I Buoni Locali di Solidarietà

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1 LIBERA UNIVERSITA MARIA SS. ASSUNTA Facoltà di Giurisprudenza Corso di Laurea in Scienze Politiche Sociali ed Internazionali I Buoni Locali di Solidarietà Progetto Arcipelago SCEC Solidarietà ChE Cammina Relatore Prof. Chapman Sheila Laureando Danilo Jesus Giglio ~ 1 ~

2 INDICE pag. 2 INTRODUZIONE pag. 4 Capitolo I La Povertà in Italia 1.1 Premessa pag La povertà in Italia dal 2000 al 2009 pag Il mercato del lavoro pag Tabelle pag 13 Capitolo II Il progetto Arcipelago SCEC 2.1 L Associazione Arcipelago pag. 16 Capitolo III L Emporio 3.1 Introduzione pag Il settore agro-alimentare pag Il Progetto pilota in Calabria pag L Emporio Territoriale pag. 27 Capitolo IV I Buoni SCEC 4.1 Cosa sono? pag Veste grafica pag Il ContoSCEC pag I PuntiSCEC pag Calcolo percentuale SCEC pag. 35 ~ 2 ~

3 Capitolo V Il Piano dei Costi 5.1 Il Piano dei Costi pag. 36 Appendice pag. 40 Statuto pag. 40 Regolamento pag. 51 Sitografia pag. 56 ~ 3 ~

4 INTRODUZIONE La lotta alla povertà e all esclusione sociale, tema scelto dall Unione Europea per il 2010, si rivela quanto mai opportuno in un tempo di crisi, non solo economica, ma anche sociale. Da una lettura quantitativa e qualitativa della povertà emerge che le povertà sono evolutive, ovvero generano nuove povertà mantenendo però anche quelle vecchie. La povertà è un fenomeno complesso e multidimensionale che le statistiche registrano solo in parte; infatti la povertà non è riconducibile alla sola disponibilità di reddito, ma comprende anche lo status della precarietà che colpisce quei soggetti che in passato erano più protetti, come i ceti medi e i lavoratori a reddito fisso; disagio economico che colpisce quelli con reddito insufficiente. La povertà è cumulativa: parte cioè da una causa scatenante ma coinvolge progressivamente tutti gli aspetti della vita personale e sociale, generando senso di vulnerabilità e sfiducia, e determinando talvolta fragilità relazionale e familiare, allentamento dei legami sociali, incertezza sulle garanzie sociali ed economiche acquisite, difficoltà crescenti a fronteggiare spese inattese. La gestione della quotidianità di molte persone e famiglie mostra che il welfare attuale non è attrezzato per sopportare i nuovi profili di rischio. Si tratta di lavoratori ancora giovani, espulsi dai processi produttivi, che affrontano una povertà inattesa, dovuta per esempio al mancato rinnovo dei contratti a temine e di lavoro interinale, oppure in cerca della prima occupazione. Il precariato colpisce coloro che sono già marginali nel mondo del lavoro, come i giovani e le donne, coinvolge famiglie con figli piccoli da crescere e con genitori anziani da accudire, donne sole con figli a carico, anziani non del tutto autosufficienti e famiglie ~ 4 ~

5 numerose 1. Tutto questo è aggravato dalla crisi economica, dalla crisi del welfare tradizionale dinanzi a nuove forme di povertà e dall alto tasso di invecchiamento. Per cercare di arginare le incertezze sul futuro emergono anche delle risposte spontanee dalla società civile. Queste vanno dal volontariato, alla cooperazione, allo sviluppo del Terzo Settore, all aumento di imprese sociali, passando per una maggiore attenzione alle politiche ambientali. Accanto alla creazione di modelli di sviluppo sostenibile, come la green economy, prendono forma anche differenti stili di vita e socializzazione. Tra queste realtà si colloca il progetto di Arcipelago SCEC, che nasce per rivitalizzare il settore agro-alimentare attraverso la creazione di un mercato per la produzione locale. L accorciamento delle filiere e la razionalizzazione della logistica, supportata da un processo di trasformazione del prodotto a costi più economici, potrebbe portare il prodotto locale di qualità ad essere accessibile a tutte le famiglie e al contempo sostenere i piccoli produttori locali, mantenendo in vita un tessuto produttivo che altrimenti rischierebbe di essere schiacciato dalle grandi imprese industriali, spesso straniere. 1 ACLI, Conferenza Organizzativa e Programmatica 2010 La visione e le proposte delle ACLI nell anno europeo della lotta alla povertà e all esclusione sociale - Milano, 8/9 Aprile ~ 5 ~

