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1 Appendice 157 Appendice 2 La situazione argomentativa: un esempio di analisi L applicazione delle categorie presentate in questa seconda Parte all analisi concreta di un testo ci permetterà facilmente di capire come una lettura approfondita possa arricchire la comprensione anche di un argomentazione semplice come quella espressa in un articolo di giornale, evidenziando in molti casi, al di là dei significati superficiali (quelli richiamati da sottotitoli e occhielli, tanto per intenderci), la reale portata delle affermazioni, la visione del mondo del testo e le eventuali incrinature nella sua coerenza complessiva. Ecco in breve gli obiettivi principali del nostro lavoro: a. Individuare le caratteristiche della situazione comunicativa in cui il testo si inserisce; b. Individuare la tesi e motivarne l individuazione; c. Identificare l uditorio studiando in particolare il funzionamento della selezione argomentativa come strumento per la creazione di una comunità argomentativa; d. Caratterizzare la visione del mondo dell oratore. Ed ecco il testo dell articolo: La rimozione del passato. Alle origini della generazione inesistente La nota che qualche settimana fa dedicai ai giovani mi ha procurato molte lettere di ventenni (niente affatto d accordo con me) e una risposta di Ilvo Diamanti sul «Sole-24 Ore» del 17 settembre. Diamanti, studioso del quale ho grande stima, è l autore dell inchiesta da cui ha preso le mosse il dibattito. Egli ritiene che, soprattutto per colpa degli adulti, i giovani d oggi siano incompresi e trascurati, a differenza di generazioni precedenti che fecero lungamente e diffusamente parlare di sé. Questa noncuranza degli adulti ha indotto Diamanti a definire i nati anni fa come la generazione invisibile: invisibile perché non vista da chi invece dovrebbe esaminarne con la massima attenzione il disagio, la vocazioni, le potenzialità. La definizione di Diamanti non mi ha persuaso, e ne ho proposto una diversa: generazione inesistente. Mi sembrava, al di là di effimere e parziali manifestazioni di presenza, che quei giovani non fossero visti perché in realtà non esistevano in quanto generazione. Le lettere che ho ricevuto sono tutte di protesta; i mittenti sono convinti non solo di esistere, ma di essere portatori di bisogni, diritti, speranze e, quindi, valori. «Invisibili?», scrive lo studente di Catania Umberto Fracalà. «Forse perché vi fa comodo non vederci. Inesistenti? Io esisto in carne e ossa, e così i miei coetanei. Vi possiamo piacere o fare schifo, dipende dai vostri gusti. Ma inesistenti è un gratuito insulto alla realtà». Forse c è qualche equivoco da chiarire. Adriano Sofri ha scritto su «Repubblica» un bellissimo articolo sul tema delle generazioni. Prima una generazione durava convenzionalmente trent anni; poi si è deciso, sempre convenzionalmente, che ne durasse 25; allo stato dei fatti 15 anni sono già molti. Perché la durata si è andata accorciando? Sofri risponde: perché vengono sempre più a mancare i luoghi dove i giovani socializzano attorno a occasioni importanti che avranno un peso nella loro vita futura. Per esempio la leva militare un tempo aveva un peso, determinava segnali di riconoscimento; così i diplomi della scuola

2 158 Appendice superiore, l apprendistato, il passaggio a qualifiche operaie e artigiane. Tutti questi appuntamenti sono diventati evanescenti. Senza negar valore alle cause indicate da Sofri, io ne vedo un altra secondo me capitale: la rimozione della storia, il rifiuto della trasmissione del passato e dei suoi valori. Questo rifiuto fu teorizzato e praticato dalla generazione che aveva vent anni nel Sessantotto, quella di Sofri più o meno. I sessantottini rimossero il passato per meglio materializzare la profondità e globalità della loro contestazione rispetto alle generazioni precedenti. Il rifiuto equivalse al taglio del cordone ombelicale, fu una sorta di iniziazione all autonomia. Attenzione: tutte le generazioni avevano in qualche