QV.1. Rapporto ambientale di V.A.S. e V.I. Intermedia (art. 24 e all. 2, L.R. 10/2010 art. 7 e 8 D.P.G.R. 4R/2007)

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1 Comune di San Romano in Garfagnana Provincia di Lucca QV.1. Rapporto ambientale di V.A.S. e V.I. Intermedia (art. 24 e all. 2, L.R. 10/2010 art. 7 e 8 D.P.G.R. 4R/2007) AVENTE ANCHE I CONTENUTI DI RELAZIONE DI INCIDENZA Sindaco Dott. Pier Romano Mariani Responsabile del procedimento Geom. Valerio Mattei Garante della Comunicazione Coltelli Milena Redazione a cura di: Dott. arch. Gianclaudio Papasogli Tacca Dott. arch. Gabriella Maciocco Consulenza urbanistica generale, valutazione ambientale strategica e integrata: Dott. arch. Gilberto Bedini Dott. arch. Fabrizio Cinquini (Terre.it s.r.l.) Con la collaborazione di: Dott. arch. Michela Biagi Dott. arch. Marcella Chiavaccini Dott. ing. Daniele De Santi Studi geologici: Dott. geol. Mauro Allagosta Elaborazioni grafiche: Giordano Bedini San Romano in Garfagnana, aprile 2011

2 INDICE 1. NOTE INTRODUTTIVE E RIFERIMENTI NORMATIVI I processi valutativi nel contesto toscano La valutazione nelle relazioni tra disposizioni regionali e P.I.T Il quadro di riferimento legislativo e regolamentare Contenuti metodologici e processi di V.A.S. e V.I PARTE I QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE E TERRITORIALE PROCESSO DI VALUTAZIONE DEL P.S Assoggettabilità alla V.A.S. del Piano Strutturale comunale Avvio del procedimento, Documento preliminare di V.A.S. e V.I. inziale Contributi pervenuti e contenuti del Rapporto Ambientale Conclusione del processo di V.A.S. e relazione di sintesi della V.I Partecipazione pubblica e interazione con gli altri soggetti competenti SISTEMA DELLE CONOSCENZE A SUPPORTO DELLA VALUTAZIONE DEL P.S Inquadramento ambientale e territoriale Sintesi del quadro conoscitivo allestito per il P.S Valutazione e indicatori di fragilità ambientale del P.T.C.P. di Lucca Fragilità geomorfologica Fragilità idraulica Fragilità degli acquiferi Fragilità ambientale Ulteriori elementi conoscitivi di natura ambientale e territoriale Il Rapporto sullo Stato dell Ambiente nella Provincia di Lucca Ulteriori elementi di caratterizzazione dei dati territoriali e ambientali Attualizzazione e integrazione dei dati territoriali e ambientali Azioni di sostenibilità ambientale attivate a livello locale Inpianti idroelettrici di Madonna del Bosco e San Romano Inpianto di teleriscaldamento del capoluogo Impianto di teleriscaldamento e cogenerazione di Villetta Sintesi degli elementi e dei fattori di criticità ambientale e territoriale Indicatori per la valutazione ambientale del P.S Elementi e conoscenze della relazione di incidenza PRINCIPALI POTENZIALI EFFETTI DELLA PROPOSTA DI P.S Articolazione e obiettivi generali del P.S Sintesi della disciplina dello Statuto del Territorio Sintesi della disciplina della Strategia dello Sviluppo Sintesi del dimensionamento insediativo del P.S Potenziali effetti attesi dalle previsioni di P.S PARTE II QUADRO DI COERENZA E COMPATIBILITA ELEMENTI DI COERENZA CON LA DISCIPLINA DEL P.I.T Natura e articolazione del nuovo P.I.T. della Regione Toscana L agenda statutaria L agenda strategica Misure di salvaguardia e disciplina paesaggistica del P.I.T Prescrizioni correlate all Invariante Patrimonio Territoriale Schede degli ambiti di paesaggio : Garfagnana Aree soggette a vincolo paesaggistico e ad altri vincoli sovraordinati

3 6. ELEMENTI DI COERENZA CON LA DISCIPLINA DEL P.T.C Natura e articolazione del P.T.C Prescrizioni e indirizzi attuativi del P.T.C Condizioni di fragilità del territorio Indirizzi per il territorio rurale Indirizzi per la mobilità e la rete infrastrutturale ALTRI ELEMENTI DI COERENZA STRATEGICA Piano di Assetto Idrogeologico del Bacino del Serchio Piano di azione ambientale della Regione Toscana Proposta di Piano del Parco dell Appennino Tosco - Emiliano VALUTAZIONE DI COERENZA, CONFORMITA E COMPATIBILITA Verifica di conformità e coerenza interna ed esterna Verifica di coerenza della disciplina del P.S. con il P.I.T. e il P.T.C Verifica degli obiettivi dell atto di avvio del procedimento Controllo di coerenza con gli altri strumenti di programmazione Verifica e controllo di compatibilità ambientale (degli effetti) Valutazione di compatibilità della disciplina di P.S Valutazione di sostenibilità dei carichi insediativi (dimensionamento) Valutazione di incidenza (esiti e risultati attesi) ESITI DELLA VALUTAZIONE E MISURE INTEGRATIVE PER IL P.S Valutazione del P.S. e degli atti di governo del territorio Misure e prescrizioni integrative della disciplina di P.S Misure per la qualità degli interventi di trasformazione del R.U Direttive e misure per la tutela e la conservazione dei beni storico-culturali Direttive e misure per la bioedilizia e le risorse energetiche Sistema degli indicatori ambientali per il monitoraggio Elenco degli allegati A. Inquadramento territoriale e ambientale dell articolazione spaziale del P.S. B. Inquadramento delle dotazioni territoriali C. Matrice e tabelle di valutazione di coerenza della disciplina di P.S. D. Matrice e tabelle di valutazione di compatibilità della disciplina di P.S. E. Elementi di contabilità ambientale della disciplina di P.S. F. Elementi di contabilità della qualità insediativa G. Relazione di incidenza (e relativi allegati)

4 1. NOTE INTRODUTTIVE E RIFERIMENTI NORMATIVI 1.1. I processi valutativi nel contesto toscano La forma di valutazione prevista dalla Direttiva comunitaria 2001/42 e recepita dalla Regione Toscana deve assumere di fatto la complessità e la completezza di una Valutazione integrata su cui basare la formazione e le scelte degli strumenti di pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio che indubbiamente costituiscono processi decisionali integrati. Le modalità procedurali relative alla valutazione integrata di piani e programmi della Legge Regionale prevedono che: - la Regione, le Province e i Comuni provvedono alla previa effettuazione di una valutazione integrata degli effetti territoriali, ambientali, sociali ed economici dei loro atti; - la valutazione integrata consiste nella verifica tecnica di compatibilità relativamente all uso delle risorse; - la valutazione integrata può essere effettuata anche in più momenti procedurali, a partire dalla prima fase utile delle elaborazioni. Essa deve intervenire preliminarmente alla definizione di qualunque determinazione impegnativa garantendo specifiche modalità per l informazione e la consultazione del pubblico. La valutazione del Piano Strutturale (P.S.) è di livello generale, orientata a controllare i livelli di coerenza e la conformità con il P.I.T. regionale e il P.T.C. provinciale, applicata alle strategie, agli obiettivi individuati dallo strumento di pianificazione, contiene criteri di sostenibilità e prescrizioni di compatibilità di eventuali azioni conseguenti, fornisce (ove necessario) orientamenti e direttive per la definizione nel Regolamento Urbanistico (R.U.) di idonee misure di mitigazione e compensazione, definisce gli indicatori di monitoraggio e i parametri per le valutazioni affidate agli atti di governo del territorio (piani attuativi, piani complessi di intervento e interventi diretti). La L.R. 1/2005 e il D.P.G.R.. n. 4R/2007 compiono una evoluzione rispetto sia alla L.R. 5/1995 e alla Direttiva Europea, perché, da una parte, allargano la valutazione a tutto il complessivo processo di decisioni del P.S. e non più solamente agli aspetti ambientali, e dall altro considerano la valutazione come vera e propria componente del processo di formazione della pianificazione territoriale e non più una sua appendice. La valutazione integrata contiene la valutazione di coerenza interna ed esterna del P.S, l analisi degli effetti territoriali, ambientali, sociali ed economici, sulla salute umana dei principali e significativi contenuti del piano, e infine, ai sensi delle salvaguardie dell articolo 36 della Disciplina del Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.) vigente, contiene anche una specifica attività riferita alla verifica di coerenza con la disciplina statutaria e strategica, nonchè il controllo di conformità con la disciplina paesaggistica dello stesso P.I.T.. Dunque, la valutazione opera in termini di coerenza, di sostenibilità e legittimità generale e di sostenibilità ambientale. La valutazione di coerenza interna esprime giudizi sulla capacità del P.S. di perseguire gli obiettivi che si è dato, nonchè verifica l avvenuta declinazione e il corretto recepimento della disciplina del P.I.T. e del P.T.C. di cui costituisce strumento attuativo, mentre quella di coerenza esterna esprime le capacità del P.S. di risultare non in contrasto, eventualmente indifferente o altresì portatore di contributi e conforme alle politiche di governo del territorio degli altri enti istituzionalmente competenti in materia. La valutazione di sostenibilità generale e di conformità verifica invece che il P.S. abbia le caratteristiche, la natura e il ruolo affidato agli strumenti di pianificazione territoriale dalla L.R.T. 1/2005 e dai relativi regolamenti attuativi, mentre la valutazione di sostenibilità ambientale accerta che gli obiettivi e le strategie risultino determinare effetti sostanzialmente positivi per le risorse territoriali; non negativi per la valorizzazione del paesaggio; non penalizzanti per l ambiente, eventualmente portatori di opere di mitigazione o compensazione, se ritenute necessarie

5 1.2. La valutazione nelle relazioni tra disposizioni regionali e P.I.T. La valutazione integrata è il processo che evidenzia, nel corso della formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti di governo del territorio, le coerenze interne ed esterne dei suddetti strumenti e la valutazione degli effetti attesi che ne derivano sul piano ambientale, territoriale, economico, sociale e sulla salute umana considerati nel loro complesso. Il processo di valutazione integrata comprende: a) la partecipazione di soggetti esterni all amministrazione procedente e la messa a disposizione delle informazioni relative alla valutazione stessa; b) il monitoraggio degli effetti attraverso l utilizzo di indicatori predeterminati; c) la valutazione ambientale di cui alla dir. 2001/42/ CE ove prevista. La partecipazione è parte essenziale della valutazione e i suoi risultati devono essere presi in considerazione prima che il soggetto competente assuma le proprie determinazioni. In riferimento alla coerenza esterna di significativa importanza è il controllo di conformità con lo strumento di pianificazione regionale. L efficacia e la messa in opera del P.I.T. regionale sono infatti affidate alla coerenza dei livelli di governo territoriale e degli strumenti di pianificazione. La Regione cura la realizzazione dell agenda strategica per lo sviluppo sostenibile del territorio toscano come definita nel Documento di Piano in modo che piani, programmi e linee di azione che investono il territorio o utilizzano comunque le sue risorse siano congruenti al perseguimento dei metaobiettivi e degli obiettivi correlati di cui si compone l agenda statutaria e strategica del P.I.T. e corrispondano alla valorizzazione di quelle capacità territoriali e funzionali della società toscana che gli stessi sistemi funzionali contemplano. La valutazione integrata e il monitoraggio degli effetti degli strumenti e degli atti di governo del territorio sono considerati attività a presidio dell efficacia del P.I.T. e delle sue agende statutaria e strategica. Nell'espletamento delle attività di valutazione integrata e di monitoraggio, le amministrazioni interessate si avvalgono delle fonti analitiche e documentarie relative alla contabilità e al bilancio ambientali, che le stesse ritengano metodologicamente più consone alla rilevazione dell'efficacia e della coerenza delle determinazioni e delle applicazioni dei rispettivi strumenti di pianificazione territoriale ed atti di governo del territorio. Inoltre le stesse Amministrazioni verificano la coerenza interna di tali strumenti e atti rispetto all'agenda statutaria e strategica (articolo 38 della disciplina del P.I.T.) Il quadro di riferimento legislativo e regolamentare Il Codice dell Ambiente ovvero il Decreto Legislativo n. 152/2006 e s.m.i. stabilisce, che le regioni sono tenute ad adeguare il proprio ordinamento alle disposizioni nazionali entro dodici mesi dall entrata in vigore del decreto (articolo 35). La regione Toscana ha quindi conseguentemente approvato le nuove Norme in materia di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e di valutazione di incidenza (L.R. 10/2010). La finalità generale della recente legge regionale è pertanto, per quanto riguarda la V.A.S., quella di dotare la Regione di una propria normativa organica della materia, che dia attuazione alla complessiva regolamentazione contenuta nella normativa nazionale in materia adeguando al contempo la regolamentazione stessa alle peculiarità della realtà regionale. Le finalità enunciate dalla legge sono perseguite attraverso il fondamentale criterio dell integrazione sistematica, ed a tutti i livelli pianificatori, della valutazione ambientale nell ambito delle complessive valutazioni degli atti medesimi; tale obiettivo è perseguito sia direttamente attraverso la fonte normativa primaria costituita dalla legge, sia mediante l apposito strumento normativo regolamentare, attuativo della legge stessa ma non ancora stato emanato. Tale fonte specifica vedrà opportunamente unificata la materia della V.A.S. su piani e programmi anche se con regole diversificate per adeguarle alle peculiarità rispettive (V.A.S. sui piani e programmi regionali, sui piani e programmi di settore di competenza comunale, provinciale, di altri enti locali o degli enti parco regionali, sia quella sugli atti di governo del territorio e gli strumenti di pianificazione territoriale comunali e provinciali). In questo quadro inoltre la legge definisce specifici raccordi normativi con le leggi regionali in

6 materia di programmazione e di governo del territorio, assicurando che la.v.a.s. si svolga in modo coordinato con la procedura di valutazione integrata disciplinata dalla L.R. 1/2005 (precedentemente richiamata e sinteticamente descritta), nonchè con la L.R. 49/1999 (Norme in materia di programmazione regionale). In particolare è stabilito (articolo 10) che in caso di piani e programmi disciplinati dalla L.R. 1/2005, la V.A.S., ove prescritta, viene effettuata nell ambito del processo di valutazione integrata secondo le disposizioni di legge. Il regolamento previsto (articolo 38), individua le modalità procedurali del coordinamento normativo tra i due processi valutativi. Pertanto secondo quanto richiamato, fermo restando i contenuti e i procedimenti connessi con la Valutazione Integrata del P.S. di cui alla L.R. 1/2005, si rende necessario che il complessivo processo di valutazione garantisca, sia in termini di contenuti che di procedimenti connessi, il rispetto delle indicazioni contenute nel D.Lgs richiamato, nella conseguente L.R.10/2010, unitamente a quelli previsti nella L.R.1/2005. In questo quadro di cruciale importanza assume la fase intermedia della Valutazione (quella oggetto di questo Rapporto, ovvero in presenza di un esaustivo e concluso quadro conoscitivo - stato dell ambiente e della proposta progettuale di P.S.), nella quale si ravvisa la necessità di arricchire ed integrare il Rapporto di Valutazione Integrata di specifici contributi informativi di tipo conoscitivo, valutativo e propositivo, ritenuti idonei ad assumere i contenuti di Rapporto Ambientale (ai sensi dell articolo 13 e dell allegato VI del Codice dell ambiente, articolo 24 e allegato 2 della L.R. 10/2010) in modo da ricomporre in un unico momento un documento-strumento avente gli argomenti e le materie ritenuti necessari e sufficienti ad avviare i procedimenti di consultazione di cui all articolo 14 e 15 del Codice e dell articolo 25 e 26 della L.R. 10/2010, ciò anche al fine di assicurare l adozione del Piano in piena coerenza con la legislazione nazionale e regionale Contenuti metodologici e processi di V.A.S. e V.I. La valutazione integrata è disciplinata dal relativo Regolamento di attuazione di cui al D.P.G.R. n 4R/2007, comprende la valutazione ambientale degli strumenti della pianificazione territoriale di competenza comunale e provinciale e degli atti di governo del territorio di competenza dei comuni e le relative forme di consultazione, in attuazione di quanto disposto dalla direttiva 2001/42/CE. Nello spirito e secondo i principi delineati dalla Legge, tenendo a riferimento le indicazioni regolamentari richiamate, il procedimento di valutazione integrata può essere indicativamente articolato in tre momenti corrispondenti a specifiche fasi del processo di pianificazione ed in particolare: a) la valutazione iniziale o preliminare, da attivarsi in corrispondenza con la definizione del provvedimento di avvio del procedimento di formazione del P.S. ha per oggetto (articolo 5 del Regolamento di cui alla D.P.G.R. n. 4R/2007) l esame del quadro analitico e dei principali scenari di riferimento con il contestuale approfondimento dei quadri conoscitivi necessari alla definizione dello strumento di pianificazione territoriale e dell atto di governo del territorio; la definizione degli obiettivi generali e strategici anche in conseguenza di quanto individuato in specifiche sintesi interpretative e valutative; la verifica preliminare di fattibilità tecnica; l individuazione degli elementi e dei contenuti di coerenza (interna ed esterna) rispetto agli strumenti di pianificazione territoriale che interessano lo stesso territorio (P.I.T. e P.T.C.); l attivazione di idonee forme di partecipazione e comunicazione. Tale fase si conclude di norma con la presentazione e discussione dello specifico rapporto preliminare (oggetto specifico del presente documento); b) la valutazione intermedia (oggetto del presente Rapporto), attivata successivamente alla conclusione del lavoro di costruzione del quadro conoscitivo ed interpretativo ed in sede di predisposizione della proposta progettuale di piano (proposta di piano propedeutica all adozione) è da definirsi anche in conseguenza degli esiti dei processi partecipativi promossi nella fase iniziale. Nel caso di San Romano in Garfagnana questa fase corrisponde alla predisposizione dei quadri progettuali del P.S.. E in questa specifica fase che sono di norma anche valutati: - gli effetti di natura territoriale, ambientale e socio economica potenzialmente determinati dalle ipotesi di piano (strategie, obiettivi e azioni);

7 - gli elementi di coerenza strategica e statutaria (da perseguire e/o rispettare) in riferimento alla disciplina e alle misure di salvaguardia del P.I.T. e del P.T.C.; c) la valutazione finale, che viene predisposta in sede di definitiva approvazione del piano tenendo a riferimento quanto emerso con i contributi conseguenti alle attività partecipative previste nella fase intermedia con particolare attenzione per quelle conseguenti al procedimento di consultazione previsto in ottemperanza alla disciplina sulla V.A.S. di seguito esplicitato. La valutazione in questo caso si integra con la verifica di coerenza e conformità di quanto eventualmente modificato del quadro progettuale in conseguenza dell accoglimento delle osservazioni presentate a seguito dell adozione delle varianti (precedente fase). L intero processo di valutazione integrata e le diverse fasi qui delineate, devono corrispondere ad altri e speculari momenti valutativi previsti dal D.Lgls 152/2006 e ora dalla L.R. 10/2010, in materia di V.A.S. (Valutazione ambientale e strategica), in particolare: - alla valutazione iniziale corrisponde la verifica di assoggettabilità del Piano alla V.A.S. (articolo 12 del Decreto legislativo 152/2006, articolo 22 della L.R. 10/2010) e soprattutto, considerando che di norma il P.S. è comunque assoggettabile alla V.A.S., la definizione del documento preliminare di V.A.S. (articolo 23 della L.R. 10/2010); ovvero la formulazione di un rapporto comprendente le indicazioni necessarie inerenti il piano, relativamente ai possibili effetti ambientali significativi della sua attuazione; i criteri per l impostazione del rapporto ambientale; - alla valutazione intermedia corrisponde la redazione del Rapporto Ambientale di V.A.S. (articolo 13 del Decreto legislativo 152/2006 e articolo 24 della L.R. 10/2010) contenente l individuazione, descrizione e valutazione degli impatti significativi sull ambiente, sul patrimonio culturale e sulla salute derivanti dall attuazione del piano; l individuazione, descrizione e valutazione delle ragionevoli alternative, alla luce degli obiettivi e dell ambito territoriale del piano, tenendo conto di quanto emerso dalla fase preliminare; l indicazione dei criteri di compatibilità, degli indicatori ambientali di riferimento e delle modalità per il monitoraggio (oggetto specifico del presente documento); - alla valutazione finale corrisponde la redazione di un Rapporto conclusivo, contenente gli esiti e i risultati del procedimento di consultazione e la conseguente predisposizione ed espressione dei pareri motivati (Decisione) in ordine al progetto definitivo di Piano da sottoporre all approvazione (articolo 16 del Decreto legislativo e articoli 26 e 27 della L.R. 10/2010). Il parere (ovvero la pronuncia sulla decisione) può contenere proposte di miglioramento del piano al fine di eliminare, ridurre o compensare gli impatti negativi sull ambiente emersi con le attività di consultazione. Fermi restando i contenuti dei processi valutativi precedentemente delineati, che come visto risultano convergere per forma, struttura e articolazione processuale, risulta da precisare che la nuova L.R. 10/2010 ha introdotto importanti novità volte ad assicurare il principio di non duplicazione delle attività di valutazione e il raccordo normativo con la L.R. 1/2005 in materia di programmazione e governo del territorio. In particolare la legge stabilisce che i procedimenti di V.A.S. sono ricompresi all interno di quelli previsti per l elaborazione, l adozione e l approvazione di piani e programmi (articolo 7 comma 1): la legge stabilisce che nel caso di piani e programmi gerarchicamente ordinati o funzionalmente collegati (ad esempio P.S. e R.U.) è necessario il coordinamento nello svolgimento della V.A.S. al fine di razionalizzare e semplificare i procedimenti, evitando al contempo duplicazioni delle valutazioni (articolo 8 comma 1). Inoltre la L.R. 10/2010 dispone che la V.A.S. si svolga in modo coordinato con la procedura di valutazione integrata (articolo 10 comma 1) e, nel caso di piani e programmi quali il P.S., la V.A.S. venga effettuata nell ambito del processo di V.I. (articolo 10 comma 2). Sempre ai fini della semplificazione dei procedimenti, la stessa L.R. 10/2010 dispone che per i piani e programmi disciplinati dalla L.R. 1/2005, il rapporto ambientale e la sintesi non tecnica vengano adottati contestualmente alla proposta di piano e le consultazioni vengano effettuate contemporaneamente alle osservazioni dello stesso piano adottato, fermi restando i termini temporali stabiliti dalle diverse leggi regionali (articolo 8 comma 6)

8 PARTE I QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE E TERRITORIALE 2. PROCESSO DI VALUTAZIONE DEL P.S Assoggettabilità alla V.A.S. del Piano Strutturale comunale Secondo quanto indicato dall articolo 5 della L.R. 10/2010, così come risulta modificato dalla L.R. 69/2010 sono obbligatoriamente soggetti al procedimento di V.A.S.: a) i piani e i programmi elaborati per i settori [ ] della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli e che definiscono il quadro di riferimento per l approvazione, l autorizzazione, l area di localizzazione o, comunque, la realizzazione di progetti sottoposti a V.I.A. o a verifica di assoggettabilità a V.I.A., di cui agli allegati II, III e IV del d.lgs. 152/2006; b) i piani e i programmi per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale (Z.P.S.) per la conservazione degli uccelli selvatici e di quelli classificati come siti di importanza comunitaria (S.I.C. e S.I.R.) per la protezione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione di incidenza ai sensi dell articolo 5 D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche). Sempre lo stesso articolo 5 stabilisce che sono sottoposte al procedimento di V.A.S. anche le modifiche (leggasi varianti) ai piani salvo le modifiche minori la cui assoggettabilità alla VAS è subordinata alla preventiva valutazione, effettuata dall autorità competente della significatività degli effetti ambientali, nei seguenti casi: - per i piani che determinano l uso di piccole aree a livello locale e le relative modifiche che definiscano o modifichino il quadro di riferimento per la realizzazione dei progetti; - per le modifiche minori di piani quali il P.S. e il R.U.; - per i piani diversi da quelli precedenti e per le loro modifiche, che definiscono il quadro di riferimento per l autorizzazione dei progetti. La preventiva valutazione di assoggettabilità al procedimento di V.A.S. è effettuata secondo le modalità di cui al comma 3 dell articolo 6 del d.lgs. 152/2006, tenendo a riferimento il procedimento specificatamente indicato all articolo 22 ed i criteri indicati all allegato I della stessa L.R. 10/2010. Ai fini dell assoggettabilità alla V.A.S. i criteri indicati dalla legge sono: 1. Caratteristiche del piano o programma, tenendo conto in particolare, dei seguenti elementi: - in quale misura il piano o programma stabilisce un quadro di riferimento per progetti ed altre attività, o per quanto riguarda l ubicazione, la natura, le dimensioni e le condizioni operative o attraverso la ripartizione delle risorse; - in quale misura il piano o programma influenza altri piani o programmi, inclusi quelli gerarchicamente ordinati; - la pertinenza del piano o programma per l integrazione delle considerazioni ambientali, in particolare al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile; - problemi ambientali relativi al piano o programma; - la rilevanza del piano o programma per l attuazione della normativa comunitaria nel settore dell ambiente (ad es. piani e programmi connessi alla gestione dei rifiuti o alla protezione delle acque); 2. Caratteristiche degli impatti e delle aree che possono essere interessate, tenendo conto in particolare, dei seguenti elementi: - probabilità, durata, frequenza e reversibilità degli impatti; - carattere cumulativo degli impatti; - natura transfrontaliera degli impatti; - rischi per la salute umana o per l ambiente (ad es. in caso di incidenti);

9 - entità ed estensione nello spazio degli impatti (area geografica e popolazione potenzialmente interessate); - valore e vulnerabilità dell area che potrebbe essere interessata a causa: delle speciali caratteristiche naturali o del patrimonio culturale; del superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite; -dell utilizzo intensivo del suolo; - impatti su aree o paesaggi riconosciuti come protetti a livello nazionale, comunitario o internazionale. L articolo 14 della L.R. 1/2005 stabilisce inoltre che ai fini dell'effettuazione o meno della valutazione integrata deve tenersi conto, prioritariamente, della misura in cui l'atto di cui si tratti costituisca quadro di riferimento di progetti ed altre attività, sia in relazione all'ubicazione che alla natura, alle dimensioni e alle condizioni operative di esse, sia con riferimento alla ripartizione di risorse. In questo quadro deve essere inoltre valutato il rapporto di influenza e reciproca interrelazione tra l atto di cui si tratti, e gli altri eventuali atti di programma correlati, ivi compresi quelli gerarchicamente ordinati rispetto ad esso. Secondo al legge, relativamente agli effetti derivanti dal piano, deve esserne preso in considerazione l'eventuale carattere cumulativo, la natura sovracomunale, l'entità ed estensione nello spazio, tenendo conto dell'area geografica e della popolazione potenzialmente interessata. Ai fini dell'effettuazione della valutazione integrata, forma oggetto di specifica considerazione l'intensità degli effetti collegati all atto di cui si tratti, rispetto agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, definiti dal titolo I, capo I, della stessa L.R. 1/2005, con particolare riguardo: - alla sussistenza di problematiche ambientali pertinenti al piano di cui si tratti; - alla rilevanza del piano ai fini dell'attuazione della normativa comunitaria in materia di tutela dell'ambiente; - alla probabilità, alla durata, alla frequenza ed alla reversibilità degli effetti prodotti; - ai rischi per la salute umana o per l'ambiente; - al valore ed alla vulnerabilità dell'area interessata, in ragione delle speciali caratteristiche naturali, - dell'eventuale superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori limite normativamente previsti, - dell'utilizzo intensivo del suolo; - al patrimonio culturale presente nella medesima area; - agli effetti eventuali su aree o paesaggi riconosciuti come oggetto di tutela a livello nazionale, comunitario o internazionale. L articolo 2 (ambito di applicazione) della D.P.G.R. 4R/2007 (Regolamento di attuazione in materia di Valutazione Integrata) stabilisce inoltre (comma 3) gli atti comunali di governo del territorio che determinano l uso di piccole aree a livello locale e le modifiche minori agli atti comunali di governo del territorio possono essere esclusi dalla valutazione integrata sulla base dei criteri indicati all articolo 14 della L.R. 1/2005. L esclusione dalla valutazione integrata è soggetta a motivazione. Tuttavia in deroga alla disposizione richiamata lo stesso regolamento stabilisce inoltre che anche le varianti ai piani che determinano l uso di piccole aree a livello locale, sono soggette alla valutazione degli effetti ambientali, in attuazione della dir. 2001/42/CE, qualora presentino entrambi i seguenti requisiti: - concernono i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico; - contengono la definizione del quadro di riferimento per l approvazione, l autorizzazione, l area di localizzazione o comunque la realizzazione di interventi i cui progetti sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale (VIA) secondo la normativa vigente di livello comunitario, nazionale e regionale. Inoltre sono anche soggette a valutazione le varianti ai piani concernenti i siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e fauna selvatica ai sensi degli articoli 6 e 7 della Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Da quanto esposto ed in considerazione che nell ambito del territorio comunale di San Romano in Garfagnana ricadono aree classificate S.I.C. e Z.P.S., ma anche che il P.S. (per sua natura e in

10 quanto strumento di pianificazione territoriale) potrebbe potenzialmente prevedere la realizzazione di progetti da sottoporre a V.I.A. o a verifica di assoggettabilità a V.I.A., è del tutto evidente che esso è da assoggettarsi al procedimento di V.A.S., nonchè e conseguentemente a quello di Valutazione Integrata Avvio del procedimento, Documento preliminare di V.A.S. e V.I. inziale In riferimento al sistema dei procedimenti amministrativi è utile ricordare che con delibera del C.C. 37 del 19/12/2001 è stato preliminarmente avviato il procedimento di formazione del P.S. (ai sensi della ex L.R. 5/1995). Don la deliberazione G.C. n 38 del 19 Maggio 2011 il Comune di San Romano in Garfagnana ha dato atto dell integrazione dell avvio del procedimento per la formazione del P.S. (ai sensi art. 15 L.R. 1/2005) e con la medesima delibera ha inoltre approvato l ulteriore documentazione tecnica (di carattere conoscitivo ed interpretativo) comprensiva della relazione tecnica e del Documento preliminare di V.A.S. e Valutazione integrata iniziale. Il documento di integrazione dell avvio del procedimento (unitamente agli elaborati allegati (10 cartografie di analisi e appendice statistica), tenendo conto del mutato quadro di riferimento normativo e conoscitivo rispetto alla prima deliberazione, risulta avere i seguenti contenuti essenziali: 1. lo stato attuale della disciplina urbanistica nel comune di San Romano in Garfagnana e le ragioni dell integrazione del precedente provvedimento; 2. il quadro di riferimento generale per il governo del territorio e del paesaggio, con l indicazione degli enti e organismi interessati e competenti, nonchè del nuovo programma di lavoro e processo di formazione del P.S.; 3. il quadro generale di coerenza, comprendente l analisi dello Statuto e delle salvaguardie del P.I.T., della disciplina e prescrizioni del P.T.C.; degli ulteriori riferimenti settoriali con particolare attenzione per il P.A.I. del Serchio; 4. il quadro conoscitivo di riferimento, comprendente il quadro conoscitivo iniziale, lo stato della pianificazione e dei vincoli gravanti sul territorio, la struttura identitaria del territorio, l assetto socio economico, nonché gli elementi di implementazione e integrazione del quadro conoscitivo e le indagini geologico tecniche di supporto al P.S.; 5. il quadro propositivo preliminare, comprendente lo stato di attuazione del P.d.F. vigente e le indicazioni generali relative al processo metodologico e al procedimento di formazione. La deliberazione di avvio del procedimento, unitamente agli elaborati allegati, è stata inoltrata a diversi enti competenti e potenzialmente interessati al territorio comunale e nell ambito delle attività collaborative alcuni dei sopradetti soggetti hanno inviato specifici contribuiti volti a migliorare e qualificare i contenuti del processo di formazione del P.S. con particolare attenzione per quelli relativi al quadro conoscitivo. Al fine di illustrare i contenuti generali del P.S. ed il suo iter di approvazione e per acquisire eventuali altri contributi da parte di cittadini, associazioni e forze politiche si sono tenuti sul territorio comunale alcuni specifici incontri, inoltre gli atti dell avvio del procedimento sono stati messi a disposizione della cittadinanza presso il Palazzo Comunale nell Ufficio del Garante della Comunicazione per la libera consultazione. L iter di definizione del quadro conoscitivo da parte dei progettisti di concerto con l amministrazione comunale e l ufficio di piano si è quindi concluso con la considerazione degli esiti emersi con le attività di consultazione e con la conseguente nuova edizione degli elaborati che complessivamente costituiscono il quadro conoscitivo ed interpretativo del P.S.. Tale avvio del procedimento, pur non rientrando nello specifico processo di VAS, costruisce un momento fondamentale del processo di valutazione sia per le modalità con cui è stato costruito il quadro conoscitivo, sia per gli obiettivi generali del P.S. che sono integrati e maturati anche in virtù del processo di collaborazione e partecipazione. Circa la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) secondo quanto previsto dalla L.R. 10/2010 il comune ha preliminarmente proceduto alla nomina dell Autorità Procedente e dell Autorità Competente con delibera di C.C. n. 32 del 29/09/2009 individuandole rispettivamente nel Consiglio Comunale e nella Giunta Municipale

11 Tenendo inoltre a riferimento quanto indicato dagli articoli 22 e 23 della L.R. 10/2010, è stato quindi redatto il Rapporto preliminare di V.A.S. (avente anche i contenuti della Valutazione Integrata inziale) contenente (oltre a preliminari indicazioni di carattere conoscitivo sullo stato dell ambiente e più in generale sui principali indicatori delle risorse essenziali caratterizzanti il territorio di San Romano di Garfagnana. In particolare il documento, oltre a delineare i contenuti e l impostazione del Rapporto Ambientale, risulta avere i seguenti contenuti essenziali: 6. il quadro generale di riferimento e orientamento, comprendente i processi valutativi nel contesto toscano, la valutazione nelle relazioni tra disposizioni regionali e P.I.T., il quadro di riferimento legislativo e regolamentare, i contenuti metodologici e processi di V.A.S. e V.I.; 7. il quadro ambientale e propositivo preliminare, comprendente oltre che la verifica di assoggettabilità alla V.A.S. del Piano Strutturale comunale, l inquadramento ambientale e territoriale preliminare, gli obiettivi e strategie preliminari del P.S., i preliminari indicatori per la V.A.S. e potenziali effetti attesi (comprensivi dei riferimenti per la valutazione di incidenza ; 8. le modalità di interazione con i soggetti interessati, ovvero l elenco dei soggetti competenti in materia ambientale e le modalità di conduzione del processo di partecipazione. Il documento preliminare di V.A.S., da leggersi unitamente al documento di integrazione dell avvio del procedimento, è stato anche redatto in modo anche da assicurare i contenuti essenziali della valutazione integrata iniziale e a tale riguardo ha descritto le modalità di conduzione della valutazione integrata intermedia da eseguire in forma coordinata e complementare con gli analoghi contenuti del Rapporto ambientale di V.A.S.. Lo stesso documento è stato infine integrato da specifici allegati contenenti gli elementi conoscitivi essenziali per la successiva definizione della Relazione di incidenza (nel rispetto di quanto disposto dall articolo 15 della L.R. 56/2000); nonché di quelli per la redazione delle Indagini geologico tecniche da redigersi in attuazione della D.P.G.R. 26R/2007 anche nel rispetto e in coerenza con le disposizioni del P.A.I. del Bacino pilota del fiume Serchio In questo quadro nell ambito del procedimento di V.A.S., al fine di definire la portata ed il livello di dettaglio più adeguato delle informazioni da includere nel rapporto ambientale, il proponente ha trasmesso, con modalità telematiche, il documento preliminare all autorità competente (Giunta Comunale) e agli altri soggetti competenti in materia ambientale (si veda al riguardo la deliberazione ), ai fini delle consultazioni che si sono concluse entro i novanta giorni indicati dalla legge regionale. Nell ambito delle attività collaborative previste ai sensi dell articolo 27 della L.R. 1/2005 e delle attività di consultazione previste all articolo 23 della L.R. 10/2010 alcuni dei soggetti hanno quindi inviato specifici contribuiti volti a migliorare e qualificare i contenuti del processo di formazione del P.S., con particolare attenzione per quelli relativi al quadro conoscitivo; ma anche indicazioni circa le modalità di redazione e gli specifici contenuti che devono caratterizzare il Rapporto ambientale. In particolare sono pervenute indicazioni da parte della Regione Toscana, della Direzione regionale per i beni paesaggistici e ambientali della Toscana, dell Autorità di bacino pilota del Serchio, dell Ufficio tecnico del genio civile di Lucca. In particolare di seguito si elencano in sintesi i principali contenuti dei contributi pervenuti: a) Regione Toscana. Nello svolgere la disamina degli atti predisposi dal Comune l Ente regionale rileva alcune difformità circa l elenco delle SCA indicato nel dispositivo deliberativo rispetto a quello proposto nel documento preliminare, proponendone conseguentemente uno univoco, inoltre in questo quadro l ente suggerisce di aggiungere agli SCA i comuni confinanti e l ARPAT (dipartimento di Lucca). In questo quadro suggerisce inoltre i seguenti contributi ai fini dell implementazione del Rapporto ambientale (R.A.): - Il R.A. indicare e fare emergere chiaramente le criticità del territorio comunale in riferimento alle risorse e alle componenti ambientali caratterizzanti. In questo quadro si chiede di individuare e descrive le caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente interessate; - il P.S. deve contenere specifici obiettivi di sostenibilità volti a contrastare fenomeni di degrado, nonché prescrizioni per il R.U. per il controllo degli effetti dell intera strategia di piano sulle componenti ambientali; - Il R.A. deve fornire indicatori di performances ambientali per la gestione e tarsformazione degli insediamenti; con particolare attenzione per l impiego delle Linee guida per l edilizia

12 sostenibile in Toscana ; - in riferimento all obiettivo di attraversamento del fiume Serchio, si ritiene che la verifica di fattibilità sia accompagnata da uno studio di fattibilità ambientale comprendente l analisi delle alternative di intervento; - in riferimento alla previsione di un area per la lavorazione e lo stoccaggio degli inerti, si ritiene che sia fornita una sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate. Il P.S. deve fornire indicazioni per le successive fasi di pianificazione; - il R.A. approfondisca la valutazione degli effetti sulla componente suolo individuando misure di mitigazione e compensazione anche in termini di prescrizioni per l R.U.; - negli obiettivi di avvio non vengono fatti espliciti riferimenti all utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in termini di impianti; - deve essere redatto lo Studio di incidenza di cui all articolo 15 della L.R. 56/2000, in relazione ai S.I.R. interessati. b) Direzione regionale per i beni paesaggistici e ambientali della Toscana. Rileva che la componente ambientale riferita al patrimonio culturale non è stata adeguatamente considerata nell elaborazione del Documento preliminare e, a tal fine, indica contributi per la formulazione del R.A. in riferimento a: normativa di riferimento, dati conoscitivi, sistema informativo territoriale, ambientale e paesaggistico (SITAP), vincoli, carta del rischio, strumenti della pianificazione territoriale, risorse archeologiche, indicatori ambientali da prendere in considerazione. c) Autorità di bacino pilota del Serchio. Chiede che il R.A. tenga in considerazione i contenuti del Piano di gestione delle acque del distretto idrografico del Serchio, nonché al quadro di pericolosità individuato dal progetto di Variante al P.A.I. vigente (1 aggiornamento). In questo quadro segnala la presenza di tre corpi idrici e precisamente: - Corpo idrico Serchio monte che presenta uno stato di qualità sufficiente e per il quale è previsto il raggiungimento dello stato buono entro il 2015; - Corpi idrici arenacei e delle arenarie della Toscana nord che presentano uno stato di qualità buono e per il quale è previsto il mantenimento dello stato fino al 2015; - Corpo idrico carbonatico della Val di Lima e sinistra del Serchio che presenta uno stato di qualità buono e per il quale è previsto il mantenimento dello stato fino al d) Ufficio tecnico del genio civile di Lucca. Ricorda che la redazione delle carte di pericolosità previste dalla D.P.G.R. 26R/2007 devono tenere conto delle misure cautelari di cui all articolo 49 della L.R. 1/2005 emanate con O.P.G.R. n 29/2010 e 199/2010. Viene inoltre segnalata la vigenza delle misure di salvaguardia del progetto di Variante al P.A.I. del Bacino del fiume Serchio. Tali contributi sono stati dettagliatamente esaminati, riscontrati e recepiti sia come approfondimento al quadro conoscitivo del P.S., comprese le indagini geologico-tecniche, sia in questa stesso rapporto di valutazione, nonché nella disciplina del piano stesso Contributi pervenuti e contenuti del Rapporto Ambientale Come ampiamente argomentato nel precedenti paragrafi la valutazione integrata intermedia del P.S. (oggetto del presente documento) è attivata in coincidenza con la conclusione del lavoro di monitoraggio sui piani vigenti (stato di attuazione del P.d.F.) della costruzione del sistema di conoscenze a supporto della pianificazione territoriale (quadro conoscitivo del P.S.) dell implementazione dei quadri interpretativi conseguenti alla sintesi delle attività analitiche e alla contestuale predisposizione della proposta progettuale del P.S., nella duplice componente statutaria e strategica, elaborata anche in conseguenza degli esiti dei processi partecipativi promossi nella fase iniziale. Si ricorda infatti che con l avvio del procedimento di formazione del P.S. e con le attività di consultazione del Documento preliminare si è aperta una fase di consultazione e partecipazione finalizzata a raccogliere (in maniera aperta) richieste, istanze e manifestazioni di interesse volte a favorire, in corso d opera, la corretta ed efficace elaborazione di strategie e obiettivi del quadro propositivo. Alla fase intermedia della valutazione corrisponde anche la redazione del Rapporto Ambientale

13 (di cui all articolo 24 della L.R. 10/2010) i cui contenuti (sostanzialmente arricchiti a seguito dell implementazione del quadro conoscitivo iniziale e dello svolgimento delle attività di approfondimento sui principali indicatori ambientali) sono ampiamente soddisfatti con il presente documento, contenendo gli elementi essenziali indicati dalle norme regolamentari e legislative richiamate (ovvero: l individuazione, descrizione e valutazione degli impatti significativi sull ambiente, sul patrimonio culturale e sulla salute derivanti dall attuazione del piano o del programma; l individuazione, descrizione e valutazione delle ragionevoli alternative, alla luce degli obiettivi e dell ambito territoriale del piano o del programma, tenendo conto di quanto emerso dalla fase preliminare; l indicazione dei criteri di compatibilità ambientale, degli indicatori ambientali di riferimento e delle modalità per il monitoraggio). Questo documento di natura spiccatamente tecnica si concretizza quindi come il documento essenziale al fine di avviare le attività di consultazione ai sensi dell articolo 25 della L.R. 10/2010. Infatti, fermi restando i contenuti propri del processo di valutazione integrata e di quello di valutazione ambientale e strategica che come visto risultano sostanzialmente convergere per forma, struttura e articolazione processuale e temporale, risulta da precisare che la nuova L.R. 10/2010 ha introdotto importanti novità volte ad assicurare il principio di non duplicazione delle attività di valutazione e il raccordo normativo con la L.R. 1/2005 in materia di programmazione e governo del territorio e, in questo quadro, con i relativi procedimenti (si veda al riguardo il precedente paragrafo 1.4.). In forma necessariamente essenziale pertanto il presente rapporto deve contenere, oltre alla verifica degli effetti di natura territoriale, ambientale e socio economica potenzialmente determinati dalle ipotesi di piano (strategie, obiettivi e azioni), l indicazione e la verifica degli elementi di coerenza strategica e statutaria (da perseguire e/o rispettare) in riferimento alla disciplina e alle misure di salvaguardia degli altri strumenti di pianificazione sovraordinata (P.I.T. e P.T.C.) oltre che di quelli di controllo di coerenza con altri eventuali strumenti di settore e regolamenti. A tali fini il presente rapporto risulta sostanzialmente articolato nei seguenti contenuti generali: Per le ragioni precedentemente espresse il presente documento assume quindi i contenuti di Rapporto ambientale di V.A.S. e e V.I. Intermedia (art. 24 e all. 2, L.R. 10/2010 art. 7 e 8 D.P.G.R. 4R/2007) e risulta complementare e contestuale alla redazione della proposta progettuale del P.S. (articoli 16 e 17 della L.R. 1/2005). In questo quadro esso, anche tenendo conto dei contributi pervenuti con la fase preliminare-iniziale è articolato (in coerenza con indicazioni di cui all allegato I della L.R. 10/2010 e della D.P.G.R. n $R/2007) in un Quadro di riferimento ambientale e territoriale, in un Quadro di coerenza e compatibilità, aventi indicativamente i seguenti contenuti: A. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE E TERRITORIALE, contenente le seguenti tematiche di approfondimento: - le modalità di conduzione e i contenuti del processo di valutazione effettuato per il P.S. di san Romano in Garfagnana (Assoggettabilità alla V.A.S. del Piano Strutturale comunale, Avvio del procedimento, Documento preliminare di V.A.S. e V.I. inziale, Contributi pervenuti e contenuti del Rapporto Ambientale, Conclusione del processo di V.A.S. e relazione di sintesi della V.I., Partecipazione pubblica e interazione con gli altri soggetti competenti); - il sistema delle conoscenza utilizzate a supporto del processo di valutazione (Inquadramento ambientale e territoriale, Sintesi del quadro conoscitivo allestito per il P.S., Valutazione e indicatori di fragilità ambientale del P.T.C.P. di Lucca, Ulteriori elementi conoscitivi di natura ambientale e territoriale, Azioni di sostenibilità ambientale attivate a livello locale; Sintesi degli elementi e dei fattori di criticità ambientale e territoriale) comprendenti l individuazione e la selezione del Set di indicatori utilizzati per la valutazione ambientale del P.S. e la sintesi degli elementi e conoscenze della relazione di incidenza; - la considerazione e ponderazione dei principali potenziali effetti della proposta progettuale di P.S. (Articolazione e obiettivi generali del P.S., Sintesi della disciplina dello Statuto del Territorio, Sintesi della disciplina della Strategia dello Sviluppo, Sintesi e analisi del dimensionamento insediativo del P.S.) comprendente la Sintesi finale degli effetti complessivamente determinati dall insieme delle determinazioni del P.S.;

14 B. QUADRO DI COERENZA E COMPATIBILITA contenente le seguenti tematiche di approfondimento: - gli elementi di coerenza con la disciplina del P.I.T. regionale (Natura e articolazione del nuovo P.I.T. della Regione Toscana, L agenda statutaria, L agenda strategica, Misure di salvaguardia e disciplina paesaggistica del P.I.T., Prescrizioni correlate all Invariante Patrimonio Territoriale, Schede degli ambiti di paesaggio : Garfagnana, Aree soggette a vincolo paesaggistico); - gli elementi di coerenza con la disciplina del P.T.C. provinciale (Natura e articolazione del P.T.C., Prescrizioni e indirizzi attuativi del P.T.C., Condizioni di fragilità del territorio, Indirizzi per il territorio rurale, Indirizzi per la mobilità e la rete infrastrutturale, Criteri per il dimensionamento dei carichi insediativi); - gli altri elementi per la verifica di coerenza strategica (Piano di Assetto Idrogeologico del Bacino del Serchio, Piano di azione ambientale della Regione Toscana, Proposta di Piano del Parco dell Appennino Tosco Emiliano); - le procedure effettuate e i contenuti considerati per la valutazione di coerenza (strategica) e compatibilità (ambientale), comprendente: - Verifica di conformità e coerenza interna ed esterna, Verifica di coerenza della disciplina del P.S. con il P.I.T. e il P.T.C., Verifica degli obiettivi dell atto di avvio del procedimento, Controllo di coerenza con gli altri strumenti di programmazione,. - Valutazione di compatibilità della disciplina di P.S., Valutazione di sostenibilità dei carichi insediativi (dimensionamento), Valutazione di incidenza (esiti e risultati attesi) - gli esiti della valutazione e misure integrative della disciplina di P.S. (Valutazione del P.S. e degli atti di governo del territorio, Sistema degli indicatori ambientali per il monitoraggio, Ulteriori strumenti a supporto alla valutazione (S.I.T.); - il controllo finale di compatibilità generale dello strumento di pianificazione territoriale. Secondo le indicazioni di legge il rapporto ambientale predisposto per il P.S. di San Romano di Garfagnana è dunque il documento necessario ai fini di avviare le consultazioni, in ordine alla compatibilità (ambientale) e coerenza generale (strategica) dello strumento di pianificazione territoriale, anche al fine di concorre complessivamente (nell interazione continua tra processo valutativo e processo urbanistico), alla valutazione e conseguente definizione degli obiettivi e delle strategie del piano. Esso assicura pertanto (tenendo a riferimento l elenco precedentemente tratteggiato) ai requisiti richiesti dalla legge (allegato 2 alla L.R. 10/2010) ed in particolare: a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi; b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell ambiente e sua evoluzione probabile senza l attuazione del piano o del programma; c) caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente interessate; d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, culturale e paesaggistica, quali le zone designate come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, nonché i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all articolo 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al piano o al programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale; f) possibili impatti significativi sull ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l acqua, l aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l interrelazione tra i suddetti fattori; devono essere considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi; g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli

15 eventuali impatti negativi significativi sull ambiente a seguito dell attuazione del piano o del programma; h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o difficoltà derivanti dalla novità dei problemi e delle tecniche per risolverli) nella raccolta delle informazioni richieste; i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio e controllo degli impatti ambientali significativi derivanti dall attuazione del piano o del programma proposto definendo, in particolare, le modalità di raccolta dei dati e di elaborazione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti, la periodicità della produzione di un rapporto illustrante i risultati della valutazione degli impatti e le misure correttive da adottare; j) sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti. L articolazione e descrizione del rapporto sopra sintetizzata risulta inoltre sostanzialmente coerente con i requisiti richiesti nell ambito della valutazione integrata ed in particolare con quanto definito dalle disposizioni regolamentari, le quali prevedono (articolo 7) che la valutazione intermedia abbia ad oggetto: a) i quadri conoscitivi analitici specifici da condividere, la definizione degli obiettivi specifici, le azioni per conseguirli con le possibili soluzioni alternative e l individuazione degli indicatori; b) la coerenza interna, ovvero il confronto e verifica tra linee di indirizzo, scenari, obiettivi generali, obiettivi specifici e, ove necessario, eventuali alternative dello strumento della pianificazione territoriale o dell atto di governo del territorio; con le azioni e risultati attesi dello strumento di pianificazione territoriale o dell atto di governo del territorio; c) la coerenza esterna dello strumento della pianificazione territoriale o dell atto di governo del territorio in formazione rispetto agli altri strumenti della pianificazione territoriale e atti governo del territorio che interessano lo stesso ambito territoriale; d) la probabilità di realizzazione delle azioni previste dallo strumento della pianificazione territoriale o dall atto di governo del territorio; e) la valutazione in modo integrato degli effetti territoriali, ambientali, sociali ed economici e sulla salute umana attesi delle azioni previste, anche ai fini della scelta tra le possibili soluzioni alternative; f) la valutazione dell efficacia delle azioni ai fini del perseguimento degli obiettivi; g) l eventuale riformulazione o adeguamento delle azioni dello strumento della pianificazione territoriale o dell atto di governo del territorio ipotizzate e le relative valutazioni. Nell ambito della redazione del Rapporto ambientale si è inoltre provveduto a dare risposta alle sollecitazioni emerse con l acquisizione dei contributi formulati nella fase preliminare-iniziale (di V.A.S. e V.I.) ed in questo quadro è utile precisare: - per quanto concerne i contributi inviati dalla Regione Toscana, il R.A. accoglie la proposta di integrazione e omogeneizzazione delle SCA; individua e descrive le caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche del territorio di San Romano in Garfagnana (con particolare attenzione per le aree maggiormente sensibili e di rilevanza ambientale); propone specifici misure e prescrizioni di sostenibilità per il controllo degli effetti dell intera strategia di sviluppo del P.S. (si veda successivo Capitolo 8); fornisce indicatori di performance ambientale per la gestione delle trasformazioni (con particolare attenzione per l impiego delle Linee guida per l edilizia sostenibile in Toscana ); subordina gli obiettivi di attraversamento del fiume Serchio e di localizzazione di un area per la lavorazione e lo stoccaggio degli inerti (che non vengono appositamente localizzate dal P.S.) ad una specifica verifica di fattibilità accompagnata da uno studio di fattibilità e compatibilità ambientale comprendente l analisi delle alternative di intervento; fornisce misure di mitigazione e compensazione anche in termini di prescrizioni per l R.U.; accoglie ed amplia con esplicito riferimento alle esperienze virtuose già realizzate le disposizioni concernenti l utilizzo di fonti energetiche rinnovabili; contiene lo Studio di incidenza di cui all articolo 15 della L.R. 56/2000, in relazione ai S.I.R. interessati; - per quanto concerne i contributi inviati dalla Direzione regionale per i beni paesaggistici e ambientali della Toscana; il R.A. considera ed amplia in termini conoscitivi l indagine sulla componente ambientale riferita al patrimonio culturale tenendo a riferimento le indicazioni metodologiche fornite e sottopone a valutazione le disposizioni ad essa riferibili, verificando la

