STUDIO LEGALE SUTTI CONVEGNO ASSET MANAGEMENT FORUM 2006

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1 CONVEGNO ASSET MANAGEMENT FORUM 2006 Regole di condotta e ruolo del promotore finanziario dopo la recente Riforma del Risparmio: nuova fiscalità e impatto dell'odierno contesto normativo. 1. I servizi finanziari: nuove figure professionali Il Sistema Bancario Italiano è ormai con tendenza consolidata negli ultimi anni sulla via del rapido cambiamento, in relazione, soprattutto, al pur se lento, processo di apoliticizzazione. Il mercato nazionale, europeo e chiaramente mondiale del sistema bancario è in continua evoluzione, non tanto per i sistemi di ramificazione dell offerta del prodotto finanziario in genere, o alla presenza sul territorio, ormai capillare, quanto invece alla necessità di creare pochi gruppi che detengono il potere del credito. Ormai le fusioni, le O.p.a. e le scalate in genere sono all ordine del giorno, dando così il via a quello che dovrebbe essere il progressivo adeguamento alle rigide regole, del mercato, dettate dalla globalizzazione. Il luogo comune del posto in banca, dopo essere stato per anni una delle sistemazioni lavorative più - 1 -

2 ambite ed invidiate, cede il passo anche nelle banche al lavoro interinale e quindi al lavoro flessibile, con quella brutale mannaia rappresentata dalla scadenza del contratto che non sempre diventerà a tempo indeterminato. Cambiano così le logiche di mercato nel sistema finanziario e di conseguenza sorgono e si sviluppano figure professionali diverse che operano nel mondo bancario. Per quanto concerne nello specifico l'oggetto dell'intervento odierno, la figura più conosciuta è verosimilmente quella del promotore finanziario che volendone tracciare per sommi capi l'identikit legato da mandato, lavora per la banca offrendo al pubblico i vari prodotti della stessa. Figura professionale sotto il controllo CONSOB ed esercitabile da chi supera l esame per l iscrizione all albo o da chi avendo determinati requisiti può iscriversi di diritto ai sensi del D.M. 472/98 ART. 4, LETT. B), C) E D), il promotore come già anticipato ha un mandato da parte degli intermediari autorizzati (banche, SIM etc) e viene da questi utilizzato per vendere servizi di consulenza al cliente. Formalmente non esiste alcun rapporto tra il promotore ed il cliente; il contratto, infatti, viene stipulato tra la banca/sim ed il cliente. Il promotore opera per conto dell'intermediario senza - 2 -

3 però avere potere di rappresentanza. Il promotore non è in alcun modo autorizzato a consegnare al cliente documenti che non siano elaborati dalla società. E' opportuno, prima di tracciare il quadro sulla figura del promotore finanziario, fare brevi cenni ad altre tre figure professionali che negli ultimi tempi hanno trovato uno sviluppo significativo: il consulente finanziario, l introducing broker e il mediatore creditizio. La prima di queste tre nuove figure professionali si distingue da quella del promotore finanziario innanzi tutto per la sua indipendenza; il consulente finanziario infatti trova la propria collocazione normativa nel contratto d opera ex art del Codice Civile, ed in particolare si inquadra nella categoria dei prestatori d'opera intellettuale,così come disciplinati dagli articoli 2229 e seguenti del Codice Civile. Non si tratta quindi di un agente monomandatario che opera per conto di un intermediario e la retribuzione è a carico del cliente con onorario e non con una commissione e/o provvigione. Questo permette al consulente finanziario di non essere legato alla collocazione di un determinato prodotto, ma, essenzialmente, di inquadrare le esigenze del cliente e non di collocare, di consigliare quindi l investimento migliore, fermo restando che il - 3 -

