Se muore il coniuge. Testamento e accettazione dell eredità Dichiarazione di successione e imposte - Pensione di

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1 Se muore il coniuge Testamento e accettazione dell eredità Dichiarazione di successione e imposte - Pensione di reversibilità e TFR - Autoveicoli e cassetta di sicurezza Di Germano Palmieri In questo e in un successivo articolo esamineremo alcuni degli aspetti giuridici ed economici conseguenti alla perdita del coniuge. In particolare, quelli economici (fa eccezione la pensione di reversibilità, il cui destinatario è designato dalla legge) possono essere, sia pure in parte, pilotati quando si è in vita, attraverso il testamento di cui ci accingiamo a dire. Come fare testamento Il testamento, soprattutto per coloro che vivono una situazione familiare affettivamente travagliata o patrimonialmente complessa, consente com è noto di disporre in prima persona delle proprie sostanze per quando si passerà a miglior vita, in modo da poterle dosare in relazione ai gusti, alle esigenze e alle aspettative dei propri cari, invece di delegare il compito all impersonale volontà della legge e ai pressoché immancabili strascichi giudiziari. Non è detto, poi, che il testamento debba contenere sempre e soltanto disposizioni di tipo patrimoniale; con questo atto di ultima volontà, infatti, è possibile anche riconoscere un figlio naturale, per non parlare del cosiddetto testamento spirituale, caratterizzato, in tutto o in parte, dall enunciazione dei principi e dei sentimenti che il de cuius intende esporre, e in un certo senso lasciare in eredità, a chi gli sopravvive. E poi allo studio l introduzione, nel nostro ordinamento giuridico del testamento biologico (living will secondo la terminologia del diritto statunitense, dal

2 quale dovrebbe essere mutuato), destinato ad accogliere le disposizioni del testatore sull attuazione o meno dell accanimento terapeutico qualora dovesse perdere conoscenza a causa di un male incurabile. Ma vediamo ora quali sono le strade che si aprono di fronte a chi voglia, prima di passare a miglior vita, disporre dei propri beni. A parte la possibilità di giovarsi dei cosiddetti testamenti speciali, previsti per situazioni del tutto particolari (per es. a bordo di navi e aeromobili o in occasione di calamità pubbliche), si può scegliere fra tre forme di testamento ordinario: olografo, pubblico e segreto. Il testamento olografo si chiama così perchè è integralmente (in greco olos) scritto (in greco grafein) di pugno dal testatore, non importa se a penna o a matita. A parte l olografia (appunto il fatto di essere scritto di pugno dal testatore), questo tipo di testamento necessita di altri due requisiti: la data (che può anche essere indiretta: per es. Natale 2014 oppure Il giorno dei mio 80 compleanno ) e la firma del testatore, che può anche non coincidere con le sue generalità anagrafiche, l importante essendo che lo identifichi: si pensi al soprannome o al nome d arte col quale egli viene correntemente indicato. Se il testatore, una volta firmato il documento, vuole aggiungere una o più postille (dal latino post illa, ossia dopo quelle cose ), deve firmare in calce a queste, pena la loro nullità (anche calce deriva dal latino calx, che significa calcagno, e vuol dire in fondo, proprio come il calcagno sta in fondo al corpo). La data serve, oltre che ad accertare se il giorno in cui il testamento fu redatto il testatore era capace d intendere e di volere (in caso contrario, infatti, l atto sarebbe annullabile), anche per stabilire, nel caso siano stati fatti più testamenti, qual è l ultimo, poiché è questo che prevale sui precedenti. Olografia e sottoscrizione sono richieste pena nullità del testamento, con la conseguenza che un eventuale azione giudiziaria volta ad impugnare il documento può essere esperita in qualsiasi tempo, a meno che non sia nel frattempo maturata l usucapione in favore del destinatario dei beni; la mancanza della data, invece, produce solo annullabilità del

