LA BRECCIA DI SLIVIA: UNA TESTIMONIANZA DI EVENTI PALEOTETTONICI CAMPANIANO-MAASTRICHTIANI NEL CARSO TRIESTINO. Sandro Venturini e Maurizio Tentor

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2 Natura Nascosta Numero 41 Anno 2010 pp Figure 11 LA BRECCIA DI SLIVIA: UNA TESTIMONIANZA DI EVENTI PALEOTETTONICI CAMPANIANO-MAASTRICHTIANI NEL CARSO TRIESTINO Sandro Venturini e Maurizio Tentor Riassunto - La Breccia di Slivia, affiorante circa 2 km a nord di Aurisina (Trieste), rappresenta la registrazione stratigrafica di un importante fase tettonica verificatasi nell area del Carso triestino durante il Campaniano superiore-maastrichtiano. In tale periodo si è originata una depressione strutturale nei calcari di piattaforma di età santoniano-coniaciana, riempita da imponenti corpi di breccia derivati da smantellamenti e frane dei calcari incassanti. Questi depositi sono coevi alle facies schizoaline liburniche affioranti, con discreti spessori, nel Carso triestino meridionale e nel Carso goriziano settentrionale, mentre lungo la vicina fascia costiera il Liburnico è molto ridotto od assente e comunque generalmente limitato a termini basali del Paleocene. Infine, la depressione tettonica contenente la breccia è verosimilmente associata ad un significativo lineamento strutturale che sblocca e ripete la successione di piattaforma coniacianosantoniana tra Slivia e S. Pelagio (a NE) ed Aurisina (a SW). Parole chiave Campaniano, Maastrichtiano, paleotettonica, Breccia di Slivia, Carso triestino. Introduzione La prima segnalazione della Breccia di Slivia è contenuta in D AMBROSI (1953); l Autore descrive un grosso corpo di breccia visibile in una cava di marmo calcareo a SSE di Slivia, addossata al pendio meridionale di una collina (m 167) sulla cui vetta (m 199) si possono ancora rilevare i resti di un antico castelliere. Secondo D Ambrosi, che ha potuto osservare gli affioramenti all inizio dell attività estrattiva, questa breccia ha...irregolare stratificazione...erosa e tagliata in più punti a picco verso S e SE, essa forma anche da questa parte un aspra parete irregolare, alta circa una ventina di metri, la quale si affaccia per un buon tratto sul margine di un altra più vasta dolina. Questa singolare formazione...si presenta planimetricamente, grosso modo, quale un triangolo...i suoi lati O e SSE sono lunghi rispettivamente 150 e 300 m circa. Il contatto della breccia con i sottostanti calcari di piattaforma non risultava chiaro, ma l Autore indicava la presenza, lungo il lato sud-orientale, di calcari neri bituminosi, coperti da calcare a Miliolidi del Luteziano inferiore che evidentemente viene a costituire, almeno in parte, il letto della breccia. Poichè i sottostanti calcari grigi a Rudiste rappresentano il medio Turoniano, la trasgressione cretaceo-eocenica appare evidentissima. Per quanto riguarda i clasti della breccia, D Ambrosi segnala alcuni fossili eocenici: oltre a Miliolidae, una dubbia Lepidocyclina ed un Orthophragmina. Risulta invece 1

