Criteri distribuzionali per l analisi 1. Categorie e funzioni 4.

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1 Criteri distribuzionali per l analisi 1. La classificazione categoriale delle parole in base a criteri distribuzionali si stabilisce sull osservazione delle possibilità combinatorie degli elementi che compongono una frase. Consideriamo una parola come medico. 1a) Luigi è uno dei medici di questo ospedale. 1b) Mi ha visitato il medico più bravo dell ospedale. 1c) Non ho incontrato un medico in tutta la corsia! vs 2a) Vieni qui che ti medico la ferita. 2b) Devo andare allo studio medico per fare dei controlli. Una parola non appartiene sempre e necessariamente a una determinata categoria 2. Il contesto determina la categoria - L analisi distribuzionale riveste un ruolo fondamentale per definire l appartenenza categoriale delle parole. Basandoci su criteri distribuzionali diremo che: - Il nome è quella categoria sintattica che può essere preceduta da articoli e dimostrativi, nonché da possessivi, e può essere seguita da aggettivi e frasi relative. 3a) Il mio amico più caro abita a Firenze. 3b) *Il mio amare / simpatico / per / molto più caro abita a Firenze. 4a) Il ragazzo che sta parlando si chiama Luigi. 4b) *Il amare / simpatico / per / molto che sta parlando si chiama Luigi. - Il verbo è circondato dagli elementi nominali richiesti dalla selezione argomentale. Nel caso si volesse modificare l azione verbale, si farà ricorso a un elemento avverbiale. 5a) Quel ragazzo ha dato un libro a Maria. 5b) *Quel ragazzo regalo / caro / per / volentieri un libro a Maria. 3 6a) Luigi va spesso all estero per lavoro. 6b) *Luigi va caro / treno / per all estero per lavoro. La frase (6b) mostra che aggettivi, nomi e preposizioni non possono modificare in alcun modo l azione espressa dal verbo. - Da un punto di vista formale e distribuzionale, la definizione dell avverbio è semplicemente quella di un elemento morfologicamente invariabile che modifica verbi o aggettivi. 7a) Mi sono molto divertito. 7b) *Mi sono per/ grande/ divertito. - L aggettivo, la sua collocazione è accanto agli elementi nominali che modifica. Gli aggettivi possono essere, a loro volta, modificati da alcuni elementi avverbiali. 1 Parte estratta da Puglielli & Frascarelli, 2004 (P&F, 2004). 2 In uno studio comparato e interlinguistico, un approccio vantaggioso all analisi della parola proviene da considerazioni di tipo distribuzionale, semantico e morfologico, per cui ogni parola è di fatto una radice di significato, non appartenente a priori a nessuna categoria lessicale. Solo successivamente, la presenza di morfemi grammaticali determina un significato specifico per ogni radice e l appartenenza della parola derivata a categorie quali nome, verbo, ecc. 3 In una lingua SVO come l'italiano solo il verbo può essere posto tra il soggetto e l'oggetto diretto (5a-b). 1 8a) Luigi è davvero un ragazzo simpatico. 8b) *Luigi è davvero un ragazzo simpaticamente / volentieri / in. 9a) Luigi è davvero un ragazzo molto simpatico. 9b) *Luigi è davvero un ragazzo in / amico simpatico. - Le preposizioni, sono elementi che accompagnano tipicamente i costituenti nominali. 10a) Questo regalo è per mio fratello. 10b) Sono andata a Berlino. 10c) Questo libro è di Luigi. Nelle lingue riscontriamo in genere un numero limitato di elementi che vengono inclusi a pieno titolo all interno di questa categoria. Italiano: di, a, da, in, con, su per, tra, fra. Ma ricordiamo che a seconda della loro distribuzione anche queste possono non essere preposizioni. Inoltre, esistono diverse parole dallo status categoriale meno nitidamente definito: meno, fino, dentro, dopo. L analisi distribuzionale si dimostra particolarmente utile e vantaggiosa, mostrando l effettiva primarietà dei criteri formali nella definizione delle categorie. 