I FATTI AVVENUTI ALLA DIAZ DURANTE IL G8 DI GENOVA Una prospettiva psicosociale. Relatore: Prof.ssa Chiara Volpato. Tesi di Laurea di IRENE FACHERIS

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO BICOCCA Dipartimento di Psicologia Corso di Laurea Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici I FATTI AVVENUTI ALLA DIAZ DURANTE IL G8 DI GENOVA Una prospettiva psicosociale Relatore: Prof.ssa Chiara Volpato Tesi di Laurea di IRENE FACHERIS ANNO ACCADEMICO

2 Indice generale 1. Riassunto Abstract Introduzione I Fatti Prepararsi a Genova Il Settimo nucleo Giovedì 19 luglio Venerdì 20 luglio Sabato 21 luglio La notte alla Diaz Condanne I poliziotti I manifestanti La letteratura esistente Testi giornalistici Concita De Gregorio - Non lavate questo sangue Simona Mammano - Assalto alla Diaz Massimo Calandri - Bolzaneto Testimonianze Lorenzo Guadagnucci - Noi della Diaz Giacomo Gensini - Genova sembrava d'oro e d'argento Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini - Diaz Christian Mirra - Quella notte alla Diaz ZeroCalcare - La nostra storia alla sbarra, A.F.A.B., Genova. Non. È. Finita Riflessioni teoriche Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico Le teorie di riferimento I meccanismi di delegittimazione Il disimpegno morale L'influenza del contesto sociale Abu Ghraib L'obbedienza all'autorità My Lai I poliziotti Influenza del contesto e disposizioni interiori Dislocazione di responsabilità e obbedienza all'autorità Il senso di appartenenza La delegittimazione intragruppo e intergruppi Nei confronti dei manifestanti Nei confronti dei celerini Le vittime Riconoscere lo status di vittima Conseguenze politico istituzionali: la perdita di fiducia Conseguenze psicologiche individuali e relazionali: il trauma

3 8.3.1 Il bisogno di proteggersi e il timore di non essere creduti Le interviste Intervista a ZeroCalcare Intervista a Christian Mirra Intervista a Lorenzo Guadagnucci Riflessioni Conclusioni Bibliografia

4 1. Riassunto L'obiettivo di questa tesi è quello di analizzare i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 alla scuola Diaz-Pertini durante il G8 tenutosi a Genova, adottando una prospettiva psicosociale. Si cercherà, attraverso alcune teorie di riferimento, testimonianze scritte e interviste raccolte in prima persona, di delineare i due grandi punti di vista della vicenda: quello dei poliziotti e quello delle vittime. Verrà fatto un confronto tra le due versioni della realtà che i soggetti coinvolti avranno fatto emergere, sottolineando i processi di influenza sociale e di deumanizzazione. Emergerà come non sia possibile definire quale gruppo abbia completamente torto o completamente ragione (al netto degli abusi che ci sono stati e che sono ingiustificabili) e si cercherà di comprendere i diversi punti di vista, tenendo sempre a mente che comprendere un punto di vista non significa condividerlo, ma che la comprensione è necessaria, in generale per svolgere al meglio il mestiere di psicologo, ma soprattutto nello specifico per riuscire ad accettare quanto accaduto e riflettere sui fatti senza (troppi) pregiudizi. 4

5 2. Abstract This thesis focuses on analysing the events happened on July 21 st, 2001 at Diaz- Pertini school during the G8 held in Genova, adopting a psycho-social perspective. Thanks to referring theories, written depositions and collected first person interviews, we will try to define the two main points of view about the event: that is, the one concerning policemen and the one concerning victims. At last, we will compare the two versions emerged from the involved subjects' stories, also underlying the social influence and dehumanisation processes. The conclusions will highlight the impossibility to define which group is completely wrong and which one is completely right (always considering the abuses which were committed, which are unjustifiable). It will also clarify the need to try to understand first the different points of view, keeping in mind at the same time that understanding a point of view does not mean agreeing with it. Understanding is necessary in general for being a good psychologist, but most of all for being able to accept what specifically happened and to reflect on the events without (too many) prejudices. 5

