Relazione presentata al convegno Modelli sistemici e contesti che cambiano Milano, Ottobre 1998, parzialmente modificata

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1 Lo psicologo e il Distretto Sociale 1 Atti del convegno AUPI su Il lavoro dello psicologo nell U.S.L.: specificità ed integrazione con altre figure professionali. Ritengo utile fare alcune premesse al tema di questa relazione relativamente all organizzazione del Distretto Sociale del Comune di Cogoleto, servizio presso il quale svolgo la funzione di psicologo in convenzione. Lo psicologo distrettuale è stato inserito in base al Piano Triennale dei Servizi Sociali della regione Liguria per gli anni 92/94. Gli obiettivi specifici del servizio sono la prevenzione e l intervento di sostegno rivolto a soggetti in situazione di emarginazione (minori, disadattati, portatori di handicap, anziani). Per quel che mi riguarda, ho iniziato il rapporto di psicologo del distretto sociale dopo alcuni anni di lavoro con esperienze nell ambito dell intervento clinico, pubblico e privato, dell intervento relativo alla psicologia del lavoro, scolastica e dello sport. Nell ambito degli interventi volti a ridurre l emarginazione socio economica, si è cercato di attivare interventi volti a prevenire, eliminare o ridurre il fenomeno. Nell attivare i progetti di prevenzione ci si è resi conto che i soli interventi clinici non possono dissolvere il problema, anzi facilitano l assunzione di facili illusioni. Ad esempio quella per cui basta essere preparati e pronti nel fornire un adeguata risposta alla domanda di counseling per promuovere significativi cambiamenti nel sistema considerato, sia esso persona, famiglia o istituzione. La prima forma d intervento rivolta all emarginazione mi è parsa quella di rendere coerente il lavoro con le figure professionali di riferimento dell équipe distrettuale, assistenti sociali, educatori professionali, assistenti domiciliari. Nel fare ciò si sono evidenziati punti di contatto nella pratica e punti di diversità che hanno favorito la migliore comprensione dell operare altrui, salvaguardando le specifiche professionalità. 1 Relazione presentata al convegno Modelli sistemici e contesti che cambiano Milano, Ottobre 1998, parzialmente modificata 1

2 Lavorare in team significa, a mio avviso, costruire un progetto che preveda l individuazione di obiettivi precisi, valutazione di costi e benefici, momenti di verifica in itinere con gli operatori coinvolti nel problema Per fare ciò, bisogna considerare prioritaria la valorizzazione delle risorse interne al gruppo degli operatori cercando di potenziarne le capacità di fare fronte alle inevitabili difficoltà connesse con la pratica professionale. Infatti, ritengo che la capacità d individuare modelli adeguati alla risoluzione dei problemi nasca innanzi tutto dalla capacità di riflettere sui pattern di lavoro espressi dall équipe. Solo avviando una solida analisi della domanda e dei bisogni espressi dai clienti possiamo concretamente immaginare di fornire risposte mirate alle necessità. Quest ultime spesso fanno pensare ad interventi volti a far emergere la comunità come sistema capace di sostenere i singoli e i gruppi nel loro procedere incerto. Ciò comporta un analisi sul campo in grado di evidenziare aspetti che dal micro si rivolgano al macro riprendendo il principio di Lewin secondo cui il comportamento è legato a caratteristiche della persona, dell ambiente e della loro interazione. Ciò implica una valutazione degli interventi rivolta ad implementare le capacità di risposta da parte del contesto in cui le persone vivono. Ad esempio se vogliamo occuparci del lavoro sulle problematiche degli adolescenti, dobbiamo intervenire su specifici problemi e sulle caratteristiche del territorio in cui questi giovani crescono e si formano Nella fattispecie è necessario rilevare se esistono o no centri sociali e ricreativi in genere, se gli insegnanti esprimono il bisogno di un supporto per svolgere il compito, definito da alcuni, di zii sociali, se i genitori hanno attorno a sé una rete di supporto adeguata a facilitare la loro funzione ecc. In modo più formale potremmo dire con Bronfenbrenner se esiste una: connessione armonica ed ecologica tra i micro, meso, eso e macro sistemi costituenti i riferimenti dello sviluppo della persona nel contesto. La necessità di valorizzare tutte le risorse presenti nel territorio implica una maggiore capacità di lavorare per progetti finalizzati alla costituzione di una rete di operatori e di strutture in grado di mettere in circolo quanto di meglio esiste. Per attivare un progetto è necessaria una conoscenza delle modalità attraverso le quali sia possibile farlo progredire. Bisogna, pertanto, avviare una riflessione con gli 2

