La costruzione dell immagine di sé degli adolescenti attraverso l uso di autopresentazioni

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MACERATA Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo CORSO DI DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE PSICOLOGICHE E SOCIOLOGICHE CURRICULUM SCIENZE DEL COMPORTAMENTO E DELLE RELAZIONI SOCIALI - CICLO XXV - La costruzione dell immagine di sé degli adolescenti attraverso l uso di autopresentazioni TUTOR Chiar.mo Prof. ssa Paola Nicolini DOTTORANDO Dott. ssa Luisa Cherubini COORDINATORE Chiar.mo Prof. Sebastiano Porcu ANNO

2 INDICE INTRODUZIONE pag. 6 Parte prima: Gli approcci teorici di riferimento CAPITOLO 1 - IL SE E L IDENTITA.. pag Gli approcci cognitivi.. pag Aspetti generali... pag Sistemi di conoscenza di se stessi.. pag Le funzioni del Sé... pag Lo sviluppo della conoscenza di sé pag L ottica evolutiva..pag L ottica cognitiva (o socio-cognitiva) pag Il modello di cambiamento del concetto di sé di S. Harter pag Il modello multidimensionale dello sviluppo della comprensione di sé di Demon e Hart... pag Gli approcci sociali.. pag Il concetto di Sé sociale. pag Le dimensioni sociali e personali del concetto di sé. pag L identità sociale e processi di identificazione pag La teoria dell identità. pag Gli approcci motivazionali.. pag. 32 CAPITOLO 2 - L IDENTITA E L ADOLESCENZA. pag Gli approcci teorici allo studio dell adolescenza.. pag Approcci classici... pag La teoria di Erikson.... pag Le teorie contestualiste. pag La costruzione dell identità in adolescenza pag Il sentimento di identità di Erikson.. pag Il modello degli stati dell identità di Marcia pag Sviluppi al modello degli stati dell identità pag Berzonsky... pag Bosma... pag Meeus pag Stati di identità e caratteristiche personali pag Concetto di sé e stima di sé. pag. 47 2

3 3.1. Per un integrazione dei concetti pag Conclusioni. pag. 51 CAPITOLO 3 L APPROCCIO NARRATIVO ALL IDENTITA pag Introduzione. pag La psicologia culturale... pag Il rapporto tra linguaggio e concetto di Sé.. pag L approccio narrativo e autobiografico. pag Gli indicatori del Sé. pag L approccio linguistico. pag I verbi cognitivi.. pag. 62 Parte seconda: La ricerca CAPITOLO 4 LA METODOLOGIA DELLA RICERCA pag Introduzione... pag Le tecniche di indagine per lo studio del Sé e dell identità pag Lo strumento di indagine. pag Modalità di somministrazione... pag La metodologia d analisi... pag I studio: La rilevazione degli aggettivi riferiti al Sé pag Il campione.. pag Obiettivo e ipotesi della ricerca pag Analisi dei dati.. pag II studio: La rilevazione dei verbi cognitivi.. pag Il campione. pag Obiettivo e ipotesi della ricerca pag Analisi dei dati.. pag III studio: La rilevazione degli indicatori del Sé. pag Il campione.. pag Obiettivo e ipotesi della ricerca pag Analisi dei dati. pag. 80 Parte terza: I risultati CAPITOLO 5 - STUDIO I: LA RILEVAZIONE DEGLI AGGETTIVI RIFERITI AL SE... pag L analisi statistica delle corrispondenze (AC) pag. 83 3

4 1.1.Tabelle dei profili.... pag I profili riga. pag I profili colonna pag I fattori.. pag L analisi descrittiva.. pag Le tabelle dei profili pag I profili riga.. pag I profili colonna.... pag Commento ai risultati.. pag. 102 a. Aspetti generali.. pag. 103 b. L immagine diretta e l immagine riflessa. pag. 104 CAPITOLO 6 STUDIO II: LA RILEVAZIONE DEI VERBI COGNITIVI... pag Il gruppo dei preadolescenti: anni... pag L analisi quantitativa... pag L analisi qualitativa.. pag Il mondo delle percezioni...pag Gli stati o processi di pensiero.pag Giudizi e valutazioni..pag Pensieri... pag Speranze. pag Gli altri gruppi verbali. pag Il gruppo degli adolescenti: anni.pag L analisi quantitativa... pag L analisi qualitativa.. pag Il mondo delle percezioni.. pag Gli stati o processi di pensiero pag Giudizi e valutazioni. pag Pensieri.. pag Speranze. pag Gli altri gruppi verbali. pag Preadolescenti e adolescenti a confronto.. pag L analisi quantitativa... pag L analisi qualitativa. pag Giudizi e valutazioni. pag Pensieri.. pag Speranze... pag

