Dal Vittoriale a Londra Ugo Gussalli Beretta

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2 L EDITORIALE Dal Vittoriale a Londra Ugo Gussalli Beretta FOTO DI ALESSANDRO VILLA uesto nuovo numero di Excellence nasce con una veste migliorata sotto il profilo grafico e sicuramente densa di contenuti ancor più interessanti, anche per chi non ha ancora avuto modo di sperimentare lo straordinario piacere che una intensa giornata di caccia può assicurare.tra gli articoli principali, grande curiosità desterà quello che descrive la nascita del marchio Beretta Tre frecce, che prese ispirazione dalla scultura a disegno di Marussig, presente al Vittoriale di D Annunzio, e riportante il motto dare in brocca. Non meno interesse susciterà quello a prestigiosa firma di Margherita Hack che ci aggiorna sui segreti degli spazi siderali con grande chiarezza ed efficacia. Tra l altro, questo articolo della Hack mi sta particolarmente a cuore perché mi ricorda un mio estroso cugino, l ingegner Luigi Gussalli, pioniere dello spazio nella prima metà del secolo scorso, progettista e inventore, del quale pubblicheremo sicuramente un ritratto in uno dei prossimi numeri di Excellence. E che dire della bella intervista a Peter Horn che sono ormai trascorsi dieci anni chiamai a dirigere la prima Gallery di New York e con il quale ho condiviso attimi di frenetica ed entusiasmante preparazione per l inaugurazione del primo store Beretta. The Beretta Magazine Edito da Fabbrica d Armi Pietro Beretta S.p.A via Pietro Beretta, Gardone Val Trompia (BS) Direttore responsabile Franco Recanatesi Idea e progetto Free-Lab Via della Garzetta 59/A Brescia - Tel Realizzazione Master 2000 Communication Srl via G.Antonelli, Roma tel Coordinamento grafico Francesco Mastantuoni Stampa Arti Grafiche via Vaccareccia, Pomezia (RM) Hanno collaborato Francesca Romana Buffetti Lucia Coluccelli Bruno de Cessole Marie Laure de Vienne Ariel F.Dumont Margherita Hack Patrizia Covo Johnson Mario Occhi Emilio Piervincenzi Matteo Recanatesi Traduzioni Abc traduzioni Foto Grazia Neri Roberto Ponti Archivio Beretta Archivio Master 2000 Autorizzazione Tribunale di Brescia n 40/2003 del 20/11/03 Nei prossimi mesi, dopo quelle di Parigi e Milano, assisteremo all apertura della terza Gallery del Vecchio Continente, in un contesto di assoluto valore architettonico e urbanistico del pieno centro di Londra. Gli appassionati intenditori anglosassoni ed internazionali che frequentano la capitale britannica avranno modo di toccare con mano, in questo piccolo Mondo Beretta, l eccellenza che caratterizza il nostro brand. 3

3 SOMMARIO SOMMARIO 6 Dieci anni fa a Madison Avenue 12 E D Annunzio ispirò le tre frecce di Beretta 18 Il Giardino dell arte incantata 32 Mongolia, Scozia, Namibia ecco la caccia a 5 stelle 44 La calda estate della donna Beretta Anniversario: la prima Gallery Abbiamo ricostruito Nasher Sculpture Center: L agenzia Montefeltro offre Tessuti d avanguardia nacque da un intuizione di Ugo Gussalli Beretta la storia di un marchio di Francesca Romana Buffetti sorprese e splendori a Dallas di Patricia Covo Johnson battute in mezzo mondo di Mario Occhi per le linee glamour dedicate al tempo libero 9 Peter Horn: La mia vita? un lungo safari Manager e professional hunter, racconta le sue avventure di Emilio Piervincenzi 3 RUBRICHE L EDITORIALE Dal Vittoriale a Londra di Ugo Gussalli Beretta 40 Via Durini, l Olimpiade continua Gran folla e tanti campioni nella Gallery di Milano di Lucia Coluccelli 10 A Reno successo della linea Beretta Fucili e abbigliamento al Safari Club International con partecipanti L ANALISI Le tre vie della comunicazione di Franco Gussalli Beretta LA STANZA DELL OSPITE Il telefonino al servizio di Dio di Ariel F. Dumont 17 Il Vate rinchiuso nella custodia di pietra Dedicò gli ultimi anni di vita all allestimento del Vittoriale, la sua abitazione-museo 22 Uno sport da re: di Francia La chasse a course con cane, una moderna pratica antica di Bruno de Cessole 42 I cavalieri, l arme, gli amori Rassegna stampa internazionale. Su Ventiquattro un réportage sulla famiglia e l azienda Beretta 46 Relax, arte e buona cucina Relais et Chateaux di Francia: da Parigi al Languedoc tante destinazioni da sogno 26 Qui Marte, a voi Titano L universo è più vicino 36 Roby Baggio, divin cacciatore Una grande astrofisica ci guida nei segreti del cosmo di Margherita Hack Confessioni e foto esclusive di un campione anche col fucile di Matteo Recanatesi

