Profili e organizzazione dei tempi di vita delle madri sole in Italia

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1 Profili e organizzazione dei tempi di vita delle madri sole in Italia 5 luglio 2005 Il testo qui presentato è pubblicato anche nel volume Madri sole - Sfide politiche e genitorialità alla prova, a cura di Franca Bimbi, Edizioni Lavoro, Roma, Ufficio della comunicazione Tel Centro di informazione statistica Tel Informazioni e chiarimenti: Linda Laura Sabbadini Direttore centrale per le indagini su condizioni e qualità della vita Tel Madri sole e padri soli in crescita Le famiglie monogenitore costituiscono da qualche anno un argomento di studio nuovo ed un fenomeno emergente nella società italiana seppure la situazione a cui tali famiglie si riferiscono sia sempre esistita, basta pensare ai vedovi, alle ragazze madri oppure alle mogli degli emigrati. A costituire la maggioranza dei nuclei monogenitore in tutto il mondo in passato erano le vedove e i vedovi, ma, data la tendenza di questi ultimi a risposarsi, la loro permanenza nel gruppo era temporanea. Analoga tendenza a contrarre un nuovo matrimonio riguardava le madri sole nubili data la forte riprovazione sociale che accompagnava e in parte accompagna ancora oggi la nascita di un figlio da una donna sola. L aumento della speranza di vita e dell instabilità matrimoniale hanno portato a cambiamenti radicali nella composizione delle famiglie monogenitore, sempre maggiore è il peso delle separazioni e dei divorzi e della presenza di figli piccoli. Un numero crescente di donne si trova ad affrontare impreviste discontinuità nei legami affettivi e deve far fronte a una maggiore precarietà delle relazioni familiari con un costo individuale e sociale notevole. I nuclei monogenitore (formati da un genitore e figli celibi o nubili) sono in crescita, erano 1 milione 775 mila nel , sono 2 milioni circa nel L aumento riguarda sia gli uomini sia le donne: gli uomini sono passati da 272 mila a 323 mila, le donne da 1 milione 503 mila a 1 milione 684 mila. I nuclei monogenitore sono sostanzialmente sotto la responsabilità di una donna (83,9%) sia perché è maggiore la probabilità delle donne di rimanere vedove rispetto agli uomini, sia perché in seguito ad una separazione o divorzio i figli sono abitualmente affidati alla madre. Nei casi di genitori non sposati, inoltre, i figli sono nella quasi totalità riconosciuti dalla madre. I nuclei monogenitore sono molto variegati se si considera l età del figlio più piccolo: sono 297 mila quelli con il figlio più piccolo di età fino a 8 anni, 392 mila da 9 a 18 anni, 382 mila da 19 a 26 anni, e 936 mila da 27 anni in su. È sempre la donna ad essere responsabile del nucleo nella maggioranza dei casi. Le caratteristiche socio demografiche e socio economiche variano nei differenti segmenti di nuclei monogenitore; per questo motivo l analisi verrà condotta tenendo in considerazione separatamente i distinti sottogruppi e in particolare quelli con figli fino ai 26 anni e tutti gli altri e si concentrerà soprattutto sulle madri sole che ne rappresentano la maggioranza e il segmento più vulnerabile.