16 potenziale efficacia delle specifiche misure prescrittive per la corretta conservazione e valorizzazione; - per quanto concerne i contributi inviati dalla Autorità di bacino pilota del Serchio; il R.A. è integrato con elementi e dati conoscitivi riferibili al Piano di gestione delle acque del distretto idrografico del Serchio, nonché al quadro di pericolosità individuato dal progetto di Variante al P.A.I. vigente (1 aggiornamento). In questo quadro si coordina con le indagini geologicotecniche facenti parte integrante e sostanziale dello strumento di pianificazione territoriale, verificando la sussistenza e la coerenza delle specifiche disposizioni di pericolosità indicate dalla legge; - per quanto concerne i contributi inviati dall Ufficio tecnico del genio civile di Lucca; il R.A. prende atto e recepisce le indagini geologico-tecniche redatte per il P.S. con particolare attenzione per le carte di pericolosità previste dalla D.P.G.R. 26R/ Conclusione del processo di V.A.S. e relazione di sintesi della V.I. Come ampiamente argomentato nei paragrafi precedenti la Valutazione Integrata finale si pone come punto di arrivo di una procedura tecnico-scientifica svolta nell ambito dell intero processo di pianificazione, attraverso successive e graduali implementazioni, integrazioni e sviluppi dei quadri analitici e progettuali attivati sin dall avvio del procedimento. In questo quadro si tratterà in particolare di raccogliere gli esiti delle attività di consultazione effettuate con la fase intermedia al fine di migliorare il quadro valutativo già delineato ed eventualmente di rivedere e rivalutare eventuali decisioni alla luce delle istanze e indicazioni emerse con le attività di partecipazione e comunicazione. Sarà questa inoltre la fase in cui tramite l ulteriore verifica di dettaglio del quadro progettuale e soprattutto dell interazione con i soggetti competenti in materia ambientale, e tra questi in particolare soggetti istituzionali del governo del territorio, i potranno ulteriormente arricchire le informazioni concernenti gli indicatori e i fattori ambientali e conseguentemente calibrare e ove necessario integrare ed emendare gli elaborati allegati alla valutazione. Sarà questa inoltre la fase in cui il quadro progettuale del P.S. potrà essere ulteriormente arricchito di indicazioni e prescrizioni o volte a garantire la corretta introduzione nel R.U. delle misure di mitigazione, compensazione e perequazione ritenute necessarie e sufficienti a garantire la sostenibilità della strategia di sviluppo. In questo quadro la fase finale del processo di V.A.S. si concluderà, come indicato dalla L.R. 10/2010, con le attività tecnico-istruttorie svolte dall Autorità competente che, valutando tutta la documentazione presentata, nonché le osservazioni pervenute a seguito della consultazione, esprimerà il proprio parere motivato contenente le proposte di miglioramento del piano o programma in coerenza con gli esiti della valutazione, al fine di eliminare, ridurre o compensare gli effetti negativi sull ambiente emersi. In questo quadro il proponente, in collaborazione con l'autorità competente, provvederà, prima della presentazione all autorità procedente del piano per l approvazione e tenendo conto delle risultanze del parere motivato, alle opportune revisioni del piano, dandone conto nella dichiarazione di sintesi. Il provvedimento di approvazione del piano sarà quindi accompagnato da una dichiarazione di sintesi, contenente la descrizione del processo decisionale seguito; delle modalità con cui le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano; delle modalità con cui si è tenuto conto del rapporto ambientale, delle risultanze delle consultazioni e del parere motivato; delle motivazioni e delle scelte di piano anche alla luce delle possibili alternative individuate nell ambito del procedimento di V.A.S.. Tale dichiarazione si integra con la Relazione di sintesi sugli esiti del procedimento di Valutazione integrata di cui all articolo 10 della D.P.G.R. n 4R/ Partecipazione pubblica e interazione con gli altri soggetti competenti L attuazione di un efficace processo partecipativo richiede una fase preparatoria di ricerca e coinvolgimento degli attori locali ed una certa libertà nei tempi di svolgimento, affinché tra i partecipanti si costruisca un sufficiente livello di conoscenza dei temi, si converga verso un

17 linguaggio comune e si determini la fattiva proposizione di idee progettuali. Per una buona riuscita del processo di partecipazione, inoltre, è importante mettere in rapporto la popolazione, i diversi attori locali e i decisori con il territorio, inteso come unità organica complessa e particolarmente articolata. In altre parole, è necessario che le varie azioni che andranno a ricadere nel territorio, messe in atto dai diversi attori e regolamentate dagli strumenti di pianificazione territoriale, siano viste e concepite all interno di una visione complessiva in modo da evitare sovrapposizioni e contraddizioni e trovare, invece, sinergie. Gli attori locali da coinvolgere sono di norma: - Soggetti istituzionali: rappresentanti politici, altri enti pubblici di governo e gestione del territorio; - Parti sociali: associazioni sindacali, rappresentanti di categorie economiche e sociali; - Gruppi di espressione della società civile: associazioni di volontariato, pubbliche assistenze, associazioni culturali; - Abitanti e residenti del territorio comunale. Nel caso specifico queste esigenze si calano nella realtà territoriale del Comune di San Romano di Garfagnana, con i suoi abitanti (una comunità piccola che può essere coinvolta con semplici attività di sollecitazione e comunicazione, nonché con strumenti di avviso tradizionalmente consolidati in ambito locale), e si devono inoltre conciliare con la necessità di portare a conclusione il nuovo P.S.. in tempi brevi (obiettivo prioritario dell amministrazione comunale). Le attività condotte fino ad ora e da condurre hanno come finalità immediata l apporto di conoscenze ed indicazioni per il miglioramento del P.S. e il processo partecipativo può essere articolato in diversi momenti ed attività interconessi che, utilizzando vari metodi e strumenti, privilegi il dialogo collettivo e la condivisione delle informazioni, cercando di costruire le condizioni essenziali per favorire l inclusione e l interazione tra diversi soggetti. Fondamentale nel processo di partecipazione è stata la raccolta delle manifestazioni di interesse che, già presenti da tempo, sono state sollecitate dall avvio del procedimento. Un altro coinvolgimento dei cittadini è avvenuto durante la fase di redazione del quadro conoscitivo e interpretativo attraverso attività di informazione e comunicazione svolta dalla presenza degli operatori sul territorio che effettuavano il rilievo di campagna, nell ambito di specifiche assemblee pubbliche e quindi con uno specifico Consiglio Comunale aperto. Nel futuro prossimo specifici momenti di confronto e condivisione potranno essere gli incontri e i seminari tematici promossi dall assessorato e dagli uffici comunali responsabili, sotto la moderazione del consulente generale, con gli attori locali competenti ed interessati per particolari tematiche settoriali. L amministrazione inoltre partendo dalla pubblicazione del P.S. e del contestuale Rapporto ambientale, può in questa seconda amplificare i temi indicati ed affrontati nella prima fase in modo da favorire una riflessione ed un dialogo tra soggetti interessati. Nell ambito più strettamente connesso con il procedimento di V.A.S. inoltre la legge prevede che l autorità competente, ovvero la giunta comunale, con il soggetto proponente individui i soggetti (enti territoriali, pubbliche amministrazioni e soggetti pubblici) che devono essere consultati tenendo conto del territorio interessato, della tipologia di piano e di tutti gli interessi pubblici coinvolti (articoli 18 e 20 L.R.10/2010). Nello specifico trattandosi dei P.S. del Comune di San Romano in Garfagnana risulta necessario coinvolgere nel procedimento i seguenti soggetti: - Regione Toscana; - Provincia di Lucca; - Comuni (confinanti) di Camporgiano, Sillano, Piazza al Serchio, Villa Collemandina, Pieve Fosciana; - Parco Nazionale appennino Tosco Emiliano; - Autorità di Bacino (pilota) del fiume Serchio; - Comunità Montana della Garfagnana; - Genio Civile (ex U.R.T.A.T.) di Lucca; - AATO 1-Toscana Nord; - ATO Gestione Rifiuti Costa; - Azienda USL 2 Lucca Dip. Prevenzione; - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana; - Soprintendenza BAPSAE di Lucca e Massa Carrara; - Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana

18 - ARPAT Ufficio dipartimentale di Lucca. L elenco potrà comunque essere implementato a cura delle autorità e delle strutture tecniche di supporto interne all Amministrazione Comunale. 3. SISTEMA DELLE CONOSCENZE A SUPPORTO DELLA VALUTAZIONE DEL P.S Inquadramento ambientale e territoriale Il comune di San Romano in Garfagnana appartiene al territorio settentrionale della provincia di Lucca e più precisamente, come è sottolineato dal suo nome, all area geograficamente nota come Garfagnana, che rappresenta la zona più settentrionale della provincia lucchese, al confine con le province di Massa Carrara, Reggio Emilia e Modena, strutturata intorno al sistema fluviale del fiume Serchio ed ai sistemi montani apuano ed appenninico, caratteristici per i loro diversi profili, (più accentuati e tormentati il primo, più dolci e graduali il secondo), che si saldano nell area del Monte Argegna e del Passo dei Carpinelli dando origine ad una sella che divide la Garfagnana stessa dalla Lunigiana. Localizzazione geografica del Comune di San Romano in Garfagnana (elaborazione grafica a cura di wikipedia) Il territorio del Comune di San Romano in Garfagnana in particolare si colloca nella porzione superiore della valle del Serchio sviluppandosi sul versante orografico sinistro dal fondovalle fino a

19 raggiungere le aree del Parco Nazionale dell Appennino Tosco-emiliano e lambire la pania di Corfino. Il territorio comunale confina: a Nord, con il comune di Sillano; ad Ovest, con il comune di Piazza al Serchio; a Sud, con il comune di Camporgiano; a Sud-Est, con una piccola porzione del comune di Pieve Fosciana; a Est, con il comune di Villa Collemandina. A valle, lungo il confine con Camporgiano e in parte con quello di Pieve Fosciana, scorre il fiume Serchio a monte del quale la superficie territoriale si sviluppa come un esteso piano inclinato, corrugato da impluvi di corsi d acqua, che è principalmente caratterizzato da insediamenti di matrice antica collocati a mezza costa del versante collinare. Connessi con il sistema insediativo principale, tra le aree di mezza costa e il fondovalle, e in parte a monte di esse, si estendono vari nuclei di matrice antica rurale che ancora costituiscono un presidio abitato per la conservazione del paesaggio agricolo. Il comune, che è ubicato ad una quota media di circa 555 metri sopra il livello del mare, trae il suo nome da quello di una vicina chiesa parrocchiale intitolata appunto a San Romano, al quale venne aggiunta poi la specificazione "Garfagnana", con riferimento all'area geografica in cui esso sorge. Il comune si estende per una superficie di 26,04 chilometri quadrati e conta oggi (01/01/2010 fonte ISTAT) abitanti (detti Sanromani), cui corrisponde una densità abitativa di 57,14 abitanti per chilometro quadrato. Da un punto di vista insediativo ed infrastrutturale il comune comprende numerose frazioni tra cui si elencano: Caprignana (a 3,59 km dal capoluogo), Naggio (a 0,87 km), bel borgo medievale, Orzaglia (a 3,94 km) con la chiesa di San Giovanni Battista, Orecchiella (a 4,76 km), Sambuca (a 2,41 km), San Romano (il Capoluogo), Sillicagnana (a 1,27 km) con la chiesa dell Addolorata, Verrucole (a 1,71 km), ben conservata ed imponente con il suo castello (Fortezza delle Verrucole), Vibbiana (a 2,05 km) e Villetta (a 3,38 Km). Il comune di S. Romano in Garfagnana dista da Lucca, capoluogo della provincia cui appartiene, 124,1 km. A monte degli abitati l acclività dei terreni si fa più accentuata e le aree sono, in generale, caratterizzate da estesi boschi di latifoglie con inserti areali di aghifoglie (le abetaine). Dal punto di vista infrastrutturale viario l area è connessa al più esteso comprensorio della Garfagnana per mezzo de: - la S.P. 16 di San Romano che si allaccia, a valle, alla variante per il superamento del centro abitato di Castelnuovo di Garfagnana, nei pressi di Pontardeto, dove sono attualmente in corso i lavori di completamento dell opera. - La strada provinciale n. 66, di raccordo tra la suddetta SP. 16 e la statale n. 445, detta della Garfagnana, che unisce San Romano con Camporgiano e, più generalmente, collega le aree della riva sinistra del Serchio con la riva destra (il versante apuano). La ferrovia Lucca - Aulla attraversa le aree a valle della frazione della frazione Villetta, dove è anche la stazione ferroviaria di riferimento del comune che dista 4 km dal Capoluogo comunale. La presenza delle due tratte stradali provinciali e della linea ferroviaria Lucca Aulla, compresa la stazione di Villetta, hanno favorito la crescita economica e l interesse al permanere della residenza nell area comunale e hanno contribuito a consentire l uso del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo edilizio del centro abitato di Villetta nel quale si concentrano numerose attività commerciali e produttive e soprattutto si è sviluppata, dal dopoguerra ad oggi, la residenza con edifici di recente realizzazione e in corso di costruzione. Come già accennato da un punto di vista geografico ambientale il territorio comunale fa parte del versante sinistro della valle del fiume Serchio, che. nasce dallo spartiacque della dorsale appenninica che separa il settore più settentrionale della Toscana dall Emilia Romagna, con cime che vanno da 1727 m s.l.m. (monte Ischia) a 2008 m s.l.m.(monte Prato). Il territorio è caratterizzato da una variegata morfologia che passa in breve spazio dai rilievi dolci e arrotondati del crinale appenninico ad est agli aspri profili dei massicci calcarei delle Alpi Apuane ad ovest, delimitati da pareti strapiombanti e gole strette. Questa morfologia molto diversificata, dando origine ad ambienti caratterizzati da microclimi contrastanti, influenza molto la flora e le formazioni vegetali. Si passa infatti dai boschi di cerro e di castagno delle quote più basse, alle praterie dell altopiano, con biotipi rari, addirittura relitto delle glaciazioni, ed alle faggete a monte e fino al limite della vegetazione forestale. Anche la presenza faunistica è varia e ben rappresentata da ungulati, oltre che da lepri, scoiattoli, ghiri, volpi e martore, ed oggi anche dal lupo, che ha fatto la sua ricomparsa in questi ultimi

20 decenni sull intero tratto dell Appennino Tosco-Emiliano di cui, come si è detto, S. Romano in Garfagnana fa parte. Altrettanto importante è l avifauna, con l aquila reale, il gufo reale, raro, lo sparviere ed il gheppio. Un discorso a parte merita infine l orso, specie presente su queste montagne fino alla fine del 1700, ed attualmente tornato nella Riserva Naturale Orecchiella, che ne ospita sette esemplari in parte provenienti da uno zoo ed in parte nati in cattività. La Riserva Naturale Orecchiella, una delle poche ancora gestita dallo stato, non è comunque l unica a caratterizzare il territorio del comune di S. Romano in Garfagnana. Nella classificazione climatica, variabile da A ad F in funzione dei gradi giorno (GG) associati al territorio comunale, il cui valore stima il fabbisogno energetico necessario per mantenere un clima confortevole nell abitazione, il comune di S. Romano in Garfagnana si trova in zona E (GG = 2.805). Quanto alle precipitazioni non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana. In generale comunque nella Garfagnana l intensità media annua delle precipitazioni raggiunge i 25 mm/giorni di pioggia. Dal punto di vista sismico, il territorio comunale è individuata e classificato come zona 2 a pericolosità sismica media, (0,15 PGA < 0,25g, dove PGA indica il Picco di Accelerazione Gravitazionale) Sintesi del quadro conoscitivo allestito per il P.S. Lo scenario normativo attuale e il contesto territoriale che caratterizza il Comune di San Romano in Garfagnana hanno imposto la redazione di un quadro conoscitivo approfondito e complesso che sinteticamente è stato organizzato in tre parti: - La prima parte comprende la ricognizione delle prescrizioni del Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) e del Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.), nonché il monitoraggio della strumentazione urbanistica vigente. In particolare relativamente al monitoraggio si precisa che lo stato di attuazione della strumentazione urbanistica vigente è stato oggetto di analisi e valutazione del suo stato di attuazione anche in relazione alle superfici residue rispetto alle previsioni relative alle varie zone in cui il Programma di Fabbricazione era stato articolato. Detta prima parte si integra con l analisi e la valutazione dello stato di diritto, in rapporto ai vincoli, ai rispetti e alle tutele, e si precisa infine che tale stato dei vincoli presenti sul territorio è stato oggetto di verifica in rapporto ai materiali elaborati dalla Provincia di Lucca allestiti per la redazione del nuovo Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.). - La seconda parte, curata specificatamente dal geologo comprende l analisi e la conoscenza della struttura fisica e del contesto ambientale del territorio comunale e degli elementi prevalentemente connessi alla pericolosità idraulica, geomorfologica, sismica, e di vulnerabilità idrogeologica e per tali aspetti si richiamano i contenuti della Relazione Geologico Tecnica. - La terza parte fornisce la lettura della componente territoriale- paesaggistica e urbanistico edilizia, e si articola in una parte descrittiva e in una serie di elaborati grafici, relazioni e tabulati. L analisi segue un processo logico connesso alla storia del territorio e tende ad evidenziare i processi evolutivi e il mutamento che i luoghi, nel tempo, hanno assunto in seguito all intervento umano. L analisi urbanistico edilizia è articolata secondo i tematismi individuati in conformità ai criteri e agli indirizzi forniti dalla Provincia di Lucca per la redazione in forma coordinata dei Piani Strutturali della Garfagnana Appenninica e Apuana. In particolare in questa ultima parte oltre ad una descrizione dei caratteri generali del territorio è analizzato l uso del suolo a partire da un indagine approntata sulla base degli elementi conoscitivi forniti dalla Amministrazione Provinciale, integrata da ulteriori verifiche, con ricorso alla fotointerpretazione, utilizzando immagini zenitali a colori (AGEA 2009), e tramite analisi diretta per alcune parti. L analisi quantitativa ha evidenziato la notevole estensione delle aree boscate (compresi i castagneti da frutto) e degli ambienti seminaturali che costituiscono oltre il l 88% del territorio. Le aree agricole (che comprendono vigneti, oliveti, frutteti, colture temporanee sistemi, particellari complessi, ecc.) costituiscono il 5,56%). Le aree terrazzate (pari al 9,59% della superficie complessiva del comune) interessano varie porzioni dell uso del suolo, quali i prati con ciglioni, le

21 aree oggetto di colture temporanee e i vigneti, gli oliveti e i frutteti, i cui impianti sono, di frequente, disposti in filari lungo i bordi dei terrazzamenti. Le superfici di uso del suolo agricolo Boschi mq ,56% Castagneti mq ,11% Vigneti, oliveti, frutteti mq ,57% Colture temporanee mq ,07% Sistemi particellari complessi mq ,17% Colture agrarie con superfici naturali importanti mq ,69% Prati stabili mq ,37% Zone a vegetazione rada o assente mq ,52% Arbicoltura mq ,06% Alpeggi mq ,27% Aree con vegetazione arbustiva e/o erbacea mq ,55% Aree terrazzate mq circa 9,59% Intero territorio comunale mq In coerenza con le prescrizioni e le indicazioni del P.I.T. sono inoltre analizzati i caratteri strutturali del paesaggio ed i documenti della cultura prendendo in considerazione la componente geomorfologica, idrografica, il mosaico forestale, le aree protette del parco dell Orecchiella e del Parco Nazionale dell Appennino Tosco Emiliano, il mosaico agrario della campagna coltivata, l analisi degli insediamenti umani, gli alpeggi. Nel quadro conoscitivo sono dettagliatamente analizzati gli insediamenti e le infrastrutture di matrice antica: - l edificato storico (centri e nuclei storici, case sparse, edifici rurali, edifici religiosi, ecc.) che ha portato a catalogare 44 elementi; - gli elementi della memoria, della cultura devozionale e materiale e dell arredo urbano che ha dato la catalogazione di 75 elementi; - le aree di potenziale ritrovamento archeologico, beni e complessi archeologici che vede il rilevamento di 7 aree di potenziale ritrovamento archeologico; - le infrastrutture storiche, documentate nelle tavolette dell Istituto Geografico Militare a partire dal 1878, che individua sia le infrastrutture viarie (le strade provinciali, comunali e vicinali di matrice antica; le mulattiere e percorsi pedonali antichi, dei quali rimangono elementi consistenti per quantità e qualità degli stessi; le opere d arte lungo detti percorsi costituite in particolare dai ponti) sia le infrastrutture ferroviarie della linea Lucca-Aulla (la tratta della linea ferroviaria Lucca-Aulla (inaugurata nel 1931) che lambisce il territorio comunale lungo il confine sud-occidentale e le relative opere d arte, quali i ponti e le gallerie, la stazione, i manufatti di servizio, i caselli e i vari edifici di controllo della linea ferrata). Oltre l analisi storica sugli insediamenti e le infrastrutture è condotto uno studio sull evoluzione degli insediamenti e delle attrezzature con un analisi dettagliata delle attrezzature, delle infrastrutture e dei servizi esistenti nel territorio del Comune di San Romano che vengono cartografati ed elencati. Le attrezzature e servizi con sede propria in superficie sono valutate anche in relazione alla loro superficie, ai fini delle successive operazioni di verifica degli standard urbanistici e della valutazione integrata degli effetti territoriali. Il quadro conoscitivo nella sua terza parte affronta inoltre il tema dell economia andando a censire le attività produttive artigianali, commerciali o turistico ricettive per un numero totale di 35 ditte. In questo quadro sono analizzate con attenzione le attività turistico ricettive che contano ben 10 aziende agrituristiche. L analisi sociale porta inoltre ad analizzare l andamento demografico attraverso i dati dei censimenti ISTAT e dell Anagrafe comunale di cui si da ampio conto in successivi paragrafi del presente Rapporto. A detti tematismi corrispondono i seguenti elaborati tecnico-grafici di quadro conoscitivo: QC.1 La relazione di sintesi delle metodologie e delle analisi svolte per la redazione del quadro conoscitivo

22 QC.2a La carta dei vincoli e delle aree di rispetto (in scala 1:10.000), che comprende: - le aree sottoposte a vincolo paesaggistico; - le aree sottoposte a vincolo idrogeologico; - vincoli dovuti alla presenza di infrastrutture; - altri vincoli e tutele. QC.2b. I parchi e le aree protette (in scala 1:10.000). QC.3 Lo stato di attuazione della strumentazione urbanistica vigente (in scala 1:10.000). QC.4 L uso del suolo extraurbano (in scala 1:10.000). QC.5a. La storia del territorio: gli insediamenti e le infrastrutture di matrice antica (in scala 1:10.000). Qc.5b La storia del territorio: l evoluzione degli insediamenti e le infrastrutture di matrice antica (in scala 1:10.000). QC.6 Le infrastrutture puntuali e a rete, le attività economiche, la mobilità e il Trasporto Pubblico Locale (in scala 1:10.000). QC.7 QC.8 Indagini geologico tecniche di supporto alla pianificazione urbanistica Le sintesi interpretative, costituite da: - a Carta della struttura e dei valori del territorio (in scala 1:10.000). - b Carta delle fragilità e criticità (in scala 1:10.000). Per la redazione del P.S. sono stati, inoltre, utilizzati gli elementi di conoscenza, oggetto di precedenti elaborazioni e adempimenti, in particolare: - Elenchi di cui alla L.R. 59/80 (variante al P.d.F. approvata con delib. G.R.T.. n del ). - Disciplina degli interventi nel territorio a prevalente od esclusiva funzione agricola (variante al P.d.F. per adeguamento alla L.R. 64/95 e successive modifiche e integrazioni approvata con delib. C.C. n. 25 del ; - Piano di classificazione acustica ai sensi della L.R. 01/12/1998 n. 89, approvato con delib. C.C. n. 3 del Per i dati di dettaglio si rimanda quindi alla relazione del Quadro conoscitivo del P.S. e agli specifici elaborati di cui in questo paragrafo è necessariamente svolta una sintetica descrizione Valutazione e indicatori di fragilità ambientale del P.T.C.P. di Lucca Il P.T.C. della Provincia di Lucca, come recita l Art. 1 Finalità, persegue lo sviluppo sostenibile del territorio e a tal fine, lettera a), assume le tutele dell integrità fisica e dell identità del territorio interessato, come condizioni di ogni ammissibile scelta di trasformazione, fisica o funzionale, del medesimo territorio. Per le finalità generali precedentemente delineate il P.T.C. al Titolo III detta disposizioni finalizzate alla tutela dell integrità fisica del territorio provinciale per i diversi elementi di fragilità individuati, che i comuni nell ambito dei piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici generali devono caratterizzare in dettaglio, sulla base di indagini e valutazioni effettuate nel rispetto degli indirizzi riportati nell Appendice 1 dello stesso P.T.C.. Di seguito sono elencate le specifiche caratterizzazioni degli elementi di fragilità in riferimento al territorio del Comune di San Romano in Garfagnana indicati dai documenti richiamati FRAGILITÀ GEOMORFOLOGICA. Il P.T.C. indica le prescrizioni relative alle trasformazioni, fisiche e funzionali, ammissibili, per le categorie di aree sotto elencate, così come contrassegnate negli elaborati grafici di progetto di cui è costituito il piano stesso e precisamente nella Tavola A.1: aree vulnerate da frane attive; aree vulnerate da frane quiescenti aree vulnerate e potenzialmente vulnerabili da colate detritiche torrentizie; aree vulnerate da subsidenza;

23 aree potenzialmente vulnerabili da subsidenza FRAGILITÀ IDRAULICA Il P.T.C., oltre a prescrivere che i piani strutturali possono superare le misure di salvaguardia del vigente P.I.T. ed a fornire disposizioni generali volte a contenere gli effetti della impermeabilizzazione dei suoli, dà disposizioni applicative particolari per le aree così come contrassegnate nella Tavola A.2: aree vulnerate da esondazione; aree vulnerate da fenomeni di ristagno FRAGILITÀ DEGLI ACQUIFERI Il P.T.C. detta le disposizioni generali applicative volte a tutelare le risorse idriche del sottosuolo e quelle volte a tutelare la qualità delle acque destinate al consumo umano. Inoltre indica le prescrizioni relative alle trasformazioni, fisiche e funzionali, ammissibili per le aree così come contrassegnate nella Tavola A.4: aree a elevata vulnerabilità intrinseca potenziale; aree vulnerate da fenomeni di insalinimento dell acquifero superiore FRAGILITÀ AMBIENTALE. Le condizioni di fragilità ambientale sono individuate dal P.T.C. scegliendo, per ognuno dei sistemi ambientali presi in esame (sistema acqua, sistema aria, sistema energia e sistema rifiuti), quali derivano dalla Relazione sullo stato dell ambiente, propedeutica alla redazione del P.T.C. stesso, gli indicatori più significativi e stilando per tutti i comuni della provincia una graduatoria attraverso la definizione di tre livelli di attenzione: livello di attenzione alto, rappresentato da ++ ; livello di attenzione medio, rappresentato da + ; livello di attenzione basso, rappresentato da. Si precisa che le graduatorie sono costruite normalizzando gli indicatori considerati secondo una scala lineare che va da zero a dieci. In particolare, per un determinato fattore il valore zero è attribuito al comune che presenta l impatto minore, viceversa, il valore dieci è attribuito al comune che presenta l impatto maggiore. Da questi livelli di attenzione discendono infine gli indirizzi che il P.T.C. fornisce e di cui si deve tenere conto nella redazione nei piani di settore di competenza provinciale, nonché nei piani strutturali e negli altri strumenti urbanistici comunali. Sistema acqua Gli indicatori utilizzati sono riferiti al: a) fabbisogno idrico (industriale, civile, zootecnico ed agricolo), b) al deficit depurativo, calcolato come differenza tra la potenzialità degli impianti espressa in abitanti equivalenti ed il numero degli abitanti equivalenti totali, c) al carico inquinante,calcolato come media dei valori normalizzati riferiti alla quantità di fosforo e di azoto rilasciati ai corpi idrici e alla pressione derivante dall uso di pesticidi in agricoltura (EEP delle acque). Per il comune di S. Romano in Garfagnana i rispettivi livelli di attenzione sono bassi ad eccezione del deficit depurativo: Fabbisogno idrico Fabbisogno idrico Fabbisogno idrico Fabbisogno idrico Deficit depurativo Carico inquinante

24 S. Romano Garfagnana Sistema aria industriale civile zootecnico agricolo + Gli indicatori utilizzati si riferiscono alla stima delle: a) emissioni industriali. La stima è indiretta, considerando la percentuale di aree destinate ad insediamenti produttivi rispetto alla superficie territoriale, b) emissioni da traffico. La stima è indiretta, in base al calcolo dell estensione di autostrade, strade statali e provinciali del singolo comune del territorio provinciale, c) emissioni civili. La stima risulta dalla media dei valori normalizzati riferiti rispettivamente al numero dei residenti ed a quello delle presenze turistiche divise per quattro, dal momento che queste si concentrano in genere nei tre mesi estivi. Per il comune di S. Romano in Garfagnana la graduatoria riporta livelli di attenzione bassi: S. Romano in Garfagnana Emissioni industriali Emissioni da traffico Emissioni civili Sistema energia Gli indicatori utilizzati si riferiscono ai: a) consumi annui di energia elettrica, b) consumi annui di metano. Per il comune di S. Romano in Garfagnana la graduatoria riporta livelli di attenzione bassi: S. Romano in Garfagnana Consumo elettrico Consumo di metano Sistemi rifiuti Gli indicatori utilizzati si riferiscono alla: a) produzione pro-capite di rifiuti urbani, b) percentuale di raccolta differenziata (minore è la percentuale di raccolta differenziata, maggiore è il livello di attenzione attribuito). Per il comune di S. Romano in Garfagnana la graduatoria riporta livelli di attenzione alti per la raccolta differenziata: S. Romano in Garfagnana Produzione pro-capite Percentuale di raccolta differenziata ++ Come si è già detto, dai livelli di attenzione derivano, per ognuno dei fattori ambientali analizzati acqua, aria, energia e rifiuti, le prescrizioni del P.T.C. da soddisfare a livello di piani strutturali ed altri strumenti urbanistici comunali. Si riportano di seguito gli indirizzi dettati dal P.T.C. con riferimento al comune di S. Romano in Garfagnana. Si riportano inoltre gli indirizzi relativi alle radiazioni non ionizzanti ed alle aziende a rischio e/o insalubri che il P.T.C. fornisce e che i comuni della provincia (dunque anche il comune di S. Romano in Garfagnana) sono tenuto a rispettare

25 SISTEMA ACQUA Indirizzi relativi ai fabbisogni produttivi I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni di risparmio idrico definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia di risorse idriche Indirizzi relativi ai fabbisogni civili I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni di risparmio idrico definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia di risorse idriche Indirizzi relativi al deficit depurativo e carico inquinante I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali, relativamente alle proprie previsioni che comportano un incremento della necessità di depurazione dei reflui o un incremento del carico inquinante, sono tenuti a valutare la sostenibilità di tali previsioni, verificando il soddisfacimento delle seguenti condizioni alla trasformabilità, fermo restando comunque l obbligo di rispettare le prescrizioni in materia di smaltimento delle acque definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia di risorse idriche: a) venga soddisfatta la necessità complessiva di depurazione; b) venga previsto un monitoraggio permanente dello stato di efficienza degli impianti di depurazione esistenti, da effettuarsi dai soggetti competenti, e, qualora i controlli evidenziassero il mancato rispetto dei parametri di legge per la qualità delle acque reflue in uscita dagli impianti, venga prevista la messa in opera di sistemi finalizzati a un affinamento degli effluenti e comunque alla salvaguardia del corpo recettore da eventuali impatti dovuti a situazioni di emergenza nella gestione dell impianto; qualora per garantire adeguati livelli qualitativi degli effluenti si rendesse necessaria la sostituzione degli impianti di depurazione esistenti, si deve favorire, in particolare per le piccole comunità, laddove esistano spazi adeguati, il ricorso a sistemi di fitodepurazione; c) venga effettuata una verifica dello stato di efficienza della rete fognaria, prevedendo il progressivo miglioramento dell impermeabilità e il completamento della stessa in funzione delle esigenze attuali e dei nuovi interventi; nelle zone di nuova urbanizzazione e nelle ristrutturazioni urbane deve essere previsto, salvo ragioni tecniche, economiche e ambientali contrarie, il sistema di fognatura separata; d) venga promosso un miglioramento delle capacità autodepurative dei corsi d acqua superficiali attraverso l applicazione di interventi di manutenzione volti alla conservazione o al ripristino delle caratteristiche di naturalità dell alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi ripariali e il rispetto delle aree di naturale espansione; e) vengano promossi interventi di difesa chimica dei suoli riguardanti le colture ad intenso uso di prodotti fitosanitari, attraverso: - la riduzione e il mantenimento della riduzione di concimi e fitofarmaci nel rispetto del quadro normativo "Criteri per la definizione delle norme tecniche di difesa delle colture e controllo delle infestanti nell'ambito dell'applicazione della misura A1 del Reg. CEE 2078/92; - l introduzione o il mantenimento di metodi dell agricoltura biologica; - l introduzione di metodi di pacciamatura che prevedono l utilizzo di materiale vegetale in luogo della plastica per evitare l utilizzo di diserbanti; f) vengono promossi interventi di difesa chimica dei suoli riguardanti le colture floricole, attraverso: - l introduzione di metodi di lotta integrata e biologica; - l introduzione nei sistemi fuori suolo della coltivazione in idroponia che con il riciclo permette una riduzione dell impiego di elementi fertilizzanti e una minore dispersione nell ambiente di questi e dei prodotti fitosanitari; - l impiego di semi o materiale di propagazione di partenza sano; - l utilizzo di tecniche (concia, termoterapia) che consentono di ridurre il rischio di trasmissione dei parassiti mediante gli organi di propagazione; - il corretto uso della tecnica irrigua e della concimazione; - l utilizzo dei mezzi fisici per la disinfezione dei terreni al posto dei fumiganti; g) negli interventi di sistemazione fluviale vengono rispettate le direttive sui criteri progettuali per l attuazione degli interventi in materia di difesa idrogeologica definiti dalla deliberazione del Consiglio regionale 20 maggio 1997, n.155; h) venga previsto un miglioramento del sistema di monitoraggio della qualità delle acque superficiali, da effettuarsi dai soggetti competenti, aumentando la frequenza dei campionamenti relativi allo stato ecologico dei corpi idrici (EBI) e prevedendo l analisi periodica dei parametri chimici, fisici e microbiologici necessari per attuare la legislazione comunitaria, nazionale o locale in materia di protezione delle acque; i) venga previsto un monitoraggio periodico della qualità delle acque sotterranee, da effettuarsi dai soggetti competenti, pianificando il sistema di controlli in funzione della vulnerabilità idrogeologica e della presenza di potenziali veicoli di contaminazione degli acquiferi (insediamenti sprovvisti di rete fognaria, siti da bonificare, scarichi abusivi ricorrenti, intenso uso di fitofarmaci e fertilizzanti per l agricoltura) e prevedendo le misure necessarie per attuare la legislazione comunitaria, nazionale o locale in materia di protezione delle acque; j) venga rispettate le prescrizioni sullo smaltimento delle acque definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia di risorse idriche

26 SISTEMA ARIA Indirizzi relativi alle emissioni di origine industriale I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni sulle emissioni definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia. Indirizzi relativi alle emissioni da traffico veicolare I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni sulle emissioni definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia. Indirizzi relativi alle emissioni di origine civile I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni sulle emissioni definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia. Sistema energia Indirizzi relativi ai consumi energetici I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti al rispetto delle prescrizioni relative ai consumi energetici definite dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia. Radiazioni non ionizzanti 1. I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali individuano, relativamente agli elettrodotti: - una zona di interdizione, di 10 metri dal conduttore per elettrodotti da 132 kv, di 18 metri dal conduttore per elettrodotti da 220 kv, di 28 metri dal conduttore per elettrodotti da 380 kv; - una zona di rispetto, definita a partire dalla proiezione al suolo del conduttore più esterno, di 10 metri dal conduttore per elettrodotti da 132 kv, di 18 metri dal conduttore per elettrodotti da 220 kv, di 28 metri dal conduttore per elettrodotti da 380 kv. 2. Nelle zone di interdizione non è consentito l accesso della popolazione. Nelle zone di rispetto non sono ammesse abitazioni, strutture sanitarie, strutture per l istruzione, attrezzature ricreative, e comunque insediamenti per attività che comportino permanenze prolungate di persone. 3. La nuova edificazione di cabine di trasformazione MT/BT (media tensione/bassa tensione) è ammessa soltanto all esterno degli edifici, a distanza conforme alle relative vigenti disposizioni. Ove siano collocate in aree esterne destinate a permanenza prolungata di bambini devono essere recintate. Qualora non sia possibile la collocazione esterna le cabine di trasformazione MT/BT devono essere costruite in modo tale che il campo elettrico e magnetico generato rimanga entro i limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici fissati dalla vigente normativa, con valutazioni e misurazioni dei campi. 4. Non è ammessa l installazione di antenne e stazioni radiobase per cellulari in prossimità di scuole, asili e altri luoghi per l infanzia. 5. Le disposizioni dei precedenti commi sono assunte dai piani strutturali e dagli altri strumenti urbanistici comunali, adeguandole alle disposizioni nazionali e regionali che fossero emanate successivamente all approvazione del P.T.C., finalizzandole a un principio precauzionale e a un obiettivo di qualità. SISTEMA RIFIUTI Indirizzi relativi alla relazione sullo stato del sistema rifiuti 1. Il comune è tenuto ad approfondire le conoscenze sul sistema aria nella relazione sullo stato dell ambiente prevista dalle istruzioni tecniche per la valutazione degli atti di programmazione e di pianificazione territoriale di competenza degli enti locali di cui alla Deliberazione della Giunta Regionale 14 dicembre 1998, n.1541, che individui le pressioni antropiche, nonché le politiche e gli interventi di controllo, tutela e risanamento in atto, con particolare riferimento agli elementi di crisi evidenziati dagli indicatori di fragilità ambientale. 2. Sulla base della predetta relazione i piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali definiscono le norme per la valutazione delle trasformazioni in relazione al sistema rifiuti, come previsto dall articolo 32 della legge regionale 16 gennaio 1995, n.5, e individuano specifiche condizioni alle trasformazioni. Indirizzi relativi alla produzione procapite e alla raccolta differenziata I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti a valutare la sostenibilità delle proprie previsioni verificando il soddisfacimento delle seguenti condizioni alla trasformabilità: a) vengano considerate, nella definizione delle caratteristiche costruttive dei nuovi insediamenti, nonché nella trasformazione degli insediamenti esistenti, le esigenze del servizio di gestione (raccolta, riutilizzo, recupero, riciclaggio e smaltimento) dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali, pericolosi e non, al fine di contribuire al conseguimento, a livello comunale, degli obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata definiti dalla vigente normativa nazionale e dai piani di settore sovracomunali; b) vengano considerate, nelle scelte localizzative delle funzioni, le esigenze di raccolta differenziata delle diverse categorie merceologiche dei rifiuti, con particolare attenzione al recupero della carta, del materiale organico e degli imballaggi da grandi utenze o da comparti territoriali omogenei; c) vengano individuate, per gli insediamenti esistenti e per gli interventi di nuovo insediamento, appositi e adeguati spazi per l organizzazione del servizio di raccolta differenziata, commisurati agli obiettivi minimi fissati dalla vigente normativa e dai piani di settore sovracomunali, prevedendo prioritariamente il riutilizzo a tale fine di aree dismesse, quali i siti da bonificare. d) vengano comunque rispettate le prescrizioni sulla produzione e lo smaltimento dei rifiuti definite

27 dalla vigente normativa nazionale e regionale in materia, nonché dai piani di settore sovracomunali. AZIENDE A RISCHIO O INSALUBRI I piani strutturali e gli altri strumenti urbanistici comunali sono tenuti a provvedere: a) all individuazione e classificazione delle industrie insalubri presenti sul territorio comunale; b) all ubicazione delle nuove industrie a rischio di incidente rilevante a debita distanza dai centri abitati, e comunque in aree o con tecnologie tali da non comportare rischi per la popolazione e per l ambiente; c) all ubicazione delle nuove industrie insalubri di classe I, e al progressivo trasferimento di quelle esistenti, a debita distanza dai centri abitati; in alternativa, per le piccole e medie industrie che possono tornare a vantaggio della popolazione locale, offrendo possibilità di lavoro e servizi necessari senza imporre lunghi spostamenti, alle misure necessarie per promuoverne l espansione in maniera armoniosa e compatibile con le esigenze di protezione dall inquinamento all interno del tessuto urbano; d) alla valutazione dell ubicazione delle industrie a rischio di incidente rilevante o delle industrie insalubri nelle scelte localizzative delle funzioni Ulteriori elementi conoscitivi di natura ambientale e territoriale IL RAPPORTO SULLO STATO DELL AMBIENTE NELLA PROVINCIA DI LUCCA La Provincia di Lucca, nell ambito del processo di Agenda 21 locale, ha dato luogo alla redazione del 1 e quindi del 2 Rapporto sullo Stato dell Ambiente (ma anche del conseguente Piano di azione ambientale), redatti rispettivamente nel 1999 e 2004, che costituiscono un prezioso riferimento per il reperimento di dati ed in formazioni, nonché per l individuazione degli indicatori e degli elementi di fragilità e criticità delle principali risorse essenziali che caratterizzano il territorio provinciale. Uno dei principali rifermenti di conoscenza dello stato dell ambiente per il territorio di San Romano in Garfagnana è quindi costituito dal 2 Rapporto sullo Stato dell Ambiente della Provincia di Lucca che, con l obiettivo di fornire una fotografia quanto più possibile esatta e soprattutto aggiornata della situazione ambientale nel territorio provinciale, è articolato in 12 aree tematiche, ognuna delle quali viene descritta per mezzo di indicatori. Precisamente le aree tematiche, raggruppate in tre distinte sezioni, sono: I II III per la sezione Sistemi ambientali: 1. Acqua 2. Aria 3. Rumore 4. Inquinamento elettromagnetico 5. Suolo e sottosuolo 6. Paesaggio e natura per la sezione Settori di attività e fattori antropici: 7. Attività economiche 8. Energia ed emissioni climalteranti 9. Rifiuti 10. Mobilità e traffico per la sezione Ambiente, qualità della vita e salute: 11. Sistema socio-insediativo 12. Stato di salute. Come precedentemente tratteggiato, ogni area tematica è organizzata secondo un modello omogeneo, che prevede tra l altro l adozione di uno specifico set di indicatori, selezionati sia perché consolidati in ambito disciplinare sulla base delle migliori esperienze internazionali ed europee secondo il modello DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposte), sia perché ritenuti significativi e rappresentativi nei confronti della stessa area tematica di riferimento. Si elencano di seguito gli indicatori scelti per ogni area tematica che verranno di seguito analizzati in dettaglio, con riferimento al Comune di San Romano in Garfagnana:

28 SISTEMI AMBIENTALI SETTORI DI ATTIVITA E FATTORI ANTROPICI ACQUA ARIA RUMORE INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO SUOLO E SOTTOSUOLO PAESAGGIO E NATURA ATTIVITA ECONOMICHE ENERGIA ED EMISSIONI CLIMATERANTI RIFIUTI Qualità delle acque superficiali (1) (S) Qualità delle acque superficiali (2) (S) Qualità delle acque costiere (1) (S) Qualità delle acque costiere (2) (S) Qualità delle acque sotterranee (S) Fabbisogni idrici (P) Consumi idrici da acquedotto (P) Consumi idrici da acquedotto (P) Capacità di depurazione delle acque reflue (R). Superamento valori obiettivo di qualità dell aria (S) Concentrazioni medie annue inquinanti atm. (S) Biomonitoraggio della qualità dell aria (S) Biomonitoraggio della qualità dell aria ((S) Emissioni inquinanti atmosferici per sorgente (P) Aree a rischio di qualità dell'aria (S/R) Rete di monitoraggio della qualità dell aria (R) Classificazione della diffusività atmosferica (S) Inquinamento acustico) (S) Classificazione acustica (R) Popolazione esposta all inquinamento acustico (S) Sorgenti di inquinamento (P) Livelli di inquinamento elettromagnetico (S/R) Pop. potenz. esposta a inq. elettromagnetico (S) Pericolosità idraulica (S) Pericolosità geomorfologia (S) Andamento piezometrico della falda idrica (S) Rischio sismico (S) Struttura dell uso del suolo (S) Utilizzazione degli input chimici di sintesi (P) Pericolosità ambientale prodotti fitosanitari (P) Siti da bonificare (P/R) Attività estrattiva (P) Infrastrutture ecologiche del paesaggio (S) Diversità del paesaggio agro-forestale (S) Aree sottoposte a vincolo paesaggistico (R) Aree naturali protette (R) Siti e habitat di elevato valore naturalistico (R) Potenziale di reti ecologiche (R) Aree faunistiche e istituti venatori (R) Incendi boschivi (P) Indice di funzionalità fluviale (S) Sistema produttivo (D) Utilizzazione della superficie agricola (D) Turismo: offerta ricettiva (D) Presenza e pressione turistica (D) Industrie a rischio di incidente rilevante (D/P) Industrie soggette a IPPC (P) Effetti ambientali dell industria (I) Sistemi di gestione ambientale (R) Agricoltura biologica (R) Politiche per lo sviluppo sostenibile (R) Consumi finali per fonte energetica e settore (P) Consumi elettrici (P) Intensità energetica (P) Contributo all effetto serra (P) Emissioni di gas serra per sorgente (P) Produzione energetica locale (R) Produzione di rifiuti urbani (P) Raccolta differenziata (R) Produzione di rifiuti speciali (P) Intensità di produzione di rifiuti speciali (P) Capacità di smaltimento (R) Mobilità locale (1) (D) Mobilità locale (2) (D)

29 AMBIENTE QUALITA DELLA VITA E SALUTE MOBILITA E TRAFFICO SISTEMA SOCIO-INSEDIATIVO STATO DI SALUTE Flussi di traffico (P) Motorizzazione privata (P) Qualità ambientale del parco auto Incidentalità stradale Domanda e offerta di trasporto pubblico (1) (2) (R) Popolazione (D) Struttura della popolazione (D) Edificazione del suolo (P) Produzione edilizia (P) Patrimonio edilizio (P) Accessibilità del verde pubblico e ricreativo (S) Accessibilità dei servizi locali (S) Aree pedonali, ZTL (S) Mortalità (I) Mortalità infantile e aborti spontanei (I) Infortuni sul lavorio e malattie professionali (I) Qualità delle produzioni alimentari (I) Di seguito, per ogni sistema ambientale, sono dunque descritte le informazioni essenziali registrate dal Rapporto relativamente al territorio comunale di San Romano in Garfagnana. ACQUA a) Qualità delle acque superficiali (1) (S) Indici di qualità biologica e chimico-fisica dei corsi d'acqua Indicatore non riferiti al comune di S. Romano in Garfagnana. Sono invece riferiti ad altri comuni del bacino del Serchio (dati Arpat sulla qualità delle acque superficiali e sullo stato di qualità ambientale ) b) Qualità delle acque superficiali (2) (S) Indici di qualità biologica e chimico-fisica dei laghi non riferibili al comune di S. Romano in Garfagnana c) Qualità delle acque costiere (1) (S) Indice di qualità batteriologica re non riferibile al comune di S. Romano in Garfagnana d) Qualità delle acque costiere (2) (S) Stato trofico non riferibile al comune di S. Romano in Garfagnana. e) Qualità delle acque sotterranee (S) Indicatore non riferito al comune di S. Romano in Garfagnana. I dati Provincia di Lucca sulle falde acquifere (autunno 2002) elaborati fanno infatti riferimento solo alla Piana della Versilia ed alla Piana di Lucca (e Viareggio). f) Fabbisogni idrici (P) Indicatore non riferito al comune di S. Romano in Garfagnana, ma alla sotto-area-garfagnana individuata dai Piani d ambito nella suddivisione del territorio provinciale in 4 sotto-aree omogenee dal punto di vista idrologico, e.precisamente: ATO 1: 1) Garfagnana 2) Piana di Lucca (Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Lucca, Pescaglia) 3) Litorale Apuo-Versiliese (Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzema, Viareggio); ATO 2: 4) Piana di Lucca (Altopascio, Capannori,,Montecarlo, Porcari, Villa Basilica). Ripartizione del fabbisogno idrico complessivo per settore anno 1996 (migliaia di mc) Elaborazione su dati ATO1 ATO

30 GARFAGNANA Fabbisogno irriguo Fabbisogno idropotabile Fabbisogno uso produttivo Evoluzione della domanda idrica in Provincia di Lucca nel periodo (migliaia di mc) Elaborazione su dati ATO1 ATO2 Provincia di Lucca Fabbisogno irriguo Fabbisogno idropotabile Fabbisogno uso produttivo g) Consumi idrici da acquedotto (P) L indicatore fornisce i prelievi, l evoluzione dei consumi e l efficienza della rete. Per il Comune di S. Romano si hanno i seguenti valori: Prelievi e consumi ai fini acquedottistici ( ) Elaborazione su dati ATO1 ATO2 gestori acque Prelievi Consumi Prelievi Consumi Prelievi Consumi Fonti di approvvigionamento ai fini acquedottistici e rete di distribuzione (1996) Elaborazione su dati ATO1 ATO2 gestori acque Fonti di approvvigionamento Reti acquedottistiche Sorgenti Pozzi Captazioni superficiali Portata complessiv a Preliev o Lunghezza Reti acquedotto Lung. da sostituire n. n. n. l/sec m3 km km Gli indicatori evidenziano dunque che: - mediamente nell anno le risorse idriche sono in grado di soddisfare il fabbisogno (anche se gli unici dati disponibili per i prelievi sono relativi al 1996) - una parte dei quantitativi prelevati può essere ricondotta a spreco, essendo questi di gran lunga superiori ai consumi rilevati. Si fa tuttavia notare a riguardo che il dato del prelievo è significativo soprattutto a livello di macro area più che di singolo comune, in quanto in presenza di enti gestori che operano su più comuni, il prelievo di un comune può andare ad alimentare altri comuni - circa il 10% della rete di adduzione necessita di sostituzione h) Consumi idrici da acquedotto (P) Vengono date la tipologia di utilizzi e le dotazioni idriche. Per il comune di S. Romano in Garfagnana il livello di consumi idropotabili ai fini domestici e non, e la dotazione idrica per abitante sono i seguenti:ac QConsumi acquedottistici e dotazioni idriche (1999) Elaborazione su dati ATO1 ATO2 gestori acqueu Consumi Consumi utenze domestiche Dotazione idrica a fini domestici m3 fatturati m3 fatturati n. l/ab.giorno i) Capacità di depurazione delle acque reflue (Impianti civili) (R). La capacità di depurazione delle acque reflue per il comune di S. Romano in Garfagnana è data dalla tabella sottostante

31 Impianti di potenzialità < Ab.,eq. Impianti di potenzialitài > Ab.,eq. Capacità di depurazione delle acque reflue (2001) Elaborazione su dati ATO1 ATO2 gestori acque, ARPAT Potenzialità Carico Carico progetto residen turistico depuratori ziale Potenzialità attuale (Ab.eq. civili allacciati) Capacità di depurazione carico civile (su potenz. progetto) Capacità di depurazione carico civile (su potenz. effettiva) N. N. ab.eq. ab.eq. ab.eq. ab.eq. % % >100% >100% Si fa notare che la stima degli abitanti equivalenti è stata calcolata applicando il seguente metodo di calcolo: -. residenti: ciascun abitante ciascun abitante rappresenta un abitante equivalente. - turismo: dai dati sulle presenze turistiche a livello comunale, espressi in termini di giorni di presenza, sì è proceduto a individuare il contributo al carico in termini di Ab.Eq, esprimendo tali presenze su base annuale. Inoltre il carico civile è dato dal carico residenziale più il carico turistico. ARIA a) Superamento dei valori obiettivo di qualità dell aria (S) L indicatore dà il superamento del valore limite a Lucca, Viareggio e Porcari per il particolato fine (PM10) e per l ozono O3 da dati ARPAT ,. Infatti nel periodo disponibile nei tre comuni sopra detti non si sono verificati eccessi di superamento né per il biossido di zolfo (SO2), né per il biossido di azoto (NO2), né, successivamente al 1999, per il monossido di carbonio (CO) Non ci sono dunque dati per il comune di S. Romano in Garfagnana. b) Concentrazioni medie annue di inquinanti atmosferici (S) Sono presi in considerazione il monossido di carbonio (CO), il biossido di azoto NO2, l ozono O3, il biossido di zolfo SO2, il particolato fine (PM10) ed il benzene da dati ARPAT dal 1995 al Non si hanno I dati per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma per Lucca, Viareggio e Porcari. c) Biomonitoraggio della qualità dell aria (S) Alla data di pubblicazione del Rapporto il biomonitoraggio, che consente di evidenziare la distribuzione del territorio e della popolazione tra le diverse classi di IAP - Indice di Purezza Atmosferica, variabili da 1 (ambiente senza apprezzabili alterazioni della qualità dell aria) a 6 (ambiente con alterazioni tali da ostacolare fortemente lo sviluppo lichenico) doveva ancora essere eseguito per il comune di S. Romano in Garfagnana. Si evidenzia tuttavia che alla stessa data più del 90% dei comuni già presi in esame nella valle del Serchio-Garfagnana risultava avere un IAP>50,5, classe 1 (dati ARPAT dal IRSE). d) Biomonitoraggio della qualità dell aria (S) Le stime dei valori medi delle concentrazioni dell ozono O3 massimi orari, delle ore più calde tra le 9 e le 16 e settimanali nella provincia di Lucca da dati ARPAT estati indicano che nell alta Garfagnana sembrano esserci le condizioni migliori. Comunque non ci sono dati specifici per il Comune di S. Romano in Garfagnana. e) Emissioni inquinanti atmosferici per sorgente (P) Le tipologie di inquinanti considerati sono: - il monossido di carbonio CO - i composti organici volatili COV. - gli ossidi di azoto NOx

