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1 ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLE REGIONI LAZIO E TOSCANA (D.L.vo n. 270) Roma - Biblioteca centrale Foto T. Zottola Ufficio di Staff Formazione, Comunicazione e Documentazione Rassegna mensile tratta da periodici specialistici nazionali e internazionali N. 5 LUGLIO-AGOSTO 2010 Staff Rassegna : Responsabile: Gabriella Loffredo Selezione degli articoli ed elaborazione dei riassunti: Gabriella Loffredo, Antonella Bozzano,Romano Zilli Archiviazione informatica e cartacea:.. Cristina Ferri Preparazione ed invio articoli:... Cristina Ferri, Giulia De Matteis Ha collaborato a questo numero:.marcella Milito

2 Articolo n. 1 Epidemia di carbonchio sintomatico (Clostridium chauvoei) in un allevamento di bovini da carne in gruppi al finissaggio Tulley W. BVM&S CertCHP MRCVS Tyndale Farm Veterinary Practice Summa Animali da Reddito Anno 5 n. 6 luglio-agosto 2010 pp L Autore descrive alcuni casi di carbonchio sintomatico ad insorgenza disseminata verificatisi in Inghilterra durante l autunno in un allevamento di 350 bovini da carne. Gli animali venivano svezzati ad 8 settimane di età ed alimentati con un pastone a base di orzo fioccato, proteine ed integratori minerali; l alimentazione al finissaggio era costituita da insilato di mais, insilato di erba e miscela proteica. L esame post- mortem del primo vitello permetteva di rilevare lesioni compatibili con miositi da clostridi; l esame clinico dei tre casi successivi (vitelli di 4 mesi appartenenti ad un altro gruppo) evidenziava il decubito in 1 soggetto, depressione e rigidità del posteriore negli altri due. Gli esami di laboratorio effettuati sulle biopsie muscolari hanno confermato la diagnosi di carbonchio sintomatico. Nell articolo vengono riportati i risultati dell indagine svolta per ricercare le cause dell insorgenza della patologia, la terapia e la profilassi effettuata in azienda ed una sintetica analisi dei costi. Articolo n. 2 Il tumore nasale enzootico della pecora in Italia Di Matteo I. et al Facoltà di Medicina Veterinaria Università degli Studi di Perugia Large Animal Review Anno 16 n. 2 aprile 2010 pp Gli Autori descrivono due casi di tumore nasale enzootico della pecora verificatisi in due soggetti adulti di razza Lacaune allevati nel centro Italia. Il gregge era stato ripopolato negli anni precedenti con dei soggetti riproduttori importati dal sud della Francia. La sintomatologia era rappresentata da dispnea, tosse, starnuti, scolo nasale mucocatarrale e deformità del profilo dei seni frontali che in uno dei due soggetti si presentava fistolizzato. La patologia è causata da un retrovirus denominato ENTV (Enzootic Nasal Tumor Virus), caratterizzato dal non essere coltivabile. Questo virus in Italia era stato evidenziato nella capra, ma non nella pecora. Nell articolo vengono descritte le lesioni evidenziate all esame necroscopico e l aspetto istopatologico della neoplasia. La diagnosi definitiva dell infezione si effettua mediante la dimostrazione di particelle virali nel tessuto al microscopio elettronico.viene segnalata l importanza