3 assente il calcare ad Alveoline che pure affiora su larghe superfici lungo i margini dell altopiano triestino. Successivamente a D AMBROSI (1953), in letteratura alla Breccia di Slivia sono dedicati solo pochi cenni geologici, inerenti sostanzialmente le caratteristiche tecniche di questo calcare ornamentale. Dopo oltre mezzo secolo, ci è parso di un certo interesse, nel quadro della geologia del Carso, riesaminare la Breccia di Slivia nei suoi aspetti stratigrafici e nel suo significato paleotettonico. Inquadramento geologico La successione carbonatica del Carso triestino comprende termini che vanno dall Aptiano all Eocene inferiore. CUCCHI et al. (1987) hanno riferito l intero complesso all unità informale Calcare del Carso Triestino. In particolare la successione affiorante tra Slivia ed Aurisina è stata attribuita al membro di Borgo Grotta Gigante (Turoniano-Maastrichtiano); lo spessore era stimato in circa un chilometro nell area di S. Pelagio, comprendente le cave di Slivia (Fig. 1). Si tratta principalmente di calcari grigi, talora con abbondanti frammenti di rudiste. In VENTURINI e TUNIS (2002) e nella fase di mappatura della nuova cartografia CARG (in corso), i calcari del Cenomaniano sommitale-turoniano-coniaciano- Santoniano-Campaniano basale del Carso Triestino sono stati ricondotti ai classici Calcari di Aurisina, di STACHE (1920) e di D AMBROSI (1960). Nella parte superiore di questa unità, BIGNOT (1972) segnala la presenza di Keramosphaerina tergestina, riferibile al passaggio Santoniano-Campaniano o alla base del Campaniano; per inciso, tale forma ha la località-tipo proprio in questa zona, presso Bivio d Aurisina (STACHE, 1889). La successione prosegue verso mare con facies liburniche paleoceniche, cui si sovrappongono i Calcari a Miliolidi, i Calcari ad Alveoline e Nummuliti ed infine il Flysch eocenico. Lungo la costiera triestina i depositi maastrichtiani sono sostanzialmente assenti (BIGNOT, 1972). Presso Duino, CILIBERTO et al. (1982) descrivono, al di sopra dell orizzonte a K. tergestina, un corpo di breccia di circa 2 m ( Breccia bianco-rosea ), cui seguono circa 20 m di calcari a frammenti di rudiste, con nella parte media un livello pisolitico-oncolitico e coperti a loro volta da calcari neri fossiliferi liburnici, del Paleocene. Dati stratigrafici della successione di Slivia Calcari di piattaforma Nella zona delle cave di Slivia, i Calcari di Aurisina (o Calcari a Rudiste ) sono generalmente rappresentati da calcari di colore grigio, più precisamente da wackestone e packstone fossiliferi ed intraclastici, talora passanti a floatstone e rudstone a frammenti di rudiste. La stratificazione è malvisibile, ma localmente si osservano strati da decimetrici a metrici; l immersione degli strati è prevalentemente a SW, verso la costa, con pendenze di circa gradi. I calcari immediatamente sottostanti la breccia ad est della cava 3 (LIB 11A-B; Fig. 1) sono dei packstone-grainstone-floatstone fossiliferi a rudiste, Dicyclina, Cuneolina, Rotorbinella e Miliolidae. Verso NE, i calcari (per esempio, LIB 19 e 2

4 Fig. 1 Carta indice e punti di campionatura. La linea tratteggiata include l area di distribuzione della Breccia di Slivia. La linea puntinata indica alcuni piccoli lembi di breccia affioranti tra i calcari senoniani. 20) si presentano in strati di colore grigio, con rare intercalazioni di colore nerastro. Le associazioni faunistiche nelle facies grigie sono rappresentate da packstone, talora grainstone-rudstone, a frammenti di rudiste, Thaumatoporella, Minouxia, Cuneolina, Scandonea, Miliolidae e Ataxophragmiidae. Le facies più scure sono dei wackestone-packstone a grana fine, con ostracodi e rari lamellibranchi a guscio sottile. Poco ad est, continuano gli strati di colore grigio (per esempio, LIB 14: wackestone fossilifero, con Cuneolina, Aeolisaccus, Thaumatoporella, etc.), talora con frammenti di rudiste (LIB 7 e LIB 9: floatstone a rudiste); si notano però sporadici lembi di breccia che affiora in più punti a contatto coi calcari (per esempio, LIB 8). Poco a SE degli affioramenti più orientali di breccia (LIB17-18), sono stati campionati mudstone-wackestone-packstone, fossiliferi, pelletiferi, peloidali, con Miliolidae, Thaumatoporella, Aeolisaccus, Pseudocyclammina, Ophtalmidiidae e ostracodi (LIB ), ed inoltre packstone fossiliferi con frammenti di rudiste, Cuneolina, Dicyclina, Miliolidae e rari radioli di echinidi (LIBX1-X2). 3