3 documento, con la conseguenza che la relativa azione dev essere esperita nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie. Il testamento olografo ha il vantaggio di poter essere redatto a costo zero, essendo sufficienti carta e penna; inoltre ha il pregio della segretezza, dal momento che il contenuto è a conoscenza del solo testatore. Di contro, il documento potrebbe andare distrutto o essere trafugato da persona interessata a farlo sparire, a meno che non venga depositato in una cassetta di sicurezza o in altro luogo sicuro. Il testamento pubblico è redatto da un notaio in presenza di due testimoni e rispetto al testamento olografo presenta due svantaggi: il primo è che sia il notaio che i testimoni, ancorchè tenuti al segreto professionale, vengono a conoscenza delle ultime volontà del testatore, mentre il secondo svantaggio è costituito dalla parcella del professionista. Di contro si ha la certezza che il documento sarà conservato al sicuro dal notaio, mentre un altro aspetto positivo di questo tipo di testamento è che il notaio, in quanto esperto della materia, può evitare che il testatore disponga delle proprie sostanze violando i diritti di qualche erede e creando quindi le premesse per un impugnazione dell atto, come potrebbe accadere nel caso del testamento olografo. Il testamento segreto, infine, può essere scritto sia dal testatore che da un terzo sotto dettatura, sia a mano che a macchina, l importante essendo che venga firmato dal testatore: in calce se redatto di pugno dal testatore, in calce e in ogni mezzo foglio, unito o separato che sia, se scritto da altri o a macchina. Il testamento segreto, una volta redatto, viene consegnato dal testatore personalmente a un notaio, in presenza di due testimoni, e il professionista, dopo avervi apposto il proprio sigillo su ceralacca (la cosiddetta impronta), in modo che non si possa aprire senza danneggiarlo, lo prende in custodia dopo aver redatto un atto di ricevimento firmato da lui stesso, dal testatore e dai testimoni. La legge vieta che due o più persone possano fare testamento nello stesso atto (testamento congiuntivo), o istituirsi reciprocamente erede nello stesso atto (testamento reciproco).

4 Pure vietati sono i patti successori. Conosciuti anche come successione per contratto, possono assumere varie forme: come se Tizio si obbligasse a disporre in favore di Caio dei propri beni per quando avrà cessato di vivere, o a disporre in suo favore dei beni che potrebbero derivargli dalla successione di Sempronio, o, infine, a rinunciare ai beni che potrebbero derivargli da una successione. Un eccezione al divieto dei patti successori è costituita dal patto di famiglia (art. 768-bis c.c.), consistente nel contratto col quale, compatibilmente con le disposizioni in materia d impresa familiare, e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, a uno o più discendenti. Il contratto, al quale devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell imprenditore, dev essere concluso per atto pubblico pena nullità. Gli assegnatari dell azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare agli altri partecipanti al contratto, ove questi non vi rinuncino in tutto o in parte, una somma corrispondente al valore delle quote di legittima; i contraenti possono convenire che la liquidazione avvenga, in tutto o in parte, in natura. I beni assegnati con lo stesso contratto agli altri partecipanti non assegnatari dell azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti. Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o a riduzione. All apertura della successione dell imprenditore, il coniuge e gli altri legittimari che non abbiano partecipato al contratto possono chiedere ai beneficiari del contratto stesso il pagamento della somma di cui sopra, aumentata degli interessi legali. Il patto di famiglia può essere sciolto o modificato dalle stesse persone che l hanno concluso, in uno dei seguenti modi: 1) stipulando un contratto diverso dal precedente ma avente le stesse caratteristiche e gli stessi presupposti si legge;

5 2) mediante recesso, se espressamente previsto dal patto, e, necessariamente, mediante dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio. Quanto alle eventuali controversie, esse sono preliminarmente devolute ad un organismo di conciliazione. Tornando al testamento, come accennato, occorre fare attenzione a non provocare quella che viene tecnicamente indicata come lesione di legittima; una quota del patrimonio, (appunto denominata legittima), infatti, variabile a seconda del numero degli eredi e del grado di parentela con il de cuius (dal latino de cuius hereditate agitur, ossia colui della cui eredità si tratta ), dev essere comunque lasciata alle persone indicate dalla legge (tecnicamente denominate legittimari), parlandosi a riguardo di successione necessaria. In ogni caso l art. 463 c.c. prevede alcuni casi d indegnità, che escludono dalla successione chi si sia reso responsabile di taluno dei comportamenti in esso indicati: per es. se ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il de cuius e non sussistono cause che escludono la punibilità, qual è per es. la legittima difesa. L indegno può essere riabilitato dal de cuius: con atto pubblico o con lo stesso testamento. Nel prospetto che segue sono riportati i casi in cui si articola la successione necessaria. LA SUCCESSIONE NECESSARIA EREDI QUOTA SPETTANTE un figlio... 1/2 più figli... 2/3 da dividersi in parti uguali ascendenti legittimi...1/3, di cui 1/2 a quelli della linea paterna e 1/2 a quelli della linea materna. Se non sono di uguale grado va tutto al più vicino senza distinzione di linea coniuge... 1/3 e

