Poeti in lingua e in dialetto

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1 Poeti in lingua e in dialetto 1

2 Associazione Culturale La Guglia Con il patrocinio di Regione Marche Provincia di Ancona e la collaborazione dei Comuni di Agugliano - Camerata Picena Polverigi Si ringraziano 2

3 POETI IN LINGUA E IN DIALETTO a cura di Fabio M. Serpilli LA CITTÀ DEI POETI Poesia onesta

4 4

5 Definizione di poesia È possibile definire la poesia? Se diamo precedenza al dato etimologico, scopriamo che il greco poièsis è un fare creativo. E storicamente la poesia è nata come narrazione. Così i tragici greci raccontavano le gesta della loro gente. Il latino Virgilio incomincia l Eneide con «L armi canto e il valore del grande eroe» che denuncia una chiara funzione programmatica. E quindici secoli dopo l Orlando Furioso dell Ariosto ha questo avvio chiastico: «Le donne, i cavalier, l arme, gli amori,/ le cortesie, l audaci imprese io canto» Con il tempo la parola poetica si volge alle vicende dell uomo, alla sua avventura interiore. Ed è un fare diverso che ha tutti i caratteri del divenire. Un efficace immagine dell esperienza creativa è il vento. Shelley ne adotta la simbologia come elemento di creazione, di libertà, caos, sovvertimento dello status quo. In due momenti solenni della Bibbia appare il vento (l ebraico ruah indica più precisamente il soffio ): all inizio «quando aleggiava sulle acque» (Gen 1,2) nel caos che precede la creazione prima che erompi la parola fiat: sia fatto. E la parola è subito azione. Si trova anche nella Pentecoste (Atti 2, 1-4) quando lo Spirito (gr. Pnoès) scende sui discepoli come un vento che sconquassa casa e poi di nuovo la Parola è presente in forma di lingue di fuoco. È la stessa dinamica che accompagna l invasione poetica. Nominando le cose, noi le estraiamo dal nulla. Il concetto è presente anche in Cesare Viviani: «La poesia è quella pratica che fa diventare tutte le parole nomi propri». Uno degli incipit più alti della storia della letteratura, e non solo religiosa, si ha nel vangelo di Giovanni (1,1): «In principio era la Parola e la Parola era presso Dio e la Parola era Dio». Prologo che si configura come una particolare forma di sillogismo da capogiro teologico. Sta di fatto che la poesia è la prima delle arti ed è la più povera, poiché con la sola parola il poeta deve creare tutto: immagini, colori, 5

6 musica, profumi, azioni, scene Proprio con la parola che è inodore, incolore, insapore È forse impossibile una definizione di poesia ma è una tentazione comune a tanti autori contemporanei. Per Italo Calvino, che riprende un famoso calco agostiniano, «la poesia consiste nel far entrare il mare in un bicchiere». «La poesia è abbandono - sostiene A. Zanzotto - ma richiede molta accortezza e lavoro artigianale; nasce anche da irruzioni spontanee, che vengono dall inconscio». «Il poeta - approfondisce Maria L. Spaziani - registra il diario del profondo, non può mentire e lavora sempre su materiali di verità». Giovanni Raboni, invece, sottolinea l inesprimibile: «Se sapessi riassumere la sostanza di quello che scrivo, avrei già rinunciato a esprimermi in versi.» Continuando in ordine sparso in altri autori cogliamo aspetti particolari del fare poesia. Claudio Magris: «La lirica si sporge sul ciglio del silenzio, una parola strappata al tacere e fiorita dal tacere». Non la pensa diversamente Kafka quando a un giovane poeta raccomanda meno rumore nei versi. Dice una cosa analoga Paul Claudel: «La poesia è fatta del bianco che resta sulla carta». (Le muse) Montale mette la sordina: «La poesia è un prodotto assolutamente inutile ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà, non il solo, essendo la poesia una malattia assolutamente endemica e incurabile». J. Brodskij: «La poesia è lo scopo genetico dell uomo. In questo senso è l esistenza, non la forma alternativa dell esistenza». Rivelatori infine i versi della Dickinson: «La bellezza non ha causa, esiste» e «Definizione della melodia / è che non ha definizione» Allo stesso modo non si può definire la poesia. Dopo di che tutti la definiscono. 6

