A mia madre e allo splendido rapporto che, con fatica, insieme, abbiamo costruito. A mio padre per i sorrisi e le parole silenziose

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1 A mia madre e allo splendido rapporto che, con fatica, insieme, abbiamo costruito A mio padre per i sorrisi e le parole silenziose A mia sorella per le notti insonni passate a parlare e a ridere a crepapelle Ai cambiamenti, all autunno, alle parole non dette, all odore dei vestiti degli altri, agli sguardi tra sconosciuti, ai giorni tristi, ai passanti che sorridono, ai bambini, al sole nei giorni d inverno, ai ricordi delle canzoni 1

2 I grandi cambiamenti storici, quelli che alterano in modo radicale il modo in cui pensiamo e agiamo, si manifestano impercettibilmente nella società; fino a quando un bel giorno, all improvviso, tutto quello che conosciamo diventa obsoleto e ci rendiamo conto di vivere in un mondo completamente nuovo. Jeremy Rifkin, L era dell accesso 2

3 INDICE INTRODUZIONE 1. Il medium è il messaggio 2. Temperatura dei giornali online, concetto di ri-mediazione CAPITOLO 1 1. Breve storia del giornalismo online 1.1 La storia americana 1.2 La storia italiana 1.3 La New Economy e la speculazione in borsa 1.4 I tentativi di uscire dalla crisi e la maturità del web 2. Repubblica.it CAPITOLO 2 La carta stampata 1. I tempi dell editoria giornalistica 3

4 2. La negoziazione giornalistica 3. La crisi del giornalismo CAPITOLO 3 I giornali online 1. Consumi mediatici in numeri 2. Giornali online, multimedialità e crossmedialità 3. Forme di finanziamento dei giornali online 3.1. Paywall, premium o tutto free? 3.2. Crowndfunding 4. Citizen journalism 5. Giornali online e social network CAPITOLO 4 Il caso studio: BrindisiReport.it 1. Come nasce BrindisiReport.it 2. Un viaggio chiamato vita: le differenze tra la carta stampata e il giornale online. 3. L interazione con l utente e le forme di giornalismo partecipativo 4

5 4. La legislazione italiana e i giornali online, un mondo da scoprire. NOTA METODOLOGICA CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA 5

6 INTRODUZIONE 1. Il medium è il messaggio In una cultura come la nostra, abituata da tempo a frazionare e dividere ogni cosa al fine di controllarla, è forse sorprendente sentirsi ricordare che, per quanto riguarda le sue conseguenze pratiche, il medium è il messaggio. Che in altre parole le conseguenze individuali e sociali del medium, cioè di ogni estensione di noi stessi, deriva dalle nuove proporzioni introdotte nelle nostre questioni personali da qualcuna di tali estensioni o da una nuova tecnologia 1. Queste parole di McLuhan, tratte da una delle sue opere più importanti, gli strumenti del comunicare, ci restituiscono una visione lucida di una realtà e di una tecnologia in continua evoluzione. La grandezza di questa riflessione sui media sta nel sottolineare la forza della tecnologia come estensione del nostro corpo, dei nostri sensi, delle nostre funzioni cerebrali, ed il potere di cambiamento che questa constatazione porta con sé. Gli anni in cui McLuhan scrive il suo saggio sono gli anni dell esplosione di tecnologie come la televisione che rivoluzionarono completamente le abitudini e la cultura delle comunità. Un processo simile di cambiamento e sconvolgimento degli schemi, dei tempi e degli spazi è quello a cui stiamo assistendo con la rivoluzione del web 2.0 2, con quella che Rifkin definisce l era dell accesso 3, in cui la società è dominata dai network e dell accesso alle informazioni. Si passa dal prevalere della proprietà privata e la libertà individuale, al dominio dei fattori immateriali, delle reti impersonali, dell'accesso a conoscenze, idee ed esperienze fondamentali. Il punto sul quale è necessario fissare l attenzione per poter comprendere il senso di questo lavoro, è il concetto di medium come strumento di trasformazione e 1 Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, trad. it., Milano, il Saggiatore, 1967, p Di Bari, V., a cura di, Web 2.0: internet è cambiato, e voi?- i consigli dei principali esperti italiani ed internazionali per affrontare le nuove sfide, Il sole 24 ore, Rifkin, J., L era dell accesso, la rivoluzione della new economy, Milano, Mondadori,

7 innovazione delle proporzioni, dei ritmi e degli schemi dei rapporti umani, perché in qualche maniera è lo strumento, il mezzo, il medium, che modifica le forme dell agire umano 4. Questo processo è ancora più evidente se la nostra attenzione si focalizza sul giornalismo e sui processi di mutamento innescati dall innovazione apportata dal computer, dal web e dai supporti mobili. Il trasferimento di mezzo che il giornalismo ha dovuto affrontare sta modificando i tempi e gli spazi dell agire umano. Gli aggiustamenti, gli assestamenti, in atto nel giornalismo, a livello di scrittura, di organizzazione del lavoro e di pubblico, non sono altro che la ricerca di un nuovo equilibrio tra i sensi estesi. Estensione, questa, prodotta dalle nuove tecnologie messe a disposizione dal web 2.0. A seconda del senso che si estende o si autoamputa mediante la tecnologia, è abbastanza prevedibile la chiusura o la ricerca di un nuovo equilibrio tra gli altri sensi. [...] In quanto estensione e accelerazione della vita sensoriale, ogni medium influenza contemporaneamente l intero campo dei sensi.[...] L uomo è perpetuamente modificato dall uso normale della tecnologia (o del proprio corpo variamente esteso) e trova a sua volta modi sempre nuovi per modificarla 5. Ed ancora l uso di un qualunque medium, o estensione dell uomo, altera gli schemi di interdipendenza tra le persone come altera i rapporti tra i sensi.[...] tutte le tecnologie sono estensione del nostro sistema fisico e nervoso per aumentare il potere e la velocità. Se non ci fossero questi aumenti di potere e velocità, non ci sarebbero, o verrebbero eliminate, le nuove estensioni di noi stessi. Un simile aumento in un qualunque gruppo comunque composto, è infatti una spaccatura che provoca un mutamento dell organizzazione. 6 Questo non significa ignorare i contenuti della comunicazione, ma porli alla fine di un processo di mutamento che parte dallo strumento, per poter, così, comprendere a pieno i potere coercitivo del medium, convinti del fatto che questi mutamenti facciano parte di quel processo più esteso e profondo di liquefazione della modernità di cui parla Bauman 7. L utilizzo di mezzi diversi produce messaggi e prodotti diversi e, quindi, anche ambiti di consumo diversi, ed è 4 Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., p Ivi, pp Ivi, p Bauman, Z., Modernità liquida, Roma Bari, Ed. Laterza,

