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1 Training base in Counseling in Ambito Sanitario La malattia grave: fine vita ed elaborazione del lutto. Il Colloquio con le persone in lutto. Roma, novembre 2013 F. Crescenzi

2 Premessa. Le persone che hanno subito una perdita molto spesso pensano che nessuno possa comprendere la loro sofferenza, lenirla o risolverla, salvo forse qualcuno pari nella disgrazia. Il pensiero, che esclude anche i familiari da un qualunque potere di intervento, è devo farcela da solo. Va comunque tenuto presente che la sofferenza per il lutto non è di per se una patologia, ma è determinata da come noi ci poniamo di fronte alla perdita.

3 Identità e lutto. L'identità non sta nel soggetto ma nella relazione. (E.Lévinas) Ogni persona è portatrice di una costellazione identitaria, composta da poli identitari. Il polo identitario familiare, ad esempio, caratterizza il marito anche come cognato, genero, zio, e poi come padre, nonno, suocero, identità tutte collegate tra di loro. La perdita di un'identità importante a causa di un lutto determina la crisi di tutta la costellazione.

4 Perchè si deve elaborare il lutto? La domanda trova una risposta nella perdita di identità e di ruolo causate dalla morte di una persona cara, che richiede un processo per ridefinirli, chiamato elaborazione del lutto. Un lutto che non si elabora provoca uno sradicamento dovuto alla perdita di molti punti di riferimento e dalla separazione dalle proprie radici. L'attuale cultura di instabilità delle relazioni interpersonali, cambi di lavoro, coppie provvisorie, ecc., non aiuta nelle situazioni di lutto.

5 Le fasi del lutto. La psichiatra Elisabeth Kubler-Ross ha descritto le seguenti fasi: La negazione. La rabbia. Il patteggiamento. La depressione. L'accettazione. Il nuovo equilibrio.

6 L'Accoglienza e il 1 colloquio. In genere la persona in lutto si presenta al colloquio con un'ambivalenza: - Chiede il colloquio perchè sta troppo male - E' convinta che non può stare meglio, e se davvero accadesse sarebbe imperdonabile. Infatti è proprio attraverso il dolore che, almeno inizialmente, il sopravvissuto mantiene il contatto con la persona cara che non c'è più.

7 L'inizio del colloquio. In genere l'inizio del colloquio è non verbale, con sospiri e pianto, un momento delicato, in cui è prudente non chiedere e non fare, se non offrire fazzoletti di carta che autorizzano l'espressione delle emozioni. In questa fase iniziale è bene ascoltare molto e parlare poco, solo per incoraggiare pacatamente e manifestare interesse per la narrazione e pazienza per i suoi tempi.

8 La narrazione. La narrazione nel momento del lutto esige una quantità di tempo adeguata e la costruzione di una relazione significativa. E' possibile realizzarla anche come scrittura; narrazione orale e scritta, anche quando sono indirizzate ad altri, hanno valore in primo luogo per chi le agisce. Essa permette: - il recupero degli elementi positivi delle storie accumulate nel tempo della relazione e l'ambito di vita condiviso; - la liberazione dalle emozioni e sentimenti che opprimono perchè evocano rabbia, dolore, sofferenza, dando loro un nome; - l'esercizio della compassione, della testimonianza di affetto da parte di chi condivide e accoglie la narrazione.

9 Conclusione del colloquio. Il colloquio dopo un certo tempo si chiude, ma non ha il senso di una conclusione definitiva della relazione con la persona. Si può offrire alla persona in lutto diverse opportunità per proseguire il proprio percorso: La partecipazione ad un Gruppo di Auto Mutuo Aiuto per il lutto Un percorso di Counseling Individuale Un percorso di Psicoterapia Individuale.

10 Definizione O.M.S. L OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) definisce l auto-mutuo-aiuto (A.M.A.) come l insieme di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità.

11 Il G.A.M.A. è una terapia? Il gruppo AMA non offre "terapie" terapie" " nel senso tradizionale del termine. È "terapeutico" terapeutico" " se per terapeutico si intende occasione di cambiamento, di miglioramento della qualità della vita.

12 Compiti del facilitatore. In genere sono presenti uno o più facilitatori che hanno il compito di incentivare l'interazione tra i membri del gruppo e nel tempo sono svolti anche dagli stessi partecipanti: ascoltare empatizzare e trasmettere comprensione stimolare la circolarità degli scambi promuovere l'introspezione rimuovere gli ostacoli alla comunicazione

13 Rimuovere gli ostacoli alla comunicazione il giudizio l'interpretazione l'interrogazione la soluzione l'eccessivo sostegno Facilitare vuol dire, innanzi tutto, rimuovere gli ostacoli alla comunicazione:

14 La comprensione L atteggiamento che facilita la comunicazione è la comprensione, ovvero il provare a sentire gli stati d animo che l altro esprime. Questo atteggiamento da fiducia all interlocutore e fa sì che si esprima maggiormente, poiché in questo modo egli ha la prova di essere ascoltato senza pregiudizi.

15 Bibliografia. Il colloquio con le persone in lutto Luigi Colusso ed. Erickson La morte e il morire Elisabeth Kubler-Ross ed. Cittadella Il lutto: un viaggio dentro la vita Arnaldo Pangrazi ed. Camilliane I giorni rinascono dai giorni Livia Crozzoli Aite ed. Paoline Assenza più acuta presenza Livia Crozzoli Aite ed. Paoline

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