Dispense di Filosofia del Linguaggio

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1 Dispense di Filosofia del Linguaggio Vittorio Morato II settimana Gottlob Frege ( ), un matematico e filosofo tedesco, è unanimemente considerato come il padre della filosofia del linguaggio contemporanea. Ciò è vero almeno per due motivi fondamentali: il primo è che la sua teoria del linguaggio permette di accettare le tesi più plausibili della teoria lockeana, senza dover anche accettare ciò che invece è implausibile di tale teoria. In secondo luogo, la sua teoria è sistematica, ossia offre gli strumenti per sviluppare una vera e propria teoria del significato. Frege condivide con Locke le sue prime tre tesi, la tesi secondo cui il linguaggio è definito dalla sua funzione, quella secondo cui la funzione del linguaggio è quella di comunicare e quella secondo cui ciò che il linguaggio comunica è il pensiero. Egli però non accetta la quarta e la quinta tesi di Locke (almeno per come sono espresse nella teoria lockeana), ossia la tesi secondo cui le parole significano le parti di ciò che il linguaggio comunica e la tesi secondo cui i componenti del pensiero sono le idee. Per quanto riguarda la quarta tesi, Frege rigetta la tesi di Locke secondo cui le parole stanno per idee e che le parole sono combinate in enunciati per mezzo di un azione del parlante. Per Frege, sono gli enunciati ad essere le entità di base dotate di significato e le parole hanno significato solo all interno degli enunciati. Frege ritiene che la visione lockeana della relazione tra parole ed enunciati sia sbagliata, proprio perchè essa implica che le parole significhino idee. Per Frege le parole non stanno per idee. Il maggior punto di scontro tra Frege e Locke riguarda la tesi che le parole servano ad esprimere le nostre rappresentazioni mentali, ossia riguarda la quinta tesi della teoria di Locke. Questa tesi la tesi secondo cui il linguaggio e le parole in particolare servano ad esprimere i nostri specifici stati psicologici è solitamente chiamata psicologismo; Frege è solitamente considerato il maggior avversario dello psicologismo. La prima è più caratterizzante tesi dell approccio fregeano è quindi la seguente: Non è vero che tutte le parole significano idee Frege offre due argomenti a favore di questa tesi: Primo argomento: Se 2 persone comprendono una certa parola, allora conoscono il significato associato alla parola in questione. Tuttavia, sembra che sia possibile che tali persone associno alla parola in questione due idee (nel senso di rappresentazioni mentali ) diverse. Ma se è vero che due 1

