Implementazione di un Content Management System. pilota per lo sviluppo prodotti Catalloy. di Basell Polyolefins

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI FERRARA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI Corso di Laurea Specialistica in Informatica Implementazione di un Content Management System pilota per lo sviluppo prodotti Catalloy di Basell Polyolefins Tesi di Laurea Specialistica in Informatica Relatore: Prof. Eleonora LUPPI Laureando: Valerio FIORESI Anno Accademico 2006/2007

2 Indice Introduzione 5 1 Il Catalloy Business L impianto Catalloy Processo di ricerca e sviluppo di polimeri Catalloy L idea - Il progetto PAD Six Sigma Il metodo Six Sigma Quando e a chi serve? Il Six Sigma nel progetto PAD Quality Functional Deployment - QFD Supplier Input Process Output Customer - S.I.P.O.C S.I.P.O.C. Entities & Design Specifications Validation Document Content Management System for Catalloy Business Panoramica sui C.M.S C.M.S. utilizzato Zope & Plone Content Management Framework - Zope Content Management System - Plone ArgoUML e ArchGenXML Archetype Project Creazione della funzionalità di Increment Creazione della funzionalità di Event Log

3 2 INDICE 3.7 Realizzazione delle procedure di automazione Creazione automatica delle cartelle per le fasi Creazione e gestione di Increment e Event Log Procedura per oggetti Increment Procedura per oggetti Event Log Gestione degli utenti e sicurezza Espansione futura Gestione dei dati Viste e reportistica Conclusioni 69 Ringraziamenti 71 A Q.F.D. - Quality Functional Deployment 73 B S.I.P.O.C. 75 C S.I.P.O.C. Entities & Design Specifications 77 C.1 Introduction C.1.1 Aims C.1.2 Overview C.1.3 Definition C.1.4 Key for Flow Diagrams C.1.5 Implementation functionalities C.1.6 Fundamentals C.1.7 References C.1.8 Document Overview C.2 S.I.P.O.C. Details & Entities C.2.1 Step1 Review & evaluation of generic Targets requirements ( Material Reqs ) C.2.2 STEP 2 & 3 : Historical Data investigation (2) & Analysis (3)

4 INDICE 3 C.2.3 STEP 4 : Polymer Structure definition C.2.4 STEP 5 : Feasibility Test : Pilot Plant Trial C.2.5 STEP 6 : Plant Operating Conditions / Process Recipe 84 C.2.6 STEP 7 : Pilot Plant Trial / Run C.2.7 STEP 8 : Experimental Batches ( Final ) characterisation C.2.8 STEP 9 : Customer Sampling / compounding / delivery 86 C.3 Functional Design Specification C.3.1 List of Applications C.3.2 Plone Products C.3.3 Development Products C.4 Zope database ( ZODB ) structure C.4.1 List of custom content types C.4.2 Project Content Type C.5 UML Diagram C.5.1 Custom scripts C.5.2 Vocabulary entities C.5.3 Hidden Folders D User Acceptance Testing Specification 91 Issue History D.1 1.Document Overview D.1.1 Objectives D.1.2 Scope D.1.3 Standards and Guidelines D.1.4 References D.1.5 Definitions D.1.6 Format D.2 Instructions D.2.1 Testing Rules D.2.2 Error handling and documentation of errors D.3 Use Case for Analyst

5 4 INDICE D.3.1 Use Case Details D.3.2 URS Details D.3.3 Use Case Prerequisites D.3.4 Use Case Environment D.3.5 Use Case Script Case 1 Plone Login and navigation into CTY folder 95 D.3.6 Use Case Script Case 2 Adding custom content types D.3.7 Use Case Script Case 3 Verify Event Log record creation D.3.8 Use Case Script Case 4 Verify content search ( binary objects)

