PROSPETTIVE ETICHE SULLE CELLULE STAMINALI E SUL LORO UTILIZZO NELLE TECNICHE DI CLONAZIONE TERAPEUTICA E RIPRODUTTIVA

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1 La biologia dello sviluppo vive oggi un periodo particolarmente felice. La genetica e la biologia cellulare hanno messo a disposizione degli embriologi un bagaglio di conoscenze e tecniche che permettono di affrontare, e molto probabilmente risolvere, quesiti che per decenni sono rimasti senza risposta. Tra questi, il più avvincente riguarda le modalità con cui avviene il processo di differenziamento cellulare durante l'embriogenesi. Dopo quasi un secolo di ricerche conosciamo meglio le dinamiche del differenziamento cellulare, anche se ci sfuggono ancora quelle dello sviluppo dell'embrione. In questo breve saggio l'autore, Adriano Sofo, biotecnologo presso l'università degli Studi della Basilicata, discute sulle implicazioni etiche che sempre più in futuro coinvolgeranno non solo i ricercatori e gli utenti di tali biotecnologie, ma anche il mondo politico, giuridico, scientifico, economico, sociale e teologico. PROSPETTIVE ETICHE SULLE CELLULE STAMINALI E SUL LORO UTILIZZO NELLE TECNICHE DI CLONAZIONE TERAPEUTICA E RIPRODUTTIVA ISBN Adriano Sofo

2 INDICE Introduzione 3 3 Cellule staminali: una prospettiva promettente per la cura di gravi malattie degenerative umane 3 Lo status dell embrione umano Definizione di persona Lo status giuridico dell embrione umano nel diritto internazionale.. 10 Embrioni e clonazione 11 Problemi e domande sollevate dalle tecniche di clonazione 15 Valutazione etica della ricerca sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica Embrioni soprannumerari prodotti mediante fertilizzazione in vitro per scopi riproduttivi La proibizione della creazione di embrioni umani per gli scopi di ricerca. 20 Altre fonti per la derivazione di cellule staminali umane per la ricerca.. 28 Gli aspetti legislativi della clonazione 34 La legislazione statunitense: il dibattito è in corso. 34 Ancora più restrittiva la legislazione europea. 35 Conclusioni.. 38 Bibliografia.. 40

3 Introduzione A. Sofo 1. INTRODUZIONE La biologia dello sviluppo vive oggi un periodo particolarmente felice. La genetica e la biologia cellulare hanno messo a disposizione degli embriologi un bagaglio di conoscenze e tecniche che permettono di affrontare, e molto probabilmente risolvere, quesiti che per decenni sono rimasti senza risposta. Tra questi, il più avvincente riguarda le modalità con cui avviene il processo di differenziamento cellulare durante l'embriogenesi. In effetti, il Novecento è stato caratterizzato da grandi scoperte che hanno costituito un momento di svolta per le conoscenze embriologiche. Dopo quasi un secolo di ricerche conosciamo meglio le dinamiche del differenziamento cellulare, anche se ci sfuggono ancora quelle dello sviluppo dell'embrione. Il rapido sviluppo della ricerca sulle cellule staminali e sulla cosiddetta clonazione terapeutica ha fatto si che l applicazione di queste biotecnologie sia ormai divenuta realtà applicabile anche sugli uomini. E quindi necessario e doveroso discutere le implicazioni etiche che sempre più in futuro coinvolgeranno non solo i ricercatori e gli utenti di tali biotecnologie, ma anche il mondo politico, giuridico, scientifico, economico, sociale e teologico. Una definizione comunemente accettata di cellula staminale è quella di una cellula che possiede la capacità di auto-rinnovamento illimitato o prolungato, cioè di riprodursi a lungo senza differenziarsi, e la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, con capacità proliferativa limitata, dalle quali discendono popolazioni di cellule altamente differenziate (nervose, muscolari, ematiche, ecc.). Da circa 30 anni queste cellule hanno costituito un ampio campo di ricerca sia in tessuti adulti, sia in tessuti embrionali e in colture in vitro di cellule staminali embrionali di animali da esperimento, ma l'attenzione pubblica ad esse è stata richiamata recentemente da un nuovo traguardo raggiunto: la produzione di cellule staminali embrionali umane Cellule staminali: una prospettiva promettente per la cura di gravi malattie degenerative umane In questi ultimi anni la medicina ha scoperto un nuovo filone, molto promettente, per curare alcune gravi malattie degenerative, come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla o la corea di Huntington. Si tratta di sfruttare le enormi potenzialità delle cellule staminali per produrre nuovi tessuti in sostituzione di quelli danneggiati. Le cellule staminali sono cellule dotate di una elevata capacità di divisione e in grado di differenziarsi nei vari tessuti. Nelle prime fasi dello sviluppo embrionale sono totipotenti, cioè possono creare qualsiasi tipo di tessuto definitivo: cuore, muscoli, ossa, cervello. Dopo la nascita, il nuovo essere vivente continua a possedere numerose cellule staminali sparse un po' ovunque nel suo corpo, ma esse perdono la totipotenza e diventano sempre più capaci di formare quei tessuti ai quali appartengono. Le cellule staminali possono essere derivate da tessuti di adulti (ad esempio midollo osseo), cellule tessutali adulte riprogrammate per comportarsi come cellule staminali; sangue proveniente da cordone ombelicale; placenta; feti abortiti ed embrioni in fase precoce di sviluppo (siano essi cosiddetti embrioni 2

4 Introduzione A. Sofo soprannumerari prodotti via fertilizzazione in vitro per scopi riproduttivi, embrioni creati specificamente per la ricerca o embrioni creati inserendo il nucleo prelevato da una cellula adulta nella cellula di un ovulo enucleato, cioè mediante trasferimento somatico cellulare nucleare, il cui acronimo in inglese è TNSA). Nei mammiferi, le cellule staminali pluripotenti sono presenti quindi nella massa di cellule del nodo embrionale della blastocisti nelle fasi preimpianto, nell'embrione e nel feto durante lo sviluppo e si ritrovano persino nell'individuo adulto, anche se solo in alcuni precisi distretti dell'organismo. Avere a disposizione cellule staminali significa poter creare in laboratorio i tessuti e gli organi irrimediabilmente lesi; se poi queste cellule vengono estratte da un embrione, tali interventi sono ancora più facili e sicuri. Per questo gli scienziati chiedono di poter utilizzare le cellule staminali degli embrioni congelati, conservati in azoto liquido in attesa di un eventuale impianto in un utero materno. La maggior parte di questi embrioni non diventerà un uomo, ma è destinata alla distruzione. Perché allora non usarli per salvare vite? Dopo il pronunciamento favorevole all'uso degli embrioni congelati da parte della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, l'italia ha affidato la decisione a una Commissione speciale formata da 25 esperti di scienza ed etica, presieduta dal Nobel Dulbecco. I punti principali della relazione finale di Dulbecco hanno messo in evidenza che: l utilizzo delle cellule staminali potrà portare a metodi di trattamento per circa 10 milioni di pazienti; l efficacia terapeutica e il miglioramento della qualità della vita influenzeranno le scelte strategiche della ricerca biomedica e potranno modificare la politica sanitaria dei prossimi decenni; operare scelte strategiche in questo campo significa portare il nostro Paese all avanguardia nel settore biomedico. Senza formazione dell embrione (secondo Dulbecco) Attraverso la formazione dell embrione (secondo Donaldson) Citoplasto Trasferimento del nucleo somatico Cellule staminali Blastula Morula Oocita fecondato Figura 1. Produzione di cellule staminali pluripotenti. 3