32 - il particolato solido fine PM10 - gli ossidi di zolfo SOx Per il comune di S. Romano le emissioni totali di inquinanti atmosferici valgono: Emissioni totali 1995 Elaborazioni su dati IRSE CO COV NOx PM10 SOx t t t t t 126,9 54,9 28 7,3 2,4 Non ci sono ulteriori dati, ma il Rapporto mette in evidenza come nella provincia di Lucca il macrosettore trasporti e sorgenti mobili sembri essere il responsabile principale di tutte le emissioni. In particolare il traffico su strade urbane ed extraurbane costituisce, secondo il Rapporto, la sorgente prevalente per tutti gli inquinanti, con l eccezione del PM10, la cui emissione risulta determinata per oltre la metà (56%) da sorgenti autostradali. In ogni caso si fa notare che l analisi delle emissioni per abitante evidenzia per tutti gli inquinanti un livello di emissione sul territorio provinciale inferiore alla media regionale. f) Aree a rischio di qualità dell'aria (S/R) Lo scopo dell indicatore è quello di descrivere la situazione del territorio con riferimento al sistema di classificazione adottato dalla Regione Toscana sulla base del D. Lgs.vo 351/1999 e gli obblighi da esso derivanti. Infatti sulla base della classificazione, da A (Livelli inferiori ai valori limite: assenza rischio di superamento) a D (Livelli superiori ai margini di superamento/tolleranza temporanea) i Comuni che presentano superamenti di almeno un valore limite per una sostanza inquinante (lettere C e/o D), devono provvedere al risanamento delle aree attraverso la definizione di specifici piani di azione contenenti le misure da attuare a riguardo. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana. Si fa presente tuttavia che la Regione Toscana ha individuato una sola zona di risanamento, quella della Piana Lucchese, comprendente i comuni di Viareggio, Lucca e Capannori. g) Rete di monitoraggio della qualità dell aria (R) La rete di monitoraggio della qualità dell aria è operativa sul territorio provinciale dal Le stazioni fisse sono ubicate a Lucca, Viareggio, Porcari e Capannori. La rete inoltre è dotata di un laboratorio mobile per le campagne di misura nelle località, come nel comune di S. Romano in Garfagnana, dove non ci sono stazioni. Il Piano regionale di rilevamento della qualità dell aria, approvato nel 1999, ha considerato adeguata l attuale dotazione della rete. E comunque prevista la possibilità di estenderla ai comuni di Altopascio, Pietrasanta e Camaiore. h) Classificazione della diffusività atmosferica (S) La classificazione è stata condotta prendendo in esame l intensità del vento e la turbolenza atmosferica, utilizzando i dati misurati dalle stazioni meteorologiche dislocate sul territorio. Il risultato finale è stato il cosiddetto indice di diffusività: diffusività bassa (classe1), diffusività media (classe 2) e diffusività alta (classe 3). La provincia di Lucca è caratterizzata da una bassa diffusività atmosferica (classe 1), ovvero da una sfavorevole dispersione in atmosfera delle sostanze inquinanti. (causa l elevata stabilità atmosferica e le basse velocità del vento). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana. RUMORE a) Inquinamento acustico (Livelli sonori rilevati nelle aree urbane e lungo le infrastrutture stradali) (S)

33 L indicatore fornisce i valori di rumore diurno e notturno ottenuti da ARPAT nelle numerose campagne di rilevamento condotte nel periodo su strade urbane ed extraurbane ed in corrispondenza delle infrastrutture autostradali che percorrono il territorio provinciale (bretella A11-A12, autostrada A 12 Genova-Rosignano ed autostrada A11 Firenze-mare). Non ci sono misure fatte per il comune di S. Romano in Garfagnana. b) Classificazione acustica (R) La Legge quadro sull inquinamento acustico (Legge n. 447/1995) stabilisce l obbligo per tutti i comuni di predisporre la classificazione del territorio (denominata zonizzazione acustica o azzonamento acustico), cioè la suddivisione del territorio in particelle omogenee riferite alle classi di destinazione d uso definite dal DPCM 14 novembre 1997, alle quali vengono associati valori limiti di emissione e di immissione e valori di attenzione e di qualità per il periodo diurno e notturno. Con la L.R. n. 89/1998 (Norme in materia di inquinamento acustico) e i successivi atti regolamentari, la Regione Toscana ha dato attuazione alla legge quadro nazionale, assumendo la tutela ambientale ai fini acustici quale obiettivo operativo della programmazione territoriale. Alla data di pubblicazione del Rapporto il comune di S. Romano in Garfagnana non aveva ancora dato inizio alla zonizzazione acustica. c) Popolazione esposta all inquinamento acustico (S) Si tratta dei valori di popolazione esposta al rumore ferroviario e autostradale, basati su rilievi e stime modellistiche condotte da Arpat e Regione Toscana.anno Per il rumore ferroviario, i valori riguardano la popolazione esposta nelle fasce ferroviarie A e B delle infrastrutture (DPR 459/1998). Per quanto riguarda invece il rumore autostradale, la percentuale di popolazione è stata determinata con il criterio degli esposti a livelli superiori a 65 db(a) di giorno ed a 55 db(a) di notte. Per la Valle del Serchio la % di popolazione residente esposta è 0 (rumore ferroviario fascia A e B, rumore autostradale diurno e notturno). Comunque non ci sono dati specifici per il comune di S Romano in Garfagnana. INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO a) Sorgenti di inquinamento (P) L indicatore misura la presenza sul territorio provinciale delle sorgenti di onde elettromagnetiche non ionizzanti, quali: stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile, postazioni per la tele-radiodiffusione e linee elettriche (ad alta, media e bassa tensione). L indicatore ha valore nullo per comune di S. Romano in Garfagnana in quanto il suo territorio non è attraversato da elettrodotti, su di esso non vi sono installate stazioni radio base, inoltre il comune non fa parte dei siti per la radiodiffusione analogica e digitale previsti dai piani nazionali di assegnazione delle frequenze: Stazioni radio base per telefonia mobile esistenti e in fase di attivazione 2002 Elaborazione su dati ARPAT Regione Toscana Stazioni attive Stazioni in attesa di attivazione Totale 0 b) Livelli di inquinamento elettromagnetico rilevati (S/R) Indicatore non riferibile al Comune di S. Romano in Garfagnana per quanto sopra detto. c) Popolazione potenzialmente esposta a inquinamento elettromagnetico (S) Indicatore non riferibile al Comune di S. Romano in Garfagnana per quanto sopra detto (assenza di elettrodotti nel territorio)

34 SUOLO E SOTTOSUOLO a) Pericolosità idraulica (S) L analisi è stata condotta sulla base delle perimetrazioni delle aree a pericolosità idraulica effettuate dalle competenti Autorità di Bacino (dell Arno, del Serchio, del Magra e della Toscana Nord.) Per quanto riguarda la stima della popolazione residente in aree a pericolosità, è stato fatto riferimento al dato di popolazione ISTAT per sezione di censimento, relativo al Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana. I dati per la Valle del Serchio-Garfagnana danno: Aree a pericolosità idraulica Elaborazione da dati Autorità di Bacino Pericolosità elevata Pericolosità molto elevata Totale Percentuale su superfici totale kmq kmq kmq % 0,6 9,8 10,5 2,0% Valle del Serchio- Garfagnana Popolazione in aree a pericolosità idraulica Elaborazione da dati Autorità di Bacino Pericolosità elevata Pericolosità molto elevata Totale Percentuale su superfici totale ,8% b) Pericolosità geomorfologia (S) L indicatore fa riferimento ai cosiddetti Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) dei diversi bacini su cui ricade il territorio della provincia di Lucca ( Arno, Serchio, Toscana nord e Magra ) che delimitano le aree ricadenti nelle diverse classi di pericolosità, individuando altresì gli interventi necessari alla messa in sicurezza e alla riduzione del rischio per la popolazione. Le are vulnerate considerate derivano da frane attive e da frane quiescenti, che corrispondono rispettivamente ad aree a pericolosità geomorfologica molto elevata ed elevata, e per quanto riguarda il territorio facente parte del bacino Toscana Nord anche da aree con dissesti diffusi e dai ravaneti, inseriti nel Rapporto nelle frane quiescenti in quanto non distinguibili da queste e comunque rientranti anch essi in aree a pericolosità elevata. Si riportano sotto i dati riferiti alla Garfagnana, che insieme con la Versilia (14%), è il territorio provinciale maggiormente interessato da fenomeni franosi: Aree vulnerate da frane Elaborazione da dati Autorità di Bacino Regione Toscana Frane quiescenti Frane attive Totale Percentuale su superfici totale kmq kmq kmq % Garfagnana 47,0 7,5 54,5 10,2% Il Rapporto evidenzia che tra i comuni della Garfagnana il comune di S. Romano è interessato per il 17%. Comunque la definitiva approvazione dei Piani di assetto idrogeologico, e la progressiva realizzazione degli interventi previsti (consolidamento e bonifica frane, sistemazioni idraulico-forestali), dovrebbe consentire la riduzione della pericolosità dell area e conseguentemente del rischio per la popolazione. c) Andamento piezometrico della falda idrica (S) Lo studio piezometrico e chimico analitico delle acque di falda ( condotto dalla Provincia di Lucca ) ha riguardato i due maggiori acquiferi alluvionali presenti nel territorio

35 provinciale, e precisamente la Piana di Lucca e la Piana costiera della Versilia. Lo studio ha comportato: 1) la misura dei livelli piezometrici dei pozzi della rete di controllo in periodi di riferimento coincidenti con i livelli di magra e di piena della falda. 2) il campionamento delle acque di falda per l esecuzione di analisi chimico-fisiche da parte di ARPAT - Lucca. Non si hanno dunque dati per il comune di S. Romano in Garfagnana. d) Rischio sismico (S) In applicazione del D. Lgs.vo 112/1998, l'individuazione delle zone sismiche, la formazione e l'aggiornamento degli elenchi nelle medesime zone è divenuto compito delle Regioni. La Regione Toscana ha pertanto individuato sul territorio regionale 4 zone sismiche, classificate in base ai valori di accelerazione di picco orizzontale del suolo (ag/g), con probabilità di superamento del 10% in 50 anni: - zona 1: accelerazione orizzontale > 0,25; - zona 2: accelerazione orizzontale 0,15-0,25; - zona 3: accelerazione orizzontale 0,05-0,15; - zona 4: accelerazione orizzontale < 0,05. A valori di accelerazione maggiori, è associata una maggiore sismicità dell area. L Area della Garfagnana, e quindi anche il comune di S. Romano, è classificata in zona 2. e) Struttura dell uso del suolo (S) La classificazione del territorio provinciale è stata effettuata attraverso l utilizzo della carta di uso del suolo elaborata nel 1995 dalla Regione Toscana attraverso l utilizzo della metodologia Corine Land-Cover. La Garfagnana risulta caratterizzata dalla presenza di aree di elevato pregio naturale (territori boscati e ambienti seminaturali).che ne coprono quasi il 90%.della superficie complessiva. Non ci sono però dati specifici per il comune di S. Romano. f) Utilizzazione degli input chimici di sintesi (P) L indicatore si prefigge di presentare l intensità d uso sulle aree agricole dei fertilizzanti chimici - azoto (N) -. La valutazione del loro consumo è stata fatta utilizzando i dati ISTAT dell Annuario Statistico degli anni , definendo il carico per ettaro superficie concimabile di azoto. I dati riguardano la provincia di Lucca. Non ci sono riferimenti specifici per il comune di S. Romano. g) Pericolosità ambientale prodotti fitosanitari (P) L indicatore utilizzato è l Indice Complessivo per l Ambiente (ICRA) che risulta dalla sommatoria dei punteggi attribuiti ad ognuna delle componenti ambientali ed ecotossicologiche di ogni principio attivo. Nel calcolo dell indice è stato considerato anche il carico di prodotti fitosanitari venduti (espresso in quintali), a cui viene attribuito un punteggio, ottenendo così l ICRA ponderato in funzione dell effettivo carico di prodotti venduti. I dati riguardano la provincia di Lucca. Non ci sono riferimenti specifici per il comune di S. Romano. h) Siti da bonificare (P/R) Il D. Lgs.vo 22/1997 ( Decreto Ronchi ) classifica i siti da bonificare in base alla priorità di intervento, secondo le seguente categorie: - siti a breve termine ; - siti a medio termine ; - siti con necessità di ripristino ambientale ; - siti con necessità di approfondimento (fase C)

36 Alla data di pubblicazione del Rapporto i siti soggetti a procedimento di bonifica sul territorio provinciale erano 96. Mancano comunque i dati specifici per il comune di S. Romano. I dati per la Valle del Serchio-Garfagnana sono riportati invece nelle tabelle sottostanti, dove il quadro conoscitivo è implementato:dalle situazioni previste dal D.M. 471/99: E fatto riferimento in particolare all art. 7 (Notifica di pericolo di inquinamento e interventi di messa in sicurezza di emergenza), all art. 8 (Ordinanze) ed all art. 9 (Interventi ad iniziativa degli interessati). OB Numero di siti per categoria normativa Valle del Serchio- Garfagnana Elaborazione su dati Provincia di Lucca Siti pre 471/1999 Art. 9 comma 3 Art. 9 Art. 8 Art. 7 Medio termine Breve termine Procedimenti di bonifica conclusi Elaborazione su dati Provincia di Lucca Procedimenti non conclusi Procedimenti conclusi Valle del Serchio- Garfagnana 4 2 i) Attività estrattiva (Presenza di siti di cava e quantitativi estratti) (P) L indicatore si avvale dei dati, forniti dalla Provincia di Lucca, che derivano dalle dichiarazioni inviate dai titolari delle autorizzazioni ai singoli comuni, in applicazione dell art. 16 della LR 78/1998. Alla data di pubblicazione del Rapporto, in Garfagnana risultavano localizzate 15 cave attive, nessuna delle quali però presente nel territorio del comune di S. Romano. PAESAGGIO E NATURA a) Infrastrutture ecologiche del paesaggio (S) L obiettivo dell indicatore è fornire, dall Inventario Forestale Regionale (IFT) una misura della presenza sul territorio di infrastrutture ecologiche -siepi, filari, boschetti e macchie di campo- a elevato interesse naturalistico, ambientale, paesaggistico e culturale. Per le siepi nel Rapporto si è fatto riferimento alla superficie di territorio occupata, ripartita nelle seguenti classi di frequenza: molto bassa e bassa (minore o uguale a 25 m/ha), media (compresa tra 25 e 30 m/ha), alta e molto alta (uguale o maggiore a 30 m/ha). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Infrastrutture ecologiche del paesaggio Elaborazione su dati IFT 400 Regione Toscana Valle del Serchio-Garfagnana Superficie infrastrutture ecologiche (ha) Aree a riforestazione naturale 208,0 Boschetti 16,0 Formazioni riparie 383,8 Cespuglieti 0,0 Arbusteti 160,0 Totale complessivo 767,8 Sup. territoriale % sulla superficie territoriale 1,4 % Infrastrutture ecologiche Boschetti 27,1 Formazioni riparie 2,1 Cespuglieti 50,0 Arbusteti 20,

37 Totale complessivo 100,0 Valle del Serchio- Garfagnana Territorio occupato da siepi a diversa densità Elaborazione su dati IFT 400 Regione Toscana Superficie coperta da siepi (ha) Densità molto bassa e bassa (fino a 25 m/ha) Densità media (tra 25 e 30 m/ha) Densità alta e molto alta (oltre 30 m/ha) ,7 750,5 1320,9 % Superficie coperta da siepi 34,66 11,25 10,66 b) Diversità del paesaggio agro-forestale (S) Il tema della diversità del paesaggio rurale è stato affrontato sia valutando l indice di diversità di Shannon applicato al territorio agroforestale provinciale, sia individuando sul territorio classi di paesaggio a diverso grado di pressione antropica. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Indice di diversità di Shannon del territorio agroforestale e variazione Elaborazione su dati Corine Land Cover Regione Toscana Corine Land Cover Corine Land Cover ,4 1,3-7,0% Valle del Serchio- Garfagnana Variazione % Come si osserva dalla tabella, nel periodo temporale in Garfagnana la diversità rispetto alle colture presenti risulta relativamente bassa (in ogni caso la minore di tutta la provincia), anche se il valore dell indice si mantiene sempre superiore a quello ritenuto sostenibile (0,8 ed 1,2). Valle del Serchio- Garfagnana Diversità dei paesaggi agroforestali e percentuale sul totale delle aree agricole Elaborazione su dati Corine Land Cover Regione Toscana ( ) a) paesaggi b) paesaggi C) paesaggi caratterizzati da caratterizzati caratterizzati eccessivo da buone dalla sfruttamento pratiche promozione delle risorse agricole della C) paesaggi colturali ad alto valore naturale estensive biodiversità Superficie 1995 (ha) Superficie 2000 (ha) % rispetto al totale ,7 2,6 4,1 92,6 % rispetto al totale ,8 2,6 4,2 92,3 Variazione % superficie ,3-2,5 1,4-2,3 Diversamente che l indicatore di Shannon, la tabella rileva in Garfagnana nello stesso arco di tempo ( ) una riduzione assai elevata dei paesaggi a più alto valore colturale, (la più marcata della provincia), ed un aumento consistente dei paesaggi caratterizzati da eccessivo sfruttamento delle risorse. (il più alto della provincia). I due risultati descritti, tra loro opposti, si spiegano in quanto non esiste relazione diretta tra il grado di ripartizione delle colture agrarie (indice di Shannon) e il loro livello di diversità in termini qualitativi. c) Aree sottoposte a regime di vincolo paesaggistico (R) L indicatore di risposta, espresso come percentuale di aree soggette a tutela sul totale territoriale, fa riferimento alle superfici provinciali interessate sia dalla L 1.497/1939, sia dalle

38 tipologie territoriali previste dalla L 431/1985 (le 2 leggi sono attualmente sostituite dal D. Lgs.vo 490/1999). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Superfici vincolate L 1.497/1939, L 431/1985 e percentuale rispetto alla superficie territoriale Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca Valle del Serchio-Garfagnana Superficie (ha) 431/85 Parchi 4822,4 431/85 Boschi ,3 431/85 Fiumi, laghi, coste marine 5.889,3 431/85 Aree montane oltre i m ,1 431/85 Vincolo Archeologico 985,7 431/85 Aree umide 12,9 1497/39 Vincolo paesaggistico 8.997,3 % sup. vincolate/ sup. territoriale 431/85 Parchi 9,0 431/85 Boschi 73,4 431/85 Fiumi, laghi, coste marine 11,0 431/85 Aree montane oltre i m 20,9 431/85 Vincolo Archeologico 1,8 431/85 Aree umide 0,0 1497/39 Vincolo paesaggistico 16,9 Dalla tabella è evidente rispetto ai vincoli della L 431/85 la prevalente incidenza in Garfagnana sugli altri del vincolo sul bosco (73,4%), seguito dal vincolo sulle aree montane oltre i m, il cui valore 20,9% è in assoluto il più alto di tutta la provincia. Quanto infine al vincolo paesaggistico (L /1939) in Garfagnana la superficie interessata è pari al 16,9% del suo territorio, in assoluto il secondo valore più alto fra i sistemi territoriali provinciali. d) Aree naturali protette (R) L indicatore esprime il trend di superficie delle aree di interesse naturalistico a livello provinciale (SIC, SIR, SIN, Aree protette ANPIL, Provinciali, Regionali, Nazionali, Biotopi, Geotopi, Aree Umide) e la percentuale di territorio interessato da aree protette rispetto alla superficie provinciale totale. Si riporta l unico dato disponibile per il comune di S. Romano, oltre quelli più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Nome Superficie Aree Naturali protette (ha) Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca Valle del Serchio- Garfagnana PARCO NAZIONALE DELL'APPENNINO TOSCO-EMILIANO 2.021,2 PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE 6.576,5 PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE (AREA CONTIGUA) ,9 PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE (AREA DI CAVA) 487,7 RISERVA NATURALE STATALE LAMAROSSA 190,7 RISERVA NATURALE STATALE ORECCHIELLA 244,5 RISERVA NATURALE STATALE ORRIDO DI BOTRI 0,0 RISERVA NATURALE STATALE PANIA DI CORFINO 119,8 TOTALE (COMPRESO LE AREE CONTIGUE) ,3 % SULLA SUP. TER. (COMPRESO LE AREE CONTIGUE) 40,9 TOTALE PER SEL (SENZA LE AREE CONTIGUE) 9.152,7 % SULLA SUP. TERRITORIALE SENZA LE AREE CONTIGUE) 17,1 Superficie SIC, ZPS, SIN, SIR (ha) Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca CODSIC DESCSIC Valle del Serchio

39 Garfagnana IT M. La Nuda - M. TondoM. Tondo 91,6 IT M. Sillano - P.so Romecchio 247,2 T M. Castellino - Le Forbici 624,0 T Parco dell'orecchiella - Pania di Corfino Lamarossa (ZPS) 1.924,0 IT Valli glaciali di Orto di Donna e Solco di Equi (ZPS proposta) 1.598,2 IT M. Sumbra (ZPS proposta) 1.577,6 IT M. Croce - M. Matanna (ZPS proposta) 23,7 IT M. Tambura - M. Sella (ZPS proposta) 846,4 IT M. Corchia - Le Panie (ZPS proposta) 1.176,5 IT IT ZPS Pania di Corfino 128,7 IT ZPS Praterie primarie e secondarie delle Apuane (proposta) 4.920,4 IT SIR Rupi basaltiche di Piazza al Serchio e Poggio 50,9 IT SIN Monte Palodina 504,0 Superficie comunale occupata da SIC, ZPS, SIN, SIR rispetto alla superficie territoriale (%) Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca Sup. S. Romano in Garfagnana occupata da SIC, ZPS, SIN, SIR/ 12,5% Sup. Valle del Serchio-Garfagnana Le tabelle indicano che la Garfagnana ha una notevole superficie interessata da Aree Naturali protette (17, 1%, in assoluto il secondo valore più alto fra i sistemi territoriali provinciali). Anche la superficie occupata da SIC, ZPS, SIN, SIR è consistente, pari al 17,9% rispetto alla superficie territoriale, (ancora una volta in assoluto il secondo valore più alto). Infine della superficie occupata da SIC, ZPS, SIN, SIR il 12,5% si trova nel comune di S. Romano in Garfagnana. e) Siti e habitat di elevato valore naturalistico (R) L indicatore riguarda il censimento sia delle emergenze floristiche e faunistiche rilevanti, inserite in liste di attenzione, sia degli habitat di interesse comunitario prioritari presenti sul territorio provinciale, che rischiano di scomparire. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Valle del Serchio- Garfagn ana Anfi bi Gruppi animali e vegetali presenti in liste di attenzione Elaborazione su dati Archivio Renato, Regione Toscana Inset Mammi Mollus Pes Retti ti feri chi ci li Crost acei Uccel li Vegeta li TOT ALE Habitat di interesse comunitario Elaborazione su dati Archivio Renato, Regione Toscana Habitat di interesse comunitario Valle del Serchio-Garfagnana Numero 55 % a livello provinciale 48% Numero di Fitocenosi Elaborazione su dati Archivio Renato, Regione Toscana Valle del Serchio-Garfagnana Rarità della Fitocenosi Numero di rarità Endemico 4 Molto raro 6 Raro 2 Unico 1 TOTALE

40 Dalle tabelle più di sono dunque le specie presenti in liste di attenzione, vegetali ed animali, rilevate sul territorio della Garfagnana. 55 sono invece gli habitat di interesse comunitario che vi insistono (pari al 48% del totale provinciale). Infine per quanto riguarda le Fitocenosi (definite come comunità di individui vegetali fisionomicamente omogenee che insistono su una stazione uniforme nei caratteri topograficiedafici) ben 13 su un totale di 24 presenti nella provincia di Lucca si trovano in Garfagnana. f) Potenziale di reti ecologiche (R) La Regione Toscana definisce rete ecologica l insieme di unità ecosistemiche di alto valore naturalistico interconnesse da un sistema di elementi di collegamento con funzione di mantenimento delle dinamiche di dispersione degli organismi biologici e della vitalità di popolazioni e comunità. L indicatore si prefigge di fare una prima individuazione di queste reti ecologiche, anche se per la provincia di Lucca, dai dati cartografici disponibili, è stato possibile individuare soltanto 3 reti lineari e precisamente: - Reti di muretti e siepi - Reti di canali e fiumi - Reti di filari di alberi. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Reti ecologiche per tipologia e densità media Elaborazione su dati Carta Tecnica Regionale, scala 1: Valle del Serchio-Garfagnana Lunghezza reti ecologiche (km) Reti di muretti e siepi 263,5 Reti di canali e fiumi 276,5 Reti di filari di alberi 23,2 Totale reti 563,1 Densità media delle reti (m/ha) 38,7 % rispetto alla provincia Reti di muretti e siepi 14,5 Reti di canali e fiumi 19,0 Reti di filari di alberi 25,6 Totale reti 16,8 g) Aree faunistiche e istituti venatori (R) L indicatore è espresso come percentuale della superficie relativa alle aree faunistiche rispetto alla superficie territoriale e come rapporto fra la superficie soggetta a tutela per la fauna selvatica (territorio a divieto di caccia) rispetto alla superficie territoriale. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Zone di protezione della fauna e Istituti Faunistici Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca Valle del Serchio-Garfagnana Aree faunistiche TOTALE (ha) ,2 % Aree Faunistiche/ Sup. Territoriale 34,7 Territorio aree faunistiche soggetto a tutela per la fauna selvatica e cacciabile Territorio tutelato fauna selvatica (ha) ,1 Territorio cacciabile (ha) 5.792,1 % Territorio tutelato fauna selvatica /Sup. Territoriale 23,8 h) Incendi boschivi (P) L indicatore rappresenta il complesso fenomeno degli incendi boschivi evidenziandone l entità dell impatto e l andamento nel tempo

41 Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana: Superfici percorse da incendio e numero di incendi laborazione su dati Regione Toscana Valle del Serchio-Garfagnana % rispetto alla provincia ha Superficie percorsa da incendi dal 1984 al 2002 (ha) N. incendi dal 1984 al Superficie media percorse da incendi dal 1984 al 2002 (ha) 5,4 La tabella evidenzia che nel periodo la Garfagnana con il suo 33% è stata interessata dal più alto numero di incendi della provincia, ma che gli incendi hanno bruciato solo una superficie pari al 20% del territorio provinciale (il valore più basso fra i sistemi territoriali provinciali). Anche il valore di 5,4% relativo alla superficie media percorsa da incendio è in assoluto il più basso. i) Indice di funzionalità fluviale (S) L Indice di Funzionalità Fluviale è un indicatore sintetico, atto a definire la funzionalità di un corso d acqua attraverso la valutazione di specifici parametri. Nel Rapporto la valutazione è stata fatta solo per 2 torrenti, il Fegana, affluente di sinistra del Serchio, (parziale) ed il Freddana, l ultimo tributario apuano dello stesso fiume. SETTORI DI ATTIVITA E FATTORI ANTROPICI ATTIVITA ECONOMICHE a) Sistema produttivo (Unità locali e addetti per settore di attività ed area) (D) L indicatore esamina la struttura produttiva sia in termini addetti che di unità locali per settori di attività (industria, commercio, istituzioni, altri servizi) (da dati ISTAT 2001). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana, (grafici). b) Utilizzazione della superficie agricola (Superficie agricola totale e superficie agricola utilizzata) (D) L indicatore fornisce (da dati ISTAT) nel periodo la ripartizione della superficie agricola totale (SAT) ed i rapporti SAU/ST e SAT/ST, dove: - SAU (Superficie Agricola Utilizzata) è ll insieme delle superfici a seminativo, prati permanenti, pascoli e coltivazioni legnose agrarie; - SAT (Superficie Agricola Totale) è l insieme della SAU, dei boschi aziendali e della (SANU) (Superficie Agricola Non Utilizzata); - ST è la Superficie Territoriale totale. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca. c) Turismo: offerta ricettiva (Esercizi e posti letto per tipologia ed area) (D) L indicatore analizza (da dati Provincia di Lucca) l evoluzione dell offerta turistica del territorio dal 2000 al 2003 sia per sistemi territoriali provinciali, sia per tipologia di strutture ricettive, distinte in: - alberghi; - residenze turistico alberghiere; - camere, residence, case e app. per ferie; - campeggi; - agriturismo; - altro

42 Viene fornita anche l offerta ricettiva (in termini di posti letto) a livello provinciale (2003). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, ma solo più generali per la Valle del Serchio-Garfagnana. d) Presenza e pressione turistica (Presenze turistiche e densità rispetto ai residenti e alla superficie territoriale) (D) Il Rapporto ha calcolato: - la densità dei turisti (presenze turistiche annue/365) rispetto ai residenti; - la densità dei turisti (presenze medie giornaliere) per i kmq di superficie. Si riportano in tabella i risultati ottenuti per il Comune di S. Romano in Garfagnana, che evidenziano per gli anni dal 2000 al 2002 un significativo aumento di presenze (in sintonia del resto con la Garfagnana stessa, caratterizzata secondo il Rapporto nel periodo da un incremento di presenze turistiche di oltre il 230%). Presenze turistiche per area e indici di pressione turistica Elaborazione su dati Provincia di Lucca Presenze turistiche Rapporto turisti/residenti Densità territoriale turisti ,4% 0,2 e) Industrie a rischio di incidente rilevante (Aziende sottoposte agli obblighi ex art. 6 (notifica) ed art. 8 (rapporto sicurezza) del D. Lgs.vo 334/1999) (D/P) L indicatore dà il numero degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, così come definiti dal D. Lgs.vo 334/1999 (Seveso bis) presenti sul territorio. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca, (che registra circa una quarantina di industrie a rischio di incidente rilevante). f) Industrie soggette a IPPC (Impianti soggetti all applicazione del D. Lgs.vo 372/1999) (P) L indicatore dà il numero degli impianti soggetti alla direttiva IPPC (Integrated Prevention and Pollution Control) recepita dal D. Lgs.vo 372/1999 ed attuata dalla Regione Toscana con propria delibera (DGR 841/2002). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca, (che registra 61 impianti soggetti ad IPPC). g) Effetti ambientali dell industria (contributo delle attività industriali alle emissioni e ai consumi totali) (I) L indicatore fornisce il contributo percentuale dell industria nella determinazione dei fattori di pressione fabbisogni idrici, consumi energetici, emissioni in atmosfera di inquinanti e gas serra e produzione di rifiuti. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca, riportati in grafici. Si fa comunque notare in proposito che il Rapporto evidenzia che nel 2003 la Regione Toscana ha individuato l area di criticità ambientale delle Alpi Apuane, di cui fanno parte molti comuni della Garfagnana e della Versilia, e ne analizza il problema di fondo in specifica Scheda di approfondimento). h) Sistemi di gestione ambientale (Organizzazioni registrate ISO e/o EMAS) (R) L indicatore fornisce il numero delle aziende che nel periodo erano certificate o secondo le procedure previste dai regolamenti EMAS e Ecolabel o secondo le norme ISO Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca

43 i) Agricoltura biologica (Superfici ad agricoltura biologica per area) (R) L indicatore esprime l evoluzione della superficie biologica negli anni nella provincia. Vengono forniti inoltre anche i valori della superficie biologica e la percentuale di SAU biologica su SAU totale a giugno 2003, distinti per settore territoriale. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano. I datii per la Valle del Serchio- Garfagnana sono riportati in tabella: Superficie biologica a giugno 2003 Elaborazione su dati ARSIA Superficie biologica ed in conversione Valle del Serchio-Garfagnana (ha) SAU biologica/ SAU totale 364 3,8 j) Politiche per lo sviluppo sostenibile (L Agenda 21 locale della Provincia di Lucca) L Agenda 21 locale è lo strumento operativo a disposizione degli Enti pubblici per attuare lo sviluppo sostenibile, raccomandato dall ONU nel 1992 con l Agenda 21, sottoscritta da 180 governi. Allo scopo la Provincia di Lucca ha attivato un Forum per l Ambiente e lo Sviluppo sostenibile, con funzioni di consultazione e di elaborazione di proposte, costituito da numerosi soggetti già riunitosi in gruppi di lavoro tematici. ENERGIA ED EMISSIONI CLIMALTERANTI a) Consumi finali per fonte energetica e per settore (Consumi finali per settore e per vettore totali e pro capite) (P) L indicatore consente di individuare nel periodo i consumi finali di energia per fonte (gasolio, GPL, benzine, oli combustibili, gas naturale, elettrico) e per uso finale (agricoltura, consumi civili (residenziale + terziario), trasporti, industria). Nello stesso arco temporale sono dati anche i consumi energetici ed elettrici pro capite. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca. b) Consumi elettrici (Consumi per settore, totali e pro capite) (P) L indicatore si basa sui rilievi dei consumi elettrici forniti da GRTN e da Enel. I dati per il Comune di S. Romano in Garfagnana sono i seguenti: Consumi di energia elettrica ENEL per settori al netto dell autoproduzione (KWh) (2002) Elaborazione su dati ENEL S. Romano Altro Agricoltura Domestico Industria Terziario TOTALE in Garfagnan a TOTALE Valle del Serchio- Garfagnana TOTALE Provincia c) Intensità energetica (Intensità energetica ed elettrica, totale ed industriale) (P) L'indicatore Intensità energetica esprime il consumo di energia in rapporto al reddito generato (misurato come prodotto interno lordo o come valore aggiunto). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca

44 d) Contributo all effetto serra (P) Si tratta essenzialmente delle emissioni di CO 2 da usi energetici. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano. I dati disponibili per Valle del Serchio- Garfagnana sono i seguenti: Valle del Serchio- Garfagnana Emissioni di CO2 (tonn) Elaborazione su dati GRTN, ENEL, SNAM etc elettrico benzine Oli gpl gasolo Gas TOTALE combustibili naturale Emissioni CO2 pro capite (tonn/ab) Elaborazione su dati GRTN, ENEL, SNAM etc Valle del Serchio- Provincia Garfagnana 5,9 9,6 e) Emissioni di gas serra per sorgente (P) Le emissioni stimate sono quelle relative a metano, anidride carbonica e protossido d azoto, distinte per combustione(terziario ed agricoltura), combustione (industria) natura, agricoltura, processi produttivi, trattamento e smaltimento rifiuti, trasporti e sorgenti mobili, estrazione e distribuzione combustibili fossili. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano, né per la Valle del Serchio-Garfagnana, ma solo per la provincia di Lucca. f) Produzione energetica locale (P) L indicatore evidenzia la potenza installata e le produzioni elettriche annue degli impianti presenti sul territorio provinciale. I dati disponibili sono solo per la provincia di Lucca. RIFIUTI a) Produzione di rifiuti urbani (P) Scopo dell indicatore è valutare il quantitativo totale e pro capite di rifiuti urbani prodotti per anno e la conseguente pressione indotta sull ambiente da questa componente. I dati per il comune di S. Romano in Garfagnana sono i seguenti: S. Romano in Garfagnan a RU totali procapite Totale Valle del Serchio- Garfagnana Totale Provincia Totale Toscana Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani, inclusa la raccolta differenziata ( ) Elaborazione su dati ARRR/Provincia di Lucca/Regione Toscana Ru tot. RU Ru tot. RU Ru tot. RU Ru tot. totali totali totali procapitcapite pro- procapite b) Raccolta differenziata (R) tonn Kg/ab.a tonn Kg/ab. tonn Kg/ab. tonn Kg/ab. nno anno anno anno 546,7 383,1 589,4 414,2 606,2 423,9 638,3 446, ,4 413, ,5 457, ,0 471, ,22 477, , 0 682, , , ,9 744, ,2 759, , 1 647, , 9 650,

45 Scopo dell indicatore è valutare il quantitativo di rifiuti oggetto di raccolta differenziata (RD) in rapporto agli obiettivi posti dalla legislazione in modo da verificare le azioni intraprese per limitare lo smaltimento in discarica e per valorizzare al massimo i rifiuti. I dati per il comune di S. Romano in Garfagnana sono in tabella: S. Romano in Garfagnan a Totale Valle del Serchio- Garfagnana Totale Provincia Totale Toscana Raccolta differenziata ( ) Elaborazione su dati ARRR/Provincia di Lucca/Regione Toscana RD tot. RD RD tot. RD RD tot. RD RD tot. RD tonn % tonn % tonn % tonn % 115,5 22,0 148,2 26,2 177,4 30,5 190,4 31, ,5 20, ,4 20, ,4 21, ,3 23, , ,9 79,987 29, , , , , , ,5 26,2 Si noti il tasso di raccolta differenziata per il comune di S. Romano pari al 30,5% nel 2001, largamente superiore all obiettivo posto dal Decreto Ronchi (25%) per lo stesso anno. c) Produzione di rifiuti speciali (R) L indicatore valuta la produzione di rifiuti speciali, non pericolosi (RSNP) e pericolosi (RSP), in quanto fondamentale per definire con completezza il quadro relativo ai rifiuti: infatti la quantità dei rifiuti speciali prodotta in molti casi è notevole, se non addirittura superiore a quella degli urbani, inoltre la loro qualità può rappresentare una fonte di impatto significativa. I dati per il comune di S. Romano in Garfagnana sono qui sotto riportati: Produzione 2000 di RSNP e RSP Elaborazione su dati Provincia di Lucca/ ARRR RSNP RSP S. Romano in Garfagnana t/a % t/a % 0,3 0,0 0,2 0,0 Totale ,3 2,6 641,7 7,3 Valle del Serchio-Garfagnana Totale Provincia , ,9 100,1 Praticamente, sul territorio comunale, non c è produzione di rifiuti speciali di alcun tipo. d) Intensità di produzione di rifiuti speciali (R) L'indicatore è ricavato dai dati di produzione di rifiuti speciali disponibile per l ultimo anno (2000), rapportato al numero totale di addetti ricavato dal censimento 2001 industria. Per il comune di S. Romano in Garfagnana l indicatore vale: Produzione di rifiuti speciali x addetto Elaborazione su dati Provincia di Lucca/Regione Toscana/ISTAT RSNP RSP S. Romano in Garfagnana Kg/add Kg/add 1,6 1,0 Totale Valle del Serchio-Garfagnana 2.749,9 74,2 Totale Provincia 6.629,5 62,6 Totale Regione Toscana 4.787,9 160,1 Il comune di S. Romano in Garfagnana ha dunque valori molto contenuti di produzione di rifiuti speciali per addetto, in linea con i dati di cui al precedente punto c)

46 e) Capacità di smaltimento (R) L indicatore rappresenta i flussi e la destinazione dei rifiuti urbani residui, al netto della raccolta differenziata. Dagli impianti di selezione, infatti, si generano flussi di materiale trattato che sono soggetti a smaltimento finale, in impianti di combustione o in discarica. Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana. MOBILITA E TRAFFICO a) Mobilità locale (1) (D) L indicatore analizza e rappresenta la mobilità dei cittadini. Si tratta però di un indicatore parziale, perché considera solamente i cosiddetti spostamenti sistematici (casa-lavoro e casaluogo di studio). Spostamenti con origine/ spostamenti con destinazione 1991 Elaborazione Ambiente Italia su dati ISTAT Trasporto Motorizzato Totale pubblico privato S. Romano in Garfagnana 12,5 1,3 2,2 Valle del Serchio-Garfagnana 3,0 2,2 2,5 b) Mobilità locale (2) (D) Viene data la ripartizione modale della mobilità costituita come sopra dagli spostamenti sistematici (casa-lavoro e casa-luogo di studio). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma per la Valle del Serchio-Garfagnana: Ripartizione modale degli spostamenti Elaborazione Ambiente Italia su dati ISTAT Bicicletta Moto Auto Autobus Treno A piedi Altro Valle del Serchio Garfagnana Totale Provincia Ripartizione modale degli spostamenti all interno della SEL Valle del Serchio-Garfagnana Elaborazione Ambiente Italia su dati ISTAT Bicicletta Moto Auto Autobus Treno A piedi Non ind. Intracomunali IntraSEL (esclusi intracomunali) SEL - fuori SEL Fuori SEL - SEL TOTALI c) Flussi di traffico (P) L indicatore descrive il fenomeno della mobilità su strada in diverse aree provinciali attraverso la quantificazione dei flussi di traffico interni a tali aree.sono stati conteggiati tutti i veicoli in transito tra le 7.00 e le distinguendo le autovetture ed i veicoli commerciali leggeri dai mezzi pesanti. Le postazioni non hanno interessato il comune di S. Romano in Garfagnana. d) Motorizzazione privata (P) L indicatore è calcolato sulla base del dato relativo a parco circolante ogni 100 abitanti (1991). Ne comune di S. Romano in Garganana questo dato vale: Parco circolante 2001 Elaborazione su dati ACI e ISTAT Autobus Autovetture Veicoli industriali Motocicli Autovetture/100 abitanti S. Romano in ,

47 Garfagnana Valle del Serchio- Garfagnana 49 16, ,3 e) Qualità ambientale del parco auto (R) L indicatore fornisce la quota di vetture Euro I, Euro II e Euro III e non catalizzate sul parco circolante. Gli unici dati disponibile (2000 e 2001) riguardano la provincia di Lucca. f) Incidentalità stradale (I) E fornita una misura indiretta della funzionalità del sistema stradale tramite 2 indici: l indice di lesività (numero di feriti ogni 10 incidenti) e l indice di mortalità (numero di morti ogni 1000 incidenti). E stato elaborato anche il tasso standardizzato di mortalità. I dati ( ) interessano però solo la provincia di Lucca. g) Domanda e offerta di trasporto pubblico (1) (2) (R) L indicatore descrive le caratteristiche dell utenza del servizio di trasporto pubblico extraurbano. Non ci sono dati per il comune di S. Romano, ma per l area unica Garfagnana e media valle. SISTEMA SOCIO-INSEDIATIVO a) Popolazione (D) L indicatore evidenzia la situazione demografica attraverso l analisi dell andamento della popolazione e della densità abitativa in diversi comuni, tra cui il comune di S. Romano in Garfagnana: Popolazione residente e densità abitativa Elaborazione su dati ISTAT Popolazione Variazioni 2001 % Variazioni % Densità 2001 S.Romano in Garfagnana ,7% -0,6 55 Valle del Serchio ,4% -8,8% 55,8 Garfagnana Totale Provincia ,3% -3,5% 84,3 b) Struttura della popolazione (D) Sono stati utilizzati i seguenti indici di struttura della popolazione: -- Indice di vecchiaia:calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione ultra65enne e quella di età compresa tra 0 e 14 anni (pop>65)/(pop0-14)*100 - Indice di dipendenza demografica: calcolato come rapporto tra le classi di età ipoteticamente non attive e quelle, sempre ipoteticamente, attive (pop0-14+pop>65)/(pop15-64)* Indice di ricambio della popolazione attiva: calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione di età compresa tra i 60 ed i 64 anni e quella di età compresa tra i 15 ed i 19 anni (pop60-64)/(pop15-19)*100 - Indice di struttura della popolazione attiva: (pop15-39)/(pop40-64)*100. Questi indici valgono per il comune di S. Romano in Garfagnana: Indici di struttura della popolazione 2001 Elaborazione su dati Provincia di Lucca Osservatorio per le politiche sociali Indice di Indice di vecchiaia dipendenza Indice di ricambio della popolazione attiva Indice di struttura della popolazione

48 attiva S.Romano in Garfagnana 208,5 63,6 203,9 99,1 Valle del Serchio-Garfagnana 293,7 54,4 163,2 93,1 Totale Provincia 182,7 49,4 154,0 94,6 c) Edificazione del suolo (P) L indicatore è espresso in termini di superficie territoriale edificata e fornisce un indicazione sulla evoluzione del consumo di suolo nelle diverse aree della provincia dal 1870 al Evoluzione storica della provincia edificata Elaborazione su dati SIT Provincia di Lucca Variaz kmq kmq kmq kmq % su ST % S.Romano in Garfagnana 0,47 0,73 0,86 1,03 4,0% 20 Valle del Serchio-Garfagnana 8,14 11,77 15,76 19,97 3,7 27 Totale Provincia 33,85 54,92 101,52 161,89 9,1% 59% d) Produzione edilizia (P) L indicatore relativo alla produzione edilizia è restituito come volume dei fabbricati costruiti annualmente, per nuova edificazione o per ampliamento dell esistente, distinto tra quelli residenziali e non residenziali. Per il comune di S. Romano in Garfagnana questo volume ha il valore di: Produzione edilizia Elaborazione su dati ISTAT e SIT Provincia di Lucca Residenziale Totale Residenziale/ sup. edificata Totale/ sup. edificata S.Romano in Garfagnana Valle del Serchio Garfagnana Totale Provincia 3.694, e) Patrimonio edilizio (S/P) L indicatore relativo all offerta delle abitazioni è rappresentato come numero di abitazioni esistenti, rapporto tra abitazioni non occupate ed occupate e rapporto tra numero di stanze e residenti. Un solo dato è disponibile per il comune di S. Romano in Garfagnana: la percentuale di abitazioni non occupate, tra il 30 ed 50% (cartina tematica). Anche per la valle del Serchio- Garfagnana nel rapporto c è un unico dato: l evoluzione del patrimonio edilizio (numero abitazioni) dal 1951 al f) Accessibilità delle aree di verde pubblico e ricreative (S) L indicatore rappresenta l accessibilità dei cittadini alle aree verdi pubbliche e ricreative, evidenziando il numero di abitanti residenti in un raggio di 300 m da tali aree. Accessibilità alle aree di verde pubblico Elaborazione su dati ISTAT e SIT Provincia di Lucca Aree verdi > m2 Tutte le aree verdi N. residenti % su N. residenti % su pop.totale pop.totale S.Romano in Garfagnana 0 0,0% 0 0,0% Valle del Serchio ,3% ,0% Garfagnana Totale Provincia ,0% ,1% g) Accessibilità dei servizi locali (S)

49 L indicatore rappresenta l accessibilità dei cittadini ai servizi di base ed è espresso in termini di numero di abitanti residenti in un raggio di 300 m dai servizi in rapporto al numero totale di abitanti. Accessibilità dei servizi locali Elaborazione su dati ISTAT e SIT Provincia di Lucca Servi sanitari Pubblici di base Fermate trasporto pubblico Scuole pubbliche residenti % su pop. residenti % su pop. residenti % su pop. S.Romano in 0 0,0% ,6% 0 0,0% Garfagnana Valle del ,4% ,3% ,9% Serchio- Garfagnana Totale Provincia ,3% ,2% ,4% h) Aree pedonali, ZTL (S) L indicatore fornisce la presenza o meno di aree o percorsi pedonali e zone a traffico limitato (ZTL) nei comuni della provincia. Nel comune di S. Romano in Garfagnana non sono presenti aree o percorsi pedonali, né ZTL. STATO DI SALUTE a) Mortalità (I) Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma solo più generali per l ASL 2 che lo interessa. b) Mortalità infantile e aborti spontanei (I) Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma, come sopra, solo più generali per l ASL 2 che lo interessa. c) Infortuni sul lavoro e malattie professionali (I) Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma solo più generali per la provincia di Lucca. d) Qualità delle produzioni alimentari (I) L indicatore di qualità per i residui di fitofarmaci negli alimenti (IqR) è utilizzato per definire la qualità degli alimenti rispetto alla presenza di residui di fitofarmaci. Viene determinato come sommatoria dei termini che si ottengono dal residuo di prodotti fitosanitari, rispetto al proprio valore limite (LMR). Non ci sono dati specifici per il comune di S. Romano in Garfagnana, ma solo più generali per l area lucchese ULTERIORI ELEMENTI DI CARATTERIZZAZIONE DEI DATI TERRITORIALI E AMBIENTALI La disamina dei fattori e delle risorse caratterizzanti il territorio comunale di San Romano in Garfagnana è stata condotta oltre che sulla base delle indagini specificatamente condotte dal P.S. e sugli elementi forniti dalla Provincia di Lucca, (nell ambito del P.T.C. e dei processi di Agenda 21 locale) attraverso gli elementi di conoscenza forniti e messi a disposizione dagli enti locali, dalle autorità competenti in materia ambientale, oltre che da istituti, enti di ricerca ed agenzie, mediante la pubblicazione di banche dati e documenti specifici. In particolare la Regione Toscana attraverso il Sistema Informativo Ambientale della Regione Toscana (SIRA) con specifico portale, mette a disposizione delle istituzioni, delle associazioni e dei cittadini i risultati delle attività di controllo e monitoraggio effettuati dall'agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) e da altri enti che operano in campo

50 ambientale. A tale proposito si ricorda che la Regione ha predisposto un apposito osservatorio per monitorare il protocollo di Kyoto (www.osservatoriokyoto.it) Tali documenti, unitamente a quelli reperibili presso la Comunità Montana della Garfagnana e quelli registrabili nell ambito del P.A.I. del Bacino pilota del fiume Serchio sono stati una fonte utile di dati e indicatori, attraverso i quali sono stati quindi successivamente indicati quelli ritenuti significativi per la realtà di San Romano in Garfagnana, con particolare riferimento per il controllo di coerenza con gli obiettivi della strategia di sviluppo del P.S.. Gli stessi Enti locali (oltre agli altri soggetti interessati in campo ambientale e territoriale (ed in particolare per alcuni contenuti specifici l ASL, la Comunità Montana, l Autorità di bacino del Serchio, l Ente Parco Nazionale dell Appennino, ecc.) hanno messo inoltre a disposizione numerose informazioni ed elementi conoscitivi utili ad implementare ed integrare quelli recuperati nell ambito delle attività analitiche precedentemente descritte, ma anche presi a riferimento per la puntualizzazione e l integrazione di obiettivi e azioni del P.S.. In questo quadro inoltre il gestore dei Servizi Energetici nazionale (G.S.E.) ha fornito un monitoraggio sulle energie rinnovabili. I dati di natura socio-economica trovano invece aggiornamento dai censimenti ISTAT e dalle ulteriori informazioni reperite presso la Camera di Commercio di Lucca. In questo quadro inoltre gli stessi uffici del Comune hanno fornito informazioni essenziali per la costruzione del quadro conoscitivo, nel quale sono evidentemente recuperabili indicazioni e dati di base utili alla formulazione degli indicatori ambientali. In particolare di significativo interesse risultano le analisi condotte sul sistema delle infrastrutture e degli impianti a rete (fognature, approvvigionamento e distribuzione idrica, erogazione del gas metano), sulla produzione di energia da fonti rinnovabili (attività particolarmente perseguita dall azione amministrativa di San Romano in Garfagnana), sul sistema dei servizi e delle attrezzature pubbliche (compreso gli standard urbanistici), sulla caratterizzazione della rete di mobilità (viabilità, parcheggi, aree di sosta), sulla caratterizzazione e consistenza del sistema insediativo (destinazioni d uso, storicizzazione, densità, articolazione spaziale, morfo-tipologia, ecc.), sull uso del suolo extraurbano e la vegetazione, sulle dinamiche demografiche di livello locale (deducibile attraverso i dati disponibili presso l anagrafe comunale), sullo stato di attuazione dello strumento urbanistico vigente (Programma di Fabbricazione), sul sistema dei beni storicoculturali e ambientali. Circa quest ultimo aspetto fondamentali sono i dati riguardo ai beni culturali e paesaggistici forniti dal Sistema informativo Territoriale e Paesaggistico (S.I.T.A.P), ed ancora il sito della Regione Toscana che fornisce l individuazione dei siti storici, archeologici e paesaggistici. Di seguito, sulla base dei riferimenti precedentemente richiamati (tenendo quindi conto dell effettiva disponibilità di dati) ma anche delle peculiari caratteristiche del Comune di San Romano in Garfagnana, si fornisce una descrizione degli specifici indicatori e fattori ulteriormente analizzati oltre che la loro eventuale attualizzazione, condotta attraverso apposite indagini ed integrati grazie agli elementi conoscitivi desumibili dal sistema di conoscenze precedentemente descritto ATTUALIZZAZIONE E INTEGRAZIONE DEI DATI TERRITORIALI E AMBIENTALI Di seguito si riporta, ad integrazione ed implementazioni delle informazioni e dei dati riportati ai precedenti paragrafi, l aggiornamento dei dati di natura territoriale ed ambientale in coerenza con i set di indicatori e fattori già indicati nel rapporto preliminare ed eventualmente modificati in base al quadro delle conoscenze che si è in questa fase ulteriormente delineato. I fattori e gli indicatori analizzati sono: Aria Clima Acqua Suolo e sottosuolo Difesa del suolo e prevenzione del rischio Vegetazione ed ecosistemi Insediamenti Rumore, Energia,

51 Elettromagnetismo, Rifiuti, Fattori Socio Economici Identità locale e paesaggio ARIA Circa la qualità dell aria chimico, fisica e biologica (S) non si hanno elementi di aggiornamento. In questo quadro può essere utile ricordare che nel 2004 la Regione Toscana e l'istituto di Biometeorologia del CNR hanno attivato l'osservatorio Kyoto, un progetto integrato per il monitoraggio del bilancio dell'anidride carbonica (emissioni - sequestri) e l'attivazione di strumenti di informazione e supporto al decision making. Nell ambito di questo progetto è stata attivato il monitoraggio relativo al Bilancio di CO2 (S) nella Regione Toscana, bilancio che si ottiene sottraendo dal totale delle emissioni prodotte dalle attività umane gli assorbimenti di carbonio degli ecosistemi naturali. L Osservatorio Kyoto realizza un analisi di bilancio per la Regione a diverse scale spaziali (per comune) e temporali (bilancio annuale). Al 2007 risulta un quadro complessivamente buono del comune di San Romano in Garfagnana, in relazione all ambito toscano, caratterizzato con discreti assorbimenti e scarse emissioni. Tale quadro è confermato in particolare nel Bilancio per comune dove vi è il dettaglio delle emissioni totali, lineari, puntuali e diffuse e degli assorbimenti per ogni comune della Toscana per gli anni 1995, 2000 e 2005, e che nello specifico caso risulta complessivamente favorevole: Bilancio CO2 per il Comune di San Romano in Garfagnana (www.osservatoriokyoto.it) San Romano in Garfagnana (LU) Superfice forestale (ha) : Superfice comunale (ha) : Anno Assorbimenti CO Emissioni lineari CO Emissioni puntuali CO Emissioni diffuse CO Emissioni Totali CO Bilancio CO Circa le reti di monitoraggio (R) non sono presenti centraline di rilevamento mentre sul monitoraggio lichenico si segnala il punto di monitoraggio nel vicino comune di Camporgiano (UCP 334)

