DOVE VADO? MI HANNO SCOPERTO UN TUMORE. Non

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1 MEDICAL TEAM MAGAZINE L immagine in copertina Incontro tra medicine è stata realizzata da Mauro Seria 3 Il personaggio Oscar Pistorius È riuscito a far parlare del mondo dei disabili in maniera nuova, sottolineando ciò che i disabili possono fare. 12 Malattie rare 7-24 Novembre 2007 si è svolta la settimana delle malattie genetiche pediatriche e delle disabilità congenite. 24 Cervello e ipnosi L ipnosi è un terreno di studio molto affascinante, complesso ma anche pieno di insidie e controverso. 36 Agopuntura addominale Alcuni scienziati hanno pubblicato gli eclatanti risultati di ricerche secondo cui ognuno di noi, già alla nascita, ha 2 cervelli. PUBBLICIZZA LA TUA AZIENDA SU M.T.M. TROVEREMO IL MODO DI FAR CRESCERE LA TUA ATTIVITÀ PER LA TUA PUBBLICITÁ Fax IL PERSONAGGIO 3 Oscar Pistorius di N. Alborino MEDICINA GENERALE 5 La terapia Odontoiatrica del paziente pediatrico non collaborante:metodologie d approccio psicologico di L. Montella 10 L alitosi : un problema sociale o il sintomo di una patologia di T. Campanile 11 Metti in Banca un tesoro per tuo figlio: le cellule staminali del suo cordone ombelicale di G. Carbone 12 Malattie rare e disabilità congenite complesse di D. Concolino 14 Il CyberKnife: l evoluzione della radiochirurgia di F. Vinci ODONTOIATRIA 7 Cisti dei mascellari di E. Iusi 9 Cisti follicolare Caso clinico di E. Raimondo RICERCA SCIENTIFICA 15 News ISS a cura di N. Alborino 16 News dal Cnr a cura di N. Alborino 17 News ricerca scientifica a cura di R. Raimondo 18 Letti per voi a cura di F. De Carlo 19 News disabilità a cura di M. Caroti DIBATTITO 20 Le neoplasie cerebrali di R. A. Madaio 22 Oltre i confini della conoscenza di C. Carloni 24 Cervello e ipnosi di C. Casilli 26 La persona: unità bio-psico-spirituale Gli stati del sé dell anima di Don Primo Martinuzzi RIFLESSIONI 27 Riflessioni di un anestesista di C. Felici L ANGOLO 28 La cannabis: droga o farmaco? di G. Pellettieri 29 La legge finanziaria per il 2008 di A. Di Majo LETTERE 30 Parola ai pazienti SOCIALE 32 Progetto Orchidea: centro di cure odontoiatriche per disabili gravi di C. Gnesutta edim. Di Pietro 34 Sport, Solidarietà Vita Associazione sportiva disabili La Rondine di N. Alborino 35 L Ospedale Nuovo Regina Margherita di L. Bastianetto e di F. Faber M.N.C. 36 Agopuntura addominale: l incontro di due cervelli di S. Bardaro 38 Autismo e nutrizione di M. Mandatori 40 Cervello, mente e psiconeuroendocrinoimmunologia di G. Pagliaro 42 Nutrizione Ortomolecolare per una buona memoria e concentrazione di M. Bufalini 43 Olio Essenziale di cannella e Gel di Aloe vera di A. Graverini MOSTRE 44 Le vie dell arte di O. De Caro Le associazioni NON-PROFIT avranno sempre da M.T.M. la possibiità di ricevere un servizio gratuito per i loro annunci. Infine daremo ampio spazio al malato che volesse esprimere le sue impressioni sulla rivista, i suoi suggerimenti. ABBONAMENTI Abbonamento per 4 numeri di 10,00 : tramite versamento sul c/c postale intestato alla Medical Team s.r.l. Via Ippolito Nievo, Roma. Bonifico postale: ABI 7601-CAB Oppure Banca di Roma c/c n ABI CAB I dati inviati saranno trattati secondo l informativa legge 675/96 [tutela dei dati personali] Sommario 1 Editoriale 2 DOVE VADO? MI HANNO SCOPERTO UN TUMORE. Non so a chi affidarmi. Dottore mi aiuti lei. Mi auguro che questa domanda non ti capiti mai di dover fare, perché, in tal caso, il tumore peggiore che dovresti affrontare è la Neoplasia Sanitaria Locale. Si è proprio così. Allora sei nel panico, e ti rivolgi al tuo medico di famiglia, che procede per conoscenze. Quello più preparato e attento, che nella vita professionale si è dedicato ai rapporti interpersonali ed ha frequentato Congressi, può informarti di un buon Centro di riferimento. Altri ti inviano all Ospedale più vicino, per un primo studio del caso. Altri, più informatizzati, si collegano in internet per la ricerca di esperti a livello nazionale che sappiano aggredire meglio il tuo tumore. Già, aggredire meglio. Perché del resto non gli frega niente a nessuno. «Poverino, sai ha un tumore». Non interessa a nessuno che tu il giorno prima cenavi serenamente con la tua famiglia, accarezzavi il tuo micio, sognavi il futuro di tuo figlio, festeggiavi il compleanno di un amico, e che oggi, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno ti è cambiata la vita. Curare un animale e curare un uomo a questo punto diventa la stessa cosa. Il medico rispetto ad un veterinario non farebbe la differenza. L obiettivo è per entrambi debellare. Per un uomo dovrebbe essere diverso, curare il malato mentre si debella la malattia. Intanto occupiamoci della diagnosi, della escissione, della chemioterapia, per i sentimentalismi non abbiamo tempo ora. «Vediamo! C è un Centro che cura questo tipo di tumore a Milano». «Come funziona dottore per accedere ad una visita?» «Sà, considerata la gravità del suo problema, per non perdere tempo, le conviene fissare un appuntamento con il Primario privatamente a Villa Francesca. Dopo vedrà che le troverà sicuramente un posto letto». Cosa fai, non parti? Certo, sei costretto. «Dottore mi può procurare il telefono?» Inizia così il tuo calvario. Ti senti per la prima volta veramente solo, a confrontarti con un mondo che finora non ti è appartenuto. Il ciclo di chemioterapia cancellerà i tuoi ricordi, i pensieri più belli, trasformerà il tuo corpo, oscurerà il tuo sorriso, ma nessuno te lo dice, nessuno ti informa che qualcosa in te cambierà. Nessuno al tuo risveglio dall intervento ti terrà la mano, nessuno la sera al tuo capezzale ti leggerà un libro. L indomani, un altro giorno, forse l ultimo. Intanto gli ultimi risparmi sono spesi in viaggi e alberghi per i cari che ti vogliono assistere. Mi chiedo? Ma perché un paziente malato di cancro che vive nel sud deve «NEOPLASIA SANITARIA LOCALE» EUGENIO RAIMONDO andarsi a curare a Milano? Possibile che andiamo nello spazio e non riusciamo a costruire Centri specializzati nel meridione. Ciò evidentemente non interessa ai nostri amministratori locali, i quali, nel caso di bisogno di cure, si rivolgono alle Cliniche private e dai migliori clinici, e magari non pagano. Negli Ospedali del luogo mettono i medici raccomandati, che portano voti. Ogni volta che qualche Manager della sanità audace ha voluto creare consulenze specialistiche provenienti da Centri d avanguardia, per la formazione dei medici del luogo, vi è stata una reazione politica negativa perché la consulenza è spreco di denaro. Lasciamo che la povera gente allora vada