7 L A R O P A T A A L L A V O Mario Luzi 7

8 Ulteriori definizioni di poesia Il presente accostamento di definizioni segue i criteri di contrapposizione e(o) contiguità semantica. Ungaretti: «Quando trovo/ in questo mio silenzio/ una parola/ scavata è nella mia vita/ come un abisso». (Commiato da Il porto sepolto) Su questo versante è il linguista Jakobson: «Oggetto della poesia è il linguaggio». Saba: «la letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità La poesia è un azione, non una reazione». Franz Kafka: «Il poeta il suo canto, per lui personalmente, è soltanto un grido». (Conversazione con Gustav Janouch) Michel E. De Montaigne: «Si può fare lo stupido dappertutto ma non nella poesia» (Saggi) Se Samuel T. Coleridge dice : «L Ottavo Comandamento non fu fatto per i poeti» (Biasimo e replica), Solone, al contrario sosteneva che «I poeti dicono molte bugie» (Frammenti). D accordo si mostra il cantautore F. De André: «I poeti che strane creature/ ogni volta che parlano è una truffa!» Gottfried Benn: «La poesia si può definire l intraducibile per eccellenza» (Problemi della lirica). Tant è che Tonino Guerra non ama che i suoi testi vengano tradotti dal dialetto all italiano. Si dà il caso invece che Robert Frost dica: «La poesia è ciò che resiste ad una traduzione!». A favore del dialetto si pronuncia il filosofo Italo Mancini: «La nostra lingua è bella. Ma nulla è più espressivo delle parlate dialettali». (Tre follie) «Con ogni parola in italiano noi mentiamo». A dirlo è il mitteleuropeo Italo Svevo. Jorge Luis Borges: «Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere» (Obra poetica) Benedetto Croce: «Nella vera poesia [ ] le espressioni rivelano noi a noi stessi.» (Poesia e non poesia) «Tutto a comprendere e a prendere niente/ venne sulla terra il poeta» (S. Esenin in Vascelli equini) 8

9 «La poesia non tollera ipotesi, ma solo l evidenza dei miracoli» (Gianfranco Contini: Esercizi di lettura). «Il poeta è veramente ladro di fuoco» (A. Rimbaud, Lettera del veggente) «La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita.» (Thomas St. Eliot in Dante) «Tutta la poesia è un viaggio nell ignoto» V. Majakovskij: Conversazione con un esattore fiscale sulla poesia. Le tesi che vanno da Borges a Majakovskij si oppongono a Gustave Flaubert: «La poesia è una scienza esatta come la geometria». (Lettera a Louise Colet) A. De Lamartine sembra tentare una sintesi: «La poesia è la ragione cantata» (I destini della poesia). Continuiamo come su una bancarella letteraria l esposizione di frasi. «Una poesia ragionevole è lo stesso che dire una bestia ragionevole.» (Leopardi in Zibaldone») «Poesia è malattia» (F. Kafka: op. cit.). «La poesia è una malattia del cervello» (Alfred De Vigny in Chatterton) «Tutti i poeti sono pazzi» (Robert Burton: Anatomia della malinconia). «In poesia è affatto negato di riuscire con lo studio dell arte chiunque non vi ha la natura» (G. Vico: La scienza nuova) «Il poeta è un grande artiere, / che al mestiere/ fece i muscoli d acciaio.» (G. Carducci: Rime nuove) «Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure» (John Keats: Lettera a John Taylor) «Buoni poeti si diventa, oltre che si nasce» (Ben Jonson: In memoria di Shakespeare). «A poem should not mean but be» (Archibald Mc Leish in Ars poetica). «Con orrore/ la poesia rifiuta/ le glosse degli scoliasti» (Montale: Satura). 9

