XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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1 XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) Colore liturgico: Verde Antifona d'ingresso Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Sal 17,15) Colletta O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Oppure: Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell uomo; colmaci del tuo Spirito, perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Prima lettura Am 7,12-15 Dal libro del profeta Amos In quei giorni, il sacerdote di Betel Amasia disse ad Amos: Vattene, veggente, ritirati verso il paese di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno. Amos rispose ad Amasia: Non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e raccoglitore di sicomori;

2 il Signore mi prese di dietro al bestiame e il Signore mi disse: Va, profetizza al mio popolo Israele. Parola di Dio Salmo responsoriale Sal 84 Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore. Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli. La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. Misericordia e verità s incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza. Seconda lettura Ef 1,3-14 (forma breve: Ef 1,3-10) Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini [Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l ha abbondantemente riversata su di noi

3 con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.] In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. Parola di Dio Acclamazione al Vangelo (cf. 1Ts 2,13) Alleluia, alleluia. Accogliete la parola di Dio non come parola di uomini, ma qual è veramente: parola di Dio. Alleluia. Vangelo Mc 6, Dal Vangelo secondo Marco In quel tempo, Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro. E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano. Parola del Signore

4 PREGHIERA DEI FEDELI Con la fiducia filiale che lo Spirito di Cristo suscita nei nostri cuori, innalziamo la comune preghiera a Dio Padre misericordioso. R. Ascolta, o Padre, la nostra supplica. Perché la Chiesa sia sempre più comunità di fede, di preghiera e di carità fraterna, preghiamo. R. Perché non manchino uomini e donne pronti ad accogliere la chiamata di Dio, preghiamo. R. Perché Dio faccia cadere le armi dalla mano dei violenti, preghiamo. R. Perché la città degli uomini diventi un luogo di convivenza pacifica e cordiale, preghiamo. R. Perché lo Spirito del Signore porti salute agli infermi, consolazione agli afflitti, speranza e pace al mondo intero, preghiamo. R. O Padre, fonte di ogni dono, ti abbiamo manifestato con umile confidenza le nostre intenzioni; nella tua immensa bontà esaudisci la nostra preghiera. Per Cristo nostro Signore. R. Amen. Preghiera sulle offerte Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore. Antifona di comunione Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. (Sal 84,4-5) Oppure: Dice il Signore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui. (Gv 6,56) Oppure:

5 I Dodici, inviati da Gesù, predicavano la conversione, scacciavano i demoni e guarivano gli infermi (cf. Mc 6,12-13) Preghiera dopo la comunione Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore. C O M M E N T I Don Claudio Doglio 1 Lettura (Am 7, 12-15) Va, profetizza al mio popolo Israele In un era di pace e di prosperità, mai conosciute prima, questo profeta disturba perché annunzia alle tribù di Israele, a motivo della loro infedeltà a Dio e delle gravi ingiustizie sociali, l imminente catastrofe nazionale seguita da un duro esilio. La sua missione è perciò difficile, ma Amos non manca di coraggio, il suo messaggio è semplice, chiaro, deciso, intransigente ed il suo stile, assai popolare, si esprime spesso con sentenze poetiche dense di concretezza e vigore. Il brano di oggi ci presenta Amos che incontra Amasia, sacerdote di Betel, funzionario del santuario reale e nazionale che si preoccupa dell ordine stabilito: Amasia è infatti un profeta stipendiato dal re e cerca di soffocare un messaggio pericoloso e sovversivo; pensa di avere a che fare con un profeta di professione, uno che semina inutilmente il disordine e l agitazione. Amos gli risponde che non è profeta per professione, ma lo è perché Dio ha interrotto bruscamente il corso della sua vita, lo ha preso, afferrato, per una missione ben specifica. Egli non può farci nulla, possiede già un mestiere e non è per capriccio che profetizza, ma perché Dio lo spinge a ciò con una forza alla quale non può resistere. Profeta si diventa per una speciale chiamata e sempre per iniziativa divina, non per designazione o consacrazione degli uomini o per diritto ereditario. Amos non è, come Amasia, un profeta stipendiato dal re, è stato scelto da Dio e quindi è libero da legami umani: l unico suo limite è la verità, la fedeltà a Dio. Il profeta ha una vocazione speciale, una missione: annunciare una parola che non è la sua, ma di Dio.