4 L ANNIVERSARIO La svolta cominciò dieci anni fa a Madison Avenue Nel 1994 a N.Y. la prima Gallery: il progetto nacque da un intuizione di Ugo Gussalli Beretta l primo incontro fra il Cav. Ugo Gussalli Beretta e l amico Bob Bonaventure (all epoca Vicepresidente di Beretta U.S.A. Corporation), avvenne al Waldorf Astoria di New York nel 1994 e la loro discussione cadde presto in un concetto che spesso ricorreva, allora, tra tutti coloro che vagavano meravigliati tra le aree riservate alle armi e all abbigliamento da safari del vecchio emporio Abercrombie & Fitch, celebre catena americana di negozi specializzati nelle armi e nell outdoor. L idea del Cavalier Beretta era alquanto semplice: dotare ancora una volta la più grande città americana di un negozio full service dedicato alle armi. Si trattava di offrire non solo armi da fuoco Beretta di tipo standard, ma anche fucili costruiti su speciale ordinazione e di qualità superiore. La linea completa delle armi sarebbe stata esposta in due sale appositamente progettate. La trovata ebbe successo sin dal primo giorno. Nei suoi dieci anni di vita, la Gallery di New York ha attuato tre rinnovamenti significativi: ampliamento dello spazio a disposizione, realizzazione della sala dell armaiolo - una sala armi di qualità superiore - ristrutturazione di tutte le aree riservate alla vendita al dettaglio del primo piano e del piano ammezzato. Per conseguire tale obiettivo, è stato aggiunto un ascensore e realizzata una pavimentazione a parquet. Inoltre, la facciata del negozio è stata riconcepita in modo tale da somigliare alla villa in pietra, storica sede centrale della Beretta in Italia. A tale scopo, le pietre sono state importate dalla Val Trompia. Risultato: sulla Madison appare non solo un tocco di autentica tradizione europea, ma anche 7

5 L ANNIVERSARIO Capita di incontrare George H.W. Bush, Schwarzkopf, Stallone, capitani d industria L ANNIVERSARIO Il responsabile business della Gallery di Manhattan racconta le sue avventure di caccia un inconfondibile biglietto da visita di Beretta. In dieci anni, la Gallery di Manhattan è diventata il principale punto vendita di armi di categoria superiore per gli Stati di New York, New Jersey e Connecticut, il negozio full service specializzato che Ugo Gusalli Beretta aveva immaginato parlando quel giorno con Mr. Bonaventure. La linea di abbigliamento soddisfa qualsiasi esigenza per una battuta di caccia e copre un intero piano di accessori e abiti richiesti per qualsiasi genere di caccia americana. La selezione di armi disponibile è la più vasta rispetto a un qualsiasi rivenditore, ovunque esso sia ubicato. Oltre ai prodotti Beretta trovano spazio gli altri marchi del gruppo: Benelli, Franchi, Sako, Tikka, Stoeger e Burris. Tra i servizi che la Gallery di New York offre, ci sono anche molteplici e davvero impareggiabili proposte di viaggi dedicati ai cacciatori: dall Argentina all Africa fino all Europa (Romania, Spagna, Ungheria). Coloro che desiderano un qualunque tipo di accessorio o cerchino un regalo sportivo pregiato e originale, nel punto vendita di Madison Avenue sono sicuri di trovarlo. Una vasta gamma di riviste del settore, serate di vino e formaggio da trascorrere piacevolmente con cacciatori professionisti, artisti e autori arricchiscono il carnet della Gallery, che nel tempo ha anche sviluppato una base di clienti eccellenti. Alcuni esempi: l ex Presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush, il Generale Schwarzkopf, l ex campione di Formula 1, Jim Clarke, gli attori Tom Selleck e Sylvester Stallone, svariati capitani d industria. Le persone giungono da ogni parte del mondo alla ricerca dello stile di vita sportiva che le Gallery Beretta, a cominciare proprio da quella di New York, sono riuscite ad affermare. Nella foto in basso: l elegante interno della Gallery di New York. Nelle pagine precedenti: la facciata di Beretta Gallery in Madison Ave. edificata con la stessa pietra con cui è stata costruita la Villa Beretta a Gardone Val Trompia. Nella pagina seguente: Peter Horn con alcuni indigeni della Costa d Avorio. Peter Horn: La mia vita? Un lungo safari Emilio Piervincenzi La Repubblica Peter Horn II, per certi versi, ricorda Aidan Mc Rory, il protagonista di I due fratelli, bellissimo film di Jean Jacques Annaud che raconta la storia di due cuccioli di tigre.. Come Aidan è colto (ha studiato a Yale), amante della natura, sicuro e persino sfrontato; diversamente da Aidan, però, Peter mantiene l ispirazione, trovando ancora il piacere di raccontare le sue avventure della giungla e le sue emozioni, la paura che ti assale quando la carica è finita, quando ai tuoi piedi c è il leone o il leopardo che fino a un attimo prima ti aveva guardato dritto negli occhi. E allora che scoppi a ridere, con quella stessa nervosa sensazione che si prova dopo aver frenato ed avere arrestato la tua auto a pochi centimetri da un impatto tremendo. Si ride, e si riflette: anche stavolta, Peter, ce l hai fatta. Peter Horn II è uno degli ideatori e il responsabile business della Beretta Gallery di Manhattan. Ascoltarlo mentre parla degli odori della giungla o dei colori della Tanzania, della passione per la caccia e per le armi, delle sfide e dei pericoli, del rispetto per la natura, aiuta a capire il vero senso