8 proprio qui, nell attività di consumo, che si materializza il potere coercitivo del mezzo che contribuisce a liquefare la modernità. Questa transizione sociale e culturale dallo stato solido a quello liquido nasce dall abbattimento di tutti gli impedimenti e ostacoli sospettati di limitare la libertà individuale di scegliere e agire. Si è passati dalla fedeltà alla tradizione al dominio della razionalità strumentale e del ruolo predominante dell economia, i corpi solidi che si sono liquefatti sono i legami che trasformano le scelte individuali in azioni collettive i modelli di comunicazione e coordinamento tra politiche di vita condotte individualmente da un lato e le azioni politiche della collettività umana dall altro [...] stiamo attualmente passando dall epoca dei gruppi di riferimento preassegnati a quella del raffronto universale. [...] Oggigiorno modelli e configurazioni non sono più dati, e tanto meno assiomatici; ce ne sono semplicemente troppi, in contrasto tra loro ed in contraddizione nei rispettivi comandamenti, cosicché ciascuno di essi è stato spogliato di buona parte dei propri poteri di coercizione 8. Ciò di cui si parla qui non sono che quelle ricette 9, per dirla come Berger e Luckmann, che fungono da libretto di istruzione per un vivere sociale, che permettono a noi tutti di affrontare i problemi di ordinaria amministrazione con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Queste ricette formano il bagaglio di conoscenze socialmente condivise del quale ogni individuo fruisce nella sua esistenza all interno della realtà della vita quotidiana. Esse potrebbero essere paragonate a quella che Richard Sennet chiama routine 10, prendendo in considerazione le idee contrapposte del pensiero di Diderot e di Smith, concludendo alla fine che la routine può disgregare ma anche proteggere. L intento dunque di questo lavoro è studiare gli assestamenti dovuti al passaggio del giornalismo dalla carta stampata al digitale che fanno parte del fenomeno di liquefazione della modernità, e che contribuiscono così ad introdurre altre ricette e routine all interno della realtà della vita quotidiana. 8 Ivi., intro. p 11 9 Berger, P. L. e Luckmann, T., La realtà come costruzione sociale; Il Mulino, Bologna, Sennet, R., L uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, Feltrinelli,

9 2. Temperatura dei giornali online, concetto di ri-mediazione Un altro strumento teorico fornitoci da McLuhan che aiuta a inquadrare lo stato dell arte dei giornali online è senz altro il concetto di temperatura dei media 11. Un concetto questo molto dibattuto a livello teorico per la sua ambiguità. In questa sede quindi ci atterremo al significato tradizionale utilizzato per distinguere tra media caldi e media freddi. La temperatura è legata al grado di partecipazione che un media richiede a chi lo utilizza o ne fruisce. In questo senso i media "caldi" sono quelli che non esigono da parte di chi li utilizza una grande partecipazione, mentre i media "freddi" sono quelli che richiedono al fruitore maggiore partecipazione e coinvolgimento. Il livello di partecipazione che determina la temperatura di un medium è definito dal numero di canali sensoriali che sono impegnati durante il suo uso e il livello di definizione o di "intensità" con cui sono costruiti i messaggi. A questo proposito sarà interessante scoprire come la temperatura dei giornali si stia abbassando grazie al supporto del web. Possiamo dire che i giornali di carta stampata, già di per sé strumenti freddi, stiano diventando, col supporto di internet, dei media che abbisognano di un livello di partecipazione molto alto da parte dell utente. Una peculiarità questa già appartenente al web 2.0 che con i social network ha sdoganato la figura dell utente prosumer, produttore e consumatore allo stesso tempo. Per quanto riguarda il giornalismo, è un esempio di questa figura il giornalismo partecipativo che prevede il contributo degli utenti che possono inviare foto, video o articoli alle testate. Un argomento questo che sarà approfondito più avanti. Un altro aspetto importante da sottolineare è che grazie all evoluzione continua della tecnologia c è la tendenza dei media a divenire uno contenitore dell altro, come, in questo caso, i giornali sulle piattaforme interattive. I giornali, già mezzi di comunicazione, vengono inglobati da un medium come il computer ed il web. 11 Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., p. 31 9

10 Si mette in moto così un processo di ibridazione o ri-mediazione 12 dei media che, in quanto estensione dei nostri sensi, quando agiscono l uno sull altro istituiscono nuovi rapporti, non soltanto tra i nostri sensi ma anche tra di loro. La rimediazione è una caratteristica distintiva dei nuovi media digitali, si parla di rimediazione dei media analogici da parte di quelli digitali. I media interagiscono continuamente tra di loro, in un processo di confronto ed integrazione, facendo sì che un medium sia in realtà un ibrido di diversi elementi. Ogni medium prende il posto del medium in uso, ereditando ed insieme riorganizzando le caratteristiche del vecchio medium e riformando il suo spazio culturale. Questa rimediazione si basa su due logiche contraddittorie: l immediatezza e l ipermediazione. Immediatezza sta a specificare il fatto che il medium si rende trasparente, il contatto con l oggetto prova a diventare im-mediato, diretto, come una finestra sul mondo, mentre ipermediazione evoca il fatto che il medium, nonostante tutto, sia lì, sia presente e non scompaia e che crei valore perché percepito da chi lo utilizza. L ibrido, ossia l incontro tra due media, è un momento di verità e di rivelazione dal quale nasce una nuova forma. Ogni volta che si stabilisce un immediato confronto tra due strumenti della comunicazione, anche noi siamo costretti, per così dire, ad un urto diretto con le nuove frontiere che vengono a stabilirsi tra le forme 13. L evoluzione tecnologica, insomma, non eclissa totalmente il medium più anziano, i medium non vengono sostituiti dai prototipi più avanzati ma coesistono o vengono riadattati a nuovi media digitali. Nonostante l avvento dei giornali online con le loro notizie in tempo reale, il mercato in ribasso e le perdite a livello di personale, ne è una testimonianza la sopravvivenza della carta stampata. 12 Bolter, Jay David, Grusin, Richard, Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, a cura di Alberto Marinelli. Trad. it. di Benedetta Gennato, Milano, Guerini e Associati, Mcluhan, M., Gli strumenti del comunicare, cit., pp

11 CAPITOLO 1 1. Breve storia del giornalismo online Come per l avvento di ogni nuova tecnologia, il debutto dei giornali online ha prodotto una serie di preoccupazioni e timori. I più intraprendenti avevano predetto la scomparsa dei giornali in carta stampata, cannibalizzati dalla news in rete, mentre i più scettici non si erano allarmati più del dovuto, pensando che la stagione del giornalismo online sarebbe stata solo una moda passeggera. Dopo quasi vent anni di storia del giornalismo online possiamo dire che, anche se con qualche difficoltà, come la ri-mediazione ci insegna, entrambi i formati sono sopravvissuti e coesistono. La storia del giornalismo online è storia recente. Possiamo suddividerla in quattro periodi 14 : - la fase pioneristica è una storia tutta americana, che va dal lancio delle prime testate online sino all affermazione dei grandi network ( ); - la seconda fase è quella dei quattro anni successivi ( ) che vedono il debutto dell Italia con i tentativi degli editori di sperimentare internet ed il nuovo giornalismo online, si concludono con il sexgate americano che segna un punto di svolta del giornalismo interattivo ed evidenzia il bisogno di un rinnovato equilibrio tra i nuovi media; - la terza fase ( ) è quella dell entusiasmo per la New Economy e la speculazione in borsa dei titoli tecnologici e delle aziende legate a 14 Pratellesi, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno Mondadori, Milano, 2008, p