4 consulente finanziario può svolgere attività di consulenza sugli investimenti senza però superare il limite stabilito con riguardo ai servizi d investimento che la legge prevede per gli intermediari autorizzati, come: raccolta ordini, negoziazione titoli, mediazione, sollecitazione al pubblico risparmio etc. (riferimenti normativi : Direttiva 93/22/CE del 10 maggio 1993 relativa ai servizi di investimento in valori mobiliari, meglio nota come Eurosim; D.Lgs. 23 luglio 1996 n. 415 c.d. decreto Eurosim e concluso con l'entrata in vigore del T.U.I.F. - Testo Unico della Finanza ossia D.Lgs. n.58/1998). La CONSOB stessa si è espressa in merito all'attività di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari ribadendo il limite che la legge impone, come precedentemente spiegato, nonché ribadendo il concetto che tale attività consiste nel fornire al cliente indicazioni utili per effettuare scelte di investimento e nel consigliare le operazioni più adeguate, in relazione alla situazione economica ed agli obiettivi del cliente stesso, mantenendo la posizione di indipendenza del consulente rispetto agli investimenti consigliati e che l unica remunerazione è quella che il cliente riconosce al consulente per il servizio prestato, nell unico interesse del cliente stesso. Ergo, può svolgere attività di consulenza finanziaria, per rendere al - 4 -

5 pubblico degli investitori nei modi e nelle forme che più riterrà opportuni, sempre e comunque nel rispetto dei limiti che la legge (decreto Eurosim) impone, chiunque persona fisica o giuridica, Sim o non Sim. Altra figura invece non molto conosciuta ma con un potenziale elevato è quella dell introducing broker, innanzitutto non è indipendente e potrebbe anch essa avere problemi in relazione ad un conflitto di interesse con chi remunera tale attività di segnalazione. L introducing broker è colui che per conto di un intermediario autorizzato banca, sim, promotore e così via, pur non essendo iscritto all albo dei promotori finanziari svolge attività di segnalazione e viene per questo remunerato. Figura alquanto antica forse nel mondo del commercio, ma non molto usata ancora nel sistema bancario italiano, infatti l attività dell introducing broker viene meglio esaminata e regolamentata a mezzo della Comunicazione n. DIN/ del della CONSOB. La CONSOB infatti spiega, precisa e avverte che tale figura può essere utilizzata dagli intermediari autorizzati ma sempre con l occhio vigile degli stessi, tant è che nella comunicazione su riportata vieta al produttore qualsiasi tipo di attività che sia - 5 -

6 diversa da quella di mera segnalazione. Infatti ribadisce e avverte gli intermediari autorizzati di vigilare sempre sull attività dei segnalatori soprattutto quando tale attività è remunerata in base a delle provvigioni e non ad un compenso fisso. Da ultimo, si ritiene opportuno fare brevi cenni alla figura del mediatore creditizio. L'art. 2 del D.P.R. n. 287 del definisce Mediatore creditizio colui che, professionalmente, anche se non a titolo esclusivo, ovvero abitualmente, mette in relazione, anche attraverso attività di consulenza, banche o intermediari finanziari con la potenziale clientela, al fine di concedere finanziamenti sotto qualsiasi forma, senza essere legato ad alcuna delle parti da rapporti di collaborazione, dipendenza o rappresentanza. Pertanto, finalità principale del Mediatore è quella di mettere in contatto due parti potenzialmente interessate alla conclusione di un determinato "affare", mantenendo rispetto alle stesse una posizione di indipendenza, analogamente alla nozione di Mediatore contenuta nel Codice Civile all'art I Mediatori creditizi, rispetto agli altri mediatori che svolgono la propria attività in ambiti diversi da quello finanziario e creditizio, sono soggetti ad un particolare divieto previsto dalla normativa di settore che consiste nell'impossibilità di concludere contratti, - 6 -

7 nonché di effettuare qualsiasi forma di pagamento o finanziamento per conto dei soggetti (banche o intermediari finanziari) a favore dei quali essi svolgono l'attività di mediazione. Per quanto riguarda i requisiti e gli obblighi di iscrizione in un apposito Albo, l'attività di Mediatore creditizio è riservata alle persone fisiche che siano iscritte in un apposito Albo istituito presso l'ufficio Italiano Cambi (U.I.C.), sotto l'alta vigilanza del Ministro dell'economia e delle Finanze. Il D.P.R. n. 287/2000 stabilisce che qualora l'attività di mediazione creditizia sia svolta da persone giuridiche, la stessa dovrà essere esercitata per il tramite di persone fisiche che, a loro volta dovranno essere iscritte nell'apposito Albo. 2. La figura del promotore finanziario prima della L. 262/ Articoli 30 e 31 del T.U.I.F. La figura professionale del promotore finanziario è stata introdotta dal Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (meglio conosciuto come T.U.I.F. - D.Lgs. n. 58/1998). Essa non costituisce una vera e propria novità nel mercato dell'offerta dei suddetti servizi al pubblico; possiamo infatti menzionare una precedente legge (77/1983), intitolata Vendita porta a porta di valori mobiliari, che aveva - 7 -