6 CAPITOLO I LA POVERTA IN ITALIA Premessa Nell analisi che segue, si prenderà come fattore di valutazione il reddito familiare 2. L unità economica di aggregazione è rappresentata dalla famiglia: si suppone pertanto che all interno della famiglia vi sia piena condivisione delle risorse ed un equa distribuzione dei redditi tra tutti i componenti. Il reddito familiare è dato dal reddito monetario netto ricevuto dalla famiglia e da tutti i suoi membri nell anno precedente l indagine. Per fonte prevalente di reddito si intende quella fonte che assicura la maggior parte del reddito percepito dalla famiglia. La fonte di reddito si articola in: 1) Salari e stipendi: include i redditi da lavoro dipendente o percepiti nell ambito di un contratto di apprendistato, compresi gli straordinari, mance, tredicesime, quattordicesime, gratifiche, premi, eccetera; 2) Redditi da lavoro autonomo: include i profitti derivanti dallo svolgimento in proprio di attività industriali, commerciali, artigianali o agricole, dall esercizio della libera professione o dallo svolgimento di attività di collaborazione professionale; 3) Pensioni: include le pensioni (del regime base, complementare e integrativo) di vecchiaia, anzianità, di reversibilità e le pensioni/assegni sociali; 4) Altra fonte: include redditi da proprietà, cioè derivanti da affitto di terreni o immobili di proprietà, redditi da investimenti di capitale, cioè interessi o dividendi, redditi da trasferimenti da parte di soggetti privati non conviventi, trasferimenti sociali quali sussidi di disoccupazione, assegni familiari, pensioni di invalidità, borse di studio, sussidi sociali da parte di istituzioni, contributi per 2 ISTAT, Famiglia e Società, Reddito consumi e povertà. ~ 6 ~

7 l abitazione da parte di Enti e altri benefici di tipo assistenziale. Non vengono inclusi invece i trasferimenti sociali indiretti, quali ad esempio i rimborsi per le spese mediche, e i fitti imputati per l abitazione di proprietà 3. La povertà viene calcolata sulla base di due distinte soglie convenzionali: una soglia relativa, che è pari alla spesa media procapite nel paese per una famiglia di due componenti ed è determinata annualmente; una soglia assoluta, che è rappresenta dalla spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza e viene aggiornata ogni anno tenendo conto della variazione dei prezzi al consumo. Nel 2009 la soglia per la povertà relativa è risultata pari a 983,01 euro mensili. Le ripartizioni geografiche sono così suddivise: il Nord: comprende: Piemonte, Valle d Aosta, Lombardia, Liguria, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna; il Centro: comprende: Toscana, Umbria, Marche e Lazio; il Sud: comprende: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le famiglie di due persone che sostengono una spesa media mensile pari o inferiore a tali soglie sono classificate come povere; per famiglie di diversa ampiezza il valore della linea di povertà si ottiene applicando un opportuna scala di equivalenza 4 che tiene conto delle economie di scala realizzabili all aumentare del numero di componenti. La soglia 3 Panel europeo sulle famiglie (ECHP) La situazione finanziaria delle famiglie e degli individui in Italia e in Europa, Anni pag Scala di equivalenza: insieme dei coefficienti di correzione utilizzati per determinare la soglia di povertà quando le famiglie hanno un numero di componenti diverso da due. Ad esempio, la soglia di povertà per una famiglia di quattro persone è pari a 1,63 volte quella per due componenti (1.417,29 euro), la soglia per una famiglia di sei persone è di 2,16 volte (1.878,12 euro). Fonte: ISTAT. ~ 7 ~