5 3.3. Riflessioni conclusive. pag. 128 CAPITOLO 7 STUDIO III LA RILEVAZIONE DEGLI INDICATORI DEL SE.. pag Il gruppo dei preadolescenti: anni pag Aspetti generali e differenze di genere.. pag Il gruppo degli adolescenti: pag Aspetti generali e differenze di genere pag Preadolescenti e adolescenti a confronto pag Aspetti generali pag Le differenze di genere.. pag I maschi.. pag Le femmine.. pag Riflessioni conclusive. pag. 139 CAPITOLO 8 RIFLESSIONI CONCLUSIVE..pag. 141 APPENDICE Sezione A-Lista verbi cognitivi (corpus lingua Italiana).pag. 145 Sezione B-Questionario di autopresentazione..pag. 161 Sezione C-Analisi delle corrispondenze (cap. 5)..pag. 166 I)tabella di contingenza n. 3 (gruppo a) - cap. 4 par pag. 166 II)tabella profili riga tab. n. 2 cap. 5 par pag. 168 III)tabella profili colonna tab. n. 4 cap. 5 par pag. 171 IV)contributi assoluti aggettivi per grafico simmetrico righe cap. 5 par pag. 175 V)contributi assoluti imm. diretta e imm. riflessa per grafico simmetrico congiunto delle righe e delle colonne cap. 5 par pag. 176 Sezione D-Analisi descrittiva (cap. 5)..pag. 177 I)tabella di contingenza n. 3 gruppo b - cap. 4 par pag. 177 II)profili riga aggettivi gruppo b tab. n. 6 cap. 5 par pag. 184 III)profili colonna aggettivi gruppo b tab. n. 8 - cap. 5 par pag. 191 BIBLIOGRAFIA pag

6 6

7 INTRODUZIONE Credo di essere abbastanza indeciso su me stesso. La verità è che non ho un vero e proprio carattere. È soltanto ciò che viene fuori dal mio abbandonarsi all istinto. Non che io non rifletta su ciò che faccio, ma semplicemente non ho idea di come questo possa essere. Sono sempre stato interessato al mondo di fuori, ma non me n è importato dei sentimenti e delle mie inclinazioni personali. Non ho neanche un concetto di bene o male ma semplicemente bene e male per me. Forse un solo aggettivo mi sta bene: egoista. Lo dico tranquillamente poiché per me è una qualità non un difetto. Autopresentazione di un ragazzo di I superiore Forse da sempre si sente dire che quello dell adolescenza è un periodo critico e difficile; sono molte le fonti, più o meno autorevoli, che sostengono quanto appena detto. Credo che la lettura delle parole citate sia il migliore esempio della complessità dell essere adolescenti oggi. Il processo di formazione dell identità si può rappresentare come un percorso lungo e complesso durante il quale il soggetto si trova a dover realizzare un lavoro di sintesi, di rielaborazione e integrazione tra le esperienze pregresse e quelle future alla ricerca di un equilibrio tra continuità e cambiamento. La ricerca di un equilibrio dinamico tra l essere sempre se stesso e contemporaneamente raggiungere nuovi traguardi, passa attraverso: l esplorazione delle alternative offerte dal proprio contesto di vita e sviluppo, l individuazione e la sperimentazione dei sé possibili, la ricerca di congruenza tra le diverse immagini e rappresentazioni di sé elaborate nel corso della propria esperienza. Lo studio condotto da Erikson (1956) ha spostato l attenzione sul concetto di identità puntando ad analizzare il rapporto tra l individuo e la realtà sociale. Negli studi sull adolescenza si è così, nel tempo, affermata sempre di più una prospettiva 7

