LA NUOVA RIFORMA DELLA PREVIDENZA: IL CONTESTO DI RIFERIMENTO E LE PROSPETTIVE FUTURE

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1 CORSO ON LINE LA NUOVA RIFORMA DELLA PREVIDENZA: IL CONTESTO DI RIFERIMENTO E LE PROSPETTIVE FUTURE Contenuti a cura di DOTT. SSA NICOLETTA MARINELLI Ricercatrice all Università degli Studi di Macerata Facoltà di Economia - Docente di Economia degli Intermediari Finanziari Dispensa 1 di 13

2 LEZIONE 1: IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO Lo scenario generale Il sistema previdenziale italiano è costituito da tre pilastri. Il primo comprende la Previdenza Pubblica di Base. E obbligatoria, in quanto il contributo è dovuto per legge, fa capo all INPS, all INPDAP e ad altri Enti. E basata su un sistema a ripartizione. Il secondo pilastro comprende la Previdenza Complementare Collettiva, essa è facoltativa e serve ad integrare il primo pilastro, contribuendo ad innalzare il tasso di sostituzione salariale. E costituita dai Fondi Pensione Chiusi, o Negoziali, dai Fondi Pensione Aperti ad adesione collettiva e dai Fondi Preesistenti. E basata su un sistema a capitalizzazione. L ultimo pilastro è relativo alla Previdenza Complementare Individuale. E facoltativa, consente al lavoratore di incrementare il proprio reddito in età avanzata e di scegliere tempi e modi nell erogazione della prestazione. E costituita dai Fondi Pensione Aperti ad adesione individuale e da polizze assicurative aventi caratteristiche previdenziali, i cosiddetti Piani Individuali di Previdenza. Anche questo pilastro è basato su un sistema a capitalizzazione. Scopriamo insieme la struttura del primo pilastro: la previdenza pubblica di base. I contributi individuali possono essere di diversa tipologia: obbligatori, volontari, da riscatto o figurativi. Essi alimentano un monte cui si attinge, nel corso della vita lavorativa del contribuente, per: cessazione del rapporto di lavoro diminuzione della capacità lavorativa necessità di sostegno del reddito familiare o alla fine della vita lavorativa, per la liquidazione della pensione. Il sistema utilizzato per la gestione di questi contributi previdenziali è la ripartizione. Obbligatori - I contributi individuali obbligatori sono imposti in relazione a un attività di lavoro svolta, con modalità e tempi previsti dall ordinamento giuridico vigente. Da riscatto - I contributi individuali da riscatto avvengono su richiesta dell interessato e sono onerosi, per coprire periodi altrimenti privi di contribuzione. ESEMPI: contributi non versati dal datore di lavoro, corso legale di laurea, attività lavorativa svolta all estero in Paesi non convenzionati, anni di praticantato effettuati dai promotori finanziari, ecc. Volontari - I contributi individuali volontari avvengono su richiesta dell interessato e sono onerosi, per coprire con la contribuzione i periodi durante i quali il lavoratore ha cessato o interrotto l attività lavorativa. ESEMPI: mancato svolgimento di qualsiasi attività lavorativa dipendente/autonoma/parasubordinata, richiesta di brevi periodi di aspettativa non retribuita per motivi familiari o di studio, stipula di contratti parttime, ecc. Figurativi - I contributi individuali avvengono su richiesta o d ufficio e sono gratuiti. ESEMPI: servizio militare, malattia e infortunio, congedo per maternità, cassa integrazione, ecc. La gestione dei contributi La ripartizione è un sistema utilizzato per la gestione dei contributi previdenziali in base al quale i contributi versati dai lavoratori attivi sono utilizzati per pagare le pensioni delle generazioni in quiescenza. Di conseguenza, quando i lavoratori attivi andranno in pensione, si utilizzeranno i contributi di chi in quel momento sarà in attività. Questo sistema, utilizzato dall ente previdenziale pubblico, ha come presupposto una mutualità generazionale, vale a dire un patto tra generazioni. Altro sistema utilizzato per la gestione dei contributi previdenziali è quello detto a capitalizzazione. In base a questo sistema ogni lavoratore versa i propri contributi in un apposito fondo, che li gestisce e li investe. Al momento del pensionamento, lo stesso lavoratore riceverà quanto versato a titolo di contributi più il risultato della gestione finanziaria degli stessi. Questo sistema, utilizzato dalla previdenza complementare, si fonda sul criterio della corrispettività tra storia contributiva del soggetto e prestazione previdenziale erogata e non prevede alcun patto tra generazioni. Adesso conosci i due sistemi di gestione dei contributi previdenziali. Per comprendere a fondo le loro caratteristiche analizza il prospetto sinottico con il confronto fra i due sistemi. 2 di 13

