che valida. Questi contenitori proteggono gli exsiccata dagli insetti e permettono di conservare in posizione orizzontale e senza cinghiatura i fogli d'erbario, mentre la modularità consente di impilare e spostare in sicurezza le cassette e di raggiungere e prelevare facilmente gli esemplari in esse conservati. r»«^ l^/ 9

12 Il recupero della collezione osteológica del Museo di Anatomia comparata dell'università di Torino ELENA GAVETTI & STEFANO BOVERO Museo Regionale di Sciente Naturali, Torino La collezione osteológica del Museo di Anatomia comparata dell'università di Torino, custodita presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, consta di circa 6000 esemplari risalenti per la maggior parte alla seconda metà dell'ottocento e ai primi decenni del Novecento, e vanta numerosi reperti di grande interesse sia scientifico che ostensivo. Nel 2000 la Regione Piemonte ha finanziato il progetto di recupero e di restauro di questa collezione anche attraverso rallestimento di un laboratorio tassidermico nei locali del Museo Regionale di Scienze Naturali. Le attività di recupero si sono svolte attraverso le preliminari fasi di riordino e di pulizia di tutti i preparati con rimozione della polvere e della sporcizia urbana accumulatasi negli anni. A queste operazioni si sono succedute le fasi di controllo delle informazioni riportate negli antichi cataloghi e/o trascritte sui campioni o sui cartellini ad essi allegati, di restauro conservativo dei reperti di particolare valore storico-scientifico, di catalogazione e informatizzazione dei dati. L'intervento di restauro ha seguito un criterio di ripristino conservativo delle caratteristiche originarie delle preparazioni evitando il più possibile rifacimenti e sostituzioni. Tuttora sono in corso ricerche archivistiche e bibliografiche, nonché attività di conservazione e studio sui singoli reperti. Le laboriose iniziative intraprese hanno consentito, nell'ambito della Settimana della cultura scientifica e tecnologica per l'anno 2000, l'apertura al pubblico, specie agli studenti universitari interessati ad orientare la loro preparazione verso la museologia, di un Atelier per il restauro conservativo dei primi campioni oggetto del recupero, ossia scheletri completi e parti scheletriche di perissodattili. Più recentemente la realizzazione della mostra Sebe le trin luce ha costituito l'occasione di presentare al grande pubblico una selezione dei materiali più interessanti e suggestivi dell'intera collezione osteológica. f ' /^^/ f < 10

13 Quarto Seminano sulla conservazione dei reperd naturalistici La collezione ornitologica del Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola: problematiche di preparazione e di conservazione. GIOVANNI BOANO Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola Nel 1976, anno di inaugurazione del Museo di Storia Naturale di Carmagnola, la collezione ornitologica contava 415 esemplari, per lo più montati, dovuti a donazione di privati e quasi tutti preparati posteriormente al Successivamente si è incrementata in media di circa 50 esemplari per anno, ma nel corso del tempo si è data sempre più la precedenza a forme di preparazione diversa rispetto alla classica naturalizzazione per l'esposizione la pubblico. Attualmente la collezione conta 2185 esemplari di 430 specie (non esclusivamente italiane). Se da una parte si sono effettuati preparati di uccelli montati appositamente per i diorami, dall'altra si è dapprima optato per un netto incremento dei preparati in pelle a scopo di studio, quindi a questi si sono aggiunti i preparati osteologici (preferibilmente scheletri completi smontati, ma anche parti dello scheletro) e quindi preparati di penne e ali distese. Da ultimo si è aggiunta la conservazione di campioni di tessuto muscolare in alcool per quasi tutti gli esemplari preparati. In un primo tempo le diverse collezioni (pelli, penne, osteológica e in liquido) erano trattate separatamente, ma recentemente si è provveduto ad unificarle in modo che ad ogni singolo esemplare sia attribuito un singolo numero di catalogo anche se dello stesso sono conservati reperti differenti. Resta trattata a parte la collezione di nidi e uova, di entità nettamente più modesta. L'acquisizione degli esemplari avviene soprattutto tramite collaborazione con i Centri di Recupero Fauna e con il contributo di numerosi membri del GPSO, che in genere segnalano o donano al Museo reperti trovati morti sulle strade, per urti contro vetrate o altre cause accidentali. Grazie al data base in Access è possibile conoscere immediatamente il numero di campioni conservati per specie e tipologia di conservazione, in modo da ottimizzare al meglio le nuove acquisizioni, anche se per le specie meno comuni ci si trova inevitabilmente a dover mediare fra contrastanti interessi (preparato osteológico o pelle?). Le tecniche di conservazione e i problemi incontrati saranno discussi nella presentazione. r»^/ r-»»/ r^j r*^j 11