5 Introduzione A. Sofo Figura 2. Trasferimento nucleare di cellule somatiche (TNSA). Quantità e qualità delle cellule staminali in rapporto alla sorgente (secondo la Commissione Dulbecco) Sorgente delle cellule staminali Quantità Qualità Embrionale OOO O TNSA OOO OOO * Tessuto fetale OO O Cordone ombelicale O O Cellule adulte O OOO * * Se provenienti dal paziente stesso cui è destinato il trattamento. Accettabilità etica (secondo la Commissione Dulbecco) Sorgente delle cellule staminali Embrionale TNSA Tessuto fetale Cordone ombelicale Cellule adulte Posizione della Commissione (25 membri) Accettabile (18/25 membri) Inaccettabile (7/25 membri) Accettabile Accettabile Accettabile Accettabile La Commissione presieduta da Dulbecco ha concluso che la ricerca su tutte le fonti di cellule staminali va favorita e sostenuta, con l istituzione di un Progetto Nazionale di Ricerca sulle cellule staminali dotato di un organismo tecnico con il compito di formulare linee guida di sviluppo della ricerca, monitorare l andamento 4

6 Introduzione A. Sofo della ricerca e, infine, valutare e approvare protocolli di ricerca clinica. Inoltre, sempre secondo la Commissione: la nuova tecnica di trasferimento nucleare per la produzione di cellule staminali autologhe (TNSA) va sostenuta e sviluppata perché offre la prospettiva di risolvere le esigenze quantitative e qualitative e soddisfa l ammissibilità etica; non devono essere creati embrioni a scopo di ricerca. La derivazione di cellule staminali da embrioni dovrebbe essere consentita solo da embrioni soprannumerari e crioconservati; è necessario fare un inventario degli embrioni conservati nelle varie Istituzioni del Paese. Sono necessarie norme legislative che assicurino una adeguata protezione dell embrione. La preparazione di cellule staminali embrionali umane (ES, ESc, Embryo Stem Cells) implica oggi: a) la produzione di embrioni umani e/o la utilizzazione di quelli soprannumerari da fecondazione in vitro o crioconservati; b) il loro sviluppo fino allo stadio di iniziale blastocisti; c) il prelevamento delle cellule dell'embrioblasto o massa cellulare interna (ICM); d) la messa in coltura di tali cellule su un strato di fibroblasti di topo irradiati e in terreno adatto, dove si moltiplicano e confluiscono fino alla formazione di colonie; e) ripetute messe in coltura delle cellule delle colonie ottenute, che portano alla formazione di linee cellulari capaci di moltiplicarsi indefinitamente conservando le caratteristiche di cellule staminali (ES) per mesi e anni. Queste, tuttavia, costituiscono soltanto il punto di partenza per la preparazione delle linee cellulari differenziate, ossia di cellule le quali possiedono le caratteristiche che assumono nei diversi tessuti. L autorizzazione alla creazione, attraverso la cosiddetta clonazione terapeutica, di embrioni umani clonati da destinare alla ricerca sulle cellule staminali è stata recentemente suggerita dal Rapporto Donaldson (1); questo ed altri documenti talora preferiscono utilizzare l espressione sostituzione di nucleo cellulare (cell nuclear replacement) al posto di clonazione terapeutica (Figure 1 e 2), ma in ciascuno di essi non è mai venuto meno l esplicito riferimento alla generazione di un embrione umano, seppure ai primi stadi del suo sviluppo, quale esito ineludibile di tale procedura. A fronte di questo atto clonatorio e delle sue conseguenze sull embrione umano, il giudizio morale del Vaticano e di molti laici è di assoluta inaccettabilità in quanto l uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona (2, 3). Ovviamente, non è ancora possibile porre a confronto i risultati terapeutici ottenuti e ottenibili utilizzando le cellule staminali embrionali e le cellule staminali adulte. Per le seconde sono già in corso, da parte di varie ditte farmaceutiche, delle sperimentazioni cliniche che lasciano intravedere buoni successi e aprono serie speranze per un futuro più o meno prossimo. Per le prime, anche se vari approcci sperimentali danno segnali positivi, la loro applicazione in campo clinico - proprio per i gravi problemi etici e legali connessi - richiede una seria riconsiderazione e un grande senso di responsabilità davanti alla dignità di ogni essere umano. 2. LO STATUS DELL EMBRIONE UMANO 5

7 Lo status dell embrione umano A. Sofo Al fine di applicare i principi etici che il ricercatore è tenuto a rispettare nella ricerca biomedica sulla persona umana occorre rispondere alla domanda: l embrione umano è una persona umana? Nel caso lo fosse, è illecito usarlo per la ricerca non-terapeutica in cui viene distrutto, perché tale ricerca viola il principio del rispetto della vita umana, il principio del rispetto della dignità umana e il principio del primato del bene dell individuo sul bene della società Definizione di persona Engelhardt scrive: Ciò che distingue le persone è la loro capacità di essere autocoscienti, razionali, e meritevoli di responsabilità e di lode (4). Ad ogni modo, considerando la definizione di Boezio, maggiormente accettata, la persona è una sostanza individuale dalla natura razionale (5). Ci sono tre elementi in questa definizione. La prima è la sostanza, la seconda è l individualità e la terza è la razionalità. La questione da porre a questo punto è: l embrione umano è sostanza, è individuo ed è razionale? Come vediamo bene, il punto nodale della questione si incentra sulla necessità di stabilire in quale momento la cellula fecondata diventa individuo e poi eventualmente persona, e dunque un soggetto di diritto, ovvero se l embrione debba essere considerato una persona sin dal suo concepimento o solo in una fase successiva del suo sviluppo. Nel mondo antico persona era il soggetto di diritti giuridici, contrapposto allo schiavo che ne era privo. La filosofia moderna, pur dando maggiore specificità alla nozione, l ha identificata con la coscienza di sé, facendo risiedere così l identità dell individuo nelle funzioni più elevate, come il cervello e la mente, e non nel suo intero organismo. Non possiamo comprendere la terminologia persona senza prima chiarire il concetto della terminologia sostanza perché la persona è fondamentalmente una sostanza. Ma che cosa significa una sostanza? Etimologicamente, la parola sostanza viene da due parole latine sub che vuole dire sotto e stare che significa stare (in piedi) Aristotele, nella sua Metafisica, definendo la sostanza, afferma che quello che sta alla base di una cosa, primariamente, è ritenuto essere in senso stretto la sua sostanza. La sostanza, come definita dal punto di vista filosofico, è quello che sta sotto e supporta gli accidenti e su cui gli accidenti ineriscono. In base a questi ragionamenti, l embrione umano è una sostanza, in quanto non manifesta ancora gli accidenti tramite i quali la persona è di solito riconosciuta (per esempio, l autocoscienza, la relazione, la sensazione, ecc.) ma questa mancanza si spiega con il fatto che gli organi necessari per il loro esercizio non sono ancora sviluppati. Perciò per quanto riguarda l embrione umano la mancanza di questi accidenti non è la privazione, né di sostanza dell embrione umano, né di questi accidenti che manifestano questa sostanza, ma solamente una mancanza temporanea. Tutte le definizioni della persona che fanno riferimento solamente agli accidenti della sostanza della persona (per esempio, la autoconsapevolezza, la relazione, il ragionamento ecc) non possono ritenersi corrette perché eliminano alcune persone umane tra le quali gli embrioni umani dalla categoria delle persone. 6