3 SISTEMI DI GESTIONE DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI A CONFRONTO RIPARTIZIONE - Possono essere erogate prestazioni da subito, dalla partenza del sistema pensionistico, utilizzando i contributi in entrata. - Permette di far fronte agli impegni presi e di proseguire il sistema pensionistico anche in caso di eventi imprevisti destabilizzanti del sistema paese (es. guerre, rivoluzioni ) e della conseguente perdita del potere d acquisto dei capitali accumulati. - In caso di variazioni demografiche che implicano una maggiore spesa pensionistica (es. longevità) sposta il costo delle variazioni sulle generazioni future. - Si fonda sull equilibrio fra entrate e uscite, quindi, può indurre ad aumentare le prestazioni in periodi di boom economico portando a promesse difficili da mantenere in periodi di recessione. CAPITALIZZAZIONE - E neutrale rispetto alla dinamica demografica della popolazione. - Permette di rispettare il principio di equità contributiva a livello individuale, secondo cui le pensioni percepite sono funzione dei contributi pagati tempo per tempo. - E necessario investire in maniera adeguata i capitali che si accumulano per un periodo molto lungo. - Ci sono dei limiti fisiologici al totale delle riserve gestibili (se la previdenza di base italiana fosse tutta a capitalizzazione ci sarebbe un problema di eccesso di capitale). Subisce l effetto delle crisi economiche e finanziarie in maniera diretta. La storia della previdenza E adesso un po di storia, la prima tutela pensionistica italiana si fa comunemente risalire al 1898 con l'istituzione della Cassa Nazionale di Previdenza per l'invalidità e la Vecchiaia degli operai con il compito di gestire forme facoltative di assicurazione. Subito dopo la prima guerra mondiale, venne invece sancita l obbligatorietà dell assicurazione di invalidità e vecchiaia per tutti i lavoratori dipendenti privati. Originariamente, il sistema pensionistico pubblico è gestito attraverso l adozione di un sistema a capitalizzazione. L avvento della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente svalutazione della Lira provocano, però, il dissesto finanziario delle gestioni previdenziali esistenti, facendo emergere con urgenza la necessità di una riforma strutturale. Tale riforma, introdotta nel 1952 con la Legge n. 218, sostituisce il sistema di gestione a capitalizzazione con quello a ripartizione. Fino agli anni Ottanta la gestione dei contributi con il sistema a ripartizione è in pareggio, infatti prevalgono i lavoratori attivi rispetto ai pensionati e si hanno più contributi versati rispetto alle pensioni erogate. La situazione però cambia dagli anni ottanta. La gestione a ripartizione va in disavanzo per fattori demografici, economici e normativo-istituzionali. Per riequilibrare il sistema previdenziale e per contenere l esplosione della spesa pubblica per pensioni si mettono in atto diverse iniziative: dalla Riforma Amato del 1992 fino agli interventi legislativi introdotti nel 2011 con la Legge 214. Ognuna di queste iniziative porta avanti una logica riformatrice complessiva che ha come obiettivo l innalzamento dell età pensionabile, il ridimensionamento della garanzia previdenziale pubblica e l istituzionalizzazione di forme di previdenza integrativa. La svolta è sostanziale: le pensioni dei giovani saranno sicuramente inferiori a quelle dei rispettivi genitori e in molti casi pari a meno della metà dell ultimo stipendio percepito. Le riforme sulla previdenza di base Riforma Amato (D.Lgs. 503/1992) - Rideterminazione del periodo di riferimento per il calcolo della pensione con il metodo retributivo (da 5 a 10 anni per i lavoratori dipendenti; da 10 a 15 anni per i lavoratori autonomi; l intera vita lavorativa per i neoassunti) Riforma Dini (Legge 335/1995) - Passaggio graduale da un sistema di calcolo retributivo ad uno contributivo Riforma Maroni (Legge delega 243/2004) - Introduzione delle cd. quote (somma requisito anagrafico e contributivo) per le pensioni di anzianità, mantenendo la possibilità di uscita con 40 anni di contributi 3 di 13