12 internet, sono gli anni del boom dei giornali online che si chiuderanno con lo scoppio della bolla speculativa (primo semestre 2000) e l attentato alle Twin Towers dell 11 settembre 2001; - la quarta ed ultima fase è quella attuale che coincide con il tentativo di uscire dalla crisi a partire dal 2002 e con la fase matura del web nonché, diffusione della banda larga, alfabetizzazione digitale, affermazione del web 2.0 e dei ricavi pubblicitari. 1.1 La storia americana Il primo a sbarcare sul internet fu un piccolo giornale locale News & Observer di Raleigh nel North Carolina. Frank Daniels, direttore della testata, per svariati mesi organizzò corsi di computer e di navigazione sul web e ad ogni redattore furono concessi finanziamenti per comparsi un pc da usare in casa, fece di tutto per far diventare la sua redazione quella con la maggior alfabetizzazione informatica del paese. Il Nando Times, così fu chiamata la versione digitale, fece tutto da solo, decidendo di diventare esso stesso un fornitore di accesso ai servizi del web per la città di Relaigh, offrendo il collegamento, l e gli articoli del giornale per ventisei dollari al mese, e ben persone sottoscrissero l abbonamento in fase sperimentale 15. Il direttore, Daniels, disse che avevano scoperto che i motivi per cui i lettori preferivano la versione digitale aveva molto più a che fare con i servizi correlati che con l informazione. Come si è già detto, nel 1992 negli Stati Uniti i primi ad avventurarsi sul web furono soprattutto i giornali medio-piccoli che avevano intravisto l opportunità di ampliare il numero di lettori e la loro area di diffusione cercando di mantenere bassi i costi. E dopo un anno, nel 1993, fu anche il momento dei grandi gruppi editoriali che, come dimostra il caso della testata, Usa Today non ebbero 15 Staglianò, R., Giornalismo 2.0. Fare informazione al tempo di Internet, Roma, Carrocci, 2002, p

13 l effetto sperato e molti furono costretti a fare marcia indietro. Il popolarissimo quotidiano americano aveva deciso di capitalizzare online la sua rendita di 2 milioni di lettori in edicola: nell aprile del 1995 era sbarcato in grande stile su internet (75 redattori elettronici e 225 collaboratori esterni per scrivere speciali per la rete), chiedendo 12 dollari e 95 cents al mese fino a 3ore di collegamento e 2 dollari e 3 cents in più per ogni ora supplementare. Un approccio muscolare e affetto da gigantismo, oltre che dall ingenua deduzione che i lettori avrebbero considerato normale dal momento che lo facevano per la versione cartacea pagare per l informazione elettronica. Dopo 120 giorni il fallimento dell avventura era evidente: i abbonati non bastavano nemmeno a pagare gli usceri. Con una rapida marcia indietro, il quotidiano aprì quindi le sue porte telematiche attirando il grosso pubblico dei lettori tradizionali che aveva fatto scappare con le sue iniziali pretese, potendo infine fatturare bei soldi con la pubblicità che il sito ospitava 16. Uno dei problemi più difficili da superare con l ingresso nel web per i giornali è stata la questione del finanziamento e del mantenimento dei costi del giornale che alleggeritosi delle spese tipografiche, mantiene comunque i costi del personale. Gli unici modelli ad avere successo nel proporre la vendita dei contenuti sono stati il Wall Street Journal, il più autorevole giornale finanziario che per la sua peculiarità propone informazioni indispensabili per gli operatori del settore finanziario, e il New York Times sbarcato sul web abbastanza tardi, nel gennaio Sul NYT l accesso alla prima pagina è libera ma la registrazione gratuita è obbligatoria per leggere gli articoli, grazie alla registrazione la testata ha creato un database di informazioni demografiche sui lettori utili per la vendita di spazi pubblicitari. Gli esempi apportati dai cugini americani hanno influenzato le scelte delle maggiori testate italiane che hanno poi ritardato il loro debutto sul web. Il modello di finanziamento non era chiaro e sicuro, anche se sembrava evidente che le notizie fossero naturalmente portate ad un supporto come la rete. 16 Ivi, p

14 1.2 La storia italiana Nel panorama italiano il debutto dei giornali sul web risale al I primi a varcare la soglia furono l Unità, il giornale del PDS, con l allora direttore Walter Veltroni, che offriva tutti gli articoli in rete ma poca ipertestualità; e L Unione Sarda che assunse personale per le mansioni specifiche della versione interattiva e offriva notizie in versione multimediale. Nella primavera del arrivano anche il Corriere della sera, la Gazzetta dello Sport e poco più tardi Il Sole 24 Ore, tutti con una versione digitale del quotidiano stampato, ma si tratta tuttavia di una riproposizione piuttosto elementare della versione cartacea. La diffusione di internet nelle case degli italiani era a quei tempi ancora molto scarsa e ciò aveva frenato gli editori nell effettuare investimenti molto estesi in termini di risorse umane e tecnologie. Riccardo Stiglianò definisce con una parola la tendenza in voga in quegli anni: Fu per la maggior parte una fiera del repurposing. Al minimo costo possibile, si riversavano sul web i medesimi contenuti del prodotto cartaceo, con la speranza di poter fare qualche soldo piazzando i banner pubblicitari in testa a quegli articoli. Fu così che si mosse sostanzialmente il Corriere della Sera, affidando ad una società informatica la pubblicazione online in automatico dei suoi testi, con risultati piuttosto sgradevoli dal punto di vista dell impaginazione, dal momento che la codifica non era affatto esente da errori, e restituiva una lunga lista di articoli dalla quale era praticamente impossibile intuire alcuna gerarchia delle notizie, e neppure interna tra i vari pezzi che si occupavano dello stesso argomento. Se si trattava di un editoriale di una firma importante, di una breve da dieci righe o di qualsiasi altra cosa, lo si capiva solo dopo aver aperto il file 18 Nell aprile del 1996 fu anche la volta di La Repubblica che colse l occasione delle elezioni politiche per cominciare la sua avventura sul web. 17 Pratellesi, M., New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, Bruno Mondadori, Milano, 2008, p Staglianò, R., Giornalismo 2.0. Fare informazione al tempo di Internet, Roma, Carrocci, 2002, p

15 Questa fase si conclude con lo scandalo denominato in seguito, proprio dai giornali, sexgate. Il caso è rilevante per quanto riguarda la storia del giornalismo online perché per la prima volta una notizia venne diffusa prima sul web e poi sulla carta stampata. Lo scoop che ha colpito la Casa Bianca nel gennaio del 1998, è stato lanciato da Drudge Report, sito scandalistico-politico gestito da Matt Drudge, che ancor prima di avere il tempo di verificare la notizia, aveva inviato una mail a tutti i suoi utenti con un focus sulla relazione clandestina tra Bill Clinton e Monica Lenwisky, soffiando lo scoop al Newsweek di Los Angeles che poco prima di mandare in stampa il giornale aveva deciso di trattenere la notizia in attesa di ulteriori riscontri sulla vicenda. Sospendendo il giudizio sulla professionalità di Drudge, egli conserva il merito, se così si può chiamare, di aver permesso all informazione online di dettare i tempi della notizia. Questo evento fece capire che qualcosa stava cambiando nel mondo dei media, la possibilità di editare le notizie in tempo reale aveva messo in crisi le regole del giornalismo. 1.3 La New Economy e la speculazione in borsa Negli anni , grazie al buon andamento in borsa dei titoli tecnologici e delle aziende dot com 19 si iniziano a creare i presupposti per una concorrenza fra i siti delle maggiori testate italiane. L introduzione e la diffusione di tecnologie innovative determinò cambiamenti profondi a livello economico e sociale, con una conseguente accelerazione della crescita della ricchezza, della produttività, degli investimenti (in capitale fisico e umano, in ricerca e innovazione), associata a una trasformazione degli stili di vita e ad un impatto sul profilo sociale degli individui-consumatori. L esplosione di internet portò grande entusiasmo presso gli investitori e restituì il coraggio per intraprendere il cammino sul web a molti editori. Nel giugno del 2000 il Corriere della Sera inizia la sua ristrutturazione: il sito viene ridisegnato e trasformato in un vero e proprio giornale online, con una 19 Sono aziende il cui business è principalmente legato a internet, vengono chiamate così per il loro suffisso.com 15