6 Lo stesso si può dire per l apostolo di Cristo; chi annuncia deve essere leggero e sgombro, libero da interessi umani, da ideologie da difendere, da compromissioni con le potenze di questo mondo. Questi sono vincoli che non permettono di essere liberi, che condizionano, che intralciano il lavoro. La predicazione di Amos, fatta con intransigenza e vigore, aveva risvegliato le coscienze delle classi dirigenti ed Amasia, il sacerdote di corte, stanco delle denunzie e delle minacce di Amos, avvisa il re presentando la parola profetica come un attacco alla stessa persona del re e un tentativo di sobillare il popolo alla ribellione. Otto secoli più tardi la stessa falsa accusa sarebbe stata inventata contro Gesù. E la tecnica della menzogna contro la testimonianza della verità. Questo disinteresse nella predicazione, questo abbandono della propria agiatezza economica per la parola di Yahveh sarà uno dei segni dei veri profeti dei due Testamenti. Amos tornerà alla sua terra dopo aver compiuto la sua missione; riprenderà a lavorare i campi ed a raccogliere i sicomori. Però prima vaticinerà l ignominiosa fine di Amasia e della sua famiglia vittime della guerra e dell esilio. Amasia morirà dopo sei mesi. * 12. Amasia riconosce che Amos è un veggente, cioè un profeta vero, che ha ricevuto delle visioni da parte di Dio, perciò aveva il diritto di esercitare l attività profetica e di mantenersi con i doni che gli venivano offerti dai fedeli che lo consultavano. Solamente che essendo nato in Giuda, non aveva il diritto di predicare nel regno del Nord. Il santuario nazionale non doveva servire da tribuna ad un agitatore politico. 14. raccoglitore : BJ, colui che punge : pungendo il gambo dei frutti di sicomoro che servono da foraggio, se ne affretta la maturazione e se ne migliora la bontà. Il sicomoro è un albero simile al fico, ma più alto, le foglie sono sempre verdi e la pianta fruttifica più volte in un anno. I frutti, meno dolci e saporiti dei fichi, erano un cibo per i poveri dell antico Israele. Il legno era usato per la costruzione di mobili e suppellettili. Dall accenno alla sua professione in 7,14 alcuni interpreti deducono che Amos fosse di condizione sociale umile; altri invece ritengono che si possa interpretare il testo nel senso che Amos fosse proprietario di mandrie e piante di sicomoro. Nonostante la sua origine campagnola Amos possedeva infatti una vasta cultura religiosa, sociale e politica. 2 Lettura (Ef 1, 3-14) Sua volontà è ricapitolare in Cristo tutte le cose Nel brano di oggi Paolo riassume, con forma solenne, liturgica, tutto ciò che il Padre ha fatto per noi mediante Cristo e che si realizza nello Spirito. Nuova è la situazione del cristiano: il Padre ci ha prescelti e predestinati fin dalla eternità ad essere suoi figli; questo per sua volontà e grazie al suo amore per noi, manifestato mandandoci il suo unico Figlio. Il Cristiano è privilegiato: è scelto e predestinato a questo per merito di Cristo, nella cui morte il credente ha ricevuto la redenzione, il perdono dei peccati, la conoscenza del mistero del Cristo e la sua eredità. Paolo quando parla di predestinazione si rifà sempre ad uno dei cardini della sua dottrina: quello della gratuità della fede. Egli infatti considera la salvezza, la grazia, la fede, un dono gratuito di Dio, indipendente da qualsiasi merito umano. Questi privilegi sono di tutti voi e noi cioè di pagani e giudei avendo tutti ricevuto, quale pegno dell eredità, il dono dello Spirito. Il prologo della lettera agli Efesini è un inno di benedizione che sintetizza il piano divino di salvezza in 7 tappe. Sei benedizioni esprimono la ricchezza del dono comunicato da Dio all uomo e alla fine è innalzata la lode a Dio per quanto ricevuto.