6 3. Introduzione La sera del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz-Pertini di Genova, avviene quella che Amnesty International definisce la più grande sospensione della democrazia in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Temporalmente parlando ci troviamo alla fine dei tre giorni del G8. Dopo più di settantadue ore di scontri nelle diverse zone della città, agli uomini della polizia viene ordinata un'ultima perquisizione. Viene detto loro che all'interno della scuola Diaz-Pertini (che d'ora in avanti verrà chiamata Diaz, NdA), che è adibita a dormitorio per il Genoa Social Forum (il quale ha la sua sede ufficiale nell'edificio di fronte, la scuola Diaz-Pascoli), si nasconderebbero degli esponenti del blocco nero, conosciuti ormai a livello mondiale con il nome di black bloc. Così i poliziotti, tra cui gli uomini scelti e addestrati mesi prima del Settimo reparto, ma non solo loro, fanno irruzione nella scuola. Delle novantatré persone che i poliziotti fermano quella notte, ottantasette usciranno dalla Diaz in barella. Questa tesi è divisa in sei capitoli principali. Il primo capitolo racconta i fatti, per dare al lettore la possibilità di comprendere i capitoli successivi alla luce di ciò che è oggettivamente accaduto. Il secondo capitolo si occupa di presentare la letteratura esistente in merito al G8 di Genova, la quale verrà utilizzata come fonte per le testimonianze presenti all'interno della tesi. 6

7 Nel terzo capitolo vengono presentate le teorie di riferimento: i meccanismi di delegittimazione di Bar-Tal, il disimpegno sociale di Bandura, l'influenza del contesto di Zimbardo (cercando dei parallelismi con il famoso esperimento della prigione di Stanford), l'obbedienza all'autorità di Milgram. Nel quarto capitolo vengono riportate le testimonianze, sia dei poliziotti sia delle vittime, inerenti ai comportamenti attuati dagli agenti durante il G8. L'obiettivo è quello di interpretare i fatti alla luce delle teorie prese in esame. Nel quinto capitolo si vuole cercare di capire quali conseguenze abbiano avuto sulle vittime le azioni dei poliziotti, soffermandosi su tre ragionamenti in particolare: lo status di vittima, la perdita di fiducia e il trauma. Nel sesto capitolo si trovano le interviste effettuate a ZeroCalcare, Christian Mirra e Lorenzo Guadagnucci (che verranno presentati al lettore successivamente). Infine si potranno leggere le conclusioni alle quali questa ricerca ha portato. È stato scelto questo argomento tra tanti possibili, perché c'era l'urgenza di prendere le distanza dalla dinamica bianco/nero giusto/sbagliato che da dodici anni caratterizza questa vicenda. I fatti sono complessi, perché non possono che essere soggettivi. Al netto di ciò che è realmente accaduto, c'è tutto un mondo di esperienze, vissuti e punti di vista che non può non essere indagato, se si vuole cercare di comprendere quanto è successo. La ricerca dalla realtà oggettiva non può che portare ad una delusione: giacché è la ricerca di una realtà che non esiste. Così come presumere di conoscere la realtà oggettiva non può che allontanarci da una comprensione dei fatti. Ciò che abbiamo sono alcune e differenti interpretazioni della realtà e questa tesi ha come principale obiettivo quello di 7

8 comprenderle, senza giudicare le azioni (per questo ci sono organi più competenti che hanno già espresso il loro verdetto). Comprendere è necessario per poter riflettere seriamente su quanto accaduto. Comprendere serve anche a chi scrive per riuscire ad indagare le motivazioni che hanno spinto i soggetti a comportarsi in determinati modi, senza lasciare per quanto possibile che i pregiudizi offuschino le riflessioni. Anzitutto, però, è bene inquadrare storicamente il fatto, per poter dare al lettore la possibilità di comprendere il contesto dentro il quale questa tesi si muove. 8

