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1 EXORDIUM MAGNUM CISTERCIENSE di Corrado Monaco di Clairvaux, poi monaco e più tardi Abate di Eberbach Versione italiana A Cura di P. Riccardo Spreafico (Abbazia Madonna del SS. Sacramento Trappisti-Frattocchie - Roma) Testo latino Ed. Bruno Griesser Editiones Cistercienses di Roma Coll. Series Scriptorum S. Ordinis Cisterciensis Vol. II- Roma 1961

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3 Sommario PROLOGO IN VERSI... 1 NEL NOME DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO... 5 LIBRO PRIMO... 7 Capitolo I - Il Signore Gesù nel suo insegnamento ci ha trasmesso la norma della perfetta penitenza... 7 Capitolo II - La tradizione della vita comune è cominciata con la chiesa primitiva e di lì ha avuto inizio l istituzione dell osservanza monastica... 7 Capitolo III - L ordine monastico rifulse mirabilmente con l apporto del beato Antonio e degli altri santi padri... 8 Capitolo IV - Legislazione e autorità della regola del nostro santo Padre Benedetto; come per la grazia di Dio fiorì e fiorisce fino a oggi... 9 Capitolo V - Il beato Benedetto su preghiera del vescovo di Le Mans inviò nelle regioni della Gallia il suo santo discepolo mauro per fondarvi un monastero Capitolo VI - Il beato Oddone, abate di Cluny, con la grazia di Dio rinnovò vigorosamente l ordine monastico decaduto Capitolo VII - Di un fratello nelle cui mani briciole di pane sono diventate perle d incomparabile valore Capitolo VIII - Di un fratello morente che vide entrare da lui una schiera biancovestita Capitolo IX - Come il beato Ugo, abate di Cluny, curò un paralitico Capitolo X - In che modo i fratelli che fondarono l ordine cistercense furono illuminati dalla grazia divina quando stavano ancora a Molesme Capitolo XI - Il signor abate Roberto e i fratelli che condividevano con lui il desiderio di rinnovare l osservanza monastica si recarono dal legato della sede apostolica Capitolo XII - Lettera del signor arcivescovo Ugo, legato della sede apostolica, con cui pose di propria autorità il fondamento alle origini dell ordine cistercense Capitolo XIII - Come e in quale anno dall incarnazione del Signore i santi padri dell ordine cistercense, usciti da Molesme, si recarono nel deserto di Cîteaux Capitolo XIV - Quel luogo, con il consenso del vescovo di Chalon alla cui diocesi apparteneva, venne canonicamente eretto in abbazia. Il ritorno dell abate che vi era venuto LETTERA DI URBANO PAPA Capitolo XV- Decreto del signor Ugo, arcivescovo e legato della sede apostolica, su tutta la questione dei fratelli di Molesme e di Cîteaux Capitolo XVI - Elezione del signor Alberico di beata memoria, primo abate di Cîteaux. Come abbia ottenuto per confermare il proprio ordine un privilegio della sede apostolica. Con quali istituzioni ha iniziato l ordine Capitolo XVII - La lettera dei due cardinali, inviata al signor Papa a favore dei cistercensi Capitolo XVIII - La lettera di Ugo, arcivescovo di Lione Capitolo XIX - La lettera di Gualtiero, vescovo di Chalon Capitolo XX - Privilegio del signor Papa Pasquale, con il quale fece alla casa di

4 Cîteaux il dono d una perpetua libertà Capitolo XXI - Promozione del beato Stefano a secondo abate di Cîteaux. Quali altre istituzioni egli introdusse nell ordine ancora recente. Come sotto di lui l ordine si sia accresciuto e moltiplicato. Per quali virtù si sia reso illustre nella sua vita Capitolo XXII - Come l abate Stefano conobbe quale dilatazione avrebbe avuto il suo ordine, per averglielo rivelato il Signore ed essergli apparso un fratello defunto quand era sveglio Capitolo XXIII - Il beato abate Stefano grazie allo spirito di profezia scoprì alcuni segreti d un suo novizio Capitolo XXIV - Con quanta benignità il buon Dio provvide alla povertà dell abate Stefano, che era stato sottoposto a un salasso Capitolo XXV - Come il Signore una volta alleviò l indigenza dell abate e dei suoi fratelli Capitolo XXVI - Con quanta purezza e devozione il venerabile padre Stefano celebrava le sacre vigilie del servizio di Dio Capitolo XXVII - La sua sincera umiltà Capitolo XXVIII - Come il santo abate Stefano, in una situazione d estrema povertà in cui era caduta la casa di Cîteaux, inviò un fratello alla fiera più vicina ordinandogli di comperare il necessario per i fratelli, ma senza dargli denaro, mentre, grazie allo spirito di profezia, gli prediceva che tutto gli sarebbe andato bene Capitolo XXIX - La chiesa di Cîteaux fonda monasteri in diverse diocesi. Istituzione del capitolo generale. Il privilegio che il signor abate Stefano ottenne con i suoi coabati dalla sede apostolica a conferma del capitolo Capitolo XXX - Decreto di Papa Callisto Capitolo XXXI - Come il beato padre Stefano conobbe in spirito l indegnità del suo successore. E della sua morte preziosa Capitolo XXXII - Vita e grandi virtù del reverendissimo padre Fastrado, abate di Cîteaux Capitolo XXXIII - La mirabile conversione del signor abate di Cîteaux Alessandro di beata memoria Capitolo XXXIV - La rivelazione che il beato monaco Cristiano meritò d avere in visione sul signor abate Rainaldo e la comunità di Cîteaux Capitolo XXXV - La visione che convertì il signor Giovanni, già monaco di Cîteaux, poi vescovo di Valence LIBRO SECONDO Capitolo I - Virtù e miracoli del nostro santissimo padre Bernardo, primo abate di Clairvaux. Di un fratello defunto che gli apparve durante la celebrazione della messa Capitolo II - L anima di un fratello defunto che un anziano vide fatta zimbello dei demoni, ma per le preghiere dei fratelli fu liberata dai tormenti Capitolo III - Come San Bernardo durante la santa veglia vide degli angeli che stavano ciascuno accanto a un monaco e scrivevano su pergamene quel che salmodiavano Capitolo IV - Come vide pure i santi angeli stimolare i fratelli a cantare con trasporto l inno Te Deum laudamus Capitolo V - La meravigliosa parola con cui, durante una sua omelia, incoraggiò