8 di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata tramite l indagine annuale sui consumi, per cui la soglia di povertà relativa sarà diversa in relazione agli anni di riferimento. La povertà in Italia dal 2000 al 2009 Il numero di individui che vive in famiglie a basso reddito 5, nel 2000 risulta pari al 13,3% del totale delle famiglie italiane, quota inferiore a quella riscontrata nel 1998 (14,2%). L analisi per tipologia familiare mostra che le condizioni economiche più sfavorevoli caratterizzano le famiglie numerose, quelle con un solo genitore con figli e gli anziani soli. Redditi inferiori a euro si trovano più frequentemente nelle famiglie con un solo componente (7,1%) e con capofamiglia senza titolo di studio (9,1%), in condizione non professionale (5,9%), di sesso femminile (5,6%) e di età inferiore ai 30 anni (4,1%). Per converso, redditi superiori a euro sono più frequenti tra le famiglie residenti nelle città con oltre abitanti (17,4%), con capofamiglia laureato (47,8%), imprenditore o libero professionista (41,3%) e dirigente (46,6%) 6. Nel 2003 la stima della povertà relativa è di 2 milioni 360 mila, pari al 10,6% delle famiglie residenti, per un totale di 6 milioni 786 mila individui. La soglia della povertà relativa è di 869,50 euro. I dati mostrano che dal 2000 al 2003, le famiglie in condizioni di povertà sono diminuite. La povertà riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose, gli anziani e le famiglie monoparentali 7. Nel 2005 c è una ripresa della povertà relativa e salgono a 2 milioni 585 mila, pari 5 Per reddito basso in un dato anno si intende un reddito personale disponibile uguale o inferiore alla soglia di povertà relativa di quell anno. 6 Pubblicazione Banca d Italia, I bilanci delle famiglie italiane nell anno 2000, Anno XII Numero 6-18 Gennaio 2002 pagg Dati ISTAT su Famiglia e Società, La povertà relativa in Italia nel 2003 del 13 Ottobre ~ 8 ~

9 all 11,1% delle famiglie residenti in Italia (cfr. Figura1). La linea di riferimento è di 936,58 euro (7,2% in più rispetto al 2003). La povertà continua a colpire sempre gli stessi soggetti e senza variazioni statisticamente significative 8. Nel 2007 si trovano in condizioni di povertà relativa 2 milioni 653 mila famiglie e rappresentano l 11,1% delle totale; nel complesso sono 7 milioni 542 mila gli individui poveri, il 12,8% dell intera popolazione. La soglia della povertà relativa risulta pari a 986,35 euro (+5,3% rispetto alla linea del 2005) 9. Nel 2009 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono salite ancora fino a raggiungere, 2 milioni 657 mila e la linea di povertà relativa è pari a 983,01 euro. Il motivo per il quale la povertà si è mantenuta costante in un anno di crisi economica va ricercato nella lettura fornita dall ISTAT nel Rapporto annuale sul mercato del lavoro e la deprivazione nel 2009; in tale periodo, infatti, l 80% del calo dell occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine. Sono due, fondamentalmente, gli ammortizzatori sociali che hanno mitigato gli effetti della crisi: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l occupazione e la Cassa Integrazione Guadagni (CIG), che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro. Un altra spiegazione è rappresentata dalla linea di povertà relativa che è diminuita di 16 euro rispetto al Nel 2009 in Italia sono1.162 mila famiglie che risultano in condizione di povertà assoluta (il 4,7% delle famiglie residenti) per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell intera popolazione) 10. Nonostante gli ammortizzatori sociali il reddito disponibile per le famiglie scende del 2,5% nel Sia i consumi che i risparmi cadono, con gravi ripercussioni per le condizioni di vita delle famiglie. I tre indicatori di povertà, cioè la povertà 8 Dati ISTAT su Famiglia e Società, La povertà relativa in Italia nel 2003 del 11 Ottobre Dati ISTAT su Famiglia e Società, La povertà relativa in Italia nel 2003 del 4 Novembre Dati ISTAT su Famiglia e Società, La povertà in Italia nel 2009 del 15 Luglio ~ 9 ~