8 Lo status dell embrione umano A. Sofo La seconda domanda è: l embrione umano è individuale? Cioè ha l individualità? L individualità è definita come la qualità di essere individuo, cioè un singolo. Alcuni autori negando che l embrione sia una persona umana argomentano che poiché l embrione umano è dotato della caratteristica biologica della totipotenza (perciò esso può dividersi e può essere diviso in due o più parti e ogni parte può svilupparsi date le necessarie condizioni) fino a diventare una persona umana, perciò l embrione umano non è un individuo e conseguentemente non è una persona umana, perché una persona umana è indivisibile, è un individuo. Fino a quando esiste questa possibilità - prima dell impianto nell utero quando appare nell embrione la stria primitiva, che è il punto invalicabile della gemellarità - non possiamo affermare che abbiamo di fronte un individuo e perciò una persona umana. Altri autori, invece, argomentando contro l individualità dell embrione umano, affermano che, sebbene l embrione abbia unità biologica e organizzazione, il blastomero può essere diviso in due parti, ciascuna delle quali può diventare un altro organismo; cioè è divisibile e le sue parti possono diventare esseri interi (6). Tale organismo è per definizione un non individuo. Un individuo è letteralmente indivisibile, oppure se é diviso, non c è più. (6) Alcuni autori ritengono che ritengono che prima del 14 giorno dal momento della fecondazione non si possa attribuire all embrione lo statuto di individuo biologico (7), in quanto è a partire da questa data che si completa l impianto dell ovulo fecondato e si evidenzia la comparsa della linea primitiva che indicherebbe l avvenuta differenziazione tra le cellule destinate a costituire l embrione vero e proprio e quelle che formeranno invece i tessuti placentari e protettivi. Secondo questi autori, prima del 14 giorno è più corretto parlare di preembrione, sul quale non è escluso che la ricerca possa operare la sperimentazione, trattandosi sì di vita umana, ma comunque di vita non ancora individuale. Tutti gli autori che negano che l embrione umano sia una persona, fondano il loro argomento sulla possibilità della sua divisione e usando questa possibilità come la premessa maggiore concludono che l embrione umano non è di fatto una persona. Però, il fatto che l embrione umano possa dividersi e possa essere diviso è solamente una possibilità. Essendo una possibilità, ciò può succedere per esempio quando per natura abbiamo la gemellarità o quando l embrione viene diviso in due o più parti da qualcuno, ma ciò potrebbe anche non succedere. Quindi, normalmente, a partire dalla fecondazione e in ogni momento attuale dell embrione umano, siamo di fatto davanti ad un embrione individuale. La divisione dell embrione, infatti, è comunque una eccezione, perché il 99-99,6% degli zigoti si sviluppano come un unico organismo. Secondo il principio legale, l eccezione costituisce non soltanto un affermazione della regola, ma anche una prova della regola. Poiché di fatto gli embrioni di solito non si dividono, si può concludere che la totipotenza non è opposta alla individualità. In conclusione, il fatto che l embrione umano possa dividersi e possa essere diviso a causa della sua totipotenza, rappresenta solamente una possibilità ma non ne consegue che di fatto sia diviso. Poiché non è diviso, concludiamo che l embrione è un individuo. Per quanto riguarda la terza caratteristica della persona, la razionalità, è necessario precisare che, secondo la definizione di Boezio, quello che conta non è che la persona abbia la razionalità nel senso che debba esercitarla attualmente, ma è sufficiente per essere persona che la entità sia dotata di una natura razionale. La 7

9 Lo status dell embrione umano A. Sofo domanda che sorge è: l embrione umano ha natura razionale? Poiché biologicamente è dotato di patrimonio genetico umano, l embrione umano non può non avere una natura razionale dato che tutti gli esseri della specie umana hanno natura razionale. Il fatto che l embrione umano non eserciti ancora la razionalità è dovuto non alla privazione della natura e capacità razionale, ma alla mancanza temporanea dell esercizio di quella capacità a causa dell immaturità dello sviluppo dell organo cerebrale necessario per l esercizio di tale funzione. Perciò, il fatto che non verifichiamo l esercizio di tale funzione da parte dell embrione umano non vuol dire che l embrione umano non possiede la natura razionale: quando gli organi necessari per esercizio di tale funzione si saranno sviluppati, certamente l embrione umano eserciterà la razionalità. La conclusioni che possono essere tratte sono quindi due. La prima è che l embrione umano è una sostanza, ha individualità e ha natura razionale, perciò è una persona, oltre che individuo, e di conseguenza ha un valore assoluto e intangibile. La tesi dell embrione come persona è naturalmente avvallata dai cattolici, ma anche da eminenti studiosi quali Hans Jonas, autore fra l altro di numerosi saggi di bioetica, il quale, nel tentativo di determinare i fondamenti biologici della soggettività, arriva addirittura ad affermare che essa deve essere considerata un fenomeno organico correlato al metabolismo, fenomeno che è rintracciabile già nella organizzazione nucleare della singola cellula. La seconda ipotesi, più complessa e critica, afferma che l embrione umano non ha tutti i diritti di una persona, pur essendo un individuo. Il momento della nascita, infatti, non è un semplice passaggio anatomico del feto, ma instaura una dimensione decisiva della persona che è la sua storicità. Ora, il feto è certamente individuo perché distinto dalla madre, ma non possiede una propria storia ed un suo tempo se non a partire dal momento della nascita. Anche essendo portatore di potenzialità tipiche di una futura persona, tra cui la linguisticità legata alla sua storicità - dal momento che la semantica è una storia ed è una storia, come ha scritto il genetista Edoardo Boncinelli nel suo saggio Il cervello, la mente e l anima - è pur vero che l embrione non è una persona perché non è in rapporto continuo con la comunità ( Durante la gravidanza le due soggettività coesistenti della madre e dell embrione sono inadeguatamente distinte: l embrione, infatti, fa parte della diade embrione-madre ma dipende completamente da quest ultima. Secondo questa ipotesi, quindi, l embrione non ha una propria storicità perché non fa parte di una determinata comunità di parlanti che deve più o meno tacitamente stipulare e rispettare una convenzione linguistica, come scrive Boncinelli. Da quanto detto, l embrione, almeno per quel che concerne il periodo che va dal concepimento al 14 giorno dalla fecondazione, è alla ricerca di una identità che deciderà del suo destino. E in gioco infatti la possibilità di farne oggetto di sperimentazione, oppure di utilizzarlo per il prelievo e il trapianto di cellule e di tessuti o, addirittura, per la creazione di ibridi e di chimere. Problemi questi che non possono essere delegati alla sola deontologia medica e sui quali è necessario esercitare una profonda riflessione critica Lo status giuridico dell embrione umano nel diritto internazionale 8

