Ministero della Salute

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1 Ministero della Salute DIPARTIMENTO DELLA SANITA PUBBLICA E DELL INNOVAZIONE DIREZIONE GENERALE DELLA PREVENZIONE - UFFICIO VII RELAZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE AL PARLAMENTO SUGLI INTERVENTI REALIZZATI AI SENSI DELLA LEGGE N. 125 LEGGE QUADRO IN MATERIA DI ALCOL E PROBLEMI ALCOLCORRELATI ANNO 2013

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3 INDICE PREMESSA PRESENTAZIONE I PARTE I 1. IL QUADRO EPIDEMIPOLOGICO I consumi di bevande alcoliche e i modelli di consumo 1 Il trend dei consumi annui pro capite 2 Il confronto con il consumo annuo pro capite degli altri Paesi europei 2 I consumi e i modelli di consumo nella popolazione generale 5 I consumi e i modelli di consumo nella popolazione giovanile La mortalità e la morbilità alcolcorrelate 23 Le stime di mortalità dell Istituto Superiore di Sanità 24 La mortalità per cirrosi epatica 29 Gli incidenti stradali 31 Le diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili 38 L'alcoldipendenza 45 L attenzione dei medici al consumo alcolico dei pazienti GLI INTERVENTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE IN ATTUAZIONE 48 DELLA LEGGE N Gli interventi di indirizzo L'utilizzo dei finanziamenti previsti dalla legge 125/2001ai fini del monitoraggio Gli interventi in materia di informazione e comunicazione La partecipazione alle politiche internazionali LA SPESA FARMACEUTICA PER LA TERAPIA FARMACOLOGICA 67 DELLE ALCOLDIPENDENZE PARTE SECONDA 4. I SERVIZI ALCOLOGICI E L'UTENZA DOPO L'EMANAZIONE 74 DELLA LEGGE N ANNO Il personale dei servizi Le caratteristiche demografiche dell utenza I consumi alcolici dell utenza I modelli di trattamento I modelli organizzativi dei servizi 77

4 4.6 La collaborazione dei servizi con gli enti e le associazioni del volontariato, 78 privato sociale e privato Tabelle e grafici 79 PARTE TERZA 5. L ATTUAZIONE DELLA LEGGE n. 125 NELLE REGIONI 80 E PROVINCE AUTONOME 5.1 La rilevazione degli interventi e delle attività delle Regioni e Province Autonome 80 in attuazione della legge n Iniziative adottate per favorire l accesso ai trattamenti sanitari e assistenziali e 82 per migliorarne la qualità 5.3 Iniziative adottate per favorire l informazione, la prevenzione e l educazione 96 sui danni alcol correlati 5.4 Iniziative adottate per garantire adeguati livelli di formazione e aggiornamento 114 del personale addetto 5.5 Iniziative adottate per promuovere la ricerca e la disponibilità di formazione 123 specialistica a livello universitario 5.6 Iniziative adottate per favorire le associazioni di auto-mutuo aiuto 130 e le organizzazioni del Privato sociale no profit 5.7 Strutture di accoglienza realizzate o presenti sul territorio per i fini 139 di cui all art Protocolli di collaborazione o convenzioni stipulate con enti e associazioni 145 pubbliche o private operanti per le finalità della legge 5.9 Attività di collaborazione con le competenti istituzioni dell Amministrazione 155 dell' Interno, municipali o altre per il rispetto delle disposizioni in materia di pubblicità, vendita e guida 5.10 Attività o progetti messi in atto per assicurare la sicurezza sui luoghi di lavoro Provvedimenti adottati per assicurare l erogazione a carico del Servizio 169 Sanitario Nazionale dei farmaci per terapie antiabuso o anticraving dell alcolismo 5.12 Progetti o iniziative di particolare rilevanza realizzati dalle Regioni in adesione 174 agli orientamenti e ai principi della legge 125/2001

5 PREMESSA L art. 8 della legge n. 125 dispone che il Ministro della Salute trasmetta al Parlamento una relazione annuale sugli interventi realizzati ai sensi della stessa legge, da predisporre sulla base delle relazioni che le Regioni e Province Autonome sono annualmente tenute a trasmettere al Ministero ai sensi dell art. 9 comma 2 della legge medesima. La presente Relazione si riferisce agli interventi effettuati dalle Regioni nel corso dell anno 2012 e dal Ministero della Salute nell anno La Relazione al Parlamento viene annualmente curata dalla Direzione Generale della Prevenzione - Ufficio VII. L Istituto Superiore di Sanità-CNESPS-Osservatorio nazionale alcol ha fornito un contributo originale di elaborazione ed analisi dei dati relativamente ai comportamenti di consumo alcolico a rischio della popolazione generale e alla stima della mortalità alcol correlata in Italia e nelle Regioni, realizzato nell ambito di uno specifico progetto finanziato dal CCM del Ministero della Salute.

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7 PRESENTAZIONE Si conferma nel nostro Paese il consolidamento di nuovi comportamenti di consumo alcolico sempre più vicini alle culture del bere prevalenti nei Paesi del Nord Europa. Appare sempre meno diffuso il modello di consumo mediterraneo, basato sulla assunzione quotidiana e moderata di vino, tipico della nostra tradizione, che resiste nella popolazione anziana ma viene progressivamente abbandonato dalle persone più giovani, a favore di un consumo occasionale e al di fuori dei pasti. Nel decennio è ben evidente la crescita dei consumatori fuori pasto (passati dal 23,1% al 26,9% nella popolazione di oltre 14 anni) tra gli uomini ma soprattutto tra le donne (passate dal 12,1% al 16%); il fenomeno riguarda in particolare i giovani di anni, tra i quali i consumatori fuori pasto sono passati dal 34,1% al 44,0% nel decennio. L ISTAT ci dice inoltre che circa 3 milioni 314 mila persone di entrambi i sessi (circa il 6,1% della popolazione di 11 anni e più) presentano consumi fuori pasto più frequenti, almeno una volta a settimana, in particolare tra i giovani di anni, e risultano quindi esposte a un rischio rilevante, soprattutto se si considera che il numero medio di bicchieri consumati con tale frequenza è di 4,5. Tra le persone più giovani, e in particolare tra i maschi, ha assunto grande diffusione il così detto binge drinking, che comporta l assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche dell intera società. Nel 2012 i binge drinkers rappresentano complessivamente il 6,9% della popolazione di 11 anni e più, l 11,1% tra i maschi e il 3,1% tra le femmine; ma tra i giovani maschi di anni il fenomeno interessa ben il 20,1%. Anche l analisi del tipo di bevande consumate fa emergere l evoluzione avvenuta nel modello di consumo; calano infatti nell ultimo decennio i consumatori di solo vino e birra, soprattutto fra i più giovani e le donne, mentre aumentano coloro che consumano, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, non solo tra i giovani ma soprattutto tra gli adulti di oltre 44 anni e gli anziani. Le nuove modalità di bere della popolazione italiana comportano l esposizione a nuovi rischi per la salute del singolo bevitore e per la sicurezza sociale, soprattutto in relazione agli incidenti stradali, agli incidenti sul lavoro e alle violenze di vario genere. Accanto ai nuovi rischi continuano inoltre a persistere quelli derivanti dal consumo più tradizionale del nostro Paese, giornaliero e protratto nel tempo, che è ancora molto diffuso tra le persone anziane e può essere pericoloso per la salute se non si accompagna a una rigorosa moderazione. Il consumo giornaliero non moderato nel 2012 riguarda il 7,5% della popolazione, il 12,2% tra gli uomini e il 3,2% tra le donne, con una prevalenza superiore a quella rilevata per il binge drinking; e nella popolazione di oltre 65 anni interessa ben il 39,7% dei maschi e il 9,5% delle femmine. I

8 Tuttavia, nonostante i cambiamenti emergenti nei modelli di consumo, i valori di alcuni importanti indicatori di rischio pongono l Italia in una posizione migliore rispetto a molti Paesi europei, anche di ambito mediterraneo. Tra i Paesi dell Unione Europea l Italia occupa il posto più basso nella graduatoria relativa al consumo annuo pro capite di alcol puro, cioè di alcol consumato tramite tutti i tipi di bevande alcoliche, che, considerato nella popolazione di età superiore ai 15 anni, è secondo l OMS il miglior indicatore del consumo complessivo di alcol di una popolazione: tale parametro nel 2009 ha raggiunto i 6,94 litri, valore che si presenta in costante calo - molto maggiore di quello registrato dalla media dei Paesi dell Unione Europea - e consentirà presumibilmente all Italia di raggiungere il livello di consumo raccomandato dall OMS per l anno 2015 (6 litri l anno per la popolazione al di sopra dei 15 anni e 0 litri per quella di età inferiore). Continua a diminuire nel nostro Paese, con un andamento più rapido e consistente rispetto alla media dei Paesi europei, anche il tasso nazionale di mortalità per cirrosi epatica, uno dei più importanti indicatori di danno alcol correlato, che nel 2010 è pari a 8,09 per abitanti; questo valore è molto inferiore a quello rilevato nello stesso anno sia per la media dei 27 Paesi dell Unione Europea (13,01 per ) che per la media dei Paesi di tutta la Regione Europea (17, 34 per ). Anche la percentuale di mortalità alcol correlata rispetto alla mortalità totale, secondo studi realizzati in ambito OMS, presenta in Italia un valore tra i più bassi di tutta la Regione europea, con valori molto inferiori alla stessa media dei Paesi dell UE, soprattutto tra i maschi. I dati attualmente disponibili sui fenomeni alcol correlati fanno emergere negli ultimi anni qualche tendenza positiva che sembra confermare la validità delle politiche di contrasto attivate a livello nazionale e regionale e incoraggia, in linea con gli orientamenti della legge 125/2001, un loro ulteriore rafforzamento. Continua tra il 2011 e il 2012 il trend discendente, in atto dal 2010, dei consumatori a rischio, che passano dal 15,2% al 13,8% nella popolazione di oltre 11 anni, con un calo che riguarda sia i consumatori giornalieri non moderati che i consumatori binge drinking. Tra il 2011 e il 2012 l ISTAT rileva inoltre una diminuzione dei consumi fuori pasto nella popolazione di oltre 11 anni, diminuzione che, sia pure lieve (-1,2%), rappresenta una discontinuità nel trend in continua crescita di questi consumi nell ultimo decennio. Nella popolazione di oltre 65 anni si conferma la tendenza al calo dei consumi giornalieri non moderati, passati tra il 2003 e il 2012 dal 49,8% al 39,7% tra i maschi e dal 13% al 9,5% tra le femmine. Tra i giovani di anni i consumi fuori pasto, caratterizzati da tempo e fino al 2011 da un trend tendenzialmente in crescita, tra il 2011 e il 2012 registrano un notevole calo, che riporta i valori allo stesso livello rilevato all inizio del decennio (15,1% ). II

9 Fra i giovani studenti di anni monitorati dall indagine ESPAD sembra consolidarsi il contenimento di comportamenti a rischio quali le ubriacature e il binge drinking, che nel 2012 presentano prevalenze sostanzialmente stabili o in lieve calo rispetto a quelle all anno precedente e comunque vicine ai valori minimi della serie storica per questi dati. Tra gli stessi giovani studenti si conferma inoltre chiaramente il trend in diminuzione degli atteggiamenti favorevoli ad alcuni comportamenti a rischio, quali l ubriacarsi una volta a settimana o il consumo quotidiano eccedentario. Le indagini europee rilevano inoltre che i nostri giovani sono, in rapporto ai loro coetanei europei, fra quelli che percepiscono maggiormente (oltre la media europea) il rischio del bere regolare e sono al primo posto per la percezione del rischio del bere occasionale. Il tasso di mortalità per cirrosi epatica continua a presentarsi in costante diminuzione, così come il tasso nazionale di ospedalizzazione per diagnosi totalmente alcol attribuibili, soprattutto nelle fasce di età anni, con un riscontro anche a livello regionale sebbene con andamenti diversi nelle singole Regioni. Si conferma, secondo i dati del sistema di sorveglianza PASSI, il trend in calo delle persone che guidano l auto o la moto dopo aver bevuto, che nel 2012 risultano essere l 8,9% degli intervistati contro l 11,8% del Il Rapporto ACI-CENSIS 2012 rileva che il 42,8% degli automobilisti intervistati dimostra di conoscere i limiti legali di alcolemia, mentre solo il 17,3% indica limiti errati; i giovani di anni inoltre risultano i più informati e tra essi il 54,4% è in grado di indicare correttamente i limiti legali. Nel nostro Paese peraltro sussistono ancora alcune importanti criticità che è necessario monitorare attentamente per poter adottare le misure di contenimento e contrasto più adeguate. Appare ancora consistente la quota di persone con comportamenti di consumo a rischio, che nel 2012 secondo l ISTAT è pari ad almeno il 13,8% della popolazione di 11 anni o più, per un totale di circa 7 milioni e persone. La popolazione più giovane appare particolarmente esposta ai rischi alcol correlati. Tra i giovani di anni nel 2012 il 14,8% ha ammesso comportamenti di binge drinking, il 20,1% tra i maschi e il 9,1% tra le femmine; e ha consumato alcol al di fuori dei pasti il 50,7% dei maschi e il 36,6% delle femmine. Tra i giovani di anni fino al 2011 il consumo fuori pasto ha registrato un trend di forte crescita, con prevalenze passate, nell arco di 16 anni, dal 12,9% al 22,8% tra i maschi e dal 6% al 14,7% tra le femmine. Assume alcol anche una buona percentuale di giovani tra gli 11 e i 15 anni (10,5% nel 2012), per i quali è rigorosamente prescritta la totale astensione dal bere. Preoccupante appare anche nei giovani di entrambi i sessi la correlazione, evidenziata dall ISTAT, tra binge drinking e assidua frequentazione di discoteche, soprattutto nella fascia di età anni. Tale correlazione può aggravare i pericoli derivanti dal bere e richiede pertanto un monitoraggio particolarmente attento, anche in III

10 considerazione del fatto che i giovani fra i 20 e i 24 anni continuano ad essere la classe di età più colpita dai danni per incidente stradale, uno dei più importanti indicatori di danno indirettamente causato dall alcol. Nel 2012 sono stati 309 i morti e i feriti in questa classe di età. Dal sistema di sorveglianza PASSI risulta che nel quadriennio ha guidato mediamente sotto l effetto dell alcol il 10% dei giovani di anni e l 8% dei giovani di anni. E il Rapporto ACI - CENSIS 2012 ci dice che tra i giovani di anni è superiore alla media della popolazione la percentuale di soggetti che prima di mettersi alla guida bevono fino a quando possono reggere l alcol (9,7% contro la media del 7% ). Fra gli alcoldipendenti in trattamento nei servizi alcologici territoriali la percentuale degli utenti al di sotto dei 30 anni rappresenta nel 2012 il 9, 1 % dell utenza totale e tra i nuovi utenti tale percentuale sale al 13,7%. Inoltre nei servizi alcologici si conferma una stabile percentuale di giovani utenti di età inferiore ai 20 anni, la cui entità oscilla nel tempo, a partire dal 1996, tra lo 0,5 % e lo 0,7% e che nel 2012 è stata pari allo 0, 5%. Anche la popolazione femminile, sebbene ancora meno interessata al consumo alcolico in rapporto a quella maschile, mostra da alcuni anni una tendenza ad uniformarsi ai comportamenti maschili. Nella popolazione di oltre 11 anni il 6,4% delle donne presenta almeno un comportamento di consumo a rischio, per un totale di circa 1 milione persone. Come evidenziato dalle analisi dell ISS, mentre per i maschi si registra dal 2007 un trend in diminuzione dei consumatori a rischio (-4,8 punti percentuali), tra le donne nello stesso periodo non si registrano variazioni statisticamente significative. In particolare appare ben evidente tra le donne l andamento in crescita delle percentuali di consumatrici fuori pasto, che nel decennio sono passate, considerando la popolazione di oltre 14 anni, dal 12,1% al 16%, con un aumento percentuale superiore a quello verificatosi tra i maschi. I fenomeni di omologazione con l altro sesso riguardano maggiormente le classi di età più giovani. Al di sotto dei 24 anni si attenuano notevolmente le differenze fra i generi nella prevalenza dei consumi fuori pasto, e nella quota di giovanissimi di anni con consumi a rischio (complessivamente il 10,4% di questa fascia di età) nel 2012 le femmine rappresentano l 8,4% e i maschi il 12,4%, con una differenza molto minore di quelle riscontrate in fasce di età più anziane. Negli ultimi anni la stessa percentuale di decessi alcol attribuibili sul totale della mortalità presenta tra le donne una tendenza, sia pure lieve, all aumento, sicuramente più accentuata che tra gli uomini. La maggiore diffusione dei consumi alcolici tra le donne rappresenta un fenomeno di rilievo anche per lo specifico ruolo che la donna riveste per la salute e la protezione del feto e in particolare per il rischio di sindrome feto alcolica, la cui prevenzione richiederebbe una totale astensione dal consumo alcolico a partire dal concepimento e durante la gravidanza. Su tale problema non sembra esservi ancora sufficiente sensibilità e informazione e dallo studio di sorveglianza PASSI dell Istituto Superiore di Sanità emerge che nel 2012 il 25,7% delle donne in gravidanza ha dichiarato di aver IV

11 assunto bevande alcoliche negli ultimi 30 giorni. Anche la popolazione anziana di oltre 65 anni presenta rilevanti aspetti di criticità in quanto rappresenta la fascia di età con la più alta percentuale di consumatori a rischio (23,2%), a causa della grande diffusione del consumo giornaliero non moderato, che interessa il 39,7% dei maschi e il 9,5% delle femmine di quest età. Le persone anziane continuano a seguire il modello di consumo tradizionale, caratterizzato dalla assunzione quotidiana di vino durante i pasti, ma spesso, soprattutto gli uomini, non rispettano le indicazioni delle agenzie di sanità pubblica, che prescrivono loro di non superare il consumo di un unità alcolica giornaliera. Le criticità emergenti nel nostro Paese riguardano dunque, soprattutto, specifiche fasce di popolazione, giovani, anziani e donne, cui vanno pertanto rivolti adeguati interventi di prevenzione in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali e sociali, tenendo conto delle evidenze emerse dall attuale ricerca scientifica ed epidemiologica. Il consumo alcolico dei giovani deve essere monitorato con particolare attenzione in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi quali l intossicazione acuta alcolica e l alcoldipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando le performances scolastiche, favorendo aggressività e violenza. Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport. Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà. Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, recentemente introdotto con la legge n I cambiamenti in atto nel consumo alcolico femminile esigono un maggiore impegno nella implementazione di adeguati interventi di genere, finalizzati ad aiutare le donne, soprattutto quelle più giovani, a resistere alle specifiche pressioni al bere loro rivolte e a contrastare le tendenze alla omologazione con i maschi nella assunzione di comportamenti a rischio. Deve essere maggiormente curata l informazione delle donne sulla specificità dei loro rischi nel consumo dell alcol, sia in relazione alla propria salute che a quella del feto. In particolare a tutte le donne in gravidanza dovrebbero essere offerte dai competenti servizi socio-sanitari informazioni e consigli specifici per evitare di bere, secondo quanto raccomandato dalla Strategia Comunitaria per la riduzione dei danni alcol correlati e dal recente Piano di Azione Europeo per l alcol dell OMS. La popolazione più anziana deve essere aiutata a superare le difficoltà soprattutto culturali che ostacolano l adeguata percezione dei rischi correlati al consumo alcolico più tradizionale, ricevendo istruzioni chiare e sicure sui limiti da rispettare per V

12 un consumo realmente moderato, in relazione all età, al genere e alle patologie più frequenti. A tale finalità possono dare un importante contributo gli operatori sociosanitari, tramite una formazione che li renda consapevoli della specificità del rischio alcol per le persone anziane e offra loro adeguati strumenti per aiutare gli anziani al rispetto dei parametri di consumo prescritti. Gli operatori sanitari, e in particolare i medici di base, possono svolgere un importante ruolo di prevenzione per tutte le categorie di popolazione dedicando una maggiore attenzione ai consumi alcolici dei propri assistiti. Dall ultimo studio di sorveglianza PASSI emerge che nel 2012, tra le persone che si sono recate dal medico, solo il 14,6% dichiara di aver ricevuto domande sulle proprie abitudini di consumo alcolico e nel quadriennio tale quota appare in calo, soprattutto nella fascia di età anni. Anche tra le persone con forte controindicazione per il consumo alcolico solo il 6,4% riferisce di aver ricevuto dal proprio medico un invito alla moderazione o alla interruzione del consumo. Lo stesso studio PASSI rileva che ancora troppe persone con controindicazione assoluta per l alcol continuano a consumarlo, facendo emergere l esigenza di più efficaci interventi di prevenzione: nel 2012 il 48,8% delle persone con patologia epatica ha dichiarato di aver consumato alcol negli ultimi 30 giorni. Il Ministero ha promosso negli ultimi anni specifici piani di azione, programmi e progetti per diffondere l adozione delle migliori pratiche di prevenzione e contrasto dei danni alcol correlati nei vari gruppi di popolazione, in adesione ai principi e alle finalità della legge 125/2001. Un importante funzione di orientamento è stata svolta a tale proposito dal Piano Nazionale Alcol e Salute, conclusosi ormai da qualche anno con il completamento di tutti i progetti previsti. Successivamente il Piano Nazionale di Prevenzione , approvato d intesa con le Regioni, ha individuato la prevenzione dei danni alcol correlati quale area specifica della prevenzione universale, prevedendo l inserimento e l implementazione di specifici progetti e programmi nei Piani di prevenzione predisposti dalle singole Regioni in attuazione del Piano stesso. Il Programma Guadagnare Salute , in cui una specifica area strategica è dedicata al contrasto dei problemi alcol correlati, è stato rinnovato per un ulteriore triennio e ha continuato a promuovere campagne di comunicazione innovativa, progetti per favorire stili di vita salutari e interventi di sensibilizzazione, realizzati talvolta anche con la collaborazione dei settori più sensibili del mondo della produzione e distribuzione. Nello spirito della legge 125/2001 il Ministero della Salute ha sostenute e sostiene politiche sull alcol in linea con gli orientamenti approvati in ambito internazionale, sia a livello di Unione Europea che di Organizzazione Mondiale della Sanità. A tale proposito particolare valenza strategica rivestono la Strategia Comunitaria per la riduzione dei danni alcol correlati, la Strategia Globale 2010 dell OMS per la riduzione del consumo dannoso di alcol e, più recentemente, il Piano di azione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili , nell ambito del VI

13 quale è prevista per i prossimi anni una riduzione del consumo dannoso di alcol pari al 10%. In ambito OMS inoltre importante documento di riferimento resta per il nostro Paese il nuovo Piano di Azione Europeo per l Alcol , approvato con la Risoluzione EUR/RC61/R4 del 15 settembre 2011, di cui il Ministero della Salute ha curato una traduzione italiana autorizzata dall OMS pubblicata sul Portale del Ministero (http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_1738_allegato.pdf). Un importante obiettivo di tale Piano di Azione è stato recentemente raggiunto dall Italia con l introduzione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, che il Piano propone agli Stati Membri nell ambito della specifica area strategica finalizzata alla riduzione della disponibilità dell alcol. In ambito U.E. l Italia sta attualmente partecipando ai lavori per la predisposizione di un Piano di Azione Europeo per la riduzione dei danni alcol correlati, in continuità con la Strategia Comunitaria che si è appena conclusa. Le Regioni e Province Autonome proseguono lo svolgimento delle funzioni loro assegnate dalla legge 125/200 per la programmazione di interventi di prevenzione, cura e riabilitazione, per l organizzazione di servizi dedicati, per la formazione e l aggiornamento del personale. Il Ministero della Salute può monitorare annualmente lo svolgimento delle attività regionali tramite l esame delle relazioni predisposte dalle stesse Regioni ai sensi della legge 125/2001. Da tali relazioni emerge nel tempo, in particolare, un crescente impegno nelle attività di prevenzione, che sempre più frequentemente si ispirano al modello di approccio interdisciplinare e intersettoriale raccomandato dai Piani e Programmi nazionali anche in adesione alla legge 125/2001. Secondo tale modello le Regioni favoriscono la collaborazione tra interlocutori di vari ambiti istituzionali e l integrazione delle diverse risorse disponibili, promuovendo i contatti dei servizi sociosanitari con le scuole, i servizi sociali, le Forze dell Ordine, il mondo del lavoro, il mondo del divertimento giovanile, le associazioni sportive, il mondo del volontariato e i gruppi di auto-mutuo aiuto. A livello locale i servizi alcologici territoriali hanno consolidato la loro organizzazione e sono in grado, pur con una certa variabilità tra le diverse Regioni, di assicurare ai soggetti alcoldipendenti accoglienza, diagnosi, trattamento e riabilitazione e di implementare la rilevazione epidemiologica annuale dell utenza, del personale e delle attività svolte. Dall anno della loro prima costituzione, avvenuta con D.M. del 1996, il numero dei servizi alcologici è progressivamente aumentato, accompagnandosi a un contestuale, progressivo calo dei ricoveri ospedalieri per sindrome di dipendenza da alcol. E cresciuto nel contempo anche il numero complessivo degli operatori addetti, che a livello nazionale nel 2012 ha raggiunto i valori più alti. Gran parte di tali operatori, circa l 80%, risulta peraltro addetto solo parzialmente ai servizi alcologici e il numero degli addetti esclusivi resta ancora troppo basso, soprattutto tra i medici e gli psicologi, nonostante l aumento rilevato negli ultimi anni. Il buon funzionamento dei servizi alcologici viene favorito da una diffusa collaborazione con la rete dei gruppi di automutuo aiuto, espressamente prevista dalla legge 125/2001, per attività che riguardano VII

14 prevalentemente la riabilitazione degli alcoldipendenti ma spesso anche la sensibilizzazione e informazione della popolazione generale. Da alcuni anni le Regioni hanno costituito, nell ambito della Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni, uno specifico Gruppo tecnico interregionale per l Alcologia, che assicura un puntuale coordinamento degli interventi nel settore. Tale coordinamento ha consentito tra l altro di organizzare a Trieste, nell Ottobre 2012, la prima Conferenza delle Regioni e Province autonome sui problemi alcol correlati, che ha affrontato, con grande partecipazione e impegno degli operatori regionali e territoriali, aspetti di grande rilievo per le future politiche di ambito regionale e nazionale. Gli atti della Conferenza sono in fase di pubblicazione e costituiranno sicuramente un importante documento di riferimento per tutte le istituzioni e i soggetti impegnati nel contrasto dei problemi derivanti dall uso dannoso di alcol. Le tendenze positive che emergono da indicatori di varia fonte rappresentano un risultato dell impegno congiunto delle istituzioni sanitarie ai vari livelli e di altri organi istituzionali ed enti che affiancano le istituzioni sanitarie nel contrasto ai problemi alcol correlati, secondo il modello di Salute in tutte le politiche che il Ministero da tempo promuove nei suoi Piani e Programmi di azione. Particolarmente importanti a tale proposito appaiono i contributi della Scuola, delle Forze dell Ordine, delle organizzazioni di auto-mutuo aiuto, delle istituzioni sociali. I programmi scolastici prevedono sempre più frequentemente interventi per la promozione della salute che trattano temi relativi ai rischi dell alcol, coinvolgendo spesso, oltre che i giovani studenti, anche i loro genitori, il cui modello di consumo, come conferma l ISTAT, ha una sicura influenza sul consumo alcolico dei figli. Le Forze dell Ordine hanno incrementato negli ultimi anni i controlli del tasso alcolemico nelle persone alla guida, soprattutto fra i più giovani, con un contributo di sicura efficacia per la prevenzione degli incidenti stradali e dei danni correlati. Tra il 2010 e il 2011, secondo i dati forniti dal Rapporto ACI-CENSIS, l incremento dei controlli con etilometri e precursori è stato del 9,7% e nel 2012 il 13% degli automobilisti ha dichiarato di essere stato sottoposto ad alcoltest, contro l 11,5% del 2009, con percentuali ancora superiori tra i giovani di anni. Sempre più spesso inoltre in ambito locale le Forze dell Ordine collaborano con le istituzioni sanitarie e con la scuola in vari progetti di formazione e intervento nei contesti più a rischio. La sensibilità sugli aspetti più rischiosi del consumo di alcol è sicuramente cresciuta anche nel mondo della produzione e distribuzione delle bevande alcoliche, consentendo la realizzazione di qualche interessante intervento di prevenzione nell ambito dei protocolli di intesa del programma governativo Guadagnare Salute. Le finalità della legge 125/2001 costituiscono ancora un valido punto di riferimento del Ministero della Salute per l implementazione e il rafforzamento, in collaborazione con Regioni e Province Autonome, di efficaci interventi di prevenzione e contrasto dei problemi alcol correlati. Un consolidamento dei risultati ottenuti e uno stimolo verso ulteriori progressi potrà arrivare, nello spirito della stessa legge, dalla continuità della collaborazione con l Unione Europea e l Organizzazione mondiale della Sanità, per la VIII

15 costruzione di politiche internazionali in grado di sostenere gli Stati Membri ad adottare, nel rispetto delle proprie peculiarità culturali, tutte le misure di provata efficacia per il contenimento del consumo dannoso di alcol. Beatrice Lorenzin IX

16 PARTE PRIMA 1. IL QUADRO EPIDEMIOLOGICO 1. 1 I consumi di bevande alcoliche e i modelli di consumo Il consumo dannoso di alcol costituisce uno dei tre problemi prioritari di salute pubblica del mondo, come recentemente confermato da importanti atti e documenti dell Organizzazione Mondiale della Sanità quali la Risoluzione OMS 15 settembre 2011 per l approvazione del nuovo Piano di azione europeo per la riduzione del consumo dannoso di alcol ed il Rapporto L alcol nell Unione Europea edito dall OMS nel Benché solamente metà della popolazione mondiale assuma alcol, esso è la terza causa mondiale di malattia e morte prematura, dopo il basso peso alla nascita ed il sesso non protetto, con un impatto superiore a quello del tabacco. L alcol, oltre ad essere una sostanza che causa dipendenza, è causa di malattie trasmissibili e non trasmissibili, inclusi tumori, malattie cardiovascolari e del fegato, ed accresce il rischio di HIV/AIDS e tubercolosi nonché di tutti i tipi di lesioni intenzionali e non, inclusi gli omicidi e i suicidi. Le conseguenze appaiono particolarmente gravi nella Regione europea, che risulta essere l'area del mondo con i più alti livelli di consumo di alcol e di danni alcol correlati. Buona parte dell alcol consumato in Europa, secondo i dati dell OMS, riguarda il consumo pesante, che aggrava tutti i rischi ed in particolare quelli di lesioni volontarie e involontarie, cardiopatia ischemica e morte improvvisa. L'alcol può arrecare gravi danni anche a persone diverse dai bevitori, soprattutto tramite gli incidenti stradali e la violenza domestica, ed accrescere in tal modo ulteriormente i costi dell assistenza sanitaria e sociale, nonché quelli delle istituzioni legali e giudiziarie; se si considera, secondo le valutazioni dell OMS, che fino a tre persone su dieci possono avere a che fare nella loro vita con un bevitore pesante, la stima dei costi sociali dell alcol risulta probabilmente raddoppiata. Il rischio assoluto di morte per condizioni avverse connesse all uso di alcol aumenta con la quantità totale di alcol consumato nel corso della vita; ma anche i modelli e la frequenza del consumo hanno un forte impatto sulle possibili conseguenze per la salute, in rapporto all età, al sesso e alle circostanze in cui si beve. Particolarmente esposto ai danni derivanti dall alcol è il cervello degli adolescenti, nei quali tra l altro il consumo precoce accresce la probabilità di problemi e di dipendenza nella vita adulta. I danni alcol correlati colpiscono maggiormente le persone socialmente svantaggiate e la mortalità per fattori cardiovascolari e lesioni alcol correlati costituisce una causa importante delle disuguaglianze di salute tra gli Stati Membri. La prevenzione del consumo dannoso di alcol ha quindi un ruolo importante per evitare gravi danni di ambito non solo sanitario ma anche sociale ed economico. Un attento monitoraggio dei consumi alcolici e dei modelli di consumo costituisce un essenziale strumento di orientamento per l adozione di efficaci politiche per la protezione della salute e della sicurezza della popolazione. 1