5 a sperare nel perdono gli avviliti e disperati Capitolo VI - Di quel monaco a cui, poiché mancava di fede nel sacramento dell altare, il padre santo ordinò di comunicarsi con la fede che aveva lui Capitolo VII - Di un monaco spirituale che vide il crocifisso abbracciare il padre santo mentre stava in preghiera Capitolo VIII - Di un monaco che il padre santo, non volendo guarire completamente dall epilessia, risanò in parte Capitolo IX - Di un fratello morente a cui il padre santo ordinò di differire la sua morte, per non interrompere il riposo dei fratelli Capitolo X - Come l uomo di Dio predisse al signor Guido, suo fratello, che per colpa sua non sarebbe morto a Clairvaux Capitolo XI - Il venerabile padre, rimasto una volta in Italia per tre anni, visitò pure tre volte la sua Clairvaux in spirito Capitolo XII - Rimasto fuori a lungo, ritornò in spirito a Clairvaux ed entrato nel locale dei novizi ne consolò uno che era angosciato Capitolo XIII - La mirabile conversione di molti chierici, quando il santo predicò all università di Parigi la parola di Dio Capitolo XIV - Dei novizi a cui predisse in spirito, benedicendoli e consegnando loro l abito monastico, che sarebbero diventati tutti abati Capitolo XV - Del brigante che liberò dalle funi con cui era legato e dal capestro con cui era lì lì per essere impiccato, rivestì della propria tonaca e fece converso di Clairvaux Capitolo XVI - La straordinaria devozione con cui, entrando in Italia, fu accolto dalle popolazioni di quella terra Capitolo XVII - Splendida risposta dell uomo di Dio, con la quale dalle parti della Guascogna confutò la malizia di un eretico Capitolo XVIII - Di un cieco che dalle stesse parti riacquistò la vista grazie alla polvere del terreno dove si vedevano le sante tracce dei suoi piedi Capitolo XIX - Di un morto, che il beato Bernardo risuscitò Capitolo XX - La morte del beatissimo Bernardo abate e i miracoli che dopo il suo decesso si sono compiuti Capitolo XXI - Il signor Roberto, secondo abate di Clairvaux, e il novizio che per la sua esortazione e la sua preghiera venne confermato con un grande miracolo nel santo proposito Capitolo XXII - Di un anziano, che previde in spirito l apostasia di un monaco e la predisse all abate Roberto Capitolo XXIII - La gioconda visione che il signor Roberto abate ebbe alla morte di un fratello spirituale Capitolo XXIV - Il signor Ponzio, quinto abate di Clairvaux, poi vescovo di Clermont Capitolo XXV - Di un fratello moribondo che manifestò al signor abate Ponzio quale gloria gli era stata preparata e rivelata Capitolo XXVI - Di un fratello sfiduciato, che il signor abate Ponzio incoraggiò magnificamente al pentimento Capitolo XXVII - Il beato Gerardo, sesto abate di Clairvaux Capitolo XXVIII - Come il signor Gerardo abate di pia memoria per la giustizia e l onore dell ordine ricevette la corona del martirio Capitolo XXIX - Come il signor abate Pietro meritò di avere una rivelazione sulla

6 glorificazione di Gerardo, martire di Cristo Capitolo XXX - Del signor Enrico di pia memoria, settimo abate di Clairvaux, poi cardinale vescovo di Albano Capitolo XXXI - Di un converso che per la grazia di Dio e la preghiera del venerabile abate Enrico sfuggì alla sentenza di condanna Capitolo XXXII - Il venerabile signor Pietro, ottavo abate di Clairvaux Capitolo XXXIII - Come Dio onnipotente concesse a uno scelleratissimo peccatore per i meriti e le preghiere del venerabile abate Pietro il frutto di conversione Capitolo XXXIV - Riepilogo LIBRO TERZO Capitolo I - Il signor Gerardo, fratello di san Bernardo, cellerario di Clairvaux Capitolo II - L ammirevole ascesi del cellerario signor Gerardo Capitolo III - La morte preziosa del venerabile uomo Gerardo Capitolo IV - Il reverendissimo padre Umberto, un tempo priore di Clairvaux Capitolo V - Discorso di san Bernardo in morte del signor Umberto di pia memoria Capitolo VI - Dal discorso riferito si ricava che il santo vecchio Umberto era perfetto nelle virtù Capitolo VII - Il signor Oddone, un tempo sottopriore di Clairvaux Capitolo VIII - Il beato Guerrico, già monaco di Clairvaux, poi abate d Igny Capitolo IX - Con quanta severità il signor abate Guerrico esaminò la sua coscienza alla sua morte Capitolo X - Il signor Roberto, monaco di Clairvaux e poi abate di Domus Dei Capitolo XI - Lettera di san Bernardo per richiamare con dolcissima esortazione suo nipote Capitolo XII - Quanto sia pericoloso per un professo dell ordine cistercense deviare a un altro ordine Capitolo XIII - Il monaco Rinaldo di beata memoria, che vide la Madonna venire a visitare i fratelli intenti alla mietitura Capitolo XIV - Il monaco che udì la tavoletta dei moribondi dare il segno della sua morte Capitolo XV - Il servo di Dio Pietro che era solito vedere sull altare il Signore Gesù Cristo durante la messa Capitolo XVI - Il venerabile Guglielmo, ripreso e castigato con una penitenza per una colpa da un angelo del Signore Capitolo XVII - Il signor Gerardo di Farfa, monaco di grande santità Capitolo XVIII - La stupenda grazia concessa da Dio a titolo speciale a un monaco di perfetta osservanza Capitolo XIX - Come il magnifico Arnolfo fu convertito da san Bernardo e di quali virtù risplendette Capitolo XX - Di un monaco che fu liberato da un grave mal di testa per la potenza del sacramento di Cristo Capitolo XXI - Di un fratello a cui la Beata Vergine Maria diede in visione un celeste preparato