52 DATI IDROCLIMATICI Non si hanno dati idroclimatici e sul regime dei venti di dettaglio per il territorio comunale ACQUA Circa la qualità delle acque (P) premesso che per i corsi d acqua superficiali al 2002 lo stato ecologico dei corsi d acqua riporta per il Serchio, sia a monte che a valle del territorio in questione un Indice SECA di Classe 2 (fonte SIRA) si ricorda che on il D.Lgs. 152/06 e i successivi decreti nazionali che ne modificano le norme tecniche, è stata recepita la Direttiva Europea 2000/60/CE (WFD) sulle acque, che delinea la riforma della legislazione in materia di risorsa idrica, sia dal punto di vista ambientale che tecnico-gestionale 1. Novità significativa della norma europea è il calcolo degli indicatori di qualità ambientale, non più assoluti ma relativi: lo stato di qualità studiata è messo cioè in relazione a siti di riferimento con pressioni pressoché nulle; per ogni parametro si ottiene un EQR (Environmental Quality Ratio - rapporto di qualità ecologica). L l EQR varia da 0 a 1, corrispondenti ad uno stato ecologico pessimo (0, colore rosso) o elevato (1, colore blu). La gamma dei valori risultanti da tale rapporto definisce i limiti delle cinque classi di stato ecologico elevato, buono, moderato, mediocre, pessimo. L obiettivo ultimo richiesto dalla WFD è il raggiungimento di un buono stato ecologico e chimico di tutte le acque comunitarie entro il Attualmente non vi sono dati relativi a tale monitoraggio per l ambito osservato Si ricorda che inoltre che nel Comune San Romano in Garfagnana sono presentii seguenti corsi d'acqua con il relativo codice: Reticolo principale: FIUME SERCHIO LU747 AB Reticolo idrografico secondario (ambito A D.C.T.R. 230/94) TORRENTE COVEZZA DI SAN ROMANO LU2563 A TORRENTE COVEZZA DI VERRUCOLE LU2564 A TORRENTE RIMONIO DI SILLANO LU2797 A Circa la vulnerabilità degli acquiferi (S) le indagini geologico tecniche individuano la perimetrazione della vulnerabilità idrogeologica. Non si hanno dati sui livelli Pieziomentrici (S). Per quanto riguarda l approvvigionamento idrico e la rete fognaria il sistema è attualmente gestito da GAIA.spa che messo a disposizione i dati sulle reti aggiornati (vedi allegato B). Il comune è servito da una rete di acqua idropotabile che prende acqua da 13 sorgenti e 3 scaturigini. Tale rete attraverso la rete di abduzione e distribuzione e tramite impianti di disinfezione (n.8 ), impianti di pompaggio (n.3),opere di accumulo (n.16) va a servire i centri abitati nonché alcuni alpeggi. 1 L unità base di gestione prevista dalla normativa è il Corpo Idrico, cioè un tratto di un corso d acqua appartenente ad una sola tipologia fluviale, che viene definita sulla base delle caratteristiche fisiche naturali, che deve essere sostanzialmente omogeneo per tipo ed entità delle pressioni antropiche e quindi per lo stato di qualità. L approccio metodologico prevede una classificazione delle acque superficiali basata soprattutto sulla valutazione degli elementi biologici, rappresentati dalle comunità acquatiche (macroinvertebrati, diatomee bentoniche, macrofite acquatiche, fauna ittica), e degli elementi ecomorfologici, che condizionano la funzionalità fluviale. A completamento dei parametri biologici monitorati si amplia anche il set di sostanze pericolose da ricercare. La caratterizzazione delle diverse tipologie di corpi idrici e l analisi del rischio è stata eseguita su tutti i corsi d acqua della Toscana, il cui territorio è suddiviso in due idroecoregioni: Appennino Settentrionale (codice 10) e Toscana (codice 11). Tale suddivisione è stata effettuata al fine di individuare: a) corpi idrici a rischio ovvero che in virtù dei notevoli livelli di pressioni a cui sono sottoposti vengono considerati a rischio di non raggiungere gli obiettivi di qualità introdotti dalla normativa. Questi corpi idrici saranno quindi sottoposti ad un monitoraggio operativo annuale, per verificare nel tempo quegli elementi di qualità che nella fase di caratterizzazione non hanno raggiunto valori adeguati. b) tratti fluviali non a rischio o probabilmente a rischio che, in virtù di pressioni antropiche minime o comunque minori sono sottoposti a monitoraggio di sorveglianza, che si espleta nello spazio temporale di un triennio e che è finalizzato a fornire valutazioni delle variazioni a lungo termine, dovute sia a fenomeni naturali, sia ad una diffusa attività antropica. Infine, nel caso di fenomeni di impatti non del tutto chiari, è richiesto un monitoraggio di indagine che sarà la base di un successivo monitoraggio operativo.fonte-arpat

53 Sorgenti e scaturigini che servono il Comune di San Romano in Garfagnana (dati gaia s.p.a) DENOMIN LOCALITA STATOCONS ANNOPOSA SOR. PIAN DI CASALE PIAN DI CASALE 3 DISCRETO 1955 SOR. MOROTTO MOROTTO 3 DISCRETO 1950 SOR. BATTAGLIA BATTAGLIA 3 DISCRETO 1950 SOR. LA RATTA LA RATTA 3 DISCRETO 1955 SOR. VIA BELLA VIA BELLA 3 DISCRETO 1950 SOR. TUAZZO TUAZZO 3 DISCRETO 1950 SOR. MADONNA DEL BOSCO MADONNA DEL BOSCO 3 DISCRETO 1960 SOR. CIANA CIANA 3 DISCRETO 1950 SOR. VALLORSAIA VALLORSAIA 3 DISCRETO 1955 SOR. FORNACETTE FORNACETTA 3 DISCRETO 1950 SOR. SALVERA SALVERA 2 BUONO 1970 SOR. PISCINACCHIA VILLETTA 3 DISCRETO 1955 SOR. IL CIOPPETO ORECCHIELLA 3 DISCRETO 1950 SCAT. TUAZZO TUAZZO 3 DISCRETO 1950 SCAT. IL CIOPPETO ORECCHIELLA 3 DISCRETO SCAT. IL CIOPPETO CIOPPETO 3 DISCRETO 1950 In particolare la rete di abduzione si sviluppa con oltre 19,2 Km di tubazioni di cui 11,6 km (oltre il 60%) risultano in stato scadente e di cui 13,3 km sono state poste in opera tra il 1965 e il 1965 e sono in ferro Quelle più recenti, risalenti a dopo gli anni 90, risultano essere in buono stato ed in PEAD. Circa la rete di distribuzione si sviluppa per 18,3 Km di cui 4,7 km in stato scadente per circa quindi il 23%. Nel dettaglio il quadro della rete di distribuzione risulta il seguente: DENOMINAZIONE LOCALITA STATO di CONSERVAZIONE MATERIALE ANNO POSA R.D. CAPRIGNANA CAPRIGNANA 3 DISCRETO PEAD 2000 L (m) R.D. CERRETA CERRETA 3 DISCRETO PEAD R.D. GIAPPONE GIAPPONE 3 DISCRETO FE R.D. NAGGIO NAGGIO 3 DISCRETO PEAD, FE R.D. ORZAGLIA R.D. RIF. MIRAMONTI- VERDASCO ORZAGLIA 3 DISCRETO, una piccola parte SCADENTE PEAD,,una piccola parte FE 1975, 2000 ORECCHIELLA 4 SCADENTE FE R.D. SAMBUCA SAMBUCA Vari PEAD, FE R.D. SAN ROMANO SAN ROMANO 3 DISCRETO-OTTIMO PEAD R.D. SILLICAGNANA SILLICAGNANA 3 DISCRETO,una piccola parte SCADENTE PEAD, una piccola parte FE R.D. VALLE VALLE 3 DISCRETO PEAD 2000 R.D. VERRUCOLE VERRUCOLE 3 DISCRETO PEAD , R.D. VIBBIANA ALTA VIBBIANA 3 DISCRETO, 4 SCADENTE PEAD, FE DISCRETO,una piccola parte PEAD, una piccola 1970, R.D. VILLETTA ALTA VILLETTA SCADENTE parte FE 1995 Rete di distribuzione che serve il Comune di San Romano in Garfagnana (dati gaia s.p.a) Circa le acque reflue la rete del comune convoglia, attraverso fognature di tipo misto in 12 depuratori (di cui due vasche Imhoff) per un totale di oltre 2040 abitanti equivalenti con le seguenti caratteristiche: LOCALITA Orecchiella. Caprignana Coord.GB. X/Y / / Anno posa TIPO 1970 letto batterico letto batterico 150 AE/ progetto Canale ricettore Cavezza di Verrucole Fosso della Tana Stato di conservazione Molto scarso Buono

54 Orzaglia Vibbiana Verrucole Naggio San Romano Sillicagnana Muraglia Sillicagnana Sud Villetta Villetta Bacciano Sambuca / / / / / / / / / / letto batterico letto batterico vasca Imhoff letto batterico letto batterico Ossidazione totale Ossidazione totale letto batterico letto batterico 100 Fosso di Orzaglia Fosso la Fossa Fosso del boschetto Canale del lavatoio Covezza di San Romano Fosso della Madonna Fosso delle Fontanelle Canale della cerreta Canale della cerreta Buono Scadente Buono Molto scarso Discreto Molto scarso Molto scarso Scadente Scadente 1960 vasca Imhoff?? Discreto Impianti di depurazione che servono il Comune di San Romano in Garfagnana Risultano inoltre i seguenti dati circa le utenze di acqua idropotabile,soggette a fognatura nonché i volumi fatturati nel Utilizzo Utenze Soggetti Fgn Esenti Fgn/Dep DOMESTICO RESIDENTE DOMESTICO NON RESIDENTE USO ISTITUZIONALE

55 USO NON DOMESTICO FINALITA' SOCIALE USO AGRICOLO ZOOTECNICO IDROPOTABILE PICCOLO USO NON DOMESTICO MEDIO USO NON DOMESTICO GRANDE USO NON DOMESTICO Totale Volumi fatturati - Anno 2010 Acquedotto Depurazione Fognatura Utenze e volumi fatturati del Comune di San Romano in Garfagnana (dati gaia s.p.a) Si fa notare che il 22% delle utenze non è servito da fognatura/depuratore, una percentuale piuttosto alta sebbene comprensibile nel territorio montano-collinare della garfagnana dove vi sono piccoli nuclei e case sparse tra le quali anche il rifugio Orecchiella e le case di Caresciale. Circa quest ultima località si fa presente che viste le recenti trasformazioni urbanistico-edilizie è in previsione la realizzazione di un depuratore. La discrepanza tra volumi fatturati nel 2010 tra acquedotto e depurazione risulta anch essa di circa il 22%, in coerenza col dato prima evidenziando che non vi sono dispersioni nella rete. Visto il numero ed il tipo di utenze, nonché considerato lo stato dei depuratori, si rileva che sebbene ancora la rete fognaria garantisca l efficienza un incremento delle acque reflue potrebbe risultare non sostenibile dalla rete locale a meno di interventi di miglioramento e adeguamento ed inoltre sarebbe auspicabile un rafforzamento della rete almeno nelle piccole frazioni e nei nuclei sparsi così da garantire un maggiore recupero delle acque immesse nel sistema. La discrepanza tra volumi fatturati nel 2010 tra acquedotto e depurazione risulta anch essa di circa il 22%, in coerenza col dato prima evidenziando che non vi sono dispersioni nella rete. Visto il numero ed il tipo di utenze, nonché considerato lo stato dei depuratori, si rileva che sebbene ancora la rete fognaria garantisca l efficienza un incremento delle acque reflue potrebbe risultare non sostenibile dalla rete locale a meno di interventi di miglioramento e adeguamento ed inoltre sarebbe auspicabile un rafforzamento della rete almeno nelle piccole frazioni e nei nuclei sparsi così da garantire un maggiore recupero delle acque immesse nel sistema. SUOLO E SOTTOSUOLO Per quanto riguarda l uso del suolo (S) e la superficie urbanizzata (P) si rimanda allo studio condotto per il quadro conoscitivo del P.S. che fornisce un aggiornamento di tali dati. Per quanto riguarda l estensione della rete stradale (P) Relativamente ai siti di particolare interesse non risultano essere presenti siti di cava (P) né siti interessati da procedimento di Bonifica (P/R). Circa ulteriori possibili sorgenti inquinanti il suolo. non risultano essere presenti aziende a rischio rilevante, né aree agricole interessate da spandimento fanghi da impianti di depurazione. Circa la geologia e la litologia (S) si rimanda allo studio condotto per il quadro conoscitivo del P.S. evidenziando che tale studio individua tre emergenze geologiche dati sono rappresentati nella cartografia in scala 1: Tav. 1g Carta geologica e Geomorfologica del Q.C) - Incisione valliva del torrente Covezza di Verrucole - Rilievo derivato sui pitoni diabasici a Sambuca e Villetta - Esarazione selettiva attorno alla Bocca di Scala DIFESA DEL SUOLO E PREVENZIONE DEL RISCHIO Per quanto riguarda il rischio e la pericolosità geomorfologica, sismica ed idraulica si rimanda alle indagini geologico tecniche allestite per il P.S. riportando qui un quadro sintetico di quanto emerso. Il motivo morfostrutturale più marcato, costituito dalla depressione tettonica, marca le caratteristiche dell'area dove i fianchi vallivi mostrano ancora, tratti del profilo caratteristico a Mc

56 gradinata di faglie dirette, che scende verso il fondovalle, con il F. Serchio che scorre prevalentemente lungo l'asse NO-SE della depressione e con gli affluenti che incidono profondamente e in direzione trasversale i pilastri tettonici -alti morfologici. Le faglie che individuano la depressione, pur mancando gli indizi di attività attuale, mostrano di solito scarpate fresche, particolarmente evidenti quando vi è un forte contrasto tra le litologie giustapposte; ciò si verifica soprattutto dove dove le Successioni liguri s.l. sono poste a contatto con il Macigno. In questa configurazione morfologica fondamentale del territorio, si osserva l'influenza sul paesaggio delle caratteristiche litologiche delle formazioni affioranti. Schematizzando, forme più aspre e versanti più acclivi, localmente subverticali o strapiombanti, si hanno in corrispondenza delle litologie più rigide (diabasi ad esempio), dove soprattutto l'acclività, favorendo l'allontanamento dei materiali di alterazione, ostacola lo sviluppo della pedogenesi; ne risulta un paesaggio poco vegetato dove le rocce affiorano estesamente. In corrispondenza delle aree ribassate, con affioramenti sub paralleli al F. Serchio, affiorano i complessi tettonici superiori, delle Unità Liguri s.l., con forme più dolci (per quanto generalmente più instabili), dove affiorano le prevalenti litologie argillitiche, mentre localmente l'erosione selettiva mette in risalto, con forme più aspre, i corpi ofiolitici che vi sono immersi e le sequenze calcareo-marnose intercalate o sovrapposte. La diffusione di litotipi più inclini al dissesto ha logicamente molta influenza sulla diffusione dei fenomeni di instabilità; si nota comunque che la diffusione areale dei fenomeni di dissesto è molto elevata anche in rapporto a territori limitrofi. Gli ampi corpi di frana quiescente e le forme terrazzate pongono l'attenzione sulla morfogenesi anche in chiave di valutazioni sulla evoluzione di tali fenomeni. In tale quadro morfologico una forte criticità territoriale è rappresentata dalle frane,tra le quali vengono segnalate tre aree per le quali devono essere proposti approfondimenti: - l'area di Naggio ove il PAI propone una interpretazione che li include all'interno di un movimento gravitativo profondo (DGP) che interessa un'area molto più ampia. - frana di Caprignana - porzione di versante che risentì degli effetti del sisma del area dei Gorghetti -porzione di versante sul versante occidentale del centro abitato di Sillicagnana, dove si sono manifestate deformazioni a seguito delle forti piogge del Dicembre Il quadro generale evidenzia la rilevanza dell'azione destabilizzante dei corsi d'acqua al piede dei dissesti e quanto sia importante poter provvedere a restituire funzionalità alle opere di protezione asportate ed a realizzarne di nuove. Al fine di studiare la fragilità idraulica è stata proposta una cartografia del reticolo idraulico e delle aree di pertinenza fluviale, delimitate secondo la valutazione più cautelativa secondo P.A.I. e P.T.C.. Per quanto riguarda la pericolosità e la vulnerabilità idrogeologica è stato è provveduto alla valutazione della pericolosità geomorfologica propedeutica alla valutazione della relativa fattibilità secondo 4 categorie di pericolosità geomorfologica da bassa a molto elevata (G1-G4). A tali categorie è stata aggiunta la valutazione delle aree potenzialmente vulnerabili da colata detritica torrentizia, ossia da fenomeni che hanno caratteristiche intermedie tra la dinamica di versante che genera i movimenti di franosi ed i deflussi torbidi di piena della rete idrografica di ordine inferiore Secondo tale criterio sono stati individuati due corsi d'acqua con i rispettivi valori di pericolosità: - Canale della Villetta che interferisce con l'abitato della frazione Villetta. La valutazione sugli attraversamenti principali porta per il Canale della Villetta ad un valore basso di tale pericolosità; - Torrente Canalaccio. Non attraversa un centro abitato, ma interferendo con una UTOE, è stato valutato il suo potenziale di franosità come bacino, che risulta basso. Circa la pericolosità sismica di conseguenza ed in ottemperanza al Regolamento R.T. 26/R, nel Piano Strutturale sono forniti gli elementi di valutazione per la criticità degli effetti locali e di sito - Carta delle problematiche sismiche e Carta delle Zone a Maggior Pericolosità Sismica Locale (ZMPSL) rappresentate in scala 1:5.000 in tutte le U.T.O.E. Circa la pericolosità idraulica è stato provveduto alla valutazione della pericolosità idraulica nei termini del Regolamento R.T. 26/R. In particolare le aree di fondovalle vengono inserite in classe di pericolosità I.3 o I.4. ed in termini

57 cautelativi sono inserite in I.2 le fasce delle alluvioni recenti: Come evidenziato nella valutazione della pericolosità da colata detritica torrentizia, è ritenuto comunque necessario effettuare ulteriori verifiche sulla adeguabilità di molti elementi del reticolo delle acque di scolo, che non raggiunge talora nemmeno valenza cartografica, dove la crisi degli attraversamenti, anche per il carico solido, determinerebbe, l'esondazione in aree a valle ora non definibili strettamente in termini cartografici: le acque sormontando l'ostacolo potrebbero incanalarsi, ad esempio, lungo la viabilità e rientrare in alveo solo a notevole distanza. Circa le opere di messa in sicurezza idraulica e geomorfologica (R) allo stato attuale non si hanno dati su tali interventi. VEGETAZIONE ED ECOSISTEMI Per tale argomento oltre a quanto già detto nel paragrafo XX si rimanda al quadro conoscitivo del PS nonché alla relazione della Valutazione di Incidenza che forniscono dati utili ed indicatori al fine di valutare tale risorsa INSEDIAMENTI Circa il sistema insediativo si rimanda al quadro conoscitivo del PS che fornisce dati utili ed indicatori al fine di valutare tale risorsa. Si riporta di deguito solo una breve sintesi dell analisi condotta sul sistema degli standard e delle attrezzature presenti nel territorio comunale, nonch è la loro verifica in base al D.M. 1444/68 Oggetto 1. Esistenti 2. Standard 3. Saldo DM 1444/68 standard (art. 3) (artt. 5.1, 5.2) (3=1-2) mq. mq. (**) mq. (***) mq. UTOE n. 1 SAN ROMANO Popolaz. residente al 31/12/2002: 365 abitanti. Aree per l'istruzione 1.807, ,50 0,00 29,50 Aree per attrezz. di interesse comune ,00 790,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati a parco , ,00 0, ,00 Aree per parcheggi 5.406, ,50 0, ,50 Totale , ,00 0, ,00 UTOE n. 2 SILLICAGNANA Popolaz. residente al 31/12/2002: 324 abitanti. Aree per l'istruzione 0, ,50 0, ,50 Aree per attrezz. di interesse comune 931,00 722,00 0,00 209,00 Aree per spazi pubblici attrezzati , ,00 0, ,00 Aree per parcheggi 2.054, ,50 0, ,50 Totale , ,00 0, ,00 UTOE n. 3 VILLETTA Popolaz. residente al 31/12/2002: 532 abitanti. Aree per l'istruzione 0, ,50 0, ,50 Aree per attrezz. di interesse comune , ,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati , ,00 0, ,00 Aree per parcheggi 2.746, ,50 0, ,50 Totale , ,00 0, ,00 UTOE n. 4 VIBBIANA - VERRUCOLE Popolaz. residente al 31/12/2002: 124 abitanti. Aree per l'istruzione 0,00 580,50 0,00-580,50 Aree per attrezz. di interesse comune 1.310,00 258,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati 289, ,00 0,00-872,

58 Aree per parcheggi 2.855, ,50 0, ,50 Totale 4.454, ,00 0, ,00 UTOE n. 5 CAPRIGNANA ORZAGLIA Popolaz. residente al 31/12/2002: 138 abitanti. Aree per l'istruzione 0,00 675,00 0,00-675,00 Aree per attrezz. di interesse comune 1.886,00 300,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati , ,00 0, ,00 Aree per parcheggi 2.765, ,00 0, ,00 Totale , ,00 0, ,00 FUORI UTOE Popolaz. residente al 31/12/2002: 3 abitanti. Aree per l'istruzione 0,00 67,50 0,00-67,50 Aree per attrezz. di interesse comune ,00 30,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati 3.581,00 135,00 0, ,00 Aree per parcheggi 177,00 127,50 0,00 49,50 Totale ,00 292,50 0, ,00 TERRITORIO COMUNALE Popolaz. residente al 31/12/2002: abitanti. Aree per l'istruzione 1.807, ,50 0, ,50 Aree per attrezz. di interesse comune , ,00 0, ,00 Aree per spazi pubblici attrezzati , ,00 0, ,00 Aree per parcheggi , ,50 0, ,50 Totale , ,50 0, ,00 Standard nel territorio comunale Per quanto riguarda gli insediamenti un indicatore per il monitoraggio della loro qualità può essere gli investimenti dell amministrazione comunale (R): nel programma triennale delle opere pubbliche rientra l ampliamento del Cimitero di Villetta (180mila euro) e la riqualificazione del fabbricato per attività socio-ricreative in frazione Orzaglia (180mila euro) RUMORE Circa l inquinamento acustico (P) e la popolazione esposta all inquinamento acustico (S) non si hanno dati specifici, va però fatto presente che il Comune di san Romano in Garfagnana si è dotato di Piano di Classificazione Acustica (S/R) con relativo regolamento delle attività rumorose. Sinteticamente il procedimento di classificazione ha portato ad assegnare la Classe I alle aree dove sono localizzate le principali zone boschive che non risultano essere interessate da interventi silvicolturali intensi. In particolare tutta l area del Parco Nazionale dell Appennino la zona I è stata individuata ad di sopra della quota di 1250 m s.l.m. nella zona del monte Orecchiella, a monte della strada asfaltata sino in prossimità della greppia per poi scendere al di sopra della quota di 1200 m s.l.m.. Alle altre aree non è stata assegnata classe I in quanto pur riscontrando la presenza di aree che presentavano le caratteristiche, sono interessate da attività agricole o di svago che è necessario mantenere e sviluppare. Circa le scuole materne, elementari, asilo nido, alla residenza socio assistenziale ed alla residenza sanitaria protetta esse sono tutte nel contesto urbano e pertanto sono state inserite all interno di aree di classe II, nonostante il D.P.C.M tenda ad assegnare loro la classe I. Non sono state individuate aree di classe VI ovvero aree produttive in assenza di abitazioni, mentre sono state classificate in V classe ovvero aree produttive con scarsa presenza di abitazioni due zone una nei pressi del capoluogo in località Carescialetto e l altra nella frazione di Villetta nella zona produttiva situata nei pressi della stazione ferroviaria. Circa l individuazione delle classi II, III e IV considerato che il traffico è la principale fonte di rumore in ambito urbano, è stata applicata una modalità di assegnazione delle classi acustiche sulla base della tipologia di infrastruttura di trasporto, della presenza di edifici a margine della

59 carreggiata e poi sovrapponendo tali dati con la densità di popolazione e la presenza di attività commerciali, artigianali e industriali. Per quanto riguarda le aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, mobile, e all aperto nel Comune di San Romano Garfagnana sono individuate quattro aree che possono essere utilizzate per varie manifestazioni, mostre, feste, spettacoli all aperto. In particolare sono le zone degli impianti sportivi del capoluogo e delle frazioni di Sillicagnana, Villetta e Orzaglia dove, oltre a manifestazioni di carattere sportivo, si svolgono, specie nel periodo estivo, sagre, feste da ballo, concerti di musica dal vivo ed altre manifestazioni

60 ENERGIA Non si hanno aggiornamenti sulla rete ed consumi energetici elettrici (P). Per quanto riguarda la rete ed i consumi di gas naturale (P) i nuclei abitati sono serviti da serbatoi di G.P.L. e precisamente al 2009 si contano quattro depositi principali per una capacità complessiva di lt: Località N LT Cad. San Romano Sillicagnana Verrucole Villetta Serbatoi di gas GPL Tra le carenze si evidenzia che in località Caresciale vi la rete del gas è mancante: in seguito anche alle recenti trasformazioni urbanistico edilizie vi è una richiesta di allaccio Circa le energie rinnovabili e la sostenibilità (R) si evidenzia che nel territorio sono state attivate politiche per la produzione di energia alternativa con impianti idroelettrici (vedi cap..xx) e attraverso impianti fotovoltaici. In particolare al 07/11/2011 nel territorio comunale risultano attivi 18 impianti per una potenza complessiva di 125 kw: ID Potenza Entrata in Regione Provincia Comune Codice ISTAT Impianto [kw] esercizio ,0 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /02/2009 GARFAGNANA ,3 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /08/2011 GARFAGNANA ,5 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2009 GARFAGNANA ,0 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2009 GARFAGNANA ,3 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /09/2010 GARFAGNANA ,3 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /10/2010 GARFAGNANA ,7 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /11/2010 GARFAGNANA ,1 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2010 GARFAGNANA ,8 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /02/2011 GARFAGNANA ,9 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /03/2011 GARFAGNANA ,9 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /02/2011 GARFAGNANA ,7 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2010 GARFAGNANA ,0 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2010 GARFAGNANA ,8 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2010 GARFAGNANA ,0 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2010 GARFAGNANA ,0 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /03/2011 GARFAGNANA ,8 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /06/2011 GARFAGNANA ,9 TOSCANA LUCCA SAN ROMANO IN /12/2009 GARFAGNANA Impianti fotovoltaici in esercizio nel Comune di San Romano (atlasole.gse.it)

61 Ancora in termini di risparmio energetico e di produzione energetica da fonti non tradizionali si ricorda che il comune è dotato di un impianto di teleriscaldamento a San Romano ormai quasi in pieno regime, e a un impianto di teleriscaldamento e cogenerazione nella frazione Villetta in fase di realizzazione. INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO Circa l inquinamento elettromagnetico la situazione attuale risulta diversa da quella segnalata dalla provincia. Per quanto riguarda le sorgenti di inquinamento (P) è presente sul limite ovest del territorio comunale una linea di Alta Tensione (132 Kw) che interferisce esclusivamente con le case sparse di Fontanaccio e Casetta,mentre la linea di media tensione si colloca a monte dei principali centri abitati (vedi allegato B). Linee elettriche di alta tensione (fonte SIRA) Circa le antenne nel territorio sono presenti due stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile, una in località Coltellaccio ed una in località villetta, e tre antenne per la tele-radiodiffusione in località Orecchiella. ANNO GESTORE COD NOME INDIRIZZO ESTGB NORDGB QUOTA IMPIANTI VODAFONE OMNITEL NV VODAFONE OMNITEL NV 2002 SAN ROMANO 2021 SAN ROMANO VILLETTA FS LOCALITA' COLLETTACCIO FRAZ. VILLETTA - C/O MAGAZZINI COMUNALI Impianti SRB nel Comune di San Romano in Garfagnana (S.I.R.A.+HyperCubi Elaborazione del ) GSM GSM

62 ANNO GESTORE COD NOME INDIRIZZO ESTGB NORDGB QUOTA IMPIANTI ASSOCIAZIONE RADIO MARIA MTV SRL ITALIA TELECOM ITALIA S.P.A - M.TE ORECCHIELLA RADIO FM - ORECCHIELLA ORECCHIELLA Impianti RTV nel Comune di San Romano in Garfagnana (S.I.R.A.+HyperCubi Elaborazione del ) DIFFUSIONE TELEVISIVA ANALOGICA PONTE RADIO Impianti SRB e RTV nel Comune di San Romano in Garfagnana (S.I.R.A.+HyperCubi Elaborazione del ) Non si hanno dati di rilevamento dei livelli di inquinamento elettromagnetico (P) né della popolazione potenzialemete esposta all inquinamento elettromagnetico (P/R). Si evidenzia che la collocazione delle fonti di inquinamento non sembra far emergere particolari criticità in tale proposito. RIFIUTI Circa i rifiuti per la modalità di smaltimento (R) la gestione ricade nella Comunità di ambito ATO Costa ed i servizi di igiene ambientale sono svolti da Se.Ve.Ra S.p.A.. Attualmente la raccolta è condotta attraverso 110 punti di raccolta (sia misti che differenziati) diffusi sul territorio (censiti con apposita scheda e cartografati) e gestiti secondo il seguente calendario: Lunedì: Raccolta dei rifiuti urbani non differenziati Martedì: Raccolta differenziata del multimateriale Mercoledì: Raccolta dei rifiuti urbani non differenziati - Raccolta differenziata del materiale organico e del verde Giovedì: Raccolta differenziata "stradale" della carta alle utenze domestiche e commerciali Venerdì: Raccolta differenziata dei rifiuti ferrosi e ingombranti

63 Sabato: Raccolta dei rifiuti urbani non differenziati - Raccolta differenziata del materiale organico e del verde Domenica: nessuna raccolta Note: Nel periodo dal 15/6al 15/9 la raccolta dei rifiuti urbani non differenziati viene effettuata tutti i giorni - la raccolta delle pile e dei medicinali viene fatta in base alle condizioni di riempimento dei contenitori Per quanto riguarda i materiali raccolti (R) Il comune ha fornito i dati relativi a tale raccolta dal 2004 al 2010 ( dettegliati anche per tipologia di materiale) andando così ad integrare quelli precedenti forniti dalla provincia di Lucca ( ). Sinteticamente tali dati danno un quadro positivo in cui vi è una lenta diminuzione dei rifiuti solidi urbani (RSU) prodotti pro-capite e contemporaneamente la percentuale di raccolta differenziata va a consolidarsi su oltre il 50% abitanti RSU (kg) RSU Kg/ab anno RD (Kg) RD % 27,2% 42,0% 47,0% 51,0% 56,5% 49,2% 53,0% (dati comunali, elaborazione terre.it) (dati comunali, elaborazione terre.it) Nel territorio non sono presenti impianti di gestione rifiuti FATTORI SOCIO ECONOMICI In riferimento particolare alle dinamiche demografiche recenti (vedi successivo grafico) si riscontra che nel 1991 la popolazione risultava pari a abitanti (censimento ISTAT), mentre nel 2001 era pari a abitanti (censimento ISTAT). Nel decennio il comune dunque ha fatto finalmente registrare, dopo decenni di costante diminuzione, una variazione percentuale di abitanti pari a +1,70% e la tendenza continua inoltre ad essere positiva, secondo l ultima rilevazione ISTAT al 2010 precedentemente citata. La tendenza (tipica di queste realtà marginali della Toscana) al progressivo decremento demografico sembra essersi quindi definitivamente stabilizzata e si registrano altresì positive quote incrementali di crescita sia in termini assoluti di popolazione che in termini di famiglie residenti. Gli abitanti residenti sono distribuiti in 599 nuclei familiari (2009 e sempre in crescita nell ultimo decennio), con una media per nucleo familiare di 2,48 componenti (sostanzialmente stabile

64 nell ultimo decennio). L età media degli abitanti (2010) è di 45,9 anni ed il tasso natalità (2009) di 8,8. Anno Residenti Variazione Famiglie Componenti per Famiglia %Maschi ,4% 49,0% ,3% 562 2,56 48,9% ,1% 565 2,52 49,3% ,8% 563 2,50 49,4% ,4% 565 2,50 49,0% ,3% 579 2,47 48,8% ,4% 594 2,47 48,6% ,4% 599 2,48 48,6% Principali tendenze demografiche del Comune di San Romano nell ultimo decennio Dinamiche demografiche del Comune di san Romano dal 1861 al 2001 Anno Nati Morti Iscritti da altri comuni Iscritti dall'estero Altri iscritti Cancellati per altri comuni Cancellati per l'estero Altri cancellati Dettaglio Bilancio Demografico del Comune di San Romano nell ultimo decennio

65 Di seguito sono inoltre riportati alcuni ulteriori dati caratterizzanti le dinamiche demografiche comunali in riferimento particolare alla composizione per classi di età, all età media e all indice di vecchiaia che confermano una sostanziale e positiva stabilizzazione degli indicatori. Anno % 0-14 % % 65+ Abitanti Indice Vecchiaia Età Media ,7% 61,1% 27,1% ,3% 45, ,2% 61,3% 26,5% ,1% 45, ,9% 62,0% 26,2% ,7% 45, ,2% 62,0% 25,7% ,4% 45,9 Popolazione per classi di età e indice di vecchiaia del Comune di San Romano Ulteriori indicatori preliminarmente registrati sono il reddito medio dichiarato (2009) pari a euro e il numero di abitazioni (2001) pari a 759 (ovviamente più alto del numero delle famiglie residenti). Il primo indicatore conferma in particolare, secondo una lettura più strettamente socioeconomica, la sostanziale stabilità del quadro di riferimento. Anno Dichiaranti Popolazione %pop Importo Media/Dich. Media/Pop ,1% ,4% ,2% ,1% ,0% Reddito medio IRPEF dichiarato nel Comune di San Romano Quanto agli ulteriori dati di carattere socio-economico (fonte: sul territorio comunale risultano insistere 18 attività industriali (leggasi artigianali) con 60 addetti pari al 31,25% della forza lavoro occupata, 22 attività di servizio con 39 addetti pari al 20,31% della forza lavoro occupata, altre 20 attività di servizio con 60 addetti pari al 31,25% della forza lavoro occupata e 10 attività amministrative con 33 addetti pari al 17,19% della forza lavoro occupata. Complessivamente sono dunque occupati 192 individui, pari al 13,41% del numero complessivo degli abitanti del comune. L'economia locale si basa inoltre prevalentemente sulle attività agricole e silvo-pastorali con specifica considerazione per la produzione di cereali, di uva da vino e sull'allevamento ovino. IDENTITÀ LOCALE E PAESAGGIO Per quanto riguarda il patrimonio storico culturale, agro-ambientale, nonché i paesaggi e la fruizione si rimanda alle indagini redatte nel quadro Conoscitivo del P.S. mentre di seguito si fa un sintetico quadro dei beni e delle aree soggette a vincolo per decreto: Circa le aree soggette a vincolo architettonico oltre i cimiteri comunali nel territorio comunale sono presenti la Chiesa di San Martino a Sillicagnana, il Palazzo Pelliccioni Marazzini, la fortezza delle Verrucole, la Chiesa di San Rocco in Vibbiania ARCHIVIO DIGITALE DELLE AREE SOGGETTE A VINCOLO ARCHITETTONICO - MONUMENTALE ID UNIVOCO BENE 999 ID ARCHIVIO SOPRINTENDENZA LU0242/24 DENOMINAZIONE CIMITERI COMUNALI TIPOLOGIA cimitero PROVINCIA COMUNE SAN ROMANO IN GARFAGNANA

66 LOCALITÀ INDIRIZZO DATI CATASTALI ZONA DI RISPETTO NOTE no DOC.SOPR. ID UNIVOCO BENE ID ARCHIVIO SOPRINTENDENZA LU0133 DENOMINAZIONE CHIESA DI SAN MARTINO TIPOLOGIA chiesa PROVINCIA COMUNE SAN ROMANO IN GARFAGNANA LOCALITÀ SILLICAGNANA INDIRIZZO DATI CATASTALI F. 20, p. C ZONA DI RISPETTO no NOTE DOC.SOPR. SENZA DATA ID UNIVOCO BENE ID ARCHIVIO SOPRINTENDENZA LU0387 DENOMINAZIONE PALAZZO PELLICCIONI MARAZZINI TIPOLOGIA palazzo PROVINCIA COMUNE SAN ROMANO IN GARFAGNANA LOCALITÀ INDIRIZZO VIA G. POLI DATI CATASTALI NCT F. 17, p. 709 ZONA DI RISPETTO no NOTE ID UNIVOCO BENE ID ARCHIVIO SOPRINTENDENZA LU0077 DENOMINAZIONE FORTEZZA DELLE VERRUCOLE TIPOLOGIA fortezza PROVINCIA COMUNE SAN ROMANO IN GARFAGNANA LOCALITÀ INDIRIZZO DATI CATASTALI ZONA DI RISPETTO no NOTE ID UNIVOCO BENE ID ARCHIVIO SOPRINTENDENZA LU0285 DENOMINAZIONE CHIESA DI SAN ROCCO IN VIBBIANA TIPOLOGIA chiesa PROVINCIA COMUNE SAN ROMANO IN GARFAGNANA LOCALITÀ VIBBIANA INDIRIZZO

67 DATI CATASTALI ZONA DI RISPETTO NOTE no DOC.SOPR. Per quanto riguarda il vincolo paesaggistico è tutelata la zona dell Orecchiella: ARCHIVIO DIGITALE DELLE AREE SOGGETTE A VINCOLO PAESAGGISTICO, AI SENSI DELLA EX LEGGE 1497/39 ID UNIVOCO REGIONALE NUMERO/ANNO GAZZETTA UFFICIALE PROVINCIA COMUNE DENOMINAZIONE AREA DATA PROVVEDIMENTO 28/03/1972 NOTE DATA REVISIONE 1/1/2010 CONVALIDA MiBAC LU PIAZZA AL SERCHIO; SAN ROMANO IN GARFAGNANA; SILLANO; VILLA COLLEMANDINA ZONA DELL ORECCHIELLA SITA NELL AMBITO DEI COMUNI DI SILLANO - SAN ROMANO IN GARFAGNANA - PIAZZA AL SERCHIO - VILLA COLLEMANDINA CONVALIDATO Non vi sono zone sottoposte a vincolo archeologico. A tale descrizione, al fine di monitorare lo stato di conservazione del patrimonio storico culturale può essere utile aggiungere le opere inserite nel programma triennale delle opere pubbliche , ed in particolare: - La promozione e valorizzazione del patrimonio culturale e turistico del territorio del parco nazionale appennino- tosco-emiliano (1.308mila euro) - Gli interventi di impiantistica e opere di allestimento finalizzate alla realizzazione di un museo nella rocca tonda della Fortezza Verrucole (127mila euro) 3.5. Azioni di sostenibilità ambientale attivate a livello locale Il Comune di San Romano in Garfagnana si è impegnato all attivazione di politiche energetiche investendo impegno e risorse sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, ed in particolare sulla produzione di energia idroelettrica e sul tele-riscaldamento, con tre progetti che risultano esperienza di significativo interessante, sia per le ricadute positive a scala locale sia come esperienza paradigmatica (per la tipicità delle realizzazioni in rapporto alla dimensione comunale) a scala regionale. Si tratta in particolare dei seguenti progetti (già realizzati e funzionanti): - Gli impianti idroelettrici di Madonna del Bosco e San Romano (Capoluogo); - L Impianto di Teleriscaldamento di San Romano (Capoluogo) - Impianto di Teleriscaldamento e Cogenerazione di Villetta. L impegno profuso dal Comune nelle buone pratiche sulla produzione di energia da fonti rinnovabili ha trovato anche specifica certificazione nell ambito della rassegna BioEnergy Italy 2011 dove Legambiente, Anci, CremonaFiere e DLG International in collaborazione con Chimica Verde, hanno premiato i migliori impianti da biomassa (Premio nazionale BioEnergy Best Practices). In particolare nella classifica Filiera del legno relativa a buone pratiche degli enti locali il secondo premio è stato assegnato proprio al Comune di San Romano in Garfagnana (Lucca) INPIANTI IDROELETTRICI DI MADONNA DEL BOSCO E SAN ROMANO

68 Il territorio comunale ha tra le sue risorse una notevole ricchezza d acqua, che, congiunta ai dislivelli con notevoli differenze di quota e l ampia possibilità di canalizzazioni in territori liberi da insediamenti industriali o abitativi, costituiscono requisiti ideali per creare un sistema di produzione di energia elettrica da fonti alternative. L Amministrazione del Comune di San Romano in Garfagnana già dal 1989 ha preso in considerazione la possibilità di utilizzare per scopo idroelettrico le acque di alcuni tra i numerosi Torrenti che solcano il suo territorio. Oltre a fattori naturali, la realizzazione degli impianti idroelettrici è stata poi resa possibile dall attivazione di finanziamenti che l Amministrazione Comunale ha immediatamente utilizzato per lo scopo. La possibilità di creare un sistema di impianti idroelettrici integrati nel territorio del Comune di San Romano in Garfagnana è stata favorita anche dal fatto che le aree dei bacini interessati dagli impianti sono in prevalenza costituite da formazioni di macigno, quindi impermeabili, e ricoperte da una fitta vegetazione e da boschi. La prevalente impermeabilità dei terreni e la densa copertura vegetale, unitamente alle caratteristiche pluviometriche ed idrogeologiche della Alta Garfagnana, danno luogo a portate dei corsi d acqua temporalmente molto lunghe che si vanno a caratterizzare come acque perenni. Queste constatazioni hanno portati alla redazione di un progetto e alla successiva realizzazione d due distinte Centrali idroelettriche che utilizzano le acque di quattro differenti torrenti dell alta Garfagnana determinando significativi risultati economici (sia di tipo finanziario, sai per l abbattimento del consumo di energia tradizionale), senza che si siano registrati turbamenti particolari all ecosistema fluviale. In sintesi il sistema di produzione di energia idroelettrica di S. Romano in Garfagnana è così costituito: - la Centrale del Bosco che è ubicata in località Madonna del Bosco ed utilizza le seguenti acque: Acque del torrente Remonio (con presa a quota 875 m) Acque del torrente Verrucole (con presa a quota 855 m) Le acque, captate dai due torrenti grazie a due prese di fondo, sono addotte con due condotte forzate, aventi ambedue un diametro pari a [D= 300 mm], ad una unica vasca di carico in calcestruzzo posta a quota [Hs= 835 m]. La Centrale di Madonna del Bosco fa quindi parte di un impianto ad acqua fluente con semplice vasca di carico, senza alcuna funzione di compenso. Dalla vasca di carico le acque sono convogliate, con una unica condotta forzata, avente diametro [D= 400 mm], alla turbina ad azione Pelton ad un getto della Centrale del Bosco a quota [655 m]. Il bacino idrografico sotteso dalla Centrale di Madonna del Bosco ha un area complessiva pari a 3.8 km2. - la Centrale di San Romano in Garfagnana che si trova a ridosso del Fiume Serchio ed utilizza le acque seguenti: Acque di restituzione della Centrale del Bosco Acque del torrente Covezza di S.Romano Acque del torrente Covezza di Corfino Tutte le acque sono raccolte nel bacino di compenso, creato da una apposita traversa di sbarramento localizzata a Madonna del Bosco, subito a valle della prima Centrale; il pelo libero del serbatoio si trova ad una quota pari a circa [645 m]. La Centrale di San Romano in Garfagnana fa quindi parte di un impianto a bacino con serbatoio di compenso avente durata d invaso pari a circa[t= 12 ore]. Dal bacino,di compenso le acque sono convogliate, con una condotta forzata in acciaio saldato protetta passivamente da tela bitumata ed interrata in apposita cunetta del diametro pari a [D= 600 mm], alla turbina ad azione Pelton a due getti della Centrale di S. Romano, posta a quota [Hr= 375 m]. Il bacino idrografico complessivo sotteso dalla Centrale di S. Romano ha un area complessiva pari a 12.1 km2 Sinteticamente la costruzione dei due impianti ha previsto la realizzazione delle seguenti opere principali: - due prese di fondo,

69 - una vasca di carico in calcestruzzo dove si attestano le condotte in pressione alimentate dalle due prese di fondo, - le condotte in pressione in tubazioni in acciaio in parte appoggiate sul terreno ed in parte interrate, - alcune selle di appoggio ed alcuni blocchi di ancoraggio per sostenere le condotte e per assorbire le spinte, - gli edifici delle due Centrali, - quattro briglie di sistemazione del fondo alveo, - una traversa di sbarramento a valle della confluenza tra Il Covezza di S.Romano e il Covezza di Corfino. La produzione di energia dei due impianti si è rivelata generalmente buona, in rispetto con le previsione e spesso anche oltre la produzione media. Schema idraulico e tabelle sulla produzione Per quanto riguarda gli eventuali effetti negativi che la realizzazione delle due Centrali possono aver determinato sull ambiente circostante si deve sottolineare, in via preliminare, che la produzione di energia idroelettrica non produce, in generale, rifiuti e non necessita di trasporto con automezzi della materia prima e della materia finita; inoltre la re-immissione dell acqua utilizzata direttamente in alveo a valle dell impianto assicura il mantenimento delle naturali dinamiche fluviali. Le centrali idroelettriche quindi ed i manufatti ad esse connessi (peraltro limitata a manufatti di dimensioni limitate) non arrecano squilibri sensibili e/o registrabili all ecosistema

70 fluviale e antropico. Inoltre si evidenzia che i due Impianti producendo energia pulita e rinnovabile, rispondono ad una domanda che altrimenti si sarebbe dovuta soddisfare facendo ricorso a fonti energetiche non rinnovabili con un inquinamento complessivo più elevato ed un impatto negativo inevitabilmente maggiore. Circa le opere che sono state necessarie per l impianto precedentemente elencate, ad eccezione della traversa, si è trattato di opere e manufatti di modeste dimensioni, che sono stati ben inseriti nell ambiente. Per quanto riguarda la traversa la sua localizzazione interessa una zona già morfologicamente dissestata (e risanata con gli interventi) sia a causa della natura torrentizia delle acque defluenti sia in conseguenza dei fenomeni idrodinamici localizzati dovuti alla confluenza. I terreni circostanti l invaso creato dallo sbarramento risultavano caratterizzati, già prima dell intervento, da formazioni rocciose, da grossi ciottoli e blocchi ed erano ricoperti da una vegetazione ripariale di natura arbustiva rada e di scarso pregio. Pertanto la scelta dell ubicazione dello sbarramento in un sito di scarso pregio, le dimensioni volumetriche e planimetriche dell invaso di entità limitata e contenuta e l esercizio della stessa Centrale hanno assicurato che nel complesso l opera non determina effetti significativi in relazione alle risorse potenzialmente utilizzate (vegetazione, flora e fauna, rete idrica, ecc.) sia a monte sia a valle dell impianto.. Per quanto riguarda il dimensionamento del rilascio di una portata minima di acque da lasciare defluire comunque a valle della traversa, necessaria per assicurare un deflusso minimo vitale in grado sia di garantire un corretto assetto ambientale sia di rispettare le esigenze igienico-sanitarie, in mancanza di una apposita normativa della Regione Toscana è stato tenuto presente quanto indicato dal D.P.R della Provincia autonoma di Bolzano, che impone un contributo unitario minimo pari a [q =2 1/s/km2]; pertanto la portata minima di rilascio garantita a valle della traversa è pari a circa [Qr= 16 l/s] INPIANTO DI TELERISCALDAMENTO DEL CAPOLUOGO Dai primi mesi del 2011 è in funzione l impianto di teleriscaldamento del capoluogo, alimentato a biomasse (cippato di legno vergine). Nei prossimi mesi, il funzionamento a pieno regime dell impianto consentirà la fornitura di calore a 85 utenze del centro abitato di San Romano in Garfagnana, comprese tutte le attrezzature e le strutture di proprietà dell amministrazione comunale (ostello, palestra, scuole elementari, materna e asilo nido, municipio). Oltre ai vantaggi economici questo tipo di impianti si sono dimostrati assai validi e assolutamente sicuri. Si precisa infatti che la tecnologia utilizzata in questo impianto, pur risultando piuttosto nuova nell area toscana, è utilizzata oramai con successo da oltre un ventennio in paesi europei come Austria e Germania ma anche in esperienze specifiche del nord Italia. L impianto prevede di servire 85 famiglie con una lunghezza totale delle tubazioni di mt e l impiego di potenza effettiva data da 2 caldaie da Kw/termici. Il consumo previsto di cippato da legna vergine è da 150 a 300 T/anno IMPIANTO DI TELERISCALDAMENTO E COGENERAZIONE DI VILLETTA Dal 2009 l Amministrazione ha cominciato a promuovere l ipotesi della costruzione di un impianto di Cogenerazione alimentato a Biomasse in Loc. Villetta. Al termine di una dettagliata disanima del territorio, tra diverse alternative localizzative, nel 2010 è stato individuato come sito idoneo a tale impianto un appezzamento di terreno situato lungo la strada che da Villetta si dirige alla loc. denominata Giappone. Per la realizzazione di tale progetto la Regione Toscana, al fine di investire sulle biomasse a filiera corta, ha contribuito con lo stanziamento un contributo pari a 400 mila euro. L impianto dovrebbe prevedere una potenza Termica di 3 MW ed Elettrica per 350 kwe. A breve avranno inizio i lavori di realizzazione della rete di teleriscaldamento e dell impianto di cogenerazione Sintesi degli elementi e dei fattori di criticità ambientale e territoriale

71 Lo svolgersi delle analisi condotte per la formazione del quadro conoscitivo del P.S. unitamente a quelle costruite ed elaborate nell ambito del presente documento consente di focalizzare e, ove necessario, evidenziare gli eventuali elementi di vulnerabilità in relazione ai fattori e agli indicatori relativi alla diverse componenti territoriali e ambientali che complessivamente caratterizzano il territorio di San Romano di Garfagnana. Di seguito secondo l articolazione tematica già utilizzata in altre parti del presente rapporto sono dunque sintetizzati i fatti emergenti (anche di natura positiva) e le eventuali problematicità (di natura necessariamente critica) registrate nell ambito del processo conoscitivo che devono essere considerate dallo strumento di pianificazione territoriale (in questo caso il P.S.) al fine di individuare le misure ritenute idonee alla loro mitigazione e compensazione, ovvero le concrete azioni per il loro fattivo superamento. Si tratta pertanto, in questa fase, di una sintesi statica, ovvero che si riferisce delle condizioni di stato dei diversi fattori e dei relativi indicatori che attende quindi di essere commisurata e ponderata alla luce del quadro propositivo del P.S., tenendo conto degli obiettivi e delle conseguenti azioni di natura strategica e statutaria al fine di registrare gli effetti (cumulativi) e i cambiamenti (potenzialmente migliorativi e/o peggiorativi) che questi possono determinare rispetto alle condizioni di stato originarie registrate. ARIA Per quanto concerne la qualità dell aria non emergono criticità legate a peculiari caratteristiche del territorio comunale e delle sue attività e infrastrutture: al 2007 risulta un quadro complessivamente buono del comune in riferimento al più ampio ambito toscano con discreti assorbimenti e scarse emissioni di CO 2.. Si evidenzia che la rete di monitoraggio risulta carente. ACQUA Per quanto concerne le condizioni di stato delle acque superficiali e sotterranee sembra emergere un quadro piuttosto buono della risorsa sebbene si attendano ulteriori informazioni relativamente ai nuovi dati sullo stato ecologico basato sull indice EQR. Per quanto riguarda le acque potabili e l approvvigionamento idrico la domanda dell utenza è soddisfatta ma si evidenzia che la rete di approvvigionamento, in particolare di adduzione risulta in alcuni casi in stato di conservazione scadente. Circa la depurazione e gli scarichi si evidenzia ancora un deficit depurativo visto il numero ed il tipo di utenze (il sistema insediativo è caratterizzato dalla non trascurabile presenza di case sparse in territorio aperto), nonché considerato lo stato dei depuratori, sebbene la rete fognaria garantisca l efficienza nelle località servite (principalmente delle frazioni più grandi). Pertanto un significativo incremento della produzione di acque reflue potrebbe risultare non sostenibile dalla rete locale a meno di interventi di miglioramento e adeguamento che andranno opportunamente definiti in fase operativa (R.U.) in funzione delle determinazioni del P.S.. L indagine rileva inoltre che allo stato attuale alcune utenze non risultano allacciate alla rete e quindi sarebbe auspicabile un suo rafforzamento e/o completamento almeno nelle frazioni e nei nuclei, così da garantire un maggiore recupero delle acque immesse nel sistema. In altri casi, soprattutto per gli insediamenti collocati in territorio aperto, è altresì auspicabile che in fase operativa (R.U.) si subordino gli interventi edilizi ed urbanistici al conseguimento dell autosufficienza depurativa in funzione delle determinazioni del P.S.. SUOLO E SOTTOSUOLO Per quanto riguarda lo stato del suolo non si rilevano elementi di attenzione. Relativamente ai siti di particolare interesse geologico e geomorfologico non risultano essere presenti criticità territoriali. Circa la geologia e la litologia preme evidenziare la presenza di emergenze geologiche da sottoporre a tutela e valorizzazione. DIFESA DEL SUOLO E PREVENZIONE DEL RISCHIO Per quanto riguarda il rischio e la pericolosità geomorfologica, sismica ed idraulica il territorio a causa della sua naturale conformazione, talvolta associato alla carenza di manutenzione dovuta all abbandono delle pratiche agricole e selviculturali, presenta evidenti episodi di dissesto, aree a