10 Lo status dell embrione umano A. Sofo Nonostante molti cattolici ritengono che non esiste una differenza tra lo status biologico dell embrione umano, il suo status filosofico e il suo status giuridico, poiché si tratta della stessa persona dal momento della fecondazione fino al momento adulto, di fatto gli Stati generalmente fanno distinzione tra lo status giuridico dell essere umano prima della nascita e dopo la nascita. La persona, costituzionalmente parlando, in molti Stati è il nato. Nell ordinamento giuridico di molti Stati, infatti, la nascita segna l inizio della persona umana (ad es. Art. 1 Codice Civile Italiano) ma è anche vero che ci sono altri provvedimenti negli ordinamenti penali e civili degli Stati i quali sostengono che il nascituro gode di una personalità giuridica (ad es. Art. 1 della Legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, Art. 462 del Codice Civile italiano e Art. 32 della Costituzione italiana). Ad ogni modo, nel diritto internazionale esistono molti argomenti per sostenere la posizione che l embrione umano sia dotato di diritti tra i quali è il diritto alla vita (8). Per esempio: 1) L articolo 6 paragrafo 5 del patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 sancisce che la pena capitale non può essere eseguita sulla donna incinta (9). La ragione di questo divieto è ovviamente per proteggere il nascituro, un essere umano che è innocente. 2) Nei codici penali di tanti stati l aborto è di regola proibito e penalizzato (10). E permesso in alcuni stati soltanto per certe ragioni; il che vuol dire che l aborto è solamente un eccezione alla regola, che è la tutela della vita del nascituro. Perciò si può concludere che secondo il principio generale riconosciuto dagli stati e che costituisce una delle fonti del diritto internazionale, la vita del nascituro è indirettamente tutelata nell ordinamento giuridico internazionale. 3) Nel codice civile di molti stati viene riconosciuta al nascituro una certa personalità giuridica per il fatto che la legge gli riconosce il diritto di ereditare, di ricevere donazioni e di succedere (11). 4) I documenti finali di diverse conferenze sulle popolazioni tenutesi finora sono coerenti nel rifiutare l impiego dell aborto quale metodo per il controllo della nascita da parte degli stati (12). Anche se i documenti di queste Conferenze non godono di statuto giuridico, esprimono comunque la coscienza giuridica degli stati partecipanti e possono servire per interpretare altri documenti giuridici internazionali in cui la vita umana è tutelata: per esempio articolo 6 del patto internazionale sui diritti civili e politici. 5) Il paragrafo 1 dell articolo 4 della Convenzione Americana sui diritti umani sancisce: Ogni persona ha il diritto che sia rispettato il suo diritto alla vita. Questo diritto deve essere protetto dalla legge, e, in genere, dal momento della fecondazione (13). 6) Nella sua opinione, la Commissione per i diritti umani di Strasburgo ha dichiarato: La gravidanza non può essere ritenuta appartenere unicamente alla sfera della vita privata della donna. Qualora una donna sia incinta la sua vita privata diviene connessa con il feto che sviluppa (14). La conclusione che possiamo trarre da quanto sopra detto per quanto riguarda lo status giuridico dell embrione umano è che, direttamente o indirettamente, nell ordinamento giuridico internazionale l embrione umano è riconosciuto come un soggetto del diritto. 9

11 Lo status dell embrione umano A. Sofo 2.3. Embrioni e clonazione riproduttiva Il mondo scientifico è stato invaso in questi ultimi tempi da quello che si potrebbe definire un vero e proprio ciclone: il ciclone della clonazione. È vero, infatti, che i primi esperimenti, in questo campo, risalgono al 1973, ma è solo in questi ultimi tempi che essi hanno sortito risultati davvero sconvolgenti. Per la prima volta infatti, è nato e sopravvissuto un animale clonato a partire da cellule adulte: si tratta di Dolly la pecora nata al Roslin Institute, un centro di genetica animale vicino a Edimburgo (Figura 3). Dolly rappresenta senza dubbio il risultato più recente ma anche più rivoluzionario nell ambito della tecnica del clonaggio. Prima di chiarire in che cosa consista il carattere rivoluzionario di questo esperimento, occorre capire che cosa si intende, nel mondo scientifico, con il termine di clonazione. I ricercatori del Roslin Institute hanno preso alcune cellule provenienti dalla ghiandola mammaria di una pecora, cellule verosimilmente differenziate cioè aventi ognuna funzioni ben precise e le hanno messe in coltura, cioè le hanno dissociate e poste in condizioni di potersi dividere. In seguito hanno sottoposto queste cellule ad un trattamento speciale: l affamamento, hanno cioè tolto loro i nutrienti. Dopodiché hanno prelevato il nucleo della cellula della pecora donatrice e lo hanno inserito nell ovocita di un altra pecora con caratteristiche diverse da cui era stato preventivamente tolto il nucleo. A questo punto è nata una pecora che aveva le caratteristiche somatiche della pecora che ha dato il nucleo (Figura 2). L esperimento è importante perché rompe una credenza assai consolidata nel mondo scientifico: fino a poco fa si è creduto che mentre era possibile riprodurre una pianta per talea, cioè da un organo di una pianta ottenere un altra pianta, nel caso di un mammifero, invece, questo tipo di riproduzione non sarebbe stata possibile. Agli inizi degli anni 70 alcuni esperimenti condotti sulle rane avevano dimostrato l impossibilità di riprodurle partendo dal nucleo di cellule differenziate di un altra rana. L esperimento condotto al Roslin Institute, invece, è giunto per la prima volta a cancellare queste modificazioni attraverso un meccanismo peraltro del tutto ignoto. Certamente la notizia che si possa ricostituire un mammifero partendo da una cellula differenziata è senza dubbio di grande portata. Ma si è sollevato sull argomento un clamore davvero esagerato soprattutto in relazione ai rischi e ai pericoli che ne potrebbero derivare. Subito dopo l esperimento di Dolly, negli Stati Uniti Bill Clinton sconvolto dai risultati ottenuti in Scozia ha tagliato i fondi per la ricerca. Per il Vaticano è stata un'aberrazione che va contro il piano creativo di Dio (cosa che si potrebbe mettere in discussione visto che, secondo la Bibbia, nel potere donato da Dio all'uomo e alla donna di dominare la terra, rientrerebbe anche la facoltà di intervenire sulla natura e sui processi riproduttivi degli stessi animali). Da un media dei risultati di sondaggi effettuati dai giornalisti, alla domanda Secondo lei è giusto fermare gli esperimenti sulla clonazione animale? il 75% degli intervistati ha risposto sì, il 25% no. C'è anche chi si è dichiarato a favore di tali esperimenti come Dulbecco, il quale ritiene che gli esperimenti nel campo della clonazione animale possano offrire importanti vantaggi e contribuire ad accrescere le nostre conoscenze. Se è necessario pronunciarsi sul diritto degli scienziati di continuare ad indagare i segreti della biologia e a compiere esperimenti in questo campo, ci sembra di poter dire che non si dovrebbero fermare 10