17 Il trend dei consumi annui pro capite Il valore del consumo annuo pro capite di alcol puro (alcol consumato tramite tutti i tipi di bevande alcoliche) nella popolazione di età superiore ai 15 anni è secondo l OMS il miglior indicatore del consumo complessivo di alcol di una popolazione. In Italia, secondo i più recenti dati del WHO-HFA Database, aggiornati all anno 2009, il consumo medio pro capite di alcol puro è pari a 6,94 litri nella popolazione al di sopra dei 15 anni di età, valore ormai vicino a quello raccomandato dall O.M.S. ai Paesi della Regione europea per l anno 2015 (6 litri l anno per la popolazione al di sopra dei 15 anni e 0 litri per quella di età inferiore). Tra gli anni 70 e il 2000 il valore del consumo medio annuo pro capite ha registrato in Italia un notevole calo (-33%), molto maggiore di quello registrato dalla media dei Paesi dell Unione Europea nello stesso periodo e dovuto prevalentemente alla diminuzione dei consumi di vino; la tendenza al calo è proseguita anche dopo il 2000 (tab.1), con un andamento più marcato sia rispetto alla media dei Paesi dell Unione Europea (dove il calo dei consumi nel tempo appare più attenuato) sia rispetto alla media dei Paesi della Regione Europea, che ha registrato negli ultimi anni anche una lieve tendenza all aumento, riprendendo poi un andamento in calo (graf.1). Tab. 1 - CONSUMO ANNUO PRO CAPITE DI ALCOL PURO NELLA POPOLAZIONE ITALIANA CON PIÙ DI 15 ANNI DI ETÀ ANNI ANNI Litri pro capite , , , , , , , , , ,94 Fonte: WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre 2013 Il confronto con il consumo annuo pro capite degli altri Paesi europei Il valore del consumo annuo pro capite di alcol puro rilevato in Italia per il 2009 (6,94 litri) appare tra i più bassi registrati nella Regione europea, dove il valore medio è di 2

18 Graf. 1- CONSUMO ANNUO PRO CAPITE DI ALCOL PURO NELLA POPOLAZIONE CON PIÙ DI 15 ANNI DI ETÀ CONFRONTO ITALIA - UNIONE EUROPEA - REGIONE EUROPEA ANNI Italia Unione europea Regione europea Fonte: WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre ,51 litri e solo Norvegia, Georgia, Macedonia, Armenia e Turchia presentano valori inferiori a quelli dell Italia (graf.2, tab.2). Il consumo annuo pro capite dell Italia appare anche il più basso tra quelli rilevati nei Paesi dell Unione Europea, con un valore notevolmente inferiore alla media dell U.E. (10,74 litri) e inferiore anche a quello di altri Paesi con modello di consumo mediterraneo quali Spagna (11,37) e Grecia (8,24) (tab.2). Non è possibile confrontare il dato italiano per l anno 2009 con quelli di Belgio, Portogallo e Lettonia per lo stesso anno, che non vengono riportati dall OMS ma che comunque risultavano notevolmente superiori al dato italiano nel WHO- European HFA Database del Luglio Pur costituendo un utile indicatore di tendenze generali di lungo periodo, il consumo annuo pro capite non fornisce tuttavia indicazioni di dettaglio sui gruppi di popolazione esposti a rischio in relazione alla adozione di specifici modelli di consumo dannosi. 3

19 Graf. 2 - CONSUMO ANNUO PRO-CAPITE DI ALCOL PURO NELLA POPOLAZIONE CON PIÙ DI 15 ANNI DI ETÀ NEI PAESI DELLA REGIONE EUROPEA Anno 2009 Fonte: WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre

20 Tab. 2 - CONSUMO ANNUO PRO CAPITE DI ALCOL PURO NELLA POPOLAZIONE CON PIÙ DI 15 ANNI DI ETÀ NEI PAESI DELL UNIONE EUROPEA * ANNO 2009 (valori in litri pro capite) Paesi 2009 Lussemburgo 15,34 Repubblica Ceca 14,96 Estonia 13,21 Romania 12,74 Francia 12,30 Lituania 12,23 Austria 12,20 Slovenia 11,90 Germania 11,72 Ungheria 11,51 Slovacchia 11,38 Spagna 11,37 Irlanda 11,30 UE (27) 10,74 Danimarca 10,66 Regione Europea 10,51 Regno Unito 10,49 Polonia 10,10 Bulgaria 10,04 Finlandia 9,96 Paesi Bassi 9,20 Cipro 8,39 Grecia 8,24 Malta 7,65 Svezia 7,40 Italia 6,94 Fonte: WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre 2013 * La fonte non riporta i valori di Belgio, Lettonia e Portogallo I consumi e i modelli di consumo nella popolazione generale Secondo i dati ISTAT nel corso del 2012 ha consumato almeno una bevanda alcolica il 64,6% degli italiani di 11 anni e più (pari a 34 milioni e 990 mila persone), con prevalenza notevolmente maggiore tra gli uomini (78,3%) rispetto alle donne (51,8%). Il 23,6 % dei consumatori (12 milioni e 800 mila persone) beve quotidianamente (35,6% tra i maschi e 12,5% tra le femmine). La quota complessiva dei consumatori nel 2012 si presenta in lieve calo rispetto a quella dell anno precedente (65%), mentre notevole appare il calo dei consumatori giornalieri, che 5

21 nel 2011, con 13 milioni e 954 mila persone, rappresentavano ben il 25,8% del totale dei consumatori. Nell ambito dell intero decennio , prendendo in considerazione la popolazione di 14 anni e più, l ISTAT ha rilevato : - la diminuzione della quota di consumatori ( dal 70.2% al 66,6%) - la diminuzione della quota di consumatori giornalieri (dal 34,5% al 24,4%) - l aumento dei consumatori occasionali (dal 35,8% al 42,2%) - l aumento dei consumatori fuori pasto (dal 23,1% al 26,9%). L ISTAT ha rilevato altresì nel decennio una forte riduzione della quota di consumatori che bevono solo vino e birra, soprattutto fra i più giovani e le donne; e un aumento della quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, aumento che riguarda i giovani e i giovanissimi ma in misura maggiore gli adulti oltre i 44 anni e gli anziani. Data l occasionalità e la lontananza dai pasti che caratterizza spesso il consumo di quest ultimo tipo di bevande, i mutamenti verificatisi nella preferenza delle bevande alcoliche si associano a una maggiore esposizione al rischio di danni alcol correlati. I comportamenti di consumo a rischio Per valutare correttamente il rischio connesso all assunzione di bevande alcoliche è necessario tener conto di parametri quali le quantità assunte, la frequenza del consumo, la concomitanza con i pasti, la capacità di smaltire l alcol in relazione al sesso e all età, la tollerabilità dell alcol in relazione alle condizioni di salute, all assunzione di farmaci e ad altre situazioni, oltre al contesto in cui avviene il consumo. Un consumo di alcol al di fuori dei parametri appropriati può creare danni acuti, conseguenti a uno stato di intossicazione etilica o di ubriachezza occasionale, oppure cronici, conseguenti ad un uso persistente e frequente di quantità non moderate di alcol, producendo comunque gravi conseguenze sul piano sanitario e sociale. Tenendo conto di tali parametri si possono individuare alcune categorie di consumatori a rischio che è necessario monitorare attentamente al fine di valutare gli interventi necessari per contenere i possibili danni per il singolo e per la società. I comportamenti di consumo a rischio secondo i dati ISTAT I consumatori fuori pasto L assunzione di alcol a stomaco vuoto produce, a parità di quantità assunte, livelli di alcolemia più elevati, esponendo dunque a un maggiore rischio di conseguenze negative a livello sanitario e sociale. Tra i nuovi comportamenti che hanno modificato il tradizionale modello di consumo alcolico del nostro Paese, rendendo sempre meno frequente il consumo quotidiano e moderato di vino ai pasti, il consumo fuori pasto è sicuramente tra quelli a maggiore diffusione, soprattutto tra i giovani e i giovani adulti, che lo adottano spesso nell ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Nel 2012 l ISTAT rileva che il consumo fuori pasto ha interessato 14 milioni e persone di 11 anni e più, pari al 40,7% dei consumatori (47,9% dei maschi e 30.4% delle 6

22 femmine), con una lieve diminuzione (-1,2 punti percentuali) rispetto al dato dell anno precedente, che riguarda soprattutto i maschi. Tale diminuzione segna una interruzione nelle tendenze all aumento presenti negli anni più recenti; tra il 2010 e il 2011 l ISTAT aveva rilevato tra i consumatori di undici anni e più un aumento dei consumi fuori pasto del 2,8% tra i maschi e del 4,4% tra le femmine. Nel decennio , considerando la popolazione di oltre 14 anni, l andamento in crescita dei consumatori fuori pasto è ben evidente, con una quota passata dal 23,1% del 2002 al 26,9% del La crescita ha interessato gli uomini (passati dal 35,0% al 38,5 %) ma soprattutto le donne (passate dal 12,1% al 16%) : nel 2012 risultano consumare alcol al di fuori dei pasti 4 milioni donne, contro i 3 milioni del 2002; mentre tra gli uomini i bevitori fuori pasto sono circa 9 milioni contro gli otto milioni del Tra le femmine di età adulta e anziana la prevalenza del consumo fuori pasto è molto inferiore a quella dei maschi, ma al di sotto dei 24 anni le differenze tra i generi si attenuano notevolmente. L ISTAT registra anche la presenza di un consistente numero di persone con consumi fuori pasto più frequenti (almeno una volta a settimana), che appaiono esposte a un rischio rilevante soprattutto se si considera che il numero medio di bicchieri consumati con tale frequenza è pari a 4,5. Il fenomeno ha riguardato nel 2012 il 6,1% della popolazione di 11 anni e più (3 milioni 314 mila persone, a fronte dei 3 milioni 609 mila del 2011), con prevalenze maggiori nelle fasce di età tra i 18 e i 34 anni e doppie nei maschi rispetto alle femmine. I consumatori binge drinking Viene definita binge drinking una modalità di consumo alcolico che comporta l assunzione, in un unica occasione e in un ristretto arco di tempo, di quantità di alcol molto elevate (convenzionalmente 6 o più unità alcoliche), con conseguente stato di ebbrezza alcolica o ubriachezza. Si tratta di un abitudine molto diffusa nei Paesi del Nord Europa, da alcuni anni sempre più presente anche nel nostro Paese, inizialmente rilevabile tra i più giovani ma ormai anche tra gli adulti, soprattutto di genere maschile. Il binge drinking è un fattore di grave rischio per la salute e la sicurezza del singolo individuo e della società, a causa della sua correlazione con gli incidenti stradali, sul lavoro e domestici, e può avere pesanti conseguenze negative sulla vita familiare, relazionale e lavorativa sia dei bevitori che delle loro famiglie. Nel 2012 secondo l ISTAT fra le persone di 11 anni e più il 6,9% ha dichiarato di aver consumato almeno una volta 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un unica occasione, l 11,1% tra i maschi e il 3,1% tra le femmine. Tale prevalenza risulta inferiore a quella rilevata nel 2011, anno in cui la quota dei consumatori binge drinking era pari al 7,5% (12,2% tra i maschi e 3,2% tra le femmine). Continua pertanto anche tra il 2011 e il 2012 l interruzione, già rilevata tra il 2010 e il 2011, del trend in crescita del binge drinking, trend in crescita che era in atto, sia pure con qualche discontinuità, a partire dal 2003, soprattutto tra i maschi. Il binge drinking è diffuso maggiormente tra i giovani di anni, rappresentando la quasi totalità del consumo a rischio in questa fascia di età. I giovani lo praticano soprattutto nei 7

23 contesti della socializzazione e del divertimento collettivo, spesso bevendo volontariamente fino ad arrivare all ubriachezza e all intossicazione alcolica. Nel 2012 il 14,8% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ha dichiarato comportamenti binge drinking, il 20,1% tra i maschi e il 9,1% tra le femmine (tab.3). Tab. 3 - PERSONE DI 11 ANNI E PIÙ PER TIPO DI COMPORTAMENTO A RISCHIO NEL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE, SESSO E CLASSE DI ETÀ - ANN (per 100 persone con stesse caratteristiche) CONSUMO GIORNALIERO NON MODERATO BINGE DRINKING Classi di età Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale ,1 0,4 0,8 4,9 2,2 3, ,9 0,8 1,4 20,1 9,1 14, ,1 0,9 2,5 15,8 4,5 10, ,5 1,4 4,8 9,9 2,3 6,0 65 e più 39,7 9,5 22,4 3,9 0,8 2,2 Totale 12,2 3,2 7,5 11,1 3,1 6,9 Fonte: Elaborazioni Ministero della Salute su ISTAT "L'uso e l'abuso di alcol in Italia"- Anno 2012 I consumatori con consumo giornaliero non moderato Secondo le Linee guida per una sana alimentazione dell Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), che recepisce le indicazioni dell OMS, si intende per consumo moderato un consumo che non supera 2-3 unità alcoliche al giorno per l uomo e 1-2 unità alcoliche per la donna, nonché 1 unità alcolica per gli anziani di oltre 65 anni; per gli adolescenti fino a 15 anni, essendo prescritta la totale astensione dal consumo di alcol, si considera non moderato il consumo di qualsiasi quantità di alcol. In base a tali parametri secondo l ISTAT nel 2012 il consumo giornaliero non moderato riguarda il 7,5% della popolazione di 11 anni e più, il 12,2% dei maschi e il 3,2% delle femmine, con una prevalenza complessiva superiore a quella rilevata per il binge drinking sia tra i maschi che tra le femmine (tab. 3). Tale prevalenza risulta inferiore a quella rilevata nel 2011, che era pari all 8,4% (13,6% tra i maschi e 3,6% tra le femmine). Il consumo giornaliero non moderato interessa soprattutto gli anziani di oltre 65 anni, con una quota pari al 39,7% tra i maschi e al 9,5% tra le femmine, esaurendo quasi totalmente il complessivo consumo a rischio di questa fascia di età. La quota dei consumatori giornalieri non moderati di oltre 65 anni nel 2012 risulta inferiore a quella rilevata nel 2011, quando era pari al 42,0% tra i maschi e al 10,3% tra le femmine. Si conferma pertanto anche per il 2012 la tendenza al calo di questi anziani consumatori, in atto a partire dal 2003, anno in cui l ISTAT aveva rilevato una quota pari al 49,8% tra i maschi e al 13% tra le femmine. 8

24 In considerazione del rischio correlato al consumo giornaliero e cronico di alcol appare rilevante anche la quota di consumatori giornalieri non moderati che l ISTAT registra tra i maschi adulti di anni, pari all 8,5% del totale dei maschi di questa fascia di età. Conclusioni Considerando quali parametri di consumo a rischio il consumo giornaliero non moderato, il binge drinking e il consumo dei giovani minori di 16 anni, complessivamente nel 2012 secondo l ISTAT le persone con almeno un comportamento di consumo a rischio sono il 13,8% della popolazione di 11 anni o più, 21,7% tra i maschi e 6,4% tra le femmine, per un totale di circa 7 milioni e persone, di cui 5 milioni maschi e 1 milione femmine. I comportamenti a rischio appaiono più diffusi tra gli anziani di oltre 65 anni (23,2%) e tra i giovani di anni (15,6%), ma riguardano anche una quota rilevante di giovanissimi tra gli 11 e i 17 anni (10,4%). Tra questi ultimi in particolare appaiono meno rilevanti le differenze di genere che si riscontrano in tutte la fasce di età e le percentuali di consumatori a rischio sono pari a 12,4% tra i maschi e a 8,4% tra le femmine. Nel 2012 la quota complessiva di consumatori a rischio appare notevolmente ridotta rispetto a quella rilevata dall ISTAT nel 2011 (15,2%) e conferma l andamento discendente dei consumi a rischio in atto dal Questo andamento, dapprima spiegabile con la sola diminuzione dei consumi binge drinking, nell ultimo anno è dovuto sia al calo del binge drinking che a quello dei consumi giornalieri non moderati. Le analisi dell Istituto Superiore di Sanità sui comportamenti di consumo a rischio I consumatori fuori pasto Il CNESPS-Osservatorio Nazionale Alcol dell ISS, sulla base di una elaborazione dei dati ISTAT, presenta un dettagliato quadro della situazione e della evoluzione nel tempo dei consumi fuori pasto, binge drinking e a rischio nella popolazione generale, per genere e classe di età. Secondo tale fonte i consumatori fuori pasto sono stati nel 2012 il 37,2% degli uomini ed il 15,6% delle donne della popolazione di età superiore a 11 anni. L analisi per classi di età mostra che la prevalenza aumenta dalla classe di età anni fino a raggiungere i valori massimi tra gli uomini nella fascia di età anni e tra le donne nella classe di età anni (36,6%); oltre tali età le percentuali diminuiscono nuovamente per entrambi i sessi. La classe di età con percentuali più basse risulta essere quella al di sotto dei 18 anni per gli uomini e oltre i 75 anni per le donne (Figura 1). Le percentuali di consumatori fuori pasto di sesso maschile risultano superiori a quelle delle consumatrici in tutte le classi di età considerate, ad eccezione di quella al di sotto dell età legale (11-17 anni), dove non si registra una differenza significativa tra la prevalenza di consumatori di sesso maschile e quella di sesso femminile (Figura 1). L analisi del trend dei consumatori fuori pasto è stata condotta sulla popolazione di età superiore a 14 anni, in quanto prima dell anno 2003 il quesito sul consumo di alcol non veniva posto alla popolazione di età compresa tra 11 e 13 anni. 9

25 Maschio Femm ine ,6 7,0 50,7 36,6 48,6 23,4 37,0 12,9 28,3 7,7 18,2 3,9 37,2 15, (anno 2012) = 11 anni Figura 1. Prevalenza (%) di consumatori di vino o alcolici fuori pasto per genere e classe di età (anno 2012) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie Dall anno 2000 la prevalenza dei consumatori fuori pasto di età maggiore o uguale a 14 anni è significativamente aumentata sia tra gli uomini (+3,4 punti percentuali) che tra le donne (+3,6 punti percentuali), sebbene rispetto alla precedente rilevazione si registra un decremento di 1,4 punti percentuali tra gli uomini ed una stabilità tra le donne (Figura 2) ,8 38,0 38,5 39,3 38,8 38,0 37,4 37,8 39,9 38, ,1 35,1 30 % ,4 13,1 12,1 14,3 15,3 15,4 14,9 15,2 15,7 14,6 16,5 16, Maschio Femmina Figura 2. Prevalenza (%) di consumatori di vino o alcolici fuori pasto di età a 14 anni (anno ) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie 10

26 I consumatori binge drinking Nel 2012 l 11,1% degli uomini e il 3,1% delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver consumato, almeno una volta negli ultimi 12 mesi, 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un unica occasione, pari a oltre persone di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione (Figura 3) ,1 Maschio Femmine 20 15, ,1 9,9 11, ,9 2,2 4,5 2,3 4,9 2,6 1,2 0, (anno 2012) = 11 anni Figura 3. Prevalenza (%) di consumatori binge drinking sto per genere e classe di età (anno 2012) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie 3,1 Le percentuali di binge drinkers di entrambi i sessi aumentano a partire dall età al di sotto di quella legale (18 anni) e raggiungono i valori massimi tra i giovani 18-24enni (M: 20,1%; F:9,1%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente per raggiungere di nuovo i valori minimi negli ultra 75enni (M: 2,6%; F: 0,6%). La percentuale di binge drinkers di sesso maschile è statisticamente superiore a quella di sesso femminile in ogni classe di età (Figura 3). L analisi del trend dei binge drinkers è stata condotta, separatamente per i due sessi, sulla popolazione di età superiore a 11 anni a partire dall anno 2003, anno in cui è stata introdotta per la prima volta la domanda specifica nell indagine Multiscopo sulle famiglie. Nel 2012, tra gli uomini, il valore di prevalenza ha raggiunto il minimo storico rispetto a tutte le rilevazioni precedenti ed è diminuito rispetto al 2011 di 1,1 punti percentuali; tra le donne invece non si registrano variazioni statisticamente significative della prevalenza di binge drinkers rispetto ai precedenti anni in cui è stata condotta l indagine (Figura 4). 11

27 ,8 14,2 13,9 13,1 12,1 12,4 13,4 12,2 11,1 5 2,9 3,0 3,3 3,1 2,8 3,1 3,5 3,2 3, Maschio Femmina Figura 4. Prevalenza (%) di consumatori binge drinking di età a 11 anni (anno ) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie I consumatori a rischio secondo il criterio ISS L Istituto Superiore di Sanità - O.N.A. da anni si avvale di un indicatore in grado di analizzare il fenomeno del consumo a rischio tenendo conto delle differenze legate al sesso ed all età. L indicatore di sintesi proposto recepisce le indicazioni delle Linee Guida Nazionali per una sana alimentazione dell Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), che tengono conto fra l altro delle indicazioni dell OMS e della Società italiana di Alcologia. Sulla base di tali indicazioni sono da considerare consumatori a rischio i maschi che superano un consumo quotidiano di 40 g. di alcol contenuti in una qualsiasi bevanda alcolica (2-3 unità alcoliche standard) e le femmine che superano un consumo quotidiano di 20 g. (1-2 unità alcoliche standard). Sono altresì da considerare a rischio gli anziani e i giovani di anni il cui consumo supera l unità alcolica giornaliera, gli adolescenti al di sotto dei 16 anni che non si astengono totalmente dall alcol e coloro che consumano grandi quantità di alcol in un arco di tempo limitato (binge drinkers). Nel 2012 la prevalenza dei consumatori a rischio secondo l indicatore di sintesi utilizzato dall ISS è pari al 21,7% degli uomini ed al 6,4% delle donne di età superiore a 11 anni, per un totale di oltre individui (maschi e femmine ) che non si attengono alle indicazioni di sanità pubblica (Figura 5). 12

28 50 45 Maschio Femmine 42, , ,2 8,4 21,2 9,5 18,1 5,0 15,6 3,5 11,6 8,7 21,7 6, (anno 2012) = 11 anni Figura 5. Prevalenza (%) di consumatori a rischio (Criterio ISS) per genere e classe di età (anno 2012) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie L analisi per genere e classi di età mostra che sono a rischio il 12,2% dei ragazzi e l 8,4% delle ragazze al di sotto dei 18 anni, valori che dovrebbero essere pari a zero mentre invece identificano oltre ragazzi di età inferiore a 18 anni esposti a rischio alcol correlato, senza differenze di genere statisticamente significative. Come nella precedente rilevazione, anche nel 2012 le percentuali più elevate di consumatori a rischio di sesso maschile si registrano nella classe di età anni (42,9%), seguita da quella degli ultra 75enni (37,7%), per un totale di circa maschi anziani di oltre 65 anni a rischio. Una diversa situazione si registra invece per la popolazione di sesso femminile, dove la variabilità per classi di età risulta meno significativa, con valori minimi registrati nella classe di età anni. L andamento nel tempo del consumo a rischio è stato analizzato dall ISS, separatamente per i due sessi, sulla popolazione di età superiore a 11 anni a partire dall anno 2007, anno in cui è stata introdotta per la prima volta, nell indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie, la domanda sulle quantità di vino, birra e altre bevande alcoliche consumate giornalmente. Come emerge dalla figura 6 nel corso degli ultimi sei anni si è registrata una tendenza lineare alla diminuzione della prevalenza dei consumatori a rischio di sesso maschile (-4,8 punti percentuali rispetto al 2007 e -1,4 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione); in particolare nel 2012 la prevalenza dei maschi con consumi a rischio ha raggiunto il suo valore più basso dal Tra le donne non si registrano variazioni statisticamente significative, né rispetto al 2011 né rispetto agli anni precedenti. 13

29 ,5 25,4 25,0 25,4 23,9 21, ,8 7,0 7,3 7,3 6,9 6, Maschio Femmina Figura 6. Prevalenza (%) di consumatori a rischio (Criterio ISS) di età a 11 anni (anno ) Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie I consumi e i modelli di consumo nella popolazione giovanile Nel decennio l ISTAT ha rilevato (nella popolazione di 14 anni e più) la forte crescita dei giovani consumatori fuori pasto di età anni, passati dal 34,1% al 44,0%. Tra i giovani di anni invece i consumi fuori pasto presentano un trend tendenzialmente in crescita fino al 2011, mentre tra il 2011 e il 2012 si registra un notevole calo, che riporta i valori del 2012 a un livello pressoché analogo a quello rilevato all inizio del decennio (15,1% ). Nella tab. 4 viene riportato l andamento del fenomeno nel decennio, separatamente per i due generi. Tab. 4 - PREVALENZA DEI CONSUMATORI (%) DI ALCOLICI FUORI PASTO NELLA CLASSE DI ETA' ANNI - ANNI M. 18,4 20,7 20,6 24,2 22,7 22,7 20,4 19,11 22,8 18,5 F. 11,5 16,2 15,6 16,8 17,9 14,4 17,4 14,6 14,7 11,7 Fonte: Elaborazioni Ministero della Salute su ISTAT -"Indagine multiscopo sulle famiglie-aspetti della vita quotidiana"- Anno 2003 e ISTAT- "L'uso e l'abuso di alcol in Italia"- Anni L indagine europea ESPAD, condotta per l Italia dall Istituto di Fisiologia Clinica del C.N.R., rileva a partire dal 1999 le prevalenze dei giovani studenti italiani di anni che si sono ubriacati almeno una volta nella vita, negli ultimi 12 mesi o negli ultimi 30 giorni. 14

30 I dati del 2012 si presentano sostanzialmente stabili o in lieve calo rispetto a quelli rilevati nel 2011 e risultano, nella serie storica, quelli più vicini, o comunque molto vicini, ai valori minimi registrati nel 2009, anno in cui, interrompendo un andamento complessivamente in crescita nel decennio, si era verificato un calo notevole delle prevalenze per tutti questi comportamenti (tab. 5a, 5b, 5c). I dati del 2012 sembrano pertanto consolidare la tendenza al contenimento dei comportamenti a rischio manifestatasi nel 2009, e i valori delle prevalenze restano inferiori a quelli del 1999, primo anno della serie storica per questi dati. Anche per il binge drinking tra i giovani studenti lo studio ESPAD rileva nel 2012 una lieve diminuzione delle prevalenze rispetto al 2011, con valori che appaiono tra i più bassi della serie storica, anche se non arrivano ai livelli del Contrariamente a quanto rilevato per le ubriacature, la prevalenza del binge drinking nel 2012 supera notevolmente quella del 1999, primo anno della serie storica (tab. 5d). Tab. 5a UBRIACATURE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA ANNI ,0% 55,2% 54,6% 56,4% 56,9% 55,8% 56,5% 56,5% 56,9% 50,6% 52,2% 51,5% 50,5% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia Tab. 5b UBRIACATURE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NEGLI ULTIMI 12 MESI ANNI ,9% 40,4% 41,9% 42,3% 40,7% 42,8% 41,4% 42,8% 43,6% 43,4% 37,0% 39,3% 38,7% 38,6% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia Tab. 5c UBRIACATURE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NEGLI ULTIMI 30 GIORNI ANNI ,7% 19,3% 20,3% 19,9% 20,3% 22,1% 20,5% 22,2% 25,2% 25,7% 18,1% 19,9% 19,5% 19,6% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia Tab. 5d BINGE DRINKING NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NEGLI ULTIMI 30 GIORNI ANNI ,3% 31,5% 33,7% 35,6% 34,9% 35,9% 35,3% 37,5% 39,5% 35,4% 33,0% 35,5% 35,5% 35,2% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia Atteggiamenti, associazioni comportamentali e influenze nel consumo dei giovani L indagine ESPAD monitora tra i giovani studenti di anni, a partire dal 1999, l evoluzione di atteggiamenti a rischio quali il non disapprovare l assunzione di uno o due 15

31 bicchieri, il non disapprovare l ubriacarsi una volta a settimana, negare il rischio di un consumo quotidiano eccedentario. A partire dal 2006 era emerso un trend in calo di tali atteggiamenti a rischio, interrottosi solo tra il 2009 e il 2010, quando i dati si erano presentati in aumento. I dati del 2012 sembrano confermare il trend in calo, soprattutto per quanto riguarda la non disapprovazione del consumo di 1-2 bicchieri *, con valori che permangono inferiori o pressoché uguali a quelli rilevati nell anno precedente e comunque nettamente inferiori a quelli del 2006, anno in cui ha cominciato a manifestarsi il trend in calo (tab.5e). Tab. 5 e - APPROVAZIONE E PERCEZIONE DEL RISCHIO NELL'USO DI BEVANDE ALCOLICHE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ANNI Non disapprovo bere 1 o 2 bicchieri 75,0% 74,0% 79,0% 76,0% 77,0% 76,6% 75,8% 77,7% 69,4% 66,5% 64,4% 66,4% 64,9% 62,81% * Non disapprovo ubriacarsi 1 volta la settimana 18,0% 20,0% 23,0% 25,0% 26,5% 25,6% 24,3% 25,2% 22,6% 22,3% 20,1% 21,9% 21,4% 21,60% Nessun rischio nel bere 4 o 5 bicchieri quasi ogni giorno 3,0% 3,0% 4,0% 4,0% 2,3% 2,1% 3,0% 3,2% 2,5% 2,4% 2,1% 2,2% 1,9% 1,90% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia * Questo dato è riferito ad un sotto campione rappresentativo poiché l'item è stato modificato nel questionario 2012, e non sarà più disponibile nei prossimi anni Anche per l anno 2012 l indagine ESPAD analizza la relazione tra l uso di alcol nei giovani studenti di anni e altre variabili che caratterizzano il loro contesto familiare, quali il livello di scolarità dei genitori e lo stato socio-economico (percepito). I risultati mostrano che il livello di scolarità dei genitori appare avere una qualche influenza sull uso di alcol dei figli almeno una volta nella vita: tra gli studenti che hanno genitori con scolarità medio-alta è più elevata la percentuale di quelli che hanno consumato alcol (65,4%) rispetto a coloro che non ne hanno mai fatto uso (62,3%) ed il contrario si verifica tra coloro che hanno genitori con scolarità bassa, tra i quali gli utilizzatori (34,6%) sono in percentuale minore rispetto ai non utilizzatori (37,7%) (tab.6). Nel 2012 peraltro le prevalenze dei 2 comportamenti (uso-non uso) nell ambito di ciascun gruppo con genitori di una specifica scolarità presentano una differenza minore rispetto a quella rilevata nel 2011, essendo tale differenza pari a circa 3 punti percentuali contro i 7 del Al contrario il livello di scolarità dei genitori appare ininfluente sui comportamenti di ubriacatura dei ragazzi almeno una volta nella vita e sia tra i ragazzi con genitori di scolarità 16

