Letteratura Italiana Contemporanea. Indice. 1 Introduzione al Novecento: l Europa

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1 INSEGNAMENTO DI LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA LEZIONE I INTRODUZIONE AL NOVECENTO PROF. TOBIA TOSCANO

2 Indice 1 Introduzione al Novecento: l Europa di 10

3 1 Introduzione al Novecento: l Europa Partiamo da una riflessione preliminare. Ogni volta che parliamo di epoche della letteratura, per comodità utilizziamo scansioni per secoli. Così parliamo di letteratura del Duecento, o dell Ottocento, o del Novecento. In questa accezione noi vogliamo semplicemente dire che la nostra attenzione è rivolta a opere o autori che hanno la loro collocazione in un determinato secolo. Accanto a questo approccio semplificato, ma che rimane comunque fondamentale, se ne pone un altro di tipo più complesso e che è volto a caratterizzare delle specificità della letteratura e della poesia in una determinata fase storica, cercando di individuare in un autore o in un opera le intersezioni con aspetti più generali delle concezioni culturali e filosofiche, con gli assetti che la società nel suo complesso viene modificando sotto le spinte dei processi economici e politici. Per dirla in altre parole, ci si chiede cioè che rapporto esiste tra l opera considerata e lo spazio-tempo in cui viene prodotta e offerta al pubblico. O ancora, quali siano le relazioni tra un testo e il suo contesto. Questo tipo di indagine aiuta a mettere a fuoco un altro aspetto non meno importante, quando si considerano autori e opere di un determinato tempo. Vale a dire: che cosa quell autore o quell opera hanno in comune con altri autori e altre opere dello stesso tempo (o anche di un tempo precedente) e quali sono invece gli elementi di originalità o, anche, di rielaborazione di idee o di concezioni largamente diffuse. Se noi volessimo individuare poi delle marche distintive del secolo appena concluso, il Novecento appunto, ci accorgeremmo, leggendo i manuali di storia letteraria, che il suo denominatore comune viene individuato, almeno per buona parte della sua durata, in una totalizzante dimensione culturale (con implicazioni filosofiche e scientifiche) che va sotto il nome di Decadentismo. Questa generale connotazione culturale unificante, allo stesso modo di altre simili come Romanticismo o Rinascimento, ci obbliga però subito a tenere presente che i grandi movimenti culturali hanno un loro ciclo vitale di incubazione, affermazione e diffusione, per i quali non si possono stabilire (come se fosse una certificazione anagrafica) precise date di nascita. Qui entrano in gioco fattori concomitanti e diversi, dislocati su una scansione temporale che non coincide quasi mai con la precisa scansione del secolo che studiamo. 3 di 10

4 In altre parole, la poesia italiana del Novecento porta dentro di sé il retaggio e lo sviluppo di temi e di problemi che la accomunano a tanta parte della poesia europea e il cui avvio va ricercato in una dinamica culturale le cui prime manifestazioni si possono ricondurre al secondo Ottocento. Prima di entrare nell analisi degli aspetti peculiari del Decadentismo, se noi lo consideriamo nella sua generalità come affermazione di una diversa visione del mondo e dell uomo, determinata dal venir meno della fiducia nella ragione come unico strumento di conoscenza e dalla crisi dei grandi sistemi filosofici fondati sulla pretesa di poter dare una spiegazione globale della realtà, ci accorgiamo che i suoi antefatti sono prevalentemente ottocenteschi e li possiamo così schematizzare: La crisi del Positivismo: con maggiore accentuazione nell ultimo decennio dell Ottocento viene messa in discussione la sua validità conoscitiva, anzi il concetto stesso di scienza positiva, fondata sull accertamento dei dati della realtà, viene ritenuto inadeguato a spiegare l universo nel suo più profondo fluire vitale e meno che mai a comprendere le ragioni più profonde dell essere e dell agire umani. La scienza non può produrre che saperi parziali che si arrestano alla superficie del reale, capaci di cogliere manifestazioni fenomeniche che sono espressioni limitate di una realtà molto più complessa e non conoscibile con i tradizionali sistemi di ricerca razionale. Da qui si arriva all affermarsi di nuovi orientamenti filosofici che puntano maggiormente sull intuizione come strumento di conoscenza. Nella prima fase del Novecento ebbe vasta eco il pensiero del filosofo francese Henry Bergson ( ), che può essere considerato uno dei referenti più duraturi anche per quanto riguarda la ricerca di nuovi percorsi della creatività letteraria. Bergson muove da una svalutazione netta dell intellettualismo scientistico del Positivismo, incapace con i suoi strumenti di cogliere la realtà nel suo perpetuo flusso vitale, individuando nell intuizione l unico tramite di conoscenza immediata del reale e delle esperienze umane. Un colpo non meno deciso alla pretesa positivistica di conoscere e spiegare l uomo, destituendo di ogni importanza le istanze sentimentali e psicologiche, viene dai risultati della scienza psicanalitica di Sigmund Freud ( ), che pone al centro del suo interesse l universo dell irrazionale apparente, scoprendone le radici profonde e invisibili. L arte in generale e la letteratura in particolare non possono non riflettere questo progressivo e radicale ribaltamento di prospettive conoscitive e gradualmente assumono il presupposto che le radici ultime di ogni esperienza umana affondano nell universo oscuro dell irrazionale, e che l arte e la letteratura non sono il riflesso di una conoscenza organica dell uomo e del mondo, ma la 4 di 10

