SAPERE ABBANDONO DI RIFIUTI

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1 IL CASO: La Polizia Locale rinviene su di un area privata in stato di degrado, che risulta parzialmente delimitata, rifiuti di vario genere (pezzi di auto, pneumatici, elettrodomestici e rifiuti urbani vari). COSA SAPERE ABBANDONO DI RIFIUTI In tema di abbandono di rifiuti, la giurisprudenza amministrativa, già con riferimento alla misura reintegratoria prevista e disciplinata dall'art. 14 del D.lgs. n. 22/1997 (c.d. "Decreto Ronchi"), statuì che il proprietario dell'area fosse tenuto a provvedere allo smaltimento solo a condizione che ne fosse dimostrata almeno la corresponsabilità con gli autori dell'illecito abbandono di rifiuti, per aver posto in essere un comportamento, omissivo o commissivo, a titolo doloso o colposo (v., tra le molte, Cons. St., sez. V, , n. 136), escludendo conseguentemente che la norma configurasse un'ipotesi legale di responsabilità oggettiva (vieppiù, per fatto altrui); La giurisprudenza amministrativa e penale, in diverse occasioni, aveva precisato che l'ordinanza sindacale poteva essere legittimamente emessa nei confronti del proprietario dell'area o al titolare di diritto reale o personale di godimento, solo nel caso in cui fosse al medesimo imputabile, a titolo di dolo o colpa, una corresponsabilità, anche omissiva, con l'autore dell'illecito abbandono dei rifiuti. L'articolo 192, comma 3, del Dlgs n. 152/2006 nel ribadito quanto già sancito dall'art. 14, comma 3, del Dlgs 22/1997, ha altresì stabilito che l'imputabilità dell'abbandono a titolo di dolo o colpa del proprietario dell'area deve risultare in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Pertanto, qualora non risulti identificato il responsabile dell'abbandono dei rifiuti e non sia configurabile una responsabilità omissiva colposa in capo al proprietario o al detentore dell'area, spetta al Comune provvedere, d'ufficio, al ripristino dello stato originario dei luoghi, sopportandone le relative spese. LE NORME Dlgs n. 152/2006, Articolo 192 (Divieto di abbandono) 1. L'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. 2. È altresì vietata l'immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee. 3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate. 4. Qualora la responsabilità del fatto illecito sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica ai sensi e per gli effetti del comma 3, sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che siano subentrati nei diritti della persona stessa, secondo le previsioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.

2 Dlgs n. 152/2006, Articolo 255 (Abbandono di rifiuti) 1. Fatto salvo quanto disposto dall'articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, 226, comma 2, e 231, commi 1 e 2, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centocinque euro a seicentoventi euro. Se l'abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da venticinque euro a centocinquantacinque euro. 2. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice che viola le disposizioni di cui all'articolo 231, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta a euro millecinquecentocinquanta. 3. Chiunque non ottempera all'ordinanza del Sindaco, di cui all'articolo 192, comma 3, o non adempie all'obbligo di cui all'articolo 187, comma 3, è punito con la pena dell'arresto fino ad un anno. Nella sentenza di condanna o nella sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del Codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione di quanto disposto nella ordinanza di cui all'articolo 192, comma 3, ovvero all'adempimento dell'obbligo di cui all'articolo 187, comma 3. COSA FARE Nell individuazione dei soggetti a cui è ascrivibile la violazione dell abbandono, se, infatti, risulta agevole verificare la responsabilità di colui il quale procede materialmente all abbandono, non altrettanto agevole è accertare la posizione del proprietario o possessore, a qualunque titolo, dell area (salvo, ovviamente, l ipotesi di flagranza o di concorso nella violazione, l autore materiale). La norma, in sostanza, pone esclusivamente a carico dei soggetti preposti al controllo l onere della prova ed il contraddittorio con i soggetti interessati. In altri termini, la posizione del proprietario o possessore dell area va esaminata caso per caso ed in modo approfondito, cercando, quindi, di accertare se lo stesso ha, in qualche modo, volontariamente autorizzato l abbandono di tali rifiuti, oppure possa riscontrarsi a suo carico qualche forma di imprudenza, imperizia o negligenza, ricordando, però, che non è obbligatorio recintare il proprio terreno. In tal senso, l organo di polizia locale procedente, può assumere sommarie informazioni ex art. 13 L. 689/81 sia dal proprietario/possessore dell area in modo da verificare, puntualmente, se ha denunciato i fatti alla pubblica autorità; ovvero ha tollerato, in modo inerte, che terzi abbandonassero rifiuti sul proprio terreno; assumere sommarie informazioni da persone che abitano nella zona, acquisire documenti, mappe, fotografie, in guisa tale da potere dimostrare la responsabilità almeno a titolo di colpa, a carico del soggetto proprietario/possessore. LA GIURISPRUDENZA Consiglio Stato, sez. V, 04 marzo 2008, n. 807 L'art. 192 del d.lg. n. 152 del 2006, in caso di abbandono e deposito di rifiuti, attribuisce l'obbligo del recupero smaltimento e ripristino dello stato dei luoghi all'autore dell'abuso, in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento dell'area ai quali tale violazione sia imputabile al titolo di dolo o di colpa. Va riconosciuto il dolo o la colpa del responsabile dell'abuso, elemento che non può rinvenirsi nella mera conoscenza di un fatto in cui altri siano i responsabili (nella specie, la norma non permette, quindi, l'interpretazione estensiva proposta dal comune secondo cui tali obblighi sarebbero addebitabili al vecchio proprietario dell'area non autore dell'abuso). T.A.R. CAMPANIA - Napoli, Sezione 5, 6 aprile 2009, n L'art. 192 d.lgs. n. 152/06, (attualmente vigente e che ha riprodotto le disposizioni previste nell'art. 14 d.lgs. n. 22/97) dispone che chiunque viola il divieto di abbandono e deposito incontrollato "è

