Rassegna del 11/11/2013

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1 Rassegna del 11/11/2013

2 INDICE RASSEGNA STAMPA Rassegna del 11/11/2013 ALTRI ATENEI TOSCANI Tirreno Pisa 10/11/13 P. VII «Baroni in pensione anche prima dei 70» Gianluca Campanella 1 Tirreno Pisa 10/11/13 P. VII Un ricambio è indispensabile 3 Tirreno Pisa 10/11/13 P. VII Giusto, ma non solo per i docenti 4 Tirreno Lucca 11/11/13 P. 13 «Non siamo un'élite, conta il merito» Luca Cinotti 5 Nazione Firenze 10/11/13 P. 15 L'olio extra vergine di oliva per prevenire il tumore Consorzio Igp finanzia La ricerca 7 MONDO UNIVERSITARIO Mattino 10/11/13 P. 15 La carica dei 1558: i professori anziani eterni per sentenza Marco Esposito 8 Mattino 10/11/13 P. 15 «Settantenne falso bersaglio se c'è il blocco assunzioni» 11 Repubblica 10/11/13 P. 22 Insegnare in ateneo l'età non conta Vincenzo Bagarello 12 Sole 24 Ore - Nova 10/11/13 P. 11 L'errore dei tagli lineari continua Giuseppe Zaccaria 13 Nazione Firenze 10/11/13 P. 15 «Puntare sull'alternanza scuola-lavoro» Olga Mugnaini 14 Corriere Della Sera 10/11/13 P. 19 Libri digitali e Fondazioni «Aiutate la scuola» Marca Gasperetti 15 Unita` 11/11/13 P. 16 I docenti universitari a contratto Luigi Cancrini Psichiatra, Psicoterapeuta 16 Il Fatto Quotidiano 10/11/13 P. 10 Specializzazione "breve ": la protesta dei 25mila medici Marcello Longo 17 Unita` 11/11/13 P. 15 L'illusione dello sviluppo senza ricerca Vittorio Silvestrini 18 Corriere Della Sera 10/11/13 P. 19 Francisco, Yamara e Sadegh Il sogno dell'appartamento italiano Elisabetta Rosaspina 19 Corriere Della Sera - Corriereconomia Corriere Della Sera - Corriereconomia 11/11/13 P. 38 I giovani artigiani «2.0» «Laureati e digitalizzati» Alice Capiaghi 21 11/11/13 P. 40 Il dialogo sopra la testa 22 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. 40 Dal design alla moda al web, come la creatività sfida la crisi Sibilla Di Palma 23 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. 41 Dalle regioni un aiuto ai giovani 25 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. 42 Curarsi dell'arte Filippo Grossi 27 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. 42 Fitness e sport come un'impresa 28 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. 42 Corsi & master 29 Italia Oggi Sette 11/11/13 P. VII La carica dei duecento stagisti Marzia Paolucci 31 Repubblica Affari Finanza 11/11/13 P. 40 Business school in Europa vince chi si fonde 32 Sole 24 Ore 11/11/13 P. 24 Fuoriclasse in scena per l'«orientagiovani» 33 Sole 24 Ore 11/11/13 P. 25 Its, lasciapassare per il lavoro Francesca Barbieri, Claudio Tucci 35 Sole 24 Ore - Domenica 10/11/13 P. 31 Ensemble per miliardi di neuroni Arnaldo Benini 38 Sole 24 Ore - Domenica 10/11/13 P. 31 Al politico fai sapere Elena Cattaneo 39 Sole 24 Ore - Domenica 10/11/13 P. 31 Alla Rai manca un canale Carlo Rovelli 41 Sole 24 Ore - Domenica 10/11/13 P. 35 Nella cittadella del sapere 43 Sole 24 Ore - Domenica 10/11/13 P. 41 Metti il tablet nello slum Chiara Somajni 44 Sole 24 Ore - Nova 10/11/13 P. 11 Le città della conoscenza Elena Comelli 46 Sole 24 Ore - Nova 10/11/13 P. 12 Il museo si espande ovunque tra device e formati narrativi Alessia Maccaferri 47 Stampa 10/11/13 P. 20 "Il nostro fine è un'eccellenza multiculturale" 49 Indice Rassegna Stampa Pagina I

3 la ~ «Baroni in pensione anche prima dei 70» Carrozza rilancia: il ragionamento si può estendere anche a chi ha 67 o 68 anni, ma non è una guerra tra generazioni di Gianluca Campanella 1 PISA Il giorno dopo la sortita sui «baroni over 70 da pensionare», il ministro dell'università Maria Chiara Carrozza non solo conferma, ma addirittura rincarala dose; infatti ieri, a Pisa per un convegno in Normale, prima di salire la scalinata di piazza dei Cavalieri fa di conto: «Non credo che siano in numero elevato, allora possianio estendere il ragionamento anche a chi ha 67, 68 anni». A quel punto Carrozza specifica che non vuole «la guerra tra generazioni, ma è giusto che chi ha 30/40 anni e ha vinto un concorso possa finalmente essere assunto». Infine, l'affondo agli anziani: «Diano il buon esempio, ormai hanno maturato la pensione e possono continuare a fare seminari gratis; non stanno lasciando il mondo del lavoro migliore di come l'hanno trovato». Il ministro incornicia il discorso nel tema più generale della «mobilità sociale e geografica bloccate: questo è il problema più serio e bisogna fare in modo che il figlio dell'operaio non sia costretto a fare a sua volta l'operaio». Con questa benedizione che guarda al futuro, in salaazzurra comincia il convegno "La scuola digitale. Libri di testo e II ministro Maria Chiara Carrozza al suo arrivo alla Normale risorse informatiche per gli istituti italiani". Il direttore della Normale, Fabio Beltram, è all'estero: così a fare gli onori di casa è Andrea Giardina, del Sum - Istituto italiano di Scienze Umane - da poco fuso con la scuola d'eccellenza pisana; i ben informati assicurano che questa consacrazione è il primo passo verso la sua "ascesa" alla carica di vice direttore della Normale-Sum, in prospettiva di organici in comune. Prima di dare la parola al ministro, Giardina ricorda che il convegno è stato voluto proprio da Carrozza. La quale spiega che «è inesorabile il processo del passaggio dalla scuola e dal libro tradizionali verso un modello diverso che ancora non sappiamo quale sarà. Ma siamo qui per creare il futuro del libro indipendentemente dalla piattaforma che risulterà, perché crediamo nella trasmissione della cultura». La scelta della Normale è quindi obbligata: «Siamo nel tempio del libro, accanto a una delle biblioteche più belle d'italia e a due passi da un'altra di cui si dibatte molto nelle aule e nei bar della città». La prima è quella di "casa", ospitata tra palazzo della Carovana e la torre di Ugolino; l'altra è la Biblioteca universitaria della Sapienza, il palazzo chiuso dal 29 maggio 2012, argomento che il ministro non elude ma su cui Altri atenei toscani Pagina 1