11a) Questo sistema mi soddisfa meno; è meno efficiente del precedente. 11b) Erano tutti qui meno il tuo amico. 11c) Ho impiegato meno tempo di quanto pensassi. 11d) Questo è il meno che io possa fare. 11(a-d): meno si trova in 4 diversi contesti che ci dicono a quale categoria appartiene quella particolare occorrenza di meno. - In 11a) meno modifica un verbo ed è quindi??? - In 11b), meno è seguito da un costituente nominale ed è quindi??? - In 11c) meno accompagna e qualifica un nome e queste proprietà formali ci dicono, dunque, che in questo contesto è???. - In 11d) la parola meno è preceduta da un determinante e da una frase relativa. Non vi è dubbio, quindi, che in questo caso la sua categoria di appartenenza è quella del???. L analisi distribuzionale quindi mostra che una stessa parola può appartenere a diverse categorie a seconda delle sue possibilità combinatorie. Categorie e funzioni 4. Per definire la categoria cui appartiene una parola è necessario riconoscere i segnali morfosintattici e distribuzionali che consentono di distinguere e classificare in modo chiaro, e quanto più possibile univoco, le varie categorie. 12a) Questo andare e venire non mi piace. - Andare e venire a quale categoria appartengono? 12b) Verrò dopo a casa tua. - Dopo? 4 Parte estratta da P&F,

2 12c) Un antico cancello sbarra l entrata.- Sbarra? La distribuzione e le proprietà morfosintattiche sono fondamentali anche per definire la funzione che svolgono i vari elementi all interno della frase. Ogni elemento presente nella frase, oltre ad appartenere a una data categoria, riveste un ruolo specifico dal punto di vista sintattico. Funzioni Sintattiche (o ruoli sintattici) 5 La funzione sintattica di una categoria dipende dalla collocazione strutturale del sintagma che la contiene. Sapremmo fornire una definizione univoca di soggetto e predicato? Soggetto. Esempio: Soggetto. 13a) Mario mangia la mela. 13b) Luigi mette il libro sul tavolo. 14a) La porta si apre. 14b) Il libro sta sul tavolo. 14c) Gianni è stato picchiato. 15a) A Luigi capita spesso di sbagliarsi. 15b) Lo vuoi un caffè? Considerati gli esempi 13-15: qual è la definizione di soggetto? Il soggetto è colui che compie l'azione? Il soggetto è colui di cui si parla? L adozione di criteri semantici e/o pragmatici non consentono una definizione univoca della funzione di soggetto. Se, invece, osserviamo le caratteristiche morfosintattiche di tutte le frasi esaminate, potremo notare che il soggetto, in una lingua flessiva come l italiano, si caratterizza per una proprietà specifica, vale a dire, è l elemento nominale che determina l accordo con il verbo. In una lingua priva di flessione, invece, il soggetto sarà sempre definito in maniera univoca dalla sua posizione rispetto al verbo. In lingue come l inglese (in cui la flessione è estremamente ridotta), infatti, il soggetto è il costituente nominale che precede il verbo: 16a) You dance very well. Tu balli molto bene. 16b) *Dance you very well. I criteri morfosintattici forniscono, dunque, delle diagnostiche chiare ed esplicite per identificare 5 In buona parte estratta da P&F, categorie e funzioni in modo corretto e immediato. Predicato. La nozione di predicato 6 è tradizionalmente associata alla categoria lessicale del verbo, ma il verbo non è l'unica categoria associabile alla realizzazione della predicazione (Puglielli & Frascarelli, 2008 (da qui P&F, 2008)). Esempio: Predicato. 17) Mario è simpatico 18) Luca è farmacista In 17) il sintagma aggettivale (AP) ha la funzione di predicato (è ciò che si predica del soggetto) e similmente in 18) il sintagma nominale (NP) è il predicato. Oggetto. Esempio: Oggetto. 