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1 Juku Think Global, Act Local!

2 Virtualizzazione e Cloud Copyright 2011 di Enrico Signoretti e Fabio Rapposelli, Alcuni diritti riservati. Questo libro viene offerto sotto licenza Creative Commons BY- NC-ND, questo significa che sei libero di: riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest'opera. Alle seguenti condizioni: Attribuzione Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l'opera. Non commerciale Non puoi usare quest'opera per fini commerciali. Non opere derivate Non puoi alterare o trasformare quest'opera, né usarla per crearne un'altra. Tutti i termini menzionati in questo libro riconosciuti come trademarks o service marks sono stati capitalizzati in modo appropriato.

3 Indice Juku... 1 Perché Juku... 1 Chi è Juku... 3 Introduzione... 4 Partiamo dall inizio... 5 Un cenno storico... 5 Perché virtualizzare... 6 Prima di iniziare... 8 Pianificazione Non tutto è virtualizzabile La scelta dell hypervisor... 11

4 Management di base La connettività I server Lo storage Gli stack Virtualizziamo Da fisico a virtuale I rischi della virtualizzazione selvaggia Virtualizzazione e Consolidamento Capacity Planning Chargeback Cloud Il Private Cloud La fase dei Servizi IT in Produzione Virtualizzare il Business in Produzione Private Cloud Conclusioni... 42

5 Virtualizzazione e cloud Juku Perché Juku I Juku sono scuole, private, giapponesi che hanno l obiettivo di aiutare gli studenti a migliorare il rendimento nelle loro normali attività scolastiche ed a garantire una preparazione migliore per gli esami. Benché questo tipo di scuola sia principalmente concepita per le materie accademiche, non è raro trovare dei juku anche per discipline artistiche, sportive e arti marziali. Il nostro obiettivo è proprio quello di non sostituirci all informazione istituzionale ma di aiutare chi deve prendere le decisioni per il proprio IT con articoli, informazione e confronto sulle tematiche tecnologiche che conosciamo meglio: l infrastruttura IT ed in particolare virtualizzazione e storage. Non è più come una volta, chi lavora nell IT deve guardarsi intorno: le cose cambiano velocemente e c è la necessità di rimanere informati, o di informarsi velocemente, per sostenere decisioni importanti. Come fare? E semplice, il sito contiene le nostre idee, il risultato del confronto quotidiano che abbiamo globalmente sul web ed i social network con vendor, analisti, 1

6 Juku blogger, giornalisti e consulenti. Ma il nostro lavoro non si ferma qui, il confronto e la ricerca sono globali ma la condivisione e l applicazione delle nostre idee deve essere locale: ed è qui che la nostra esperienza quotidiana, con aziende radicate sul terriorio italiano, diviene fondamentale per offrire una visione sincera ed utile. Ecco perché abbiamo scelto think global, act local come payoff per Juku. Juku è già diventato, durante il suo primo mese di vita, un punto di riferimento per i decision maker del mondo IT, ed i suoi articoli vengono linkati dai maggiori autori della blogosfera dello storage e della virtualizzazione. Il sito contiene articoli in Italiano ed Inglese ed è raggiungibile all indirizzo oppure con una semplice scansione del QR Code qui in basso. 2

7 Virtualizzazione e cloud Chi è Juku Enrico Signoretti, Fondatore e CEO di Cinetica, realtà di rilievo nel panorama dello storage e virtualizzazione in centro Italia. Frequenta gli ambienti IT da oltre 20 anni, la sua carriera è iniziata con l assembler nella seconda metà degli anni 80 per poi passare allo Unix (ma sempre con il Mac nel cuore) fino ad approdare al Cloud dei giorni nostri. Attento alle evoluzioni del mercato e alla costante ricerca di idee e soluzioni innovative. È un appassionato velista ed un pescatore mancato. Enrico raccoglie i suoi profili Social qui: Fabio Rapposelli, specialista di Storage e Virtualizzazione con oltre 10 anni di esperienza nel settore della consulenza IT. Attualmente gestisce e coordina il team tecnico di Cinetica sviluppando e dispiegando infrastrutture informatiche su scala globale. Nato come uomo UNIX al termine degli anni 90 ha iniziato a lavorare con le piattaforme di virtualizzazione dai loro albori fino ad oggi, cerca di evangelizzare il concetto di Cloud agli IT manager. Nel 2010 viene insignito della ambita certificazione VCDX (Numero #58) da VMware. Appassionato musicofilo ed incallito viaggiatore. Fabio raccoglie i suoi profili Social qui: 3

