REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI ROMA

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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI ROMA NONA SEZIONE CIVILE in persona del Giudice unico dr. Nicoletta Orlandi ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa di primo grado iscritta al numero del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2000, posta in decisione nell'udienza del 9 dicembre 2004 e vertente tra As. S.p.A., in persona del procuratore speciale Vi. Ri., elettivamente domiciliata in Ro., via Pa. n. 11, presso lo studio dell'avv. Cl. Ru., che la rappresenta e difende come da procura in calce all'atto di citazione attrice e Th. Ma. Li. In. Co., con sede in Toronto, Ontario, Canada, in persona del legale rappresentante Jo. Ia., elettivamente domiciliata in Ro., via Si. n. 4, presso lo studio Gr. Cl. Ch., rappresentata e difesa dagli Avv. Ca. Al. e Fi. Au. come da procura speciale rilasciata con scrittura privata autenticata dal Notaio Ch. Va. Ah. in Toronto, il 21/9/2001, certificata dal Console Generale d'italia in Toronto il 2/10/2001 convenuta Ao. Re It. S.r.l., in persona dell'amministratore delegato Gi. Ve. Gu., elettivamente domiciliata in Ro., via Pa. n. 88, presso lo studio dell'avv. Gi. Sp., che la rappresenta e difende come da procura in calce all'atto di citazione notificatole convenuta avente ad oggetto: contratto di riassicurazione Conclusioni: Nell'udienza di precisazione delle conclusioni del 9/12/2004 i procuratori delle parti concludevano come da verbale SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

2 Con atto di citazione rimesso per la notificazione al servizio postale il 22/12/2000 As. S.p.A. conveniva in giudizio Th. Ma. Li. In. Co. - Ma. e Ao. Re. It. S.r.l. (all'epoca denominata Ao. Ma. S.p.A.), esponendo di avere stipulato con il Sig. Ce. Zo. nel novembre del 1991 una polizza per l'assicurazione contro il rischio di invalidità permanente da malattia con un massimale di , di avere chiesto al broker Ao. Re. It. S.r.l. di reperire una compagnia che provvedesse a riassicurare il rischio relativo all'annualità novembre 1995/novembre 1996 e di avere quindi stipulato in data 8/2/1996 un contratto di riassicurazione con Ma., riscontrando il fax inviatole in pari data da Ao. Re. It. S.r.l., contenente la comunicazione dell'accettazione del riassicuratore. L'attrice esponeva inoltre che il contratto di riassicurazione era stato rinnovato alle medesime condizioni per le due annualità successive, che il Sig. Ce. Zo. nel 1997 aveva scoperto di essere affetto da morbo di Parkinson, malattia che gli aveva procurato, nel periodo di vigenza della polizza, una invalidità del 58%, e riferiva di avergli pagato, a tacitazione delle sue pretese, la somma di As. S.p.A. riferiva inoltre che Ma., richiesta di rimborsarle la quota di rischio riassicurata, pari al 75% dell'importo pagato al cliente, aveva rifiutato, assumendo che gli era stata falsamente prospettata l'attività lavorativa svolta dai Sig. Ce. Zo., indicato, in risposta alla sua specifica richiesta in ordine all'occupazione dell'assicurato, come dirigente di un'azienda di piastrelle, e che in realtà svolgeva la professione di medico dentista. As. S.p.A. deduceva l'illegittimità del rifiuto di Ma., rilevando che nessuna incidenza aveva l'attività lavorativa svolta dallo Ce. Zo. sul rischio di malattia, oggetto dell'assicurazione, e che comunque l'erronea informazione era stata fornita a Ma. dal broker Ao. Re. It. S.r.l.. L'attrice chiedeva quindi la condanna di Ma. a versarle la somma di , oltre interessi legali e rivalutazione monetaria a decorrere dal momento dell'esborso. In subordine, ove fosse stato ritenuto legittimo il rifiuto di pagamento di Ma., As. S.p.A. chiedeva che Ao. Re. It. S.r.l. fosse condannata a risarcirle i danni subiti per effetto delle false informazioni rese al riassicuratore, in misura pari all'importo, totale o parziale, non pagato da Ma.. Con comparsa depositata il 25/9/2000 si costituiva in giudizio Ao. Re. It. S.r.l., chiedendo il rigetto della domanda proposta nei suoi confronti dall'attrice, per essere ingiustificato il rifiuto di pagamento del riassicuratore. La convenuta asseriva che nessuna rilevanza aveva né in astratto né in concreto la professione dei Sig. Ce. Zo. in relazione al rischio di malattia assicurato e che essa comunque era terzo rispetto al contratto di riassicurazione, sì che le sue dichiarazioni non potevano inficiare, ai sensi dell'art c.c., la validità del negozio. In subordine, ove il rifiuto di pagamento da parte di Ma. fosse stato ritenuto giustificato, Ao. Re. It. S.r.l. rilevava che l'errore in ordine alla professione svolta dal Sig. Ce. Zo. non poteva non scaturire che da informazioni fornitele dalla stessa As. S.p.A. e che, anche ove fosse stata