4 Riforma Prodi-Damiano (Legge 247/2007) - Aggiustamento delle cd. quote per l accesso alla pensione di anzianità, eliminando lo scalone previsto dalla Riforma Maroni - Introduzione della revisione automatica e triennale dei coefficienti di calcolo della pensione in funzione della vita media calcolata su dati ISTAT Riforma Sacconi.Brunetta (Legge 102/2009) - Dal 1 gennaio 2015, adeguamento ogni 5 anni dei requisiti anagrafici per il pensionamento all incremento della speranza di vita accertato dall ISTAT e validato dall EUROSTAT Riforma Tremonti (Legge 122/2010) - Dal 1 gennaio 2012, età di pensionamento prevista per le lavoratrici del pubblico impiego aumentata a 65 anni - Dal 1 gennaio 2015, aumento di età pensionabile e coefficienti di calcolo della pensione in funzione dell aspettativa di vita con cadenza triennale (non più ogni 5 anni) Il sistema di calcolo Il sistema di calcolo della pensione retributivo è imperniato su una logica solidaristica. La pensione viene calcolata in misura percentuale sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro dell assicurato. Ecco la formula per calcolare la pensione erogata, nello specifico è necessario moltiplicare la Retribuzione pensionabile per gli anni di contribuzione per l aliquota percentuale. FORMULA DI CALCOLO: Retribuzione pensionabile (RP) X Anni di contribuzione X Aliquota % Retribuzione pensionabile (RP) CONTRIBUTI VERSATI PRIMA DEL 1992 Dipendenti pubblici = ultima retribuzione mensile Dipendenti privati e autonomi = retribuzione media rispettivamente degli ultimi 5 e 10 anni CONTRIBUTI SUCCESSIVI AL 1992 Dipendenti pubblici e privati = retribuzione media degli ultimi 10 anni Lavoratori autonomi = retribuzione media degli ultimi 15 anni Anni di contribuzione Il massimo raggiungibile equivale a 40 anni Aliquota % Aliquota del 2% annuo della retribuzione/reddito percepiti entro il limite di euro annui (nel 2010) e decresce per le fasce di importo superiore fino allo 0,9%. In pratica, se la retribuzione pensionabile non supera il limite di euro, con 35 anni di anzianità contributiva la pensione è pari al 70% della retribuzione, con 40 anni è pari all 80%. Il sistema contributivo è imperniato sulla logica della corrispettività. In particolare, l importo della pensione è commisurato all insieme dei contributi versati nell arco della vita lavorativa del soggetto. Ecco la formula per calcolare la pensione erogata, nello specifico è necessario moltiplicare il Montante contributivo per i coefficienti di trasformazione. FORMULA DI CALCOLO: Montante contributivo X Coefficienti di trasformazione Montante contributivo E la somma di tutti i contributi versati durante l intera vita lavorativa e capitalizzati ad un tasso pari alla media mobile su 5 anni del tasso di crescita nominale del PIL. L aliquota di contribuzione utilizzata per calcolare l ammontare di contributi versati annualmente è: - 33% per i lavoratori dipendenti; - 20% per gli autonomi (per i lavoratori co.co.pro. 26%). Tale contribuzione è calcolata sui redditi fino a un massimale di euro nel Coefficienti di trasformazione Variano in base all età e sono gli stessi per uomini e donne. Dal 2010, oscillano da un minimo di 4,42% a 57 anni ad un massimo di 5,62% a 65 anni. 4 di 13

5 La Riforma Dini, nel 1995, sancisce l abbandono del sistema retributivo. Tale metodo di calcolo però rimane per le persone che hanno un anzianità contributiva pari ad almeno 18 anni alla data di entrata in vigore della riforma. Infatti se al 31 Dicembre 1995 si hanno almeno 18 anni di anzianità contributiva si applica integralmente il metodo di calcolo retributivo descritto in precedenza. Se invece alla stessa data si hanno meno di 18 anni di anzianità contributiva la pensione è calcolata in parte secondo il sistema retributivo, in parte con il sistema contributivo. Se, però, si possiede un anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 successivi al 1995, è possibile utilizzare l opzione per avere la pensione calcolata esclusivamente con il sistema contributivo. Se invece alla stessa data non si è versato nessun contributo si applica integralmente il metodo di calcolo contributivo. METODO DI CALCOLO Retributivo - Il valore della futura pensione è più semplice da valutare per l iscritto in ogni momento della vita lavorativa - A parità di carriera e di anzianità la pensione non dipende dall età al pensionamento Contributivo - Il valore della futura pensione è difficile da valutare per l iscritto: dipende dalle contribuzioni presenti e future, dal PIL e da coefficienti che variano con le età e a seguito degli aggiornamenti periodici - L equità fra contributi versati dal soggetto e prestazioni erogate allo stesso è sempre riscontrabile - Crea differenze fra