10 Alcuni evidenziano il carattere ludico. «Il poeta ha le sue giornate/ contate,/ come tutti gli uomini; ma quanto/ quanto beate!» (U. Saba, Il poeta). «Gli uomini non domandano più nulla/ ai poeti:/ e lasciatemi divertire!» (A. Palazzeschi, Lasciatemi divertire) Per altri i poeti sono «gente irritabile» (Orazio, Epistole, II, 2, 102) «Il poeta è il genio della rimembranza» (S. Kieerkegaard, Timore e tremore). «I poeti non dimenticano» (Quasimodo, La vita non è sogno). Dalla definizione alla argomentazione Definire la poesia dipende anche dalla situazione storica e dal ruolo che le viene dato. La nostra attenzione si soffermerà sulla produzione degli ultimi decenni. Per Fabio Doplicher ( ) curatore de Il pensiero, il corpo: antologia degli ultimi venti anni della poesia italiana (Avezzano. Stllb, 1986) la poesia del Novecento finisce con il Gruppo 63. Negli anni Settanta la poesia attraversa il vuoto, perché dopo le grandi sintesi strutturali (convenzioni tra psicologie, ideologie) di fronte ai poeti non sta più alcuna utopia. La poesia è vista sempre più come un laboratorio dove si cerca un senso alla funzione della lingua e della poesia. Al riguardo Franco Loi (n. 1930) pensa che la rivoluzione linguistica è vasta e profonda e non coinvolge solo la televisione ma anche i bar, gli stadi, la scuola, insomma ogni luogo dove convergono le persone. La poesia è l accadimento di un rapporto intenso e profondo dell uomo con gli altri oltre che dell uomo con se stesso. Per Mario Luzi la poesia è viva e caotica come la società che la esprime, e spesso si esaurisce in un parlarsi addosso come fanno gli infermi. La poesia è sempre stata per pochi. Solo i modelli istituzionali (Dante e Leopardi) si salvano. Il linguaggio poetico, essendo per sua natura innovativo, e comunque connotato al massimo grado (Lotman), si 10

11 discosta dal linguaggio corrente. Nel Secondo Dopoguerra ha prevalso il filone anglosassone con Pound in testa, seguito da un acceso sperimentalismo. In seguito (sempre secondo Luzi) la nostra poesia ha conosciuto molti recuperi di classicità o comunque legati alla tradizione interna, in particolare all ermetismo. Oggi coesistono i modelli più diversi ma prevalgono quelli che alimentano l ispirazione di una poesia intenta alla descrizione di una realtà minuta, minimale, caratterizzata da frequenti giochi formali. Giuseppe Conte sostiene che lo sperimentalismo è morto e sepolto. Ha vinto il bisogno del simbolico, si affaccia un nuovo senso del mito, della realtà al suo stato essenziale. Una mappa del paesaggio poetico Per la poesia degli ultimi anni Ottanta, Mario Fortunato ritiene che gli autori hanno in comune la stessa esigenza: tornare alla tradizione. Anche Pier Vincenzo Mengaldo ha lavorato su questa ipotesi nel volume La tradizione del Novecento (Bollati Boringhieri. 2000). Dopo le Avanguardie; le kermesse dei festival degli anni Settanta; dopo lo spericolato sperimentalismo, ci si chiede se esiste un progetto della poesia italiana. È nata così una mappa del paesaggio poetico, dove le etichette vanno utilizzate per quel minimo di orientamento che possono offrirci. Simbolisti. Nel solco della tradizione del Simbolismo (da Mallarmé a Celan) si raggruppano quei poeti che intendono il loro lavoro sul verso come confronto con il sacro: G. Conte (sul versante mitico) Gregorio Scalise attraverso toni magici. Milo De Angelis riflette quella traccia più propriamente neo-orfica, oracolare. Postsimbolisti sono Mario Baudino, Roberto Mussapi. Neo-esistenziali. La loro poesia è imbevuta delle cose della quotidianità, disseminata di oggetti, magari interiori, che possono dar 11