7 Capitolo XXII - Del venerabile anziano Acardo, un tempo maestro dei novizi a Clairvaux Capitolo XXIII - Il signor Goffredo, monaco di Clairvaux, poi vescovo di Sorres Capitolo XXIV - Ancora sulle visioni del medesimo servo di Dio Goffredo Capitolo XXV - Come gli fu mostrato per rivelazione che sarebbe diventato vescovo; e della sua preziosa morte a Chiaravalle Capitolo XXVI - Il signor Baldovino, monaco di Clairvaux, poi arcivescovo di Pisa Capitolo XXVII - Il signor Eskil, già vescovo in Danimarca, poi monaco a Clairvaux Capitolo XXVIII - La fine felice di due pellegrini al sepolcro del Signore, zii del signor Eskil arcivescovo Capitolo XXIX - Il nobile principe Gonario, poi monaco a Clairvaux Capitolo XXX - Come il venerabile abate Simone, lasciato l abbaziato, fece professione a Clairvaux Capitolo XXXI - L anziano che vide la Vergine Maria presiedere al capitolo Capitolo XXXII - Il fratello, cui apparve il Signore Gesù Cristo con san Giovanni evangelista Capitolo XXXIII - Il fratello che vide il Signore Gesù Cristo scendere dal cielo alla morte di un altro fratello Capitolo XXXIV - L uomo di Dio Bosone, che alla morte di un fratello udì un concerto di angeli LIBRO QUARTO Capitolo I - Il monaco Alquirio di santa memoria, che il Signore Gesù visitò mentre stava morendo Capitolo II - Di un fratello che aveva una meravigliosa grazia di compunzione e che il Signore consolò magnificamente Capitolo III - Il monaco a cui l eucaristia offriva la grazia di un meraviglioso sapore Capitolo IV - Di un monaco che, avendo sofferto molti assalti dei demoni, meritò anche di vedere il Signore Gesù Capitolo V - Di un anziano, a cui il Signore Gesù Cristo apparve mentre stava sveglio il giorno della parasceve Capitolo VI - Quanto misericordiosamente il Signore ammonì un chierico di convertirsi Capitolo VII - Il novizio che il beato Bernardo visitò tanto spesso in visione Capitolo VIII - Di un monaco a cui il Signore Gesù Cristo apparve una prima e una seconda volta Capitolo IX - Il fratello Ansolfo, che vide il Signore Gesù sospeso alla croce Capitolo X - Il fratello che in visione baciò la destra del Signore che lo benediceva Capitolo XI - Il fratello che ebbe una visione della beata Maria Maddalena Capitolo XII - Il grande progresso di un monaco laico Capitolo XIII - Di un converso, di cui San Bernardo conobbe soprannaturalmente la devozione

8 Capitolo XIV - La visione che un fratello ebbe alla morte di un altro fratello Capitolo XV - Il monaco laico che imparò in sogno la messa Capitolo XVI - La grande pazienza di un converso nella sua infermità Capitolo XVII - Un converso a cui fu conferita la scienza delle divine scritture Capitolo XVIII - Il converso bovaro che contemplò in una visione il Signore Gesù spingere con lui i buoi Capitolo XIX - La grande umiltà di un converso Capitolo XX - Di un converso, dopo la cui morte il Signore si degnò di mostrare con una gloriosa rivelazione quale fosse la sua perfezione in vita e quale beatitudine avesse raggiunto in morte Capitolo XXI - Di un fratello che San Bernardo in visione ammonì di non cedere alla tentazione Capitolo XXII - Di un fratello a cui apparvero san Malachia e il beato Bernardo e lo castigarono per il suo delitto Capitolo XXIII - Un converso che alla sua morte meritò di vedere i santi angeli Capitolo XXIV - Come un converso che lavò senza permesso i suoi calzari sia stato punito da Dio Capitolo XXV Il monaco che ebbe la presunzione di dormire senza i calzari e al quale fu perciò vietato per divina rivelazione di diventare abate Capitolo XXVI - Il meraviglioso fervore del signor Giovanni, un tempo priore di Clairvaux Capitolo XXVII - Con quanta determinazione di volontà il venerabile priore Giovanni calpestò i piaceri della carne Capitolo XXVIII - Di un venerabile uomo: il signor Gerardo, monaco di Clairvaux, in seguito abate Capitolo XXIX - Il monaco che, per grande miracolo della grazia di Dio, fu sottoposto invisibilmente al salasso Capitolo XXX - La visione grazie alla quale fu liberato dalla sua tentazione un novizio di Clairvaux Capitolo XXXI - Come i demoni vollero far del male a un converso, ma non ci riuscirono Capitolo XXXII - Di un fratello a cui apparve il Signore Gesù con la sua gloriosa madre Capitolo XXXIII - Di un monaco a cui fu detto: ti sono perdonati i tuoi peccati Capitolo. XXXIV - Di un fratello converso di Clairvaux, di nome Lorenzo Capitolo XXXV - Racconto di un devoto monaco di Clairvaux LIBRO QUINTO Capitolo I - Ammonimento del signor Gerardo, abate di Clairvaux, che non si deve giurare e sul pericolo di chi giura Capitolo II - Il pericolo della proprietà Capitolo III - Che grande pericolo sia per un monaco morire senza il proprio abito, cioè senza cocolla Capitolo IV - Di un converso che non si ricordava più di un peccato grave Capitolo V - Il pericolo per quelli che hanno vergogna di confessare i loro peccati Capitolo VI - Con quanta benignità il Signore castigò la sonnolenza di un devoto