4 Un momento del convegno «Ma è giusto che i 30-40enni possano essere assunti» Il ministro nel palazzo della Carovana per un convegno sui libri G iard i na sarà vice-rettore della Normale-Sum non può far altro che aspettare la perizia conclusa, che sarà presentata entro fine novembre. Carrozza torna al tema del convegno e invita a concentrarsi sui «contenuti, che siano tali da rendere competenti gli studenti». Essi vanno seguiti sempre: «Scuola e università sono state separate da riforme scellerate. Dobbiamo recuperare il dialogo fra loro ora che il ministero è stato riunificato». Altri atenei toscani Pagina 2

5 IL "GIOVANE" Un ric bio è indispensabile 1 PISA Pasqualino Albi, 44 anni, ricercatore di diritto del lavoro, commenta le parole del ministro Carrozza: «Va nella giusta direzione, il ricambio generazionale è necessario; nell'unione europea noi siamo molto sopra l'età media». Ma aggiunge due postille: «Il docente anziano è un punto di riferimento fondamentale nella comunità accademica; non mi piacerebbe una discriminazione per età». Inoltre, «l'aspetto si va a incrociare col blocco del turn over» che non riguarda solo gli atenei. Allora Carrozza ha cercato di rispondere su tutti i fronti: «Dopo i 2,3 miliardi tagliati dal governo Berlusconi, ha invertito la tendenza aumentando i fondi di 500 milioni». Detto ciò, la coperta resta corta, non si può «in cinque mesi recuperare anni di immobilismo totale». Pertanto con il discorso degli over 70 «il mini- PasquallnoAlbl stro si è espresso con l'ipotesi più vicina al nostro modo di ragionare: se sono costretto a scegliere tra chi ha reddito tale da aver maturato pensione e un giovane ancora senza stipendio, forse è più opportuno favorire il giovane». Il ragionamento non va fatto «sugli scatti di carriera, ma sul piano della sicurezza economica». Secondo Albi, infatti, «l'aspetto più drammatico è quello dei dottorandi e degli assegnisti che rischiano di andare fuori dall'università dopo anni e senza un euro»; solo dopo accetta di parlare del suo caso personale, «simile a quello di molti altri ricercatori in attesa di progressione di carriera in un contesto negativo, come il pregiudizio contro l'università in gran parte imputabile alle scelte scellerate del governo Berlusconi e di un ministro incompetente come la Gelmini». Gli ultimi cinque anni sono stati «solo discussione di una riforma inutile che ha prodotto tagli e nessun concorso. Io e gli altri ricercatori abbiamo aspettato e subìto, sentendoci quasi in colpa come se fossimo i responsabili di un'università massacrata». Se ne esce? «Condizione irrinunciabile è l'aumento delle risorse e il garantire la parità d'accesso all'istruzione per favorirelamobilitàsociale». (g.c.) RIPROD'JZIOEIE RISERVATA Altri atenei toscani Pagina 3

6 L'OVER 70 Giusto, docenti Prosperi: «Bisogna sbaraccare baronie, corporativismo e localismi» 1 PISA Il professore Adriano Prosperi, 74 anni, è andato in pensione allo scoccare dei 70 nonostante avesse «diritto alla prosecuzione: ci si aspetta un esempio morale e credo vada dato, convinto della bontà dell'operazione». Infatti si diceva che «con lo stipendio di un ordinario anziano si sarebbero potuti pagare due ricercatori e sarebbe persino rimasto un po ' di denaro. Ma non è successo, la maggior parte dei fondi è finita in economia». Con l'autorità morale di chi si è messo da parte, può allora sollevare piccole critiche a un ragionamento che in generale condivide: «La questione è complicata, perché non solo i baroni finiscono tardi di lavorare», ma anche altre categorie. Allora perché «chiedere solo ai docenti di rinunciare?». Comprensione umana sembra esserci per i suoi colleghi che «hanno reagito, potendo, per Adriano Prosperi difendere i propri diritti/privilegi». Ma rifarebbe la sua «scelta personale, perché è giusto lasciare posto ai giovani», tanto più che «si può continuare a insegnare; io stesso faccio seminari gratis: se uno ha cose da dire, trova sempre il modo di esprimersi». Insomma, «rimanere abbarbicati oltre il limite non ha senso e il patto generazionale va per aria». Però il problema più grosso dell'università è un altro: «Bisogna sbaraccare baronie, corporativismo e localismo, soprattutto quest'ultimo; c'è gente che si muove dalla Cina agli Usa e da noi un giovane è considerato estraneo se proviene da una diversa università italiana». Solo quando si sarà eliminato il vero viale che affligge l'università, «un giovane potrà sperare di vincere contando sulle proprie qualità. Se oggi puntasse sul merito, probabilmente non si presenterebbe in Italia». L una condanna senza appello, quella di Prosperi, che rafforza in concetto con l'istituto europeo di Fiesole, il quale - per dare informazioni e consigli ai propri studenti - sul suo sito ha descritto il meccanismo incrostato delle accademie nazionali. L'immagine finale è amara: «Nell'epoca dei jet supersonici noi andiamo come se fossimo ancora alle diligenze». (g. C.) 0 P.IP20D'JZI0 EIE RISERVATA Altri atenei toscani Pagina 4

