IL CICLO VITALE. GRAVIDANZA, PARTO E PUERPERIO.

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1 Fondazione Cecchini Pace Istituto transculturale per la salute Milano PRIMA RELAZIONE INTERMEDIA IL CICLO VITALE. GRAVIDANZA, PARTO E PUERPERIO. Marco Tomietto Marzo

2 INDICE Introduzione. 1 Parte prima L inizio della vita: dal concepimento al puerperio La gravidanza Il parto Il puerperio. 21 Conclusioni. 29 Bibliografia. 2

3 INTRODUZIONE: Attorno ai concetti di Vita e Morte si delinea un territorio vasto, connotato da una variegata geografia che si contende fra numerosi ambiti di riflessione: la medicina e la cultura sanitaria, la religione, la bioetica, la cultura tradizionale, l evoluzione della scienza e della tecnica. Spesso questi ambiti si incontrano nei momenti estremi della nostra vita, quei momenti che talvolta irrompono repentinamente nell esistenza o che, pur preparandosi in un arco di tempo, sono incanalati entro percorsi istituzionali in cui lo spazio per scegliere o il tempo per avviare una riflessione che supporti processi decisionali a priori degli eventi è comunque negato o, quantomeno, compresso. Non è sufficiente allora farsi un idea della geografia dall alto di questo territorio: riconoscere dall alto la presenza di più ambiti sul campo non rivela le reali connessioni che intercorrono fra di essi, anche se ci può orientare ad ipotesi potenziali. I confini, allo stesso modo, non sono ben riconoscibili: ampie sono le sfumature e le gradazioni in dipendenza dei soggetti coinvolti, del loro peculiare retroterra narrativo e metanarrativo, delle rappresentazioni simboliche che si intrecciano attorno a questi eventi liminali della corporeità, del contesto sociale che fa da scena con le sue proprie codificazioni di ruolo e di genere. Può essere utile allora cambiare punto di vista, scendere più in basso, laddove gli eventi accadono, talvolta è il particolare che può dare spessore e prospettiva al generale. Il presente lavoro si muoverà fra questi punti di vista, cercando di non cadere nei loro reciproci inganni; l obiettivo è quello di rintracciare attorno ai concetti di Vita e Morte dei costrutti culturali che li accomunino e che ci parlino delle interazioni che attorno ad essi si creano nell esperienza quotidiana, in particolar modo sanitaria, posta a confronto con orizzonti culturali di tipo tradizionale. I due temi saranno in un primo momento separati per ragioni esplicative, per poi successivamente ricomporsi nei tratti che riteniamo possano accomunarli, non mancheranno, comunque, dei rimandi in itinere fra le parti dello scritto. Nello sviluppare la trattazione ci serviremo di fonti bibliografiche dalle quali si ricaveranno anche degli esempi rappresentativi delle problematiche esposte. Il punto di vista dello scrivente si colloca all interno della cultura sanitaria e, 3

4 a partire da questo interno, si cercherà di avviare una rilettura critica della stessa, dimostrando così, insieme all obiettivo prefissato, la necessità di lasciarsi contaminare da più saperi per arricchirsi di una nuova e più consapevole professionalità, laddove il fine ultimo del proprio agire diventa la tutela della salute e dell uomo fuori dalla parzialità di un ottica univoca. L auspicio è che i risultati cui si giungerà possano contribuire ad una maggiore disponibilità degli operatori sanitari ad uscire dai confini che spesso li delimitano e limitano nel loro agire per l uomo. 4

5 PARTE PRIMA. 1. L INIZIO DELLA VITA: DAL CONCEPIMENTO AL PUERPERIO. Gli eventi che si concentrano nei mesi prima e dopo il parto racchiudono importanti passaggi che instaurano una parallela evoluzione fra sfera biologica e sociale. Simbolicamente tali passaggi sono elaborati entro la dimensione protetta del rito. Sono infatti momenti in cui la comunità, la gestante, la partoriente o la puerpera e il bambino vanno incontro a profondi riadattamenti di ruolo che li espongono ad una fragilità, oltreché fisica-biologica, anche sociale: il rito dunque assume quella funzione metanarrativa o metastorica entro cui sublimare la vulnerabilità del momento presente, inscrivendone la potenziale negatività in una dimensione protetta, ideale, in cui i fatti sono già accaduti e si sono evoluti positivamente 1. Parlando di rito dobbiamo però prendere le distanze dallo stereotipo che lo relega alla cultura tradizionale, alla superstizione o alla religione: anche la scienza ha elaborato i suoi riti e in particolare quella medica ha operato incisive deculturazioni/acculturazioni per quel che riguarda le rappresentazioni simboliche del ciclo vitale 2. In questa sede ci occuperemo dunque di questi temi affrontando il passaggio da cultura tradizionale a sanitaria nel contesto occidentale, con qualche riferimento ad altri orizzonti culturali. Una prima considerazione macroscopica è che attraverso i tempi e le culture la maternità ha rivestito salienze diverse in termini socio-culturali: mentre nella cultura tradizionale la procreazione acquisiva determinati valori per la comunità, in quella moderna (e medicalizzata) si assiste quasi ad uno sradicamento della coscienza collettiva della gravidanza. Parallelamente ci sembra di poter dimostrare come le varie fasi del ciclo riproduttivo si siano ricoperte di simbolismi e valori diversi lungo questa evoluzione mutando l importanza collettiva che ad ognuna di esse si attribuisce. 1 E. De Martino, Sud e Magia, Feltrinelli, Milano, 2001, p L estensione del controllo medico su quasi ogni epoca della vita ha fatto pensare alcuni autori ad una vera e propria «classificazione iatrogena delle età dell uomo» secondo la quale l individuo è stato svuotato della capacità di gestire da sé ed efficacemente la vita e la morte, che così diventano appannaggio dell esperto. Si veda I. Illich citato in: A. Oakley, Il parto: un evento biosociale, p. 9 tratto da : A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp

6 Queste considerazioni lasciano presagire differenti approcci ai momenti della procreazione e introducono la riflessione sul ruolo della donna nella maternità e le rappresentazioni del suo corpo nelle due culture a confronto. Vediamo allora più da vicino questi passaggi di significato attraverso le culture e le fasi della nascita LA GRAVIDANZA. Nella cultura tradizionale la donna che accertava il suo stato di gravidanza, riconoscendo con esso la transizione e, dunque, la vulnerabilità del suo stato, si adoperava in pratiche comportamentali preventive per la salute del proprio bambino: ad esempio stava attenta a non indossare collane 3 o a non incrociare le mani in chiesa 4 per timore che alla nascita il piccolo soffocasse a causa del cordone ombelicale, o ancora a non calpestare il sangue di animali macellati o l acqua con cui si era lavato del pesce per evitare che il nascituro andasse poi incontro a un rapido deperimento organico 5. 0 Al di là della reale efficacia di queste pratiche, l importante è scorgere in esse l idea di prevenzione e la dimensione rituale metastorica che, se osservata, si riteneva potesse proteggere la gestante e il nascituro dalla potenziale negatività del divenire. È anche importante notare che le suddette pratiche pongono la donna come soggetto della salute del bambino: tutto dipende dall attenzione comportamentale della futura madre entro la cornice rituale, non ci sono altre interferenze nella relazione gestante-feto e il concetto sotteso è quello della diretta corrispondenza fra gli accadimenti riguardanti la donna e il corpo del bambino 6. La gravidanza dunque è un fatto che coinvolge attivamente la donna e che valorizza la relazione madre-nascituro, protetta dal rito codificato collettivamente. Nella collettività l impatto sembra essere piuttosto relativo: la donna 3 F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, E. De Martino, Sud e Magia, Feltrinelli, Milano, 2001, p Ibidem, p F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3,

7 prosegue nelle attività quotidiane previste dal suo ruolo in modo invariato 7. L essere gravida non è uno stato di alterazione ma un evento naturale e necessario per la donna e la famiglia allargata, in questo modo non c è frattura nel proprio vissuto di donna e di membro della comunità, né nello svolgere i compiti produttivi abituali: il filo narrativo dell esistenza si mantiene. Inoltre il continuare a lavorare fino a poco prima del travaglio assume anch esso connotazioni preventive, poiché contribuisce a mantenere allenato il corpo in vista del lavoro attivo della madre durante il parto 8. Se guardiamo ora alla gravidanza nella cultura moderna 9 ci accorgiamo di dover fare un passo indietro per riconsiderare tutto dal concepimento: la gravidanza si è spogliata dei suoi significati di evento naturale, ricercato e necessario per la donna e la collettività, il ruolo decisionale/comportamentale attivo della donna contemporanea ruota attorno al concepimento e ai primi mesi di gravidanza. Ci riferiamo alle scelte anti-concezionali e alle questioni relative all interruzione volontaria di gravidanza, temi che hanno aperto un ampia riflessione bioetica 10. Più recentemente anche i casi di concepimento in vitro e di uteri in affitto hanno sollevato prepotentemente il dibattito sulla strumentalizzazione del corpo e su ciò che è la natura e le sue relazioni con scienza e tecnica. La maternità allo stato attuale sembra essere una condizione mediata dall intervento medico: una condizione che la donna può decidere di evitare o desiderare anche oltre le proprie possibilità biologiche ma sempre grazie, o nonostante, la mediazione della scienza medica, che in questo senso riveste quel ruolo protettivo metastorico proprio del rito nella cultura tradizionale. La maternità 7 Medesimi approcci sono descritti anche in culture tradizionali non occidentali, come quella nepalese. Si veda: C. Panter-Brick, Le madri lavoratrici nel Nepal rurale, p. 146 in V. Maher (a cura di), Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992, pp F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, Usiamo il termine moderno in contrapposizione a tradizionale riteniamo che non aggiunga chiarezza esplicativa alla trattazione introdurre il termine, probabilmente più corretto, di post-moderno per indicare la cultura contemporanea contraddistinta dal declino metanarrativo. Si veda a questo proposito W. Griswold, Sociologia della cultura, Il Mulino, Bologna, 1997, pp e pp Con questo non vogliamo affermare che presso le culture tradizionali non esistano o fossero esistite modalità di controllo delle nascite ma solo che con la cultura moderna e la trasformazione del significato della procreazione si è fatto più sentito il problema di definire i rapporti fra natura e scienza, cercando di tutelare tanto la vita quanto la dignità della persona e la sua libertà. 7