9 monaco e con quanta severità riprese l inerzia di un altro, tiepido e negligente Capitolo VII - Che grande pericolo sia ambire gli ordini sacri Capitolo VIII - Il pericolo della disobbedienza Capitolo IX - Ancora sul pericolo della disobbedienza Capitolo X - Il pericolo del cospirare Capitolo XI - Il pericolo della scomunica Capitolo XII - In quale pericolo incorrono i confessori indiscreti e quale lode ereditano quelli discreti Capitolo XIII - Che grande pericolo sia rimandare chi si vuol confessare a qualunque ora Capitolo XIV - Il pericolo della discordia Capitolo XV - Lode della pazienza Capitolo XVI - Quale pericolo per quelli che ruminano i salmi negligentemente Capitolo XVII - Quanto gran bene sia svolgere devotamente il servizio di Dio alle vigilie quotidiane Capitolo XVIII - Quanto grave pericolo sia applicarsi tiepidamente alle vigilie del servizio di Dio Capitolo XIX - Il pericolo dei religiosi che vivono mollemente in questa vita Capitolo XX - Il pericolo di quelli che durante il servizio di Dio ardiscono cantare in maniera sguaiata e teatrale Capitolo XXI - Il pericolo dei superiori che amano i propri parenti con affetto carnale LIBRO SESTO Capitolo I - L'incauta contemplazione di un monaco di Clairvaux e il pericolo dei contemplativi Capitolo II - L'eccellenza della fede nel sacramento del corpo e sangue di Cristo e il discernimento della contemplazione Capitolo III - Il felice decesso di un monaco che desiderava morire a Clairvaux Capitolo IV - Ugualmente di un converso che con grande ardore di santo desiderio chiese al Signore di morire a Clairvaux Capitolo V - Di un religioso alla cui morte si videro le anime dei defunti celebrarne le esequie Capitolo VI - Di un soldato che fu liberato da pericolo di morte dalle anime dei fedeli defunti Capitolo VII - Di un sacerdote che mentre pregava per i defunti e diceva: Riposino in pace, udì la voce di una gran moltitudine che rispondeva: Amen Capitolo VIII - Di un ragazzo che dopo la morte confessò i suoi peccati Capitolo IX - Una priora che fu ammonita da una rivelazione a confessarsi Capitolo X - Riepilogo conclusivo di quanto è contenuto in questo volume

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11 PROLOGO IN VERSI Chiunque tu sia che aspiri a raggiungere l eterna vita e t impegni a correre nella gara felice del monaco, se vuoi mantenerti, evitando di sbandare, nella giusta corsia, procura di seguire le orme degli antichi padri, perché la stretta via, percorsa con prudente attenzione, ti dia le gioie del Regno che promette la grazia di Cristo; ché se cominci a prendere, imprudente, una strada sbagliata, dai armi ai briganti che catturano le anime e apparirai scoccare il dardo nella tua gola. A ragione perciò il Santo Padre Benedetto esorta il monaco a non far nulla all infuori di quanto hanno osservato i padri. Quale andazzo scalza questa norma di giustizia, così che i monaci disprezzino la sacra passione degli avi e, allentando i freni a una vita disordinata, vadano in perdizione? Perciò chiunque osserva inviolabilmente i precetti e s affatica secondo le norme nelle lotte che portano al trionfo, cinto davanti a Dio della gloria di lucente corona, splende di duplice fulgore, poiché conquista per sé i cieli e lascia ai posteri l ideale d una vita retta. Mentre chi stoltamente arde dell amore del mondo, incline ai vizi disprezza l onore delle virtù, pigro per l opera buona, solerte per i propri comodi, costui rapisce lo spaventoso rigore della morte e dovuta vergogna fa sua preda l anima del marchio d infamia, giacché inseguendo i fugaci piaceri della carne in un istante la misera discende in fondo al baratro. Essa che, mentre viveva male, lasciò orme insozzate e a chi l avrebbe seguita sbarrò la strada della saggezza. Ma benché il fosco contagio del delitto cancelli per lo più i sentieri di giustizia, Cristo però concede di ritrovarli - così diritti - a quelli che stima amici. Te lo dimostra la peculiarità di questo nostro tempo. Perciò senti con attenzione perché abbiam detto questo. Mentre quanto era legge, quanto onestà, quanto rettitudine, confondendo il lassismo e bene e male, così aveva corrotto da salvarsene a stento l apparenza, e a stento, l avessi anche voluto, potevi trovare fra i tanti chi divenuto monaco, badasse ad agire da monaco, la generosa bontà divina, presa da compassione per le rovine umane, volle spianare ai suoi la via della giustizia. Eccoti allora rispondere al tuo desiderio l Ordine Cistercense, che scorgi brillare qual astro fra le tenebre: grazie a esso il sommo Cristo si conquista migliaia e migliaia di anime, l inganno del diavolo è sventato. Benché, temibile e quanto mai molesto, questi s attacchi a tutti i fedeli, combatte però specialmente contro i professi dell Ordine Cistercense: vedendoli lamentare i suoi diritti di tiranno, digrigna i denti e furibondo fabbricando nascoste reti brama intrappolare quelli che protegge la grazia di Cristo; 1

