Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari

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1 r v s 6 4 ( ) PAGINE DI SPIRITUALITà Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Raffaele Talmelli Esce per i tipi delle Edizioni OCD la terza edizione del volume di Raffaele Talmelli, Ecco, io vedo i cieli aperti Psicopatologie, fenomeni mistici, demonologia, prezioso manuale per conoscere e districarsi in fenomeni nei quali non è sempre facile discernere se l origine sia divina, satanica o come spesso accade patologica. Dal volume estrapoliamo il capitolo dedicato appunto ai criteri che la Chiesa adotta per il discernimento dei fenomeni mistici straordinari. Di fronte a presunte rivelazioni private, per antichissima tradizione, la Chiesa Cattolica ricorre ad un attenta disamina del fenomeno a tre livelli, avendo sempre presente che basta l inadeguatezza di uno solo di essi per invalidarne l autenticità.

2 pagine di spiritualità La persona L esame viene effettuato a livello di persona che riceve le rivelazioni; materia a cui si riferisce la rivelazione; effetti prodotti con eventuali segni che l accompagnano. In passato, stando al Trattato di Teologia mistica di padre Agostino Poulain (1911) e al Compendio di Teologia ascetica e mistica di Adolfo Tanquerey (1927), venivano anzitutto esaminate le cosiddette qualità naturali della persona interessata: temperamento, intelletto, aspetto morale; quindi venivano considerate le cosiddette qualità soprannaturali : le virtù e soprattutto l umiltà. Tali indagini non avevano (e non hanno) lo scopo di provare l autenticità della presunta rivelazione, ma solo la credibilità del veggente. Valutazione clinica A distanza di un secolo, ci troviamo di fronte a parole proprie del gergo medico e psicologico che, pur mantenendo lo stesso significante, hanno assunto accezioni piuttosto diverse. Tuttavia possiamo notare con una certa facilità, che comunque il primo livello di esame ha sempre riguardato la salute mentale, per cui il ricorso agli esperti è sempre stato d obbligo, e una diagnosi di malattia mentale ha sempre pesantemente gravato sulla credibilità dei presunti veggenti. Ne consegue che l esame psichico della persona non è un attentato alla fede, bensì un serio servizio che permette di sgombrare il campo da fenomeni che nulla hanno di soprannaturale e che quindi risulterebbero gravemente lesivi per la Chiesa. Tanquerey con l esame del temperamento annota che si mirava a stabilire 532

3 se si tratta di persone ben equilibrate o affette da psiconevrosi o da isterismo, [ ] essendo cotesti temperamenti soggetti ad allucinazioni 1. Il gesuita Agostino Poulain asseriva l esistenza di disturbi particolari che potevano falsificare gli eventi: È un illusione o malattia speciale della memoria, che consiste nel credere di ricordarsi alcuni fatti, benché non siano mai accaduti. Quest illusione pare impossibile, eppure si osserva anche fuori della mistica. Certi spiriti infatti inventano delle storie, e si persuadono sinceramente che esse siano loro avvenute. Questi sono gl inventori di buona fede. [ ] Coloro di cui parlo sono persone serie che inventano tutto d un pezzo, ma credono a ciò che dicono e fin dal primo giorno. Gli uni vi raccontano i loro viaggi in contrade lontane, ove i loro amici sanno benissimo che non sono mai stati; e ve ne dipingono le minime circostanze tutte pittoresche. Altri credono di aver fatto visite a principi, a vescovi, o ad altri personaggi insigni che hanno confidato loro segreti o apprezzamenti importanti, o dai quali sono stati caldamente incoraggiati. Altri infine vi descrivono i pericoli terribili, ai quali sono sfuggiti, e le indegne persecuzioni alle quali sono stati fatti segno. Siamo indotti a creder loro, perché hanno un tal tono di convinzione, ed entrano in certi particolari quanto al luogo, all ora, al dialogo, che ci diciamo: è impossibile che il fondo almeno non sia vero. Eppure è tutto inventato! Queste persone non sono pazze; per tutto il resto si mostrano ragionevoli ed intelligenti, per quanto continuamente agitate ed in commozione. Come spiegare dunque il loro inganno? S ignora. Ma si forma una confusione bizzarra tra la loro immaginazione, che costruisce una scena, e la loro memoria che afferma che essa è veramente reale. La loro ragione non discerne più queste due operazioni tanto differenti. Essi cominciano probabilmente col concepire l aneddoto come possibile in sé poi come possibile per essi, poi come verosimile, poi come probabile, poi come certo. Solo dopo questa elaborazione fantastica, e quando l illusione è arrivata a piena maturità, essi vi fanno la loro narrazione [...] Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari 1 A. Tanquerey, Compendio di Teologia ascetica e mistica, Fenomeni mistici straordinari, n. 1498a, 1, VI ed., Paris 1928,