6 ascendenti legittimi...1/4 da dividersi come sopra coniuge...1/3 e un figlio...1/3 coniuge...1/4 e più figli...1/2 da dividersi in parti uguali non addebitabile = coniuge non separato coniuge separato separazione addebitabile o addebitabile a assegno vitalizio se fruiva degli entrambi alimenti a carico del de cuius Al coniuge spetta in ogni caso il diritto di abitazione sulla casa familiare e l uso dei mobili che l arredano, se di proprietà comune o del de cuius. Ai figli legittimi sono equiparati quelli naturali, i legittimati e gli adottivi. Il testatore può liberamente disporre della restante parte del patrimonio, denominata appunto disponibile. Se si viene lesi nella quota di legittima si può esperire l azione di riduzione, finalizzata a ricondurre le disposizioni testamentarie nell ambito della situazione voluta dalla legge; il che avviene attraverso la proporzionale riduzione delle quote lasciate agli altri eredi e, se non si dovesse pervenire all equilibrio neppure trasferendo all erede danneggiato tutti i beni lasciati ai coeredi, riducendo le donazioni fatte de cuius quando era in vita, cominciando dall ultima; infatti, per stabilire se vi sia stata o meno lesione di legittima si deve sommare ciò che resta al momento dell apertura della successione (detratti i debiti) a ciò che il de cuius ha donato quando era in vita; è su questo totale, quindi, che si devono calcolare le due quote: disponibile e indisponibile. Questa operazione, finalizzata ad accertare l effettiva consistenza patrimoniale facente capo al de cuius, si chiama collazione (dal latino conferre, che significa riunire) e non comprende i beni indicati dalla legge: per es. quelli occorsi al mantenimento dei figli. Se si è in possesso di un testamento olografo, alla morte del testatore lo si deve esibire a un notaio affinché ne effettui la pubblicazione: lo apra, cioè, alla presenza di due testimoni, riproducendone il contenuto in un verbale e avvisando quindi gli eventuali coeredi e i legatari in esso indicati qualora ne conosca l indirizzo.

7 Erede e legatario La successione a causa di morte può essere a titolo universale e a titolo particolare, a seconda che un soggetto subentri al de cuius in tutti i rapporti giuridici (o in una quota di essi), oppure in un determinato rapporto: nel primo caso si parla di eredità, e colui che subentra al de cuius prende il nome di erede; nel secondo caso si parla invece di legato e colui che subentra al de cuius prende il nome di legatario. Stabilire se si tratta di eredità o di legato è indagine da farsi in cioncreto: così, se Tizio lascia a Caio la metà o un terzo del suo patrimonio, questi è erede, mentre se gli lascia soltanto una somma di denaro esigua rispetto all intero patrimonio è riguardabile come legatario. La differenza fra erede e legatario non è priva di conseguenze: mentre, infatti, l erede, a meno che non rinunci all eredità o accetti con beneficio d inventario, risponde degli eventuali debiti del de cuius con tutti i propri beni, ossia anche oltre il valore di quelli ricevuti, il legatario non risponde dei debiti ereditari oltre il valore del bene ricevuto. Il legato è tipico della successione testamentaria. La stessa procedura viene seguita nel caso di testamento segreto: il notaio, cioè, farà luogo alla pubblicazione non appena abbia notizia della morte del testatore. Per il testamento pubblico, invece, si parla di comunicazione: il notaio, cioè, morto il testatore, si limita a comunicare agli interessati il contenuto dell atto, a lui già noto. Se non c è testamento Se non si vuole o non si riesce a fare testamento, o se questo è nullo per una qualsiasi ragione, interviene la successione legittima, col risultato che sarà la legge a stabilire a chi andranno le varie quote di eredità, chiamando a succedere al de cuius le persone legate