19) Mario ama Lucia 20) Lucia ama Mario In 19) il sintagma nominale (NP) Lucia ha la funzione di oggetto mentre il NP Mario ha la funzione di soggetto. Al contrario in 20) il NP Lucia è il soggetto e il NP Mario è l'oggetto. Modificatore. I modificatori rappresentano funzioni di secondo livello, in quanto tali costituenti sono inseriti dal Lessico come complementi o aggiunti di altri sintagmi (che svolgono funzioni di primo livello), al fine di aggiungere informazioni in merito alla testa del sintagma che li ospita. Essendo funzioni primarie quelle di soggetto e di predicato, i modificatori si distinguono necessariamente tra modificatori nominali (tipicamente determinanti, aggettivi e frasi relative) e verbali (avverbi e espressioni avverbiali ) (P&F, 2008: 51). Esempio: Modificatore. 21) Lucia è una ragazza simpatica 22) Mario accarezza dolcemente Lucia Gerarchia delle Funzioni Sintattiche (NP): S > OD > OI LA STRUTTURA ARGOMENTALE DEL VERBO 7 Funzioni Argomentali (o ruoli argomentali) 6 La nozione sintattica di predicato corrisponde a ciò che a livello semantico si definisce predicazione. 7 Parte estratta da P&F,

3 Il concetto di valenza Il verbo ha bisogno di essere accompagnato da un certo numero di elementi perché la frase sia ben formata e il suo significato completo. Possiamo quindi dire che ogni verbo ha una valenza e il numero di elementi che completano la valenza del verbo sono detti i suoi argomenti (o elementi nucleari). La valenza di un verbo è determinata dal suo significato: in base alle sue caratteristiche semantiche, il verbo seleziona (o anche sottocategorizza) una serie di costituenti che sono, pertanto, obbligatori. Ovviamente, nella frase sono ammessi anche altri elementi, non richiesti come necessari dal verbo. Questi vengono detti circostanziali (o, anche, elementi extranucleari). Potremmo dire che, mentre gli argomenti sono gli elementi direttamente coinvolti nel processo descritto dal verbo, i circostanziali aggiungono informazioni accessorie in merito al contesto e alle modalità del suo svolgimento. 22a) *guarda. 23a) *ha dato. In 22a) e in 23a) il verbo, se privo dei suoi argomenti (e fuori da un contesto comunicativo), dà luogo a frasi incomplete (e, dunque, agrammaticali). Al contrario, la frase può dirsi completa solo quando il verbo è accompagnato dai suoi argomenti: 22b) Maria guarda il panorama. 23b) Maria ha dato un bacio a Luigi. Il verbo rappresenta dunque il nucleo di una frase e, in quanto tale, seleziona gli elementi che lo devono affiancare. Gli elementi che compongono la struttura argomentale sono quindi in numero ristretto e ben definito dalle proprietà del verbo. I circostanziali, invece, possono essere presenti in numero potenzialmente illimitato e la loro assenza non pregiudica la comprensione generale dell evento in corso: 24a) Luisa è andata a Berlino. 24b) Ieri Luisa è andata a Berlino. 24c) Ieri Luisa è andata a Berlino con l aereo. 24d) Ieri Luisa è andata con piacere a Berlino con l aereo 24e) ecc. Il verbo non è l'unica categoria lessicale ad avere una valenza; in realtà è la predicazione che assegna agli argomenti che l'accompagnano un ruolo tematico, pertanto anche il nome e l'aggettivo assegnano ruoli tematici: 25a) Desidero una giornata di sole 25b) Sono desiderosa di una giornata di sole 25c) Il mio desiderio di una giornata di sole.. Si può notare che la valenza è legata alla radice lessicale e non alla categoria: Griglia Tematica: Desider- : <Esperiente Paziente> verbo desiderare : <Esperiente Paziente> aggettivo desideroso : <Esperiente Paziente> nome desiderio : <(Esperiente) (Paziente)> 5 Nel caso dei verbi gli argomenti che