8 di tipo interazionista che tenesse conto di molteplici fattori nella costruzione dell identità. E evidente l interdipendenza che esiste tra le varie sfere personali, sociali e culturali dell adolescente e l influenza che hanno sul processo di costruzione dell identità. Per questo motivo non si può parlare di una ma di mille adolescenze perché le situazioni territoriali, le opportunità formative, le culture di riferimento familiari e sociali sono estremamente diverse e determinano un variegato universo adolescenziale (Iard,1998, II). Il presente lavoro di ricerca intende esplorare come negli adolescenti avviene il processo di costruzione dell immagine di sé, adottando una metodologia d analisi di tipo qualitativo (cfr. cap. 4) che cioè adotta un atteggiamento esplorativo per ricercare quali sono gli elementi che consentono, a posteriori, di leggere la realtà osservata. Questo studio nasce sulla scia di un progetto di promozione alla salute e prevenzione dall abuso di sostanze alcoliche rivolto studenti delle scuole medie inferiori e superiori, cofinanziato dalla Regione Marche. Tra gli strumenti adoperati nel progetto è stato utilizzato un questionario di autopresentazione (cfr. cap. 4) che consentisse alla persona di raccontare quanto e cosa voleva di se stessa. Da qui è scaturito l interesse ad approfondire il processo di costruzione dell identità negli adolescenti adottando un approccio di tipo narrativo: l uso del questionario di autopresentazione ha reso necessario un ampliamento delle cornici teoriche di studio includendo anche l area del linguaggio come strumento di conoscenza di sé. Questo nel tempo ha consentito di focalizzare l attenzione su differenti aspetti della costruzione dell immagine di sé, per questo sono tre gli studi effettuati sulle autopresentazioni: il primo, volto a rilevare gli aggettivi riferiti al Sé, il secondo, rileva gli indicatori di Sé (Bruner, 1995) e il terzo, rileva nel testo i verbi cognitivi Petöfi, 1973, 1980, 1982). L obiettivo dei tre studi è quello di esplorare quali sono le caratteristiche delle immagini di Sé che gli adolescenti esperiscono, cioè l insieme - implicito o esplicito - di valutazioni e giudizi personali che, associati a particolari stati cognitivi e affettivi, sono utili a definire il concetto che gli adolescenti hanno di se stessi. 8

9 La ricerca intende, dunque, indagare quali caratteristiche di sé i giovani mettono in risalto per descriversi e come queste possono essere ricondotte al processo di costruzione dell identità. Per la trattazione del lavoro di ricerca si è scelto di differenziare tre parti tematiche: -la prima, di carattere teorico, in cui sono stati ripresi i principali studi e modelli teorici sul tema del sé e dell identità cercando di evidenziare i legami con lo sviluppo dell adolescenza. E stato inoltre trattato il tema dell approccio narrativo allo studio dell identità. -La seconda, dedicata alla metodologia della ricerca, in cui sono spiegati i tre studi condotti e illustrato il campione di volta in volta coinvolto. -La terza parte, è dedicata alla presentazione dei risultati di ciascuno studio e alle considerazioni conclusive sulla ricerca. 9