3 tenuto a procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo". In particolare dalla norma in esame risulta che la responsabilità del proprietario o del titolare di diritti reali o personali di godimento presuppone l'addebitabilità ad essi, a titolo di dolo o colpa, della violazione posta in essere dal responsabile. Nel provvedimento impugnato non sono nemmeno dedotti, in concreto, profili di responsabilità a titolo di dolo o colpa, in capo al ricorrente, necessari per l'imposizione dell'obbligo di rimozione dei rifiuti fermo restando che, a tal fine, non è sufficiente una generica "culpa in vigilando" (C.d.S. Sezione V, 8 marzo 2005, n. 935). T.A.R. Emilia Romagna Bologna, sez. II, 22 gennaio 2008, n. 78 Come già l'art. 9 d.p.r. 10 settembre 1982 n. 915, e l'art. 14 d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22, pure l'art. 192 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152, dispone che l'obbligo di procedere alla rimozione dei rifiuti può gravare, in solido con il responsabile, anche a carico del proprietario o titolare di diritti reali o personali di godimento solo se tale violazione sia anche al medesimo imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, da coloro che risultino preposti al controllo, mentre di regola ogni provvedimento sanzionatorio, anche in materia di rifiuti, va risolto nei confronti del diretto responsabile dell'abbandono degli stessi, richiedendosi un coinvolgimento doloso o colposo del proprietario per poter configurare una sua responsabilità solidale con quella di chi abbia effettivamente abbandonato i rifiuti, esulando dalla possibilità giuridica o di fatto del proprietario ogni controllo sull'operato del conduttore (con il quale, nella specie, lo stesso era in lite per il rilascio dell'immobile): donde l'impossibilità, da parte sua, di prevenire l'abbandono dei rifiuti in parola. LA SENTENZA Consiglio Stato, sez. V, 04 marzo 2008, n. 807 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Quinta Sezione ha pronunciato la seguente DECISIONE Sul ricorso in appello n. 4787/2007 del 07/06/2007, proposto dalle sig.re R. V. E R. M. rappresentate e difese dagli avv.ti FRANCESCO LONGO e FRANCO GAETANO SCOCA con domicilio eletto in Roma, VIA G. PAISIELLO, 55 presso l'avv. FRANCO GAETANO SCOCA contro il COMUNE DI PORCIA rappresentato e difeso dall'avv. FRANCO GIAMPIETRO con domicilio eletto in Roma, VIA FRANCO SACCHETTI, 114 presso l'avv. FRANCO GIAMPIETRO i sigg.ri C. F. E T. R. non costituitisi; per la riforma della sentenza del TAR FRIULI VENEZIA GIULIA - TRIESTE n. 261/2007, resa tra le parti, concernente ORDINE DI RIMOZIONE E AVVIO DEL RECUPERO O SMALTIMENTO RIFIUTI ABBANDONATI; Visto l'atto di appello con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del COMUNE DI PORCIA; Viste le memorie difensive; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 26 Ottobre 2007, relatore il Consigliere Adolfo Metro;