modo contestato i padri e i loro valori, ma non avevano mai impedito la loro trasmissione. I valori venivano trasmessi, e poi contestati, superati, innovati. O magari riscoperti. Il Sessantotto invece rese impossibile la trasmissione. I padri subirono, la scuola era da tempo decrepita e impotente, la società corrotta nelle midolla. Sicché il taglio del cordone ombelicale avvenne in modo tale che i nati dopo ne erano già privi al momento stesso in cui uscivano dal grembo materno. Fu dunque una vera e propria mutazione genetica, e non avvenne soltanto in Italia. Qui da noi, anzi, è stata più tardiva, e tuttora incompleta. Non so se per fortuna o per disgrazia. Avete fatto caso che i ventenni di oggi, spesso studiosi, laboriosi, coscienziosi, non sanno nulla di storia? Nelle scuole, magari male, magari malissimo, la storia si insegna, ed è materia d esame. Ci sono molti film storici, molte trasmissioni televisive dedicate a fatti storici, passati, recenti, recentissimi. Giornali e riviste ne sono pieni. Ebbene, i giovani imparano lingue straniere, imparano a manovrare il computer, imparano com è fatto il motore dell automobile, e ancora la matematica, le scienze, il modo di trattare la produzione chimica, quella meccanica, il calcolo delle costruzioni; imparano tante cose, anche a suonare la chitarra, a cantare, a fare all amore; ma la storia no, non la imparano. Studiano la successione dei fatti, vedono film storici, ma non trattengono nulla. Interrogati appena pochi mesi dopo, non ricordano. Chi era Hitler? Silenzio. Chi era Stalin? Silenzio. Chi era Churchill? Silenzio. Ma anche chi era Kennedy e papa Giovanni, lo sterminio degli ebrei e la guerra del Vietnam. Nulla, assolutamente nulla, la loro mente non trattiene il passato. Non per ignoranza o infingardaggine, poiché in altri settori sono più colti di noi, ma per un insufficienza psicologica trasformatasi ormai in una sorta di desuetudine cerebrale. Le conseguenze? Abolito il passato, la vita si svolge nel presente e in un futuro a corto raggio. Ma soddisfare i bisogni del presente è ripetitivo, non consente differenziazioni generazionali. Oggi e questo è un fenomeno che siamo tutti in grado di verificare i ragazzi di 16 anni hanno modalità diverse rispetto a quelli di 20, e quelli di 12 rispetto a quelli di 16. La durata d una generazione non va oltre i quattro o cinque anni. E che cosa li rende diversi? Soltanto il mutamento della tecnologia, soltanto l innovazione tecnologica. La rimozione del passato e l accorciamento del futuro li ha appiattiti. Per questa ragione, della quale i giovani non hanno alcuna colpa, dico che si tratta di generazioni inesistenti. E così sarà per loro, per i loro figli e i loro nipoti, fino a quando non recupereranno il passato e la lunga prospettiva d un progetto per il futuro. [Eugenio SCALFARI, La rimozione del passato. Alle origini della generazione inesistente, «L Espresso», 8 ottobre 1998, p. 242]

3 Appendice 159 a. La situazione comunicativa Cominciamo da una descrizione della situazione comunicativa in cui si inserisce il testo da analizzare. Anche se la cosa può non risultare evidente a una prima lettura, esso non è autonomo, ma si presenta come una fase avanzata di uno scambio già in corso. Dalle indicazioni presenti nel primo capoverso del testo si capisce che la successione delle fasi è la seguente: 1. Ilvo Diamanti, sociologo, pubblica un inchiesta in cui propone per le persone nate anni prima del 1998 (data dell inchiesta) la definizione di «generazione invisibile»; 2. L autore dell articolo, Eugenio Scalfari, scrive, presumibilmente sempre su «L Espresso», una «nota» «qualche settimana» prima dell 8 ottobre 1998 (data dell articolo che stiamo leggendo) anzi, più precisamente, prima del 17 settembre 1998 (come si evince più oltre dallo stesso capoverso) proponendo invece la definizione di «generazione inesistente»; 3. Questo provoca il dissenso di numerosi ventenni («molte lettere di ventenni [niente affatto d accordo con me]»; tra queste lettere il testo che abbiamo di fronte cita in parte quella dello studente catanese Umberto Fracalà) e una risposta dello stesso Ilvo Diamanti sul «Sole-24 Ore», datata 17 settembre. 