2 persone comprendono la stessa parola pur avendo rappresentazioni mentali diverse, allora la comprensione di una parola sarà indipendente dalle idee ad essa associata. Se poi è anche vero che il significato di una parola è proprio ciò che è conosciuto da chi la comprende, allora anche il significato di una parola è indipendente dalle rappresentazioni mentali collegate ad essa. L argomento dipende dalla tesi che la comunicazione sarebbe impossibile se i parlanti non associassero alle parole lo stesso significato. Secondo argomento: Qualunque cosa sia il significato di una parole, il suo significato avrà a che fare con quello di cui ci interessa parlare; quello di cui ci interessa parlare non sono sicuramente le nostre specifiche rappresentazioni mentali. Ad esempio, se fossimo dei matematici, quello di cui ci interesserebbe parlare con parole tipo uno, due tre, etc. sono i numeri non le idee di numero. Quando un matematico comunica un risultato scientifico ai colleghi quel che gli interessa non è comunicare un proprio stato psicologico ma una reale proprietà dei numeri. Questi due argomenti ci forniscono una visione del linguaggio orientata al mondo e non, come la teoria di Locke, alla nostra vita psicologica. Lo specifico della posizione di Frege consiste nel fatto che sebbene egli abbia una concezione del linguaggio secondo cui il linguaggio esprime pensieri (vedi il primo argomento), egli ha anche una visione dei pensieri orientata al mondo (vedi il secondo argomento). Un altro principio che caratterizza la posizione di Frege è conosciuto come Principio del Contesto: Principio del Contesto: le parole non hanno significato in isolamento; il loro significato non è altro che il contributo che danno al significato degli enunciati di cui fanno parte Come già detto, il motivo principale per cui Frege accetta il Principio del Contesto è che, altrimenti, saremmo costretti a sostenere che le parole significano idee. L argomento è, più o meno, il seguente: se il principio del contesto fosse falso, allora le parole avrebbero un significato in virtù di qualche isolabile correlazione tra esse e qualcosa di non linguistico (i loro significati). Se poi si ritenesse che il linguaggio serva a comunicare i pensieri, la tentazione sarebbe quella di cercare qualcosa dentro la nostra mente da correlare alle parole. Se, invece, il Principio del Contesto fosse vero, saremmo portati a sostenere la tesi che sono i significati degli enunciati ad essere basilari; questo eliminerebbe la tentazione di sostenere la tesi per la quale le parole hanno significato in isolamento. Un altro motivo per accettare il Principio del Contesto è che esso sembra darci buoni motivi per risolvere il problema dell unità degli enunciati (vedi dispense della I settimana). Tale problema consisteva, sostanzialmente, nell impossibilità (data la tesi che le parole significano, in isolamento, idee) di distinguere enunciati da liste di parole. Come abbiamo visto, per Locke il problema era generato dal fatto che le parole sono autonomamente collegate ad entità extra-linguistiche. 2

3 Il Principio del Contesto, invece, risolve il problema affermando che l unità dell enunciato non è qualcosa di generato dal basso ma è qualcosa di basilare. Ciò che non è basilare, invece, è il significato delle parole. I problemi nascono dal fatto che Frege sembra anche sostenere un principio che sembra essere il converso del principio del contesto; tale principio, che abbiamo già incontrato, sembra essere del tutto plausibile. Principio di Composizionalità: il significato di un enunciato è determinato dal significato delle parole che lo compongono e dal modo in cui sono combinate Da certi punti di vista, questo è un principio ovvio; la semantica, lo studio del significato linguistico, può essere considerata proprio come la spiegazione sistematica di come i significati delle parole determinano il significato degli enunciati da esse composti. Il problema è che mentre il Principio del Contesto sembra suggerire l idea che i significati degli enunciati sono basilari, il Principio di Composizionalità sembra invece suggerirci l idea che ad essere basilari sono i significati delle parole. La soluzione consiste nel qualificare il significato di basilare e specificarne due sensi distinti. il significato degli enunciati è basilare per comprendere il rapporto tra il linguaggio e il mondo il significato delle parole è basilare nel comprendere il rapporto tra un enunciato ed il resto del linguaggio 1 Frege e la logica La teoria del linguaggio di Frege è fortemente intrecciata con i suoi interessi logici. Per comprendere appieno la teoria di Frege, quindi, è necessario conoscere ad un livello elementare alcune nozioni di logica. La logica è lo studio di una particolare proprietà degli argomenti, ossia la la validità. Quando si dice che un argomento è valido? Intuitivamente: Un argomento è valido quando la conclusione segue veramente dalle premesse Se questa è una concezione abbastanza intuitiva di validità, va innanzitutto notato che ciò che è importante per un argomento valido è che vi sia un certo rapporto tra premesse e conclusione, non tanto che le premsse o la conclusione siano di fatto vere (o false). Vi sono, cioè, argomenti validi che, però hanno premesse e/o conclusioni false. La loro validità, però, dipende dal fatto che c è un certo tipo di rapporto tra premesse e conclusioni. Questo è, ad esempio, un argomento valido: 1. Tutti gli uomini sono belli 2. Mario è un uomo 3. Quindi: Mario è bello 3