della caccia. Mr. Horn, sembra una vita da predestinato la sua. Credo che lei abbia ragione. A dieci anni la mia prima battuta di caccia: uccisi una lepre. Due anni dopo la mia prima preda di grossa selvaggina, un cervo coda bianca. A tutt oggi, ho 58 anni, se non ricordo male ho preso parte a 172 grandi battute, compresi 50 safari. Che cosa riesce ancora ad accendere in lei tanta passione? Un cinghiale che ti carica, anatre in volo: sono sensazioni indescrivibili. E mi emoziona persino la gente che scopre quanto sia bella la caccia. Descriva un episodio che serva anche come insegnamento per i futuri cacciatori. Beh, intanto voglio precisare che un vero cacciatore andrebbe ovunque per una buona battuta di caccia e affronterebbe qualsiasi difficoltà pur di conquistare un trofeo speciale. Ricordo di aver dormito su un albero per tre notti di seguito per poter vedere un Bongo (una specie di antilope dal pelo rossiccio con striature bianche e corna a spirale, ndr) nella foresta pluviale del Sudan. Una volta, in Spagna, mi sfiorò una tragedia. Stavo partecipando ad una monteria (una forma di caccia guidata, ndr) quando vidi un cacciatore colpire un grosso cervo. Mi accorsi, dopo pochi minuti, che l animale si stava ancora muovendo e lo riferii al cacciatore. Sciocchezze, fu la sua secca risposta. E si avviò verso la bestia. Fu un attimo: il cervo fece per rialzarsi, pronto a roteare le sue corna e infilare il cacciatore. Così mi slanciai sull animale e lo colpii con il coltello. E il presuntuoso cacciatore la ringraziò? Si girò verso di me: Immagino tu avessi ragione, disse con distacco. Cosa sono i Big Five? Sono i cinque grandi animali africani da cacciare: elefante, rinoceronte, leopardo, leone, bufalo. Sono i più pericolosi. Ora credo non si possa più cdare la caccia al rinoceronte nero, quindi suggerirei di aggiungere alla lista l ippopotamo: pochi lo sanno, ma compresi i Big Five, è l animale che ha ucciso più persone. Quali sono le sue armi preferite e i luoghi che ama di più per cacciare? Amo i Beretta Giubileo ed So per tutti i tipi di caccia alla selvaggina. Per le prede più grandi, i miei fucili preferiti sono Sako e Tikka. Il prossimo autunno userò un Sako 300 WSM per la caccia al cervo e al camoscio. I luoghi dove si caccia meglio in Europa, sono soprattutto Ungheria e Romania, dove si sposano perfettamente tradizione, quantità di selvaggina e prezzi equi. Per la caccia agli uccelli selvatici, l Argentina non ha eguali al mondo. Per un vero safari non ho dubbi: Tanzania. E le nuove mete? Sto cercando di organizzare battute di caccia in Mongolia, Cile e Uruguay. Lei è uno degli animatori del Safari Club International. Sì, vi partecipo da 30 anni, ne sono stato il presidente nel 1983 e nel Un posto affascinante, dove si ritrovano ventimila cacciatori provenienti da ogni parte del mondo. Lo stand Beretta, è diventato il punto di ritrovo di molti cacciatori famosi, tra cui l ex presidente Bush, il generale Schwarzkopf, Tom Selleck. Questi ultimi due erano presenti anche all ultima edizione, lo scorso gennaio a Reno, assieme al presidente Ugo Gussalli Beretta. 9

6 LA CONVENTION Abbigliamento e fucili in mostra alla rassegna promossa dal Safari Club International A Reno, successo della linea Beretta Safari Club International è la denominazione di un circolo sportivo, leader nel mondo, che si batte per la libertà di caccia e per la conservazione della fauna. Inoltre, SCI si dedica alla promozione di un immagine positiva dei cacciatori e alla loro rappresentazione quali cittadini responsabili, impegnati nella tutela dell ambiente e della fauna e anche nell educazione dei giovani che si accostano allo sport venatorio. SCI costituisce altresì una comunità di cacciatori a livello globale, caratterizzata da una forte solidarietà e dalla condivisione di informazioni specialistiche. La 33 Convention Annuale dei Cacciatori affiliati al SCI si è tenuta a Reno, Nevada, dal 27 al 29 gennaio scorso ed ha ospitato più di espositori, tra i quali la Beretta che a questa manifestazione partecipa da nove anni.lo stand dell azienda di Gardone Val Trompia, tra i più visitati,è stato allestito come una vetrina non solo delle Gallery, Nelle foto, l angolo Beretta al Safari Club International di Reno, nel quale l azienda di Gardone Val Trompia ha esposto abbigliamento, oggettistica e armi. ma anche dell intera proposta Beretta, mostrando al pubblico sia una selezione di fucili da caccia assai prestigiosi, sia la sua linea di abbigliamento, gli accessori per la caccia e originali articoli da regalo. L edizione di Reno del Safari Club International è stata la migliore in assoluto per Beretta, con un afflusso di quasi visitatori: le dimensioni del suo stand sono state più che raddoppiate rispetto all anno precedente, con l aggiunta di una grafica accattivante, pubblicità digitale e schermi interattivi per consentire alla clientela di esplorare la totalità dell offerta. 