all avventura? E poi cosa scopriamo: che con i soldi pubblici si costruiscono Cliniche private convenzionate con la Regione. E chi le costruisce? Amministratori pubblici, naturalmente, magari intestando la struttura a Società le cui azioni maggioritarie sono della moglie, che ha un cognome diverso. Piaga pietosa, le Cliniche private. Una buona parte di loro costruiscono fruttuosi DRG [sono i codici del risultato che si matura dalla combinazione tra la diagnosi principale di ammissione del paziente con la procedura terapeutica attuata] per farsi rimborsare le prestazioni con i nostri soldi, che paghiamo con le tasse. Milioni di euro se ne vanno per molti semplici atti terapeutici che possono essere eseguiti in ambulatorio. L estrazione di un dente del giudizio incluso oppure l asportazione di una cisti radicolare, per esempio, se eseguite con un buona combinazione che frutta un buon codice DRG, producono un rimborso regionale anche di tremila euro. Il paziente naturalmente non paga nulla, ma si deve fare tre giorni di ricovero a nostre spese per una prestazione che la ASL può fare eseguire in un suo ambulatorio, assumendo un odontoiatra esperto con il compenso mensile pari al costo del rimborso di una sola prestazione eseguita in clinica, cioè A cura della Medical Team s.r.l. Partita I.V.A Sede legale: Largo Mattia Preti, Paola [Cosenza] tel Sede romana: Via Ippolito Nievo, Roma tel Fax Sito internet: DIRETTORE RESPONSABILE Dott. Eugenio Raimondo [ ] Giornalista pubblicista iscritto all Ordine Regionale del Lazio, tessera nª EDITORE Medical team s.r.l. COORDINATORE REDAZIONALE Colette COMITATO SCIENTIFICO Daniela Concolino, Maria Immacolata Macioti, Enrico Pugliese COMITATO SCIENTIFICO MEDICINE NON CONVENZIONALI Dott. Salvatore Bardaro, Nino Marrazzita, Giovanni Pellettieri, TECNOLOGIE E PRODUZIONE Luca Raimondo COLLABORATORI Nicoletta Alborino, Salvatore Bardaro, Monica Caroti, Daniela Concolino, Francesca DeCarlo, Olimpia De Caro, Antonio Di Majo, Primo Martinuzzi, Giovanni Pellettieri AUTORI DEGLI ARTICOLI DI QUESTO NUMERO Laura Bastianetto, Mirella Bufalini, Giancarlo Carbone, Tiziana Campanile, Caterina Carloni, Costantino Casilli, Francesco Di Majo, Mario Di Pietro, Cesare Felici, Carlo Gnesutta, Antonio Graverini, Ernesto Iusi, Raffaele Angelo Madaio, Marcello Mandatori, Gioacchino Pagliaro, Fabio Vinci. PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE Marisa Puglisi ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA Marisa Puglisi WEB MASTER Domenico Vetere STAMPA Atena s.r.l. Via di Val Tellina, Roma Autorizzazione del Tribunale di Roma nº 215/2002 del 9/5/2002 Iscrizione Reg. Naz. della Stampa-R.O.C. Questo periodico è associato all Unione Stampa Periodica Italiana tremila euro, effettuandone trenta in un mese.i reparti di chirurgia degli Ospedali pubblici sono vuoti e le appendicectomie e colecistectomie si eseguono in clinica perché, per dire dei pazienti, l accoglienza è diversa, il vitto è migliore, l ambiente è più pulito. Tu, mio caro amico, sei tornato a casa. Hai superato il primo grande scoglio. Ora devi fare una TAC di controllo, vai in Ospedale a prenotarla. I tempi di attesa sono lunghi. Il tuo calvario non è finito. La TAC si è rotta non ci sono tecnici disponibili. «Ma come, è l ultimo modello, quello da mille funzioni, ne hanno parlato i giornali, è stato il vanto del Direttore Generale. È costata tantissimo. Sì ma le tante funzioni nessuno ce le ha spiegate e ora purtroppo si è rotta». C è una Clinica che ti aspetta, sono altre 500 euro

2 di NICOLETTA ALBORINO OSCAR PISTORIUS Il campione paraolimpico sudafricano Oscar Pistorius: non ha le gambe ma ha un cervello di prima qualità, due protesi fatte apposta per correre veloce e una volontà ammirevole LE TAPPE DELLA VICENDA OTTOBRE 1987 Nato senza peroni, a 11 mesi gli vengono amputate entrambe le gambe sotto le ginocchia Studente della Pretoria High School, gioca a rugby, pallanuoto e tennis. GENNAIO 2004 Dopo essersi infortunato a un ginocchio giocando a rugby, si avvicina all' atletica. SETTEMBRE 2004 Alle Paralimpiadi di Atene Oscar Pistorius, ancora 17enne, conquista l'oro nei 200 e il bronzo nei 100. MARZO 2007 Ai campionati sudafricani è secondo con 46" LUGLIO 2007 Nonostante il parere negativo della IAAF, Pistorius è invitato e partecipa al Golden Gala di Roma. Nella gara «B» all'olimpico, corre i 400 in 46" LUGLIO 2007 Partecipa al British Grand Prix di Sheffield, questa volta contro molti big: chiude in 47"65, ma è squalificato per invasione di corsia NOVEMBRE 2007 A Colonia, si sottopone ai test della IAAf: eseguiti numerosi esami sull'effetto delle protesi, dalla redditività della sua corsa fino al calcolo del consumo d'ossigeno. Il personaggio Andrew Howe ha dichiarato: «Mi fa un certo effetto sentire parlare di vantaggi per chi non ha i polpacci... Credo si possa trovare un compromesso. Bisognerebbe consentirgli qualche volta, come a Roma, di confrontarsi con i normodotati in un meeting» NIENTE OLIMPIADI DI PECHINO per Oscar Pistorius. All'atleta sudafricano che corre con due protesi in fibra di carbonio al posto delle gambe amputate, non sarà consentito competere quest'anno ai Giochi. Un rapporto commissionato dalla Associazione internazionale delle federazioni di atletica [IAAF], condotto dal professor Peter Brueggemann, docente dell istituto di biomeccanica dell Università di Colonia, ha concluso che le protesi danno a Pistorius «chiari vantaggi meccanici», rispetto ai corridori normodotati con i quali avrebbe voluto competere dopo i successi paraolimpici. Esistendo un vantaggio, quindi secondo la regola 144/2 comma E, che non consente l'uso di mezzi meccanici che possano procurare un aiuto innaturale, Pistorius non potrà gareggiare nelle competi- zioni IAAF. Il corridore dimostrando di avere una volontà ammirevole, come nell arco di tutta la sua vita, ha saputo reagire anche dinnanzi a questa ulteriore beffa [senza gambe ma avvantaggiato]: «Non mi sono mai abbattuto. Soprattutto grazie alla vita insieme alla mia famiglia, ai miei genitori, a mio fratello e a mia sorella. Mia madre non c'è. È mancata quando ero ragazzo. Non mi ha mai guardato o parlato o trattato come un ragazzo senza gambe. Solo come un ragazzo. Un figlio come gli altri. Devo quello che sono a lei e a mio padre. Vivo ogni giorno come un uomo. Non come un uomo senza gambe. Non voglio sedermi. Voglio correre. In pista e nella vita. Partecipare alle Olimpiadi a Pechino significherebbe realizzare il mio grande sogno». Oscar Pistorius è riuscito a far parlare del mondo dei disabili in maniera nuova, sottolineando ciò che i disabili possono fare, senza incaponirsi su quello che non possono fare. «Più che altro posso aiutare anche gli altri atleti disabili, dare loro coraggio, spingerli a una maggiore professionalità. Se dò visibilità al nostro mondo è una cosa bella» 3