16 redazione propria in grado di sviluppare autonomamente news ipertestuali e multimediali. E in questo biennio che nascono le iniziative più coraggiose nel campo dell editoria online: Kataweb, portale del gruppo l Espresso, legato alla Fiat e alla Stampa ; Jumpy, del gruppo Fininvest; Caltanet, dell editore Caltagirone e IlNuovo.it, giornale telematico voluto da e-biscom per lanciare la connessione a banda larga di Fastweb, chiuso nel La crisi della New Economy, come la bolla speculativa, scoppia nella primavera del La delusione per i mancati successi della net economy prende in pochi mesi il posto dell entusiasmo, lasciando dietro di sé solo debiti. Molte aziende dot com falliscono e a mettere in ginocchio le restanti, ci pensa l attentato alle Torri Gemelle del 11 settembre del 2001 e la conseguente crisi economica. 1.4 I tentativi di uscire dalla crisi e la maturità del web Il giornalismo online si afferma definitivamente con la fase matura del web caratterizzata dalla diffusione della banda larga, dall alfabetizzazione digitale della popolazione, dall esplosione del web 2.0, con le sue piattaforme di social networking, e con il citizen journalism. Tutto ciò avviene a partire dal 2002 sino ad oggi, tempi, questi, in cui alcune testate registrano il sorpasso, in termini di utenti unici, della versione online rispetto alle copie cartacee vendute, come dimostrano il NYT e il Guardian negli USA ma anche La Repubblica ed il Corriere della Sera in Italia. E in questa fase che le maggiori testate online americane ed europee raggiungono il pareggio di bilancio e iniziano a produrre utili. L insieme dei fattori grazie ai quali si assiste ad una ripresa della net economy hanno fatto si che anche gli investimenti pubblicitari iniziassero a trasferirsi sul web. Se pur con molta prudenza, è rilevante notare come nel Regno Unito nel corso del 2009 la pubblicità online abbia superato quella televisiva. Anche in Italia i dati sono abbastanza incoraggianti, continuano a nascere aziende specializzate nel settore e nel 2009 la pubblicità a fatto un salto del 10% 20. Ancora 20 Lo confermano una ricerca IAB del novembre 2009 e una ricerca FCP- Assointernet del gennaio

17 non è possibile concludere che si tratti di una tendenza stabile 21, anche se i dati dell ultimo biennio sembrerebbero incoraggianti. 2. Repubblica.it Uno degli esperimenti italiani meglio riusciti è sicuramente quello di La Repubblica, che un po in ritardo rispetto ai competitor, approda sul web nell aprile del 1996 in occasione delle elezioni politiche con approfondimenti speciali sulle elezioni. Il sito arriva a registrare contatti in soli 20 giorni, numeri davvero significativi per quei tempi. La testata online inizia le sue pubblicazioni ufficialmente il 14 gennaio 1997, data simbolica che rievoca la fondazione avvenuta il 14 gennaio Rispetto agli altri giornali Repubblica.it dimostra subito uno spirito diverso, oltre a riportare le notizie dell edizione cartacea, dà spazio alle notizie del giorno realizzate in tempo reale da una redazione composta da sei giornalisti e cinque operatori web. Fu il primo giornale a produrre contenuto aggiuntivo rispetto a quello che la mattina andava in edicola, ma primo a coinvolgere tutti i giornalisti nel web. Primo a proporre in Italia una struttura grafica fatta di pochi fondamentali (l albero dei contenuti a sinistra, un corpo centrale di notizie, l area laterale a destra dedicata agli approfondimenti ipertestuali) che c era già all estero ma che in Italia non ci aveva mai provato nessuno; primo in quel gennaio 97, a modellarlo sulle esigenze di una redazione e del farsi in presa diretta dell informazione Cfr. Maistrello S., Giornalismo e nuovi media. L informazione al tempo del citizen journalism, Apogeo, Milano, Zambardino, V., Dalla carta a internet, siamo già nel futuro, in Album per i 25 anni di la Repubblica, 14 gennaio

18 (fig. 1.1, il sito di repubblica.it oggi) Molti esperimenti nati negli stessi anni in Italia falliscono. Alcuni travolti dall esplosione della bolla speculativa altri sotto le pressioni provenienti dall evoluzione della free press, quotidiani a distribuzione gratuita interamente finanziati dalla pubblicità, giornali che forniscono un informazione basica e priva di approfondimenti ma che godono ancora di un supporto cartaceo, fondamentale per un paese ancora alle prese con l alfabetizzazione digitale. E però soltanto dopo il 2006 che Repubblica.it insieme a il CorrieredellaSera.it e La GazzettadelloSport.it iniziano ad arricchire i loro articoli con reportage e video. Dopo il botto della bolla speculativa e di quella dei free press, con i quotidiani in crisi, sono soprattutto le versioni digitali dei quotidiani cartacei a registrare una crescita di mercato. Repubblica.it, che già nel 1999 amplia la redazione da cinque a dodici giornalisti e allarga l orario di aggiornamento da 10 a 17 ore giornaliere, acquisendo così pagine viste al giorno. Nel 2000 vengono superate per la prima volta il milione di pagine visualizzate al giorno e nel giorno dell attentato alle Twin Towers si arriva a 5 milioni di pagine, un dato interessante anche se eccezionale. Nel febbraio 2004 con l improvvisa morte di Marco Pantani si superano i record mensili con 115 milioni di pagine viste. Il 2005 ne registra 2 miliardi e il 2006 registra un nuovo record giornaliero in occasione delle elezioni politiche: 48 e 54 milioni di pagine viste al giorno. Grazie al calo delle vendite del 18

19 cartaceo e alla crisi economica nel bimestre ottobre-novembre 2011 si supera il miliardo di pagine visitate al giorno in occasione della notizia delle dimissioni di Silvio Berlusconi e dell insediamento del governo Monti. In definitiva il giornale interattivo passa da 3 milioni nei primi mesi del 1997 sino ai 1000 milioni del 2011 di page view 23. (fig.1.2, il sito de ilfattoquotidiano.it ) Una menzione speciale merita il caso de Il Fatto Quotidiano uscito in edicola il 23 settembre 2009, le copie sono andate esaurite in poche ore, e lo stesso successo ha sorbito il sito internet messo online il 22 giugno del 2010, in quella data i server sono andati in tilt per il pieno dei contatti, dopo cinque mesi il giornale contava visitatori al giorno. Ad ottobre 2010 la tiratura del cartaceo è stato di copie e le pagine online visualizzate sono state al giorno con una media di lettori. Nel giro di un anno e mezzo il sito del Il Fatto Quotidiano ha superato quello de La Stampa nato nel Repubblica.it, un miliardo di click al mese e su Facebook i fan superano i 700mila, Repubblica.it, 8 dicembre

