Note brevi. Il Rapporto Giovani,imprese e lavoro L economia reale attraverso il contributo dei giovani

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1 Note Brevi vi danno appuntamento alla seconda metà di Gennaio 2014

2 Note brevi n 14 / Dicembre Il Rapporto Giovani,imprese e lavoro L economia reale attraverso il contributo dei giovani 1 Il Rapporto è stato realizzato congiuntamente dal Centro Studi Unioncamere e da CamCom Universitas Mercatorum, con il coordinamento di Domenico Mauriello e da Alessandro Rinaldi. 2 Per imprese giovanili si intendono le ditte individuali il cui titolare abbia meno di 35 anni, nonché le società di persone in cui oltre il 50% dei soci abbia meno di 35 anni oppure le società di capitali in cui la media dell età dei soci e degli amministratori sia inferiore a tale limite d età. L analisi strutturale si basa sui dati relativi al 2012 (dati di fine periodo) e quella dinamica confronta il 2012 al A partire dal 2005, in applicazione del D.p.r. 247 le Camere di commercio possono procedere alla cancellazione d ufficio dal Registro delle imprese di aziende non più operative da almeno tre anni. Per tenere conto di tali attività amministrative, ai fini statistici di Movimprese i confronti temporali sono stati calcolati depurando i relativi stock dalle cancellazioni disposte d ufficio. Quindi, Il tasso di evoluzione (o tasso di turnover netto) è dato dal rapporto tra il saldo tra iscrizioni e cessazioni nette rilevate nel periodo e lo stock delle imprese registrate al termine del periodo precedente o può essere alternativamente calcolato come differenza tra il tasso di iscrizione e il tasso di cessazione, relativi al periodo esaminato. Unioncamere nel giugno 2013 ha pubblicato il Rapporto Giovani, imprese e lavoro e lo ha presentato - in occasione della 11a edizione della Giornata dell Economia delle Camere di commercio valorizzando il ruolo determinante della componente giovanile per l ammodernamento e lo sviluppo del tessuto economico del nostro paese. Di tale rapporto il Centro Studi Legacoop, ritenendo l argomento trattato di estremo ed attuale interesse, intende qui fornire una brevissima sintesi, riassumendone i principali elementi. Il Rapporto si compone di due Sezioni: 1a Sezione - Leggere l economia dalla prospettiva dei giovani, che consta di tre capitoli: (1)-Il potenziale dei giovani e i percorsi di accesso al mercato del lavoro; (2)-Giovani: un capitale che frutta innovazione e competitività; (3)-Le misure di sostegno alla nuova imprenditorialità in una visione europea. La 2a Sezione - Un racconto inedito sui giovani e sulle loro imprese, che comprende tre capitoli : (1)-Giovani, qualità e competitività; (2)-Giovani e innovazione; (3) Giovani, sostenibilità e futuro, ognuno dei quali si concentra sugli story-tellings di casi di imprese giovanili che hanno avuto successo. Al 31 dicembre 2012, in Italia esistono più di 675mila imprese giovanili, presenti nei Registri delle Camere di Commercio, ovvero l 11,1% dello stock imprenditoriale totale nazionale (vedi Tabella I). La crescita di tale fenomeno è peraltro significativa, poiché, di fronte alla sostanziale stagnazione del numero di imprese totali dovuta alla crisi, nel 2012 il tasso annuo di crescita (differenza tra natalità e mortalità), al netto delle cessazioni d ufficio 2, delle imprese giovanili 3 è stato del 10,1%, con un saldo, fra iscritte e cessate, di oltre 70mila unità. Fra le imprese giovanili è significativa la componente a conduzione femminile che, nel 2012, ne rappresenta il 27,2%, un incidenza superiore a quella mostrata da tutte le imprese femminili sul totale delle imprese italiane (23,5%), e in crescita del 10,7% fra il 2011 e il Altro segmento interessante è quello rappresentato dai giovani imprenditori stranieri, che ha un incidenza del 18,2% sul totale e registra un tasso di crescita del 2012 sul 2011 pari al 14,8%. Tra le imprese giovanili italiane ci sono anche le cooperative. Esse costituiscono il 2,0% imprese giovanili, e sono incrementate nel 2012 rispetto al 2011 del 12,2%. 1