8 Juku Introduzione La virtualizzazione dei server è uno degli argomenti più caldi di questi anni. Molte aziende stanno già affrontando la loro seconda ondata di virtualizzazione che spesso si traduce in una rivisitazione radicale di quello che è stato fatto negli anni passati per correggere errori e, magari, aggiornare l infrastruttura con l espressione degli ultimi trend tecnologici. L obiettivo di questo documento è quello di sottolineare alcuni aspetti di base per chi si avvicina per la prima volta alla virtualizzazione ma anche di ricordare, a chi ha già intrapreso questo percorso, alcuni punti focali per migliorare il più possibile la propria infrastruttura. 4

9 Virtualizzazione e cloud Partiamo dall inizio Un cenno storico La virtualizzazione dei server non è nata nel mondo x86. I primi hypervisor (anche se all epoca non si chiamavano così) sono nati negli anni 60 sui mainframe. Già, quello che oggi viene chiamato z/os (il sistema operativo di IBM per i suoi mainframe) aveva funzionalità di virtualizzazione già all epoca. Negli anni, poi, altri sistemi operativi, come ad esempio alcuni Unix, hanno aggiunto funzionalità di virtualizzazione (software o HW+SW) che emulavano in parte quanto già visto sui mainframe. La virtualizzazione nacque in primo luogo per ottimizzare l uso delle risorse di sistemi costosi 5

10 Juku e male utilizzati ma fu parzialmente abbandonata negli anni 80/ 90, durante l era dei PC e delle applicazioni client/server. VMware, azienda leader nella produzione di software per la virtualizzazione, ha avuto il grande merito di sviluppare per prima (nel 1999) questa tecnologia su hardware standard x86. Fra gli anni 90 ed i primi del 2000 ci si rese conto che la proliferazione di server X86 sottoutilizzati (spesso 1 Server = 1 Sistema Operativo = 1 Applicazione) stava portando ad una impennata dei costi per gestire l IT non più affrontabili ed è qui che aziende come VMware trovarono i loro primi sostenitori. Negli ultimi anni l hypervisor di VMware è stato affiancato da molte altre soluzioni concorrenti tra cui Microsoft Hyper-V e Citrix Xen. Ognuna di queste ha vantaggi e svantaggi che vedremo nei paragrafi successivi. Perché virtualizzare La virtualizzazione porta dei vantaggi indiscutibili: M i g l i o r a s e n s i b i l m e n t e i l i v e l l i d i u t i l i z z o dell infrastruttura: È molto improbabile che una singola applicazione possa occupare tutte le risorse messe a disposizione da un hardware fisico per tutto il tempo. Il meccanismo della virtualizzazione, con la possibilità di creare tanti server virtuali, permette di utilizzare in maniera 6