8 configurato anche se in modo embrionale - l'istituto in discorso. Vero è che, nel corso degli anni, ed in particolare con l adozione del c.d. Decreto Eurosim (D.Lgs 415 del 23 luglio 1996) prima, e col T.U.I.F. poi, l istituto si è venuto caratterizzando ed arricchendo di elementi nuovi. In particolare, l'articolo 31 secondo comma definisce promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di dipendente, agente o mandatario, esercita professionalmente l'offerta fuori sede ; viene sancito il principio del c.d. monomandato, prevedendo che il promotore possa svolgere la propria attività esclusivamente nell'interesse di un solo soggetto. Sulla base di considerazioni che a suo tempo vennero svolte dalla prevalente dottrina, la figura professionale così delineata presentava tre fondamentali caratteristiche: in primis, vi era la necessità che si trattasse di persona fisica; in secundis, il requisito attinente alla necessaria professionalità nell'esercizio dell'attività medesima, che andava desunta sulla base dei criteri adottati con riferimento all'imprenditore nel sistema del diritto commerciale, ossia la stabilità, la continuità, la sistematicità dell'esercizio di una determinata attività e la sua non occasionalità. Da ultimo, l'esistenza di un contratto di agenzia o di mandato con un unico intermediario abilitato fuori sede, - 8 -

9 comunemente noto come vincolo del monomandato (peraltro, si è sempre ritenuto tale vincolo essenziale per la tutela dei conflitti di interesse e la trasparenza nei confronti della clientela). Inoltre, condizione necessaria per l'esercizio dell'attività di promotore finanziario è l'iscrizione presso l'apposito albo tenuto dalla CONSOB ai sensi dell'art. 31 quarto comma del già citato T.U.I.F. L'iscrizione è peraltro subordinata alla presenza dei requisiti di onorabilità e professionalità individuati con decreto del Ministro del Tesoro dell'11 Novembre 1998, n In tal senso, per quanto concerne il requisito della onorabilità, possono essere ricordate le ipotesi sulla base delle quali vi è perdita della onorabilità. Per sommi capi: 1) qualora si sia sottoposti a misure di prevenzione ai sensi della normativa antimafia; 2) qualora si sia condannati con sentenza irrevocabile, salvi gli effetti della riabilitazione, a a) pena detentiva per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l'attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento; b) reclusione per uno dei reati previsti dalle norme relative ai reati societari; c) reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per - 9 -

10 un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l'ordine pubblico, contro l'economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria; d) reclusione per un tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo; 3) qualora si sia condannati a seguito di sentenza derivante da patteggiamento per una delle pene indicate al precedente punto. Per quanto riguarda invece il requisito della professionalità, questo si risolve nella necessità che colui che intende iscriversi all'albo dei promotori finanziari tenuto dalla CONSOB abbia conseguito un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore, nonché abbia superato opportuna prova valutativa indetta dalla CONSOB medesima. La verifica della professionalità non è peraltro richiesta per alcune categorie di soggetti, quali i funzionari di banca o di imprese di investimento o gli agenti di cambio. Prima che intervenisse la recente Riforma del Risparmio - L. 262/2005, di cui più diffusamente in seguito il promotore finanziario era considerato in definitiva alla stregua di una particolare modalità di esplicazione del servizio di collocamento di strumenti finanziari e servizi di investimento, la cui peculiarità era ed è ancora rappresentata dal potenziale pericolo per