20 Questo è un evidente esempio di come i media possano convivere e non vengano necessariamente cannibalizzati dalle nuove tecnologie se non che, li affiancano e ne guidano il percorso. 20

21 CAPITOLO 2 La Carta Stampata 1. I tempi dell editoria giornalistica Un elemento fondamentale che differenzia la redazione di un giornale online da quella di un cartaceo è il tempo. Un quotidiano cartaceo impone cicli di lavorazione di 24 ore affinché la notizia arrivi dalla redazione al lettore, si va dalla raccolta delle informazioni, alla verifica, alla scrittura dell articolo, alla composizione delle pagine, sino alla stampa delle copie e alla consegna ai punti vendita. Il lavoro dei giornalisti inizia la mattina presto con la raccolta delle notizie, a metà giornata si fa una riunione per fare il punto della situazione, la sera si raccolgono i contributi e si licenziano le pagine prima che sia notte. E questo uno dei momenti cardini dell editoria di un quotidiano, il momento in cui il giornale viene confezionato definitivamente e riprodotto sulle copie che poi verranno mandate in tipografia per la stampa. E qui che il giornale si ferma e fotografa la realtà di un determinato momento, qualsiasi aggiornamento deve necessariamente essere rimandato al giorno successivo. Nel giornalismo come l abbiamo conosciuto fino alla fine del XX secolo la chiusura, la deadline, la scadenza convenzionale del processo di produzione, è sempre stata un elemento costitutivo del metodo di lavoro, la chiave di volta che dettava a cascata i ritmi di produzione e, almeno indirettamente, anche il formato delle notizie Maistrello S., Giornalismo e nuovi media. L informazione al tempo del citizen journalism, Apogeo, Milano, 2010, p

22 Con l ingresso del giornalismo all interno del mondo interattivo del web però questa scansione rigida del tempo non è più necessaria, tempo e spazio si dilatano liberati dal bisogno di assecondare i ritmi della produzione e i limiti della distribuzione. La cosiddetta deadline perde il suo potere coercitivo grazie all immediatezza del giornale online dove è possibile aggiornare, approfondire, correggere, ampliare e sostituire in qualsiasi momento le notizie pubblicate. Il momento della pubblicazione e quello della distribuzione coincidono, come non poteva avvenire nel caso dei giornali e come poteva avvenire soltanto in parte nel caso dell emissioni radiotelevisiva. In ambito editoriale e giornalistico, la logica di flusso si sostituisce a quella discreta delle edizioni e dei numeri chiusi, diventando predominante. Il lavoro di costruzione e di rifinitura delle notizie, che ha sempre preceduto il momento della pubblicazione ed era fin qui riservato alla cucina redazionale, dunque non visibile all esterno, diventa ora parte integrante del modello di informazione, svolto in tempo reale sotto gli occhi dei lettori. E il giornalismo in beta perenne, una sorta di ammissione implicita di incompletezza e di imperfezione che richiama i software lasciati in prova per raccogliere impressioni e spunti di ragionamento 25. (fig. 2.1 l allungamento del ciclo di vita di una notizia nei network digitali) Quella che era la prima pagina di un quotidiano viene sostituita dalla home page del giornale digitale che è dinamica, in continua evoluzione, dove le notizie si possono alternare anche nell arco di poche ore, entrano, guadagnano visibilità ed 25 Ivi 22

23 escono. Solitamente la notizia viene affinata col tempo. Le prime informazioni che arrivano sul sito sono perlopiù flash di agenzia che vengono approfonditi poi dopo attraverso la verifica delle informazioni e delle fonti. Quando poi ci si trova di fronte ad un evento di particolare rilevanza che, per la sua complessità, rende difficile il compito di sintesi in tempo reale, l articolo diventa una specie di cronaca in diretta fatto di lanci di agenzia e brevi aggiornamenti che appaiono in ordine cronologico inverso, dal più immediato a quello meno recente, in attesa di poter approfondire la notizia. Succede spesso che l articolo assuma una forma a stella, circondato cioè da gallerie di immagini, video, registrazioni audio, link ad approfondimenti in blog di altri collaboratori del giornale, capaci di dimostrare la multimedialità del web come mezzo di diffusione del messaggio. (fig. 2.2 schema a stella di un articolo) Accade spesso anche che ci siano contributi o testimonianze inviati direttamente dai lettori, da chi si trova nel posto giusto nel momento giusto. 23

24 2. La negoziazione giornalistica Un altro punto cardine nel processo di produzione della notizia è la negoziazione giornalistica, cioè il processo grazie al quale la notizia passa dalle fonti al consumatore finale, il lettore, passando per il filtro della trattazione giornalistica. Nel modello classico dei giornali cartacei e dei mass media che si occupano di informazione in generale, questo processo è lineare e ordinato in fonte-giornalistalettore o pubblico. (fig. 2.3 modello classico di negoziazione giornalistica) Nell era digitale però, grazie ai network e alle potenzialità del web 2.0 questo processo tende a modificarsi perdendo la sua peculiare linearità. I tre soggetti coinvolti, fonti, giornalisti e pubblico, diventano parte attiva del processo di negoziazione, in grado, cioè, di partecipare ugualmente alla ricezione e alla pubblicazione delle informazioni. «Le fonti possono saltare, o quanto meno affiancare, la mediazione giornalistica e rivolgersi direttamente ai consumatori finali delle loro informazioni. Il pubblico può interagire indifferentemente con le fonti e con i prodotti giornalistici, ma anche produrre contenuti che rientrano a loro volta nelle mediazioni giornalistiche per via della loro rilevanza informativa. I giornalisti, infine, continuano a svolgere il loro ruolo, ma devono imparare a farlo in un contesto completamente nuovo, dove non possiedono più alcuna esclusiva ad informare e dove ora interagiscono a doppia via con tutti gli anelli 24

25 della catena di produzione del senso» 26. Con il venire meno delle limitazioni legate al processo produttivo dei giornali cartacei (fonti-raccolta notizie-redazione articoli-impaginazione-stampa-distribuzione), il processo di negoziazione smette di essere un procedimento compiuto con un inizio ed una fine che coincide con la messa in stampa del giornale, e si trasforma in un work in progress, in un procedimento sempre provvisorio e costantemente stimolato da elementi nuovi. (fig. 2.4 negoziazione giornalistica sul web) Se nell era dei giornali cartacei, il lettore era totalmente escluso dal processo di negoziazione e di produzione della notizia, con l evolversi delle tecnologie digitale, le cose sembrano essere ben diverse. Come già il meccanismo dell audience televisiva ci ha dimostrato, anche nei giornali online le preferenze dei lettori assumono un ruolo sempre più centrale. L utente digitale è sia pubblico e consumatore che produttore. Per questo ruolo nuovo assunto dall internauta è stato coniato un neologismo: prosumer, produttore e consumatore allo stesso tempo. Come spiega bene G. P. Fabris: In realtà, al consumo nell era della modernità non viene mai riconosciuto un autonomo statuto epistemologico, una propria distintiva specificità: il consumo dipende in tutto e per tutto dalla produzione, rappresenta una sorta di variabile dipendente dagli oggetti di accumulazione e di profitto che caratterizzano la società capitalista. Il consumo è un de cuius della produzione. [ ] Nella società nuova non solo il consumo 26 Ivi, p.92 25