12 luogo a un alto grido o a un dolore contenuto. Così è Dario Bellezza in Serpenta (Mondadori 1987) che si allontana dal tono maledettistico e sublime. Sono del Gruppo anche Jolanda Insana, Elio Pecora per il quale «Oggi non ci sono più grande scuole, ognuno ha il suo laboratorio» D altro canto anche in Montale ci sono simboli e allegorie ma rintracciati da oggetti. Nell ambito romano vanno ricordati Patrizia Cavalli, Biancamaria Frabotta e Renzo Paris. A Milano c è Maurizio Cucchi. Manieristi. La tendenza più eterogenea che riannoda forme della tradizione novecentesca a formule più remote: Patrizia Valduga, che tenta un recupero del Seicento. Secondo Fortini questi sono dei «Post-moderni che sentono il passato storico come un enorme supermarket in cui si possono scegliere forme tradizionali in modo ironico». Così anche Valentino Zeichen (Museo interiore. Guanda, 1987) autore ironico e un po bohemien: «Sono passato attraverso l inferno dell Avanguardia, riutilizzando i linguaggi della tecnologia e piegandoli alla metafora e ricercando il recupero della narratività e del senso». Così anche Roberto Pazzi e Paolo Ruffilli. Valerio Magrelli con la sua formula diario, più che post-moderno si può chiamare neo-moderno. Il suo nocciolo duro consiste nel desiderio di comunicazione cui le avanguardie avevano rinunciato. Neo-romantici. Forse rappresentano la tendenza più provvisoria. È la più vicina al filone post-moderno indicato da Fortini. I nomi sono quelli di Marco Papa, Arnoldo Colasanti e Gabriella Sica. Hanno il tono alto. Sperimentalisti. È la tendenza più vicina agli anni Settanta: per lei la partita non è ancor conclusa sul fronte del linguaggio, sulla possibilità di scardinarlo, individuando nuove modalità espressive. Fa capo alla rivista bolognese Dispacci, che secondo Roberto Roversi, «si oppone a tanta poesia di oggi, di buona qualità ma che non scuote il lettore e non produce sorprese». 12

13 A questo Gruppo appartengono Tommaso Kemeny, Cesare Viviani, che dopo anni di sperimentalismo, è approdato (con Merisi. 1986) «All osservazione della concretezza quotidiana, dell esperienza». I canoni della letteratura del Novecento Giovanni Raboni (Corriere della Sera, 5 giugno 2001) prendendo lo spunto da un ipotesi di possibile antologia del Novecento, stila un proprio personale canone di undici poeti (Saba, Palazzeschi, Tessa, Rebora, Ungaretti, Montale, Betocchi, Sereni, Zanzotto, Luzi, Giudici) e ne seleziona altri venti a suo parere di secondo piano. Grandi esclusi: Caproni e Pasolini. Le polemiche si sono fatte sentire il giorno dopo e proprio dalle colonne dello stesso Corriere. Renzo Paris lamenta l assenza totale in questo canone di donne come la Pozzi, Rosselli, Merini. Raboni si difende dicendo che il suo panorama si limitava agli anni Settanta. Puntuale nel 2001 è uscita l antologia (Ed. Garzanti) di Franco Loi e Davide Rondoni: Il pensiero dominante. Poesia italiana ( ) e il vuoto appare colmato con la pubblicazione di decine di poeti che compongono il vasto panorama che mette in discussione schemi già consolidati, e suggerisce approfondimenti. Parte dal 1960 il giovane scalpitante Daniele Piccini, curatore dell antologia del 2005 La poesia italiana dal 1960 a oggi. Altri poeti esprimono una antologia domestica a proprio uso e consumo, talora per bilanciare con nuove presenze, singoli e gruppetti dimenticati da compilatori distratti. Così accade che gli esclusi da precedenti compilazioni a loro volta escludono gli esclusori, mostrando un pizzico di vendetta. Appartenere a una delle tante antologie diventa un modo per non apparire un emarginato della letteratura italiana ed esporre il marchio PDOC: poeta a denominazione controllata. 13