3 del DOTT. LUIGI MONTELLA Odontoiatra PEDIATRICO NON COLLABORANTE è il paziente che per la tenera età o per una particolare condizione patologica, non può rispondere opportunamente a richieste cliniche specifiche. La prima visita odontoiatrica, come ogni novità, genera nel bambino un forte stress psicologico. Ciò attiva meccanismi di pensiero astratti che possono causare la confusione della realtà con l immaginario. Si pensa che questi bambini siano particolarmente paurosi ma, in realtà, le reazioni spropositate a cui si assiste non sono mosse dalla paura, in quanto «la paura è una reazione istintiva verso un pericolo di cui si conosce bene la natura e l entità». In realtà il problema di questi bambini è l an- sia, intesa come uno «stato emotivo che insorge alla percezione d un pericolo di cui sia sconosciuta la sorgente». Se il paziente infatti non ha mai eseguito una visita come può aver paura? Entrambe queste situazioni appartengono ad un circuito comune. Se la prima visita odontoiatrica è percepita come esperienza di ansia, perché sgradevole, tutte le manovre professionali future svilupperanno un processo di paura. Per questi motivi ho pensato che fosse importante raccontare nella mia seduta di laurea in odontoiatria, l esperienza che ho vissuto in 5 anni di volontariato con la SIOH [SO- CIETÀ ITALIANA DI ODONTOSTOMATOLOGIA PER HANDICAPPATI]. Presso l ospedale di Cetraro è attivo un ser- LA TERAPIA ODONTOIATRICA DEL PAZIENTE PEDIATRICO NON COLLABORANTE: METODOLOGIE D APPROCCIO PSICOLOGICO Rinforzo vizio d odontoiatria speciale dove giungono alla nostra osservazione, da tutto il territorio nazionale, bambini con ritardo mentale provocato da vari tipi di malattie, anche rare, che quindi presentano un livello di collaborazione molto limitato. Impedire l insorgenza di un trauma durante la prima visita può voler dire ottenere nel tempo un crescente livello di collaborazione ed, in molti casi, evitare che il bambino raggiunga la sala operatoria in stati di patologia orale avanzata in cui la terapia estrattiva risulta l unica soluzione possibile. Ho eseguito uno studio clinico su 30 pazienti affetti da varie malattie disabilitanti e con differenti livelli di ritardo mentale per valu- Tesi di laurea 5 Tesi di laurea 6 MEDICAL TEAM MAGAZINE Spiegare Mostrare Eseguire tare se, con l uso di approcci psicologici personalizzati si può ottenere una diminuzione dello stress psicologico, dell ansia, «rendendo l esperienza della prima visita dell odontoiatra un gioco ed un momento di crescita». Ho selezionato 15 soggetti con un grado maggiore di collaborazione educandoli ad un programma d educazione all igiene orale. I obiettivo del mio lavoro è la valutazione, con periodiche registrazioni degli indici di placca e di sanguinamento, se le tecniche comportamentali abbiano un ruolo migliorativo anche riguardo la compliance del paziente. La scelta della tecnica comportamentale adeguata è stata fatta sulla base di dati oggettivi in cui veniva considerato il temperamento del bambino. Infatti, mentre per alcuni è stato opportuno un approccio diretto, basato anche sul contatto fisico, per altri è stato necessario un approccio più moderato. Tra le varie metodiche adottate la tecnica del RINFORZO [foto1] merita particolare attenzione perché è quella grazie alla quale avviene il primo fondamentale approccio con il bambino. Ho iniziato prima con rinforzi verbali e solo successivamente sono passato a quelli fisici. Qualsiasi bimbo è suscettibile ad un complimento, non tutti sono pronti subito a ricevere una carezza. La tecnica DIRE - MOSTRARE - ESEGUIRE [foto2-3-4] è stata quasi sempre una scelta vincente, in particolar modo, con i pazienti Down, in quanto permette al bambino una scoperta graduale dell esperienza che dovrà affrontare. Questa tecnica è suddivisibile in fasi. Nella prima si spiega cosa verrà fatto, nella seconda si mostrano gli strumenti che verranno utilizzati, stimolando il paziente al contatto con lo strumento in questione in modo da dimostrare l inesistenza d una fondatezza per l ansia, e infine si procede con l esecu- zione d una visita che, quasi sempre soddisfa tanto il paziente quanto il genitore. Il rapporto con i genitori poi, è fondamentale. Spesso un trauma vissuto dai genitori può influire negativamente sul rapporto che si può instaurare con i figli. Si sentono frasi del tipo «Stai buono altrimenti ti porto dal dentista». La presenza dei clown in sala d aspetto diventa inoltre fondamentale per ridurre lo stato di ansia di entrambi. Il dialogo con i genitori diventa dunque parte integrante della nostra terapia. Al genitore viene data la possibilità d assistere a tutte le manovre cliniche da noi eseguite a patto che assuma un atteggiamento del tutto passivo senza mai interferire nel rapporto tra noi ed il paziente. Un'altra tecnica molto utile è quella del modello che permette a pazienti meno collaboranti d assistere alla visita di altri più tranquilli. Può essere un mezzo per far diminuire l ansia, dare un modello ai pazienti più irrequieti, può servire per dimostrare l inesistenza d un pericolo, solo percepito. Con i pazienti autistici è stato molto difficile riuscire ad ottenere un livello accettabile di collaborazione, le linee guida che però sono scaturite dallo studio clinico possono comunque esser prese in considerazione per l approccio con un paziente affetto da questa condizione patologica. Non si deve mai cercare di forzare la visita, è fondamentale cercare un contatto con il bambino affetto da autismo da subito, ma è importante non esser troppo invadenti, dovrà esser lui ad accettarci e mai noi ad entrare nel suo mondo. Carezze prima sul corpo e solo successivamente sul viso possono comunicare la volontà di non fare del male. Il silenzio è importante per non agitare il bambino e l uso di tecniche di controllo della voce probabilmente sono gli unici mezzi con i quali sperare di riuscire a intraprendere un rapporto con questo tipo di pazienti I RISULTATI DELLO STUDIO I risultati dello studio clinico hanno dimostrato come su 22 dei 30 pazienti sia stato possibile eseguire visite odontoiatriche accurate e complete lasciando il paziente sorridente e quasi impaziente di ritornare. In altri termini è stato possibilie eseguire visite a-traumatiche. Riguardo il secondo studio clinico, sui 15 più collaboranti dei suddetti 30, per la