2 Tavola 1 - I differenti segmenti dei nuclei monogenitore per età del figlio più piccolo (2003) Totale Femmine Maschi Fonte: Istat Indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana e Famiglia e soggetti sociali 2. Due mondi diversi: le madri sole con figli fino a 26 anni e quelle con figli più grandi Nel nostro paese le famiglie di madri sole sono sotto la responsabilità di separate e divorziate nel 39,5% dei casi, di vedove nel 52,8%, di nubili nel 7,7% (per un totale di 48 mila). Nell arco di 10 anni la struttura per stato civile si è profondamente modificata, essendo diminuito di 12 punti il peso delle vedove e aumentato di altrettanti quello delle separate/divorziate. Se si confronta però lo stato civile dei nuclei monogenitore con figli fino a 26 anni e gli altri, si scoprono due mondi completamente diversi: nel primo caso il 62,9% delle madri sole è separata o divorziata e il 24,3% è vedova, nel secondo caso il 12,4% è separata o divorziata e l 85,9% è vedova. Nella maggioranza dei nuclei monogenitore è presente un solo figlio (68,2%), mentre pochi risultano quelli con tre o più figli. La situazione si presenta molto diversa per le coppie con figli: il 45,1% ha un figlio e il 43,8% ne ha due. Le ragioni di questo numero più basso di figli rispetto alle coppie può essere dovuto a diversi fattori: nel caso di ragazze madri si tende a non ripetere l esperienza difficile di tirare su un figlio fuori dal matrimonio, mentre nel caso di separati e divorziati è presumibile che abbia inciso l esistenza di una maggiore conflittualità di coppia e il periodo di convivenza più breve. Sul numero di figli delle famiglie monogenitore incide anche il fattore età dei genitori. Infatti, le madri vedove, in genere più anziane, hanno un numero maggiore di figli rispetto alle altre, perché probabilmente hanno espresso tutta la loro possibilità e volontà procreativa prima della morte del coniuge, cosa che non avviene per le altre famiglie monogenitore. In generale, la struttura per età dei nuclei monogenitore vede in quasi la metà dei casi donne di 55 anni e più, nel 22,1% da 45 a 54 anni e nel 19,1% da 35 a 44 anni. Tra le coppie con figli le donne di 55 anni e più sono solo il 21,4% e quelle da 45 a 54 anni il 27,1%. Anche dal punto di vista dell età le differenze sono elevate tra i diversi nuclei monogenitore, il 13,6% delle madri sole con figli fino a 26 anni ha più di 55 anni contro il 92,1% nel secondo caso. Le madri sole nubili sono le più giovani, il 36,8% ha fino 34 anni, quelle vedove le più anziane (1 80,6% ha più di 55 anni). Tavola 2 - Madri sole per sesso, età, stato civile e numero dei figli (2003) madri sole per 100 nuclei monogenitore 91,5 88,1 84,5 83,2 83,9 fino a 44 anni* 95,1 71,7 52 0,1 28,0 55 anni e più* 2,2 13,6 92,1 49,8 separate/divorziate* 66,9 68,1 62,9 12,4 39,5 vedove* 6,9 14,7 24,3 85,9 52,8 con 1 figlio* 59,2 54,3 56,1 82,3 68,2 con 2 figli* 29,6 35,2 34,6 15,3 25,7 Fonte: Istat Indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana e Famiglia e soggetti sociali * per 100 madri sole 2