5 Fig. 2 Dettaglio del fronte della cava 3. Ad ovest e a sud delle cave 1 e 2 affiorano mudstone, wackestone, packstone, più o meno fossiliferi, con Miliolidae, Ophtalmidiidae, Nubecolaridae, Pseudocyclammina sphaeroidea, Montcharmontia, Thaumatoporella, ostracodi, frammenti di lamellibranchi a guscio sottile, Discorbidae, Rotorbinella e talora con strutture di disseccamento, rizoliti e Microcodium (BNS3, BDS2, BDS3A-3B-C, NAP3A-B, NAP5, etc.). Analoghe facies sono state riscontrate nella cavità Reg Sono da segnalare anche grainstone fossiliferi (per esempio NAP8), con oncoliti, frammenti di rudiste, piccoli gasteropodi, Cuneolina, Pseudocyclammina sphaeroidea e Thaumatoporella. Infine, a sud della cava 3, sul fianco nord della dolina 98.9, sono presenti wackestone-packstone fossiliferi ed intraclastici, con frammenti di rudiste, Cuneolina, Miliolidae, Montcharmontia, Scandonea samnitica, Murgella lata, Dicyclina, rari radioli di echinidi e probabili Cladocoropsis (per esempio, NAP6A- 6B-7). Facendo riferimento alle successioni esaminate nel Carso isontino (TENTOR et al., 1994), i campioni esaminati sono riferibili in senso lato all intervallo coniaciano-santoniano dei Calcari di Aurisina, in particolare per la presenza di Murgella lata, Scandonea samnitica, Dicyclina, Rotorbinella, Pseudocyclammina sphaeroidea, oltre a Montcharmontia. Alcuni confronti di dettaglio sono apparentemente possibili, ma esulano dallo scopo del presente lavoro e comunque 4

6 Fig. 3 Olistolite (calcare di piattaforma interna) nella breccia. richiederebbero ulteriori e più fitte analisi. Infine, non sono state riscontrate faune di età eocenica, precedentemente indicate da D AMBROSI (1953). Breccia di Slivia La Breccia di Slivia è ben osservabile lungo i piani di taglio delle tre cave della cosiddetta Breccia Napoleon (Fig. 2). Piccoli affioramenti di breccia si rinvengono anche all esterno delle cave stesse; la breccia si estende in particolare verso NE, forse con andamento lenticolare, anche poco oltre il bordo nordorientale del bacinetto, mentre si chiude rapidamente verso ovest e verso sud (Fig. 1). I clasti sono di dimensioni da decimetriche a centimetriche, con olistoliti che raggiungono talora dimensioni metriche (Fig. 3). Nei campioni LIB 17 e N2, provenienti dalla zona orientale degli affioramenti, si osserva una brecciola fango-sostenuta, a matrice scura, con passate di clasti biancastri e di clasti nerastri di pochi millimetri di diametro (Fig. 4). La breccia ha solitamente scarsa matrice; nella cava 3 si notano zone con clasti fango-sostenuti (Fig. 5). La matrice è costituita da micrite, talora ricristallizzata, inglobante clasti millimetrici. I clasti sono rappresentati da: -wackestone-packstone-floaststone a rudiste, Cuneolina, Thaumatoporella, Dictyopsella e Rotorbinella scarsellai. 5

7 -wackestone-packstone a Montcharmontia, Ataxophragmiidae e Miliolidae. -packstone fossiliferi ad Accordiella conica e Miliolidae. -wackestone ad Aeolisaccus. -packstone-grainstone fossiliferi a Keramosphaerina tergestina (Fig. 6), Scandonea mediterranea e Murgella lata. -grainstone a Calveziconus (Fig. 7). -grainstone-packstone fossiliferi a Murciella. -wackestone a Discorbidae e resti di caracee. -mudstone-wackestone alterati con Microcodium. -rari frammenti rossastri di litotipi non carbonatici (laterite o bauxite), più spesso presenti come inclusioni in calcari a rudiste. Nelle breccioline con clasti biancastri, sono da segnalare frammenti di rudiste. Fig. 4 - Brecciola con passate a clasti biancastri e nerastri. Le facies e le età di buona parte dei clasti corrispondono ai circostanti affioramenti di calcari coniaciano-santoniani. Sono presenti inoltre clasti con Keramosphaerina (Campaniano basale), clasti con Calveziconus (Campaniano inferiore), clasti con Murciella (Campaniano superiore), clasti con caracee e con Microcodium (facies liburniche del Campaniano sommitale-maastrichtiano). Non è stata riscontrata la presenza di Rhapydionina liburnica, nè di faune o flore terziarie; sono assenti anche eventuali frammenti arenacei riferibili al flysch eocenico. I clasti a K. tergestina sono ben riconoscibili sulle superfici di taglio della cava 3, oltre che nella Breccia Napoleon di alcuni edifici di Gorizia. Infine, un contatto irregolare tra la breccia ed i sottostanti calcari a rudiste, associato a piccoli disturbi strutturali e giaciturali, è osservabile sul lato orientale della cava 3 (Fig. 8). 6