8 come opzione diventa così un alterazione del corpo della donna che come tale autorizza l intervento medico, in una logica circolare che auto-alimenta la necessità di medicalizzazione con i suoi riti protettivi/preventivi per scongiurare la negatività storica potenziale. In questo modo la donna che compie la scelta della maternità si trova inscritta in una cornice metanarrativa che potrebbe non appartenerle e dalla quale è possibile non si senta del tutto protetta in quanto potrebbe sovrapporsi alla sua narrazione su un piano sfasato, parallelo, o parzialmente intersecato: è come se si creasse uno scivolamento di contesto culturale, secondo il quale ad un bisogno di protezione che si esprime in un concreto vissuto, si risponde sovrapponendo un ordine che affonda le sue radici in altre esperienze (cliniche e statistiche). La costante rimane l intento di garantire un contesto simbolico protetto alla maternità, la differenza consiste nel rilevare se la donna che al giorno d oggi segue scrupolosamente i controlli e i corsi pre-parto si senta rassicurata sul buon esito della gravidanza e soddisfatta della preparazione cui si sottopone come poteva esserlo una donna inserita nella cultura tradizionale. La questione è allora nel fatto che la metanarrazione medica non si pone spesso come il naturale proseguo del vissuto della persona e tende a creare una soluzione di continuo che alimenta tanto l idea di maternità-alterazione quanto quella di maternitàopzione. Così la donna che inizia una gravidanza viene istantaneamente collocata in un iter diagnostico di screening che le lasciano poco margine decisionale sulle modalità di gestione della gestazione: tutto è precodificato da minuziose linee guida definite dalla scienza medica. Naturale conseguenza è quella di svuotare, o quantomeno circoscrivere drasticamente, il ruolo attivo della donna, il suo controllo sul suo corpo, che da soggetto diventa oggetto d osservazione clinica. Ma non solo, l ingresso della maternità nel dominio della medicina si accompagna alla parcellizzazione del corpo femminile 11, per cui il vero soggetto/oggetto d osservazione diventa l utero, instaurando così il 11 Fenomeno oramai scontato nello stesso momento in cui si richieda una qualsiasi prestazione medica. Anche nel caso della maternità considerare la parte al posto del tutto contribuisce a diminuire notevolmente le variabili che potrebbero interferire in modo incontrollato nello sviluppo degli eventi. M. Tomietto, La salute straniera : temi di nursing transculturale, Tesi di Diploma, a.a , p

9 simbolismo donna-contenitore passivo 12 ridotto a funzione d organo 13. È forse più comprensibile allora che la volontà di controllo di sé da parte della donna si esprima, nel contesto attuale, nella fase del concepimento. Non abbiamo dati che dimostrino la soddisfazione della donna nel periodo della gravidanza, tuttavia un indice indiretto potrebbe essere quello rilevato da altri autori che mostrano come l 89% delle donne abbia vissuto il parto in modo diverso dalle proprie aspettative 14, unito al dato delle donne straniere di provenienza non occidentale, che affrontano la gravidanza nel nostro paese, e che sentono, rispetto alla loro cultura di origine, una sproporzione tra le cure che qui si possono ricevere in gravidanza e l isolamento che colpisce quando si ritorna a casa con il nuovo nato 15. Questi elementi confermano inoltre la scollatura narrativa-metanarrativa che intercorre nella relazione donna-medicina. La gravidanza diventa una questione su cui si può pronunciare con autorità e rispettata veridicità solo l esperto, i vissuti materni passano in secondo piano, non influiscono sullo sviluppo del bambino, si è rotta l unione e la corrispondenza madre-bambino 16. Inoltre il contesto relazionale si sposta nell ambito medico e anche il ruolo della comunità viene ridimensionato. Vedremo ora come tali aspetti si accentuino col parto e come si riadattino i relativi contesti e sistemi di ruolo. 12 Tale simbolismo si ritrova anche in culture tradizionali non occidentali, come quella degli Khmir in cui il ventre materno è paragonato alla tabuna: il forno per fare il pane. Così il corpo della donna riceve il feto come il forno il pane: è responsabile solo della trasformazione, il grembo in questo senso non appartiene alla donna ma al marito; allo stesso modo tuttavia il marito dopo il parto non ha alcun diritto sul bambino. Questa parcellizzazione o idea di grembo contenitore si inserisce tuttavia in una cornice rituale che valorizza l interezza della donna come dispensatrice di baraka (benessere e prosperità) nella comunità. M. Creyghton, La madre e il santo in Tunisia, pp in V. Maher (a cura di), Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992, pp A. Oakley, Il parto: un evento biosociale, pp. 4 5 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp Ibidem, p P.Falteri, Parto/nascita e processi di mutamento culturale, pp in M. Abrate G. Contini, Culture della nascita a confronto (Reggio Emilia, 3-4 novembre 1995), Ospedale San Sebastiano di Correggio Azienda USL di Reggio Emilia, Vedremo in seguito come anche nel puerperio venga scossa questa unità. 9

10 1.2. IL PARTO. Il parto diventa il momento saliente della medicalizzazione in cui si nota con maggiore evidenza l evoluzione del contesto spazio-temporale e di ruolo, che gli fa da cornice. Consideriamo intanto le coordinate spazio-tempo come indici sensibili del cambiamento culturale di questo evento. Nella cultura tradizionale il tempo era scandito su un interpretazione che coniugava i ritmi della natura ai bisogni della persona, analogamente nella procreazione i tempi si misuravano sull esperienza soggettiva della donna e su quella empirica della levatrice 17, dando parallelamente valore al vissuto delle madri facenti parte la famiglia allargata della gestante o partoriente 18. Si interpretavano quei segni che lasciavano presagire l imminenza dell evento e si adottavano precise norme comportamentali 19, si creava spazio quindi per una visione qualitativa del tempo in vista dell approssimarsi del parto: ciò che aveva più valore era il come era vissuto il tempo, non il quanto tempo doveva ancora trascorrere affinché si compisse la nascita. Queste considerazioni si riallacciano pertinentemente alle precedenti valutazioni sul ruolo attivo e passivo della donna attraverso i due orizzonti culturali: la cultura medica quantitativa scandisce dall esterno i tempi della donna, il cui compito è quello di aspettare, mentre il come trascorre il tempo diventa una valutazione clinica condotta con visite ed esami strumentali: la donna agisce sul come solo su prescrizione medica (deve aumentare/calare di peso, stare a riposo ) 20. Questa evoluzione taglia contemporaneamente il contributo esterno ed empirico delle già madri, sostituendo così il sostegno della comunità dei pari con quello della comunità medica. La concezione quantitativa del tempo nella cultura moderna è inoltre autorizzata a decidere il momento più opportuno del parto secondo i propri criteri, verosimilmente staccati da quelli della madre. Così se il tempo previsto si è compiuto senza l avvenuta nascita si può procedere 17 A. Oakley, Il parto: un evento biosociale, p. 8 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, Riprenderemo questo punto successivamente, discorrendo sul ruolo del marito. 20 Il «sentimento di controllo» da parte delle madri sul parto sembra essere inoltre un fattore cruciale sulla soddisfazione materna dell evento. P. Romito, La depressione dopo il parto, Il Mulino, Bologna, 1992, p