8 a lui da rapporti di parentela particolarmente stretti, nel presupposto che se fosse stato lui a decidere attraverso il testamento avrebbe disposto in loro favore. Può anche accadere che il de cuius abbia fatto testamento, ma che questo non comprenda tutti i suoi beni; nel qual caso la successione legittima riguarderà soltanto i beni non indicati nel testamento. Le situazioni più ricorrenti riguardanti la successione legittima sono riassunte nel prospetto che segue. SE IL DE CUIUS NON LASCIA TESTAMENTO (successione legittima) EREDI QUOTA SPETTANTE un figlio... tutto il patrimonio più figli... tutto il patrimonio da dividersi in parti uguali genitori... tutto il patrimonio da dividersi in parti uguali ½ a quelli delle linea paterna ½ a quelli della linea materna ascendenti...tutto il patrimonio se non sono di uguale grado va tutto al più vicino senza distinzione di linea fratelli e sorelle... tutto il patrimonio da dividersi in parti uguali agli unilaterali va la metà di quanto spetta ai germani genitori la successione ha luogo per capi ma la quota dei fratelli e sorelle germani genitori non può essere inferiore alla metà agli unilaterali va la metà di quanto spetta ai germani coniuge...1/2 e un figlio...1/2 coniuge... 1/3 e più figli... 2/3 da dividersi in parti uguali coniuge... 2/3 e ascendenti legittimi o/e fratelli e sorelle...1/3 di cui comunque ¼ agli ascendenti coniuge solo... tutta l eredità non addebitabile = coniuge non separato coniuge separato separazione addebitabile o assegno vitalizio se addebitabile fruiva degli alimenti a a entrambi carico del de cuius

9 Come accettare l eredità Può accadere che un coniuge, morendo, lasci una situazione patrimoniale molto pesante o perlomeno confusa, tale comunque da far ritenere che l ammontare dei debiti superi o possa superare il valore dei beni costituenti l eredità. Da qui l esigenza, per il coniuge superstite (ma il discorso è estensibile a tutti gli eredi), di evitare di essere chiamato a rispondere dei debiti del de cuius, come dicevano i latini, ultra vires hereditatis, ossia oltre il valore dei beni ereditati, in altri termini anche con il proprio patrimonio. Per far questo si può rinunciare all eredità, formalizzando il tutto davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale nel cui circondario si è aperta la successione. Se però la situazione debitoria non è inequivocabilmente compromessa, si può accettare l eredità non in modo puro e semplice (ciò che comporterebbe la confusione fra il patrimonio del de cuius e quello dell erede, con l obbligo, in capo a questi, di rispondere con i propri beni dei debiti che dovessero superare il valore di quelli ereditati), ma con beneficio d inventario (art. 484 e segg. c.c.). In tal caso si fa precedere o seguire l accettazione dell eredità dall inventario (da ciò il nome) dei beni che la costituiscono, con la conseguenza che, se i debiti del de cuius dovessero superare il valore dei beni costituenti l eredità, l erede risponderà soltanto nei limiti di questo valore. Se invece dovesse residuare un attivo, questo andrà a lui. L inventario dev essere fatto nei termini (variabili a seconda che l erede sia o meno in possesso dei beni ereditari) e nelle forme previsti dalla legge: davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale. E poiché l accettazione dell eredità può essere, oltre che espressa, vale a dire fatta in un atto pubblico o in una scrittura privata, tacita, ossia consistente in un comportamento, tenuto dall erede, tale da rendere evidente che egli ha accettato l eredità (come nel caso in cui vendesse o donasse tutti o parte dei beni ereditati), se non si vuol essere considerati erede puro e semplice, con la conseguenza di dover rispondere ultra vires hereditatis, è opportuno non compiere atti di disposizione