72 pericolosità elevata e molto elevata nonchè aree a rischio, in particolare geomorfologico e sismico. Rimandando nello specifico alle indagini geologico tecniche di supporto al P.S. per informazioni ed indicazioni puntuali e di dettaglio, in questa sede si evidenziano le seguenti aree a significativa criticità geomorfologica da tenere in considerazione ai fini della formalizzazione della strategia di sviluppo dello stesso P.S.: - area di Naggio ; - frana di Caprignana ; - area dei Gorghetti. VEGETAZIONE ED ECOSISTEMI Circa gli ecosistemi, le aree naturali protette, gli habitat, i boschi, i corridoi ecologici e piùin generale le specie botanico vegetazionali il territorio comunale si caratterizza per una notevole ricchezza di varietà e specie certificate dal riconoscimento e formalizzazione di diverse aree protette regionali, statali e di interesse comunitario. In questo quadro l amministrazione comunale, unitamente agli Enti di gestione e governo delle aree protette, hanno da tempo promosso forme di tutela, valorizzazione e conservazione di tale patrimonio di cui il P.S. deve tenere conto nella formalizzazione del quadro propositivo. INSEDIAMENTI Circa il sistema insediativo non emergono particolari criticità sebbene si possano segnalare alcune problematiche tipicamente locali legate al sotto utilizzo del patrimonio edilizio (soprattutto per gli insediamenti in territorio aperto) e alla carenza dei parcheggi di servizio ai centri più abitati. RUMORE Per quanto riguarda il clima e l inquinamento acustico data la realtà comunale i livelli di attenzione su tale fattore sono da ritenersi bassi. ENERGIA Per quanto riguarda i consumi energetici, sebbene essi si attestino sulla media di quelli registrati a livello nazionale, si evidenzia che sono state attivate ingenti politiche energetiche e conseguenti interventi pubblici e pubblico-privati improntati all utilizzo delle energie rinnovabili e all abbattimento dei consumi. In questo quadro quindi il bilancio energetico comunale si attesta su indicatori positivamente significativi (dovuti all abbattimento degli indicatori di consumo in virtù della capacità produttiva interna), peraltro certificati da specifici riconoscimenti nell ambito di programmi europei e regionali. E infine da evidenziare che nel 2011 il comune si è ulteriormente attivato al fine di promuovere interventi volti al risparmio energetico da fonti rinnovabili quali la straordinaria manutenzione delle centrali idroelettriche e la riqualificazione urbana mediante la sostituzione degli apparecchi illuminanti per una stima di costi totale di mila euro INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO La collocazione delle fonti di inquinamento non sembra far emergere particolari criticità circa i livelli di inquinamento elettromagnetico determinati dalle fonti originarie in rapporto e relazione alla popolazione potenzialmente esposta. RIFIUTI Per quanto riguarda il sistema rifiuti i livelli di attenzione segnalati dalla provincia si possono ritenere superati con le politiche recentemente attivate. L obbiettivo di un miglioramento ulteriore dei risultati è comunque auspicabile. FATTORI SOCIO ECONOMICI In riferimento ai fattori socio-economici San Romano in Garfagnana si allinea con i dati registrati alla scala sovralocale dell intera Garfagnana, con livelli di attenzione in specifico riferimento alle dinamiche demografiche, sebbene negli ultimi anni si registri un inversione di tendenza nei saldi della popolazione. Deve essere quindi obiettivo prioritario del P.S. il consolidamento dei fattori demografici e socio economici sulla base di politiche che favoriscano il mantenimento di attività e

73 popolazione. IDENTITÀ LOCALE E PAESAGGIO Per quanto riguarda il patrimonio storico culturale, agro-ambientale, nonché i paesaggi e la fruizione delle principali risorse paesistiche il territorio comunale è ricco di tali presenze e si registra un rilevante impegno dell amministrazione comunale e degli altri enti di governo locale al recupero, valorizzazione e promozione di tale patrimonio Indicatori per la valutazione ambientale del P.S. Come evidenziato nei paragrafi precedenti (così come proposto nel Documento preliminare) l attività di valutazione ambientale e strategica, ovvero integrata ha proceduto ad una attenta ed approfondita disamina dei fattori e delle risorse caratterizzanti il territorio comunale, sia attraverso le indagini specificatamente condotte dal P.S. sia attraverso gli elementi di conoscenza forniti e messi a disposizione dagli enti locali (Regione, Provincia), dalle autorità competenti in materia ambientale, oltre che da istituti, enti di ricerca ed agenzie territoriali o settoriali. Di seguito, partendo dal quadro di risorse, fattori e relativi indicatori individuato preliminarmente nell avvio del procedimento, sulla base dei riferimenti precedentemente richiamati ma anche delle peculiari caratteristiche del Comune di San Romano in Garfagnana così come risultano registrate e aggiornate in base all effettiva disponibilità dei dati e delle informazioni, si fornisce una sintetica delineazione delle risorse, dei fattori e dei relativi indicatori di riferimento posti a base del processo di valutazione ambientale del P.S.. RISORSE e FATTORI DESCRIZIONE Indicatore di stato e pressione Aria Qualità dell aria Qualità chimico, fisica e biologica dell'aria Emissioni CO 2 Bilancio di CO 2 Rete di monitoraggio Diffusività atmosferica Acque superficiali Tipologia dei corsi d acqua Qualità delle acque superficiali (EQR) Acque sotterranee Qualità delle acque sotterranee (Qualità chimico-fisica) Sorgenti e pozzi Grado di vulnerabilità degli acquiferi Acqua Copertura della rete acquedottistica idropotabile Acque potabili e Efficienza della rete approvvigionamento idrico Consumi idrici di acquedotto (tipologia di utilizzi) Copertura e Stato della rete fognaria Depurazione e scarichi Quantirà di acqua depurata Impianti di depurazione (tipi e capacità depurativa) Uso del suolo Stato del suolo Superficie urbanizzata Estensione della rete stradale Suolo e sottosuolo Cave attive e non attive Siti di interesse particolare Siti da bonificare Difesa del suolo e prevenzione del rischio Vegetazione ed ecosistemi Insediamenti Geologia e litologia Rischio e pericolosità geomorfologica Sismicità Rischio e per. idraulica Ecositemi-flora e fauna Aree naturali protette e Habitat Boschi, corridoi ecologici e aree a verde Sistema insediativo Successioni geologiche, emergenze geologiche, tipi litoidi Frane ed episodi di dissesto Pericolosità geomorfologica Aree potenzialmente vulnerabili da colata detritica torrentizia Opere di messa in sicurezza geomorfologica Pericolosità sismica Pericolosità idraulica Opere idrauliche e di messa in sicurezza idraulica Flora- diffusione ed entità delle specie Fauna- diffusione ed entità delle specie Aree naturali e protette Forme di tutela, promozione e gestione delle risorse naturali Aree boscate Aree di pertinenza fluviale Superfici percorse da incendi Densità abitativa Patrimonio edilizio non utilizzato Fabbisogno abitativo

74 Rumore Energia Elettromagnetismo Rifiuti Fattori Socio Economici Identità locale e paesaggio Servizi e standard Infrastrutture, mobilità e traffico Clima e inquinamento acustico Energia Elettrica gas naturale Energie rinnovabili e sostenibilità Fonti ed esposizione Stato Popolazione e società Lavoro e attività economiche Beni Storico Culturali Beni agro-ambientali Paesaggi e fruizione Produzione edilizia Aree a standard e servizi Opere e Investimenti pubblici Stato della infrastrutturazione (rete viaria, aree di sosta, ecc) Trasporto pubblico locale e trasporti alternativi Traffico stradale e problematiche della mobilità Inquinamento acustico Classificazione acustica Popolazione esposta all inquinamento acustico Rete e Consumi Rete e Consumi Produzioni e impianti Consumi e Distribuzione di energie alternative Politiche ecologiche Sorgenti di inquinamento Livelli di inquinamento elettromagnetico rilevati Popolazione potenzialmente esposta all inquinamento materiali raccolti: indifferenziato, differenziato e rifiuti speciali Modalità di smaltimento Popolazione residente Struttura della popolazione Associazionismo e volontariato Reddito medio Occupazione Attività agricole Aziende agro silvo parostorali e agriturismi Attività industriali e artigianali Attività turistiche Presenza e pressione turistica Centri storici Complessi edilizi, edifici ed elementi di valore artistico e di pregio Infrastrutture storiche Emergenze ambientali ed Elementi costituivi e/o caratterizzanti Beni paesaggistici Strade e punti di vista panoramici Progetti di valorizzione: Opere e Investimenti pubblici L elenco del sistema di indicatori (ambientali, territoriali, socio-economici, ecc.) selezionati con il processo di valutazione, a cui corrisponde l elenco delle risorse e fattori caratterizzanti il territorio di San Romano in Garfagnana potrà pertanto anche essere utilizzato, oltre che per il monitoraggio del P.S., anche per gli ulteriori processi valutativi relativi al procedimento di formazione degli atti di governo del territorio attuativi della strategia delineata con lo strumento di pianificazione territoriale, in modo da assicurare la coerenza e la filiera conoscitiva e valutativa dei momenti operativi e gestionali del processo urbanistico. In questo caso essendo il R.U. di maggior dettaglio rispetto al P.S. il processo di valutazione potrà anche proporre ulteriori indicatori attualmente non specificati Elementi e conoscenze della relazione di incidenza Ai sensi della normativa vigente la Relazione di Incidenza deve fornire una documentazione utile a individuare e valutare i principali effetti che il piano/progetto, in questo caso il P.S. del Comune di San Romano in Garfagnana, può avere sui siti Natura 2000, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi, individuati ed espressi con specifici provvedimenti. Il percorso logico della valutazione d'incidenza è delineato nella guida metodologica "Assessment of plans and projects significantly affecting Natura 2000 sites. Methodological guidance on the provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EEC" redatto dalla Oxford Brookes University per conto della Commissione Europea DG Ambiente. La metodologia procedurale proposta nella guida della Commissione è un percorso di analisi e valutazione progressiva che si compone di 4 fasi principali: - 1. Fase di verifica (screening). Processo che identifica la possibile incidenza significativa su un sito della rete Natura 2000 di un piano o un progetto, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, e che porta all'effettuazione di una valutazione d'incidenza completa qualora

75 l'incidenza risulti significativa; - 2. Fase della valutazione "appropriata" (vera e propria). Analisi di incidenza del piano sull'integrità del sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, nel rispetto della struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione eventualmente necessarie (se non individuate dal piano stesso); - 3. Fase di analisi delle soluzioni alternative. Individuazione e analisi di eventuali soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenze negative sull'integrità del sito; - 4. Fase della definizione di misure di compensazione. Individuazione di azioni, anche preventive, in grado di bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui non esistano soluzioni alternative o le ipotesi proponibili presentino comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico sia necessario che il progetto o il piano venga comunque realizzato. La relazione di incidenza relativa al P.S. del Comune di San Romano in Garfagnana, segue questo procedimento logico tenendo conto della filiera rapporto tra strumenti della pianificazione territoriale e atti di governo del territorio e della corrispondenza biunivoca che si instaura tra momento conoscitivo e momento propositivo nell ambito del processo urbanistico. In questo quadro la Relazione di incidenza, facente parte integrante e sostanziale degli elaborati del P.S., descrive nel dettaglio, in riferimento ai Siti della Rete Natura 2000 presenti all interno del territorio comunale, gli habitat e le specie per le quali essi sono stati designati ed individua gli elementi prioritari, le criticità e i rischi reali di conservazione. Sono inoltre valutati gli effetti diretti e indiretti, a breve e a lungo termine, reali e potenziali di ogni opera di trasformazione del territorio prevista dal P.S. e indicate prescrizioni e misure di mitigazione e compensazione da approfondire in sede di redazione degli atti di governo del territorio. Ai sensi dell articolo 2 comma 1 lettera m) della L.R. 56/00, un Sito di Importanza Regionale è un area geograficamente definita, la cui superficie è chiaramente delimitata (come da D.C.R. n 06/04), che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare un tipo di habitat naturale o una specie di interesse regionale. Per le specie che occupano ampi territori, i Siti di Importanza Regionale corrispondono ai luoghi, all interno della loro area di distribuzione naturale, che presentano gli elementi fisici e biologici essenziali alla loro vita e riproduzione. E considerato SIR anche un sito classificato come psic ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) o come ZPS ai sensi della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva Uccelli), ossia i siti della Rete ecologica europea coerente di Zone Speciali di Conservazione (Rete Natura 2000). La L.R. 56/00 Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali e delle specie della flora e della fauna selvatiche ( ) attua la Direttiva Habitat e il DPR 357/97, ampliandone il quadro di azioni previste per la conservazione della natura. Ai sensi dell articolo 10 della Dir 92/43/CEE, e dell articolo 10 della L.R. 56/00, per la coerenza della Rete Natura 2000 risulta fondamentale promuovere la gestione degli elementi del paesaggio, con particolare attenzione per quelli interni ai Siti, che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche. Si tratta di quegli elementi che, per la loro struttura lineare e continua (come i corsi d acqua con le relative sponde, o i sistemi tradizionali di delimitazione dei campi) o il loro ruolo di collegamento sono essenziali per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche. L individuazione della rete ecologica a livello comunale, che riveste un importantissimo ruolo per limitare il fenomeno della frammentazione ambientale a seguito dell espansione della matrice antropica nell ambito della pianificazione urbanistica, è assicurata dal P.S. mediante la disciplina relativa a specifici Sistemi e sub-sistemi funzionali ciò anche in considerazione che il territorio di San Romano in Garfagnana presenta delle core areas ampie, inserite nel territorio del Parco nazionale dell Appennino, ovvero in Riserve naturali, e soltanto attraverso la creazione, il mantenimento e la valorizzazione di connessioni che permettano la permeabilità ambientale, si limitano fenomeni di isolamento e frammentazione degli habitat in corrispondenza dei margini dell area protetta. Stante i contenuti intrinseci assegnati dalla legge al P.S., che difficilmente raggiunge un dettaglio delle indicazioni progettuali tale da permettere di definire con esattezza le probabili incidenze sulle

76 risorse ambientali di un sito, lo studio e la valutazione di incidenza sono effettuate limitatamente agli obiettivi e alle conseguenti azioni concernenti le disposizioni di livello statutario e strategico; rimandando alla strumentazione urbanistica di maggior dettaglio, quali il regolamento urbanistico e i piani attuativi (oltre a varianti successive), studi di incidenza che analizzino e valutino nel particolare: - i caratteri delle opere e degli interventi partendo dall esatta localizzazione e dimensione; - i potenziali effetti diretti e indiretti sulle risorse, non solo in fase di esercizio anche in fase di realizzazione; - le attività di monitoraggio e i relativi indicatori da impiegare. A tal fine la relazione di incidenza richiamata contiene in particolare gli elementi, i riferimenti metodologici, gli indirizzi e le direttive tecniche per l effettuazione delle valutazioni di incidenza a maggiore dettaglio e si compone di specifici allegati volti ad arricchire il campo di conoscenze disciplinari dei Siti e riguardanti in particolare tabelle relative agli elementi naturalistici (flora, fauna, habitat) analizzati, schede floristiche, schede faunistiche. Nello specifico, anche ai fini di un agile lettura della relazione, gli argomenti e i temi trattati sono: - note di riferimento e orientamento generale, con particolare attenzione per le indicazioni di carattere legislativo, regolamentare e legislativo; nonché per quelle di carattere tecnico metodologico; - inquadramento territoriale e ambientale dei Siti interessati dal piano, compreso la descrizione generale delle caratteristiche dei siti, degli habitat e delle specie segnalate, delle direttive di gestione già presenti; - descrizione delle biocenosi, degli habitat di interesse e delle emergenze vegetazionali, nonchè degli habitat naturali e delle specie faunistiche di interesse presenti nei Siti. In particolare i siti oggetto di approfondimento analitico e conoscitivo sono: - SIC-SIR IT Monte Castellino le Forbici; - SIC-SIR IT Parco dell Orecchiella-Pania di Corfino-Lamarossa; - SIR-ZPS IT Pania di Corfino; - SIR IT Rupi Basaltiche di Piazza al Serchio e Poggio. La Relazione di incidenza si compone quindi di ulteriori Schede degli habitat e delle specie faunistiche di interesse conservazionistico presenti nell area (Tutela e fattori di minaccia, Caratteristiche ecologiche, Esigenze ecologiche, Areale di distribuzione, ecc.), relative a: Lande alpine e boreali; Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli; Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine; * - Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell'europa continentale); Praterie montane da fieno; Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica; Rocce silicee con vegetazione pioniera del Sedo-Scleranthion o del Sedo albi-veronicion dillenii; Formazioni erbose boreo-alpine silicicole; Pareti rocciose silicee con vegetazione casmofitica; Ghiaioni silicei dei piani montano fino a nivale (Androsacetalia alpinae Galeopsietalia ladani); Ghiaioni del Mediterraneo occidentale e termofili; Faggeti del Luzulo-Fagetum; : Faggeti dell Asperulo-Fagetum; : Faggeti calcicoli dell Europa centrale del Cephalanthero-Fagion; (*): Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee); : Boschi di Castanea sativa; : Torbiere basse alcaline; : Torbiere di transizione e instabili; *: Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'alysso-sedion albi. Infine la Relazione di incidenza, previa elaborazione di specifiche matrici e tabelle di valutazione

77 in riferimento alle disposizioni e alla disciplina del P.S., si conclude con l individuazione dei principali elementi di criticità e misure di conservazione dei siti. Sulla base delle analisi effettuate sembra emergere che il P.S. comunale non presenti previsioni in grado di incidere negativamente sullo stato di conservazione delle risorse biologiche presenti nei Siti Natura 2000 compresi nel territorio dell'area Protetta. Si rilevano esclusivamente e in via del tutto teorica, eventuali problematiche potenzialmente connesse con lo sviluppo turistico legato alle diverse risorse territoriali (Parco nazionale e Riserva naturale). In questo caso è necessario che le previsioni di valorizzazione e fruizione, da sviluppare e dettagliare in sede di R.U. o altri atto di governo del territorio, partano dalla conoscenza e dalle esigenze di tutela e conservazione del territorio descritte dalla relazione, per introdurre misure e strumenti ritenuti sufficienti ad assicurare elevate garanzie di conservazione delle specie e degli habitat indicati. In questo quadro nella programmazione di ogni intervento territoriale, è comunque indispensabile procedere evitando la frammentazione degli ambienti naturali, in modo da escludere effetti significativi a livello ecologico, ambientale, paesaggistico e territoriale, sulla fauna e sulla flora e quindi agire in maniera negativa sulla biodiversità. 4. PRINCIPALI POTENZIALI EFFETTI DELLA PROPOSTA DI P.S Articolazione e obiettivi generali del P.S. L articolazione del piano strutturale del Comune di S. Romano di Garfagnana si basa su tre grandi sezioni, così sintetizzabili: - Quadro conoscitivo; - Quadro propositivo; - Quadro Valutativo. Il quadro conoscitivo (Q.C.) si articola nelle seguenti parti di carattere generale: - La prima parte è relativa alla ricognizione delle prescrizioni del Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) e del Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.), nonché al monitoraggio della strumentazione urbanistica vigente. Detta prima parte si integra con l analisi e la valutazione dello stato di diritto, in rapporto ai vincoli, ai rispetti e alle tutele. - La seconda parte riguarda l analisi e la conoscenza della struttura fisica e del contesto ambientale del territorio comunale e degli elementi prevalentemente connessi alla pericolosità idraulica, geomorfologica, sismica, e di vulnerabilità idrogeologica. - La terza parte, relativa alla lettura della componente urbanistico edilizia, si articola in una parte descrittiva e in una serie di elaborati grafici, relazioni e tabulati. L analisi segue un processo logico connesso alla storia del territorio e tende ad evidenziare i processi evolutivi e il mutamento che i luoghi, nel tempo, hanno assunto in seguito all intervento umano. L analisi urbanistico edilizia è articolata secondo i tematismi individuati in conformità ai criteri e agli indirizzi forniti dalla Provincia di Lucca per la redazione in forma coordinata dei Piani Strutturali della Garfagnana Appenninica e Apuana. Il Quadro Conoscitivo, sintetizzato in una relazione di sintesi che ne esplica le metodologie di analisi si compone di una serie di elaborati rappresentati in scala 1: così articolati: - Carta dei vincoli e delle aree di rispetto, che comprende le aree sottoposte a vincolo paesaggistico quelle sottoposte a vincolo idrogeologico, i vincoli dovuti alla presenza di infrastrutture e gli altri vincoli e tutele. - I parchi e le aree protette. - Lo stato di attuazione dello strumento urbanistico vigente. - L uso del suolo extraurbano. - La storia del territorio, che comprende gli insediamenti e le infrastrutture di matrice antica, l evoluzione degli insediamenti e le infrastrutture di matrice antica e il sistema delle infrastrutture puntuali e a rete, le attività economiche, la mobilità e il Trasporto Pubblico Locale

78 A sintesi del quadro conoscitivo e a supporto dei materiali costitutivi del quadro progettuale si hanno le sintesi interpretative, costituite dalla Carta della struttura e dei valori del territorio e dalla Carta delle fragilità e criticità del territorio. Il Quadro Propositivo, è costituito dalle disposizioni normative comprensive di specifici allegati (Verifica del dimensionamento del P.S. e degli standard urbanistici - Schede riassuntive relative alle UTOE; Quadro riassuntivo del dimensionamento complessivo di previsione del P.S.; Quadro riassuntivo delle abitazioni ricavabili da interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, da interventi di riqualificazione urbanistica e di nuova costruzione) e dalla individuazione degli elementi di statuto e di strategia: - individuazione delle invarianti strutturali; - individuazione dei sistemi e dei sub-sistemi territoriali e delle UTOE; - individuazione dei sistemi e dei sub-sistemi funzionali. Conclude il quadro propositivo la Relazione Geologico Tecnica e relativi allegati grafici. A fronte di una forma piano così descritta si elaborano i seguenti obiettivi, mutuati dal P.T.C., da conseguire anche attraverso azioni coordinate con la Provincia di Lucca e con tutti gli altri enti interessati. Gli obiettivi in sintesi sono: a. La tutela dell integrità fisica del territorio, da perseguire attraverso: - La riconsiderazione della risorsa primaria costituita dai boschi, considerata in via prioritaria quali elemento della difesa fisica ed ambientale del territorio con possibilità di integrazioni e di riforestazioni con specie vegetali più congrue e con usi atti alla sua valorizzazione. - Prescrizioni per la riduzione degli effetti della impermeabilizzazione superficiale dei suoli, attraverso stoccaggi temporanei delle acque meteoriche e loro rilascio a regime tarato. - La previsione di vasche di stoccaggio di acque meteoriche e di scorrimento superficiale da destinare all irrigazione di giardini, orti e campi coltivati posti all interno dei paesi e al loro intorno, comprese eventuali tratte di canalizzazione di collegamento e di livellamento tra i vari bacini. - Il risparmio idrico attraverso la disciplina relativa ai nuovi insediamenti relativa all uso di appositi accorgimenti per i bagni e le cucine e per il riciclo delle acque per le attività produttive. - L estensione delle rete fognaria nelle aree oggetto di nuovo insediamento e nel recupero dell esistente e uso di impianti di fitodepurazione per gli insediamenti diffusi sul territorio. - La prevenzione delle emissioni inquinanti. b. La valorizzazione dei sistemi insediativi storici e dei sistemi ambientali, che, insieme ai caratteri fisici, costituiscono gli elementi di identità del territorio. Laddove sono ancora riconoscibili e presenti i caratteri strutturali e formali dell area, questi sono da considerare come risorsa specifica ed essere recuperati e valorizzati per essere reinseriti in un circuito economico, urbanistico e produttivo, corretto e valido, attraverso: - Il coordinamento con iniziative e programmi di dimensione sovracomunale; redazione di appositi piani attuativi; eventuali programmi integrati di intervento; - Il ricorso a programmi di sviluppo economico a scala provinciale, regionale, statale, europea; - Il ricorso a fonti di finanziamento regionale e forme di progettazione e gestione mirati al recupero edilizio; - Lo sviluppo dei vari centri in cui è articolato il territorio a seconda dei loro caratteri storici e geografici, dei loro caratteri insediativi e delle loro potenzialità. - La tutela e la valorizzazione delle emergenze storico architettoniche, per il loro valore testimoniale e di identità e ai fini dello sviluppo della cultura dei luoghi e dell economia connessa al turismo. - La qualità degli insediamenti e degli interventi edilizi. c. La tutela e la valorizzazione delle aree agricole, attraverso: - La valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale del territorio. - La riconsiderazione dei nuclei di antica formazione suscettibili di interventi di riordino urbanistico ed edilizio che, per la loro collocazione territoriale, sono da considerare presidi per la tutela dell ambiente collinare e quali capisaldi di attività turistiche di piccola ricettività

79 - Interventi edilizi ponderati atti a riconfermare l importanza del settore delle attività primarie con il ricorso al Piani Aziendali Pluriennali di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA) e ad una corretta procedura del recupero a fini residenziali e turistici degli edifici rurali dismessi. d. Il corretto dimensionamento, la riorganizzazione del sistema residenziale, produttivo, turistico e commerciale, attraverso: - La definizione delle dimensioni massime degli insediamenti e delle infrastrutture e servizi, in rapporto alla sostenibilità degli interventi. - Interventi edilizi nei centri urbani e nelle frazioni periferiche disciplinati da indirizzi e prescrizioni tesi alla riqualificazione complessiva del sistema insediativo esistente e finalizzati a favorire il permanere della residenza. - La conferma delle aree residenziali già oggetto di previsione urbanistica, previa verifica di stabilità delle aree e di valutazione dello loro sostenibilità ambientale. - Il mantenimento delle componenti produttive artigianali esistenti e lo sviluppo di quelle tipiche (lavorazione del legno, della pietra, dei prodotti del sottobosco, della norcineria tipica, dei caseifici esistenti, ecc.), a sostegno dell economia locale con possibilità di reperimento di nuove aree per il loro sviluppo ai fini della sicurezza sui luoghi di lavoro, per una migliore accessibilità dei mezzi di trasporto, per la dotazione di spazi espositivi e aree attrezzate per la vendita diretta. - La previsione di un area per lo stoccaggio e la lavorazione di inerti. - Il recupero delle opere di architettura paleo-industriale (attraverso indirizzi e prescrizioni relative agli antichi metati, ai molini e alle loro opere idrauliche e alla viabilità minore di servizio. - Lo sviluppo delle attività turistico ricettive, in conformità ai disposti della L.R n. 42 (Testo Unico delle leggi regionali in materia di turismo). e. La dotazione e la massima funzionalità dei servizi e delle attrezzature, attraverso: - Il miglioramento dei sistemi dei servizi pubblici esistenti, della mobilità e delle prestazioni da essi derivanti. - La realizzazione di nuovi brevi tratte stradali e il miglioramento della viabilità esistente con adeguamento delle carreggiate stradali con particolare riferimento alla strada dell Orecchiella per il transito e l accessibilità turistica con autobus. - La verifica di fattibilità una nuova tratta di collegamento tra la strada provinciale in riva sinistra del Serchio e la strada statale in riva destra, da compiere unitamente ai comuni interessati (in riva destra: Careggine e Camporgiano; in riva sinistra: Pieve Fosciana e San Romano; oltre alla Comunità Montana). - Il ricorso ad un eventuale piano di settore per la riorganizzazione delle sedi delle attrezzature scolastiche che necessitano di riordino strutturale e ampliamenti. - Il ricorso ad eventuali piani complessi di intervento per l esecuzione programmata di interventi pubblici e privati anche, con il ricorso all uso e alla disciplina della perequazione urbanistica per l equa distribuzione dei diritti edificatori. - La dotazione di aree a parcheggio integrative di quelle esistenti nei vari centri e frazioni del Comune. - La previsione di un area attrezzata per la sosta di camper nella zona del Rifugio Miramonti. - L ampliamento dell area del parco attrezzato del Buffardello, adiacente alla zona delle attrezzature sportive della frazione di San Romano. - La riorganizzazione funzionale e la dotazione di manufatti edilizi a servizio dell area adibita ad allevamento equino e maneggio, a valle della frazione di San Romano. - La ristrutturazione edilizia e urbanistica degli edifici dell area degli impianti sportivi di Orzaglia e in particolare dell area del Tiro della Forma. - La previsione di un area da destinare a isola ecologica per il conferimento di sfalci e residui di lavori di potature arboree provenienti da orti e giardini privati e dia lavori di manutenzione stradale. f. L applicazione estesa del recupero edilizio secondo i metodi del restauro architettonico, del restauro urbano e del restauro del territorio, che per il territorio comunale, in considerazione dell alto livello della sua antropizzazione di matrice storica ancora leggibile, e per il valore

80 formale che esprime in termini di paesaggio, sia il metodo di intervento più corretto e con suscettività di ulteriore qualificazione e sviluppo Sintesi della disciplina dello Statuto del Territorio Lo statuto del territorio costituisce il complesso delle regole che riassumono e comprendono le invarianti strutturali quali elementi cardine dell identità dei luoghi, consentendo l individuazione delle regole degli insediamenti e dei processi di trasformazione del territorio la tutela delle quali garantisce lo sviluppo sostenibile, nei processi evolutivi sanciti e promossi dal P.S. stesso, pertanto la parte statutaria del piano definisce gli obiettivi, gli indirizzi e le azioni progettuali strategiche riferite all articolazione del territorio in sistemi e sub-sistemi, nonché il nucleo di regole, vincoli e prescrizioni per la verifica di compatibilità degli atti di governo del territorio previsti per l attuazione del P.S. Lo Statuto del Territorio raccoglie e organizza le scelte di pianificazione definite dagli obiettivi generali, prescrive la conservazione delle invarianti strutturali ed indica, ove del caso, gli interventi possibili ai fini della valorizzazione delle invarianti. Lo Statuto del Territorio, inoltre, individua e definisce: a) le risorse, che costituiscono la struttura identitaria del territorio, attraverso l individuazione: - dei sistemi e degli eventuali sub-sistemi territoriali, - dei sistemi e degli eventuali sub-sistemi funzionali; b) le invarianti strutturali, quali elementi cardine della identità dei luoghi, consentendo l individuazione dei principi e delle regole per le trasformazioni ammesse o ammissibili del territorio interessato garantendo nel contempo la tutela dei processi evolutivi; c) i principi del governo del territorio; d) i criteri per l utilizzazione delle risorse essenziali e i relativi livelli minimi prestazionali e di qualità, in riferimento ai sistemi e sub-sistemi territoriali e ai sistemi e sub-sistemi funzionali; e) la disciplina della valorizzazione del paesaggio; f) le disposizioni, in attuazione del P.I.T., del P.T.C. e del Piano di Bacino, stralcio Assetto Idrogeologico (PAI), dell Autorità di Bacino Pilota del Fiume Serchio, per la tutela: - dell ambiente, - dei beni paesaggistici, - dei beni culturali; g) le disposizioni per le aree e per gli immobili dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell art. 32, comma 1 della L.R. 1/2005; h) le regole, i vincoli e le prescrizioni per l attuazione del P.S. In particolare le invarianti strutturali vengono identificate nelle le funzioni, nei livelli di qualità e nelle relative prestazioni minime riferite a particolari aree del territorio comunale in cui sono concentrate risorse e beni (elementi puntuali e lineari, concentrati o diffusi) che, per ragioni fisiche, paesaggistico-ambientali, storiche, culturali, economiche, produttive, abitative, infrastrutturali e/o di servizio alla comunità, costituiscono gli elementi cardine dell identità dei luoghi e non possono, pertanto, essere alterati o distrutti senza compromettere il territorio stesso ed in quanto tali non sono suscettibili di essere modificati in sede di R.U. Il P.S. fornisce le prescrizioni e i criteri per a loro tutela, la loro salvaguardia per le generazioni future e la loro valorizzazione. Il P.S. del Comune di San Romano in Garfagnana, tenuto conto delle invarianti del P.T.C., individua le seguenti invarianti strutturali: A) La rete delle acque: - la struttura dei corsi d acqua, del Serchio e dei corsi d acqua minori e i loro elementi costitutivi alvei, argini, formazioni riparali, quali elementi strutturanti il territorio che ne hanno caratterizzato e ne caratterizzano la conformazione, da conservare e valorizzare rispetto anche al sistema vallivo da cui traggono origine; - corpi idrici, bacini d acqua e laghi; elementi antropici che caratterizzano il territorio e rappresentano una fonte rilevante di produzione di energia. Le azioni dovranno essere volte alla loro conservazione e al loro recupero per le funzioni attribuite. I bacini idrici assumono forte valenza paesaggistica della valle del Serchio;

81 - le sorgenti; esse costituiscono una risorsa naturale fondante il territorio, da preservare al fine della sostenibilità ambientale e degli insediamenti; - le raccolte d acqua: abbeveratoi, pozze anche temporanee, da preservare in quanto punti di abbeveratoio per la fauna (insetti, anfibi e animali selvatici). B) Il territorio rurale: - le praterie di crinale per il valore ecologico e la funzione naturalistica, paesaggistica e culturale che hanno rappresentato e che tuttora rappresentano; - le emergenze naturalistico ambientali e geologiche come elementi di rarità e di valore naturale e scientifico; - gli assetti agrari di valore paesaggistico (quali, ad esempio, il contesto ambientale delle aree terrazzate), di importanza antropica e di valore ai fini della stabilità dei versanti; dette aree sono caratterizzate da colture agrarie tipiche quali i vigneti, i frutteti, gli orti, elementi agrari che costituiscono residue testimonianze dell economia e della civiltà agricola dei luoghi; - le aree a prevalente e ad esclusiva funzione agricola, all interno delle quali si distinguono: o colture agrarie (seminativi, vigneti); elementi agrari che costituiscono, residui testimoniali dell antica economia agricola; o le aree agricole caratterizzate da siepi naturali divisorie, alberature, macchie e fasce alternate a colture promiscue; o gli assetti vegetazionali di valore paesistico e gli elementi naturali e antropici che caratterizzano il paesaggio dell intera area montana; - gli insediamenti di origine agricola-pastorale (con alpeggi, capanne, caselli, ecc.), tipici di una struttura antropica che assume forti valori dal punto di vista del paesaggio e della testimonianza storico-sociale della Valle del Serchio; - le aree utilizzate a prato-pascolo; - viali alberati e gli individui vegetali isolati che caratterizzano il paesaggio rurale, urbano e stradale dell intera area. C) Le aree boscate Le aree boscate, in seguito ad una più precisa e compiuta perimetrazione saranno assoggettate dal R.U. e dagli strumenti di pianificazione specialistica o dai piani di settore e tenendo conto delle disposizioni di cui alla L.R. 21 marzo 2000 n. 39 (e successive modifiche e integrazioni), a diversi regimi di gestione basati sulle diverse condizioni del bosco: - aree boscate di elevato valore paesistico-ambientale prive di insediamenti e con vegetazione non oggetto di sfruttamento sistematico e in grado di evolvere in modo autonomo verso una situazione di equilibrio; - aree boscate nelle quali le condizioni del manto arboreo sono nel complesso soddisfacenti sotto i profili delle essenze dominanti, della percentuale di esemplari d'alto fusto e del vigore vegetativo nonché dell'attitudine alla funzione ricreativa; - aree boscate nelle quali le condizioni dello strato arboreo, pur essendo accettabili sotto il profilo delle essenze dominanti, siano invece nel complesso insoddisfacenti per quanto riguarda la percentuale di esemplari d'alto fusto e il vigore vegetativo, o nelle quali l'estensione della superficie boscata sia insufficiente in rapporto alle esigenze di presidio idrogeologico; - aree boscate nelle quali le condizioni dello strato arboreo sono nel complesso insoddisfacenti a causa della prevalenza di essenze che contrastano il naturale dinamismo della vegetazione spontanea, costituendo ecosistemi sia vulnerabili nei confronti di incendi o di fitopatie sia caratterizzati dalla dominanza di forme esotiche eccessivamente competitive o generatrici di paesaggi estranei alle tipologie tradizionali; - aree boscate nelle quali le condizioni dello strato arboreo sono insoddisfacenti a causa della dominanza di essenze che contrastano il naturale dinamismo della vegetazione autoctona, costituendo in particolare ecosistemi vulnerabili da incendi o fitopatie, e pertanto inidonei a garantire nel tempo la stabilità dei terreni in forte pendio; D) Il territorio degli insediamenti, nel quale sono individuati: - Centri abitati, nuclei e complessi edilizi di matrice insediativa antica (quali: San Romano, Sillicagnana, Naggio, Villetta, Sambuca, Verrucole, Bacciano, Villa), che comprendono edifici dell architettura religiosa, dell architettura militare (fortezze, torri, rocche); dell architettura per la produzione (metati, mulini, ecc.)

82 - Le aree di ritrovamento o potenziale ritrovamento dei reperti archeologici. - Le aree e gli edifici ad uso turistico ricettivo degli alpeggi e dei villaggi turistici montani. E) Le infrastrutture per la mobilità: - la rete viaria principale di interesse sovracomunale costituita dalla strada provinciale di San Romano e dal suo raccordo con la viabilità in riva destra del Serchio, sulla quale si attesta il sistema dei collegamenti trasversali; - la viabilità comunale principale di collegamento del sistema insediativo storico della collina e della montagna con le aree di fondovalle che deve essere oggetto di integrazione; - i tracciati viari antichi, le mulattiere e la rete dei sentieri, le strade di matrice antica che hanno assunto valenza escursionistica e turistica; - i manufatti storici viari (ponti, viadotti, ecc.); - le strade panoramiche e punti panoramici per la loro valenza paesaggistica, che devono essere oggetto di interventi di miglioramento; - la linea ferroviaria e le attrezzature ad essa connesse (stazione, ponti, gallerie, edifici per la manutenzione e la manovra). Affianca la definizione delle invarianti quella dei sistemi e sub sistemi territoriali. Nel territorio del comune di San Romano in Garfagnana si riconoscono, sulla base delle articolazioni del P.T.C., delle analisi e valutazioni degli aspetti geomorfologici, ambientali e paesistici, nonché dei caratteri insediativi e storico culturali e dell uso del suolo, vengono riconosciuti: - A. Sistema territoriale montano - A.1. Sub-sistema territoriale del crinale appenninico; - B. Sistema territoriale della mezzacosta appenninica e dei centri abitati; - C. Sistema territoriale del fondovalle del Serchio. Ciascun sistema territoriale comprende in misura diversa parti di territorio rurale e tessuti insediativi. Per ciascun Sistema Territoriale il P.S. definisce gli obiettivi in relazione al ruolo del sistema stesso nel progetto complessivo di piano, riconoscendone le invarianti strutturali specifiche. In particolare si ha: - Sistema territoriale montano (A) Sono individuati a livello del sistema territoriale nel suo complesso, i seguenti obiettivi: - Salvaguardare e preservare da elementi di disturbo le zone umide in quota, nonché le sorgenti di quota e le origini degli impluvi. - Intraprendere azioni di disciplina di uso e di fruizione per le zone di caccia e nidificazione di rapaci e di altra avifauna protetta, e per le zone di alimentazione e di riproduzione di mammiferi, di anfibi, rettili e invertebrati. - Tenere conto della contiguità con il sistema dei parchi e delle aree protette del versante emiliano. - Tutelare e valorizzare le risorse naturali caratterizzanti il paesaggio appenninico che costituiscono elementi di grande interesse conservazionistico e di grande attrattiva per il turismo naturalistico ed escursionistico. - Attivare circuiti e modalità per la promozione e la funzione turistica del territorio e per il tempo libero che integrino e qualifichino le attività e i percorsi locali con particolare riguardo al recupero e alla valorizzazione dei principali itinerari storici. - Definire norme per la valorizzazione, il riuso e la trasformazione del patrimonio insediativo diffuso ed in particolare degli edifici rurali ed ex rurali (costituendo occasioni di crescita economica con attività legate al turismo sostenibile e a quelle ricreative a basso impatto ambientale), anche allo scopo di salvaguardare l equilibrio del paesaggio ed il presidio sul territorio; Nel sistema territoriale del crinale appenninico sono individuate le seguenti invarianti strutturali: - le aree boscate costituite prevalentemente da castagneti e faggete; - la rete delle acque e le sorgenti; - gli insediamenti di origine agropastorale con il loro intorno coltivato; - le emergenze faunistico e floristico vegetazionali. Siti Natura 2000-SIR:

83 - IT , (SIR 10) M.Castellino- le Forbici (SIC-SIR). Questo sito è presente per quota parte (40,62ha mq su 664,06 ha totali ) nel limite nord- est del comune. - IT (SIR 11) Parco dell Orecchiella- Pania di Corfino-Lamarossa (SIC-SIR).Anche questo sito, adiacente a quello precedente, è presente su quota parte del territorio comunale, ed in particolare verso l area nord-est per 336,23ha mq su 2008,28 ha totali. - IT (SIR 12) Pania di Corfino (SIR-ZPS). Questo sito è compreso nel sir precedente Parco dell Orecchiella. Sebbene esterno al territorio comunale è opportuno segnalarlo per la Valutazione di incidenza. Ha superficie pari a 134,09 ha totali. - IT (SIR BU05) Rupi basaltiche di Piazza al Serchio e Poggio (SIR). Tale sito si articola in due aree per un totale di 59,78 ha, a ovest del territorio comunale, di cui una risulta confinante con il comune stesso. Riserve naturali statali: - RPLU03 - Lamarossa. Riserva ricompresa totalmente nel territorio comunale ha un estensione di mq; - RPLU04 - Orecchiella. Anch essa ricompresa totalmente nel territorio comunale ha un estensione di mq. - Sub-sistema territoriale del crinale appenninico (A.1) Le aree che sono individuate nel sub-sistema territoriale del crinale appenninico coincidono con quelle che fanno parte del Parco Nazionale dell Appennino Tosco Emiliano e pertanto per la realizzazione degli interventi ammessi e per le tutele da esercitare si richiamano le norme tecniche di attuazione del piano del parco. - Sistema territoriale della mezzacosta appenninica e dei centri abitati (B) Sono individuati, a livello di sistema, nel suo complesso, i seguenti obiettivi: - Perseguire, in generale, la conservazione degli attuali equilibri fra la presenza antropica e gli elementi naturali, nonché delle componenti di maggiore pregio naturalistico. - Salvaguardare le zone di particolare importanza per il ciclo biologico di specie di flora e di fauna selvatica protetta. - Sostenere le attività produttive tipiche del territorio rurale attraverso la promozione di attività compatibili tali da garantire gli equilibri ecosistemici nonché a favorire il presidio stabile sul territorio con il mantenimento e il ripristino delle risorse vegetazionali, ambientali e delle sistemazioni agrarie. - Definire norme per la valorizzazione, il riuso e la trasformazione del patrimonio insediativo diffuso ed in particolare degli edifici rurali ed ex rurali (costituendo occasioni di crescita economica con attività legate al turismo sostenibile e a quelle ricreative a basso impatto ambientale), anche allo scopo di salvaguardare l equilibrio del paesaggio ed il presidio sul territorio. - Definire, per i centri di antica formazione, criteri e metodiche per la valutazione del valore culturale e ambientale degli edifici sparsi e delle relative aree di pertinenza, in quanto documenti materiali dei secolari modelli di vita rurale, civile e sociale, finalizzati alla riqualificazione e alla valorizzazione del patrimonio edilizio storico. - Definire politiche tese a favorire l inserimento di servizi e attività commerciali, artigianali, terziarie nei centri di antica formazione che in sinergia con attività e servizi alle persone, contribuiscano alla ricostruzione del tessuto economico e sociale dei paesi, di supporto anche alla eventuale permanenza turistica; - Definire politiche tese alla valorizzazione dei beni pubblici e di uso pubblico, promuovendo la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione e delle comunità locali. - Tutelare e valorizzare le attività culturali all interno dei centri antichi e nei nuclei sparsi, attraverso la realizzazione, mediante il recupero del patrimonio edilizio non utilizzato, di punti di aggregazione spaziale e sociale. - Attivare circuiti e modalità per la promozione e fruizione turistica del territorio e per il tempo libero che integrino e qualifichino le attività e i percorsi locali con particolare riguardo al recupero e valorizzazione dei principali itinerari storici. - Mettere in sicurezza la viabilità della montagna attraverso opere di sistemazione ed adeguamento estetico funzionale, con particolare riguardo ai tratti stradali che collegano i centri

84 antichi con il capoluogo, che tengano conto delle caratteristiche degli stessi, dei dissesti idrogeologici in atto, della rete idrografica, dell organizzazione delle colture agrarie e del paesaggio. Sono individuate, a livello di sistema nel suo complesso, le seguenti invarianti strutturali: - le aree boscate; - le aree del castagneto da frutto; - la rete delle acque e le sorgenti; - i tessuti storici matrici di formazione degli insediamenti; - le emergenze geologiche. - Sistema territoriale del fondovalle del fiume Serchio (C) Per il sistema territoriale del fondovalle del fiume Serchio, sono individuati i seguenti obiettivi: - tutelare i valori naturalistici e paesistici, salvaguardare i geotopi, i biotopi e le specie botaniche rare; - ripristinare la vegetazione spontanea evitando rimboschimenti che saranno consentiti solo nelle aree dove si presentano rilevanti fenomeni di dissesto idrogeologico e nel rispetto dei caratteri paesistici e ambientali; - divieto di nuova edificazione di edifici rurali compresi quelli necessari al ricovero degli animali; In detto ambito territoriale sono individuate le seguenti invarianti strutturali: - le aree boscate da conservare; - le aree di ritrovamento e di potenziale ritrovamento archeologico, da conservare; In particolare per le invarianti di seguito indicate si individuano le rispettive azioni. - mantenere, adeguare e realizzare strutture e opere di difesa del suolo, idraulica e idrogeologica e di protezione dei terreni; - provvedere ad una riqualificazione ambientale e paesistica, con la creazione in tal modo di ambiti atti a salvaguardare la biodiversità, dove l azione antropica sia gradualmente emarginata; - favorire l utilizzazione per fini turistico-ricreativi, per attività escursionistiche. Seguono, quindi, i sistemi funzionali si integrano con i sistemi territoriali e contribuiscono alla disciplina degli stessi per mezzo di specifiche indicazioni. Al fine di una più chiara definizione dei contenuti dei sistemi territoriali e per la enunciazione dei criteri e degli indirizzi per gli interventi attuativi e dello statuto del territorio si definiscono di seguito i sistemi funzionali e i relativi subsistemi: 1. Sistema funzionale dell insediamento umano antico e recente, articolato in: - Sub-sistema funzionale della residenza e delle attività economiche, che comprende: - aree a prevalente uso residenziale, - aree per attrezzature, funzioni pubbliche e attività economiche, - aree a prevalente uso produttivo; - Sub-sistema funzionale degli alpeggi. Costituiscono obiettivi strategici per il sistema: - l individuazione di azioni atte alla valorizzazione e al recupero del patrimonio insediativo di antica formazione rappresentato dai centri storici, al fine di garantire la permanenza della residenzialità anche attraverso la dotazione di servizi e strutture sociali; - la riqualificazione del sistema urbano ed in particolare delle aree residenziali di recente formazione attraverso la dotazione di nuovi spazi e di nuove tipologie di strutture del sistema delle attrezzature pubbliche; - la definizione del ruolo del comparto delle attività commerciali, la loro integrazione e completamento e dotazione dei servizi, di spazi e di percorsi per migliorarne la qualità; - la riqualificazione delle aree produttive con adeguamenti delle reti infrastrutturali e tecnologiche e la realizzazione di spazi pubblici adeguati al fine di una maggiore competitività delle stesse; - il superamento di situazioni conflittuali dal punto di vista ambientale in relazione alle localizzazioni produttive; - l equilibrata distribuzione, in senso localizzativo e funzionale, delle diverse attrezzature all interno dei singoli sistemi territoriali in relazione al ruolo specifico che il P.S. assegna a ciascuno di essi nel progetto complessivo di riorganizzazione territoriale;

85 - l individuazione di nuovi spazi e di nuove tipologie di strutture del sistema delle attrezzature pubbliche al fine della riqualificazione del sistema urbano e della dotazione di servizi e strutture di aggregazione per i centri di antica formazione del sistema di versante al fine di incentivare la permanenza della residenzialità al fine del mantenimento e rafforzamento dei centri civici ; - la riqualificazione dell intero sistema delle attrezzature scolastiche; - la dotazione di attrezzature e servizi per il sistema turistico. 2. Sistema funzionale dell efficienza del territorio, articolato in: - Sub-sistema funzionale della rete della mobilità, che comprende le strade principali (provinciali e comunali di collegamento con i paesi); - Sub-sistema funzionale delle infrastrutture e delle reti dei servizi, che comprende aree ed edifici esistenti e aree destinate a nuovi interventi; Costituiscono obiettivi strategici del sistema della mobilità: - la razionalizzazione e il rafforzamento della rete delle connessioni interne mirata a garantire una migliore accessibilità ai centri abitati e più agevoli collegamenti con la rete viaria di ordine superiore (fondovalle); - la realizzazione di brevi tracciati integrativi della rete viaria esistente al fine di realizzare vie di fuga per la sicurezza degli insediamenti; - il recupero e la riqualificazione dei tracciati storici; - la valorizzazione della rete sentieristica esistente, il suo completamento e la sua riqualificazione attraverso la formazione di itinerari e circuiti. 3. Sistema funzionale per la valorizzazione paesaggistica e turistica, articolato in: - Sub-sistema funzionale delle aree agricole terrazzate e dei campi chiusi; - Sub-sistema funzionale dei centri di matrice antica; Tale sistema, strategico per lo sviluppo dell economia locale e fortemente integrato all uso agricolo consolidato del territorio, si pone obiettivi mirati a: - la formazione di una rete di ospitalità diffusa mediante la differenziazione dell offerta ricettiva e lo sviluppo delle attività di agriturismo e turismo rurale; - il rafforzamento delle attrezzature e dei servizi per il tempo libero, lo sport, il ristoro, l enogastronomia; - la valorizzazione del patrimonio storico-culturale del territorio; - la valorizzazione delle aree di pregio paesistico. 4. Sistema funzionale delle aree che fanno parte del Parco Nazionale dell Appennino Tosco Emiliano articolato in: - Sub-sistema funzionale dei centri turistici montani Sintesi della disciplina della Strategia dello Sviluppo La disciplina relativa alla strategia dello sviluppo si basa sulla definizione e l elaborazione di specifiche norme relative agli indirizzi programmatici per l attuazione del P.S. e condizioni di fattibilità e sostenibilità e il Regolamento Urbanistico. Infatti con la premessa che il P.S. si attua per mezzo della redazione del R.U., dei piani complessi di intervento, dei piani attuativi, si puntualizza che le previsioni del P.S. vengono attuate dal R.U. mediante una azione programmata delle quantità insediative al fine di attivare la gestione urbanistica comunale in coerenza con le esigenze di recupero del patrimonio edilizio esistente, di completamento riordino e qualificazione degli insediamenti urbani. Il R.U., i piani complessi di intervento e i piani attuativi, pertanto, verificano prioritariamente la sostenibilità di ulteriori trasformazioni comportanti nuovo consumo di suolo e comunque definiscono e regolano le condizioni di fattibilità delle trasformazioni del territorio con particolare riferimento alla compatibilità con i sistemi di approvvigionamento idrico, di smaltimento e di trattamento dei liquami e dei rifiuti solidi, di accessibilità meccanizzata, di spazi pubblici o di uso comune e collettivo, di impianti ed attrezzature. In caso di assenza o carenza di tali sistemi gli interventi saranno programmati in riferimento ai piani triennali per le opere di investimento riferite ai sistemi suddetti che garantiscono il pieno soddisfacimento delle condizioni

86 di sostenibilità. Inoltre si specifica ulteriormente che la parte regolamentare del piano sarà orientata a soddisfare le esigenze di edilizia residenziale, prioritariamente attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, di riuso urbano e ristrutturazione urbanistica, di completamento di aree interstiziali e di frangia e l organizzazione degli spazi pubblici e di uso pubblico necessari alla riqualificazione insediativa. Analogamente quella stessa parte darà attuazione agli obiettivi indicati come prioritari dal P. S., concretizzando l opportunità di sviluppo sostenibile anche in relazione alle reali esigenze che vengono manifestate dagli operatori, dando omogeneità e coerenza agli interventi pubblici e privati e di tutela del territorio. Infine il P.S. prescrive al R.U. di attuare le proprie disposizioni attraverso: a) ogni necessaria od opportuna disposizione volta alla tutela dell'integrità fisica e dell'identità culturale del territorio, anche diversa da quelle derivanti da quanto stabilito alle successive lettere del presente comma, ed anche relativa a componenti non considerate dagli strumenti di pianificazione sovraordinata, in riferimento al quadro conoscitivo di dettaglio proprio del R.U.; b) la definizione motivata dei fabbisogni da soddisfare nell'arco temporale di riferimento assunto dallo stesso R.U.; La pianificazione comunale provvede quindi: a) ad individuare i punti di crisi dell'equilibrio ambientale derivanti sia da situazioni di degrado degli assetti morfologici e/o di elementi fisici, sia da inadeguatezza o inefficienza del sistema insediativo e della mobilità, sia ancora da cause di natura socioeconomica; b) a definire, mediante la determinazione di destinazioni d'uso nonché di previsioni di trasformazioni fisiche e/o funzionali, gli spazi necessari a soddisfare i fabbisogni per le diverse funzioni, ivi compresi quelli per le funzioni pubbliche e/o collettive, anche di rilevanza sovracomunale; c) a dettare, in particolare, le disposizioni relative alle aree di nuova edificazione ed alle zone di nuova urbanizzazione stimate necessarie ed individuate; d) a dettare le disposizioni relative alle parti del territorio comunale per le quali eventualmente non fosse ancora stata definita la disciplina; e) a definire, in relazione all'organizzazione del territorio proposta nel progetto di piano, il sistema delle infrastrutture di comunicazione e dei trasporti; Conclude questa parte del progetto di piano la definizione di criteri per la valutazione di piani e programmi comunali di settore, con riferimento a: - Piani complessi d'intervento - Piano urbano del traffico (P.U.T.) - Piano della mobilità e dei parcheggi - Programmazione urbanistica commerciale e regolamento del commercio in sede fissa. - Piano triennale delle opere comunali - Piano di distribuzione delle funzioni - Piano di protezione civile Parte sostanziale della disciplina strategica del piano è costituita dalla definizione delle Unità Territoriali Organiche Elementari (UTOE) che rappresentano le articolazioni elementari del territorio in ambiti continui, organici rispetto alle politiche territoriali, per le quali è necessario definire ulteriori norme rispetto a quelle dei sistemi territoriali e funzionali, che restano in ogni caso il riferimento primario e inderogabile. Le UTOE rappresentano porzioni territoriali dove, il R.U. può prevedere e localizzare interventi edificatori e di trasformazione urbanistica. Nelle UTOE sono ulteriormente definite le infrastrutture e i servizi necessari riferiti agli abitanti esistenti e previsti, per lo sviluppo del territorio in rapporto agli obiettivi generali del piano. Pertanto all interno di esse possono essere previste aree a verde o per agricoltura part-time oltre ad aree per la realizzazione di servizi ed attrezzature pubbliche, di completamento e di espansione urbana, per la realizzazione di reti tecnologiche e di infrastrutture per la mobilità. All interno dell UTOE possono essere perimetrate aree, che pur non soggette a trasformazione, siano legate da un rapporto diretto con le aree degli insediamenti. Il perimetro delle UTOE deve essere considerato come limite all espansione e allo sviluppo urbano e pertanto la localizzazione di eventuali aree di nuovo impianto, nonché quelle soggette a piano attuativo sono, di norma, consentite all interno di esse