7 «Non si. 'élite, conta il merito» Alberto Bemporad, direttore di Imt: «Cerchiamo i migliori in tutto il mondo». Oggi l'apertura dell'anno accademico di Luca Cinotti 1 LUCCA «L'unico criterio che adottiamo è il merito. E basta. Solo tosi si può entrare a Imt». Alberto Bemporad, direttore dell'istituto di alti studi che oggi alle in San Francesco inaugurerà il suo anno accademico (con la molto probabile presenza del ministro Maria Chiara Carrozza), non vuol sentir parlare di "scuola di élite", di istituzione che toglie il "pane di bocca" all'istruzione pubblica. «Anche perché pure Imt è un'istituzione pubblica, fin dalla sua fondazione». Sì, ma c'è comunque una parte della città che vi vede con diffidenza. Come si spiega questo atteggiamento? «Innanzitutto devo dire che mene rammarico. E poi, forse, c'è stato un problema di comunicazione verso l'esterno, di fare capire quello che facciamo all'interno di Imt. Che non è solo didattica, ma anche molta ricerca che può avere ricadute importanti anche per la collettività». Su questo ritorneremo. Ora vorrei ripartire dall'inizio, dai ragazzi che frequentano i vostri corsi. Come vengono reclutati? «Come ho accennato, l'unica bussola che seguiamo è quella del merito: vogliamo avere i migliori. E gli studenti che si rivolgono a noi sanno che qui si entra solo per merito e che tutti partono alla pari. Il concorso, poi, è aperto a tutto il mondo: nel 2012 abbiamo ricevuto domande, all'interno delle quali abbiamo selezionati i 40 più bravi. E ricordo che chi entra a Imt non paga retta e ha garantito vitto e alloggio perla durata del corso». C'è un'altra critica che vi viene mossa fin dai primi anni: quella di far rimanere poco del vostro lavoro sul territorio, un territorio che vi supporta anche economicamente. Come risponde? «Guardi, io non so qual è la destinazione finale dei nostri allievi: d'altra parte non mi sembra che tutti i laureati dell'università di Pisa, per fare un esempio, rimangano a Pisa. Tuttavia, vorrei far sapere anche che abbiamo avviato dei dottorati in apprendistato presso aziende locali. E poi abbiamo diverse collaborazioni importanti in atto: con il Comune di Lucca sul piano strategico territoriale e sulla "smart city", con l'asl su un progetto di ingegneria gestionale per il nuovo ospedale e con la Fabio Perini e la Lucense sulla base di fondi regionali. E poi, per rimanere più rasoterra, c'è tutto il "giro" portate dalle persone che a vario titolo lavorano o studiano a Imt». Quante sono complessivamente? «Si oscilla fra le 200 e le 250». Prima diceva che a Imt non fate solo didattica. Cosa intendeva? «Che diamo molto spazio alla ricerca. Non è un caso che 1Anvur (l'agenzia di valutazione del sistema universitario, ndr) ci ha piazzato al primo posto in Italia per le scienze economiche. E per le altre discipline non ci ha preso in considerazione perché non raggiungiamo un numero minimo di docenti. Ma, da un'analisi che ho fatto effettuare, posso affermare che la media dei docenti di Imt è di 0,92 su uno, circa quattro volte la media nelle università italiane». Avete realizzato qualche spin-off imprenditoriale? «Abbiamo Odys, una società ospitata nel polo tecnologico lucchese, che si occupa dello sviluppo di modelli matematici perla progettazione di sistemi di controllo in molteplici aree: dal controllo degli autoveicoli all'aerospaziale, al mercato elettrico». Oggi celebrate l'apertura Mi dispiace che qualcuno sia diffidente Forse servirebbe più comunicazione per far capire cosa facciamo, cioè didattica e ricerca del nuovo anno accademico, che per voi significa anche avere a disposizione l'intero complesso di Imt, a eccezione delle chiese di San Francesco e di San Franceschetto: questo porterà qualche novità importante? «Il nuovo campus di San Francesco ci permetterà di aumentare l'organico dei professori che, come gli studenti, vengono reclutati esclusivamente sulla base del merito. Già ora abbiamo messo sotto contratto un docente in più, che proviene dal politecnico di Torino e che ci ha portato in dote un progetto da oltre un milione di euro». E gli studenti quanti sono? «Attualmente circa 150 perché abbiamo delle "sovrapposizione" fra i vari cicli. A regime dovrebbero essere fra 100 e 120. Comunque, visto che il loro numero è legato a quello dei docenti, con le nuove assunzioni di professore potremmo aumentare anche i posti per gli allievi». Alberto Bemporad ORIPROOLZIONE RISERVATA Non è vero che la scuola non lascia benefici sul territorio Abbiamo progetti in corso con l'asi, con il Comune e con aziende locali «\on sinmo un'élilc. conti il tl Altri atenei toscani Pagina 5

8 Un'au la studio di Imt (Foto Vip) Altri atenei toscani Pagina 6

9 L'olio extra vergine di oliva per prevenire il tumore Consorzio Igp finanzia la ricerca IL DIPARTIMENTO di Scienze della Vita dell'università di Siena riceve il sostegno dal Consorzio dell'olio Toscano Igp per accelerare la ricerca su una molecola d'olio con dimostrata attività farmacologica. Il gruppo di ricerca di Sandra Donnini, parte dell'unità operativa di "Farmacologia dell'angiogenesi e del Microcircolo" guidata da Marina Ziche, e composto da 4 ricercatrici fra cui Erika Terzuoli, autrice della ricerca, scopre nel didrossitirosolo o diidrossifeniletanolo un potente antitumorale. Si tratta di un componente polifenolico di cui l'extra vergine è ricco che ha mostrato vari azioni su cellule di tumore al colon. La ricerca ha incontrato l'interesse internazionale, tale da essere pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research nel 2010, e per la quale Erika Terzuoli è stata premiata dalla Società Italiana di Farmacologia. Altri atenei toscani Pagina 7

