CGIL: per i disabili difficile trovare un lavoro

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1 Torino, 6 settembre 2012 Alle Segreterie delle Camere del Lavoro Alle Segreterie delle Categorie Regionali Ai/le Responsabili Politiche per la Disabilità All'Inca regionale All'Auser Piemonte Prot. n. 320/2012/AC/lm Oggetto: Nota Progetto Area Disabilità 9/2012 Care compagne e compagni vi invio di seguito una serie di documenti sui temi della disabilità: CGIL: per i disabili difficile trovare un lavoro Tra gli esodati salvati solo una parte dei genitori di figli con disabilità grave Invalidità INPS, ora rientra anche l'endometriosi Ora anche i disabili mentali potranno assicurarsi contro le malattie e infortuni Povertà e disabili, boom di richieste di aiuto al patronato disabili per infortuni sul lavoro o malattie professionali Riconversione su sostegno: il MIUR procede tra le proteste dei docenti specializzati Si invitano le strutture in indirizzo ad inviare la presente nota alle categorie territoriali. Saluti Antonio Canalìa Progetto Area Disabilità CGIL Piemonte

2 CGIL: PER I DISABILI DIFFICILE TROVARE UN LAVORO Onu: "Uno su due è disoccupato" Secondo la Cgil, in Italia sono oltre 750 mila le persone con handicap iscritte alle liste di collocamento obbligatorio. Un problema che si aggrava con la recessione economica. "Le aziende possono chiedere la sospensione dagli obblighi di assunzione previsti dalla legge 68/99. E così il 25% dei posti riservati, nel pubblico come nel privato, rimane scoperto" E' una missione impossibile quella dei disabili alla ricerca di un posto di lavoro. Oltre la metà non lo trova. Una situazione che peggiora con la crisi economica. Secondo l'ufficio per i diritti dei portatori di handicap delle Nazioni Unite (Scrpd), nei Paesi industrializzati la disoccupazione dei portatori di handicap raggiunge il 50-70%. L'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) stima che questa situazione costa tra l'1 e il 7% del prodotto interno. "Il potenziale di moltissime donne e uomini disabili rimane non sfruttato e non riconosciuto lasciando la maggior parte di loro a vivere nella povertà, nella dipendenza e nell'esclusione sociale", si legge nel rapporto L'occupazione per la giustizia sociale e una globalizzazione equa. Disabilità. Sospensione dagli obblighi di assunzione. Lo corsa tra concorsi, invio di curriculum e centri per l'impiego è sempre più difficile per chi è costretto su una sedia a rotelle o vive qualche forma di handicap. In Italia, secondo la Cgil, dalla prima ondata della crisi, tra il 2008 e il 2009, l'occupazione dei disabili si è ridotta di oltre un terzo. La recessione ha aggravato la situazione perché "le aziende in crisi possono chiedere la sospensione dagli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99, una legge avanzata, solidale e innovativa ma che resta inapplicata perché mancano le ispezioni", spiega Nina Daita, responsabile politiche per la disabilità della Cgil. E' così che il 25% dei posti da assegnare ai portatori di handicap (oltre 65 mila nel 2009), nel pubblico come nel privato, rimane scoperto. Procedura d'infrazione per l'italia. La situazione è tale che la Commissione europea ha citato nel giugno 2011 l'italia davanti alla Corte di Giustizia Ue per l'incompleto recepimento della direttiva 2000/78 sulla lotta alla discriminazione sul lavoro. La normativa comunitaria impone infatti ai datori di lavoro di prendere i provvedimenti appropriati per consentire alle persone disabili di accedere a un'occupazione e di progredire nella carriera, un obbligo non pienamente previsto, secondo Bruxelles, dalla legge italiana. Solo il 17% dei disabili occupati in Italia afferma di aver trovato lavoro grazie ai centri per l'impiego, secondo l'ultima indagine Istat (2004), mentre il 31% si è affidato alla rete di parenti e amici, il 20% ha partecipato a un concorso pubblico e il 16% ha inviato il curriculum in risposta agli annunci. La ricerca è quasi sempre lunga e molto difficile e l'80% dei disabili denuncia di aver cercato lavoro senza trovarlo. (29 luglio 2012) Repubblica