ricevono i ruoli tematici devono essere presenti nella frase, mentre nella griglia tematica dei nomi i ruoli tematici che essi assegnano sono indicati tra parentesi tonde per indicare che i ruoli tematici non devono essere necessariamente assegnati a un sintagma presente nella frase (Cecchetto, 2002). Anche alcune preposizioni assegnano ruolo tematico: 26a) Barbara è andata a Roma 26b) Marco è appena tornato da Palermo 26c) Il bambino è sotto il tavolo 26d) Gli occhiali sono sopra il comodino Griglia Tematica delle preposizioni in 26a-d): 26a) A : <Locativo> 26b) Da: <Locativo> 26c) Sotto: <Locativo> 26d) Sopra: <Locativo> Ruoli tematici 8 vs. ruoli sintattici 9. Gli argomenti sono selezionati in base al significato del verbo e ognuno di essi riveste un ruolo preciso all interno dell evento descritto. Il verbo ha quindi una struttura argomentale e gli argomenti da esso selezionati (o sottocategorizzati ) hanno uno specifico ruolo tematico. I principali ruoli tematici sono:! AGENTE: l autore di un azione;! PAZIENTE: colui/ciò che riceve o subisce l azione;! TEMA: argomento coinvolto nell azione.! BENEFICIARIO: colui/ciò verso cui è rivolta l azione;! ESPERIENTE: colui che sperimenta un determinato stato (psicologico, ma anche fisico);! STRUMENTALE: il mezzo di cui ci si serve per realizzare l evento;! LOCATIVO: il luogo in cui si svolge l azione o anche da cui o verso cui è diretta; E fondamentale distinguere e tenere separati il ruolo semantico dalla funzione sintattica. Il ruolo tematico è un concetto di natura semantica e riguarda la selezione degli argomenti operata dal verbo in base al suo significato. Al contrario, il ruolo sintattico concerne la funzione grammaticale che ogni elemento ricopre all interno della frase. Non esiste un rapporto di necessaria biunivocità tra un dato ruolo tematico e un dato ruolo sintattico, anche se ci sono, come ovvio, degli abbinamenti preferenziali. Il ruolo tematico di AGENTE, ad esempio, è più frequentemente associato al ruolo sintattico di soggetto. Proprio per questo si usa definire il soggetto come colui che compie l azione. Le frasi seguenti mostrano chiaramente, però, che non sempre è così: 27) Luca mi ha parlato. 28) Luca deve essere operato. 8 Anche detti ruoli-! o ruoli argomentali. 9 Parti estratte da P&F,

4 29) Luca ha fame. 30) Luca ha ricevuto molti regali per Natale. 31) Questo coltello taglia bene. 32) Il giardino pullula di fiori. Il soggetto (sintattico) è un AGENTE (semantico) solo in 27) Luca, infatti, è: un PAZIENTE in 28), un ESPERIENTE in 29) un BENEFICIARIO in 30) pur ricoprendo la funzione sintattica di soggetto in tutte le frasi indicate. Il coltello è un soggetto STRUMENTALE in 31) Il giardino in 32) è un soggetto LOCATIVO. E fondamentale, dunque, non confondere questi due piani di analisi e considerare sempre in modo separato la funzione semantica e il ruolo sintattico degli elementi della frase. La selezione argomentale di un verbo è sempre la stessa in tutte le lingue, in quanto dipende dal significato del verbo, mentre può essere diversa la realizzazione degli argomenti nei vari ruoli sintattici. Consideriamo la realizzazione di un verbo come piacere in italiano e in inglese. Questo verbo richiederà come obbligatori un ESPERIENTE (colui che prova questo tipo di sensazione) e un PAZIENTE (l oggetto del piacere) in entrambe le lingue. Tuttavia, l inglese promuoverà a soggetto l ESPERIENTE, mentre in italiano il ruolo di soggetto sarà assegnato al PAZIENTE (come evidente dall accordo verbale): 33a) I (ESPERIENTE-soggetto) like music (PAZIENTE-oggetto diretto) 33b) Mi (ESPERIENTE-oggetto indiretto) piace la musica (PAZIENTE-soggetto) Griglia Tematica: Piacere: <esperiente, paziente> Criterio