87 Le U.T.O.E. del Comune di San Romano in Garfagnana sono: - U.T.O.E. n. 1, San Romano; - U.T.O.E. n. 2, Sillicagnana; - U.T.O.E. n. 3, Villetta; - U.T.O.E. n. 4, Vibbiana e Verrucole - U.T.O.E. n. 5, Caprignana e Orzaglia; Le U.T.O.E. sono meglio descritte in schede riportanti in forma sintetica i dati relativi a: - popolazione residente; - abitanti potenzialmente insediabili, previsti; - dotazione e verifica degli standard ex D.M n. 1444; - dimensionamento dei carichi insediativi residenziali; - dimensionamento delle aree ad uso produttivo; - dimensionamento delle aree per attrezzature turistico ricettive Sintesi del dimensionamento insediativo del P.S. Il dimensionamento del P.S. stesso è elaborato per le seguenti funzioni e attività: - la funzione residenziale (comprensiva degli esercizi commerciali di vicinato); - le attività produttive artigianali e industriali; - le attività commerciali delle medie strutture di vendita; - le aree per attività turistico ricettive; - le funzioni agricole e le attività agrituristiche; - le attrezzature e servizi di interesse pubblico. I valori espressi sono da considerarsi un indicatore e un riferimento teorico per la definizione del dimensionamento del Piano Strutturale e trovano la loro articolazione e individuazione nel R.U. nel quale devono essere dettate apposite norme, indicati i tipi edilizi e parametri relativi alla edificabilità, che nel rispetto delle disposizioni normative del P.S. specifichino tali indicazioni. Gli interventi di minima entità che fanno parte di una dinamica evolutiva del recupero e dell uso degli immobili nei centri abitati, non avendo carattere strutturale non sono stati computati nel dimensionamento del P.S.. Inoltre, è si ritiene opportuno, che nella redazione del R.U. le superfici utili lorde stimate, siano oggetto di verifica ed eventualmente di modifica in ragione di quanto non viene normalmente utilizzato e rimane disponibile alla vendita e/o all affitto. Il dimensionamento complessivo del P.S. è stato elaborato con riferimento a: - i dati contenuti nel quadro conoscitivo relativi all andamento e alle tendenze demografiche e al sistema economico produttivo e terziario; - la coerenza e la sostenibilità dello sviluppo rispetto alle risorse disponibili e ai principi di tutela del territorio e dell ambiente; - lo stato di attuazione della strumentazione urbanistica vigente; - la verifica dello stato di attuazione e l effettiva esistenza o reperibilità degli standard urbanistici indicati dal vigente strumento urbanistico. Il dimensionamento complessivo del P.S., nel dettaglio esplicitato nelle schede norma per singole U.T.O.E., comprende anche le previsioni della strumentazione urbanistica vigente non attuate e riconfermate dal P.S.. Il dimensionamento si articola nelle seguenti destinazioni: - destinazione a carattere residenziale: o n. 49 alloggi di nuova costruzione corrispondenti a mq di superficie utile lorda; o n. 20 alloggi, da reperire attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente. All interno di tale dimensionamento l Amministrazione Comunale dovrà predisporre anche i Piani di edilizia economica e popolare, all interno delle U.T.O.E.. A seguito di analisi e approfondimenti specifici condotti all interno del R.U. sul patrimonio edilizio esistente, potrà essere incrementata la quota da destinare al recupero a fini abitativi (prima casa), fermo restando il dimensionamento residenziale complessivo. - destinazione a carattere produttivo (artigianato e artigianato di servizio): o mq di superficie coperta di nuova costruzione;

88 - destinazione a carattere commerciale/terziario: o mq di superficie utile lorda di cui, in misura pari al 50%, da reperire attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente; - destinazione a carattere turistico (turismo rurale e alpeggi): o n. 110 posti letto da reperire principalmente attraverso interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente. Il dimensionamento delle funzioni agricole e delle attività agrituristiche è affidato ai parametri presenti nel regolamento di attuazione 7/R della L.R. 01/2005 e della L.R. 80/2009 (Disciplina delle attività agrituristiche in Toscana). Il dimensionamento delle attrezzature e dei servizi distinti in attrezzature (che comprendono asili nido, scuole materne, scuole dell obbligo, attrezzature di interesse comune religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi, ecc.), aree a verde pubblico e aree a parcheggio, è articolato per U.T.O.E.. Gli indicatori dimensionali sopra descritti esprimono il carico insediativo massimo sostenibile dal territorio comunale in riferimento al quadro conoscitivo e all obiettivo di sostenibilità ambientale assunto dal P.S. attraverso la tutela della specifica identità storico culturale del Comune di San Romano in Garfagnana, nonché della sua integrità fisica. Il dimensionamento residenziale è espresso in numero di alloggi e superficie utile lorda. Il dimensionamento turistico è espresso in numero posti letto e relativa superficie utile lorda. Entrambi i parametri costituiscono limiti massimi inderogabili per il dimensionamento del R.U. e degli altri strumenti di attuazione del P.S Potenziali effetti attesi dalle previsioni di P.S. Nella definizione dei sistemi funzionali vengono messi a punto gli obiettivi strategici di sviluppo che assicurano l efficace organizzazione ed elevati livelli di qualità del territorio garantendo, al contempo, le necessarie interconnessioni ed integrazioni nei diversi sistemi territoriali. Essi possono inoltre contribuire a garantire la coerenza a scala territoriale delle diverse politiche di settore che hanno effetto su determinate risorse territoriali. Il P.S. di San Romano in Garfagnana, tenendo conto delle problematiche emerse dal quadro conoscitivo e secondo le specifiche finalità attribuite alla parte strategica e ai corrispettivi elementi di riferimento dello statuto, anche declinando ed integrando i sistemi funzionali del P.I.T. (Toscana dell attrattività e dell accoglienza, Toscana delle reti, Toscana della qualità e della conoscenza) e del P.T.C., individua obiettivi ed azioni in relazione ai quali si prefigurano i potenziali effetti ambientali su cui il presente documento si esprime attraverso specifiche matrici espresse in allegato. In particolare è nella definizione dei contenuti dei sistemi funzionali, con specifico riferimento agli obiettivi di sistema di cui ai precedenti paragrafi e alle azioni conseguenti, si individuano gli aspetti di potenziale incidenza sugli effetti ed in particolare: - Sistema funzionale dell insediamento umano antico e recente. a) Per i tessuti storici e consolidati: conservazione delle regole insediative e delle tipologie edilizie consolidate evitando l eccessiva frammentazione delle unità immobiliari; valorizzazione dei tessuti attraverso azioni mirate al recupero e alla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio, anche attraverso azioni di incentivazione economica; eliminazione delle attività improprie; riqualificazione e valorizzazione degli spazi esterni in termini di vivibilità e fruibilità migliorandone l accessibilità e la mobilità interna; rafforzamento delle connessioni con i luoghi della centralità urbana e con le aree dei tessuti di formazione recente; introduzione equilibrata di servizi di base e attrezzature di supporto alla residenza, volte alla qualificazione e valorizzazione della rete commerciale minuta (commercio di vicinato) e delle attività di artigianato tradizionale. b) Per le aree urbane recenti: azioni mirate alla ricomposizione urbanistica dei tessuti ed alla formazione di margini urbani attraverso il consolidamento degli assi strutturanti, la riorganizzazione degli spazi aperti e pubblici, il riordino e la razionalizzazione della viabilità interna, la dotazione di attrezzature e servizi; il P.S. indica inoltre di valutare la necessità di idonei collegamenti (viabilità alternativa non motorizzata) con i nuclei di antica formazione, con le emergenze storiche, con altre parti del tessuto urbano

89 c) Per i nuclei edilizi: azioni di riqualificazione mirate al rafforzamento dell identità di nuclei con la creazione o il consolidamento dei luoghi di centralità, delle connessioni con il centro urbano, l eliminazione di attività improprie. d) Per le aree produttive: azioni che favoriscano la riqualificazione degli insediamenti, o la loro riconversione, con delocalizzazione in nuove aree dotate di impianti tecnologici e infrastrutturali adeguati, mediante funzioni terziarie e di servizio. e) Per le aree per attrezzature: azioni finalizzate a rendere agevole l accessibilità dalla viabilità urbana ed extraurbana e a garantire un adeguata dotazione di parcheggi pubblici e privati, nonché la connessione con la rete del trasporto pubblico e un corretto rapporto con il contesto insediativo - Sistema funzionale dell efficienza del territorio. a) Per la linea ferroviaria Lucca Aulla: garantire agevole accessibilità, adeguata dotazione di parcheggi e il raccordo con le altre modalità di trasporto pubblico. Sono demandati al R.U., gli approfondimenti conoscitivi, la individuazione delle aree e la relativa disciplina. b) Per la sentieristica e luoghi del turismo: formazione e/o riorganizzazione degli itinerari per la connessione dei luoghi del turismo; la conservazione e valorizzazione dei tracciati di impianto storico anche attraverso la salvaguardia degli elementi di valore documentale e della valenza paesistica. - Sistema funzionale per la valorizzazione paesaggistica e la fruizione turistica In relazione alle specificità funzionali e localizzative delle diverse attrezzature e risorse gli interventi previsti dovranno garantire: - agevole accessibilità dalla viabilità meccanizzata primaria e dotazione di parcheggi; - equilibrato rapporto tra fruibilità e tutela ambientale e paesistica; - specializzazione dell offerta coerente con le situazioni del contesto territoriale e la verifica di compatibilità dei carichi urbanistici indotti; - dotazione di impianti tecnologici adeguati alla funzione e realizzati con le tecniche ecocompatibili e dell ingegneria naturalistica coerenti con le situazioni paesaggistiche. - Sub-sistema funzionale della ricettività: l obiettivo è la realizzazione di una rete integrata di attrezzature differenziate, diversificate a livello di tipologia e categoria di esercizi e articolate sul territorio, in grado di adeguare l offerta ricettiva alla crescente domanda turistica coerentemente con le diverse situazioni territoriali ed in rapporto sinergico con le componenti agro-ambientali e storico-culturali del territorio stesso. - Sub-sistema funzionale degli alpeggi, gli obiettivi sono: a) il rinnovo funzionale degli ambienti tradizionali caratterizzanti gli insediamenti stagionali della montagna, esclusivamente ai fini turistico ricettivi, per la ricerca scientifica e la didattica ambientale. Gli interventi dovranno favorire l impiego di tecnologie e processi innovativi a basso impatto ambientale; b) il recupero e il risanamento conservativo, nonché l adeguamento igienico-sanitario per il turismo stagionale mediante l impiego di tecniche e soluzioni progettuali che garantiscano la continuità e il rispetto degli organismi tipologici tradizionali e senza incremento della viabilità minore esistente, privilegiando l accesso pedonale e la non transitabilità con mezzi fuoristrada; c) il recupero e la riqualificazione degli spazi rurali e dei percorsi storici esistenti con la realizzazione di attrezzature all aria aperta di supporto alle attività ricettive e più in generale all escursionismo naturalistico con particolare attenzione alle mulattiere che tradizionalmente collegavano gli alpeggi ai relativi centri storici montani, anche in sinergia con il sistema funzionale delle infrastrutture della mobilità. Analogamente ai sistemi funzionali debbono considerarsi le Unità Territoriali Organiche Elementari. Le U.T.O.E. sono unità di spazio geograficamente delimitate, nell ambito delle aree insediate e a forte connotazione urbana, che risultano finalizzate ad assicurare un equilibrata distribuzione delle dotazioni necessarie alla qualità dello sviluppo territoriale e risultano pertanto il principale riferimento nella gestione operativa e nell attuazione nel R.U. delle prioritarie azioni strategiche individuate dal P.S., anche per il miglioramento delle condizioni complessive di vita della cittadinanza. Esse risultano funzionali alla pianificazione dei tessuti insediativi complessi con

90 Sup.ter (mq) Popolazione residente (31/12/2002) Nuove Abitazioni da recupero (n) Nuove Abitazioni da nuova edificazione (n) RESIDENZIALE RESIDENZIALE RESIDENZIALE S.U.L. da nuova edificazione (mq) TOTALE RESIDENZIALE (da nuova edificazione e da recupero) Nuove Abitazioni (n) TOTALE TURISTICO RICETTIVO Posti letto (pl) PRODUTTIVO ARTIGIANALE- INDUSTRIALE S.U.L. (mq) PRODUTTIVO COMMERCIALE S.U.L. (mq) di cu almeno il 50% da recupero TOTALE SUL da NUOVA EDIFICAZIONE E RECUPERO Nuovi abitanti di previsione TOTALI abitanti Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale strutture e caratteri identitari omogenei (centri abitati), al loro ampliamento e, più in generale, alla riqualificazione e riorganizzazione delle aree di frangia. Il riconoscimento e la perimetrazione delle U.T.O.E. pur non determinando di per sè l identificazione di aree edificabili, risultano comunque ambiti territoriali su porzione dei quali si possono prevedere e localizzare, in sede di R.U., i principali interventi urbanistici di nuova edificazione e di trasformazione urbanistica degli insediamenti esistenti. Pertanto le azioni previste all interno di esse possono muoversi dal mantenimento degli spazi aperti, alla realizzazione di servizi ed attrezzature pubbliche nonché aree a verde, al completamento edilizio, all espansione urbana, all adeguamento delle reti tecnologiche e alla formazione di infrastrutture e spazi per la mobilità. Per quanto riguarda quindi i possibili significativi effetti ambientali determinabili dall attuazione il P.S. (in quanto principale strumento di pianificazione dell intero territorio comunale) si prevede che si possano avere teoriche potenziali interazioni sulle componenti ambientali (aria, acqua, suolo, gestione del rischio idrogeologico, ecosistemi di flora e fauna, energia, elettromagnetismo, rumore, rifiuti) e territoriali (insediamenti e struttura insediativa, rete infrastrutturale, standard urbanistici, attrezzature e servizi, popolazione e società, attività economiche, risorse e beni storico-culturali), precedentemente descritte, potenzialmente determinabili con la definizione della strategia dello sviluppo, tenendo conto che il P.S. propone la sua strategia sia in termini di obiettivi e attraverso il dimensionamento insediativo delle sue previsioni di sviluppo - residenziale, commerciale, ed industriale - espresso in termini di S.U.L. e numero di alloggi. In estrema sintesi il P.S., in conformità con specifiche indicazioni regolamentari e di legge, definisce il dimensionamento secondo i principali settori: residenziale, produttivo e/o commercialedirezionale, turistico-ricettivo: UTOE STATO ATTUALE PREVISIONI PIANO STRUTTURALE n. nome 1 San Romano Sillicagnana Villetta Vibbiana- Verrucole Caprignana- Orzaglia Esterno U.T.O.E / / / / / 5 50 / / / Totale La valutazione del dimensionamento non può non tener conto delle seguenti specifiche: - All interno di tale dimensionamento l Amministrazione Comunale dovrà predisporre anche i Piani di edilizia economica e popolare, all interno delle UTOE

91 - A seguito di analisi e approfondimenti specifici condotti all interno del R.U. sul patrimonio edilizio esistente, potrà essere incrementata la quota da destinare al recupero a fini abitativi (prima casa), fermo restando il dimensionamento residenziale complessivo. - Il dimensionamento delle funzioni agricole e delle attività agrituristiche è affidato ai parametri presenti nel regolamento di attuazione 7/R della L.R. 01/2005 e della L.R. 80/2009 (Disciplina delle attività agrituristiche in Toscana). - Il dimensionamento delle attrezzature e dei servizi distinti in attrezzature (che comprendono asili nido, scuole materne, scuole dell obbligo, attrezzature di interesse comune religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi, ecc.), aree a verde pubblico e aree a parcheggio, è articolato per UTOE e il suo riepilogo è rappresentato in specifiche schede normative. - Il dimensionamento residenziale è espresso in numero di alloggi e superficie utile lorda. Il dimensionamento turistico è espresso in numero posti letto e relativa superficie utile lorda. Entrambi i parametri costituiscono limiti massimi inderogabili per il dimensionamento del R.U. e degli altri strumenti di attuazione del P.S. - Gli interventi di turismo rurale sono riferiti a strutture a gestione unitaria, ubicate in uno o più stabili, che forniscono alloggio in camere e possono avere servizi complementari, quali la somministrazione di alimenti e bevande. Gli indicatori dimensionali indicati nella tabella esprimono il carico insediativo massimo sostenibile dal territorio comunale in riferimento al quadro conoscitivo e all obiettivo di sostenibilità ambientale assunto dal P.S. attraverso la tutela della specifica identità storico culturale di San Romano in Garfagnana, nonché della sua integrità fisica così come specificato dal quadro degli obiettivi e delle strategie. Ai fini dell attuazione delle strategie indicate dal P.S. sono anche definiti, per ogni U.T.O.E. e per i sistemi funzionali, obiettivi specifici, azioni prioritarie, destinazioni d uso, quantità e istruzioni per l edificazione o la trasformazione, parametri per la realizzazione degli spazi e attrezzature pubbliche, prestazioni e indicazioni qualitative. Il R.U. ha il compito di precisare queste indicazioni, mediante prescrizioni esecutive che contengano gli elementi progettuali essenziali, i parametri urbanistici, i contenuti delle valutazioni integrate e schemi grafici e tipologici. Qualora il P.S., anche sulla base degli esiti del processo valutativo, indichi la necessità o l obbligatorietà di interventi compensativi ovvero di cessione gratuita di aree per viabilità, impianti, spazi e attrezzature pubbliche o di perequazione urbanistica (articolo 60 della L.R. 01/05), il R.U. dovrà provvedere a dettagliare le prescrizioni dello stesso P.S. con specifici parametri e/o indicazioni di dettaglio (le norme si esprimono al riguardo anche con specifici allegati e riferimenti tabellari realizzati con la finalità di garantire l univoca lettura del dimensionamento dei carichi insediativi). La verifica dei possibili effetti significativi sull ambiente determinati dall insieme delle azioni e delle previsioni insediative precedentemente descritte, rispetto a quelli teorici e potenziali già delineati, viene quindi successivamente sviluppata attraverso procedure e metodiche di controllo quantitativo e qualitativo. Le valutazioni quantitative, partendo dai singoli dati numerici del dimensionamento insediativo del P.S. (si veda al riguardo per informazioni di maggiore dettaglio la relazione generale e le norme di variante al P.S.), vengono determinate come espressione di indicatori e criteri desumibili dai principi di ingegneria sanitaria oppure attraverso verifiche demografiche e medio-statistiche, mentre le valutazioni qualitative vengono compiute utilizzando lo strumento dell analisi matriciale, individuando le relazioni causa-effetto delle previsioni con gli obiettivi specifici assunti quali parametri da conseguire e perseguire con il progetto di P.S.. In entrambi i casi viene espresso, ponderato e argomentato un giudizio complessivo sulle caratteristiche dell effetto atteso potenzialmente determinabile dagli impatti (effetto potenzialmente negativo, effetto potenzialmente positivo, effetto incerto) sulle componenti ambientali e territoriali considerate. Relativamente a tali effetti ambientali si effettua inoltre una dettagliata ricognizione ed un approfondimento dei dati disponibili anche in collaborazione con gli enti locali e le società di gestione dei servizi di rete al fine di determinare con efficacia lo stato delle risorse e dei relativi fattori di valutazione e la quantità e qualità dei potenziali impatti così da far emergere eventuali criticità e conseguentemente individuare e formulare specifiche misure di mitigazione e compensazione, avendo come obiettivo principale la sostenibilità del progetto di P.S

92 PARTE II QUADRO DI COERENZA E COMPATIBILITA 5. ELEMENTI DI COERENZA CON LA DISCIPLINA DEL P.I.T Natura e articolazione del nuovo P.I.T. della Regione Toscana Il nuovo P.I.T. regionale è inteso non come mero aggiornamento del P.I.T vigente, ma come atto che vuole contribuire a una stagione innovativa nelle politiche pubbliche della Regione Toscana, un Piano che assume una forte e specifica dinamicità sulla base di un solido e durevole spessore strutturale, nel senso che al Piano conferisce la norma della L.R. 1/2005. Un piano strutturale e dinamico sia come postulato, sia come strumento, sia come obiettivo di governo. Seguendo il Documento di Piano, dal quale sono estratte le affermazioni virgolettate, notiamo che il nuovo P.I.T. assume un concetto di territorio quale bene pubblico, ambiente della produzione locale di ricchezza e della sua funzionalità collettiva. In sintesi: Il territorio toscano è l insieme delle propensioni soggettive, dei funzionamenti collettivi, e delle tante e multiverse capacità individuali e sociali che esso contiene ed esprime. Pertanto il governo del territorio è pubblico, e il governo pubblico del territorio è agire politico e amministrativo, che investe e permea di sé l insieme del far politiche regionali e locali, e che si avvale, allo scopo, di uno strumentario molteplice ma integrato e ancora «il governo del territorio è una sfera essenziale dell azione politica locale e regionale, che attraversa e integra il pubblico amministrare. Nel quale è il piano pubblico che alimenta e orienta la progettualità sia privata che pubblica allo scopo della propria stessa messa in opera. Infine il governo del territorio come mutuo riconoscimento e come reciproca coerenza tra politiche settoriali e regolazione territoriale. Nel governo del territorio, cioè, occorre correlare il dinamismo dell iniziativa economica privata (necessaria alla redditività e alla solidità del lavoro e dell impresa e dunque alla sostenibilità finanziaria del sistema), la funzionalità sociale (conseguente ad un sistema di welfare inclusivo e necessario alla capacità integrativa della comunità regionale) e la funzionalità ambientale (necessaria alla conservazione attiva del patrimonio dei beni naturali essenziali, e dei valori paesaggistici e storico-artistici della collettività). Il nuovo P.I.T supera la divisione in quattro Toscane del P.I.T. vigente, e indica una visione integrata: la moderna Toscana rurale e la Toscana urbana. Territorio rurale urbanizzato storicamente e policentrismo urbano sono caratteri fondativi dei quali il P.I.T. individua capisaldi (invarianti strutturali) e obiettivi statutari: - Primo metaobiettivo: Integrare e qualificare la Toscana come città policentrica : o 1 obiettivo conseguente: potenziare l accoglienza della città toscana mediante moderne e dinamiche modalità dell offerta di residenza urbana; o 2 obiettivo conseguente: dotare la città toscana della capacità di offrire accoglienza organizzata e di qualità per l alta formazione e la ricerca; o 3 obiettivo conseguente: sviluppare la mobilità intra e inter-regionale; o 4 obiettivo conseguente: sostenere la creatività come qualità della e nella città toscana ; o 5 obiettivo conseguente: attivare la città toscana come modalità di governance integrata su scala regionale. - Secondo metaobiettivo: Sviluppare e consolidare la presenza industriale in Toscana. - Terzo metaobiettivo: Conservare il valore del patrimonio territoriale della Toscana: o 1 obiettivo conseguente: tutelare il valore del patrimonio collinare della Toscana; o 2 obiettivo conseguente: tutelare il valore del patrimonio costiero della Toscana L AGENDA STATUTARIA Ai sensi dell articolo 3 delle norme del P.I.T. la struttura del territorio toscano, in base alla rappresentazione che ne viene formulata ai paragrafi 6.1, e del Documento di Piano e

93 alle opzioni metodologiche e alle argomentazioni definitorie ivi adottate, si configura mediante un unico ed integrato sistema territoriale (la moderna Toscana rurale e urbana) e da conseguenti sistemi funzionali. La loro correlazione organica, ai fini dell articolo 48 della L.R. 1/2005, è prevista e argomentata nel Documento di Piano ed è il presupposto analitico, cognitivo e propositivo della formulazione dell agenda per l applicazione dello statuto del territorio toscano e dell agenda strategica del Piano, così come della messa in opera di esse. In particolare le componenti del sistema territoriale che connota e rappresenta la struttura del territorio toscano sono individuate mediante i lemmi di «universo urbano della Toscana» e di «universo rurale della Toscana». Si tratta, da una parte, della città policentrica Toscana (ovvero di un territorio pensato come città di città) che rappresenta il sistema territoriale urbano fatto delle tante città e delle configurazioni metropolitane e comunque di area vasta in cui si organizza la vita, l economia e la cultura urbana della regione. Dall altra parte, si tratta del moderno sistema rurale che rappresenta le diverse realtà rurali, fatte di comunità locali, di agricoltura, di settori verdi e di connesse filiere produttive e di turismo legato alle risorse naturali che è, pur con differenze notevoli fra zona e zona, ricco, avanzato e innovativo e, per questo, competitivo nello spazio delle aree rurali europee. Queste due visioni territoriali non descrivono in maniera statistica e separata tutta la complessa e differenziata realtà empirica della regione ma vogliono rappresentare i fattori su cui intensificare lo sforzo di innovazione e di sviluppo della Toscana. Sono quindi le direttrici di marcia, le idee forza, in parte già presenti come componenti innovative e avanzate dello sviluppo regionale e che il Piano intende strategicamente rafforzare e diffondere nell intero insieme regionale. Le invarianti strutturali correlate al suddetto sistema territoriale sono identificate secondo la seguente formulazione sintetica da cui discendono direttive e prescrizioni che complessivamente concorrono alla formulazione dell Agenda per l applicazione dello statuto del territorio toscano ; in particolare: a) la «città policentrica toscana»; b) la «presenza industriale» in Toscana; c) il «patrimonio territoriale» della Toscana, ovvero: - il «patrimonio collinare» della Toscana; - il «patrimonio costiero, insulare e marino» della Toscana; d) i beni paesaggistici di interesse unitario regionale; e) «infrastrutture di interesse unitario» regionale. Per ogni invariante strutturale le disposizioni normative individuano quindi (Disciplina generale del Piano, Parte 2a Titolo II): definizioni tematiche e conseguenti direttive e/o prescrizioni correlate di norma riferibili agli altri strumenti della Pianificazione Territoriale (P.T.C. provinciali e P.S. comunali) e ai Piani Settoriali. Nel dettaglio: - per l invariante «città policentrica toscana» (articolo 4), il P.I.T. stabilisce direttive e prescrizioni correlate riferite in particolare ai seguenti metaobiettivi: a. potenziare l accoglienza e l offerta residenziale urbana mediante moderne e dinamiche modalità dell offerta di residenza urbana (articolo 5 e6); b. dotare le città della capacità di offrire accoglienza organizzata e di qualità per l alta formazione e la ricerca (articolo 7); c. mobilità intra e interregionale (articoli 8 e 9) d. sostenere la qualità nella e della città (articolo 10 e 10bis); e. governance integrata su scala regionale (articoli 11 e12); f. il turismo e il commercio (articoli 13, 14 e 15); g. la regolazione degli orari (articolo 16). - per l invariante «presenza industriale» in Toscana (articolo 17), il P.I.T. stabilisce direttive e prescrizioni correlate riferite in particolare al suo sviluppo e consolidamento (articoli 18 e 19); - per l invariante «patrimonio collinare» della Toscana (articolo 20), il P.I.T. stabilisce direttive e prescrizioni correlate riferite in particolare ai seguenti metaobiettivi: a. la conservazione attiva del suo valore (articolo 21); b. la conservazione attiva delle risorse agro ambientali e paesaggistiche, oltre che sociali ed economiche (articoli 22 e 23); c. il controllo del turismo e delle attività ricreative, sportive e per il tempo libero (articoli 24 e

94 25); - per l invariante «infrastrutture di interesse unitario» regionale (articolo 29), il P.I.T. stabilisce direttive e prescrizioni correlate riferite in particolare ai porti e aeroporti secondo gli specifici MasterPlan (articolo 30); L Agenda per l applicazione dello statuto del territorio definisce inoltre i dispositivi normativi volti a garantire l applicazione della specifica disciplina dei beni paesaggistici (articolo 31) contenuta ed articolata nella parte seconda (b) del testo normativo. Tale disciplina, a cui devono conformarsi gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio, secondo quanto indicato nelle misure generali di salvaguardia (articolo 36), comprendente in particolare: a. le prescrizioni d uso dei beni paesaggistici (parte b, articolo 1), ai sensi dell articolo 143, comma 1, lettere h) e i) del Codice per i beni culturali e del paesaggio, riferite agli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio; ovvero gli obiettivi di qualità e le azioni orientate al loro perseguimento contenuti nella sezione terza delle Schede dei paesaggi e individuazione degli obiettivi di qualità, riferiti in particolare ai valori naturalistici, storico-culturali ed estetico-percettivi degli elementi costitutivi riconosciuti dal P.I.T. per ciascun ambito di paesaggio; b. la ricognizione, delimitazione e rappresentazione, in attuazione all articolo 143, comma 1 lettera b) del Codice per i beni culturali e del paesaggio, degli immobili e delle aree dichiarate di notevole interesse pubblico (parte b, articolo 2). Tale disciplina prende a riferimento gli elaborati cartografici in scala 1:10.000; e la sezione 4 delle Schede dei paesaggi e individuazione degli obiettivi di qualità precedentemente richiamate; c. la ricognizione, delimitazione e rappresentazione, in attuazione all articolo 143, comma 1, lettera c), del Codice per i beni culturali e del paesaggio, delle aree tutelate per legge (parte b, articolo 3), nonchè la determinazione delle specifiche prescrizioni d uso intese ad assicurare la conservazione e valorizzazione dei caratteri distintivi di dette aree. In particolare sono indicate prescrizioni d uso relativamente a: d. territori costieri, laghi, fiumi, corsi d acqua e zone umide (parte b, articolo 4); e. montagne, circhi glaciali, boschi, foreste, aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici (parte b, articolo 5); f. parchi, riserve regionali e territori di protezione esterna dei parchi (parte b, articolo 6); g. aree archeologiche (parte b, articolo 7); h. le disposizioni relative alle aree gravemente compromesse e degradate, in attuazione all articolo 143, comma 4, lettera b), del Codice per i beni culturali e del paesaggio. Sono infine indicate ulteriori prescrizioni a tutela del paesaggio in funzione del Piano di indirizzo energetico regionale (articolo 34 bis) ed agli itinerari storico-culturali ad elevata attrattività turistica (articolo 34 ter) L AGENDA STRATEGICA La strategia del P.I.T segue un filo rosso, quello del contrasto alla rendita. Con il P.I.T. la Regione costruisce la propria agenda strategica attorno ad una serie di sistemi funzionali con i quali pone in sintonia sia il perseguimento dei propri metaobiettivi e dunque il proprio specifico disegno territoriale sia la costruzione di quest ultimo con le opzioni programmatiche generali della Regione Mediante i sistemi funzionali del P.I.T.., i singoli piani strutturali, a livello municipale e provinciale, potranno definire, in funzione dei propri obiettivi programmatici e in coerenza a quelli che compongono la più generale agenda programmatica regionale, con quali finalità e modalità il governo del territorio dovrà adempiere la propria missione. A questo scopo, i sistemi funzionali: definiscono un insieme di azioni strategiche che integrano il P.I.T. e il portato dei suoi metaobiettivi, nella programmazione regionale, individuandone le relazioni e i collegamenti con le scelte del Prs e con quelle, successive, delle programmazioni settoriali, e costituiscono la trama propositiva, programmatica, progettuale e valutatoria tanto delle opzioni operative del governo regionale del territorio quanto di quelle dei governi locali, ponendoli nelle condizioni di valutarne la coerenza rispetto agli indirizzi regionali; fanno da ponte fra la lettura territoriale delle scelte di fondo dello sviluppo regionale, riassunta nell indicazione dei metaobiettivi, e la progettualità che deriva dalle scelte di

95 legislatura indicate dai Progetti integrati del P.R.S.. Si viene così a determinare un incrocio fra governo del territorio e direzione della programmazione strategica dello sviluppo. Incrocio che costituisce il terreno sul quale costruire il processo di valutazione integrata. I sistemi funzionali sono: La Toscana dell attrattività e dell accoglienza. Attrazione e accoglienza sono insieme, ed in maniera complementare, due concetti che si rifanno direttamente all obiettivo del Prs di aprire la Toscana verso il mondo dove Attrarre significa avere specificità, risorse e qualità che hanno un valore riconoscibile nel resto del mondo. La Toscana delle reti, che una regione che sviluppa le funzioni avanzate, che cerca di radicarle nei diversi territori e di diffonderle nei diversi settori. La Toscana della qualità e della conoscenza, dove la qualità è il carattere fondamentale, quasi costituente, del modo di essere della Toscana. E nello stesso tempo la principale opportunità ma anche il principale vincolo al tipo di ruolo che la regione vuol giocare nel contesto globale, sia nell area economico-competitiva sia, in maniera più estesa, nelle aree non strettamente economiche. La qualità è una opportunità in quanto consente alla regione di sfruttare l immenso patrimonio di risorse umane, ambientali e tecnologiche che la caratterizzano e che sono adeguate alla valorizzazione di nicchia, alla personalizzazione della risposta e alla produzione su misura in piccola scala e non solo alle attività legate alla standardizzazione dei processi e alla produzione di volumi elevati e di gamme ampie. La Toscana della coesione sociale e territoriale, un quadro ove si tratta di perseguire uno sviluppo che deve essere in grado di responsabilizzare i gruppi dirigenti locali, di valorizzare le risorse specifiche e di innalzare le capacità del sistema locale: fra le quali deve essere considerata anche la capacità di attrazione di soggetti innovativi esterni (che spesso, oltre a interventi diretti per lo sviluppo, sono importanti per rompere lo status quo degli equilibri di potere locali non sempre favorevoli al dinamismo). Il P.I.T. vuole contribuire al rafforzamento di questo processo di coesione sia perseguendo una conservazione - appunto - attiva del patrimonio territoriale e del suo valore, sia una conseguente e generalizzata attività di pianificazione territoriale ad ogni livello di governo tale da favorire innovazione e attrattività di nuove figure imprenditoriali, sia, e ancor di più, una collaborazione istituzionale per integrare l intervento pubblico a favore dello sviluppo locale e regionale. La collaborazione istituzionale può essere infatti l elemento che relaziona gli obiettivi locali con gli obiettivi regionali e che, di conseguenza, integra gli strumenti di intervento non in una visione di tipo compensativo ma piuttosto in una visione proattiva per uno sviluppo qualificato Misure di salvaguardia e disciplina paesaggistica del P.I.T. Le misure generali di salvaguardia dello Statuto del territorio toscano definite dal P.I.T. (articolo 36), nonchè la relativa normativa paesaggistica (articolo 31, così come risulta modificato nella proposta di variante con implementazione della disciplina paesaggistica recentemente pubblicata dalla Regione Toscana) stabiliscono che a far data dalla pubblicazione sul B.U.R.T. dell avviso di adozione del piano, non sono consentiti interventi in contrasto per le prescrizioni in esso previste relativamente agli immobili e alle aree di cui all articolo 134 del D.gls 42/2004 come individuati ai sensi dell articolo 31 dello stesso P.I.T.. In particolare gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio delle province e dei comuni perseguono gli obiettivi di qualità contenuti nelle Schede dei paesaggi ed individuazione degli obiettivi di qualità che risultano parte integrante e sostanziale del P.I.T. (articolo 31 comma 3). Di seguito sono riportati e sintetizzati in forma di stralcio gli elementi della disciplina del piano regionale di maggiore dettaglio che fanno diretto riferimento ad ambiti e contesti aventi diretta relazione con i caratteri del territorio del Comune di Castelnuovo Garfagnana PRESCRIZIONI CORRELATE ALL INVARIANTE PATRIMONIO TERRITORIALE Lo Statuto del territorio della Toscana pone particolare attenzione alla necessità che gli strumenti

96 della pianificazione territoriale provinciali e comunali garantiscano la coerenza con il P.I.T. in relazione alla definizione del 3 metaobiettivo Conservare il valore del patrimonio territoriale della Toscana ; in particolare si fa riferimento ai seguenti aspetti espressi dal piano regionale: - assicurare la conservazione attiva del patrimonio territoriale nei fattori di qualità, riconoscibilità storica e culturale; - garantire la verifica pregiudiziale della funzionalità strategica degli interventi sotto il profilo paesistico, ambientale, culturale ed in sequenza (subordinatamente) economico sociale; - prevedere l urbanizzazione e/o l edificazione nelle campagne solo se eccezionale ed eccellente, e comunque a condizione che detti interventi concorrano complessivamente alla riqualificazione dei contesti degradati e più in generale degli insediamenti esistenti; - riconoscere e promuovere la qualità del patrimonio paesistico ed ambientale come valore costitutivo della progettazione e come limite alla potenziale modificabilità delle sistemazioni territoriali esistenti; - escludere gli interventi e le azioni che pretendono la loro legittimazione in virtù dell autovalorizzazione immobiliare specifica e peculiare dei beni che ne sono oggetto (reddito vs rendita). La definizione del metaobiettivo e degli obiettivi conseguenti ed i relativi contenuti trovano quindi riscontro puntuale nella disciplina dello strumento regionale ed in particolare nelle prescrizioni correlate all invariante strutturale (di cui agli articoli 21, 22, 23, 24 e 25) così riassumibili: a) articolo 21 (Direttive per la conservazione attiva del valore del patrimonio collinare). In osservanza dei dettami della Convenzione Europea del paesaggio (L. n 14/2006) e nel rispetto della normativa regionale e nazionale che ne disciplina la tutela, gli strumenti della pianificazione territoriale prevedono interventi di recupero e riqualificazione dei beni costituenti il patrimonio collinare ovvero interventi di nuova edificazione che ad esso possano attenere alle seguenti condizioni: - la verifica dell efficacia di lungo periodo degli interventi proposti sia per gli effetti innovativi e conservativi che con essi intendono produrre e armonizzare e sia per gli effetti che si intendono evitare in conseguenza o in relazione all attivazione dei medesimi interventi; - la verifica della congruità funzionale dell intervento alle finalità di metaobiettivo così espresse: contrastare i processi... di urbanizzazione pervasiva delle campagne e dei territori aperti tutelando e consolidando le specificità ambientali e paesaggistiche. - la verifica della coerenza delle finalità degli argomenti e degli obiettivi di cui si avvale la formulazione propositiva degli interventi per motivare la loro attivazione, rispetto ai contenuti prevalenti delle opzioni strategiche del P.I.T., dove si pone come centrale il progressivo superamento dei fenomeni di rendita connessi all utilizzo delle risorse territoriali ; - la disincentivazione della valorizzazione finanziaria nel mercato immobiliare dei beni del patrimonio collinare, così da tutelare il valore paesistico ambientale dei singoli beni ed ambiti territoriali. - la tutela e la persistenza della qualità del patrimonio paesaggistico, considerata nella consistenza materiale e formale e nella integrità e fruibilità delle sue risorse storiche, culturali e ambientali e assunta come criterio costitutivo della progettazione e come postulato dei canoni funzionali ed estetici della stessa. Il criterio progettuale di cui sopra si soddisfa nel riferimento a tipologie progettuali avanzate e affidabili a difesa della qualità del suolo, della sua morfologia, delle risorse, dell aria, della salute umana, delle fonti energetiche, delle risorse idriche superficiali e sotterranee e della loro persistente disponibilità quantitativa e qualitativa nei singoli ambiti territoriali interessati dagli interventi. b) articolo 22 (Direttive per la conservazione delle risorse agroambientali e paesaggistiche). La tutela del patrimonio collinare presuppone che gli strumenti della pianificazione territoriale limitino al massimo il fenomeno della sottrazione di suolo agro-forestale per altre finalità (comma 2). In questo quadro sono considerate risorse agroambientali (comma 3): - i terreni caratterizzati dalla presenza di colture di pregio paesistico e imprenditoriale e quelli utilizzati per l attività del vivaismo agricolo; - i terreni che presentano un elevata potenzialità d uso agricolo per le loro caratteristiche

97 morfologiche, pedologiche e di posizione geografica; - i terreni con particolari sistemazioni agrarie significative ai fini della conservazione del suolo quali terrazzamenti e ciglionamenti; - i terreni soggetti a bonifica idraulica e quelli serviti da impianti di distribuzione di acque irrigue consortili; - i boschi e le foreste, nonché la vegetazione non boschiva di cui all articolo 55 del regolamento forestale della Toscana. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio considerano inoltre il territorio rurale nella dinamica evolutiva delle sue componenti culturali e naturalistiche, elemento imprescindibile di connessione ambientale e paesaggistica e, come tale, non suscettibile di trasformazioni urbanistiche che ne sminuiscano la rilevanza e la funzionalità sistemica (comma 6). In questo quadro occorre in particolare (comma 7): - considerare nell ambito del territorio rurale anche i nuclei e gli insediamenti minori; - tutelare l impianto morfologico ed edilizio originario e la relazione visuale con il contesto rurale in cui gli stessi insediamenti si collocano; - orientare le eventuali trasformazioni degli stessi insediamenti secondo principi insediativi consolidati e coerenti con il paesaggio rurale di cui sono parte. c) articolo 23 (Prescrizioni correlate al patrimonio collinare). Nelle aree costituenti il patrimonio collinare gli strumenti della pianificazione territoriale considerano nuovo impegno di suolo il recupero degli annessi agricoli per destinarli ad altri usi mediante interventi di ristrutturazione (comma1). Gli strumenti della pianificazione territoriale dettano prescrizioni e direttive per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia e per quelli infrastrutturali nel territorio rurale nel rispetto dei principi insediativi in esso consolidati, nonchè delle caratteristiche storiche che permangono nella maglia agraria e del valore ad esse attribuito nelle Schede dei paesaggi e obiettivi di qualità in funzione delle esigenze connesse allo svolgimento dell attività agricola (comma 3). Gli strumenti della pianificazione territoriale possono prevedere nuovi impegni di suolo per destinazioni d uso commerciali, servizi, formazione, ricerca, turismo, tempo libero a condizione che dette destinazioni siano strettamente connesse en funzionali a quelle agricolo forestali (comma 4). Tali nuovi impegni possono comunque essere previsti negli atti di governo del territorio solo nel rispetto delle seguenti condizioni: - previa verifica di contabilità con gli elementi strutturali dei paesaggi collinari all uopo previamente individuati; - previa definizione della relativa disciplina paesaggistica anche ai fini del corretto inserimento paesistico di un architettura di qualità, come sopra indicato e anche secondo le prescrizioni paesaggistiche del piano regionale, - siano osservate le norme e le previsioni dei piani di bacino ed in particolare di quelle relative all assetto idrogeologico con riferimento a nuovi impegni di suolo. Nuovi impegni di suolo per usi diversi da quelli agricoli, ritenuti ammissibili secondo quanto precedentemente richiamato debbono comunque concorrere alla tutela ed alla riqualificazione degli insediamenti esistenti (comma 6). d) articoli 24 e 25 (Direttive correlate al patrimonio collinare). Interventi concernenti il turismo, gli impianti sportivi e per il tempo libero nei territori rurali e che prevedano nuove strutture ricettive rurali sono ammissibili qualora non sussistano possibilità di recupero del patrimonio edilizio esistente; siano interventi finalizzati al recupero, alla riqualificazione e alla valorizzazione paesaggistica di specifici ambiti territoriali e che comunque non alterino la struttura del paesaggio; siano utilizzate tecniche edilizie sostenibili ai sensi dell articolo 145 della LR. 1/2005 (articolo 24). La localizzazione di nuovi impianti, insediamenti e funzioni specialistiche di tipo sportivo e per il tempo libero è subordinata alla salvaguardia delle risorse essenziali del territorio e alla condizione che non si alteri il valore dei paesaggi e si promuova la riqualificazione di quelli degradati, recuperando un idoneo assetto agrario e idrogeologico del territorio (articolo 25). Lo Statuto del territorio della Toscana pone particolare attenzione alla necessità che gli strumenti della pianificazione territoriale provinciali e comunali garantiscano la coerenza con il P.I.T. in relazione alla definizione del 3 metaobiettivo Conservare il valore del patrimonio territoriale

98 della Toscana ; in particolare si fa riferimento ai seguenti aspetti espressi dal piano regionale: - assicurare la conservazione attiva del patrimonio territoriale nei fattori di qualità, riconoscibilità storica e culturale; - garantire la verifica pregiudiziale della funzionalità strategica degli interventi sotto il profilo paesistico, ambientale, culturale ed in sequenza (subordinatamente) economico sociale; - prevedere l urbanizzazione e/o l edificazione nelle campagne solo se eccezionale ed eccellente, e comunque a condizione che detti interventi concorrano complessivamente alla riqualificazione dei contesti degradati e più in generale degli insediamenti esistenti; - riconoscere e promuovere la qualità del patrimonio paesistico ed ambientale come valore costitutivo della progettazione e come limite alla potenziale modificabilità delle sistemazioni territoriali esistenti; - escludere gli interventi e le azioni che pretendono la loro legittimazione in virtù dell autovalorizzazione immobiliare specifica e peculiare dei beni che ne sono oggetto (reddito vs rendita). La definizione del metaobiettivo e degli obiettivi conseguenti ed i relativi contenuti trovano quindi riscontro puntuale nella disciplina dello strumento regionale ed in particolare nelle prescrizioni correlate all invariante strutturale (di cui agli articoli 21, 22, 23, 24 e 25) così riassumibili: e) articolo 21 (Direttive per la conservazione attiva del valore del patrimonio collinare). In osservanza dei dettami della Convenzione Europea del paesaggio (L. n 14/2006) e nel rispetto della normativa regionale e nazionale che ne disciplina la tutela, gli strumenti della pianificazione territoriale prevedono interventi di recupero e riqualificazione dei beni costituenti il patrimonio collinare ovvero interventi di nuova edificazione che ad esso possano attenere alle seguenti condizioni: - la verifica dell efficacia di lungo periodo degli interventi proposti sia per gli effetti innovativi e conservativi che con essi intendono produrre e armonizzare e sia per gli effetti che si intendono evitare in conseguenza o in relazione all attivazione dei medesimi interventi; - la verifica della congruità funzionale dell intervento alle finalità di metaobiettivo così espresse: contrastare i processi... di urbanizzazione pervasiva delle campagne e dei territori aperti tutelando e consolidando le specificità ambientali e paesaggistiche. - la verifica della coerenza delle finalità degli argomenti e degli obiettivi di cui si avvale la formulazione propositiva degli interventi per motivare la loro attivazione, rispetto ai contenuti prevalenti delle opzioni strategiche del P.I.T., dove si pone come centrale il progressivo superamento dei fenomeni di rendita connessi all utilizzo delle risorse territoriali ; - la disincentivazione della valorizzazione finanziaria nel mercato immobiliare dei beni del patrimonio collinare, così da tutelare il valore paesistico ambientale dei singoli beni ed ambiti territoriali. - la tutela e la persistenza della qualità del patrimonio paesaggistico, considerata nella consistenza materiale e formale e nella integrità e fruibilità delle sue risorse storiche, culturali e ambientali e assunta come criterio costitutivo della progettazione e come postulato dei canoni funzionali ed estetici della stessa. Il criterio progettuale di cui sopra si soddisfa nel riferimento a tipologie progettuali avanzate e affidabili a difesa della qualità del suolo, della sua morfologia, delle risorse, dell aria, della salute umana, delle fonti energetiche, delle risorse idriche superficiali e sotterranee e della loro persistente disponibilità quantitativa e qualitativa nei singoli ambiti territoriali interessati dagli interventi. f) articolo 22 (Direttive per la conservazione delle risorse agroambientali e paesaggistiche). La tutela del patrimonio collinare presuppone che gli strumenti della pianificazione territoriale limitino al massimo il fenomeno della sottrazione di suolo agro-forestale per altre finalità (comma 2). In questo quadro sono considerate risorse agroambientali (comma 3): - i terreni caratterizzati dalla presenza di colture di pregio paesistico e imprenditoriale e quelli utilizzati per l attività del vivaismo agricolo; - i terreni che presentano un elevata potenzialità d uso agricolo per le loro caratteristiche morfologiche, pedologiche e di posizione geografica; - i terreni con particolari sistemazioni agrarie significative ai fini della conservazione del suolo

99 quali terrazzamenti e ciglionamenti; - i terreni soggetti a bonifica idraulica e quelli serviti da impianti di distribuzione di acque irrigue consortili; - i boschi e le foreste, nonché la vegetazione non boschiva di cui all articolo 55 del regolamento forestale della Toscana. Gli strumenti della pianificazione territoriale e gli atti di governo del territorio considerano inoltre il territorio rurale nella dinamica evolutiva delle sue componenti culturali e naturalistiche, elemento imprescindibile di connessione ambientale e paesaggistica e, come tale, non suscettibile di trasformazioni urbanistiche che ne sminuiscano la rilevanza e la funzionalità sistemica (comma 6). In questo quadro occorre in particolare (comma 7): - considerare nell ambito del territorio rurale anche i nuclei e gli insediamenti minori; - tutelare l impianto morfologico ed edilizio originario e la relazione visuale con il contesto rurale in cui gli stessi insediamenti si collocano; - orientare le eventuali trasformazioni degli stessi insediamenti secondo principi insediativi consolidati e coerenti con il paesaggio rurale di cui sono parte. g) articolo 23 (Prescrizioni correlate al patrimonio collinare). Nelle aree costituenti il patrimonio collinare gli strumenti della pianificazione territoriale considerano nuovo impegno di suolo il recupero degli annessi agricoli per destinarli ad altri usi mediante interventi di ristrutturazione (comma1). Gli strumenti della pianificazione territoriale dettano prescrizioni e direttive per gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia e per quelli infrastrutturali nel territorio rurale nel rispetto dei principi insediativi in esso consolidati, nonchè delle caratteristiche storiche che permangono nella maglia agraria e del valore ad esse attribuito nelle Schede dei paesaggi e obiettivi di qualità in funzione delle esigenze connesse allo svolgimento dell attività agricola (comma 3). Gli strumenti della pianificazione territoriale possono prevedere nuovi impegni di suolo per destinazioni d uso commerciali, servizi, formazione, ricerca, turismo, tempo libero a condizione che dette destinazioni siano strettamente connesse en funzionali a quelle agricolo forestali (comma 4). Tali nuovi impegni possono comunque essere previsti negli atti di governo del territorio solo nel rispetto delle seguenti condizioni: - previa verifica di contabilità con gli elementi strutturali dei paesaggi collinari all uopo previamente individuati; - previa definizione della relativa disciplina paesaggistica anche ai fini del corretto inserimento paesistico di un architettura di qualità, come sopra indicato e anche secondo le prescrizioni paesaggistiche del piano regionale, - siano osservate le norme e le previsioni dei piani di bacino ed in particolare di quelle relative all assetto idrogeologico con riferimento a nuovi impegni di suolo. Nuovi impegni di suolo per usi diversi da quelli agricoli, ritenuti ammissibili secondo quanto precedentemente richiamato debbono comunque concorrere alla tutela ed alla riqualificazione degli insediamenti esistenti (comma 6). h) articoli 24 e 25 (Direttive correlate al patrimonio collinare). Interventi concernenti il turismo, gli impianti sportivi e per il tempo libero nei territori rurali e che prevedano nuove strutture ricettive rurali sono ammissibili qualora non sussistano possibilità di recupero del patrimonio edilizio esistente; siano interventi finalizzati al recupero, alla riqualificazione e alla valorizzazione paesaggistica di specifici ambiti territoriali e che comunque non alterino la struttura del paesaggio; siano utilizzate tecniche edilizie sostenibili ai sensi dell articolo 145 della LR. 1/2005 (articolo 24). La localizzazione di nuovi impianti, insediamenti e funzioni specialistiche di tipo sportivo e per il tempo libero è subordinata alla salvaguardia delle risorse essenziali del territorio e alla condizione che non si alteri il valore dei paesaggi e si promuova la riqualificazione di quelli degradati, recuperando un idoneo assetto agrario e idrogeologico del territorio (articolo 25) SCHEDE DEGLI AMBITI DI PAESAGGIO : GARFAGNANA Di particolare importanza ai fini del controllo di coerenza tra il P.S. di San Romano in Garfagnana e il P.I.T., risultano essere gli approfondimenti interpretativi prodotti per le Schede degli ambiti di