6 Introduzione Il lavoro di tesi è consistito nello sviluppo di un C.M.S. 1 pilota per la trattazione dei dati relativi al processo di ricerca e sviluppo di polimeri plastici Catalloy di Basell Polyolefins. Il progetto è stato sviluppato presso il gruppo LIMS Europe all interno del sito Basell di Ferrara e richiesto dal gruppo P.A.D. 2 dal quale prende il nome. Il progetto PAD deve essere fruibile a tutti i membri del gruppo, con politiche di accesso personalizzate, e deve poter essere implementato in modo da adattarsi alle procedure di sviluppo esistenti. Da questa base si è partiti nello sviluppo di un C.M.S. accessibile via intranet realizzando alcune parti appositamente per la gestione dei documenti relativi ai processi Catalloy. In particolare mi sono occupato della messa in opera del sistema e della realizzazione, in linguaggio Python, del pacchetto Project che permette la gestione dei documenti relativi al processo di produzione di polimeri Catalloy adattandosi alle procedure attualmente in uso. Inoltre ho sviluppato altri due tool minori per la gestione dei nomi degli oggetti prodotti nel portale e per il monitoraggio delle azioni svolte su tali oggetti. In collaborazione con Andrea Carlini a capo del gruppo LIMS Europe, mi sono occupato anche della ricerca e test di applicativi per Plone da inserire e utilizzare nel progetto. 1 Content Management System 2 Product Application Development 5

7 6 Introduzione Nel primo capitolo è brevemente descritto l impianto Catalloy di Ferrara e vengono trattate le motivazioni che hanno portato alla realizzazione del progetto. Nel secondo capitolo è brevemente descritto il sistema Six Sigma e le parti che sono state utilizzate nello studio e realizzazione dello stesso. Il terzo capitolo riporta le descrizioni dettagliate su ogni parte del progetto, dalla scelta e uso del C.M.S. Plone fino alla gestione degli utenti passando per i tool realizzati ad-hoc per Basell. Nel quarto ed ultimo capitolo vengono trattati alcuni aspetti che ancora non sono stati implemetati ma che sono già stati presi in considerazione e che verranno resi definitivi solo dopo l approvazione del progetto pilota.

8 Capitolo 1 Il Catalloy Business In questo capitolo si vuole dare una breve descrizione dell impianto Catalloy di Ferrara per comprenderne le funzionalità e i prodotti affinchè risulti più semplice entrare nell ottica di cosa richiede, dal punto di vista informatico, un team di sviluppo prodotti Catalloy. Si parlerà, anche se solo in modo generico, di come si presenta l impianto, di come funziona e dei suoi prodotti. E importante capire l area di destinazione di un progetto per poter comprendere a fondo le problematiche intrinseche al progetto stesso. 1.1 L impianto Catalloy Nel sito Basell Polyolefins di Ferrara è presente un impianto per la produzione di prodotti Catalloy. Questo particolare impianto differisce da altri per alcune caratteristiche principali: E un impianto dotato di tre reattori. Consente l utilizzo di differenti tipologie di monomeri 1 in composizione diversa per ogni reattore. 1 Col termine monomero (dal greco una parte ) in chimica si definisce una molecola semplice dotata di gruppi funzionali tali per cui sia in grado di combinarsi ricorsivamente con altre molecole, identiche a sé o reattivamente complementari a sé, a formare macromolecole. Per estensione, il termine viene usato anche per identificare l unità strutturale ripetitiva che forma un polimero. 7

9 8 CAPITOLO 1. IL CATALLOY BUSINESS Consente la creazione di polimeri strutturati in modo ordinato. Dalle caratteristiche appena descritte si evince che il Catalloy è un impianto molto flessibile, realizzato per ottenere specifici prodotti altrimenti difficili da realizzare con altri tipi di impianti. In figura 1.1 vediamo una scehmatizzazione dell impianto e del ciclo che porta al prodotto finale. Figura 1.1: Schema dell impianto Catalloy L immagine mostra i tre reattori che compongono la parte principale dell impianto e i gas che si possono introdurre nella reazione. Per formare un polimero occorre un processo di catalizzazione che permetta al momomero di combinarsi in catene. Il processo di polimerizzazione avviene combinando i monomeri e il catalizzatore in determinate condizioni di polimerizzazione. Tali condizioni sono date dai monomeri utilizzati, dalla temperatura e dall attivatore della reazione di polimerizzazione; per il propilene, per esempio, l attivatore è l idrogeno. Nel processo Catalloy vengono introdotti il catalizzatore e i monomeri, in determinate combinazioni e, dal primo reattore in