11 Virtualizzazione e cloud molto più efficiente le risorse a disposizione allocando le risorse dove servono e quando servono. Diminuisce i costi dell infrastruttura: come conseguenza del punto precedente, se ho la possibilità di ottimizzare al meglio l uso delle risorse hardware a disposizione avrò bisogno di meno risorse hardware da comprare e gestire. Diminuisce i costi di gestione: ancora una volta, meno hardware significa abbattere i costi di gestione ma non solo. La virtualizzazione porta con sé strumenti molto sofisticati che permettono una semplificazione importante di molte attività tecniche che vanno dalla più banale fornitura di un nuovo server, al backup, alla creazione di ambienti di test, ecc. Migliora i livelli di servizio: Una infrastruttura virtuale ha una serie di vantaggi non indifferenti dal lato del livello di servizio, esistono molti meccanismi che permettono di reagire prontamente ad un intervento pianificato o ad un problema hardware, al ripristino di un server virtuale danneggiato o anche a prevenire e ripristinare il servizio a fronte di un disastro. La virtualizzazione dei server ha quindi molti aspetti positivi che aumentano la semplicità operativa del datacenter, ne aumentano la sicurezza e ne diminuiscono i costi. Ovviamente, più il datacenter è grande e più i vantaggi sono evidenti ma anche chi 7

12 Juku ha pochi server troverà sempre più vantaggioso virtualizzare piuttosto che dover aggiungere hardware fisico alla propria infrastruttura. Prima di iniziare Virtualizzare è facile! (troppo facile, aggiungerei). Questo è il messaggio che spesso arriva da chi vende la virtualizzazione ma le cose non stanno proprio così. Spesso incontro clienti che hanno infrastrutture non progettate e mal cresciute da una prima implementazione di valutazione che, nel tempo, è diventato test, poi sviluppo e poi, magari, produzione! Certo, funziona tutto, ma come funziona? Con questo tipo di approccio si vanno ad eliminare, almeno in parte, tutti i principali motivi per i quali si inizia a virtualizzare: ottimizzazione, diminuzione dei costi, facilità di gestione, migliorare i livelli di servizio. Prima di virtualizzare è importante progettare l infrastruttura che ospiterà le macchine virtuali. Gli hypervisor moderni hanno un numero di funzionalità impressionanti che, se male utilizzate, possono minare la scalabilità, la sicurezza ed anche le performance. Inoltre, con una profonda e chiara conoscenza delle architetture, delle best practices e delle tecnologie, è possibile garantire una crescita sicura dell infrastruttura senza spiacevoli disservizi che potrebbero verificarsi. Per ottenere una infrastruttura virtuale efficiente è sempre fondamentale fare un progetto che preveda una analisi dettagliata di tutto quanto è già in opera all interno del datacenter. Nessun aspetto deve essere sottovalutato: 8

13 Virtualizzazione e cloud networking e sicurezza, storage, risorse di calcolo e memoria, applicazioni, sistemi operativi, processi, ecc. Sottovalutare anche uno solo degli aspetti menzionati e progettare una nuova infrastruttura virtuale meno efficiente e performante della precedente sarebbe un fallimento poco raccomandabile a chiunque. 9

14 Juku Pianificazione Non tutto è virtualizzabile Quando si esegue l analisi di una infrastruttura fisica con l obiettivo di virtualizzarla non si riuscirà quasi mai ad ottenere un risultato pieno al 100%. Alcuni server fisici, per diversi motivi, non saranno virtualizzabili ma dovranno rimanere tali. Nella categoria dei server non virtualizzabili troviamo sicuramente: server non x86 (per ovvi motivi). server che hanno particolari caratteristiche hardware: come ad esempio schede PCI particolari (un esempio può essere il fax server). server con sistemi operativi non supportati dall hypervisor. particolari tipi di cluster. Questi sono i più diffusi e per alcuni di questi esiste anche una soluzione (almeno parziale). Ovviamente sarà necessario capire bene cosa fanno questi server, che applicazioni e servizi di base stanno erogando ed anche la loro criticità. Con tutte le informazioni e le precauzione del caso, sarà possibile migrare tutti (o parte) dei servizi applicativi contenuti ed anche ipotizzare 10