9 4. I Fatti 4.1 Prepararsi a Genova Il Settimo nucleo Il G8 di Genova inizia ufficialmente il 20 luglio 2001, ma per i poliziotti del Settimo nucleo comincia mesi prima. Scrive Giacomo Gensini (2009), ex poliziotto facente parte del Settimo: C'era il progetto, in vista del G8 di luglio, di creare un nucleo speciale del reparto mobile. Sarebbe stato formato dai migliori elementi degli altri sei nuclei e addestrato in modo particolare. Un gruppo di duri, esperti e fidati, un nucleo speciale per Genova. Per il G8 e il famoso popolo di Seattle. Il Settimo nucleo. (pag. 17) Le caratteristiche che un poliziotto deve avere per entrare a farvi parte, alla luce delle testimonianze, sembrano non essere chiare. Vincenzo Canterini (2012), allora comandante del primo reparto mobile di Roma, ricorda che per ambire a farne parte il Dipartimento suggeriva di pescare tra chi fosse pronto per le olimpiadi, ma senza grilli per la testa: zero precedenti penali, mai un richiamo disciplinare, nessuna rissa o errore in servizio. (pag. 19) La versione di Gensini invece è in netto contrasto. C'era una selezione psicoattitudinale che è stata fatta a Castropretorio a Roma, a cura del Centro Psicotecnico della Polizia di Stato. Racconta così il colloquio con la psicologa: Perché vuoi fare parte del nucleo speciale? domanda. Sto per rispondere che, ovviamente, è per avere l'opportunità di spaccare qualche testa di metà luglio, quando in genere la stagione è ormai chiusa. (Gensini, 2009, pag. 29) Quando poi la psicologa si mostra reticente a confermare la sua idoneità, per via di alcune denunce che sono arrivate a Gensini, lui ribatte così: Sa perché sono stato invitato a presentarmi volontario per questo nucleo? È proprio per quelle denunce... sono come un certificato di garanzia, di affidabilità. E' così che la pensa? Crede davvero di essere un buon poliziotto? 9

10 No. Credo di essere un buon celerino. E questo lei lo sa bene. (Gensini, 2009, pag. 31) Dai racconti si evince come l'addestramento sia certamente stancante e duro, ma soprattutto frustrante. Una frustrazione psicologica che farà da carburante per gli eventi di luglio. Avevano deciso di farci marciare - scrive Gensini - Non ci sembrava vero. Un poliziotto non marcia mai. Noi soprattutto. Che cosa si erano messi in testa... di umiliarci? Non aveva senso. Non serviva a niente. Noi non eravamo coglioni di rappresentanza, ausiliari. Eravamo il nucleo speciale antisommossa. O almeno così ci avevano detto. Ma tutto questo ci rimase in gola. (2009, pag. 50) Oltre alla sveglia all'alba, alle corse senza fine, ai pranzi miseri e agli scontri simulati, si aggiungono le veline dei servizi segreti. All'inizio ce n'erano una, due la settimana. Poi di colpo diventarono venti al giorno. (Gensini, 2009, pag. 70) In siffatto clima potrebbe inserirsi il terrorismo fondamentalista islamico, specie le frange facenti capo a Bin Laden. [documento del 6 luglio 2001] Pericolo dell'uso di agenti chimici e batteriologici per fini terroristici. [documento del 15 marzo 2001] Sarebbe stata valutata la possibilità di organizzare una capillare raccolta di sangue, con la complicità di medici, infermieri e veterinari, al fine di predisporre dei palloncini da lanciare nel corso della manifestazione. Al di là del significato simbolico del gesto, l'azione avrebbe finalità deterrenti, per la paura di eventuali contagi da sangue ritenuto infetto. Tutto il materiale verrebbe trasportato con largo anticipo a Genova ove sarebbero stati già predisposti dei depositi custoditi. (relazione Cesis - Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza del 27 marzo 2001, riportata in 10