12 Lo status dell embrione umano A. Sofo la ricerca e la scienza, ma si dovrebbe fare in modo che coloro che vi si dedicano si fermino a riflettere sulle finalità e sui limiti del proprio lavoro. Figura 3. I ricercatori del Roslin Institute con le pecore clonate Dolly e Polly. In realtà gli esperimenti di clonazione non vanno demonizzati in blocco. Esistono, infatti, vari tipi di clonazione. Inoltre c è da sottolineare il fatto che la comunità scientifica non è affatto insensibile agli aspetti etico-sociali di pericolo sull ambiente legati alle nuove scoperte. Per confermare ciò basti pensare che nel 73, dopo il primo esperimento di clonaggio molecolare, si è tenuta una conferenza ad Asilomar in cui si è pensato di fare una moratoria su questi esperimenti. Sull onda di Asilomar è poi seguito in America un grosso dibattito che ha portato alla formulazione di linee guida per l uso di questi esperimenti al fine anche di verificare la nocività. Ciò ha dimostrato che si può esercitare un controllo su questi esperimenti a meno che non si voglia intenzionalmente procedere verso direzioni pericolose. La clonazione cosiddetta riproduttiva, che mira alla ri-produzione di copie fenotipicamente identiche di organismi esistenti, se applicata all uomo, potrebbe attentare alla sua struttura mentale e psichica. Un individuo, infatti, è plasmato sia dai suoi geni che dell ambiente che lo circonda. È naturale perciò che un clone erediterebbe certamente qualcosa della struttura mentale e caratteriale del suo modello, ma non risulterebbe mai perfettamente identico da questo punto di vista. Questo sarebbe comunque devastante dal clonato perché, pur possedendo un proprio sé sinaptico diverso da quello del clonato, sarebbe privato dell umanità dell origine derivante dall atto sessuale dei genitori, vertice della linguisticità. Il clone sarebbe un organismo programmato, costretto a vivere in funzione di chi lo ha generato, in cui la casualità intrinseca alla riproduzione sessuale è stata completamente eliminata, privo del diritto alla diversità fisica e genetica, dell irripetibilità e dell integrità genetica. Per questo e altri motivi, il premio Nobel Dulbecco, ha affermato in maniera decisa che dovrebbe essere imposto il divieto ad esperimenti di questo tipo. Il grande e vero dilemma è che il clonaggio umano, tra qualche tempo, potrebbe anche rivelarsi utile per scopi terapeutici ed allora, più che un divieto, sarebbe 11

13 Lo status dell embrione umano A. Sofo preferibile e più prudente approvare una moratoria che per il momento bloccasse questi esperimenti sull embrione, lasciando però aperta la porta per il domani. Certamente la preoccupazione maggiore è quella che qualcuno possa prendere il sopravvento ed esercitare un controllo sulle future generazioni. Del resto cose simili, come la storia tristemente insegna, sono accadute già. Ad esempio agli inizi del 900 è sorto in Inghilterra e si è poi diffuso negli USA un movimento che, animato da scopi filantropici, si proponeva di impedire alle popolazioni diseredate di riprodursi e a questo fine sono state sterilizzate migliaia di persone. Certo bisogna impedire che possano ripetersi episodi di questo genere, ma, nel contempo, si deve evitare di aver paura di qualsiasi tipo di scienza arrivando ad eccessi nel controllo. Sulla clonazione è nato un dibattito che si inserisce in realtà nel quadro più generale delle discussioni sulla bioetica e, sulle sue possibili conseguenze, che già da tempo si sta svolgendo in ambito scientifico, teologico, giuridico. Lo sviluppo delle conoscenze e delle possibilità tecnologiche nel campo biologico e medico sta generando, infatti, vantaggi ma anche problemi che forse non hanno precedenti nella storia dell umanità. L umanità si trova di fronte ad una seconda rivoluzione scientifica che porta con sé attese e timori simili a quelli che accompagnarono la nascita della scienza e del mondo moderno. In realtà sono molte le domande a cui, almeno per il momento, nessuno è in grado di rispondere. Basti pensare che anche tra gli stessi scienziati e ricercatori non vi è accordo unanime su molte questioni specifiche, data l assoluta novità e originalità della clonazione. Si assiste al configurarsi di due opposti schieramenti senza che si profili la possibilità di pervenire ad una sintesi conciliativa. I cattolici, o comunque coloro che aderiscono ad una visione religiosa della natura e dell uomo, non possono che avere un atteggiamento negativo rispetto a questi esperimenti, pensando a tutti i possibili pericoli e danni che potrebbero derivare soprattutto sul piano etico. Per i cattolici la preoccupazione più forte nei confronti della clonazione è che, se con l aborto si provoca l uccisione di un essere, con la clonazione se ne decide la nascita, la creazione artificiale. Soprattutto per questo i cattolici giudicano la clonazione assolutamente inaccettabile perché in chiaro contrasto con l etica e la natura. La posizione della chiesa è stata ribadita con grande chiarezza da Giovanni Paolo II e dal cardinale Ratzinger, il quale ha ammonito che fabbricare l uomo è un attacco fondamentale alla dignità della persona, che non viene più considerata creatura immediata di Dio. E ha soggiunto: Con la vita dell uomo non si scherza. Negli studi e nella ricerca scientifica c è un limite invalicabile oltre il quale a nessuno è lecito andare: è il rispetto della vita, dal primo momento del concepimento. Nessuna sperimentazione scientifica, in nessun momento e per qualsiasi motivo può essere giustificata se oltrepassa quel limite. La scienza faccia giustamente il suo corso, ma non tocchi la vita umana. Ha ricordato il premio Nobel Rita Levi Montalcini: Non si tratta di fare il processo alla scienza, perché la scienza è un diritto dell uomo e risponde alla sua naturale curiosità, si tratta ancora una volta di mettere sotto accusa le sue applicazioni che possono diventare aberranti. Nel caso di clonazione è talmente evidente che si tratta di una cosa amorale e illecita. Ognuno di noi differisce dall altro. Fare una copia identica di un individuo è ripugnante: per ciascun vivente che sa di differire da ogni altro. I laici invece lamentano che viene spesso rimproverato loro di non avere principi morali che non siano un acritica adesione alla scienza ed ai suoi 12