15 Virtualizzazione e cloud nuovi meccanismi di alta affidabilità per i cluster (spesso già insiti e forse migliori nell hypervisor). Nel caso specifico di server con componenti hardware particolari, ad esempio, potrebbe essere ipotizzabile l eliminazione di tutte le parti virtualizzabili lasciando sul fisico il minimo indispensabile. La scelta dell hypervisor La scelta dell hypervisor, secondo il mio personale punto di vista, è abbastanza a senso unico. Esistono comunque alcune eccezioni alla regola da verificare con attenzione prima di procedere con una scelta che potrebbe limitare lo sviluppo dell infrastruttura ed aumentare i costi in modo sensibile. Il mio primo consiglio è quello di fare una scelta oculata perché mettersi in casa più di un hypervisor (ad esempio: uno per i server ed uno diverso per i desktop) è una follia dal punto di vista del management, gestione delle risorse e probabilmente costi (consulenze, minor potere d acquisto, storage più complesso da gestire, ecc.). 11

16 Juku Un altro aspetto da considerare, ancora prima di concentrarsi sulle singole funzionalità dell hypervisor, è il supporto tecnico che si può ottenere. Supporto tecnico non significa solo numero verde da chiamare (con dietro qualcuno che risponda in modo decente e, magari, in italiano) ma anche una comunità attiva (una ricerca su google può salvarti la giornata), knowledge base da consultare, facilità di reperire patch e aggiornamenti di sicurezza. Non scenderò nei dettagli tecnici degli hypervisor (virtualizzazione, para-virtualizzazione, ecc.): non è l obiettivo di questo documento e vorrei semplificare al massimo la lettura, quindi mi permetto di azzardare una macro suddivisione degli hypervisor in 3 macro aree: senza compromessi open source-based Microsoft Nella prima categoria, senza compromessi, l unico che trova posto è VMware. È il primo ad essere nato, è il primo in termini di quote di mercato, è quello che ha la maggior sofisticazione tecnologica, è il più supportato, è il più scalabile e potrei continuare. L unico difetto di questo hypervisor è il costo di acquisto (al momento in cui scrivo è licenziato per socket max 12 core per socket). Come in tutte le cose però c è da dire che paghi per quello che ottieni: alcune funzionalità esistono solo qui e soprattutto per i progetti più sofisticati (es. con problematiche, 12

17 Virtualizzazione e cloud anche complesse, di Disaster Recovery o alta affidabilità, fino alla fault tolerance) è l unica via per ottenere un risultato sicuro ed un TCO basso e predicibile nelle installazioni importanti. Devo aggiungere, a onor di cronaca, che ultimamente VMware ha anche messo a listino diverse licenze limitate nelle funzionalità e con prezzi aggressivi: in questo caso il vantaggio è che si può partire con una implementazione ritagliata (più simile anche come funzionalità a quelle dei concorrenti) per poi, eventualmente, crescere se sarà necessario. Nella categoria dell open source based trovano posto principalmente Xen ed i suoi derivati oltre anche a KVM (spinto da RedHat). Xen ora è di Citrix che però, per motivi sia commerciali che tecnici, non sembra molto interessata a spendere troppo in R&D, mentre KVM ha come unico sostenitore RedHat e non mi è ancora capitato di vedere installazioni in produzione, se non qualche schermata durante gli eventi di presentazione. Il vantaggio di Xen è che costa poco, è performante e open. I difetti primari sono sicuramente l immaturità, la ruvidità con cui molte funzionalità sono state implementate (la CLI la fa da padrone) ed il supporto da parte dei vendor esterni un po carente. I principali utilizzatori di Xen sono quelli che ne preferiscono l aspetto open a tutti gli altri, il che comprende: smanettoni, service e cloud provider, ambienti accademici ed in generale tutti quelli che hanno pochi soldi e molto tempo a disposizione. Gli utenti Xen devono avere cultura e tempo da spendere per il supporto superiori alla media, oltre a molta buona volontà. Xen è comunque alla base delle 13