4 pagine di spiritualità Supponiamo dunque una persona che conduca una vita ritiratissima, e che abbia la deplorevole inclinazione di spirito di cui ho parlato. Essa non amerà attribuirsi lunghi viaggi e pranzi con persone celebri, politiche e letterarie, ciò sarebbe osar troppo, quando le rimane ancora abbastanza buon senso per capire che le riderebbero in faccia; perciò essa inventerà piuttosto fatti che non possono verificarsi, ed una pietà esaltata la inclinerà qualche volta verso le rivelazioni. Racconterà che riceve la visita della corte celeste, e che la SS. Vergine le dà consigli salutari. Se ha la mania di persecuzione inventerà od ingrandirà quella degli uomini o dei demoni 2. Con l esame dell intelletto si indagava l aspetto emotivo e culturale: Può darsi che la potenza dell immaginazione derivi da cause accidentali. Il cardinal Bona dice infatti che le allucinazioni provengono talvolta dagli eccessi nelle astinenze, nei digiuni, nelle veglie, i quali eccessi indeboliscono il sistema muscolare e le facoltà, e fanno predominare il sistema nervoso 3. Si tratta di una persona di buon senso, di retto giudizio, oppure di fantasia esaltata, associata ad eccessiva sensibilità [ ] istruita o ignorante [ ] le facoltà mentali sono indebolite da malattia o da lunghi digiuni 4? Guardando l aspetto morale, una volta esclusi i disturbi mentali, si cercava di accertare che non si trattasse di una frode volontaria: La persona è interamente sincera o suole amplificare le cose e qualche volta anche inventarle? È di indole calma o appassionata 5? 2 A. Poulain, Delle Grazie d Orazione, Trattato di Teologia mistica, Torino 1926 [1911], c. XXI, 363s. 3 Ibidem. 4 A. Tanquerey, op. cit., n. 1498a, 2, Ibidem, 1498a, 3,

5 Può succedere che la persona che afferma di aver ricevuto rivelazioni sia bugiarda e di malafede. Uno dei più celebri esempi, è quello di Maddalena della Croce, francescana di Cordova, al principio del secolo XVI. Ella nacque nel 1487, entrò in convento a diciassette anni, nel 1504, e fu tre volte abbadessa del suo monastero. All età di cinque anni il demonio le apparve sotto la forma di diversi santi, e le ispirò a poco per volta il desiderio di passare da santa. Aveva tredici anni quando egli giudicò l anima sua sufficientemente posseduta dalla vanità, dall orgoglio e dal sensualismo; le confessò nettamente chi era e le promise che, se essa si legava a lui con un patto, avrebbe esteso molto lontano la sua reputazione di santità, e le avrebbe procurato, per trent anni almeno, tutti i godimenti che poteva desiderare. Ella accettò, e satana divenne allora il suo consigliere, sebbene in certi giorni volesse allontanarlo, troppo atterrita dalle forme terribili che esso prendeva. Grazie al suo soccorso, ella contraffaceva tutte le forme del meraviglioso divino: estasi, sollevamento in aria, predizioni spesso avverate. Si faceva da se stessa delle piaghe stigmatiche, e per undici anni persuase gli altri che essa non prendeva nessun nutrimento, procurandosene in segreto. Per trentott anni, fino al 1543, le riuscì d ingannare scientemente i più grandi teologi di Spagna, i vescovi, i cardinali, gl inquisitori ed i signori della Corte. Da tutte le parti venivano a consultarla ed a colmarla di elemosine. Essendo stata in punto di morte, confessò tutto pubblicamente, poi deplorò le sue confessioni. Bisognò ricorrere agli esorcismi, perché il demonio perdesse l impero sulla sua volontà. Finalmente fu condannata ad esser rinchiusa in un altro convento del suo ordine. Monsignor Dupanloup, vescovo d Orléans, diceva in una lettera al suo clero, il 23 marzo 1874: il cardinale Albitius, che scriveva verso la metà del secolo XVII, enumera nella sua grande opera De Inconstantia in fide più di venti condanne date al tempo suo dal Sant Uffizio contro le simulatrici. Egli aggiunge che nel 1747 fu condannata per il medesimo motivo una religiosa professa del monastero di santa Chiara in Chieri; sotto Pio VII, una chiamata Giovanna Marsella (per stigmate fraudolente); nel 1857 una certa Caterina Finelli (Lettera pubblicata su Le correspondant, 25 marzo 1874, p. 1105) 6. Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari 6 A. Poulain, op. cit., c. XXI, 360s. 535