valutazione a distanza della compliance, si è evidenziato un miglioramento progressivo del livello d igiene orale, a partire da periodiche registrazioni degli indici di placca e sanguinamento. Si può anche aggiungere che, l uso di tecniche comportamentali, permette di insegnare a questi ragazzi, manovre di igiene domiciliare grazie alle quali poter auspicare ad una odontoiatria preventiva, in cui, la sala operatoria diventa solo il luogo dove eseguire manovre cliniche indaginose e durature come una ricostruzione o una devitalizzazione e non l entrata in un tunnel interminabile di dolore e sofferenza in cui la chirurgia rappresenta l unica alternativa possibile. Le conclusioni enumerabili sarebbero troppe. Tra queste meritano interesse la possibilità di insegnare al paziente ad occuparsi della propria igiene orale, accrescendone la autostima, con tutte le ripercussioni positive che ciò comporta sulla vita sociale del ragazzo. In ultimo, la possibilità di fare una buona prevenzione primaria e secondaria, che sono indispensabili per il mantenimento delle prestazioni eseguite ci permette di abbattere i costi di una sala operatoria che considera la presenza di personale altamente specializzato anche a volte per la esecuzione di una semplice carie.

4 Odontoiatria MEDICAL TEAM MAGAZINE Odontoiatria del DOTT. ERNESTO IUSI e del DOTT. EUGENIO RAIMONDO LA CISTI È UNA CAVITÀ PATOLOGICA NEOFORMATA costituita da una parete epiteliale secernente responsabile del liquido raccolto all interno. Il liquido cistico crea una pressione interna maggiore rispetto all ambiente circostante e ciò determina il riassorbimento osseo che favorisce l accrescimento lento e progressivo della cisti stessa. Le cisti che si sviluppano nella compagine ossea dei mascellari [superiore ed inferiore] vengono classificate in base ai tessuti di origine in: CISTI DEI MASCELLARI CISTI ODONTOGENE: originano dal germe dentario nelle varie fasi dello sviluppo o dai tessuti del dente completamente formato. CISTI NON ODONTOGENE:non originano dal germe dentario PSEUDOCISTI: non hanno il rivestimento epiteliale interno. Quelle che tratteremo in questo articolo sono quelle odontogene senza dubbio quelle più frequenti. Un ulteriore classificazione delle cisti odontogene si basa sulla natura della loro formazione e le suddivide in: CISTI DA SVILUPPO: originano da processi degenerativi o malformativi dei tessuti che compongono il germe dentario CISTI INFIAMMATORIE: la causa che ne determina la formazione è di origina infiammatoria CISTI DEI MASCELLARI Panoramica di un paziente affetto da cisti mandibolare CISTI DA SVILUPPO CISTIGENGIVALE DELL INFANTE: in genere non va oltre i tre mesi di età e si mostra come un nodulo bianco o giallo sulla mucosa orale. CHERATOCISTI: ha un aspetto radiografico multiloculare e si sviluppa preferenzialmente nell angolo della mandibola CISTI FOLLICOLARE: è caratterizzata da una raccolta di liquido tra il sacco follicolare e la corona del dente incluso. Il sacco follicolare è il rivestimento che avvolge la corona del dente quando ancora questo non è spuntato nel cavo orale. L aspetto radiologico è caratterizzato da un area radiotrasparente che avvolge la corona del dente incluso. CISTI DA ERUZIONE: si forma sulla gengiva in corrispondenza del dente in fase di eruzione e appare di colore bluastro. CISTI PERIODONTALE LATERALE: rara, si sviluppa sulla superficie laterale della radice di un dente vitale. CISTI GENGIVALE DELL ADULTO: si sviluppa a livello della papilla iterdentale generalmente dei premolari CISTI ODONTOGENA GHIANDOLARE: rara, caratterizzata dalla presenza di cellule mucipare. CISTI INFIAMMATORIE CISTI RADICOLARE È la più comune. Origina da un elemento dentale non vitale. Il tessuto necrotico della camera pulpare costituisce l habitat ideale per la proliferazione batterica. Questo determina lo sviluppo di un granuloma a livello periapicale che in una successiva fase di maturazione determina lo sviluppo di una lesione cistica. CISTI PARADENTALE Si sviluppa da un processo infiammatorio del legamento parodontale. La maggior parte delle cisti odontogene appare da un punto di vista radiografico come una lesione radiotrasparente, dai contorni netti. L accrescimento è lento e generalmente asintomatico. Si può avere in alcuni casi un accrescimento tale da raggiungere le corticali dei mascellari con rischi di fratture mandibolari. La diagnosi certa di che tipo di cisti si tratti si ha solo con l esame istologico. IL TRATTAMENTO PREVEDE DUE DIVERSI APPROCCI CHIRURGICI: 1.CISTOTOMIA: trattamento conservativo che prevede l apertura della cisti che viene svuotata del suo contenuto liquido che è quello che determina il progressivo riassorbimento osseo con crescita della cisti. La cisti si riduce progressivamente in tempi piuttosto lunghi. 2.CISTECTOMIA: prevede l enucleazione completa della parete cistica che una volta richiusa si riempe di coagulo che successivamente subisce una metaplasia ossea con riempimento della cavità. Cisti odontogene Vedi classificazione sotto Cisti non odontogene 1. Cisti del dotto naso-palatino 2. Cisti globulomascellare 3. Cisti naso-labiale 4. Cisti della linea mediana Pseudocisti 1. Cisti solitaria dell osso 2. Cisti aneurismatica dell osso 3. Cavità ossea di Stafne Particolare della panoramica Non esistono linee guida comportamentali per il paziente, essendo assolutamente asintomatiche e diagnosticate in modo casuale attraverso accertamenti radiografici eseguiti per altri motivi CISTI ODONTOGENE Cisti da sviluppo 1. Cisti gengivale dell'infante [perle di Epstein] 2. Cheratocisti odontogenica [c. primordiale ] 3. Cisti dentigena [follicolare ] 4. Cisti da eruzione 5. Cisti periodontale laterale 6. Cisti gengivale dell'adulto 7. Cisti odontogena ghiandolare [c.sialo-odont] Cisti infiammatorie 1. Cisti radicolare [apicali, laterali, residue] 2. Cisti paradentale 7 8