4. L articolo che stiamo leggendo, pubblicato l 8 ottobre, rappresenta quindi solo il quarto anello di una catena cominciata diverso tempo prima, e si presenta, almeno dichiaratamente, come ispirato dal desiderio di chiarire gli equivoci suscitati dall articolo precedente («forse c è qualche equivoco da chiarire»). Il motivo per cui è importante soffermarci su questo aspetto è che la maggior parte dei testi che ci troviamo a leggere (e a scrivere!) non nascono dal nulla, ma si inseriscono a vario titolo in una discussione già in corso: essere in grado di ricostruire, anche per sommi capi, questo contesto è essenziale non solo per poter valutare correttamente la situazione argomentativa ma anche per non fraintendere il contenuto del discorso; ad esempio, per identificare la tesi. La ricostruzione in quattro fasi dello scambio comunicativo di cui fa parte l articolo di Scalfari ci permette infatti di determinare subito che un affermazione che nel testo sembra avere un ruolo piuttosto importante, «i giovani d oggi sono una generazione inesistente», non è la tesi di questo articolo (fase 4), ma di quello scritto da Scalfari prima del 17 settembre 1998 (fase 2); quest interpretazione è confermata dall osservazione che il tema delle generazioni ha una notevole rilevanza nei capoversi iniziali ma scompare nel corpo dell articolo per riemergere solo nel capoverso conclusivo. La tesi del testo che abbiamo di fronte andrà dunque cercata altrove. Sembra che nello scrivere questo articolo Scalfari sia mosso dal desiderio di precisare il senso della definizione da lui precedentemente proposta («Forse c è qualche equivoco da chiarire»). In che senso vada intesa la parola «inesistenti», ad esempio, è chiarito alla fine del 1: «Mi sembrava [ ] che quei giovani non fossero visti perché in realtà non esistevano in quanto generazione» (corsivo nostro). La precisazione «in quanto generazione» è in effetti un buon modo di chiarire l equivoco: non si tratta di negare l esistenza di persone concrete, ma di una categoria astratta come la «generazione». Tuttavia nel resto dell argomentazione questa precisazione terminologica viene persa di vista, e il discorso prosegue sul tema di ciò che i giovani in genere fanno o sanno (o non fanno e non sanno), in particolare sulla loro ignoranza della storia. Il «riassunto delle puntate precedenti» che abbiamo presentato ci permette di riconoscere nei 1-2, anche nelle parti in cui è più evidente un contenuto argomentativo (come la critica della definizione di Diamanti e la proposta della definizione «generazione inesistente»), l esposizione di alcune premesse, la cui funzione è essenzialmente informativa (premesse appartenenti quindi, come

4 160 Appendice ogni riassunto espositivo, all ordine dei dati di fatto). Il 3 introduce una nuova premessa, che si identifica con la riflessione di Adriano Sofri sulla contrazione delle consuete distanze generazionali: il contenuto della premessa è quindi la tesi esposta altrove da Sofri, e rispetto alla quale quella del nostro testo si pone come una precisazione. b. La tesi L esposizione della tesi del brano di Scalfari è infatti direttamente legata all enunciazione della premessa precedente: «Senza negar valore alle cause indicate da Sofri, io ne vedo un altra secondo me capitale: la rimozione della storia, il rifiuto della trasmissione del passato e dei suoi valori. Questo rifiuto fu teorizzato e praticato dalla generazione che aveva vent anni nel Sessantotto, quella di Sofri più o meno» ( 4). Che questa sia la tesi dell articolo che abbiamo davanti risulta evidente dal fatto che è proprio in questo punto che viene maggiormente messo in evidenza il contributo personale e specifico dell autore («io ne vedo un altra secondo me capitale»). È chiaro che la tesi «ciò che fa dei giovani una generazione inesistente è la rimozione della