10 1.1. L IMPIANTO CATALLOY 9 poi, il polimero comincia a crescere attorno al catalizzatore. Quando viene passato al secondo reattore la composizione dei gas puo essere tenuta volutamente differente facendo crescere il polimero in maniera ordinata. Con questo tipo di impianto quindi si possono produrre, teoricamente, infiniti tipi di polimeri agendo sia sulle composizioni dei monomeri sia sulle tipologie di catalizzatore. Proprio grazie a questa flessibilita il Catalloy riesce a produrre polimeri complessi, con caratteristiche fisico/meccaniche particolari, non riproduciubili su altri tipi di impianti. La figura 1.2 mostra un polimero all uscita del primo reattore. Figura 1.2: Polimero all uscita del primo reattore Vediamo le differenze dei tre monomeri che partecipano alla reazione: Propilene E tra i piu utilizzati e solitamente e il monomero princi-

11 10 CAPITOLO 1. IL CATALLOY BUSINESS pale, la sua percentuale determina la crescita della parte plastica del polimero. Etilene Viene utilizzato solitamente in combinazione con gli altri e determina la creazione della parte gomma del polimero. Butene Anch esso responsabile della parte gomma del polimero anche se con caratteristiche diverse dall etilene. Il monomero che viene utilizzato in maggior percentuale è detto monomero principale, se è propilene si ottiene polipropilene, se è etilene si ottiene polietilene e se è butene si avrà polibutene. Nell impianto Catalloy si utilizza sempre il propilene come monomero principale, quindi tutti i polimeri prodotti saranno classificati come polipropilenici. In conclusione possiamo definire i prodotti Catalloy come polipropilene con caratteristiche fisico/meccaniche peculiari perche formati in maniera ordinata e controllata e non riproducibili su altri tipi di impianti. In figura 1.3 vediamo un campione di prodotto finale dopo l estrusione Processo di ricerca e sviluppo di polimeri Catalloy La progettazione e ricerca di nuovi polimeri è un processo lungo e complesso che parte dalla richiesta del cliente di un materiale con specifiche caratteristiche meccaniche, fisiche e cromatiche e arriva fino alla consegna del prodotto finito. Le fasi intermedie sono innumerevoli e spesso richiedono tempi lunghi prima che si possa ottenere un risultato ottimale. Si pensi alla necessità di formulare una ricetta che possa soddisfare le caratteristiche ri- 2 Processo che fonde il polimero prodotto per omogeneizzarlo e lo taglia in palline di uguali dimensioni.

12 1.2. PROCESSO DI RICERCA E SVILUPPO DI POLIMERI CATALLOY11 Figura 1.3: Prodotto finito dopo l estruzione chieste e tradurla in un processo di produzione attuabile su di un impianto. I passaggi chiave, una volta ottenute le informazioni dal cliente sono: Studio di una ricetta di produzione che produca un materiale con le caratteristiche richieste. Questo implica le percentuali di monomeri, i catalizzatori e gli additivi inseriti. Prova della ricetta su un piccolo impianto pilota, questa fase consente di testare il prodotto in tutte le sua caratteristiche e rilasciare un certificato di fattibilita del progetto. Se il test non dovesse andare a buon fine sara necessario creare una nuova ricetta. Test sull impianto di produzione, dove i parametri da regolare sono differenti rispetto all impianto pilota che e di dimensione notevolmente