Tematico: - A ogni argomento deve essere assegnato uno e un solo ruolo tematico - Ogni ruolo tematico deve essere assegnato a uno e un solo argomento Ruoli Argomentali e Macroruoli 10 Macroruoli: I macroruoli si configurano come insiemi di ruoli argomentali (P&F, 2008). ATTORE: può essere <iniziatore> dell'azione, <causatore> di un'azione svolta da un altro partecipante all'evento o <esperiente> di un evento sensoriale o psicologico. Il macroruolo ATTORE comprende i seguenti ruoli argomentali: <agente> [+animato] [+umano] primo partecipante di azioni dinamiche e formalmente transitive 10 Le parti relative ai macroruoli sono tratte da P&F, (mangiare, uccidere, guardare, ecc.) <esperiente> primo o unico partecipante (in genere [+umano] di verbi psicologici (amare, tremare, ecc.) <causatore> referente [+animato] che causa un'azione Esempio: Mario ha fatto uscire il cane <causa efficiente> [-animato] (argomento inanimato parallelo al causatore) Esempio: L'uragano ha causato molte vittime <strumentale> [-animato] oggetto utilizzato per compiere un'azione Esempio: La chiave apre la porta Il macroruolo ATTORE è indipendente dal tratto di animatezza. PAZIENTE: Macroruolo omonimo del ruolo argomentale di Paziente. Per Paziente si intende il secondo partecipante di una struttura transitiva. Si tratta di un partecipante che viene modificato da o subisce le conseguenze di un'azione di tipo dinamico. Anche questo macroruolo è indipendente dal tratto di animatezza, per cui può essere [+/-animato] e [+/-umano]. Esempi: Rita ha visitato Mara Marco ha visitato molti musei TEMA: macroruolo omonimo del ruolo argomentale di Tema indipendente dal tratto di animatezza. La differenza tra il macroruolo PAZIENTE e il macroruolo TEMA è che il PAZIENTE rappresenta sempre il secondo partecipante di un evento dinamico in cui il primo partecipante è un ATTORE, invece il macroruolo di TEMA indica il primo partecipante - di un evento stativo Esempio: Massimiliano vive a Roma - oppure di un evento dinamico in cui tale partecipante subisce un cambiamento di stato, di luogo, o di posizione Esempi: La nave affonda Marco è arrivato alle 15 La penna è caduta a terra Il TEMA dal punto di vista semantico rappresenta una categoria intermedia tra l'attore e il PAZIENTE: come l'attore è il primo partecipante di un'azione (dunque esclude la presenza di un ATTORE nella stessa frase) ma come il PAZIENTE la subisce. Negli eventi stativi il TEMA esprime anche il <possessum> 8

5 Esempio: Questo libro mi appartiene Escludendo la presenza di un ATTORE nei predicati biargomentali, il tema si interfaccia con partecipanti semanticamente minori rispetto all'evento, quindi con: LOCATIVO, DURATA, QUANTITA'. FINE: questo macroruolo comprende i ruoli argomentali che rappresentano tipicamente il terzo partecipante di un predicato a tre argomenti (dare, regalare, dire, affidare, ecc.): si tratta di partecipanti [+animato] o il luogo [-animato] verso cui è diretta un'azione, vale a dire i ruoli argomentali di: <beneficiario> <ricevente> <direzionale> Esempi: Ho regalato un libro a Mara Ho inviato una cartolina a Silvio Ho inviato una lettera a Palermo LOCATIVO: questo macroruolo comprende tutti gli argomenti che esprimono il <luogo> in cui, verso cui, da cui o attraverso cui si muove il primo partecipante dell'evento (cioè il TEMA che subisce un cambiamento di luogo). In questo macroruolo includiamo anche il <possessore>, inteso come una rappresentazione astratta del luogo per cui un possessore di X è considerato la collocazione di X (cioè il luogo presso cui si trova un oggetto [+/-animato]). Esempi: Marco va a Palermo Mara è arrivata a Roma Il treno parte da Termini Rita possiede tanti gioielli Massimiliano