32 medio-alta sia tra quelli con genitori di scolarità bassa sono simili le percentuali di coloro che si sono ubriacati e di coloro che non si sono ubriacati almeno una volta nella vita (tab. 7). Come già emerso negli anni precedenti, l influenza dello stato socio-economico dei genitori (così come percepito dai giovani) sembra essere del tutto assente in relazione all uso/non uso di bevande alcoliche. Mentre sulla tendenza ad ubriacarsi, a differenza di quanto emerso negli anni precedenti, lo stato socioeconomico sembra influire favorendo una più alta prevalenza dei comportamenti di ubriacatura nel gruppo di basso stato socioeconomico Tab. 6 - USO DI BEVANDE ALCOLICHE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA E SCOLARITA DEI GENITORI - ANNO 2012 Bevande alcoliche Genitori con bassa scolarità (licenza media) Genitori con scolarità medioalta (diploma o laurea) Non uso 37,7% 62,3% 100,00% Uso 34,6% 65,4% 100,00% Fonte:PROGETTO ESPAD Italia Tab. 7- UBRIACATURE NEGLI STUDENTI TRA I 15 E I 19 ANNI ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA E SCOLARITA' DEI GENITORI - ANNO 2012 Genitori con bassa scolarità (licenza media) Genitori con scolarità medioalta (diploma o laurea) Ubriacarsi Non uso 34,9% 65,1% 100,00% Uso 34,8% 65,2% 100,00% Fonte: ESPAD Italia rispetto al gruppo di stato socioeconomico medio-alto. Nell ambito di ciascun gruppo socioeconomico le prevalenze dei diversi comportamenti relativi alle ubriacature (ubriacarsi - non ubriacarsi) sono peraltro abbastanza vicine e la loro differenza non supera i due punti percentuali. Maggiore influenza sembra avere sui ragazzi di anni, secondo i dati dell ISTAT, l abitudine dei genitori di avere almeno un tipo di comportamento di consumo a rischio; nel 2012 è stato rilevato infatti che nelle famiglie dove almeno uno dei genitori presenta tale abitudine i figli presentano a loro volta consumi non moderati in una percentuale (17,4%) superiore a quella (9,2%) rilevabile nelle famiglie dove i genitori non bevono o lo fanno moderatamente (tab.8). La frequentazione abituale di discoteche e luoghi in cui si balla sembra avere una certa correlazione con la pratica di comportamenti di consumo a rischio, anche se non è dimostrata la contestualità. Dalle rilevazioni ISTAT risulta infatti che tra i giovani maschi di anni assidui frequentatori di discoteche (più di 12 volte l anno) nel 2012 il 39,3% presenta 17

33 Tab. 8 - PERSONE DI ANNI CON UN COMPORTAMENTO A RISCHIO NEL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE PER ABITUDINE AL CONSUMO DI ALCOL DEI GENITORI E SESSO- ANNO 2012 (per 100 persone con le stesse caratteristiche ABITUDINE AL CONSUMO DI ALCOL DEI GENITORI Fonte: ISTAT- L uso e l abuso di alcol in Italia - Anno 2012 Maschi Femmine Maschi e femmine Almeno uno dei genitori ha un comportamento di consumo a rischio 22,1 12,3 17,4 I genitori non bevono o fanno un uso moderato di alcol 10,7 7,7 9,2 Totale 12,4 8,4 10,4 comportamenti di binge drinking, contro il 10,3% dei coetanei che non le frequentano. E tra le giovani donne di pari età il fenomeno del binge drinking interessa, rispettivamente, il 20,9% delle assidue frequentatrici di discoteche contro il 3,1% delle non frequentatrici. Differenze simili nella pratica del binge drinking sono state rilevate dall ISTAT anche tra assidui frequentatori e non frequentatori di spettacoli sportivi e concerti di musica non classica. Queste associazioni comportamentali si riscontrano con valori significativi, oltre che tra i più giovani, anche nella popolazione adulta fino a 44 anni di età, e richiedono pertanto un monitoraggio particolarmente attento per evitare i gravi rischi correlati. I giovani alcoldipendenti Il fenomeno della diffusione dell abuso giovanile è ben rappresentato anche dalla situazione dell utenza in carico presso i servizi per l alcoldipendenza, nell ambito della quale i giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano il 9,1% ( graf. 3). Si tratta di una percentuale consistente, anche se in lieve calo rispetto al dato del 2011, che era pari al 9, 8 %. I nuovi utenti al di sotto dei 30 anni rappresentano il 13,7% del totale della nuova utenza, con una percentuale in lieve aumento rispetto a quella del 2011, pari al 13,5% (tab.9). Dal 2009 la quota degli utenti al di sotto dei trent anni si presenta comunque sostanzialmente stabile; si è interrotto il trend crescente in atto tra il 2006 e il 2009 e a partire da quest ultimo anno i valori rilevati restano molto lontani da quelli più alti in assoluto della serie storica, che si riferiscono all anno 2005 (11,7%) (tab. 9). Un andamento analogo si registra anche per i nuovi utenti di questa fascia di età (tab.9), soprattutto tra quelli di anni (graf. 4). Una maggiore stabilità nel tempo emerge nelle percentuali di utenti al di sotto dei 20 anni, che nel 2012 rappresentano lo 0,5% del totale e che a partire dal 1996 sono sempre state comprese fra lo 0,5% e lo 0,7% (tab. 9). Peraltro tra i nuovi utenti di questa fascia d età sembra delinearsi a partire dal 2006 un trend in continuo anche se lieve calo. 18

34 Graf. 3 Fonte: Ministero della Salute-Direzione Generale della Prevenzione - Uff. VII Tab. 9 - DISTRIBUZIONE PER ETA' (%) DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI CLASSI TOTALE UTENTI DI ETA' <20 0,7 0,7 0,7 0,6 0,6 0,6 0,5 0, ,0 9,8 9,3 9,6 10,5 8,5 9,3 8, ,3 23,7 23,2 23,0 22,9 21,5 22,2 21, ,9 29,3 30,1 30,2 30,0 30,4 31,3 31, ,6 22,3 22,3 22,1 22,1 23,4 23,0 23,6 >=60 13,5 14,2 14,4 14,6 13,9 15,5 13,8 14,8 TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 CLASSI NUOVI UTENTI DI ETA' <20 1,3 1,4 1,3 1,1 1,0 1,1 1,0 0, ,7 13,5 13,9 14,2 15,4 12,6 12,5 12, ,1 25,2 25,5 25,8 25,4 25,0 24,7 24, ,8 27,6 28,2 28,1 28,1 28,7 30,0 29, ,4 19,8 18,6 18,8 19,0 19,3 20,2 19,9 >=60 11,6 12,5 12,5 12,0 11,2 13,3 11,5 12,9 TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione - Uff. VII 19

35 Graf. 4 Fonte: Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione - Uff. VII Un confronto con i giovani europei Un confronto con gli altri Paesi dell Unione Europea effettuato nel 2011 nell ambito di un indagine Flash Eurobarometro mostra che i giovani italiani di anni hanno, rispetto ai loro coetanei europei, una buona percezione del rischio collegato all uso regolare di alcol (graf. 5). Ritiene infatti che tale consumo sia ad alto rischio il 64% degli intervistati, una percentuale che è superiore alla media europea (57%) e che si colloca al 9 posto nella classifica dei 27 Paesi dell Unione Europea, tra il valore massimo della Lettonia (80%) e quello minimo della Danimarca (26%). Sommando le percentuali di coloro che valutano ad alto rischio il consumo regolare di alcol con quelle di chi valuta tale consumo a medio rischio, l Italia occupa una posizione ancora migliore in tale classifica, con una percentuale del 96%, inferiore di un solo punto a quella dei Paesi con i valori massimi (Lettonia e Ungheria, 97%) e riscontrabile peraltro anche in Portogallo e Slovenia. I giovani italiani risultano inoltre i primi in classifica, rispetto ai coetanei europei, nella percezione di un rischio medio-alto nell uso occasionale (una o due volte) di alcol, con una percentuale del 41% di intervistati che percepiscono tale rischio (il 10% percepisce un rischio 20

36 alto e il 31% un rischio medio). La media europea è del 26% e il valore più basso, riscontrato nella Repubblica Ceca, è pari all 11% (graf. 6). Graf. 5 - PERCEZIONE DEL RISCHIO PER LA SALUTE NELL USO REGOLARE DI ALCOL NEI GIOVANI EUROPEI DI ANNI - ANNO 2011 Alto rischio Medio rischio Basso rischio Nessun rischio Fonte: FLASH EUROBAROMETER-Youth attitudes on drugs-analytical report, Luglio 2011 Graf. 6 - PERCEZIONE DEL RISCHIO ALLA SALUTE NELL USO OCCASIONALE DI ALCOL (UNA O DUE VOLTE) NEI GIOVANI EUROPEI DI ANNI - ANNO 2011 Alto rischio Medio rischio Basso rischio Nessun rischio Fonte: FLASH EUROBAROMETER-Youth attitudes on drugs-analytical report, Luglio

37 Secondo la stessa indagine i giovani italiani sembrano abbastanza allineati ai loro coetanei europei relativamente alle opinioni sulla facilità/difficoltà di accesso all alcol (graf. 7). Graf. 7 - OPINIONI DEI GIOVANI EUROPEI DI ANNI SULLA DIFFICOLTÀ / FACILITÀ DI PROCURARSI ALCOL NELLE 24 ORE - ANNO 2011 Molto facile Abbastanza facile Abbastanza difficile Molto difficile Impossibile Fonte: FLASH EUROBAROMETER-Youth attitudes on drugs-analytical report, Luglio 2011 L 80% dei giovani italiani intervistati ritiene infatti molto facile l accesso alle bevande alcoliche (media europea: 82%) ed il 15% lo ritiene abbastanza facile (media europea: 14%). Fra i giovani italiani peraltro la prevalenza di coloro che ritengono l accesso all alcol molto facile è ancora lontana dalle prevalenze massime riscontrate fra i giovani danesi (94%), cechi (91%) e olandesi (88%). Una prevalenza significativamente inferiore alla media europea di giovani che ritengono molto facile l accesso all alcol si può riscontrare solo tra i giovani greci e ciprioti (pari, rispettivamente, al 58% e 59% degli intervistati). Tra i giovani greci peraltro questi bassi valori potrebbero essere dovuti alla concomitanza tra l indagine Eurobarometro di cui trattasi e l introduzione del divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori. Un fenomeno analogo potrebbe verificarsi auspicabilmente nei prossimi anni anche in Italia a seguito della recente introduzione, con la legge 189/2012, del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. 22

38 1.2 La mortalità e la morbilità alcol correlate Nell ambito del Piano di azione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili recentemente avviato dall OMS per gli anni viene confermata la necessità di ridurre l impatto delle malattie alcol attribuibili, che costituiscono una priorità di sanità pubblica a livello globale. L uso dannoso di alcol è causa di danni alla salute e di conseguenze sociali negative per i bevitori, le persone a loro vicine e per la società nel suo complesso. L alcol è la causa principale di molte malattie considerate totalmente alcol correlate, fra cui in particolare la cirrosi epatica alcolica; ma anche causa concomitante di varie altre patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e dell apparato scheletrico, di infertilità e problemi prenatali, di cancro, ivi compreso il cancro della mammella; nonché di altri gravi eventi quali incidenti stradali, omicidi, suicidi, incidenti vari. L OMS stima che 2,3 milioni di morti ogni anno, il 3,8% di tutte le morti a livello globale, siano attribuibili al consumo di alcol, delle quali più della metà dovute a malattie non trasmissibili, inclusi i tumori e le malattie cardiovascolari. In Europa l alcol è il terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura, dopo il fumo e l ipertensione. Stime prudenti indicano che quasi uomini e oltre donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni sono morti in Europa nell anno 2004 per cause alcol correlate, per un totale di circa persone, pari all 11,8% di tutti i decessi in questo raggruppamento di età (13.9% fra i maschi e 7.7% tra le femmine); pertanto, anche tenendo conto degli effetti protettivi dell alcol sulle malattie ischemiche e sul diabete, una su 7 morti fra i maschi e una su 13 morti fra le femmine di questo raggruppamento di età sono stati causati dall'alcol. In particolare in Europa è attribuibile all uso dannoso di alcol il 25% dei decessi tra i ragazzi di ed il 10% dei decessi tra le ragazze di pari età, dovuti soprattutto agli incidenti stradali. Come riconosciuto in vari documenti ufficiali della Commissione Europea, sia il consumo regolare e continuativo di alcol che quello occasionale in quantità eccessive (binge drinking) possono causare problemi di salute o aggravarli ed accrescere il rischio di danni per chi beve e per altre persone. L uso continuativo di alcol in quantità eccessive produce inoltre effetti simili a quelli di altre sostanze psicotrope illegali, con induzione di dipendenza fisica e psichica, assuefazione, craving, compulsività ed altri disturbi del comportamento, provocando danni particolarmente rilevanti anche a livello sociale. Come ribadito nella Global Strategy dell OMS, l'uso dannoso di alcol e i relativi problemi di salute pubblica sono influenzati dal livello generale di consumo alcolico della popolazione, dai modelli del bere e dai contesti locali. Livelli e modelli di consumo alcolico sono tra loro interconnessi: l aumento del consumo complessivo di alcol in una determinata popolazione si associa ad un aumento della prevalenza di disturbi da uso di alcol e di modelli di consumo dannosi; mentre, d'altra parte, la riduzione della prevalenza dei forti bevitori in una data popolazione si correla a una riduzione del consumo di alcol complessivo. I dati disponibili indicano, secondo l OMS, che i livelli complessivi di consumo alcolico di una popolazione, misurati in termini di consumo pro capite, si traducono in importanti 23

39 conseguenze su aspetti di salute alcol correlati in quella popolazione; una riduzione del 10% nel consumo complessivo di alcol si potrebbe in tal modo tradurre nella prevenzione di morti a livello globale e di DALYs (numero di anni persi a causa di malattia, invalidità o morte precoce) dovuti a malattie non trasmissibili soltanto tra gli adulti della fascia di età anni. Tra i Paesi della Regione europea aderenti all OMS l Italia occupa una delle posizioni più basse nella graduatoria delle percentuali di mortalità alcol correlata rispetto alla mortalità totale, con valori molto inferiori alla media europea e particolarmente bassi per gli uomini (graf.8). Graf. 8 - PERCENTUALE DI DECESSI ALCOL ATTRIBUIBILI SULLA MORTALITÀ TOTALE NEI PAESI DELLA REGIONE EUROPEA TRA LE DONNE E GLI UOMINI DI ETÀ ANNI - ANNO 2004 DONNE UOMINI Fonte: WHO 2012 Alcohol in the European Union. Consumption, harm and policy approaches Le stime di mortalità dell Istituto Superiore di Sanità L Istituto Superiore di Sanità ha stimato la mortalità alcol correlata, a livello nazionale e regionale, analizzando, separatamente per i due sessi, sulla base della International Classification of Diseases ed. 10, le cause di mortalità dovute a patologie totalmente alcol attribuibili (per le quali la causa di morte è totalmente dovuta al consumo di alcol), a patologie parzialmente alcol attribuibili (per le quali la causa di morte, valutata in base alle attuali conoscenze scientifiche, è solo parzialmente attribuibile al consumo dannoso di alcol) e ad altre cause di morte non naturale, non riconducibili a specifiche patologie ma che, in base 24

40 alle attuali evidenze scientifiche, sono parzialmente attribuibili al consumo dannoso di alcol, quali cadute, omicidi, suicidi ed altri incidenti. Secondo tali stime a livello nazionale nell anno 2010 la mortalità alcol attribuibile ha rappresentato il 3,96 % del totale della mortalità maschile e l 1.68% di quella femminile (graf. 9). Graf. 9 - PERCENTUALI DI DECESSI ALCOL CORRELATI NELLE REGIONI ITALIANE PER SESSO ANNO 2010 ITALIA Piemonte Valle d'aosta Lombardia PA Bolzano PA Trento Veneto Liguria Friuli V.G. E. Romagna 6,73% 3,96% 3,96% 3,72% 3,79% 5,42% 4,86% 3,61% 5,21% 4,21% 1,68% 1,92% 2,20% 1,66% 1,52% 1,02% 1,88% 1,76% 2,13% 1,51% ITALIA Piemonte Valle d'aosta Lombardia PA Bolzano PA Trento Veneto Liguria Friuli V.G. E. Romagna Toscana 3,13% 0,92% Toscana Umbria 3,42% 1,40% Umbria Marche 2,60% 1,31% Marche Lazio 3,54% 1,88% Lazio Abruzzo 3,88% 1,36% Abruzzo Molise 5,47% 2,41% Molise Campania 4,12% 1,87% Campania Puglia 4,78% 2,34% Puglia Basilicata 5,08% 2,15% Basilicata Calabria 5,18% 1,93% Calabria Sicilia 2,47% 0,81% Sicilia Sardegna 4,92% 1,07% Sardegna 7% 5% 3% 1% -1% 1% 3% 5% 7% Maschi Femmine Fonte: Elaborazioni Osservatorio Nazionale Alcol - CNESPS A livello regionale Valle d Aosta, Molise, P.A. Trento e Friuli V.G. presentano le percentuali più alte di mortalità maschile alcol correlata, mentre per la mortalità femminile le percentuali più alte si riscontrano in Molise, Puglia, Valle d Aosta e Basilicata. Esaminando l andamento del fenomeno nel tempo si rileva a livello nazionale, nel quadriennio , una lieve tendenza all aumento della percentuale di decessi alcol attribuibili sul totale della mortalità sia maschile che femminile, maggiormente accentuata per le femmine (graf. 10). 25

41 Graf PERCENTUALI DI DECESSI ALCOL CORRELATI IN ITALIA PER SESSO - ANNI Maschi Femmine Totale Fonte: Elaborazioni Osservatorio Nazionale Alcol - CNESPS A livello regionale, peraltro, si rileva nel quadriennio una tendenza alla diminuzione delle percentuali di mortalità maschile in diverse Regioni ( Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Basilicata, Sicilia, Provincia A. di Bolzano); mentre per la popolazione femminile tale tendenza è presente solo in tre Regioni (Valle d Aosta, Veneto e Toscana) (tab. 10). L Istituto Superiore di Sanità - Osservatorio Nazionale Alcol ha analizzato l impatto del consumo alcolico sulla mortalità separatamente per le diverse classi di età, con riferimento all anno 2008 (graf.11). Da tale analisi emerge che tra i giovani e i giovani adulti le patologie alcol correlate con maggiori effetti sulla mortalità appartengono, seppure con differenze di genere, alla 26

42 Tab PERCENTUALI DI DECESSI ALCOL CORRELATI NELLE REGIONI ITALIANE PER SESSO ANNI Maschi Femmine Regioni ITALIA 3,78% 3,77% 3,94% 3,96% 1,05% 1,01% 1,23% 1,68% Piemonte 3,92% 4,21% nd 3,96% 1,49% 1,75% nd 1,92% Val d'aosta 4,70% 4,56% nd 6,73% 3,70% 0,86% nd 2,20% Lombardia 3,97% 4,00% 4,40% 3,72% 1,64% 0,78% 1,58% 1,66% PA Bolzano 4,68% 4,75% nd 3,79% -0,02% -0,71% nd 1,52% PA Trento 2,26% 5,84% nd 5,42% -1,15% 0,94% nd 1,02% Veneto 4,99% 4,87% 4,59% 4,86% 2,10% 1,53% 2,19% 1,88% Liguria 3,76% 3,42% 4,06% 3,61% 1,15% 1,65% 0,95% 1,76% Friuli V.G. 4,29% 5,43% 4,34% 5,21% 0,91% -0,16% 1,40% 2,13% E. Romagna 3,63% 3,73% 3,79% 4,21% 1,07% 1,63% 1,44% 1,51% Toscana 3,20% 3,67% 3,40% 3,13% 1,10% 1,57% 1,24% 0,92% Umbria 3,06% 3,43% 3,23% 3,42% 0,83% 0,96% 0,68% 1,40% Marche 3,53% 2,99% 3,54% 2,60% 0,43% 0,63% 0,77% 1,31% Lazio 3,39% 2,18% 3,62% 3,54% 0,19% -0,48% 1,18% 1,88% Abruzzo 3,54% 4,50% 3,54% 3,88% 0,37% 0,72% 0,67% 1,36% Molise 3,14% 4,71% 4,49% 5,47% 1,22% 2,05% 1,82% 2,41% Campania 3,51% 2,20% 3,67% 4,12% 0,00% 0,47% 0,87% 1,87% Puglia 4,07% 5,23% 4,55% 4,78% 1,32% 2,28% 0,88% 2,34% Basilicata 5,28% 5,20% 5,76% 5,08% 0,40% 1,98% 1,12% 2,15% Calabria 4,01% 4,24% 3,99% 5,18% 0,26% 1,47% 0,14% 1,93% Sicilia 2,58% 2,17% 2,44% 2,47% 0,37% -0,57% 0,14% 0,81% Sardegna 4,73% 4,86% 4,53% 4,92% 0,60% 0,81% 1,12% 1,07% Fonte: Elaborazioni Osservatorio Nazionale Alcol - CNESPS 27

43 categoria Cadute, omicidi e suicidi e altri incidenti *, mentre nella mortalità delle classi di età successive (anni 55+ negli uomini, 45+ nelle donne) intervengono maggiormente le patologie croniche appartenenti alla categoria Malattie parzialmente alcol-attribuibili**, con i massimi valori dopo i 65 anni, e in particolare nella classe di età 75+. La categoria Malattie totalmente alcol-attribuibili *** è quella che ha effetti minori sulla mortalità. Graf DECESSI E FRAZIONI DI MORTALITÀ ALCOL ATTRIBUIBILE (ALCOHOL ATTRIBUTABLE FRACTION, AAF%) SECONDO LE TRE CATEGORIE DI CAUSA DI MORTE ICD10 (2008) E LE CLASSI DI ETÀ Fonte: Elaborazioni Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell Indagine ISTAT-Multiscopo 2008 e Cause di morte ISTAT 2008 *Comprende i seguenti gruppi di cause: Incidenti non intenzionali (Incidenti stradali, Cadute, Annegamento e sommersione accidentali, Esposizione a fumo, fuoco e fiamme, Avvelenamento accidentale da ed esposizione a sostanze nocive, Altri incidenti non intenzionali), Incidenti intenzionali (Suicidio, Omicidio, Altri incidenti intenzionali). **Include i seguenti gruppi di cause: Condizioni materne e perinatali (Aborto spontaneo, Basso peso alla nascita), Neoplasie maligne (Tumore dell orofaringe, Tumore dell esofago, Tumore al colon retto, Tumore alla laringe, Tumore al fegato, Tumore alla mammella), Tumori benigni, Diabete mellito, Condizioni neuropsichiatriche (Epilessia), Malattie del sistema circolatorio (Ipertensione arteriosa, Malattie ischemiche del cuore, Aritmia cardiaca, Varici esofagee, Emorragia cerebrale, Ictus ischemico), Malattie dell apparato digerente (Cirrosi epatica, Colelitiasi, Pancreatite acuta e cronica), Malattie della pelle e del sottocutaneo (Psoriasi). ***Comprende: Sindromi psicotiche indotte da alcol, Polineuropatia alcolica, Cardiomiopatia alcolica, Gastrite alcolica, Steatosi epatica alcolica, Eccessivo livello ematico di alcol, Avvelenamento da etanolo, Avvelenamento da metanolo, Effetto tossici dell'alcol, Degenerazione del sistema nervoso dovuta all alcol, Pancreatite cronica indotta da alcol, Sindrome fetoalcolica, Auto-avvelenamento intenzionale per esposizione all alcol, Miopatia alcolica, Sindrome da pseudo Cushing indotta da alcol, Feto e neonato affetto dall uso materno di alcol. 28

44 Le analisi sui dati della mortalità alcol correlata confermano che l alcol ha un impatto significativo, attenuato dall effetto di una modesta riduzione del rischio di mortalità per poche e selezionate patologie quali il diabete mellito di tipo 2 e le malattie cardio coronariche, in particolare per le donne e per i soggetti anziani. Tali effetti positivi si correlano, peraltro, esclusivamente ad un consumo molto limitato, non superiore ai 10 grammi/die, e l impatto dell alcol sulla mortalità, anche al netto dei citati effetti positivi, resta sempre molto importante e va tenuto in debito conto nella elaborazione delle strategie di prevenzione e comunicazione per il contrasto dei danni alcol correlati. La mortalità per cirrosi epatica Il tasso di mortalità per cirrosi epatica costituisce uno dei principali indicatori di danno alcol correlato. I Paesi con più alti livelli di consumo alcolico in un determinato periodo tendenzialmente presentano, in generale dopo anni, tassi di mortalità per cirrosi epatica più elevati dei Paesi con più bassi livelli di consumo nello stesso periodo. I valori massimi di mortalità si riscontrano nelle classi di età anni di entrambi i sessi. Nel 2010 in Italia il tasso nazionale di mortalità per cirrosi epatica è pari a 8,09 per abitanti, valore inferiore a quello rilevato nel 2009 (8,68) e che prosegue il trend in calo in atto dal 1990, anno in cui il valore rilevato era di ben 22,60. In molti Paesi si è verificata nei due ultimi decenni un evidente diminuzione dei tassi di mortalità per cirrosi epatica, che fa riscontro alla complessiva riduzione del consumo di alcol. In Italia tale diminuzione della mortalità presenta un andamento nel tempo molto più rapido e consistente rispetto alla media sia dei Paesi della Regione europea che dell Unione Europea (graf. 12), in concomitanza con la forte riduzione del consumo medio pro capite di alcol puro registrato a partire dagli anni

45 Graf MORTALITÀ PER CIRROSI E MALATTIE CRONICHE DEL FEGATO (tutte le età) CONFRONTO ITALIA - REGIONE EUROPEA - UNIONE EUROPEA ANNI (Tassi per abitanti) Italia Unione europea Regione europea Fonte: WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre 2013 Nel 2010 il tasso di mortalità italiano appare molto inferiore a quello rilevato nello stesso anno per la media dei 27 Paesi dell Unione europea (13,01 per ) e per la media dei Paesi di tutta la Regione Europea (17, 34 per ) (graf. 13). Nell Unione europea presentano tassi inferiori a quello dell Italia solo Irlanda (6,96), Cipro (5,61), Svezia (4,88), Grecia (4,85), Malta (3,83), Olanda (3,76). Al contrario presentano tassi di mortalità superiori a quello dell Italia, tra gli altri, la Spagna (8,35), il Portogallo (10,24), il Regno Unito (10,85) il Lussemburgo (11,50), la Germania (12, 74), l Austria (14,16). 30

46 Graf. 13- MORTALITA PER CIRROSI E ALTRE MALATTIE CRONICHE DEL FEGATO IN ALCUNI PAESI DELLA REGIONE EUROPEA - ANNO 2010 (Tassi per ab.) Fonte: Elaborazioni Ministero della Salute su WHO/Europe, European HFA Database, Ottobre 2013 Gli incidenti stradali La mortalità per incidente stradale è uno dei più importanti indicatori di danno indirettamente causato dall alcol. Secondo le stime dell ISS-O.N.A. relative all anno 2008 il 37,1% della mortalità maschile e il 18,1% di quella femminile causate da incidente stradale è attribuibile a un uso dannoso di alcol. Secondo il Rapporto ACI-ISTAT 2013 nell anno 2012 sono stati rilevati in Italia incidenti stradali con lesioni a persone (- 9,2 % rispetto al 2011), che hanno provocato morti (- 5,4% rispetto al 2011) e feriti (- 9,3% rispetto al 2011). Il dato del 2012 conferma la tendenza alla riduzione nel tempo di tutti i valori in questione (tab.11). 31

47 Tab. 11-INCIDENTI STRADALI, MORTI E FERITI ANNI Incidenti Morti Feriti Fonte: ACI-ISTAT - Incidenti stradali in Italia -Anno 2012 Prendendo in considerazione il decennio gli incidenti stradali con lesioni a persone sono diminuiti del 29%, i morti del 48,5%, i feriti del 29,1% ed il relativo tasso di mortalità (rapporto tra n. morti e popolazione residente, per ) è passato dal 124,5 del 2001 al 60,1 del Peraltro tra il 2011 e il 2012 in Italia la riduzione del n. dei morti (-5,4%) è inferiore a quella media dei Paesi dell UE (-8,8%) e anche il tasso di mortalità per incidente stradale del 2012 (60,1 per milione) si presenta superiore alla media europea (55,0 per milione), collocando l Italia al 13 posto tra i Paesi dell UE, dopo Regno Unito (28,1), Spagna (39,7), Germania (44,0) e Francia (57,6). Nel 2012, prendendo complessivamente in considerazione i due sessi, il più alto numero di morti si è registrato nella fascia di età anni (309). Tra i maschi il maggior numero di morti riguarda la classe di età anni, seguita, con valori quasi analoghi, dalle fasce di età e anni. Per le femmine i valori più elevati di mortalità si riscontrano nella classe di età anni nonché in quelle di e anni, nelle quali un alta percentuale di donne è coinvolta in incidenti come pedone. Nella fascia di età anni si registra anche il più alto numero di feriti (31.305), sia tra i maschi (19.238) che tra le femmine (12.067), ma molto alto appare il numero dei feriti di entrambi i sessi in tutte le fasce di età comprese fra i 15 e i 39 anni. Tra i conducenti il maggior numero di morti si riscontra nelle fasce di età tra i 30 e i 44 anni, immediatamente seguite, con valori molto simili, da quella di anni. Il maggior numero di feriti si riscontra nella fascia di età anni. Tra il 2011e il 2012 si registra in generale tra i conducenti un calo del numero dei morti e dei feriti, ma prendendo in considerazione i conducenti più anziani di sesso maschile si registra un aumento del numero dei morti pari al 14% nella classe di età e al 25% in quella di anni. Tra i giorni della settimana la maggiore concentrazione di incidenti con lesioni a persone si rileva il venerdì (29.423, corrispondente al 15,8 % del totale). Il venerdì presenta anche la maggiore concentrazione di feriti (40.581, corrispondente al 15,3 % del totale). 32