6 pagine di spiritualità Oggigiorno il linguaggio è cambiato, i mezzi di indagine sono senza dubbio più sofisticati, ma per distinguere un fenomeno mistico da una patologia o da una frode, bisogna ricorrere agli stessi punti di osservazione che Tanquerey aveva indicato. La persona va sempre presa in considerazione nella sua globalità e non bisogna assolutamente fermarsi all analisi del fenomeno avulso dal contesto in cui si manifesta. Dal punto di vista clinico, se si tratta di adulti non tossicodipendenti e ci troviamo nel fondato sospetto che si tratti di allucinazioni, è comunque necessario eseguire gli accertamenti che la moderna medicina ci mette a disposizione: esami ematochimici e tossicologici per escludere eventuali stati tossici; una TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) o una RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) che escludano la presenza di neoformazioni, vasculopatie o patologie demielinizzanti; un EEG (elettroencefalogramma) considerando l ipotesi di una forma di epilessia. Se gli esami danno esito negativo bisogna allora valutare la possibilità di una psicosi. Ma per quest ultimo caso è anche necessario ammettere che se ci troviamo in presenza di presunte allucinazioni, sia che si tratti di schizofrenia sia che si tratti di mania, di psicosi tossiche o organiche, il quadro generale della persona è talmente compromesso da rendere quasi impossibile che un medico, per quanto poco esperto, non se ne accorga. Diverso è il discorso nel caso ci si trovi invece di fronte ad una patologia delirante senza dispercezioni: talora la logica stringente, la buona intelligenza, la preparazione culturale del soggetto e la mancanza di altri sintomi, possono indurre a gravi errori diagnostici se non si considerano attentamente tutte le caratteristiche che ci permettono di diagnosticare un delirio. 536

7 Valutazione spirituale Ovviamente la Chiesa non si limita a chiedere uno screening clinico del presunto veggente: vanno esaminate anche le qualità soprannaturali (umiltà e ubbidienza) in quanto, se è vero che nulla vieta a Dio di fare rivelazioni a chi vuole, è altrettanto vero che normalmente Dio si rivela in via straordinaria a persone già profondamente radicate nella virtù, soprattutto l umiltà. Poiché si tratta della virtù fondante tutto l edificio spirituale, è necessario esaminarla in modo più scritturale possibile per non cadere nei tanti equivoci che la moderna cultura lontana dal cristianesimo semina largamente. Il pericolo più grave è, come sempre, che i cristiani stessi ne restino invischiati e finiscano per assimilare le motivazioni degli errori che volevano combattere. Non sfuggirà che per molti le persone umili sono identificabili con oligofrenici o depressi o, peggio ancora, con nevrotici che sminuiscono se stessi allo scopo di attirare la benevolenza e la lode altrui. Dal punto di vista cristiano, dunque, l umiltà è innanzitutto verità, cioè vedersi per quello che si è: conoscenza di sé e di sé nel progetto di Dio. La prima tentazione è intendere la verità-conoscenza di sé esclusivamente nella sua accezione negativa, ovvero conoscenza dei propri limiti, delle proprie mancanze senza alcun bene. Uno dei tormenti che i demoni inflissero alla beata Angela da Foligno fu proprio quello della falsa umiltà: Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Mi vedo completamente distaccata da ogni bene e priva di ogni virtù e grazia; mi vedo immersa in un tal mare di peccati e di difetti che non riesco a pensare che Dio voglia aver ormai pietà di me. Vedo che sono diventata casa del diavolo e strumento e discepola dei demoni; mi vedo loro figlia, estranea ad ogni rettitudine e virtù e degna del più profondo, ultimo inferno. Questo genere di umiltà non ha niente a che vedere con quell altra umiltà, qualche volta da me posseduta, che rendeva felice la mia anima, che la conduceva alla comprensione 537

8 pagine di spiritualità della bontà di Dio; questa umiltà invece non mi arreca che mali innumerevoli 7. Una visione di sé che non porta a nessuna autostima generalmente ha una doppia conseguenza: la depressione e la rabbia verso un Dio ingiusto che non ci ha dotati nemmeno del minimo necessario: «Io ti servo da tanti anni e tu non mi hai dato nemmeno un capretto per far festa con gli amici!» (Lc 15,29) «Divento tutta ira e tutta tristezza e ricolma di mille amarezze» 8. Nulla di più lontano dalla visione cristiana. Pensiamo a Maria che mentre loda Dio per avere «guardato l umiltà della sua serva» (Lc 1,48), proclama pure che «grandi cose ha fatto in me l Onnipotente, tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48-49). La seconda tentazione è frutto della convinzione che l umiltà sia strettamente correlata alla scarsità di talento. In quest ottica bisogna svilire, negare o sotterrare i doni di cui Dio ci ha dotato, per paura di dover includere nella verità-conoscenza di sé anche qualche aspetto positivo, certi che sarebbe sicuramente segno di superbia: «Ho sotterrato il tuo talento perché so che sei un duro e ho avuto paura» (cf Mt 25,24-25). Possiamo notare che sminuire se stessi (specialmente di fronte a doti evidenti) oltre ad assumere facilmente una sorta di caricaturalità, sfocia frequentemente nella menzogna e in una sgradevole modalità di attirare l attenzione su di sé. È indispensabile dunque rivolgere il nostro sguardo a Gesù, modello di ogni virtù e quindi soprattutto di umiltà: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). San Paolo, proprio per la sua umiltà, mentre riconosce di non essere «degno di essere chiamato apostolo» (1Cor 15,9), non esiterà ad 7 Angela da Foligno, L esperienza di Dio Amore, Roma 1973, Ibidem. 538