generazioni con periodi economici diversi: riflette immediatamente l effetto di crisi economiche sui montanti contributivi - E assimilabile a un sistema a capitalizzazione, in quanto il valore della pensione dipenderà: dalla dinamica del PIL nominale, dal tempo di permanenza, dalla dinamica retributiva del lavoratore E bene sottolineare che, contrariamente a quello che si è soliti pensare, in alcuni casi, il metodo contributivo determina prestazioni più alte: retribuzioni elevate, pensionamento in età avanzata e anzianità contributiva prolungata. Il risultato effettivo dipende però anche dalla dinamica economica, cui si aggancia la rivalutazione dei contributi versati. La previdenza di base, fino al 31 Dicembre 2011, prevede due tipologie di pensioni: di vecchiaia o di anzianità. La prima viene erogata al raggiungimento di una certa età anagrafica. 60 anni di età per le donne (65 anni dal 2012 per il pubblico impiego ai sensi della Legge 122/2010 per le dipendenti del settore privato innalzamento a 65 anni a partire dal 2014 fino al 2026, tramite una progressione stabilita) 65 anni di età per gli uomini 5 di 13

6 20 anni di contributi La seconda, quella di anzianità, viene invece erogata al raggiungimento di un certo numero di anni di contribuzione. Raggiungimento della quota prevista per l anno (somma di età anagrafica e anzianità contributiva). Per il , prevista quota 96 per i dipendenti con un minimo di 60 anni di età e quota 97 per gli autonomi con un minimo di 61 anni di età 40 anni di contribuzione indipendentemente dall età Per le lavoratrici, 35 anni di contributi e 57 anni di età, ma con rendita interamente contributiva In virtù delle cosiddette finestre mobili, in realtà, la decorrenza dell assegno pensionistico richiedeva un ulteriore attesa rispetto al momento in cui si maturavano i requisiti. Ecco un utile prospetto sinottico per conoscere in dettaglio i mesi che decorrevano dalla maturazione dei diritti all erogazione della prestazione di vecchiaia o anzianità. Finestre mobili (n. mesi dalla maturazione dei diritti per ottenere la prestazione) Vecchiaia /anzianità con quote Lav. dipendenti 12 mesi Lav. autonomi 18 mesi Anzianità con 40 anni di contributi Lav. dipendenti 12 mesi 13 mesi 14 mesi 15 mesi Lav. autonomi 18 mesi 19 mesi 20 mesi 21 mesi E bene ricordare che un ulteriore proroga della data di pensionamento di vecchiaia o anzianità era prevista in funzione delle aspettative di vita, la cui revisione era programmata ogni 3 anni, a partire dal con un incremento già stabilito di 3 mesi. L obiettivo finale era quello di raggiungere un età pensionabile di 67 anni nel Per completare il quadro della previdenza italiana prima della recente riforma delle pensioni, facciamo un breve cenno agli altri due pilastri del sistema pensionistico costituiti dalla previdenza complementare. Essa si basa sul concetto della capitalizzazione ed è caratterizzata dalla volontarietà dell adesione. I contributi versati sono accantonati e capitalizzati nel tempo per costruire la prestazione finale del singolo aderente. Si presenta in due forme: la previdenza complementare collettiva e quella individuale. Nota bene: da non dimenticare i Fondi Preesistenti, ovvero già in essere all entrata in vigore del D.Lgs. 124/1993 istitutivo della previdenza complementare in Italia 6 di 13

7 LEZIONE 2: LA NUOVA RIFORMA DELLE PENSIONI I principi della riforma e le maggiori novità Nel 2011 con il decreto legislativo numero 201, convertito successivamente in legge, viene varata la nuova riforma delle pensioni la cosiddetta riforma Fornero. Tale riforma è ispirata ai seguenti principi e criteri: - equità e convergenza intragenerazionale e intergenerazionale, con abbattimento dei privilegi e clausole derogative soltanto per le categorie più deboli; - flessibilità nell accesso ai trattamenti pensionistici anche attraverso incentivi alla prosecuzione della vita lavorativa; - adeguamento dei requisiti di accesso alle variazioni della speranza di vita, affinché la maggior durata della vita media non si traduca in un maggior costo per il sistema previdenziale; - semplificazione, armonizzazione ed economicità dei profili di funzionamento delle diverse gestioni previdenziali. Le nuove regole: il contributivo pro-rata, la pensione di vecchiaia e anticipata Una delle prime modifiche varate con la nuova riforma riguarda proprio il sistema di calcolo della pensione. Infatti dal primo gennaio 2012 la pensione per tutti viene calcolata secondo le regole del