3 operatori che partendo dall analisi dei dati individui i successivi passaggi atti a definire i percorsi di lavoro e a costruire gli strumenti necessari. Una possibile sequenza è quella della Ruota di Deming Fase 1 Pianificazione Fase Analisi globale del problema 1.2 Identificazione di un area problematica 1.3 Analisi delle cause 1.4 Progetto di miglioramento 2.1 Applicazione del progetto di miglioramento Sperimentazione Fase 3 Verifica Fase 4 Estensione 3.1 Verifica dell efficacia in relazione all obiettivo 3.2 Verifica dell efficienza. Se la verifica risulta negativa si riparte dalla fase 1, se la verifica risulta positiva si prosegue con la fase successiva 4.1 Standardizzazione del progetto 4.2 Diffusione del miglioramento Considerato il sopracitato modello nel caso dell intervento di riabilitazione di ex tossicodipendenti è risultato utile munirsi di uno strumento atto a favorirne il reinserimento sociale e lavorativo. Infatti, uno dei maggiori problemi, successivi al periodo di terapia presso le comunità o i Ser.T (servizi per le tossicodipendenze) è la fase in cui il soggetto tornato nel suo ecosistema non trova un adeguato supporto alla necessità di dare un senso costruttivo alla sua vita futura. Dalle analisi effettuate in modo congiunto con operatori dei servizi, delle comunità e del volontariato sociale è emersa la necessità di creare una struttura, successiva alla comunità, in grado di sostenere il reinserimento. C è parso utile allo scopo l affidamento delle borse lavoro ad una cooperativa di reinserimento sociale, l AFET di Genova. In pratica la cooperativa su segnalazione del distretto e in accordo con il Ser.t di riferimento valuta la possibilità d individuare aziende presso le quali inserire la persona, con la formula della borsa lavoro, dopo un adeguato periodo di formazione professionale. In questa fase stiamo sperimentando il progetto e quindi ci 3

4 troviamo nella fase 2 della ruota di Deming. Se l esperienza pilota dovesse portare ai risultati attesi, una facilitazione nel reinserimento sociale, si potrebbe pensare a come estendere il progetto ad altri soggetti. E evidente che tale intervento ha il merito di mettere in rete risorse umane ed economiche che da sole non potrebbero neanche lontanamente pensare di raggiungere l obiettivo individuato, oltre che rappresentare una connessione d intervento dal micro, la persona, al macro, il territorio in cui è inserita. Un altro intervento rilevante è quello di psicogerontologia in cui con la cooperazione di operatori assistenti domiciliari e volontari appositamente formati si è costituito un centro di terapia per l orientamento alla realtà presso un istituto per anziani. Tale necessità era sorta dall analisi delle difficoltà a fornire una terapia non medica e ausiliaria a soggetti che stessero a vario titolo perdendo la capacità di orientarsi nello spazio e nel tempo. Il setting è costituito da incontri bisettimanali di circa due ore dove gli anziani si esercitano ad operare su giochi di riconoscimento, di coordinazione motoria, di lettura e in misura minore di calcolo. Dalle verifiche fin qui attivate si è potuto riscontrare un miglioramento della qualità di vita degli ospiti dell istituto e degli esterni, ma soprattutto un interesse da parte dello stesso istituto ad estendere l'esperienza anche agli altri ospiti. Una terza area d intervento è quella dei minori per i quali si stanno sperimentando tre piste di lavoro: preventiva, costituita da interventi con gli operatori scolastici e con i genitori sotto forma di relazioni e di lavori di gruppo riabilitativa, mediante l uso di colloqui, di affidi educativi, di sostegno all inserimento presso centri di formazione professionale di ricerca-intervento che sulla base dell analisi della rete di supporto sociale dei genitori e sulla percezione dell inserimento di preadolescenti e adolescenti, fornisca indicazioni operative per avviare iniziative di prevenzione. Bibliografia: S. Capranico, In che cosa posso servirla, Guerrini e Associati, 1992 M. Cesa-Bianchi, Psicologia dell invecchiamento, NIS, 6^ ristampa 1996 W.Doise/J. Deschamps, G. Mugny, Psicologia Sociale, Zanichelli,5^ ristampa 1984 F. Folgheraiter, Operatori sociali e lavoro di rete, Erickson, 3^ edizione 1994 M.Marshall, Il lavoro sociale con l anziano, Erickson, 2^ edizione 1994 J. Orford, Psicologia di Comunità, Franco Angeli,

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