10 PARTE PRIMA: GLI APPROCCI TEORICI DI RIFERIMENTO 10

11 CAPITOLO 1. IL SE E L IDENTITA Il concetto di Sé è un concetto allo stesso tempo molto familiare e molto sfuggente: è familiare, perché ciascuno individuo convive con la propria versione personale fin dall infanzia e ne è consapevole quasi costantemente durante la propria vita, in effetti, lo considera come l essenza stessa dell identità individuale. Eppure è un concetto sfuggente, per molti versi inafferrabile: non è facile da definire, da descrivere né da studiare. Nella trattazione del Sé spesso è affiancata la nozione di Identità; anche se in letteratura non è del tutto chiarito il rapporto esistente tra il concetto di sé e quello di identità. Fare ricorso al significato dei due termini può aiutare a comprendere meglio i due concetti; dall enciclopedia on line Treccani 1 troviamo: sé - in psicologia ( ) con accentuazione più specificamente sociale: di immagine che l'individuo si forma di sé stesso in base alle risposte degli altri, in un contesto che permetta l'assunzione di ruoli diversi o l'immedesimazione in essi. identità (psicologia) è una delle caratteristiche formali dell Io, che avverte la propria uguaglianza e continuità nel tempo come centro del campo della propria coscienza. La percezione di avere un i. personale e la consapevolezza che gli altri la riconoscano è condizione necessaria della sanità psichica ( ). (scienze sociali) Il complesso degli elementi e dei processi relativi all individuazione di una persona, o di un soggetto collettivo, in quanto tale, da parte di sé o da parte degli altri Essi appaiono essere complementari tra di loro, ciascuno assume infatti la sua specificità solo in riferimento all altro che contribuisce a chiarine il significato. La nozione di Sé rimanda alla molteplicità delle esperienze che le persone fanno di se stesse Palmonari (1989) ma anche alla molteplicità dei contesti che contribuiscono a strutturare le diverse e molteplici immagini di sé. Questo ci consente di riflettere su due aspetti collegati tra loro: innanzi tutto, che sia possibile 1 11

12 scomporre l immagine di sé in diverse componenti che conducono ad una idea del Sé non come entità monolitica ma come una struttura complessa e articolata sottoposta a continue fluttuazioni a seconda dei contesti in cui viene espressa. Inoltre, che le componenti dell immagine di sé vengano fatte derivare dalle esperienze che i soggetti fanno rispetto a ambiti della loro esistenza considerati significativi. L esperienza di sé è molto vasta e comprende (Palmonari, ibid.), ad esempio, le varie forme di conoscenza di sé (Neisser, 1988) e di consapevolezza di sé (Damon, Hart, 1988) acquisite nel corso dello sviluppo; il concetto di sé, ossia le teorie che le persone utilizzano per definire se stessi (Harter, 1983; Berzonsky, 1988); le rappresentazioni di sé che i soggetti costruiscono grazie all integrazione delle varie forme di conoscenza di sé; le presentazioni di sé, che riguardano, gli aspetti delle rappresentazioni di sé che il soggetto presenta agli altri nelle diverse situazioni di vita sociale. La nozione di identità (Erikson, 1968; Marcia et al, 1993) fa riferimento a quell esperienza di natura fenomenologica che si fonda sul sentirsi se stessi nonostante i cambiamenti sperimentati nel tempo e nello spazio e sull essere riconosciuti come tali dagli altri significativi (Mead, 1934). E dunque una sintesi delle esperienze cognitive e affettive che strutturano il rapporto sé-mondo (Codol, 1980). E importante sottolineare l ampiezza di questo settore di studi tenendo conto non solo degli approcci che testimoniano la molteplicità e la diversità di orientamenti teorici a cui fare riferimento, ma anche della complessità del fenomeno e della pluralità di componenti che entrano in gioco (cognitive, emotive, comportamentali, motivazionali, sistemi di esperienze che si strutturano attraverso l interazione con l ambiente). Nella letteratura internazionale è possibile riconoscere la contrapposizione di due visioni allo studio della conoscenza di se stessi in relazione con l altro: quella americana, social cognition (Fiske, Taylor, 1991; Arcuri, Castelli, 2000), che considera l immagine dell individuo come elaboratore di informazioni e quella europea, socio-costruttivista (Gergen, 1985; 12