4 L argomento è valido (ossia la conclusione segue dalle premesse) ma le premesse e la conclusione potrebbero essere tutti falsi. Un modo un po più raffinato di definire la validità è il seguente: Validità: un argomentazione è valida se e solo se è impossibile per le premesse essere vere e la conclusione falsa. questo è il modo canonico in cui la validità viene definita (informalmente) in logica. Quel che c è da notare in questa definizione è che quel che conta per stabilire la validità di un certo argomento è la verità o la falsità di premesse e conclusione. Attenzione: quel che conta non è l effettiva verità ma che, nell ipotesi che le premesse siano vere, non possa succedere che la conclusione lo sia. La logica è, grosso modo, composta di due parti: la logica enunciativa: studia le argomentazioni che dipendono dalle relazioni tra gli enunciati la logica predicativa: studia le argomentazioni che dipendono dalle relazioni tra le parti degli enunciati Quel che è importante per la logica predicativa è quindi capire come gli enunciati si dividono in parti. Ad un livello basilare, Frege riconosce due tipi di componenti degli enunciati. Gli enunciati più semplici (quelli a partire dai quali tutti gli altri possono essere generati ) sono composti da Frege: da espressioni che si riferiscono a particolari oggetti ( Mario, il mio migliore amico ) termini singolari predicati Che cos è un predicato? Frege fornisce un metodo per specificare un predicato che ci permette (per il momento) di non specificare quale sia il suo significato: Un predicato è ciò che risulta da un enunciato una volta che da esso (l enunciato) siano stati rimossi i termini singolari (e sostituiti con variabili) Si prenda, ad esempio, l enunciato Socrate è simpatico : in questo enunciato riconosciamo un termine singolare Socrate ; si supponga di eliminare Socrate dall enunciato e di sostituirlo con una variabile x; il risultato sarebbe: x è simpatico x è simpatico è un predicato. I componenti di base del linguaggio per Frege sono quindi enunciati, termini singolari e predicati. La domanda fondamentale per un logico come Frege era: qual è, per ciascuno dei componenti di base del linguaggio, l aspetto che conta di più, al fine di valutare se una certa argomentazione è valida? 4

5 La risposta è la seguente: per gli enunciati ciò che conta è sapere se essi siano veri o falsi per i termini singolari ciò che conta sapere è a quale oggetto essi si riferiscano (in modo da sapere se un enunciato in cui compaiano è vero o falso) per i predicati ciò che conta è sapere è a quali oggetti il predicato si applica con verità. Questo al fine di conoscere la differenza che fa, per la verità o falsità di un certo enunciato, il fatto che io sostituisca la variabile con un certo termine singolare piuttosto che un altro. 2 La teoria della Bedeutung Frege chiamò quella parte del significato di un espressione rilevante per determinare la validità di una certa argomentazione bedeutung (pronuncia: bedoitung ) che in italiano potremmo chiamare riferimento o denotazione. La Denotazione (che scriverò con la D maiuscola per indicare che si tratta del termine tecnico introdotto da Frege) potrebbe essere caratterizzata come quella parte del significato delle espressioni linguistiche che interessa a fini logici. Come vedremo più avanti, per Frege esiste anche un altra parte del significato delle espressioni che egli chiamerà Sinn che in italiano potremmo chiamare senso. Per Frege, quindi: la bedeutung di un enunciato è il suo valore di verità la bedeutung di un termine singolare è l oggetto a cui tale termine singolare si riferisce la bedeutung di un predicato è ciò che determina se, sostituendo la variabile che costitiuisce un predicato con un nome, l enunciato che ne risulta è vero o falso. Se traduciamo bedeutung con riferimento, sembra abbastanza naturale sostenere che un termine singolare come Socrate si riferisce a Socrate; sembra invece piuttosto strano sostenere che un enunciato come Socrate è simpatico si riferisca al falso o abbia come Denotazione il falso. Ugualmente strana è la caratterizzazione della bedeutung o Denotazione dei predicati. Quel che cerchiamo, nel caso dei predicati, è un entità che determini se un certo enunciato sia vero o falso, a seconda di quale oggetto scegliamo come Denotazione del termine singolare destinato a sostituire la variabile che costituisce il predicato. In analogia con l uso matematico, Frege chiamò questo genere di entità funzioni. Normalmente si dice che una funzione è un entità che prende un certo valore, dato un certo argomento. Normalmente le operazioni matematiche come + sono considerate funzioni. Quando, ad esempio, scrivo = 8, quel che scrivo vuol dire che la funzione + prende come argomenti 5 e 3 e dà, come valore 8. L argomento di una certa funzione sono i termini dell operazione, il valore è il risultato. 5