storia» riguarda solo l argomentazione esposta in questo breve articolo; se si considerano anche le «puntate precedenti» una tesi più generale sarebbe: «La qualifica più appropriata per i venti-venticinquenni di oggi è generazione inesistente, a causa della rimozione della storia in atto nella cultura contemporanea dopo il Sessantotto». c. L identificazione dell uditorio In apparenza Scalfari afferma di star rispondendo all ondata di lettere ricevute dopo il suo precedente articolo, della quale la protesta dello studente catanese è solo un esempio. Ma a ben vedere il suo uditorio non è Umberto Fracalà, e nemmeno gli altri ventenni che gli hanno manifestato il proprio dissenso. Possiamo cercare conferme di questa ipotesi di lettura in primo luogo nell evidenza linguistica del testo, e poi nei contenuti che esso esprime. Per quanto riguarda l evidenza linguistica, possiamo osservare che il 6 inizia con un apostrofe alla seconda persona plurale («Avete fatto caso che i ventenni di oggi») che non può verosimilmente essere rivolta proprio a quelli che sono di fatto gli oggetti dell osservazione; sembrerebbe anzi che l autore si stia rivolgendo a tutti tranne che ai ventenni, e anche gli insistenti riferimenti alla categoria dei «giovani» lasciano intendere chiaramente che l uditorio che ha in mente Scalfari è composto da persone che giovani non sono più. Anche ragioni di contenuto ci portano a escludere l idea che Scalfari stia scrivendo realmente per «chiarire» un equivoco insorto fra lui e i giovani. Possiamo considerare ad esempio il parametro della selezione per vedere in che modo i dati così ritagliati definiscono una fisionomia di uditorio. Un esempio interessante è dato dai fatti e personaggi che Scalfari giudica sufficienti a epitomare i grandi eventi della storia mondiale: «Hitler» «Stalin», «Churchill», «Kennedy», «Papa Giovanni», «lo sterminio degli ebrei», «la guerra in Vietnam»: si nota in modo piuttosto evidente che si tratta solo di fatti della storia recente, in particolare di quella dei trent anni (dagli anni Trenta alla fine degli anni Sessanta) della formazione e della giovinezza dello stesso autore. La storia cui Scalfari si riferisce, di fatto, non è quella dei manuali di scuola (dove Papa Giovanni è entrato in anni molto recenti) ma quella che lui e i suoi coetanei hanno potuto leggere per anni sotto forma di cronaca sulle prime pagine dei giornali. Un altro caso significativo di selezione argomentativa si ha nello stesso modo di rappresentare i giovani: i giovani vengono identificati mediante il riferimento a una serie di competenze che secondo l autore essi acquisirebbero meglio della storia. Queste competenze sono divise in due

5 Appendice 161 gruppi: da un lato un insieme di materie e discipline tecniche e di servizio («lingue straniere», «manovrare i computer» si noti il particolare stilistico del verbo «manovrare» che riduce a operazione manuale e bruta un attività che si potrebbe ugualmente bene considerare di ordine intellettuale «imparano com è fatto il motore dell automobile» e via via fino al «calcolo delle costruzioni», che notoriamente si insegna solo negli istituti tecnici per geometri e nelle facoltà di ingegneria); dall altro un insieme di attività ricreative («suonare la chitarra, cantare, fare all amore») che sembrano rispecchiare, più che le caratteristiche reali degli attuali ventenni, un immagine vicina allo sterotipo dei giovani contestatori negli anni intorno al Sessantotto. d. La visione del mondo dell oratore Su questa base è abbastanza facile tracciare una mappa piuttosto precisa degli altri elementi che caratterizzano la visione del mondo dell oratore. Tanto per cominciare, ad onta dell imparzialità professata (sotto forma di elogi per l articolo di Sofri, ad esempio: «un bellissimo articolo sul tema delle generazioni», 3), è piuttosto evidente la sua contrapposizione in senso conservatore rispetto all esperienza della contestazione giovanile genericamente etichettata come «Sessantotto». La parzialità ideologica