14 Lavori in corso Fa notare Roberto Carnero che aumenta la voglia di canone nell ambito della poesia. La volontà di sistematizzazione delle poesie del Novecento. Ma c è anche la tendenza a rivedere il canone già esistente, quello considerato ufficiale. Alcune riletture del Novecento propongono nomi dimenticati mentre vengono esclusi gli intoccabili, i consacrati. Alcune pubblicazioni espongono con uno sguardo nuovo e originale, la produzione poetica del Novecento. Così Il canto strozzato. Poesia italiana del Novecento, a cura di Giuseppe Langella ed Enrico Elli (Interlinea, 2004) intende offrire una panoramica della poesia italiana contemporanea da Pascoli a Zanzotto. I poeti antologizzati sono oltre cento e ogni volume si distingue per il tentativo di superare luoghi comuni storiografici, aprendosi a nuove prospettive di interpretazione, non esclusa la religiosa. Ha un carattere più militante l antologia critica di Giorgio Manacorda (La poesia italiana oggi Castelvecchi, 2004) che limita lo sguardo all ultimo cinquantennio e inserisce quarantuno poeti che rispondono a predefinite categorie laiche. Per dovere di cronaca vengono studiati Conte, Cucchi, Luzi, Zanzotto. Sempre nel 2004 appare in versione aggiornata l antologia Il pubblico della poesia (Castelvecchi) curata da Alfonso Belardinelli e Franco Cordelli. In questo volume gli scrittori si autopresentano esponendo le loro idee sulla propria poetica, il rapporto con il pubblico, la percezione del mercato editoriale e l industria culturale. Altri criteri informano Il Novecento in versi (Il Saggiatore, 2004) dove Franco Forti non sfrutta un canone costruito a tavolino, ma un criterio empirico, basato cioè sull esperienza quotidiana di un lettore chiamato a scegliere le nuove voci della poesia italiana, partendo dai classici per approdare alle esperienze più recenti, come quelle di Conte, Cucchi, Viviani. 14

15 Proprio Cesare Viviani in La voce inimitabile (Il melangolo, 2004) si mostra in polemica con certa critica ufficiale sostenendo che «il canone letterario è una delle mortificazioni a cui la critica sottopone la poesia». Per Viviani «In poesia si tratta di fare l esperienza dell intraducibilità della parola» per cui questa esperienza è radicale, non ammette alcuna misura intermedia in quanto «è canto inimitabile, voce inimitabile». Come si vede, intorno alla poesia i lavori sono ancora in corso. Nelle Marche La situazione si è presentata spesso come una roccaforte di poeti e critici che hanno blindato la poesia e, come in una sorta di Sant Uffizio laico, forti di cattedre universitarie, riviste letterarie, case editrici, appoggi di istituzioni basate sul conformismo politico e ideologico, hanno annesso (quasi mai) e sconnesso (quasi sempre) poeti e poesie non in linea con i loro canoni e interessi. Si distingue questa produzione per un ritorno alla poesia neomelica, a parte qualche eccezione sperimentalista in Ercole Bellucci, l ultimo Paolo Volponi e il primo De Signoribus. Si assiste quindi a un accomodamento su rassicuranti moduli cantabili sull aroma di ariette pascoliane, caproniane. Molti hanno vissuto di questa epigonìa. Per il cane sciolto Massimo Ferretti di Chiaravalle e per Plinio Acquabona invece scende il silenzio. Così per il padre della marchigianità lo scomparso Carlo Antognini (critico e storico letterario) continua la cultura dell oblio, come nota Fabio Ciceroni. Altri, dopo aver sfruttato il nome di Scataglini e raggiunta la gloria, si tengono la gloria e dimenticano Scataglini. I poeti laureati, di montaliana memoria, si convocano tra di loro, si pubblicano e si premiano, si beatificano a vicenda, canonizzandosi. Conventìcolano. Quando entra il potere anche in poesia la poesia perde potere. E con questa antanaclasi ribadisco la necessità di una poesia onesta. Fabio Maria Serpilli 15

16 Leonardo Studio per la testa dell angelo della «Vergine delle Rocce» «La bellezza non ha causa. Esiste» Emily Dickinson 16