sistema contributivo. Per chi attualmente ricade nel sistema interamente retributivo, il nuovo calcolo si applica pro quota alle anzianità contributive maturate a partire dal Nulla cambia per chi ricade nel sistema misto e nel sistema interamente contributivo. Con la nuova riforma cambiano anche le tipologie di pensione. Dal 1 Gennaio 2012 esisteranno due forme principali di pensione: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata. Sparisce invece la pensione di anzianità, con e senza quote. Naturalmente continuano ad esistere le altre forme di pensione. La prima tipologia, la nuova pensione di vecchiaia, si ottiene in base a determinati requisiti anagrafici. Sono previste misure parzialmente diverse per coloro che sono in possesso di anzianità contributiva al 31 Dicembre 1995 e per coloro che hanno il primo accredito contributivo dal primo Gennaio La seconda tipologia, la pensione anticipata, si ottiene invece al raggiungimento di una determinata anzianità contributiva e rappresenta l unica modalità di uscita per chi non ha ancora raggiunto il requisito anagrafico. Analizziamo le caratteristiche della nuova pensione di vecchiaia per coloro che sono in possesso di anzianità contributiva al 31 Dicembre Il requisito anagrafico per l accesso alla pensione di vecchiaia è diverso per le lavoratrici dipendenti del settore pubblico, per le dipendenti del settore privato, per le lavoratrici autonome o per i lavoratori dipendenti e autonomi. L età necessaria per le dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome è destinata a crescere nei prossimi anni per essere equiparata a quella di tutti gli altri lavoratori. E bene ricordare che il diritto a tale pensione si consegue esclusivamente in presenza di un anzianità contributiva minima pari a 20 anni. Ai fini del raggiungimento di tale requisito, è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell assicurato. 7 di 13

8 Per coloro che sono in possesso di anzianità contributiva a partire dal primo Gennaio 1996 il requisito anagrafico e quello contributivo consistono nella maturazione delle stesse misure previste per i soggetti con anzianità contributiva al 31 Dicembre In aggiunta, tuttavia, il diritto alla pensione si consegue a condizione che l importo della pensione risulti essere superiore a 1.5 volte l importo dell assegno sociale, annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale. Tale importo minimo non conta se il lavoratore ha 70 anni di età e 5 anni di contribuzione effettiva (obbligatoria, da riscatto, volontaria, con esclusione di quella accreditata figurativamente a qualsiasi titolo). La seconda tipologia di pensione, la pensione anticipata, si ottiene invece con un anzianità contributiva pari a 41 anni per le donne e 42 anni per gli uomini con diversi scalini mensili in base all anno di riferimento. Ai fini del raggiungimento di tale requisito, è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell assicurato, fermo restando il requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità disciplinata dalla normativa previgente, che esclude dal computo la contribuzione figurativa per malattia e per disoccupazione. Per i soggetti che accedono alla pensione anticipata prima dei 62 anni si deve fare un discorso diverso. Per questi soggetti si applica una riduzione pari a 1% per ogni anno di anticipo, sulla quota di trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate al Tale penalizzazione è elevata a 2% per ogni anno di anticipo ulteriore rispetto ai due anni, in pratica, prima dei 60. Si applica sulla quota di trattamento pensionistico calcolata con il sistema retributivo. Per capire meglio come opera la penalizzazione prendiamo il caso di un lavoratore nato nel 1958 che inizia a lavorare all età di 16 anni. All età di 58 anni, nell anno 2016, il lavoratore raggiunge un anzianità contributiva di 42 anni e può quindi usare le regole della pensione anticipata per andare in pensione. In questo caso, tuttavia, il lavoratore subisce una penalizzazione, in quanto pur avendo maturato 42 anni di contributi, non ha raggiunto i 62 anni minimi previsti. La penalizzazione per gli anni di età mancanti è pari al 6%. Si precisa che grazie a una previsione del decreto Milleproroghe la penalizzazione è stata rinviata al di 13