10 Il ministro dell'istruzione invita i docenti a non chiedere il prolungamento del servizio Marco Esposito t un tappo con 1558 teste sono iprofessori universitari con età ormai prossima al pensionamento - hanno 68 o 69 anni - e che potrebbero chiedere di rimanere in carica oltre il limite dei 70 anni, creando un sostanzioso tappo alla possibilità di assunzione e di avanzamento di carriera di tutti gli altri. Ecco perché il ministro dell'istruzione Maria Chiara Carrozza ha aperto il fronte del «tiro al settantenne», auspicando che i prof anziani siano «generosi e onesti». Un semplice appello, perché il ministro non può obbligare nessuno ad andare in pensione visto che la Corte Costituzionale ha cassato con un tratto di penna la legge volutanel2010 da Maria Stella Gelmini che prevedeva appunto la inderogabilità del limite dei 70 anni. «In un momento in cui ci sono tanti giovani vincitori di concorso che aspettano di entrare in ruolo - ha detto ieri il ministro al Festival dell'intelligenza collettiva organizzato a Firenze dalla Cna - il blocco deltum overhaveramente provocato dei danni enonni, all'università e alla ricerca, e penso che ne possa provocare ancora. Mi auguro - ha sottolineato - che riusciremo a tornare indietro e a eliminare questo blocco parziale. Chi ha 70 anni deve fare un passo indietro e generosamente lasciare spazio ai più giovani». Per Carrozza «ci sono persone che non andranno in pensione perché non arriveranno mai a 40 anni di contributi e perché non hanno avuto le stesse opportunità. La classe dei professori italiani - ha concluso - è troppo avanti con l'età. Non si dovrebbero rottamare ma dovrebbero andare in pensione». I problemi nascono, come spesso in Italia, per il sovrapporsi di leggi e sentenze con il risultato che manca un riferimento complessivo omogeneo. La riforma Gelmini del 2010 toglieva molte risorse all'università ma, per non bloccare del tutto gli atenei, prevedeva l'uscita obbligatoria di professori e ricercatori universitari a 70 anni, cancellando l'opzione che consentiva di restare in cattedra per un biennio. E infatti grazie al blocco della Gelmini oggi i professori anziani sono pochissimi: appena 53 in li li caso Cinque ordinari hanno vinto il ricorso per lavorare altri due anni tutta Italia hanno 70 anni d'età e 26 superano quella soglia. Ma la scorsa primaverala Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo il provvedimento della Gelmini sostenendo che «senza dubbio rientra nella discrezionalità del legislatore l'obiettivo di favorire il ricambio generazionale nell'ambito M La carica dei 1558: i professori anziani eterni per sentenza Consulta cancella il pensionamento a 7 0anni dell'istruzione universitaria», tuttavia il perseguimento di questo obiettivo deve essere bilanciato con l'esigenza «dimantenere in servizio - peraltro per un arco di tempo limitato - docenti in grado di dare un positivo contributo perla particolare esperienza professionale acquisita in determinati o specifici settori ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi» professori anziani di 69 anni e 772 di 68 anni - quindi possono chiedere di prolungare il servizio per un biennio. E vero che la domandava accolta dal singolo ateneo «in base alle proprie esigenze organizzative e fimzionali»; tuttavia con il freno al tum over scattato nel 2012 e ancora in corso, ciascun ateneo sa che può rimpiazzare solo in parte il personale in uscita, peraltro con regole che nel 2013 hanno fatto molto discutere visto che per la maggior parte degli atenei del Sud il grado di rimpiazzo si e limitato al 7% contro il pur basso 20% stabilito per legge. Nel 2014 il tetto del 20% medio di sistema sale al 50% ma ancora una volta ciò potrebbe tradursi in un 15-20% appenanegli atenei del Mezzogiorno e magari in un 200% e più nelle strutture universitarie che operano in contesti economici più favorevoli. E allora - potrebbero ragionare in molte Università - meglio tenere in carico dieci docenti settantenni se al loro posto si possono assumere appena uno o due giovani. La sentenza della Corte Costituzionale che riapre la possibilità peri professori universitari di restare in cattedra è stata firmata da Franco Gallo, il presidente della Consulta, e da Alessandro Criscuolo, entrambi peraltro classe 1937 e quindi consapevoli che anche a 76 anni si può essere in grado di svolgere al meglio determinate attività. Tuttavia nelle argomentazioni della sentenza, cui si arriva dopo il ricorso di cinque professori nel Lazio e in Molise che avevano chiesto invano il prolungamento in servizio, non si fa riferimento alla pioggia di norme che stanno rendendo complicato il turn over nelle università e ci si limita a segnalare che «la disposizione di cui si tratta interessa un settore professionale numericamente ristretto, perciò inidoneo a produrre significative ricadute sulla finanza pubblica». Come a dire che è giusto per lo Stato cercare di risparmiare ma per i professori universitari, essendo numericamente pochi, si può fare un'eccezione. Peraltro - e su questo la Consulta non ha torto - il risparmio è modesto visto che in ogni caso al prof devi pagare la pensione e «lo stesso legislatore ha ritenuto che il rinvio del collocamento a riposo dei dipendenti pubblici sia funzionale alle misure di contenimento di tale spesa». Insomma: largo ai settantenni. E pazienza se l'età media dei docenti continua a salire e ormai ha superato quota 60 anni. 10 RIPRODUZIONE RISERVA FA Mondo Universitario Pagina 8

11 Lega Nord «Così il recupero dei fondi» «Le somme già impegnate e non ancora pagate relative agli anni a valere sul Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca» dello stato di previsione della spesa del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca relative al progetto bandiera denominato Super ß Factory, sono assegnate al Fondo per l'edilizia universitaria dello stesso ministero e attribuite alle Università statali con decreto del Ministro secondo criteri che tengano conto degli esiti della Valutazione della Qualità della Ricerca ».È la soluzione individuata dalla Lega Nord per aggirare l'ostacolo tecnico che ha impedito l'assegnazione di 41 milioni, previsti dal decreto Istruzione per gli atenei su base premiale. «La norma - spiega Mario Pittoni - può essere inserita nella leggedi Stabilità, da domani all'esamedel Senato». I prof anziani din,?.ssocl]j sono?!mi!s, 4" 'wa fissz:o ï3 an l! pensionámeni, iei prote.,sori niversüari n n',r_ do i ieroaabi!e L,, sen+eìv,i é ù Cor±e stitli,ione!e?,! %.,13 a consider:±o!!!egi+,t; r o! pro,wedi, mto Gel ini, r c i ofessor,ssono rf ieáce,,_ a;!',_ neo accog!iere _ d,rr znr1 in «se, i!e esiqen e or ari z?':iv Mondo Universitario Pagina 9

12 Gelmini II blocco nel 2010 e oggi i prof «over 70» sono appena 79 La riforma dell'università del ministro Maria Stella Gelmini è contenuta nella legge 240 del All'articolo 25 si prevedeva per i professori e peri ricercatori universitari l'impossibilità di chiedere il prolungamento in servizio, risalente alla legge 503 del 1992 (articolo 16), valida per tutti i dipendenti civili dello Stato. Erano fatte salve le autorizzazioni che avevano «già iniziato a produrre il loro effetti». Con il blocco scattato di fatto nel 2011 oggi nelle Università italiane sono in servizio appena 79 «over 70» su docenti e associati di ruolo. In 53 hanno compiuto 70 anni e in 26 hanno un 'età superiore. //Güiïr;',< Gallo Corte Costituzionale: il tetto è in contrasto con la libertà degli atenei II presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo con la sentenza numero 83 del 2013 hadichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 25 della legge 240 del La sentenzagiudica l'articolo 25 «unadisciplinasbilanciatae irrazionale» da bocciare perla violazione dell'autonomia del mondo universitario e per il mancato rispetto degli articoli 3 e 97 della Costituzione. La sentenza, oltre a sanare la posizione d i cinque docenti ricorrenti, riapre la possibilità per i docenti universitari prossimi ai 70 anni di chiedere il prolungamento del servizio per due anni. I professori potenzialmente interessati nel prossimo biennio sono Mondo Universitario Pagina 10

