Luca Limonta 1 L EVOLUZIONE DELLE CLASSI SOCIALI NEL TEMPO

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1 Luca Limonta Nella lezione del 30 aprile abbiamo analizzato 4 punti: 1- L evoluzione delle classi sociali nel tempo 2- Le prime rilevazioni statistiche 3- I poveri, una classe particolare 4- L indice di Gini che misura la mobilità sociale 1 L EVOLUZIONE DELLE CLASSI SOCIALI NEL TEMPO Le classi sociali e i loro membri sono variati con il passare del tempo e con l avvenire di eventi storici rilevanti. Guardando la storia italiana notiamo che dall 800 ad oggi le classi sociali hanno subito variazioni ingenti: l esempio più lampante è dato dalla contrazione della classe agricola a favore di quella operaia. Se nell 800 la classe agricola era rappresentata dal 60% della popolazione, oggi essa si è molto ridimensionata. Questo calo è cominciato con l avvento della rivoluzione industriale e con l emigrazione dei lavoratori dalle campagne alle città, infatti si può constatare che se nella prima metà del 900 la classe operaia rappresentava più del 15% della popolazione italiana, nella seconda essa arriva al 25% con picchi che oggi raggiungono il 30% dei lavoratori. Le percentuali restanti sono da attribuire a quei lavoratori impiegati nel settore dei servizi, che nell 800 era quasi inesistente: solo gli impiegati (quindi non tutto il settore dei servizi) sono il 30% dei lavoratori italiani. Questa variazione di composizione delle classi sociali in Italia è avvenuto in ritardo rispetto a paesi quali Inghilterra, Olanda, Germania tutte nazioni che conobbero la rivoluzione industriale molto prima di noi. 2 LE PRIME RILEVAZIONI STATISTICHE Le prime rilevazioni statistiche sulle classi sociali e sulla distribuzione del reddito sono da attribuire a Gregory King, economista e statistico inglese, che nel 1688 fece ricerche a riguardo. Il lavoro di King ha interessato unicamente il territorio inglese ma è comunque molto utile perché permette di eseguire studi longitudinali sull evoluzione e la distribuzione dei redditi dalla fine del 600 ai giorni nostri; le variazioni deducibili dai suoi studi si sono riscontrate, in ritardo, in tutti gli altri paesi europei. Questo ritardo va notevolmente ad ampliarsi man mano che si scende di longitudine, questo sempre per via dell avvento della rivoluzione industriale, che, nata in Inghilterra, si è diffusa prima nei paesi dell Europa settentrionale per poi raggiungere i paesi più a sud tra i quali l Italia. L appartenenza ad una classe piuttosto che ad un altra è data dal REDDITO (introiti dovuti al lavoro o dagli investimenti, quindi il capitale in ingresso) e dal PATRIMONIO (ciò che si ha e si possiede, quindi beni mobili ed immobili). Gli studi sulle classi sociali sono basati più sul reddito percepito che sul patrimonio posseduto. 1

2 I dati sulle classi sociali e sui redditi in Italia vengono raccolti a partire dall unità (1861) ma subiscono un interruzione durante gli anni del fascismo, per poi riprendere forma nel secondo dopoguerra. Lo statistico italiano Corrado Gini ha introdotto un coefficiente (chiamato coefficiente di Gini) che è misura e quantificatore di una diseguaglianza: esso assume valori da 0 a 1, a valori bassi del coefficiente corrisponde una bassa diseguaglianza, al contrario a valori tendenti a 1 è associata un alta diseguaglianza. Il valore 1 si verifica solamente quando tutta la ricchezza di un paese è percepita da un unico soggetto e tutti gli altri hanno reddito nullo. [L immagine è la schematizzazione della situazione mondiale secondo l indice di Gini] Il grafico mostra l evoluzione del coefficiente di Gini dall unità d Italia ai giorni nostri, come già detto durante l epoca fascista i dati sono assenti. Si nota subito che dal 1861 la disuguaglianza è diminuita passando da 0,50 ad un minimo di 0,30 del 1981, anno in cui in Italia finisce il boom economico. Il tasso ha ripreso a salire dopo il 1991 raggiungendo nel 1999 il valore di 0,34. Oggi il coefficiente di Gini è intorno agli 0,30 punti. Le variazioni dell indice di Gini sono da ricondurre alle situazioni economiche e politiche dei vari territori analizzati, ad esempio negli usa a partire dagli anni 70 e in Inghilterra a partire dagli anni 80 l indice è aumentato, anche insieme a politiche di destra dei governi Thatcher e Reagan. Se si analizzassero i dati dei paesi europei nel 700 e 800 si noterebbe che il coefficiente di Gini ha subito cali drastici in concomitanza con grandi avvenimenti storici: rivoluzione francese, rivoluzione industriale 2

3 Il grafico rappresenta le variazioni dell indice di Gini nei paesi appartenenti all OCSE nel periodo L indice è aumentato, quindi è cresciuto il divario tra chi ha molto e chi ha poco, in quasi tutti i paesi membri, la crescita maggiore la si riscontra in Nuova Zelanda, Svezia e Finlandia. Stati come la Turchia e la Grecia sono riusciti a diminuire le differenze interne (ma per la Grecia i dati riferiti al 2008 oggi, dopo la crisi economica, risultano non aggiornati), mentre Francia, Ungheria e Belgio risultano pressoché stabili. E da notare però che questo grafico riguarda il periodo fino al 2008, se si potessero analizzare i dati degli ultimi 4/5 anni si noterebbero cambiamenti enormi! Questo perché dopo il 2008 sono avvenuti fatti storici di forte portata mondiale economica e sociale: come la crisi dei debiti sovrani in alcuni paesi dell Unione Europea, la crisi economica in Grecia. 3 I POVERI UNA CLASSE PARTICOLARE Come già detto, le classi sociali si misurano con il reddito, ma una parte della popolazione risulta non avere reddito poiché non partecipa al mercato del lavoro; dunque questi soggetti a quale classe sociale appartengono? I sociologi hanno deciso di creare una nuova classe dove posizionare i poveri. Questi soggetti non hanno forme di reddito stabili e certe, ma vivono facendo lavori denominati MC JOBS, per i quali è richiesta scarsa o nessuna qualificazione: cameriere, cassiere nei super market, barista, aiuto parrucchiere 3