8 Fig. 5 Brecciola con abbondante matrice calcarenitica. In alto a destra, clasto con oogoni di caracee. Considerazioni paleoambientali e paleotettoniche Confronti con le aree circostanti I calcari circostanti (e, per quanto visibile, sottostanti) la Breccia di Slivia, di età coniaciano-santoniana, sono riferibili ad un contesto di piattaforma carbonatica relativamente protetta, ma con episodi ad alta energia. I clasti della breccia derivano in parte da questi calcari. Una parte significativa dei litotipi della breccia proviene da depositi relativamente più recenti, del Campaniano-Maastrichtiano, e sono pertinenti sia a facies di piattaforma aperta (livelli a Keramosphaerina e a Calveziconus), di piattaforma protetta (livelli a Murciella) ed inoltre a facies eurialine del Liburnico (livelli a caracee). Microcodium, rizoliti e lateriti/bauxiti testimoniano, infine, fasi di emersione. L erosione dei clasti e la deposizione della breccia sono la verosimile conseguenza di movimenti tettonici avvenuti durante il Maastrichtiano, probabilmente inferiore (vista l assenza di R. liburnica). Le notevoli dimensioni di alcuni clasti suggeriscono il distacco di frane dai bordi morfostrutturali di un piccolo bacino, in cui la breccia si è accumulata in più fasi, con apporti a 7

9 Fig. 6 Keramosphaerina tergestina, con Scandonea in cavità (di bioerosione?) granulometria variabile, talora anche minuta. La matrice è spesso di colore scuro, suggerendo una scarsa circolazione al fondo del bacino, ma con tutta probabilità anche ai bordi dello stesso. Gli affioramenti lenticolari, sopra i calcari santoniani, nella zona a NE del bacino, sono forse associati a nicchie di distacco, mentre sugli altri lati il limite tra le facies di piattaforma e le facies brecciate risulta più brusco e netto. L orizzonte a K. tergestina attualmente affiora nella fascia tra la zona industriale di Aurisina e la strada statale costiera (Fig. 9), dove supera i 30 metri di spessore, mentre risultano assenti nella zona i depositi a Calveziconus (rilevati invece nel Carso sloveno settentrionale; JURKOVŠEK et al., 1996) e le facies a Murciella. Quest ultima forma è stata rinvenuta sotto le laminiti con dinosauri del Villaggio del Pescatore (PALCI, 2003; DALLA VECCHIA, 2008) e nel Carso 8

10 Fig. 7 Calveziconus sp. presenti nei campioni LIB 8 e LIB 17. goriziano settentrionale (VENTURINI et al., 2008). Lungo la strada statale, nella zona di Marina di Aurisina, una campionatura speditiva ha evidenziato una notevole estensione dei depositi a Keramosphaerina; tra queste facies ed i calcari ad Alveoline sono stati riscontrati dei calcari micritici scuri a prima vista riferibili al Liburnico (studi in corso). Facies liburniche, ma di età paleocenica, affiorano presso Duino (CILIBERTO et al., 1982; TENTOR, 2009). Gli orizzonti suindicati erano presenti ai lati del bacino, al tetto dei Calcari di Aurisina, ma attualmente risultano smantellati. Il rigetto stratigrafico tra l orizzonte a K. tergestina della zona industriale di Aurisina ed il bacinetto della breccia, considerando le giaciture rilevate, supererebbe i 600 metri. In assenza di disturbi tettonici, questo rigetto dovrebbe approssimare la profondità del bacino, precedentemente alle erosioni ed ai basculamenti terziari. Questo valore sembra davvero eccessivo per un piccolo bacino intra-piattaforma; è quindi molto probabile che i Calcari di Aurisina tra Slivia ed Aurisina siano interessati da una o più faglie dirette, immergenti prevalentemente a NE, che sbloccano e ripetono la successione. E altrettanto probabile che si tratti almeno in parte di paleofaglie di età maastrichtiana, verosimilmente più volte riattivate, che hanno smembrato la precedente piattaforma cretacica, dando origine alle facies liburniche, e successivamente al collasso della piattaforma stessa, determinando l avvento del flysch eocenico. Attenti rilevamenti e campionature, con riconoscimento di orizzonti guida all interno dei depositi coniaciano-santoniani potranno in futuro verificare questa ipotesi. Ciò consentirebbe anche di controllare l apparente enorme 9