11 l investitore, che viene colto di sorpresa dal promotore finanziario (figura di cui, ai sensi dell art. 31 del T.U.I.F., è obbligato a servirsi qualsiasi intermediario che intenda offrire fuori sede strumenti finanziari e servizi di investimento); il quale potenziale investitore, proprio per questo motivo, è ritenuto meritevole di particolare attenzione e tutela. E' di fatto ampio lo spettro di attività dei promotori finanziari: è riservata loro l'offerta fuori sede di strumenti finanziari e servizi di investimento, nonché la distribuzione di prodotti bancari e finanziari. Proprio l esigenza di particolare tutela nei confronti degli ignari potenziali investitori, ha indotto a suo tempo il legislatore del Testo Unico ad introdurre, nell ambito della disciplina dell offerta fuori sede, il principio del c.d. ius poenitendi. Con tale espressione si era soliti indicare il diritto, riconosciuto all investitore, di recedere, entro un termine stabilito, dal contratto concluso con l intermediario, per mezzo del promotore finanziario. L inclusione esplicita di tale diritto all interno della norma dedicata all offerta fuori sede di fatto risultava essere una novità rispetto alla normativa previgente, ivi incluso il decreto Eurosim (D. Lgs. n. 415/ 96). Per completezza, si segnala che lo

12 ius poenitendi era previsto dai commi 6, 7 e 8 dell'art. 30 del T.U.I.F. La terminologia utilizzata dal legislatore del 98 sembra limitare il diritto di recesso ai soli contratti conclusi effettivamente fuori sede. Tale interpretazione è peraltro supportata dall estensione del diritto di recesso anche ai contratti collocati a distanza ai sensi dell art. 32 T.U.I.F.. Ciò sulla base del rinvio, contenuto nell art. 32 medesimo, alle norme dettate dall art. 30 in quanto compatibili. Un altro elemento dimostrante l unificazione delle ipotesi di recesso è rappresentato dal comma settimo dell art. 30, che dispone la sanzione civilistica della nullità relativa per il caso di omessa menzione (da parte del promotore finanziario) della facoltà di recesso nei moduli o formulari sottoposti all attenzione del cliente; nullità relativa peraltro eccepibile da parte del solo investitore. Una seconda novità consiste poi nell aver allungato da cinque a sette giorni il termine per l esercizio del diritto; tale allungamento risulta in linea con le disposizioni del D. Lgs. n. 50/ 92, attuativo della direttiva 85/577/CE, riguardanti i contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali

13 Tuttavia, le previsioni non apparivano in grado di risolvere la lunga questione, risalente già alla sopra menzionata legge n. 77/ 83, circa il momento dell effettiva conclusione del contratto, se coincidente con la sottoscrizione dell investitore o rinviato al momento di avvenuta conoscenza da parte del proponente dell avvenuta sottoscrizione. Dal momento però che la sottoscrizione rilevante per la decorrenza del termine è quella dell investitore, sembrerebbe in prima battuta preferibile riportare la conclusione del contratto a tale sottoscrizione. Successivamente, è apparso interessante osservare come il diritto di recesso, il cui termine si ribadisce inizia a decorrere dalla data della sottoscrizione del cliente, vada applicato sia alla sottoscrizione di un contratto, che quindi con essa può ritenersi concluso, sia alla sottoscrizione di una mera proposta contrattuale; comunque sia, in attesa del decorso del termine per l esercizio del diritto, dovrà comunque parlarsi di sospensione dell efficacia del contratto medesimo. Quest ultima previsione rafforza naturalmente la tutela a favore dell investitore. Peraltro, la disciplina in discorso non trova applicazione nel caso di successive operazioni costituenti esecuzione del contratto

14 originario, quali ad esempio l incremento dell investimento iniziale ovvero il passaggio dell investimento da un fondo ad un altro gestito dalla medesima Sgr. Stanti le peculiarità inerenti alla figura professionale del promotore finanziario, il legislatore del 1998 e quello successivo del 2005, che non ha stravolto in tal senso la precedente normativa ha strutturato un regime di controlli svolti dalla CONSOB ben definito. Questo regime di controlli trova la propria esplicazione normativa nell'art. 31 settimo comma del T.U.I.F., che attribuisce alla CONSOB medesima il potere di chiedere ai promotori e ai soggetti che si avvalgono di promotori la comunicazione di dati e notizie nonché la trasmissione di atti e documenti, oltre al fatto di avere la facoltà di effettuare ispezioni per la richiesta di esibizione di documenti e il compimento di atti che siano ritenuti necessari. Oltre a ciò, è utile menzionare gli articoli 55 e 196 T.U.I.F. Con la prima disposizione si concede facoltà in capo alla CONSOB di disporre in caso di necessità e di urgenza la sospensione in via cautelare del promotore dall'esercizio dell'attività per periodi variabili in funzione di gravi violazioni