100 paesaggio ed individuazione degli obiettivi di qualità del P.I.T. così come risultano modificate con la proposta di Variante per l implementazione della disciplina paesaggistica, recentemente pubblicata dalla Regione Toscana, i cui contenuti essenziali risultano così articolati: - caratteri elementi identificativi e descrittivi dell ambito paesaggistico (orografia e idrografia, vegetazione, insediamenti, ricchezze storico-culturali, eventi culturali recenti, storia politico amministrativa, economia locale, reti infrastrutturali) corredati di esemplificazioni e schemi grafici e da dossier fotografici; - riconoscimento e descrizione dei caratteri strutturali identificativi e ordinari del paesaggio, distinti in elementi costitutivi naturali (geomorfologia, idrografia naturale, vegetazione), assetti agricoli e forestali (idrografia artificiale, paesaggio agrario e forestale storico, moderno e contemporaneo), insediamenti ed infrastrutture (insediamenti, viabilità ed infrastrutture storici, moderni e contemporanei); - riconoscimento dei valori naturalistici, storico-culturali ed estetico-percettivi degli elementi costitutivi i caratteri strutturali del paesaggio; - descrizione dei funzionamenti e delle dinamiche in atto, con indicazione di obiettivi di qualità ed azioni prioritarie, espressi per i valori (naturalistici, storico-culturali ed estetico-percettivi) riconosciuti nell ambito. Tali obiettivi ed azioni sono riferiti, oltre che ai programmi di settore regionali, agli strumenti della pianificazione territoriale provinciale (Piani Territoriali di Coordinamento - P.T.C.) a quelli comunali (Piani Strutturali - PS). Di seguito sono riportati gli elementi descrittivi e interpretativi della scheda relativa all ambito di paesaggio della Garfagnana che in maniera diretta o indiretta, oppure anche marginalmente, possono avere relazione o riguardare l ambito territoriale a cui appartiene il Comune di San Romano in Garfagnana. - Funzionamento e dinamiche evolutive L ambito di paesaggio della Garfagnana è caratterizzato da una stretta relazione tra morfologia del territorio, uso del suolo agricolo e forestale e sistema insediativo, tale relazione è riuscita a mantenere nel tempo buoni livelli di integrità e la sua evoluzione nel tempo ha prodotto paesaggi differenziati. La struttura orografica della Garfagnana, elemento che ne connota fortemente l identità paesaggistica, si compone di un fondovalle coincidente con il corso principale del Serchio stretto tra i contrafforti apuani e quelli appenninici a loro volta solcati da valli secondarie in corrispondenza delle quali scorrono i principali affluenti del Serchio [ ]. Si distingue così un ambito di fondovalle dove la disponibilità di suoli più pianeggianti e la presenza del Serchio hanno determinato lo sviluppo di un sistema insediativo formato da centri di una certa consistenza in termini di popolazione e di dotazione di servizi (Gallicano, Castelnuovo di Garfagnana, Camporgiano, Piazza al Serchio). Tali centri sono collocati per lo più alla confluenza del Serchio con i suoi principali affluenti e, da punto di vista infrastrutturale, possono contare su una rete infrastrutturale portante costituita dalla ferrovia Lucca-Aulla e dalla strada statale 445 che segue l andamento longitudinale della valle impegnando entrambe le sponde del Serchio. Dal fondovalle si diramano le direttrici di connessione della Garfagnana con i territori extra regionali (S.S. 324 del Passo delle Radici ) [ ]. Il fiume Serchio rappresenta l elemento strutturante di un più ampio sistema ambientale che si estende fino ai rilievi grazie alla rete idrografica secondaria lungo la quale permangono elevati livelli di naturalità che consentono gli scambi biotici.[ ]. L asse fluviale del Serchio corrisponde alla porzione di territorio vallivo maggiormente interessato dai mutamenti del paesaggio legati agli interventi di adeguamento e potenziamento delle infrastrutture viarie esistenti, concentrate storicamente lungo tale percorso, oltre che dalla localizzazione di impianti tecnologici per lo smaltimento dei rifiuti e dalla crescita degli insediamenti residenziali, commerciali e produttivi. L ambito dei rilievi montani a corona del fondovalle si caratterizza per la diffusa presenza di aree boscate che si estendono dalle quote più basse fino alle vette nude dei rilievi dove dominano le praterie di crinale e le rocce affioranti. La diversa conformazione morfologica dei rilievi apuani e appenninici, più aspri e a maggior intensità di pendenza i primi e più dolci e graduali i secondi, la diversa origine litologica dei suoli nonché la diversa esposizione solare dei versanti ha determinato alcune variazioni dei caratteri strutturali del paesaggio. E possibile distinguere un contesto paesaggistico riferibile alla dorsale appenninica in cui dominano le formazioni calcaree delle Panie di Corfino e di Ripa alternate dalle formazioni arenacee dell Appennino ed agli affioramenti di scisti e brecce marmifere dalle quali si estrae il marmo Sassorosso [ ]. Il carattere paesaggistico dominante della Garfagnana è senza dubbio quello naturalistico-ambientale dovuto alla presenza di estese superfici boscate ancore integre nella loro consistenza e diversità colturale in un contesto montano dominato dalle più alte vette del sistema appenninico e dalle accentuate pendenze dei rilievi apuani. Le rilevanti qualità ambientali dei rilievi, dovuti alla presenza di particolari habitat quali ad esempio le praterie di crinale primarie e secondarie, la fascia continua di boschi e foreste, unito alla spettacolarità delle principali vette [ ] ha portato all istituzione di due parchi naturali ( Parco regionale delle

101 Alpi Apuane e Parco Nazionale dell Appennino Tosco Emiliano), di riserve naturali (Riserve nazionali di Lamarossa, Orecchiella e Corfino) all interno delle quali la Regione ha riconosciuto numerosi siti di interesse regionale (SIR) [ ]. Nella valle sono presenti elementi ricorrenti legati all attività di coltivazione e trasformazione della castagna tra i quali si distinguono i metati, organismi unicellulari adibiti all essiccazione del prodotto appena raccolto, ed i mulini per la fase di macinazione posti sulle sponde dei corsi d acqua prossimi alle aree boscate. La presenza antropica nella Garfagnana ha origini antiche così come testimoniano i ritrovamenti archeologici di altura (Capriola di Camporgiano, Monte Pisone di S. Romano in Garfagnana, colle di Carbonaia di Castiglione di Garfagnana) riconducibili al periodo ligure. Dal punto di vista insediativo si riscontra una sostanziale continuità strutturale con l organizzazione storica del territorio configuratasi in periodo longobardo e consolidatasi in periodo tardo medievale ovvero una struttura policentrica costituita da centri murati di fondovalle, nuclei rurali e borghi fortificati di mezza costa, e case sparse alle differenti quote oltre che insediamenti pastorali sulle sommità dei rilievi connessi con le pratiche della transumanza (alpeggi). L attuale configurazione degli insediamenti riflette la modalità storica di organizzazione e gestione del territorio basata sullo sdoppiamento degli abitati di mezza costa (Careggine e fabbrica di Careggine, Vagli sopra e Vagli sotto) verso il fondovalle per rispondere alle esigenze di commercializzazione dei prodotti agricoli e forestali e verso i crinali per consentire il pascolo nei periodi estivi. Toponimi quali capanne e campo testimoniano la presenza di insediamenti pastorali costituiti da piccoli fabbricati in pietra, detti casini o caselli, utilizzati sia come ricovero di bestiame sia come residenze stagionali. La presenza di un patrimonio edilizio così diffuso è legata alla struttura dei fondi agrari che si presenta assai frammentata per effetto della carenza di superfici da mettere a coltura, fondamentali per garantire l autosufficienza delle popolazioni presenti. In assenza di tali condizioni si è ricorso a importanti sistemazioni dei versanti per consentire il reperimento di ulteriori aree agricole. D altra parte nella fascia altimetrica superiore a quella in cui si collocano gli insediamenti permangono terre comuni per il pascolo del bestiame delle quali quelle del versante apuano hanno mantenuto la proprietà comunale. La rete degli insediamenti storici di mezza costa ha conservato nel tempo la leggibilità delle relazioni con gli assetti morfologici, mantenendo in equilibrio il rapporto tra insediamenti bosco e assetti agrari, tuttavia in alcuni casi la crescita non pianificata delle crescite a margine di tali nuclei ha prodotto effetti di dispersione insediativa cui è associata una immagine di disomogeneità e di incoerenza delle nuove urbanizzazioni rispetto ai modelli ereditati dal passato. Per contro i processi di abbandono degli alti versanti montani e delle valli secondarie rischiano di innescare fenomeni di degrado e di compromissione degli equilibri territoriali un tempo garantiti dalle tradizionali pratiche impiegate per mettere a coltura terreni di montagna a forte acclività. La perdita di uso degli alpeggi e delle colture di quota ha favorito su tali aree l avanzamento delle aree boscate con conseguente degrado delle architetture e dei manufatti tradizionali. Le opere di difesa e di presidio territoriale quali rocche, torri, cinte murarie (fortezza delle Verrucose, rocca di Camporgiano, cinta muraria di Lupinaia), di borghi fortificati del periodo medievale e rinascimentale [ ] e di ponti storici lungo il Serchio e nelle vallate minori, connotano il paesaggio storico della Garfagnana evidenziandone il ruolo strategico di porta di accesso al territorio toscano. Tali emergenze architettoniche trovano una maggior concentrazione sul versante appenninico; questa caratteristica può essere ricondotta da un lato alla presenza di una più capillare rete viaria dell area compresa tra Castelnuovo e S. Romano in Garfagnana dall altra alla necessità di controllo di quei suoli più vocati alla produzione agricola. La maggior parte degli insediamenti fortificati occupa i rilievi collinari o gli speroni rocciosi compresi in una fascia altimetrica che varia dai 400 ai 600 metri, e questa loro collocazione strategica rispondeva ad una duplice esigenza di difesa e di risparmio delle superfici più idonee all esercizio dell agricoltura. [ ] la rete dei percorsi di connessione tra i nuclei di mezza costa si configura come una sorta di anello con nodi ai quali si connettono i percorsi di fondovalle. Sul versante appenninico la S.S. 324 delle Radici attraverso il parco dell Orecchiella collega Villa Collemandina con Sillano toccando gli alpeggi ed il lago di Vicaglia [ ].. - Descrizione dei caratteri strutturali del paesaggio Elementi costitutivi naturali Geomorfologia Caratteri Strutturali identificativi Dal punto di vista morfologico la valle è strutturata intorno all ambito fluviale del Serchio e dai due sistemi montani che vi confluiscono: la dorsale apuana ad ovest e quella appenninica ad est, caratterizzate a loro volta da profonde vallate trasversali costituite dai bacini idrografici secondari degli affluenti. La dorsale appenninica presenta profili più dolci e graduali [ ]. I due sistemi montuosi si saldano alla sommità della valle nell area del Monte Argegna e del Passo dei Carpinelli, un area definita come sellaspartiacque poiché separa il territorio ligure da quello toscano. Caratteri strutturali ordinari

102 Idrografia naturale Vegetazione Paesaggio agrario e forestale storico Paesaggio agrario e forestale moderno Insediamenti storici Viabilità e insediamenti moderni e contemporanei Il lato appenninico è costituito in gran parte dalle bancate arenacee del macigno [ ]. Il fiume Serchio rappresenta insieme a tutti i suoi affluenti, l asse portante di questo territorio e forma un assetto idrico molto complesso; nasce nell alta Garfagnana da due rami: uno che scende dalle Alpi Apuane e l altro dagli Appennini. [ ] Il ramo che nasce dagli Appennini [ ], ha le sue origini sia nella vallata di Soraggio Serchio di Soraggio, sia nei boschi di Dalli sotto il Passo di Pradarena, fra la cima Belfiore ed il Monte Sillano diventa Serchio di Sillano. Questi due corsi d acqua scendono insieme, dopo essersi riuniti verso Piazza al Serchio. In realtà il Serchio nasce da una fitta rete di sorgenti e di infiltrazioni subalvee e solto dopo che tutti gli affluenti si sono riuniti oltre Piazza al Serchio, sotto le gole di san Donnino, si forma finalmente il fiume è ]. La Garfagnana, fra tutte le aree della montagna toscana è quella che presenta un maggior numero di biotopi di interesse vegetazionale-. [ ] Il versante appenninico presenta un crinale a notevole sviluppo pressoché continuo; il bosco interrompe tale continuità nelle zone di valico per brevi tratti. L estensione delle praterie di crinale è notevole sia per lo sviluppo lungo il crinale che ortogonalmente a questo. Le formazioni forestali dominano li mosaico paesistico di questo ambito occupando con continuità gran parte dei rilievi fino alle pendici più basse dei solchi vallivi. Di particolare rilievo la presenza del castagneto da frutto che si colloca a ridosso delle praterie di crinale fino a lambire le aree a seminativo che si sviluppano intorno ai nuclei di antica formazione. In tale contesto assumono particolare importanza le antiche sistemazioni agrarie quali i terrazzamenti che connotano larghe parti dei rilievi più bassi. L insediamento rurale storico ha mantenuto nel tempo le relazioni con la morfologia dei rilievi e con il mosaico agrario e forestale. Sulle aree pedemontane a minor pendenza e nelle depressioni vallive si sviluppa il mosaico agrario costituito prevalentemente da colture miste ed in misura minore da quelle specializzate che occupano i pochi pianori presenti [ ]. Presenza di un sistema di opere di difesa storiche che esprime un valore testimonialeculturale oltre che rappresentare una emergenza paesaggistica. Le infrastrutture di collegamento sono condizionate dalla struttura morfologica idrografica dell intero territorio e si sviluppano in senso longitudinale rispetto alla valle, seguendo fondamentalmente il percorso del fiume Serchio, di cui interessano entrambe le sponde; nello stesso modo la ferrovia Lucca Aulla attraversa la Garfagnana lungo questo asse, fino ad arrivare a Piazza al Serchio e dopo un lungo tratto di galleria, tocca Pieve San Lorenzo e passa in Lunigiana. - Riconoscimento dei valori, obiettivi di qualità e azioni prioritarie ELEMENTIC OSTITUTIVI NATURALI Valori Obiettivi di qualità Azioni prioritarie Conservazione e tutela degli elevati valori naturalistici dei monti Castellino-Le Forbici Il sistema del monte Castellino-Le espressi dalla presenza di Forbici. (SIR 10 Monte Castellinopraterie sommitali primarie e Le Forbici). secondarie, brughiere alpine, prati umidi montani e boschi di latifoglie. Il sistema Parco dell Orecchiella- Pania di Corfino-Lamarossa Forbici. (SIR 11 Parco Conservazione e tutela degli elevati valori naturalistici presenti nel sistema Parco La pianificazione comunale, per quanto di propria competenza, assume le misure di conservazione relative alla zona di protezione speciale di cui all Allegato A della D.G.R. 454/2008 con specifico riferimento alla conservazione degli attuali livelli naturalità diffusi che caratterizzano il SIR Zps12. La pianificazione comunale, per

103 ELEMENTI COSTITUTIVI ANTROPICI dell Orecchiella-Pania di Corfino- Lamarossa). La Pania di Corfino.(SIR 12 ZpS Pania di Corfino). Le rupi basaltiche di Piazza Serchio e Poggio.(B05 Rupi basaltiche di Piazza Serchio e Poggio). La significativa diversificazione del mosaico agrario nei medi versanti della valle principale. I castagneti da frutto. Il sistema degli insediamenti rurali di matrice storica. I piccoli nuclei elementari legati alle pratiche dell alpeggio. dell Orecchiella- Pania di Corfino- Lamarossa Forbici dei monti Castellino- Le Forbici espressi dalla presenza di forre attraversate da corsi d acqua, praterie e brughiere montane, prati umidi, torbiere montani e boschi di latifoglie mesofite. Conservazione e tutela degli elevati valori naturalistici della Pania di Corfino espressi dalla presenza di ambienti rocciosi e detritici con rade praterie ed ostrieti. Conservazione e tutela degli elevati valori naturalistici dalle rupi basaltiche di Piazza Serchio e Poggio espressi dai rilievi rocciosi con vegetazione, boschi di latifoglie, prati cespugliati. La salvaguardia dei valori naturalistici associati alle rupi basaltiche avviene attraverso il mantenimento dell integrità dei rilievi. Salvaguardare la differenziazione del mosaico agrario dei medi e bassi versanti, al fine di garantire la permanenza di buoni livelli di bio-diversità. Tutela, gestione e recupero della coltura tradizionale del castagneto da frutto anche ai fini della tutela idrogeologica. Mantenimento della leggibilità dei caratteri storici del sistema insediativo dei medi versanti caratterizzato da piccoli nuclei e centri rurali che hanno conservato uno stretto rapporto con le aree agricole di margine. Tutela e valorizzazione del sistema degli alpeggi. quanto di propria competenza, assicura che siano applicati gli indirizzi per la tutela definiti nella sezione 4 relativa ai seguenti D.M. - 08/04/1976 G.U. 128 del 1976 zona delle Alpi Apuane. - 28/03/1972 G.U. 140 del 1972 zona dell Orecchiella sita nell ambito dei comuni di S. Romano in Garfagna, Sillano, Piazza al Serchio e Villa Collemandina. I soggetti delegati al procedimento relativo al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche verificano l applicazione di tali indirizzi. Le politiche di sviluppo promuovono ed incentivano interventi di conservazione dei mosaici agrari e delle formazioni vegetali, nell ambito delle opere di miglioramento dell ambiente La disciplina comunale promuove ed incentiva interventi infrastrutturali (viabilità di servizio) che facilitino la gestione dei castagneti da effettuarsi secondo quanto previsto dall art. 52 del Regolamento Forestale 48/R/2003. La pianificazione comunale, anche sulla base dei contenuti del PTC, individua gli elementi che definiscono la struttura insediativa della Garfagnana e definisce: - regole per tutelare i caratteri morfologici dell impianto originario dei nuclei e dei borghi storici di matrice rurale al fine di conservarne la leggibilità nonché per tutelare la relazione visuale con il contesto rurale in cui si collocano; - criteri per orientare la eventuale crescita secondo principi insediativi consolidati, prevedendo prioritariamente interventi di completamento nelle aree residue disponibili all interno dei nuclei. - la disciplina del recupero e della riqualificazione funzionale del patrimonio edilizio rurale sparso che tenga conto dei caratteri tipologici e formali del patrimonio edilizio con particolare riferimento all uso dei materiali, alle proporzioni plano-volumetriche, ai rapporti tra vuoti e pieni, agli elementi strutturali (coperture, murature, solai). La pianificazione comunale, anche sulla base dei contenuti del PTC, perimetra tali ambiti e detta regole d uso capaci di salvaguardare i caratteri di

104 INSEDIAMEN TI E INFRASTRU TTURE Le infrastrutture a supporto dell attività agricola dei medi versanti quali le sistemazioni idraulico agrarie e la rete viaria di matrice rurale. I manufatti legati alla civiltà della castagna. Il complesso di strutture militari per la difesa del territorio. La rete dei ponti storici e i viadotti ferroviari ottocenteschi. Salvaguardia delle infrastrutture a supporto dell attività agricola presenti sui medi versanti costituiti da sistemazioni idraulico-agrarie e dalla rete viaria di matrice rurale (mulattiere e sentieri). Tutela e valorizzazione dei manufatti legati alla civiltà della castagna, quali vecchi mulini e metati. Tutela e valorizzazione del patrimonio storico di valore costituito dalle testimonianze del sistema difensivo del periodo medievale. Salvaguardia e recupero dei ponti storici. ruralità dei manufatti presenti ed i loro rapporti con il contesto ambientale in cui si inseriscono e di tutelare gli elementi di naturalità presenti attraverso: -la definizione di una puntuale disciplina del recupero dei manufatti edilizi esistenti che tenga conto della tipologia rurale ricorrente, dei materiali edilizi; -la definizione di regole per il mantenimento dei rapporti spaziali e funzionali con le aree pertinenziali e con la viabilità; -la definizione di usi compatibili preferibilmente orientati al recupero verso funzioni connesse ed integrative dell attività agricola o legate ad attività forestali/ alpinistiche, in un ottica di valorizzazione turistica sostenibile. La pianificazione comunale, anche sulla base dei contenuti del PTC, individua puntualmente i percorsi storici e definisce discipline volte a: - conservare l andamento e la giacitura di tali percorsi; - tutelare gli arredi vegetazioni che ne sottolineano il tracciato; - preservare i punti di belvedere che da essi si aprono sulla valle e su rilievi contermini. La pianificazione comunale detta regole d uso capaci di salvaguardare i caratteri di ruralità dei manufatti presenti ed i loro rapporti con il contesto ambientale in cui si inseriscono e di tutelare gli elementi di naturalità presenti attraverso: -la definizione di una puntuale disciplina del recupero dei manufatti edilizi esistenti che tenga conto della tipologia rurale ricorrente, dei materiali edilizi; -la definizione di regole per il mantenimento dei rapporti spaziali e funzionali con le aree pertinenziali e con la viabilità; -la definizione di usi compatibili preferibilmente orientati al recupero verso funzioni connesse ed integrative dell attività agricola o legate ad attività forestali/ alpinistiche, in un ottica di valorizzazione turistica sostenibile. La pianificazione comunale anche sulla base dei contenuti del PTC, definisce: -una puntuale disciplina degli interventi sul patrimonio storico di valore volti alla la tutela dei suoi elementi architettonici e stilistici nonché regole per la corretta gestione delle pertinenze -le funzioni e gli usi compatibili con i caratteri storici ed architettonici degli edifici. La disciplina comunale identifica tali beni e definisce regole di tutela prevedendo, ove necessari, interventi di restauro e di

105 Il complesso delle opere di ingegneria idraulica e dei relativi manufatti edilizi. Salvaguardia e messa in valore del complesso degli edifici e delle attrezzature funzionali alla produzione di energia idroelettrica al fine di conservarne la memoria. recupero delle opere degradate o compromesse. La disciplina comunale identifica tali beni e definisce regole di tutela prevedendo, ove necessari, interventi di restauro e di recupero delle opere degradate o compromesse AREE SOGGETTE A VINCOLO PAESAGGISTICO E AD ALTRI VINCOLI SOVRAORDINATI L analisi dello stato di diritto vigente nel territorio comunale è articolato secondo due principali aspetti conoscitivi. Il primo è relativo alla individuazione di tutti i vincoli presenti sul territorio conseguenti all applicazione di leggi, decreti e disposizioni statali e regionali (definiti vincoli sovraordinati); il secondo riguarda le aree protette e le aree a parco. Per il territorio del Comune di San Romano in Garfagnana, i vincoli interessano le seguenti aree: Aree soggette a vincolo paesaggistico: - D. Lgs. 42/2004, art. 142, lettera c, fiumi, torrenti, corsi d acqua; - D. Lgs. 42/2004, art. 142, lettera d, montagne superiori a m s.l.m.; - D. Lgs. 42/2004, art. 142, lettera e, circhi glaciali; - D. Lgs. 42/2004, art. 136, immobili ed aree di notevole interesse pubblico. Aree soggette a vincolo idrogeologico e paesaggistico: - vincoli nei territori coperti da boschi: vincolo idrogeologico, ai sensi del comma 1 dell art. 37 della L.R. 39/2000 e vincolo paesaggistico ai sensi dell art. 142, comma 1, lettera g del D. Lgs. 42/2004; - Aree a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.L. n. 3267/1923 e del comma 1. dell art. 38 della L.R. 39/ Altri vincoli e tutele: - Aree di interesse archeologico o di potenziale ritrovamento; - Aree percorse dal fuoco; - Edifici vincolati ex lege 1089/1939, ora D. Lgs. 42/2004 (vincolo monumentale). - La delimitazione dei centri abitati, ai sensi dell art. 4 del D. Lgs. 30/04/1992 e dell art. 2 del D.P.R. n. 495 del 16/12/1992; - I parchi e le aree protette Nel territorio del Comune di San Romano in Garfagnana, e in aree contermini, sono presenti contesti ambientali di significativo interesse per la conservazione della biodiversità e per la tutela di specie ed habitat di interesse scientifico e naturale, formalmente riconosciuti con l istituzione di specifiche aree naturali protette (Parco Nazionale e Riserve naturali provinciali) o con l individuazione di Siti appartenenti alla Rete Natura 2000 e alla Direttiva Habitat. Nel dettaglio si elencano:: 1) Siti Natura 2000-SIR: - IT , (SIR 10) M.Castellino- le Forbici (SIC-SIR). Questo sito è presente per quota parte (40,62ha mq su 664,06 ha totali ) nel limite nord- est del comune. - IT (SIR 11) Parco dell Orecchiella- Pania di Corfino-Lamarossa (SIC-SIR).Anche questo sito, adiacente a quello precedente, è presente su quota parte del territorio comunale, ed in particolare verso l area nord-est per 336,23ha mq su 2008,28 ha totali. - IT (SIR 12) Pania di Corfino (SIR-ZPS). Questo sito è compreso nel sir precedente Parco dell Orecchiella. Sebbene esterno al territorio comunale è opportuno segnalarlo per la Valutazione di incidenza. Ha superficie pari a 134,09 ha totali. - IT (SIR BU05) Rupi basaltiche di Piazza al Serchio e Poggio (SIR). Tale sito si articola in due aree per un totale di 59,78 ha, a ovest del territorio comunale, di cui una risulta confinante con il comune stesso. 2) Riserve naturali statali: - RPLU03 - Lamarossa. Riserva ricompresa totalmente nel territorio comunale ha un estensione di mq; - RPLU04 - Orecchiella. Anch essa ricompresa totalmente nel territorio comunale ha un estensione di mq

106 Come già evidenziato nel rapporto preliminare di V.A.S. e V.I. è bene ricordare che l insieme di queste aree, oltre al perseguimento delle specifiche finalità di tutela e conservazione attribuite dalle leggi regionali e statali, concorre alla costruzione (implicita) della rete ecologica regionale. Si ricorda, inoltre, che con il termine rete ecologica regionale si intende l insieme costituito dai siti facenti parte della Rete Natura 2000 (SIC + ZPS) e i siti di interesse regionale (sir), siti che trovano la loro definizione in uno specifico elenco che ha avuto il suo ultimo aggiornamento con la Deliberazione di Consiglio Regionale n. 80 del 22 Dicembre 2009 Allegato D (SIC + ZPS + sir). Si ricorda inoltre che la Regione Toscana, in ottemperanza ai provvedimenti comunitari e ministeriali (art. 4 DPR 357/97 e DM n.184 del 17/10/07), ha definito con specifici provvedimenti (D.G.R. 644/04 e DGR 454/08) secondo quanto previsto anche dall art. 12 comma 1, lettera a) della LR 56/00, le misure di conservazione necessarie al fine di garantire la tutela delle specie e degli habitat di rilevante interesse conservazionistico presenti nei siti della Rete ecologica regionale (SIC + ZPS + sir). 6. ELEMENTI DI COERENZA CON LA DISCIPLINA DEL P.T.C Natura e articolazione del P.T.C. Il territorio provinciale vede tre sistemi territoriali di programma (sistema territoriale dell Appennino; sistema territoriale dell Arno; sistema territoriale della Costa), così come venivano individuati del Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.) regionale vigente al momento della redazione dello strumento provinciale. Il piano provinciale individua di conseguenza e sulla base del proprio quadro conoscitivo sistemi territoriali locali corrispondenti ad ambiti sovracomunali ai quali il P.T.C. prescrive debba farsi riferimento per organizzare gli elementi di interesse sovracomunale e il sistema della mobilità. I sistemi locali così definiti sono: - ambito della Valle del Serchio (di cui fa parte il comune di S. Romano in Garfagnana); - ambito dell Area Lucchese; - ambito della Versilia. Per ciascun ambito o sistema locale, il P.T.C. individua obiettivi, da perseguire in riferimento alle risorse città e insediamenti - territorio rurale - rete delle infrastrutture per la mobilità, cui anche i comuni debbono guardare nella formulazione degli strumenti della pianificazione e nella definizione della parte strategica del piano comunale. In particolare per la Valle del Serchio gli obiettivi sono: - la permanenza della popolazione insediata, anche in ragione delle funzioni di presidio ambientale che questa assolve, nei sistemi insediativi di versante (appenninico e apuano) e la conseguente riduzione del drenaggio di popolazione verso il fondovalle e le aree esterne all ambito; - il miglioramento dell accessibilità complessiva attraverso: - l adeguamento della linea ferroviaria Lucca Aulla affinché assolva il ruolo di asse primario nell organizzazione dei trasporti all interno dell ambito stesso; - l adeguamento, la razionalizzazione e la riqualificazione del sistema viario esistente e la sua integrazione funzionale con il sistema ferroviario; - l integrazione con l area lucchese e, attraverso il territorio posto a est della città di Lucca, con la direttrice autostradale A12 e con l ambito metropolitano Pisa Livorno Lucca; - l individuazione di ambiti territoriali al fine della promozione e dello sviluppo di politiche di crinale rivolte all integrazione interregionale e interprovinciale con lo scopo di perseguire uno sviluppo sostenibile ed ecologicamente compatibile delle comunità locali; - la valorizzazione equilibrata delle risorse ambientali e culturali, e tra queste del patrimonio urbanistico ed edilizio esistente, ai fini della promozione turistica dell ambito; - la promozione e lo sviluppo delle attività agricole e forestali, delle attività ad esse connesse ed integrate, compatibili con la tutela e l uso delle risorse; - il risanamento del dissesto idrogeologico del territorio attraverso interventi strutturali estesi al

107 bacino idrografico del fiume Serchio, nel quadro di una politica generale tesa al recupero permanente delle colline e delle aree montane; - il mantenimento e la valorizzazione degli ambienti e dei paesaggi fluviali, degli ecosistemi e della loro continuità; - la rivitalizzazione del sistema insediativo di antica formazione attraverso il mantenimento e l arricchimento delle identità socio culturali locali e l integrazione funzionale del reticolo insediativo della valle; - la promozione di politiche di rete volte a migliorare l integrazione dei singoli centri nei sistemi territoriali locali e il loro inserimento in circuiti di fruizione anche al fine di garantire i servizi essenziali alle comunità locali; - il consolidamento del ruolo dei centri urbani, tra cui anche Castelnuovo, quali centri ordinatori dell ambito territoriale al fine di consolidare e organizzare funzioni, attrezzature e servizi di interesse e di livello sovracomunale; - la riqualificazione e la riorganizzazione funzionale del reticolo insediativo consolidato, attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, il riordino e il completamento degli attuali presidi insediativi; - il contenimento di ulteriori fatti espansivi dei processi insediativi lineari lungo la viabilità di interesse nazionale, regionale e provinciale, e, in particolare, l inibizione di un ulteriore accrescimento del sistema insediativo di fondovalle, al di fuori di aree già interessate da un processo di urbanizzazione consolidato o in atto; - il mantenimento e il recupero funzionale, nonché, ove occorra, la riorganizzazione e la razionalizzazione degli insediamenti produttivi esistenti di interesse locale, nonché l eventuale formazione di nuovi comparti produttivi in base agli strumenti di programmazione concertata. Il P.T.C. inoltre individua nove strutture territoriali, qui di seguito elencate: - Il territorio dell Appennino (AP); - Il territorio delle Alpi Apuane (AA); - Il territorio del fiume Serchio e della Lima (FV); - Il massiccio delle Pizzorne (PZ); - La collina di Montecarlo e Porcari (MCP); - Il territorio dell Oltreserchio e delle colline di Quieta e Massarosa (QMO); - I Monti Pisani (MP); - La pianura di Lucca e del Bientina (PL); - La pianura costiera versiliese (PC). Il piano provinciale, nelle tavole contrassegnate come B.3. attribuisce alle strutture territoriali sopra in elenco, la caratterizzazione di unità territoriali complesse, individuate per morfologia, forme d uso del suolo, caratteri del sistema insediativo e del paesaggio. Le strutture territoriali sono dotate di una specifica identità culturale, paesaggistica ed ambientale e caratterizzate da specifiche problematiche attinenti sia le risorse naturali e antropiche sia i temi della riqualificazione del sistema insediativo e dello sviluppo sostenibile. Il territorio comunale di S. Romano in Garfagnana è interessato da due strutture territoriali: - Il territorio dell Appennino (AP); - Il territorio del fiume Serchio e della Lima (FV). Le strutture territoriali non esauriscono l articolazione territoriale attraverso la quale il P.T.C. descrive i territori provinciali, ma ne danno semplicemente un quadro di riferimento definito dalla sintesi del quadro conoscitivo del piano provinciale stesso. L articolazione che ancora interessa direttamente gli strumenti della pianificazione territoriale comunale è quella relativa all individuazione di ambiti territoriali denominati ambienti e paesaggi locali, caratterizzati da componenti territoriali specifiche e peculiari che determinano conformazioni ed assetti dotati di proprie identità. In particolare in relazione alle strutture territoriali gli strumenti della pianificazione comunale dovranno tenere conto di queste specifiche peculiarità: - le strutture territoriali, se evidenziano aspetti specifici della conformazione del territorio provinciale, non rappresentano ancora le identità dei luoghi proprie degli ambienti e paesaggi locali che sono l espressione fisico morfologica delle differenti realtà, profonde e consolidate nella memoria collettiva, riconoscibili all interno della provincia di Lucca;

108 - le strutture territoriali non descrivono e non rappresentano ancora l identità dei luoghi che alla scala territoriale si configurano come ambiti fortemente connotati da un insieme di beni ambientali, paesaggistici ed architettonici. Luoghi riconoscibili ed identificabili con un proprio nome che le comunità locali potranno arricchire con le proprie memorie e le proprie conoscenze di dettaglio da sviluppare alla scala comunale e, attraverso lo statuto dei luoghi, individuando la conformazione degli elementi che connotano quell ambito e quel territorio. Mentre per quanto riguarda gli ambienti e i paesaggi locali si deve invece tener conto dei seguenti aspetti: - gli ambienti e paesaggi locali sono individuati attraverso un operazione di screening tra i diversi tematismi del quadro conoscitivo, quali i sistemi vegetazionali, quelli agricoli, il sistema dei beni culturali e il sistema insediativo concentrato e sparso; - gli ambienti e i paesaggi locali sono unità territoriali significative caratterizzate da diverse connotazioni degli elementi che configurano il paesaggio e pertanto rappresentano all interno del piano provinciale l articolazione con specifica considerazione dei valori paesistici del territorio; - il piano provinciale segnala gli elementi e i luoghi identificativi che connotano queste unità territoriali, mentre i piani comunali potranno e dovranno approfondire il riconoscimento degli elementi costitutivi proprie delle strutture paesaggistiche locali, integrando nel dettaglio le conoscenze del quadro conoscitivo provinciale e attuando le sue disposizioni. L attenzione deve essere rivolta più che ai singoli elementi tematici, alle relazioni che, che in quello specifico territorio, si sviluppano tra i diversi elementi che compongono il paesaggio e che conferiscono una specifica identità a quel luogo. In generale il piano provinciale indirizza la pianificazione territoriale ed urbanistica comunale a: - valorizzare le differenze tra territorio e territorio; - promuovere differenti politiche da luogo a luogo, delineando diversi percorsi di tutela promozione sviluppo; - definire obiettivi specifici e differenziati per diversi ambiti sovracomunali. Conclude la descrizione dell articolazione del P.T.C. la definizione delle invarianti strutturali, intese come gli elementi, i connotati, gli aspetti del territorio dei quali tutelare, mantenere e arricchire le caratteristiche distintive di stabile configurazione o di lenta modificazione. Si intendono dunque per invarianti elementi e categorie di beni diffusi e in stretta relazione tra loro e con il territorio in cui le comunità si riconoscono e che riconoscono come valore. La descrizione del territorio è al centro del P.T.C. della Provincia di Lucca e nella relazione tecnica assume il profilo della descrizione fondativa del piano stesso. Infatti le sezioni relative al quadro conoscitivo, come quelle relative al progetto danno una descrizione fortemente ancorata alla lettura geo storica del territorio che orienta tutto il piano. Il P.T.C. della Provincia di Lucca pone quindi la descrizione del territorio come mezzo esclusivo per la definizione sia delle invarianti strutturali. Dell elenco delle invarianti strutturali a scala provinciale riportiamo quelle che sono direttamente presenti nell ambito territoriale in cui ricade il Comune di S. Romano in Garfagnana: - il territorio a prevalente naturalità di crinale, le relazioni tra le parti in cui questo si articola rivolte al mantenimento e all arricchimento delle condizioni di naturalità; - il sistema delle aree boscate e la funzione di connessione territoriale ed ambientale che esso svolge anche attraverso le relazioni con i principali corsi d acqua indicati nella tavola A3 al fine di realizzare una rete di corridoi ecologici; - il territorio del fiume Serchio, quale componente di interesse sovraprovinciale, con le sue pertinenze e il suo intorno a prevalente naturalità, le relazioni del fiume con gli abitati attraversati, da recuperare e valorizzare, la salvaguardia del particolare rapporto fiume città di Lucca; - la stretta relazione tra il sistema delle aree agricole della Valle del Serchio con la rete dei centri e dei nuclei di fondovalle e di versante nonché con il castagneto da frutto; - il sistema delle relazioni a rete tra i centri e i nuclei urbani della Valle del Serchio; - il sistema della rete ferroviaria quale struttura portante della mobilità e il connesso e integrato sistema viario con le funzioni e le prestazioni contenute nei criteri e indirizzi attinenti la mobilità ; - la riorganizzazione e il recupero funzionale di viabilità esistente di interesse provinciale e

109 sovraccomunale e di quella attualmente interessata da funzioni improprie e in particolare: - la strada provinciale di fondovalle Lodovica da riordinare con l attribuzione delle funzioni e delle prestazioni contenute nei criteri e indirizzi attinenti la mobilità. In relazione all elenco di cui sopra, il piano provinciale indica che tali beni richiedono usi, modalità di intervento ed azioni tali da garantire il mantenimento e l arricchimento delle loro caratteristiche identificative, cioè la persistenza e la riproducibilità dei rapporti spaziali, produttivi, culturali e sociali che, nella lunga durata, hanno presieduto alla costruzione del territorio della provincia di Lucca : il patrimonio territoriale riconosciuto di valore (statuto dei luoghi) è dunque il luogo delle risorse, intese come le funzioni e le prestazioni che esse devono assumere attraverso il progetto di piano e le regole d uso da esso stabilite. E in questa accezione delle invarianti strutturali che il P.T.C. della provincia di Lucca pone la base per la definizione della parte statutaria come definita dalla nuova legge urbanistica regionale. La disciplina connessa con la definizione delle invarianti strutturali attiene invece gli ambiti e le relative sezioni specifiche delle norme comprensive dei relativi allegati Prescrizioni e indirizzi attuativi del P.T.C CONDIZIONI DI FRAGILITÀ DEL TERRITORIO Le condizioni di fragilità del territorio sono descritti nella relazione del piano provinciale attraverso tematismi diversi, i cui elementi prescrittivi sono contenuti nelle norme tecniche di attuazione del P.T.C. al titolo III Disposizioni finalizzate alla tutela dell integrità fisica del territorio e dell ambiente e i cui indirizzi sono contenuti alla parte 1 dell Appendice 1 delle stesse norme tecniche denominata Indirizzi per le indagini e valutazioni sulle condizioni di fragilità del territorio. Nella relazione si ha dunque la descrizione delle condizioni di fragilità, così articolate: Fragilità geomorfologica, comprendente le aree vulnerate da frana, distinte in ragione dello stato di attività (attive o quiescenti), le aree vulnerate vulnerabili da subsidenza e quelle vulnerate vulnerabili da colate detritiche torrentizie. A questa descrizione corrisponde specifica cartografia di piano in scala 1:25.000, denominata Carta della fragilità geomorfologica. Fragilità idraulica, comprendente sia le aree alluvionate, distinte in ragione dell origine (esondativa o per insufficiente drenaggio), dell entità (altezza lama d acqua) e della frequenza, sia le aree di pertinenza fluviale. A questa descrizione corrisponde specifica cartografia di piano in scala 1:25.000, denominata Carta della fragilità idraulica. Fragilità degli acquiferi, comprendente le aree interessate da fenomeni di salinizzazione delle falde e le aree interessate da una elevata vulnerabilità intrinseca all inquinamento degli acquiferi. A questa descrizione corrisponde specifica cartografia di piano in scala 1:25.000, denominata Carta della fragilità degli acquiferi. Nelle norme si individuano, caso per caso e specificatamente riferite alle principali fragilità : trasformazioni ammissibili; tipologia degli interventi sul patrimonio edilizio esistente; azioni e, indirettamente, usi compatibili con le condizioni di fragilità. Nella definizione delle prescrizioni di cui sopra si individuano caso, per caso le prescrizioni indirizzate ai Piani Strutturali e agli atti di governo del territorio. Nell appendice alle norme relativa alla fragilità del territorio vengono invece indicate: definizioni; gradi di esposizione; elaborati e documentazione di base; Per i fenomeni franosi (fragilità geomorfologica): il supporto analitico informativo; il quadro geologico geomorfologico; l analisi previsionale, il grado di pericolosità; la fattibilità Per le colate detritiche torrentizie (fragilità geomorfologica):

110 la valutazione del pericolo potenziale; il grado di pericolosità; la fattibilità Per i fenomeni di subsidenza (fragilità geomorfologica): il grado di pericolosità; la fattibilità Per i fenomeni sismici (fragilità geomorfologica): il grado di pericolosità; la fattibilità. Per i fenomeni alluvionali (fragilità idraulica): il supporto analitico informativo; le ricerche sugli eventi alluvionali; gli studi idrologico idraulici; il grado di pericolosità; la fattibilità La definizione delle aree di pertinenza fluviale (fragilità idraulica). La definizione degli ambiti di salvaguardia denominati B (fragilità idraulica). Per la vulnerabilità all inquinamento (fragilità degli acquiferi): la valutazione della vulnerabilità all inquinamento; il metodo parametrico a punteggi e pesi; le metodologie semplificate; le limitazioni alle trasformazioni INDIRIZZI PER IL TERRITORIO RURALE Il P.T.C. definisce rurale il territorio come l insieme delle parti diverso da quello urbano e da quello interessato da infrastrutture, attrezzature, strutture insediative extraurbane e attività estrattive. Le articolazioni del territorio rurale sono: territorio a prevalente naturalità di crinale; territorio a prevalente naturalità diffusa; territorio di interesse agricolo primario; territorio di interesse agricolo. Le predette articolazioni sono oggetto di disciplina degli strumenti della pianificazione comunale, ma anche dei piani di settore, finalizzata alla preservazione dei caratteri delle componenti strutturanti la conformazione del territorio e connotanti la sua identità, in osservanza delle prescrizioni del P.T.C. stesso. Per ciascuna articolazione si stabiliscono criteri ed indirizzi specificati nell Appendice 2 alle norme del P.T.C. denominata Criteri ed indirizzi attinenti il territorio rurale, costituita da schede di riferimento articolate per ogni ambito individuato per : il territorio a prevalente naturalità di crinale; il territorio a prevalente naturalità diffusa; ambiti del territorio di interesse agricolo primario; ambiti del territorio di interesse agricolo. L articolato normativo stabilisce invece i limiti dell azione della disciplina comunale in merito alla definizione delle trasformazioni e delle attività ammissibili per ciascuna delle singole articolazioni del territorio rurale. E evidente che il dettaglio delle diverse articolazioni cambia anche in funzione della complessità dei territorio e che le prescrizioni e gli indirizzi rivolti alla pianificazione comunale sono altrettanto diversificati. Conclude la sezione normativa dedicata al territorio rurale uno specifico articolo che individua le Trasformazioni edilizie dei manufatti edilizi nel territorio rurale e la disciplina degli Elementi territoriali di interesse storico

111 INDIRIZZI PER LA MOBILITÀ E LA RETE INFRASTRUTTURALE Nella disciplina del piano provinciale il tema della mobilità e della rete infrastrutturale è basato sulla individuazione delle infrastrutture, delle attrezzature e delle attività di rilevanza sovracomunale, ovvero quegli elementi che siano suscettibili di determinare, con esiti di lunga durata, l assetto del territorio provinciale, e comunque quelle che abbiano tale carattere sotto il profilo dell ambito territoriale di riferimento e dell incidenza degli effetti sull assetto fisico o relazionale. In particolare per quanto riguarda la mobilità e le reti infrastrutturali si identificano: le linee di comunicazione ferroviaria, anche di tipo metropolitano; le linee di comunicazione viaria carrabile e ciclabile al servizio della popolazione di più di un comune, salvo ove siano al servizio di parti della popolazione di due comuni confinanti, nonché le relative intersezioni, i relativi svincoli e i caselli; i sistemi di trasporto pubblico, ove interessino gli ambiti territoriali di più di un comune, ovvero siano al diretto servizio di attrezzature di rilevanza sovracomunale; i punti intermodali delle predette linee di comunicazione e dei predetti sistemi di trasporto, quali stazioni ferroviarie, scali merci, stazioni delle linee di comunicazione ferroviaria di tipo metropolitano, autostazioni; i centri intermodali quali porti, aeroporti, interporti. In relazione agli elementi infrastrutturali individuati dall elenco precedente il piano provinciale individua una specifica appendice alle norme tecniche nella quale stabilisce, attraverso l allestimento di apposite schede di riferimento, i criteri e gli indirizzi per la localizzazione e le caratteristiche delle infrastrutture. In particolare il territorio del comune di Castelnuovo è interessato dai contenuti di cui alla Scheda 15 Valle del Serchio: varianti ai centri abitati, con le seguenti indicazioni: realizzazione della variante di Castelnuovo Garfagnana dando priorità alla tratta SS445 innesto SS 324 delle Radici; realizzazione di varianti ai centri abitati nel tratto Castelnuovo Garfagnana Piazza al Serchio della SS 445. I contenuti della disciplina della mobilità e delle infrastrutture si attuano mediante piani di settore di livello provinciale. 7. ALTRI ELEMENTI DI COERENZA STRATEGICA 7.1. Piano di Assetto Idrogeologico del Bacino del Serchio Il Piano di Assetto Idrogeologico del Bacino (pilota) del fiume Serchio (P.A.I.) definisce le problematiche di tipo geomorfologico e di tipo idraulico sull'intero bacino del F. Serchio. In particolare ai fini di individuare gli elementi e i contenuti prescrittivi del Piano si evidenzia che il Comune di San Romano in Garfagnana è rappresentato in parte delle tav. 2, 4 e 5 della Carta della Franosità (nel P.A.I. vigente del 2004) e nel foglio (negli aggiornamenti del 2007). Tali cartografie oltre ad evidenziare il rischio da frana e a determinare specifici vincoli nell'uso del territorio e nel potere di gestione e pianificazione degli interventi edilizi, forniscono anche dati geologici di base utili alla rappresentazione delle carte di pericolosità da redigersi nell ambito delle indagini geologico-tecniche di supporto al P.S.. La variante di aggiornamento del P.A.I. (attualmente solo adottata) del Dicembre 2010 introduce alcune variazioni nelle valutazioni di pericolosità. La Carta di riferimento delle normative di Piano nel settore del rischio idraulico (P.A.I. 2004) individua la vincolistica e le prescrizioni dovute alla pericolosità idraulica e la perimetrazione delle aree da destinare ai principali interventi idraulici. Le tavole che interessano il comune sono la 7.4, la 7.6, la 7.7 e la Con riferimento agli articoli delle Norme di Piano sono individuati: - alveo fluviale (art. 21); - aree allagate e/o ad alta probabilità di inondazione (art. 22);

112 - aree a moderata probabilità di inondazione e aree di pertinenza fluviale (art. 23); - aree di pertinenza fluviale, collocate oltre rilevati infrastrutturali (rilevati stradali, ferroviari, etc.), o morfologicamente più elevati (art. 23). La Carta di riferimento delle normative di Piano nel settore del rischio idraulico (Variante di aggiornamento adottata nel 2010) aggiorna le valutazioni introducendo modifiche nelle categorie. Con riferimento agli articoli delle Norme di Piano sono individuate: - alveo fluviale (art. 21) ora comprende anche la categoria alveo relitto distinta con diversa campitura; - aree allagate e/o ad alta probabilità di inondazione (art. 22); aree a moderata probabilità di inondazione e aree di pertinenza fluviale (art. 23); aree di pertinenza fluviale, collocate oltre rilevati infrastrutturali (rilevati stradali, ferroviari, etc.), o morfologicamente più elevati (art. 23). In riferimento al quadro normativo precedentemente tratteggiato il presente rapporto, unitamente alle indagini geologico tecniche di supporto al P.S., forniscono una sintesi degli elementi di vulnerabilità connessi con le problematiche idrogeologiche con particolare attenzione per la pericolosità idraulica e geomorfologica (si veda la riguardo il precedenti paragrafi 3.4. e Piano di azione ambientale della Regione Toscana Con D.C.R. n.32 del 14/03/2007 è stato approvato il Piano di Azione Ambientale Nonostante che il P.R.A.A. consideri per l attuazione delle azioni ambientali il quadriennio ), non essendo ad oggi (ottobre 2011) ancora stato adottato un nuovo piano, si devono ritenere ancora validi - ai fini della verifica di coerenza del Piano Strutturale di San Romano in Garfagnana - i contenuti e le indicazioni riportate in quello esistente, con particolare riferimento alle finalità e agli obiettivi definiti per le diverse aree di azione ambientale.. La finalità del Piano Regionale di Azione Ambientale è infatti di tendere da un lato alla conservazione delle risorse ambientali e dall altro a valorizzare le potenzialità locali di sviluppo: l ambiente salvaguardato e opportunamente valorizzato, diventa elemento di competitività. In questo quadro il P.R.A.A. vuole anche contribuire a perfezionare il processo di convergenza tra gli strumenti della programmazione dello sviluppo e quelli del governo del territorio che hanno nella sostenibilità ambientale il denominatore comune. Il Piano Regionale di Azione Ambientale è uno strumento a carattere d integrazione che tende a definire in maniera precisa gli strumenti e le azioni tramite le quali si prefigge di giungere al conseguimento degli obiettivi strategici (macrobiettivi). La struttura del Piano è caratterizzata dall individuazione di aree d azione, macrobiettivi e macroindicatori, coerentemente con l analisi dei documenti di riferimento a livello internazionale e con il precedente P.R.A.A Sono inoltre individuate alcune grandi strategie d integrazione delle politiche con particolare riferimento a: ambiente, agricoltura e foreste; ambiente ed industria; ambiente e mobilità; ambiente e salute; ambiente e formazione; politiche integrate per il mare e per la montagna. Nel dettaglio circa le aree di azione prioritaria ed i macrobiettivi, analogamente al precedente P.R.A.A ed in linea con il VI Programma di Azione Ambientale dell Unione Europea, il Piano individua 4 aree di azione prioritaria che tendono a semplificare le molteplici problematiche ambientali raggruppandole nei seguenti settori prioritari di intervento: 1. Cambiamenti climatici 2. Natura, biodiversità e difesa del suolo 3. Ambiente e Salute 4. Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti Per ciascuna area il piano fissa gli obiettivi generali della politica regionale (macro obiettivi) che la regione intende perseguire al fine di mitigare le principali criticità ambientali del territorio regionale. Sintesi Aree di Azione Prioritaria-macroobiettivi AREE DI ID MACRO OBIETTIVI

113 AZIONE Cambiamenti climatici Natura, biodiversità e difesa del suolo Ambiente Salute e Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti MO 1 Ridurre le emissioni di gas serra 2 Razionalizzare e ridurre i consumi energetici 3 Aumentare la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili 4 Aumentare la percentuale di aree protette, migliorarne la gestione e conservare la biodiversità terrestre e marina 5 Ridurre la dinamica delle aree artificiali 6 Mantenimento e recupero dell equilibrio idrogeologico e riduzione dell erosione costiera 7 Prevenzione del rischio sismico e riduzione degli effetti 8 Ridurre la percentuale di popolazione esposta all inquinamento atmosferico 9 Ridurre la percentuale di popolazione esposta all inquinamento acustico, elettromagnetico e alle radiazioni ionizzanti 10 Ridurre gli impatti dei prodotti fito-sanitari e delle sostanze chimiche pericolose sulla salute umana e sull ambiente 11 Ridurre il grado di rischio di accadimento di incidente rilevante nel settore industriale 12 Ridurre la produzione totale di rifiuti, migliorare il sistema di raccolta e diminuire la percentuale conferita in discarica 13 Bonificare i siti inquinati e ripristinare le aree minerarie dismesse 14 Tutelare la qualità delle acque interne e costiere e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica Accanto ai 14 macro obiettivi, per ciascuno dei quali il P.R.A.A. individua obiettivi specifici e interventi da realizzare, si aggiungono 6 macrobiettivi di natura trasversale alle 4 aree di azione, ritenuti particolarmente strategici proprio in virtù del loro carattere intersettoriale. Essi sono: - implementazione ed integrazione dei quadri conoscitivi e dei sistemi informativi - ricerca ed innovazione - cooperazione internazionale - comunicazione per l eco-efficienza e l educazione ambientale sul territorio - implementazione e valutazione dello sviluppi sostenibile - coordinamento, monitoraggio e aggiornamento del PRAA/ mitigazione degli effetti In termini più operativi il piano, in base ai macroobiettivi sinteticamente richiamati, sviluppa quindi gli obiettivi specifici da perseguire e gli interventi (azioni) ritenuti necessari per il loro conseguimento attraverso la formulazione di specifiche Schede Obiettivi-Interventi. In questo quadro inoltre il P.R.A.A ripropone le zone di criticità ambientale individuate dal precedente piano dando per ognuna di esse obiettivi specifici ed interventi territoriali. In questo quadro si rileva che il Comune di San Romano in Garfagnana non è interessato da nessuna delle zone di criticità evidenziate dal Piano. Al fine di conseguire gli obiettivi il P.R.A.A delinea infine il quadro delle risorse finanziarie, gli strumenti per la concreta realizzazione degli interventi, il sistema delle Agenzie Regionali a supporto della programmazione degli interventi ed infine il sistema di monitoraggio. Si ricorda che la regione Toscana vista anche l avvenuta scadenza del vigente P.I.E.R. (Piano di Indirizzo Energetico Regionale), sta provvedendo ad elaborare un unico Piano di azione ambientale e energetica (Piano ambientale ed energetico regionale P.A.E.R.) per gli anni che vuole essere un evoluzione del Piano regionale di azione ambientale confermandone la natura di strumento strategico, dettando obiettivi e indirizzi generali per l intera programmazione ambientale e facendo confluire al suo interno anche il Piano di indirizzo energetico regionale e il Programma regionale per le aree protette. Inoltre nel nuovo strumento di programmazione dovrebbe confluire anche il nuovo Piano per la biodiversità. Nello specifico il P.A.E.R. dovrebbe contenere le azioni rivolte a ridurre i consumi energetici, le emissioni di gas serra e ad aumentare la produzione di energie da fonti rinnovabili; quelle rivolte ad aumentare la fruibilità turistica e la gestione sostenibile delle aree protette; quelle mirate a prevenire il rischio idraulico e il rischio sismico; quelle per la riduzione della produzione totale dei rifiuti