11 all induzione farmacologica del parto o, secondo i casi, al taglio cesareo. Non è forse un caso il crescente ricorso a quest ultima pratica, peraltro resa legittima e coerente da quello che è il contesto spaziale dell istituzione 21. Insieme al tempo infatti l evoluzione del setting spaziale del parto diventa indicativo delle nuove connotazioni simboliche e culturali di cui questo si riveste. Nella cultura tradizionale la dimensione del parto era quella privata, domestica e familiare 22, dominata essenzialmente da figure femminili che sostenevano la partoriente: solitamente la madre o la suocera e la levatrice 23. Per l occasione l ambiente e i ruoli dei membri della famiglia si trasformavano secondo criteri pratici e simbolici. Lo spazio fisico generalmente era la stanza comune della casa o la stalla 24 : questi luoghi, nella vita contadina che contraddistingueva la cultura tradizionale, erano gli ambienti più caldi e gli spazi di ritrovo in cui si svolgeva la vita collettiva della famiglia. Il bambino, venendo alla luce, si trovava quindi nello spazio della condivisione e veniva integrato subito e concretamente nella famiglia allargata. La stalla inoltre si caricava di altri significati simbolici: innanzi tutto richiamava la tradizione religiosa della nascita di Gesù 25, in secondo luogo non ci sembra azzardato richiamare il collegamento con l animalità. Il parto infatti ci mette in rapporto con un intensa fisicità che ricorda in qualche modo la nostra appartenenza al mondo animale 26, la stalla dunque è l ambiente che meglio unisce nel mondo contadino l appartenenza dell uomo alla sfera animale, umana e sociale. Ad ogni modo, non appena iniziava il travaglio, l ambiente designato per il parto veniva accuratamente delimitato e riscaldato: si chiudevano dunque porte e finestre e si accendeva il fuoco. 21 In altri contesti nazionali e culturali (si veda ad esempio quello brasiliano) il parto cesareo è considerato una nota distintiva di alto status sociale ed economico (come richiesta della prestazione sanitaria a pagamento), per cui è addirittura una pratica ricercata e desiderata come manifestazione di ascesa economica. 22 J. Gèlis, Il parto e l evoluzione della coscienza del corpo nell epoca moderna (XVI-XIX), p. 35 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, J. Gèlis, Il parto e l evoluzione della coscienza del corpo nell epoca moderna (XVI-XIX), p. 35 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp Ibidem, p Vedremo in seguito come la stessa animalità, pur allacciandosi al mondo naturale familiare alla cultura tradizionale, debba essere poi superata e allontanata per integrare/re-integrare madre e bambino nella sfera sociale, mediante i riti di purificazione del puerperio, che parallelamente aprono la strada alla costruzione culturale della persona. 11

12 L area delimitata doveva essere calda e parallelamente chiusa: si creava così una zona simbolicamente protetta da spiriti malvagi 27 e in cui l accesso era limitato solo alle donne che sostenevano la partoriente. Queste delimitazioni spaziali e di ruolo indubbiamente accentuano e connotano la dimensione del rito e anticipano la riflessione sulla necessità di un margine contenitivo e protettivo attorno alla partoriente, i cui limiti corporei si aprono per dare alla luce il bambino, esponendola così ad una maggiore vulnerabilità da parte di forze esterne. Avremo modo di approcciare più da vicino queste tematiche trattando il puerperio, in questa sezione ci soffermeremo invece a considerare i ruoli dei soggetti che partecipano al rito del parto. La presenza di una madre innanzitutto oltre che a costituire un aiuto materiale per la puerpera durante il parto e nei giorni immediatamente successivi, aveva l importante funzione socializzante che sanciva l ingresso della figlia (o nuora) nel mondo delle madri e dunque il suo essersi compiuta in quanto donna 28. La figura della levatrice si caricava allo stesso modo di alti contenuti allegorici: il suo ruolo nella comunità infatti era tanto quello di aiutare la nascita quanto quello di lavare e vestire i morti; rappresentava dunque la mediatrice fra vita e morte, nella continuità delle generazioni 29, continuità accentuata anche dal nome che si decideva di attribuire al neonato, di solito quello di uno dei nonni 30. L intervento della levatrice durante il parto non si poneva nell ottica di forzare i tempi naturali dell evento ma di facilitarli ed assecondarli, secondo precise concezioni fisio-anatomiche del corpo femminile e dell utero: si riteneva infatti che questo al momento del parto fosse un organo mobile da spingere o sedurre verso il canale vaginale, si poteva così attirarlo mettendo sull ombelico un tuorlo d uovo con dell acquavite o con essenze e profumi posti sui genitali esterni della donna oppure spingerlo verso il basso facendo inalare alla partoriente cattivi odori Ibidem, p F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, Ibidem. Si veda inoltre: I. Verdier, Façons de dire. Façons de faire. La laveuse, la couturière, la cuisinière, Paris, Gallimard, J. Gèlis, Il parto e l evoluzione della coscienza del corpo nell epoca moderna (XVI-XIX), p. 34 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp Ibidem, p