18 Juku piattaforme Cloud e VPS più importanti in circolazione (es.: Amazon, rackspace). Infine c è la categoria che ho definito Microsoft. L hypervisor di casa Microsoft si chiama Hyper-V. Microsoft è partita in enorme ritardo (fallendo un paio di colpi in precedenza) ma l ultima incarnazione del suo Hypervisor inizia ad essere interessante ed è sicuramente uno dei player per un progetto di virtualizzazione in azienda (almeno per l SMB). Il prodotto Microsoft è limitato se comparato a VMware ma sta crescendo molto bene, la base installata cresce velocemente, il supporto dai vendor non manca. Se un utente ha una infrastruttura basata principalmente su prodotti Microsoft, non troppo grande, Hyper-V potrebbe essere una scelta valida. Il costo, anche nella sua versione più completa, non è elevato e garantisce già un set di funzionalità di tutto rispetto. Rimarco il fatto che i migliori risultati con Hyper-V si ottengono su ambienti Microsoft anche perché il supporto per altri sistemi operativi è decisamente limitato e questo potrebbe compromettere il processo di virtualizzazione di una infrastruttura multi vendor. Management di base Parlare di management di base nel 2010 è quasi ridicolo, infatti per management di base intendo una console di amministrazione unica che permetta di gestire più server fisici e molti server virtuali. Mi spiego meglio: ogni hypervisor (installato sul server fisico) può essere amministrato accedendovi 14

19 Virtualizzazione e cloud direttamente, il problema è che, in realtà, anche il più piccolo dei progetti di virtualizzazione prevede un minimo di due server fisici per garantire alta affidabilità. Dal secondo server in poi devo avere a disposizione una console di management (ogni produttore la chiama in modo diverso: vcenter per VMware, SCVMM per Microsoft, ecc.) che, in alcuni casi, è una ulteriore macchina virtuale. La console di management serve per fare praticamente tutto: interagire con l HW, creare, modificare e amministrare le VM, schedulare ogni tipo di attività, gestire gli aggiornamenti dell infrastruttura, gestire l alta affidabilità, reporting, insomma tutto. La console di management, a parte casi particolari (es.: quella di Citrix può gestire anche Hyper-V) è strettamente legata al suo hypervisor, è l interfaccia grafica dell infrastruttura da virtualizzare ed è bene valutarla insieme ad ogni altra caratteristica dell ambiente che si sta progettando. 15

20 Juku La connettività Il primo aspetto da tenere sempre bene a mente è che i server virtuali sono all interno di diversi, a volte molti, server fisici e che, a loro volta, sono collegati ad uno storage ed a un network: il tutto a formare un cluster. Questa affermazione è meno banale di quanto si possa pensare: la connettività va dimensionata correttamente ed è necessario prevedere ed analizzare molti particolari come le latenze per l accesso allo storage e alla comunicazione fra i nodi, il throughput necessario, l eventuale scalabilità del network, la ridondanza, un adeguato backend e un frontend all altezza della aspettative. Se è vero che molto di quanto detto si può sottovalutare in progetti di minore importanza, diventa fondamentale quando i numeri si fanno anche solo mediamente importanti, per non creare colli di bottiglia tali da compromettere seriamente le prestazioni e l operatività dell intero cluster. In passato dovevano essere tenute in considerazione le esigenze di connettività di un singolo sistema operativo / applicazione, e 16