15 presunte ovvero di sottoposizione del promotore a misure cautelari o a procedimento penale per un'ampia gamma di reati. Inoltre, la seconda disposizione (art. 196 del T.U.I.F.) indica le sanzioni che la CONSOB può applicare a tali operatori: seguendo un criterio di progressiva intensità di intervento, esse possono consistere nel richiamo scritto, nell'applicazione di sanzioni amministrazione pecuniarie, nella sospensione dall'albo e nella radiazione dallo stesso. Sempre per quanto riguarda il regime di controlli predisposti dal T.U.I.F. per l'attività del promotore finanziario, è bene trattare infine della previsione di responsabilità solidale in capo ai soggetti intermediari abilitati per l'attività dei promotori medesimi. Peraltro, una esposizione completa delle problematiche in oggetto non può e non deve dimenticare di focalizzare l attenzione sui rivolti pratici dell attività del promotore finanziario, in particolare quando l attività di quest ultimo sia svolta contra legem. Passando all analisi di alcune sentenze della Corte di Cassazione sul tema, ricordiamo anzitutto la decisione della Suprema Corte in data 2 aprile 2003 (n. 627) ha definito in modo chiaro i limiti dell attività del promotore finanziario il quale, in caso di

16 violazione per effetto dell art. 166 del D.Lgs. 58/1998 (T.U.F.), incorre nella pena della reclusione da sei mesi a quattro anni oltre che in quella di una multa variabile da 2066 a La fattispecie cui si è dedicata la Cassazione riguardava un soggetto, regolarmente iscritto nell albo dei promotori finanziari, il quale aveva iniziato progressivamente ad operare in proprio effettuando attività di raccolta di ingenti somme presso vari clienti risparmiatori promettendo loro investimenti con prospettive d interessi o profitti di rilevante entità. A seguito del successivo, mancato rinvenimento delle somme consegnate al promotore, i giudici del merito avevano ravvisato nel contesto il delitto di truffa aggravata. In sostanza, l autore non avrebbe svolto atti di gestione, ma soltanto di appropriazione delle ingenti somme versategli dai clienti. La sentenza emessa dai giudici della Suprema Corte afferma innanzitutto che il promotore finanziario è indicato dalla legge come la persona fisica che in qualità di dipendente, agente o mandatario esercita professionalmente l offerta fuori sede, esclusivamente nell interesse di un solo soggetto abilitato ad effettuare investimenti (banca o S.I.M.), con la conseguenza che non può agire da operatore indipendente e che eventuali attività

17 di promozione finanziaria da lui effettuate nell interesse di altri soggetti, debbono essere considerati provenienti da persona non iscritta nell albo istituito presso la CONSOB, per cui tutta l attività svolta dal promotore finanziario al di fuori o indipendentemente dal suo rapporto di monomandato deve essere considerata abusiva. Ma la particolarità dell argomento di cui all oggetto ci suggerisce di approfondire anche il tema relativo alla responsabilità solidale delle società d intermediazione immobiliare per quanto concerne i danni cagionati ai terzi dall attività illecita nel promotore finanziario. Secondo il disposto dell articolo 31 comma terzo del medesimo T.U.F. Il soggetto che conferisce l incarico è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi dal promotore finanziario anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale. La Corte di Cassazione ha avuto modo di occuparsi del tema con sentenza della 1 Sez. Civ. del 29 aprile 1999 n. 4299, con la quale ha identificato il fondamento della responsabilità solidale della SIM o della banca nel principio dell apparenza del diritto, riconducibile a quello più generale della tutela dell affidamento incolpevole, il quale può essere invocato in