3 Tabella I (--) Dato non disponibile. * Riguardo ai diversi segmenti dell'imprenditoria giovanile (imprese femminili, straniere, cooperative e artigiane), il totale delle imprese è quellodello specifico corrispondente segmento. ** Vedi nota 3. Osservando la distribuzione delle imprese giovanili nei settori di attività (Grafico I), spicca la rilevanza che assumono le attività del Terziario fra tutte le altre. In questo settore le imprese giovanili rappresentano l 11,7%, mentre l Industria in senso stretto appare quella con minore appeal fra i giovani imprenditori (7,0%), molto probabilmente in ragione degli alti costi finanziari iniziali. Una minore attrattività che contraddistingue anche il settore primario dell Agricoltura (7,2%), dove però in tutti gli ambiti si sono avuti segnali importanti di crescita nel 2012 (+6,7% nelle coltivazioni agricole, +8,9% nella pesca, +11,0% nella silvicoltura). Nel comparto delle Costruzioni, invece, si registra un alta incidenza, il 13,9%, di imprese under 35, concentrate nelle attività di finitura e di riparazione/manutenzione degli edifici. Nella parte destra del grafico I vengono indicati (in colore rosa) alcuni comparti del macrosettore dei Servizi, dove più ricorrenti sono le imprese giovanili, fra questi comparti spicca per numerosità il segmento del commercio (con un incidenza del 12,1%), ma tutti sono caratterizzati da una rilevante incidenza sul dato nazionale, come nei servizi turistici di cui le imprese giovanili rappresentano il 14,7%. 2

4 Grafico I * Al netto delle imprese non classificate. La distribuzione geografica delle imprese giovanili premia vede in testa l area meridionale del Paese, e non è un caso. Con un incidenza del 13,9% sul totale delle imprese, rispetto alla media nazionale dell 11,1%, il Mezzogiorno è infatti la ripartizione territoriale con la più alta incidenza di imprese giovanili (v. Tabella II). Ci sono ragioni ben precise: le difficoltà di accesso al mercato del lavoro nei tradizionali canali del lavoro dipendente spingono spesso i giovani meridionali a tentare l avventura imprenditoriale, anche quando non sempre vi è una vocazione specifica in tal senso. Inoltre le incentivazioni pubbliche allo start-up di imprese giovanili sono, nel Mezzogiorno, in ragione delle regole sui regimi di aiuto nelle regioni a ritardo di sviluppo, maggiori, più differenziate tipologicamente e di maggiore intensità rispetto all investimento iniziale. 3

5 Tabella II Vi è poi un fattore squisitamente demografico: essendo le regioni del Mezzogiorno quelle con la più alta densità di giovani sul totale della popolazione residente, ciò si rispecchia anche nella demografia imprenditoriale. Ma, si legge nel Rapporto, non sempre tutto ciò si traduce in una capacità stabile di creare iniziative vincenti e in grado di crescere, specie in regioni ad elevatissima densità di imprese giovanili, ma collocate agli ultimi posti quanto a classifica nazionale della povertà e dei consumi pro capite. Andando ad esaminare il fenomeno della natalità delle imprese giovanili con maggiore dettaglio territoriale, si evidenzia come siano soprattutto le realtà, dove è particolarmente difficile il contributo del contesto socio-economico a supporto dell imprenditoria, quelle che forniscono una particolare spinta verso l impresa giovanile. Le province della Calabria, della Sicilia, e alcune province campane e 4

6 lucane appaiono infatti fra le prime dieci nella graduatoria secondo l incidenza delle iscrizioni di imprese giovanili sul totale delle iscrizioni di tutte le imprese ai registri camerali nel Tabella III All estremità opposta della graduatoria, troviamo le province del Centro-Nord, prevalentemente del Nord Est, con Trieste che, per quota di iscrizioni di imprese giovani sul totale, è l ultima (26,9%). La provincia di Milano, altro luogo generalmente elettivo dell imprenditorialità endogena, è addirittura penultima, con una incidenza di iscrizioni di imprese under 35 pari al 27,3% (v. Grafico II). 5

7 Grafico II Grafico III Le imprese straniere giovanili rappresentano, al 2012, il 25,7% delle imprese straniere totali, un valore che è molto più alto dell incidenza calcolata sull intero universo delle imprese giovanili (che, come visto nel grafico I, si ferma all 11,1%). L imprenditoria straniera è quindi spiccatamente giovanile, e, con le sue attività produttive under 35, fornisce quindi un contributo importante al fenomeno complessivo dell impresa giovane nel nostro Paese (v. grafico III). I settori 6

8 a più alta concentrazione di imprese giovanili straniere sono l edilizia (il 32,1% delle imprese straniere è under 35), il commercio, i servizi di ristorazione (attorno al 25-26% in entrambi i casi), la silvicoltura e forestazione (29,8%), l industria dell abbigliamento (22,5%) e del cuoio-pelle (22,2%), la riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchi (26,8%), il ciclo dei rifiuti (22,1%), i servizi logistici e di corriere (30,1%). La distribuzione geografica del fenomeno evidenzia un certo equilibrio nella concentrazione delle imprese giovanili straniere, con una certa prevalenza nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte). Grafico IV Le imprese giovanili con titolarità femminile sono, nel 2012, , ovvero il 12,8% del totale delle imprese in rosa italiane (v. grafico IV). Nel solo 2012 il tasso di evoluzione delle imprese giovanili femminili ha toccato il 10,7%, a fronte di una sostanziale stabilità dell intera imprenditoria rosa (0,2%). Una dinamica di crescita sembra indicare per l impresa femminile giovanile un aumento della presenza nel terziario avanzato e nelle nuove tecnologie. Infatti, se proprio nei servizi avanzati l incidenza delle giovani imprenditrici sul totale delle iniziative femminili non supera il 12,0%, in molti segmenti di questo settore nel 2012 si registrano significativi tassi di incremento (nella produzione di software e consulenza informatica +8,3%, nelle attività professionali, scientifiche e tecniche +13,8%), mentre nei servizi turistici, nel commercio o in altri, si oscilla tra il 14 e il 15%. Nell industria e nell agricoltura si registrano minori incidenze, rispettivamente il 9,9% e il 6,3%. 7