3 3. Meno istruite più occupate Il titolo di studio delle madri sole è medio basso, solo il 27,8% ha almeno un diploma o la laurea. La situazione è migliorata rispetto a 10 anni fa, ma solo di quattro punti percentuali. Il livello di istruzione appare, dunque, più basso di quello dello donne in coppia con figli che nel 35,1% dei casi hanno un titolo di studio superiore alla licenza media. Ovviamente la situazione migliora per le donne con figli fino a 26 anni che hanno il diploma e la laurea nel 41,4% dei casi, contro il 10,9% di quelle con figli con più di 26 anni. Tavola 3 - Madri sole per titolo di studio e tipo di lavoro svolto (2004) % diplomate/laureate * 48,6 45,5 41,4 10,9 27,8 % donne con licenza elementare * 5,1 8,2 14,5 71,7 34,4 % occupate 68,0 71,0 63,7 11,1 38,1 % impiegate quadro 43,0 42,5 40,1 37,1 42,0 % operaie 34,2 36,5 36,2 30,8 35,8 % imprenditrici/libere professioniste e dirigenti 6,9 6,1 6,7 2,7 5,7 % lavoratrici in proprio 7,5 9,5 12,5 20,8 11,4 % co.co.co. o prestazione occasionale 5,9 4,0 3,5 2,1 3,3 % tempo determinato 14,6 13,4 11,9 6,1 11,2 % part-time 26,0 27,8 25,8 19,2 21,8 ore lavorate in media , % motivo part-time cura figli o altro familiare 54,5 45,8 39,0 24,1 37,3 % motivo part-time non ha trovato altro 40,1 45,7 47,8 41,3 47,0 Fonte: Istat Indagine sulle Forze di Lavoro e Indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana e Famiglia e soggetti sociali * 2003 Indagine Multiscopo Riguardo al lavoro, il 38,1% delle madri sole è occupata, ma si arriva al 63,7% per le donne con figli fino a 26 anni, valore quest ultimo molto più alto di quello delle donne in coppia con figli della stessa età che sono occupate solo nel 49,2% dei casi. Ciò può essere spiegato sia con il maggior carico familiare che grava sulle spalle delle donne in coppia con figli, sia con la maggiore necessità da parte delle madri sole di avere un reddito da lavoro adeguato data 1 esiguità a volte del trasferimento di denaro dal coniuge in seguito alla separazione. La struttura del lavoro dipendente appare diversa da quella delle donne in coppia con figli della stessa età, data la maggiore presenza di operaie, frutto anche di un titolo di studio più basso delle madri sole. Il 42% delle occupate è impiegata o quadro e il 35,8% operaia. La quota di imprenditrici, libere professioniste e dirigenti arriva al 5,7%, mentre le lavoratrici in proprio, cioè coloro che hanno una propria impresa in cui svolgono anche lavoro manuale, sono 1 11,4%. Una particolare criticità riguarda 1 11,2% delle occupate che ha un lavoro a tempo determinato e il 3,3% che è co.co.co. o prestatrice d opera occasionale (2,1% nelle coppie con figli). Le madri sole lavorano in media più delle altre donne, 44 ore contro le 41 ore a settimana delle donne in coppia con figli. Ciò è dovuto anche al maggior peso del part-time per le donne in coppia con figli (29,3% contro 21,8%). Anche le motivazioni della scelta del part-time differenziano i due gruppi. Il part-time, infatti, è utilizzato nel 47% dei casi perché non si è trovato un altro lavoro e nel 37,3% per la cura dei figli o di altri familiari. Assolutamente dominante la motivazione cura dei figli (67,1%) per le madri in coppia con figli. Per le madri sole la riduzione del reddito derivante dal part-time non è infatti sostenibile come per le madri in coppia. Sono 406 mila le madri sole inattive che non cercano lavoro, 219 mila hanno il figlio più piccolo in età inferiore a 26 anni. Solo il 24,3% di queste ultime 3

4 dichiara di non cercare lavoro perché non ha interesse o bisogno, percentuale più alta per le madri sole con figli più grandi (36,4%). Continua ad essere preminente la motivazione relativa alla cura dei figli o di altri familiari (26,3%). Di particolare interesse anche il 15,2% che non riesce a trovare lavoro. Tavola 4 - Madri sole inattive che non cercano lavoro per motivo della non ricerca (2004) Inattive 21,2 19,9 29,2 88,3 58,0 Inattive che non cercano lavoro (in migliaia) Motivo non ricerca: 56,2 38,4 26,3 13,5 20,4 cura figli o altri familiari Motivo non ricerca: 7,2 14,3 24,3 36,4 29,9 non interessa