7 Primo motivo di benedizione è l elezione dell uomo nel piano di Dio, alla partecipazione alla sua vita: questa elezione precede e guida ogni realizzazione storica, compresa la creazione. Il vertice finale del progetto originario è la comunione perfetta e totale dell uomo con Dio, nei termini dell appartenenza e della partecipazione al suo amore. Secondo motivo di benedizione è la predestinazione: la situazione per la quale possiamo rispondere alla chiamata alla santità è perché, tramite Cristo, siamo diventati figli di Dio. Cristo, infatti, di questa nostra apertura alla santità ne è la fonte (per la sua missione salvifica) e il modello (nella sua condivisione totale e perfetta dell umanità). La predestinazione riguarda tutte le persone umane, uomini e donne, ciascuno e ciascuna senza eccezione, non è prerogativa di pochi eletti. Terzo: la redenzione: il culmine della grazia di Dio, la liberalità e la gratuità del suo amore che esalta la sua gloria, è l opera storica della redenzione di Cristo. Quarto: la rivelazione del mistero. Cristo rigenera e unisce sotto la sua autorità, per ricondurlo a Dio, il mondo creato che il peccato aveva corrotto e dissociato. Quinto: eredità. Come l antico Israele, i credenti in Cristo diventano già da ora l eredità di Dio, la sua realtà più preziosa. Sesta benedizione: il dono dello Spirito che dà la certezza della chiamata di tutti a condividere la salvezza. La ricapitolazione del piano di Dio afferma che esiste una direttiva unitaria: è la comunione di tutti con il Padre mediante Cristo. L ultima tappa è la lode che, rivedendo le tappe precedenti, le attribuisce alla benevolenza della volontà del Padre. Per meglio interpretare l immagine paolina della ricapitolazione in Cristo di tutte le cose (Ef 1,10), bisogna ricordare che Paolo allude al capitolo cioè all asta attorno alla quale veniva avvolto un rotolo di pergamena che costituiva appunto il volume o altre volte indicato come il rotolo del libro. Qui si parla di predestinazione ma questa predestinazione non influisce minimamente sulla libertà personale, poiché si tratta della Chiesa come tale, e non dei credenti, dei membri di ciascuna comunità che entrano liberamente a farne parte. La Chiesa, secondo il piano prestabilito da Dio, è uno spazio nel quale gli uomini divengono figli adottivi di Dio. Gesù Cristo è il Figlio naturale che, con la incorporazione dei credenti alla sua persona, li trasforma in figli adottivi di Dio. Vangelo (Mc 6, 7-13) Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli Il brano di oggi ci presenta Gesù che inizia all opera missionaria i suoi discepoli mettendo così in atto il fine per cui li ha chiamati. I 12 hanno quindi il compito di estendere e di continuare la missione stessa di Gesù. Le consegne per i discepoli sono poche e chiare: presentarsi in povertà con completo disinteresse e piena fiducia in Dio; non imporre il proprio insegnamento, ma annunciarlo da uomini liberi ad altri uomini liberi sottolineando però la responsabilità del rifiuto. Lo scrollare la polvere dai calzari ha il significato simbolico di allontanarsi da un luogo dove si è ricevuta una cattiva accoglienza e nel quale non si ha più intenzione di tornare; era un gesto praticato dagli Ebrei quando, rientrando da un territorio pagano, mettevano piede nella Terra Santa, e stava a significare che ci si voleva separare completamente dal mondo impuro e incredulo. Nel particolare dell olio con cui si ungevano gli infermi, il concilio di Trento ( ) ha visto una anticipazione dell Estrema Unzione, oggi più propriamente detta, come originariamente, Unzione degli infermi. Va a predicare chi è stato inviato da Gesù e non va ad offrire una opinione o una scoperta personale. Profeta è infatti uno che parla a nome di un altro. La grande notizia non era solo o principalmente una interpretazione del mondo o della storia; era soprattutto l annuncio di un principio di trasformazione di questo mondo e di questa storia.