11 Mammano, 2009, pag. 13) Le conseguenze di tutti questi comunicati sono intuibili (qualcuno dice persino auspicabili): Le veline, che iniziavano tutte con la solita formula probabilistica, ottenevano un unico scopo: renderci ogni giorno più nervosi. Caricarci come molle di una tensione acida, quella di chi percepisce pericoli che non riesce ad individuare. (Gensini, 2009, pag. 72) Sono queste dunque le premesse di Genova ed è qui che, in parte, si può iniziare a cercare una spiegazione per i fatti della notte del 21 luglio. Abbandoni non ce ne furono. Tutti quelli che erano stati umiliati rimasero. In attesa di una rivincita... una qualunque. (Gensini, 2009, pag. 67). Certamente anche gli eventi dei giorni prima contribuirono ad innalzare il livello di violenza e frustrazione. 4.2 Giovedì 19 luglio È la vigilia del summit, ma la zona rossa è già stata delimitata e la città è in fermento. Per le strade sfilano oltre cinquantamila manifestanti per rivendicare i diritti dei migranti e degli extracomunitari. Avvengono i primi incidenti tra le forze dell'ordine e i black bloc, davanti alla questura. 4.3 Venerdì 20 luglio Primo giorno del G8. Fin dalla mattina sfilano diversi cortei. Alle i black bloc assaltano il carcere di Marassi. Avviene una carica pesante in via Tolemaide e in Piazza Alimonda, alle 17.27, durante l'assalto ad un Defender dei carabinieri ad opera di un gruppo di manifestanti, muore il ventitreenne Carlo Giuliani, colpito da un proiettile sparato dal carabiniere ausiliario ventenne Mario Placanica. 11

12 4.4 Sabato 21 luglio La mattinata si apre con un corteo generale a cui partecipano tra le duecentocinquantamila e le trecentomila persone. Nel frattempo non accennano a fermarsi gli scontri tra le forze dell'ordine e i black bloc. Verso le ore 16, in corso Italia, un funzionario di polizia ritrova in una siepe due molotov, che consegna al suo superiore. (Queste molotov verranno poi introdotte clandestinamente dalla polizia nella scuola Diaz la sera stessa e verranno utilizzate per giustificare la decisione di perquisire l'edificio e i successivi arresti). Scrive Simona Mammano: La versione ufficiale riconduce l'irruzione alla scuola Diaz a un evento eccezionale: l'aggressione a un pattuglione, composto da quattro macchine della polizia, due auto civetta, un fuoristrada Magnum del reparto mobile e una volante del reparto prevenzione crimine. Nella relazione e nei successivi interrogatori, il funzionario stabilisce l'accaduto alle di sabato 21 luglio. In realtà l'orario è stato spostato in avanti di un'ora, volutamente - sostiene l'accusa - per rendere più verosimile la perquisizione alla Diaz. L'assistente capo Daniela Weisbrod, che era a bordo di una delle macchine che formava il pattuglione, smentisce che vi sia stato un attacco fisico alle pattuglie e in particolare precisa che si è trattato solo di un momento di tensione provocato da urla e insulti contro gli agenti, la cui unica conseguenza era stato un rallentamento della marcia. La sua deposizione in aula è accorata. La donna, con più di 15 anni di servizio, ha asserito che il passaggio davanti alle scuole le era sembrato un'inutile provocazione. (2009, pag. 24) La notte alla Diaz Viene quindi deciso di procedere a una perquisizione ai sensi dell'articolo 41 del Tulps (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza), che consente di perquisire qualsiasi luogo alla ricerca di armi senza avvisare preventivamente il magistrato. 12