5 del DOTT. EUGENIO RAIMONDO ÈGIUNTO ALLA NOSTRA OSSERVAZIONE un soggetto di 50 anni circa, di sesso maschile. Riferisce la presenza di cisti mandibolare rilevata casualmente dopo aver eseguito una ortopantomografia. Tale patologia è asintomatica. Dalla radiografia si evidenzia una area radiotrasparente, uniloculare, omogenea, a margini netti della emimandibola destra che ingloba la porzione coronale del terzo molare incluso. La sua porzione radicolare è normoconformata e inclusa nella compagine ossea. Le lesioni che possono creare queste caratteristiche sono più frequentemente la cheratocisti uniloculare, l ameloblastoma unicistico, la cisti follicolare. TECNICA CHIRURGICA Compito principale del chirurgo orale è individuare i rapporti anatomici della cisti e del dente incluso corrispondente con le strutture circostanti. Il mezzo diagnostico più attendibile è la LA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DELLE FASI DELL INTERVENTO DI CISTECTOMIA Odontoiatria CISTI FOLLICOLARE CASO CLINICO Polo Odontostomatologico Medical Team S.r.l. Roma 06/ TAC che ci consente di conoscere i rapporti con il canale del nervo alveolare inferiore che ad un primo esame [Rx ortopantomografia] sembra essere molto stretto. La TAC è indispensabile per procedere con la via di accesso chirurgico più idonea. Dal punto di vista medico-legale è importante anche informare il paziente dei rischi e procedere quindi con la compilazione del consenso informato. L intervento effettuato è la cistectomia che consiste nella asportazione completa della cisti e del dente sottostante. Si esegue anestesia locale per infiltrazione con mepivacaina con vasocostrittore [adrenalina]. Si preferisce non effettuare anestesia tronculare per avere la possibilità di controllare un eventuale accidentale trauma al nervo che inevitabilmente porterebbe una sensazione dolorosa al paziente. Con il bisturi si esegue un lembo muco-periosteo trapezoidale esteso di 5 millimetri in più distalmente e mesialmente la lesione. Con una fresa chirurgica a rosetta con irrigazione di soluzione fisiologica si eseguono tanti fori sulla corticale dell osso a formare un trapezio più piccolo del lembo effettuato. Successivamente si ricongiungono i fori e si asporta la breccia di corticale tracciata [osteotomia di accesso]. Individuata la cisti, con uno scollatore piccolo tipo Freer si inizia a separarla dalla parete ossea e pinzettata ad una estremità si mantiene in tensione verso l esterno cercando di non romperla e di asportarla possibilmente intera, con tutta la sua parete, per evitare future recidive [clivaggio della cisti]. Successivamente si monta una fresa chirurgica su turbina e si procede alla separazione delle radici del dente incluso secondo le informazioni rilevate dalla TAC, con mano attenta ma sicura. Si asportano così i frammenti del dente incluso e si pulisce la cavità con soluzione fisiologica CASO CLINICO asportando eventuali residui della cisti controllando le pareti con un cucchiaio alveolare [revisione della cavità]. La cavità residua viene riempita da materiali che facilitano la guarigione ossea quali colla di fibrina [tissucol] misto con idrossilapatite e piccoli innesti di osso. Si riposiziona al di sopra il frammento di osso che era stato rimosso per creare una breccia. Naturalmente bisogna aver cura di pulire la parete interna dove era adesa la parete cistica. Successivamente si sutura con punti H della Ethicon non riassorbibili. Si effettuano controlli periodici [per almeno un anno] che ci permettono di verificare la eventuale fistolizzazione della sede operata La TAC è indispensabile per procedere con la via di accesso chirurgico più idonea Servizio di diagnostica per immagini: Ospedale Israelitico di Roma responsabile Dott. Basilio Lippi Foto 1: panoramica del paziente / Foto 2: particolare della panoramica / Foto 3: particolare della TC Dentalscan / Foto 4: apertura breccia ossea / Foto 5: apertura breccia ossea ed esposizione cisti / Foto 6: apertura breccia ossea ed esposizione dente / Foto 7: cavità residua dopo rimozione cisti e dente / Foto 8: cisti rimossa e completamente enucleata / Foto 9: denti rimossi dopo odontotomia 9 10 MEDICAL TEAM MAGAZINE di D.SSA TIZIANA CAMPANILE Igienista dentale L ALITOSI UN PROBLEMA SOCIALE O IL SINTOMO DI UNA PATOLOGIA? ÈUN PROBLEMA CHE AFFLIGGEVA i nostri antenati e ancora oggi tormenta un italiano su due, creando non pochi problemi relazionali e, in alcuni casi, genera vere e proprie psicosi: l alitosi, l emissione di aria maleodorante dalla bocca quando si respira e si parla. Le origini del cattivo odore dell alito possono essere molteplici e correlabili a diverse condizioni fisiologiche e patologiche, orali e non orali e pur non essendo una malattia, ma un sintomo, l alitosi non deve essere sottovalutata. Non va, però, confusa con l odore fastidioso causato momentaneamente dall assunzione di alcuni cibi, come l aglio e la cipolla, l alcol o alcuni farmaci o da abitudini voluttuarie, come il tabacco. In questi casi, infatti, non ci troviamo di fronte ad un problema di salute. Ciò vale anche per l alito pesante mattutino, di cui molta gente fa esperienza al risveglio. Infatti, la diminuzione del flusso salivare e l incremento, durante la notte, della decomposizione dei residui alimentari da parte dei batteri, contribuiscono a generare l alito pesante, che però scompare subito dopo la colazione o dopo le pratiche di igiene orale. L alitosi persistente, invece, rispecchia l aspetto di una qualche patologia. L aria emessa dal cavo orale, che costituisce il tratto iniziale dell apparato respiratorio e digerente, è quindi costituita dall atmosfera degli spazi orali, oro e naso faringeo, tracheale e polmonare, talvolta con contributo del contenuto aereo esofageo e gastrico in caso di beanza o incontinenza dello sfintere cardiale. Quindi, le possibili cause di alitosi sono tutte le condizioni e malattie orali, otorinolaringoiatriche, polmonari, gastroesofagee o sistemiche per cui vengono prodotti e immessi nell aria espirata i cosiddetti composti volatili solforati [o dello zolfo, indicati anche come VSC], quali il metilmercaptano [CH 3 SH], il solfuro di idrogeno [H 2 S], il dimetil solfuro [CH 3 SCH 3 ], l acido butirrico, la putrescina e la cadaverina, responsabili, appunto, del cattivo odore dell alito. Studi condotti su campioni di pazienti hanno evidenziato come, in circa il 90% dei casi, l alitosi abbia origine nel cavo orale dove le strutture responsabili possono essere la lingua [soprattutto se particolarmente fissurata o villosa], le tasche parodontali, le carie profonde, gli spazi interprossimali, le protesi, le tonsille e tutte le nicchie che permettono l accumulo di microrganismi produttori di zolfo. A determinarla è infatti, nella maggior parte dei casi, un eccessiva proliferazione di batteri anaerobi, ovvero microrganismi che possono vivere solo in assenza di ossigeno e la cui azione metabolica provoca la putrefazione delle sostanze organiche contenute nella saliva e nei residui alimentari con conseguente formazione di VSC. Dunque, in presenza di alitosi causata da problemi orali, il trattamento più efficace è un accurata igiene orale che preveda, dopo ogni pasto principale [3 volte al giorno], lo spazzolamento dei denti con appropriata tecnica di spazzolamento, dimostrata dall igienista