10 dei beni ereditari ma far luogo quanto prima all accettazione con beneficio d inventario. Se poi si è accettato con beneficio d inventario ma si dispone di un bene senza l autorizzazione del giudice, si decade dal beneficio e si è considerati erede puro e semplice. Può anche accadere che sia l erede ad avere molti debiti, per cui saranno i creditori del de cuius che, se vorranno evitare di venirsi a trovare nell incomoda posizione di dover concorrere con i creditori dell erede, potranno chiedere la separazione dei beni del defunto da quelli dell erede, col risultato di acquisire il diritto di soddisfarsi con precedenza sui beni del de cuius. La dichiarazione di successione Le imposte Se fra i beni ereditari vi sono immobili o diritti reali immobiliari (usufrutto, uso, abitazione, superficie, enfiteusi, servitù prediali), gli eredi, i legatari e gli altri soggetti indicati dalla legge (per es. esecutore testamentario, curatore dell eredità giacente), entro dodici mesi dall apertura della successione devono presentare all Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione il de cuius aveva l ultima residenza una dichiarazione di successione redatta sul modello 4 in distribuzione presso questo ufficio. E sufficiente che la dichiarazione sia firmata da un solo erede. Se il defunto non aveva la residenza in Italia la dichiarazione dev essere presentata all Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione era stata fissata l ultima residenza italiana; se poi quest ultima è sconosciuta, la dichiarazione va presentata alla Direzione Provinciale II di ROMA - Ufficio Territoriale ROMA 6 - EUR TORRINO (Via Canton Roma). Sulla base della dichiarazione presentata come sopra, l ufficio provvede a calcolare l imposta di successione, inviando al contribuente un avviso con l indicazione del relativo importo. In particolare, per gli immobili di proprietà del defunto l imponibile viene individuato moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per il coefficiente, variabile a seconda del tipo d immobile, come dal seguente prospetto:

11 - 110 per la prima casa; per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi quelli delle categorie A/10 e C/1); per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B; - 60 per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D; - 40,8 per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E. Per i terreni non edificabili il valore imponibile si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%. Quanto alle aliquote, esse variano a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l erede, come dal seguente prospetto: - 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta (genitori e figli), da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, di euro; - 6% per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, euro; - 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado (per la differenza fra parentela e affinità si veda il box che segue); - 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone. Se a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuta tale ai sensi della L. n. 104/1992, l imposta si applica sulla parte del valore della quota che supera euro.

12 PARENTELA E AFFINITA La parentela è il vincolo che lega due persone che discendono l'una dall'altra (per es. padre e figlio, nonno e nipote), o che, pur non discendendo l'una dall'altra, hanno uno stipite (ossia un ascendente) in comune: per es. due fratelli germani hanno in comune il padre, due cugini i nonni (si dicono germani i fratelli nati dagli stessi genitori, mentre si dicono consanguinei e uterini, rispettivamente, i fratelli nati dallo stesso padre ma da madre diversa, e quelli nati dalla stessa madre ma da padre diverso). Il vincolo di parentela nasce sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui sia avvenuta al di fuori di esso, sia, infine, nel caso in cui il figlio sia adottivo, escluso il caso di adozione di persona maggiorenne; da questa forma di adozione, infatti, non nasce vincolo di parentela fra adottante e adottato, né alcun diritto dell adottante a succedere all adottato, mentre per quanto riguarda i diritti successori di questi nei confronti dell adottante, la legge lo equipara al figlio legittimo. Circa il calcolo della parentela, occorre premettere che la parentela può essere in linea retta e in linea collaterale (per linea s'intende l'insieme delle generazioni, tecnicamente indicate, queste, come gradi). E' in linea retta la parentela che unisce persone discendenti l'una dall'altra, mentre è in linea collaterale la parentela che unisce persone non discendenti l'una dall'altra ma aventi uno stipite in comune. Per calcolare la parentela in linea retta si risale dal soggetto preso in considerazione a quello nei cui confronti si vuole calcolare la parentela, e si calcolano tanti gradi quante sono le persone, meno uno: così, tra padre e figlio la parentela è di primo grado, tra nonno e nipote di secondo grado e così via. Per calcolare la parentela in linea collaterale si risale dalla persona considerata allo stipite, per scendere da questi alla persona nei cui confronti si vuole calcolare la parentela, e si considerano, anche in questo caso, tanti gradi quante sono le persone, meno uno: così, tra fratelli la parentela è di secondo grado, tra cugini è di quarto grado e così via.