3 PENSIONI: TRA GLI ESODATI SALVATI SOLO UNA PARTE DEI GENITORI DI FIGLI CON DISABILA' GRAVE Questo 2012 sarà ricordato per più e più motivi, in particolare per le strette economiche che da più parti hanno colpito i cittadini italiani. Una su tutte, il decreto Salva Italia, con la riforma del lavoro - cosiddetta Riforma Fornero -, ha rappresentato una bella doccia fredda per i lavoratori del nostro Paese, con la modifica dei criteri per accesso alla pensione e relativo allungamento dell'età pensionabile. Legata alla Riforma Fornero, la questione degli esodati (lavoratori oltre i cinquant'anni fuori dal mercato del lavoro che con le novità introdotte non possono ancora accedere alla pensione) rappresenta un vero e proprio problema sociale, parzialmente tamponato con i successivi provvedimenti introdotti dal governo, utili a "salvare" circa esodati italiani. Nel caso di lavoratore con famigliare disabile grave, la questione pensione è un tasto assai delicato, su cui gruppi e associazioni battagliano da tempo, chiedendo che venga riconosciuto un diritto al prepensionamento, in considerazione del carico quotidiano dovuto all'assistenza dei propri familiari non autosufficienti. Che succede, dunque, se ad essere un esodato è un padre o una madre di figlio disabile grave? Sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2012 è stato pubblicato il Decreto Interministeriale emesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, unitamente al Ministro dell'economia e delle Finanze, in cui si regolamenta la questione dei cosiddetti "salvaguardati", ovvero quei lavoratori che, in quanto esodati, possono usufruire dell'esonero dall'applicazione dall'applicazione delle nuove regole di accesso alla pensione. Tra questi rientrano anche i genitori di persone con disabilità gravi, che potranno andare in pensione secondo le vecchie regole. I REQUISITI - Nel Decreto interministeriale si indicano i criteri che saranno applicati per la concessione di questo diritto. Per prima cosa, ad essere interessati sono solo i genitori di persone con disabilità grave (esclusi dunque tutti gli altri gradi di parentela). Altro requisito è quello temporale: gli stessi alla data del 31 ottobre 2011 devono risultare essere in congedo straordinario per assistere figli con disabilità grave. Alle loro spalle deve risultare un carico di 40 anni di contribuzione, e devono maturare entro 24 mesi dalla data di inizio del congedo, il requisito contributivo per l'accesso al pensionamento indipendentemente dall'età anagrafica. LE DOMANDE -Solo questi quindi, una volta verificati i requisiti, potranno andare in pensione secondo le vecchie regole, quelle precedenti la riforma previdenziale. Nota assai dolente: la misura si applicherà ferme restando le verifiche dei requisiti -solo a 150 lavoratori. Considerando che attualmente sono oltre i genitori che usufruiscono del congedo (dati Anffas), la forbice tra gli aventi diritto e quelli che resteranno fuori dalla misura, si allarga di molto. Le domande devono essere inviate dal soggetto interessato tramite posta elettronica certificata o raccomandata A/R secondo le modalità e agli indirizzi indicati nella Circolare n. 19/2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro il 21 novembre LE COMMISSIONI - La stessa circolare rende note anche le modalità che saranno applicate dalle Commissioni che prenderanno in esame le domande per valutare chi potrà accedere ai benefici. Si