9 Grafico V * Sebbene nel grafico non siano presenti le imprese non classificate, il totale economia le comprende. Le cooperative giovanili nel 2012 sono , con una incidenza del 9,1% sul totale nazionale delle imprese mutualistiche, si concentrano nel terziario, e in particolare nei servizi turistici dove incidono per il 10,9% sul totale delle cooperative esistenti nel comparto, nei servizi socio-assistenziali e nel trasporto e magazzinaggio (grafico V). Il tasso di natalità delle cooperative giovanili sul totale delle nuove cooperative appare molto elevato (26,2%), tasso che nell area Sud del paese supera il 30,0% (grafico VI), mentre le cessazioni rappresentano appena il 7,7% di tutte le cessazioni di cooperative, dato che starebbe ad indicare una maggiore resilienza di queste particolari cooperative rispetto alle altre, resilienza maggiore nell area Nord del paese rispetto al meridione dove evidentemente la crisi economica generale colpisce in maniera più pesante, anche le cooperative giovanili (8,5% di cessazioni rispetto alla media nazionale del 7,7%). 8

10 Grafico VI * Cessazioni non d ufficio Vedi nota 2 Unioncamere ha provato a stimare per la prima volta il valore aggiunto prodotto dall occupazione giovanile, che nel 2011 ammonta a 242,5 miliardi di euro, corrispondenti a una quota del 17,2% sul totale del valore aggiunto del nostro Paese (Tabella IV). Si tratta di un incidenza estremamente significativa, pari all incirca all apporto di un grande comparto dell economia come quello dell industria in senso stretto. Il valore aggiunto prodotto dall insieme delle imprese giovanili, sotto il profilo dei vari ambiti settoriali, è concentrato nel terziario per il 75,9% del totale. Tabella IV (sintesi a cura del Centro Studi Legacoop) 9

11 Il copyright delle Note brevi è libero. Unica condizione: mettere in evidenza che il testo riprodotto è tratto da Note Brevi Centro Studi Legacoop. Le Note sono disponibili anche in inglese in NOTE BREVI 2013 Nota 13: Le cooperative italiane di Abitanti fra 2007 e II Nota 12: Le cooperative italiane di Abitanti fra 2007 e I Nota 11: La cooperazione nei primi dati del censimento 2011 Nota 10: cooperative e consorzi italiani. Dati in serie storica dal 2003 al Nota 9: Le nuove cooperative italiane del Dati generali di consistenza Nota 8: Grandi emedie cooperative sociali italiane. Andamenti Nota 7: Cooperative Sociali italiane. Andamenti Nota 6: Le cooperative Sociali italiane. Consistenza e dati al 2011 Nota 5: Piccole, Medie e Grandi cooperative dell Italia meridionale. Andamenti di Settori e Regioni. Nota 4: Piccole, Medie e Grandi cooperative italiane negli anni La presenza nell area meridionale Nota 3: Piccole, Medie e Grandi cooperative italiane negli anni Uno sguardo d insieme Nota 2: Le piccole cooperative italiane negli anni I Settori Nota 1: Le piccole cooperative italiane negli anni NOTE BREVI 2012 Nota 15: Le piccole cooperative italiane nel 2011 Nota 14: Le medie cooperative italiane negli anni : i Settori Nota 13: Le medie cooperative italiane Nota 12: Le grandi cooperative italiane negli anni I Settori Nota 11: Le grandi cooperative italiane negli anni Nota 10: Le nuove cooperative negli anni della crisi ( ) (II) Nota 9: Le nuove cooperative negli anni della crisi (I) Nota 8: Considerazioni sulla misurazione della redditività delle cooperative Nota 7: Le medie cooperative italiane nella crisi ( ) Nota 6: Le medie cooperative italiane nel 2010 Nota 5: I consigli di amministrazione nelle medie e grandi cooperative sociali italiane nel 2010 Nota 4: Le medie e grandi cooperative sociali italiane ( ) Nota 3: I consigli di amministrazione nelle grandi cooperative Nota 2: Le grandi cooperative italiane nella crisi ( ) Nota 1: Le grandi cooperative italiane nel

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