9 ammettere di aver «faticato più di tutti» (1Cor 15,10) e a presentare se stesso come esempio da imitare (cf 1Cor 4,16). Dunque di per sé riconoscere i propri limiti non significa necessariamente umiltà: è la verità del buon senso che ci evita l esposizione a situazioni pericolose. Diciamo semmai che è vero il contrario: chi non ammette le proprie carenze e non si accorge dei propri limiti, oltre ad essere uno sconsiderato, non è certamente umile. San Giovanni Crisostomo commentando la parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), dirà: L atteggiamento del pubblicano non fu umiltà, ma verità: erano vere quelle parole, perché egli era un peccatore 9. Né l essere realmente poco dotati ci garantisce l umiltà: abbiamo tutti presente quanto sia frequente e devastante la frustrazione di chi tenta di risollevare la propria autostima sminuendo le doti altrui. È l esempio del nano che per sentirsi più alto taglia le gambe agli altri. Secondo una tale visione, le persone ricche di doni costituzionalmente non possono essere umili. Quanto allo sminuire se stessi, pensiamo a Gesù che di fronte ai farisei dichiara di essere «più di Salomone» (Lc 11,31), «più di Giona» (Lc 11,32) e «ben più del tempio» (Mt 12,6). Non esiste un solo momento nella vita del Cristo in cui traspaia che abbia in qualche modo sminuito se stesso o la sua missione, negato i propri doni o riconosciuto di avere dei limiti. Eppure siamo di fronte alla somma Umiltà. Sarà san Paolo a spiegarci il vero senso dell umiltà del Cristo: Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 9 San Giovanni Crisostomo, Omelia sulla penitenza, 2,

10 pagine di spiritualità ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte (Fil 2,6-8). E sempre san Giovanni Crisostomo dichiarerà: «È umiltà quando uno che è grande si fa piccolo» 10. Ecco dunque la via dell umiltà a tutti accessibile: farsi servi obbedienti, mettere se stessi a disposizione, donarsi, e non il semplice riconoscimento di limiti e doti. Nessuno è così poco dotato da non poter mettersi in qualche modo al servizio Va ricordato che le stesse mani che hanno consacrato l Eucaristia sono quelle che hanno lavato i piedi agli apostoli. Non esiste umiltà senza umile servizio. E questo è il principale criterio di discernimento a cui tutti i santi hanno ovviamente corrisposto in grado eroico. L umiltà è dunque mettere a disposizione i doni che Dio ha dato e se stessi al servizio: è farsi servi, farsi piccoli, proprio come Gesù che da vero Dio si fece carne. Farsi significa un atto volontario che trasforma anche la grandezza più sublime nella piccolezza dei gesti del servizio quotidiano. L anima alla quale Dio fa tal sorta di grazie [visioni] diventa più umile di prima, perché riconosce che è un dono di Dio di cui non può né liberarsi né fare acquisto in nessun modo. Simile considerazione raddoppia in modo inimmaginabile anche il suo amore ed il suo zelo 11. Un caso di discernimento A questo proposito è istruttivo l episodio occorso a san Filippo Neri, allorché ebbe l incarico di verificare l autenticità di una presunta mistica: 10 Ibidem. 11 Santa Teresa d Avila, Relazioni spirituali (al padre Rodrigo Álvarez), n. 4,