4 tratta di Commissioni composte da due funzionari della Direzione territoriale del Lavoro e da un funzionario dell'inps formate nelle singole Direzioni territoriali del Lavoro competenti per territorio. Se da una parte si tratta di una azione senz'altro dovuta, dall'altro lasciano un po' stupiti i criteri, nei quali alcune falle sono davvero evidenti, come quello dell'applicazione ai soli genitori di persone gravemente disabili, come pure l'elemento temporale, che limita ai soli "fortunati" in grado di conservare il congedo fino al 30 ottobre agosto Fonte: disabili.com INVALIDITÀ INPS, ORA RIENTRA ANCHE L ENDOMETRIOSI Novità nella tabella per l invalidità civile dell Inps: nella nuova versione sono rientrate anche l endometriosi (malattia cronica originata da una presenza anomala dell endometrio, tessuto che riveste l utero) e alcune malattie rare, considerate come patologie «moderne». L elenco è stato aggiornato per la prima volta dopo 20 anni, secondo quanto hanno comunicato il coordinatore generale e medico legale dell Inps, Massimo Piccioni. Attualmente, inoltre, il ministero della Salute sta lavorando per una revisione dei criteri per il riconoscimento delle invalidità ma il decreto non è ancora stato definito. «SEMPLIFICARE LA BUROCRAZIA ONCOLOGICA». La ragione della nuova tabella per l invalidità, ha spiegato Piccioni, è semplificare l iter burocratico che devono affrontare i malati di tumori in particolare «merita un ripensamento, una ridefinizione». Nella conferenza stampa di presentazione dell iniziativa, in pubblicazione dal 27 luglio, è stato spiegato che per il superamento della burocrazia oncologica all Inps vengono attribuiti ruoli di sussidiarietà accertativa. «Si tratta», ha detto Piccioni, «di una battaglia di civiltà, ma soprattutto di legalità» visto che in tutte le Regioni i tempi di risposta per l accertamento dell invalidità civile richiesta dai malati oncologici sono disattesi. «Nessuna Regione ad oggi», ha sottolineato, «ha chiesto all Inps di convenzionarsi per avere un accertamento unico e definitivo». LINEE GUIDA COMUNI PER TUTTE LE REGIONI. E l Istituto, ha aggiunto, «si è impegnato a uniformare i diritti attraverso l emanazione di linee guida che prevedono ad esempio che ai minori oncologici venga sempre riconosciuto l handicap grave, mentre ai minori con neoplasie venga riconosciuta l indennità di accompagnamento». Tra i vantaggi «il limite alla discrezionalità dei medici perché impongono un iter procedurale unico su tutto il territorio». In attesa delle decisioni del ministro Balduzzi,i medici dell Inps a quali spetta il giudizio definitivo devono attenersi alle nuove linee guida dell Istituto.

5 27 luglio Fonte: disablog.it ORA ANCHE I DISABILI MENTALI POTRANNO ASSICURARSI CONTRO MALATTIE E INFORTUNI L'accordo mette in atto l'articolo 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. E' un bel traguardo quello che le famiglie delle persone disabili mentali hanno raggiunto nei giorni scorsi. In Ottemperanza a quanto affermato dall'articolo 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,in Italia anche i disabili mentali finalmente potranno stipulare polizze assicurative contro il rischio infortuni o malattia. Fino a ieri, infatti, questo diritto era negato, o meglio, non contemplato tra le Condizioni generali dei contratti assicurativi delle agenzie. L'importante risultato arriva dopo l'accordo -per ora solo verbale, ma presto ufficializzato -tra Ania (Associazione delle imprese assicuratrici), Progetto Itaca, onlus che opera al fianco delle famiglie dei disabili, Unasam (l'unione nazionale delle associazioni per la salute mentale) e Isvap (l'istituto di vigilanza delle assicurazioni private), al termine di una lunga battaglia fatta di petizioni e iniziative di sensibilizzazione,per una campagna appoggiata anche dal giornale Avvenire. Si è trattato di una battaglia che ha coinvolto le famiglie dei disabili mentali, per i quali le stime in Italia parlano di circa 2 milioni di persone, alle quali era di fatto impedito di assicurarsi