13 Sottolineiamo in particolare tre caratteristiche di queste pratiche: innanzitutto sono di tipo facilitatore e si rifanno ad una coerente logica razionale, successivamente si riallacciano al concetto di margine corporeo, già accennato, agendo attraverso le aperture naturali del corpo (bocca, naso e vulva), infine si fondano sull attento utilizzo di odori ed essenze 32. In questo senso la levatrice diventa la professionista del margine in grado di agire sui confini corporei in modo terapeutico, modulando oculatamente diverse fragranze. Ma non solo, essa è anche la mediatrice della sessualità e fra gli odori utili al parto può utilizzarne alcuni di derivazione maschile per sedurre l utero. È quindi la figura che racchiude in sé la conoscenza della sessualità maschile e femminile. L intervento del padre nel parto è quello dell operatore fuori campo, non è presente durante l evento ma tuttavia non è passivo nel suo svolgersi: «in realtà il parto non si concepisce senza un riferimento al padre» 33. Prima del termine della gravidanza il marito avvicinava la moglie allo scopo di facilitare l uscita del feto, agevolando la pervietà del canale da parto, in quest ottica si riteneva che la patina biancastra che ricopre il neonato fosse lo sperma diluito del padre. Questa pratica, consigliata già negli scritti aristotelici 34, si ricollega anche alle precedenti considerazioni sul tempo: è evidente infatti che marito e moglie sono in grado di riconoscere l approssimarsi del momento ed agire conseguentemente, la valutazione certo non avviene secondo criteri quantitativi, ma con l attenzione rivolta ai ritmi e bisogni della vita, alla qualità del vissuto. Inoltre l accoppiamento non costituisce una manovra di induzione forzata del parto che tarda ma è anch esso un modo per agevolare il naturale approssimarsi degli eventi. Durante la nascita del piccolo il padre si prodigava a cercare l acqua e le erbe emollienti per i bagni della moglie e a scavare un buco in giardino per seppellirvi la placenta 35 o piantarvi un albero il cui sviluppo si sarebbe accompagnato simbolicamente a quello del figlio Sempre in riferimento al puerperio vedremo come, in diversi orizzonti culturali, ci sia una particolare attenzione nell esporre o meno la puerpera a differenti esalazioni, da usare a scopo protettivo o da evitare per allontanare il rischio di malattia. 33 Ibidem, p Ibidem, p La simbologia della placenta è molto ricca e articolata, è infatti l ambiente in cui si è sviluppata la vita del feto ed è destinata a finire col parto, rappresenta così le fasi del ciclo vitale. Nella cultura tradizionale era inoltre riconosciuta come la responsabile della lattazione della madre. Poteva così essere sepolta sotto un albero vigoroso per auspicare la 13

14 Dopo il parto il padre si preoccupava del primo abito del bambino, poteva avvolgerlo nella propria camicia, sostituendo così al rivestimento pre-natale del corpo materno un rivestimento sociale: mentre la madre dunque si preoccupava dello sviluppo fisico del piccolo, il padre si faceva carico di quello sociale 37. La presenza del padre durante il parto non era quindi ammessa, se non in condizioni critiche e complicate in cui era necessario un ulteriore sostegno alla partoriente. Fra le figure descritte manca ora quella della madre. Questa, come abbiamo visto, si è preparata durante la gravidanza con peculiari attenzioni comportamentali e mantenendo il vigore del proprio corpo: nei momenti immediatamente precedenti alla nascita aveva cura di muoversi nella stanza, come per scuotere il corpo «come si scuote l albero per far cadere il frutto maturo» 38. La metafora naturalistica è evidente e si ricollega a quella precedente dell animalità, entrambe rimarcano - e insieme sembrano sollecitare - lo svolgersi naturale e spontaneo degli eventi e testimoniano il loro inserimento in un contesto allargato, comunitario, sociale e simbolico, sempre integrato con il concreto vissuto della famiglia allargata. Naturalità è dunque un concetto che si sposa profondamente con la cornice tradizionale e ne costituisce la comprensione fondante della realtà; non si adombra dei significati di imprevedibilità, irrazionalità, infondatezza 39 che la cultura medica e scientifica le ha attribuito, proponendosi di sostituirvi categorie più stabili. Vediamo allora cosa avviene nella cultura moderna medicalizzata. robusta crescita del piccolo, o sotto un fico che con le sue secrezioni bianche augurava un buon allattamento, così come l immergerla in un corso d acqua, o farne mangiare una parte alla puerpera. P. Falteri, La quarantana è una cosa sacra. Puerperio, ciclo della vita e mutamento culturale, dattiloscritto per gentile concessione dell autrice, p. 4 e E. De Martino, Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 2001, p F. Loux, Anthropologie et soins aux enfants, «Antropologia medica. Per un confronto di culture sui temi della salute», n. 3, Ibidem. Inoltre la corrispondenza donna-sviluppo fisico, uomo-sviluppo sociale è descritta anche presso culture tradizionali non occidentali come quella Khmir della Tunisia. Si veda: M. Creyghton, La madre e il santo in Tunisia, p. 50 in V. Maher (a cura di), Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992, pp J. Gèlis, Il parto e l evoluzione della coscienza del corpo nell epoca moderna (XVI-XIX), p. 37 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp Notiamo come la questione naturalità-scientificità si estenda alle categorie di genere donna-uomo, retaggi della cultura romantica attribuiscono alla donna le medesime caratteristiche che qui abbiamo attribuito alla naturalità, al punto che alcuni autori riflettono che «è implicito nella definizione medico-biologica del parto che si tratti di una cosa troppo importante per essere lasciata alla gestione delle donne». Si veda: A. Oakley, Il parto: un evento biosociale, p. 10 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp In questa sede non approfondiremo direttamente considerazioni sui rapporti di genere nella maternità medicalizzata, ci limiteremo a far emergere l argomento seguendo il filo conduttore delle fasi della procreazione nelle culture a confronto. 14