13 Billing, 1996; Palmonari, 1989), che invece ritiene l individuo come attore sociale della vita quotidiana. Riprendendo il contributo di Mancini (2001), che ripercorre i vari approcci teorici e il loro apporto allo studio del sé e dell identità, si presentano qui di seguito i differenti contributi teorici che consentono di evidenziare quali sono i processi e meccanismi di volta in volta implicati nella costruzione dell immagine di sé. Gli approcci considerati fanno riferimento a differenti prospettive di studio: quella di tipo cognitivo, quella sociale e quella motivazionale; per ciascuna saranno approfonditi, in particolare, gli aspetti che più si collegano alla costruzione dell immagine di sé degli adolescenti. 1. Gli approcci cognitivi 1.1. Aspetti generali Gli studi nell ambito della social cognition, pongono l attenzione verso i processi attraverso i quali le conoscenze sul sé vengono organizzate a livello cognitivo, tendendo così a privilegiare l analisi degli aspetti strutturali e contenutistici ma trascurando il ruolo che i contesti sociali e relazionali svolgono sui processi di costruzione del sé. Gli autori che si collocano all interno di questo filone di studi considerano il sé come una rete di conoscenze e di informazioni in qualche modo correlate tra di loro. Il concetto di sé si configura non come un sistema monolitico e compatto, ma come una struttura formata da diverse componenti che possono essere definite come strutture di conoscenza organizzate attorno a specifici nuclei tematici o a differenti tipi di situazioni (Markus, Nurius 1986; Kihlstrom, Cantor 1984). Ciò sta a significare che una persona potrebbe avere un concetto di sé composto da concezioni parziali che dipendono dai campi di interesse e di attività nei quali è inserita, dunque la rappresentazione di sé è tanto più articolata quante più sono le esperienze condotte. Secondo l approccio di studi della social cognition, il sé si costruisce attraverso un processo continuo di generalizzazioni con cui l individuo si 13

14 forma un idea sempre più precisa e diversificata del tipo di persona che pensa di essere in relazione ad uno, o più, determinati ambiti della sua vita. Markus e Nurius (ibid.) definiscono lo schema di sé come il risultato di generalizzazioni circa il Sé che derivano dalle esperienze passate, organizzate in memoria esse aiutano le persone a integrare e spiegare il proprio comportamento. Tali schemi di sé rappresentano le componenti centrali del concetto di se stessi e corrispondono alle dimensioni cognitivo/affettive con le quali i soggetti si descrivono. Lo distinguono dalle concezioni di sé che considera come concezioni riferite a se stessi non stabili nel tempo ma più episodiche e dipendenti dal conteso nel quale si attivano. Secondo Markus e altri (Markus, Nurius, ibid.; Markus, Wurf, 1987) gli schemi di sé hanno maggiori probabilità di essere accessibili all individuo quando pensa o descrive se stesso, in quanto più stabili delle concezioni di sé che sono invece più saltuarie. In base a questo approccio, quindi, le informazioni sulla base delle quali il concetto di sé si costruisce possono essere diverse da persona a persona non solo rispetto al contenuto ma anche rispetto alla centralità; queste derivano infatti dai dati di esperienza che vengono rielaborati dal soggetto, per questo una certa dimensione centrale nell autodescrizione di una persona può essere del tutto irrilevante per un altra. Gli schemi di sé una volta organizzati in memoria aiutano le persone a integrare e spiegare il proprio comportamento Sistemi di conoscenza di se stessi Nell ambito di questo approccio di studi, si ritiene siano tre le occasioni grazie alle quali l individuo arriva a conoscere chi realmente é: la prima è rappresentata dall osservazione del comportamento, cioè del modo in cui ci si comporta nelle diverse situazioni della vita quotidiana. Secondo Bem (1967) che teorizza un autopercezione da parte del soggetto, l osservazione dei comportamenti è riferita soprattutto agli aspetti secondari del sé, quelli meno importanti oppure quando le altre fonti di informazione sono insufficienti e ambigue. Si possono inferire i propri sentimenti dal comportamento quando ad esempio non si è certi delle proprie credenze, atteggiamenti e preferenze personali; vi si può ricorrere anche ad esempio 14