ha molti amici DURATA: questo macroruolo fa riferimento a quegli argomenti che esprimono il <tempo> necessario a completare un evento (non deve essere confuso con le espressioni accessorie del tempo quali gli aggiunti come in Ho mangiato gelati e granite per giorni ). Questi costituenti sono necessari a completare la struttura argomentale del predicato (durare, andare avanti, ecc.) Esempio: Lo spettacolo andò avanti per ore QUANTITA': questo macroruolo esprime il <grado> o la <misura> di un evento (pesare, misurare, ma anche comportarsi)(p&f, 2008:63). Esempi: Silvio pesa 100 chili Il percorso misura 10 km Rita si comporta con garbo Gerarchia dei Macroruoli: ATTORE > PAZIENTE/TEMA > FINE/LOCATIVO/QUANTITA'/MISURA/COMITATIVO 9 La sottocategorizzazione verbale: la transitività e il caso dei verbi intransitivi 11. Il numero degli argomenti richiesti da un verbo varia in funzione del significato del verbo. Avremo quindi: a) Verbi a zero argomenti ( avalenti ), quali i verbi atmosferici 12. b) Verbi a un argomento ( monovalenti ), che richiedono solo la presenza del soggetto (ad es., nascere, ridere, piangere, camminare, dormire, sognare, ecc.). c) Verbi a due argomenti ( bivalenti ), che richiedono la presenza di un altro partecipante oltre al soggetto grammaticale (ad es., mangiare, bere, guardare, baciare, andare, telefonare, ecc.). d) Verbi a tre argomenti ( trivalenti ), che richiedono la presenza di altri due partecipanti oltre al soggetto grammaticale (ad es., dare, regalare, mettere, inviare, ecc.). E fondamentale tenere separato il concetto di valenza da quello di transitività. Valenza: concetto semantico che riguarda il numero degli argomenti selezionati dal verbo. Transitività: concetto sintattico, per cui si dicono transitivi tutti quei verbi a due argomenti in cui il secondo argomento è un oggetto diretto (verbi, dunque, come mangiare, bere, lavare, guardare, ascoltare, scrivere, leggere, studiare, ecc.). Un verbo bivalente, dunque, non è necessariamente transitivo e un verbo intransitivo non è sempre monovalente: 34a) Luigi dorme. (monovalente e intransitivo) 34b) Marco telefona agli amici. (bivalente e intransitivo) 34c) Maria bacia Luigi. (bivalente e transitivo) Verbi intransitivi e selezione dell ausiliare: i verbi inaccusativi 13. Si dicono intransitivi tutti quei verbi che non comprendono un oggetto diretto tra i loro argomenti. I verbi intransitivi possono selezionare entrambi gli ausiliari: alcuni verbi intransitivi selezionano l ausiliare avere: 35a) Maria ha telefonato a sua madre. 35b) Luigi ha creduto alle mie parole. mentre altri selezionano l ausiliare essere: 36a) Ieri sono andato a una mostra. 36b) Luisa si è pentita delle sue azioni. Come potersi decidere nella selezione dell ausiliare? 11 Parte estratta da P&F, Molti linguisti non concordano con l'esistenza di verbi avalenti ma eventualmente entreremo nel merito della questione più avanti. 13 Parzialmente estratta da P&F,

6 La categoria tradizionale di verbo intransitivo non è del tutto appropriata: è necessario distinguere e individuare all interno dei verbi intransitivi un sottogruppo di verbi, detti inaccusativi. Questo sottogruppo comprende: a) I verbi ergativi (il termine ergativo è usato per riferirsi a verbi come affondare, bruciare, cominciare, che possono essere sia transitivi che inaccusativi) 37) Il film è cominciato. b) I verbi inerentemente riflessivi (quali: accorgersi, arrabbiarsi, fidarsi, pentirsi). 38) Non mi sono affatto arrabbiato. c) I verbi di moto (andare, venire, arrivare). 39) Sono arrivato questa mattina alle 8. d) I verbi nella costruzione passiva. 40) Questi fogli sono stati rilegati insieme. e) I verbi con il si passivo. 