3 dell accurato esame anatomopatologico per poter evidenziare le lesioni tumorali non ancora clinicamente manifeste in soggetti portatori. Articolo n. 3 Spirochete della malattia di Lyme nelle zecche raccolte in uno studio di campo nell Italia centrale (regione Marche) Pascucci I., Cammà C. Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell Abruzzo e del Molise Veterinaria Italiana Vol 46 (2) aprile-giugno 2010 pp Gli Autori riportano i risultati di uno studio svolto tra settembre 2001 ed ottobre 2002 in provincia di Pesaro e di Urbino volto ad indagare la presenza del ciclo delle Spirochete della borreliosi di Lyme. Questa malattia presenta elevati livelli di prevalenza nelle zecche nelle regioni italiane del Nord-Est, ove vengono notificati annualmente numerosi casi umani. Per l area oggetto dello studio, caratterizzata come ecologicamente a rischio, non erano infatti disponibili dati di campo. Il principale vettore della malattia in Europa è la zecca Ixodes ricinus, strettamente associata alle popolazioni di cervidi selvatici. Le zecche sottoposte ad analisi sono state raccolte da cervidi selvatici (131 campioni) coinvolti in incidenti stradali o abbattuti dai cacciatori o rimosse dai pazienti presso i pronto soccorso di zona (93 zecche) o campionate dall ambiente (78 zecche). Esse sono state identificate e classificate mediante esame stereomicroscopico; successivamente le Borrelie sono state ricercate mediante 3 differenti metodiche PCR ed identificate nelle differenti genospecie mediante sequenziamento. Articolo n. 4 Impiego illecito del desametasone nei bovini da carne: razionale, effetti negli animali trattati e metodologie diagnostiche tradizionali ed innovative Girolami F. et al. Dipartimento di Patologia Animale, Università degli Studi di Torino Large Animal Review Anno 16 n. 3 giugno 2010 pp Gli Autori descrivono l azione farmacologica e la farmacocinetica dei corticosteroidi di sintesi (desametasone, betametasone, prednisolone etc) e le motivazioni e le strategie del loro impiego illecito come promotori di crescita, soprattutto nei bovini. Nell articolo vengono riportate le alterazioni cliniche ed anatomo-patologiche derivanti dalla somministrazione prolungata di queste sostanze e le metodologie diagnostiche utilizzate, tradizionali, complementari ed innovative. Sono citati i risultati di uno studio effettuato per caratterizzare il profilo di escrezione del desametasone sodio-fosfato nei vitelloni da carne allo scopo di discriminarne l utilizzo a scopo terapeutico od auxinico. Infine, tra le possibili strategie adottate per aumentare l efficacia dei controlli ufficiali eseguiti con le metodiche del Piano Nazionale Residui, vengono sinteticamente esposte

4 le azioni condotte da una ASL piemontese per aumentare l incisività delle indagini, mediante la pianificazione degli interventi e l adozione di una serie di procedure. Articolo n. 5 Regolamento CE n. 1/2005, protezione degli animali durante il trasporto: il trasporto dei vitelli Piscopo A. Veterinario Dirigente Azienda Sanitaria Provinciale n. 1 Agrigento Eurocarni anno XXV n. 7 luglio 2010 pp L Autore esamina la normativa sul trasporto animale in riferimento al benessere dei vitelli di pochi giorni di vita; questi animali vengono trasferiti dall azienda di nascita a quella di crescita per la produzione di carne ed in questa movimentazione devono essere sufficientemente maturi per affrontare lo stress del trasporto e del nuovo inserimento. Le aziende, per ridurre i costi di gestione tendono a trasportare precocemente i vitelli. La gestione di questi soggetti alla nascita presenta due momenti essenziali, rappresentati dalla somministrazione del colostro nelle prime ore di vita e dalla cicatrizzazione del cordone ombelicale; quest ultimo punto rappresenta un requisito normativo per l idoneità al trasporto. Vengono discussi i tempi effettivi di cicatrizzazione del cordone ombelicale, che, secondo lavori di più recente pubblicazione, sarebbero contrastanti con quelli previsti dalla normativa vigente. Articolo n. 6 Gli americani rispondono con procedure standard Santini S. Medico Veterinario Informatore Zootecnico Anno LVII n luglio 2010 pp L Autrice riporta il programma di controllo delle infezioni mammarie gestito dal Qmps (Quality milk production service) americano, presentato dal Prof. Welcome in occasione del Congresso Sivar. I punti chiave di questo programma si fondano sull informazione e sulla definizione di protocolli di trattamento, su terapie specifiche per ciascuna azienda e sulla valutazione delle variabili che condizionano il successo degli interventi. Vengono esaminati e rappresentati, anche in forma schematica, gli elementi della valutazione economica della sostenibilità dei trattamenti antibiotici, la valutazione del management, degli indici di performance nel monitoraggio ed una classificazione a punteggio della gravità delle mastiti.