non ha bisogno Motivo non ricerca: non riesce a trovarlo 10,9 16,7 15,2 6,4 11,2 Fonte: Istat Indagine sulle Forze di Lavoro 4. Una situazione economica più critica La situazione economica delle madri sole è particolarmente critica. Circa la metà delle madri sole con figli che hanno meno di 27 anni riferisce di avere risorse scarse o insufficienti, anche se il peso di questo tipo di nuclei nei primi tre decili di spesa equivalente è del tutto analogo a quello che si registra per le madri sole con figli di 27 anni o più (31,9% contro il 31,5%); tra questi ultimi la percentuale di nuclei che si esprime in questi stessi termini rispetto alle proprie risorse si riduce al 45,7%, valore comunque molto elevato. E probabile, infatti, che la presenza di figli di età più elevata, che sono più spesso già entrati nel mercato del lavoro e comunque da più tempo, consenta loro di contribuire in misura più significativa al reddito familiare. Tuttavia, va sottolineato il persistente svantaggio che si registra rispetto ai nuclei con figli di 27 anni e più in cui, invece, sono presenti entrambi i genitori: tra questi è il 38,6% a dichiarare risorse scarse o insufficienti e solo il 9,5% versa in condizioni di povertà, contro l 11,4% dei nuclei composti da madri sole con figli di questa stessa età. L incidenza di povertà più elevata si registra comunque tra i nuclei di madri sole con figli fino a 18 anni (12,4%), e anche fino a 26 anni (12%) contro un valore medio nazionale di 10,6%. Tavola 5 - Madri sole per condizione economica percepita, rischio di povertà e condizione abitativa (2003) % Risorse scarse o insufficienti 49,1 50,2 51,1 45,7 48,6 % Poveri 9,5 12,4 12,0 11,4 11,7 % Incidenza 1 decile 8,7 11,8 11,3 10,5 10,9 % Incidenza 2 decile 14,6 12,8 11,0 11,4 11,2 % Incidenza 3 decile 15,5 11,2 9,6 9,6 9,6 % Abitazione in proprietà 55,5 56,1 59,6 73,5 65,8 % Abitazione in affitto 32,5 30,7 28,9 20,4 25,1 % Spese abitazione elevate 66,2 67,0 66,0 58,0 62,4 % Abitazione troppo piccola 31,0 22,5 20,3 12,2 16,7 % Irregolarità erogazione acqua 19,4 18,1 18,3 18,3 18,5 Fonte: Istat Indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana e Indagine sui Consumi delle Famiglie 4

5 Lo svantaggio delle madri sole con figli più giovani è acuito da un abitazione spesso definita "troppo piccola" (il 32,5% delle madri sole con figli fino a 8 anni) e più di frequente presa in affitto. Circa il 30% delle madri sole con figli con meno di 26 anni è locatario di un abitazione e i due terzi denuncia spese per l abitazione troppo alte; tra le madri sole con figli di età più elevata le rispettive percentuali sono, invece, pari al 20,4% e al 58%. Anche su questo piano sono comunque le coppie con figli a godere di una situazione più favorevole: solo il 27,5% di quelle con figli con meno di 26 anni e il 15,5% di quelle con figli di 26 anni e più vivono in affitto. 5. Le madri sole si avvantaggiano dell assenza del marito e sono meno sovraccariche di lavoro familiare delle madri in coppia L organizzazione dei tempi della vita quotidiana delle madri sole varia al mutare delle fasi del ciclo di vita e dell età dei figli. Le donne con figli fino a 26 anni dedicano 11h27 alle proprie necessità fisiologiche (dormire, mangiare, vestirsi, etc.), 5h12 minuti al lavoro familiare (lavori domestici e di cura della famiglia), 6h52 al lavoro extra-domestico, poco più di 3 ore (3h06 ) al tempo libero e circa un ora e mezza agli spostamenti sul territorio. Con l avanzare degli anni, e quindi in presenza di figli più adulti, aumenta il tempo dedicato alle necessità fisiologiche (13h02 ), al tempo libero (4h37 ) e al lavoro familiare (5h41 ). Non presentano differenze degne di nota gli altri tempi quotidiani, anche se cala significativamente il numero di madri sole che svolgono un attività lavorativa (6,8%) o che si spostano sul territorio (passano dal 93,4% al 64,5%) dato l avanzare dell età. Focalizzando l attenzione sulla composizione interna del lavoro familiare, emerge che nel passaggio ad una fase del ciclo di vita più avanzata, aumenta in misura rilevante il tempo dedicato ai lavori domestici (di pulizia della casa, preparazione dei pasti, etc.) che passa dalle 3h40 delle madri sole con almeno un figlio fino a 26 anni alle 4h54 in presenza di figli che hanno superato questa soglia di età. Il lavoro di cura, invece, è ovviamente più impegnativo quando i figli sono piccoli (il 94,1% delle madri sole con figli fino a 8 anni svolge lavoro di cura e mediamente questo le impegna per 2h14 nella giornata), mentre si annulla in presenza di figli adulti. Il tempo per gli acquisti, invece, sembra configurarsi come un tempo rigido e non varia al mutare della fase del ciclo di vita familiare. Confrontando l organizzazione dei tempi quotidiani con quella delle madri in coppia con figli emergono delle interessanti specificità. Innanzitutto, l analisi dei carichi di lavoro familiare conferma quanto emerso già nel : le madri sole si avvantaggiano dell assenza di un partner per quanto riguarda il lavoro familiare. Anche a parità di situazione rispetto al numero e all età dei figli e alla condizione occupazionale della madre, le donne in coppia hanno bisogno mediamente di almeno un ora di tempo in più al giorno per la gestione della famiglia. Le madri sole con figli fino a 26 anni dedicano al lavoro familiare 5h12 contro le 6h44 delle madri in coppia con figli della stessa classe di età. Anche quando si analizzano i nuclei familiari con figli più grandi le differenze permangono (rispettivamente 5h41 e 6h49 ). Questa differenza è dovuta quasi esclusivamente al più basso carico di lavoro domestico che ricade sulle madri senza un partner. Le differenze in termini di organizzazione dei tempi della vita quotidiana tra madri sole e donne in coppia riguardano anche altri ambiti. Il tempo fisiologico non presenta grandi variazioni, se non in presenza di figli con più di 26 anni, visto che in tal caso le madri sole riescono a disporre di un ora in più per dormire, mangiare, etc. Forti le differenze invece in termini di tempo di lavoro e tempo libero. Le madri sole, oltre a presentare tassi di occupazione più elevati, dedicano al lavoro retribuito generalmente più tempo delle madri in coppia e ciò accade sia in presenza di figli piccoli sia di figli adulti: 6h52 a fronte delle 6h14 per i nuclei familiari con figli fino a 26 anni. Se le madri sole sono anche occupate, dunque, il tempo di lavoro complessivo (domestico ed extradomestico) si dilata in modo consistente, poiché alle poco meno di 7 ore di lavoro vanno ad 5

6 aggiungersi le 4 ore di lavoro familiare. Tavola 6 - Madri sole per tempo dedicato alle diverse attività quotidiane per età del figlio più piccolo (medie specifiche e frequenze di ) Tempo fisiologico Lavoro familiare - Lavoro domestico - Cura dei figli (0-13 anni) - Acquisto di beni e servizi Lavoro Tempo libero Spostamenti Fonte: Istat Indagine Multiscopo Uso del tempo Media specifica 11h09 11h22 11h27 13h02 12h12 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 Media specifica 5h51 5h04 5h12 5h41 5h25 99,30 98,50 98,50 90,90 94,90 Media specifica 3h04 3h14 3h40 4h54 4h14 97,50 97,10 97,40 89,50 93,70 Media