48 La maggiore concentrazione di decessi si rileva nelle giornate del sabato (620, pari al 17% del totale) e della domenica (16% del totale ), giornate in cui si presentano anche i massimi indici di mortalità (rispettivamente, 2,4 e 3,0 morti ogni cento incidenti). Nel 2012, analogamente al 2011, la distribuzione degli incidenti nell arco della giornata presenta il suo valore massimo tra le ore 18 e 19, ma alti valori si riscontrano, secondo l usuale andamento, anche nella fascia oraria 8-9 e intorno alle ore 13. Fra le ore 21 e le ore 7 del mattino si innalzano i valori dell indice di mortalità, che raggiungono il picco massimo (circa 4,6 morti ogni 100 incidenti) intorno alle ore 3, 5 e 6. Nel 2012 gli incidenti del venerdì e sabato notte hanno rappresentato il 42,3% del totale di tutti gli incidenti notturni, provocando un numero di morti e feriti pari, rispettivamente, al 42% e 45% del totale di morti e feriti rilevato negli incidenti notturni, con percentuali analoghe nelle strade urbane ed extraurbane. Nelle strade extraurbane si rilevano peraltro indici più elevati di mortalità notturna, soprattutto il lunedì e il giovedì notte (rispettivamente, 7,71 e 7,74 morti ogni 100 incidenti ) ma anche il sabato e la domenica notte (rispettivamente, 7,14 e 7,23 ). Questi dati suscitano particolare allarme data l elevata correlazione stimata tra gli incidenti notturni del fine settimana e l abuso di alcol o altre sostanze d abuso, soprattutto da parte dei giovani. Va rilevato che nel 2012 si interrompe 1 andamento discendente della percentuale degli incidenti del venerdì e sabato notte in rapporto al totale degli incidenti notturni, andamento che era in atto a partire dal 2006; il valore percentuale registrato nel 2012 (42,3%) risulta infatti molto superiore a quello del 2011 (40,7%). Nel 2012 il maggior numero di incidenti con lesioni a persone si è registrato nel mese di Giugno, il maggior numero di morti nel mese di Luglio e il più elevato indice di mortalità (2,3 morti ogni 100 incidenti) nel mese di Agosto. Dal 2009 il Rapporto ACI-ISTAT non pubblica dati sulle cause di incidente stradale legate allo stato psico-fisico alterato del conducente, fra le quali è compresa l ebbrezza da alcol, a causa di varie criticità presenti nel processo di rilevazione di tali cause, che rendono il dato sottostimato. Gli ultimi dati diffusi da ACI-ISTAT sugli incidenti causati da ebbrezza da alcol si riferiscono pertanto al 2008, anno in cui tale causa ha rappresentato il 2,12% del totale di tutte le cause accertate o presunte di incidente stradale. L Istituto Superiore di Sanità stima comunque gli incidenti stradali alcol correlati pari al 30-35% del totale di tutti gli incidenti. Da un analisi condotta nel 2012 nell ambito del XX Rapporto ACI-CENSIS su consumo di alcolici e comportamenti alla guida emerge che il 34,2% degli automobilisti osserva un comportamento responsabile nel consumo di alcol, evitando di bere se sa di dover guidare. Al contrario non si astiene dal consumare alcol anche quando sa di doversi mettere alla guida il 13,8% degli automobilisti. Tra questi, in particolare, l 8,2% si espone a un grave rischio fidandosi della propria capacità di reggere l alcol o ritenendo che l alcol non sia un problema per la propria guida; l 1,2% beve perché conta di affidarsi in caso di necessità ad altri bevitori in grado di reggere bene l alcol; il 4,4% beve sapendo di poter lasciare la guida a qualcuno che non ha bevuto o a un taxi. Il resto degli automobilisti (52%) non beve in quanto astemio (tab. 12). 33

49 Tra i giovani e giovani adulti di età fino a 44 anni la percentuale di soggetti che non bevono se sanno di dover guidare è superiore alla media; tra i giovani di anni è superiore alla media la percentuale di soggetti che bevono fino a quando possono reggere l alcol (9,7% contro la media del 7% per tutte le età). Tab COMPORTAMENTO ALLA GUIDA RISPETTO AL CONSUMO DI ALCOLICI (val.% ) SECONDO LE FASCE DI ETÀ - ANNO 2012 Anno anni anni anni 65 anni e oltre Abitualmente non bevo alcolici/sono astemio/a 42,5 49,4 56,2 59,7 52 Se so di dover guidare, non bevo alcolici 38,2 35,6 32, ,2 Bevo fino al punto in cui so di poter "reggere" l'alcol 9,7 6 6,7 6,9 7 Non limito il consumo di alcolici, ma se non sono in grado di mettermi al volante lascio guidare qualcuno che non ha bevuto o chiamo un taxi Non limita il consumo: per me guidare dopo aver bevuto non è un problema Non limito il consumo di alcolici, ma se non sono in grado di mettermi al volante e sono in compagnia lascio guidare qualcuno che "regge" l'alcol meglio di me Totale Comportamento Fonte: Rapporto Aci - Censis Servizi 2012 Totale 6,9 5,4 3,5 0,9 4,4 1,2 1,7 0,5 1,4 1,2 1,5 1,9 0,7 0,5 1, La medesima indagine ACI-CENSIS ha misurato le conoscenze degli automobilisti sui limiti di tasso alcolemico legalmente ammessi per la guida. Il 42,8% degli intervistati ha dimostrato di conoscere tali limiti, mentre il 17,3% ha indicato limiti errati, superiori a quelli legali. Il 30,9% degli automobilisti dichiara di non conoscere i limiti legali o di non essere interessato ad essi. I livelli di conoscenza crescono con il diminuire dell età: gli automobilisti più giovani appaiono significativamente più informati di quelli più anziani e fra i giovani di anni ben il 54,4% è in grado di indicare correttamente i limiti legali, contro il 42,7% dei soggetti di anni ed il 23% degli ultra sessantacinquenni. Queste differenze tra fasce di età possono spiegarsi col fatto che tra i giovani automobilisti la quota di astemi è minore rispetto agli automobilisti più anziani, e può quindi essere maggiore l interesse per le regole su alcol e guida; ma potrebbe anche spiegarsi con la crescente diffusione delle campagne di prevenzione dirette ai giovani, spesso focalizzate proprio sui rischi che essi corrono durante la guida. Inoltre i giovani risultano essere sottoposti ai controlli alcolemici più frequentemente rispetto ad adulti e anziani, e ciò può favorire la ricerca di una migliore informazione. Dall indagine ACI-CENSIS emerge anche l incremento nel tempo dei controlli con l alcolimetro da parte delle Forze dell Ordine. 34

50 Nel 2012 il 13% degli automobilisti dichiara di aver subito tali controlli (solo una volta o più di una volta) mentre nel 2009 lo dichiarava solo l 11,5%. La quota dei soggetti controllati cresce al decrescere dell età ed è massima nella fascia di età anni; nel 2012 il 14,2% dei giovani di tale età ha subito almeno un controllo, e il 4,2% ne ha subito più di uno (tab.13). Tab PERCENTUALE DI PATENTATI CHE DICHIARA DI ESSERE STATO SOTTOPOSTO AD ALCOL TEST NEGLI ULTIMI 6 MESI (val.%) SECONDO LE FASCE DI ETÀ - ANNI 2009* E 2012 Fonte: Rapporto Aci - Censis Servizi, 2012 *La rilevazione è stata conclusa nel maggio 2009 L incremento dei controlli della guida sotto l effetto di alcol e sostanze stupefacenti, soprattutto nei soggetti più giovani, viene confermato anche dai dati ufficiali della Polizia Stradale e dell Arma dei Carabinieri. Nel 2011, secondo i dati forniti da ACI-CENSIS, sono stati controllati con etilometri e precursori conducenti ( 9,7% in più rispetto al 2010 ); e ne sono stati sanzionati per guida in stato di ebbrezza I veicoli confiscati a conducenti con tasso alcolemico superiore a 1,5g /l sono stati Solo la Polizia Stradale ha registrato infrazioni a soggetti per i quali è prescritto il tasso alcolemico 0 (minori di 21anni, neopatentati e conducenti professionali). Il sistema di sorveglianza PASSI, coordinato dall Istituto Superiore di Sanità, rileva tra gli utenti delle ASL delle 21 Regioni e P.A. italiane dati relativi alla frequenza della guida sotto l effetto dell alcol (riferiti da intervistati non astemi di anni che hanno viaggiato come conducenti) nonché alla prevalenza di persone trasportate da tali conducenti. Secondo i dati del Sistema PASSI nel 2012 l 8,9% degli intervistati ha dichiarato di aver guidato l auto o la moto dopo aver bevuto nell ora precedente almeno due unità alcoliche. Questo dato conferma il trend in diminuzione della guida sotto l effetto dell alcol rilevabile a livello nazionale dal 2008, anno in cui la prevalenza era pari all 11,8%. Il trend in diminuzione è rilevabile chiaramente nelle macro aree geografiche Nord e Centro, ma non al Sud, dove peraltro il fenomeno della guida in stato di ebbrezza assume minore rilievo (graf. 14). 35

51 Graf TREND DELLA GUIDA SOTTO L EFFETTO DELL ALCOL - POOL ASL (%) ANNI Fonte: Rapporto nazionale PASSI 2012 Nel 2012 il 6% di coloro che hanno viaggiato come passeggeri negli ultimi 30 giorni dichiara di essere stato trasportato da un conducente sotto l effetto dell alcol. La guida sotto l effetto dell alcol continua ad essere un comportamento sensibilmente più diffuso tra i maschi rispetto alle femmine e nelle classi di età più giovani (25-34 anni) rispetto a quelle più anziane. In particolare tra gli intervistati di anni nel 2012 l 8,9% ammette di aver guidato dopo aver bevuto almeno due unità alcoliche, percentuale che, benché simile a quella della media di tutti gli intervistati, è più preoccupante a causa del più elevato rischio di incidente stradale per le classi di età più giovani. Di poco inferiore (8,3%) risulta tale percentuale tra i giovani di anni, con implicazioni peraltro ancora più gravi che rivestono, oltre che aspetti di salute e sicurezza, anche aspetti legali, dato il limite pari a zero di tasso alcolemico vigente per legge in questa fascia di età. Anche tra i giovani comunque si conferma il trend in calo di tale comportamento a rischio; prendendo in considerazione il quadriennio , si rileva che ha guidato sotto l effetto dell alcol mediamente il 10% dei giovani di anni, contro il 12% del quadriennio ; e l 8% dei giovani di anni, contro il 10% del quadriennio La guida dopo aver bevuto non appare correlata in maniera rilevante al livello di istruzione e di reddito e risulta più diffusa tra gli italiani rispetto agli stranieri. Il confronto interregionale presenta differenze significative ed è individuabile un evidente gradiente Nord-Sud, pur con qualche importante eccezione, con valori che vanno da un minimo del 5,15 % di persone che hanno guidato dopo aver bevuto (Regione Basilicata) a un massimo del 12,66% (Regione Friuli V.G.) (graf. 15). 36

52 Prendendo in considerazione il quadriennio , le percentuali più elevate di persone che guidano sotto l effetto dell alcol si riscontrano nella popolazione delle ASL di Friuli V.Giulia (12,66%), Lombardia (11,46%), Sardegna (11,17%), Veneto (11,10), Piemonte (10,78). Le percentuali più basse si riscontrano al Sud, in Basilicata (5,15%), Campania (5,87%), Sicilia (7,56%), Puglia (8,21%); ma anche al Nord, nella Provincia A. di Bolzano, con valori inferiori a quelli della Sicilia (6,83%). Graf GUIDA SOTTO L EFFETTO DELL ALCOL NELLE REGIONI E P.A. POOL ASL (% ) - QUADRIENNIO (valori medi annui) Fonte: Rapporto nazionale PASSI 2012 Nel 2012 il 34,4 % delle persone che hanno guidato un auto o una moto negli ultimi 12 mesi riferisce di aver avuto almeno un controllo da parte delle Forze dell Ordine (contro il 34% del 2011) e solo il 10,4% di essi (contro il 12% del 2011) riferisce di essere stato sottoposto a etilotest. Prendendo in considerazione complessivamente il periodo non emergono variazioni significative nella frequenza dei controlli. Negli anni mediamente il confronto tra le Regioni mostra una certa differenza nella somministrazione di etilotest da parte delle Forze dell Ordine, con una maggiore 37

53 frequenza al Nord e un range che va da un minimo del 6,87% di soggetti controllati in Sicilia a un massimo del 14,8% nella Regione Piemonte (graf. 16). Nel 2011 peraltro tale range risultava molto più elevato (da un minimo del 4% un massimo del 17%). Graf CONTROLLI CON ETILOTEST DA PARTE DELLE FORZE DELL ORDINE NELLE REGIONI E P.A. POOL ASL (% ) - TRIENNIO (valori medi annui ) Fonte: Rapporto nazionale PASSI 2012 Le diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili Nell anno 2012 il numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili è stato di ( nel 2011), di cui (77,4%) riferite a maschi e (22,6%) riferite a femmine (tab. 14). Complessivamente il numero delle dimissioni ospedaliere che presentano le suddette diagnosi (tanto come diagnosi principale di ricovero che come diagnosi secondarie) ammonta a ( unità nel 2011). 38

54 Questi dati, che si riferiscono tanto al regime di ricovero ordinario che di day hospital, confermano l andamento in calo del numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili, in atto dal La tipologia diagnostica prevalente è la cirrosi epatica alcolica (39,0% nel 2012, contro il 38,6% del 2011), immediatamente seguita dalla sindrome di dipendenza da alcol (26,6 % nel 2012, contro il 26,9 % del 2011). Tab DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE DIAGNOSI (*) TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI SECONDO IL SESSO DEL DIMESSO - ANNO 2012 Valore assoluto Valore percentuale Diagnosi di dimissione Maschi Femmine Totale Maschi Femmine % diagnosi secondo il tipo di diagnosi 291 Sindrome psicotiche indotte da alcol ,4% 20,6% 5,0% 303 Sindrome di dipendenza da alcol ,0% 26,0% 26,6% Abuso di alcol ,5% 29,5% 12,2% Polineuropatia alcolica ,1% 19,9% 1,7% Cardiomiopatia alcolica ,9% 11,1% 0,5% Gastrite alcolica ,6% 25,4% 0,6% Steatosi epatica alcolica ,9% 23,1% 6,9% Epatite acuta alcolica ,1% 21,9% 2,8% Cirrosi epatica alcolica ,1% 18,9% 39,0% Danno epatico da alcol, non specificato ,1% 17,9% 4,2% Avvelenamento da antagonisti dell'alcol ,7% 33,3% 0,0% 980 Effetti tossici dell'alcol ,0% 30,0% 0,4% Totale ,4% 22,6% 100,0% (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie. Il n. delle diagnosi di dimissione non fa distinzione degli eventuali casi di ricovero ripetuto di un paziente per la stessa patologia. Fonte: Ministero della Salute - Scheda di dimissione ospedaliera Anche per il 2012, come accade da alcuni anni, la diagnosi di ricovero prevalente per i maschi in rapporto alle femmine è la cardiomiopatia alcolica (distribuita per l 88,9 % tra i maschi e per l 11,1 % tra le femmine), immediatamente seguita da danno epatico da alcol non specificato e cirrosi epatica alcolica. La diagnosi che nel 2012 interessa maggiormente le femmine in rapporto ai maschi è l avvelenamento da antagonisti dell alcol (distribuita per il 33,3% tra le femmine e per il 66,7% tra i maschi), seguita da effetti tossici dell'alcol e abuso di alcol. Nel 2012 il tasso nazionale di ospedalizzazione per diagnosi totalmente alcol attribuibili è pari a 113,3 per abitanti; continua pertanto il trend discendente del fenomeno, in atto a livello nazionale a partire dall anno 2002, che trova riscontro, sebbene con andamenti meno lineari, anche a livello delle singole Regioni (tab.15). 39

55 Nel 2012,, analogamente a quanto rilevato fin dal 2002, le Regioni e P.A. a più alto tasso di ospedalizzazione sono P.A. di Bolzano e Valle D Aosta; seguono Friuli V. Giulia, Sardegna, P.A. di Trento e Liguria. I tassi di ospedalizzazione più bassi continuano a riscontrarsi in Sicilia e Campania, seguite da Calabria, Puglia e Umbria. Resta ancora molto alta la differenza del tasso di ospedalizzazione tra le Regioni con i valori massimi e quelle con i valori minimi. Tab.15 - DISTRIBUZIONE REGIONALE DEI TASSI DI OSPEDALIZZAZIONE PER DIAGNOSI (*) TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI - ANNI (Dimessi per ab.) Regioni di dimissione Piemonte 178,6 168,2 169,5 168,5 171,4 174,1 162,6 157,8 159,4 150,9 137,7 Valle d'aosta 560,5 459,8 514,6 444,4 366,2 413,4 378,6 369,9 314,4 290,1 349,1 Lombardia 220,1 204,6 193, , ,5 130,3 122,1 116,0 108,6 P. A. Bolzano 426,6 420,9 510,8 493,4 467,8 487, , ,7 307,5 P. A. Trento 357, ,9 308,7 302,3 278,7 261,8 253,2 189,8 205,3 186,3 Veneto 251,6 244,8 232,2 212,0 188,0 170,3 167,3 150,7 141,1 132,3 125,6 Friuli V. Giulia 283, ,6 268,0 256,0 248,1 228,5 220,8 215,8 209,3 206,2 Liguria 272,7 250,6 241,7 237,6 228,1 223,6 213,4 202,8 182,9 175,7 171,2 Emilia Rom. 184,5 176,9 179,5 177,5 167,9 165,6 162,8 158,6 152,6 149,4 149,3 Toscana 149,8 138,9 139,7 124, ,9 108,6 108,9 100,7 97,4 101,2 Umbria 119,1 125,0 115,9 112,5 113,3 108,1 107,5 98,4 96,0 94,7 94,7 Marche 203,6 194,7 189,5 189,6 176,0 176,7 167,3 160,2 160,0 143,2 150,0 Lazio 146,1 143,0 142,7 142,2 148,0 123,8 115,2 107,6 111,0 96,7 96,4 Abruzzo 259,4 259,6 250,7 235,9 234,4 211,4 163,9 129,3 119,0 121,1 113,4 Molise 286,8 274,7 242,5 218,4 220,3 229,0 201,7 180,8 163,6 150,4 128,7 Campania 93,5 82,7 86,9 87,1 93,4 88,8 86,1 81,5 74,2 72,0 70,1 Puglia 123,7 113,5 111,1 109,6 115,6 111,5 105,3 100,5 99,8 89,8 90,5 Basilicata 164,0 153,1 159,0 146,5 146,3 130,7 137,6 129,7 135,2 126,0 106,8 Calabria 149,8 144,8 138,5 132,3 134,7 123,5 114,8 106,6 99,4 93,2 88,4 Sicilia 85,7 84,5 86,0 79,0 83,4 77,4 69,0 68,8 67,0 62,4 56,5 Sardegna 205,2 195,2 198,0 210,3 202,8 207,4 188,4 171,2 179,0 181,6 187,0 Italia 177,1 167,9 165, ,9 147,0 137,0 129,1 123,6 117,0 113,3 (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie Fonte: Ministero della Salute - Scheda di dimissione ospedaliera Osservando la distribuzione delle diagnosi alcol correlate secondo le diverse classi di età (tab. 16), anche nel 2012 le prevalenze più elevate continuano a registrarsi fra i soggetti di 40

56 più di 55 anni, con i valori più alti per le diagnosi di cirrosi epatica alcolica, cardiomiopatia alcolica, polineuropatia alcolica e steatosi epatica alcolica. Tab.16- DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE DIAGNOSI TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI (*) SECONDO LA CLASSE DI ETA' DEL DIMESSO ANNO Diagnosi di dimissione < = (*) anni anni anni > 55 anni Totale Sindrome psicotiche indotte da alcol 0,2 10,3 50,5 38,9 100,0 Sindrome di dipendenza da alcol 0,2 13,9 57,1 28,8 100, Abuso di alcol 1,0 22,1 55,1 21,7 100,0 Polineuropatia alcolica 0,0 2,4 40,5 57,1 100,0 Cardiomiopatia alcolica 0,6 2,8 35,1 61,6 100,0 Gastrite alcolica 0,9 5,2 41,3 52,6 100,0 Steatosi epatica alcolica 0,1 7,0 39,7 53,2 100,0 Epatite acuta alcolica 0,2 8,7 51,8 39,3 100,0 Cirrosi epatica alcolica 0,0 1,0 32,0 67,0 100,0 Danno epatico da alcol, non specificato Avvelenamento da antagonisti dell'alcol 0,0 5,9 42,5 51,5 100,0 13,3 13,3 53,3 20,0 100,0 980 Effetti tossici dell'alcol 7,9 20,9 36,1 35,2 100,0 Totale 0,3 8,5 44,2 47,1 100,0 (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie Fonte: Ministero della Salute - Scheda di dimissione ospedaliera Le diagnosi della classe di età anni si riferiscono invece maggiormente a sindrome di dipendenza da alcol, abuso di alcol, avvelenamento da antagonisti dell'alcol, epatite acuta alcolica. 41

57 Le diagnosi delle fasce di età più giovani (15-35 anni) presentano le più alte prevalenze per abuso di alcol ed effetti tossici dell alcol, seguite da sindrome di dipendenza da alcol e avvelenamento da antagonisti dell'alcol. I giovanissimi fino a 14 anni sono interessati quasi esclusivamente da diagnosi di avvelenamento da antagonisti dell alcol e di effetti tossici dell alcol. Osservando l andamento nel tempo, a partire dal 2000, della distribuzione percentuale delle diagnosi per classi di età (tab.17), si conferma l aumento delle prevalenze nelle classi di età più elevate, con un aumento di 2,8 punti percentuali nella classe di età maggiore di 55 anni e di 2,5 punti percentuali nella classe di età anni. Di contro si riscontra un andamento nettamente in calo delle percentuali di diagnosi alcol correlate nella fascia di età anni, pari a 5,3 punti percentuali. La classe di età fino a 14 anni continua a presentare percentuali minime, sostanzialmente stabili nel tempo. L analisi dell andamento nel tempo della distribuzione percentuale delle diagnosi per sesso (tab.18) evidenzia che le diagnosi di ricovero ospedaliero continuano a riguardare prevalentemente la popolazione maschile; tra il 2000 e il 2012 tra i maschi è riscontrabile una diminuzione pari a circa un solo punto percentuale a favore delle femmine. Nell anno 2008 si sono registrati per i maschi i valori percentuali più bassi in rapporto alle femmine (77, 1%), le quali invece presentano per quell anno i valori percentuali più alti in rapporto ai maschi (22, 9%). Tab. 17- DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE DIAGNOSI TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI (*) SECONDO LA CLASSE DI ETA' DEL DIMESSO ANNI < = ANNI > 55 anni Totale 14 anni anni anni ,2 13,8 41,7 44, ,3 12,8 42,8 44, ,2 12,2 42,7 44, ,3 12,4 43,2 44, ,3 11,9 43,3 44, ,3 11,2 43,4 45, ,3 10,5 44,1 45, ,3 10,0 44,3 45, ,2 9,5 43,9 46, ,3 8,9 44,1 46, ,2 8,8 44,7 46, ,3 8,5 44,2 47,1 100 (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie Fonte: Ministero della Salute-Scheda di dimissione ospedaliera 42

58 Tab DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE DIAGNOSI TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI (*) SECONDO IL SESSO DEL DIMESSO - ANNI ANNI Maschi Femmine Totale ,5% 21,5% ,6% 22,4% ,4% 22,6% ,5% 22,5% ,7% 22,3% ,1% 22,9% ,6% 22,4% ,8% 22,2% ,0% 22,0% ,4% 22,6% 100 (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie Fonte: Ministero della Salute-Scheda di dimissione ospedaliera Osservando la variazione nel tempo della distribuzione percentuale delle diverse diagnosi ospedaliere totalmente alcol correlate (tab. 19), si evidenzia tra il 2000 e il 2012 il progressivo aumento percentuale, in rapporto al totale delle diagnosi, della diagnosi di cirrosi epatica alcolica, che passa dal 26,3 % del 2000 al 39 % del 2012, con un aumento percentuale di quasi 13 punti Si registra contestualmente la progressiva diminuzione percentuale, in rapporto al totale delle diagnosi, della diagnosi di sindrome di dipendenza da alcol, che passa dal 31,8 % del 2000 al 26,6 % del Una minore ma chiara diminuzione percentuale nel tempo si registra anche per le diagnosi ospedaliere di epatite acuta alcolica, danno epatico da alcol non specificato e steatosi epatica alcolica. Per le altre diagnosi l andamento nel tempo della distribuzione percentuale resta relativamente stabile. 43

59 Tab DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DELLE DIAGNOSI TOTALMENTE ALCOL ATTRIBUIBILI ANNI DIAGNO SI DI DIMISSIONE (*) % diagnosi secondo il tipo di diagnosi Sindrome psicotiche indotte da alcol 5,4% 5,0% 5,1% 5,0% 5,0% 5,1% 5,0% 5,0% 5,3% 5,0% 5,2% 5,0% Sindrome di dipendenza da alcol 31,8% 32,2% 31,4% 30,8% 30,1% 28,8% 29,0% 28,7% 28,0% 27,2% 26,9% 26,6% Abuso di alcol 10,6% 9,1% 9,6% 10,2% 10,6% 11,0% 11,2% 11,0% 11,1% 11,5% 11,8% 12,2% Polineuropatia alcolica 2,4% 2,6% 2,4% 2,1% 2,0% 2,1% 1,9% 1,9% 1,9% 1,9% 1,8% 1,7% Cardiomiopatia alcolica 0,7% 0,7% 0,6% 0,6% 0,6% 0,6% 0,5% 0,5% 0,5% 0,5% 0,5% 0,5% Gastrite alcoolica 0,9% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,7% 0,7% 0,7% 0,6% 0,6% 0,6% Steatosi epatica alcolica 9,4% 9,5% 9,1% 9,2% 9,4% 9,2% 8,8% 8,2% 7,9% 7,6% 7,1% 6,9% Epatite acuta alcolica 5,5% 4,7% 4,2% 4,0% 3,9% 4,0% 3,9% 3,7% 3,4% 3,2% 2,8% 2,8% Cirrosi epatica alcolica 26,3% 28,3% 30,0% 30,9% 31,7% 32,9% 33,6% 35,0% 36,4% 37,7% 38,6% 39,0% Danno epatico da alcol, non specificato Avvelenamento 7,0% 6,7% 6,3% 5,9% 5,6% 5,3% 5,2% 4,9% 4,6% 4,5% 4,3% 4,2% da antagonisti dell'alcol 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 980 Effetti tossici dell'alcol 0,1% 0,4% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,4% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% (*) Sono state considerate sia la diagnosi principale che le secondarie Fonte: Ministero della Salute-Scheda di dimissione ospedaliera 44

60 Va peraltro evidenziato che l andamento nel tempo del numero assoluto delle diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica alcolica, dopo la relativa stabilità o il lieve incremento rilevabili tra l anno 2000 e l anno 2006, a partire dal 2007 si presenta in calo, soprattutto negli ultimi anni (tab. 20). Tab DIAGNOSI PRINCIPALI E SECONDARIE DI CIRROSI EPATICA ALCOLICA IN REGIME DI RICOVERO ORDINARIO E DAY HOSPITAL - ANNI ANNI Valori assoluti Fonte: Ministero della Salute-Scheda di dimissione ospedaliera L alcoldipendenza La stima puntuale del numero di alcoldipendenti presenti nel nostro Paese ha finora presentato difficoltà di vario tipo e non esistono ancora dati ufficiali in merito. Per una valutazione del fenomeno è comunque utile tener conto, fra gli altri elementi, del numero di alcoldipendenti in trattamento nell ambito dei servizi alcologici pubblici nonché del numero dei soggetti e delle famiglie che frequentano a scopo riabilitativo i gruppi di automutuo aiuto o le associazioni no profit che operano in collaborazione con gli stessi servizi pubblici o in maniera autonoma. Nel 2012 il 55,0% dei servizi ha collaborato con i CAT, il 40,3% con gli A.A. e il 14,3% con altri gruppi. Mediamente nel corso del 2012 ogni servizio ha collaborato con 9 CAT, 2 gruppi di A.A., 3 comunità e 5 cooperative sociali, con ampie differenziazioni a livello regionale. I dati sembrano comunque evidenziare un incremento di tali collaborazioni rispetto all anno precedente. Gli alcolisti nei servizi pubblici (Vedi Parte II della Relazione) Nell anno 2012 gli alcoldipendenti presi in carico presso i servizi alcologici pubblici sono stati , valore massimo della serie storica per questo dato. Gli utenti maschi sono e le femmine Il rapporto M/F è pari a 3,5 per gli utenti totali e per gli utenti già in carico o rientrati e a 3,7 per i nuovi utenti. A livello regionale questa maggiore presenza maschile risulta più evidente al Centro-Sud. 45