13 I Giuseppe De Nicolao, 51 anni, è ordinario di Analisi dei dati a Pavia. Due anni fa ha fondato, insieme aimadozzina di colleghi sparsi perl'italia, Roars, un sito di analisi del mondo universitario che fa le pulci ai provvedimenti del ministero e dell'anvur, l'organismo di valutazione delle università, costringendo non di rado chi governa a precisare, giustificarsi e - talvolta - a cambiare rotta come sul bonus maturità. Professore, ha senso la lotta al professore di 70 anni che desideri continuare a insegnare? «Siamo di fronte a due opposte retoriche. Da una parte c'è chili definisce "baroni" e quindi prima vanno via meglio è. Dall'altra parte c'è chili considera "maestri" e pertanto inamovibili». E lei? «I settantenni sono un falso bersaglio. Va bene sostituire il vecchio con il nuovo, soprattutto in Italia dove di spazio peri giovani ce ne è davvero poco. Ma con le regole attuali che impediscono di assumere si rischia di avere uscite senza rimpiazzi. Lo si è visto in molti atenei del Sud che quest'anno sono stati bloccati da un tum over inferiore a17%». I «Settantenne falso bersaglio se c'è il blocco assunzioni» Nel2014 però il tetto generale passerà dal20 al 50%. «Ma è ancora poco! Arriviamo da anni di svuotamento massiccio dei ruoli. Stiamo dequalificando l'università forse perla ragione che non sappiamo cosa far fare ai laureati. È stato persino teorizzato». Da chi, scusi? «Da Guido Possa, presidente della Commissione cultura del Senato nella scorsa legislatura. Disse: "Non possiamo assolutamente più pensare di essere un paese di serie A in tanti settori perché le ricerche sono condotte con mezzi che non possiamo permetterci". Ecco se l'italia rinuncia alla ricerca è finita». Ora però Possa è fuori dal Parlamento. «Sì ma quelle politiche, da lui ammesse con franchezza, sono state messe in campo». Il ministro Carrozza dice che sta provando a invertire la tendenza. «Vedremo. Intanto noi di Roars abbiamo scoperto che i suoi uffici avevano presentato come suo il piano in realtà messo a punto dal predecessore Francesco Profumo, il quale per sua stessa ammissione voleva fare da lubrificante alla riforma della Gelmini. Ora il ministro Carrozza pensa di mettere un paletto nel cuore del vampiro settantenne... Non scherziamo. È un modo di distrarre». Per esempio sui 41 milioni di premialità che sembrano spariti... «Mi auguro che si possano recuperare. Ma non dimentichiamo che all'appello ne mancano quasi 300, di milioni. Il settore è stato sottoposto a tagli fortissimi». C'è anche il tema della selezione. A che serve mandar via i vecchi se non so scegliere i giovani? «Il reclutamento è da sempre un tema scottante. La cooptazione non è una cattiva parola, è nell'ordine delle cose perché sono gli esperti del settore che possono stabilire chi merita. L'importante è creare dei sistemi trasparenti e credo che la regola del patentino, in linea di principio, funzioni». Il patentino? «Sì. L'abilitazione scientifica nazionale permette di selezionare con una commissione sorteggiatale persone che potranno poi prender parte ai concorsi nelle singole università. Il meccanismo è in fase di rodaggio, tuttavia a mio parere è un buon compromesso, evitando che il singolo ateneo possa assumere per concorso persone del tutto squalificate». Come valuta, lei da Pavia, il fatto che ci siano regole in vigore che sembrano scritte per danneggiare il Mezzogiorno? «Non so se sia a un piano, o semplice cinismo. Qui al Nord c'è chi crede che il Sud sia un ramo secco e che di fronte a urna crisi l'importante sia salvare se stessi. lo la chiamo "sindrome della zattera"». Sarebbe? «È la tentazione a trasformare in cibo i compagni di sventura per provare a sopravvivere. Lo si e capito con i cosiddetti punti organico. Di fronte a un tetto molto severo, il 20%, c'è chi si è visto assegnare una quota più elevata ai danni di altri e in fondo ha pensato: meglio così». m.e. RIPRODUZIONE RISERVATA «Qui al Nord c'è chi pensa che il Sud sia solo rami secchi» Mondo Universitario Pagina 11

14 Insegnare in ateneo l'età non conta... Vincenzo Bagarello Università di Palermo HO letto la critica del ministro Carrozza ai docenti " over 70". Sono unprofessore associato di 53 anni e pertanto non sono parte direttamente in causa. Anch'io ritengo che, a un certo punto, si debba lasciare spazio agli altri, ma penso anche che un professore che non si ritira rispetti comunque la normativa vigente. Rispettare la legge non è certamente offensivo e cambiare la normativa non è competenza dei docenti universitari. Spero che il ministro, che è anche autorevolissimo collega, voglia e possa adoperarsi affinché, dopo che la nostraaccademia è stata sistematicamente smantellata, sia finalmente possibile invertire la rotta, promuovendo concretamente la ricerca e il reclutamento stabile di giovani ricercatori e delineando percorsi chiari per gli avanzamenti di carriera. Mondo Universitario Pagina 12

15 L'errore dei tagli lineari continua di Giuseppe Zaccaria C } è una voce che non figura nelle statistiche del Pil, ma che pesa in modo drammatico sulla voce "uscite": negli ultimi quattro anni, il numero di quanti fanno formazione e ricerca nelle università italiane è diminuito di iomila unità. Così ci siamo ridotti a 4 addetti alla ricerca ogni mille abitanti, metà dei Paesi a noi più vicini, dalla Francia alla Germania alla Gran Bretagna; perfino alla Spagna. Una grave emorragia, dovuta a un autentico salasso: negli ultimi quattro anni, la dotazione del fondo di finanziamento ordinario degli atenei si è ridotta di circa i miliardo su un totale di 7; il taglio annunciato per il 2013, da solo, pesa per 400 milioni, il 4,5% in meno rispetto all'anno precedente. Elenco queste poche ma significative cifre non per polemica, ma con l'amarezza di chi è chiamato a guidare una delle maggiori e più prestigiose università italiane, appena premiata con il riconoscimento di essere la migliore nella ricerca, a seguito della severa indagine di valutazione cui per la prima volta si sono sottoposti i nostri atenei; un risultato ottenuto grazie a un gravoso quanto difficile impegno di tutte le componenti accademiche, che ci ha consentito e ci consente tuttora di presentare un bilancio sanissimo, contemperando esigenze di base come la didattica e i servizi agli studenti con scelte strategiche e prioritarie come la ricerca e l'internazionalizzazione. Ai giovani ricercatori, in particolare, garantiamo attraverso nostri fondi una serie di iniziative di sostegno proiettate su più annualità, con un impegno pari a circa 7 milioni l'anno. Ma è chiaro che questo sforzo diventerà sempre più improbo se a livello nazionale dovesse proseguire quella politica di tagli lineari che era stata avviata dal ministro Tremonti, e proseguita dal governo Monti: in questo modo, infatti, con una riduzione uguale per tutti si penalizzano gli atenei migliori. Basterebbe poco per porre almeno un piccolo rimedio a ciò, con i 41 milioni che il ministro Carrozza ha proposto e intende destinare alla premialità; mentre l'opposizione della Ragioneria dello Stato rivela, una volta di più, il vero vizio di fondo del caso italiano: considerare le risorse per l'università come una spesa anziché come un investimento, a differenza di quanto avviene in tutti i Paesi avanzati. Mettendo così a nudo il paradosso di piangere sulla fuga dei cervelli nel momento stesso in cui di fatto li si spinge ad andarsene. Rettore dell'università di Padova 09 RIPRODUZIONE RISERVATA Mondo Universitario Pagina 13