specifica 2h14 1h52-1h52 94,10 53, ,90-17,90 Media specifica 1h01 1h04 1h02 1h01 1h02 50,60 54,60 58,90 49,70 54,60 Media specifica 6h42 6h59 6h52 6h55 6h53 49,90 47,70 43,10 6,80 25,90 Media specifica 2h18 2h45 3h06 4h37 3h50 91,10 94,90 95,00 97,30 96,10 Media specifica 1h34 1h36 1h28 1h04 1h19 93,40 95,10 93,40 64,50 79,70 Per quanto riguarda il tempo libero, invece, in presenza di figli fino a 18 anni le donne in coppia sono leggermente avvantaggiate (rispettivamente 2h39 e 2h45 ), mentre quando i figli sono più grandi, sono le madri sole a disporre di qualche minuto di tempo libero in più (addirittura quando i figli hanno più di 26 anni le madri sole dispongono di 4h37 contro le 3h43 delle madri in coppia). A fronte di carichi di lavoro comunque elevati, anche per le madri sole, come per tutte le donne in coppia, un importante elemento di novità rispetto al è rappresentato dalla riduzione (di 25 minuti) del tempo dedicato al lavoro familiare. Il calo si concentra sulle donne con figli fino a 26 anni (da 5h56 a 5h12 ). La riduzione del tempo di lavoro familiare da parte delle donne è una tendenza generalizzata che riguarda tutte le madri sole e anche le donne che vivono in coppia. Tuttavia, la direzione del cambiamento non è la stessa per le varie categorie di lavoro familiare: cala (di circa mezz ora) per tutte le madri sole il tempo impegnato nel lavoro domestico, mentre aumenta il tempo dedicato alla cura dei figli (da 1h23 a 1h52 ). Anche in questo caso la tendenza è particolarmente evidente per le madri con figli fino a 26 anni (il tempo per il lavoro domestico in questo caso diminuisce di circa un ora). 6

7 Il tempo libero resta stabile, mentre aumenta per tutte le classi di età dei figli il tempo dedicato alla mobilità territoriale (+23 ) e al lavoro extradomestico (+47 ). Tavola 7 - Madri sole occupate per tempo dedicato alle diverse attività quotidiane per età del figlio più piccolo (medie specifiche e frequenze di ) Tempo fisiologico Lavoro familiare - Lavoro domestico - Cura dei figli (0-13 anni) Media specifica 10h57 11h04 11h09 10h52 11h07 100,00 100,00 100,00 100,00 100,00 Media specifica 4h56 4h08 4h08 4h06 4h08 99,20 97,90 97,80 100,00 98,10 Media specifica 2h34 2h35 2h50 3h13 2h53 98,60 97,60 97,20 100,00 97,60 Media specifica 1h52 1h32 1h32-1h32 93,60 56,10 40,10-34,50 - Acquisto di beni e i i Media specifica 0h59 0h55 0h54 0h57 0h55 40,70 45,60 48,50 60,20 50,10 Lavoro Media specifica 6h42 7h02 6h59 6h58 6h59 72,50 69,20 68,50 59,20 67,20 Tempo libero Media specifica 2h01 2h32 2h38 3h36 2h47 89,00 93,50 92,50 95,80 92,90 Spostamenti Media specifica 1h31 1h34 1h32 1h22 1h30 93,40 96,00 95,00 91,40 95,00 Fonte: Istat Indagine Multiscopo Uso del tempo L impegno della rete informale degli aiuti, lo scarso intervento pubblico La rete informale svolge un ruolo importante per le madri sole. Il mantenimento del sostegno da parte delle famiglie d origine è una strategia fondamentale delle madri sole. Dal 1998 al 2003 è aumentata la percentuale di famiglie monogenitore aiutate gratuitamente nelle ultime 4 settimane da parenti, amici, o altre persone dal 14,7% al 16,1%. L incremento dell aiuto informale è tutto spiegato dalle madri sole con figli fino a 26 anni (da 17,4% al 20,2%) e soprattutto da quelle che hanno figli di età minore di 8 anni (31,6%). Se si considerano le madri sole che lavorano l incremento è di due punti: dal 15,6% al 17,5%. Diversa invece la situazione del ricorso ad aiuti pubblici o a pagamento, ambedue in diminuzione seppur leggera. Gli aiuti a pagamento di baby sitter e colf riguardano solo il 7,6% delle madri sole, dati gli elevati costi e la precarietà economica delle madri sole (erano l 8,3% nel 1998). Le madri sole con figli fino a 8 anni che utilizzano servizi a pagamento sono un pochino più numerose ma comunque in diminuzione dal 12,5% al 7