61 Nel 2012 l età media del totale degli utenti rilevati è pari a 45,9 anni; le donne hanno un età media più elevata dei maschi (47,3 rispetto a 45,5), a conferma dell ipotesi della maggiore anzianità dell utenza alcoldipendente femminile; i nuovi utenti sono mediamente più giovani rispetto agli utenti già in carico o rientrati (43,9 vs 46,8). Negli anni più recenti si nota un aumento dell età media in tutti i diversi sottogruppi di utenti esaminati, ad eccezione dei nuovi utenti di sesso femminile. I giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano complessivamente il 9,1% dell utenza totale, una percentuale consistente anche se in lieve calo rispetto a quella del 2011, che era pari al 9, 8 %. I nuovi utenti al di sotto dei 30 anni rappresentano il 13,7% del totale della nuova utenza, percentuale in lieve aumento rispetto a quella del 2011, pari al 13,5%. Dal 2009 la quota degli utenti al di sotto dei trent anni si presenta comunque sostanzialmente stabile e sembra essersi interrotto il trend crescente in atto tra il 2006 e il Per gli alcoldipendenti al di sotto dei 20 anni viene confermata anche nel 2012, con una prevalenza dello 0,5%, la sostanziale stabilità dei valori di prevalenza a partire dal 1996, sempre compresi fra lo 0,5% e lo 0,7%. Nel 2012 la bevanda alcolica maggiormente consumata dagli alcoldipendenti in trattamento è il vino (62,8%), seguito dalla birra (21,2%), dai superalcolici (8,6%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (3,6%). Fra i maschi rispetto alle femmine si rileva una quota lievemente superiore di consumatori di birra (21,7% vs 19,0% ) e di vino (63,0% vs 62,0); per i superalcolici e per gli aperitivi, amari e digestivi l uso è più elevato tra le femmine (rispettivamente, 9,9% e 5,0% nelle femmine vs 8,2% e 3,2% nei maschi). Nel 2012 fra gli utenti dei servizi alcologici il 9,0% risulta fare uso concomitante di alcol e sostanze stupefacenti, per un totale di circa utenti. Tale valore risulta inferiore a quello rilevato nel 2011, che era pari al 9,8%, e sembra riprendere il trend in calo manifestatosi dopo il Il fenomeno presenta peraltro una grande variabilità territoriale. L attenzione dei medici al consumo alcolico dei pazienti Il Sistema di sorveglianza Passi, coordinato dall Istituto Superiore di Sanità e relativo all utenza delle ASL delle 21 Regioni e P.A. italiane, rileva dal 2008 alcuni dati sul comportamento dei medici e altri operatori sanitari per conoscere in che misura essi si informano sulle abitudini di consumo alcolico dei pazienti e forniscono loro adeguati consigli sull argomento. Nell anno 2012, fra le persone intervistate che si sono recate dal medico negli ultimi 12 mesi, il 14,6% ha dichiarato di aver ricevuto domande sulle proprie abitudini di consumo alcolico da parte del medico o dell operatore sanitario (percentuale inferiore a quella rilevata nel 2011, pari al 16%). Tra queste persone solo il 6,4% dei consumatori a maggior rischio ha ricevuto il consiglio di ridurre i propri consumi (6% nel 2011). Nell ambito del quadriennio la quota di persone che hanno ricevuto attenzione sui propri consumi alcolici da parte di un medico o altro operatore sanitario appare in calo, soprattutto nella fascia di età anni. Il confronto fra le Regioni evidenzia differenze statisticamente significative, con valori che sembrano riflettere la distribuzione regionale dei consumatori a rischio: considerando il 46

62 quadriennio , la percentuale di persone che ricevono attenzione sui consumi alcolici è massima nelle Regioni con alte prevalenze di consumatori a rischio (25% in Sardegna e 23% in Friuli V.G. e P.A. di Trento) e minima in quelle con basse prevalenze di consumatori a rischio (9% in Basilicata e Campania). Il Sistema Passi rileva inoltre i dati sui consumi alcolici di particolari categorie di persone per le quali il consumo di alcol in qualsiasi quantità ha una controindicazione assoluta, quali le persone con diagnosi di patologia epatica e le donne in gravidanza. Nel 2012 il 48,8% delle persone con patologia epatica e il 25,7% delle donne in gravidanza hanno dichiarato di aver consumato alcol (qualunque quantità) negli ultimi 30 giorni. Questi comportamenti a forte rischio possono dipendere da molti fattori, fra i quali sarebbe opportuno valutare anche l impatto di una insufficiente informazione e sensibilizzazione sui rischi alcol correlati da parte degli operatori sanitari che interagiscono con tali pazienti. 47

63 2. GLI INTERVENTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE N Gli interventi di indirizzo Il Piano Nazionale Alcol e Salute Il Piano Nazionale Alcol e Salute (PNAS), approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 29 marzo 2007 e pubblicato nella G.U. s. g. n. 88 del 16 aprile 2007, costituisce un documento programmatico di indirizzi concordati tra Ministero e Regioni, secondo le previsioni della legge 125/2001, con la finalità di promuovere l implementazione di un insieme di strategie e azioni finalizzate a rafforzare le attività di prevenzione e a ridurre la mortalità e morbilità alcol correlate nel nostro Paese. In esso la riduzione dei danni causati dall alcol, secondo gli orientamenti adottati nei più recenti Piani Sanitari Nazionali, viene riconosciuta come un importante obiettivo di salute pubblica e viene ribadita la necessità di politiche e azioni finalizzate ad attivare una corretta informazione e prevenzione, in grado di evidenziare gli aspetti di rischio connessi con il bere. Il PNAS recepisce inoltre gli obiettivi proposti dal II Piano di Azione europeo per l alcol dell O.M.S., dalla Raccomandazione del Consiglio U.E. sul consumo alcolico di bambini e adolescenti e dalle Conclusioni del Consiglio dell U.E. per l avvio della I Strategia comunitaria per la riduzione dei danni alcol correlati. Il PNAS aveva durata triennale (1 gennaio dicembre 2009) ma successivamente il suo recepimento è stato inserito tra gli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione e le sue linee strategiche sono state pertanto un importante punto di riferimento per le azioni di prevenzione di livello nazionale e regionale adottate nell ambito di tale Piano. Il PNAS ha individuato otto aree strategiche di intervento prioritario ed indicato per ciascuna di esse le azioni da implementare e i risultati attesi, secondo lo schema sotto indicato. 1. Informazione /educazione Risultati attesi: nella popolazione generale, maggiore conoscenza e consapevolezza del danno; nei giovani, sviluppo delle abilità necessarie a resistere alle pressioni al bere. Azioni : campagne tramite mass media; collaborazione con la scuola fin dalla materna, con programmi di prevenzione di ampia portata. 2. Bere e guida Risultati attesi: riduzione numero incidenti, morti e feriti, specie tra i giovani. Azioni: collaborazione per i controlli dell'aria espirata nei luoghi del divertimento giovanile e azioni preventive di comunità. 3. Ambienti e luoghi di lavoro Risultati attesi: riduzione di incidenti e violenze sui luoghi di lavoro, soprattutto in quelli a rischio per la sicurezza di terzi. Azioni: collaborazione con imprese e organizzazioni sindacali per educazione alla salute e tempestiva identificazione e trattamento dei soggetti a rischio. 4. Trattamento del consumo alcolico dannoso e dell alcoldipendenza 48

64 Risultati attesi: disponibilità di trattamenti accessibili ed efficaci per i singoli e per le famiglie. Azioni: formazione degli operatori della medicina di base per l identificazione precoce dei soggetti a rischio e per l attuazione di interventi brevi di trattamento; approccio integrato ai problemi, che coinvolga, oltre ai servizi sociosanitari, i medici di medicina generale, i servizi sociali, i gruppi di auto aiuto, le istituzioni scolastiche, giudiziarie, il mondo del lavoro e le altre istituzioni interessate. 5. Responsabilità del mondo della produzione e distribuzione Risultati attesi: maggiore responsabilizzazione e disponibilità alla collaborazione da parte del mondo della produzione e distribuzione, soprattutto per il rispetto dei limiti di età legali per la somministrazione e per il contrasto dell accesso dei giovani alle bevande alcoliche; riduzione degli incidenti alcol correlati all uscita degli ambienti dove si beve. Azioni: monitoraggio permanente per la stima dell' impatto dell alcol sulla salute e per la valutazione dei costi relativi, nonché per valutare l affidabilità delle politiche sociali ed economiche relative all'industria degli alcolici; programmi di formazione per accrescere il senso di responsabilità personale, etica e legale degli addetti alla vendita e somministrazione. 6. Capacità sociale di fronteggiare il rischio derivante dall uso dell alcol Risultati attesi: incremento delle azioni di comunità finalizzate alla riduzione dei diversi problemi alcolcorrelati; maggiore sensibilità ai problemi da parte delle diverse istituzioni locali. Azioni: assicurare agli operatori del settore non sanitario, quale quello educativo, sociale e giudiziario, un training professionale in campo alcologico, che favorisca un effettivo approccio multisettoriale ai problemi; promozione di programmi socio-sanitari che rafforzino la mobilitazione della comunità, lo sviluppo e l'azione di una leadership nella prevenzione dei problemi alcol correlati. 7. Potenzialità delle organizzazioni di volontariato e di mutuo aiuto Risultati attesi: incremento del sostegno alle organizzazioni che promuovono iniziative di prevenzione o riduzione del danno alcol correlato. Azioni: supporto alle organizzazioni che operano non solo a livello professionale ma anche a livello di azione civile e che possono collaborare a migliorare l informazione e a sostenere lo sviluppo di politiche efficaci. 8. Monitoraggio del danno alcol correlato e delle relative politiche di contrasto Risultati attesi: implementazione di un sistema informativo e di monitoraggio/sorveglianza sul consumo di alcol e sui modelli comportamentali connessi, sui danni alcol correlati e sulle politiche alcologiche realizzate a livello regionale e locale. Azioni: creazione, in collaborazione con tutte le Regioni, di una rete che costituisca una struttura efficace per il monitoraggio e la valutazione del consumo e dei modelli di consumo alcolico, del danno alcol correlato e dell efficacia degli interventi adottati. L implementazione del Piano Nazionale Alcol e Salute Per l implementazione del Piano Nazionale Alcol e Salute il Ministero ha finanziato 5 progetti, tutti già conclusi, finalizzati a rafforzare l azione di coordinamento delle Regioni, a migliorare il monitoraggio dei più importanti indicatori di rischio e problemi alcol correlati a livello nazionale e regionale, a promuovere l identificazione precoce e l intervento breve per la prevenzione dei problemi e danni alcol correlati nei contesti lavorativi e nella assistenza sanitaria di base. Successivamente l implementazione del PNAS si è collegata alla implementazione del Piano Nazionale di Prevenzione , che ne ha previsto il recepimento tra gli obiettivi 49

65 dell area della prevenzione universale, riguardante la prevenzione di abitudini, comportamenti e stili di vita non salutari. Le linee strategiche del PNAS sono rimaste un valido punto di riferimento per gli interventi di livello centrale e regionale anche nella fase conclusiva del Piano nazionale di Prevenzione, la cui vigenza è stata prorogata al 31 dicembre 2013 con l accordo Stato/Regioni del 7 febbraio In tale quadro di riferimento è proseguita nel 2013 l implementazione del progetto L alcol in Italia e nelle Regioni. Valutazione epidemiologica del rischio sanitario e sociale dell alcol in supporto al Piano Nazionale di Prevenzione e alla implementazione del Piano Nazionale Alcol e Salute, promosso con le risorse del Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero per l anno 2011 e realizzato a cura dell Istituto Superiore di Sanità - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute della Popolazione e suoi Determinanti. Il progetto, di durata biennale e finanziato per Euro, è finalizzato a superare il problema della mancanza di omogeneità degli attuali sistemi di monitoraggio disponibili a livello regionale, derivante dalla diversa organizzazione dei servizi e dalle differenti problematiche delle Regioni in relazione al consumo dannoso di bevande alcoliche. Obiettivo specifico è favorire l adozione omogenea nelle diverse Regioni degli stessi flussi di dati e delle metodologie di calcolo degli indicatori suggeriti dalle agenzie di sanità pubblica a livello nazionale e internazionale. Un risultato atteso del progetto è la creazione di uno standard utile ad un sistema di monitoraggio e reporting epidemiologico regionale che consenta ai decisori politici di porre in atto, tramite un adeguata analisi dei dati e dei relativi trend temporali, le misure di prevenzione, informazione e comunicazione più utili per il contrasto dei problemi alcol correlati. Saranno utilizzati strumenti standardizzati, indicatori raccomandati a livello europeo ed internazionale e tecniche di rilevazione in grado di garantire una dettagliata conoscenza dei fenomeni di interesse, misurandone anche l evoluzione nel tempo. Tramite questo progetto il Ministero della Salute potrà pertanto acquisire, e rendere disponibili per le Regioni, Reports annuali contenenti i risultati della elaborazione e analisi, a livello nazionale e regionale, dei più aggiornati dati disponibili in relazione alle diverse situazioni territoriali, avvalendosi delle fonti formali ed informali più affidabili. L ISS sta provvedendo a completare per ciascuna Regione, tramite l utilizzo o l elaborazione dei dati dell Indagine multiscopo ISTAT sulle famiglie per gli anni , il calcolo delle prevalenze, suddivise per sesso e fasce di età, degli astemi, dei consumatori di bevande alcoliche, dei consumatori delle specifiche bevande alcoliche, delle diverse categorie di consumatori a rischio, dei consumatori giornalieri a basso, medio ed alto rischio, dei consumatori binge drinking, degli adolescenti con diverse tipologie di consumi a rischio. L ISS ha inoltre provveduto alla predisposizione degli strumenti tecnici necessari per il monitoraggio della mortalità alcol correlata, distinta per sesso e fasce di età, a livello nazionale e regionale. Il completamento del progetto è previsto entro marzo Il Programma Guadagnare salute-rendere più facili le scelte salutari Il programma Guadagnare salute-rendere più facili le scelte salutari è un programmaquadro governativo di iniziative, azioni, alleanze e comunicazione, finalizzato a promuovere 50

66 gli stili di vita salutari che possono contrastare, nel lungo periodo, il peso delle malattie croniche e far guadagnare ai cittadini anni di vita in salute. Obiettivo specifico del programma è quello di agire in modo integrato e coordinato sui quattro principali fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica), responsabili da soli del 60% della perdita di anni di vita in buona salute in Europa e in Italia. Guadagnare Salute punta su un approccio intersettoriale e sull avvio di una politica delle alleanze tra soggetti portatori di interesse e diversi settori della società (amministrazioni centrali e locali, organizzazioni, enti, associazioni, istituzioni, ecc) secondo i principi della Health in all policies, poiché buona parte degli interventi di contrasto ai fattori di rischio e di promozione di comportamenti salutari va oltre gli ambiti di competenza del Servizio Sanitario Nazionale. Il programma, di durata triennale e promosso dal Ministro della Salute, è frutto del confronto con ben altri nove Ministeri ed è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 febbraio 2007 e dalla Conferenza Stato-Regioni il 29 marzo Con Decreto del Ministro della Salute in data 5 marzo 2010 è stata rinnovata per un ulteriore triennio la Piattaforma nazionale sull alimentazione, l attività fisica e il tabagismo, sede comune di incontro a livello nazionale per tutti i soggetti interessati a contribuire al perseguimento degli obiettivi del programma Guadagnare Salute, secondo un approccio cooperativo e orientato all azione. Alla Piattaforma Nazionale sono stati chiamati a partecipare i rappresentanti di vari Ministeri, della Conferenza Stato-Regioni, dell ANCI, dell ISS, dell ISPESL, dell Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN), delle associazioni di categoria della filiera alimentare e dei consumatori, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni dei medici e pediatri di base e dei farmacisti. La Piattaforma Nazionale sostiene e promuove iniziative finalizzate a diversi obiettivi inerenti il Programma Guadagnare Salute, fra le quali anche iniziative finalizzate a ridurre l abuso di alcol e a educare ad un consumo alcolico consapevole e compatibile con la salute. Si riporta di seguito il paragrafo del Programma Guadagnare Salute relativo al consumo dannoso di alcol, dal titolo Guadagnare salute rendendo più facile evitare l abuso di alcol Strategie e ipotesi di intervento 1 Ridurre la disponibilità di bevande alcoliche nell ambiente di vita e di lavoro e lungo le principali arterie stradali Favorire la limitazione del consumo di bevande alcoliche in tutti i luoghi di lavoro e controllare il rispetto del divieto assoluto di assunzione di bevande alcoliche nei luoghi di lavoro a rischio, individuati ai sensi della legge 30 marzo 2001 n Definire categorie di ambienti e locali obbligatoriamente alcol free (strutture sanitarie, uffici pubblici, stadi, scuole). 2 Favorire il contenimento della quantità di alcol nelle bevande alcoliche Incoraggiare e incentivare i produttori di bevande alcoliche a incrementare la ricerca finalizzata alla produzione di bevande a minore gradazione alcolica, nel rispetto della qualità, e assicurando su questi prodotti una corretta informazione. 51

67 3 Informare correttamente i consumatori Combattere l abuso di bevande alcoliche non solo attraverso la veicolazione di messaggi di tipo sanitario e sociale, ma anche attraverso adeguate campagne di educazione sul saper bere, diffondendo una profonda, solida e motivata consapevolezza su consumo responsabile del vino e salute. Infatti il vino non solo rappresenta un elemento importante del nostro patrimonio agroalimentare e contribuisce alla tutela e alla valorizzazione del territorio, ma è anche un elemento caratterizzante della dieta mediterranea. Adeguare l etichettatura delle bevande alcoliche alle esigenze di protezione del consumatore, studiando e proponendo misure per inserire nella etichettatura delle bevande almeno una avvertenza semplice, in particolare per alcune categorie a rischio quali donne in gravidanza, persone alla guida, assuntori di particolari farmaci e giovani. Monitorare e controllare il rispetto della legge 125/2001 art. 13 in materia di pubblicità delle bevande alcoliche, con particolare riferimento al disposto in materia di protezione dei minori; studiare, al riguardo, divieti di pubblicità diretta e indiretta in occasione di eventi sportivi. 4 Evitare gli incidenti stradali alcol correlati Aumentare su tutto il territorio nazionale il numero e la frequenza dei controlli sul tasso alcolemico condotti su base casuale, preliminari agli opportuni accertamenti di valenza medico-legale, in modo che ogni conducente abbia la probabilità statistica di essere testato secondo le migliori pratiche almeno una volta ogni tre anni. Monitorare la frequenza e i risultati dei controlli e analizzare i relativi dati, per acquisire e diffondere conoscenze utili ai fini di una puntuale azione preventiva o per valutare l opportunità di ulteriori misure normative (quali ad esempio l abbassamento del tasso alcolemico per i conducenti principianti o per chi guida veicoli particolarmente a rischio). Accrescere la visibilità dei controlli sul tasso alcolemico, per amplificarne le finalità preventive. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto anche rendendo note le eventualità di controlli in alcuni luoghi e ambienti strategici, quali quelli del divertimento giovanile a rischio di abuso alcolico; o attivando una collaborazione fra istituzioni interessate per organizzare ad hoc specifiche azioni di comunità. Introdurre l obbligatorietà di corsi di informazione/educazione a pagamento, preliminari alla restituzione della patente a soggetti individuati con tasso di alcolemia illegale. Favorire la disponibilità e/o gratuità di dispositivi per l automisurazione del tasso alcolemico. Diminuire le occasioni di consumo di bevande alcoliche da parte dei giovani e degli utenti della strada, estendendo alle 24 ore il divieto di somministrazione di superalcolici attualmente vigente nelle stazioni di servizio autostradali (ai sensi della legge 30 marzo 2001 n. 125 art. 14). Introdurre l obbligo di una adeguata trattazione del rischio alcol-correlato nei programmi di informazione/formazione delle Scuole Guida. Sollecitare ed esortare i medici di famiglia ad una maggiore informazione nei confronti degli assistiti circa i rischi della guida in stato di ebbrezza alcolica ed i rischi di interazione e sinergia dell alcol con i farmaci. 5 Rafforzare gli interventi di prevenzione primaria e secondaria nella medicina di base Provvedere alla sensibilizzazione e formazione degli operatori della medicina di base, e in particolare dei Medici di Medicina Generale, per consentire l identificazione precoce dei soggetti a rischio nonché la pratica dell intervento breve e del counseling nei confronti del consumo alcolico nocivo. A tale fine dovrebbero essere sostenute nuove e adeguate strategie contrattuali e stanziate risorse finanziarie che consentano la più ampia disponibilità, accessibilità e produttività degli operatori e dei servizi di base in merito ai suddetti interventi. Favorire un approccio integrato che coinvolga nella individuazione precoce dei casi di abuso, oltre ai servizi e agli operatori sanitari, anche i servizi sociali, i gruppi di auto-aiuto, le istituzioni scolastiche, giudiziarie, il mondo del lavoro e le altre istituzioni interessate. 6 Trovare alleanze con il mondo del lavoro Utilizzare i luoghi di lavoro quale ambiente particolarmente adeguato, data l alta e stabile concentrazione di persone di varia identità sociodemografica, per la realizzazione di azioni di prevenzione fondate 52

68 sull informazione, l educazione e la tempestiva identificazione o autoidentificazione dei soggetti a rischio, anche in collaborazione, date le implicazioni dell abuso di alcol sulla produttività lavorativa, col mondo delle imprese e delle organizzazioni sindacali. Implementare azioni di prevenzione ad hoc nei luoghi di lavoro a rischio per la salute e la sicurezza di terzi individuati ai sensi della legge 125/2001 art. 15, per supportare il rispetto del divieto assoluto di assunzione di bevande alcoliche sancito dalla stessa legge. Sarebbe opportuno attivare in merito la collaborazione del mondo delle imprese e delle organizzazioni sindacali, anche d intesa con le amministrazioni regionali del Lavoro e nell ambito di quanto previsto anche dalle normative sulla sicurezza. Favorire l ingresso dei lavoratori con problemi alcolcorrelati che ne facciano richiesta, nel pieno rispetto della privacy, in programmi di trattamento per la disassuefazione resi disponibili presso le strutture sanitarie pubbliche o, in alternativa, in specifici programmi privati di trattamento attivati con il contributo economico dei datori di lavoro, prevedendo agevolazioni fiscali o di altro tipo per questi ultimi. 7 Proteggere i minori dal danno alcol correlato Realizzare interventi finalizzati a ritardare l età del primo approccio con le bevande alcoliche, ridurre il livello dei consumi giovanili, contenere i comportamenti a rischio quali il binge drinking e le ubriacature: a. campagne educazionali rivolte alla popolazione adulta, genitori ed educatori, focalizzate sulla necessità di informare sugli specifici danni che l alcol causa ai minori e trasmettere ad essi un corretto orientamento nei confronti delle bevande alcoliche; b. interventi educativi nelle scuole, secondo programmi validati sul piano dell efficacia, per lo sviluppo nei bambini e nei ragazzi delle abilità necessarie a fare scelte a favore della salute e resistere alle pressioni al bere; c. sensibilizzazione e formazione ad hoc per le categorie di lavoratori addetti alla distribuzione e vendita delle bevande alcoliche, per accrescere l impegno al rispetto della vigente normativa sul divieto di somministrazione ai minori di 16 anni e il senso di responsabilità nei confronti del bere giovanile. Adottare il divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori. 8 Formare gli operatori Assicurare che i corsi di studio di qualsiasi livello destinati alla formazione del personale sanitario e sociosanitario contemplino un insegnamento relativo alla prevenzione delle patologie correlate a fattori di rischio comportamentali, con specifica trattazione anche dei problemi alcol correlati. Favorire la modifica degli ordinamenti didattici dei corsi di diploma universitario relativi alle professioni mediche, sanitarie, sociali e psicologiche, ai fini di diffondere e migliorare la preparazione professionale in campo alcologico, secondo le previsioni della legge 125/2001 art. 5. L implementazione del Programma Guadagnare salute-rendere più facili le scelte salutari nel settore Alcol - Le attività dell anno 2013 Tra gli obiettivi del Programma Guadagnare salute è previsto il contrasto dell abuso di bevande alcoliche e in particolare la protezione dei minori dai rischi dell alcol, anche attraverso specifiche campagne di comunicazione e sensibilizzazione, al fine di ritardare l età del primo approccio con le bevande alcoliche e contenere i danni per la salute e la sicurezza dei minori, soprattutto quelli derivanti dagli incidenti stradali alcol correlati. Un obiettivo essenziale della comunicazione per la promozione di stili di vita salutari è la trasformazione dei destinatari della comunicazione in soggetti che collaborano attivamente ad un progetto educativo più ampio. Elemento chiave della comunicazione relativa agli stili di vita è quindi motivare i singoli individui al cambiamento e diffondere empowerment, per facilitare nel cittadino l assunzione spontanea di atteggiamenti e comportamento tesi alla promozione di un ambiente sano e alla difesa del proprio contesto di vita. 53

69 In linea con gli obiettivi del Programma Guadagnare Salute pertanto l Associazione AssoBirra, da molti anni impegnata nella promozione del consumo responsabile delle bevande alcoliche, ha promosso la nuova campagna Guida tu la vita. O bevi o guidi- Experience tour 2013, finalizzata a sensibilizzare i giovani sui rischi del consumare alcol prima di mettersi alla guida e basata sulla diffusione di un chiaro messaggio sulla necessità di non bere in determinate situazioni ( Se bevi non guidare. E se hai bevuto, fai guidare qualcun altro ). La campagna si è svolta nelle piazze di sette tra le principali città italiane, con l obiettivo di parlare ai ragazzi di consumo moderato e responsabile, attraverso una modalità ludica ed esperienziale, in grado di far toccare con mano le conseguenze di un approccio non corretto alle bevande alcoliche. Durante ogni tappa una task force di ragazzi ha distribuito ai passanti delle card con un mini quiz di tre domande sul consumo di alcol e sui rischi connessi all abuso. I partecipanti hanno potuto testare personalmente, e senza alcun pericolo per sé e per gli altri, i rischi e le potenziali conseguenze legate al consumo scorretto e all'abuso di alcol, attraverso un percorso del consumo responsabile che ha previsto: una prova di abilità lungo un percorso prestabilito, indossando speciali occhiali effetto alcolemia che consentono di simulare le alterazioni dell equilibrio quando si cammina in stato di ebbrezza l uso di un simulatore di guida che consente di verificare da sobri la lentezza dei riflessi che si verifica dopo aver bevuto. Le performances dei partecipanti sono state riprese e alcuni video sono stati postati su canali You Tube e su social network. Inoltre in ogni tappa alcuni partecipanti hanno ricevuto in omaggio il corso di Guida Sicura ACI-SARA di Vallelunga. La campagna, scelta dal Ministero della Salute tra quelle meritevoli di utilizzare il logo del programma Guadagnare salute, è stata realizzata in partnership con Media Friends (la Onlus di R.T.I. S.p.A., Mondadori S.p.A. e Medusa S.p.A.) che, con la collaborazione di AssoBirra, ha realizzato uno spot trasmesso durante la settimana precedente ogni tappa del tour. Lo spot ha avuto come protagonista Matteo Viviani, uno dei volti del programma televisivo Le Iene, che nei suoi servizi ha spesso affrontato temi legati al mondo giovanile e alle sue problematiche; nel suo messaggio egli si rivolge ai giovani ribadendo l importanza di guidare la propria vita e di fare una scelta semplice, per sé e per gli altri: se devi guidare non bere e se hai bevuto, fai guidare qualcun altro. Il contrasto del danno alcol correlato nel Piano Nazionale di Prevenzione Il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) per il triennio , approvato con l Intesa Stato-Regioni e P.A. del 29 aprile 2010, costituisce il documento programmatico sulla base del quale le Regioni, in modo coordinato e nel rispetto di un metodo di lavoro improntato ai principi della progettazione in sanità pubblica, hanno predisposto ed implementato i Piani Regionali di Prevenzione per il triennio di interesse, indicando le azioni da realizzare nei loro territori, i tempi e gli indicatori per la valutazione. 54

70 La prevenzione dei danni alcol correlati è specificamente contemplata nel PNP nell ambito dell area della prevenzione universale e in particolare della prevenzione di abitudini, comportamenti e stili di vita non salutari. Con il PNP il consumo dannoso di alcol è stato pienamente riconosciuto quale importante fattore di rischio per la salute nel nostro Paese ed inserito tra gli obiettivi delle più importanti strategie di contrasto adottate nelle politiche di prevenzione di livello nazionale e regionale. Nel PNP sono definite sia le linee di intervento prioritario che necessitano di una traduzione operativa in ambito regionale o locale sia le linee di supporto e azione centrale con cui il Ministero della Salute intende sostenere le Regioni stesse nella programmazione e attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione. Per la prevenzione alcologica in particolare il PNP si propone di realizzare azioni di promozione della salute, educazione, formazione e comunicazione, perseguendo i seguenti obiettivi: -riduzione delle diverse categorie di consumatori di alcol a rischio, quali i consumatori fuori pasto, i consumatori di quantità giornaliere non compatibili con una buona salute, i binge drinkers, i consumatori che guidano in stato di alterazione psicofisica dovuta all alcol, i consumatori all interno dei luoghi di lavoro, da valutare con dati ISTAT, ISS e con sistemi di sorveglianza specifica; -recepimento delle linee strategiche del Piano Nazionale Alcol e Salute (già approvate con accordo Stato-Regioni del 29 marzo 2007); -stipula di accordi con le associazioni di categoria per garantire maggiore responsabilità nella vendita e distribuzione delle bevande alcoliche. La prevenzione dei comportamenti di consumo alcolico a rischio è inoltre ricompresa, assieme ad altri obiettivi comportamentali, fra gli obiettivi da perseguire in maniera integrata nell ambito di programmi più ampi previsti dal PNP quali - programmi di prevenzione dei disturbi da abuso di sostanze nelle scuole medie di primo e secondo grado e nei luoghi di aggregazione giovanile formali ed informali, mirati ad implementare la conoscenza delle dinamiche emotivo-relazionali e dei fattori di rischio personali e sociali nella fascia di età adolescenziale; - promozione di interventi, in collaborazione con le istituzioni scolastiche e con le agenzie educative, finalizzati ad incrementare la conoscenza dei fattori di rischio per i comportamenti di abuso e le conseguenze a breve e lungo termine di tali comportamenti; - implementazione di strategie per il riconoscimento e l identificazione precoce dei casi a rischio, con l obiettivo di avviare il più precocemente possibile i soggetti interessati ai servizi competenti. Il PNP ha previsto tre azioni centrali di sostegno alle Regioni per la prevenzione alcologica (contemplate negli allegati all intesa per il PNP stipulata fra Ministero e Regioni il 29 aprile 2010), come di seguito indicato: - Implementazione del Piano Nazionale di monitoraggio Alcol e Salute (azione da realizzare sulla base del documento elaborato da un tavolo paritetico Ministero-Regioni e approvato formalmente dalla Commissione Salute delle Regioni) - Stipula di accordi con associazioni di categoria per la vendita e distribuzione responsabile di bevande alcoliche 55

71 - Promuovere e diffondere la pratica della prevenzione e diagnosi precoce della FAS (Fetal alcohol sindrome) e dei Fasd (Fetal alcohol spectrum disorders) nelle strutture sociosanitarie interessate. Con l Accordo sancito il 7 febbraio 2013 in sede di Conferenza Stato Regioni il Piano Nazionale di Prevenzione è stato riprogrammato, d intesa con le Regioni, e la sua vigenza prorogata fino al 31 dicembre 2013, stabilendo altresì che nel contempo siano avviati dal Ministero della Salute e dalle Regioni, già nei primi mesi del 2013, i lavori per la predisposizione del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione per il quinquennio Sulla base del percorso di lavoro finora attivato da Ministero e Regioni si prevede che anche nel nuovo PNP la prevenzione del consumo dannoso di alcol troverà uno spazio adeguato quale importante strumento di salute nell ambito dell area strategica relativa a stili di vita, malattie croniche e disabilità in tutte le fasi della vita, sia per la riduzione della morbilità e mortalità nel campo delle malattie croniche non trasmissibili che per la prevenzione delle alcoldipendenze. L implementazione del PNP nell area alcologica: i progetti dei Piani Regionali di Prevenzione In attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione tutte le Regioni hanno elaborato i loro Piani Regionali di Prevenzione, articolati in programmi/progetti riguardanti le diverse macroaree e linee di intervento, presentandoli al Ministero della Salute per la prevista valutazione. Sono stati presentati al Ministero complessivamente 740 programmi/progetti, di cui 154 relativi alla prevenzione dei fattori di rischio comportamentali, trai quali molti riguardano anche la prevenzione dell uso dannoso di alcol. Sono inoltre pervenuti progetti finalizzati alla prevenzione degli incidenti stradali (28) e sul lavoro (67), in alcuni dei quali sono trattati, tra i problemi e i possibili fattori di rischio, anche quelli relativi all uso e abuso di alcol. I progetti/programmi esclusivamente o specificamente mirati alla prevenzione dei danni alcol correlati nell ambito delle varie linee di intervento sono in totale 12, presentati da 10 Regioni e P.A., secondo lo schema della pagina seguente. 56