10 relativa, la povertà assoluta e la deprivazione materiale 11, mostrano come la condizione delle famiglie sia peggiorata. I dati confermano le dimensioni patologiche del modello italiano di povertà. Sono soprattutto famiglie concentrate al Sud (24,3%) e famiglie numerose 12 Un altro dato allarmante è l incidenza della povertà minorile e le particolari difficoltà delle famiglie con figli a carico. I tassi di povertà sono alti per i lavoratori dipendenti, in particolare per gli operai. In misura notevole è aumentata anche l incidenza della povertà per le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro. Ciò che più di ogni altro dato descrive la situazione delle famiglie italiane è la persistenza 13. Risulta, infatti, che le famiglie, che non riescono ad uscire dalla condizione di povertà oscillano tra il 7% e 14%. Nel 2009 la deprivazione materiale in Italia coinvolge il 15,3% delle famiglie italiane. Anche con questo nuovo indicatore il Sud presenta i livelli massimi di disagio economico (25,3%), insieme alle famiglie numerose (35,5%) e le famiglie che vivono in affitto (31,4%). Secondo il CIES 14, il numero delle famiglie che percepisce la propria condizione come peggiore rispetto all anno precedente, passa dal 41% nel 2007 al 54,5% nel Continua a crescere anche il numero delle famiglie che si sentono indifese nel far fronte a spese impreviste, con tassi che passano da un 32% nel 2008 al 33,4% nel La deprivazione materiale comporta la mancanza di beni, servizi risorse, comodità normalmente godute o almeno largamente accettate come beni primari. Si entra a far parte di questo indicatore nel caso si presentino tre forme di deprivazione su nove forme previste: 1)non riuscire a sostenere spese non previste pari a 750 euro in un anno; 2)non avere denaro a sufficienza per l abbigliamento;3)avere contratto debiti diversi dal mutuo;4)avere avuto difficoltà a pagare l affitto;5)arrivare a fine mese con difficoltà;6)intaccare il patrimonio per far fronte a spese ordinarie;7)non riuscire a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni;8)non potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa in un anno;9)essere in arretrato per il pagamento di bollette. 12 ISTAT. Si considerano famiglie numerose:le famiglie i cui componenti sono come minimo cinque. 13 Durata del tempo della povertà relativa (definizione ISTAT). 14 Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo. ~ 10 ~

11 In alcuni casi i dati sembrerebbero indicare situazioni diverse. Un esempio è rappresentato dalla riduzione delle famiglie povere con attività in proprio. Questo dato infatti non è frutto di un miglioramento delle condizioni economiche delle imprese, ma il risultato dell esclusione di molte realtà imprenditoriali, soprattutto al Sud, dovute al fallimento. Un altro esempio può essere rappresentato dalla diminuzione dell incidenza della povertà delle famiglie con persone di riferimento in cerca di occupazione. Molti giovani in realtà sono semplicemente tornati nelle proprie famiglie di origine. La classificazione delle famiglie in povere e non povere, definita attraverso la soglia convenzionale, può essere articolata utilizzando due soglie aggiuntive, corrispondenti all 80% e al 120% della soglia standard. Queste soglie consentono di individuare quattro gruppi di famiglie: oltre a quelle sicuramente non povere, con redditi più elevati (superiori al 120% della soglia), si distinguono quelle a rischio di povertà, il cui reddito medio si colloca tra la linea standard e una linea fissata al 120% rispetto alla soglia standard, quelle appena povere, con redditi inferiori alla linea di non oltre il 20% e quelle sicuramente povere, con redditi inferiori all 80% della linea di povertà standard. I dati, riportati nelle Figure 2, 3, 4 e 5, mostrano che salgono le famiglie appena povere, mentre scendono le non povere. Il Mercato del lavoro e analisi delle forze lavoro Il Rapporto sulle politiche contro la povertà e l esclusione sociale del CIES (Commissione di Indagine sulla Esclusione Sociale) mostra che la crisi, esplosa nel , è contraddistinta dal suo carattere selettivo. È una crisi che non ha colpito tutti i cittadini in modo omogeneo, ma è come se avesse scelto le sue ~ 11 ~