18 tema di rappresentanza, nei confronti dell apparente rappresentato, dal terzo che abbia in buona fede contratto con persona sfornita di procura, allorché l apparente rappresentato abbia tenuto un comportamento colposo, tale da giustificare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente. Alla teoria dell apparenza, che implica una censura a titolo di colpa sotto il profilo di avere per negligenza o imperizia contribuito a creare l apparenza di una situazione sulla cui veridicità il terzo ha incolpevolmente riposto affidamento, si contrappone quella che coglie nel suddetto art. 31 comma terzo un ipotesi di responsabilità oggettiva per il rischio di impresa (ovvero responsabilità oggettiva per fatto altrui: in tal senso cfr. Tribunale di Verona 01/03/2001), per cui gli elementi costitutivi della responsabilità dell intermediario andrebbero esclusivamente identificati nell esistenza del rapporto di preposizione non necessariamente di lavoro subordinato e nel conseguente affidamento di un incarico al promotore. Il discorso sulla responsabilità solidale della SIM o della banca è stato peraltro ripreso da una recente sentenza della Suprema Corte (1 Sez. Civ. 7 aprile 2006 n. 8229), che ha affrontato la

19 classica fattispecie classica nel senso di spesso ricorrente in tale ambito del privato che si sia rivolto ad un promotore finanziario investendo i propri risparmi e non ne abbia tratto alcun profitto per dolo di quest ultimo (nella fattispecie, appunto, il promotore, ricevute le somme, le aveva incassate senza renderne conto e volatilizzandole). La Suprema Corte, nel caso di specie, ha statuito che la responsabilità dell intermediario preponente (ossia della banca o della SIM), la quale pur sempre presuppone che il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria all esercizio delle incombenze a lui facenti capo, trova la sua ragion d essere, per un verso, nel fatto che l agire del promotore è uno degli strumenti dei quali l intermediario si avvale nell organizzazione della propria impresa, traendone benefici cui è ragionevole far corrispondere i rischi; per altro verso ancora, nell esigenza di offrire una più adeguata garanzia ai destinatari delle offerte fuori sede loro rivolte dall intermediario per il tramite del promotore giacché, appunto per le caratteristiche di questo genere di offerte, più facilmente la buona fede dei clienti può essere sorpresa. Proprio tale garanzia il legislatore ha inteso rafforzare con la previsione della solidarietà ex art. 31 comma terzo del T.U.F., con un meccanismo normativo volto a

20 responsabilizzare l intermediario nei riguardi dei comportamenti di soggetti quali sono i promotori che l intermediario medesimo sceglie, nel cui interesse imprenditoriale essi operano e sui quali nessuno meglio dell intermediario è concretamente in grado di esercitare efficaci forme di controllo. Ancora: sullo stesso tema la Corte di Cassazione, con sentenza della III Sez. Civ. 22 ottobre 2004 n , ha affermato che, ai fini della sussistenza della responsabilità della società di intermediazione mobiliare per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate, è sufficiente un rapporto di necessaria occasionalità tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli, a nulla rilevando che il comportamento del promotore abbia esorbitato il limite fissato dalla società, come si desume peraltro dallo stesso articolo 2049 del Codice Civile. - Codice di Vigilanza approvato da Assoreti (associazione nazionale delle società di collocamento di prodotti finanziari e di investimento) Ai sensi dell art. 95 delibera Consob 11522/98, di cui si dirà a breve, i promotori finanziari devono rispettare i codici di

21 autodisciplina relativi alla propria attività e a quella della categoria del soggetto abilitato per conto del quale operano. Tale previsione si combina con l art. 58 delibera Consob 11522/98, secondo il quale i codici interni di autodisciplina adottati dagli intermediari autorizzati, dalle società di gestione del risparmio e dalle SICAV, in linea con quanto previsto dal D.Lgs. 58/98, definiscono le regole di comportamento dei componenti gli organi amministrativi e di controllo, dei dipendenti, dei promotori finanziari e dei collaboratori con riferimento, tra l altro, alle procedure concernenti i rapporti con gli investitori che intendano avvalersi di procuratori o incaricati ai fini della stipulazione dei contratti o dell effettuazione di operazioni, se questi sono amministratori, sindaci, dipendenti, collaboratori e promotori finanziari degli intermediari stessi. Al fine di agevolare gli intermediari associati nell adempimento dei compiti di regolamentazione interna, previsti dalla normativa di settore, Assoreti ha redatto un codice che fornisce le "linee guida" per la stesura del codice interno di comportamento. In materia di conferimenti di incarichi e procure da parte della clientela l art. 3, co. 1, codice Assoreti prevede per i promotori finanziari, i componenti gli organi amministrativi e di controllo, i dipendenti e i collaboratori dell intermediario aderente, la