11 C era una volta, ma davvero, non come si dice a principio di certe storielle, una suora che passava per santa e se ne dicevano cose meravigliose in Roma ed anche fuori: si raccontavano miracoli e predizioni del futuro, come se essa leggesse in un libro stampato. Si presentava poi con una faccia, con un atteggiamento da parere una di quelle madonne, spiccicata da una tavola di altare, che fanno piangere e che innamorano. Parlava poi con tanta unzione da compungere il peccatore più ostinato. Qualcuno però, che aveva veramente lo spirito di Dio, sentiva al fiuto che quella suora non era una santa, magari era una divota di quelle che si trovano dappertutto, ma non si poteva addurne prove. La cosa fu riferita al Pontefice, che pregò Filippo di vedere che c era di vero in quella faccenda. Il Santo accettò e, un bel giorno, si presentò al convento della suora con le scarpe bagnate ed infangate, quali potevano essere in una Roma dove non esisteva ancora il servizio di nettezza urbana. Dopo le prime parole convenzionali di presentazione, Filippo si sedette in parlatorio. Alla suora, che domandava la ragione della visita e che, forse, si aspettava l inizio di una di quelle conversazioni mistiche che fanno andare in solluchero le divotelle sentimentali, disse con affettata sgarbatezza: «La prego di tirarmi dai piedi queste scarpe infangate e pulirmele ben bene e poi passeremo al resto». Che rispose la suora, il documento da noi consultato non lo dice e, forse, parole non ne disse, tanto restò male, ma il volto e tutto l atteggiamento manifestavano una ribellione risentita, offesa. Naturalmente non solo non levò le scarpe, ma fece chiaramente capire che Filippo se ne poteva andare. Il Santo, infatti, andò via presto e riferì al Papa che quella suora era tutt altro che una santa, perché le mancava la base della santità cioè l umiltà 12. Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Dopo di che va valutato se la persona, all interno del suo cammino spirituale, ha superato le cosiddette prove passive, cioè l aridità, ovvero la sensazione di non avere più fede, di non credere più perché non si trova più gusto né nella preghiera, né nella pratica delle virtù, né nella convivenza; però si decide di andare avanti ugualmente perché la volontà è ferma nella sequela del Signore nonostante la deprivazione delle più elemen- 12 G. De Libero, San Filippo ride e gioca, Roma 1962,

12 pagine di spiritualità tari sensazioni spirituali. Teresa d Avila stette in questo stato di aridità per ben 18 anni. Occorre quindi diffidare delle spiritualità che si basano sul sentire: se non si coglie il valore purificante dell aridità, il rischio immediato è quello di abbandonare la vita spirituale non appena la mancanza di gusto acquista una certa consistenza. Se l aridità non è condotta correttamente, è facile innescare un meccanismo di peregrinazione non già alla ricerca di Dio, ma di nuove sensazioni. San Giovanni della Croce descrive con grande chiarezza tale processo di purificazione nella Notte oscura. È un cammino senza il quale è impossibile cogliere il «gusto di Dio», proprio perché i nostri sensi, assuefatti agli stimoli sensibili, non riescono a cogliere il «diletto spirituale» 13. Questa tappa obbligata della vita spirituale nel cristianesimo, per san Giovanni è simboleggiata dal cammino dei figli d Israele nel deserto 14. Gli Ebrei non appena cominciarono a nutrirsi del cibo celeste, la manna, rimpiansero carne e cipolle che avevano mangiato in Egitto (cf Num 11,15), e questo nonostante la manna avesse «in sé tutti i sapori e si adattasse al desiderio di ciascuno» (Sap 16,20-21). Il palato, assuefatto alle miserie della terra, non può assaporare il cibo del Cielo. San Giovanni afferma che la notte è una sorta di tempo necessario per la disassuefazione che approderà ad una nuova e più grande capacità di cogliere la presenza di Dio: Dio pone l anima in questa notte sensitiva a fine di purgare il senso della parte inferiore, accomodarlo, assoggettarlo e unirlo con lo spirito, lo ottenebra facendolo cessare dai discorsi [ ] sorte felice il fatto di essere uscita dal laccio e dalla prigionia del senso San Giovanni della Croce, Notte oscura, 1, IX, Ibidem, Ibidem,, XI,

13 La persona che attraversa la notte si trova in uno stato penoso comune a tutti coloro che soffrono di depressione (e lo stesso san Giovanni lo riconosce scrivendo che «tale mancanza di gusto e di affetto potrebbe essere causata da qualche umore melanconico» 16 ), ma con un doloroso e persistente bisogno di più intima unione con Dio 17. Tale stato, sebbene sia accompagnato da grandi tentazioni, purifica da tutti i vizi ed è la via obbligata per giungere a gradi eroici di virtù, ma soprattutto purifica la fede, nel senso che la affranca dal dominio dei sensi per renderla sempre più una corrispondenza volontaria al dono di Dio. La fede adulta e purificata non solo non è basata sul sentire, ma è in grado di continuare a credere nonostante un sentire talora francamente contrario perché è basata sulla volontaria collaborazione umana con la grazia divina: Nella fede, l intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina: Credere est actus intellectus assentientis veritatis divinæ ex imperio voluntatis a Deo motæ per gratiam 18. Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Nella sua Autobiografia, santa Teresa di Gesù Bambino annota: Se si giudica dai sentimenti che esprimo nelle poesiole che ho composto quest anno, le sembrerò un anima colma di consolazione, per la quale il velo della fede si è quasi squarciato, e tuttavia... non è più un velo per me, è un muro che si alza fino ai cieli e copre le stelle. Quando canto la felicità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcuna, perché canto semplicemente ciò che voglio credere. A volte, è vero, un minimo raggio scende a illuminare la mia notte, allora la 16 Ibidem, IX, Ibidem, Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 155, Città del Vaticano 1992; S. Tommaso d Aquino, Summa Theologiæ, II-II, 2, 9. (Credere è un atto dell intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina). 543