dentale. Inoltre, risulta di estrema utilità al fine di ridurre il problema dell alitosi, la pulizia della lingua eseguita con il comune spazzolino o con strumenti appositamente ideati per lo scopo [ grattalingua ], spazzolando, delicatamente per evitare traumi alla mucosa e minimizzare il riflesso del vomito, una decina di volte da dietro in avanti. Importante è anche l uso del filo interdentale e, se necessario, il ricorso a sciacqui con specifici collutori. Ma, se l alitosi persiste, è indispensabile una visita specialistica per individuare e trattare eventuali carie, parodontiti [piorrea], restauri difettosi o per indagare sul rimanente 10% dei casi, in cui le cause vanno ricercate in problemi di origine gastrointestinale, epatica, delle alte vie respiratorie [sinusite acuta o cronica] o in disordini metabolici di tipo sistemico [come il diabete mellito] CAUSE ORALI scarsa igiene orale patina batterica linguale gengivite, parodontiti cavità cariose non trattate protesi non pulite restauri ed otturazioni incongrui residui di cibo xerostomia [secchezza della bocca] infezioni orali [candidosi] stomatiti ulcerative [afte] carcinoma orale CAUSE NON ORALI cibi alitogeni [aglio, cipolla ] fumo di tabacco bevande alcoliche farmaci malattie o.r.l. [faringite, sinusite] malattie gastroenteriche [sindromi da malassorbimento intestinale] epatopatie [insufficienza, cirrosi] nefropatie con uremia [insufficienza renale] trimetilaminuria alitofobia L alitosi può essere il sintomo di una patologia da non sottovalutare

6 di GIANCARLO CARBONE Dottore di ricerca in Citologia ed Embriologia Molecolare METTI IN BANCA UN TESORO PER TUO FIGLIO: LE CELLULE STAMINALI DEL SUO CORDONE OMBELICALE Queste cellule possono essere raccolte soltanto al momento della nascita te di provenienza midollare o da sangue periferico. Dal punto di vista terapeutico, le CSC possono curare pressoché le medesime malattie che, attualmente, vengono trattate tramite trapianto di midollo osseo [come ad esempio patologie oncoematologiche quali leucemie e linfomi]. Ed infatti, grazie alla capacità di differenziarsi anche in altre linee cellulari, sin dalla fine degli anni 90, si è potuto osservare come CSC, dopo adeguata stimolazione con citochine specifiche e fattori di crescita, si siano transdifferenziate in cellule del tessuto muscolare striato, in cellule gliali del tessuto nervoso, in cellule epatiche, in cellule del tessuto muscolare cardiaco, pancreatico e della cute. Le CSC vengono impiegate con SI È SVOLTO A RECENTEMENTE A ROMA, negli studi di Taxi Channel un incontro promosso da Future Health Italia, agenzia italiana Future Health Technologies, Banca Privata di sangue cordonale con sede a Nottingham, Inghilterra, sull importanza di diffondere la cultura della conservazione, sia pubblica che privata, delle cellule staminali da cordone ombelicale, un vero patrimonio biologico per le future generazioni. Oltre ai rappresentanti della Banca, era presente il Dott. Giancarlo Carbone, Immunoematologo del Dipartimento di Medicina Trasfusionale Roma Nord presso l Azienda Ospedaliera San Filippo Neri di Roma che ha spiegato le proprietà di queste cellule, le loro applicazioni e le loro potenzialità di cui presentiamo un estratto. «Le cellule staminali adulte sono cellule multipotenti che si trovano in diversi tessuti del corpo umano come, ad esempio, nel midollo osseo, dove sono presenti soprattutto precursori ematopoietici, e nel cordone ombelicale. In particolare, per quanto riguarda le cellule provenienti dal sangue del cordone ombelicale [CSC], studi scientifici hanno posto in evidenza come questo sia ricco di cellule staminali adulte multipotenti che, essendo cellule più giovani e presentando una maggiore concentrazione di CD 34 [una molecola di adesione che svolge un ruolo importantissimo nel corso del differenziamento cellulare], garantiscono una migliore plasticità, cioè una migliore capacità di differenziarsi in svariati tessuti, rispetto alle cellule staminali adulsuccesso da diverse equipes mediche per la rigenerazione di tessuti danneggiati quali, ad esempio, il cuore a seguito di infarto del miocardio, permettendo non solo un risparmio di risorse in termini di minor consumo di emocomponenti in fase intra e perioperatoria, ma garantendo anche una maggiore compliance post operatoria del paziente trattato. Oggi parlare di cellule staminali adulte, ed in particolare di quelle da cordone ombelicale, significa non solo poter considerare il loro impiego per la terapia delle patologie sopra descritte ma rappresenta anche una possibilità per un loro impiego futuro per la terapia di malattie degenerative quali l Alzheimer ed il Parkinson, di disordini metabolici ed autoimmuni, come il diabete, la sclerosi multipla e l'artrite reumatoide. Se da un lato i punti forza delle CSC consistono nella loro plasticità, nella loro alta concentrazione al momento della raccolta, nell assoluta compatibilità -nel caso delle autologhe- con il bambino e gran parte dei suoi familiari [rappresentando, quindi, una grande opportunità per le future applicazioni cliniche e chirurgiche], dall altro lato sussistono ancora delle criticità rappresentate dal fatto che queste cellule possono essere raccolte soltanto al momento della nascita, e che, ad oggi, non si conosce ancora quale sia il periodo massimo della loro conservazione [testato fino a venti anni] e che il bancaggio, ossia la conservazione delle CSC in Italia nelle strutture pubbliche, è ancora scarso in quanto soltanto dall 1% dei cordoni provenienti da circa parti annuali vengono raccolte le cellule staminali. È proprio per questo che la coesistenza di banche pubbliche e private deve essere considerata non come un sistema in concorrenza ma come un modello integrato efficiente ed efficace in cui le due banche devono integrarsi ed affiancarsi al fine di incrementare la raccolta, la conservazione e l impiego terapeutico delle cellule staminali da cordone. Infatti, conservando il sangue del cordone ombelicale del proprio bambino, in caso di bisogno, è possibile effettuare un trapianto di CSC senza incorrere in rischi di rigetto, evitando lunghi tempi di attesa nella ricerca di un donatore e/o di cellule già congelate compatibili anche se per alcuni disordini ematologici ed immunologici di origine genetica, allo stato attuale, l unica possibilità terapeutica rimane il trapianto allogenico» Cellule staminali 11 Malattia rara 12 MEDICAL TEAM MAGAZINE di DANIELA CONCOLINO Ricercatore della Cattedra di Pediatria Università Magna Graecia di Catanzaro. Referente del Centro Regionale Malattie Rare Pediatriche Regione