10 L insieme di queste iniziative ha permesso di incrementare le vendite in modo sensibile, raggiungendo livelli mai realizzati prima nel corso di una singola manifestazione. Al SCI di Reno è intervenuto Ugo Gussalli Beretta in compagnia di Peter Horn, responsabile business della Gallery di New York. Il presidente ha ricevuto la visita, tra gli altri, di due vecchi amici e clienti: il generale Schwarzkopf e l attore Tom Selleck. Tutti insieme hanno assistito all asta in favore del SCI, alla quale Beretta ha contribuito offrendo un magnifico set di fucili da caccia. Beretta ha sempre avuto la predisposizione a comunicare i propri prodotti in forma originale. Cominciò mio padre, una trentina di anni fa, pubblicizzando le armi in maniera diversa da quella tradizionale. Papà pubblicava inserzioni non solo su riviste di settore, ma anche sulle più importanti testate d informazione e, negli Stati Uniti, sulle televisioni. Inoltre, introdusse nel nostro settore l uso del testimonial. Ricordo, con i nostri fucili in braccio, il campione di automobilismo Jackie Stewart, di motociclismo Giacomo Agostini, di ciclismo Francesco Moser e di motocross Michele Rinaldi. Lo ricordo pur non avendo allora l età per rivestire alcun ruolo in azienda, cominciavo appena a bazzicare negli uffici. Avevo dunque la mente già aperta alle novità quando all inizio degli anni Novanta, seguendo il discorso evolutivo di mio padre, cominciai a occuparmi della comunicazione dell azienda. Come responsabile del settore abbigliamento e accessori, mi si presentò subito un grande problema: come comunicare al mondo, ma innanzi tutto in Italia, che il marchio Beretta non era più riconducibile soltanto alle armi. Cambiando la mission, occorreva trasmettere un messaggio diverso. I primi strumenti che usammo furono il catalogo e le inserzioni sui giornali. Ma la L ANALISI Le tre vie della comunicazione Franco Gussalli Beretta vera svolta, il momento determinante cacciatore delle campagne toscane, nell evoluzione, fu l apertura della Beretta quello del Nord Inghilterra e quello del Gallery sulla Madison Avenue di New Wyoming, persone con storie, gusti ed York: una location unica nella città dove esigenze diversi; e perché, infine, riesca a il mondo gira, un architettura e un far breccia non solo nel cacciatore, ma in arredamento che, pur non tradendo la chiunque ami la vita all aria aperta. storia nè la tradizione del marchio, Con un concetto base: l abbigliamento suggeriscono immediatamente novità e Beretta non è lusso, non è moda, è avventura, ma anche un senso accogliente italian-style in ambito outdoor. di casa di un buon amico. Iniziava così I canali pubblicitari della nostra da New York, 10 anni fa, un progetto comunicazione rimangono soprattutto innovativo e ambizioso che imponeva, quelli della carta stampata, con la prima di tutto, il coordinamento fra tutti differenza che, rispetto a qualche anno i nostri responsabili vendite in Europa fa, utilizziamo le testate di informazione e nel Centro America. soprattutto per campagne istituzionali. Un ulteriore significativo passo in questa La televisione è un ottimo veicolo, per direzione è stata la creazione e diffusione ora, soltanto negli Stati Uniti, dove di Shop in Shop e Corner, delle vere e esistono canali tematici nei quali sia proprie vetrine dell intera gamma di Beretta che Benelli e Burris, altri marchi prodotti Beretta create all interno di di armi e ottiche del Gruppo, selezionati punti vendita. Si tratta di compaiono come sponsor occupando un operazione con una grossa valenza in spazi esclusivi nei programmi dedicati termini di comunicazione, perché all attività venatoria. contribuisce a mostrare ciò che Beretta è Lasciatemi concludere queste note sulla oggi: uno straordinario brand per gli comunicazione Beretta ricordando uno amanti della vita all aria aperta, strumento che ci sta molto a cuore: il un azienda che promuove non più solo nostro magazine. Excellence è stato un insieme di prodotti ma un vero e concepito per la clientela delle Gallery, proprio lifestyle. alla quale desideriamo offrire qualcosa di L opera di comunicazione, però, non può gradevole, argomenti vari, stimolanti, di certo dirsi conclusa. Le difficoltà sono piacevole lettura, con firme di prestigio ancora molteplici. Stiamo conducendo internazionale, senza ovviamente analisi dettagliate perché il messaggio trascurare le notizie sulla nostra azienda mediatico si diriga con eguale efficacia che vanta una lunga storia e viaggia verso verso tre direzioni: armi, abbigliamento un futuro sempre più allargato. più accessori e Gallery, che L importante, come ci hanno insegnato i rappresentano un po la sintesi di tutto il nostri nonni, zii e soprattutto mio padre, mondo Beretta; perché lo stesso è saper capire quand è il momento di messaggio raggiunga con la stessa cambiare e saper adattare al mondo immediatezza - faccio un esempio - il d oggi le esperienze del passato. 11