14 pagine di spiritualità prova s interrompe per un attimo, ma subito dopo, il ricordo di questo raggio, invece che rallegrarmi, rende ancor più fitte le mie tenebre 19. E non doveva certo trovarsi in uno stato di consolazione e fede sentita santa Teresa d Avila quando affermava: Passai quasi vent anni in questo mare procelloso: cadevo e mi rialzavo, e mi rialzavo così male che ritornavo a cadere. Ero così in basso in fatto di perfezione che non facevo quasi più conto dei peccati veniali, e non temevo i mortali come avrei dovuto, perché non ne fuggivo i pericoli. Posso dire che la mia vita era delle più penose che si possano immaginare, perché non godevo di Dio, né mi sentivo contenta col mondo. Quando ero nei passatempi mondani, il pensiero di quello che dovevo a Dio me li faceva trascorrere con pena; e quando ero con Dio, mi venivano a disturbare le affezioni del mondo. Era una lotta così penosa che non so come sia riuscita a sopportarla per un mese, nonché per tanti anni 20. Chi ha rivelazioni, generalmente ha già ampiamente passato questo stadio che può essere testimoniato dai suoi diari o dai direttori spirituali, o dai superiori, o da chi l ha conosciuto intimamente. Dio può concedere a persone così purificate una visione soprannaturale, perché esse, non più vincolate ai sensi, sono in qualche modo affrancate dalla loro immaginazione e dalla loro sensibilità e quindi i rischi di contaminazioni sono ridotti al minimo. Non si può escludere a priori che una persona non in possesso di tali qualità possa aver ricevuto una rivelazione, tuttavia resta un evento poco credibile e poco probabile. 19 Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto C, 280, in Opere complete, Roma 1997, Santa Teresa d Avila, Vita, VIII,

15 La materia La materia, cioè il contenuto specifico delle rivelazioni non deve: a. Opporsi a verità di fede. b. Porre fine a controversie teologiche: la soluzione di certi problemi è affidata allo Spirito Santo che illumina il Magistero e non a rivelazioni private. c. Chiedere cose impossibili. A santa Caterina Vegri il demonio appariva sotto l apparenza di Gesù o della Vergine, e le infliggeva duri rimproveri suscitandole gravi sensi di colpa, senza farle tuttavia capire né dove aveva sbagliato né come potesse rimediare, al fine di indurla ad una obbedienza «senza discernimento alcuno» e gettarla nella disperazione 21. Dio non ci chiede l impossibile: ad impossibilia nemo tenetur. d. Essere contraria alla decenza. L apparente ovvietà di quest ultimo punto si scontra immediatamente con la facilità con cui può venire dissimulato. Visioni che chiedono riparazione per i peccati possono passare per verosimili, anche quando contengono una morbosa e compiaciuta descrizione dei peccati stessi Ricordo il grave imbarazzo suscitato in una comunità religiosa allorché, dopo una pia lettura in cui si parlava di «stampa pornografica, films bestiali, spiagge e locali scandalosi, pillola, rapporti extraconiugali e prematrimoniali» 22 una vecchia suora che era un po sorda, credendo di sussurrare, chiese ad alta voce alla consorella vicina il significato preciso di alcuni termini riportati nella lettura Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari 21 Cf Santa Caterina Vigri, Le sette armi spirituali, a cura di A. Degli Innocenti, Firenze 2000, S.M. Manelli, Maggio, mese di Maria, Isernia 2003 [1977],