12 ma a nulla riuscirà, né vincerà quelle temibili schiere! E se è la Chiesa madre fulgente di bellezza per la varietà degli Ordini, non vorrai però negare che questo primeggia per gli esercizi d una pietà sincera, dà più abbondanti frutti, si distingue per l imponente numero. Per quest Ordine risplendono i monaci cistercensi, che prova la santa fatica e il devoto soffrire corona. Qui, qui, se hai senno, cerca le orme sante dell osservanza: qui c è speranza certa di salvezza e qui l immacolata via per salire alle stelle. E adesso medita con attenzione le pagine di questo volume, dove voglio esaurientemente descrivere secondo i più sicuri criteri le origini di quel celebre genere di vita che procura gioia al cielo e sulla terra incrementa la salvezza. Qui ti verrà fedelmente insegnato quali sublimi fiori il deserto di Cîteaux, già a lungo sterile, abbia prodotto. I suoi frutti dolcissimi, mandati per le varie parti del mondo, dan nutrimento ai popoli, dan nuovo vigore ai moribondi perché possano ottenere, dopo essersela preclusa, la vita del cielo. T insegnerà questo libro di una madre perfetta che ha generato, nel più gioioso anelito, una perfetta prole, quando l inclita casa di Cîteaux dette alla luce un illustre pegno e Chiara Valle beatissima qual sole donò al mondo dal suo grembo santo. Questa valle, illustre per meriti, un illustrissimo abate fece ricchezza per i diseredati, salvezza per gli scellerati. Qui son descritte la grandi imprese dei Padri che ebbero il governo dell una e l altra casa, e che ai fratelli mostrarono in se stessi le stigmate di Cristo con una condotta che s adeguava alla dottrina. Teste per i posteri della virtù degli antenati in Clairvaux eccoti questo libro, che letto e riletto nutre coloro su cui non han prevalso le seduzioni della carne. Dove lo Sposo chiama la Sposa, lì è il mistico giardino, lì s effonde il balsamo delle varie virtù. Qui nuovi frutti spandono l aroma di santo fervore, là rifulgono rose di pazienza, biancheggiano gigli di castità, risplende purpurea viola di mansuetudine, ed è di tutto un rigoglio di polloni piantati dall alto, dal Padre celeste, che si riveste l ubertosa valle e fa beati i suoi uomini per i meriti di virtù. La loro vita sia per te, ti prego, lettura viva e per la sentenza del censore correggi i comportamenti sbagliati perché, mortificate le tue passioni, tu possa meritare d essere loro unito nelle fulgide schiere, al di là delle stelle. Là è la vera salute, la giovinezza che non conosce morte, luce che non tramonta, poesia che placa il cuore, il dolce amor di Cristo, fonte di pace, fonte di gioia perenne. Tutto quanto è tristezza, là sarà sparito. Perciò chi vuol ora chinarsi su queste pagine dimostri con i costumi e la vita che le trova piacevoli, e quel che ammira nei Padri lo imiti a sua volta. Ma il pigro, il neghittoso, lo smidollato che non fa che russare, sospirando il riposo con cuore intorpidito, 2

13 che ha in uggia tendere alla perfezione: via! via dalle sue mani un libro come questo! 3

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15 NEL NOME DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO Comincia la narrazione delle origini dell Ordine Cistercense: come i nostri Padri, per ritrovare la purezza d osservanza secondo il tenore della Regola di san Benedetto, usciti dalla comunità di Molesme, fondarono la feconda chiesa di Cîteaux, la quale è madre di tutti noi, poiché da essa come da purissima sorgente sono derivati i ruscelli di tutte le chiese del nostro Ordine; qui si narra inoltre di alcune persone degne di venerazione e distintesi in ogni osservanza, che fiorirono a Cîteaux e a Clairvaux. 5