contro malattie o infortuni. Impedimento contrario, tra l'altro, all'articolo 5 della Convenzione ONU sui diritti dei disabili, secondo il quale "le discriminazioni delle persone con disabilità, le quali devono poter ottenere, a condizioni eque e ragionevoli, un'assicurazione malattia e, nei Paesi nei quali sia consentito dalla legislazione nazionale, un'assicurazione sulla vita". Cercando una motivazione alla reticenza delle compagnie assicurative alla stipula di contratti da parte di disabili mentali, verrebbe quindi da pensare che questi siano più soggetti a infortuni o patologie quali ictus, cancro e malattie infettive, ma i dati lo smentiscono. Si ammalano come e non più di tutte le altre persone. Non esistono quindi motivazioni all'esclusione dei disabili mentali dal diritto di stipula di assicurazione contro infortuni e malattia. La disabilità mentale (che comprende una serie di patologie, dalla più gravi come schizofrenia, depressione maggiore, disturbo borderline di personalità e disturbo bipolare alle meno gravi) non potrà quindi essere una condizione utile al rigetto delle domande di stipula di polizza da parte delle assicurazioni, poiché l'ania riconosce non conforme alla legge l'esclusione dei disabili mentali alla possibilità di sottoscrivere un contratto di assicurazione. L'accordo è in attesa di definizione ufficiale, con un percorso burocratico ben preciso: entro la fine dell'estate i disbrighi burocratici dovrebbero essere terminati. A quel punto sarà possibile la stipula dei primi contratti, nei quali le compagnie assicurative dovranno applicare le medesime condizioni di qualsiasi altri clienti. 9 luglio Fonte: disabili.com

6 POVERTÀ E DISABILI, BOOM DI RICHIESTE DI AIUTO AL PATRONATO Presentato il bilancio sociale Inca-Cgil. Oltre 2 milioni le pratiche aperte nel 2011, contro 1,8 milioni del Si sono aggiunti molti giovani alla ricerca di lavoro o con contratti precari, e pensionandi. Boom di domande per ammortizzatori sociali ROMA Disorientati, scoraggiati, in preda ad ansia e incertezze: in tempo di crisi cresce il numero di italiani che si rivolgono al patronato Inca Cgil e aumentano i fattori che destano preoccupazione dagli ammortizzatori sociali alla pensione. È quanto rileva il Bilancio sociale Inca, presentato questa mattina a Roma presso la sede dell Inail, in via 4 Novembre. Dai dati raccolti dal patronato, sono oltre 2 milioni le pratiche aperte nel 2011 sia in Italia che all estero, contro 1,8 milioni del Un dato, spiega il patronato, che mette in evidenza come negli ultimi tre anni, alla tradizionale platea di utenti, si sono aggiunti molti giovani alla ricerca di lavoro o con contratti precari, pensionandi, che devono fare i conti con le nuove norme in materia pensionistica, costretti anche a subite le conseguenze delle numerose crisi aziendali e che non sanno come far fronte all inasprimento dei requisiti di accesso al diritto a pensione: non c è lavoro, mentre si allunga per tutti la prospettiva del pensionamento. Dai dati raccolti nel bilancio sociale, sono in aumento il numero delle pratiche aperte quasi tutte le aree tematiche. A far registrare un incremento notevole dal 2010 al 2011, però, sono le domande per gli ammortizzatori sociali, passate dalle quasi 397mila del 2009, a 373mila del 2010, per raggiungere quota 553mila nel Stessa cosa per quanto riguarda il sostegno al reddito alle famiglie: le domande sono aumentate da 137mila del 2009 a 164mila nel Sfiorano il raddoppio, invece, le domande di tutela di maternità e paternità, passando da 25mila del 2009 a 42mila nel Aumentano notevolmente anche le domande per la tutela delle persone invalide In un solo anno, dal 2009 al 2010, le domande sono passate da 190mila a 344 mila. Sono 350mila nel L incremento delle domande presentate dall Inca è legato anche al passaggio dalla modalità di presentazione all Inps