12 vittime, centrando determinate attività produttive, tipologie di famiglie, regioni e soggetti, che erano già in difficoltà. La povertà, infatti, non si è estesa, ma è diventata più profonda; è aumentata di intensità. Si trovano in una situazione di disagio le famiglie ampie, le famiglie la cui figura principale ha bassi livelli di istruzione, famiglie che vivono del Mezzogiorno e famiglie con basse figure professionali (working poor). Uno dei fenomeni più allarmanti è il tasso di crescita di giovani cosiddetti NETT (Not in Education, Employment or Training). Per il momento l impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano è stato moderato rispetto a quello di molti altri paesi OCSE. Infatti l uso della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), che ha raggiunto nel 2009 il 12% delle ore lavorate, più alto di oltre il doppio di quelle registrate durante la recessione del 1992, ha frenato la disoccupazione di quasi 4 punti percentuali. ~ 12 ~

13 Tabelle Figura Grafico1. Povertà relativa per riaprtizione ripartizione geografica. Anni (valori percentuali) (valori percentuali) 23,9 24,3 21, ,5 22,7 11, ,6 11,1 11,1 10,8 8,8 8,4 5,7 6 6,4 5, ,3 4,5 5,5 4,9 SUD ITALIA CENTRO NORD Fonte. Elaborazione su dati ISTAT, Famiglia e Società, La povertà in Italia dal 1999 al Figura 2. Famiglie povere e non povere in base a diverse linee di povertà. Anno 2003 (composizione percentuale) NON POVERE (89,4 %) SICURAMENTE NON POVERE (81,5 %) POVERE (10,6 %) QUASI POVERE (7,9 %) APPENA POVERE (5,7 %) SICURAMENTE POVERE (4,9 %) Linea al 120 % di quella standard Linea standard Linea all 80 % di quella standard Fonte ISTAT, Famiglia e Società, La povertà in Italia nel ~ 13 ~

14 Figura 3. Famiglie povere e non povere in base a diverse linee di povertà. Anno 2005 (composizione percentuale) NON POVERE (88,9 %) POVERE (11,1 %) SICURAMENTE NON POVERE (81,0 %) QUASI POVERE (7,9 %) APPENA POVERE (6,0 %) SICURAMENTE POVERE (5,1 %) Linea al 120 % di quella standard Linea standard Linea all 80 % di quella standard Fonte ISTAT, Famiglia e Società, La povertà in Italia nel Figura 4. Famiglie povere e non povere in base a diverse linee di povertà. Anno 2007 (composizione percentuale) NON POVERE (88,9 %) POVERE (11,1 %) SICURAMENTE NON POVERE (81,0 %) QUASI POVERE (7,9 %) APPENA POVERE (6,2 %) 4,2 3,7 2,7 3,5 SICURAMENTE POVERE (4,9 %) Linea al 120 % di quella standard Linea al 110 % di quella standard Linea standard Linea al 90 % di quella standard Linea all 80 % di quella standard Fonte ISTAT, Famiglia e Società, La povertà in Italia nel ~ 14 ~

15 Figura 5. Famiglie povere e non povere in base a diverse linee di povertà. Anno 2009 (composizione percentuale) NON POVERE (88,2 %) SICURAMENTE NON POVERE (81,7 %) QUASI POVERE (7,5 %) 3,8 3,7 Linea al 120 % di quella standard Linea al 110 % di quella standard Linea standard POVERE (10,8 %) APPENA POVERE (6,1 %) 3,3 2,8 SICURAMENTE POVERE (4,7 %) Linea al 90 % di quella standard Linea all 80 % di quella standard Fonte ISTAT, Famiglia e Società, La povertà in Italia nel ~ 15 ~