8 10,3%. Gli aiuti pubblici raggiungono le madri sole solo nel 5,6% dei casi (erano il 6,7%) senza particolari differenze per diversi tipi di madri sole. All incremento dell aiuto della rete informale si è affiancato un cambiamento della composizione degli aiuti da parte dei familiari. Quasi tutto l incremento è spiegato dall aumento di aiuti di assistenza ai bambini e leggermente di compagnia e accompagnamento. Gli altri tipi di aiuto, pur mantenendo una stabilità, perdono peso sul complesso degli aiuti. Questo dato è ancora più accentuato se si considerano le famiglie con bambini fino a 8 anni. Una situazione analoga si è verificata anche per le coppie con figli che hanno visto aumentare il peso degli aiuti informali e diminuire quello del ricorso al privato. Soprattutto se la madre lavora, dunque, la rete informale interviene in aiuto dei bisogni emergenti delle famiglie con figli piccoli. Ma l aiuto è maggiore per le madri in coppia che lavorano perché hanno una rete di parentela composta da un numero doppio di persone rispetto alle madri sole, le quali soprattutto in seguito alla separazione e al divorzio non riescono ad usufruire dell aiuto della famiglia dell ex partner. I servizi sociali pubblici sono carenti per le madri sole. Se si considerano i bimbi di 0-2 anni, vanno al nido il 18,5% dei figli di madri sole, contro il 15,3% di quelli in coppia con figli. Rispetto al 1998 il dato è in aumento per le coppie con figli e stabile per le madri sole. Il 78,2% dei figli di madri sole che vanno al nido hanno la madre occupata. Ma va sottolineato che il 24,9% va ad un nido privato pagando in media 259 euro al mese. Chi va al nido pubblico ha comunque dei costi elevati, 63 euro al mese. La quota di bambini che vanno al nido è ancora molto bassa (non arriva infatti al 20%) anche se dagli ultimi dati Istat emerge che il nido non è considerato dalle donne come area di parcheggio, ma come luogo di socializzazione dei bimbi fondamentale per la loro crescita. Si evidenzia chiaramente un problema di carenza nell offerta e di elevati costi per la fruizione dei servizi per la prima infanzia che riguarda tutti i bambini ma che condiziona la possibilità di utilizzo soprattutto delle madri sole. Tavola 8 - Madri sole che hanno ricevuto aiuti di tipo informale, pubblico, privato (2003) % famiglie che hanno ricevuto 31,6 26,3 20,2 11,5 16,1 aiuti informali % famiglie che hanno ricevuto 5,5 6,2 5,3 5,8 5,6 aiuti pubblici % famiglie che hanno ricevuto 10,3 8,9 7,9 7,2 7,6 aiuti privati Fonte: Istat Indagine Multiscopo Famiglia e soggetti sociali 7. Meno soddisfatte della vita quotidiana soprattutto al Sud Considerando i diversi aspetti della vita quotidiana, le madri sole presentano un elevato livello di soddisfazione per le relazioni familiari (85%) e medio alto per le condizioni di salute (74,3%) e le relazioni con amici (73,6%). I livelli più bassi di soddisfazione si riscontrano per il tempo libero (53,1%) e per la situazione economica (39,9%). Le madri sole con figli fino a 26 anni sono più soddisfatte delle altre delle condizioni di salute e delle relazioni con amici, ma meno soddisfatte delle relazioni familiari, del tempo libero e della situazione economica. La situazione economica si presenta nella percezione delle madri sole come il fattore di massima criticità e d altro canto i dati oggettivi precedentemente riportati confermano una situazione difficile. Le madri in coppia, pur non riportando livelli alti di soddisfazione della situazione economica (56%), si collocano in una situazione migliore delle madri sole. E ciò si verifica anche a parità di età dei figli, con una differenza di quasi 20 punti percentuali. Le differenze con le madri 8