72 PIANI REGIONALI DI PREVENZIONE PROGETTI / PROGRAMMI DI SPECIFICO AMBITO ALCOLOGICO Piemonte Coordinamento delle attività di prevenzione dell abuso di alcol nel territorio Veneto 1) Non solo cura ma cultura- Formazione degli operatori sanitari sulla prevenzione dei problemi alcol correlati 2) Progetto di verifica della efficacia delle campagne di prevenzione dell utilizzo di alcol negli ambienti di lavoro Trento Riduzione dei consumatori di alcol a rischio- Progetto Alcol Pub e disco Emilia Romagna Prevenzione dell abuso di alcol e altre sostanze stupefacenti nei giovani Toscana Divertirsi guadagnando salute Umbria Cantieri Alcol free Marche Peer education: alcol e guida sicura Lazio Promozione del rispetto del divieto di assunzione di bevande alcoliche sul lavoro Calabria 1) Campagna di sensibilizzazione sul consumo di alcol e sostanze d abuso nei cantieri edili 2) Diffusione delle buone pratiche identificate dal progetto Guadagnare salute negli adolescenti - Luoghi di prevenzione Sicilia "Peer education su alcolismo" Tutti i progetti sono stati sottoposti ad una prima valutazione ex ante da parte del Ministero della Salute, per assicurare la coerenza del piano progettuale con il quadro strategico ed il quadro programmatico/istituzionale generale delle singole Regioni, la significatività del target coinvolto e la misurabilità degli stati di avanzamento. Successivamente è stato valutata, in base al valore raggiunto dagli indicatori concordati con le Regioni, la misura del raggiungimento dei risultati attesi nei tempi previsti. La maggior parte dei progetti specificamente finalizzati alla prevenzione alcologica è stata valutata positivamente nella prima e nella seconda fase di valutazione, pur condividendo con il complesso dei progetti del PNP quelle criticità che hanno suggerito di procedere alla 57

73 riprogrammazione del Piano stesso prorogandolo per l anno 2013, secondo il citato Accordo del 7 febbraio 2013 sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni L utilizzo dei finanziamenti previsti dalla legge 125/2001 ai fini del monitoraggio L art. 3 comma 4 della legge 125/2001 dispone l autorizzazione di una spesa massima di lire 1 milione annue ai fini del monitoraggio dei dati relativi all abuso di alcol e ai problemi alcol correlati, da realizzarsi secondo modalità che garantiscano l elaborazione e la diffusione dei dati a livello regionale e nazionale. Nel corso degli anni lo stanziamento di tali risorse finanziarie nell apposito capitolo di bilancio del Ministero della Salute si è discostato anche notevolmente dal limite massimo previsto dalla legge, creando qualche difficoltà per l adempimento dei relativi compiti istituzionali di Ministero e Regioni. Secondo gli accordi assunti nelle sedi della Conferenza Stato-Regioni le risorse per il monitoraggio dei dati alcologici sono sempre state ripartite tra le stesse Regioni secondo specifici criteri concordati. Le risorse stanziate per l anno 2012 sono state ripartite secondo criteri che prevedono - l assegnazione a ciascuna Regione di una quota di risorse calcolata suddividendo in parti uguali tra le Regioni il 50% dell intera somma disponibile e distribuendo tra le stesse il restante 50% per quota capitaria - l erogazione delle risorse alle Regioni successivamente all invio da parte di queste ultime, ed alla positiva valutazione da parte del Ministero, di una relazione contenente dati e informazioni sulle attività svolte dalle Regioni stesse in attuazione della legge 125/2001, predisposte sulla base di una griglia concordata di argomenti. I finanziamenti relativi all anno finanziario 2012 Per l anno 2012 sono stati stanziati per il monitoraggio Euro , risultato di una serie di successive decurtazioni intervenute, in adempimento alla normativa vigente, sull originario stanziamento di risorse nel relativo Capitolo di bilancio del Ministero della Salute. Tali risorse sono state ripartite tra le Regioni secondo la tabella A di seguito riportata, definita in base ai citati criteri e su cui la Commissione Salute delle Regioni ha confermato il proprio consenso. Tutte le Regioni, tranne la Valle D Aosta, hanno inviato in tempi utili i dati e le informazioni richiesti ai fini dell erogazione delle risorse e il Ministero, valutate positivamente le relazioni pervenute, ha completato entro Ottobre 2013 l avvio delle procedure per la corresponsione della rispettiva quota di riparto per l anno 2012 alle Regioni interessate. I finanziamenti relativi all anno finanziario 2013 Per l anno finanziario 2013, a seguito delle decurtazioni apportate allo stanziamento originario ai sensi della normativa vigente, sono stati stanziati per il monitoraggio Euro , che saranno ripartiti tra le Regioni secondo la sottostante tabella B, in base ai già citati criteri concordati con la Commissione Salute delle Regioni. 58

74 Tab. A - RIPARTIZIONE DEI FONDI PER LE ATTIVITA DI MONITORAGGIO RELATIVE ALL'ABUSO DI ALCOL E AI PROBLEMI ALCOL CORRELATI - ANNO 2012 Regioni Popolazione Quota fissa Quota capitaria Totale Valle d'aosta , ,00 215, ,00 Molise , ,00 537, ,00 Prov.Aut.Bolzano , ,00 852, ,00 Prov.Aut.Trento , ,00 888, ,00 Basilicata , ,00 986, ,00 Umbria , , , ,00 Friuli Venezia Giulia , , , ,00 Abruzzo , , , ,00 Marche , , , ,00 Liguria , , , ,00 Sardegna , , , ,00 Calabria , , , ,00 Toscana , , , ,00 Puglia , , , ,00 Emilia Romagna , , , ,00 Piemonte , , , ,00 Veneto , , , ,00 Sicilia , , , ,00 Lazio , , , ,00 Campania , , , ,00 Lombardia , , , ,00 Totale , , , ,00 Tab. B - RIPARTIZIONE DEI FONDI PER LE ATTIVITA DI MONITORAGGIO RELATIVE ALL'ABUSO DI ALCOL E AI PROBLEMI ALCOL CORRELATI - ANNO 2013 Regioni Popolazione Quota fissa Quota capitaria Totale Valle d'aosta ,00 91, ,00 Molise ,00 224, ,00 Prov.Aut.Bolzano ,00 362, ,00 Prov.Aut.Trento ,00 376, ,00 Basilicata ,00 414, ,00 Umbria ,00 633, ,00 Friuli Venezia Giulia ,00 873, ,00 Abruzzo ,00 937, ,00 Marche , , ,00 Liguria , , ,00 Sardegna , , ,00 Calabria , , ,00 Toscana , , ,00 Puglia , , ,00 Emilia Romagna , , ,00 Piemonte , , ,00 Veneto , , ,00 Sicilia , , ,00 Lazio , , ,00 Campania , , ,00 Lombardia , , ,00 Totale , , ,00 59

75 La Commissione Salute ha peraltro comunicato al Ministero che, data l esiguità dei fondi resi disponibili negli ultimi anni, le Regioni si riservano di concordare con il Ministero stesso che le risorse stanziate per il prossimo anno finanziario possano essere erogate con modalità diverse dal riparto e destinate eventualmente a un progetto di interesse interregionale da definire d intesa tra Ministero e Regioni Gli interventi in materia di informazione e comunicazione L art. 3 comma 4 della Legge 125/2001 assegna annualmente risorse finanziarie al Ministero della Salute per azioni di informazione e di prevenzione da realizzarsi negli ambienti scolastici, militari, penitenziari e di aggregazione giovanile. Nel corso del 2013 sono state realizzate le seguenti iniziative. Campagna educativo- informativa Non perderti in un bicchiere! La campagna educativo-informativa Non perderti in un bicchiere! è finalizzata a sensibilizzare e informare i giovani sui rischi e gli effetti prodotti dal consumo e dall abuso di alcol. L iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Diregiovani, Portale d'informazione pensato per rendere i ragazzi protagonisti della comunicazione, con l obiettivo di prevenire il disagio sociale e l emergere di comportamenti a rischio. Il Portale opera con numerosi progetti all interno delle scuole italiane, sul territorio e on line. La campagna è indirizzata a un target giovanile costituito dagli studenti delle scuole superiori di primo e secondo livello, che sono stati direttamente coinvolti sul territorio, nonché ai visitatori del Portale Diregiovani.it attraverso una rubrica tematica appositamente creata e dedicata. Le attività della campagna, partite alla fine dello scorso marzo, sono riprese con l anno scolastico e si concluderanno nel marzo La campagna Non perderti in un bicchiere! si propone in particolare il conseguimento dei seguenti obiettivi specifici: - accrescere la consapevolezza dei ragazzi sui danni causati dall abuso di alcol e offrire loro uno spazio non solo informativo ma anche espressivo e di scambio tra pari e con il mondo degli adulti; - fornire ai ragazzi strumenti conoscitivi utili alla prevenzione dei comportamenti a rischio e dell abuso di alcol; - stimolare i giovani a divenire essi stessi promotori di iniziative e modelli per i loro coetanei; - innescare nei giovani una abitudine virtuosa a fare scelte autonome e consapevoli. La campagna è stata realizzata mediante due canali differenti e complementari di comunicazione: il web e le scuole. Il web: Portale Diregiovani.it Sul Portale Diregiovani.it è stata creata una rubrica tematica, con aggiornamento settimanale, interamente dedicata al tema della prevenzione dell abuso di alcol, all interno della quale i ragazzi possono consultare informazioni utili, materiale esplicativo, video-interviste ad esperti del settore e contenuti di approfondimento. 60

76 La rubrica è suddivisa in sezioni ed utilizza un linguaggio adatto ad essere capito dai più giovani. La rubrica contiene: - la sezione Cosa dicono gli esperti, con interviste, approfondimenti, video servizi realizzati all interno delle scuole e tutte le informazioni utili sul tema - la sezione Dubbi o domande, un servizio di consulenza medico-psicologica per studenti e docenti attivo sul Portale, dove gli esperti rispondono alle domande dei ragazzi - il concorso tematico che premia la fotografia e/o lo slogan più efficace proposto dagli studenti per la campagna (premiazione prevista a fine 2013). Sono stati inoltre realizzati e pubblicati sul Portale alcuni contributi, sotto forma di video e articoli, predisposti in collaborazione con esperti dell Istituto Superiore di Sanità-Osservatorio nazionale alcol, tra i quali in particolare: - video-servizio sull Alcohol prevention day 2013 (evento e interviste) - 30 pillole-video sui temi più importanti per i giovani rispetto al consumo di alcol - video-servizio dell incontro al Liceo Democrito di Roma, da cui sono stati ricavati tre mini video-servizi. I video, gli articoli e le interviste realizzati in varie scuole dalla redazione multimediale di Diregiovani.it sono stati rilanciati, oltre che sul Portale, anche sul sito dell Agenzia di Stampa Dire nella sezione Speciali/interviste e attraverso la Newsletter DireScuola (diffusione settimanale a oltre operatori ed enti del settore). Dal 27 marzo al 15 settembre 2013 sono state visionate pagine relative alla campagna pubblicate nelle varie sezioni del sito. Attività nelle scuole Nelle scuole sono stati realizzati incontri informativi con i ragazzi per approfondire i temi proposti sul web e sono stati somministrati questionari conoscitivi per indagare ciò che i ragazzi sanno o ignorano su alcuni temi legati alla prevenzione dell abuso di alcol (influenza del gruppo, normative, informazioni, stili di vita, ecc.). Gli interventi di diretto coinvolgimento delle scuole nel periodo marzo- settembre si sono così articolati: - incontri preparatori nelle classi. Si è trattato di incontri a porte chiuse (focus-group su richiesta degli insegnanti), tenuti dagli stessi psicologi che gestiscono lo sportello di ascolto nelle scuole per favorire, con la continuità della loro presenza, lo sviluppo di un migliore percorso di conoscenza e la costruzione di una maggiore fiducia tra i ragazzi - incontri informativi nelle scuole di Roma (attività ancora in corso) - distribuzione ai ragazzi di materiale informativo (5000 flyer in A5) appositamente realizzato a cura del Ministero della Salute per la campagna 2013 e di opuscoli aggiornati prodotti insieme all'osservatorio nazionale alcol dell ISS-CNESPS - coinvolgimento degli studenti dell ultimo e penultimo anno nel progetto di comunicazione, per stimolarli ad essere protagonisti dentro e fuori gli Istituti e a partecipare attivamente alle iniziative proposte sul Portale Diregiovani.it. 61

77 Convegno Alcohol Prevention Day 2013 È stato sostenuto e finanziato dalla Direzione Generale della Comunicazione e Relazioni Istituzionali del Ministero della Salute il convegno Alcohol Prevention Day 2013, svoltosi il 18 aprile 2013 presso l Istituto Superiore di Sanità e giunto alla sua dodicesima edizione. L evento è stato realizzato dall Osservatorio nazionale alcol del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell Istituto Superiore di Sanità e dal Centro collaborativo dell OMS per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problematiche alcol correlate. L Alcohol Prevention Day rappresenta da anni un appuntamento di riferimento per le istituzioni, le società scientifiche e i singoli operatori professionali che operano nel settore della prevenzione alcologica. La partecipazione al convegno di operatori di vari ambiti e di esponenti della comunità scientifica nazionale, europea ed internazionale, oltre a fornire un occasione di aggiornamento e confronto a livello tecnico-scientifico tra vari Paesi, ha reso possibile il proseguimento di un dibattito interistituzionale sulle principali problematiche alcologiche del nostro Paese. In stretta collaborazione con l ISS-CNESPS è stato aggiornato e realizzato materiale informativo sul consumo e sull abuso di alcol ( libretti personalizzati in base ai bisogni informativi dei diversi target di riferimento). Tutto il materiale informativo prodotto, oltre ad essere distribuito nell ambito del convegno, è stato diffuso e messo a disposizione di ASL, scuole, insegnanti ed altri operatori impegnati nel campo delle problematiche alcol correlate La partecipazione alle politiche internazionali Nel corso del 2013 il Ministero della Salute ha partecipato a numerose iniziative internazionali finalizzate alla definizione di politiche, strategie e azioni utili alla prevenzione e promozione della salute per il contrasto dei danni alcol correlati a livello individuale e collettivo, con particolare riferimento alla definizione di un approccio di popolazione e alla protezione delle categorie più vulnerabili. Nell ambito delle politiche ed attività istituzionali dell Unione Europea il Ministero ha assicurato, tramite il proprio rappresentante designato, la collaborazione tecnico-scientifica nei gruppi e nei contesti formali della Commissione Europea, partecipando alle attività del Committee for National Alcohol Policy and Action (CNAPA) a Lussemburgo e all European Forum on Alcohol a Bruxelles. Le attività più rilevanti si riferiscono alle riunioni della CNAPA. Facendo seguito all High Level Committee tenutosi a Bruxelles nel dicembre 2012 e alle determinazioni espresse dagli Sati Membri per sollecitare il rinnovo della I Strategia Comunitaria sull alcol per gli anni , è stata decisa un approfondita analisi dei risultati delle surveys condotte dal COWI, l agenzia indipendente incaricata con bando europeo di produrre il report formale di valutazione delle attività svolte, nell ambito della I Strategia Comunitaria, dai principali organismi individuati dalla Commissione U.E. per il sostegno degli Stati Membri. Il rappresentante italiano, su nomina della Commissione Europea, ha collaborato, quale membro dello specifico Advisory group ristretto, alla revisione della Strategia, pubblicata 62

78 ufficialmente nel mese di settembre 2013 sul sito della Commissione Europea. Il 29 e 30 gennaio 2013, facendo seguito alle riunioni per la valutazione delle attività dell European Forum on Alcohol e della Committee for National Alcohol Policy ai fini della I Strategia Comunitaria sull alcol, si è svolta a Lussemburgo la riunione dei rappresentanti degli Stati Membri per definire la partecipazione alla Joint Action europea su specifiche tematiche alcologiche (definizione di linee guida per la prevenzione dei problemi alcol correlati nella popolazione, con particolare riferimento a quella giovanile, e monitoraggio epidemiologico sull alcol negli Stati Membri). Nel corso di tale riunione è stato presentato e successivamente pubblicato sul sito dell U.E. (http://ec.europa.eu/health/alcohol/docs/ev_ _rd01_en.pdf) il sistema di monitoraggio implementato dall Osservatorio Nazionale Alcol dell Istituto Superiore di Sanità - CNESPS in collaborazione e su finanziamento del Ministero della Salute - CCM nell ambito di uno specifico progetto in supporto alle attività del Piano Nazionale di Prevenzione-Piano Nazionale Alcol e Salute. E stato, come di consueto, assicurato l aggiornamento periodico degli organi comunitari competenti sull implementazione nazionale delle misure legislative, delle iniziative di prevenzione e delle strategie specifiche adottate in adesione alla Strategia Comunitaria per la riduzione dei danni alcol correlati, in particolare quelle realizzate tramite Piani di azione nazionali quali il Piano sanitario nazionale e il Piano Nazionale di Prevenzione. Nell ambito del Seminario Alcohol Policy and Health in Europe svoltosi a Bruxelles dal 13 al 15 marzo 2013 sono state delineate le peculiarità del Piano Nazionale Alcol e Salute (PNAS) adottato a suo tempo dall Italia, evidenziandone l aderenza sia alle direttive comunitarie che agli indirizzi espressi in ambito internazionale dall Organizzazione Mondiale della Sanità. Le strategie ed iniziative nazionali promosse dal Ministero della Salute, fra le quali l implementazione della Legge 125/2001, le campagne di comunicazione, le attività di monitoraggio e di rilevazione periodica sulle attività dei servizi alcologici pubblici, nonché le attività di formazione per l identificazione precoce e l intervento breve (IPIB) sui bevitori problematici secondo lo standard PHEPA e INEBRIA, sono state oggetto di presentazione e dibattito in ambito internazionale nel corso dei progetti europei ALICE RAP (Addiction and Lifestyles in Contemporary Europe, Reframing Addictions FP7 Project), ODHIN (Optimizing Delivery of Health Care Interventions FP7 Project) nonché nell AMPHORA FP7 Project European Conference on Alcohol e nel meeting internazionale della rete INEBRIA. Per quanto riguarda la collaborazione alle politiche ed attività istituzionali dell Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute ha garantito, tramite le competenze specifiche del Centro collaborativo OMS per la Promozione della salute e la Ricerca sull alcol, attivo presso l ISS-CNESPS-Osservatorio nazionale alcol, le attività di valutazione continua relative alla implementazione della Risoluzione OMS sulla Global Strategy on Alcohol, approvata nel Maggio 2010 a Ginevra dall Assemblea Mondiale della Sanità. In particolare dal 19 al 21 marzo si è svolta Ginevra presso l Head Quarter dell OMS la riunione del Technical Advisory group per la Global Strategy on Alcohol nonché la riunione dei referenti ed esperti epidemiologi per la valutazione dell implementazione della Strategia. In tale ambito al Centro collaborativo OMS dell ISS- CNESPS è stato richiesto di fornire una 63

79 propria valutazione di impatto e di illustrare le iniziative poste in essere dal Ministero della Salute, con particolare riguardo all inserimento di attività di identificazione precoce del rischio alcol correlato nelle attività di assistenza sanitaria primaria. Sono state altresì assicurate tutte le azioni ricomprese nel piano di lavoro concordato dal citato Centro Collaborativo con l Head Quarter OMS di Ginevra, con condivisione e validazione delle attività di promozione delle strategie previste dall European Alcohol Action Plan e dalla Global Strategy on Alcohol, anche attraverso la realizzazione formale della rete collaborativa nazionale ICONA (Italian Collaborative Network on Alcohol), coordinata dall Istituto Superiore di Sanità, che include le competenze del Centro Alcologico Regionale della Regione Toscana, del Centro Alcologico Regionale della Regione Liguria e dell organismo per la formazione professionale sanitaria regionale del Friuli Venezia Giulia (Ceformed). Il Ministero della Salute ha collaborato, attraverso il Centro Collaborativo OMS, alla attuazione delle seguenti azioni: -collaborazione con l Ufficio Regionale OMS per l Europa nella pianificazione e implementazione degli incontri e delle conferenze annuali; -interventi per il rafforzamento delle attività nazionali ai fini dell identificazione precoce, della sensibilizzazione e della riduzione del danno alcol correlato nella popolazione generale; -interventi per il rafforzamento della prevenzione dei problemi alcol correlati e delle relative patologie attraverso la formazione multidisciplinare e la promozione della salute; -partecipazione alla ricerca, raccolta di dati, implementazione di progetti e assistenza in relazione all European Alcohol Information System; -supporto all implementazione e valutazione del Programma Quadro del Piano di Azione Europeo dell Ufficio Regionale OMS. Nel corso del 2012 sono state inoltre effettuate, tramite l Osservatorio nazionale alcoi dell ISS-CNESPS ed il Centro collaborativo OMS presso l ISS, attività relative allo sviluppo di iniziative e protocolli di studio finalizzate a : -campagne di informazione/sensibilizzazione (Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, WHO, Commissione UE, DG SANCO); -attività epidemiologiche, di prevenzione e di monitoraggio per indicatori a livello nazionale, regionale, europeo ed internazionale (Alcohol Control Database, Global Alcohol Survey and Status Report ed European Community Health Indicators for Monitoring); -identificazione di strategie di diagnosi precoce e di intervento breve per la riduzione del rischio e del danno alcol correlato, in collaborazione e nell ambito della rete internazionale INEBRIA, di cui l Osservatorio Nazionale Alcol è membro; -formazione del personale socio-sanitario sulle tematiche alcol correlate, ai fini della integrazione nelle attività professionali delle procedure di identificazione e intervento breve sui bevitori a rischio validate nell ambito di progetti internazionali (ALICE RAP, PRISMA, PHEPA, IPIB, AMPHORA, ODHIN); -revisione dei dati per i Country Reports nazionali, anche nell ambito della Global Survey on Alcohol del WHO di Ginevra, per i quali il Centro collaborativo OMS dell ISS ha operato nella fase di sperimentazione e di validazione internazionale. Tramite il National Counterpart designato si è inoltre provveduto a fornire all OMS-Ufficio Regionale per l Europa le informazioni e i dati utili all aggiornamento della Survey 64

80 promossa congiuntamente dall OMS e dalla Commissione europea per la raccolta di dati sul consumo di alcol, sui danni alcol correlati e sulle politiche di sanità pubblica nei Paesi dell Europa. Si è corrisposto in particolare alla richiesta di un aggiornamento dei dati relativi agli anni La citata Survey è una componente essenziale del processo in atto per aggiornare con continuità la base informativa che sottende lo sviluppo di efficaci politiche di sanità pubblica, nel quadro congiunto degli orientamenti contemplati sia nella Strategia Globale OMS per la riduzione dell uso dannoso di alcol che nella Strategia per la riduzione dei danni alcol correlati adottata dall Unione Europea. I risultati della Survey per l Italia e per gli altri Paesi della Regione Europea dell OMS sono disponibili sul sito internet dell OMS. E stata assicurata la partecipazione della National Counterpart italiana alla riunione delle National Counterparts dei 53 Paesi della Regione Europea dell OMS, tenutasi a Istanbul nei giorni Aprile 2013, finalizzata ad illustrare le politiche sull alcol nella Regione Europea e a descrivere, nell ambito del Global Alcohol Policy Symposium, l implementazione nei diversi Paesi europei della Strategia globale OMS per la riduzione dell uso dannoso di alcol. In tale occasione l Italia è stata citata come Paese virtuoso, in considerazione del forte calo dei consumi pro capite di alcol puro che è verificato negli ultimi vent anni e che nel 2010 ha portato l Italia molto vicina al livello dei 6 litri pro capite indicato dall OMS come obiettivo fondamentale di salute per l anno 2015 (http://www.euro.who.int/ data/assets/pdf_file/0010/98398/wa540ga199heeng.pdf). Nella riunione di Istanbul sono stati affrontati importanti argomenti relativi alle politiche della Strategia Globale per la riduzione del consumo dannoso di alcol, con particolare riferimento alla etichettatura delle bevande alcoliche con l inserimento di raccomandazioni di salute nonché alla promozione della diagnosi precoce e dell intervento breve nelle diverse situazioni in cui si evidenziano rischi e problemi alcol correlati. Su quest ultimo argomento la National counterpart italiana ha illustrato lo studio italiano dell Istituto Superiore di Sanità sulla diagnosi precoce e l intervento breve nell ambito del consumo di alcol in gravidanza, descrivendo gli interventi messi in atto per informare sia i professionisti della salute che le donne sui rischi alcol correlati da tenere in considerazione quando si intende concepire un figlio e nel successivo periodo di gravidanza. La rappresentante italiana ha illustrato in particolare i risultati della ricerca da lei condotta su 607 neonati provenienti dai reparti di neonatologia di 7 diversi ospedali italiani, dei quali ha raccolto il meconio per determinare i biomarcatori di esposizione fetale all alcol materno, mettendo in luce un esposizione media all alcol pari al 7.6% di neonati, con una distribuzione molto diversificata nelle diverse città campione dello studio, che va dallo 0% nella neonatologia di Verona al 29% nella neonatologia dell Umberto I di Roma. A seguito dei risultati della ricerca è stata predisposta e distribuita nelle sedi opportune (società scientifiche, congressi, enti sanitari, ospedali, ecc.) una Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto alcolici, per aiutare i neonatologi e i pediatri a diagnosticare la sindrome feto-alcolica (FAS) e lo spettro dei disordini feto alcolici (FASD). E stato inoltre avviato presso il Policlinico Umberto I di Roma un intervento pilota su circa 1500 gestanti per informarle sui rischi dell alcol in gravidanza e per indirizzarle, quando necessario, a fruire di un intervento breve per la cessazione del consumo di qualsiasi quantità di alcol. 65

81 Nella riunione di Istanbul ampio spazio è stato dedicato ai temi relativi al consumo di alcol nella Regione Europea, agli interventi di prevenzione nella popolazione, ai determinanti sociali dell abuso di alcol, al sistema informativo europeo su alcol e salute, con riferimento alla nuova piattaforma e ai nuovi piani strategici, nonché alle relazioni dei Centri collaborativi dell OMS per le problematiche dell alcol. Per l Italia è stata presentata l esperienza di formazione svolta dall Osservatorio nazionale alcol dell ISS-CNESPS attraverso i corsi IPIB finalizzati all identificazione precoce e intervento breve sui bevitori problematici. Nel Global Alcohol policy Symposium infine un gruppo di relatori internazionali ha illustrato alcuni aspetti delle politiche sull alcol nella Regione Europea, relativi a consumo e danno, politiche di controllo, lavoro delle NGO, promozione della salute, violenza, marketing sociale e impatto sulla famiglia delle politiche sull alcol. Il Ministero della Salute ha assicurato, tramite i propri rappresentanti, la partecipazione dell Italia alla 66a Assemblea Mondiale dell OMS, tenutasi a Ginevra dal 20 al 28 maggio 2013, in cui è stato definitivamente approvato il Piano di azione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili per gli anni , nell ambito del quale uno spazio importante è dedicato alla prevenzione dell uso dannoso di alcol. Il Piano definisce tra l altro gli obiettivi, con i relativi indicatori, che gli Stati Membri si impegnano a raggiungere entro il 2025, obiettivi che per quanto attiene all alcol comportano una riduzione del consumo dannoso pari ad almeno il 10%. 66

82 3. LA SPESA FARMACEUTICA PER LA TERAPIA FARMACOLOGICA DELLE ALCOLDIPENDENZE 1 Il trattamento farmacologico della dipendenza alcolica prevede l impiego di diverse classi di farmaci, alcune dirette al trattamento dell astinenza, altre dirette a prevenire le ricadute nell abuso alcolico. Attualmente in Italia sono approvati per tale trattamento cinque farmaci: disulfiram, naltrexone cloridrato, sodio oxibato, metadoxina e acamprosato. Come indicato nello schema della pagina seguente, tutte le molecole impiegate nel trattamento della dipendenza alcolica, tranne la metadoxina, sono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale, incluso l acamprosato, farmaco anticraving che è stato inserito nella fascia di rimborsabilità (fascia A) solo nel maggio La metadoxina resta ancora nella fascia di non rimborsabilità (fascia C). Una nuova molecola (nalmefene), distribuita in Europa con il nome farmaceutico di Selincro, é stata recentemente approvata per la sua commercializzazione dalla Commissione Europea (CHMP). Il nalmefene è di fatto il primo antagonista oppioide derivato dal naltrexone approvato per la disassuefazione dalla dipendenza da alcol. Al momento in Italia non si hanno ancora dati su questa molecola, anche se già autorizzata alla vendita nel nostro Paese, per la quale sta iniziando uno studio multicentrico valutativo di lancio e conoscenza. Il disulfiram è utilizzato come coadiuvante nella disassuefazione in quanto, a causa della sua interferenza con il metabolismo dell alcol, provoca la manifestazione di sintomi sgradevoli all assunzione di alcol. Il naltrexone, antagonista oppioide orale ad azione di lunga durata, inibisce gli effetti di gratificazione indotti dall alcol e per la sua alta selettività recettoriale è autorizzato, oltre che per il trattamento della dipendenza alcolica, per il trattamento della dipendenza da oppiacei, che rappresenta la principale motivazione di consumo di questo medicinale. L acamprosato, derivato sintetico della taurina che presenta una somiglianza strutturale con l acido gamma amino butirrico (GABA), riduce la trasmissione glutaminergica e modula l ipereccitabilità neuronale durante l astinenza alcolica; esso è pertanto utilizzato nell assistenza dei pazienti alcoldipendenti in associazione con un sostegno psicologico individuale e di gruppo. Il sodio oxibato, noto come il sale sodico dell acido gamma idrossi butirrico (GHB), è impiegato come coadiuvante nel controllo della sindrome di astinenza da alcol e nella fase iniziale o nel trattamento prolungato della dipendenza alcolica. La metadoxina, molecola presente nel sistema nervoso centrale, agisce riducendo l alcolemia e la durata di azione di esposizione dei tessuti all azione lesiva dell alcol, oltre ad esercitare un azione centrale sul GABA, riducendo il desiderio compulsivo e aggressivo e migliorando quindi le relazioni sociali. 1 Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco 67