14 Lo status dell embrione umano A. Sofo progressi, di aderire ad un positivismo morale che identifica sempre e comunque il dover essere della morale con il mero essere della scienza e della tecnica. I laici ribattono che ciò non corrisponde al vero, ma, poiché la visione laica del progresso delle conoscenze biologiche e delle pratiche mediche è fondata su principi etici saldi e chiaramente riconoscibili, voler conoscere cioè quel che costituisce la propria natura biologica è espressione dello stesso amore di conoscenza che spinge l uomo a conoscere tutta la natura. Secondo il Manifesto di Bioetica Laica, voler intervenire su questa natura biologica al fine di diminuire la sofferenza non è esperienza di nichilismo ma di amore dei propri simili. Anche in sede giuridica il discorso sulla clonazione comporta la risoluzione di problemi assai complessi e di non facile definizione. A livello internazionale si registrano due eventi importanti: il primo è il documento Convenzione per la protezione dei diritti dell uomo e della dignità degli esseri umani nei riguardi dell applicazione della biologia e della medicina, adottato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d Europa il 19 Novembre Il secondo è la versione preliminare della Dichiarazione universale sul genoma umano e sui diritti dell'uomo elaborata dal comitato internazionale di bioetica dell UNESCO lo scorso dicembre. Il primo documento parte dall assunto che l interesse e il benessere dell essere umano deve prevalere sul solo interesse della società e della scienza. Con questo principio generale la convenzione intende sottolineare il fatto che la costituzione della sfera privata attraverso le tecniche procreative deve garantire il rispetto del Diritto all unicità. La Convenzione vuole cioè stabilire delle regole che permettano di evitare contrasti tra i diritti fondamentali degli individui e la libertà in campo medico e biologico. Anche la dichiarazione dell UNESCO parte da un riconoscimento analogo con la differenza che per la Dichiarazione il genoma umano non viene considerato un entità concreta, quali sono gli individui che nascono, vivono e muoiono, ma un entità astratta, frutto dell elaborazione scientifica. Qui, invece, viene trattato come se fosse una sostanza che si individualizza nelle singole persone. Nell uno e nell altro documento si è inclini comunque a riconoscere un limite, rappresentato dalla legittimità di interventi con finalità terapeutiche, volti soprattutto ad evitare la trasmissione di malattie ereditarie. È opportuno ricordare che gli stessi documenti del Vaticano hanno sempre distinto tra interventi strettamente terapeutici ed altri tipi di interventi, giudicando i primi auspicabili tutte le volte che tendono a realizzare la vera promozione del benessere personale dell individuo. Ma, come ha osservato giustamente Stefano Rodotà, giurista e membro del gruppo di consiglieri di Bioetica dell Unione Europea, Il rifiuto delle politiche selettive e riduttive delle differenze genetiche, non deve essere considerato soltanto nella dimensione individualistica, ma riguarda anche il diritto inalienabile delle generazioni future alla conservazione delle diversità genetiche e non solo per la specie umana. Sono, appunto, le preoccupazioni legate al rispetto del diritto delle generazioni future e alla salvaguardia delle diversità genetica che hanno determinato un sostanziale rifiuto degli interventi sulla catena germinale dell uomo che ne altererebbero i caratteri ereditari e aprirebbero la strada alla costruzione mirata del patrimonio ereditario umano. Di conseguenza, mentre si ritiene di poter ammettere la terapia genetica che riguarda le cellule somatiche, si ritiene non ammissibile una terapia che abbia ad oggetto la catena germinale. In questo senso si è espressa, nel 1988, la risoluzione finale della V conferenza 13

15 Lo status dell embrione umano A. Sofo sulla bioetica dei sette paesi più industrializzati, dove si afferma: I delegati hanno convenuto che non esistono in questo momento indicazioni mediche né giustificazioni etiche per la manipolazione genetica intenzionale della linea germinale umana. La preoccupazione maggiore in sede giuridica sembra essere quella di garantire in ogni caso il diritto all unicità. La consapevolezza di essere copia di una creatura che si è già manifestata in una forma vivente va a soffocare l autenticità del proprio essere, ossia la libertà di scoprire se stessi e gli altri con ciò che è insito in ciascuno di noi, e questo stesso sapere proibito elimina l assenza di pregiudizi dell ambiente circostante di fronte ad un nuovo arrivato, che è nuovo e non nuovo al tempo stesso. Un fondamentale diritto, il diritto del non sapere, che appartiene inscindibilmente alla libertà esistenziale, viene nel caso della clonazione violato in anticipo Problemi e domande sollevate dalle tecniche di clonazione 1) E' stata espressa preoccupazione per il possibile ampio numero di bambini identici che possono risultare dalla separazione di blastomeri. Tali ansie sono attualmente ingiustificate, perché ciò non è verosimile dal momento che il metodo ha possibilità numeriche molto limitate. La stessa tecnologia applicata precedentemente agli animali ha dimostrato che la percentuale di nascite vive dal trasferimento di un singolo embrione è di circa il 20% nei migliori laboratori. Perciò, anche se si ottenessero 15 embrioni in buona salute, duplicati da un singolo embrione e si trasferissero singolarmente in 15 differenti uteri, il numero possibile di aspettative di nascita non sarebbe maggiore di tre. 2) C'è anche un'altra preoccupazione, che una più grande proporzione di malformazioni si verificherebbero in bambini concepiti con l'uso della clonazione embrionale. Per quanto questo problema non può essere adeguatamente conosciuto fino a che tali metodiche non vengano ampiamente sperimentate, l'esperienza degli stessi procedimenti con animali suggerisce che la preoccupazione è vera. 3) Sono state sollevate preoccupazioni sulle conseguenze per l'evoluzione delle specie e della diversità genetica tra gli esseri umani. La vita si diffonde e si evolve proprio grazie alla diversità, che con la clonazione verrebbe turbata. E' la paura di effetti imprevedibili nel quadro biologico dei geni, soprattutto nel contesto di clonazione per trapianto nucleare in cui milioni di copie potrebbero, in teoria, essere prodotti da una sola persona. Non si deve poi trascurare che sono sempre possibili errori da laboratorio che potrebbero portare all'insorgere di alcuni danni irreversibili sulla natura umana. 4) Sono state sollevate preoccupazioni sull unicità e irripetibilità individuale. La domanda fondamentale a cui dobbiamo cercare di rispondere è: l'unicità di una persona è assegnata dall'unicità dei suoi geni o dall'unicità della sua esperienza/storia personale? La domanda si può anche intendere in quest altro modo: che cos'è un'individualità personale? L'individualità biologica non è l'individualità personale, perché la persona è più della sua realtà biologica. L'uomo è il suo corpo biologico, ma non è solo il suo corpo. Per quanto una persona venga prodotta con la duplicazione embrionale, se mancherà della sua unicità genetica non mancherà 14

16 Lo status dell embrione umano A. Sofo però della sua unicità individuale, proprio come nel caso dei gemelli identici. In questo senso, non è il fatto della duplicazione biologica che fa problema, ma eventuali interferenze sulla personalità di coscienza di un essere umano, vale a dire sulla autocoscienza della propria dignità e sulla coscienza sociale attribuita dagli altri. 5) La clonazione apre anche la strada al miglioramento (eugenetica) dell'uomo. Ma chi stabilisce gli standard per dire quale tipo di uomo è migliore? Chi stabilisce la giusta statura della natura umana? Pertanto non si può considerare questa intenzione eticamente accettabile per almeno quattro ragioni: a) il concetto di miglioramento è materia di giudizio soggettivo; b) il miglioramento non terapeutico apre la strada alla costruzione dell'uomo perfetto; c) la costruzione di uomini migliori di altri infrange il principio di uguaglianza fra gli esseri umani; d) non sono controllabili i rischi per le future generazioni. 6) La clonazione è in qualche modo una forma di violenza nei confronti della continua scoperta di se stesso. Quindi è violenza che compromette considerevolmente la propria libertà e la propria storia personale, il cui futuro non assumerebbe più la caratteristica di evento, mortificando quel senso di stupore che è sapienza della vita come scoperta di una continua e sorprendente meraviglia. 7) Dal punto di vista etico il problema è se sia lecito far ammalare animali delle nostre malattie per poi studiare il modo di curarle. Ma a sconvolgere l'intera umanità è la possibilità di poter arrivare a clonare l'uomo, cosa fattibile visto che il procedimento è del tutto identico a quello utilizzato per clonare Dolly. Ma perchè clonare l'uomo? L'idea che più spaventa è quella della clonazione di squadre di schiavi, soldati mercenari, criminali scelti fra i soggetti più adatti a svolgere mansioni da parte di un futuro Hitler. 8) Altre motivazioni possibili e forse meno verosimili sono la conquista di una sorta di immortalità, procurarsi un gemello che funzioni come una banca di organi di ricambio, oppure sostituire un figlio o un altro parente morto, prelevandone i tessuti molto presto dopo la morte. Così se una coppia di genitori si vede portare via il proprio figlio, magari da una malattia incurabile, ecco che con la clonazione ritornerebbe ad averne uno, simile come un gemello allo scomparso. Ma, come ha detto l onorevole Nilde Iotti, ogni figlio ha la sua unicità e volerne un altro uguale a quello scomparso attraverso la clonazione vorrebbe dire dimenticare quello morto. Secondo Renato Dulbecco, invece, con la clonazione dell'uomo avremmo due individui simili fisicamente ma non come mentalità, stato psicologico e pensiero. Infatti, come già ribadito, l'individuo è in parte prodotto dai suoi geni e in parte dalla relazione e dall'interscambio con gli altri e con l'ambiente. 3. VALUTAZIONE ETICA DELLA RICERCA SULLE CELLULE STAMINALI E SULLA CLONAZIONE TERAPEUTICA 3.1. Embrioni soprannumerari prodotti mediante fertilizzazione in vitro per scopi riproduttivi 15