114 7.3. Proposta di Piano del Parco dell Appennino Tosco - Emiliano L Ente parco nazionale dell Appennino Tosco-Emiliano ha recentemente presentato la proposta di Piano e Regolamento del Parco, redatti secondo le modalità e le indicazioni definite dalla Legge n 394 del 06/12/91 (Legge quadro sulle Aree Protette).. Nello specifico, come si evince dalla lettura degli elaborati, la proposta di Piano del Parco segue un impostazione olistica e ricerca l integrazione tra i diversi elementi fisici, biologici e antropici, in una logica che valuta i sistemi naturali come risorsa fondamentale, senza però trascurare l opera che l uomo ha lasciato come segno di cultura. Secondo questa logica il Piano intende essere il punto d incontro e di equilibrio dei principali obiettivi di gestione: conservazione e restauro dei valori naturali e culturali e promozione di uno sviluppo economico e sociale del territorio locale. Di conseguenza, l approccio del piano punta sull integrazione tra le diverse discipline relative alla gestione della natura, del paesaggio, degli usi del suolo e delle attività di fruizione. Ai fini della sua facile usabilità, perseguita come obiettivo prioritario dall Ente parco, il Piano è organizzato in modo che risultino chiaramente distinguibili le parti di analisi e di interpretazione da quelle progettuali e da quelle normative, di cui sono distinti gli aspetti prescrittivi e quelli di indirizzo. Il piano suddivide il territorio in zone assoggettate a diverso grado di protezione, con riferimento alle categorie di cui all art.12 della L. 394/91 precedentemente richiamata. In particolare: - Zone A: riserve integrali; - Zona B: riserva generale orientata; - Zona C: aree di protezione; - Zone D: aree di promozione economica e sociale. Il piano individua inoltre i principali sistemi di accessibilità veicolare e pedonale al parco (accessi e viabilità, rete dei sentieri, ecc.), nonché le attività economiche e di fruizione (risorse storico culturali ed economiche, turismo, attività agro silvo pastorali, ricerca scientifica e monitoraggio ambientale) ritenute attinenti e correlate alle finalità istitutive del parco. Il sistema normativo, organizzato con riferimento alle principali politiche del Piano e alle relative zonizzazioni, si articola secondo diverse tipologie e gradi di cogenza determinati dagli obiettivi e dalla praticabilità delle politiche. In particolare: - norme prescrittive (vincoli); - norme di indirizzo (percorsi per la gestione); - progetti di intervento (come strumento di verifica e perfezionamento del dispositivo normativo. Il Piano, oltre a configurare lo scenario evolutivo del territorio ricompreso nel suo perimetro, fornisce orientamenti anche per le aree esterne, finalizzati da un lato ad evitare per un verso che pressioni del contesto territoriale limitino l efficacia delle politiche interne al Parco e dall altro a ricostruire la rete di relazioni ecologiche ed economico-sociali necessarie per garantire l evoluzione degli ecosistemi e per rendere adeguati gli accessi ed il sistema di fruizione da parte dei visitatori. Tali orientamenti e le conseguenti disposizioni dovranno trovare forme di attuazione, diverse da quelle del Piano del Parco, ma coerenti con le sue strategie, investendo le competenze delle amministrazioni locali ed in particolare della ordinaria pianificazione del territorio: piani urbanistici comunali e intercomunali, piani di sviluppo delle comunità montane, piani territoriali e paesistici provinciali e regionali, piani di settore ai diversi livelli. In questo quadro risulta quindi decisiva l azione dell Ente Parco per promuovere accordi di programma, progetti integrati, programmi di riqualificazione, congruenti con l attuazione del Piano del Parco, tanto più in quanto si sarà affermato nella gestione oltre che nella costruzione un rapporto di stretto coordinamento tra Piano del Parco e Piano Pluriennale Economico e Sociale per la promozione delle attività compatibili. Ai fini della conformità del P.S. al R.U. in attesa dell approvazione del Piano del parco si devono considerare le disposizioni indicate all allegato A al D.P.R. 21 maggio 2001 (Istituzione del parco nazionale dell Appennino Tosco Emiliano). In questo quadro il Comune, in applicazione dell articolo 6 (regime autorizzativo generale), deve inviare la proposta di P.S. all Ente parco ai fini della definizione di un intesa istituzionale. Infatti, l adozione di nuovi strumenti urbanistici

115 generali (come evidentemente anche il P.S. nel caso toscano) deve essere, per norma, preceduta da un intesa preliminare relativamente alla parte di territorio comunale ricadente in area parco. 8. VALUTAZIONE DI COERENZA, CONFORMITA E COMPATIBILITA 8.1. Verifica di conformità e coerenza interna ed esterna VERIFICA DI COERENZA DELLA DISCIPLINA DEL P.S. CON IL P.I.T. E IL P.T.C. La valutazione di coerenza e di conformità del P.S. sia per la parte statutaria che per quella strategica, si effettua rispetto agli strumenti della pianificazione regionale, ovvero il P.I.T. (compreso il controllo di conformità alle prescrizioni e misure di salvaguardia), e provinciale (P.T.C.). Tale verifica viene effettuata attraverso la costruzione di una matrice a doppia entrata che riporta nelle colonne obiettivi, direttive e prescrizioni degli strumenti della pianificazione territoriale di riferimento (specificatamente individuati e descritti in altre parti del presente Rapporto) e nelle righe l elenco sintetico delle disposizioni del P.S. sia per la parte statutaria che strategica. In particolare gli elementi di quadro propositivo sottoposti a valutazione di coerenza sono in sintesi: a) il quadro conoscitivo redatto per il P.S. (le indagini geologico tecniche e le indagini territoriali, paesaggistiche, urbanistico ed edilizie); b) le disposizioni generali del P.S., le finalità, i contenuti, l ambito di applicazione del P.S., la sua articolazione (statutaria e strategica), gli elaborati costitutivi e l efficacia degli elementi cartografici, vengono descritti gli obiettivi di carattere sovra comunale e locale, che risultano il riferimento per l individuazione delle strategie e delle azioni progettuali. c) Lo statuto del territorio, con in dettaglio la disciplina delle invarianti strutturali e dei sistemi territoriali. - Per quanto riguarda le invarianti strutturali il P.S. individua una declinazione del sistema delle risorse secondo gli assetti e la caratterizzazione che di esse si ha sul territorio comunale, per le quali si specifica la definizione e l identificazione (anche in riferimento alle indicazioni cartografiche), le azioni attribuite alle invarianti strutturali e i conseguenti livelli di qualità che esse devono conservare, recuperare valorizzare, tenendo conto del grado di tutela e delle categorie d intervento specificate per ogni singola e specifica invariante. In particolare le invarianti risultano essere: La rete delle acque: - la struttura dei corsi d acqua, del Serchio e dei corsi d acqua minori e i loro elementi costitutivi alvei, argini, formazioni riparali, quali elementi strutturanti il territorio che ne hanno caratterizzato e ne caratterizzano la conformazione; - corpi idrici, bacini d acqua e laghi; elementi antropici che caratterizzano il territorio e rappresentano una fonte rilevante di produzione di energia; - le sorgenti; esse costituiscono una risorsa naturale fondante il territorio, da preservare al fine della sostenibilità ambientale e degli insediamenti; - le raccolte d acqua: abbeveratoi, pozze anche temporanee, da preservare in quanto punti di abbeveratoio per la fauna (insetti, anfibi e animali selvatici).. Il territorio rurale: - le praterie di crinale per il valore ecologico e la funzione naturalistica, paesaggistica e culturale che hanno rappresentato e che tuttora rappresentano; - le emergenze naturalistico ambientali e geologiche come elementi di rarità e di valore naturale e scientifico; - gli assetti agrari di valore paesaggistico (quali, ad esempio, il contesto ambientale delle aree terrazzate), di importanza antropica e di valore ai fini della stabilità dei versanti; dette aree

116 sono caratterizzate da colture agrarie tipiche quali i vigneti, i frutteti, gli orti, elementi agrari che costituiscono residue testimonianze dell economia e della civiltà agricola dei luoghi; - le aree a prevalente e ad esclusiva funzione agricola, all interno delle quali si distinguono le colture agrarie (seminativi, vigneti) e gli elementi agrari che costituiscono, residui testimoniali dell antica economia agricola; le aree agricole caratterizzate da siepi naturali divisorie, alberature, macchie e fasce alternate a colture promiscue; gli assetti vegetazionali di valore paesistico e gli elementi naturali e antropici che caratterizzano il paesaggio dell intera area montana; - gli insediamenti di origine agricola-pastorale (con alpeggi, capanne, caselli, ecc.) individuati nel Q.C., tipici di una struttura antropica che assume forti valori dal punto di vista del paesaggio e della testimonianza storico-sociale della Valle del Serchio; - le aree utilizzate a prato-pascolo; - i viali alberati e gli individui vegetali isolati che caratterizzano il paesaggio rurale, urbano e stradale dell intera area. Le aree boscate Le aree boscate, in seguito ad una più precisa e compiuta perimetrazione saranno assoggettate dal R.U. e dagli strumenti di pianificazione specialistica o dai piani di settore e tenendo conto delle disposizioni di cui alla L.R. 21 marzo 2000 n. 39 (e successive modifiche e integrazioni), a diversi regimi di gestione ( conservazione, mantenimento; consolidamento;modificabilità; trasformazione) sulla base delle diverse condizioni e qualità delle singole aree individuate. Il territorio degli insediamenti Costituito dai centri abitati, nuclei e complessi edilizi di matrice insediativa antica (quali: San Romano, Sillicagnana, Naggio, Villetta, Sambuca, Verrucole, Bacciano, Villa), che comprendono edifici dell architettura religiosa, dell architettura militare (fortezze, torri, rocche); dell architettura per la produzione (metati, mulini, ecc.); dalle aree di ritrovamento o potenziale ritrovamento dei reperti archeologici; dalle aree ed edifici ad uso turistico ricettivo degli alpeggi e dei villaggi turistici montani. Per ogni singola realtà insediativa sopra descritta si individuano diversi gradi di tutela. Le infrastrutture per la mobilità - la rete viaria principale di interesse sovracomunale costituita dalla strada provinciale di San Romano e dal suo raccordo con la viabilità in riva destra del Serchio, sulla quale si attesta il sistema dei collegamenti trasversali; - la viabilità comunale principale di collegamento del sistema insediativo storico della collina e della montagna con le aree di fondovalle che deve essere oggetto di integrazione; - i tracciati viari antichi, le mulattiere e la rete dei sentieri, le strade di matrice antica che hanno assunto valenza escursionistica e turistica; - i manufatti storici viari (ponti, viadotti, ecc.); - le strade panoramiche e punti panoramici per la loro valenza paesaggistica, che devono essere oggetto di interventi di miglioramento; - la linea ferroviaria e le attrezzature ad essa connesse (stazione, ponti, gallerie, edifici per la manutenzione e la manovra). Per quanto riguarda i sistemi territoriali il P.S. individua Sistemi territoriali in conformità con il piano provinciale e un unico sub sistema territoriale finalizzato a meglio garantire la coerenza con gli indirizzi espressi dalla proposta di Piano del Parco Nazionale dell Appennino Tosco Emiliano. In particolare per ogni sistema territoriale si individuano obiettivi e la disciplina e destinazioni d'uso delle invarianti strutturali del sistema territoriale. Si ricorda che i sistemi e sub-sistemi territoriali individuati sono i seguenti: - Sistema territoriale montano (A) - Sub-sistema territoriale del crinale appenninico (A.1) - Sistema territoriale della mezzacosta appenninica e dei centri abitati (B) - Sistema territoriale del fondovalle del fiume Serchio (C). Conclude la definizione dello statuto del territorio la definizione dei sistemi funzionali, finalizzati all identificazione della struttura funzionale degli insediamenti e del territorio aperto con la declinazione di obiettivi ed indirizzi tesi alla formazione di strumenti operativi e progetti da attuarsi al momento della redazione del R.U.. I sistemi funzionali individuati sono:

117 - Sistema funzionale dell insediamento umano antico e recente - Sistema funzionale dell efficienza del territorio - Sistema funzionale per la valorizzazione paesaggistica e la fruizione turistica - Sub-sistema funzionale della ricettività - Sub-sistema funzionale degli alpeggi d) La strategia dello sviluppo. La parte strategica del P.S. viene delineata tramite la definizione del dimensionamento sostenibile che definisce: - il dimensionamento e carico ammissibile del territorio - le disposizioni per applicare e tradurre nel R.U. il dimensionamento del P.S. - le indicazioni per la qualità degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia - le disposizioni ai fini del perseguimento della qualità degli insediamenti attraverso il soddisfacimento delle aree a standard urbanistici La strategia inoltre va a disciplinare le Unità Organiche Elementari: con apposito allegato, per ogni U.T.O.E., sono dati descrizione, caratteri prevalenti, indirizzi e prescrizioni operative, carichi massimi ammissibili ( popolazione residente; abitanti potenzialmente insediabili, previsti; dotazione e verifica degli standard ex D.M n. 1444; dimensionamento dei carichi insediativi residenziali; dimensionamento delle aree ad uso produttivo; dimensionamento delle aree per attrezzature turistico ricettive) e) L aggiornamento delle indagini geologico tecniche, anche in base alle vigenti disposizioni, connesse con l introduzione delle disposizioni finalizzate alla tutela dell integrità fisica del territorio, cui è dedicata una specifica sezione delle norme di attuazione. Entrando nel merito delle attività valutative, la verifica e il controllo di coerenza e di conformità rispetto al piano regionale (P.I.T.) è in particolare relativa a: - le prescrizioni del P.I.T. riferite alle invarianti strutturali riconosciute dal piano regionale stesso, quelle introdotte con le direttive generali e le misure di salvaguardia; - la disciplina paesaggistica del P.I.T. riferita all ambito n.3 Garfagnana. Il controllo di conformità delle previsioni del P.S. allo strumento di pianificazione regionale si è quindi mosso partendo dall attenta lettura delle disposizioni del P.I.T. approvato (disciplina di piano), nonché della successiva variante di implementazione della disciplina paesaggistica adottata. L approfondimento delle disposizioni da prendere in considerazione ai fini del controllo di conformità risulta puntualmente descritto attraverso lo specifico allegato al presente documento (si veda in dettaglio l allegato C) nel quale sono evidenziati e descritti in particolare gli elementi e le disposizioni da prendere in considerazione ai fini della verifica di coerenza. In particolare sono individuati come contenuti da prendere in considerazione, oltre a quelli strategici generali del piano (metaobiettivi e obiettivi conseguenti, direttive generali e salvaguardie della disciplina di piano), le prescrizioni, le prescrizioni correlate e le direttive riferite alle singole Invarianti Strutturali dell Agenda Statutaria (con particolare attenzione per quelle relative alle Invarianti Strutturali Città policentrica e Patrimonio territoriale ), nonché agli obiettivi di qualità e le conseguenti azioni prioritarie riferite (secondo quanto indicato dalle misure di salvaguardia di cui all articolo 36 del P.I.T.) ai caratteri strutturali del paesaggio indicati alla scheda dell ambito di denominato Garfagnana (entro cui ricade interamente il Comune di San Romano). In particolare nella prima parte della matrice sono indicate le disposizioni che sono da prendere in considerazione in relazione alle prescrizioni e alle prescrizioni correlate riferite a quelle invarianti strutturali del P.I.T. che potenzialmente possono interessare il territorio comunale di san Romano in Garfagnana, ovvero: - l invariante strutturale città policentrica, ovvero alle definizioni tematiche turismo, commercio, comprendenti prescrizioni riferite alla mobilità infra e interregionale, alla qualità della città Toscana; - l invariante strutturale patrimonio collinare, ovvero alle definizioni tematiche la conservazione attiva del suo valore, la conservazione attiva delle risorse agroambientali e paesaggistiche oltreché sociali ed economiche, il controllo del turismo, delle attività ricreative e del tempo libero, comprendenti prescrizioni riferite alla qualità come criterio progettuale, all esclusione delle lottizzazioni, all impedimento degli usi impropri o contrari al valore

118 identitario, alla tutela del territorio a bassa densità insediativa come elemento di qualità, ai nuovi impegni di suolo per la riqualificazione degli insediamenti esistenti, al rispetto delle condizioni per nuove strutture ricettive rurali, alle limitazioni degli impianti sportivi, alla localizzazione di nuovi impianti. Sono infine indicate le specifiche disposizioni relative alle direttive generali e alle misure generali di salvaguardia (articoli 36 del P.I.T. vigente e della variante adottata). Tali disposizioni qui richiamate in termini generali fanno riferimento specifico al testo normativo al fine di assicurare la corrispondenza tra processo valutativo ed efficacia della norma. La seconda parte della matrice risulta in particolare articolata prendendo a riferimento quanto indicato nella specifica scheda dell ambito di paesaggio Garfagnana, secondo i valori riconosciuti (naturalistici, storico culturali, estetico-percettivi) dei diversi elementi costitutivi (strutturali) del paesaggio (naturali, antropici, città ed insediamenti) identitari. In particolare nella seconda parte sono indicati come obiettivi di qualità da perseguire in riferimento agli specifici valori riconosciuti: a) per gli elementi costituitivi naturali e antropici: - i valori naturalistici - La diversificazione del mosaico agrario nei medi versanti della valle principale. - Il sistema del monte Castellino-Le Forbici. (SIR 10 Monte Castellino-Le Forbici) - Il sistema Parco dell Orecchiella-Pania di Corfino- Lamarossa Forbici. (SIR 11 Parco dell Orecchiella-Pania di Corfino- Lamarossa) - I castagneti da frutto. - i valori storico culturali - Il sistema degli insediamenti rurali di matrice storica - I piccoli nuclei elementari legati alle pratiche dell alpeggio. - Le infrastrutture a supporto dell attività agricola dei medi versanti (sistemazioni idraulicoagrarie, rete viaria rurale). - I manufatti legati alla civiltà della castagna. - i valori estetico-percettivi - I caratteri paesaggistici dei rilievi: la relazione tra elementi del sistema insediativo di matrice rurale e militare e sistema agricolo forestale. b) per gli insediamenti e le infrastrutture: - i valori storico-culturali - Il complesso di strutture militari per la difesa del territorio. - Il sistema degli edifici religiosi - La rete dei ponti storici e i viadotti ferroviari ottocenteschi. - Gli antichi percorsi - Opere di potenziamento delle reti stradali o ferroviarie. - i valori estetico percettivi - II caratteri paesaggistici dei rilievi espressi dalla relazione tra elementi del sistema insediativo di matrice rurale e del sistema agricolo forestale Tali disposizioni qui richiamate in termini generali sono riportate nel dettaglio in altre parti del presente Rapporto al fine di assicurare la corrispondenza tra processo valutativo ed efficacia della norma. Per la verifica di coerenza delle previsioni del P.S. con il P.T.C. della Provincia di Lucca la valutazione sinteticamente prende in considerazione quegli elementi di disciplina già dettagliatamente descritti in altre parti del presente Rapporto e sinteticamente di seguito elencati: - Obiettivi generali per la Valle del Serchio, qui di seguito riportati secondo la selezione fatta per la realtà territoriale rappresentata dal Comune di San Romano: a. La permanenza della popolazione insediata, anche in ragione delle funzioni di presidio ambientale che questa assolve, nei sistemi insediativi collinari e montani e la conseguente riduzione del drenaggio di popolazione verso il fondovalle e le aree esterne all ambito. b. La individuazione di ambiti territoriali al fine della promozione e dello sviluppo di politiche di crinale rivolte all integrazione interregionale e interprovinciale con lo scopo di perseguire uno sviluppo sostenibile ed ecologicamente compatibile delle comunità locali

119 c. La tutela dell integrità fisica e dell identità culturale del territorio comunale assunta come condizione per ogni ammissibile scelta di trasformazione fisica e/o funzionale. d. Il mantenimento e la valorizzazione degli ambienti e dei paesaggi fluviali, sia in termini di ecosistemi che di connettività ecologica degli stessi. e. Il miglioramento dell accessibilità complessiva all area attraverso: - l adeguamento della linea ferroviaria Lucca-Aulla affinché assolva il ruolo di asse primario nell organizzazione dei trasporti nell ambito; - l adeguamento, la razionalizzazione, la riqualificazione del sistema viario esistente e la sua integrazione funzionale. f. la rivitalizzazione del sistema insediativo di antica formazione (centri, nuclei e insediamenti sparsi di matrice antica) attraverso il mantenimento e l arricchimento dell identità socioculturale locale e l integrazione funzionale con il reticolo insediativo della valle del Serchio. g. la promozione di politiche di rete volte a migliorare l integrazione dei singoli centri nei sistemi territoriali locali, e il loro inserimento in circuiti di fruizione anche al fine di garantire i servizi essenziali alle comunità locali; h. L inibizione di un ulteriore accrescimento del sistema insediativo lungo la viabilità di fondovalle, al di fuori di aree già interessate da un processo di urbanizzazione consolidato o in atto. i. il mantenimento e il recupero funzionale e, ove occorra, la riorganizzazione e la razionalizzazione degli insediamenti produttivi di interesse locale. - Invarianti strutturali, ancora riportate previa selezione per la realtà territoriale del Comune di San Romano: - il territorio a prevalente naturalità di crinale, le relazioni tra le parti in cui questo si articola rivolte al mantenimento e all arricchimento delle condizioni di naturalità; - il sistema delle aree boscate e la funzione di connessione territoriale e ambientale che esso svolge anche attraverso le relazioni con i principali corsi d acqua al fine di realizzare una rete di corridoi ecologici; - il territorio del fiume Serchio quale componente di interesse sovra-provinciale e identificativa dell ambito territoriale dl coordinamento, con le sue pertinenze e il suo intorno a prevalente naturalità e le relazioni del fiume con gli abitati attraversati, da recuperare e valorizzare; - la stretta relazione tra le aree agricole della valle del Serchio con la rete dei centri di fondovalle e dei nuclei urbani dei versanti collinari e montani e con i castagneti da frutto; - il sistema delle relazioni a rete tra i centri e i nuclei abitati della Valle del Serchio; - il sistema della rete ferroviaria con le funzioni e le prestazioni contenute nei criteri e indirizzi attinenti la mobilità (Appendice 3 del P.T.C.); le stazioni ferroviarie quali elementi per l integrazione dei trasporti (pubblico-privato, ferro-gomma) e da valorizzare con l attribuzione di ulteriori funzioni di servizio (biglietterie automatizzate, ristoro, attività terziarie, etc.); - la riorganizzazione, il recupero funzionale e la messa in sicurezza della viabilità esistente di interesse provinciale e/o sovracomunale, nonché della rete sentieristica escursionistica da inserire o già inserita nel catasto della rete regionale (ai sensi della L.R. 17/98). Conclude la parte di verifica di coerenza con il piano provinciale il controllo degli indirizzi ed eventuali prescrizioni in relazione ai seguenti tematismi: - Condizioni di fragilità; - Territorio rurale (comprensivo dei contenuti delle singole schede); - Mobilità e rete infrastrutturale (comprensivo dei contenuti delle singole schede). Il controllo di coerenza avviene, sulla base di preliminari verifiche effettuate anche con il riscontro puntuale del sistema di elementi e componenti individuati ai fini della valutazione, attraverso l ausilio di operazioni di overlay mapping, esprimendo un giudizio che riscontra, in relazione alla specifica modifica (determinata dalla variante), una delle seguenti condizioni: - Assenza di relazione biunivoca tra disciplina del P.S. e disciplina dello specifico strumento di pianificazione considerato con effetti ininfluenti ai fini della verifica di coerenza e conformità

120 con lo strumento di pianificazione stesso (non interagente); - Presenza di relazione biunivoca tra disciplina del P.S e disciplina dello specifico strumento di pianificazione considerato con effetti ininfluenti ai fini della verifica di coerenza e conformità con lo strumento di pianificazione stesso (non in contrasto e conforme); - Presenza di relazione biunivoca tra disciplina del P.S e disciplina dello specifico strumento di pianificazione considerato con effetti positivi ai fini della verifica di coerenza e conformità con lo strumento di pianificazione stesso (coerente e conforme); - Presenza di relazione biunivoca tra disciplina del P.S. e disciplina dello specifico strumento di pianificazione considerato con effetti potenzialmente critici ai fini della verifica di coerenza e conformità con lo strumento di pianificazione stesso, ma mitigabili e/o compensabili con l introduzione di specifiche misure e disposizioni normative (coerente e conforme con prescrizioni); - Presenza di relazione biunivoca tra disciplina del P.S e disciplina dello specifico strumento di pianificazione considerato con effetti potenzialmente critici ai fini della verifica di coerenza e conformità con lo strumento di pianificazione stesso e non mitigabili e/o compensabili con l introduzione di specifiche misure e disposizioni normative (non coerente e in contrasto). Se nei primi tre casi il processo di valutazione consente di dichiarare conformi le norme introdotte dal P.S. negli ultimi due casi il processo valutativo si comporta suggerendo specifiche disposizioni da introdurre nell apparto normativo (caso quarto), ovvero con la proposta di emendamento delle specifiche disposizione ritenuta in contrasto (caso quinto). In questo quadro pertanto il processo di valutazione si concretizza anche con la proposizione di specifiche determinazioni volte a proporre appropriate integrazioni del quadro propositivo di P.S. nell ambito dell articolato normativo. A tale riguardo è infine da sottolineare che per sua natura il processo di formazione del P.S. si pone come obiettivo prioritario il recepimento e l introduzione nella disciplina di piano di specifiche disposizioni volte ad assicurare l applicazione delle norme regolamentari e legislative regionali. e soprattutto di declinare alla scala comunale e locale le indicazioni e prescrizioni degli altri strumenti di pianificazione (regionale e provinciale) vigenti. Pertanto la disciplina di P.S. nel conformarsi alla disciplina del P.I.T. e del P.T.C. ne risulta per sua natura implicitamente conforme e coerente VERIFICA DEGLI OBIETTIVI DELL ATTO DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO Nell avvio del procedimento per il P.S. sono stabiliti una serie di obiettivi di cui la valutazione deve verificare la coerenza nel processo di formazione del piano stesso. Sinteticamente questi obiettivi sono i seguenti: Obiettivi generali ob.1 ob.2 ob.3 ob.4 ob.5 ob.6 Tutela dell'integrità fisica del territorio Valorizzazione dei sistemi insediativi storici e dei sistemi ambientali tutela e valorizzazione delle aree agricole Corretto dimensionamento, la riorganizzazione del sistema residenziale, produttivo, turistico e commerciale; La dotazione e la massima funzionalità dei servizi e delle attrezzature L'applicazione estesa del recupero edilizio secondo i metodi del restauro architettonico, del restauro urbano e del restauro del territorio La valutazione di coerenza e di conformità del P.S con tali obiettivi è stata svolta, come la precedente valutazione di conformità con gli strumenti della pianificazione, ancora attraverso la costruzione di una matrice a doppia entrata che riporta nelle colonne il riferimento agli obiettivi

121 Ridurre le emissioni di gas serra Razionalizzare e ridurre i consumi energetici Aumentare l energia proveniente da fonti rinnovabili Aumentare e e le aree protette Ridurre la dinamica delle aree artificiali Mantenimento e recupero dell equilibrio idrogeologico Prevenzione del rischio sismico e riduzione degli effetti Ridurre popolazione esposta all inquinamento atmosferico Ridurre popolazione esposta all inquinamento acustico, elettromagnetico e alle radiazioni ionizzanti Ridurre gli impatti dei prodotti fito-sanitari e delle sostanze chimiche pericolose sulla Ridurre salute umana il grado e sull ambiente di rischio di accadimento di incidente rilevante nel settore industriale Ridurre la produzione totale di rifiuti, migliorare il sistema di raccolta e diminuire la percentuale conferita in discarica Bonificare i siti inquinati e ripristinare le aree minerarie dismesse Tutelare la qualità delle acque interne e costiere e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale sopraelencati attraverso identificativo numerico, e nelle righe l elenco sintetico delle disposizioni del P.S. sia per la parte statutaria che strategica (allegato C). Ne emerge una piena compatibilità e coerenza tra gli obiettivi precedentemente esposti e la disciplina del piano CONTROLLO DI COERENZA CON GLI ALTRI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Per verificare la coerenza del P.S. con i macro-obiettivi del Piano regionale di azione ambientale (P.R.A.A.) è stata elaborata una tabella di valutazione che confronta gli obiettivi e le azioni del P.S. relativamente alle risorse e alla loro specifica declinazione a livello locale con i macro obiettivi del PRAA, indicando con il colore verde elementi di coerenza, seppure rapportati alla scala e all operatività del P.S.; in colore giallo elementi di indirizzo che concorrono anche indirettamente al conseguimento dei macro obiettivi indicati dal PRAA; in colore rosso eventuali elementi di criticità e con la X quegli obiettivi che non interessano la realtà territoriale di S. Romano: Macro-obiettivi del PRAA Piano Strutturale Cambiamenti climatici Natura, biodiversità e difesa del suolo Ambiente e Salute Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti Disposizioni per la risorsa acqua e per la gestione delle acque meteoriche Limitazioni alle trasformazioni e le prescrizioni per il R.U. per le diverse classi di vulnerabilità idrogeologica Le attività produttive e agricole dovranno prevedere: il riciclo di acque interne, il riuso di acque esterne, il riuso consortile o limitrofo di acque interne con sistema di utilizzo a cascata; la raccolta e l impiego delle acque meteoriche, nonché il contenimento della impermeabilizzazione dei suoli ; la promozione di metodi e tecnologie per il risparmio idrico Disposizioni per la risorsa aria Effettuare il controllo periodico della qualità dell aria in prossimità delle zone interessate dalla presenza lungo le strade provinciali e regionali ad intenso traffico veicolare X X X

122 Evitare il verificarsi di superamenti dei livelli di attenzione e di allarme e perseguire gli obiettivi di qualità fissati dalla vigente normativa nazionale e regionale (segue elenco azioni) Disposizioni per la risorsa clima Gli interventi previsti dal P.S. devono adeguarsi al DM. 60 del , relativo ai valori limite di qualità dell aria per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio ecc.; Al DL 351 del , relativo alla valutazione e gestione della qualità dell aria; alle direttive per il miglioramento dell aria del P.T.C. Disposizioni per la risorsa energia Indirizzi e disposizioni per il R.U. e il R.E.C. per la risorsa energia, in conformità con le linee tracciate dalla L.R. n. 39 del Disposizioni in materia di energia); al Piano di indirizzo energetico regionale (PIER); al Programma energetico della Provincia di Lucca. Disposizioni per la risorsa suolo e sottosuolo Integrità della risorsa suolo e sottosuolo: individuazione delle condizioni di fragilità geomorfologica e sismica del territorio; limitazioni alle trasformazioni e prescrizioni per il R.U. per le diverse classi di pericolosità. Disposizioni per la risorsa rifiuti Disposizioni per la risorsa rifiuti: obiettivi di contenimento delle quantità di rifiuti anche attraverso la raccolta dei rifiuti organici domestici, gli scarti di giardinaggio, le potature ecc. alla produzione di fertilizzante mediante processi di compostaggio in appositi composter di uso familiare Disposizioni per la risorsa clima acustico Eventuali piani di risanamento acustico. Adeguamento del R.U. alle previsioni del piano di zonizzazione acustica; Integrazioni al momento della redazione del P.U.T.; identificazione di dettaglio di aree acusticamente omogenee. Disposizioni in materia di inquinamento elettromagnetico Limitazioni per il R.U. relativamente alle aree interessate dagli elettrodotti

123 Dalla tabella si evince che il dispositivo normativo del P.S. definisce un quadro omogeneo di indirizzi ed obiettivi concorrenti al conseguimento dei macro obiettivi del P.R.A.A., collocando il progetto di P.S. in un quadro di complessiva coerenza con i piani di settore regionali. La verifica di coerenza con il Piano di assetto idrogeologico del Bacino del fiume Serchio (P.A.I.) prende in considerazione il fatto che il quadro conoscitivo a corredo del P.S. è stato elaborato sulla base delle disposizioni vigenti, nel rispetto delle direttive previste dall ALL. A del Regolamento R.T. 26/R attuativo dell articolo 62 della legge regionale 3 gennaiob2005, n. 1 - Norme per il governo del territorio. La pericolosità geologico-tecnica, idraulica, idrogeologica e legata a problematiche di tipo sismico tiene conto delle perimetrazioni riportate sulla cartografia allegata al Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) dell Autorità di Bacino del F. Serchio, delle indicazioni del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) della Provincia di Lucca, nonché dei risultati degli studi condotti nel tempo sul territorio comunale ed in particolare degli elaborati geologico-tecnici degli studi sopra nominati. E stato fatto comunque carico alla relazione geologica, in qualsiasi categoria di intervento, di confermare il livello di pericolosità e di verificare la conseguente fattibilità geomorfologica, sismica idraulica ecc., con particolare attenzione al quadro evolutivo geomorfologico dell'intorno significativo dell'area di intervento (ad esempio innesco di nuovi dissesti non ancora cartografati nello S.U., aggravio di quelli cartografati, variazione dell'area potenzialmente influenzabile da dissesti esterni alla sede dell'intervento in esame). Prendendo atto, dunque, anche dei vincoli discendenti dal Piano di Bacino precedentemente descritti (cap. 7.3) sono state effettuate valutazioni prendendo atto dell'aggiornamento della documentazione adottata nel dicembre 2010 in base alle indicazioni fornite in sede di integrazione dell'avvio del procedimento in tal modo comprendendo, ove più restrittivi i vincoli dell'aggiornamento. E stata dunque presentata nel Piano Strutturale una cartografia con alcuni aggiornamenti e minime variazioni interpretative geologiche. Per quanto concerne infine la verifica di coerenza con gli strumenti di pianificazione e programmazione del Parco Nazionale dell Appennino, nel quadro delle attività di collaborazione interistituzionale il Comune di concerto con l Ente parco ha promosso lo cambio delle conoscenze e la fattiva integrazione, secondo le diverse competenze, dei contenuti progettuali dei rispettivi strumenti (Piano del parco e Piano Strutturale) stante la contemporaneità delle fasi di formazione. Con questo approccio il P.S. di San Romano in Garfagnana ha provveduto a tenere conto, nell ambito della propria disciplina della Strategia di sviluppo, l articolazione in zone a diverso grado di protezione e le relative norme prescrittive e/o di indirizzo, nonchè i progetti di intervento indicati dalla proposta di Piano del parco. Secondo quanto previsto dall allegato A al D.P.R. 21 maggio 2001 (Istituzione del parco nazionale dell Appennino Tosco Emiliano) il Comune, in applicazione dell articolo 6 (regime autorizzativo generale), ha inviato la proposta di P.S. all Ente parco ai fini della definizione di un intesa istituzionale. Infatti, l adozione di nuovi strumenti urbanistici generali (come evidentemente anche il P.S. nel caso toscano) deve essere, per norma, preceduta da un intesa preliminare relativamente alla parte di territorio comunale ricadente in area parco. Il procedimento si è quindi concluso con la specifica deliberazione del Consiglio Direttivo dell Ente Parco che ha accolto favorevolmente la proposta di P.S., ritenuta peraltro coerente, oltre che con le disposizioni normative di tutela e protezione vigenti, anche con la proposta di Piano del Parco Verifica e controllo di compatibilità ambientale (degli effetti) VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ DELLA DISCIPLINA DI P.S. La valutazione di compatibilità ambientale delle disposizioni normative del P.S. è effettuata attraverso l ausilio di una matrice di valutazione (allegato D) che controlla e verifica il potenziale

124 impatto e gli effetti sugli indicatori ambientali caratterizzanti le diverse risorse essenziali, (individuati nel rapporto preliminare e ulteriormente integrati, aggiornati e implementati in questa specifica fase di valutazione, di cui al precedente paragrafo 3.7.) determinati dall insieme delle disposizioni normative di P.S. con particolare attenzione per quelle a contenuto statutario e strategico. Il controllo avviene mediante l allestimento di una matrice a doppia entrata che riporta nelle colonne le risorse essenziali e i relativi indicatori di sostenibilità e nelle righe l elenco sintetico degli elementi della disciplina di P.S sottoposti a valutazione con particolare attenzione per gli elementi di quadro propositivo già definiti ed elencati nel precedente paragrafo nell ambito della valutazione di coerenza. Entrando nel merito delle attività valutative di compatibilità della disciplina di P.S. rispetto agli indicatori ambientali caratterizzanti le singole risorse essenziali, esse avvengono esprimendo un giudizio sintetico che riscontra, in relazione alla specifica normativa, una delle seguenti condizioni: - la specifica disciplina del P.S. non produce, per intensità, contenuto e forma, effetti sulla risorsa / fattore specificatamente considerato (assenza di interazione - compatibile); - la specifica disciplina del P.S. non interferisce o si relazione positivamente (non generando criticità) sulla risorsa / fattore specificatamente considerato (effetto compatibile); - la specifica disciplina del P.S. interferisce con la risorsa / fattore specificatamente considerato ma sono individuabili semplici misure di mitigazione degli effetti potenzialmente determinabili (effetto compatibile con cautele); - la specifica disciplina del P.S. interferisce con la risorsa / fattore specificatamente considerato in modo tale da generare probabili criticità ma sono individuabili misure di mitigazione e/o compensazione degli effetti potenzialmente determinabili (effetto compatibile a specifiche condizioni); - la specifica disciplina del P.S. interferisce con la risorsa / fattore specificatamente considerato in modo tale da generare criticità di cui la valutazione esprime con difficoltà misure tali da assicurare la mitigazione e/o compensazione degli effetti potenzialmente determinabili (effetto non compatibile); - la specifica disciplina del P.S. interferisce con la risorsa / fattore specificatame. nte considerato in modo tale da generare probabili/possibili criticità non adeguatamente valutabili e si ritengono necessari ulteriori approfondimenti di dettaglio da condursi con gli atti di governo del territorio (effetto da valutare con attenzione in successive fasi). Se nei primi quattro casi il processo di valutazione consente di dichiarare la compatibilità generale della disciplina del P.S. negli ultimi due casi il processo valutativo si comporta suggerendo specifiche disposizioni da introdurre nell apparto normativo (caso quinto), ovvero con la proposta di emendamento o di ulteriore approfondimento della specifica disposizione ritenuta in contrasto (caso sesto). Nel successivo capitolo 9 sono indicate le misure integrative della valutazione in riferimento agli esiti del processo valutativo qui descritto. A tale riguardo è comunque da sottolineare che una parte consistente del P.S. si basa sull espressa introduzione nelle norme di specifiche disposizioni regolamentari e normative regionali, pertanto tali norme sono per sua natura implicitamente conformi e coerenti VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ DEI CARICHI INSEDIATIVI (DIMENSIONAMENTO) La verifica di sostenibilità dei carichi insediativi definiti ed individuati dal P.S., tenendo a riferimento le metodologie e le espressioni di calcolo del fabbisogno residenziale specificatamente argomentate nel quadro conoscitivo del P.S. (nonché nella relazione di piano che effettua specifiche considerazioni in applicazione di direttive del P.T.C. della Provincia di Lucca), è svolta attraverso la costruzione di una matrice di contabilità ambientale (allegato E) elaborata a livello di ogni singola U.T.O.E. (che risultano gli ambiti spaziali di riferimento per la definizione del dimensionamento del P.S.), e quindi più complessivamente per l intero territorio comunale. In particolare la matrice considera i carichi insediativi individuati dal P.S., in modo da valutare gli effetti sul sistema di risorse considerate che, in questo caso, sono tradotte in pressioni potenziali, espresse con specifici indicatori e parametri alfa-numerici ottenuti con appropriate formule di

125 Sup.ter (mq) Popolazione residente (31/12/2002) Densità abitativa (ab/km2) RESIDENZIALE Nuove Abitazioni da recupero (n) RESIDENZIALE Nuove Abitazioni da nuova edificazione (n) RESIDENZIALE S.U.L. da nuova edificazione (mq) TOTALE RESIDENZIALE (da nuova edificazione e da recupero) Nuove Abitazioni (n) TOTALE TURISTICO RICETTIVO Posti letto (pl) PRODUTTIVO ARTIGIANALE- INDUSTRIALE S.U.L. (mq) PRODUTTIVO COMMERCIALE S.U.L. (mq) di cu almeno il 50% da recupero TOTALE SUL da NUOVA EDIFICAZIONE E RECUPERO Nuovi abitanti di previsione TOTALI abitanti Densità abitativa di previsione ab/km2 Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale equivalenza proposte secondo indicazioni e metodologie tipiche dell ingegneria ambientale. La matrice, a doppia entrata, riporta nelle righe i dati riferibili alle singole U.T.O.E. e ai Sistemi territoriali e nelle colonne i dati riferibili a diversi passaggi consequenziali che consentono di determinare le pressioni potenziali. In particolare nella prima sezione sono riportati i parametri numerici essenziali per stabilire lo stato attuale delle singole partizioni territoriale e quindi del complessivo territorio comunale, ovvero: - la superficie territoriale (mq); - la popolazione residente al dicembre 2002 (numero); - la densità abitativa (ab/km 2 ) calcolata sulla superficie delle singole U.T.O.E.. Nella seconda sezione sono quindi riportati i parametri essenziali per ponderare le potenziali previsioni massime del Piano Strutturale ed in particolare: - le previsioni totali di nuova edificazione con destinazione residenziale espresse in alloggi (n) con specifica distinzione in recupero e nuova edificazione oltre che in mq di Superficie Utile Lorda (S.U.L) per la nuova edificazione - le previsioni totali sia da nuova edificazione che da recupero con destinazione turistico ricettiva espresse in Posti Letto - le previsioni totali sia da nuova edificazione che da recupero (per almeno il 50%) con destinazione produttiva distinta in artigianale- industriale e commerciale espresse in mq di Superficie Utile Lorda - la somma complessiva delle previsioni delle previsioni insediative determinate per le diverse funzioni espresse in mq di superficie utile lorda - i nuovi abitanti di previsione (numero) calcolato attraverso le previsioni residenziali tenendo conto che per un alloggio sono previsti 2,5 abitanti - il totale degli abitanti previsti come somma degli abitanti attuali e dei nuovi abitanti di previsione - la nuova densità abitativa di previsione (ab/km 2 ) data dalla somma degli abitanti attuali e di quelli previsti in rapporto alle superficie delle singole U.T.O.E. che consentirà di svolgere delle prime valutazioni in ordine alla caratterizzazione delle diverse U.T.O.E. individuando quelle a più alta e potenziale urbanizzazione rispetto a quelle meno urbanizzate o sostanzialmente a scarsa dimensione insediativa; Il tutto secondo il seguente schema (riportato in estratto): STATO ATTUALE PREVISIONI PIANO STRUTTURALE Da tali previsioni sono state quindi dedotte le potenziali pressioni ambientali, attraverso l ausilio di formule di equivalenza tipiche dell ingegneria ambientale e sanitaria, nonché valutazioni comparative eseguite sulla base dei dati disponibili sui consumi pro-capite sia a livello comunale che a scala maggiore (provinciale/regionale/nazionale). In questo quadro si sono quindi calcolate le seguenti pressioni espresse in specifici parametri: - i nuovi abitanti equivalenti potenzialmente insediabili (previsti - AE) sono direttamente calcolati per le funzioni residenziali, mentre per le attività turistico-ricettive sono calcolati ipotizzando, visto il tipo di turismo della realtà comunale, che a 2 posti letto equivalgano 1 abitante. In questo caso le attività produttive non sono state computate, sia per il tipo di destinazione, sia a

126 Turistico ricettivo - Nuovi abitanti equivalenti AE Residenziale e turistico ricettivi: Nuovi abitanti equivalenti AE Fabbisogno idrico per AE (lt/giorno) Fabbisogno idrico per AE (mc/anno) Afflussi fognari per AE (lt/sec) Fabbisogno elettrico (kw) Consumi elettrici AE (kwh/anno) Fabbisogno gas totale AE (mc/anno) Rifiuti solidi urbani AE (kg/anno) Veicoli aggiunti (n) Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale causa del grado di incertezza troppo elevato delle specifiche previsioni; - il fabbisogno idrico, espresso in litri/giorno e mc/anno per abitante equivalente (AE), dovuto alle previsioni residenziali ed alle attività turistico- ricettive è calcolato considerando un fabbisogno idrico di 180 lt per abitante equivalente al giorno; - gli afflussi fognari, espressi in litri/secondo (lt/sec) per abitante equivalente (AE), dovuti alle previsioni residenziali ed alle attività turistico- ricettive è calcolato secondo al seguente formula: Afflusso fognario(200 lt/giorno/ae x0,8)/86400) x 2,25 - con riduzione del 20% e coefficiente maggiorativo pari a 2,25; - il fabbisogno di energia elettrica, espresso in kw per abitante equivalente (AE), è calcolato nell ipotesi di un fabbisogno di 3kW per alloggio e di 3kw per 9 posto letto; - i consumi elettrici, espresso i kw per abitante equivalente (AE), è calcolato stimando 900 kwh/anno/ae, sulla base di un consumo di circa 2700 kw/h per famiglia; - il consumo di gas, espresso in mc/anno per abitante equivalente (AE), è calcolato stimando un complessivi di 620 mc/anno per AE, partendo dal dato che una famiglia consuma 100 mc/anno per la cottura di cibi, 250 mc/anno per la produzione di acqua calda e 1500 mc/anno per riscaldamento, per un totale di 1850 mc/anno; - la produzione di rifiuti solidi urbani, espressa in kg/anno per abitante equivalente, è calcolata sul numero di abitanti equivalenti supponendo una produzione pro-capite di 434 kg/anno; così come ci riportano gli ultimi dati comunali - i veicoli aggiuntivi, espressi in numero di veicoli complessivi, sono calcolati sul numero degli abitanti insediabili e sui nuovi posti letto secondo la seguente formula: n. ab. Insediabili x auto ogni 2,5 AE del settore tristico-ricettivo. Il tutto secondo il seguente schema (riportato in estratto): POTENZIALI PRESSIONI AMBIENTALI Il sistema di calcolo delle potenziali pressioni ambientali, effettuato tenendo come presupposto le capacità urbanistiche determinate dalle previsioni (massime) insediative individuate dal P.S., permette conseguentemente di stimare i potenziali impatti sul sistema delle risorse essenziali ed in particolare modo sulla capacità delle dotazioni territoriali di sostenere i carichi insediativi complessivi. Si tratta in definitiva di svolgere una valutazione dei potenziali effetti attesi di tipo quantitativo e qualitativo e in questo quadro di tenere ad esempio conto delle previsioni insediative secondo i seguenti parametri: - l indice di urbanizzazione attuale attraverso il calcolo della densità abitativa relativa secondo una scala qualitativa desunta da parametri quantitativi: basso indice di urbanizzazione (ab/km 2 <500), medio (500<ab/km 2 <1000), alto (ab/km 2 >1000). Tale parametro consente di effettuare prime valutazioni in ordine alla caratterizzazione delle diverse U.T.O.E. individuando quelle a più alta e potenziale urbanizzazione rispetto a quelle meno urbanizzate o sostanzialmente a scarsa dimensione insediativa; - l indice di urbanizzazione di previsione calcolato come il precedente attraverso il calcolo della densità abitativa di previsione andando così ad effettuare una prima valutazione sulla pressione delle previsioni rispetto all attuale. - la valutazione dell urbanizzazione insediativa in cui viene data una stima secondo parametri quantitativi generici (in diminuzione, in lieve diminuzione, conferma, in lieve aumento, in aumento, in deciso aumento) confrontando tra la densità abitativa attuale e quella di previsione nella singola partizione territoriale) - l incremento insediativo relativo massimo previsto, calcolato come aumento percentuale degli abitanti insediabili previsti dal P.S rispetto alla popolazione residente nell U.T.O.E., che tende a

127 Indice di Urbanizzazione attuale (desità abitativa così valutata: alto>1000, 500<medio<1000, basso <500) Indice di Urbanizzazione di previsione (nuova desità abitativa così valutata: alto>1000, 500<medio<1000, basso <500) Valutazione dell'urbanizzazione insediativa (confronto tra la densità abitativa attuale e quella di previsione nella singola partizone territoriale) Incremento insediativo relativo max (aumento percentuale degli abitanti insediabili rispetto alla popolazione residente dela stessa partizione territoriale) Incremento insediativo assoluto max(aumento percentuale degli abitanti insediabili rispetto alla popolazione residente del comune) Percentuale relativa delle previsioni residenziali da recupero (previsioni da recupero/previsioni totali) Percentuale relativa delle previsioni da nuova edificazione (previsioni da nuova edificazione/previsioni totali) Percentuale delle previsioni residenziali (mq SUL residenziale/ SUL totale) per la stessa partizione territoriale Percentuale delle previsioni industrialiartigianali (mq SUL artiginale/ SUL totale) per la stessa partizione territoriale Percentuale delle previsioni commerciali (mq SUL commerciale/ SUL totale) per la stessa partizione territoriale Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale raffinare ulteriormente i tre parametri precedenti con l intento di caratterizzare ulteriormente le diverse U.T.O.E.; - l incremento insediativo assoluto massimo previsto, calcolato come aumento percentuale degli abitanti insediabili previsti dal P.S rispetto alla popolazione residente nel comune, che consente di valutare complessivamente la dimensione massima sostenibile degli insediamenti oltre che le scelte progettuali; - la percentuale relativa delle previsioni residenziali calcolata sia per il recupero che per la nuova edificazione all interno della stessa partizione territoriale così da valutare le strategie del piano nella localizzazione di interventi di ristrutturazione urbanistica e recupero e del patrimonio edilizio esistenti e di interventi di nuove previsioni per la crescita degli insediamenti; - le percentuali assolute delle previsioni calcolata in modo distino per quelle residenziali e per quelle produttive (sia artiginali-industriali che commerciali) che permette di valutare rispetto al totale delle previsioni sul territorio comunale dove la strategia di piano prevede maggiori incrementi per tipologie; Il tutto secondo il seguente schema (riportato in estratto): VALUTAZIONE DEI POTENZIALI EFFETTI AMBIENTALI ATTESI Partendo dagli indicatori così elaborati il processo valutativo legato alla stima e ponderazione della sostenibilità dei carichi insediativi si conclude con una valutazione sintetica di sostenibilità, in termini cumulativi, dei potenziali effetti ambientali attesi dal P.S. e carichi insediativi già esistenti, rispetto allo stato attuale del territorio comunale che esprime i potenziali effetti ambientali di tipo qualitativo registrabili nelle diverse U.T.O.E. (effetti non rilevanti o trascurabili, poco rilevanti e facilmente controllabili con le dotazioni esistenti, rilevanti e da mitigare e/o compensare con il miglioramento delle dotazioni esistenti, molto rilevanti da contenere con l eventuale riconsiderazione di alcune previsioni o il deciso miglioramento delle dotazioni esistenti). Tale quadro valutativo evidenzia maggiori concentrazioni di carichi insediativi sulla U.T.O.E. Villetta ed in modo minore su San Romano e Sillicagnana, coerentemente agli obiettivi del P.S. stesso che vuole in questi due ambiti concentrare particolari strategie di sviluppo. Tale valutazione è inoltre messa a confronto con una sintesi dello stato attuale delle dotazioni territoriali in cui sono messi in relazione i dati e le informazioni precedentemente descritti circa le dotazioni e i servizi territoriali a rete con le diverse U.T.O.E. individuate dal P.S. al fine di cogliere i fattori positivi, ovvero quelli che consentono di garantire la fattibilità di eventuali ulteriori previsioni di trasformazione urbanistica ed edilizia, da quelli negativi, ovvero quelli che determinano la necessità di condizionare la fattibilità degli interventi al preventivo adeguamento o ampliamento dei sistemi di rete e/o alla contestuale realizzazione di impianti e infrastrutture autosufficienti. Il quadro valutativo risultante è quello indicato nella tabella seguente, dove si riscontrano alcune limitate criticità da considerare in termini progettuali limitatamente all U.T.O.E. Caprignana Orzaglia e fuori U.T.O.E. in cui si evidenziano carenze nelle dotazioni territoriali ed in questo

128 Sup.ter (mq) Popolazione residente (31/12/2002) Densità abitativa (ab/km2) TOTALE RESIDENZIALE (da nuova edificazione e da recupero) Nuove Abitazioni (n) Nuovi abitanti di previsione Densità abiatativa di previsione ab/km2 SINTESI DEI POTENZIALI EFFETTI AMBIENTALI DELLA PREVISIONE Fognature Rete idrica Energia elettrica Gas Rifiuti Comune di San Romano in Garfagnana (LU) Piano Strutturale senso il P.S. orienta il quadro progettuale verso trasformazioni non rilevanti o poco rilevanti, comunque limitate a un basso carico insediativo. Circa l U.T.O.E. Villetta a fronte di previsioni piuttosto rilevanti non emergono particolari criticità sulle dotazioni territoriali. Lievi criticità si riscontrano nelle U.T.O.E. San Romano, Sillicagnana e Vibbiana, in riferimento all aumento dei carichi insediativi che se pur lieve richiama alla necessità di adeguamento delle dotazioni territoriali ed in particolare delle fognature che risultano non del tutto dimensionate al fine di garantire il massimo dell efficienza. UTOE STATO ATTUALE PREVISIONI P. S. Stato attuale delle dotazioni territoriali n. nome 1 San Romano \ V V V V 2 Sillicagnana \ V V V V 3 Villetta V V V V V 4 5 Vibbiana- Verrucole Caprignana- Orzaglia \ V V \ V \ V V X V fuori UTOE , ,7 X \ V X \ COMPLESSIVO COMUNALE , ,7 Sintesi dei potenziali effetti ambientali della strategia di P.S. In questo quadro nell ambito della disciplina del P.S. per l intero territorio comunale ed in dettaglio per ogni singola U.T.O.E. è stata elaborata una tabella di controllo che pone a confronto il dimensionamento insediativo e la previsione degli standard, in cui tra i diversi valori stimati sono anche riportati gli abitanti esistenti (dicembre 2002) e quelli potenziali (con la completa attuazione della strategia di P.S.), gli standard esistenti e quelli previsti dal P.S. (in attuazione della strategia di sviluppo). Specificatamente il P.S. relativamente al carico ammissibile dell insediamento conduce la verifica della qualità insediativa rispetto a quanto stabilito dal regolamento di attuazione 2/R della L.R. 1/05. Nell ambito della presente valutazione sono svolte inoltre specifiche stime che permettono di capire l entità delle previsioni di standard in rapporto alle nuove previsioni, agli abitanti esistenti e previsti, alle nuove previsioni insediative non residenziali (allegato F- Elementi di contabilità della qualità insediativa). Infatti nello specifico allegato oltre alle previsioni insediative e di standard del P.S. per ogni partizione territoriale individuata dalla disciplina del P.S. viene svolta una valutazione dei potenziali effetti attesi sugli insediamenti in cui è individuato: - L incremento degli standard relativo massimo: valutato come aumento percentuale degli

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