6 I predicati, per Frege, denotano, quindi, un particolare tipo di funzioni. Le funzioni matematiche sono funzioni che, avendo come argomenti numeri, danno come valore numeri; i predicati si riferiscono a funzioni particolari, le quali prendono come argomenti oggetti, ossia denotazioni di termini singolari e danno come valore valori di verità, vero o falso, ossia danno come valore la Denotazione degli enunciati. Assumete che l enunciato Socrate è simpatico sia vero. Il motivo per cui tale enunciato è vero, secondo quello che abbiamo appena visto, è che il predicato di cui è composto l enunciato x è simpatico è una funzione che, prendendo come argomento Socrate (l individuo, non il nome Socrate ) dà come valore il vero; detto in altri termini, la funzione x è simpatico ci dice che se ad x sostituiamo Socrate, l enunciato risultante ( Socrate è simpatico ) è un enunciato vero. Frege chiamò quelle particolari funzioni i cui valori possibili sono la verità e la falsità, Concetti. Nel proseguio, userò il termine Concetto (con C maiuscola) in questo senso tecnico di Frege. Riassumendo: per Frege, i predicati denotano un particolare tipo di funzioni: i Concetti. Il Concetto x è simpatico è una funzione che ha come valore il vero se e solo se l oggetto che prende come argomento è simpatico. Le denotazioni delle espressioni di base del linguaggio per Frege sono: enunciati valori di verità predicati Concetti termini singolari oggetti Questo sforzo di Frege di associare ad ciascuna espressione del linguaggio una Denotazione sembra essere in contrasto con lo spirito che lo aveva spinto a postulare il Principio del Contesto. Quel principio sembrava andare contro l idea che, per comprendere il significato delle espressioni linguistiche, dovessimo sforzarci di istituire delle connessioni tra singole parole (o, più in generale, tra singoli pezzi di linguaggio) e i loro significati. Vi ricordo che la conseguenza più sgradevole che derivava dalla tesi secondo cui le parole hanno significato in isolamento era che tutte le differenze grammaticali tra le parole andavano perdute giacchè tutte le espressioni erano destinate a diventare nomi delle entità con cui stavano in una relazione di significato. Diventava quindi impossibile spiegare il problema dell unità enunciativa. Frege tenta di recuperare le differenze grammaticali tra le espressioni enfatizzando una differenza tra le denotazioni delle espressioni. Per Frege, infatti, la differenza tra termini singolari e predicati consiste nel fatto che mentre la Denotazione di un termine singolare è un oggetto, quella di un predicato è un Concetto, ossia un entità che, come abbiamo visto, prende oggetti come argomenti. Per Frege, gli oggetti sono entità complete o, per usare la sua espressione, sature, mentre i Concetti sono entità incomplete, insature; un predicato come x è simpatico ha come Denotazione un entità insatura perchè esso contiene una variabile, la quale non è altro (almeno nelle intenzioni di Frege) che un segnaposto per un termine singolare. I Concetti sono quindi oggetti da completare. Da notare che un concetto completato, un concetto che ha preso un determinato valore, non è altro che un valore di verità; ciò deriva dal fatto che è vero che: 6