17 Valutazione etica della ricerca sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica A. Sofo Dall'embrione preimpianto allo stadio di blastocisti è possibile isolare le cellule del nodo embrionale e coltivarle fino a ottenerne migliaia: le cosiddette cellule embrionali staminali (in sigla ES da Embryonic Stem cell), la cui caratteristica principale è l'elevata capacità di differenziarsi in qualsiasi altro tipo cellulare. Cellule ES di topo sono state differenziate in vitro in cellule epiteliali, muscolari, nervose o pancreatiche. I ricercatori sono riusciti finora a differenziare cellule ES in cellule della glia che producono lo strato di mielina che riveste le fibre nervose (15). Trasferite nel cervello di topi carenti per la produzione di mielina, queste cellule hanno sintetizzato normalmente tale proteina. Un altro gruppo di ricercatori ha prodotto, sempre a partire da cellule ES, cellule nervose immature che, se trasferite nella spina dorsale danneggiata di ratti, ne ristabiliscono le normali funzioni (15). Questi esperimenti fanno ritenere non lontana nel tempo la possibilità di riparare i motoneuroni del midollo spinale con la riacquisizione delle funzioni deambulatorie. In molti laboratori sparsi in tutto il mondo, sono state inoltre isolate e coltivate cellule ES ottenute da blastocisti umane al quattordicesimo giorno di sviluppo. Le blastocisti provengono dalle cliniche dove si effettua la fecondazione in vitro e sono embrioni in eccesso che non sono stati trasferiti nell'utero della madre, ma che, con il consenso dei genitori, sono utilizzati per la ricerca (16) Il principio del rispetto della vita e della dignità umana E largamente accettato che la vita del soggetto umano sul quale la ricerca viene fatta deve essere tutelata dal ricercatore e dallo Stato. Il principio della protezione della vita umana è basata sui principi del rispetto dell inviolabilità della vita umana stessa e della dignità umana. Se lo Stato è uno Stato di diritto, ha il dovere di tutelare la vita dei cittadini nati, a maggior ragione ha il dovere di tutelare la vita dei più deboli, dei più indifesi e innocenti della società tra cui sono i non ancora nati. Conseguentemente è dovere dello Stato tutelare anche il diritto alla vita dei non ancora nati. E importante inoltre considerare che prima di effettuare la ricerca sulla persona umana, devono essere bilanciati i rischi cui il soggetto umano sarà esposto con i benefici che si intendono ottenere dalla ricerca in conformità con il principio della proporzionalità. In quanto l embrione umano viene distrutto nella ricerca sulla cellula staminale è necessario valutare la proporzionalità tra i rischi cui l embrione umano è sottoposto e il suo bene. Quando la ricerca biomedica viene praticata sull embrione umano, questo deve essere tutelato. Tale principio è riconosciuto dall articolo 1 comma 1 della Legge 40/2004 sulla fecondazione assistita che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito e ribadito al paragrafo 1 dell articolo 18 della Convenzione sulla biomedicina, la quale stabilisce: Dove la legge permette la ricerca sull embrione umano in vitro, deve garantire la protezione adeguata dell embrione. L implicazione giuridica di quest ultimo articolo è che nessuno degli Stati contraenti della Convenzione può permettere la ricerca sulla cellula staminale embrionale perché tale ricerca necessariamente comporta la distruzione dell embrione umano. Il rispetto della dignità umana costituisce uno dei principi della ricerca biomedica. Così l Associazione Medica Internazionale nella sua dichiarazione sui principi etici per la ricerca medica che coinvolga i soggetti umani, dichiara: E dovere del 16

18 Valutazione etica della ricerca sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica A. Sofo medico nella ricerca medica di proteggere la...dignità del soggetto umano (17). Il Parlamento europeo ha dichiarato la necessità di assicurare che l embrione umano e il feto siano trattati in condizioni adeguate alla dignità umana... (18) Anche in questo caso le coscienze sono divise. Secondo i bioeticisti cattolici e una parte dei laici, poiché la dignità umana è caratteristica inerente all essere umano in sé, per avere diritto a tale dignità non occorre altro che una entità sia un essere umano; e, poiché l embrione umano è un essere umano, possiede la dignità umana. Ci sono implicazioni etiche del rispetto della dignità umana. La prima è che il rispetto della dignità umana richiede che gli esseri umani non possano essere trattati come mezzi cioè come oggetti, come uno strumento da usare solo per raggiungere lo scopo altrui. Kant nel suo lavoro Grundlegung zur Metaphysik der Sitten, ha scritto:...l uomo e generalmente qualsiasi ente razionale esiste come fine in se stesso, non semplicemente come mezzo per essere usato arbitrariamente da questa o quella volontà, ma tutte le sue azioni, o riguardino sé stesso o altri esseri razionali, devono essere sempre considerate allo stesso tempo come un fine. Poiché nella ricerca sulla cellula staminale embrionale, l embrione umano è usato per la ricerca non-terapeutica e perché viene distrutto nella ricerca per ottenere la terapia per altri esseri umani, questa ricerca violerebbe il principio del rispetto della dignità umana. Questa opinione non è condivisa dalla maggior parte dei ricercatori genetisti e da un altra parte dei bioeticisti di stampo laico, i quali sono convinti che i benefici derivanti dall uso di cellule staminali provenienti da embrioni soprannumerari, in grado di salvare la vita a milioni di malati, sarebbero da soli in grado di legittimare eticamente questa tecnica, rafforzando così il rispetto nei confronti della vita umana e della salvaguardia della sua salute. I cattolici ribattono a questo concetto, appellandosi ad un altro principio biomedico fondamentale secondo il quale nella ricerca gli interessi e il benessere del soggetto sul quale la ricerca viene fatta devono prevalere sull interesse della società. Così, l Associazione Medica Mondiale nella sua Dichiarazione stabilisce: Nella ricerca medica sui soggetti umani, considerazioni riguardanti il bene del soggetto umano devono avere la precedenza sugli interessi della scienza e della società (19). Una delle implicazioni etiche e giuridiche di questo principio è che la vita di un singolo essere umano non può essere sacrificata per poter raggiungere gli interessi della scienza e della società. In quanto la ricerca sulle cellule staminali embrionali comporta la distruzione dell embrione umano, dicono i cattolici, questa ricerca pone l interesse della società e della scienza sopra l interesse dell embrione umano stesso Il principio di beneficenza Il principio della beneficenza richiede che ognuno di noi abbia il dovere di garantire il bene altrui. Ma questo principio etico, dicono i cattolici, ha un limite: il limite é che questo obbligo cessa quando l aiuto che qualcuno deve rendere agli altri, gli comporta un danno o un rischio significativo. La maggior parte dei ricercatori, invece, ha ritenuto che l uso degli embrioni soprannumerari per la derivazione delle cellule 17