della domanda in formato cartaceo all obbligo di presentare la domanda in via telematica, spiega il patronato. Calano, invece, le domande che riguardano la pensione, passando da 235mila del 2009 a 195mila nel Mentre aumentano le richieste di verifica delle pensioni in essere, da 140mila a 200mila nel Il ricorso al patronato in Italia e all estero è aumentato in questi ultimi anni anche per le scelte compiute dagli enti di previdenza spiega il patronato -con la chiusura di molti sportelli al pubblico e contemporaneamente con l obbligo dell invio telematico delle domande per ottenere le prestazioni previdenziali e assistenziali, senza tener conto del basso tasso di alfabetizzazione informatica degli italiani, che si attesta, secondo studi recenti, al 18 posto nella graduatoria europea: solo il 43% delle famiglie possiede un computer, contro il 54% della media europea. Non è solo la telematica, però, a incidere sugli indici del patronato. Ad alimentare le preoccupazioni di chi si è rivolto all Inca, ci sono le nuove norme e i trend del

7 mercato del lavoro. La cosiddetta legge Monti-Fornero ha generato un profondo disorientamento tra i lavoratori e ha ulteriormente sfiduciato i giovani spiega il patronato -, tra i quali si verifica il più alto tasso di disoccupazione e un livello di precarietà mai raggiunto finora nel nostro Paese. Aumentato anche il numero degli scoraggiati, tra i 15 e i 29 anni, che non lavorano e non frequentano corsi di formazione: nel 2010 erano oltre 2,1 milioni, 134 mila in più al Ansia e incertezza derivanti dai profondi cambiamenti legislativi in materie come pensioni e mercato del lavoro spiega il patronato -, hanno costretto centinaia e centinaia di migliaia di persone disoccupate o in cerca di lavoro a riprogrammare la propria vita, esponendoli a rischi reali di povertà. 3 luglio Fonte: redattore sociale DISABILI PER INFORTUNI SUL LAVORO O MALATTIE PROFESSIONALI È uno dei dati che emergono dal recente rapporto sugli infortuni nel lavoro, presentato dall INAIL, ciò che secondo Franco Bettoni, presidente dell ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), costituisce «una vera voragine in termini di costo umano ed economico», che il Governo non può certo ignorare, tanto più in tempi di crisi come quelli attuali. «C è ancora molto da lavorare sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro; bisogna dare completa attuazione alle norme del 2009 [Decreto Legislativo 106/09, integrativo del Decreto Legislativo 81/08,N.d.R.], insistere con maggior vigore sullo sforzo di costruire una solida cultura della prevenzione, intensificare i controlli e le attività di formazione e di informazione»: questi i punti fondamentali sui quali Franco Bettoni, presidente dell ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) richiama l attenzione, dopo la recente presentazione del Rapporto INAIL sull andamento infortunistico nel «Non abbiamo ancora avuto tempo sufficiente per analizzare e studiare quanto meritano i dati prodotti dall INAIL aggiunge Bettoni consapevoli che essi rappresentano una fonte preziosa di indicazioni e valutazioni significative per rafforzare l opera normativa sulla prevenzione e applicare in modo efficace il Decreto Legislativo 81/08. Condividiamo però la preoccupazione del Presidente della Repubblica circa le contraddizioni che emergono sull andamento degli infortuni e delle malattie professionali, pur in un quadro di complessivo miglioramento generale che resta comunque da approfondire, in particolare pensando alla situazione occupazionale nei vari settori produttivi». «Infatti spiega il Presidente dell ANMIL se si può manifestare una certa soddisfazione sull andamento complessivo del fenomeno, altrettanto non si può dire guardando alle sue dimensioni, che permangono ancora oggi del tutto inaccettabili: infortuni nel solo 2011 stanno a significare che in pratica ogni giorno, compresi ferie e festivi, ben lavoratori subiscono un trauma con conseguenze più o meno pesanti di natura fisica, psicologica e anche economica e che ogni anno sono almeno (più di 100 al giorno) i lavoratori che subiscono una menomazione permanente di grado indennizzabile (dal 6% al 100%). Il numero delle vittime registrate all interno dei luoghi di lavoro rimane sostanzialmente invariato