7 LA STORIA LA STORIA E D Annunzio ispirò le tre frecce di Beretta Negli anni Venti, il poeta incontra Pier Giuseppe, suo ammiratore da sempre. Nasce un intesa. E nel giardino in riva al lago, un idea... L ingresso del Vittoriale. A destra, lo stemma di Marussig ispiratore del logo Beretta, con il motto Dare in brocca. In basso, un ritratto del Vate con dedica: Al capitano dei Lupi, Enrico Beretta, il capitano del Veliki, Gabriele D Annunzio. Il Veliki era un monte jugoslavo dove nel 1916 D Annunzio combattè valorosamente guadagnando la promozione a maggiore. Il futuro presidente rimase colpito dal disegno di Marussig Francesca Romana Buffetti foto di Roberto Ponti e frecce sono tre, ma il monito è uno: Dare in brocca, cioè colpire il bersaglio al centro. Un uomo colto, attento alla qualità, amante del bello come Pier Giuseppe Beretta non poteva non rimanere affascinato dal disegno in marmo dell artista triestino Guido Marussig che D Annunzio aveva voluto all entrata del Vittoriale, da quell immagine che così bene si sarebbe potuta applicare alle sue armi, alla 12 13

8 LA STORIA Il poeta squadrò Pier Giuseppe Beretta e gli lanciò una borsa con 3000 lire... LA STORIA Pietro adoperò le sue iniziali, racchiuse in un cerchio o in un ovale, con tre anatre In senso orario, l evoluzione del marchio Beretta con le tre frecce dannunziane, dal 1953 al A sinistra, all interno di uno scudo; sopra, la versione patriottica con i tre colori della bandiera italiana I PROTAGONISTI Gabriele D Annunzio Nato a Pescara nel 1863, a 16 anni pubblicò il suo primo libro di versi. In guerra compì atti valorosi che gli valsero cinque medaglie d'argento e la medaglia d'oro. Morì a Gardone Riviera nel Guido Marussig d Armi. Da allora ad oggi, le tre frecce, solo leggermente modificate rispetto al disegno originale, hanno trovato innumerevoli applicazioni nel marchio: dalla versione patriottica, con i tre colori della bandiera italiana, alla versione più stilizzata; e comunque hanno affiancato gli altri loghi che dagli inizi del Novecento hanno simboleggiato la precisione e l alta qualità delle armi prodotte in Val Trompia. Pietro, alla guida dell azienda dal 1903 al 1957, adoperò le sue iniziali, PB, stilizzate, racchiuse in uno scudo ovale. Dal 1929, ma già in uso dal 1870, il Comune di Gardone Val Trompia aveva ottenuto il diritto di utilizzare come stemma civico due fucili con baionetta posti in croce di Sant Andrea su un incudine e un martello. La tradizione armaiola della zona non poteva non trovare posto nell araldica dell azienda, per cui all esterno dell arco di ingresso al complesso della villa e della fabbrica Beretta campeggia la targa in bronzo con due carabine di stile gardonese. Pier Giuseppe, d altronde, aveva più volte sottolineato il legame tra la famiglia e la sua terra: Ci sono buone ragioni per cui i Beretta non hanno sofferto della sindrome della rapida decadenza seguita a una normale ascesa alla ricchezza - aveva affermato nel Siamo sopravvissuti fino ad ora perché filosofia del gusto e della precisione in ogni oggetto che usciva dalla sua fabbrica. Beretta si dilettava a raccogliere i detti delle persone famose per poi citarli al momento opportuno e amava in particolare Gabriele D Annunzio, il poeta così abile nel pubblicizzarsi, adorato dalle donne, idolatrato dalle masse, solito ad agire piuttosto che a sognare. Il Vate, nell esaltazione della sua persona, nell attenta produzione della sua immagine di fronte al resto del mondo, fedele a quel superomismo tante volte cantato, aveva voluto il motto Dare in brocca (segno, fra l altro, di saper mantenere la calma nel pericolo) riprodotto non solo nel giardino monumentale della villa che si era fatto costruire sul Lago di Garda, ma anche sulla carrozzeria rosso cremisi della sua 1925, il ventenne Pier Giuseppe si recò OM 467 sport, auto di fabbricazione in gita sul Garda insieme ad un gruppo bresciana, acquistata nei primi anni di studenti, per rendere omaggio al Venti. L automobile era una passione Poeta. D Annunzio si affacciò alla comune tra i due gardonesi : uno, balconata dell ingresso principale del Beretta, della Val Trompia, era un fedele Vittoriale per ringraziare e chiese chi era spettatore della Mille Miglia e si spinse, a capo della delegazione. Fu indicato il in collaborazione con Giuseppe Benelli giovane Beretta: D Annunzio lo (della famiglia di costruttori di squadrò, poi gli lanciò una borsa con motociclette) e del conte Luigi tremila lire: il denaroche serviva per Castelbarco, a costruire nel suo pagare il viaggio di ritorno ai ragazzi stabilimento un utilitaria, la BBC, che, venuti da lontano e bere tutti insieme però, non entrò mai in produzione alla salute dell ospite. poichè la Fiat riuscì a bloccare il Fu in quell occasione che