21 Virtualizzazione e cloud nella grande maggioranza dei casi la dotazione HW standard della macchina (le classiche 2 interfacce gigabit ethernet + 2 porte fibre channel) era più che sufficiente, oggi con le densità raggiunte dalle piattaforme di virtualizzazione (nei casi di deployment VDI si parla anche di 6/8 VM per core) la connettività è uno dei punti focali, questo mette in luce alcuni side-effects: proliferazione di NIC/HBA e cavi (es.: separazione fisica delle reti e ridondanza) complessità di gestione (trunking, network management, troubleshooting difficoltoso) limitazioni dei nodi (pochi slot PCI, poche porte ethernet a disposizione, ecc.) Per rimediare a questi aspetti negativi l industria si è attrezzata cercando di unificare il più possibile la parte di networking tradizionale e, nelle ultime incarnazioni, di inglobare anche la parte di connessione verso lo storage. L adozione di una rete ethernet a 10Gb/s può ridurre drasticamente il numero di connessioni necessarie fino a 2 (più per motivi di ridondanza che altro) e, attraverso strumenti e protocolli moderni (VLAN, Virtual Switches, QoS, etc), è possibile comunque separare in maniera semplice e relativamente sicura tutto il traffico. Sicuramente la modalità di trasporto oggi più diffusa è (e probabilmente rimarrà) l ethernet, resta aperta la scelta tra i protocolli di più alto livello deputati alla comunicazione lato storage: FC, FCoE, iscsi, NFS sono tutti protocolli validi e supportati. La scelta su come e 17

22 Juku quando usarli dipende dalla dimensione dell infrastruttura, dal tipo di storage, dall architettura che si sceglie di adottare e, molto, anche dai costi. L unica nota che mi sento di aggiungere a quanto detto su quello che viene normalmente chiamato converged networking riguarda Infiniband. Infiniband è una tecnologia di connessione molto efficiente e performante (attualmente la sua versione QDR arriva fino a 40Gb/s) caratterizzata da una bassissima latenza ed adottata principalmente in ambienti HPC (High Performance Computing) sotto molti punti di vista è decisamente migliore dell Ethernet, ma è supportata da pochissimi nomi dell industria (a parte uno tutti nomi di secondaria importanza), le installazioni sono poche ed i prodotti decisamente costosi. I server Uno dei grandi vantaggi che ha portato la virtualizzazione, in termini di costi e funzionalità hardware, è la reciproca rincorsa che (gli unici due) produttori di CPU per server X86 hanno fatto negli ultimi anni. Io sono un forte sostenitore dell hardware standard e ormai, fortunatamente, tutta l industria sta andando in quella direzione. Non ha più senso per nessuno, se non per AMD ed Intel, sviluppare CPU, chipset o altre componenti particolari per i server. Tutti i produttori montano le stesse CPU, la stessa RAM, gli stessi chipset, le stesse schede PCI, gli stessi controller RAID, stesse porte ethernet in server delle medesime dimensioni, con gli stessi consumi e via dicendo! Insomma, I 18

23 Virtualizzazione e cloud server sono tutti uguali. Dell, HP, IBM Fujitsu hanno caratteristiche decisamente confrontabili e non portano nessun valore aggiunto sensibile. La differenza nella scelta di un vendor piuttosto che un altro la possono fare: il livello del servizio di assistenza, il prezzo o la simpatia per il rivenditore e poco più. Certo, è sempre preferibile sposare un unico vendor alla volta per avere una certa omogeneità nell hardware da gestire e un solo numero da chiamare per l assistenza ma è vero anche che non è necessario legarsi per la vita ad un unico fornitore. La cosa più importante nella scelta dell hardware non la velocità della CPU (a parte casi particolari) ma la quantità di RAM, è sempre più probabile trovare nodi a corto di RAM piuttosto che con poche risorse di CPU ed è per questo che, quando si valuta l hardware, è necessario prendere in considerazione i server più espandibili in questo senso. Il discorso server si complica un pochino se l infrastruttura è complessa. In questo caso, spesso, si preferiscono soluzioni più 19