13 Vengono utilizzati il Settimo nucleo sperimentale, la Digos, la squadra mobile e il reparto prevenzione crimine. Una volta arrivati davanti alla scuola Diaz, gli agenti sfondano il cancello con una camionetta, poi si avvicinano al portone della scuola con gli scudi alzati. Racconteranno in seguito di averlo fatto per proteggersi dagli oggetti che i manifestanti stavano lanciando contro di loro dalle finestre. In realtà dai filmati non si vedono grossi oggetti cadere dalle finestre e Gabriele Ivo, agente del Settimo nucleo, ricorderà durante il processo che alzare gli scudi è una normale procedura che si utilizza durante l'avvicinamento ad un edificio. Una volta entrati, da fuori la gente comincia a sentire delle urla. Radio Gap, che sta trasmettendo dalla scuola di fronte, interrompe la trasmissione, cominciando a raccontare in diretta l'assalto e così fa anche Radio Popolare. Circa due ore dopo, dalla scuola cominciano ad uscire feriti gravi in barella. Arriva sul posto il portavoce del capo della polizia, Roberto Sgalla. A lui si rivolgono i giornalisti, chiedendo spiegazioni sulle persone ferite. Risponde rassicurandoli, dicendo che nella scuola si trovavano persone con ferite pregresse, che l'edificio veniva usato come infermeria e che durante la perquisizione erano stati trovati indumenti neri, prove della presenza dei black bloc. Ovviamente questa spiegazione è rimasta in piedi fino a che i feriti non hanno cominciato a raccontare cosa fosse realmente successo. Si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna nel processo d'appello: Non appena entrati nell'edificio, tutti gli operatori di polizia si sono scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero fermi con le mani alzate, e senza sentire ragione alcuna hanno colpito tutti con i manganelli, pugni e calci... il tutto urlando insulti e minacciando di morte. Qualcuno anche mimando atti sessuali all'indirizzo di una giovane ferita e inerme a terra. (Riportata in Chiocci, Di Meo, Canterini, 2012, pag. 15). Vengono arrestate novantatré persone. I capi di accusa sono flagranza per i reati di 13

14 associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e possesso di congegni esplosivi e armi improprie. Andreassi (all'epoca dei fatti vice capo della polizia) in tribunale dichiara che esiste una regola non scritta secondo la quale un certo numero di arresti serve a placare l'aspettativa dell'opinione pubblica colpita dall'imperversare degli episodi di vandalismo. Il comunicato letto la mattina successiva senza dare spazio a domande da parte dei giornalisti, redatto dallo stesso Sgalla, recita: Anche in seguito a violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato, nella serata di ieri, in via Cesare Battisti si è deciso, previa informazione all'autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con il lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati novantadue giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali sessantuno con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa e altro materiale, che ricollega il gruppo dei giovani in gestione ai disordini e alle violenze scatenate dai black-bloc a Genova nei giorni 20 e 21 luglio. Tutti i novantadue giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. (Riportato in Mammano, 2009, pag. 154) Gli arresti sono però considerati un atto illecito e nasce così il procedimento numero 14525/01 RGNR-21 a carico di ventinove poliziotti. 4.5 Condanne (Dal libro Diaz di Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini, 2012) I poliziotti 14

15 14 luglio 2008 Dal tribunale di Genova arrivano quindici condanne (tra i cinque mesi e i cinque anni) e trenta assoluzioni per le violenze nella caserma di Bolzaneto contro i fermati nella scuola Diaz. 13 dicembre 2008 Sono tredici condanne per i fatti della scuola Diaz per un totale di trentacinque anni e sette mesi, rispetto agli oltre centootto anni chiesti dal pm; le assoluzioni sono sedici. Imputati vertici della polizia e celerini. 29 giugno 2009 Comincia davanti al giudice per l'udienza preliminare, il processo con rito abbreviato all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e all'ex dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola, accusati di avere istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per l'irruzione della polizia nella scuola Diaz. Quest'ultimo, invece, ha scelto di essere processato con rito ordinario, per l'accusa di falsa testimonianza. L'ex capo della polizia viene assolto, così come Mortola. 5 marzo 2010 La Corte d'appello conferma la pena di primo grado per quattro imputati del processo Bolzaneto-bis e dichiara il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per altri ventotto imputati. 18 maggio 2010 La Corte d'appello ribalta in parte le sentenze di primo grado, condannando venticinque imputati su ventisette, compresi i vertici della catena di comando delle forze dell'ordine a Genova. Complessivamente sono inflitti novantotto anni di carcere. 15