5 Articolo n. 7 La produzione di latte di asina in una innovativa filiera latte per consumatori di fascia sensibile Salimei E., Fantuz F. Di STAAM, Università degli Studi del Molise La Rivista di Scienza dell Alimentazione Anno 39 n. 1 gennaio-marzo 2010 pp L articolo è una disamina sulle caratteristiche del latte di asina, di crescente interesse scientifico per essere ben tollerato da bambini, lattanti compresi, allergici alle proteine del latte vaccino. Sebbene gli studi su questa particolare filiera latte siano ancora esigui, sono state chiarite diverse peculiarità. La quantità di latte per mungitura è piuttosto limitata, a causa della ridotta capacità della mammella degli equini ed aumenta con la mungitura meccanica. Sotto il profilo igienico il latte d asina presenta una bassa carica microbica (da 3.66 a 5.87 log CFU/ml), che migliora ulteriormente con la mungitura meccanica. L azione esercitata da enzimi quali il lisozima, presente in elevata quantità rispetto al latte di altre specie, e la lattoferrina sono in parte responsabili di questa qualità. La composizione chimica del latte d asina presenta della somiglianze con quello di donna, specie per l alto tenore in lattosio e la bassa concentrazione di proteine. La tipologia di quest ultime ed il rapporto tra loro spiega la tollerabilità di questo prodotto per i soggetti allergici. Tra le componenti funzionali, oltre i già citati lisozima e lattoferrina, si evidenzia il buon equilibro tra diversi acidi grassi liberi e gli indici aterogenico e trombogenico, che renderebbero questo latte adatto per la prevenzione dell aterosclerosi. Infine, gli Autori sottolineano come la qualità del latte di asina sia influenzata dalle condizioni di allevamento e, specialmente, dalla alimentazione delle fattrici. Quest ultima che deve tener conto degli aspetti nutrizionali e metabolici di questa specie, in particolare della componente fibrosa della dieta. Articolo n. 8 Valutazione di punti critici della lavorazione in un impianto di macellazione suina Valnegri L., Casirani G., Soncini G. Dipartimento di Scienze e Tecnologie per la Sicurezza Alimentare Università degli Studi di Milano Industrie Alimentari Anno 49 n. 503 giugno 2010 pp Sono stati verificati alcuni punti critici di un piano di autocontrollo in un impianto di macellazione suina sulla base dei Criteri di igiene di processo previsti dal Reg. CE 1441/2007 e della Decisione CE 471/2007. Su campioni prelevati dalle carcasse (gola, coscia, pancetta e lombo) sono state eseguite determinazioni per Carica batterica aerobica, Enterobatteriaceae e Salmonella; esami per Carica batterica aerobica ed

6 Enterobatteriaceae sono stati effettuati anche su tamponi eseguiti sul tavolo lardello e tavolo rifilo prosciutti e da campioni di acqua di scottatura. Inoltre è stata ricercata Listeria nei tombini. I risultati derivati dalle analisi delle carcasse sono al di sotto dei limiti previsti dal Reg. CE 1441/2007, in quanto la Carica batterica aerobica non ha mai superato il valore di 3.2 log, le Enterobatteriaceae quello di 1.5 log e Salmonella è stata riscontrata in 2 dei 95 campioni analizzati (il limite massimo è di 5 campioni positivi su 50). Anche le determinazioni effettuate sui tamponi di superficie e nelle acque di scottatura presentano valori accettabili, mentre su 67 dei 74 prelievi eseguiti sui tombini è stata trovata Listeria, ma non della specie monocytogenes. A seguito delle positività riscontrate per Salmonella e Listeria, rispettivamente nelle carcasse e nei tombini, sono stati condotti interventi correttivi. Articolo n. 9 Metodi biochimici e biomolecolari nel controllo ufficiale dei prodotti ittici per valutare la presenza di vibrioni patogeni Serracca L. et al. Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Ligura e Valle d Aosta Industrie Alimentari, anno 49, n. 503, giugno 2010, pp Le specie di vibrioni patogeni per l uomo che si possono rinvenire nei prodotti della pesca sono rispettivamente: V. cholerae, V. parahaemolyticus e V. vulnificus. Di questi solo i ceppi produttori di determinate tossine o antigeni somatici sono realmente pericolosi per la salute umana. Il Regolamento 2073 del 2005, pur non dettando la ricerca dei vibrioni patogeni nei prodotti della pesca, indica la necessità di sviluppare nuovi metodi d analisi affidabili. La normale metodica per la ricerca dei vibrioni prevede un prearricchimento in acqua peptonata salata, passaggio nei terreni selettivi TCBS, TSA salato e TSI salato, crescita in differenti concentrazioni saline e determinazione della sensibilità al fattore vibrostatico O129, concludendosi poi con l identificazione biochimica in micrometodo. Gli Autori descrivono le analisi effettuate su 100 campioni di filetti di pesce con tale metodica, alla quale ha fatto però seguito un ulteriore identificazione di tipo molecolare, descritta nei dettagli, mediante PCR e sequenziamento genico per l identificazione genotipica. Ciò è infatti in grado di svelare la presenza, esclusivamente propria dei ceppi patogeni, dei geni per la produzione dei sierogruppi O1 e O139 per Vibrio cholerae, di emolisine (TDH e TRH ) per Vibrio parahaemolyticus e del gene vvh per il Vibrio vulnificus, permettendo l individuazione dei soli campioni realmente pericolosi e di eventuali falsi positivi.