13 Di regola la legge prende in considerazione la parentela fino al sesto grado. Quanto all'affinità, essa è il vincolo che lega un coniuge ai parenti dell'altro coniuge: per es. genero e nuora, cognati. Circa il calcolo dell'affinità, un coniuge è affine dei parenti dell'altro nella linea e nel grado in cui questi è loro parente; così, tra nuora e suocero l'affinità è di primo grado in linea retta (essendo padre e figlio parenti di primo grado in linea retta), tra cognati è di secondo grado in linea collaterale e così via. Prima di presentare la dichiarazione di successione si deve provvedere all autoliquidazione e al pagamento, presso qualsiasi concessionario, banca o ufficio postale, giovandosi del modello F 23, dell imposta ipotecaria e dell imposta catastale, nelle misura, rispettivamente, del 2% e dell 1% del valore del o degli immobili (con un minimo di 200 euro per ciascuna imposta). Se cade in successione la proprietà di un abitazione non di lusso e l erede (o almeno uno di essi se più d uno) ha i requisiti per fruire delle agevolazioni accordate alla prima casa, le suddette imposte sono sempre dovute nella misura fissa di 200 euro. A questi tributi vanno aggiunte, in misura fissa, la tassa ipotecaria di 35 euro e l imposta di bollo di 64 euro, e un tributo speciale per il disbrigo della pratica, il cui importo varia a seconda della Provincia ( 36,15 per quella di Viterbo). Alla dichiarazione di successione vanno allegati i seguenti documenti in carta semplice: - certificato di morte del defunto o autocertificazione; - originale o copia autenticata dell eventuale testamento; - stato di famiglia del defunto e di ciascun erede, o autocertificazione; - eventuale documentazione delle passività che gravano sull eredità (per es. debiti, spese funerarie);

14 - prospetto di liquidazione e attestato di versamento dei tributi ipotecari e catastali; - copia dell eventuale richiesta di agevolazione fiscale per la prima casa. Entro trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione è necessario presentare una richiesta di voltura degli immobili all Agenzia delle Entrate Servizi di pubblicità immobiliare, ufficio presso il quale la dichiarazione di successione dev essere trascritta nei registri ivi custoditi. Se il de cuius aveva l usufrutto su un immobile di cui un erede aveva la nuda proprietà, con conseguente riunione, in capo a questi, di entrambi i diritti, per calcolare il valore dell usufrutto a vita si applica il tasso legale d interesse (attualmente 1%) al valore della piena proprietà e si moltiplica il risultato per il coefficiente relativo all età del beneficiario, come da tabella appresso riprodotta. Il valore della nuda proprietà è invece costituito dalla differenza fra il valore della piena proprietà e il valore dell usufrutto. Facciamo un esempio. Se al momento della morte dell usufruttuario questi ha 77 anni e l appartamento vale euro, avremo: (ossia l 1% interesse legale di ) per 30 (seconda colonna della tabella), uguale euro (valore dell usufrutto), mentre il valore della nuda proprietà sarà di euro (ossia ).

15 Coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni vitalizie calcolati al saggio d interesse dell 1% (decreto del Ministro dell economia e delle finanze 23/12/2013, in vigore dall 1/1/2014). Età del beneficiario Coefficienti Valore Valore della (anni compiuti) dell usufrutto della piena proprietà % % da 0 a da 21 a da 31 a da 41 a da 46 a da 51 a da 54 a da 57 a da 61 a da 64 a da 67 a da 70 a da 73 a da 76 a da 79 a da 83 a da 87 a da 93 a Il calcolo può essere abbreviato utilizzando i dati delle ultime due colonne: così, nel caso di un appartamento del valore di euro (età del beneficiario 85 anni), il valore dell usufrutto è di euro (20% di ), mentre quello della nuda proprietà è di euro (80% di ).