16 17 giugno 2010 In appello De Gennaro viene condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per induzione alla falsa testimonianza. Condannato anche Spartaco Mortola a un anno e due mesi. 22 novembre 2011 La Corte di Cassazione annulla, senza rinvio, perché il fatto non sussiste, la condanna d'appello a carico di De Gennaro e Mortola. 5 luglio 2012 La Cassazione conferma la sentenza d'appello, per il reato di falso, a carico degli imputati ai vertici della catena di comando durante il G8. Prescritte, invece, le condanne per lesioni durante l'irruzione alla Diaz. Escono dal processo il funzionario Fournier (capo del Settimo nucleo) e i capisquadra I manifestanti 14 dicembre 2007 I giudici della III sezione penale del Tribunale di Genova condannano a un secolo di carcere i venticinque manifestanti accusati di devastazione e saccheggio in via Tolemaide. Restano impunite le migliaia di tute bianche e tute nere che hanno distrutto la città. 13 luglio 2012 La Cassazione conferma, seppur con pene lievemente inferiori, le condanne d'appello per saccheggio e devastazione a carico di alcuni dei dieci imputati (altri quindici sono stati salvati dalla prescrizione). Cinque imputati vanno in carcere (anche se due, 16

17 nell'immediatezza dei fatti, si rendono latitanti) mentre altri cinque dovranno affrontare un nuovo processo di secondo grado. 17

18 5. La letteratura esistente Molti testi sono stati scritti sul G8 di Genova e sui fatti avvenuti alla Diaz, alcuni sono di tipo giornalistico, altri sono delle testimonianze e altri ancora propongono delle riflessioni teoriche sull'accaduto. 5.1 Testi giornalistici Per questa tesi sono stati presi in esame tre libri di questo genere: Non lavate questo sangue di Concita De Gregorio, Assalto alla Diaz di Simona Mammano e Bolzaneto di Massimo Calandri Concita De Gregorio - Non lavate questo sangue Concita De Gregorio ha scritto questo libro subito dopo il G8. È un diario di quei giorni ed un'importante fonte di informazioni. È arrivata a Genova il 18 luglio, l'antivigilia del summit, ed ha cominciato a girare la città, cercando di parlare con la gente, per comprendere che clima si stesse creando. Dalle conversazioni con alcuni poliziotti riportate nel libro ci si può rendere conto di come le veline dei servizi segreti avessero creato un clima di paura tra gli agenti e di come fossero servite ad alimentare un pregiudizio negativo nei confronti dei manifestanti, il quale ha facilitato poi l'utilizzo di meccanismi di delegittimazione. Da quanto tempo è qui? Da una settimana Sempre nel carro armato? Sorriso. No. Non sempre. 18

19 Certo che è lunga la giornata, non succede nulla. Per fortuna no, nulla. Ha paura? Di cosa? Di quello che potrebbe succedere. No, siamo tanti. Non si avvicineranno nemmeno. Chi? Quelli. Davvero non ha paura? Be', a casa mia starei più tranquillo. (De Gregorio, 2001, pag. 15) Finito, per oggi? Eh già, oggi c'è andata bene. In che senso? Non hanno attaccato. Ma chi? I dimostranti, no?. Perché vi devono attaccare? Sono venuti qui per quello. Sono pieni di armi, cosa crede. Pistole, anche. Ma non è vero. Eh già, adesso lo sa lei se è vero. Ce le hanno eccome le pistole. Armerie nascoste. Attaccano col sangue infetto e con biglie all'acido. Veramente oggi al corteo ballavano e cantavano, non c'era lei? Certo che c'ero. È un diversivo. Attaccano domani. Come, attaccano domani? Lei le ha viste, le armi? E le biglie all'acido, le ha viste? No, ma lo so come sono. Ce le hanno fatte vedere i nostri superiori. Ci abbiamo lavorato in esercitazione. Se ti prendono in faccia ti sfigurano. Biglie e sangue con l'aids, bisogna stare coperti. Ma le sembra possibile? 19