24 Juku dense basate su piattaforme blade. I blade sono particolari server montati su chassis (non standard) che hanno diversi vantaggi: compattezza fisica, interconnessione fra le blade integrata ed un unico punto di management del sistema. il server blade, in passato, aveva dei seri problemi di espandibilità del singolo nodo, ma le ultime generazioni (di tutti i server vendor) hanno un po sfatato questo mito. Gli innegabili vantaggi dati da una migliore gestione complessiva, un notevole risparmio di corrente elettrica e, prosaicamente, da un minor numero di cavi, si pagano con un più forte legame con il vendor. Nel campo delle blade esistono anche delle soluzioni di particolare eccellenza che integrano una parte di virtualizzazione dell hardware molto utile se usata correttamente ma che purtroppo non sono alla portata di tutti. Lo storage Tutti gli storage (certificati) funzionano. Il problema, poi, non è più il fatto che uno storage funzioni o meno ma tutto si riconduce all efficienza! Efficienza significa principalmente: automazione, integrazione, facilità d uso, funzionalità avanzate. Non esiste una soluzione uguale per tutti e i produttori offrono soluzioni che vanno da una banale scatola di dischi con controller RAID senza funzionalità, a sistemi complessi che implementano in hardware molte funzionalità altrimenti delegate agli strati superiori, ovviamente anche i prezzi sono molto diversi e tutto dipende da come l azienda valuta il rapporto tra TCA e 20

25 Virtualizzazione e cloud TCO (costo di acquisto contro costo totale nel tempo compresa la gestione). Quando si effettua la scelta per la soluzione di storage più indicata al proprio progetto di virtualizzazione, è bene tenere a mente che si avrà a che fare con problematiche diverse da quelle cui si era abituati a vedere in precedenza: prima, ogni server ospitava un S.O. e una applicazione con il suo set di dati su un disco/volume specifico ora, molto probabilmente, ogni server fisico ospiterà decine di VM con relativi S.O., Applicazioni e dati: i workload e le necessità di throughput si complicheranno notevolmente. Più l infrastruttura è complessa e critica e maggiore sarà il bisogno di strumenti che permettono di isolare e monitorare ogni parametro dello storage. Un altro fattore fondamentale dello storage è la scalabilità, acquistare un sistema troppo ritagliato per le esigenze attuali e poco espandibile può facilmente generare spiacevoli sorprese (anche nel breve periodo). I produttori di hypervisor mettono a disposizione dei vendor alcune API per integrare al meglio lo storage con gli strati superiori, il primo passo verso l integrazione passa proprio da qui: se l hardware e lo storage sanno vicendevolmente con chi hanno a che fare è molto probabile che alcune funzionalità verranno delegate all hardware sottostante limitando inutili sprechi di risorse di calcolo e memoria e velocizzando di molto le operazioni. Molti storage vendor hanno poi realizzato dei plug-in per le console di management in modo da rendere più semplice (in 21

26 Juku alcuni casi quasi trasparente) l amministrazione, il (self-) provisioning ed il monitoring dello storage da parte degli amministratori, rendendo così la console dell hypervisor il punto centrale di amministrazione di tutta l infrastruttura. Ultimo, ma dovrebbe essere sempre il primo, più ancora delle funzionalità, è il supporto tecnico. È indispensabile che il sistema di storage che adottiamo per la nostra infrastruttura sia proattivo e avvisi prontamente chi di dovere (in molti casi anche il vendor stesso) di un possibile guasto o di una deriva particolare sul fronte prestazioni o uso di spazio. Per ottenere un infrastruttura virtuale efficiente è sempre fondamentale fare un progetto che preveda una analisi dettagliata di tutto quanto è già in opera all interno del datacenter. Nessun aspetto deve essere sottovalutato: networking e sicurezza, storage, risorse di calcolo e memoria, applicazioni, sistemi operativi, processi, ecc. Sottovalutare anche uno solo degli aspetti menzionati, e progettare una nuova infrastruttura virtuale meno efficiente e performante della precedente, sarebbe un fallimento poco raccomandabile a chiunque. Gli stack Molti produttori spingono per l adozione di stack tecnologici preconfigurati o, perlomeno, pre-certificati. Lo fanno principalmente per tre motivi: 22