7 Articolo n. 10 Aspergillus ochraceus e produzione di ocratossina sulla superficie di prodotti di salumeria Cantoni C. e Milesi S. Università degli Studi di Milano Ingegneria Alimentare, anno 7, n. 33, giugno 2010, pp La ocratossina A, micotossina prodotta dalle muffe del genere Aspergillus, Penicillium ed Eurotium spp, è una nefrotossina con proprietà teratogeniche, immunosoppressive e cancerogene. Si ritrova soprattutto nei cereali, nei prodotti derivati da essi ed in molti altri alimenti. Il lavoro descrive le analisi eseguite su campioni di budelli di salame e di prosciutto crudo per la ricerca delle spore fungine di Aspergillus ochraceus, che risulta essere la specie più importante per la produzione di ocratossina. I risultati mettono in evidenza le condizioni di ph, l intervallo di Aw e la temperatura ottimale necessari per la produzione rispettivamente del micete e della ocratossina. Gli Autori sottolineano quindi l importanza della decontaminazione dei prodotti carnei e la necessità di prevenire la contaminazione di questi con la rimozione delle colture di cereali dalle vicinanze dei salumifici. Articolo n. 11 Risorgenze parassitologiche: il caso della difillobotriosi Peduzzi R., Wicht B. Laboratorio di Ecologia microbica, Università di Ginevra Biologi Italiani Anno XL n.5/6 maggio-giugno 2010 pp La difillobotriosi è una zoonosi di origine ittica causata da cestodi del genere Diphyllobotrium, che hanno come ospiti intermedi copepodi e pesci e come ospiti definitivi mammiferi ittiofagi, in particolare l uomo, che contrae l infestione attraverso il consumo di pesce crudo o poco cotto. Tra le differenti specie patogene di questo cestode, la più diffusa alle nostre latitudini è D. latum, tra le altre specie patogene si segnalano D. nihonkaiense, D. dendriticum e D. pacificum. Le differenti specie non possono essere distinte in base alle caratteristiche morfologiche, per cui si ricorre oggi all identificazione (ciò è importante ai fini dell epidemiologia) mediante tecniche di biologia molecolare. In questo articolo vengono esaminati i risultati di un indagine svolta presso l Istituto cantonale di microbiologia sugli aspetti biologici, medici ed epidemiologici della difillobotriosi nell area dei laghi prealpini, acque comuni italo-svizzere e francosvizzere. Per prevenire la diffusione di questa zoonosi, il pesce da consumare crudo deve essere preventivamente sottoposto a congelamento a temperatura inferiore a 20 C per almeno 24 ore.