5 manifestazione di intermittenti illuminazioni della conoscenza intuitiva. Progressivamente si dissolve l idea dell arte come rappresentazione strettamente collegata al piano della realtà oggettiva, sostituita da un idea di arte intesa come svelamento di realtà profonde sottratte al controllo della ragione. Data questa premessa, si può dire che la grande poesia italiana del Novecento e i suoi esponenti più importanti dei quali ci occuperemo nelle prossime lezioni (Ungaretti, Montale, Saba) si dispongono nelle coordinate molto ampie del Decadentismo-Simbolismo, anche se ciascun autore rielabora in modo originale un patrimonio comune che si era venuto costituendo a partire dalla seconda metà dell Ottocento. Un essenziale percorso a ritroso ci porta al 1857, l anno in cui fu pubblicata la prima edizione dell opera poetica di Charles Baudelaire ( ), intitolata Les fleurs du mal (I fiori del male), ritenuta come l opera fondativa della modernità letteraria e nucleo germinativo della letteratura del Decadentismo-Simbolismo, in quanto si fa veicolo di un estetica e di una concezione della poesia che troverà seguaci e imitatori in tutta Europa fra Otto e Novecento. Quali sono in sintesi i cardini della rivoluzionaria poetica di Baudelaire? Utilizziamo le sue stesse parole (tradotte in italiano). 1. «Solo l immaginazione contiene la poesia»: l atto poetico vive di sé, senza legami con le conoscenze razionali e fuori dai vincoli delle ideologie e dei modelli estetici precostituiti; 2. «La poesia non ha altro fine che se stessa» e quindi non può «assimilarsi alla scienza o alla morale»: viene così messo da parte uno dei cardini della poetica tradizionale (e anche romantica) che vedeva nella poesia uno strumento di svelamento di una verità considerata oggettiva (quella che in altri termini si definiva come funzione pedagogica dell arte). 3. La poesia rivela le segrete «corrispondenze» tra le cose, che sfuggono alla conoscenza razionale e pertanto il poeta si pone come «il decifratore dell analogia universale», intuendo e dando corpo ai sottili e arcani legami che sussistono nell universo. Non a caso uno dei testi-chiave della poesia di Baudelaire reca il titolo significativo di Correspondances. Da queste premesse, si svilupperà in Francia, avendo il suo pieno sviluppo nel decennio , il Decadentismo letterario, i cui principali antesignani furono Arthur Rimbaud ( di 10

6 1891), Stéphane Mallarmé ( ) e Paul Valéry ( ), tutti accomunati da un giovanile apprendistato sulla poesia di Baudelaire. A conferire quasi una impronta di ufficialità al movimento fu l etichetta di poeti maledetti che nel 1883 accomunerà i testi dei tre poeti antologizzati sulla rivista «Lutèce» e qualche anno dopo, nel 1886, la fondazione della rivista «Le Décadent», che può considerarsi l organo ufficiale del movimento. È evidente che il termine decadente in sé considerato è accompagnato da una sfumatura di negatività, e come tale fu impiegato da quella che potremmo definire la critica ufficiale del tempo, che con atteggiamento censorio dava una connotazione dispregiativa a una poesia vista come espressione di disfacimento morale, ideale ed estetico. Sul versante opposto, il termine venne programmaticamente impiegato dai protagonisti del nuovo movimento come manifestazione consapevole della percezione di vivere in uno snodo cruciale della storia e della civiltà, entrate in una fase di senescenza, estenuazione, saturazione culturale, che preludevano a un crollo finale. Nello stesso tempo tale condizione esistenziale e culturale veniva esibita dai letterati decadenti come segno di suprema raffinatezza e nobiltà spirituale, ormai lontana da ogni commistione con le masse, alle quali certamente la poesia non intendeva più rivolgersi, essendo diventato una sorta di geloso laboratorio in cui i poeti distillavano le loro preziose e rare essenze, al di fuori dei canoni tradizionali dell utile accoppiato al bello. Decadenza e raffinatezze estetiche venivano a fare tutt uno, come nelle precedenti fasi di decadenza storica, che proprio alla fine del loro ciclo vitale (come nel caso dell impero romano) avevano saputo esprimere le più raffinate e preziose forme di cultura e di coscienza critica. Non a caso, Paul Verlaine nel sonetto Languer del 1883 identificava se stesso proprio nell impero di Roma in decadenza e la poesia in un esercizio prezioso sulla parola che non cerca altra giustificazione che in se stessa: Io sono l Impero alla fine della decadenza, che guarda passare i grandi Barbari bianchi componendo acrostici indolenti ove danza il languore del sole in uno stile d oro. Dentro l area più generale del Decadentismo si venne definendo uno spazio di riflessione più specifica sulla poesia, che diede vita a un altro filone culturale destinato ad avere grande vitalità 6 di 10