13 12 CAPITOLO 1. IL CATALLOY BUSINESS inferiore. Questa fase serve a ricercare lo stesso prodotto ottenuto sul pilota ma prodotto dall impianto vero e proprio. Test del prodotto ottenuto e verifica delle caratteristiche. Al termine di queste operazioni viene consegnato il primo campione al cliente che ne valuta la bontà e, se soddisfatto, procede all ordine in grandi quantità. E chiaro da quanto sopra descritto che la produzione di un polimero richiede tempo, innumerevoli test e produce una considerevole quantità di documentazione relativa al progetto. 1.3 L idea - Il progetto PAD Proprio a causa dei tempi e della quantità di documentazione prodotta nasce l idea del progetto PAD. Si è infatti pensato di sfruttare la tecnologia informatica per sveltire il processo e riordinare i documenti relativi ai progetti. Non solo, il sistema deve anche permettere di ricercare dati all interno di documenti appartenenti a progetti già eseguiti e chiusi al fine di avere accesso a tutte le informazioni disponibili per non ripetere errori già commessi, risparmiare tempo nello sviluppo di operazioni già fatte o semplicemente prendere spunto da progetti simili a quello che si sta eseguendo. Dunque il progetto PAD ricopre un ruolo di primaria importanza in questo specifico settore andando a inserirsi in procedure già stilate e testate rendendole più snelle e ordinate, riducendo i tempi di ricerca e sviluppo e consentendo una più chiara e fruibile visione dell insieme di dati prodotti.

14 Capitolo 2 Six Sigma In questo capitolo verrà spiegato il metodo Six Sigma descrivendone le peculiarità e le caratteristiche principali. Verranno inoltre trattati in dettaglio i documenti redatti durante lo sviluppo del progetto inerenti alla metodologia Six Sigma. Tali documenti ricoprono una parte molto importante del progetto e ne sono effettivamente la linea guida. Infatti l intera realizzazione si basa sui dati riportati in questi atti. Nella descrizione della documentazione allegata nelle appendici si spazierà quindi dalla fase di specifica delle funzionalità del progetto, al processo di produzione, alle entità che formano la struttura del progetto per concludere con la sua validazione. 2.1 Il metodo Six Sigma Il metodo Six Sigma è un programma di gestione della qualità basato sul controllo della varianza 1 che ha lo scopo di migliorare la qualità di un servizio portandolo ad un determinato livello, molto favorevole per il consumatore. 1 In statistica la varianza è un indice di dispersione. Viene solitamente indicata con σ 2 (dove σ è la deviazione standard). L espressione per la varianza, nell ambito della statistica descrittiva, è: σ 2 = 1 n (x i µ) 2 n i=1 dove µ rappresenta la media aritmetica dei valori x i. 13

15 14 CAPITOLO 2. SIX SIGMA Si tratta quindi di un metodo statistico che attraverso la gestione dei sigma si propone di migliorare processi di produzione o servizi affinche non vi siano pressochè errori, innalzando al massimo la soddisfazione del cliente finale. Il metodo nasce nella seconda metà degli anni 80 per mano di Bob Galvin e Bill Smith e viene utilizzato per la prima volta dalla Motorola. La filosofia del metodo impone di restringere la variabilità fino ad ottenere 3-4 parti difettose per milione. Una così ristretta variabilità di processo sembrava irraggiungibile inizialmente, e molti che si apprestavano all uso del metodo credevano che 3 sigma fosse già più che sufficiente. Non molto dopo però alcune aziende, come Motorola, hanno dimostrato che questo risultato si poteva ottenere e che il Six Sigma era un efficace metodo per ridurre i costi, i tempi ed eliminare gli sprechi portando la soddisfazione del cliente a livelli sempre più alti. Dal punto di vista pratico il Six Sigma è un applicazione rigorosa, fortemente orientata all obiettivo e altamente efficiente, di tecniche statistiche e principi di qualità rendendo più efficienti le teciche di qulità aziendale portando a performance quasi esenti da difetti. Il metodo si snoda attraverso cinque tappe fondamentali: definire, misurare, analizzare, migliorare e controllare, questo è detto metodo DMAIC. Vediamo in dettaglio queste parti: Definire In questa fase il gruppo di lavoro deve definire il processo o servizio da migliorere, vedere esattamente quali sono le richieste del cliente finale e identificare le persone coinvolte nel processo di produzione o erogazione del servizio. Misurare Questa fase prevede la validazione di un sistema di misura appropriato allo scopo e la misura dell attuale processo di produzione