3 riconosciuta la sua responsabilità, erronea era la quantificazione del danno operata dall'attrice in misura pari alla prestazione dovutale. Nell'udienza di prima comparizione dell'11/2/2001 si costituiva in giudizio Th. Ma. Li. Co. - Ma., eccependo pregiudizialmente il difetto di giurisdizione del Giudice italiano. La convenuta rilevava che l'unico criterio di collegamento con l'italia indicato dall'attrice era costituito dal luogo di conclusione del contratto di riassicurazione, ma che tale criterio non era richiamato nell'art. 3 della L. 218/95, che faceva riferimento alla Convenzione di Bruxelles del 27/9/1968, nella quale era indicato come criterio di collegamento per l'individuazione del Giudice competente in materia di obbligazioni contrattuali il luogo nel quale la prestazione doveva essere eseguita. Ma. asseriva che tale luogo coincideva con la sede del debitore ai sensi della legge della provincia dell'ontario, applicabile alla fattispecie in esame ai sensi della Convenzione di Roma del 19/6/1980. In via subordinata, ove fosse stata riconosciuta la giurisdizione italiana, Ma. chiedeva il rigetto della domanda proposta dall'attrice, asserendo che il broker aveva agito in qualità di rappresentante di As. S.p.A. e che quindi l'assicurato doveva rispondere delle inveritiere dichiarazioni da questi rese in ordine all'occupazione dell'assicurato, la cui attività lavorativa aveva un rilievo sostanziale rispetto al rischio di invalidità oggetto del contratto. Svolta la trattazione della causa e concessi termini alle parti ai sensi dell'art. 184, comma l, c.p.c., nell'udienza di precisazione delle conclusioni del 9/12/2004 i procuratori delle parti si riportavano a quanto dedotto nei rispettivi atti introduttivi. La causa veniva quindi trattenuta in decisione con termine di legge alle parti per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica. MOTIVI DELLA DECISIONE Deve essere in primo luogo riconosciuta la giurisdizione italiana in ordine alla domanda proposta in via principale da As. S.p.A.. Come correttamente evidenziato da Ma., ai sensi dell'art. 3, comma 2, L. 31/5/1995, n. 218, che richiama i criteri fissati nella sezione 2 del titolo II della Convenzione di Bruxelles del 27/9/1968, sussiste la giurisdizione italiana in materia contrattuale nei confronti del convenuto non domiciliato né residente in Italia e che non abbia nel territorio nazionale un rappresentante autorizzato a stare in giudizio quando l'obbligazione oggetto di causa sia stata o debba essere eseguita in Italia. Nel caso in esame il luogo di pagamento dell'indennità richiesta da As. S.p.A. coincide con il domicilio del creditore al tempo della scadenza, ai sensi dell'art. 1182, comma 3, c.c., dovendo applicarsi alla fattispecie in esame la legge italiana, in base ai criteri dettati dall'art. 57 L.