Pier Giuseppe progetto; l altro, D Annunzio, cittadino vide il pilo del Dare in brocca? Non si onorario di Gardone Riviera, di sa. E certo, invece, che il disegno di automobili ne ha acquistate, guidate e Marussig ha ispirato quello che sarebbe distrutte in numero incalcolabile. divenuto il marchio Beretta a metà degli I due personaggi, narra un aneddoto, si anni 50, poco prima che Pier Giuseppe incontrarono al Vittoriale quando, nel assunse la presidenza della Fabbrica Nasce a Trieste nel Artista poliedrico, il suo successo è tale che già dal 1905 espone alla Biennale di Venezia. Realizza alcune opere architettoniche milanesi. Muore a Gorizia nel Pier Giuseppe Beretta Nato nel 1903, a Gardone Val Trompia, fu alla guida della Fabbrica d Armi Beretta dal 57 al 93. Presidente dell Associazione Industriali Bresciani e Cavaliere del Lavoro. Morto nel Il presidente Ugo Gussalli Beretta in visita al Vittoriale assieme al generale americano Schwarzkopf. I due amici posano davanti al pilo con le tre frecce disegnato da Marussig e il motto Dare in brocca

9 siamo vissuti sempre a Gardone, a stretto contatto con la sua gente, impegnati in un attività che abbiamo sempre amato. L uomo che era riuscito ad imporsi anche negli Stati Uniti, sostituendo le sue Beretta 92 F alle Colt di ordinanza nella polizia, non lasciò mai la villa di Gardone, se non per il suo palazzo di Brescia. La Val Trompia, dunque, ma anche Brescia, che spesso ricorre nei loghi dell azienda, nelle forme LA STORIA La città di Brescia ricorre, nei loghi della Beretta, nelle forme della Vittoria Alata della Vittoria Alata, celebre statua in bronzo, ritrovata nel sito archeologico di Brixia (la Brescia romana, appunto), dove la Vittoria è colta nell attimo in cui appone un iscrizione su uno scudo circolare. Nel 2003, il simbolo di Brescia è stato presentato al pubblico non più nelle vesti di Vittoria, ma di Afrodite: un restauro, infatti, durante il quale le sono state tolte le ali, ha permesso di riconoscere nell effigie un opera greca 16 originale della metà del III secolo a. C., un Afrodite per l appunto, realizzata da maestranze alessandrine per l isola di Rodi. Dell originale, datato 1826, compare l immagine utilizzata dai Beretta come marca depositata, simbolo della tradizione, della bellezza e dell eleganza perseguite da quindici generazioni, fino alla metà degli anni 60, assieme al nuovo marchio delle tre frecce. Un patchwork di cataloghi e loghi Beretta dal 1949 al 1997 e altri oggetti. Il fucile a destra è un sovrapposto SO calibro 12. In basso, una miscellanea di coltelli da tasca, portachiavi, fermagli portadenaro, stemmi in stoffa. In alto a sinistra, carta decorata a rilievo in oro con la Vittoria Alata, simbolo di Brescia, e targhette metalliche da fissare al calcio del fucile. Tra il 21 e il 38, anno della sua morte, Gabriele D Annunzio si ritirò nella cittadella che si era fatto costruire a Gardone Riviera: il Vittoriale. Il Vate l'allestì, per circa nove ettari, grazie alla collaborazione con l'architetto Gian Carlo Maroni, cui affidò il compito di chiudere le sue memorie in una custodia di pietra, riservandosene l addobbo. Circondò con una cerchia di mura un complesso di edifici ai quali si giunge attraverso vie e piazze. Subito dopo il doppio arco d ingresso affacciato sul Lago di Garda, c è il grande Anfiteatro (1.500 posti), sede di prestigiose stagioni teatrali. Due piazze, l Esedra e la piazzetta Dalmata, conducono alla Prioria, testimonianza eccezionale dei gusti dannunziani: vi sono raccolti migliaia di oggetti, antiche statue lignee, librerie che custodiscono una biblioteca di circa volumi, oltre a cimeli che ricordano i momenti eroici della vita del poeta. Il tutto in una costante penombra, quasi al buio. Nell edificio degli Archivi sono conservati i manoscritti dannunziani. L Ala di Schifamondo comprende l Auditorium con la mostra fotografica e l aereo SVA 10 del volo su Vienna (1918). Dalle Vallette si ammira la prua della Nave Puglia incastonata su un'altura e arricchita da una Vittoria alata, opera dello scultore Renato Brozzi. LA STORIA D Annunzio dedicò gli ultimi anni di vita all allestimento del Vittoriale, sul Lago di Garda Il Vate rinchiuso nella sua custodia di pietra 17 In alto, la Veranda dell Apollino, la saletta di lettura affacciata sui giardini del Vittoriale. Il nome del vano deriva dalla statua in gesso decorata con occhi azzurri, un prezioso perizoma e un fascio di spighe dorate. Al centro, il Bagno Blu, dove si trovano oltre 600 oggetti di colore blu e verde: sul tavolo se ne vedono alcuni di Buccellati in argento e pietre. In basso, la Clausura, la zona della Prioria normalmente chiusa al pubblico. Si tratta dei cosiddetti appartamenti delle ospiti 2, le stanze abitate dalla signora del Vittoriale, Luisa Baccara, l ultima compagna di D Annunzio, e da Aélis Mazoyer, la fedele governante del poeta.