83 Codice AIC ATC Principio attivo Nome specialità Regime rimborsabilità e fornitura N07BB03 ACAMPROSATO CAMPRAL*84CPR RIV 333MG Classe A/RR N07BB01 DISULFIRAM ANTABUSE 400MG DISPERG.*24CPR Classe C/RR N07BB01 DISULFIRAM ETILTOX*30CPR 200MG Classe A/RR N07BB METADOXINA METADOXIL*30CPR 500MG Classe C/RR N07BB METADOXINA METADOXIL*10F 5ML 300MG/5ML Classe C/RR N07BB METADOXINA METADOXIL*OS SOL 10FL 15ML500M Classe C/RR N07BB N07BB N07BB N07BB04 NALTREXONE CLORIDRATO ANTAXONE*10CPS 50MG Classe A/RR NALTREXONE CLORIDRATO ANTAXONE*OS 10FL 50MG/10ML Classe A/RR NALTREXONE CLORIDRATO ANTAXONE*14CPS 50MG Classe A/RR NALTREXONE CLORIDRATO NALOREX*14CPR RIV 50MG Classe A/RR N07BB04 NALTREXONE CLORIDRATO NALTREXONE ACC*14CPR RIV 50MG Classe A/RR N07BB N07BB SODIO OXIBATO SODIO OXIBATO ALCOVER*OS SOLUZ 140ML 17,5% Classe H/RNR ALCOVER*OS 12FL 10ML SOL 17,5% Classe H/RNR Per il trattamento dell astinenza da alcol e/o delle sintomatologie alcol correlate (allucinazioni, agitazione, convulsioni, depressione, irrequietezza, insonnia ecc.) vengono utilizzate anche diverse classi di farmaci antipsicotici, antidepressivi e antiepilettici nonché le benzodiazepine; ma ai fini della valutazione dell impatto del trattamento della dipendenza alcolica sulla spesa farmaceutica a carico del SSN vengono qui analizzati i consumi e la spesa convenzionata (canale farmacie) e non convenzionata (canale strutture pubbliche) relativi ai soli farmaci che presentano una indicazione unicamente specifica per il trattamento 68

84 della dipendenza da alcol. Inoltre i dati relativi alla prescrizione in ambito ospedaliero dei farmaci oggetto di analisi sono comprensivi sia dei consumi interni alla struttura ospedaliera che della eventuale distribuzione territoriale (distribuzione diretta e distribuzione per conto). Il dato di consumo è espresso in dosi giornaliere (o giornate di terapia). 2 Dosi prescritte farmaceutica convenzionata (tramite le farmacie aperte al pubblico) Nel 2012 sono state dispensate, attraverso il canale delle farmacie territoriali aperte al pubblico, dosi di medicinali per il trattamento della dipendenza alcolica (tab.1f). Il 75% di queste dosi è rappresentato dalla specialità medicinale a base di disulfiram. Rispetto all anno precedente si è verificato un lieve aumento dei consumi complessivi (+7%) dovuto al consumo di acamprosato (+153%); mentre per tutte le altre molecole si registra una riduzione dei consumi, con diminuzioni massime del 26% relative alla metadoxina. Tab. 1F DOSI PRESCRITTE FARMACEUTICA CONVENZIONATA (TRAMITE LE FARMACIE APERTE AL PUBBLICO) Molecola Var. Var. % N07BB01 - DISULFIRAM N07BB03 - ACAMPROSATO N07BB04 - NALTREXONE N07BB - METADOXINA Totale complessivo Dosi prescritte farmaceutica non convenzionata (tramite le strutture pubbliche) Nel 2012 sono state acquistate dalle strutture pubbliche dosi di medicinali per il trattamento della dipendenza alcolica (tab.2 F). Il 94% dei consumi totali è rappresentato da sodio oxibato e disulfiram, con una quota parte del 47% ciascuno. Rispetto all anno precedente si registra un incremento del numero di dosi consumate pari al 7%, attribuibile sostanzialmente all incremento dell utilizzo dell acamprosato (+ 166%). Come nei consumi territoriali, la metadoxina mostra la riduzione massima (-35%). 2 Il dato di consumo del sodio oxibato ( farmaco Alcover) è stato aggiornato relativamente al periodo a seguito di alcune incongruenze emerse nella trasmissione dei dati alla banca dati centrale della tracciabilità del farmaco da parte dell azienda. 69

85 Tab. 2F DOSI PRESCRITTE FARMACEUTICA NON CONVENZIONATA (TRAMITE LE STRUTTURE PUBBLICHE) Molecola Var. Var. % N07BB - SODIO OXIBATO N07BB01 - DISULFIRAM N07BB03 - ACAMPROSATO N07BB04 - NALTREXONE N07BB - METADOXINA Totale complessivo Spesa farmaceutica convenzionata (tramite le farmacie aperte al pubblico) L impatto sulla spesa farmaceutica convenzionata nel 2012 è stato di euro (tab.3f). Il 64% della spesa totale è rappresentato dall acamprosato. Rispetto all anno precedente si registra un incremento della spesa farmaceutica convenzionata pari al 45%, attribuibile ai nuovi acquisti relativi all acamprosato (+151%). Analogamente a quanto accade per i consumi, per tutte le altre molecole si registra una riduzione della spesa, con riduzioni massime del 25% e del 24% relative, rispettivamente, al naltrexone e alla metadoxina. Tab. 3F SPESA FARMACEUTICA CONVENZIONATA (TRAMITE LE FARMACIE APERTE AL PUBBLICO) Spesa convenzionata Var. Var. % N07BB03 - ACAMPROSATO N07BB04 - NALTREXONE N07BB01 - DISULFIRAM N07BB - METADOXINA Totale complessivo

86 Spesa farmaceutica non convenzionata (tramite le strutture pubbliche) L impatto sulla spesa farmaceutica non convenzionata nel 2012 è stato di euro (tab.4 F). Analogamente a quanto accade per i consumi, la spesa per il sodio oxibato rappresenta una buona parte (88%) del valore complessivo della spesa per i farmaci indicati nel trattamento della dipendenza da alcol. Rispetto all anno precedente si registra una contrazione della spesa farmaceutica non convenzionata pari al 16%, attribuibile alla riduzione di spesa per tutte le molecole con l eccezione dell acamprosato (+166%). Tale contrazione di spesa interrompe il trend in crescita riscontrabile negli ultimi anni (+25% tra il 2010 e il 2011, + 0,9% tra il 2009 e il 2010, +42% tra il 2008 e il 2009). Tab. 4F SPESA FARMACEUTICA NON CONVENZIONATA (TRAMITE LE STRUTTURE PUBBLICHE) Spesa non convenzionata Var. Var. % N07BB - SODIO OXIBATO N07BB01 - DISULFIRAM N07BB03 - ACAMPROSATO N07BB04 - NALTREXONE N07BB - METADOXINA Totale complessivo Il trend del consumo farmaceutico totale (convenzionata + non convenzionata) Il consumo complessivo (convenzionata + non convenzionata) dei medicinali impiegati nel trattamento della dipendenza alcolica a carico del SSN ammonta nel 2012 a dosi (tab.5 F). Circa il 75 % di tale consumo è attribuibile ai farmaci acquistati dalle strutture pubbliche (comprendente la distribuzione diretta e la distribuzione per conto); il restante 25 % è relativo al canale delle farmacie aperte al pubblico. Tra il 2011 e il 2012 i consumi complessivi sono aumentati del 7%, in uguale misura nella farmaceutica convenzionata e in quella non convenzionata. Tra il 2007 e il 2012 l andamento dei consumi complessivi (convenzionata + non convenzionata) ha registrato un aumento del 26% (rispettivamente, + 25% per la farmaceutica non convenzionato e + 29 % per quella convenzionata). 71

87 Tab. 5F TREND DEL CONSUMO FARMACEUTICO TOTALE (CONVENZIONATA + NON CONVENZIONATA) Trend di consumo (dosi) Periodo Conv. non conv. totale % conv. % non conv Totale complessivo Var % Var % Il trend della spesa farmaceutica totale (convenzionata + non convenzionata) La spesa farmaceutica complessiva (convenzionata + non convenzionata) dei medicinali impiegati nel trattamento della dipendenza alcolica a carico del SSN ammonta a euro per l anno 2012 e a euro per il periodo (tab.6 F). Il 90% della spesa degli ultimi 6 anni è attribuibile agli acquisti effettuati dalle strutture pubbliche (comprendente i consumi sia di ambito ospedaliero che tramite la distribuzione diretta e la distribuzione per conto); il restante 10% è relativo al canale delle farmacie aperte al pubblico. Tra il 2011 e il 2012 la spesa farmaceutica complessiva è diminuita del 10% (registrando, rispettivamente, +45% nella farmaceutica convenzionata e -16% nella farmaceutica non convenzionata). Tra il 2007 e il 2012 invece l andamento della spesa complessiva (convenzionata + non convenzionata) ha registrato un aumento del 57% (rispettivamente, + 118% la farmaceutica convenzionata e +50 % quella non convenzionata). In conclusione, come mostrano le tabelle 5F e 6F, l andamento generale dei consumi farmaceutici registra un equa distribuzione delle prescrizioni tra l ambito territoriale e quello ospedaliero; mentre la spesa dei farmaci considerati mostra uno spostamento delle prescrizioni verso il canale delle farmacie aperte al pubblico, attribuibile alla comparsa dei nuovi acquisti relativi all acamprosato a partire dall anno

88 Tab. 6 F TREND DELLA SPESA FARMACEUTICA TOTALE (CONVENZIONATA + NON CONVENZIONATA) Trend di spesa (euro) Periodo conv. non conv. totale % conv. % non conv Totale complessivo Var % Var %

89 PARTE SECONDA 4. I SERVIZI ALCOLOGICI E L UTENZA DOPO L EMANAZIONE DELLA LEGGE N ANNO Il personale dei servizi Al sono stati rilevati 454 servizi o gruppi di lavoro per l alcoldipendenza: il 91,4% sono di tipo territoriale, lo 0,4% di tipo ospedaliero e lo 0,2% di tipo universitario (tab.1-2; graf.1). In totale nel 2012 sono state preposte alle attività relative all alcoldipendenza unità di personale: 837 addette esclusivamente (19,4% del totale) e 3469 addette parzialmente (80,6% del totale) (tab.3). Dalla distribuzione percentuale del personale per tipo di rapporto a livello territoriale si osserva che in quasi tutte le Regioni, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia, dell Abruzzo e del Molise, si hanno proporzioni più elevate di addetti parziali. Gli addetti esclusivi sono più frequentemente infermieri professionali (28,8%), medici (24,1%), psicologi (15,8%) e assistenti sociali (15,2%); gli addetti parziali sono rappresentati per il 25,3% da infermieri professionali, per il 23,6% da medici e per il 17,0% da psicologi (graf. 2-3). In generale, per il totale nazionale, la proporzione di personale che presta il proprio servizio anche in altri settori è pari al 78,5% per gli infermieri professionali ed è uguale o superiore all 80% per le altre professionalità. La tabella 4 riporta per il periodo i trend del numero assoluto delle unità di personale (totale, esclusivo e parziale) distinte nelle singole qualifiche professionali. Si osserva un generale aumento del personale nel Nella tabella 5 sono visualizzate le distribuzioni percentuali regionali per qualifica, distintamente per il totale e per gli addetti esclusivi e parziali: analizzando il dato nazionale si nota che il 52,3% del personale totale è costituito da operatori sociosanitari, i medici rappresentano il 24,1% e gli psicologi il 15,8%; il restante 7,8% riguarda il personale amministrativo o di altra qualifica. La distribuzione del personale esclusivo per qualifica presenta, rispetto a quella del personale parziale, una percentuale simile di medici (23,6% circa) e di psicologi (17,0% circa); lievemente più bassa è la percentuale di operatori socio sanitari (48,9% vs 49,6%). L analisi della distribuzione regionale del personale totale per qualifica evidenzia una marcata eterogeneità territoriale per tutti i profili professionali in esame e che gli operatori sociosanitari sono più frequenti in quasi tutte le Regioni (graf.4). 74

90 4.2. Le caratteristiche demografiche dell utenza Nel 2012 sono stati presi in carico presso i servizi o gruppi di lavoro, rilevati alla data della presente relazione, soggetti alcoldipendenti (tab.6; graf.5). 1 2 Il 29,6% dell utenza complessiva è rappresentato da utenti nuovi, il rimanente 70,4% da soggetti già in carico dagli anni precedenti o rientrati nel corso dell anno dopo aver sospeso un trattamento precedente. Stratificando per sesso, le percentuali di nuovi utenti risultano pari a 29,8% per i maschi e a 28,7% per le femmine. A livello regionale, i nuovi utenti presentano un elevata disomogeneità nella distribuzione percentuale: la maggiore concentrazione si osserva in Calabria (50,8%), la più bassa in Liguria (16,1%) (graf. 6). Il rapporto M/F è pari a 3,5 per gli utenti totali e per gli utenti già in carico o rientrati e a 3,7 per i nuovi utenti; a livello regionale questa maggiore presenza maschile risulta più evidente al Centro-Sud. L analisi per età (tab.7) evidenzia che la classe modale è anni, sia per l utenza totale ( soggetti, pari al 31,2%), sia per le due categorie dei nuovi e vecchi utenti (rispettivamente 29,3% e 32,0%). Gli individui di età compresa tra i 30 e i 59 anni rappresentano il 75,9% di tutti gli alcoldipendenti in esame (73,3% nei nuovi utenti e 76,9% negli utenti già in carico), i giovani al di sotto dei 30 anni sono pari al 9,1% negli utenti totali, al 13,7% nei nuovi utenti e al 7,3% nei vecchi utenti. Non trascurabile è la quota degli individui di 60 anni e oltre (14,8% negli utenti totali, 12,9% nei nuovi utenti e 15,6% nei vecchi utenti). Come atteso, i nuovi utenti sono più giovani degli utenti già in carico o rientrati: il 62,1% dei primi ha più di 40 anni rispetto al 72,8% dei secondi; il 13,7% dei nuovi utenti ha meno di 30 anni mentre per i vecchi questa percentuale è pari al 7,3%; viceversa gli ultracinquantenni sono il 32,8% per i nuovi utenti e il 40,8% per quelli già in carico. Analizzando distintamente i due sessi si nota che l utenza femminile è relativamente più anziana di quella maschile (presumibilmente anche per effetto della struttura per età della popolazione generale): il 31,8% degli utenti maschi ha meno di 40 anni rispetto al valore analogo di 24,8% delle femmine; nella classe modale anni si concentra il 32,4% delle donne (30,9% nel sesso maschile), nella classe successiva (50-59 anni) le percentuali scendono a 25,9% e a 23,0%, rispettivamente, per le donne e per gli uomini; infine la proporzione di utenti con età maggiore o uguale a 60 anni è pari a 14,3% nei maschi e a 16,8% nelle femmine. Stratificando per sesso e tipologia di utenza si osserva nuovamente il maggior peso percentuale, nelle donne, delle classi di età più avanzate. 1 E importante fin da subito premettere che le osservazioni seguenti, relative alle caratteristiche demografiche (sesso ed età) degli alcoldipendenti, riflettono presumibilmente le caratteristiche della popolazione generale da cui la sottopopolazione in esame (utenti dei servizi per l alcoldipendenza) proviene e quindi andrebbero in qualche modo standardizzate rispetto ad un opportuno denominatore. 2 In questo caso, e in tutte le analisi temporali, nell interpretazione va considerato che le variazioni sono fortemente influenzate anche dall attivazione di nuovi servizi o gruppi di lavoro e dalla migliore copertura del sistema di rilevazione. 75

91 Nel tempo si osserva la recente crescita della classe anni, in particolare per i vecchi utenti di tutte le tipologie di utenti, e la flessione della classe anni. In particolare per i nuovi utenti si nota una stabilizzazione per la classe anni, che interrompe quindi il trend crescente che aveva caratterizzato questa fascia di età dal 2006, nonché una lieve flessione per la classe al di sotto dei vent anni (tab.8; graf. 7-8). Le caratteristiche fin qui evidenziate sulla distribuzione per età degli utenti vengono sostanzialmente confermate analizzando l età media (tab.9). Nel 2012 l età media del totale degli utenti rilevati è pari a 45,9 anni; le donne hanno un età media più elevata dei maschi (47,3 rispetto a 45,5), a conferma dell ipotesi della maggiore anzianità dell utenza alcoldipendente femminile e, come già evidenziato, i nuovi utenti sono mediamente più giovani rispetto agli utenti già in carico o rientrati (43,9 vs 46,8). Entrambi i sottogruppi non si discostano dalla tendenza generale di una maggiore rappresentatività delle età avanzate nelle donne rispetto agli uomini (rispettivamente 44,9 vs 43,6 anni nel sottogruppo dei nuovi utenti e 48,2 vs 46,2 anni nel sottogruppo degli utenti già in carico). A livello regionale si delinea, pur con qualche eccezione, una sorta di gradiente Nord-Sud: per il complesso degli utenti tutte le Regioni settentrionali (ad eccezione della Lombardia e della Provincia autonoma di Trento) presentano valori dell età media uguali o superiori al dato nazionale; viceversa nel Sud si registrano valori più bassi. Analizzando il dato negli anni più recenti si nota un aumento dell età media nei sottogruppi esaminati ad eccezione dei nuovi utenti femmine (tab.10; graf.9) I consumi alcolici dell utenza Nel 2012 (graf.10-11) la bevanda alcolica maggiormente consumata è il vino (62,8%), seguito dalla birra (21,2%), dai superalcolici (8,6%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (3,6%). La birra risulta prevalentemente più consumata dai maschi (21,7% vs 19,0% delle femmine), così come il vino (63,0% vs 62,0%); per i superalcolici e per gli aperitivi, amari, digestivi l uso è più elevato tra le femmine (rispettivamente, 9,9% e 5,0% nelle femmine vs 8,2% e 3,2% nei maschi). La distribuzione degli utenti per tipo di bevanda alcolica di uso prevalente è molto variabile regionalmente: il vino è utilizzato in genere più frequentemente al Nord; il Sud sembra caratterizzarsi, a parte qualche eccezione, per un maggior uso oltre che di birra anche di superalcolici e di aperitivi/amari/digestivi, particolarmente utilizzati anche in alcune Regioni centrali (10,0% in Umbria). L'uso concomitante di sostanze stupefacenti o psicotrope e l abuso o l uso improprio di farmaci (tab.11-12) riguardano, rispettivamente, il 9,0% (6.250 utenti) e il 3,7% (2.569 utenti) degli individui rilevati, con una grande variabilità territoriale I modelli di trattamento Analizzando i programmi di trattamento (tab.13; graf. 13) si osserva che il 27,3% degli utenti è stato sottoposto a trattamenti medico-farmacologici in regime ambulatoriale, il 26,5% al counseling rivolto all utente o alla famiglia, il 6,3% è stato inserito in Gruppi di auto/mutuo aiuto; per il 13,5% si è scelto un trattamento socio-riabilitativo, mentre l inserimento in 76

92 comunità di carattere residenziale o semiresidenziale ha riguardato solo il 2,6% degli alcoldipendenti. I trattamenti psicoterapeutici sono stati attivati per l 11,0% degli utenti e sono principalmente consistiti nella terapia individuale (68,2%) e nella terapia di gruppo o familiare (31,8%). Il ricovero ha riguardato il 4,0% del totale degli utenti rilevati (2,8% in istituti pubblici, 1,2% in case di cura private convenzionate); in entrambi i casi la causa principale di ricovero è rappresentata dalla sindrome di dipendenza da alcol (67,9% sul totale dei ricoverati in regime ospedaliero ordinario o in day hospital e 75,0% sul totale dei ricoverati in casa di cura privata convenzionata). Dall analisi territoriale emerge nuovamente una situazione di estrema eterogeneità: ad esempio si ricorre al trattamento medico-farmacologico per oltre il 40% dei casi in Valle d Aosta, in Liguria e in Emilia Romagna; valori elevati si osservano, per il counseling, nella Provincia autonoma di Trento (69,9%) e per la psicoterapia (individuale o di gruppo) in Molise (21,4%); l inserimento in gruppi di auto-mutuo aiuto presenta valori superiori alla media nazionale in diverse Regioni del Centro-Nord mentre il trattamento socioriabilitativo è relativamente più frequente in Emilia Romagna e in Puglia (22,4%); l inserimento in comunità semiresidenziali o residenziali è massimo in Valle d Aosta (10,9%) e minimo in Friuli Venezia Giulia (0,7%). Infine, relativamente al ricorso al ricovero in strutture pubbliche, spicca la Valle d Aosta con il 10,3% dei casi. Ovviamente un interpretazione più completa e corretta di queste informazioni potrebbe derivare da una loro lettura congiunta con i dati relativi all offerta e all organizzazione dei servizi destinati al trattamento dell alcoldipendenza nelle singole realtà territoriali (valutati secondo criteri quantitativi e qualitativi) nonché da una loro integrazione con dati più precisi relativi alla domanda di salute (in questo particolare ambito), al contesto e alle molteplici problematiche (sanitarie e non sanitarie) connesse al fenomeno I modelli organizzativi dei servizi Ai fini di una caratterizzazione del modello organizzativo-funzionale, sono state rilevate le funzioni effettivamente svolte dai servizi o gruppi di lavoro nel corso del 2012 in riferimento alle linee guida di cui all Accordo Stato Regioni 21/1/1999 Riorganizzazione del sistema di assistenza ai tossicodipendenti. Nelle tabelle sono visualizzate, per ogni singola funzione e con dettaglio regionale, le percentuali di servizi o gruppi di lavoro che hanno dichiarato di aver svolto nel corso del 2012 le funzioni indicate. Come si può osservare, un alta percentuale di servizi ha svolto attività di accoglienza, osservazione e diagnosi (88,5%) e ha definito (88,1%) e/o attuato (88,1%) programmi terapeutico-riabilitativi; gli interventi di prevenzione sono stati effettuati dall 83,7% dei servizi. Per le funzioni di coordinamento le percentuali di attivazione più basse sono riferite a quelle che coinvolgono le rilevazioni epidemiologiche (61,5%) e gli interventi di altre strutture o servizi sanitari pubblici (68,1%); le più alte sono attribuibili al coordinamento con il servizio sociale pubblico (83,9%), con i servizi ospedalieri (80,4%) e con il medico di famiglia (80,2%). I piani operativi di formazione del personale e di sensibilizzazione hanno coinvolto il 76,0% dei servizi rilevati. Si osserva una forte variabilità regionale. 77

93 4.6. La collaborazione dei servizi con gli enti e le associazioni del volontariato, privato sociale e privato Sono state acquisite informazioni circa le attività di collaborazione che i servizi o gruppi di lavoro hanno svolto, nel corso dell'anno di rilevazione, con gli enti e le associazioni del volontariato, privato sociale e privato in materia di alcoldipendenza. Per quanto riguarda la collaborazione con i gruppi di auto-mutuo aiuto, si osserva (tab.16) che nel 2012 il 55,0% dei servizi ha collaborato con i CAT, il 40,3% con gli A.A. e il 14,3% con altri gruppi. Le attività di collaborazione con le comunità terapeutiche residenziali e semiresidenziali e con le cooperative sociali per la gestione dei servizi sociosanitari ed educativi riguardano rispettivamente il 46,3% e il 25,8% dei servizi; la percentuale dei servizi impegnati, insieme alle cooperative sociali, nell inserimento lavorativo di persone in condizioni di svantaggio è pari al 40,7%. Si ripropone, come per molti altri aspetti del fenomeno in esame, l assenza di una omogeneità territoriale, in questo caso ancora più accentuata per la presenza di situazioni estreme (Regioni con scostamenti molto significativi, in una direzione o in quella opposta, rispetto al valore centrale di riferimento). Nella tabella 17 è riportato il numero medio annuale, per servizio o gruppo di lavoro, di enti o associazioni del volontariato e privato sociale che hanno collaborato con i servizi per l'alcoldipendenza. Analizzando il dato nazionale si osserva che mediamente, nel corso del 2012, ogni servizio ha collaborato con 9 CAT, 2 gruppi di A.A., 3 comunità terapeutiche e 5 cooperative sociali; sono comunque presenti ampie differenziazioni a livello regionale. 78

94 TABELLE E GRAFICI 79

95 Tab.1- DISTRIBUZIONE REGIONALE DEL NUMERO DI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI - ANNO 2012 REGIONE NUMERO DI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO PER TIPOLOGIA territoriale ospedaliera universitaria non indicata TOTALE PIEMONTE VALLE D'AOSTA LOMBARDIA PROV.AUTON.BOLZANO PROV.AUTON.TRENTO VENETO FRIULI VENEZIA GIULIA LIGURIA EMILIA ROMAGNA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'iunnovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

96 Tab.2 - NUMERO DI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI NUMERO DI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO PER TIPOLOGIA ANNI territoriale ospedaliera universitaria non indicata TOTALE Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

97 Tab. 3 - UNITA' DI PERSONALE ADDETTE ALLE ATTIVITA' RELATIVE ALLA ALCOLDIPENDENZA - ANNO 2012 REGIONE addetti esclusivamente MEDICI PSICOLOGI ASSISTENTI SOCIALI addetti parzialmente totale addetti esclusivamente addetti parzialmente totale addetti esclusivamente addetti parzialmente totale EDUCATORI PROFESSIONALI addetti esclusivamente addetti parzialmente PIEMONTE VALLE D'AOSTA LOMBARDIA PROV.AUTON.BOLZANO PROV.AUTON.TRENTO VENETO FRIULI VENEZIA GIULIA LIGURIA EMILIA ROMAGNA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA totale Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

98 Segue tab.3 REGIONE INFERMIERI PROFESSIONALI addetti esclusivamente addetti parzialmente totale addetti esclusivamente AMMINISTRATIVI ALTRO TOTALE addetti parzialmente totale addetti esclusivamente addetti parzialmente totale addetti esclusivamente addetti parzialmente PIEMONTE VALLE D'AOSTA LOMBARDIA PROV.AUTON.BOLZANO PROV.AUTON.TRENTO VENETO FRIULI VENEZIA GIULIA LIGURIA EMILIA ROMAGNA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA totale Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

99 Tab.4 - UNITA' DI PERSONALE ADDETTE ALLE ATTIVITA' RELATIVE ALL'ALCOLDIPENDENZA 1) personale totale ANNI MEDICI PSICOLOGI ASSISTENTI EDUCATORI INFERMIERI SOCIALI PROFESSIONALI PROFESSIONALI AMMINISTRATIVI ALTRO TOTALE ) addetti esclusivamente ANNI MEDICI PSICOLOGI ASSISTENTI EDUCATORI INFERMIERI SOCIALI PROFESSIONALI PROFESSIONALI AMMINISTRATIVI ALTRO TOTALE ) addetti parzialmente ANNI MEDICI PSICOLOGI ASSISTENTI EDUCATORI INFERMIERI SOCIALI PROFESSIONALI PROFESSIONALI AMMINISTRATIVI ALTRO TOTALE Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

100 Tab.5 - DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DEL PERSONALE PER RUOLO PROFESSIONALE - ANNO 2012 REGIONE medici psicologi personale totale operatori sociosanitari amministrativi ed altro medici personale addetto esclusivamente psicologi operatori sociosanitari amministrativi ed altro medici personale addetto parzialmente psicologi operatori sociosanitari amministrativi ed altro PIEMONTE 15,8 26,3 50,0 7,9 20,5 17,1 49,8 12,6 20,2 17,6 49,8 12,3 VALLE D'AOSTA 28,6 14,3 57,1 0,0 8,3 25,0 33,3 33,3 15,8 21,1 42,1 21,1 LOMBARDIA 26,7 16,1 49,7 7,5 21,2 21,6 51,2 6,0 23,4 19,5 50,6 6,6 PROV.AUTON.BOLZANO 22,2 33,3 33,3 11,1 11,1 38,9 37,0 13,0 12,7 38,1 36,5 12,7 PROV.AUTON.TRENTO 9,1 0,0 81,8 9,1 52,4 9,5 38,1 0,0 37,5 6,3 53,1 3,1 VENETO 13,6 22,7 52,3 11,4 17,2 13,5 56,6 12,6 16,8 14,6 56,1 12,5 FRIULI VENEZIA GIULIA 18,0 18,0 56,0 8,0 23,3 18,6 44,2 14,0 20,4 18,3 50,5 10,8 LIGURIA 42,9 7,1 42,9 7,1 22,7 11,0 58,6 7,7 24,1 10,8 57,4 7,7 EMILIA ROMAGNA 22,2 33,3 38,9 5,6 23,3 15,0 58,3 3,3 23,3 16,3 57,0 3,5 TOSCANA 25,0 8,3 66,7 0,0 24,0 15,3 54,3 6,3 24,0 15,1 54,8 6,1 UMBRIA 15,4 23,1 61,5 0,0 23,8 23,8 42,9 9,5 21,8 23,6 47,3 7,3 MARCHE 40,9 13,6 45,5 0,0 27,6 18,4 41,8 12,2 30,0 17,5 42,5 10,0 LAZIO 25,0 12,5 54,5 8,0 27,1 16,6 40,6 15,7 26,5 15,5 44,5 13,6 ABRUZZO 24,0 16,0 48,0 12,0 7,1 7,1 14,3 71,4 17,9 12,8 35,9 33,3 MOLISE 19,4 11,1 50,0 19,4 35,7 28,6 35,7 0,0 24,0 16,0 46,0 14,0 CAMPANIA 25,5 10,8 55,9 7,8 26,2 15,5 47,8 10,5 26,1 14,4 49,6 9,9 PUGLIA 17,6 17,6 41,2 23,5 22,4 16,4 55,2 6,0 21,4 16,7 52,4 9,5 BASILICATA 17,6 23,5 58,8 0,0 23,1 17,9 46,2 12,8 21,4 19,6 50,0 8,9 CALABRIA 28,6 0,0 57,1 14,3 44,4 0,0 33,3 22,2 37,5 0,0 43,8 18,8 SICILIA 23,5 23,5 38,2 14,7 24,9 16,5 43,8 14,8 24,8 17,2 43,3 14,8 SARDEGNA 28,6 12,5 57,1 1,8 32,8 21,7 38,9 6,6 31,5 18,8 44,7 5,1 ITALIA 24,1 15,8 52,3 7,8 23,6 17,0 48,9 10,5 23,7 16,7 49,6 10,0 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

101 Tab.6 - DISTRIBUZIONE REGIONALE DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI UTENTI TOTALI REGIONE Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F PIEMONTE , , , , , , ,1 VALLE D'AOSTA , , , , , , ,7 LOMBARDIA , , , , , , ,3 PROV.AUTON.BOLZANO , , , , , , ,9 PROV.AUTON.TRENTO , , , , , , ,2 VENETO , , , , , , ,9 FRIULI VENEZIA GIULIA , , , , , , ,5 LIGURIA , , , , , , ,5 EMILIA ROMAGNA , , , , , , ,6 TOSCANA , , , , , , ,5 UMBRIA , , , , , , ,5 MARCHE , , , , , , ,6 LAZIO , , , , , , ,0 ABRUZZO , , , , , , ,9 MOLISE , , , , , ,6 CAMPANIA , , , , , , ,1 PUGLIA , , , , , , ,3 BASILICATA , , , , , , ,5 CALABRIA , , ,0 SICILIA , , , , , , ,4 SARDEGNA , , , , ,4 ITALIA , , , , , , , Ministero della salute - Dipartimento dellasanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