16 IL MINISTRO CARROZZA SULLA ROTTAMAZIONE DEI PROF UNIVERSITARI «Puntare sull'altere mite il presidente uscente Andrea di Benedetto, ha chiesto al ministro che si creino sinergie con le aziende per far emergere una cultura del lavoro che non c'è, e che negli ultimi anni, ha creato una crescente incapacità di formare i nostri studenti a fare impresa. A CnaNext si è parlato inoltre di storytelling e dell'importanza della «contaminazione positiva», parlando di chi ce l'ha fatta: «Perché il Made in Italy è di fatto un marchio nel mondo che vale su web - ha spiegato Peter Barron, direttore comunicazione e Public Affair di Google- un 8% in più anno su anno nell'e-commerce». E di storie positive ne ha raccolte ben 1500 il «CREDO molto nell'alternanza scuola lavoro, da non relegare agli istituti professionali. Ad esempio, anche chi studia al classico può fare un'esperienza di lavoro in biblioteca». Ne è convinta il ministro dell'istruzione Maria Chiara Carrozza, che ha chiuso ieri alla Pergola i lavori della IV edizione di CnaNext, festival dell'intelligenza Collettiva. «Dobbiamo riportare nella scuola la cultura del lavoro - ha aggiunto -. Gli studenti devono confrontarsi con un problema pratico, mescolare scuola e lavoro, perché serve a sviluppare personalità e capacità». Al riguardo Cna Giovani Imprenditori, traa scuola-lavoro» progetto Guerrieri di Enel Group che Saturnino ha anticipato a Cna Next. Infine il ministro è tornata sul blocco del turn all'università: «La classe dei professori italiani è troppo avanti con l'età. Non si dovrebbero rottamare, ma dovrebbero andare in pensione. In un momento in cui ci sono molti giovani vincitori di concorso, che aspettano di entrare in ruolo, chi ha settant'anni dovrebbe fare un passo indietro e generosamente lasciare spazio ai più giovani. Ci sono persone che non andranno in pensione perché non arriveranno mai a quarant'anni di contributi». Olga Mugnaini Mondo Universitario Pagina 14

17 PISA - La digitalizzazione dei libri di testo? Un processo irreversibile. «Attenzione però - avverte il ministro Maria Chiara Carrozza - la cosa più importante restano i contenuti». E, con la crisi e i tagli nel settore pubblico, servono anche i finanziamenti privati. Perché si può parlare di progetti, piattaforme e-learning, ipermedia, scrittura condivisa e nuvole digitali, ma se mancano i soldi tutto resta nell'iperuranio delle buone intenzioni. «Segnali importanti arrivano da alcune Fondazioni bancarie - spiega la ministra dell'istruzione -, come la Cassa di risparmio di Livorno e Lucca, che hanno cofinanziato insieme al Miur iniziative e bandi rivolti alle scuole. E un esempio positivo che vorrei pórtare a livello nazionale». E Maria Chiara Carrozza a monopolizzare l'attenzione del convegno «Uno, nessuno, centomila. Libri di testo e risorse digitali perla scuola italiana in Europa» organizzato da Scuola Normale Superiore di Pisa e Miur. Ascolta da Gli esempi «In Toscana ci sono esempi positivi che vorrei portare a livello nazionale» Il ministro a Pisa 91 e Fon `o. «Aiutate la scuola» spettatrice e, ai margini del seminario, risponde anche all'insidiosa domanda sulla doppia rottamazione di libri cartacei e professori over 70. Precisa di non voler rottamare nessuno (né libri né professori) però ribadisce che «ci sono tante persone di 30 e 4o anni che hanno vinto concorsi universitari e non riescono ad insegnare nei nostri atenei». E, sulla questione del testo digitale o cartaceo, è necessario «scegliere il modo con il quale investiremo e avviare un serio dibattito scientifico e pedagogico sui contenuti». Scomparirà il caro vecchio manuale scolastico? «Assolutamente no, sarà ancora protagonista spiega Giorgio Riva, direttore generale Rcs Education, tra i relatori del convegno -. Il libro di testo è e sarà il centro di gravità attorno al quale ruoteranno ambienti multimediali condivisi e altri servizi». Riva mostra i dati di una ricerca europea sulle competenze nella lettura degli studenti quindicenni che proiettano il Nord Europa nelle prime posizioni (al top c'è la super tecnologizzata Finlandia) e vede l'italia arrancare verso il basso e posizionarsi al quartultimo posto sulla presenza delle tecnologie nelle scuole davanti a Romania, Slovacchia e Turchia. «Non è poi così rilevante se il libro di testo è digitale e cartaceo - spiega -. L'importante è che continui ad essere l'insieme di contenuti ordinati del sapere, il simbolo di una conoscenza omogenea e condivisa» Ṁarco Gasperetti Mondo Universitario Pagina 15