26 acquisisce una riconosciuta centralità mentre il ruolo del mondo della produzione e la cultura della fabbrica vanno appannandosi ma la stessa tradizionale separazione tra produzione e consumo tende a sfumarsi e vede sempre più il consumatore nella veste di produttore o di partner delle impresa 27. Il web 2.0, dunque apre nuovi orizzonti di modificazione e democratizzazione dei mercati verso logiche sempre più al servizio dell utente-consumatore più coinvolto nei processi di ideazione, in collaborazione con le aziende, di prodotti e contenuti. Ovviamente questa duplice veste dell utente-lettore incide, e non poco, sul processo di costruzione della notizia, infatti si deve tener conto sia dell'aspetto educativo della notizia sia di quello commerciale. Il ruolo del pubblico nella negoziazione classica è indiretto, mentre con internet l utente ha la possibilità di dialogare con i giornalisti e di inviare commenti sotto le notizie o di inviare contributi direttamente alla redazione. E' evidente che le due accezioni di destinatario possono convivere, ma è altrettanto chiaro che il processo di creazione della notizia parte da basi diverse a seconda che prevalga una concezione del primato del mercato o una prevalentemente educativa. Nel caso della propensione educativa ci si rivolge al pubblico in generale, non si effettuano differenziazioni, il bisogno di informarsi è per tutti, non può essere prerogativa di pochi; mentre nel secondo caso, quello della funzione commerciale, è facile che la testata tenti di innescare un rapporto stretto con i lettori per comprendere la sua identità e formare un target di riferimento che migliori il posizionamento del giornale. E qui, in questo punto esatto, che si innesca il potere coercitivo del medium come innovatore delle pratiche insite nella realtà della vita quotidiana che portano al processo di liquefazione della modernità di cui parla Bauman, all alterazione di quelle ricette e routine insite nel bagaglio di conoscenze socialmente condiviso verso una logica dell agire economica. I giornali cartacei, si autofinanziano con la vendita delle copie dei quotidiani e, sì, con una quota minimale di investimenti pubblicitari, ma gli utili dei giornali online, come di qualsiasi servizio reso gratuitamente sul web, deriva esclusivamente dalla vendita di spazi pubblicitari. Nei primi anni di maggior espansione di quella che è stata anche chiamata net economy, si è cercato un metodo univoco che potesse 27 Fabris, G. P., Societing, Egea, Milano, 2008, p.23 26

27 sostenere le spese della lavorazione delle notizie delle redazioni digitali: per esempio uno dei primi quotidiani americani ad intraprendere l avventura del web, Usa Today, inizialmente proponeva un abbonamento a pagamento al sito tramite cui tutti i contenuti del giornale sarebbero stati visibili ai lettori, naturalmente i ricavi dei soli 1000 abbonati non bastarono e il giornale si vide costretto a fornire i propri servizi gratuitamente fatturando grazie alla vendita di spazi pubblicitari. Alcuni giornali hanno tentato la via per cui solo specifici contenuti o servizi, come i database, erano forniti a pagamento lasciando il resto alla libera consultazione dell internauta. Altri ancora hanno puntato tutto sui proventi della vendita di spazi pubblicitari. L unica cosa certa rimane il ruolo essenziale della pubblicità, unica vera fonte di guadagno per i siti e per i giornali online soprattutto a livello locale, l utente medio è alquanto reticente quando si parla di pagare per informazioni o contenuti tratti da quotidiani online di fama nazionale, e mai lo farebbe per quelli di competenza locale. Dunque ciò che resta da fare per finanziare e per ricavare utili da una testata online è rivolgersi al marketing 28, vendendo cioè alle aziende pubblicitarie clienti, fette di mercato composte dai lettori che vengono targettizzati per esser poi venduti. Naturalmente ciò che le aziende comprano non sono consumatori in carne ed ossa, ma informazioni, dati anagrafici e preferenze di consumo degli utenti del sito. Questo è uno dei cambiamenti apportati nel giornalismo dal passaggio dalla carta stampata al digitale. Ciò che il giornale vende non è più la notizia ma le informazioni legate al suo pubblico, applicando una logica dell audience simile a quella televisiva da cui deriva, appunto, quella che alcuni chiamano crisi del giornalismo, la preminenza delle opinioni sui fatti Cfr Cremonesini, V., Il potere degli oggetti: il marketing come dispositivo di controllo sociale; Franco Angeli, Milano, 2006, p. 42: Il marketing, infatti, ha acquisito nel presente una rilevanza maggiore e più complessa delle sue origini [ ]Il marketing è andato definendosi sempre più in termini di cultura, abitudine, approcci metodologici in grado di elaborare scenari e strategie con cui si governa il presente e il futuro delle aziende per mantenere vitale la loro performance competitiva. Una cultura che ha invaso con la sua ottica, il mondo della vita quotidiana. 29 Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell informazione, Mondadori, Milano,

28 3. La crisi del giornalismo Quella che da qualche tempo viene chiamata crisi del giornalismo fa parte di un processo molto più esteso di ricerca delle coordinate per una lettura più sicura della realtà, messa in discussione dall evoluzione delle tecnologie mediatiche. E un problema, questo, che verrà affrontato solo trasversalmente e che serve ad avere il quadro generale delle mutazioni sociali in corso apportate dal potere coercitivo del medium al quale ci si riferisce. Il giornalismo rappresenta quasi per definizione un campo privilegiato nel quale i segni della crisi si anticipano e iniziano a definirsi. Per dirla con le parole di Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza di Roma: «Spesso sono i piccoli indizi a rivelare un imminente cambio di prospettiva: i simboli attraverso cui la crisi si manifesta e si rende riconoscibile cambiano con il tempo, rendendo precocemente sterile persino le categorie d analisi più consolidate, e meno efficace la nostra capacità di lettura della realtà. Quando nel sistema dell informazione viene a mancare questa propensione a leggere il mutamento, s innesca un cortocircuito comunicativo che, inevitabilmente, volge lo sguardo al passato, idealizzandolo, e rende quindi indispensabile un affinamento degli strumenti culturali e degli indicatori analitici. La crisi appare come uno stato temporaneo di squilibrio di un sistema, accompagnato ad una grave incertezza e difficoltà, che non può essere risolto attraverso le risorse normalmente disponibili. [ ] Adattare il concetto di crisi al giornalismo implica la presa d atto che in questo territorio si può evidenziare un caso particolare ma lampante di un più ampio deficit della mediazione, che rappresenta una delle cifre distintive della modernità». Il professor Morcellini aggiunge ancora «Oggi, il sistema dell informazione e della politica, di fronte alle tendenze al ripiegamento dell individuo e all esclusione dell altro dal proprio orizzonte cognitivo, si contraddistinguono per la sostanziale contiguità di linguaggi, metafore, strategie e salotti frequentati. Ciò che attualmente esprimono, 28