9 I soggetti con un anzianità contributiva a partire dal primo Gennaio 1996 per ottenere la pensione anticipata devono rispettare i medesimi criteri previsti per i soggetti che invece hanno già un anzianità contributiva al 31 Dicembre Ai fini del raggiungimento di tale requisito, è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell assicurato, fermo restando che non concorre quella derivante dalla prosecuzione volontaria e quella per periodi di lavoro precedenti il raggiungimento dei 18 anni è moltiplicata per 1,5. Per questi lavoratori non si attua la riduzione del trattamento pensionistico nel caso di uscita prima dei 62 anni. E possibile però ottenerla al compimento di 63 anni, a condizione che: risultino versati e accreditati almeno 20 anni di contribuzione effettiva e l ammontare mensile della prima rata di pensione risulti non inferiore a 2,8 volte l importo dell assegno sociale, annualmente rivalutato sulla base della variazione quinquennale del PIL nominale. L adeguamento alla speranza di vita I nuovi limiti di età rappresentano l età minima di pensionamento. Con il nuovo sistema i lavoratori possono scegliere di proseguire l attività fino all età di 70 anni, fermi restando i limiti dei settori di appartenenza, con diritto al mantenimento del posto di lavoro. Il proseguimento dell età lavorativa è incentivato con i coefficienti di trasformazione della pensione calcolati fino all età di 70 anni, grazie ai quali l importo della pensione crescerà al crescere dell età. COEFFICIENTI ANCORATI ALL ETA I coefficienti di trasformazione che sono utilizzati nell ambito del metodo contributivo per trasformare in pensione il montante di contributi rivalutati saranno estesi oltre i 65 anni attuali e calcolati con riferimento a ciascuna età sino ai 70 (ed in futuro anche oltre quando tale limite verrà incrementato sulla base dell evoluzione della sopravvivenza media). I nuovi coefficienti non sono stati ancora pubblicati. Dal primo Gennaio 2012, con la nuova riforma, sono inoltre abolite le regole sulla decorrenza dei trattamenti pensionistici, le cosiddette finestre mobili di uscita. Nel nuovo sistema la pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l assicurato ha compiuto l età pensionabile. Ma nel caso in cui a tale data non risultino soddisfatti i requisiti di anzianità assicurativa e contributiva? In tal caso la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui i requisiti suddetti vengono raggiunti. La pensione di vecchiaia può inoltre essere avviata su richiesta dell interessato, dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale è stata presentata la domanda la pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Tutti i requisiti per l accesso al sistema pensionistico saranno adeguati in base agli incrementi nella speranza di vita. Il primo adeguamento si applica dal 2013 e per legge non può essere superiore a 3 mesi. L adeguamento sarà biennale solo dal Con riferimento al requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, ciò significa che dal 2013 i requisiti di età per tutti i lavoratori aumenteranno di 3 mesi. E inoltre previsto che per tutti l età della pensione di vecchiaia non può essere comunque inferiore a 67 anni nel 2021, anche qualora tale traguardo non sia raggiunto tramite gli adeguamenti automatici. Altro effetto indotto dall adeguamento alla speranza di vita è quello sui requisiti contributivi per la pensione anticipata. Dal 2013, il requisito contributivo effettivo sarà di 41 anni e 5 mesi per le donne e di 42 anni e 5 mesi per gli uomini. Tale requisito continuerà ad aumentare nel 2016 e nel 2019 e poi con cadenza biennale. Anche l età minima per il conseguimento della pensione anticipata, prevista per i soggetti con primo accredito contributivo a partire dal primo Gennaio 1996, sarà adeguato alla speranza di vita, con un primo incremento nel 2013 pari a 63 anni e 3 mesi. La nuova riforma delle pensioni prevede una disciplina degli esoneri per determinate categorie di lavoratori che continuano ad accedere al pensionamento secondo i vecchi requisiti. Anche per questi lavoratori, tuttavia, vale la regola del metodo di calcolo contributivo per la quota di contributi accumulata dal Diritti maturati al Chi matura i requisiti entro il 31/12/2011 in base alle regole previgenti (vecchiaia, anzianità con quote, anzianità con 40 anni di contributi), compresi chi li aveva maturati in precedenza senza accedere alla pensione. La vecchia opzione per il contributivo 9 di 13