10 IL REPORTAGE Il Giardino dell arte incantata Sorprese e splendori del Nasher Sculpture Center, il Museo di Dallas firmato da Renzo Piano egli anni 50 Raymond e Patsy Nasher cominciarono a collezionare opere d arte in maniera travolgente. Dapprima furono sedotti dall arte pre-colombiana in Messico; più tardi, furono conquistati anche dai quadri degli artisti contemporanei. Ben presto, comunque, la loro attenzione si concentrò principalmente sulla scultura moderna. Quando il Nasher Sculpture Center, disegnato da Renzo Piano, venne aperto al pubblico nel 2003 a Patricia Covo Johnson Houston Cronicle Dallas, Texas, la collezione diventò ufficialmente la loro eredità permanente. Secondo Raymond D. Nasher, la scultura moderna ha inizio con August Rodin. La natura della scultura - disse - è mutata maggiormente negli ultimi cento anni di quanto non abbia fatto dai tempi di Michelangelo. La collezione spazia dal 1875 a domani. Il numero di capolavori è stupefacente: circa 300 opere che vanno dallo studio drammatico di Rodin per il Monumento a Balzac in bronzo a Tending (Blue), uno skyspace di James Turrell, e dall iconico Bacio di Brancusi nel suo gesso originale a un imponente opera in acciaio, Cor-ten, di Richard Serra. Inoltre, è incredibile l accuratezza della collezione per quanto riguarda molti artisti fondamentali: undici Matisse, sette Picasso, otto David Smith, sette Raymond Duchamp- Villon, otto Henry Moore, tredici Alberto Giacometti. Concentrarsi principalmente sulla scultura fu una decisione pragmatica. Raymond Nasher voleva delle opera per valorizzare le sue proprietà immobiliari l Hammering Man di Borofsky risultò in tal senso una delle prime acquisizioni importanti - ma fu anche una scelta di carattere estetico: la scultura, sosteneva Nasher, è una composizione a 360 gradi, di qualunque materiale, di qualunque grandezza. La collezione Nasher venne esposta per la prima volta al pubblico nel 1987 presso il Dallas Museum of Art con una mostra che poi arrivò anche al Centro de Arte Reina Sofia di Madrid e al Belvedere di Firenze. Nove anni dopo, circa un terzo delle opere facenti parte della collezione vennero incluse nella mostra A Century of Sculpture presso il Guggenheim Museum. Le istituzioni corteggiavano i Nasher sperando di Nelle tre fotografie, il Nasher Sculpture Center di Dallas. Nella pagina accanto, il giardino progettato da Peter Walker. In alto, l entrata del Museo. In basso, una scultura di Mark di Suvero, una delle trecento opere esposte nel prestigioso edificio disegnato da Renzo Piano nel poter ottenere un giorno almeno una parte di quella incomparabile collezione. Ma Raymond Nasher, meticoloso uomo d affari e conoscitore d arte, scelse di conservarla per creare un museo indipendente nella sua città. Patsy, che morì nel 1988, era nata a 19

11 IL REPORTAGE Da Rodin a Segal, da Picasso a Matisse, 300 opere di maestri della scultura e della pittura IL REPORTAGE Vivere a stretto contatto con i grandi capolavori dell arte fa venire le farfalle allo stomaco Dallas e Raymond, che invece era di Boston, fece fortuna e decise di metter su famiglia nella sua nuova patria adottiva, il Texas. Inoltre, riteneva che, costruendo egli stesso la sede del futuro museo, sarebbe riuscito a collocare meglio i pezzi esposti e a gestire meglio la sorveglianza. Si mise dunque alla ricerca di un architetto che progettasse la struttura. Nasher aveva lavorato spesso nel passato con architetti importanti e sapeva bene ciò che voleva. La casa dei Nasher a Dallas era stata progettata nel 1949 da Howard Meyer, Sopra, la Galleria Picasso-Matisse, una delle sale espositive del Museo di Dallas dedicato alla scultura. Nella pagina accanto, una veduta, dall angolo tra Olive e Flora Street, della struttura voluta da Raymond e Patsy Nasher per la loro collezione d arte. discepolo di Frank Lloyd Wright; il North Park Center, lussuoso centro commerciale e pietra miliare nella carriera di Nasher, era opera di Eero Saarinen, che lo progettò alla fine degli anni 60. Conoscendo bene il lavoro di Renzo Piano per il Centre Pompidou di Parigi, la Menil Collection, la Cy Twombly Gallery di Houston e la Beyeler Foundation di Basilea, Raymond Nasher invitò l architetto italiano a Dallas. Renzo Piano, come racconta Nasher, camminò lungo tutto il perimetro del terreno dove sarebbe sorto il centro all epoca un parcheggio in pieno centro cittadino lo fece un centinaio di volte, e comprese quali effetti artistici e quali giochi fra interni ed esterni io desiderassi. Piano progettò un edificio di metri quadrati, estremamente elegante, pieno di luce e di luminosità. È costituito da cinque padiglioni trasparenti, identici, rivestiti di travertino lucido italiano, con facciate in vetro sui lati della strada e del giardino e un soffitto, sempre di vetro, con volta a botte. Grazie a sottili barre d acciaio, uno schermo d alluminio, specificatamente progettato per questo