18 I_ docenti universitmi a contratto Da studcí-ressa-lavor.:arice (assistente domiciliare ai (lisabifli) rati sono laureata con 110 e lode iaa economia matematica conseguendo il titolo di Dottore di äzicerca. Ne ottenni uu chiaro us ito a desistere d;.all'aahiettivo dä ottenere un posto da 9'icereatore, iit tgeiailt4a la IlYfla eta. 47 anni, era considerata l)roihilí a, ELENA DOBICI ce avessi avut;:, il cugnome dì yuaecunn_si Aiede m u Mena. U t issi l: ;ata in dualclari nxndu apualclie dinastia ayuest'm.a avi ei a, uto un incarico stablle:)al 1993 al 2013 venti anni buttati al venttr ct>ntinu;:, a l a oca'e cou. e a=,si-teirte à disabil í _ dove l a laiu'eae il dottocato di i icu'ca ncan wi vunu a nr ll.aw Anche se l'univei'sitì i.tili%..a ancora l cíampeten:.eehe h, accuìsltope3che «dal 041al 2t)13 ho ottenuto incarichi conie twente a conti'att. pi'ema l ugusita della 1uscìa di Vitenc) per Teui ia del Caìrìrei'cì o Intei'n rzionale,l ialiti a ;cc.nuiaaiea, Economia Polrricu otrenend;:, la,rima e l'appi :,vazion e dei docenti e, scipi'attutto_ l gli stiulenti s chi sono, tuttì ca,i docuat2 a ciriii att7 Gli ultimi fin gli nkinnl dice a ncm iflena. anche s: nvoltisuno lestesse attk dà cleì do enti di ME le::ìuni. asistcn;:a. esami. funzioni di i latore.ll loro coiiapensïi è irrisorio, pero. eroso dalle inapuste e corrisposto dopo 1!11 anno o più dalla tïne dell atti: dà p" Am da nn contraito Che li cosninge un altro Imo u e che da un anno altah-i o può taeilmente non f_sei c i ìnnovat<,. Col?. se vi pi i e dii'ehbe Pìrau lello rna anche se non vi pale due; ELo in una smuazinne in cui si r,fi'uttì senza vergogna chi ha qualcosa (la ofrrii e.i)apaite di chi.' Da parte Ilei docenti che si tcn;,i',na stretto il ltarostipendu:, ma guridagnano molto di più alti os n agü stadi prcossionaü e nelle cliniche pi Me. Ccime anni orrmri solo in ;taha. Mondo Universitario Pagina 16

19 Specializzazione "breve": la protesta dei 25mila medici LA LEGGE DI STABILITÀ RIDUCE LA DURATA DEI CORSI. "È CONTRARIA ALLE LEGGI UE" di Marcello Longo Riforma delle scuole di specializzazione, meritocrazia e risorse. La lista delle rivendicazioni dei giovani specializzandi in Medicina (quasi 25 mila) è lunga. Il rischio di un taglio alla durata delle scuole per la formazione specialistica, motivo di polemiche nelle ultime settimane, resta un punto insoluto e pieno di incertezza. LA SOLUZIONE dovrebbe arrivare dal decreto Carrozza (n.104 del 2013) "in materia di istruzione, università e ricerca", convertito in legge il 7 novembre in Senato. "Il decreto - si legge in una nota del Segretariato italiano dei giovani medici (Sigm) - interviene preventivamente a mettere dei I laureati chiedono fondi necessari a garantire i contratti. "Ne servono almeno 5000 per il 2013/2014, il ministero ne prevede circa 2500" paletti al tentativo del ministero dell'economia di effettuare un taglio lineare della durata dei corsi". Il riferimento è a un articolo della legge di Stabilità 2014 che prevede un ritocco alla durata da cinque anni (in alcuni casi sei) a quattro. Le misure del decreto Carrozza puntano a riformare le classi di specializzazione - in Italia ne esistono 57, in Francia meno il ministro del l'istruzione, Maria Chiara Carrozza, tamponale critiche e rinvia a marzo la riorganizzazione delle scuole della metà - con lo scopo di operare tagli "chirurgici", riducendo la durata di alcuni corsi. Su questo punto, i giovani specializzandi rimproverano al ministro di non aver reso "opzionale il passaggio al percorso abbreviato di studi". E attendono, per conoscere i dettagli, il 31 marzo prossimo, quando il ministero dell'università e della Ricerca sarà chiamato a riformulare tipologie e durata dei corsi, tenendo contro dei vincoli imposti dalla normativa europea. Una vittoria più netta per gli specializzandi arriva sul terreno della meritocrazia. Nel mese di maggio, a Roma, gli aspiranti medici sono scesi in piazza per chiedere il "superamento della discrezionalità nella selezione degli specializzandi" e hanno ottenuto, con il decreto (ora legge ) del ministro Maria Chiara Carrozza, l'istituzione di una graduatoria unica nazionale a partire dal Tuttavia, i problemi sollevati non finiscono qui. Il 7 novembre, mentre il Senato convertiva in legge il decreto del ministro dell'istruzione, tremila aspiranti medici di Simg e Feder specializzandi manifestavano a Roma. AL CENTRO della protesta, i fondi necessari a garantire i contratti e le borse di studio per la formazione specialistica. "Servono almeno cinquemila contratti per l'anno accademico 2013/ spiegano gli organizzatori - ma la previsione del Ministero si aggira attorno a quota 2500". Nel mirino anche l'assenza di una politica di programmazione: "Ogni anno entrano a Medicina circa 10 mila matricole, ma poi l'accesso alla formazione dei neolaureati è possibile soltanto per 4500 specializzandi e 900 corsisti di medicina generale". Un disallinearnento fra immatricolazioni e offerta post laurea su cui gravano, quest'anno, duemila iscritti in più ammessi dopo essere stati penalizzati dalla sospensione del "bonus maturità". La protesta dei medici dello scorso 7 novembre Ansa Mondo Universitario Pagina 17