17 SILLOGI in ITALIANO 1 Chi siede a capotavola, di Michela Monferrini (Roma) 2 Il silenzio dell erba, di Gabriella Garofalo (Milano) 3 Muti i riflessi, di Roberto Borghetti (Ancona) 4 Sette poesie, di Domenico Luiso (Bitonto, Ba) Segnalazioni Questi giorni, di Claudia Arena (Falconara M.ma - AN) Quotidianamente i giorni, di Iaia Lorenzoni (Pesaro) Unisono, di Anna Piro (Gallipoli) Di santuari e sacrari, di Alessandro Tacconi (Dairago - MI) SILLOGI in DIALETTO 1 Dadlà dal ténp, di Ornella Fiorini (dial lombardo/mantovano) 2 Semo fati de sogni sbregài, di Francesco Sassetto (dial veneziano) 3 Tretippe & Martìdde, di Vincenzo Mastropirro (dial Ruvo di Puglia) 4 Sgrìsoi, di Guido Leonelli (dial Trento) Segnalazioni Mary, di Armando Giorgi (dial genovese) Al spec, al coer e la fumana, di Vanni Giovanardi (Luzzara - MN) Ita, di Alessandro Mordini (dial portorecanatese) U galanu, di Alfredo Panetta (dial calabrese) Giuria: Fabio M. Serpilli (presidente); Germana Duca Ruggeri; Gastone Mosci; Mario Narducci; Davide Rondoni. 17

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19 POETI in ITALIANO La poesia è ricerca libera, avventurosa, di un legame fra la vita e la parola segnaletica, vale a dire indicatrice di una via anche quando, per dirla con Dante, questa sembra smarrita ; è il cammino ostacolato, eppure privilegiato, di una lingua che desidera immettere la realtà nella fantasia per riscriverla, con la speranza di renderla leggibile, forse comprensibile, un poco più amabile. Germana Duca Ruggeri 19

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21 Michela Monferrini Chi siede a capotavola Michela Monferrini - Nasce nel 1986 a Roma dove vive. Studia Lettere all Università Roma Tre. Nel 2006 pubblica in collettanee testi poetici. Un haiku Oltre l autunno è edito dalla De Art Multimedia edizioni.. La rivista PopCorner di Bologna gli pubblica due poesie. Altri testi vengono inseriti nelle antologie: Sempre caro mi fu quest ermo frigo e Subway Poeti italiani Underground (Il Saggiatore). I racconti Mentite spoglie e Uscita di scena sono pubblicati rispettivamente in Niente è per niente 59 ultimi respiri e nell antologia San Gennoir. Nonostante la giovanissima età ha già numerosi interessi linguistici e giornalistici, attività attigue alla composizione poetica. 21

22 Michela Monferrini Ho bevuto il tuo vino per non vedere più la bottiglia ma il vino non è forse come l accappatoio, come lo spazzolino? Perché lasciarci col livello del rosso sempre uguale e senza speranza nell evaporazione, costringermi alle labbra? Ubriaca ho proceduto al cambio della lampadina nella stanza che matematicamente, ora, a rotazione resta vuota poi tutta la notte, come una forsennata ho aspettato la calma in cucina e quando non è arrivata ho trovato la mattina sulla tavola. 22

23 Michela Monferrini Suo figlio racconta che la donna delle pulizie venne il giorno dopo il funerale che lavò i piatti ed alzò i letti ridendo nell auricolare, che i muri ne furono scossi e si chiesero se per caso non avessero sbagliato casa: credevano fosse tempo di silenzio. Poi fu la donna che chiese se dovesse stirare anche quelli e vennero fuori i maglioni e le gonne al ginocchio dal tempo delle foto ormai. Raccontano che la donna non fu mai perdonata per aver pensato di togliere le pieghe all ultimo indirizzo delle gambe d una madre. 23

24 Michela Monferrini Ti avevano insegnato che a un figlio si misura l acqua col gomito e la febbre sulla fronte con un bacio, dal soppalco erano piovute magliette bonsai e odor di canfora, il leone Armando e la storia di Codina, e tra tutti i nomi uno, già aveva quasi gli occhi, ma poi non è servito. In soggiorno è venuta giù la parete a specchio quando tutti e anche lui hanno steso una tovaglia di puro menomale bianco sulla tavola della tua pancia in lutto. 24

25 Michela Monferrini Mi dicono che senso non han più le tue parole. Io busso, piano entro, arrivo, con la mela cotta, accanto al letto macchiato: ti cambio canale e aspetto di vederti dormire e nel petto respirare. Mi dicono che a tratti mancherà l'ossigeno, non mi devo preoccupare ma io domani torno perché il miele è finito e l'amore pure, - sul comodino - ma torno e te lo porto in un foglio di giornale buono ad esser barca per lasciare questa luce d'ospedale: diranno di vedere un cappello da muratore mentre noi navigheremo dove senso veramente non c'è più nelle parole. 25