16 2.1. IL METODO SIX SIGMA 15 al fine di ricavare il σ attuale in relazione agli standard richiesti. Analizzare La fase di analisi consiste nel verificare, in base ai dati misurati precedentemente, quali siano le cause, o le interazioni tra loro, che portano difetti al processo influenzandone i requisiti e spostandone la varianza. Migliorare In questa fase del modello si mettono in atto i miglioramenti, solo dopo un accurata analisi. Infatti la metodologia Six Sigma prevede che prima di agire venga fatto uno studio approfondito delle cause e delle possibili soluzioni, un ulteriore analisi sui costi - benefici ed infine la messa in opera di una o più soluzioni atte a risolvere i problemi trovati. Questo è necessario affinchè non si salti direttamente alle conclusioni (soluzioni) rischiando di aver sbagliato analisi con conseguente spreco di tempo e denaro. Controllare La fase di controllo prevede di monitorare il processo per verificare effettivamente i miglioramenti utilizzando gli strumenti di misura. Prevede la comparazione e la stabilizzazione del processo ed anche la redazione delle procedure operative da attuare per mantenere il processo efficiente nel tempo. A queste cinque fasi principali ultimamente ne sono state aggiunte altre tre: Riconoscere Si tratta di una fase preliminare per la messa a punto dell intervento. Standardizzare E una fase specifica nella quale si definiscono le procedure da attuare per migliorare il processo e renderlo standard.

17 16 CAPITOLO 2. SIX SIGMA Integrare Fanno parte di questa fase tutte le azioni supplementari per supportatre la filosofia che si è deciso di adottare. Dunque la metodologia Six Sigma è divisa e applicata in fasi ben distinte tra loro, ognuna delle quali è indispensabile per il raggiungimento degli scopi desiderati. Inoltre questo metodo si basa sulla responsabilizzazione dei dipendenti stessi diventanto, sotto un certo punto di vista, una filosofia aziendale che coinvolge tutti dall alta dirigenza fino all operaio. Vediamo quali sono le figure che interagiscono in un azienda che implementa il modello: Executive Leadership Comprende l alta direzione d azianda, queste figure devono assicurare che il metodo Six Sigma sia una filosofia aziendale radicata e che le cariche sottostanti abbiano la libertà d azione necesaria. Champions Vengno eletti dalla direzione d azienda e sono i responsabili dell implementazione del metodo, solitamente sono dirigenti. Master Black BeltsVengono selezionati in azienda dai Champions e rappresentano esperti e guide nell implementazione del Six Sigma. Sono impiegati in questa funzione a tempo pieno e si dedicano a coadiuvare i Champions, ricercare nuove aree da migliorare e si assicurano che vengano correttamente applicati gli strumenti statistici propri di questo metodo. Black Belts Sono figure che si dedicano a tempo pieno all implementazione e realizzazione di progetti Six Sigma operando coadiuvati dai Master Black Belt e guidando i Green Belt. Sono in effetti gli esecutori del modello.

18 2.2. QUANDO E A CHI SERVE? 17 Green Belts Non sono figure dedicate completamente a questo scopo ma persone che occasionalmente, oltre ai propri compiti, svolgono anche mansioni connesse allo sviluppo di progetti Six Sigma. Sono sempre seguiti dai Black Belt. Si delinea un modello abbastanza semplice dal punto di vista matematico statistico ma che è chiaramente complesso da implemetare in un azienda dove manca completamente la predisposizione mentale a queste operazioni. Si vede chiaramente che il metodo Six Sigma si inserisce all interno dell azienda in ogni sua parte coinvolgendo molte se non tutte le persone che vi lavorano. E proprio grazie a questa sua peuliarità che si riesce, dopo un certo periodo di adeguamento, a raggiungere dei risultati invidiabili come 3-4 errori per milione e a soddisfare pienamente le aspettative dei propri clienti. 2.2 Quando e a chi serve? Per cercare di comprenedere le ragioni per cui un azienda dovrebbe avvicinarsi alla metodologia Six Sigma cerchiamo di fare un quadro di quello che succede in molte aziende. Ogni errore effettuato da una persona o da un organizzazione ha un costo che può essere la perdita di un cliente, la necessità di ripetere un operazione, la sostituzione di un pezzo, tempo e materiali sprecati, perdita di efficienza o di produttività. In realtà gli errori all interno di molte aziende costano il 20-30% del loro fatturato. E una perdita a dir poco ingente se pensiamo di pagare il 20-30% del totale ogni volta che cambiamo un assegno. La metodologia Six Sigma parte proprio dal principio che ogni organizzazione, individuo o processo produttivo possa migliorare. Anche se sembra che un operazione sia gestita al meglio c è sempre la possibilità di migliorarla. Effettivamente si è potuto notare che