41) Al mercato si sono venduti molti libri. I verbi inaccusativi selezionano sempre l ausiliare essere. Tutti gli altri verbi intransitivi, invece, selezionano l ausiliare avere e sono anche detti inergativi. La differenza tra i due tipi sta nel fatto che l argomento dei verbi inergativi è un agente, mentre l argomento dei verbi inaccusativi è un tema. ANALOGIE (Cecchetto, 2002): - INERGATIVI TRANSITIVI ATTIVI - INACCUSATIVI TRANSITIVI PASSIVI I verbi inaccusativi condividono con i verbi passivi la proprietà che il loro unico argomento è un tema (colui che prende parte all azione senza determinarla) o, in altri termini, deriva da un oggetto 14. Questa equivalenza risulta particolarmente intuitiva con i verbi ergativi (Svolacchia, 2004): 42a) I pirati hanno bruciato la nave. 42b) La nave è bruciata. 42c) La nave è stata bruciata 15 - In 42a) bruciare è un verbo causativo transitivo e la nave è il paziente dell'azione causata dai pirati. - In 42b) il verbo è inaccusativo e ha un unico argomento la nave, che non fa nessuna azione, piuttosto la subisce, esattamente come in 42c), la passiva corrispondente (Svolacchia, 2004). - Anche in 42c), infatti, il soggetto (la nave) non è l agente, ma il tema. Quindi la stessa relazione caratterizza la nave in 42b) e in 42c). 14 Sebbene venga poi a essere un soggetto. 15 Bruciare è un verbo ergativo (può essere sia transitivo che inaccusativo, come l ausiliare essere indica). 11 Conclusione: I verbi inaccusativi si comportano come i verbi passivi riguardo alla scelta dell ausiliare perché hanno in comune il fatto che il loro unico argomento è un tema e non un agente (Svolacchia, 2004). La selezione dell ausiliare essere è determinata da una proprietà specifica, condivisa dai verbi appartenenti alle quattro categorie sopra elencate (ergativi, inerentemente riflessivi, verbi di moto e passivi), vale a dire, in tutti questi verbi il soggetto sintattico non è mai un AGENTE. Pertanto possiamo dire che la selezione dell ausiliare non è frutto del caso, ma la conseguenza di una precisa proprietà semantica del Soggetto. La presenza dell ausiliare essere indica la mancanza di agentività del Soggetto sintattico rispetto all azione espressa dal verbo. Un test di inaccusatività: il clitico ne L analisi proposta, oltre a rendere conto della selezione dell ausiliare, consente una spiegazione immediata per alcuni altri fatti dell italiano, anche questi solo apparentemente idiosincratici: Considerate le frasi seguenti: 43a) Luigi ha mangiato molti dolci.! Luigi ne ha mangiati molti. 43b) Molti ragazzi hanno telefonato.! *Ne hanno telefonato molti. Queste frasi sembrano dimostrare che il clitico ne può sostituire un oggetto diretto ma non un soggetto. Tuttavia, questa conclusione viene immediatamente smentita da frasi come: 43c) Sono arrivati molti ragazzi.! Ne sono arrivati molti. E evidente dunque che il funzionamento del clitico ne non fa riferimento al ruolo sintattico degli elementi (oggetto vs. soggetto), bensì al loro ruolo semantico: il clitico ne può sostituire un costituente che abbia un ruolo tematico di PAZIENTE/TEMA. Per questa ragione può sostituire l oggetto di un verbo transitivo (come mangiare) o il soggetto di un verbo inaccusativo (come arrivare), ma non può sostituire il Soggetto di un verbo intransitivo (inergativo) come telefonare, perché in questo caso il soggetto sintattico è un AGENTE semantico. Questa diagnostica può essere applicata ad ogni tipo di verbo inaccusativo: 43d) Sono affondate molte navi.! Ne sono affondate molte. (ergativo) 43e) Sono partiti molti turisti.! Ne sono partiti molti. (moto) 43f) Si sono stancati molti atleti.! Se ne sono stancati molti. (inerentemente riflessivo) 43g) Sono state lavate molte macchine.! Ne sono state lavate molte. (passivo) 43h) Si sono venduti molti libri.! Se ne sono venduti molti. (impersonale) La nozione di soggetto Il ruolo sintattico di Soggetto può essere ricoperto da elementi che hanno diversi ruoli semantici (determinati dalla selezione argomentale del verbo). Consideriamo gli esempi seguenti: 44a) Luigi ha aperto la porta con la chiave. 44b) La porta si apre. 44c) La chiave ha aperto la porta. Soggetto: in a) ha ruolo argomentale di? in b) ha ruolo argomentale di? 12