27 Virtualizzazione e cloud Commercialmente è molto meglio (per il vendor) perché possono vendere un pacchetto di hardware (in alcuni casi hardware + software + servizi) molto più importante e quindi guadagnare di più. È molto più facile nascondere le pecche di una singola componente dell infrastruttura in una offerta globale: il cliente compra la soluzione e non indaga particolarmente a fondo su cosa c è dentro Si riesce ad incatenare molto meglio il cliente con una soluzione chiusa da cui non avrà via di scampo per i futuri aggiornamenti. Questo approccio ha comunque degli aspetti positivi dovuti alla semplificazione: un unico numero da chiamare, un unico referente commerciale, una teorica omogeneità nella documentazione, nella qualità del servizio e nei tempi di risposta del supporto. Affidarsi ad uno stack tecnologico da un unico fornitore può essere una ottima soluzione quando l aspetto tecnico del progetto è meno importante di quello organizzativo e magari l azienda non ha risorse umane adeguate per gestire i n f r a s t r u t t u r e t e c n o l o g i c h e complesse o una cultura aziendale 23

28 Juku sufficiente a prendere decisioni di questo tipo. È bene comunque fare molta attenzione sulla differenza che passa fra uno stack tecnologico integrato e una offerta completa ma di tutte componenti separate e disaggregate. L esempio classico è quello dell assistenza: posso telefonare ad un unico numero che vede il mio stack come una unità? Oppure devo specificare già alla prima chiamata su quale dei vari strati dello stack penso di avere il problema? E se poi ho sbagliato? Succede come con il gioco dell oca: riparti dal via! 24

29 Virtualizzazione e cloud Virtualizziamo Da fisico a virtuale Il processo per passare da fisico a virtuale non è banale. Certo, esistono casi abbastanza fortunati, soprattutto nelle infrastrutture piccole e/o poco critiche, dove questa attività si può fare con grande tranquillità e magari anche per tentativi successivi ma, nella grande maggioranza dei casi, non ci si possono permettere errori e tempi lunghi di migrazione. L esperienza ed il buon senso insegnano che è bene migrare prima tutte le macchine meno influenti per la produzione (sviluppo e test in primis) per poi passare a quelle di produzione meno critiche e infine a quelle mission critical. L approccio descritto permette di iniziare con calma e rodare l infrastruttura: testare gli strumenti di management, impostare le prime schedulazioni (backup, snapshots, ecc.), fare le prime attività di 25

30 Juku tuning e le opportune verifiche. L attività di migrazione può durare anche molti mesi e coinvolgere tutta l azienda (non solo chi fisicamente deve migrare i server ma anche poi chi dovrà fruire dei servizi, chi si occupa della sicurezza, ecc.). Esistono diversi metodi per migrare da fisico a virtuale, in alcuni casi (sempre più rari) è necessario ricostruire il server da zero, reinstallare tutti i software e migrare i dati (un po come si farebbe per una migrazione da fisico a fisico). Lo standard nelle migrazioni fisico-virtuale è comunque quello di utilizzare alcuni tool specifici, spesso messi a disposizione dal fornitore dell hypervisor, che consentono, con pochi click, di clonare il contenuto di un server fisico in un server virtuale in poco tempo e con la ragionevole certezza di fornire gli stessi identici servizi, da una macchina virtuale, causando il minor disservizio possibile. da una macchina virtuale con un disservizio minimo. Ad onor di cronaca posso aggiungere che, alcuni fornitori di soluzioni terze parti, hanno sviluppato nel tempo dei tool molto sofisticati che permettono migrazioni da fisico a virtuale (ma anche da virtuale a virtuale e da virtuale a fisico) su piattaforme differenti, questi tool hanno il grande vantaggio di poter operare su ambienti multivendor con un unica interfaccia e possono essere una soluzione in ambienti molto complessi. I rischi della virtualizzazione selvaggia Dopo i primi passi nel mondo della virtualizzazione capita spesso di assistere ad una ubriacatura di tutto l IT (e parte del 26

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