20 L'illusione dello sviluppo senza ricerca SUL FINIRE DELLA SECONDA GUERRA MONDIA- LE, IL MATEMATICO STATUNITENSE VANNEVAR BUSH, consulente scientifico del presidente Franidin Delano Roosevelt, scrisse un famoso rapporto che fu poi fatto proprio da Harry Truman, in cui si analizzava l'esperienza del Progetto Manhattan che aveva portato in pochi anni allo sviluppo della bomba atomica; e in cui si proponeva che l'esperienza maturata con quella rilevante impresa venisse utilizzata per impostare la politica scientifica del Paese in tempo di pace. Il punto di partenza del rapporto era la constatazione di come un migliaio di scienziati, fino al giorno prima impegnati ciascuno nella propria ricerca nella diverse università e laboratori del Paese, organizzati a squadra sotto una sapiente guida, fossero stati capaci di conseguire un raggiungimento conoscitivo, tecnologico e applicativo così rilevante da stravolgere il corso della storia e i connotati della civiltà umana. II che dimostrava, secondo Bush, che i laboratori universitari in cui si svolge la ricerca fondamentale costituiscono una palestra in cui si sviluppano conoscenze abilità e metodi cui il Paese può accedere all'occorrenza, per conseguire importanti obiettivi strategici di interesse generale. E dunque valeva la pena che, per tenere questa palestra efficiente, lo stato investisse risorse pubbliche a sostegno della ricerca libera, «curiostiy driven», anche se ciò poteva apparire un lusso. Le linee di politica scientifica indicate nel rapporto Bush furono fatte proprie dal presidente e dal governo Usa con la messa in campo fra l'altro di importanti strumenti quali la National Science Foundation per il sostegno alle iniziative di ricerca spontanea, nonché i grandi programmi e laboratori di ricerca pura alla scala nazionale e sovranazionale appartenenti alla cosiddetta «big science», di cui i grandi acceleratori di particelle sono un tipico esempio. L'altissimo standard di competenze indotto dal sostegno alla ricerca pura ha reso possibile, nella seconda metà del XX secolo, lanciare e portare a termine imprese tecnico-scientifiche di tale sofisticazione e impegno che, al confronto, il Progetto Manhattan appare come una impresa da ragazzi (anche se le motivazioni etico-politiche sono nella maggior parte dei casi quantomeno dubbie): lo sviluppo di armi sempre più sofisticate e distruttive; le imprese spaziali. Fu subito evidente che il generoso sostegno pubblico alla ricerca di base - sia quella libera «curiosity driven», che quella organizzata in grandi progetti - nei fatti non solo produceva una abbondante messe di nuove conoscenze e nuovi saperi, ma metteva anche a disposizione del sistema produttivo una varietà di nuove tecnologie capaci di elevare da un lato l'impatto sulla qualità della vita; dall'altro di accrescere la competitività del sistema-paese nel contesto internazionale. Nel caso della ricerca libera, le invenzioni figlie della ricerca scientifica avvengono spesso attraverso il meccanismo cosiddetto della «serendipità», come viene chiamato il processo euristico che porta a una scoperta, mentre era nato per produrne un'altra. Perché questo meccanismo funzioni, è tuttavia necessario che il sistema produttivo si attrezzi - in termini di capacità di interazione col sistema della ricerca - in modo da essere in grado di filtrare, e finalizzare a proprio vantaggio, le potenziali applicazioni della ricerca di base; e ciò richiede che anche gli operatori della produzione siano presenti e attivi sul terreno della ricerca con competenze e laboratori adeguati. Ecco perché nei Paesi più avanzati lo Stato non solo finanza la ricerca libera ma stimola con opportuni incentivi anche il settore privato a investire adeguatamente, per sua parte, in ricerca (applicata). L'Italia è l'unico fra i Paesi più avanzati ad avere fatto la scelta dello «sviluppo senza ricerca». Una scelta non pienamente consapevole che affonda le sue radici nello stato in cui il Paese si trovava quando, alla metà del XX secolo, avviò il suo nuovo corso dopo il progressivo degrado del ventennio fascista e dopo la più devastante guerra della storia. Eppure, a fronte di questo squallore, una generale, fortissima volontà di riscatto che faceva conto su pochi punti di forza. Abbondanza di manodopera a basso costo per il settore industriale, anche grazie alla migrazione interna; mercato in forte espansione, grazie al generale desiderio di disporre in ogni casa e in ogni famiglia di dispositivi e strumenti già largamente diffusi nei Paesi più ricchi; incentivi alla ricostruzione edile e agli investimenti produttivi, anche grazie agli aiuti internazionali a sostegno della ricostruzione (Piano Marshall); il sapiente ricorso al design industriale; una politica commerciale basata sulla vendita rateale; il ricorso, quando possibile, a misure doganali di carattere protezionistico; ecco i principali ingredienti del «miracolo economico» di cui ha goduto il nostro Paese fra gli anni 50 e 60. Senza che la parola «ricerca» venisse nemmeno pronunciata. Il processo di industrializzazione del Paese che si è evoluto fino a determinare i connotati odierni del nostro sistema produttivo avviene spontaneamente in sostanziale continuità col boom economico degli anni 50. Un sistema industriale incardinato su settori manifatturieri tecnologicamente maturi, composto prevalentemente da imprese piccolo-medie alla faticosa ricerca di economie di scala attraverso l'organizzazione in distretti, dipartimenti e settori; galassie di subfornitori delle poche grandi industrie presenti sul territorio, con connotazioni merceologiche in qualche misura differenziate sulle varie aree geografiche. Industrie la cui competitività veniva viepiù erosa dalla globalizzazione del mercato. È la progressiva erosione della competitività del nostro apparato industriale la causa prima delle difficoltà di questi ultimi anni. Mentre il Paese procedeva nel progetto di sviluppo senza ricerca, la comunità scientifica non rinunciarono a offrire di avere un ruolo nel processo di ricostruzione. Su iniziativa dei due decani più prestigiosi fra i fisici italiani -Amaldi e Bernardini - fu elaborato un progetto di promozione della ricerca in fisica nucleare incardinato su tre grandi iniziative: l'elettrosincrotrone di Frascati; la costituzione dell'istituto Nazionale di Fisica Nucleare; i laboratori europei di Ginevra. Iniziative già tutte operative entro gli anni 50, che accrebbero il prestigio dei fisici italiani, già grande per riflesso delle attività dei «Ragazzi di Via Panisperna» e dal ruolo che ebbero nell'ambito del progetto Manhattan. Iniziative ancor oggi operative su livelli di assoluta eccellenza a livello mondiale. Pur se è vero che nel nostro Paese le risorse allocate alla ricerca fondamentale sono state e sono scarse, questa critica vale però solo in termini quantitativi; in termini qualitativi, la ricerca fondamentale ha svolto egregiamente il suo ruolo. Perché attrezzarsi per tradurre in iniziative produttive le opportunità offerte dalla ricerca, è un compito che deve essere assolto dalle imprese, e non dalla università e dai laboratori di ricerca. Di grande importanza è il ruolo di quei soggetti di collegamento che a vari livelli - comunicazione e diffusione della cultura scientifica, trasferimento tecnologico, - si occupano di colmare lo iato tra scienza e società. Per svolgere questa funzione è nata la Città della Scienza di Napoli. Oggi infatti, per recuperare una competitività che si proietti al futuro, non è sufficiente tardivamente stimolare l'investimenti soprattutto privati in ricerca applicata. E necessario compiere la delicata transizione da un sistema industriale e pesante ed obsoleto, che dissipa risorse territoriali e ambientali crescenti, che si alimenta di crescente energia e di crescente materia, verso un sistema produttivo leggero e diffuso, ad alto contenuto di ingegno e bassa intensità di energia e di materia. La transizione, in sintesi, verso la società della conoscenza. E ciò richiede, una partecipazione attiva e consapevole di tutti i cittadini. Mondo Universitario Pagina 18

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