15 Nel contesto attuale la nascita avviene per lo più in ambito istituzionale, in precedenti lavori abbiamo già rilevato come tale contesto tenda a dare un identità monodimensionale ai suoi fruitori così da ridurre la variabilità del reale e creare nell omogeneità le premesse del suo funzionamento 40. In questa sede potremmo completare le precedenti considerazioni rilevando come il contesto pubblico ed istituzionale si contrapponga pesantemente a quello privato e familiare descritto, togliendo così alla partoriente importanti punti di riferimento e modificandone, con molta certezza, i vissuti. La sala parto o la saletta operatoria (in caso di taglio cesareo), così come la sala travaglio, sono difficilmente ambienti familiari per la donna che con tutta probabilità non può decodificarli sulla base delle proprie esperienze. Si trova dunque in un contesto alieno ai suoi vissuti, probabilmente poco protettivo, almeno emozionalmente, perché troppe sono le incognite e le cose sconosciute da cui è attorniata; per di più questa contestualizzazione coincide con un momento critico della sua esistenza, uno di quei momenti di passaggio che per definizione espone la persona alla vulnerabilità del divenire e che allo stesso modo invoca la dimensione protettiva del rito. La ritualità tuttavia non rimane fuori da questi luoghi: notiamo innanzitutto che tutte queste zone sono ad accesso limitato, inoltre sono ben distinte e delimitate e all interno di ognuna ci sono precise norme comportamentali da osservare e codificazioni di ruolo ben strutturate. Le medesime caratteristiche le abbiamo rintracciate anche nella cultura tradizionale, cosa cambia allora? La discriminante prima riteniamo risieda nel fatto che mentre la ritualità tradizionale poteva essere ben decodificata anche dalla donna, quella medica diverge dai codici che le sono propri, ponendola marcatamente in quella situazione di passività derivata dall incapacità di padroneggiare un ambiente e una rappresentazione del corpo che non le appartengono del tutto, come già si poteva intuire nel periodo della gravidanza. Il rito medicalizzato acquista così significato solo per gli operatori già socializzati in quell ambito, rafforzandone e confermandone il potere davanti alla partoriente 41. Inoltre viene a mancare la dimensione del parto come evento cui partecipa la 40 M. Tomietto, La salute straniera : temi di nursing transculturale, Tesi di Diploma, a.a , p Riferito al mondo della psichiatria facevamo ugualmente notare come la cultura medica occidentale tendesse a creare società di curanti contro categorie statistiche di malattie (isolando così il malato), mentre in altre culture tradizionali la 15

16 collettività e il neonato stesso viene alla luce in un contesto staccato e distante: la sua vera socializzazione avverrà soltanto alla dimissione, quando la ritualità ospedaliera allenterà la sua preminenza. Possiamo allora affermare che la prima socializzazione neonatale è quella medica in cui la nascita è un evento di routine, lontano dall eccezionalità che sconvolgeva i ritmi e gli spazi della famiglia tradizionale. In realtà tale sconvolgimento avviene ancora ora e con le medesime modalità vanno a riadattarsi tempi, spazi e ruoli; il tempo però di questi mutamenti, pur preparandosi sempre durante la gravidanza, si realizza concretamente solo alla dimissione, viene cioè a crearsi una sorta di sospensione temporale nella narrazione dell evento, una parentesi in cui la puerpera diventa una fra le tante e così il bambino. L altra macroscopica divergenza riguarda le figure coinvolte nel parto e in particolar modo la loro caratterizzazione di genere. Abbiamo visto come l ambiente del parto nella cultura tradizionale era dominato da rappresentanti del mondo femminile e ne abbiamo discusso anche il ruolo socializzante nei confronti della madre e del bambino. In ambito ospedaliero invece la scena del parto è generalmente dominata dalla figura maschile 42, possiamo notare come questo non sia fonte di imbarazzo nell ambiente sanitario perché la professionalità stessa dell operatore racchiude simbolicamente un «distacco emotivo e sessuale» 43. Tuttavia le conseguenze di questa invertita polarità di genere si ripercuotono su altri livelli: viene meno infatti il carattere socializzante del parto e si perde la dimensione della nascita come rito di passaggio della e nella femminilità, è dunque colpita ancora una volta l aura simbolica protettiva che poteva, come il contesto privato, rassicurare la donna in un momento di delicata vulnerabilità. Altre interpretazioni, probabilmente venate anche da posizioni ideologiche, fanno notare come la cultura medica, scientifica e quantitativa, si ponga per definizione come una propaggine del pensiero maschile, orientato al tendenza era quella di risocializzare il malato in gruppi sociali di persone con le medesime caratteristiche valorizzandone così i vissuti. Ibidem, p Possiamo allora far corrispondere lo spazio privato alla dimensione femminile e quello pubblico a quella maschile, coerentemente anche alle osservazioni precedenti in cui si rilevava come spettasse al padre la vestizione sociale del figlio. V. Maher, L allattamento al seno in una prospettiva transculturale. Paradossi e proposte, p. 30 in V. Maher (a cura di), Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992, pp Vedremo in seguito come anche nel puerperio i riti di accudimento richiamino tale suddivisione. 43 D. Cozzi, D. Nigris, Gesti di cura, Colibrì, Torino, 1996, p