16 pagine di spiritualità Padre Poulain riporta il caso di una veggente, Canzianilla, che a metà Ottocento riuscì a convincere il suo Vescovo riguardo all autenticità delle rivelazioni di cui lei era graziata. Il Vescovo permise la pubblicazione del testo che sembrava chiedere preghiere per la santificazione del clero, e intanto dava una pittura orribile dei costumi di sacerdoti e religiosi. In seguito allo scandalo che ne seguì, il Vescovo dovette dimettersi 23. Così pure gravano seri dubbi sul Segreto di Melania della Salette, proprio per le accuse senza misericordia per il clero del suo tempo, clero di cui facevano tuttavia parte anche don Bosco, Giovanni Maria Vianney e altri santi di quegli anni 24. Molto diversa la prudenza dei santi: san Benedetto suggerisce di «non leggere in ore serali i primi sette libri della Bibbia, o i libri dei Re, perché a quell ora potrebbero causare qualche turbamento a menti deboli» 25, e anche di manifestare le proprie debolezze «solo a padri spirituali che sappiano curare le proprie e le altrui ferite, senza svelarle e renderle pubbliche» 26. Bisogna sempre dubitare delle rivelazioni che manifestano pubblicamente peccati nascosti altrui finendo col mancare di carità e favorire cattivi giudizi. Non è certamente lo stile di Dio, che solo alla fine dei tempi «svelerà i segreti delle tenebre e le intenzioni dei cuori» (1Cor 4,5). Spiega san Giovanni della Croce: Anche se talora Dio può far conoscere alle anime sante le necessità altrui affinché gliele raccomandino o vi pongano rimedio [ ], il demonio rappresenta con grande chiarezza i peccati altrui, la cattiva coscienza e la malvagità delle anime, con lo scopo di diffamare e con l intenzione 23 A. Poulain, op. cit., c. XXII, Ibidem. 25 San Benedetto, Regola, c. XLII. 26 Ibidem,, c. XLVI. 546

17 di divulgare i peccati e il motivo per cui vengono commessi, mettendo nell anima lo zelo di raccomandare [quelle anime peccatrici] a Dio 27. Il Signore rispetta il pudore. Le persone che svergognano gli altri, che diffondono il peccato con la scusa di combatterlo, che vedono il male molto più grande del bene non stanno agendo nella linea di Dio: Maledetto l uomo che confida nell uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede (Ger 17,5-6). Pensiamo a Gesù che si trovò di fronte l adultera (cf Gv 8,3-11): l Evangelista scrive che fu «sorpresa in flagrante adulterio» (Gv 8,4). Sembra lecito pensare che quel particolare (flagrante) voglia indicare che gli scopritori del misfatto non indugiarono molto a trascinare la donna in piazza, nel senso che probabilmente le dettero a malapena il tempo di indossare un lenzuolo... Gesù abbassò lo sguardo (cf Gv 8,6-8), a differenza degli interlocutori che fissavano con occhi ingordi l evidenza di quel peccato; non contribuì ulteriormente alla vergogna della poveretta. Sant Agostino commenta che alla fine rimasero in due: misera et misericordia 28. Il Signore Gesù non fissa lo sguardo sui nostri peccati, non fa dei nostri sbagli un centro di gravitazione morale. Non è dunque nello stile di Dio svergognare pubblicamente. E quando ciò si ritrova in visioni e rivelazioni, è molto difficile che siano credibili. Esistono pure libretti di pietà che, sotto un apparente devozione mariana, nascondono un Dio pronto a punire implaca- Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari 27 San Giovanni della Croce, Salita, 2, XXVI, Sant Agostino, Discorso n. 302, 14, in Opere, Roma 1986, vol. XXXII,

18 pagine di spiritualità bile le debolezze degli uomini, e assomigliano molto di più ad una lista di castighi che non ad una lieta novella. Bisogna tenere presente che anche una materia di per sé giusta e vera, ma esposta in modo cattivo, arrogante, aggressivo, scoraggiante, sconveniente, morboso o indecente, non può venire da Dio; e lo stesso è per una materia che, pur dicendo verità, travisi il senso salvifico della Redenzione: il Vangelo deve sempre e comunque mantenere le caratteristiche di una lieta novella. Conviene pertanto imperniare tutti gli interventi, anche di catechesi, proprio su Gesù Cristo. Lui è la bella notizia di cui l uomo vive. Grazie alla presenza dinamica del suo Spirito. Il riferimento al diavolo, che certo non va bandito, risulta secondario e solo in rapporto alla sconfitta che sta subendo da parte di Colui che ci ha assicurato: «Coraggio, io ho vinto il mondo» 29. Rivelazioni che vorrebbero gettare nella disperazione i peccatori, come pure quelle che inneggiano alla presunzione di salvarsi senza merito, non vengono certamente da Dio: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,17). Non bisogna sottovalutare lo stile del Maligno che «sa dire nove verità per far credere una menzogna», come recita un antico adagio. Si pensi ad esempio al discorso dei farisei e degli erodiani fatto allo scopo di ingannare Gesù: «Sappiamo che insegni la via di Dio, dici la verità e non guardi in faccia a nessuno...» (Mt 22,15-16): affermazioni sante fatte da ipocriti allo scopo di tentare e arrestare Gesù. Ancora bisogna prestare molta attenzione alle cosiddette profezie politiche, allorché motivi d interesse politico o pecuniario 29 G. Zenti (vescovo di Vittorio Veneto), «Lettera aperta rivolta al direttore di Radio Maria», nell Azione (settimanale della diocesi di Vittorio Veneto), 11 dicembre