15 quando le pressioni esterne impongono una certa urgenza. La seconda si riferisce, invece, agli aspetti più rilevanti e centrali della persona e deriva dalle inferenze sui propri stati psicologici interni, sulle proprie cognizioni, emozioni e motivazioni. Andersen, Ross (1984) sostengono che queste inferenze sono maggiormente in grado di fornire informazioni su stessi di quanto non lo siano gli indizi che derivano dall osservazione dei comportamenti, infatti i pensieri e i sentimenti - differentemente dalle azioni - possono essere modificati o controllati dal soggetto con difficoltà. Molto importante e largamente condivisa anche da altri approcci di studio, è la terza fonte di conoscenza del sé: quella derivante dai processi di comparazione fra stati reali e ipotetici del sé, secondo cui i sistemi di credenze che le persone possiedono e utilizzano quando parlano di se stesse non riguardano solo le caratteristiche che si riconoscono allo stato attuale ma anche ipotetici sé proiettati nel futuro. Con l espressione sé possibili (Markus, Nurius, 1986) ci si riferisce alle rappresentazioni cognitive che le persone costruiscono riguardo a ciò che esse possono, vogliono o temono di diventare. Come sosteneva Minsky (1988) quello che potrebbe definirsi sé attuale è la sintesi della costruzione derivante da più autoimmagini che rimandano alla percezione soggettiva di sé. Queste idee che il soggetto ha su se stesso, gli derivano dall elaborazione personale e intrapsichica di informazioni di tipo sociale, contestuale e temporale. Nel descriversi le persone possono rappresentarsi in termini di come vorrebbero essere (sé ideale) o di come dovrebbero essere (sé normativo); alcune rappresentazioni possono riguardare la realizzazione di obiettivi ai quali le persone aspirano (sé desiderati) mentre altre possono essere legate a possibili timori più o meno fondati (sé temuti). In quanto manifestazioni cognitive degli scopi, delle aspettative, delle paure e dei bisogni i sé possibili vengono considerati come mediatori dell esperienza. Il ruolo che viene loro riconosciuto è quello di fungere da guida delle azioni svolte al conseguimento di uno scopo. Proprio in virtù di questo processo di confronto con il sé attuale e della percezione di discrepanza rispetto a 15

16 quello desiderato o temuto, i sé possibili assolvono anche alla funzione di fornire un contesto valutativo e interpretativo del sé attuale. In questo senso i sé possibili includono anche quel versante strettamente soggettivo nel quale prendono parte speranze e paure. Accanto ad una proiezione più o meno verosimile su di sé nel futuro (su chi plausibilmente si potrebbe diventare) anche i sé sperati e i sé temuti costituiscono altrettante immagini che convergono nel processo di costruzione dell identità, affiancando dimensioni evidentemente soggettive ad elementi provenienti dall esterno. La concettualizzazione dei sé possibili rappresenta un contributo alla riflessione sul processo di formazione dell identità, sul cambiamento evolutivo e sulla transizione soprattutto per quel che riguarda gli aspetti dinamici e i fattori che promuovono tale cambiamento. Alcuni studi (Dunkel, 2000) sostengono che la generazione di sé possibili favorisca il processo di esplorazione nella costruzione dell identità e sia dunque legata al cambiamento evolutivo. Infatti la capacità del soggetto di produrre e interiorizzare dei possibili sé è correlata alla disponibilità a mettersi in discussione e alla motivazione e propensione al cambiamento (Dunkel, Anthis, 2001) Le funzioni del Sé Nell ambito dell approccio di tipo cognitivo allo studio del sé, un ulteriore approfondimento è relativo alle funzioni che il Sé può essere chiamato a svolgere nella vita delle persone. I comportamenti che le persone mettono in atto, così come i loro pensieri e le loro emozioni risultano influenzati e modellati dalle concezioni che esse elaborano a proposito di se stesse, una volta organizzate nella memoria queste strutture di conoscenza funzionano come degli schemi. In letteratura molti studi (alcuni tra gli altri, cfr. Markus, Wurf 1987.; Kihlstorm, Cantor, 1984.) hanno evidenziato la funzione del sé come schema anticipatorio di comportamenti. Sono molteplici gli aspetti del processo di elaborazione dell informazione su cui può incidere il concetto di sé; ad esempio gli schemi di sé influenzano la memoria autobiografica della persona (Markus, 1977) nel senso che facilitano l organizzazione dei ricordi delle esperienze passate permettendo di 16