9 in coppia invece non sono particolarmente elevate per il tempo libero che si evidenzia come una risorsa scarsa in generale per tutte le madri. Sono più soddisfatte delle relazioni con amici le madri sole con figli più piccoli che mantengono una rete amicale più estesa, delle relazioni familiari quelle con figli più grandi. Ma va sottolineato che in ambedue i casi la soddisfazione risulta più alta per le madri in coppia. Se si considerano le donne insoddisfatte almeno per tre aspetti su cinque le madri sole arrivano al 25,9%, mentre le madri in coppia al 15,1%. Si confermano, dunque, i maggiori livelli di criticità e di insoddisfazione tra le madri sole, frutto di una situazione più difficile e di una maggiore vulnerabilità. Tavola 9 - Madri sole per soddisfazione per la vita quotidiana (2003) % soddisfatte situazione economica 42,2 38,4 37,5 42,8 39,9 % soddisfatte relazioni familiari 82,0 84,1 83,5 87,0 85,0 % soddisfatte salute 85,4 85,4 80,5 54,9 74,3 % soddisfatte tempo libero 48,0 51,4 51,9 54,5 53,1 % soddisfatte amici 81,9 80,1 78,8 67,2 73,6 Fonte: Istat Indagine Multiscopo Aspetti della vita quotidiana In sintesi, le madri sole in Italia sono in crescita, seppur lenta, ed in trasformazione, aumentando nel tempo la componente delle separate e divorziate e diminuendo quella delle vedove. Esse vivono una situazione più critica delle altre donne soprattutto da un punto di vista economico, con livelli di povertà più elevati e condizioni abitative peggiori. Le madri sole, per ovviare alla maggiore precarietà, si avvalgono di una duplice strategia: la ricerca di un autonomia economica attraverso l occupazione e il supporto da parte della famiglia di origine che non riesce però ad arrivare agli stessi livelli di quello garantito alle madri in coppia. Le madri sole cercano quindi di superare le proprie difficoltà nell organizzazione dei tempi di vita attraverso l utilizzo delle reti familiari e dei legami di parentela. Le madri sole del Sud sono più svantaggiate delle altre, soprattutto da un punto di vista economico. Più insoddisfatte della situazione economica, segnalano maggiormente la scarsità e insufficienza delle risorse economiche (55,6% di madri sole con figli fino a 26 anni e 52,5% di madri sole con figli con più di 26 anni) e presentano livelli di povertà molto più elevati (23,7%). Ciò è dovuto sia ad un più basso tasso di occupazione delle madri sole del Sud sia a una maggiore precarietà economica delle non occupate. Riferimenti bibliografici Bimbi F. (1999) "Madri sole in Italia. Esclusione sociale e povertà in una prospettiva di genere", in Mingione E. (a cura di) Le sfide dell esclusione: metodi, luoghi, soggetti, il Mulino, Bologna. Bimbi F. (a cura di) (2000), Madri sole, metafore della famiglia ed esclusione sociale, Carocci, Roma. Menniti A. (1991) Le famiglie italiane negli anni 80, IRP Collane monografie, Roma. Sabbadini L.L. (2002) La rete di aiuti informale, in Osservatorio nazionale sulle famiglie e le politiche locali di sostegno alle responsabilità familiari, Famiglie: mutamenti e politiche sociali, Vol II, il Mulino, Bologna. Zanatta A.L. (1997), Le nuove famiglie, il Mulino, Bologna. 9

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