19 spingono falsari a confezionare rivelazioni che mirano generalmente a riportare un ordine costituito favorevole alla Chiesa. Poulain riporta alcuni eloquenti esempi: Al tempo della presa di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453) il futuro patriarca scismatico Giorgio Scholarios, che segretamente era dalla loro parte per odio ai Latini e voleva scoraggiare i difensori della città, compose false profezie per il popolo, cosa che poi confessò egli stesso. Una di esse annunziava che gli assalitori all inizio sarebbero entrati in città, ma che poi sarebbero stati messi in rotta miracolosamente. Esiste una profezia di Jacques Cazotte 30 riguardante la propria morte e i tragici eventi della Rivoluzione francese che, con buona probabilità, fu composta dopo l avvenimento dal poeta e scrittore Jean-François de La Harpe ( ) che la riporta nelle sue Memorie. Il fattore che fa insorgere i maggiori dubbi, nel caso la profezia fosse davvero di Cazotte, è che la morte di Luigi XVI e la Rivoluzione erano stati prima decisi dalle società segrete, e Cazotte, che ebbe un posto rilevante nell illuminismo tedesco, conosceva bene questi disegni, e poteva facilmente annunziarne l esecuzione. Raffaele Talmelli Criteri di discernimento dei fenomeni straordinari Un altra celebre profezia è quella proveniente da Orval, sede di una famosa abbazia, che apparve nel 1839 e che si credeva provenisse da un libro stampato nel secolo XV. Vi si trovano particolari minuziosi degli avvenimenti anteriori all anno della pubblicazione, ma il resto è oscuro. Il vescovo di Verdun in una circolare del 6 febbraio 1849 dichiara che l autore era un prete della sua diocesi che poi confessò di aver composto quelle profezie per una sorta di scherzo; rimase però invischiato a causa della credulità di molti fedeli e per anni dovette recitare la parte del veggente J. Cazotte ( ) è uno scrittore minore del Settecento francese. La sua opera più celebre, il Diavolo innamorato del 1772, ha avuto una costante, benché non rumorosa, fortuna. Entrato in tarda età tra i Martinisti, si distinse per la sua pietà; fu poi ghigliottinato come antirivoluzionario. 31 A. Poulain, op. cit., c. XXI, 365s. 549

20 pagine di spiritualità Sempre lo stesso Poulain riporta una documentazione ed una riflessione che acquistano una sconcertante attualità: Nel secolo XIII S. Bonaventura si lamentava di sentire a sazietà profezie sopra le disgrazie della Chiesa e sopra la fine del mondo 32. Alla fine del secolo XIV, durante il Gran Scisma d Occidente, i veggenti sorgevano da per tutto, e le loro visioni acquistarono un influenza ed una diffusione quale non avevano mai incontrato avanti Nelle prediche più solenni si appoggiavano a predizioni senza base 33. Il Gersone 34 che assisté al Concilio di Costanza, nel quale fu posto fine al Gran Scisma ed alla lotta dei tre papi rivali, disse che in questo tempo vi fu un numero incredibile di uomini santi e mortificati che ebbero false rivelazioni, e che egli ne è stato informato da testimoni degni di fede. Aggiunge poi: «Molti di loro credevano di aver saputo per rivelazione e con certezza che ognuno di essi sarebbe il futuro Papa». Al principio del secolo XVI in Italia vi fu una vera epidemia di profezie politico-religiose. Quest effervescenza era stata mossa dalle predizioni fatte a Firenze dal Savonarola. Religiosi ed eremiti si spandevano da tutte le parti, e commentando l Apocalisse annunziavano dal pulpito e dalle pubbliche piazze rivolgimenti nel governo temporale e spirituale, e poi la fine del mondo. I contadini e le giovanette finirono col profetizzare. Nel V Concilio Laterano, nel 1516, Leone X fu obbligato a pubblicare una bolla per interdire le profezie pubbliche dei predicatori 35. Arriviamo al secolo XVIII. Vi furono profezie sempre rinascenti durante il corso della Rivoluzione francese, profezie chiarissime, con molti particolari sopra gli avvenimenti passati, più vaghe sugli avvenimenti futuri, spesso smentite dai fatti quando pretendevano venir al 32 San Bonaventura, Progresso dei religiosi, 3, c. LXXVI. 33 Salambier, Histoire du Grand Schisme, c. VI, San Giovanni di Gerson ( ). Teologo e mistico francese che tentò con tutti i mezzi di ricomporre il grande scisma d Occidente; lo scisma avvenne allorché i cardinali francesi, sconvolti dalla crudeltà del neoeletto Urbano VI (cui però si rivolgeva santa Caterina da Siena come vero Papa), partirono per Avignone dove elessero unanimemente Clemente VII (che invece san Vincenzo Ferreri riconobbe come legittimo). 35 Pastor, Storia dei Papi, vol. V, fine dell «Introduzione», e Mansi, Collezione dei Concili. 550

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