17 ricordare con maggiore facilità esempi di comportamenti in linea con lo schema desiderato. Su questo filone di studi altre ricerche hanno dimostrato che gli schemi di sé facilitano i processi di inferenza e di attribuzione permettendo non solo di prevedere i comportamenti futuri (Markus, ibid.; Andersen, 1984; Andersen, Ross 1984), ma anche di attribuire significato ai nostri comportamenti stabilendo se questi sono disposizionali o situazionali in base al fatto di essere stati percepiti come coerenti o in contrasto con l immagine che si ha di sé (Kulik, Sledge, Mahler, 1986). Inoltre, il concetto di sé influenza anche il modo in cui gli altri vengono percepiti e valutati; gli studi sulla percezione sociale indicano che, in genere, le persone tendono a valutare gli altri su dimensioni ritenute importanti per se stessi, a dare cioè giudizi sugli altri ancorandoli alla valutazione di sé (Markus, Wurf, ibid.; Arcuri, Boca, Bucchieri, 1994). Il rapporto tra percezione di sé e percezione degli altri è un processo di influenzamento bidirezionale dal momento che possono essere individuate situazioni nelle quali è il giudizio su di sé ad essere influenzato dalla percezione degli altri (Markus, Smith, Moreland, 1985). Un altro filone di studi tende a considerare il concetto di sé come regolatore del/i comportamento/i (Markus, Wurf, ibid.), sono oggetto d attenzione i processi attraverso cui le persone arrivano a compiere determinate azioni nella loro vita quotidiana. Il sé incide sulla definizione e sulla scelta degli obiettivi/scopi che le persone stesse si prefiggono attraverso i sentimenti di efficacia e di competenza e inoltre, influenza i compiti o i problemi che le persone decidono di affrontare in un certo momento della loro vita e le strategie adottate per farvi fronte (Cantor et al 1987). Le dimensioni desiderate, temute, future o normative del concetto di sé promuovono comportamenti finalizzati alla riduzione delle discrepanze percepite con il sé attuale, mentre i bisogni di espressione di sé spingono all adozione di comportamenti che rendano esplicite agli occhi degli altri certe caratteristiche di sé. Le componenti di questo processo di autoregolazione riguardano la definizione degli scopi (es.: sentimenti di efficacia e competenza: Bandura, 1986, 1997; coping: Zani, Cicognani, 1999), la definizione di piani strategici (es.: schemi di sé, 17

18 discrepanza tra le diverse dimensioni del sé) e l automonitoraggio e valutazione (es.: consapevolezza di sé, confronto con standard interni ed esterni). Secondo questa prospettiva teorica un ulteriore ruolo attribuito al sé è quello di mediatore dei comportamenti interpersonali. I fattori responsabili dei comportamenti interpersonali sono stati individuati soprattutto nella disposizione individuale a modellare in maniera socialmente desiderabile la presentazione di sé (Snyder, 1979) e nella tendenza a confrontarsi con persone che hanno caratteristiche o gusti simili ai propri. Se la conoscenza di sé può influenzare le prese di decisione e le strategie utilizzate nei processi di interazione sociali, le situazioni interattive forniscono a loro volta nuove informazioni che possono essere integrate nell immagine che le persone hanno di sé e modificarne gli elementi di conoscenza. I feedback che derivano dal modo in cui ci presentiamo agli altri e dai nostri comportamenti interattivi costituiscono elementi di conoscenza che attraverso processi di selezione e elaborazione, rientrano in quella struttura di conoscenze da cui il sé e formato (Markus, Wurf, ibid.) Lo sviluppo della conoscenza di sé Nell ambito dell ottica cognitivista viene approfondito anche il tema dello sviluppo della conoscenza di sé, partendo dall assunto di base che l acquisizione e l elaborazione delle informazioni circa se stessi sono processi le cui caratteristiche sono legate a cambiamenti riscontrabili nelle modalità del funzionamento cognitivo. Esistono due approcci: uno che è possibile definire come evolutivo, cioè interessato ad approfondire la consapevolezza di sé partendo dai cambiamenti che emergono nei processi direttamente implicati nello sviluppo della conoscenza di sé (es.: funzionamento dei sistemi di pensiero e della memoria). L altro come cognitivo (o socio-cognitivo), cioè tendente a far emergere la modalità attraverso cui, nel corso della crescita, le conoscenze di sé si strutturano e si organizzano in base allo sviluppo cognitivo dell individuo L ottica evolutiva 18