16 Poiché il tasso legale d'interesse viene aggiornato periodicamente, la tabella ne segue la sorte. La pensione di reversibilità Il coniuge superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, il cui importo è pari al 60% di quella diretta se non vi sono figli a carico, all 80% se vi è anche un figlio e al 100% se vi sono più figli. Ai figli sono equiparati i nipoti, se minori degli anni 18 e a carico del de cuius. In particolare, se non vi sono figli minori, studenti o inabili, la pensione subisce un ulteriore riduzione, variabile a seconda del reddito del beneficiario, come dal seguente prospetto: % di Reddito riduzione Reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti * 25 Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti * 40 Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti * 50 * Si moltiplica per 13 l importo in vigore al 1 gennaio Percentuali diverse sono previste nel caso in cui il de cuius non lasci il coniuge ma uno (70%), due (80%) o tre o più figli (100%) minori di età (se studenti di scuola media

17 superiore, di età compresa fra 18 e 21 anni, se studenti universitari fino a 26 anni -in entrambi i casi a condizione che non svolgano attività lavorativa-, senza limite di età se disabili e a carico del genitore deceduto). In mancanza di coniuge, figli o nipoti, l assegno spetta ai genitori del de cuius, in misura pari al 15% e al 30%, a seconda che i superstiti siano uno o entrambi; deve però trattarsi di genitori che abbiano almeno 65 anni, non siano titolari di pensione diretta o indiretta e siano a carico del titolare della pensione al momento del decesso. Se invece il de cuius lascia soltanto uno o più fratelli celibi o sorelle nubili, inabili e a suo carico, la percentuale è pari al 15% per un fratello o sorella, al 30% per due, al 45% per tre, con incrementi del 15% per ogni fratello o sorella in più, fino al 100%. Il familiare è considerato a carico se percepisce un reddito non superiore all importo del trattamento minimo di pensione maggiorato del 30%. Nell ipotesi in cui il coniuge sia deceduto senza che si siano maturati i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta, ai superstiti spetta un indennità una tantum. La pensione di reversibilità decorre dal mese successivo alla data del decesso del pensionato, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di pensione. La pensione dell ex coniuge Il secondo comma dell art. 9 della L. n. 898/1970 stabilisce che, in caso di morte dell ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge divorziato ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno di divorzio attribuitogli dal Tribunale (non, quindi, se concordato fra i coniugi al di fuori dell intervento dell Autorità Giudiziaria), alla pensione di reversibilità. Se imvece un coniuge divorziato, una volta passato a nuove nozze, viene a mancare, si pone il problema di come ripartire la pensione di reversibilità fra il coniuge superstite e l ex coniuge. Il concorso tra coniuge superstite ed ex coniuge, entrambi in possesso dei

18 requisiti per la devoluzione, in loro favore, della pensione di reversibilità ai sensi del terzo comma del suddetto art. 9, non può che avvenire sulla base della durata legale dei matrimoni; pertanto non possono assumere rilevanza, in pregiudizio del coniuge divorziato, l eventuale cessazione della convivenza matrimoniale ancor prima della pronuncia di divorzio, e in favore del coniuge superstite l eventuale periodo di convivenza more uxorio con il coniuge deceduto che abbia preceduto la celebrazione del nuovo matrimonio (Cass. 12/7/1999, n. 7329). Successivamente la stessa Cassazione (sentenza n del 2/3/2001) ha ribadito che, ai fini della ripartizione della pensione di reversibilità tra il coniuge superstite e il coniuge divorziato, il giudice deve necessariamente tener conto del preminente (ma a seconda delle circostanze anche decisivo) elemento temporale costituito dalla durata legale dei rispettivi rapporti matrimoniali, senza, però, che l applicazione di questo criterio comporti l impossibilità di considerare, in funzione di correttivo del risultato conseguito, ulteriori e diversi elementi di giudizio, quali i criteri di riferimento utilizzabili nella liquidazione dell assegno di divorzio e lo stesso ammontare di questo, quale goduto dall ex coniuge al momento della morte del titolare diretto della pensione, nonché (Cass. 24/5/2004, n ) le condizioni economiche e di salute dei soggetti coinvolti nella vicenda matrimoniale e il periodo di convivenza prematrimoniale (Cass. 11/11/2011, n ). Se poi vi sono un coniuge superstite e due o più ex coniugi aventi diritto come sopra, il Tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione di reversibilità, nonché a ripartire fra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente deceduto o passato a nuove nozze. La richiesta di attribuzione di una quota della pensione di reversibilità da parte dell ex coniuge che già fruiva dell assegno di divorzio decorre dal mese successivo a quello della morte dell obbligato e non dal momento del passaggio in giudicato della relativa decisione (Cass. 11/12/1980, n. 6396).