19 18 CAPITOLO 2. SIX SIGMA la crescita di un azienda porta al suo interno dei disordini organizzativi che sfociano piano piano nel caos ottenendo aree che lavorano troppo e magari male e altre che non fanno nulla con conseguente spreco di denaro. Six Sigma si propone proprio come la metodologia che porta alla soluzione di questo problema: passando per un periodo di cambiamento non facile, porta poi a migliori servizi, più prodotti, migliore realizzazione, contenimento degli sprechi dei costi e clienti più contenti. Ricordiamo che la prima azienda ad adottare Six Sigma è stata Motorola vincitrice del premio National Quality Award nel Molte altre grandi aziende vollero sapere coma Motorola fosse riuscita ad ottenere risultati così soddisfacenti e una crescita così alta del fatturato. Fu l allora presidente Robert Galvin 2 a rilasciare il segreto del Six Sigma rendendolo libero e accessibile. Molte grandi società come Texas Instruments, Asea Brown Boveri, Allied Signal, e General Electric cominciarono ad adottarlo fin dagli anni 90. Già dieci anni dopo nel 2000 erano migliaia le società nel mondo che adottavano la metodologia Six Sigma e nel 2003 si è calcolato che, in totale, sono stati risparmiati oltre 100 miliardi di dollari grazie a questa metodologia. Da allora Six Sigma ha ricoperto un ruolo molto importante a livello mondiale ed è riconosciuto come uno dei migliori metodi per migliorare la qualità tanto che è stato inserito ed adottato dall American Society for Quality. 2 Robert (Bob) W. Galvin nato il 9 ottobre 1922 a Marshfield, Wisconsin è il figlio del fondatore di Motorola, Paul Galvin. Ha frequentato l Università di Notre Dame e l University of Chicago. Nel 1940, ha iniziato a lavorare per Motorola ed è stato nominato presidente della società nel Due anni più tardi è succeduto al padre, come Chief Executive Officer. Nel 1986, Bob Galvin ha abbandonato il titolo di direttore generale, pur rimanendo presidente del consiglio di amministrazione. Sotto la sua guida, Motorola ha accresciuto le vendite da 216,6 milioni di dollari a 6,7 miliardi di dollari nel Bob Galvin è stato anche determinante, insieme all ingegnere Motorola Bill Smith, nella realizzazione del sistema di qualità Six Sigma. Nel 2005, è stato insignito del Premio Vannevar Bush per la sua leadership visionaria volta ad esaltare l innovazione Americana, la competitività, l eccellenza e l interfaccia della scienza e della tecnologia con l impresa industrial-nazionale. Oggi alla presidenza gli succede Edward J. Zander.

20 2.3. IL SIX SIGMA NEL PROGETTO PAD 19 E chiaro quindi perchè Six Sigma sia una buona scelta per ogni organizzazione che desidera espandersi mantenendo ordine al proprio interno, senza sprecare denaro e finalizzare il proprio lavoro in funzione della soddisfazione dei propri clienti. 2.3 Il Six Sigma nel progetto PAD Nel progetto da me realizzato sono state adottate alcune metodologie Six Sigma, atte a definire il progetto e orientare la sua implementazione verso gli scopi richiesti dagli utilizzatori. Non tutta la metodologia è stata applicata in quanto non è ancora stata definita in modo chiaro per quanto riguarda lo sviluppo di prodotti software. Anche se in questo settore l evoluzione del metodo è in rapido sviluppo già oggi ci si può avvalere di alcuni documenti guida che permettono di focalizzare i punti chiave, le richieste del cliente e la buona riuscita del progetto. I documenti da noi utilizzati sono: la QFD, Quality Function Deployment, il S.I.P.O.C. 3, una versione dello stesso orientata al Design Specification e un Validation Document. Grazie a questi documenti è stato possibile mappare il processo di produzione, capire esattamente di che cosa si aveva bisogno, definire le entità da sviluppare e validare il prodotto finora creato Quality Functional Deployment - QFD E una tecnica che deriva da una evoluzione dell approccio al quality management che trasforma i bisogni dei clienti in caratteristiche di qualità che vengono incorporate nel progetto e proiettate con scelte prioritarie nel processo e quindi nel prodotto finale. Questa via progettuale permette di ridurre eventuali modifiche successive del prodotto, comprimendone costi e 3 Supplier Input Process Output Customer