16 CAPITOLO II - L ASSOCIAZIONE ARCIPELAGO SCEC L Associazione Arcipelago Il 5 Aprile 2008 nasce l'associazione ArcipelagoSCEC.Il nome SCEC è acronimo di Solidarietà ChE Cammina. Si tratta di un nome foneticamente simile ad una battuta di Totò nel film Miseria e Nobiltà, in cui l attore si finge di avere molti soldi e annuncia: noi adoperiamo gli scéc!. L Associazione riunisce sotto un'unica organizzazione diversi esperimenti di Buoni Locali presenti in Italia: Ecoroma (Lazio), Scec (Campania), Kro (Calabria), Thyrus (Umbria) e Tau (Toscana). I Buoni Locali sono buoni per ottenere una riduzione di prezzo su prodotti e servizi. La sede dell Associazione è a Roma. Il Presidente Nazionale è un analista finanziario. Attualmente sono in corso iniziative per estendere questo progetto, in particolare sono coinvolte le Associazioni presenti nelle regioni di Campania (che coordina anche le regioni di Molise, Basilicata e Puglia); Toscana (che è da supporto per la Liguria); Lazio ( che è punto di riferimento per Abruzzo e Sardegna); Sicilia; Calabria; Veneto; Friuli Venezia - Giulia; Lombardia (che coordina anche le regioni Piemonte e Valle d Aosta) ed infine l Emilia Romagna (che segue le esperienze di Marche e Trentino Alto - Adige). L Associazione è presente in diverse città italiane, ripartite su tutto il territorio. Dal 2010 sono attive le cosiddette Isole. L Isola è una realtà territoriale (di norma un Associazione) che avvia un proprio circuito di economia locale e solidale al quale possono, su base volontaria e/o fiduciaria, partecipare tutti i cittadini residenti nella zona di servizio. Le realtà attive sono: l Associazione Masaniello per la Campania, l Associazione Codice Aureo per il Lazio, l Associazione Sicilia Stupor Mundi in Sicilia e l Associazione Naturalmente Verona in Veneto. Le altre Isole coincidono con i coordinamenti regionali dell ArcipelagoSCEC. A Napoli, luogo in cui è nata ~ 16 ~

17 l idea di creare dei Buoni Locali di Solidarietà, nel 2007 erano 508 gli iscritti al circuito, di cui 120 privati che occasionalmente offrivano servizi e 95 esercizi commerciali, per un totale di BuoniSCEC in circolazione, il corrispettivo di oltre 30 mila euro 15. Ad oggi gli iscritti nel circuito nazionale sono di cui imprese, e gli SCEC nel circuito italiano sono un milione. Il Coordinamento Nazionale di ArcipelagoSCEC è costituito da quanti hanno dato vita, sul territorio nazionale, ad associazioni locali di Arcipelago (le Isole). Il progetto ArcipelagoSCEC prevede che ogni Isola possa scambiare con le altre Isole le proprie merci, attraverso una rete interregionale A partire dal 2008 sono nati dei Tavoli di Lavoro Interterritoriali, che si occupano delle diverse tematiche che ArcipelagoSCEC sta affrontando, come i piani di sviluppo delle economie territoriali e piani di sviluppo di aziende, con particolare attenzione al settore agro-alimentare e all'artigianato. Questo lavoro sta portando alla realizzazione dei progetti degli Empori Territoriali e delle Botteghe Locali. La prima fase del progetto prevede di mettere in rete diversi produttori ed imprese; successivamente è prevista la possibilità di creare un prototipo di impresa che si basi sulla fiducia e solidarietà. A tale riguardo è significativa l esperienza della Provincia di Crotone dove è in atto la realizzazione di un progetto che prevede la gestione di due Poli scientifici (per i Beni Culturali, le Energie Rinnovabili ed il Risparmio Energetico) con la collaborazione di tre Istituti Tecnici Superiori provinciali (Agrario - Ambientale a Cutro, Alberghiero a Le Castella e una Scuola del Legno e dell'arredamento a Petilia Policastro) coinvolgendo anche gli Enti Locali e le associazioni delle imprese. Tale iniziativa ha dato vita ad un partenariato interistituzionale "Scuola Impresa - Lavoro", per dare impulso, in modo stabile e , La STAMPA, pag.3. ~ 17 ~