14 Quarto Seminano sulla conservazione dei reperti naturalistici Il restauro delle collezioni entomologiche del Museo di Storia Naturale dell'università di Pavia STEFANO MARETTI Museo di Storia Naturale, Università degli Studi di Pavia Il presente contributo ha lo scopo di illustrare le tecniche di restauro conservativo adottate per il recupero di due raccolte entomologiche del Museo di Storia Naturale dell'università di Pavia: una collezione ditterologica di oltre esemplari, radunata da Emilio Corti, assistente dell'istituto di Zoologia dal 1893 al 1931, e la Collezione generale ottocentesca del Museo, comprendente materiali entomologici vari messi insieme da vari zoologi pavesi nel corso del XIX secolo, giunta a noi nell'assetto datogli da Pietro Pavesi. Nella Collezione "Emilio Corti" le scatole entomologiche originali in cartone, già di per sé inadeguate alla conservazione, si presentavano in cattivo stato e si è reso necessario sostituirle con cassette moderne, all'interno delle quali gli esemplari sono stati collocati rispettando la disposizione originale. Una diversa modalità di intervento è stata invece adottata per la Collezione generale, alloggiata in 130 cassette di legno di grande formato, ospitate in armadi ottocenteschi appositamente realizzati. In questo caso l'intervento si è accompagnato al restauro della cassetta stessa. Questo ha permesso di garantire le condizioni necessarie per una adeguata conservazione del materiale e allo stesso tempo di mantenere inalterato l'aspetto degli arredi e il valore storico-estetico della raccolta. < - ' 12