17 tecnicismo, ed estenda così insieme al controllo clinico sulla riproduzione anche un controllo sociale dell uomo sulla donna 44. Simbolicamente dunque la corrispondenza che si instaura segue le direttive uomo-scienza-razionalità versus donna-naturalità-irrazionalità, che sembra essere molto calzante agli stereotipi, ancora presenti, dell uomo illuminista e della donna romantica. In questo senso il contrasto che si svolge fra la volontà scientifica di quantificare e controllare gli eventi naturali e una natura goethiana incontrollabile ha il suo riflesso nel tentativo di controllo medico sul ciclo della procreazione, a sua volta simbolicamente allargato al controllo sociale dell uomo sulla donna. Insieme alla femminilità, dunque, l altro aspetto ad essere stato allontanato dalla sala parto è quello della naturalità e dell animalità dell evento 45. In fin dei conti abbiamo già rilevato come la stessa preparazione al parto si svolga entro il clima di maternità come opzione e, dunque, alterazione. Inoltre la scienza medica ha consentito il riadattarsi della concezione del margine corporeo: mentre tradizionalmente si poteva agire solo sulle aperture naturali del corpo, oggi la chirurgia permette di creare altre vie per varcare il limite, ci riferiamo ovviamente al taglio cesareo che rappresenta tanto il controllo spaziale sui confini del corpo quanto quello temporale sulla nascita 46 e parallelamente alimenta ancora l idea di maternità-alterazione, patologizzando il parto. Analogamente la negazione medica del dolore del parto avvalla la sua fuoriuscita dalla sfera della naturalità per entrare in quella dell alterazione 47. Questa evoluzione ha reso necessaria anche una diversa concezione di ambiente protettivo: esso è predisposto secondo i migliori criteri della sterilità, gli operatori si muovono al suo interno secondo gli stessi principi, dopo essersi adeguatamente lavati e vestiti, la partoriente in vista dell evento è stata preparata mediante tricotomia, clisma evacuante ed altre procedure (o ritualità) tipicamente 44 F. Balsamo, G. De Mari, V. Maher, R. Serini, La produzione e il piacere: medici e madri a Torino, pp in V. Maher (a cura di), Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992, pp Mentre allora l animalità nella cultura tradizionale è inizialmente accettata per poi evolvere ritualmente in una reintegrazione sociale, nella cultura sanitaria è negata a priori (ma sempre ritualmente). 46 Si veda precedentemente. 47 In altri lavori abbiamo accennato a come la scienza e la tecnica abbiano provocato l evoluzione del dolore del parto da previsto e accettato a previsto e non accettato, fondando così il suo carattere di alterazione. Si veda: M. Tomietto, La salute straniera : temi di nursing transculturale, Tesi di Diploma, a.a , p

18 sanitarie. Tale contestualizzazione costituisce la più eloquente contrapposizione all ambiente naturale tradizionale e apre la riflessione su come si sia evoluta la contrapposizione sporco-pulito attraverso le due culture 48 : ci sembra di poter affermare che l evoluzione si sia svolta nei termini del passaggio da una pulizia di tipo simbolico-sacrale a quella di tipo igienico-sanitaria, la prima attenta alla non contaminazione dell ambiente da parte di figure inopportune o del freddo o degli spiriti, la seconda seguendo un ottica microbiologica che affonda la sua metanarrazione nei principi scientifici che sono gli unici che ritiene razionali 49, ma che allo stesso tempo appartengono a pochi. L animalità del parto è allo stesso tempo allontanata da questi rituali di pulizia e relegata, come vedevamo, al campo dell irrazionalità 50. Rileviamo tuttavia che entrambe le concezioni trovano ancora il loro punto di incontro nel tentativo di creare attorno alla donna un ambiente fisico e simbolico protetto, anche se con modalità divergenti. Anche su questo punto comunque si crea una scollatura narrativa-metanarrativa fra donna e operatore sanitario che influisce ugualmente sulla soddisfazione della gestante e partoriente nel vivere il proprio ciclo della maternità. Abbiamo così altri elementi per comprendere il dato precedentemente presentato che dimostrava la delusione delle aspettative delle donna circa il parto 51. Anzi a questo fattore alcuni autori riconducono la genesi socio-culturale della depressione post-natale, tanto più rappresentata nei parti altamente medicalizzati 52. Può sembrare tuttavia che da parte sanitaria ci sia il tentativo di rendere il contesto del parto più familiare alla donna permettendo l ingresso del marito, tuttavia, diversi autori fanno notare come la soddisfazione non si giochi sul campo delle concessioni ma sulla libertà di scelta, sebbene dunque i 48 Vedremo successivamente come sulla questione della pulizia del bambino nel periodo puerperale ci siano stati chiari fraintendimenti fra le due culture e rileveremo come lo sporco nell ordine di idee tradizionale rivestisse precise funzioni e significati simbolici. Più oltre ancora rileveremo come invece la morte, anche nella cultura sanitaria, infranga la barriera fra sporco e pulito e riadatti le stesse modalità di approccio al corpo esanime. 49 Altrove abbiamo già discusso che la razionalità non è una caratteristica che riguarda solo la scienza. Ibidem, p Alcuni autori propongono la corrispondenza fra le categorie etno-antropologiche di sporco-pulito e quelle care alla cultura sanitaria di organizzazione-disorganizzazione, per cui la contrapposizione nel nostro caso, ovviamente secondo l ottica scientifica, potrebbe seguire gli assi tradizionale-sporco-disorganizzato-irrazionale, sanitario-pulitoorganizzato-razionale. A. Ancora, La consulenza transculturale della famiglia, Franco Angeli, Milano, 2000, p Si veda p A. Oakley, Il parto: un evento biosociale, p. 10 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp P. Romito, Parto: lotte delle donne e nuovi riduzionismi, p. 15 in ibidem, pp