29 più che un progetto di una società fondata sulla giustizia e sull equità, appare quasi come un progetto contro la società, a tutela dei particolarismi e delle rendite di posizione. Emblematico, in questo processo, è il ruolo delle rappresentazioni della società veicolate dai media e dalla politica, sempre presentate come fedeli riproduzioni del reale, quasi fossero la loro immagine speculare. Si tratta di immagini che appaiono sempre più minacciose e meno sovrapponibili all esperienza quotidiana delle persone. In questo cortocircuito doloso tra immaginario e reale si configura uno stravolgimento dei ruoli e delle prerogative dei media: in una confusione estetizzante e spettacolare, la funzione dell informazione sembra non essere più quella di raccontare la realtà con i migliori strumenti di cui dispone, ma riprodurre un nuovo immaginario, ad uso e consumo della politica e dei media stessi» 30. Morcellini poi riconduce questa crisi del giornalismo a cinque diversi nuclei tematici: - Desacralizzazione della società: la crisi del giornalismo sconta la perdita di peso della società nella vita degli individui nel periodo della postmodernità, e raffigura anche le conseguenze di un processo di svuotamento delle relazioni significative con istituzioni, politica e vita pubblica che facevano fronte ai bisogni dei soggetti di costituirsi come personalità e identità. Al disincanto del mondo è corrisposto il disincanto del giornalismo come rappresentazione del mondo. - La crisi delle rappresentazioni sociali: con la perdita di valore della società sono arrivate anche le mutazioni degli immaginari sociali e linguistici caratteristici della cultura italiana sino alla metà degli anni Novanta, sostituiti con un riduzionismo di contenuti e linguaggi, sintetizzabile con l espressione racconto del mondo in poche battute, introdotto dalle logiche televisive che hanno pervaso la realtà della vita quotidiana. Il consumo di massa della comunicazione ha abituato i lettori ad approcciarsi ad un numero più elevato di beni culturali, allargando il loro sguardo sul mondo ma riducendo la loro capacità di approfondimento. 30 Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell informazione, Mondadori, Milano, 2011, p. 9 29

30 - Rivoluzione degli stili narrativi: Il giornalismo ha rinunciato ad essere costruzione sapientemente narrativa del reale, appiattendosi a cronaca, rinunciando, sotto i colpi di un racconto ispirato alle fiction, che sembra intercetti meglio l attenzione del pubblico, al compito, in comune con le scienze sociali, di raccontare il cambiamento, preferendo un racconto stereotipato della realtà e autoreferenziale della società, aumentando smodatamente l attenzione per i fatti di cronaca nera. - Licenziamento del passato: il giornalismo nella sua veste di archivio ha condiviso la visione della memoria come qualcosa di sacro che ha rappresentato per molto tempo un elemento stabilizzatore fondato sulle esperienze del passato, ma che con l euforia della comunicazione ha lasciato il passo alla smemoratezza interrompendo il suo lavoro di interpretazione del mondo sull esperienza del passato. - Polarizzazione del conflitto e dell identità: con la tendenza in atto verso un decadimento dello stile dell argomentazione razionale dei fatti, della ricerca della verità e del riconoscimento di valori universalmente condivisi, il giornalismo perde il suo ruolo di luogo di confronto per divenire invece luogo di scontro, di semplice contrapposizione e schieramento. Ne sono un esempio le rappresentazioni della dialettica politica o il clima di scontro irrazionale degli utenti dei forum che dimostrano la polarizzazione del dibattito in opposte tifoserie, sintesi di un irriducibile antagonismo anomico verso un annullamento materiale e morale dell altro Cfr. Morcellini M., (a cura di), Neogiornaismi. Tra crisi e rete, come cambia il sistema dell informazione, Mondadori, Milano, 2011, pp

31 CAPITOLO 3 Il giornalismo online 1. Consumi mediatici in numeri Per rendere il quadro di riferimento più particolareggiato e per avere un idea, anche a livello quantitativo, della situazione del giornalismo italiano è indispensabile consultare i dati disponibili sui consumi mediatici con un focus particolare sulla stampa. Per motivi pratici si fa qui riferimento a dati precedentemente raccolti da agenzie specializzate a livello nazionale come Istat, Censis, Rapporto Nielsen, Audipress e Audiweb. I primi dati che consulteremo sono quelli derivanti al decimo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione facente parte del 46 rapporto sulla situazione sociale del paese 32. I dati disponibili sui consumi mediatici del 2012 confermano che gli unici mezzi che riscuotono un successo crescente e incrementano la loro utenza sono quelli che integrano le funzioni dei vecchi media nell ambiente di Internet, come gli smartphone (telefono e web) e i tablet (schermo della tv, lettura di libri e giornali, pc, web). Indipendentemente dal supporto usato, la televisione continua ad avere un pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 98,3%: +0,9% di utenza complessiva rispetto al 2011), con 32 Disponibile su in versione cartacea, Comunicazione e media, pp , in Censis. Quarantaseiesimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2012, Franco Angeli, 2012, 31

32 aggiustamenti che dipendono dalla progressiva sostituzione del segnale analogico con quello digitale, dal successo consolidato delle tv satellitari (+1,6%) che concedono all utente una maggiore autonomia operativa rispetto alla tv tradizionale, dalla maggiore diffusione della web tv (+1,2%) e della mobile tv (+1,6%). Oggi un quarto degli italiani collegati a Internet (24,2%) ha l abitudine di guardare i programmi dai siti web delle emittenti televisive e il 42,4% li cerca su YouTube per costruirsi i propri palinsesti su misura. Queste percentuali, già considerevoli, aumentano quando si prende in esame la popolazione più giovane, salendo rispettivamente al 35,3% e al 56,6% tra gli internauti 14-29enni, che sono i soggetti che più degli altri incarnano le nuove tendenze. Tab. 3.1, L evoluzione del consumo dei media, televisione, (val%). Anche la radio resta un mezzo a larghissima diffusione di massa (la ascolta l 83,9% della popolazione: +3,7% in un anno). Ma anche in questo caso si accresce l importanza delle forme di radio che si determinano all intersezione con l ambiente di Internet: la radio ascoltata via web tramite il pc (+2,3%) e per mezzo dei telefoni cellulari (+1,4%), che stanno soppiantando un mezzo digitale di prima generazione come il lettore portatile di file mp3 (-1,7%). 32

33 Tab. 3.2, L evoluzione del consumo dei media, radio, (val%). Per quel che riguarda i giornali, come testimoniano i dati, la carta stampata continua a perdere lettori: i lettori di quotidiani (-2,3% tra il 2011 e il 2012), che erano il 67% degli italiani cinque anni fa, nel 2007, sono diventati oggi solo il 45,5% al contrario, i quotidiani on line contano il 2,1% di lettori in più rispetto allo scorso anno, arrivando a un utenza del 20,3%. Perde lettori anche la free press, che si attesta al 25,7% di utenza (-11,8%), i settimanali (-1%) e l editoria libraria (-6,5%). E proprio tra i giovani la disaffezione per la carta stampata è più grave: tra il 2011 e il 2012 i lettori di quotidiani di anni sono diminuiti dal 35% al 33,6%, quelli di libri dal 68% al 57,9%. Il calo dei giornali gratuiti è stato verticale (in un anno si è passati dal 37,5% al 25,7% di utenza, registrando una differenza di 11,8 punti percentuali), determinato dalla chiusura di alcune testate, dall eliminazione delle edizioni in alcune città e dal crollo degli investimenti pubblicitari nel settore, che hanno prodotto una riduzione delle copie complessive distribuite. Nel 2012 i settimanali si sono attestati al 27,5% e i mensili al 19,4%. 33