7 nel corso dell intero Novecento. Si tratta del Simbolismo, il cui atto ufficiale di nascita può essere posto nel 1886, allorché sul «Figaro» il poeta Jean Moréas pubblica il Manifesto del Simbolismo e appare anche la rivista di poesia «Le Symboliste» e che può essere ritenuto la sistemazione teorica coerente di idee e valori estetici già operanti in opere quali il Pomeriggio di un fauno di Mallarmé e nella Lettera del veggente di Rimbaud, entrambe pubblicate nel Rispetto al Decadentismo il Simbolismo si caratterizza per la ricerca della specificità del linguaggio poetico: il nuovo miraggio diventa la parola pura e assoluta, sciolta cioè dalla denotazione usuale e dal riferimento alla sfera dell oggettività. Di qui una diversa e più acuta attenzione alle risorse evocative della parola e delle immagini poetiche, sul loro potere di allusione e di suggestione. La parola tende a sciogliersi in musica. Come è stato già osservato da altri, si può dire che «in effetti la poesia simbolista consiste in una forma di conoscenza transrazionale e mistica, che travalica la datità del reale, per cogliere i fondi dell ignoto, gli arcani segreti dell anima mundi, il regno dell Assoluto. La poesia simbolista, quindi, non consiste nella rappresentazione della realtà data, ma punta a immaginare i sensi segreti, invisibili e ineffabili, di essa. Insomma la poesia appare risolta in una creazione alternativa e soggettiva del reale» (Enzo Rosato). In tal modo poesia e letteratura cessano di essere espressione del comune sentire, ma si fanno piuttosto difficile comunicazione, attraverso la rete dei simboli, di realtà intuite dall artista per via non razionale. Viene meno in tal modo ogni esigenza di comunicazione immediata con il pubblico, perché la poesia offre un immagine del tutto soggettivizzata dell io e del mondo, liquidando in maniera definitiva ogni forma artistica di realismo e di naturalismo. L artista si presenta quindi spesso nei panni di individuo eccezionale, che non obbedisce a nessun altra legge al di fuori della sua arte, svincolata a sua volta da ogni legge morale: l arte ha dentro di sé la sua giustificazione, il concetto di bene e di male si relativizzano. L artista, come il superuomo teorizzato dal filosofo tedesco Friederich Nietzsche ( ), tende a vivere al di là del bene e del male, svincolato dalla morale corrente. La vita dell artista tende a divenire sempre più opera d arte essa stessa (estetismo). Con diverse sfumature, appaiono accomunati i percorsi esistenziali di tre protagonisti decadenti in tre romanzi che convergono nel presentarci dei protagonisti separati dalla società, o insofferenti dei suoi vincoli di moralità borghese anche quando vivono immersi in essa. I romanzi di cui parliamo sono: À rebours (tradotto in italiano talvolta con il titolo A ritroso, altre volte con il titolo Contro corrente) dello scrittore belga Karl Joris Huysmans, edito nel 1884, il cui protagonista, Des 7 di 10