102 Segue Tab.6 UTENTI GIA' IN CARICO O RIENTRATI REGIONE Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F PIEMONTE , , , , , , ,0 VALLE D'AOSTA , , , , , , ,4 LOMBARDIA , , , , , , ,1 PROV.AUTON.BOLZANO , , , , , , ,2 PROV.AUTON.TRENTO , , , , , , ,2 VENETO , , , , , , ,9 FRIULI VENEZIA GIULIA , , , , , , ,3 LIGURIA , , , , , , ,6 EMILIA ROMAGNA , , , , , , ,5 TOSCANA , , , , , , ,4 UMBRIA , , , , , , ,3 MARCHE , , , , , , ,6 LAZIO , , , , , , ,1 ABRUZZO , , , , , , ,0 MOLISE , , , , , ,0 CAMPANIA , , , , , , ,6 PUGLIA , , , , , , ,2 BASILICATA , , , , , , ,6 CALABRIA , , ,0 SICILIA , , , , , , ,4 SARDEGNA , , , , ,2 ITALIA , , , , , , ,5 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

103 Segue Tab.6 UTENTI NUOVI REGIONE Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F Maschi Femmine Totale M/F PIEMONTE , , , , , , ,5 VALLE D'AOSTA , , , , , , ,0 LOMBARDIA , , , , , , ,0 PROV.AUTON.BOLZANO , , , , , , ,2 PROV.AUTON.TRENTO , , , , , , ,7 VENETO , , , , , , ,7 FRIULI VENEZIA GIULIA , , , , , , ,9 LIGURIA , , , , , , ,9 EMILIA ROMAGNA , , , , , , ,8 TOSCANA , , , , , , ,7 UMBRIA , , , , , , ,0 MARCHE , , , , , , ,4 LAZIO , , , , , , ,8 ABRUZZO , , , , , , ,7 MOLISE , , , , , ,1 CAMPANIA , , , , , , ,2 PUGLIA , , , , , , ,9 BASILICATA , , , , , , ,0 CALABRIA , , ,3 SICILIA , , , , , , ,5 SARDEGNA , , , , ,8 ITALIA , , , , , , , Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

104 Tab.7 - DISTRIBUZIONE PER ETA' DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI - ANNO 2012 Nuovi utenti Utenti già in carico o rientrati Totale utenti CLASSI Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale DI ETA' N % N % N % N % N % N % N % N % N % < ,8 44 1, , ,4 47 0, , ,5 91 0, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,6 >= , , , , , , , , ,8 TOTALE , , , , , , , , ,0 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

105 Tab.8 - DISTRIBUZIONE PER ETA' (%) DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI Totale utenti CLASSI DI ETA' maschi femmine totale <20 0,8 0,7 0,7 0,6 0,5 0,6 0,5 0,5 0,6 0,8 0,8 0,5 0,6 0,6 0,5 0,6 0,7 0,7 0,7 0,6 0,6 0,6 0,5 0, ,0 10,6 10,1 10,5 11,5 9,2 10,1 9,3 7,5 6,7 6,4 6,5 6,9 6,1 6,3 6,2 11,0 9,8 9,3 9,6 10,5 8,5 9,3 8, ,0 24,5 24,1 24,1 24,0 22,5 23,0 22,0 21,9 20,8 20,3 19,2 18,9 18,3 19,2 18,0 24,3 23,7 23,2 23,0 22,9 21,5 22,2 21, ,1 28,6 29,6 29,7 29,4 29,8 30,9 30,9 31,7 31,9 31,7 31,9 32,3 32,5 32,6 32,4 28,9 29,3 30,1 30,2 30,0 30,4 31,3 31, ,2 21,8 21,8 21,2 21,3 22,9 22,4 23,0 23,3 24,0 24,1 25,0 25,0 24,9 25,2 25,9 21,6 22,3 22,3 22,1 22,1 23,4 23,0 23,6 >=60 13,1 13,7 13,7 13,9 13,2 14,9 13,1 14,3 14,9 15,8 16,8 16,9 16,2 17,6 16,2 16,8 13,5 14,2 14,4 14,6 13,9 15,5 13,8 14,8 TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Nuovi utenti CLASSI maschi femmine totale DI ETA' <20 1,3 1,4 1,3 1,2 0,9 1,2 1,0 0,8 1,3 1,5 1,5 1,0 1,2 0,8 1,2 1,0 1,3 1,4 1,3 1,1 1,0 1,1 1,0 0, ,9 14,6 15,1 15,6 16,7 13,6 13,5 13,5 11,1 9,4 9,6 9,1 10,2 8,5 8,8 10,3 15,7 13,5 13,9 14,2 15,4 12,6 12,5 12, ,9 26,1 26,9 26,7 26,4 25,8 25,1 24,5 23,4 22,0 20,7 22,4 21,5 21,7 23,1 22,7 26,1 25,2 25,5 25,8 25,4 25,0 24,7 24, ,9 26,6 27,5 27,5 27,1 27,9 29,7 29,0 30,2 31,1 30,7 30,5 32,2 31,9 31,3 30,6 26,8 27,6 28,2 28,1 28,1 28,7 30,0 29, ,9 19,4 17,9 17,8 18,4 18,9 19,8 19,6 20,3 21,3 21,1 22,2 21,3 21,0 21,8 21,1 18,4 19,8 18,6 18,8 19,0 19,3 20,2 19,9 >=60 11,1 11,9 11,4 11,3 10,6 12,6 10,9 12,6 13,7 14,6 16,4 14,9 13,6 16,0 13,8 14,4 11,6 12,5 12,5 12,0 11,2 13,3 11,5 12,9 TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Utenti già in carico o rientrati CLASSI maschi femmine totale DI ETA' <20 0,4 0,4 0,5 0,4 0,4 0,4 0,2 0,4 0,3 0,4 0,5 0,4 0,4 0,5 0,3 0,4 0,4 0,4 0,5 0,4 0,4 0,4 0,2 0, ,1 8,8 7,7 8,2 9,1 7,3 8,7 7,6 5,6 5,5 4,9 5,5 5,6 5,1 5,3 4,6 8,3 8,0 7,1 7,5 8,3 6,8 8,0 6, ,9 23,7 22,8 22,9 22,9 20,9 22,2 21,0 21,2 20,3 20,1 17,9 17,9 16,9 17,7 16,1 23,2 23,0 22,2 21,7 21,8 20,0 21,3 19, ,3 29,6 30,6 30,7 30,5 30,7 31,4 31,7 32,5 32,2 32,2 32,4 32,4 32,7 33,1 33,1 30,1 30,2 31,0 31,1 30,9 31,2 31,8 32, ,1 23,0 23,5 22,7 22,7 24,8 23,4 24,4 24,9 25,2 25,4 26,2 26,4 26,5 26,5 27,9 23,5 23,5 24,0 23,5 23,5 25,1 24,0 25,2 >=60 14,2 14,5 14,8 15,1 14,5 16,0 14,0 15,0 15,5 16,4 16,9 17,7 17,2 18,2 17,1 17,8 14,5 14,9 15,3 15,7 15,1 16,5 14,7 15,6 TOTALE 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

106 Tab.9 - ETA' MEDIA DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI - ANNO 2012 Nuovi utenti Utenti giàin carico o rientrati Totale utenti REGIONE Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale PIEMONTE 45,9 46,5 46,0 48,2 49,6 48,5 47,5 48,7 47,8 VALLE D'AOSTA 52,2 50,8 53,0 50,1 53,1 51,7 50,5 52,9 52,0 LOMBARDIA 41,9 43,0 42,0 44,6 47,6 45,2 43,7 46,3 44,2 PROV.AUTON.BOLZANO 45,7 47,8 46,4 49,5 50,0 49,6 48,8 49,4 49,0 PROV.AUTON.TRENTO 41,3 42,8 41,2 39,4 39,0 39,2 39,9 40,6 39,8 VENETO 44,4 45,9 44,8 47,4 50,0 48,0 46,6 49,0 47,2 FRIULI VENEZIA GIULIA 43,8 46,6 44,4 47,7 49,7 48,2 45,9 48,5 46,5 LIGURIA 46,7 46,5 46,7 48,6 50,0 49,0 48,3 49,3 48,6 EMILIA ROMAGNA 44,0 46,2 44,6 48,4 49,0 48,6 47,3 48,4 47,6 TOSCANA 43,9 45,2 44,3 47,7 49,4 48,2 46,8 48,4 47,3 UMBRIA 41,6 43,9 42,0 41,3 45,1 42,0 41,4 44,6 42,0 MARCHE 44,6 45,2 44,8 46,3 48,7 47,5 45,9 47,9 46,9 LAZIO 43,2 42,9 42,8 46,0 45,1 45,6 45,0 44,3 44,7 ABRUZZO 43,4 45,0 43,9 46,4 48,4 47,3 45,3 47,1 46,1 MOLISE 48,9 49,5 52,1 49,9 45,8 49,5 49,7 46,4 49,9 CAMPANIA 42,8 43,2 42,7 44,6 44,4 44,5 44,1 44,0 44,0 PUGLIA 43,2 47,6 43,1 45,0 46,2 45,3 44,6 46,5 44,9 BASILICATA 44,6 43,7 44,1 47,4 48,6 48,0 46,8 47,3 47,2 CALABRIA 38,8 35,8 35,4 44,7 39,5 50,4 41,8 36,5 41,2 SICILIA 40,3 39,4 39,8 42,3 42,8 42,8 41,6 41,6 41,8 SARDEGNA 46,7 46,5 46,8 47,6 48,3 47,8 47,3 47,7 47,5 ITALIA 43,6 44,9 43,9 46,2 48,2 46,8 45,5 47,3 45,9 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

107 Tab ETA' MEDIA DEGLI UTENTI DEI SERVIZI ANNO NUOVI UTENTI GIA' IN CARICO Maschi Femmine Maschi Femmine ,7 45,2 46,5 46, ,2 44,7 45,7 46, ,6 45,9 46,7 47, ,8 45,3 46,2 46, ,8 45,4 46,5 46, ,0 45,4 46,6 47, ,3 45,2 45,9 46, ,0 45,9 45,7 47, ,8 45,3 45,8 46, ,1 44,3 45,3 46, ,9 45,1 45,5 47, ,5 45,5 45,9 47, ,4 45,4 45,8 47, ,2 44,8 45,4 47, ,3 45,7 46,5 47, ,2 45,0 45,6 47, ,6 44,9 46,2 48,2 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

108 Tab.11 - USO DI SOSTANZE STUPEFACENTI E PSICOTROPE E DI FARMACI - ANNO 2012 REGIONE Uso concomitante di sostanze stupefacenti e psicotrope Numero di utenti Percentuale sul totale utenti Abuso o uso improrio di farmaci Numero di utenti Percentuale sul totale utenti PIEMONTE 487 6, ,8 VALLE D'AOSTA 11 3,5 10 3,1 LOMBARDIA , ,0 PROV.AUTON.BOLZANO 78 4,2 23 1,3 PROV.AUTON.TRENTO 30 0,9 0 0,0 VENETO 677 6, ,9 FRIULI VENEZIA GIULIA 368 9, ,4 LIGURIA ,4 63 3,3 EMILIA ROMAGNA 479 8, ,9 TOSCANA 509 9, ,6 UMBRIA 241 9,4 87 3,4 MARCHE ,3 42 2,9 LAZIO , ,0 ABRUZZO 67 6,1 69 6,3 MOLISE 14 3,1 34 7,6 CAMPANIA , ,2 PUGLIA 45 11,4 23 5,8 BASILICATA 33 6,4 17 3,3 CALABRIA 46 35,4 3 2,3 SICILIA , ,1 SARDEGNA 248 5, ,0 ITALIA , ,7 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

109 Tab USO DI SOSTANZE STUPEFACENTI E PSICOTROPE Percentuali sul totale utenti ANNO Uso concomitante di sostanze stupefacenti e psicotrope Abuso o uso improprio di farmaci ,7 6, ,8 7, ,9 7, ,0 6, ,3 6, ,6 5, ,9 6, ,1 5, ,0 5, ,4 5, ,6 5, ,4 6, ,0 5, ,6 5, ,3 4, ,8 4, ,0 3,7 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

110 Tab.13 - TRATTAMENTI EFFETTUATI DAI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO: percentuale di soggetti trattati per tipologia di programma - ANNO 2012 REGIONE Medico farmacologico ambulatoriale Psicoterapeutico individuale di gruppo o familiare Counseling all'utente o alla famiglia Inserimento nei gruppi di auto/muto aiuto Trattamento socioriabilitativo Inserimento in comunità di carattere resid. o semiresid. Ricovero ospedaliero o day hospital per: sindrome di dipendenza da alcool altre patologie alcoolcorrelate altro Ricovero in casa di cura privata convenzionata per: sindrome di dipendenza da alcool altre patologie alcoolcorrelate PIEMONTE 27,5 9,4 2,7 30,2 5,2 12,4 2,5 0,9 0,3 0,3 1,5 0,3 0,1 7,1 VALLE D'AOSTA 40,9 5,6 2,0 16,7 3,6 10,0 10,9 10,3 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 LOMBARDIA 22,2 8,6 3,6 23,7 1,3 20,5 2,2 0,8 0,1 0,2 0,2 0,0 0,0 16,7 PROV.AUTON.BOLZANO 18,7 11,4 2,6 21,2 4,8 1,3 5,1 4,0 0,0 0,0 2,8 0,0 0,0 28,1 PROV.AUTON.TRENTO 8,5 0,0 0,0 69,9 11,4 5,3 1,1 1,0 0,2 0,0 2,5 0,1 0,0 0,0 VENETO 25,7 5,1 3,9 25,3 10,6 11,6 2,0 2,6 1,4 0,0 0,3 0,2 0,0 11,3 FRIULI VENEZIA GIULIA 13,6 3,7 5,4 28,3 10,7 10,5 0,7 6,8 0,1 0,6 0,2 0,0 3,6 15,8 LIGURIA 40,9 12,7 5,6 22,4 4,4 7,4 2,9 1,7 0,4 0,0 1,4 0,1 0,0 0,0 EMILIA ROMAGNA 47,7 2,9 1,8 10,8 2,7 22,4 4,3 0,3 0,1 0,6 0,4 0,2 0,3 5,7 TOSCANA 35,4 3,2 1,4 26,7 11,2 12,2 4,0 2,2 0,6 0,4 0,4 0,2 0,0 1,9 UMBRIA 16,3 9,4 2,5 45,1 12,3 7,5 2,6 1,2 0,3 0,0 2,8 0,0 0,0 0,0 MARCHE 24,8 14,9 3,4 30,0 0,9 13,6 4,5 3,6 1,0 0,0 3,0 0,1 0,0 0,0 LAZIO 27,1 13,8 5,0 24,1 6,9 12,8 3,1 1,6 1,2 0,0 2,6 0,2 0,0 1,7 ABRUZZO 19,6 5,6 1,7 24,1 2,7 8,0 1,1 0,6 0,4 0,1 1,0 0,0 0,0 35,0 MOLISE 23,3 15,2 6,2 25,1 6,8 19,7 1,8 0,6 0,8 0,0 0,4 0,1 0,0 0,0 CAMPANIA 31,7 9,3 4,2 28,2 4,3 12,7 2,2 2,6 2,2 0,0 1,7 0,7 0,0 0,3 PUGLIA 19,1 14,2 6,4 24,3 1,3 22,4 5,3 2,6 2,8 0,0 1,3 0,0 0,0 0,2 BASILICATA 23,6 13,5 5,6 23,4 9,0 17,7 2,8 2,0 1,2 0,3 0,8 0,0 0,0 0,0 CALABRIA 36,7 5,1 3,4 34,7 1,0 15,5 1,3 2,0 0,3 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 SICILIA 28,7 12,3 4,8 26,3 3,3 17,8 2,7 1,5 1,5 0,0 0,8 0,3 0,0 0,0 SARDEGNA 34,7 6,9 5,2 26,7 10,9 8,2 3,2 1,9 1,6 0,0 0,6 0,1 0,0 0,1 ITALIA 27,3 7,5 3,5 26,5 6,3 13,5 2,6 1,9 0,7 0,2 0,9 0,1 0,2 8,8 altro Altro Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione - Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

111 Tab.14 - FUNZIONI PREVISTE DAL MODELLO ORGANIZZATIVO-FUNZIONALE DEL SERVIZIO O GRUPPO DI LAVORO - ANNO 2012 Programmi terapeuticoriabilitativi Accoglienza, Prevenzione osservazione REGIONE e diagnosi Definizione Attuazione Percentuali di servizi o gruppi di lavoro (sul totale dei rilevati) che hanno svolto le specifiche funzioni Interventi di altre strutture/servizi sanitari pubblici Medico di famiglia Funzioni di coordinamento Interventi di altre strutture o servizi privati e del volontariato Con i servizi ospedalieri (ricovero soggetti in fase acuta) Con il servizio sociale pubblico Rilevazione epidemiologica Formazione del personale e sensibilizzazione Altro PIEMONTE 90,9 98,5 98,5 95,5 68,2 84,8 80,3 84,8 93,9 54,5 78,8 7,6 VALLE D'AOSTA 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0-100,0 - LOMBARDIA 91,8 100,0 100,0 100,0 79,6 98,0 81,6 100,0 100,0 71,4 83,7 18,4 PROV.AUTON.BOLZANO 100,0 100,0 83,3 83,3 66,7 83,3 66,7 83,3 83,3 66,7 100,0 - PROV.AUTON.TRENTO 100,0 90,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 90,0 100,0 50,0 VENETO 93,8 100,0 100,0 100,0 90,6 100,0 93,8 96,9 100,0 59,4 87,5 21,9 FRIULI VENEZIA GIULIA 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 50,0 LIGURIA 100,0 100,0 100,0 100,0 80,0 100,0 80,0 100,0 100,0 100,0 100,0 20,0 EMILIA ROMAGNA TOSCANA 97,6 97,6 97,6 97,6 90,2 95,1 90,2 90,2 97,6 87,8 95,1 63,4 UMBRIA 100,0 100,0 100,0 100,0 90,9 100,0 100,0 100,0 100,0 72,7 100,0 27,3 MARCHE 100,0 100,0 100,0 100,0 85,7 92,9 92,9 100,0 100,0 64,3 92,9 7,1 LAZIO 76,7 100,0 100,0 96,7 66,7 76,7 80,0 73,3 96,7 66,7 70,0 3,3 ABRUZZO 75,0 75,0 75,0 75,0-75,0 50,0 50,0 75,0 75,0 75,0 25,0 MOLISE 100,0 100,0 83,3 100,0 66,7 100,0 100,0 100,0 100,0 83,3 83,3 - CAMPANIA 97,6 100,0 97,6 100,0 69,0 76,2 81,0 83,3 81,0 66,7 88,1 4,8 PUGLIA 90,9 100,0 100,0 100,0 81,8 81,8 81,8 81,8 90,9 72,7 81,8 9,1 BASILICATA 100,0 100,0 100,0 100,0 66,7 100,0 100,0 100,0 66,7 83,3 100,0 - CALABRIA 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 50,0 SICILIA 94,0 96,0 96,0 98,0 66,0 84,0 72,0 88,0 84,0 64,0 70,0 18,0 SARDEGNA 82,4 94,1 94,1 94,1 64,7 88,2 76,5 82,4 94,1 52,9 88,2 - ITALIA 83,7 88,5 88,1 88,1 68,1 80,2 75,1 80,4 83,9 61,5 76,0 16,5 Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

112 Tab.15 - FUNZIONI PREVISTE DAL MODELLO ORGANIZZATIVO-FUNZIONALE DEL SERVIZIO O GRUPPO DI LAVORO Programmi terapeuticoriabilitativi Accoglienza, Prevenzione osservazione ANNI e diagnosi Definizione Attuazione Percentuali di servizi o gruppi di lavoro (sul totale dei rilevati) che hanno svolto le specifiche funzioni Interventi di altre strutture/servizi sanitari pubblici Medico di famiglia Funzioni di coordinamento Interventi di altre strutture o servizi privati e del volontariato Con i servizi ospedalieri (ricovero soggetti in fase acuta) Con il servizio sociale pubblico Rilevazione epidemiologica Formazione del personale e sensibilizzazione Altro ,3 95,6 82,7 93,0 59,8 80,8 76,4 82,3 86,0 48,3 70,1 14, ,1 83,7 78,2 81,0 50,2 72,7 59,5 73,4 73,7 43,9 62,3 14, ,0 96,3 89,9 91,8 62,7 83,2 74,3 83,2 82,8 55,2 71,3 21, ,0 98,8 93,7 94,6 62,0 85,6 74,9 85,3 83,8 56,0 68,3 18, ,6 94,3 92,4 93,3 61,9 87,9 77,8 86,0 89,8 57,5 74,0 15, ,2 87,3 84,9 85,2 57,4 75,0 67,9 77,2 78,7 48,8 65,4 10, ,7 95,7 92,7 94,1 58,4 84,9 72,1 83,2 85,6 53,2 68,3 13, ,0 95,7 92,9 93,8 61,6 85,4 71,2 86,1 89,3 54,1 71,2 12, ,7 95,9 93,2 95,5 62,1 83,9 70,1 85,5 88,7 56,2 72,6 18, ,3 97,1 95,4 96,4 63,8 86,7 72,1 88,6 86,7 59,2 70,1 17, ,9 90,5 89,7 89,7 60,0 79,8 68,8 82,4 83,3 56,9 67,0 15, ,2 87,7 86,0 85,2 58,3 78,0 69,3 79,0 81,8 55,5 65,0 20, ,7 87,6 86,5 86,3 59,3 77,3 71,2 79,3 81,3 57,5 66,0 20, ,3 69,3 67,9 69,3 52,7 62,8 58,2 63,8 64,6 50,0 56,6 11, ,0 94,4 93,8 93,8 79,0 87,3 83,0 89,5 88,3 69,4 81,2 33, ,5 95,3 94,5 93,5 71,6 84,1 77,9 84,6 88,1 62,7 76,9 17, ,7 88,5 88,1 88,1 68,1 80,2 75,1 80,4 83,9 61,5 76,0 16,5 Ministero della salute - Dipartimento sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

113 Tab.16 - PERCENTUALI* DI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO CHE HANNO SVOLTO ATTIVITA' DI COLLABORAZIONE CON IL VOLONTARIATO E PRIVATO SOCIALE - ANNO 2012 Gruppi auto \ mutuo aiuto REGIONE CAT AA Altro PIEMONTE 65,2 40,9 16,7 47,0 33,3 60,6 6,1 VALLE D'AOSTA 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 - - LOMBARDIA 75,5 69,4 8,2 59,2 34,7 61,2 - PROV.AUTON.BOLZANO 16,7 66,7 66,7 33,3 16,7 50,0 - PROV.AUTON.TRENTO 100,0 50,0-60,0 60,0 60,0 - VENETO 90,6 81,3 31,3 56,3 25,0 68,8 15,6 FRIULI VENEZIA GIULIA 100,0 83,3 16,7 16,7 50,0 50,0 16,7 LIGURIA 100,0 100,0-60,0 20,0 40,0 - EMILIA ROMAGNA TOSCANA 68,3 41,5 26,8 39,0 24,4 34,1 7,3 UMBRIA 90,9 54,5 18,2 81,8 63,6 36,4 - MARCHE 50,0 57,1-50,0 21,4 57,1 7,1 LAZIO 46,7 56,7 16,7 66,7 30,0 50,0 6,7 ABRUZZO 100,0 25,0 25,0 50,0 50,0 25,0 - MOLISE 66,7 33,3-66, CAMPANIA 35,7 23,8 14,3 45,2 16,7 21,4 4,8 PUGLIA 45,5-9,1 18,2 18,2 9,1 - BASILICATA 100,0 50,0 33,3 66,7-33,3 - CALABRIA ,0 100,0 50,0 50,0 - SICILIA 28,0 16,0-48,0 18,0 30,0 2,0 SARDEGNA 88,2 23,5 29,4 58,8 47,1 52,9 11,8 ITALIA 55,9 40,3 14,3 46,3 25,8 40,7 4,6 *=calcolate sul totale dei servizi o gruppi di lavoro che hanno fornito l'informazione (modello ALC.07) Comunità terapeutiche residenziali o semiresidenziali Cooperative sociali per la gestione di servizi sociosanitari ed educativi Cooperative sociali per l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate Altro Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

114 Tab.17 - NUMERO MEDIO* DI ENTI O ASSOCIAZIONI DEL VOLONTARIATO E PRIVATO SOCIALE CHE HANNO COLLABORATO CON I SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO - ANNO 2012 Gruppi auto \ mutuo aiuto Comunità terapeutiche residenziali o semiresidenziali Cooperative sociali per la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi Cooperative sociali per l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate REGIONE CAT AA Altro PIEMONTE 3,9 1,6 1,5 3,3 2,4 3,2 1,5 VALLE D'AOSTA 6,0 7,0 1,0 4,0 1,0 - - LOMBARDIA 5,0 2,6 1,5 5,0 2,9 4,4 - PROV.AUTON.BOLZANO 8,0 2,3 4,3 5,0 1,0 8,0 - PROV.AUTON.TRENTO 15,9 2-2,7 1,7 2,0 - VENETO 22,6 4,7 3,9 2,7 2,1 3,5 3,8 FRIULI VENEZIA GIULIA 71,3 4,4 26,0 1,0 1,3 3,0 1,0 LIGURIA 9,6 3,0-1,7 1,0 1,5 - EMILIA ROMAGNA TOSCANA 7,3 3,1 2,4 2,8 1,9 2,9 1,0 UMBRIA 3,8 1,2 1,0 2,1 1,7 1,3 - MARCHE 1,9 1,3-2,1 2,0 1,9 2,0 LAZIO 2,9 1,8 1,0 3,9 2,0 1,6 2,5 ABRUZZO 3,0 3,0 1,0 4,5 3,0 1,0 - MOLISE 3,3 1,0-3, CAMPANIA 3,1 1,7 1,2 4,3 2,4 2,0 4,0 PUGLIA 1,8-1,0 1,0 4,0 1,0 - BASILICATA 4,5 1,7 1,0 2,5-1,5 - CALABRIA - - 2,0 1,0 2,0 1,0 - SICILIA 2,3 1,1-2,1 1,6 1,6 5,0 SARDEGNA 13,3 1,5 5,2 6,0 4,8 3,1 11,0 ITALIA 9,0 2,5 2,7 3,4 2,4 2,9 3,4 Altro *=per servizio o gruppo di lavoro (solo per i servizi o gruppi di lavoro che hanno svolto attività di collaborazione) Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

115 Graf.1 - TIPOLOGIA DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI ANNO 2012 universitaria 0,2% non indicata 7,9% ospedaliera 0,4% territoriale 91,4% Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

116 Graf.2 - DISTRIBUZIONE DEL PERSONALE ADDETTO ESCLUSIVAMENTE PER QUALIFICA - ANNO 2012 amministrativi 3,5% altro 4,3% medici 24,1% infermieri professionali 28,8% psicologi 15,8% educatori professionali 8,4% assistenti sociali 15,2% Ministero della salute - Dipartimento dellasanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

117 Graf.3 - DISTRIBUZIONE DEL PERSONALE ADDETTO PARZIALMENTE PER QUALIFICA - ANNO 2012 amministrativi 4,4% altro 6,1% medici 23,6% infermieri professionali 25,3% psicologi 17,0% educatori professionali 9,1% assistenti sociali 14,5% Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

118 Graf.4 - DISTRIBUZIONE REGIONALE DEL PERSONALE TOTALE PER QUALIFICA (%) ANNO % 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% medici psicologi operatori socio-sanitari amministrativi e altro Ministero della salute - Dipartimento dellasanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

119 n utenti Graf.5 - UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI anni totale utenti nuovi utenti utenti già in carico o rientrati Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

120 % Graf.6 - DISTRIBUZIONE REGIONALE DEGLI UTENTI PER TIPOLOGIA (%) - ANNO PIEMONTE VALLE D'AOSTA LOMBARDIA PROV.AUTON.BOLZANO PROV.AUTON.TRENTO VENETO FRIULI VENEZIA GIULIA LIGURIA EMILIA ROMAGNA TOSCANA UMBRIA MARCHE LAZIO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA utenti già in carico o rientrati nuovi utenti Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

121 % % % % % % Graf. 7 - DISTRIBUZIONE PER ETA' (%) DEGLI UTENTI (TOTALE) DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI CLASSE <20 CLASSE ,8 0,7 0,6 0,5 0,4 11,5 11,0 10,5 10,0 9,5 9,0 8,5 8,0 7,5 CLASSE CLASSE ,0 24,5 24,0 23,5 23,0 22,5 22,0 21,5 21,0 20,5 20, CLASSE CLASSE > , ,5 15,0 14, , , ,0 Ministero della salute - Dipartimento sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

122 % % % % % % Graf. 8 - DISTRIBUZIONE PER ETA' (%) DEI NUOVI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI CLASSE <20 CLASSE ,5 1,4 1,3 1,2 1,1 1,0 0,9 0,8 0,7 0,6 16,5 15,5 14,5 13,5 12,5 11,5 10,5 9,5 CLASSE CLASSE CLASSE CLASSE > Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

123 età media (anni) Graf. 9 - ETA' MEDIA DEGLI UTENTI , , anni Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

124 Graf.10 - UTENTI DISTRIBUITI PER BEVANDA ALCOLICA DI USO PREVALENTE - ANNO 2012 Totale utenti 62,8% 3,6% 8,6% 3,8% 21,2% SUPERALCOLICI APERITIVI, AMARI, DIGESTIVI VINI BIRRA ALTRO Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

125 % % % % Graf DISTRIBUZIONE PER BEVANDA (%) DEGLI UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO RILEVATI SUPERALCOLICI APERITIVI, AMARI, DIGESTIVI VINI BIRRA Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

126 Graf.12 - UTENTI DEI SERVIZI O GRUPPI DI LAVORO PER PROGRAMMA DI TRATTAMENTO (*) ANNO 2012 Ricovero ospedaliero o day hospital 2,9% Ricovero privata convenzionata 1,2% Altro 8,8% Medico-farmacologico ambulatoriale 27,3% Inserimento comunità resid. o semiresid. 2,7% Trattamento socio-riabilitativo 13,3% Inserimento nei gruppi di auto/mutuo aiuto 7,4% Psicoterapeutico 11,0% Counseling all'utente o alla famiglia 26,5% (*)=percentuali calcolate sul totale dei soggetti trattati Ministero della salute - Dipartimento della sanità pubblica e dell'innovazione Direzione generale della prevenzione - Ufficio VII

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