8 I discepoli sono mandati a due a due : l annunzio si porta sempre avanti in forma comunitaria e dovevano portare con sé solo lo strettamente necessario, l indispensabile. Erano senza dubbio istruzioni anti trionfalistiche e non bisognava insistere con coloro che non accettavano la predicazione; la grande notizia infatti potrà essere solo offerta, mai imposta. In questa regola della comunità missionaria traspare un senso di urgenza (forse di lì il non perdere troppo tempo con chi rifiuta la Parola) e di tensione, di impegno radicale e di povertà, di coraggio e di donazione totale. L omissione della restrizione della predicazione ai Giudei, presente nel passo parallelo di Matteo, riflette l apertura verso i Gentili della comunità di Marco. La sostanza della missione è sull esempio di quella del Cristo stesso: predicare e guarire è la stessa attività di Gesù, il potere sugli spiriti immondi è partecipazione allo stesso potere di Gesù. Il discepolo è missionario di Cristo, libero, non condizionato da schemi e da interessi, da giochi politici o sociali, ma legato solo alla fedeltà alla Parola. Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di diffondere, per quanto gli è possibile, la fede guai a me se non annunziassi l evangelo! (1 Cor 9,16). La vocazione è un lasciarsi afferrare, cercare e trovare da Dio che passa per le strade delle nostre città e delle nostre campagne e bussa alle porte delle nostre case. Il futuro è nelle mani di Dio, perché avere paura? Più in buone mani di così! * 8-9. bastone e sandali : il bastone era un minimo elemento di difesa personale in zone del tutto insicure, anche contro animali aggressivi. Diversamente da Matteo 10,10 e da Luca 10,4, in Marco l uso del bastone e dei sandali è consentito; non viene fatto divieto di visitare i territori pagani, né di entrare nelle città dei samaritani. Differenze che stanno ad indicare un certo adattamento alle condizioni interne ed esterne alla Palestina. 8. denaro : nemmeno una moneta di rame o di bronzo, quindi nemmeno gli spiccioli. 10. entrati in una casa rimanetevi : rimanendo in una stessa casa come ospiti, piuttosto che spostarsi in un altra con maggiori comodità, si evita di dare l impressione di cercare vantaggi per sé e di disonorare il padrone di casa. Beda il Venerabile In Evang. Marc., 2, 6, 6-9 Le caratteristiche della missione dei discepoli "E percorreva i villaggi circostanti insegnando. Chiamò poi i dodici e cominciò a mandarli a due a due a predicare e dava loro il potere sugli spiriti immondi" (Mc 6,6-7). «Benevolo e clemente, il Signore e maestro non rifiuta ai servi e ai discepoli i suoi poteri, e, come egli aveva curato ogni malattia e ogni debolezza, cosí dà agli apostoli il potere di curare ogni malattia ed ogni infermità. Ma c`è molta differenza tra l`avere e il distribuire, il donare e il ricevere. Gesú, quando opera, lo fa col potere di un padrone; gli apostoli, se compiono qualcosa, dichiarano la loro nullità e la potenza del Signore con le parole: "Nel nome di Gesú, alzati e cammina"» (Girolamo). "E ordinò loro di non prender nulla per il viaggio se non un bastone soltanto, non bisaccia, non pane, né denaro nella cintura, ma andassero calzati di sandali e non indossassero due tuniche" (Mc 6,8-9). «Tanto grande dev`essere nel predicatore la fiducia in Dio che, sebbene non si preoccupi delle necessità della vita presente, tuttavia deve sapere con certezza che non gli