4 Altri sopravvivono grazie a trasferimenti monetari quali la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione; il precariato è un fenomeno largamente diffuso in Italia e raggiunge i suoi picchi nel terziario, ad esempio nel settore della Pubblica Istruzione: dal grafico qui a fianco evidenzia come negli ultimi 10 anni il numero delle scuole sia rimasto sostanzialmente invariato nonostante l incremento degli studenti, ma il dato più sconcertante è il drastico calo dei docenti assunti a tempo indeterminato. Altri soggetti che appartengono a questa classe sono le ragazze madri e i delinquenti. I senza reddito vivono in uno stato permanente di semipovertà o povertà assoluta. Sulla nascita e lo sviluppo di questa, che da alcuni sociologi non è neanche considerata una classe sociale, e che altri chiamano la sottoclasse ci sono 2 teorie: 1-teoria CULTURALISTA: i soggetti quali ragazze madri, precari e delinquenti sono creati dal sistema di welfare, poiché vivono unicamente grazie ai sussidi, sono creati e riprodotti da un sistema di protezione sociale che non li incentiva a cercare nuove soluzioni per la propria autonomia professionale e di reddito; 2-teoria STRUTTURALISTA: la povertà è la conseguenza di un economia debole, con bassi tassi di crescita, bassi tassi di occupazione e pochi posti di lavoro in cui sia richiesta una bassa qualifica; questo assetto economico non da la possibilità a lavoratori con un basso livello di istruzione o qualifiche professionali di trovare un impiego. 4 LA MOBILITA SOCIALE E l insieme delle possibilità di individuo di salire o scendere la scala della stratificazione sociale, è quindi un indicatore di giustizia sociale. Si ha situazione di mobilità massima quando è molto facile passare da una classe ad un altra. Se il cambio di classe avviene nella stessa generazione si definisce INTRAGENERAZIONALE, se invece accade solo con la generazione successiva prende il nome di INTERGENERAZIONALE. La mobilità intragenerazionale si può verificare quando un soggetto nel corso della vita cambia classe sociale (es. passa da un lavoro che lo qualifica come appartenente a una classe a uno che lo qualifica come appartenente a un altra classe). Invece, la mobilità intergenerazionale si ha passando dalla classe sociale 4

5 della famiglia in cui si è nati, quella dei genitori, a quella a cui conduce il conseguimento di titoli di studio o un matrimonio. È importante ricordare che così come si può passare da una classe inferiore a una superiore (mobilità ascendente) è anche possibile passare da una classe sociale agiata ad una meno prestigiosa (mobilità discendete). Si può cambiare di classe sia come singoli sia collettivamente, l esempio più evidente lo abbiamo con la rivoluzione francese, dove l intera classe borghese si è elevata al di sopra della classe nobiliare. La mobilità può essere analizzata in due modi: - mobilità ASSOLUTA: ovvero il numero di persone che si muovono in passaggio da uno strato sociale all altro. - mobilità RELATIVA: ovvero la probabilità di mobilità per un soggetto appartenente a una classe, in confronto con le probabilità di mobilità di un soggetto appartenente a un altra classe sociale. Per fare un esempio, la mobilità relativa misura se per un figlio di borghesi è altrettanto facile diventare contadino che per un figlio di contadini diventare borghese. Se l indice è uniforme possiamo dire che la mobilità è fluida. L equità del sistema sociale è data dalla mobilità relativa. Il grafico qui di seguito riporta la dinamica di mobilità di classe in Italia nel Si osserva che tra i ceti popolari e la classi operaia solo il 13,7% ha avuto l opportunità di passare ad una condizione sociale superiore mentre il 44,4% ha peggiorato la propria condizone, subendo un impoverimento. Man mano che si sale nella scala sociale notiamo che è sempre più facile peggiorare la propria situazione e sempre più facile migliorarla. E più semplice per un borghese salire di condizione sociale piuttosto che per un appartenente al ceto medio. sociale quanto più si parte in alto. Questi dati esemplificano la difficile situazione Italiana nella quale è tanto più semplice salire la scala A livello europeo è interessante analizzare la variazione del tasso di mobilità sociale dei nati nella prima metà del 20 secolo. 5

6 Notiamo come nei paesi in cui c è stata una industrializzazione anticipata, quali Inghilterra e Scozia, la curva subisca una flessione; in paesi invece come Germania e Svezia in cui l industrializzazione è avvenuta successivamente, la mobilità sociale è in lieve crescita; per finire, i paesi che hanno conosciuto l industrializzazione solo dopo la seconda guerra mondiale, come Polonia e Irlanda hanno una mobilità assoluta in crescita. Questi dati sono compatibili con una teoria per cui la mobilità intergenerazionale è in espansione non in tutte le fasi di crescita dell economia (le fasi espansive, quelle in cui non c è crisi), ma soltanto nelle fasi di prima industrializzazione del paese (come l Inghilterra alla fine del 700, l Italia negli anni 50 del 900). Da questi dati risulta, quindi, confutata la teoria dell industrialismo liberale che sostiene che il tasso di mobilità sociale continua ad aumentare in parallelo con lo sviluppo economico delle società. 6

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