Calabria SI PARLA MOLTO DI MALATTIE RARE, malattie che hanno una prevalenza nella popolazione generale inferiore ad 1 su persone e per le quali l enfasi, ad oggi, è stata posta principalmente sulla diagnosi e troppo poco sull assistenza. In realtà, molte di queste malattie comportano il coinvolgimento contestuale di diversi organi ed apparati causando una molteplicità di problemi medici con conseguente disabilità non solo fisica, ma anche cognitiva [per questo vengono identificate come malattie congenite complesse], che rende difficile l organizzazione di un modello assistenziale che ruoti attorno al bambino ed alla sua famiglia. Si tratta di bambini affetti da sindrome di Down ed altre anomalie cromosomiche, da acondroplasia e simili malattie scheletriche, da malattie metaboliche ereditarie, da malattie neuro-muscolari quali le distrofie muscolari o le atrofie muscolari spinali, da malattie neuro-cutanee quali neurofibromatosi e sclerosi tuberosa e da sindromi polimalformative con diagnosi geneticamente ben definita o ancora senza una etichetta diagnostica precisa. Sebbene singolarmente rare nel loro insieme la prevalenza nella popolazione Italiana è stimata intorno ad 1 bambino ogni 250, per un totale di circa bambini tra 0-16 anni. Per questi bambini purtroppo non esistono concrete possibilità di guarigione e lo sforzo dei loro genitori per accettare ed affrontare una simile realtà è enorme e reso ancora più difficile dalla mancanza di punti di riferimento. La SIMGePeD [Società Italiana Malattie Genetiche Pediatriche e Disabilità Congenite] è una nuova società scientifica, affiliata alla Società Italiana di Pediatria, che nasce dall esigenza di promuovere, in ambito pediatrico, la ricerca, la formazione e l assistenza multidisciplinare integrata nel campo delle malattie genetiche e delle disabilità congenite dell età evolutiva. MALATTIE RARE E DISABILITA CONGENITE NOTIZIE UTILI Segreteria SIMGePeD: Tale esigenza è scaturita da un numero sempre crescente di condizioni cliniche caratterizzate da una elevata complessità assistenziale [più brevemente dette malattie complesse] ossia patologie che, avendo una o più delle caratteristiche indicate nel box 1, necessitano di una presa in carico globale della persona e della sua famiglia da parte del SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE con un azione di supporto continua e con la messa in atto di interventi sia di carattere medico specialistico ma anche di carattere psicologico, formativo e sociale. Per queste patologie manca per definizione una terapia risolutiva o comunque mirata e specifica al danno principale, ma è pur sempre possibile e doveroso un trattamento che si basa sull insieme di interventi medici in grado di mantenere il miglior stato. È proprio con questo intento che il Novembre 2007 si è svolta la settimana delle malattie genetiche pediatriche e delle disabilità congenite con Convegni in contemporanea a Roma e altre città Italiane [Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pisa, Torino] con l obiettivo di riflettere sui bisogni assistenziali, e quindi di ricerca e formazione, necessari nel campo delle malattie genetiche e/o disabilità congenite ad elevata complessità assistenziale. Tenendo conto che la complessità assistenziale è causata da: rarità di ogni singola patologia e gran numero di patologie note [i professionisti che non si occupano specificatamente delle singole patologie, come quelli che operano nei Centri di Riferimento, devono affrontare condizioni, che, contano 5-10 nuovi pazienti/anno in tutta Italia] predominanza in alcuni casi di problematiche pediatriche, in altri di problematiche neuropsichiatriche infantili e/o riabilitative, in altri di entrambe mancanza di una terapia specifica in grado di guarire la malattia necessità di approccio assistenziale che sia multidisciplinare, [a causa delle molteplicità dei problemi medici], multisettoriale[sociale, sanitario, riabilitativo], partecipato con la famiglia e che ponga l assistenza [ care, presa in carico] globale al bambino e alla sua famiglia come obiettivo prioritario; si sono analizzate le proposte operative che a breve e medio termine, a livello nazionale e regionale, possono soddisfare tali bisogni nelle varie realtà operative quali ad esempio nei centri ospedalieri di riferimento e nelle varie strutture socio-sanitarie territoriali. In questi convegni si è discussa la Proposta di un modello assistenziale per bambini e adolescenti con malattie genetiche e/o disabilità ad elevata complessità assistenziale e per le loro famiglie redatto dalla SIM- GePeD e convalidato da 57 Società scientifi-

7 MEDICAL TEAM MAGAZINE COMPLESSE che e associazioni di familiari, che propone lo sviluppo di una rete assistenziale multisettoriale. Tale rete prevede il coinvolgimento dei centri di riferimento per la diagnosi e follow-up per varie specifiche patologie rare e dei servizi specialistici territoriali per la gestione dei problemi trasversali [pediatra di famiglia, pediatrie ospedaliere, servizi di neuropsichiatria infantili e/o riabilitazione territoriale, associazioni di genitori]. In questo modello si è tenuto conto di quattro esigenze fondamentali: la competenza sulla diagnosi ed il follow up della specifica patologia, che necessita di un centro di riferimento; la competenza sui problemi trasversali a diverse patologie, che può trovarsi in servizi specialistici sul territorio [Es.: il servizio di neuropsichiatria infantile territoriale o di riabilitazione], in strutture pediatriche ospedaliere locali che hanno sviluppato le competenze necessarie per la CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLE MALATTIE GENETICHE O DISABILITÀ AD ELEVATA COMPLESSITÀ ASSISTENZIALE E LORO CONSEGUENZE 1. Rarità: Nelle malattie rare La diagnosi è più difficile, e spesso tardiva, con necessità di centri di riferimento a livello inter-regionale o nazionale; l assistenza è più difficoltosa, mancando spesso chiare indicazioni basate su protocolli di trattamento, su linee guida condivise o su esperienza clinica consolidata; la capacità di adattamento del paziente e della sua famiglia alla malattia è inferiore che in altre situazioni, data la difficoltà del malato di condividere la propria storia personale con quella di altri. 2. Eziologia genetica Nei casi in cui il paziente è affetto da una malattia di natura genetica la famiglia è investita da ulteriori problemi quali il senso di colpa riproduttiva. 