19 Valutazione etica della ricerca sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica A. Sofo staminali embrionali per la ricerca sulle cellule staminali è eticamente giustificato sulla base del principio di beneficenza. La Chiesa asserisce che, dal momento che la derivazione delle cellule staminali dagli embrioni umani conduce alla loro distruzione, la donazione degli embrioni soprannumerari per la ricerca sulle cellule staminali inevitabilmente reca un danno significativo agli embrioni. Perciò, lo stesso principio cui si rifanno i sostenitori dell uso di embrioni sopranumerari per derivarne cellule staminali richiede che i genitori di tali embrioni non dovrebbero donarli per tali ricerche. I cattolici ritengono dunque che il principio di beneficenza non possa giustificare l uso degli embrioni soprannumerari per la ricerca sulle cellule staminali. Dal momento che la ricerca sull embrione umano richiede la sua distruzione, l embrione stesso non è tenuto a rendere aiuto agli ammalati, i suoi genitori non dovrebbero autorizzare il suo uso per questo tipo di ricerca o, per lo meno, dovrebbero considerare i principi descritti sopra. Inoltre, per rendere un atto moralmente lecito, non è sufficiente che il soggetto dell azione abbia un intenzione buona. Oltre le circostanze, anche l oggetto dell azione deve essere moralmente buono. Anche se la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha lo scopo di ottenere la terapia per molteplici patologie, dal momento che comporta la distruzione dell embrione umano, questa ricerca non può essere eticamente giustificata perché il fine non giustifica il mezzo. Pur rispettando la coerenza della posizione cattolica, ricordiamo però che la Commissione presieduta da Dulbecco ha indicato che la derivazione di cellule staminali da embrioni dovrebbe essere consentita solo da embrioni soprannumerari, crioconservati, non più destinati all impianto e quindi queste tecniche non arrecherebbero danni ma produrrebbero solo vantaggi. Dal punto di vista legislativo, la nuova Legge italiana sulla fecondazione assistita in Italia ha arginato questo problema, impedendo la crioconservazione degli embrioni (consentita solo in caso di gravi problemi di salute della madre). Questo però, come ha recentemente evidenziato un articolo pubblicato su Repubblica (20) sta causando nuovi problemi per la salute delle donne che ricorrono alle tecniche di fecondazione assistita. I bioeticisti di stampo cattolico si oppongono all utilizzo di embrioni soprannumerari come fonti di cellule staminali, anche evidenziando che l embrione umano non può consentire alla ricerca biomedica ed è quindi eticamente illecito usarlo per una ricerca in cui viene leso, e a maggior ragione in cui è distrutto (21). Questo principio si basa sul fatto che anche se fosse in grado di prestare il consenso per tale ricerca, normalmente l embrione umano non potrebbe mai darlo per ovvie ragioni. L embrione umano può partecipare alla ricerca soltanto se i risultati della ricerca avranno la possibilità di produrre reale e diretto beneficio alla sua salute. Così, l articolo 6 paragrafo 1 della Convenzione sui Diritti umani e sulla Biomedicina mentre stabilisce che salvo l articolo 17 e 20 un intervento può essere eseguito sulla persona che non ha capacità di consentire, per il suo diretto beneficio (22), l articolo 17, che tratta delle persone che non possono consentire alla ricerca, stabilisce tra altre cose che la ricerca sulla persona che non possiede la capacità di consentire può essere interpresa solamente se tutte le condizioni previste nell articolo 5 sono verificate; tra queste è che i risultati della ricerca abbiano la potenzialità di produrre reale e diretto beneficio alla sua salute. Ancora, si può effettuare la ricerca su una persona che non ha la capacità di consentire, soltanto se la stessa ricerca non può 18

20 Valutazione etica della ricerca sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica A. Sofo essere eseguita su individui capaci di dare il consenso. Poiché la ricerca sulle cellule staminali può essere effettuata sull adulto umano che è capace di dare il consenso, conseguentemente, essi affermano, la ricerca sull embrione umano è eticamente illecita. A questo punto di vista si oppongono la maggior parte dei ricercatori ed i bioeticisti laici i quali affermano che, tenendo anche conto del fatto che gran parte di tali embrioni sarebbero comunque destinati ad essere distrutti, la rimozione e la coltura in laboratorio di cellule staminali da un embrione che non può essere impiantato non significano una mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma piuttosto un atto di solidarietà da parte della coppia donatrice alla ricerca di terapie per malattie difficilmente curabili e spesso inguaribili. Essi quindi ritengono eticamente lecita la derivazione di cellule staminali a fini terapeutici degli embrioni non più in grado di essere impiantati La proibizione della creazione di embrioni umani per gli scopi di ricerca Questo principio è riconosciuto dal paragrafo 2 dell articolo 18 della Convenzione sulla biomedicina, il quale stabilisce: La creazione degli embrioni per gli scopi della ricerca è proibita. Questo vuol dire che nessuna creazione di embrioni solamente per fare ricerca sulle cellule staminali può essere giustificata. La tecnologia usata per creare questi embrioni che sono destinati solamente alla ricerca può essere la fertilizzazione in vitro oppure il trasferimento nucleare cellulare somatico (TNSA) Embrioni creati specificamente per la ricerca usando la fertilizzazione in vitro E moralmente illecito creare embrioni umani utilizzando la fertilizzazione in vitro solamente per derivare le cellule embrionali per la ricerca. Primo; costituisce una contravvenzione del principio sancito nel paragrafo 2 dell articolo 18 che la creazione degli embrioni per gli scopi della ricerca è proibita (23). Secondo: viola il principio del rispetto della dignità della persona umana in quanto l embrione creato solamente per la ricerca è trattato come il mezzo e non come il fine. Infine, in quanto l embrione viene distrutto nella derivazione delle cellule staminali embrionali dagli embrioni creati solamente per la ricerca, ciò costituisce una violazione del principio del rispetto della vita umana (24) La possibilità di cambiare programma: il trasferimento somatico cellulare nucleare (TNSA) Accanto a queste sorgenti fisiologiche di cellule staminali, negli ultimi tre anni se ne è aggiunta un'altra molto promettente, basata sulla possibilità di modificare il programma genetico delle cellule differenziate. Questa nuova possibilità si è sviluppata a partire dal 1997, quando alcune ricerche hanno dimostrato che il programma genetico di nuclei di cellule del tutto differenziate può essere completamente modificato (25). Questi esperimenti impiegano tecniche di trasferimento nucleare. 1 ricercatori WilImut e Campbell, nella pecora, e successivamente Yanagimachi e collaboratori, nel topo, hanno stabilito con chiarezza che il nucleo di cellule somatiche del tutto differenziate può essere riprogrammato quando è trasferito nel citoplasma di una cellula 19

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