22 possibilità di accettare dai clienti procure od incarichi, anche di domiciliazione, nel rispetto delle procedure adottate per iscritto dall intermediario. L'approvazione da parte di Assoreti del sopra menzionato codice ha inoltre focalizzato l'attenzione sulla individuazione degli indicatori di possibili anomalie attrezzandosi con particolari strumenti di intervento. Una prima categoria di indicatori sono quelli che possono far presumere un'attività che non tutela gli interessi del cliente: la scelta di investimenti in cui non ci sia coerenza tra la situazione del cliente e la natura dell'operazione; la prevalenza di strumenti, prodotti o servizi che consentono livelli di provvigione elevati al Promotore; le scelte di investimenti ad alto rischio da parte di clienti che si avvalgono tutti dello stesso promotore finanziario. Inoltre, un indicatore di un'attività poco chiara sono le richieste di recesso o di riduzione concernenti polizze sulla vita, che possono far presumere una errata informazione sui contenuti dell'investimento. Una seconda categoria di segnali è quella che può far presumere, invece, comportamenti non corretti: il trasferimento di mezzi di pagamento a favore di soggetti diversi dagli intestatari del contratto; l'invio di mezzi di pagamento in caso di disinvestimento parziale o totale, a indirizzi o piazze diversi da

23 quelli indicati nel contratto; l'indicazione di indirizzi che possano far presumere che la corrispondenza non viene regolarmente ricevuta dal cliente. A questi si aggiungono l'inserimento del promotore finanziario tra gli intestatari di un contratto, anche nei casi in cui è consentito dalle norme regolamentari; la ricorrenza di uno stesso nominativo come cointestatario di più contratti con intestatari diversi; l'andamento anomalo delle commissioni percepite; la stipula di nuovi piani di investimento senza aver completato quelli precedentemente sottoscritti dagli stessi clienti. Esiste poi una serie di strumenti che possono garantire una migliore tutela del cliente a livello generale. Tra questi l'uso di interviste o sondaggi per registrare il grado di soddisfazione del risparmiatore, l'esistenza di un numero verde a disposizione del cliente e la comunicazione della situazione contabile. Volendo concludere sul punto, il Codice di comportamento dell'assoreti si propone di applicare i principi di correttezza e buona fede a tutela sia della reputazione dei singoli soggetti che offrono servizi d'investimento fuori sede, sia della loro clientela. Si noti tuttavia come esso non conferisca di per sé diritti alla clientela stessa sulla base dell'articolo 2, ultimo comma ( Il presente Codice di natura meramente deontologica disciplina i rapporti fra le Associate e fra queste e i Promotori

24 Finanziari e non interferisce in alcun modo nei rapporti intercorrenti fra le Associate e la loro clientela. Pertanto, nessun diritto o pretesa della clientela può essere fondata sulla inosservanza di una norma del presente Codice ). Il Codice dell'assoreti mira a stimolare un controllo efficace da parte delle imprese associate sull'operato dei promotori finanziari, configurando, oltre ad un obbligo di vigilanza sui promotori di cui all'art. 11 ( Fermo quanto previsto nella Sezione II e nella presente Sezione del Codice, le Associate esercitano un potere di vigilanza e controllo sui Promotori Finanziari al fine di prevenire la violazione degli obblighi di condotta previsti dal Codice, senza con ciò incidere nella sfera di autonomia professionale dei medesimi ), anche una corresponsabilità delle prime, nei confronti dell'associazione, per l'operato dei promotori che abbiano violato il Codice stesso, ogni qualvolta l'impresa associata si sia obiettivamente e consapevolmente avvantaggiata, anche se non in termini di immediato beneficio economico, dalla condotta del suo promotore o del terzo che abbia collaborato con il promotore (art. 4). Sotto questo aspetto il Codice approvato da Assoreti trova rispondenza nel codice deontologico di autodisciplina dell'anasf (Associazione

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