11 spessore dei Calcari di Aurisina nella zona di Slivia, soprattutto se posto a confronto con i coevi depositi del Carso goriziano (TENTOR et al., 1994). Fig. 8 Contatto Calcari di Aurisina Breccia di Slivia presso il lato orientale della cava 3 (vista da ovest). La successione esaminata si discosta apprezzabilmente come spessori e come facies dalle classiche serie liburniche campaniano-maastrichtiane del M. Cebulovica (COUSIN, 1981) e Divača-Kozina (Slovenia sudoccidentale; JURKOVŠEK et al., 1996), nonchè di Padriciano (Trieste; A. Tarlao, dati inediti), molto più potenti, superiori a 100 metri, e caratterizzate dall'alternanza di facies dulcicolo/salmastre e marine. Queste alternanze ambientali, interrotte da fasi di emersione, caratterizzano anche la serie di Cotici (Carso goriziano settentrionale; VENTURINI et al., 2008), sia pur con spessori relativamente ridotti. Ciò evidenzia che, durante il Campaniano-Maastrichtiano, i tassi di subsidenza erano molto più elevati nel Carso sloveno e nell area di Padriciano, rispetto al Carso isontino ma 10

12 soprattutto all attuale fascia costiera. Queste sensibili variazioni di spessore e il relativo isolamento dal mare aperto dei depositi liburnici (salvo gli episodi a rudiste e a foraminiferi a struttura interna complessa), indicano l esistenza di un consistente controllo paleotettonico, sintomo del contemporaneo collasso del margine nordorientale della Piattaforma Friulana. Conclusioni La Breccia di Slivia è composta da clasti di piattaforma carbonatica di età coniaciano-santoniana e campaniana, oltre che da facies liburniche del Campaniano superiore-maastrichtiano inferiore, risedimentati in un piccolo bacino intrapiattaforma. Viste le notevoli dimensioni di molti clasti, la distribuzione areale e le variazioni di spessore, sembra che la breccia, durante il Maastrichtiano, sia stata originata e controllata da movimenti tettonici associati a faglie distensive, con formazione di un bacinetto di tipo pull apart s.l., simile ma più esteso di quello del Villaggio del Pescatore, poco a nord di Duino (TARLAO et al., 1993). L evento tettonico all origine della Breccia di Slivia risulterebbe inoltre sostanzialmente coevo alla formazione delle brecce e laminiti nere dello stesso Villaggio del Pescatore (DALLA VECCHIA, 2008). Le faglie distensive, in particolare quelle ad andamento NO-SE, potrebbero essere state riattivate in tempi successivi. Ciò giustificherebbe, oltre che la sopravvivenza di lembi della Breccia di Slivia, anche il notevole rigetto tra la breccia e le coeve facies della fascia costiera, di gran lunga superiore allo spessore delle facies carbonatoclastiche ed alla presunta profondità del piccolo bacino. Questi litosomi testimoniano una o più fasi tettoniche di età maastrichtiana, che hanno svolto un ruolo molto importante nel controllo dell'evoluzione sedimentaria della Piattaforma Adriatica, sicuramente fino alla regione istriana, dove sono assenti calcari di età campaniano-maastrichtiana a causa dell'emersione della piattaforma stessa (VELIĆ et al., 2003). Questi eventi sono stati registrati anche in Dalmazia, ad esempio nell isola di Brač. In quest isola, facies molto simili alla Breccia di Slivia, con età e meccanismi deposizionali analoghi, sono ugualmente interessate da attività di estrazione di marmi (Oklad Breccia; PRTOLJAN & GLOVACKI JERNEI, 1994). In particolare, la Breccia di Oklad poggia su calcari santoniano-campaniani (Fig. 10), mentre i clasti sono pertinenti sia al Santoniano-Campaniano sia al Liburnico cretacico (Formazione di Sumartin); non sono descritti clasti di età paleogenica. I meccanismi deposizionali sono stati ascritti a rock falls, soprattutto per la presenza di olistoliti talora di 1-1,5 metri di diametro (Fig. 11). Più in generale, le fasi tettoniche e le conseguenti emersioni post-santoniane hanno ampiamente e intensamente interessato le piattaforme periadriatiche, limitando sensibilmente la distribuzione e gli spessori dei depositi campanianomaastrichtiani; in vaste aree le piattaforme mesozoiche si estinguono nel Campaniano (si veda, ad esempio, MORO & JELASKA, 1994). 11