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17 LIBRO PRIMO Capitolo I Il Signore Gesù nel suo insegnamento ci ha trasmesso la norma della perfetta penitenza Eterno Dio, Figlio dell eterno Dio, il Signore nostro Gesù Cristo, creatore di tutte le cose, redentore di tutti i fedeli, quando nei giorni della sua umiliazione operava sulla terra la salvezza, predicò al mondo la via salutare della perfetta penitenza, dicendo: Fate penitenza, perché il regno dei cieli è vicino!. Rendiamo grazie all incomparabile misericordia di Dio! Egli ha guardato finalmente con occhio più sereno l infelice stirpe dei figli di Adamo, e con l incarnata dolcezza del suo Verbo ha mitigato il rigore della Legge che per ogni delitto rendeva senza misericordia occhio per occhio, dente per dente e in tutto e per tutto il taglione, dicendo: Fate penitenza. Perché poi i deboli uomini al discorso della penitenza, cioè di tenere la pena, non si spaventassero, subito ebbe cura di addolcire la severità di quell ordine con una parola di consolazione, parola veramente degna di fede, soggiungendo: Il regno dei cieli è vicino!. Chi infatti, se ha senno, sia pure infermo, delicato, non sosterrà con pazienza, anzi con riconoscenza, il momentaneo peso della presente pena, non solo per sfuggire all eternità della pena futura, ma anche per essere partecipe del regno celeste che non avrà fine? Ma, dal momento che il beato battezzatore e precursore del Signore, Giovanni, predicando la penitenza in quell economia di preparazione che era la sua, ordinò si portassero frutti degni della penitenza stessa, dobbiamo cercare con il massimo impegno quale sia la formula della perfetta penitenza, quella cioè che appaia idonea a ottenere frutti convenienti. Ma dove potremo mai cercare più convenientemente questa formula che nei detti e fatti dello stesso maestro dei maestri, il Signore nostro Gesù Cristo? Ora, ecco che quando un tale che aveva molti beni domandò al Signore che cosa doveva fare per avere la vita eterna, il Signore gli indicò i precetti della Legge. Egli rispose che aveva osservato tutto questo fin dalla sua giovinezza. E allora il Signore soggiunse: Una cosa ancora ti manca: se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi: e avrai dei tesori nel cielo. Ma quegli - abituato com era a offrire non già se stesso ma i suoi averi, e questi non per intero ma soltanto in parte e in parte abbastanza ridotta, cioè le decime, le primizie e le altre offerte legali, e a pensare che ciò fosse gran cosa - all udire il discorso della perfetta giustizia si tira indietro e, scoraggiato, se ne andò triste. Questo perché - lo attesta la Verità - quelli che amano con attaccamento le ricchezze che posseggono, difficilmente si salvano. Si trovava in ben altre disposizioni il beato Pietro che, irrorato da così abbondante rugiada di grazia celeste, si era rinfrescato dall ardore della concupiscenza per le cose della terra e poteva dire al Signore sia di sé che dei condiscepoli, con tanta umiltà quanta sicurezza: Ecco: noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Ebbene: qui troviamo la norma della perfetta penitenza, che il Salvatore ha suggerito a chi gli chiedeva un consiglio per salvarsi, e che ha anche consegnato ai discepoli che lo seguivano; nonostante leggiamo che alcuni siano vissuti con temperanza e umiltà pur circondati dalle ricchezze e da tutta la gloria del mondo. Ma, poiché i privilegi di pochi non fanno legge per tutti, è molto più sicuro per chiunque si sforzi di tendere alla più alta perfezione, obbedire alla voce del Signore che nel Vangelo ci dice: Se qualcuno non a- vrà rinunziato a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Capitolo II La tradizione della vita comune è cominciata con la chiesa primitiva e di lì ha a- vuto inizio l istituzione dell osservanza monastica Era certo molto conveniente che la Sapienza dell Eterno Padre, venuta a consegnarci la norma della perfetta giustizia, l imprimesse subito chiaramente nel piccolo gregge della Chiesa nascente, perché quanti, 7

18 stimolati dal loro esempio, avessero deciso di prendere la via ardua e stretta, istruiti dall insegnamento di così alta autorità e con la forza inoltre che veniva loro dagli esempi di così insigni padri, corressero lungo questa via del Signore col cuore dilatato, dicendogli con il salmista: Per le parole delle tue labbra, Signore, ho seguito la strada dura : so che tu mi renderai cento volte tanto, come hai promesso, e a questo aggiungerai anche la vita eterna. Il Signore soffrì poi nella carne, è risuscitato dai morti e salito al cielo, ha inviato ai discepoli lo Spirito Santo che aveva promesso. E allora, con il moltiplicarsi delle folle dei credenti, lo splendore di quella vita spirituale che diciamo perfetta penitenza cominciò a rifulgere di maggior lucentezza: infatti, come attesta Luca, la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un anima sola, e nessuno diceva di alcunché che fosse suo, ma ogni cosa era fra loro comune ; anche quanti possedevano campi e case vendevano quel che avevano, e ne deponevano l importo ai piedi degli apostoli. Quale ammirazione un così sublime stile di vita suscitasse poi nei cuori dei non credenti ce lo attesta ancora il beato Luca quando dice che degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Né soltanto a Gerusalemme si apprendevano le discipline celesti in questa scuola della Chiesa primitiva, ma essa, grazie a maestri quali Paolo e Barnaba, fiorì splendidamente anche ad Antiochia, dove per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. Anche Filone, il più erudito dei Giudei, nel libro dal titolo La vita contemplativa scrisse ampiamente della loro più che appassionata ricerca di Dio. Da loro - è chiarissimo - traggono origine anche il nome e la vita, l osservanza dei monaci e dei cenobiti. Peraltro, una volta sparso dovunque il seme della parola di Dio con l essersi ormai la voce della predicazione apostolica diffusa per tutta la terra, era necessario che l arca della santa Chiesa, stretta alla sommità grazie a questa perfettissima osservanza per cui trovava compimento nel cubito dell unità, allargato invece nella sua parte inferiore il grembo della carità, vi raccogliesse i più deboli e meno adatti alle altezze della perfezione, per salvare nel più magnanimo dei modi, grazie alla misericordia di Dio onnipotente, non soltanto gli uomini, ma anche gli animali: coloro cioè che per la propria debolezza si insozzano nella polvere delle realtà terrene. Per cui quella nobile repubblica che il Signore Gesù aveva fondato e lo Spirito Santo ha ricolmato di forza - nella quale, benché nessuno possedesse alcunché, nessuno tuttavia era bisognoso - cominciò a dislocarsi su interessi privati, e i cristiani cominciarono a usare lecitamente dei propri beni, in maniera tale tuttavia da non anteporre ciò che appartiene alla terra a quello che è del cielo, ma da arrivare più facilmente, col dispensare bene le ricchezze temporali, alle celesti. Capitolo III L ordine monastico rifulse mirabilmente con l apporto del beato Antonio e degli altri santi padri Anche se - per la sua condiscendenza verso il gran numero d imperfetti - la Madre Chiesa allentò le briglie d una vita più blanda, non mancarono mai ciononostante - a partire dalle origini stesse della Chiesa nascente fino a questi nostri tempi - degli uomini virtuosi che, accesi da ardentissimo fuoco d amor divino, seppero respingere anche le attrattive di quella vita più blanda, per seguire con perseverante ricerca della perfezione la via diritta della vita comune, la quale soltanto è stabile fondamento di quella perfetta penitenza che predicò il Signore Gesù. E con molteplici regole ed esempi di condotta santa la tramandarono da seguire ai posteri. Tra essi i primi o principali furono Antonio, Pacomio e Basilio. Il primo di loro, Antonio, presentando la legge della carità scritta non con inchiostro e lettere ma nel suo cuore dallo Spirito del Dio vivente, lasciò discepoli perfettissimi della sua perfettissima condotta, quali furono Macario, Pafnuzio, Pambone, Isidoro e molti e molti altri. Divenuti padri di monasteri in Egitto e nella Tebaide, questi guidarono schiere di monaci senza numero lungo il sentiero della perfetta penitenza e con tutti loro trionfarono splendidamente del mondo e del suo principe, il diavolo. Pacomio poi, reso insigne dal carisma della vita apostolica, scrisse delle regole per i monaci sotto la dettatura di un angelo. Mediante la loro osservanza levigò un numero incalcolabile di pietre vive per ricostruire con esse le mura della celeste Gerusalemme. Anche il beato Basilio, vescovo di Cesarea, esimio dottore della Chiesa, scrisse una regola per i monaci che, come attesta il nostro beato Padre Benedetto, è rettissima norma per la vita umana, seguendo la quale si raggiunge senza inciampi la patria celeste. Sulla base pertanto degli insegnamenti e degli esempi di virtù di così venerabili Padri, tutta la Chiesa d Oriente offrì per molto tempo grazie ai seguaci della disciplina monastica: così ha attestato, in un epoca 8