26 Nel giardino di Van Gogh Michela Monferrini Accessibile ai pochi sui balconi senza luna, nelle stelle unite dall 1 al 36, tra le combinazioni ce n è una tuo profilo rugoso ed orecchino per credere ancora nel cielo. 26

27 Michela Monferrini La mattina del martedì arriva la ditta e alza i zerbini contro le porte e apre gli abbaini allo scambio piccioni polvere. Fa corrente per la bocca delle scale fin nel tunnel dell ascensore, fa una spirale dalla colonna dei bagni al portone che, guasta la molla, con gran rumore si chiude e si chiuse quando di lì passarono le tue trenta camicie d azzurro uguale. Di lunedì, da anni, sappiamo che se ne andrà domani - nella corrente - l esercito dei mari senza ombre e senza spalle anni che sappiamo che tornerà domani sera, inghiottendo a grandi onde il pianerottolo pulito di giornata. 27

28 Michela Monferrini Siedono a capotavola opposti tenendo di mezzo trent anni e la tavola coi gomiti. Io le ho viste baciare il pane avanzato prima di buttarlo come baciano la mano dopo la croce come tracciano la croce dopo l acqua santa, sfiorando. Hanno avuto case dentro questa, uomini che sono stati donne pure loro e corone di sapone di Marsiglia incrostate all anulare, attorno all oro, perdute nel notturno strofinio delle federe e ogni giorno rapprese di nuovo. Così, le ho scoperte regine bianche: alzando i letti e l acqua di colonia una mattina. Solo da allora mi pare di osservarle, alla tavola non siedo ancora. 28

29 Gabriella Garofalo Il silenzio dell erba Gabriella Garofalo - Nativa di Foggia vive a Milano. Esordisce nel 1986 col volume di poesie Lo sguardo di Orfeo, cui fa seguito L inverno di vetro nel 1995 che si muove attorno a parole chiave, a ossessioni tematiche. La sua terza raccolta viene pubblicata nel 2004 e ha come titolo Di altre stelle polari dove al cielo blu cobalto si accompagnano gli astri che sfrenano di luce. Quella di Gabriella Garofalo è una poesia solitaria, impossibile da collocare all interno di scuole, tendenze o generazioni, giocata con vigore drammatico tra il fuoco di un forte disagio interno e il chiudersi in momenti di glaciale immobilità. Per questi tratti della sua scrittura la poetessa fu segnalata da Amelia Rosselli. 29

30 27/10/ 05 Gabriella Garofalo Autunno, nevrastenia del cielo, di una città se la città esistesseinutile pensarsi lontananza ordire trame se perfidi gli odori se corpi rischiano percorrerticome se non bastasse Luna consegna frammenti di vita alla parola: sono indifesi sono la rossa tazza il blu del cielo che lasci cadere senza pensarci, per distrazione, certo, scheggiati. 30

31 01/11/ 05 Gabriella Garofalo Stasera l anima è più congestionata di una stazione all ora di punta sogni assembrati insistono perché tu presti ascolto, ma farai bene a diffidarepuò esploderti tuo cielo sconvolte stelle non avranno mai rifugio si finge Luna trasognata, ma sua luce ti corre notte alla ricerca di sguardi invadentiteme che la sorprendano, è già nuda. 31

32 18/11/ 05 Gabriella Garofalo a C. Forse un modo come un altro per chiamarti, Dio, torcerti contro le parole di parole dilaniare cielo splendidamente assemblatoma non governa l anima suo fuoco rischia bruciare ardono le dita di silenzio che l esistenza sperdese pure guarda l esistenza, se mai ferma. 32

33 23/06/ 06 Gabriella Garofalo Sia un cielo livido di stelle a fermare il tempoalbero non abbatta non cada foglia non ceda luna acqua non intorbidigrembi grembi soprattutto stanno per disperdere, libero campo di ristoppie per l Angelo che ti acceca scrivere. a Michael 33