9 mancherà niente. E questo per evitare che, se la sua mente è presa da preoccupazioni terrene, egli non rallenti nell`impegno di comunicare agli altri le parole eterne (Greg. Magno). Quando infatti - secondo Matteo - disse loro: "Non vogliate possedere né oro né argento" - con quel che segue, - subito aggiunse: "Perché l`operaio ha diritto al suo sostentamento" (Mt 10,9-10). Mostra insomma chiaramente perché non ha voluto che essi possedessero né portassero seco quei beni; non perché questi non siano necessari al sostentamento di questa vita, ma perché egli li inviava in modo da far capire loro che tali beni erano loro dovuti dai credenti ai quali avrebbero annunziato il vangelo. E` chiaro dunque che il Signore non ordinò queste cose come se gli evangelisti non dovessero vivere di altro che di ciò che offrivano loro i fedeli cui essi annunziavano il vangelo (altrimenti si sarebbe comportato in modo opposto a questo precetto l`apostolo [cf. 1Ts 2,9], che era solito ricavare il sostentamento dal lavoro delle sue mani per non essere di peso a nessuno), ma dette loro una libertà di scelta nell`uso della quale dovevano sapere che il sostentamento era loro dovuto. Quando il Signore comanda qualcosa, se questa non si compie, la colpa è della disobbedienza. Ma quando è concessa la facoltà di scelta, è lecito a ciascuno non usufruirne o sottostarvi liberamente. Ebbene il Signore, col dare l`ordine, che l`apostolo ci riferisce (cf. 1Cor 2,9) essere stato da lui dato, a quanti annunziano il Vangelo, cioè di vivere della predicazione del Vangelo, intendeva dire agli apostoli che non dovevano possedere né dovevano avere preoccupazioni; che non dovevano portare con sé né tanto né poco di ciò che era necessario a questa vita; per questo aggiunse: "neppure il bastone", per sottolineare che da parte dei fedeli suoi tutto è dovuto ai suoi ministri che non chiedono nulla di superfluo. Aggiungendo poi "infatti l`operaio ha diritto al suo sostentamento", ha chiarito e precisato il perché delle sue parole. Ha simboleggiato nel bastone questa facoltà di scelta, dicendo che non prendessero per il viaggio altro che un bastone, per fare unicamente intendere che in grazia di quella potestà ricevuta dal Signore, e raffigurata nel bastone, gli apostoli non mancheranno neppure delle cose che non portano seco. La stessa cosa deve intendersi delle due tuniche nessuno di loro ritenga di doverne portare un`altra oltre quella che indossa, timoroso di poterne avere bisogno, in quanto può averla grazie a quella potestà di cui abbiamo parlato». Ambrogio Exp. in Luc., 6, Tipologia dell`annunciatore del Regno "E ogni volta che qualcuno non vi riceverà, uscendo da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi, in testimonianza contro di loro" (Lc 9,5). Gli insegnamenti del Vangelo indicano come deve essere colui che annunzia il Regno di Dio: senza bastone, senza bisaccia, senza calzature, senza pane, senza denaro, cioè a dire non preoccupato di cercare l`appoggio dei beni di questo mondo, stando sicuro nella sua fede che quanto meno cercherà i beni temporali tanto piú essi gli basteranno. Chi vuole, può intendere tutto questo passo nel senso che esso ha lo scopo di formare uno stato d`animo tutto spirituale, come di chi si è spogliato del corpo a mo` d`un vestito, non soltanto rinunziando a ogni forma di potere e disprezzando le ricchezze, ma ignorando anche ogni bisogno della carne. A costoro è fatta, prima di tutto, una raccomandazione generale che riguarda la pace e la costanza: essi porteranno ovunque la pace, andranno con costanza, osserveranno le norme e gli usi dell`ospitalità, poiché non si addice al predicatore del regno celeste correre di casa in casa e mutare con ciò le leggi