8 Articolo n. 12 La shelf-life di vongole veraci allevate e depurate, da destinare al consumo umano Favretti M. et al Istituto Zooprofilattico delle Venezie Il pesce n. 4 agosto 2010 pp In questo articolo vengono riportati i risultati di uno studio svolto per definire i valori guida di temperatura di conservazione del prodotto finito e la durata commerciale di vongole veraci depurate e come essi influenzano la carica microbica fecale iniziale. Allo scopo sono state sottoposte ad esame ispettivo ed analizzate 25 unità campionarie di vongole veraci depurate, conservate a 3 diverse temperature (6±1 C; 10±1 C; 20±1 C ) al tempo zero ed a distanza di 1, 2, 3, 4, 6, 8 giorni dal confezionamento. Le determinazioni microbiologiche sono state le seguenti: numerazione di enterobatteri totali, numerazione di Escherichia coli β glucuronidasi positivi, ricerca di Salmonella spp. Attraverso l esame ispettivo sono stati valutati i seguenti parametri: odore esterno ed interno, colore e resistenza all apertura. Inoltre è stato determinato il calo peso. Articolo n.13 (in inglese) [Febbre Q nei Paesi Bassi: aggiornamenti su epidemiologia e misure di controllo] van der Hoek W et al. Centre for Infectious Disease Control, National Institute for Public Health and the Environment (RIVM), Bilthoven, the Netherlands Eurosurv. Vol.15, weekly 12; Sin da quando nel 2007 i casi di febbre Q nell uomo hanno iniziato a crescere in modo sensibile nei Paesi Bassi, per arrivare ai casi notificati nel 2009, questa zoonosi è divenuta una delle principali emergenze in salute pubblica per questo Paese. Le ondate di aborti nella popolazione caprina vengono identificate come fonte primaria di infezione per la popolazione umana, soprattutto in quella che vive nel raggio di circa 5 km dalle aziende nelle quali si verificano tali episodi. Sono state prese drastiche misure, compreso l abbattimento di molti capi di capre gravide nelle aziende colpite, nel tentativo di invertire la tendenza degli ultimi tre anni.

9 Articolo n. 14 (in inglese) [Confronto tra il metodo tradizionale e la sorveglianza basata sul rischio per la determinazione dello stato di Trichinella free in allevamenti suini] Schuppers M.E. et al Epidemiol. Infect. (2010) 1:38, pag Il lavoro mette a confronto il tradizionale metodo digestivo della ricerca di larve di Trichinella nel muscolo del 100% dei suini al macello, con l indagine sierologica, nella determinazione di status di Trichinella free. Lo status di Trichinella free si definisce come la probabilità al 95% che la prevalenza di Trichinella sia inferiore al 0,0001% nell allevamento. Data la bassa sensibilità del metodo digestivo, il lavoro dimostra che l indagine sierologica permette di abbassare drasticamente il numero di campioni da effettuare per mantenere lo stesso livello di garanzia. Articolo n.15 (in inglese) [Indicatori di pericoli e rischi emergenti per la Sicurezza Alimentare] Kleter G.A.. et al. RIKILT Istituto per la Sicurezza Alimentare; Uniersità di Wageningen - NL Food and Chemical Toxicology 47 (2009), Pag: Vi è una necessità largamente avvertita tra i ricercatori e le Autorità Competenti di sviluppare metodi per l'identificazione precoce dei pericoli emergenti legati a rischi per la sicurezza alimentare, con l'obiettivo di prevenirli prima che si manifestino e provochino incidenti. Il presente lavoro analizza e descrive i metodi utilizzati per selezionare indicatori che possano essere impiegati per l'identificazione precoce dei pericoli emergenti. Tali indicatori sono stati divisi in tre classi in relazione all ambiente di origine dei diversi pericoli: (i) l'ambiente di produzione primaria degli alimenti, (ii) le filiere di produzione dal campo alla tavola e (iii) l ambiente finale dei consumatori. Questi indicatori rappresentano segnali che possono richiedere azioni di correzione. Oltre gli indicatori legati alle specifiche categorie di pericoli, ne vengono identificati altri da utilizzare per la valutazione della vulnerabilità. Essi possono essere di ausilio nella individuazione dei punti deboli nel sistema di produzione alimentare in quanto sensibili a una gamma più ampia di pericoli.

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