19 Affrontando il tema del processo di conoscenza di sé secondo l ottica evolutiva, vanno citati gli studi di Neisser (1988) che è uno degli esponenti principali della corrente cognitivista; egli considera il concetto di sé come composto dalla rete di teorie e di assunti che le persone elaborano, durante tutto il percorso della loro vita, a proposito di stesse. Distingue cinque tipi di conoscenza di sé (sé ecologico, sé interpersonale, sé concettuale, sé esteso e sé privato) elaborati in modi e tempi diversi in base alla fase dello sviluppo dell individuo: all inizio si definiscono sopratutto tramite la percezione più tardi tramite il pensiero e infine mediante la memoria. Queste diverse forme di conoscenza di sé non rappresentano per Neisser parti del concetto di sé, ma definiscono aspetti diversi del sé cioè quello che le persone sono da punti di vista diversi. Con il termine sé ecologico l Autore si riferisce agli aspetti di interazione con l ambiente fisicamente inteso, vale a dire una consapevolezza di sé che riguarda l essere corpo in un mondo di oggetti solidi e distinti; il sé interpersonale è un agente del mondo sociale, è il sé impegnato nelle relazioni immediate, non riflessive, con altre persone e per questo è composto anche da elementi emotivo-affettivi. Con il sé esteso intende il perdurare della consapevolezza di sé lungo l asse temporale come soggetto che viene da un passato e dal presente si proietta in rappresentazioni future; il sé privato è la congiunzione di stati interni soggettivi e non condivisi con altri, in cui il soggetto sperimenta qualcosa come un emozione o un sentimento riservato e personale. Il sé concettuale deriva dalla generalizzazione di diverse immagini di sé e di diversi significati esperiti nel rapporto con l ambiente fisico, con la propria identità con il proprio mondo interiore nonché all interno di relazioni sociali e interpersonali L ottica cognitiva (o socio-cognitiva) Nell affrontare il processo di conoscenza di sé secondo un ottica più strettamente cognitiva, due sono gli autori che hanno elaborato dei modelli per spiegare lo sviluppo della conoscenza che un soggetto ha di sé: il modello di cambiamento del concetto di sé di S. Harter (1983, 1994) e il modello multidimensionale dello sviluppo della comprensione di sé di Demon e Hart (1982, 1988). 19

20 Sono molti gli aspetti in comune tra questi schemi teorici, ma quello su cui divergono è proprio l ancoraggio agli stadi cognitivi; Demon e Hart, diversamente da quanto sostenuto dalla Harter, applicano il loro modello di sviluppo alle singole dimensioni della conoscenza del sé e non alla persona intesa nella sua globalità Il modello di cambiamento del concetto di sé di S. Harter Secondo questa Autrice la costruzione della conoscenza di sé è il prodotto dell interazione tra lo sviluppo delle capacità cognitive e le esperienze di socializzazione che giocano un ruolo rilevante rispetto ai cambiamenti sia dei contenuti che compongono le immagini di sé, sia dei processi attraverso i quali tali conoscenze vengono elaborate. Le specifiche capacità cognitive che si sviluppano con la crescita dell individuo consentono, dunque, di modificare e di affinare sempre di più la struttura del Sé e l organizzazione delle rappresentazioni relative al Sé. Nel modello che lei propone, il cambiamento del concetto di sé si articola su due dimensioni: la prima, riguarda il contenuto del concetto che le persone hanno su se stesse e considera le varie descrizioni del sé durante l arco della vita dell individuo; la seconda, riguarda il modo in cui le conoscenze vengono cognitivamente organizzate nel corso dello sviluppo. Per quanto riguarda l aspetto del modo, sostiene che nel tempo i soggetti tendono a integrare le informazioni di cui sono via via consapevoli senza che queste scompaiano tra una fase dell età all altra; superando così quella visione che propone una graduale progressione nella descrizione di sé. Riferendosi al contenuto, l Autrice distingue gli aspetti più direttamente osservabili (es.: attributi fisici e comportamenti) dagli aspetti psicologici (es.: emozioni, affetti, cause, scopi ). I cambiamenti strutturali del concetto di sé dalla prima infanzia all età adulta vengono descritti attraverso una evoluzione che riprende gli stadi dello sviluppo cognitivo elaborati da Piaget (1964). Senza scendere nel dettaglio di questa articolazione, vorrei invece mettere in evidenza i due processi che aiutano l individuo a strutturare maggiormente la consapevolezza di sé: quello di differenziazione e quello di integrazione. Il livello di differenziazione consente al 20

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