20 Certo che è possibile. Si vede che lei non la conosce quella gente. Anzi, guardi: stia attenta domani. Se poi sta a casa è anche meglio. (De Gregorio, 2001, pag. 30) Racconta poi i violenti scontri di venerdì 20, soffermandosi sulla morte di Carlo Giuliani, fino ad arrivare alla notte del 21, descritta attraverso gli occhi di chi si trovava nell'edificio di fronte alla Diaz. Conclude raccogliendo delle testimonianze di ciò che è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio, dove sono stati trasferiti e torturati i fermati di quella notte Simona Mammano - Assalto alla Diaz Il libro di Simona Mammano raccoglie i verbali del processo. Attraverso le voci dei manifestanti e dei poliziotti viene così ricostruita la vicenda di Genova. Si trova per intero la testimonianza di Lena Zhulke, una ragazza che ha raccontato cosa le è stato fatto all'interno della scuola Diaz (il capitolo ha per titolo Trascinata per i capelli ), si possono leggere le testimonianze degli imputati per lesioni e si trovano alcuni capitoli dedicati all'agente che sarebbe stato aggredito da alcune persone all'interno della Diaz e al falso ritrovamento delle due molotov. Viene descritta anche la perquisizione alla scuola Pascoli, l'edificio di fronte alla Diaz, per l'occasione adibito a sede del Genoa Social Forum, dove stava trasmettendo in diretta Rado Gap, che aveva interrotto la trasmissione per raccontare agli ascoltatori quanto stava accadendo nella scuola Diaz Massimo Calandri - Bolzaneto Questo libro riporta i dati documentali delle persone che sono state trasportate a Bolzaneto e per ognuna di loro dedica alcune pagine dove vengono raccolte le loro testimonianze e i loro ricordi di quelle ore. In quasi tutti i racconti sono riscontrabili 20

21 sia elementi di violenza (schiaffi, manganellate) sia di vera e propria tortura (dallo stare per ore con le mani alzate o in altre posizioni scomode al racconto di un ragazzo che descrive come un agente gli abbia spaccato una mano aprendola con forza tra il dito medio e l'anulare). Vengono anche descritti molti meccanismi di delegittimazione, come ad esempio i vari insulti spesso di natura sessuale o politica. Moltissimi raccontano anche di essere stati obbligati a cantare canzoni quali Uno due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, morte agli ebrei. 5.2 Testimonianze I testi che si è deciso di prendere in esame per questa tesi sono: Noi della Diaz di Lorenzo Guadagnucci, Genova sembrava d'oro e d'argento di Giacomo Gensini, Diaz di Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini, Quella notte alla Diaz di Christian Mirra e La nostra storia alla sbarra, A.F.A.B e Genova. Non. È. Finita di ZeroCalcare. Si è deciso inoltre di intervistare Guadagnucci, Mirra e ZeroCalcare, per porre loro alcune domande utili a ragionare sui fatti in ottica psicosociale. Le interviste sbobinate e le successive riflessioni si trovano in un capitolo dedicato Lorenzo Guadagnucci - Noi della Diaz Guadagnucci è un giornalista del Resto del Carlino che nel 2001 si è recato a Genova per seguire i giorni del G8 da vicino. Ha seguito dagli inizi le vicende del popolo di Seattle (così è stato chiamato il gruppo di persone facente parte del movimento No Global, che ha fatto la sua prima comparsa nel 1999 in occasione della Conferenza Ministeriale dell'organizzazione Mondiale del Commercio, avvenuta proprio a Seattle negli Stati Uniti) ed ha partecipato al primo Forum Sociale Mondiale che si è tenuto a 21