13 Fig. 9 In alto: schema geologico dell area di Aurisina e Slivia. Il motivo a scacchi rappresenta la Breccia di Slivia. In tratteggio sono indicati alcuni presunti lineamenti strutturali. I quadratini neri indicano la fascia di affioramento dell orizzonte a Keramosphaerina tergestina. In basso: sezione geologica semplificata lungo la traccia A-B dello schema geologico. L assetto giaciturale è rappresentato dai tratti puntinati. Sotto la Breccia di Slivia viene ipotizzata la presenza dell orizzonte a K. tergestina. 12

14 Fig. 10 In alto: schema geologico dell area di affioramento della Breccia di Oklad (zona SE dell isola di Brač; Croazia) ) F.ni Dol e Pučišća (Santoniano-Campaniano p.p.); 4) F.ne Sumartin (Campaniano p.p. - Maastrichtiano); 5) Breccia di Oklad (Maastrichtiano p.p.); 6) Calcari ad Alveoline e Nummuliti (Paleocene p.p.-eocene p.p.); 7-8-9) Faglie, anticlinali e limiti formazionali. In basso: Schema stratigrafico dell area. Da Prtoljan & Glovacki Jernei (1994), modificata ed integrata. 13

15 Fig Breccia di Oklad; al centro, grosso clasto con numerose strutture di disseccamento. Ringraziamenti Un grazie di cuore va alla Prof. Camilla Pirini che, trent anni fa, durante le escursioni del corso di Micropaleontologia, ha portato all'attenzione di uno degli autori (Sandro Venturini) alcuni problemi geologici del Carso triestino, tra cui la Breccia di Slivia. Si ringrazia il Signor Paolo Sossi per la cortese disponibilità durante il primo sopralluogo, Fabio Marco dalla Vecchia e Giorgio Tunis per la lettura critica del testo. Bibliografia BIGNOT G. (1972) Recherches stratigraphiques sur les calcaires du Cretacè superieur et de l Eocene d Istrie et des regions voisines. Essai des revision du Liburnien. Travaux Lab. Micropaleontologie, Universitè Paris VI, n.2, pp , Parigi. CILIBERTO B.M., PIRINI RADRIZZANI C. e PUGLIESE N. (1982) La piattaforma carbonatica al passaggio Cretacico-Terziario nell area di Duino (Carso Triestino). Geologica Romana, v. 21, pp , Roma. COUSIN M. (1981) Les rapports Alpes-Dinarides: les confins de l Italie et de la Yougoslavie. Soc. Geol. Du Nord, v. 5, pp , Villeneuve d'ascq. CUCCHI F., PIRINI RADRIZZANI C. E PUGLIESE N. (1987) THE CARBONATE STRATIGRAPHIC SEQUENCE OF THE KARST OF TRIESTE (ITALY). MEM. SOC. GEOL. IT., V. 40, PP , ROMA. DALLA VECCHIA F.M. (2008) I dinosauri del Villaggio del Pescatore (Trieste): qualche aggiornamento. Atti Mus. Civ. Stor. Nat. Trieste, suppl. v. 53, pp D AMBROSI C. (1953) Segnalazione di una breccia terziaria isolata in pieno affioramento turoniano presso Slivia (Carso triestino). Boll. Soc. Adriatica Sc. Nat., v. 47, 4, pp , 14