18 organico alla diffusione della cultura scientifica e tecnica e alle misure per lo sviluppo economico e produttivo sul territorio al fine di favorire la creazione di imprese. Il progetto prevede anche percorsi universitari per i settori dell Agroalimentare, del Turistico e del Agro-Forestale. Per la nascita degli Istituti Tecnici Superiori ( ITS) si utilizzeranno le risorse previste dal fondo della legge n 296/06, del MIUR 16 e della Regione Calabria, oltre a contributi di soggetti pubblici e privati. Gli ITS avranno il compito di lavorare ad un modello di sviluppo rurale integrato con la Provincia di Crotone che si fonderà sull attuazione di interventi finalizzati a favorire il potenziamento, la diffusione e la diversificazione delle attività economiche presenti sul territorio al fine di favorire il mantenimento in loco della forza lavoro nonché la costituzione di nuove imprese. L attività di ricerca e di innovazione riguarderà prioritariamente il miglioramento delle tecniche colturali, forestali e di allevamento, la gestione del territorio per la realizzazione di produzioni di qualità, la caratterizzazione e la valorizzazione delle produzioni tipiche, l ottimizzazione dei processi di lavorazione e trasformazioni industriali e lo sviluppo turistico 17. In Appendice è riportato lo Statuto dell Associazione ed il suo Regolamento. 16 Ministero dell'istruzione, dell'università e della Ricerca. 17 ~ 18 ~

19 CAPITOLO III L EMPORIO TERRITORIALE E LE BOTTEGHE LOCALI Introduzione Il processo economico si basa essenzialmente su tre attività : produzione, commercio e consumo. A queste attività va aggiunta l azione dei grandi mercati finanziari, che fissano quote e prezzi di materie prime e prodotti. Il CME Group è una società nata nel 2007 dalla fusione di Chicago Mercantile Exchange (CME) e Chicago Board of Trade (CBOT). Nel 2006 CME e CBOT insieme hanno gestito oltre 2,2 miliardi di contratti per un valore complessivo pari a trilioni di dollari 18. Il CME Group rappresenta la più grande e diversificata Borsa finanziaria e il maggior mercato di contratti futures (a termine) e di opzione del mondo 19. In una borsa azionaria, le azioni acquistate e vendute rappresentano una quota di proprietà della società che ha emesso l azione in origine. In una borsa di futures, i contratti acquistati e venduti sono prodotti per la gestione del rischio e non rappresentano quote di proprietà di una società. I contratti sono accordi standardizzati che rappresentano l intento di acquistare o fornire una quantità di una materia prima (per esempio, cereali, bestiame, semi per oli, prodotti caseari, legnami e altri prodotti.) o di completare una liquidazione in denaro a una data futura. A sua volta la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) esercita la gestione di attività commerciali sotto forma di vendita al dettaglio di prodotti I contratti futures sono accordi standardizzati e legalmente vincolanti per l acquisto o la vendita di uno specifico prodotto o strumento finanziario in futuro. L acquirente e il venditore di un contratto futures concordano un prezzo oggi per un prodotto da consegnare o liquidare in denaro in una data futura. Ogni contratto specifica la quantità e la qualità, nonché il tempo e il luogo della consegna e del pagamento. L acquirente dell opzione paga un prezzo per il diritto - ma non l obbligo - di acquistare o vendere un contratto futures entro un periodo di tempo determinato ad un prezzo prestabilito. ~ 19 ~