4 Udito, altresì, l'avvocato Longo, come da verbale d'udienza; Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue: Il comune di Porcia riceveva, da parte dei proprietari di alcuni terreni, una segnalazione sul rinvenimento, nel sottosuolo, di rifiuti per circa 80 mc. A seguito di accertamenti risultava che del loro abbandono doveva ritenersi responsabile, in un periodo risalente agli anni '60/'70, il sig. R. Bruno, deceduto, i cui diretti aventi causa, R. M. e V., qui appellanti, avevano ceduto, nel 2005, i terreni agli attuali proprietari. Con provvedimento n. 3/06 il comune, poiché le ricorrenti si erano dichiarate a conoscenza, sin da bambine, di tali fatti, ha ritenuto l'art. 192 del D.Lgs. n. 152/06 applicabile in via estensiva anche nei confronti di coloro che con comportamento omissivo, di controllo o di denuncia all'autorità, avessero concorso al permanere della presenza di rifiuti ed ha ingiunto loro la rimozione, il recupero e lo smaltimento degli stessi. Il Tar ha respinto il ricorso proposto avverso tale provvedimento avendo ritenuto che, le ricorrenti, avendo omesso di effettuare i dovuti controlli e non avendo comunicato all'autorità la situazione di danno ambientale di cui erano a conoscenza, si sarebbero rese responsabili a titolo si colpa. Con l'appello in esame si sostiene il vizio di travisamento dei fatti in quanto non sarebbe ravvisabile, nel caso di specie, la presenza dell'elemento soggettivo del dolo o della colpa, mancando il nesso di causalità tra la condotta delle appellanti e l'evento dannoso, dato che tale nesso eziologico non potrebbe collegarsi alla mera conoscenza di una situazione di fatto. Il comune, costituitosi in giudizio, ha sostenuto l'infondatezza dei motivi di appello. L'appello deve ritenersi fondato. L'art. 192 del D.L.gs. n. 152/06, in caso di abbandono e deposito di rifiuti, attribuisce l'obbligo del recupero smaltimento e ripristino dello stato dei luoghi all'autore dell'abuso, in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento dell'area ai quali tale violazione sia imputabile al titolo di dolo o di colpa. La norma risulta quindi puntuale nel prescrivere il dolo o la colpa del responsabile dell'abuso, elemento che non può rinvenirsi nella mera conoscenza di un fatto in cui altri siano i responsabili. La norma non permette, quindi, l'interpretazione estensiva proposta dal comune secondo cui tali obblighi sarebbero addebitabili al vecchio proprietario dell'area non autore dell'abuso. La stessa determinazione, successivamente emanata dalla Provincia in data 2/7/07, individua il soggetto responsabile dell'inquinamento ai sensi dell'art. 244 e segg. del D.L.gs. n. 152/06. Del resto, nessun nesso eziologico, e quindi di responsabilità a titolo di dolo di colpa può porsi a carico delle appellanti ai fini di cui all'articolo 192 cit., non potendo tale collegamento farsi coincidere con il fatto che le appellanti abbiano conosciuto e passivamente tollerato, nel tempo, il protrarsi della situazione lamentata, potendo tale fatto, semmai, costituire il presupposto per il risarcimento dei danni in altra sede. In relazione a quanto esposto, l'appello va accolto. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione quinta, definitivamente pronunciando sull'appello n. 4787/07, meglio specificato in epigrafe, lo accoglie e, per l'effetto, annulla la sentenza di primo grado e gli atti ivi impugnati; pone le spese del giudizio, per complessivi 3.000,00 (tremila/00), a carico della controparte costituita. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso, in Roma, nella Camera di consiglio del 26 ottobre 2007, alla presenza nei seguenti magistrati: Pres. Sergio Santoro Cons. Chiarenza Millemaggi Cogliani Cons. Claudio Marchitiello Cons. Adolfo Metro Est.

5 Cons. Giancarlo Giambartolomei DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 04 MAR

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