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17 Natura Nascosta Numero 41 Anno 2010 pp Figure 4 ESSENTIALS OF GEOLOGICAL HERITAGE SITE (GEOSITE) MANAGEMENT: A CONCEPTUAL ASSESSMENT OF INTERESTS AND CONFLICTS Dmitry A. Ruban 1,2 & I-Ling Kuo 3 Abstract - Management of geological heritage sites (geosites) involves a wide range of stakeholders, including geoconservationists, geoscientists, educators, other nature conservationists, the tourism industry, tourists, land owners, local communities, and governmental agencies. These stakeholders have different interests, which may result in conflicts. The most common conflicts usually occur between geoconservationists and land owners, when land use and access to geosites are often contested subjects. However, conflicts amongst geoconservationists or conflicts between other stakeholders, which at times do not concern geoconservation itself, are also frequent. Principles to prevent and to resolve conflicts should be considered in the geoconservation practice. In particular, a promotion of the geological knowledge among the public, also as a form of better geological education at schools and in academia, will facilitate a better understanding of the geosites and their importance, and, therefore, may prevent the occurrence of possible or potential conflicts. Key words: geoconservation, geosite, management, intersection of interests, conflict. Introduction Conservation of living and abiotic nature continues to expand (BROCKINGTON et al., 2008; JENKINS & JOPPA, 2009). The establishment and expansion of natural reserves, national parks, marine protected areas and national monuments has led to an intersection of interests of various groups. Therefore, there is a need to create multi-level, multi-dimensional and appropriate management of protected areas (e.g., O'LEARY & BINGHAM, 2003; VAUGHN, 2007; KLYZA & SOUSA, 2008; BLADT et al., 2009; MILLS & WAITE, 2009; PRATO, 2009; RENBERG et al., 2009). The expansion of nature conservation in urban areas (MILLER, 2005; GORDON et al., 2009; MCDONALD et al., 2009; MILLER et al., 2009), including protection of endangered species and natural landscapes in cities suggests a further rise of mismatch between social and conservation needs. 1 - P.O. Box (a/jashik) 7333, Rostov-na-Donu, , Russian Federation (for contacts). 2 - Geology and Geography Faculty, Southern Federal University, Zorge Street 40, Rostovna-Donu, , Russian Federation. 3 - London Metropolitan Business School, London Metropolitan University, Stapleton House, Holloway Road, London, N7 8HN, United Kingdom s: (D.A. Ruban); (I. Kuo). 16

18 The growth of geoconservation in the past decade has introduced a new kind of protected areas, namely the geological heritage sites (geosites) (WIMBLEDON, 1996, 1999; WIMBLEDON et al., 1995, 1999; BARETTINO et al., 1999, 2000; BRILHA, 2002; DIAS & BRILHA, 2004; RUBAN, 2005a,b, 2006; PROSSER et al., 2006; GRAY, 2008). Practice of their management is characterized comprehensively by PROSSER et al. (2006), who addressed, particularly, issues including their selection, legislation and physical maintenance. An analysis of interests of different stakeholders, their intersection and resulting conflicts makes up the essence of geosite management. The purpose of this conceptual paper is to provide a theoretical assessment of interests and possible conflicts relevant to geoconservation activities. Geoconservation practice Geoconservation practice can be understood as a management of the geological heritage. The latter includes all mineral, rock, fossil, surficial, geochemical, soil, landform, and other phenomena. An alternative, although similarly-sounded term coined in the past years is geodiversity (GRAY, 2008). The noted Earth's crust phenomena are represented at particular localities, which are called geological heritage sites (geosites). These may be outcrops, lengthy sections of rocks, caves, quarries, mines, boreholes, and individual landforms. They each exhibits a piece of information (Table 1), which may be used for the purposes of science and education, and the sites may be suitable for leisure pursuit and tourism (RUBAN, 2005a). Thus, the value of each geosite is linked with a utility of the site as a source of scientific and educational information and a potential tourist destination; in turn, an open access to geosites by scientists and public is a significant criterion for their designation (RUBAN, 2005a). Depending on their relative importance, geosites of several ranks can be distinguished. The most important are those of global and national status, that their designation and management is based on some broadly-accepted principles, which include weighing up their scientific value and rarity, proper designation with a formal description, providing interpretation for a public access, and scheduled monitoring (WIMBLEDON, 1996, 1999; WIMBLEDON et al., 1995, 1999; PROSSER et al., 2006; GRAY, 2008). Audit and selection of a geosite and its designation, which may require a legal procedure, assigning a special protection status, maintenance, monitoring, and planning and developing of tourism are important and due procedures need to be observed (PROSSER et al., 2006; GRAY, 2008). RUBAN (2006), however, suggested the geoconservation practice to be of something significantly wider. He included regional assessment of available geosites and prospect for new ones, evaluation and re-evaluation of the geological heritage, legalization of objects and protection into the practice of geoconservation. In other words, geoconservation should not be haphazard, but a systematic practice realized on the basis of interrelated local, regional, national and global strategies. Recently, geoconservation is practised successfully in many countries, including the United Kingdom, which is a leader in this field, Spain, Portugal, the USA, Japan, Taiwan, Russia, Australia, China and Brazil. International organizations such as the UNESCO, the ProGEO and the International Union of 17