trapela ad esempio da fatti di stile, come nella frase: «I valori venivano trasmessi e poi contestati, superati, innovati. O magari riscoperti». La separazione col punto fermo mette in maggiore evidenza l ultimo dei quattro elementi; il senso connotativo è che la «riscoperta» dei valori dei padri era, prima del Sessantotto, il normale e auspicato coronamento del moderato tentativo di aggiornarli da parte delle nuove generazioni. La parola più importante della tesi, «storia», viene definita come «la trasmissione del passato e dei suoi valori» ( 4). Questa definizione conferma piuttosto vistosamente che nella visione del mondo dell autore il passato ha per principio un valore superiore al presente, che ricava da esso la sua legittimazione. Questo valore traspare anche dal passo appena citato: «tutte le generazioni avevano in qualche modo contestato i padri e i loro valori, ma non avevano mai impedito la loro trasmissione. I valori venivano trasmessi e poi contestati, superati, innovati. O magari riscoperti» ( 5). È evidente che nella dinamica descritta è adombrato quello che dovrebbe essere il comportamento ottimale di ogni nuova generazione: una iniziale contestazione dei valori dei padri seguita dalla loro riscoperta e dalla loro lineare prosecuzione. Il presupposto è tanto più evidente in quanto trascura numerosi e importanti dati di fatto che possono clamorosamente contraddire l affermazione «[ ] ma non avevano mai impedito la loro trasmissione»: il 68 non è stato certamente il solo momento storico che abbia creato una cesura forte con la cultura e i valori del passato; nel solo XX secolo si potrebbero citare la Rivoluzione russa o l avvento del nazismo in Germania, prima ancora la Rivoluzione francese e così via. Lo stesso orientamento assiologico è poi molto evidente nel capoverso conclusivo, dove il presente è giudicato un entità piatta e insignificante a meno di non essere sorretto da un «progetto per il futuro» che nasca però dal recupero dei valori del passato («fino a quando non recupereranno il passato e la lunga prospettiva d un progetto per il futuro», 9). Ma soprattutto, la realtà delle nuove generazioni viene descritta come una sorta di non vita, un limbo biochimico che si stenta a qualificare con i pieni attributi dell esistenza: la «desuetudine cerebrale» in cui i giovani sono caduti a causa della loro ignoranza della storia è connotata come una decadenza organica, e perciò ineluttabile (non a caso nel 5 si parla di «vera e propria mutazione genetica»). Il cambiamento è visto quindi non come naturale risultato dell evoluzione storica ma come patologia e, nella descrizione evidentemente demonizzata che ne dà, Scalfari non sembra voler lasciare spazio per alcun tentativo di comprensione. Ad esempio i mutamenti indotti dall «innovazione tecnologica» non hanno evidentemente alcuna dignità, non appartengono

6 162 Appendice anch essi alla storia, sono «non fatti», poiché chiunque scelga di evolversi secondo il loro ritmo non si vede riconoscere alcuna forma di spessore esistenziale (come se non avesse anche lui una propria storia), neppure nella forma minimale e tutt altro che lusinghiera della responsabilità per la propria rovinosa condizione: i giovani «non hanno alcuna colpa», non sono un possibile uditorio per Scalfari come oratore così come secondo lui non sono soggetti della propria vita. Esercizio 24* La situazione argomentativa: un esempio di analisi Prova a sottoporre un breve testo argomentativo a tua scelta allo stesso tipo di analisi che abbiamo esemplificato sull articolo di Scalfari. Si tratta, come abbiamo visto, di a. individuare le caratteristiche della situazione comunicativa in cui il testo si inserisce; b. individuare la tesi e motivarne l individuazione; c. identificare l uditorio studiando in particolare il funzionamento della selezione argomentativa come strumento per la creazione di una comunità argomentativa; d. caratterizzare la visione del mondo dell oratore.

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