19 dati circa la presenza del padre in sala parto siano rassicuranti 53, la vera differenza sta nel riconoscere il diritto della donna di scegliere una persona di fiducia che le stia vicino e non di concedere su prescrizione la presenza del marito 54. Il rischio è quello di rendere oggetto di valutazione clinica anche il rapporto di coppia fra i coniugi, estendendo così il controllo medico in nome di un apparente attenzione al vissuto della partoriente 55. Un analogo rischio si crea nella fase immediatamente successiva al parto in riferimento al rooming in, ritenuto fondamentale per l adeguato sviluppo dell attaccamento madre-bambino; tuttavia se inizialmente questa poteva essere una conquista, ora sembra che l imposizione clinica del rooming in, specie a seguito di parti altamente medicalizzati, determini al contrario una diminuzione dei comportamenti di attaccamento della madre 56. Ancora una volta dunque non si tratta di trovare la ricetta clinica migliore per affrontare una categoria statistica, ma di far proprio un pensiero elastico, leggero 57, che sappia modularsi sui bisogni della persona. Nel caso specifico la differenza qualitativa è nel riconoscere la libertà di scelta della madre nel gestire la relazione col figlio all interno dell istituzione 58 ; il punto cardine su cui lavorare è allora quello di costruire una dimensione collaborativa e partecipativa bi-direzionale, di restituire alla donna un maggior controllo sulla nascita e, con esso, di restituirle i suoi vissuti. Con il parto sembra essersi consumato il momento culminante fra tradizionalità e medicalizzazione, forse perché è la fase che maggiormente risente dell impatto tecnico e sanitario, tuttavia anche il puerperio è un periodo particolarmente ricco sul piano simbolico (almeno nella cultura tradizionale), rifacendosi al passaggio della donna da impurità a nuova purezza (ripristino dell equilibrio) e soprattutto alle rappresentazioni culturali del latte materno, dell allattamento e 53 Ibidem, p Ibidem, p. 18 e L. Accati, Il parto tra storia personale e storia sociale, p. 44 in ibidem, pp P. Romito, Parto: lotte delle donne e nuovi riduzionismi, p. 20 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp Ibidem, p. 15. Si veda inoltre: P. Romito, La depressione dopo il parto, Il Mulino, Bologna, 1992, p Auspichiamo anche noi l ingresso nella clinica di un «pensiero più rilassato» che eviti la creazione di «sistemi terapeutici imbrigliati». A. Ancora, La consulenza transculturale della famiglia, Franco Angeli, Milano, 2000, p. 144 e p P. Romito, Parto: lotte delle donne e nuovi riduzionismi, p. 14 in A. Oakley, P. Romito, C. Arcidiacono (et alii), Le culture del parto, Feltrinelli, Milano, 1985, pp

20 dell accudimento del bambino. Tali aspetti inoltre si reintegrano in alcune delle considerazioni già affrontate e ne propongono di nuove IL PUERPERIO. Il puerperio diventa la fase in cui si formano, si confermano e si riassestano stabilmente le immagini di ruolo, è il periodo in cui la madre crea un contatto reale, prolungato e personale col proprio piccolo, dopo averne formato un immagine interna durante la gravidanza 59. Non è un caso allora che anche queste trasformazioni siano rielaborate entro una cornice rituale e che si rispecchino in peculiari immagini e rappresentazioni del corpo in mutamento. La puerpera infatti, nel contesto tradizionale, è ritenuta vivere un periodo di estrema fragilità dovuta all apertura dei propri confini corporei 60 e allo scompaginarsi dei suoi apparati interni durante il parto. Simbolicamente infatti l utero era pensato come un sacco che si riteneva abbisognasse di un arco di tempo per richiudersi dopo essersi aperto con il concepimento e il parto 61, analogamente le ossa della donna si riteneva potessero essersi mosse durante lo sforzo 62. Queste situazioni espongono la puerpera ad un aumentata suscettibilità ad ammalarsi appunto perché i suoi confini possono essere facilmente violati da forze naturali negative 63, come esalazioni malsane che potevano far gonfiare l utero provocando le temute febbri puerperali 64. Al di là della fragilità fisica si riscontrava tuttavia una più 59 P. Falteri, La quarantana è una cosa sacra. Puerperio, ciclo della vita e mutamento culturale, dattiloscritto per gentile concessione dell autrice, p Ci si riferisca anche al paragrafo precedente. 61 La preoccupazione per l apertura (e la ri-chiusura) dei confini corporei della donna che ha appena partorito si riscontra anche in altre culture: rileviamo come nella cultura musulmana, dove sono diffuse le dibattute pratiche di infibulazione ed escissione, ci si preoccupi di ricucire i margini corporei della puerpera, in questo caso sia per ristabilire la purezza della donna sia per tutelare l onore e l integrità della famiglia allargata. Notiamo allora come in questi orizzonti la fragilità di un membro sia vulnerabilità per l intero gruppo, che si muove alla sua tutela. N. Diasio, Aids e migrazione, rappresentazioni culturali e comportamenti a rischio, primo progress report, dattiloscritto inedito, Roma, 1995, p. 32 citato in M. Tomietto, La salute straniera : temi di nursing transculturale, Tesi di Diploma, a.a , p P. Falteri, La quarantana è una cosa sacra. Puerperio, ciclo della vita e mutamento culturale, dattiloscritto per gentile concessione dell autrice, p La stessa preoccupazione per la violazione dei margini corporei è descritta anche nella cultura cinese. M. Tomietto, La salute straniera : temi di nursing transculturale, Tesi di Diploma, a.a , p. 83. Precedentemente abbiamo già accennato alla preoccupazione, sia medica che tradizionale, di creare intorno alla partoriente un ambiente fisicamente e simbolicamente protetto per ricreare un margine attorno al suo corpo aperto. 64 P. Falteri, La quarantana è una cosa sacra. Puerperio, ciclo della vita e mutamento culturale, dattiloscritto per gentile concessione dell autrice, p. 7. Notiamo che nella cultura islamica la famiglia durante il puerperio «si prodiga in fumigazioni e aspersioni di essenze per la casa» allo scopo di allontanare la malattia. Aprendo un parallelismo fra questi 20

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