7 in c) ha ruolo argomentale di? Non esiste dunque un rapporto di necessaria biunivocità tra un dato ruolo semantico e un dato ruolo sintattico (anche se ci sono, come ovvio, delle correlazioni preferenziali). Gerarchia delle Funzioni Sintattiche: S > OD > OI Gerarchia dei Macroruoli: ATTORE > PAZIENTE/TEMA > FINE/LOCATIVO/QUANTITA'/MISURA/COMITATIVO La gerarchia delle funzioni sintattiche indica che la funzione di soggetto è la prima a dover essere realizzata, l'od è la seconda e poi ci sono tutte le altre. - Verbo monovalente TEMA: che funzione sintattica avrà? - Verbo bivalente transitivo di cui uno ATTORE e l'altro PAZIENTE: che funzioni sintattiche avranno? ATTORE: PAZIENTE: - Verbo trivalente transitivo ATTORE PAZIENTE - FINE: che funzioni sintattiche avranno? ATTORE: PAZIENTE: FINE: riceve un Caso specifico, detto ergativo, mentre il soggetto di un verbo inaccusativo riceve un altra marca di Caso (detto assolutivo ), che è la stessa che spetta agli oggetti dei verbi transitivi. Questo sistema di casi è dunque regolato dal ruolo semantico associato al soggetto. Possiamo dunque concludere che, nelle lingue assolutivo-ergative, il Caso ergativo contraddistingue il solo soggetto-agente mentre, il PAZIENTE riceve sempre Caso assolutivo 16. BIBLIOGRAFIA Cecchetto C. (2002), Introduzione alla Sintassi. La teoria dei principi e dei parametri, I Manuali LED (Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto), Milano. Donati, Caterina (2008), La sintassi. Regole e strutture, Il Mulino, Bologna. Puglielli A., Frascarelli M. (2004), Tipologia Linguistica: riflessione sulle lingue e loro comparazione, Università degli Studi Roma Tre, Roma. (P&F, 2004). Puglielli A., Frascarelli M. (2008), L Analisi Linguistica: dai dati alla teoria, Caissa Italia, Cesena/ Roma. (P&F, 2008). Salvi G., Vanelli L. (2008), Nuova Grammatica Italiana, Il Mulino, Bologna. Svolacchia M. (2004), Appunti di Sintassi dell Italiano. Dai parametri ai fenomeni.università degli Studi Roma Tre, Roma. NB: Alcune parti del presente handout sono interamente tratte da P&F, 2004 e da P&F, Verbo bivalente intransitivo di cui uno ATTORE e l'altro PAZIENTE: che funzioni sintattiche avranno? ATTORE: PAZIENTE: In considerazione delle gerarchie viste sopra (funzioni sintattiche e ruoli argomentali), se un verbo è monovalente l'unico macroruolo selezionato svolgerà la funzione di S. Se un verbo è bivalente di cui uno ATTORE, allora sarà questo il S, in quanto prima funzione nella gerarchia delle funzioni sintattiche (...ecc.) Adottando criteri puramente morfosintattici, al contrario, il soggetto può essere definito univocamente come il costituente che determina l accordo con il verbo. Oltre a ciò, nella maggior parte delle lingue occidentali più note, il soggetto ottiene la marca di Caso NOMINATIVO: 45a) io/*me mangio una mela. 45b) io/*me corro. Ci sono lingue in cui i criteri semantici e sintattici interagiscono nella marcatura del soggetto. E il caso delle lingue ergative (come l'àvaro, lingua altaica), in cui il soggetto di un verbo transitivo Lingue ergative (oltre all àvaro) sono il basco, il dyirbal, l eschimese e molte lingue austronesiane. 14

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