34 02/08/ 06 Gabriella Garofalo Le solite domande, capita, ti chiedi, se l anima sarà già andata in cerca di rifugio per la lucema non promette bene cielo che si sfalda e rosso-arancio di Luna assolutamente fuori luogo: non vuol dartela vinta notte fame antica la sua fame di seconda stagione che insegue annusando l aspro di sudore. 34

35 08/08/ 06 Gabriella Garofalo a dl Attesa che verde di un intensa luce muovanon accade. Comunque, verde di tuoi rami getta, molto più forte di altre tue esistenze mentre provocano un certo fastidio i giorni di seconda stagione, non hanno fine si disperdono in mille particolari inutili: in genere il tuo smangiato desiderio, la bianca risposta di una fame. 35

36 08/08/ 06 Gabriella Garofalo a dl Forse inaspettate, certo non più antiche le prime apparizioni della lucema sempre più ridotta la tua razione di anima, città, il vento più non muove odori anime di eretici e tu non sai ancora negarti fresca oscurità di muri, quadri, finestre in corridoiolà dove incontri seme che ti è avverso. 36

37 Roberto Borghetti Muti i silenzi Roberto Borghetti - Di anni 43, nato e residente ad Ancona, si dedica alla poesia e alle letture umanistiche sin dall età adolescenziale. Scrive a periodi alterni poesie in versi liberi, traendo ispirazione da autori del 900 italiano di correnti letterarie diverse, come Montale, Bertolucci, Pavese, Sereni, Penna, Raboni. Solo da due anni circa partecipa a concorsi nazionali ricevendo riconoscimenti e menzioni speciali. Primo ai concorsi Città di Bari, Giovanni da Sanpiero ed altri ancora. Soprattutto Borghetti ama lavorare in profondità sulla scrittura poetica che appare matura e ricca di suggestioni. 37

38 Alba Roberto Borghetti Assorto e solo. Ero rimasto appoggiato all alba la città vuota, piena di teneri addii. Invano cerco le strade che mai si raccontano e tralasciano lo spuntare d ortiche negli squarci d asfalto. Salgo tre scalini si fa remoto il mio passo, fra rare luci le chiare tenebre restano. Il sole desiste si confonde con la malinconia d un bucato. Non amo più le pareti di questa stanza mi nascondo dai cari volti e fra le fontane del mattino ritrovo l oblio. E vi sosto a lungo perché tutto è dissoluzione di piazze lentezza di nubi. Poi, qualcuno verrà passando fuggiasco col bastone a frugare gli angoli inerti del giorno, ed io nell ora incerta transiterò nei pallori più estremi sino a tornare in un letto non mio.. 38

39 Tremula la notte Roberto Borghetti Trepida linea di silenzi, potresti misurarla con l eco della pioggia che scroscia sopra il grembo dischiuso, rosso d argilla. Disteso dove il pensiero è piaga dell infinito serbi la ferita che più non sanguina, e piangi di quanto sia ridicolo scrivere lettere d amore quando le stelle socchiudono gli occhi come gatte tradite. È solo tua l umiltà di sterrare altrove le radici d un sangue malato e ancora la gioia d esser affamato per assaporarne l aspra miseria; nebbia che beve il mattino e tace della notte assetata, luce d un cielo umido di candele. Poi ti sorprenderà la solitudine d una marea, che segna la sua traccia di sale sul fasciame marcito di barche sconosciute alla morte. 39

40 Non è più il limitare Roberto Borghetti So di mulattiere che delimitano prode tra serragli e prati d'un ocra che nemmeno immagini e dei tuoi passi in solitaria a calcare il disordine di lidi invernali. Poche curve ancora scendiamo il dolceamaro declivio verso i soggiorni venturi, tra vecchie querce e radici dissotterrate dal turbinare di rivoli sfuggiti alla piena. Ma talvolta non so dove ha inizio la nostra notte e se la fine del giorno è solo un grumo di buio rappreso. Ed ora dimmi se tu conosci il nervo che acuto alimenta il guizzo del predatore: Il mio è forse il tradire del falco che artiglia il polso benevolmente proteso? 40

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