19 che precede di poco questa nostra anche Anselmo di beata memoria, prima vescovo di Havelberg, in seguito Arcivescovo di Ravenna, nella controversia, di cui scrisse con nobile stile, da lui avuta con i Greci circa il loro ostinato scisma. Inviato da Lotario, cristianissimo Imperatore dei Romani, quale apocrisario presso Calogiovanni, Imperatore di Costantinopoli, esaminò molto attentamente le istituzioni delle diverse forme di vita religiosa e nel monastero detto Pantocraton (cioè dell Onnipotente) vide circa settecento monaci che combattevano per il Signore sotto la Regola del beato Antonio. Così pure nel cenobio che ha nome Philoantropon (cioè di Colui che ama l uomo) vide più o meno cinquecento monaci che servivano il Signore sotto la Regola di san Pacomio. Vide anche moltissimi monasteri dove si portava il giogo soave del Signore sotto la Regola del beato Basilio. Capitolo IV Legislazione e autorità della regola del nostro santo Padre Benedetto; come per la grazia di Dio fiorì e fiorisce fino a oggi Il Signore nostro Gesù Cristo, che con la presenza della sua sacratissima umanità illuminò l Oriente, destinò all Occidente quali suoi legati quelli che nella sua Chiesa furono i più degni ed elevati, cioè i beatissimi principi degli Apostoli Pietro e Paolo, perché i popoli dell Occidente - ricevuto dall insegnamento dello Spirito Santo il prezioso mistero della fede che a Pietro era stato rivelato non dalla carne e dal sangue ma dall ispirazione dell eccelso Padre, e così pure il vangelo che Paolo aveva appreso non da parte di uomo né per mezzo di uomo -, s incontrassero con quelli dell Oriente nella medesima pienezza di fede, e così tutti insieme formassero l unica Sposa di Cristo Signore, senza macchia né ruga. In seguito, la stessa grazia che per istituire e rafforzare la disciplina dell Ordine monastico apportò all Oriente i santi Padri di cui si è detto prima, per la condiscendenza della sua misericordia elargì all Occidente un uomo di non minore merito, cioè il santissimo Padre nostro Benedetto. Questi, non solo possedette lo spirito di Antonio, Pacomio e Basilio, ma fu anzi pieno, come attesta il beato Papa Gregorio, dello spirito di tutti i giusti. Quale astro d incredibile bellezza e splendore per singolare privilegio di santità, per una purezza di vita veramente eccelsa, per l incomparabile gloria infine di segni e miracoli, egli rifulse della luce più viva dall Occidente fino all Oriente, così che quanto l Oriente può vantare quale propria ricchezza nei diversi Padri per carismi distinti, tutto questo l Occidente non senza diritto può gloriarsi di possedere nel solo suo santissimo Padre Benedetto, ricolmo dello spirito di tutti i giusti. Questo nostro stesso venerabilissimo Padre scrisse infatti una Regola dei monaci che, grazie a un costante esercizio delle virtù, apprese non per mezzo di uomo, ma per l unzione di Colui che insegna all uomo il sapere. In essa quel meraviglioso artista che è lo Spirito Santo congiunse così finemente la più alta perfezione e insieme la moderazione più discreta, che per quanto virtuoso uno sia vi possa trovare di che progredire ancora, e per quanto uno pusillanime o debole, vi trovi ugualmente rimedi alla propria debolezza. Chi, per esempio, impegnatosi con tanta perseveranza nella virtù, chi così pieno di zelo e di fervore per l osservanza da salire, condotto dalla grazia, i dodici gradini d umiltà descritti nella Regola e, con l aumentare dei meriti, da avanzare tanto da arrivare al sesto e al settimo gradino - all ultimo cioè del primo e al primo del secondo senario (numero che significa la perfezione e, raddoppiato com è in questi gradini dell umiltà, dimostra come nella Regola s insegni l amore di Dio e del prossimo, compendio di tutta la perfezione) -, non dovrà forse, se si osserva senza infingimenti, se fruga con cura in tutti gli angoli d un inferma coscienza, non dovrà dico, misurando le proprie forze e sentendosi in difetto, subito piangendo esclamare con l Apostolo che chi crede di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso? Chi ancora sarà così delicato e debole da non trovare nelle osservanze della Regola - digiuni cioè, veglie e fatiche, e nelle altre pratiche stabilite secondo un estrema discrezione - rimedi convenienti alla propria debolezza? Perciò quando il medesimo Legislatore nell ultimo capitolo della stessa Regola dice che in essa non si trova descritta tutta la pratica della giustizia e la chiama una piccolissima Regola da principianti mentre rimanda coloro che vogliono tendere al culmine della perfezione agli insegnamenti e alle Regole degli antichi Padri, lo fa, come attesta san Bernardo, per umiltà, perché nello scrivere la sua Regola non sembrasse volersi eguagliare con arroganza agli antichi Padri, avendo cura di provvedere anche in ciò alla propria umiltà. Anche il beato Gregorio, uomo apostolico non meno per il merito che per il ministero, la segnala 9