15 Le collezioni ittiologiche in liquido di Giuseppe Mazzarelli e di Menico Torchio: considerazioni sul loro restauro EDOARDO RAZZETTI Museo di Storia Naturale, Università degli Studi di Pavia Tra il 1909 e il 1912 Giuseppe Mazzarelli, Professore di Zoologia a Pavia, si fece inviare da Messina 40 vasi contenenti "pesci abissali", raccolti sulle spiagge dello Stretto "dall'intelligente giovanetto Giuseppe Arena", che utilizzò per alcuni articoli scientifici. Mezzo secolo dopo Menico Torchio conobbe e fece amicizia con lo stesso giovanetto, ormai divenuto un esperto pescatore messinese, a cui dedicò una nuova specie ittica trovata per la prima volta nello Stretto: Scorpaenodes arenai. Le collezioni ittiologiche di Torchio sono conservate principalmente nei Musei di Storia Naturale di Bergamo e Milano e presso la Stazione Idrobiologia di Milano; tuttavia anche a Pavia sono presenti numerosi reperti e in particolare 79 vasi (32 di grandi dimensioni) contenenti una ricca collezione principalmente ittiologica e teutologica raccolta tra il 1974 e il 1994, costituita prevalentemente di animali spiaggiati in provincia di Savona. Il restauro di queste due collezioni, molto diverse dal punto di vista dei recipienti utilizzati e dell'età, è lo spunto per poter effettuare alcune considerazioni riguardanti la scelta dei contenitori per le collezioni in liquido. La collezione Mazzarelli, conservata nei classici vasi di vetro con tappo smerigliato, è stata oggetto di un primo restauro nel 1985; il restauro attuale è consistito nella sostituzione del liquido di dimora (alcool 70 ), nel caso fosse evaporato buona parte del liquido, o nel semplice rabbocco con alcool 80 (per compensare la diversa volatilità di alcool e acqua) nel caso il livello si fosse abbassato solo leggermente. Contestualmente al restauro è stata effettuata la catalogazione scientifica del materiale. Dei 40 vasi presenti nel 1912 ne sono attualmente rimasti 38, sebbene otto di questi siano in cattivo stato di conservazione. La collezione Torchio, recentemente acquisita, è invece conservata in recipienti di tipo estremamente eterogeneo: principalmente vasi in vetro con chiusura metallica "twist-off, vasi con capsula a vite e sottotappo in polietilene flessibile, vasi con chiusura a tappo meccanico e guarnizioni in gomma sintetica, vasi con chiusura a pressione in polietilene flessibile, provette con tappo a pressione in sughero e bidoni in polietilene con sottotappo a pressione e chiusura a vite. Gli esemplari raccolti da Torchio erano conservati nel liquido di fissaggio (alcool 75 o formaldeide 5%) ed è stato perciò necessario trasferirli nel liquido di dimora (alcool 70 ) dopo un delicato lavaggio in acqua per eliminare la patina di fluidi corporei che li ricopriva. I più comuni vasi utilizzati da Torchio, quelli con tappo twist-off, malgrado siano economici e facilmente reperibili, sembrano essere inadatti a una corretta conservazione museale; dei 33 vasi raccolti tra il 1983 e il 1994 ben sette sono rimasti completamente a secco con conseguente perdita o danneggiamento dei preparati. L'applicazione di un foglio di polietilene sotto il tappo di alcuni vasi ha sicuramente permesso di migliorarne la tenuta, ma per una corretta gestione di questi contenitori si rende necessario comunque aprire i vasi periodicamente per verificarne le condizioni ed effettuare frequentemente la sostituzione del coperchio. Tutti gli altri recipienti (ad esclusione delle provette con tappo in sughero) sembrano aver resistito in maniera adeguata. Sulla base di questa esperienza e dei dati presenti in letteratura si è tentato di valutare vantaggi e svantaggi dei vari tipi di contenitori disponibili in commercio e di fornire alcuni suggerimenti pratici per una corretta preparazione e conservazione delle collezioni ittiologiche. /"»»/ <" ' /-s«/ /"V^ 13

16 Elenco Iscritti AFRA Shirin ANELLO Gabriella ANGELLOTTO Daniele AZUMA Marni BARBAGLI Fausto BARBETTA Irene BARUFFI Mauro BENOCCI Andrea BENOLDI Carla Esperia s.r.l. Loc. Yolognano -Terenzano 75, 50067, RIGNANO SULL'ARNO (FI) Museo di Stona Naturale e Archeologia Via Piave 41, 31044, MONTEBELLUNA Esperia s.r.l. Loc. Volognano -Terenzano 75, 50067, RIGNANO SULL'ARNO (FI) Museo Civico di Storia Naturale C.so Venezia 55, 20121, MILANO Museo di Storia Naturale dell'università, Sez. Zologica La Specola Via Romana 17, 50125, FIRENZE Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Universitari Piazza Botta 10, 27100, PAVIA Studente presso l'università degli Studi di Pavia Accademia de' Fisiocritici Onlus Prato Sant'Agostino 5, , SIENA Studente presso l'università degli Studi di Pavia BEVILACQUA Fabio BOANO Giovanni BOX ARDI Anna BORGO Enrico Dipartimento di Fisica "A. Volta" - Univ. di Pavia Via Bassi 6, 27100, PAVIA Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola Via S Francesco di Sales 18, 10022, CARI\L\GNOLA (TO) Studente presso l'università degli Studi di Pavia Museo Civico di Storia Naturale "G. Doria" Via Brigata Liguria 9, 16121, GENOVA 14