19 Segnaliamo infine che ai genitori divorziati viene erogata, in parti uguali, la pensione di reversibilità conseguente alla morte di un figlio per causa di servizio, con accrescimento automatico in capo al genitore superstite se uno dei due dovesse venire a mancare (art. 12- ter L. n. 898/1970 e successive modificazioni). Il trattamento di fine rapporto Se il coniuge muore in attività di servizio, ai sensi dell art c.c. il trattamento di fine rapporto (TFR) maturato fino a quel momento spetta al coniuge, ai figli, e, se vivevano a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. Se non vi è accordo tra gli aventi diritto, la ripartizione del TFR dev essere fatta secondo il bisogno di ciascuno. In mancanza di questi soggetti il TFR è attribuito agli eventuali eredi testamentari, em qualora non vi sia testamento agli eredi legittimi. Se invece il coniuge viene a mancare dopo la cessazione dal servizio, l importo maturato a titolo di TFR, al pari degli altri beni del de cuius, entra a far parte dell asse ereditario e dev essere corrisposto agli eredi testamentari o legittimi, secondo le norme che regolano la successione. Il TFR dell ex coniuge L art. 12-bis della L. 898/1970, introdotto dalla L. 6/3/1987, n. 74, stabilisce che il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di divorzio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno di divorzio (purché attribuito dal Tribunale e non concordato informalmente tra le parti, Cass. 1/8/2008, n ), ad una percentuale del trattamento di fine rapporto percepita dall altro coniuge all atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche se l indennità venga a maturare dopo la sentenza. Questa percentuale è pari al 40% dell indennità totale, riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio, intendendosi compreso nel matrimonio anche il

20 periodo intercorrente fra il ricorso per separazione e la pronuncia di divorzio (Trib. Firenze 4/2/1998); irrilevanti, invece, il venir meno della convivenza o l instaurarsi della separazione di fatto o legale (Cass. 7/3/2006, n. 4867). Così, se il TFR è di euro per 40 anni di lavoro, e gli anni di matrimonio sono stati 20, di cui 15 coincidenti con il rapporto di lavoro, avremo: : 40 = x 15 = X 40% = L indennità compete solo se il TFR è maturato dopo la domanda introduttiva del giudizio di divorzio, non anche se esso sia maturato o sia stato percepito in data anteriore, come in pendenza del giudizio di separazione, potendo in tal caso la riscossione del relativo importo incidere soltanto sulla situazione economica del coniuge tenuto a corrispondere l assegno o legittimare una modifica delle condizioni di separazione (Cass. 29/9/2005, n ). La circostanza che il TFR sia maturato per morte dell altro coniuge o per altra causa è ininfluente (Cass. 20/9/2000, n ), com è ininfluente la circostanza che il rapporto di lavoro abbia avuto inizio successivamente alla separazione dei coniugi (Trib. Napoli 15/1/1988). La Cassazione (sentenza del 17/4/1997, n. 3294) ha precisato che la quota dell indennità di fine rapporto riguarda unicamente quell indennità, comunque denominata, che maturando alla cessazione del rapporto di lavoro è determinata in proporzione alla durata del rapporto medesimo e all entità della retribuzione corrisposta al lavoratore; non spetta pertanto al coniuge divorziato una parte degli altri eventuali importi erogati all ex coniuge in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, ma ad altro titolo (nel caso di specie a titolo d incentivo per l anticipato collocamento a riposo). In caso di morte del coniuge tenuto alla prestazione, l obbligo di corrispondere la percentuale di TFR grava sugli eredi (sul coniuge superstite se egli era passato a nuove nozze, Cass. 7/3/2006, n. 4867).

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