8 Esseints, viene considerato il primo esempio di eroe decadente, dagli stili di vita sofisticati e bizzarri, alla disperata ricerca della novità, sicché tale romanzo venne considerato la Bibbia del decadentismo ; Il ritratto di Dorian Gray (1890) dello scrittore inglese Oscar Wilde; Il piacere (1891) di Gabriele D Annunzio. L artista decadente, di cui i protagonisti di questi romanzi sono proiezione, vive un rapporto conflittuale con i valori tradizionali su cui è costruita la società. Questo radicale rifiuto della tradizione si riflette in tutti i campi della creazione artistica con la conseguente dissoluzione di ogni struttura discorsiva e razionale. Pertanto la poesia viene costruita non più come discorso o trama, con un prima o con un dopo, con un rapporto di sviluppo logico e di verosimiglianza tra le varie percezioni e tra i fatti espressi. Vengono annullati gli schemi razionali e il linguaggio poetico decadente (lessico, sintassi, figure) si riduce a puro e irrelato gioco evocativo di immagini ondeggianti e di suggestioni indefinite, riflesso speculare della emotività irrazionale e perennemente in movimento. Sul piano concreto le più vistose novità del linguaggio poetico possono essere così schematizzate: deformazione dei significati usuali dei termini, scelta di parole e stilemi più densi di capacità evocative e allusive, uso intenso di metafore, onomatopee, assonanze interne, aggregazione di termini appartenenti a sfere sensoriali diverse (sinestesie), sostituzione dei nessi di natura logico-sintattica con nessi di lirico-musicali, uso frequente di associazioni analogiche (l analogia è un accostamento/scambio tra due cose lasciando inespresso l elemento logico che le rende comparabili), progressivo dissolvimento della metrica tradizionale a favore del verso libero. In Italia la ricezione e lo sviluppo del Decadentismo in generale e del Simbolismo poetico in particolare non fu né rapida né uniforme. Tra fine Ottocento e primi anni del Novecento troviamo poeti, che, pur rimanendo nell alveo della tradizione poetica italiana (assumendone le forme metriche e gli istituti retorici), si mostrano portatori di una sensibilità nuova per tanti versi affine alla nuova cultura decadente. Basterà fare l esempio di Giovanni Pascoli ( ), per il quale la poesia, secondo la concezione espressa nel saggio Il fanciullino, è una forma di conoscenza mistica e meramente 8 di 10

9 intuitiva del reale, in cui anche le piccole cose (cantate soprattutto nella prima raccolta Myricae) si rivelano all occhio ingenuo del poeta-fanciullino dotate di una specifica carica simbolica che le rende emblemi di realtà e di verità più grandi. Diverso è l atteggiamento di Gabriele D Annunzio ( ) che, nella sua sterminata produzione di poesie e di romanzi, mostra un adesione non sempre criticamente approfondita ad alcuni cardini della sensibilità decadente, specialmente sul versante di una visione estetizzante dell esistenza (il ricordato romanzo Il piacere) o nella declinazione tutta sua del mito del superuomo di Nietzsche, quale traspare soprattutto nei vari libri delle Laudi, la sua più importante esperienza poetica, in particolare nel libro intitolato Alcyone, che si segnala anche per la ricerca di raffinate suggestioni simboliche in cui la parola tende a risolversi in musica (come nel componimento più famoso della raccolta, La pioggia nel pineto). Date queste premesse, si comprende che tanto Pascoli che D Annunzio possono essere considerati dei poeti bifronti, nel senso che la loro esperienza poetica appare da un lato come conclusione di una lunga fase storica, dall altro lato come portatrice di una nuova sensibilità che dalla Francia soprattutto indicava alla poesia (e all arte in genere) vie del tutto diverse. Il nostro Novecento poetico, anche nei poeti che più coscientemente vivranno nella prospettiva determinata dalla cultura decadente e dei quali ci occuperemo nelle lezioni successive (Ungaretti, Montale, Saba), si caratterizzerà sempre per un rapporto sotterraneo con la grande tradizione della poesia italiana, la cui eredità continuerà ad operare anche quando apertamente se ne proclamerà il rifiuto. A conclusione di questa prima lezione si propongono due esempi, entrambi tratti dalla poesia di Giovanni Pascoli, per illustrare due aspetti salienti del linguaggio poetico novecentesco. Il primo esempio riguarda l uso della sinestesia (aggregazione di termini appartenenti a sfere sensoriali diverse) ed è tratto dalla poesia Novembre, compresa nella raccolta Myricae (prima edizione: 1891): Gèmmea l aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l odorino amaro senti nel cuore 9 di 10

10 La composizione presenta una struttura metrica tradizionale (strofe saffica composta di tre endecasillabi e di un quinario in quarta sede, con rime ABAb). Il procedimento della sinestesia si realizza nel sintagma odorino amaro che accoppia la sfera dell olfatto alla sfera del gusto. Un esempio di analogia (accostamento/scambio tra due cose lasciando inespresso l elemento logico che le rende comparabili) accoppiata a una sinestesia possiamo trarlo da Il gelsomino notturno, poesia compresa ne I canti di Castelvecchio (1904, ma pubblicata per la prima volta nel 1901): La Chioccetta per l aia azzurra Va col suo pigolìo di stelle. Innanzitutto la sinestesia pigolio di stelle : lo sciame luminoso delle stelle (vista) evoca una sensazione uditiva (pigolio). L analogia (che possiamo definire anche accostamento/scambio tra due cose lasciando inespresso l elemento logico che le rende comparabili) opera a partire dall impiego del termine Chioccetta per indicare, secondo il linguaggio dei contadini, la costellazione delle Pleiadi: la Chioccetta, con il suo seguito di stelle, sembra appunto come una chioccia che con il suo seguito di pulcini attraversa la volta del cielo, che sembra a sua volta un aia popolata di pigolii. 10 di 10

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