22 Porto Alegre, in Brasile, nel gennaio del Dunque andare a Genova voleva dire per lui continuare il suo percorso di ricerca. La notte del 21 luglio si trovava all'interno della scuola Diaz. Un mese dopo è uscito questo libro, che racconta i fatti di quella notte e i successivi giorni passati in ospedale. Viene dato particolare rilievo alle dinamiche relazionali che ha potuto sia osservare (tra i poliziotti) sia vivere in prima persona (racconta degli scambi avvenuti tra lui e i vari agenti che si davano il cambio per sorvegliarlo, poiché in quanto arrestato doveva sempre avere qualcuno che lo controllasse anche in ospedale). Il suo punto di vista è interessante perché si discosta dai racconti degli altri manifestanti, probabilmente sia per la differenza di età sia per le motivazioni che lo hanno spinto lì. Nell'intervista che il lettore troverà successivamente verrà sottolineata questa differenza Giacomo Gensini - Genova sembrava d'oro e d'argento Gensini è un ex poliziotto ed attraverso questo romanzo ha raccontato nei dettagli il G8, da molto prima che cominciasse fino alla notte del 21 luglio. Spiega nei particolari la nascita del Settimo nucleo, la sua formazione e gli obiettivi che aveva. Racconta degli addestramenti durissimi studiati per rendere i poliziotti degli automi e delle veline dei servizi segreti che venivano mandate per creare un clima di paura tra gli agenti e per alimentare i processi di delegittimazione nei confronti dei manifestanti. Fa capire la condizione fisica ed emotiva in cui si trovavano gli agenti del Settimo durante i giorni del G8 ma soprattutto si sofferma sull'idea di gruppo che è molto presente all'interno della polizia Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo con Vincenzo Canterini - Diaz Chiocci è un inviato speciale de Il Giornale, mentre Di Meo è un giornalista 22

23 professionista che collabora da anni sia con Il Giornale sia con Il Sole 24 Ore. Il loro compito in questo libro è stato quello di accompagnare e collegare fra loro i ricordi di Vincenzo Canterini, comandante del Primo reparto mobile di Roma ai tempi del G8. Canterini racconta la sua versione dei fatti, di come non siano stati i suoi uomini ad aver avuto comportamenti violenti all'interno della Diaz, di come sia stata gestita male la situazione a parer suo e di come lo abbiano poi allontanato, mandandolo in un ufficio internazionale di polizia a Bucarest, in Romania. In alcuni passaggi si ritrovano dei meccanismi di deumanizzazione, che verranno presi in esame nel dettaglio nei capitoli successivi Christian Mirra - Quella notte alla Diaz Mirra è un autore di fumetti online che nel 2010 ha pubblicato un graphic novel nel quale viene raccontata la sua notte alla Diaz e i giorni successivi in ospedale. Mirra era a Genova di passaggio, il suo programma era quello di fare un viaggio in Olanda con degli amici. La sera del 21 luglio non sapendo dove dormire venne indirizzato alla Diaz. In questo libro sono riportate le frasi che dissero i poliziotti quella notte e anche in questo caso sono riscontrabili delle strategie di delegittimazione che verranno affrontate nei particolari più avanti ZeroCalcare - La nostra storia alla sbarra, A.F.A.B., Genova. Non. È. Finita Michele Rech, meglio conosciuto come ZeroCalcare, è un famoso fumettista italiano. Tra i suoi primi lavori si trovano queste tre brevi storie a fumetti riguardanti Genova. La nostra storia alla sbarra ripercorre le giornate del G8 partendo dalla condizione politica italiana di quell'anno. Descrive la morte di Carlo Giuliani e l'irruzione dei 23

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