7 < x è simpatico, Socrate > = Vero Questo è del tutto analogo a quanto avviene in matematica; un espressione come x + 1 è una funzione; se tale funzione prende come valore il numero 2, il risultato è e il valore sarà 3. Come diciamo che x + 1 è uguale a 3, nel caso l argomento sia 2 così dobbiamo dire che la funzione x è simpatico è il Vero, nel caso l argomento sia Socrate. Inoltre, il risultato di completare un Concetto con un oggetto, generà un entità satura e quindi un oggetto; visto che il risultato della combinazione di un Concetto con un oggetto sarà un valore di verità, Frege è costretto a sostenere che i valori di verità (il vero ed il falso) sono oggetti. Nonostante Frege associ a predicati e termini singolari delle denotazioni, egli riesce a spiegare perchè essi svolgano ruoli diversi all interno di un enunciato. Un enunciato formato da un termine singolare e da un predicato è unitario perchè esso è il risultato della saturazione di un entità insatura. Per Frege, quindi, il ruolo grammaticale differente tra predicati e termini singolari è spiegato per mezzo della radicale distinzione tra due tipi di entità oggetti e concetti. Il modo in cui oggetti e concetti si combinano è spiegato per mezzo della nozione di funzione. C è comunque un problema che dipende proprio dal fatto che Frege abbia assegnato ai predicati una Denotazione proprio come ai termini singolari. Abbiamo appena visto che per Frege c è una differenza metafisica importante tra oggetti e concetti; per Frege, queste due categorie sono assolutamente distinte: le prime sono entità sature, le seconde insature. Si consideri, ad esempio, il concetto x è un cavallo ; per Frege tale concetto non è un oggetto. Si supponga, però, che Frege voglia esprimere tale tesi per mezzo di un enunciato come: (1) Il concetto cavallo non è un oggetto in tale enunciato il concetto cavallo (forma abbreviata di il concetto x è un cavallo ) è diventato un termine singolare e come tutti i termini singolari avrà, come Denotazione, un oggetto. Ma allora il nostro enunciato sarà falso. Pur postulando una differenza radicale tra oggetti e concetti, non sembra possibile, all interno della teoria di Frege, esprimere (un esemplificazione di) questa tesi. L altro aspetto poco intuitivo di questa parte della filosofia del linguaggio di Frege è che le Denotazioni degli enunciati siano il Vero o il Falso. Tralasciamo la stranezza tutte fregeana di considerare la verità e la falsità come degli oggetti e concentriamoci piuttosto su questa questione: Perchè Frege riteneva che quel che importa del significato di un enunciato è il suo valore di verità? Egli sembra offrire due argomenti al riguardo: Primo argomento: Chiediamo innanzitutto: Perchè è importante sapere se un certo nome abbia un riferimento, denoti veramente un oggetto? L importanza che attribuiamo alla conoscenza del fatto che un nome abbia Denotazione dipende dal fatto che riteniamo importante sapere se gli enunciati in cui il nome compare sono veri o falsi. Ma allora sapere quale sia il valore di verità di un enunciato è tanto importante sapere se un nome abbia una Denotazione. È, quindi, naturale considerare la verità o falsità di un enunciato come le Denotazioni degli enunciati. 7

8 Secondo argomento: questo argomento dipende dal Principio di Composizionalità. Una delle conseguenze del Principio forse quella più importante è che il significato di un enunciato rimane invariato se al suo interno si sostituisce una parola con un altra che abbia il medesimo significato. Applichiamo questo principio a quell aspetto del significato che Frege chiama bedeutung, ossia alla Denotazione. In questo caso il Principio ci dice che se all interno di un enunciato sostituiamo un termine singolare con un altro che abbia la stessa Denotazione, il significato dell enunciato rimane invariato. L unica cosa che rimane invariata in caso di sostituzione, però, è il valore di verità dell enunciato. Se in un enunciato sostituiamo un termine singolare o un predicato con un altro termine singolare o predicato con la stessa Denotazione, l enunciato rimarrà vero, se vero, falso, se falso. Ma se ciò che non cambia è il valore di verità, allora sarà proprio il valore di verità di un enunciato ad essere il significato (la Denotazione) di un enunciato. 8

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