10 Le donne con anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un età di almeno 57 anni (dipendenti) o 58 anni (autonome) che optano per la liquidazione della posizione con il contributivo (deroga in via sperimentale fino al 2015 a condizione che al 31/12/1995 si possieda meno di 18 anni di contributi). Lavori usuranti I lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, per i quali tuttavia la riforma attenua la portata dei benefici previdenziali prima previsti. Per altre tipologie di lavoratori, la disciplina degli esoneri vale solo nei limiti delle risorse finanziarie stabilite e disponibili dal 2013, in base alle quali verrà stabilito il plafond di soggetti esentati. Lavoratori licenziati o che hanno accettato di lasciare il lavoro Lavoratori in mobilità breve sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 04/12/2011, che maturano i requisiti di pensionamento entro il periodo di fruizione dell indennità, e lavoratori in mobilità lunga, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 04/12/2011 Lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore e lavoratori per i quali sia stato previsto entro il 04/12/2011 il diritto di accesso ai fondi di solidarietà. Questi ultimi lavoratori rimangono comunque a carico dei fondi di solidarietà fino al compimento di almeno 60 anni di età. Lavoratori i quali, antecedentemente alla data del 04/12/2011, sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi o che al 04/12/2011 avevano in corso l istituto dell esonero dal servizio Lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31/12/2011 in ragione di accordi individuali o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all esodo stipulati dalle organizzazioni più rappresentative a livello nazionale in possesso dei requisiti al pensionamento entro 24 mesi Lavoratori in congedo per assistere figli con disabilità grave alla data del 31/10/2011 che, entro 24 mesi dal congedo, maturino il previgente requisito contributivo per il pensionamento, indipendentemente dall età. La nuova riforma delle pensioni prevede anche una mini-clausola di salvaguardia, di carattere eccezionale, riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato che si trovavano più vicini al pensionamento secondo le norme pre-riforma. A queste tipologie di lavoratori sono riconosciute alcune forme di deroga e beneficio. Sconto per i dipendenti del settore privato I lavoratori dipendenti del settore privato che maturano entro il 31/12/2012 i vecchi requisiti per la pensione di anzianità (35 anni di contributi, almeno 60 anni di età e quota 96 ): in questo caso, è possibile il pensionamento anticipato a 64 anni (con due anni di anticipo rispetto al nuovo requisito di 66 anni per la pensione di vecchiaia) Sconto per le dipendenti del settore privato Le lavoratrici dipendenti del settore privato che maturino entro il 31/12/2012 un anzianità contributiva di almeno 20 anni e un età anagrafica di almeno 60 anni: queste lavoratrici, se più favorevole, possono conseguire la pensione di vecchiaia con un età anagrafica di 64 anni. Gli altri trattamenti della riforma Proseguiamo analizzando una serie di trattamenti che vengono toccati dalla nuova riforma a partire dall assegno sociale. E stato istituito nel 1995 e si tratta di una prestazione di carattere assistenziale che prescinde del tutto dal pagamento dei contributi. Spetta ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate. Viene corrisposto ai cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano compiuto 65 anni e si trovino nelle condizioni reddituali previste dalla legge. Anche i cittadini comunitari e familiari a carico, che risiedono regolarmente in Italia per un periodo superiore a 3 mesi, possono farne richiesta, a condizione che abbiano soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno 10 anni. La nuova riforma delle pensioni prevede che il requisito anagrafico per l assegno sociale sia innalzato a 66 anni dal 2018 e si adegui come gli altri agli incrementi periodici previsti in base alla speranza di vita. L allungamento dell età pensionabile stabilito dalla nuova riforma della previdenza comporta ricadute anche in materia di concessione di supplementi di pensione e di trattamenti pensionistici supplementari. Il supplemento di pensione prevede una serie di incrementi che vengono concessi, su domanda del pensionato, per quei contributi che si riferiscono a periodi di attività lavorativa successivi alla data di pensionamento. La pensione supplementare è una prestazione che viene liquidata, su domanda, a chi ha contributi versati all INPS in misura non sufficiente a perfezionare il diritto a un altra pensione. Ne esistono 10 di 13

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