inviolabili appunto dell`ospitalità. Ma se si suppone che generalmente sarà loro offerto il beneficio dell`ospitalità, tuttavia, nel caso che essi non siano bene accolti, vien loro impartito l`ordine di scuotersi la polvere di dosso e uscire dalla città. Questo ci insegna che una generosa ospitalità non riceve una ricompensa mediocre: non soltanto infatti noi procuriamo la pace ai nostri ospiti ma, se essi sono coperti da una leggera polvere di colpa, potranno togliersela accogliendo bene i predicatori apostolici. Non senza motivo in Matteo viene ordinato agli apostoli di scegliere bene la casa dove entreranno (cf. Mt

10 10,11), in modo da non trovarsi nella necessità di cambiare casa o di violare gli usi dell`ospitalità. Tuttavia, non si rivolge la stessa raccomandazione a colui che riceve l`ospite, nel timore che, operando una scelta fra gli ospiti, si finisca col limitare il dovere di ospitalità. Se noi con tutto questo abbiamo offerto, nel suo senso letterale, un valido precetto che riguarda il carattere religioso dell`ospitalità, tuttavia ci viene suggerita l`interpretazione spirituale del mistero. Ecco, quando si sceglie una casa, si ricerca un ospite degno. Vediamo un po` se per caso non sia la Chiesa che viene indicata alla nostra ricerca, e vediamo se l`ospite da scegliere non sia per caso Cristo. C`è una casa piú degna della santa Chiesa per accogliere la predicazione apostolica? E quale ospite potrà essere preferito a tutti gli altri, se non il Cristo? Egli è solito lavare i piedi ai suoi ospiti (cf. Gv 13,5) e, quanti egli riceve nella sua casa, non tollera che vi soggiornino con i piedi sporchi, ma, per quanto fangosi possano essere a causa della vita passata, egli si degna di lavarli per consentire che sia proseguito il viaggio. E` dunque lui che nessuno deve lasciare, né cambiare con un altro. A lui giustamente si dice: "Signore, a chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna, e noi crediamo" (Gv 6,68-69). Origene In Evang. Luc., 23, 3 Non possedere due tuniche E` infatti un dovere proprio degli apostoli, piuttosto che del popolo, che se uno ha due tuniche, una la dia a chi non ne ha. E perché tu sappia che questo consiglio conviene agli apostoli piú che alle folle, ascolta ciò che il Salvatore dice loro: "Non portate per via due tuniche" (Mt 10,10). Sta di fatto che questi due abiti, dei quali uno serve a vestirci e l`altro ci vien consigliato di darlo a chi non ne ha, hanno un altro significato. Insomma il Salvatore, cosí come noi «non dobbiamo servire due padroni» (cf.lc 16,3; Mt 6,24), vuole che non possediamo due tuniche e non siamo avvolti in un duplice abito, in quanto uno è l`abito del vecchio uomo e l`altro l`abito dell`uomo nuovo. Egli al contrario desidera vivamente che noi «ci spogliamo del vecchio uomo per rivestirci dell`uomo nuovo» (cf. Col 3,9-10). Fin qui la spiegazione è facile. Ma ci si chiede soprattutto perché, alla luce di questa interpretazione, venga ordinato di dare una tunica a chi non ne ha. Qual è l`uomo che non ha sul suo corpo neppure un abito, che è nudo, che non è coperto assolutamente da nessuna veste? Io non dico in verità che con questo precetto non ci venga comandato di essere generosi, di avere pietà per i poveri e di possedere una bontà illimitata, tanto da spingerci a coprire coloro che sono nudi coll`altra nostra tunica; ma affermo che questo passo ammette un`interpretazione piú profonda. Noi dobbiamo donare una tunica a chi ne è completamente sprovvisto: chi è quest`uomo senza tunica? E` colui che è assolutamente privo di Dio. Noi dobbiamo spogliarci e dare la tunica a chi è nudo. Uno possiede Dio, e l`altro, cioè il potere avversario, ne è del tutto privo. E cosí come sta scritto: "precipitiamo i nostri delitti in fondo al mare" (Mi 7,19), nello stesso senso dobbiamo buttar via lontano da noi i vizi e i peccati e gettarli su colui che è stato per noi la causa di essi. Père Abbé La prima lettura che abbiamo ascoltato concerne il profeta Amos, il più antico dei profeti di Israele. I suoi atti e le sue parole ci sono stati conservati in un libro (circa dieci anni prima di