19 Table 1. Types of geosites (after RUBAN, 2005b) and their utility as information sources. Geosite type Relevant geologic phenomena (geosites are sources of information about them) stratigraphical successions of rocks; chronology of the geologic time palaeontological fossil organisms and their traces sedimentary rocks and bodies composed of lithified and unlithified terri-, chemo-, bio-, volcano-, and cosmogenic matter igneous rocks and bodies composed of igneous (magmatic) matter metamorphic rocks and bodies composed of significantly altered (chiefly by temperature, pressure, and chemical reactions) matter of pre-existed rocks mineralogical minerals and mineral associations economical ore, non-ore, and hydrocarbon deposits geochemical anomalies in concentration of elements, natural and anthropogenic chemical compounds in the Earth's crust seismical earthquakes structural structures relevant to deformations (folds, faults, nappes, etc.) palaeogeographical ancient environments cosmogenic traces of influences of cosmic bodies and forces on the Earth's surface and in the interiors geothermal hot springs, geysers geocryological permafrost geomorphological landforms and surficial processes hydrological and surficial and running water hydrogeological engineering mass wasting (landslides, rockfalls, etc.) and other phenomena related to the construction on the Earth's surface radiogeological natural radioactivity neotectonical modern tectonic activity pedological soils geohistorical history of geology complex combination of two and more above-mentioned phenomena Geological Sciences (IUGS) are active proponents and promoters of this movement. Nevertheless, adequate and appropriate conservation of the world s geological heritage is yet to be achieved. Furthermore, methods and purposes of geoconservation as well as status of geosites may differ significantly between the countries. Interested, neutral, and uninterested stakeholders There is a significant number of organizations and people involved in geoconservation. RUBAN (2005a) recognized a variety of geoconservationists, among which responsible governmental agencies, geological surveys and geoconservation organizations play leading roles (Fig. 1). Additionally, non- 18

20 governmental organizations (NGOs) specializing in nature-protection, as well as museums and universities also contribute to geoconservation extensively. Geoscientists and educators are especially interested in geosites, which provide them with exceptional opportunities to conduct research or to identify and determine fundamental principles of the Earth sciences. Certain objects such as Global Stratotypes Sections and Points (GSSPs) standardize the geologic time scale, and, therefore, they are crucial to the understanding of our planet and its dynamics. As geosites often serve well for tourism and recreational purposes (e.g., HOSE in BARETTINO et al., 2000; GRAY, 2008), the tourism industry and tourists should also play a role and be responsible in geoconservation. Other nature Fig. 1 - Stakeholders involved in geoconservation. conservationists who care about wildlife or preservation of picturesque landscapes may also be interested in geoconservation because of two main reasons. First, most countries do not have a special legal basis for geoconservation, instead, they may use generally-implemented environmental laws. For instance, in the United States, these are the Antiquities Act and the National Park Service Organic Act (VAUGHN, 2007). In the United Kindgdom, the National Parks and Access to the Countryside Act and the Wildlife and Countryside Act are used to legalize geosites of national importance (PROSSER et al., 2006). Second, many geosites are located within existing protected areas (e.g., LAPO & VDOVETS, 1996; MOROZOV et al., 2005). Geosites may have a size varying from few square meters to thousands of square kilometers. This complicates the geoconservation activities as land owners may 19

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