8 (450 nel 2011 rispetto ai 452 del 2010), come pure è identico a quello del 2010 (138) il numero di morti tra i lavoratori extracomunitari, generalmente impegnati in attività ad alto rischio, mentre sono addirittura in aumento le vittime nell industria pesante (meccanica e metallurgia), in agricoltura e le denunce di malattie professionali. In particolare, nei settori della meccanica e della metallurgia, le morti sul lavoro sono cresciute rispettivamente del 27,3% e del 19%. Sono settori, per altro, che hanno un peso molto rilevante nell ambito dell industria, un ramo di attività particolarmente colpita dalla pesante crisi economica e che nel corso del 2011 ha fatto registrare un ulteriore calo lavorativo sia in termini di occupati (-0,6%) che di Unità di Lavoro Anno equivalenti (-0,4%). Situazione pressoché analoga quella dell agricoltura, dove si registra una crescita del 2,7% dei casi mortali, pur in presenza di un calo dell 1,9% degli occupati e di ben il 2,8% delle Unità di Lavoro Anno». «Anche a livello di genere sottolinea poi Bettoni -, a fronte di una riduzione degli infortuni per entrambi i sessi (-7,0% per i maschi e -5,6% per le femmine), si registra una recrudescenza della mortalità per le donne lavoratrici: tra il 2010 e il 2011, infatti, la componente femminile ha fatto registrare un incremento del 15% dei casi mortali, passati da 78 a 90 unità. E infine, pur se quelli diffusi dall INAIL sono dati ufficiali e assolutamente attendibili, va detto che le statistiche dell Istituto per loro natura non possono tenere conto di possibili situazioni di mancata denuncia da parte di datori di lavoro senza scrupoli o di altri fenomeni, come il lavoro nero, che tendono ad acutizzarsi proprio nei periodi di crisi». Particolarmente rilevante, poi, l evidenza data dal Presidente dell ANMIL ai dati riguardanti la disabilità conseguente a un infortunio sul lavoro o a una malattia professionale. «Parlando di grandi numeri dichiara infatti Bettoni non si possono dimenticare i circa disabili che, a seguito di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, hanno riportato nel corso della loro vita lavorativa un invalidità per la quale percepiscono una rendita il cui importo medio ammonta a circa euro l anno (poco più di 300 euro al mese). Un esercito di lavoratori ed ex lavoratori che, nell adempimento del proprio dovere, hanno subito una grave menomazione, come può essere una tetraplegia o l amputazione di un arto, o anche di minore gravità, ma che comunque si è rivelata sufficiente per estrometterli definitivamente dal mercato del lavoro. In questo senso va ribadito che riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo dei disabili rappresentano i temi sui quali si misura anche il livello di civiltà di un Paese e sui quali l ANMIL ha da sempre centrato le proprie battaglie, per imporli con forza all attenzione delle Istituzioni». «A fronte di tutte queste considerazioni è la conclusione chiediamo oggi un attenzione specifica su questo fenomeno, da parte del presidente del Consiglio Monti la cui esperienza nel mondo dell economia non può fargli ignorare, in tempi di crisi, la voragine che provoca il costo degli infortuni, all infuori di quello umano: oltre 35 miliardi di euro tra cure mediche e riabilitative, protesi, giornate lavorative perse e la grave difficoltà di reinserimento lavorativo che influisce sulla perdita di autonomia e ricade sulla spesa sociale». (M.d.M.) 12 luglio Fonte: superando.it