3. Cronicità L assenza di un trattamento efficace determina la cronicità della condizione. Talora sono possibili interventi medici o chirurgici in grado solo di modificare il sintomo principale, ma non eliminare la malattia 4. Co-morbidità Ossia molteplicità dei problemi medici o di possibili complicanze che implica la necessità di valutazioni e di interventi medici multispecialistici, e quindi la necessità di un loro coordinamento. 5. Disabilità di carattere fisico, cognitivo, motorio, o relazionale La presenza di una disabilità cognitiva e/o fisica implica: gestione del follow up pediatrico di utenti con disabilità complessa, o in centri/specialisti di riferimento per singoli problemi specifici [ortopedici, odontoiatrici, gastroenterologici, etc]; la competenza pediatrica e sanitaria di base; la costruzione di reti assistenziali nel sistema sociale dove vive il bambino; Questa iniziativa ha avuto un grande successo perché per la prima volta ha visto assieme tutte le figure professionali coinvolte nell assistenza di queste condizioni, le associazioni dei genitori e le istituzioni [regioni, ministero salute] che hanno preso pubblicamente l impegno di supportare le singole iniziative che nelle varie realtà regionali consentiranno la realizzazione del modello proposto. Da tale giornata è emersa inoltre, come priorità, la necessità di formazione sulle singole patologie con modalità innovative che saranno discusse e formalizzate per renderle omogenee in tutte le regioni italiane -per il bambino una condizione esistenziale del tutto peculiare, e con una certa specificità per ogni singola malattia -per i genitori e la famiglia del bambino [es.: fratelli, nonni, parenti più vicini] l acquisizione di conoscenze [con l aiuto dei professionisti] per comprendere tutte le peculiarità mediche, psico-sociali ed esistenziale della malattia [empowerment] -per la rete assistenziale: la realizzazione di interventi di carattere psico-sociale, riabilitativo o palliativo [nei casi più gravi], continuativi nel tempo, vicini al luogo di residenza del bambino integrati con le risorse sociali [es.: associazioni di genitori, strutture educative, gruppi di volontariato per il tempo libero]. La presa in carico da parte delle strutture socio-sanitarie non può essere limitata alla presa in carico del bambino ma va estesa al nucleo familiare nel suo insieme 6. Trattamenti sintomatici necessari Per contrastare le conseguenze di queste patologie, oltre a sperare nella ricerca, è necessario attuare quanto già noto nel modo migliore possibile, in modo appropriato e senza spreco di risorse. Il trattamento globale comprende: i singoli interventi medici di diagnosi precoce e trattamento sintomatico per la co-morbidità presente; i trattamenti riabilitativi: le attenzioni psico-sociali indispensabili per un buon inserimento tra i coetanei e nella società, per attuare i diritti fondamentali della persona come diritto allo studio, al lavoro e alla migliore qualità di vita compatibile con la condizione di disabilità. Per questi bambini purtroppo non esistono concrete possibilità di guarigione e lo sforzo dei loro genitori per accettare ed affrontare una simile realtà è enorme e reso ancora più difficile dalla mancanza di punti di riferimento Malattia rara 13 Indagine strumentale 14 di FABIO VINCI IL CYBERKNIFE, IDEATO E SVILUPPATO negli USA presso la Stanford University [California], consiste in un acceleratore di raggi X montato su un braccio robotico in grado di colpire un tumore con altissima precisione, grazie ad un avanzato sistema di guida basato su immagini. I raggi emessi hanno effetti minimi sui tessuti sani circostanti, offrendo un grado di conformità T4, ovvero Tight to the Tumor [limitato alla massa tumorale]. Tale precisione sub-millimetrica consente l'emissione di dosi più elevate di radiazioni per una maggiore efficacia terapeutica, aumentando le probabilità di una cura completa. Soprattutto, è una tecnica non invasiva ed indolore, che non necessita il ricovero né richiede la somministrazione di farmaci [contrasto, sedativi, anestetici]: al termine della seduta, che dura dalle 3 alle 5 ore, il paziente è libero di tornare a casa. Il trattamento richiede due fasi distinte: la pianificazione dell'intervento ed il trattamento stesso. Nella fase di pianificazione il CyberKnife viene programmato, in maniera del tutto individuale, all intervento. Lo strumento è infatti in È una tecnica non invasiva ed indolore, che non necessita il ricovero né richiede la somministrazione di farmaci [contrasto, sedativi, anestetici] IL CYBERKNIFE: L EVOLUZIONE DELLA RADIOCHIRURGIA Uno strumento capace di attaccare i tumori in aree critiche come il cervello senza ledere i tessuti sani circostanti grado, tramite sofisticate tecniche di imaging, di localizzare e ricostruire tridimensionalmente la massa tumorale: sfruttando queste informazioni è in grado di pianificare automaticamente una radioterapia adatta. L elevata automatizzazione garantisce così una precisione di trattamento del tutto indipendente dalla capacità tecnica del chirurgo. Un altra peculiarità del sistema di guida è quella di poter compensare i movimenti anche impercettibili del paziente: in tal modo è possibile evitare l utilizzo di ingombranti strutture metalliche fissate al cranio del paziente per immobilizzarlo, fino ad oggi necessarie con la radioterapia tradizionale. Ad oggi le indicazioni terapeutiche principali di questo strumento sono rivolte soprattutto al trattamento di patologie intracraniche e del midollo spinale: CONTATTI tumori maligni, benigni e malformazioni vascolari. Recenti avanzamenti hanno inoltre permesso di affrontare numerose altre patologie tumorali, primitive e secondarie, localizzate in organi come il polmone, il fegato, il pancreas e la prostata. Infine, sono in via sperimentale una serie di applicazioni per alcune patologie come le nevralgie trigeminali o le algie resistenti alla terapia IL CYBERKNIFE ad oggi ha ancora una diffusione limitata alla sola Lombardia, dove la Regione ha dato il via alla collaborazione tra un IRCCS - Istituto Nazionale Neurologico "C. Besta", una struttura privata accreditata CDI -Centro Diagnostico Italiano- e un'azienda ospedaliera di rilievo nazionale -Ospedale San Carlo-, per lo sviluppo di un progetto clinico-gestionale che consenta l applicazione di questa nuova tecnologia in regime di Servizio Sanitario Nazionale entro pochi anni. In questi centri lo strumento è operativo: per iniziare il percorso terapeutico è necessaria una visita con lo specialista di riferimento [prenotabile al Costumer Service del CDI telefono: ] per confermare se sussistono le indicazioni per sottoporsi a radioterapia con CyberKnife

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