20 agro-alimentari e di prodotti non alimentari di largo consumo, in punti vendita a libero servizio. Caratteristica tipica di questa forma di attività è l utilizzo di grandi superfici, con una soglia dimensionale minima generalmente individuata in 200mq per i prodotti alimentari e in 400 mq. per le categorie non alimentari. La fase di approvvigionamento della GDO moderna è data dalle Centrali d Acquisto 20, che definiscono i contratti quadro con i cosiddetti Grandi Fornitori. Sono quindi esclusi dalle negoziazioni gli acquisti relativi ai prodotti a marchio privato commerciale ( private label ), alla gran parte dei prodotti freschi e ai prodotti locali 21. La crescita della GDO sta mettendo in pericolo la sopravvivenza dei piccoli produttori, i quali o vengono acquistati dalle grandi multinazionali o entrano a far parte di enti cooperativi. Dal punto di vista del consumo, l agroalimentare in Italia ha registrato un continuo aumento. Le famiglie italiane spendono per questo settore quasi il 20% delle loro risorse. Secondo uno studio ISMEA 22, circa un terzo dei costi della produzione agro-alimentare in Italia è imputabile ai servizi di trasporto e logistica; un altro terzo fa riferimento invece ai costi di magazzinaggio, condizionamento, confezionamento e picking (preparazione dell'ordine). Questi servizi rivestono un ruolo chiave nella valorizzazione qualitativa e commerciale dei prodotti. La dotazione informatica delle imprese del settore agro-alimentare, non appare inoltre soddisfacente ed è ancora troppo scarsa la presenza di società di servizi integrati per la logistica. La scarsa capacità delle Piccole Medie Imprese (PMI) e della Grande Distribuzione Alimentare (GDA) a gestire in modo efficiente i prodotti aumenta ulteriormente il 20 Le centrali d'acquisto sono organizzazioni che hanno come obiettivo la gestione del contratto fornitore (condizioni di acquisto in fattura e prestazioni fuori fattura) Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. ~ 20 ~

21 prezzo della merce. Il costo della filiera 23 quindi incide pesantemente sul prezzo finale dei prodotti agro-alimentari. Da un analisi effettuata dalla Federdistribuzione 24 sulle filiere agro-alimentari in Italia nel 2008, risulta infatti, che per contenere i prezzi finali il vero problema da affrontare è di un generale percorso di ammodernamento che introduca maggiore efficienza e aumenti le dimensioni dell impresa. È strategica anche la creazione di una rete di imprese, che possa collaborare evitando la dispersione delle risorse. Una riforma strutturale è essenziale per arrivare ad avere una produzione che sia di quantità e qualità adeguate alla domanda interna e a prezzi competitivi con quelli degli altri Paesi, che stanno sviluppando sistemi più all avanguardia. L organizzazione dell ArcipelagoSCEC crea un interazione con la piccola distribuzione che permette ai produttori locali di ottenere visibilità e mercato. La creazione di supermercati locali, dove i produttori possono far confluire i loro prodotti e dove i prodotti agro-alimentari possono essere venduti direttamente, concorrerà a migliorare la qualità dell offerta, dal momento che la vendita dei prodotti avviene nel territorio e quindi le aziende possono essere visitate dai consumatori. Le imprese possono beneficiare di una piattaforma on-line per i contatti diretti, la formazione di gruppi di acquisto sia per settore che per singoli prodotti e per la gestione professionale di ogni singolo aspetto. Questo circuito virtuoso, 23 Con filiera (agro-alimentare) si intende, in senso lato, l'insieme articolato (anche detto 'rete' o 'sistema') che comprende le principali attività (e i loro principali flussi materiali e informativi), le tecnologie, le risorse e le organizzazioni che concorrono alla creazione, trasformazione, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto agro-alimentare; in senso più stretto, si intende l'insieme delle aziende che concorrono alla catena di fornitura (cf. food supply chain) di un dato prodotto agro-alimentare. 24 Federdistribuzione è l organismo di coordinamento e di rappresentanza della distribuzione commerciale moderna. Aderisce a Confcommercio e si compone di otto associazioni nazionali che rappresentano numerose imprese. Le aziende aderenti alle otto Associazioni di Federdistribuzione hanno realizzato nel 2008 un giro d'affari di 87,4 miliardi di euro, con una quota pari al 73,2% del totale fatturato della Distribuzione Moderna Organizzata; hanno una rete distributiva di punti vendita (diretti e in franchising) e danno occupazione a circa addetti. Rappresentano, infine, il 39,6% del valore dei consumi commercializzabili. ~ 21 ~

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