17 BOYERO Stefano CAMOLETTO PASIN Rosa CAMPANINI Riccardo CANCELLI Fabrizio CHEMOLLO Marco CHRISTILLE Claretta CIANFANELLI Simone CONFORTINI Federico DAOLIO Manuela DEL FA VERO Letizia DELMASTRO Giovanni DORL\ Giuliano GATTABRIA Maurizio GAVETTI Elena Museo Regionale di Scienze Naturali Via Giolitti 36, 10123, TORINO Museo Regionale di Scienze Naturali Via Giolitti 36, 10123, TORINO Musei Civici Via Spallanzani 1, 42100, REGGIO EMILIA Accademia de' Fisiocritici Onlus Prato Sant'Agostino 5, , SIENA cancelli(fl),unis.it Studente presso l'università degli Studi di Pavia Studente presso l'università degli Studi di Pavia Museo di Storia Naturale dell'università, Sez. Zologica La Spec Via Romana 17, 50125, FIRENZE Museo civico di Scienze Naturali "E.Caffi" Sezione di Geologia e Paleontologia Piazza Cittadella 10, 24129, BERGAMO Studente presso l'università degli Studi di Milano Museo di Geologia e Paleontologia - Univ. Studi di Padova Via Giotto 1, 35137, PADOVA Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola Via S Francesco di Sales 18, 10022, CARMAGNOLA (TO) Museo Civico di Storia Naturale "G. Dona" Via Brigata Liguria 9, 16121, GENOVA Museo Civico di Zoologia Via Ulisse Aldrovandi 18, 00197, ROMA Museo Regionale di Scienze Naturali Via Giolitti 36, 10123, TORINO 15

18 GUASCHI Paolo GUGLIELMONE Laura LEPORI Emanuela LONGONI Violetta LORI Elisabetta MALZANNI Matteo MANSI Rita MA RETTI Stefano PAGANONI Anna PESSOLANO Roberto RAZZETH Edoardo RISERVATO Elisa ROSSI Roberta ROVATI Clementina Studente presso l'università degli Studi di Pavia Dipartimento Biologia Vegetale - Università di Torino Viale Mattioli 55,10125, TORINO Museo Civico di Storia Naturale Via Taverna 37, 29100, PIACENZA Dipartimento di Biologia Animale - Univ. di Pavia Piazza Botta 13, 27100, PAVIA Museo di Storia Naturale dell'università, Sez. Zologica La Specola Via Romana 17, 50125, FIRENZE Museo civico di Scienze Naturali "E.Caffi" Sezione di Geologia e Paleontologia Piazza Cittadella 10, 24129, BERGAMO Studente presso l'università degli Studi di Pavia Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Universitari Piazza Botta 11, 27100, PAVL\ Museo civico di Scienze Naturali "E.Caffi", sezione di Geologia e Paleontologia Piazza Cittadella 10, 24129, BERGAMO Museo del Fiume Viale Mazzini 1, 00060, NAZZANO (Roma) Centro Inter&partimentale di Servizi Musei Universitari Piazza Botta 12, 27100, PAVIA Studente presso l'università degli Studi di Pavia APAT - Collezioni paleontologiche Via Vitaliano Brancati 48, 00144, ROMA Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Universitari Piazza Botta 13, 27100, PAVIA 16

19 SALMASO Roberta SPACCINO Leo TOMASIN Gianfranco VIOLANI Carlo VTVONA Laura ZILLI Alberto BRACCHI Giacomo Museo Civico di Storia Naturale Lungadige Porta vittoria 9, 37129, VERONA SAMBUCA DI SICILIA (AG) Museo Friulano di Storia Naturale Via Marangom nn. 39 e 41, 33100, UDINE Dipartimento di Biologia Animale - Univ. di Pavia Piazza Botta 13, 27100, PAVIA Dipartimento Biologia Vegetale - Univ. Studi di Firenze Via La Pira 4, 50121, FIRENZE Museo Civico di Zoologia Via Ulisse Aldrovandi 18, 00197, ROMA Museo Civico di Storia Naturale Cso Venezia 55, 20121, MILANO 17

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