11 Osea). Il breve racconto che abbiamo letto ci rivela qualcosa di assolutamente tipico di ogni vero profeta, cioè che il fatto di parlare in nome del Signore non era una sua scelta personale. Quando egli predica a Betel, il sacerdote del luogo si mostra infastidito dalla sua predicazione e gli dice di andare a profetare altrove, nel Regno di Giuda per esempio. Amos risponde allora che non ha scelto lui questa missione, ma che è Dio ad averlo scelto: Io non ero profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e un raccoglitore di sicomori. Ma il Signore mi ha raggiunto quando ero dietro al bestiame, ed è Lui che mi ha detto: Va, tu sarai profeta per Israele mio popolo. Che altro egli può fare allora? Ecco una lezione per tutti noi. In quanto discepoli di Cristo e membri del suo Popolo, noi abbiamo parte alla sua missione profetica. Noi dobbiamo essere i suoi profeti. Tuttavia noi saremo autentici profeti soltanto quando, vivendo autenticamente secondo il Vangelo, le nostre vite saranno una espressione del messaggio evangelico e susciteranno l impegno degli altri a seguire Cristo. Ogni volta che saremo noi a decidere di essere profeti, saremo probabilmente dei falsi profeti, e potremo apparire ben ridicoli a tutti, tranne forse che a noi stessi. Se siamo profeti autentici, probabilmente non avremo una gran popolarità; e potremo ben essere rifiutati come Gesù stesso, e come, molto tempo prima di Lui, Amos e gli altri profeti. Un altra lezione che possiamo ricavare dal libro di Amos, è che egli fu un autentico profeta ecumenico. Egli portò a compimento la sua missione in un epoca in cui il Popolo di Dio era diviso in due regni separati e autonomi, ciascuno con il suo culto e il suo luogo per i sacrifici. Amos era del regno di Giuda, nel Sud, ma fu inviato da Dio a profetare nel regno di Israele, a Nord. Per questo il sacerdote di Betel, come abbiamo letto, gli dice: Togliti di torno con le tue visioni, vattene al paese di Giuda Ma egli restò fedele alla sua missione. Lo stesso approccio universalista lo ritroviamo nel Vangelo. Gesù manda i suoi dodici discepoli a due per due, attraverso tutta la Galilea e la Giudea, per predicare la Buona Novella, scacciare i demoni e guarire ogni sorta di malattie. Ringraziamo il Signore per tutti gli umili profeti che attraverso i secoli hanno conservato viva la sua testimonianza e per coloro che egli invia oggi in tutte le parti del mondo. Ringraziamolo anche per il fatto che oggi la sua Parola è proclamata e ricevuta in molti cuori, in Asia e in Africa, in Europa e in America del Nord e del Sud. Possiamo noi trovare nel nutrimento eucaristico la forza di essere fedeli alla nostra umile missione profetica Per non ricevere più questa newsletter inviare una con "no grazie" per oggetto all'indirizzo: Per segnalarci un amico a cui far pervenire questa newsletter inviare una con "un amico" per oggetto all'indirizzo: Per richieste diverse inviare un' all'indirizzo: indirizzo sito: sito aderente a

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