9 RICONVERSIONE SU SOSTEGNO: IL MIUR PROCEDE TRA LE PROTESTE DEI DOCENTI SPECIALIZZATI Negli ultimi mesi si sono susseguite le iniziative e le proteste dei docenti di sostegno precari specializzati, in vista dell'avvio dei corsi di riconversione su posto di sostegno degli insegnanti curricolari, diventati soprannumerari a seguito dei tagli degli ultimi anni. LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO SPECIALIZZATI - Tale disposizione ha suscitato molte perplessità: da una parte, infatti, i docenti specializzati ma precari temono di non avere più un incarico di lavoro, dall'altra rivendicano la loro scelta professionale, a fronte, invece, di una riconversione che altri docenti saranno di fatto costretti ad accettare per mantenere il posto di lavoro, anche se non motivati. Sono state inoltre fortemente messe in discussione le modalità previste per l'attivazione dei corsi, che di fatto appaiono molto sbrigative e con un carico di studio decisamente meno impegnativo rispetto ai corsi attivati in passato. Quest'ultimo aspetto, insieme al precedente, non potrà che ricadere sulla qualità dell'insegnamento che sarà riservato agli allievi disabili. L'AVVIO DEI CORSI - Il MIUR (Ministero dell'istruzione, Università e Ricerca), nonostante i dissensi e le preoccupazioni delle famiglie, procede spedito nel pianificare l'avvio dei corsi. Con una breve informativa ne ha infatti chiarito le modalità: la circolare sarà emanata in Agosto, mentre il calcolo dei partecipanti è stato rimandato a Settembre. La definizione dei partecipanti, infatti, potrà essere definita solo dopo tutte le operazioni di mobilità, compresi gli utilizzi del personale. E' prevista l'attivazione di 31/33 corsi con almeno 50 partecipanti ciascuno, ripartiti su alcune università responsabili di diverse regioni. Sono previsti 1500 corsisti, aumentati del 20% per gli eventuali abbandoni. Sono stati ormai delineati anche i criteri per l'individuazione dei partecipanti: classi di concorso in via di estinzione, tecnici, docenti in esubero in diverse classi di concorso, dalle scuole primarie alle superiori, nonché insegnanti di religione con revoca dalla curia o che abbiano prestato servizio su sostegno senza titolo. La data dalla quale calcolare l esubero sarà quella del primo Settembre Sono infine a disposizione un milione e 100 mila euro, che saranno trasferiti alle Università polo. L ANSAS dovrebbe occuparsi della piattaforma on-line e delle iscrizioni. Non è invece ancora chiaro se verrà richiesto un contributo anche ai partecipanti. Il numero dei partecipanti previsto, se confermato, appare abbastanza esiguo e perciò sul piano nazionale non avrebbe conseguenze molto significative sugli incarichi annuali dei docenti specializzati precari. La preoccupazione di questi ultimi, però, permane, perché le richieste inoltrate sono state invece più di 16 mila. Restano inoltre da capire le modalità in cui saranno organizzati i corsi ed il relativo impegno di studio previsto, al fine di garantire la formazione di figure professionali competenti, anche se non motivate, bensì "liberamente costrette" a riciclarsi per continuare a lavorare. I docenti in esubero,infatti, potrebbero essere utilizzati per il rafforzamento dell offerta formativa delle scuole e invece si trovano costretti a chiedere la riconversione. Il numero complessivo dei docenti in esubero risultava, a Febbraio 2012, di circa 10 mila unità. Quale sarà perciò la prospettiva per gli oltre 8000 docenti che non rientreranno nel piano di riconversione? Secondo il governo l'esubero, conteggiato in organico di diritto, sarà poi riassorbito in organico di fatto. Significa in ogni caso che altrettanti docenti precari non avranno un incarico. A pagare, come sempre, gli ultimi. 26 luglio Fonte: disabili.com

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