34 Tab. 3.3, L evoluzione dei consumi dei media, giornali, (val%). E interessante notare come la dieta mediatica degli italiani sia cambiata in questi anni, dove per dieta mediatica si intende il fitto sistema di relazioni e interazioni che si determinano in ciascun soggetto in base alla sua capacità di orientarsi nel mondo, non solo grazie all impiego di un numero più o meno ampio di media, ma anche in base alla qualità intrinseca dei mezzi di comunicazione usati in prevalenza. Le persone con diete basate solo su media audiovisivi (tv e radio) erano nel 2002 il 46,6% del totale, mentre gli italiani con diete aperte a Internet erano solo il 17,1%. In dieci anni la situazione si è capovolta, perché se questi ultimi sono arrivati al 55,5%, i primi sono scesi al 25,2%. Il cultural divide la condizione di marginalità vissuta da chi si nutre con una dieta mediatica assortita solo con tv e radio non è scomparso e coinvolge ancora un quarto della popolazione, però non rappresenta più il tratto distintivo degli italiani, che si collocano ormai in maggioranza anche oltre il digital divide. Tra i giovani (14-29 anni) solo il 7% si orienta su una dieta mediatica basata essenzialmente sugli audiovisivi, così come il 9,7% dei soggetti più istruiti (diplomati e laureati), mentre il cultural divide risulta ancora non indifferente tra i più anziani, con 65 anni e oltre (43,2%), e le persone meno istruite, con un titolo di studio che non va oltre la licenzia media 34

35 (38,3%). La differenza si fa più netta con riferimento al digital divide, visto che di fronte solo al 13,4% di giovani e al 23,9% di soggetti più istruiti che non hanno confidenza con le nuove tecnologie, ci sono un 62% di persone meno istruite e un 83,5% di anziani estranei alle opportunità offerte da Internet. Tab. 3.4, L evoluzione della dieta mediatica degli italiani (val%). A proposito di giornali, il Censis individua un press divide : nel 2006 le persone estranee ai mezzi a stampa rappresentavano il 33,9% della popolazione, nel 2012 sono diventate il 45,5%. Tra i 14 e i 29 anni a una percentuale irrisoria di persone con diete solo audiovisive (il 7%) fa da contraltare il 36% di giovani che navigano in Internet senza sentire il bisogno di leggere libri e giornali. Il dato sui soggetti più istruiti estranei ai mezzi a stampa (31,9%) risulta ancora più preoccupante. Che persone con al massimo il titolo di studio della scuola dell obbligo abbiano poca confidenza con i testi a stampa (57%) è abbastanza prevedibile. Che quasi un terzo dei diplomati e dei laureati non legga libri e giornali stupisce di più. Anche perché il dato del 31,9% a essi riferito risulta dalla somma del 9,7% di persone che hanno una dieta audiovisiva e del 22,2% di chi ha comunque una dieta aperta a Internet. 35

36 Tab. 3.5, L evoluzione del press divide, (val. %). A fronte della riduzione dei consumi di quotidiani, i portali web d informazione generici, che non fanno riferimento alle testate giornalistiche, sono utilizzati ormai da un terzo degli italiani (il 33% nel 2012). Non è il bisogno di informazione a essere diminuito, dunque, ma le strade percorse per acquisire le informazioni sono cambiate. Spesso si tratta di semplici aggregatori di notizie prelevate da organi ufficiali di informazione. Essi hanno successo nella misura in cui si adeguano alla tendenza diffusa tra i navigatori della rete di personalizzare non solo l accesso alle fonti, ma anche la selezione dei contenuti di informazione. Un altro aspetto importante messo in evidenza dal rapporto Censis è il ruolo della pubblicità, in quanto in una fase di prolungata contrazione degli investimenti pubblicitari che ha colpito tutti i media, ancorché con intensità diversa, Internet è l unico mezzo ad aver incrementato il volume della raccolta pubblicitaria. Si registra, infatti, una variazione a due cifre percentuali: +12,3% nel 2011 rispetto all anno precedente, arrivando a 636 milioni di euro. Sebbene la fetta di mercato del web sia ancora ridotta (il 7,4% del totale), e la gran parte della torta rimanga al mezzo da sempre dominante (la tv assorbe il 53,6% dell intero budget), dalla 36

37 ricerca emerge però una grande efficacia della pubblicità veicolata da Internet misurabile in termini di capacità di influenzare le scelte dei consumatori. Per il 62,6% degli utenti che hanno accesso a Internet reperire informazioni sui prodotti dalla rete è una pratica comune. Al primo posto tra i canali sfruttati nella ricerca diretta di informazioni commerciali figurano, con il 37,1% delle risposte, i siti Internet delle aziende produttrici o venditrici del prodotto o servizio desiderato. Il secondo canale è quello delle piazze virtuali e dei social network. Discutere, chiedere consigli agli iscritti di community e forum online, ottenerne il parere prima di effettuare un acquisto, è un abitudine per il 19% degli italiani che navigano in rete. Chi vuole rivolgersi agli amici sceglie di scambiarsi informazioni attraverso i social network (10,5%), e c è anche chi cerca recensioni video su YouTube (11,2%). La terza modalità di fruizione della pubblicità ondemand è l e-commerce, rifiorito negli ultimi tempi con la tendenza dei gruppi di acquisto collettivo. Cercare le offerte promozionali sui siti di vendita online come ebay è un comportamento praticato dal 13,4% degli internauti, un abitudine più diffusa rispetto alla ricerca sui portali di acquisto collettivo come Groupon (10,9%). Negli ultimi dodici mesi 24 italiani su 100 hanno acquistato un prodotto o un servizio grazie alla segnalazione pubblicitaria vista in televisione. Ma al secondo posto per capacità di influenza viene proprio Internet: il 13,6% degli italiani ha acquistato grazie alla pubblicità vista sul web. 37

38 Tab. 3.6, Prima di decidere di acquistare un nuovo prodotto/servizio, quali delle seguenti cose le capita di fare? (val. %). Tab. 3.7, Negli ultimi 12 mesi le è capitato di acquistare un prodotto/servizio grazie alla pubblicità che ha visto/sentito sui seguenti media? (val. %) 38

39 La tendenza in aumento del consumo di internet da parte degli italiani è confermata anche dalla ricerca Watch & buy report del maggio 2013 dell agenzia Nielsen 33 dalla quale si evince che l italiano medio trascorre sempre più tempo di fronte a Tv, Pc e supporti mobili. Per quanto riguarda la televisione, rispetto al 2012, si registra un aumento dell audience del 1,8% nel giorno medio e un aumento del 1,3% del numero di minuti visti da ogni singolo individuo (4 ore e 44 minuti al giorno). Se si passa ad esaminare i consumi di internet, si registra anche qui un aumento rispetto al 2012 del 6% e un aumento del tempo passato online (+16%). È però nel mondo dei supporti mobile che si registra l aumento più consistente dei consumi e del tempo speso, rispettivamente +34% e +16% del tempo medio di navigazione tramite dispositivi mobile rispetto al Tab. 3.8, Audience, tempo e investimenti relativi a Tv, Pc e mobile. Come abbiamo visto prima, gli investimenti pubblicitari sono in calo in tutti i media tranne che sul web. Questa tendenza è confermate anche dal rapporto Nielsen. 33 consultabile su 39

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