20 all attenzione come bella per il dettato, straordinaria quanto a discrezione: quasi per suggerire tra le righe ai monaci con la sua autorità di lasciare le consuetudini di altre osservanze forse meno discrete per accogliere con animo grato la Regola di straordinaria discrezione del Padre Benedetto a Dio caro, e secondo la sua disciplina modellare tutti gli aspetti della loro vita. Anche in un Concilio che più tardi si celebrò nelle Gallie, con decreto collegiale fu stabilito che i monaci che si trovavano nelle regioni della Gallia e della Germania, lasciate le osservanze delle altre Regole, introducessero in tutte le loro comunità la Regola del Padre Benedetto e in tutto il loro stile di vita osservassero la disciplina da lui determinata. Così, sulla base di questa santa Regola in Italia parecchi monasteri vennero riformati, molti anche costruiti ex novo dal venerabile Padre: in essi schiere di monaci, servendo il Signore in spirito d umiltà, come veri Israeliti portavano degni frutti di penitenza. Capitolo V Il beato Benedetto su preghiera del vescovo di Le Mans inviò nelle regioni della Gallia il suo santo discepolo mauro per fondarvi un monastero Ma non soltanto l Italia: anche la Gallia, penetrato nelle sue tre parti il buon odore di così santa osservanza, ardeva dal nobile desiderio di accogliere il giogo soave del Signore e il suo carico leggero, cioè le norme di questa santa Regola. Avvenne così che quell uomo illustre che era il vescovo di Le Mans inviò dei messi al venerabile Padre Benedetto, cioè Flodegario suo arcidiacono e Arderado suo vicario, per chiedergli con insistenti preghiere di accondiscendere a mandare alcuni fratelli del suo monastero per costruirsi nel territorio delle Gallie un cenobio in conformità alle norme della Regola del santo Padre. Il beato Benedetto chiamò allora il suo discepolo Mauro, che fin dalla fanciullezza aveva educato nel timore dal Signore, e insieme con altri fratelli lo inviò nelle Gallie. Qui egli costruì un monastero celebre per l osservanza come per le ricchezze, divenne padre di un gran numero di monaci e, insigne per miracoli e virtù, vi riposò in pace. Si dice che in quello stesso monastero si conservi fino a oggi - a ricordo della sua antichità e per venerazione verso così illustre Padre - la libbra di pane e l emina di vino che san Benedetto v inviò. Di lì attraverso tutte le province delle Gallie crebbe e si moltiplicò l istituto dei monaci che sotto la Regola del Padre Benedetto militano per il vero Re, Cristo Signore ; e molti, ispirati dalla grazia divina vi accorsero: addestrati in esso dagli esercizi della santa disciplina, con la perseveranza produssero dalla terra dei loro cuori i frutti di una vita buona. In un epoca successiva però le Gallie subirono invasioni di barbari, poiché il Signore aveva decretato di castigare i peccati del suo popolo con ripetuti assalti dei pagani: così anche molti monasteri di santi o vennero incendiati o rasi al suolo. Quanto a quelli rimasti, decaddero in tanto disordine e lassismo che a stento si sarebbe potuto trovare in qualcuno di essi una traccia dell antica osservanza. Ma la grazia del Signore nostro Gesù Cristo come permette che la sua Chiesa per il raffreddarsi della carità e l abbondare dell iniquità venga flagellata da molte tribolazioni, e tuttavia non le preclude mai la sua misericordiosa bontà, così, al momento opportuno, non tralascia davvero di rinnovare per mezzo di uomini virtuosi l Ordine monastico, che per la corruzione dell umana debolezza è continuamente esposto a rovinare. Capitolo VI Il beato Oddone, abate di Cluny, con la grazia di Dio rinnovò vigorosamente l ordine monastico decaduto Così fu che il beato Oddone, insigne superiore di quel nobilissimo monastero di Cluny, raggiunse tale vetta di santità da poter riportare perfettamente, secondo la grazia a lui affidata dal Signore, l Ordine monastico (che ai suoi tempi era del tutto decaduto) all antico vigore della santa osservanza. Sì, diciamo appunto in breve qualcosa del decadimento dei costumi in quel tempo. Quando il venerabile Padre Oddone cominciò a introdurre nei suoi monasteri una rigorosa severità, com era necessario, di disciplina regolare, al- 10

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