21 20 CAPITOLO 2. SIX SIGMA tempi di controllo. Il documento Quality Functional Deployment è stato creato nella fase preliminare di studio e progettazione del software ed ha un ruolo fondamentale per poter pianificare il lavoro da eseguire successivamente. Si presenta come una tabella che racchiude le richieste del cliente suddivise da un lato per funzionalità e dall altro per area di pertinenza. Ad ognuno di questi incroci viene assegnato un valore che indica il livello d importanza della richiesta. Se ne ricava un documento che esplicita tutto ciò che il cliente desidera ottenere dal software e quanto gli interessa ogni singola funzionalità. E proprio in base a questa tabella che si sono prese le decisioni iniziali su come sviluppare l applicazione, che C.M.S. utilizzare e quali caratteristiche dare al prodotto. Per la realizzazione di un documento di questo tipo è necessario riunire gli esperti del settore di destinazione del software, nel nostro caso il gruppo PAD, per delineare le necessità e gli esperti in informatica per definire le modalità di sviluppo, la fattibilità delle operazioni richieste e alcune delle aree di competenza Supplier Input Process Output Customer - S.I.P.O.C. Il S.I.P.O.C. viene definito come strumento utilizzato per individuare tutti gli elementi pertinenti ad un progetto prima che questo venga messo in fase di produzione. In pratica aiuta il team di sviluppo a focalizzare tutte le parti che compongono il progetto. Nel nostro caso il S.I.P.O.C. è stato redatto in fase di studio del progetto e raccoglie in una tabella tutte le fasi del processo di produzione di polimeri Catalloy e soprattutto tutti i documenti che ne fanno parte. Grazie a questo documento si è potuto avere un quadro chiaro della situazione riguardante il processo di produzione e di tutte le componenti che ne fanno parte potendo delineare una prima bozza di strut-

22 2.3. IL SIX SIGMA NEL PROGETTO PAD 21 tura del progetto. Inoltre questo documento mette in evidenza chi produce determinata documentazione e a chi è destinata facendo chiarezza anche sui reparti coinvolti e sul flusso di informazioni all interno di un progetto S.I.P.O.C. Entities & Design Specifications Questo documento è stato scritto successivamente al S.I.P.O.C. e racchiude i dati raccolti precedentemente aggiungendo delle specifiche tecniche relative al progetto. Infatti l intero documento risulta essere molto articolato specificando, per ogni fase, tutti i documenti interessati, descrivendoli e classificandoli anche per categorie. Possiamo trovare nel S.I.P.O.C. Entities & Design Specifications una guida che descrive minuziosamente quella che è diventata la struttura portante dell intero sistema. Infatti durante la scrittura di questo documento si sono fatte le scelte implementative relative alla struttura del progetto e si è deciso come organizzare i documenti al suo interno. Si può notare come in questo documento le fasi 2 e 3, che nel S.I.P.O.C. erano divise, sono state riunite in una unica per motivi legati all implementazione e snellimento della struttura. Troviamo sempre nella Design Specifications l elenco dei programmi e delle versioni utilizzate per la realizzazione del progetto oltre a tutti i pacchetti aggiuntivi di Plone installati. Si tratta quindi di una completa descrizione delle entità che compongono il progetto ed è il documento di maggiore importanza nella fase di sviluppo dello stesso Validation Document Il Validation Document rappresenta il certificato di corretto funzionamento dell applicazione sviluppata. Questo documento è molto importante perchè crea una linea di congiunzione tra gli sviluppatori e i clienti fornendo un certificato che attesta il corretto funzionamento dell applicazione nell ambiente

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