4 218/95, che rinvia alla Convenzione di Roma del 19/6/1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali. L'art. 4, paragrafo 1, della predetta Convenzione stabilisce che, in difetto di scelta delle parti, il contratto è regolato dalla legge del paese con il quale presenta il collegamento più stretto. La presunzione stabilita al successivo paragrafo 2, invocata da Ma., secondo la quale si reputa che il contratto abbia il collegamento più stretto con il paese nel quale la parte che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della conclusione del contratto, la sede principale della propria attività, non è applicabile, ai sensi del paragrafo 5, quando dal complesso delle circostanze risulta che il contratto ha un collegamento più stretto con un altro paese. Nel caso in esame il contratto intercorso fra As. S.p.A. e Ma. risulta stipulato in Italia ed ha ad oggetto la riassicurazione del rischio assunto da As. S.p.A. in base al contratto di assicurazione concluso con il Sig. Ce. Zo., al quale è pacificamente applicabile la legge italiana. Ne consegue che, in forza del collegamento esistente fra i due negozi, l'operatività della riassicurazione dipende in primo luogo dalla sussistenza e dalla risarcibilità del sinistro assicurato da As. S.p.A. nei rapporti con il Ce. Zo., che vanno determinate secondo le norme dettate dagli artt e ss. c.c., si che il legame più stretto del contratto di riassicurazione risulta sussistente non già con la sede del riassicuratore, ma con il paese in base alla cui legge è regolato il rischio riassicurato. Venendo all'esame del merito, la domanda proposta da As. S.p.A. nei confronti di Ma. deve essere accolta. E' pacifico fra le parti che al riassicuratore venne fornita un'erronea informazione in ordine alla professione del soggetto assicurato da As. S.p.A., indicato dal broker come dirigente d'azienda invece che medico dentista. Contrariamente a quanto assunto da As. S.p.A. e da Ao. Re. It. S.r.l. tale erronea informazione non appare ininfluente rispetto al rischio di invalidità assicurato dall'attrice, come peraltro può desumersi dalla relazione medica prodotta dalla stessa As. S.p.A. come documento 9 del suo fascicolo di parte, nella quale la percentuale di invalidità permanente conseguita alla patologia contratta dal dr. Ce. Zo. venne stimata nella percentuale del 70-75%, nel caso in cui l'assicurato avesse dichiarato nella polizza assicurativa di svolgere l'attività di medico dentista, e nella percentuale del 35-40%, ove si fosse invece limitato a dichiararsi medico generico. Non risultano tuttavia applicabili alla fattispecie in esame le norme di cui agli artt e 1893 c.c., poiché le dichiarazioni inesatte non provengono dal contraente As. S.p.A., ma da un terzo, qual è il broker sia nella prassi internazionale che secondo la disciplina dettata dalla L. 28/11/1984, n. 792, in base alla quale il broker è il mediatore esperto in tecnica assicurativa che d'iniziativa propria o delle parti mette in relazione l'assicurando e l'assicuratore, senza essere loro legato da vincoli di dipendenza, collaborazione o rappresentanza (vedi Cass. 92/6956).

5 Priva di riscontri probatori e rimasta la deduzione di Ma., secondo la quale nel caso in esame il broker avrebbe rivestito la qualità di rappresentante di As. S.p.A.. Il riassicuratore non ha poi neppure dedotto che le informazioni inesatte comunicategli da Ao. Re. It. S.r.l. fossero il frutto, a loro volta, di un'erronea informazione fornita dall'attrice al broker, circostanza questa solo enunciata da Ao. Re. It. S.r.l., ma contestata da As. S.p.A. e rimasta anch'essa priva di supporti probatori. Né risulta applicabile nei rapporti fra broker ed assicurato la norma di cui all'art c.c., che presuppone che il soggetto che si avvale dell'operato altrui abbia un potere di direzione e di controllo sul collaboratore, potere, come già detto, che è estraneo alla mediazione assicurativa. Sulla base di quanto esposto, Ma. va condannata al pagamento in favore di As. S.p.A. della somma di ,22, pari al controvalore della somma di , rivalutata alla data attuale in base all'indice ISTAT del costo della vita relativo del dicembre 1999, quando risulta richiesto l'indennizzo al riassicuratore ( x 1,1277 : 1936,27), trattandosi di debito di valore (vedi Cass. 01/4753, Cass. 88/661). Sulla somma sopra indicata devono essere inoltre riconosciuti all'attrice gli interessi al tasso legale decorrenti dalla data di pubblicazione della presente sentenza e sino al saldo. Rimane assorbita la domanda subordinata proposta da As. S.p.A. nei confronti di Ao. Re. It. S.r.l.. Le spese seguono la soccombenza nei rapporti fra As. S.p.A. e Ma.. Per ciò che attiene ai rapporti fra l'attrice ed Ao. Re. It. S.r.l., appare equo compensare integralmente le spese del giudizio, tenuto conto della posizione difensiva assunta dal broker di sostanziale adesione alle tesi difensive di As. S.p.A.. P.Q.M. Il Tribunale di Roma, definendo il giudizio, disattesa ogni altra istanza, così provvede: 1) condanna Th. Ma. Li. In. Co. al pagamento in favore di As. S.p.A. della somma di ,22, con interessi al tasso legale decorrenti dalla data di pubblicazione della presente sentenza e sino al saldo; 2) condanna Th. Ma. Li. In. Co. a rifondere ad As. S.p.A. le spese del presente giudizio, che liquida nella complessiva somma di ,00, di cui 200,00 per esborsi, 4.000,00 per diritti ed ,00 per onorari; 3) compensa integralmente le spese del giudizio fra As. S.p.A. ed Ao. Re. It. S.r.l..

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