edificio, è sospeso sopra il tetto in vetro e permette di filtrare la luce naturale all interno delle gallerie, mitigando o a volte eliminando del tutto, il ricorso all illuminazione artificiale. I tre padiglioni centrali costituiscono le gallerie destinate principalmente alle esibizioni temporanee e alla mostra delle collezioni permanenti di quadri e sculture. Gli uffici amministrativi e una sala riunioni si trovano in uno dei padiglioni laterali, mentre un negozio e una caffetteria occupano il secondo. Tutti e cinque gli edifici affacciano su un ampia terrazza a gradini in granito nero-verde che degrada dolcemente verso il sottostante giardino della scultura. La struttura aperta dei padiglioni viene conservata anche al livello inferiore. Qui si trovano una galleria per le opere sensibili al condizionamento ambientale, come le sculture in cera di Medardo Rosso, strutture per la ricerca e la conservazione e un auditorium con una scala esterna che conduce al giardino. Progettato da Peter Walker di Berkeley, California, il giardino è una distesa di 1,4 acri di prati verde smeraldo, piena di piccoli laghetti, sentieri e circa 200 alberi da fiore e sempreverdi. Venticinque sculture di altissimo livello sono state sistemate in questa galleria all aria aperta, collocate in modo tale da permettere ai visitatori di avvicinarsi ad esse e di studiarle da ogni possibile angolazione. Il primo contatto avviene sulla terrazza, con il Pájaro lunar (1966) di Joan Miró e la Constructed Head No. 2 (1975 ingrandimento) di Naum Gabo. La storia della scultura del ventesimo secolo si svela lentamente con i più grandi esempi di molti maestri quali Picasso, David Smith, Magdalena Abakanovicz, Marc Di Suvero, Claes Oldenburg, George Segal, Jonathan Borofosky. Ogni singola opera è posizionata strategicamente nel modo migliore. La Bronze Crowd (1991) di Abakanovicz è collocata in formazione contro un muro, come si trattasse di sentinelle rivolte verso la parte interna del giardino. I piani maestosi della My Curves Are Not Mad (1987) di Serra sono accessibili in un area aperta, circondata solo da erba e aria. La conclusione è affidata allo skyspace di Turrell. Commissionata da Nasher appositamente per questo giardino, quest opera è collocata all interno di un cubo di granito nero circondato da pareti vegetali a gradini. Si trova di fronte al Museo, oltre un piccolo lago, dove il Working Model for Three Piece No.3: Vertebrae (1968) di Moore si posa con tutta la sua poetica essenza bronzea contro un estremità di travertino scuro. Vivere a stretto contatto con i grandi capolavori dell arte fa venire le farfalle allo stomaco, diceva spesso Raymond Nasher. Una visita al museo istituito dalla sua fondazione è in grado di far capire al visitatore quanto sia vera questa semplice affermazione. Per informazioni: tel

12 LA TRADIZIONE Uno sport da re: di Francia LA TRADIZIONE Gli animali cacciati oggi con i cani sono gli stessi che troviamo all epoca di Luigi XV La chasse à courre con cani addestrati: pratica antica che gode tuttora di grande splendore a caccia coi cani, cioè l arte di cacciare un animale selvaggio con una muta di cani appositamente addestrati, risale all Antichità: i Greci, i Romani e soprattutto i Galli l hanno praticata con passione e Senofonte viene ritenuto il primo autore di un trattato sulla caccia coi cani. In Europa, la Francia è probabilmente il paese in cui questo tipo di caccia vanta la tradizione più antica e più ricca. I motivi sono geografici e storici: la dimensione degli spazi rurali e le scarse opportunità di occupazione; le foreste propizie, per numero ed estensione, allo sviluppo della fauna; il clima temperato, Bruno de Cessole Jours de chasse né troppo freddo, come nell Europa del nord o dell est, né troppo caldo come al sud, e dunque idoneo al lavoro del cane; i rilievi moderatamente accidentati, che permettono a cani e cavalieri di seguire senza troppe difficoltà la traccia dell animale cacciato. Infine, l atavico gusto dei francesi, che risale ai tempi In basso, un antica raffigurazione della caccia a cavallo con una muta di cani addestrati. A destra, una foto della venerie nella Foret de Bercé, in Francia. dei loro lontani antenati gallici, per la caccia coi cani da muta, e la passione nutrita dai re di Francia e dalla nobiltà per quello che fu, per eccellenza, un divertimento reale e uno dei simboli del potere. A Carlo Magno, che ha creato gli ufficiali della caccia al lupo responsabili della scomparsa di questo animale, si possono far risalire le prime istituzioni relative alla caccia coi cani, le cui regole, dal Medio Evo fino alla fine del XVIII secolo, sono state poco a poco codificate e hanno dato origine a veri e propri trattati teorici dal Livre du Roy Modus a L Ecole de la chasse aux chiens courants di Le Verrier de La Conterie, passando per Le Livre de la Chasse di Gaston Phébus, La Vénerie di Jacques du Fouilloux, La Chasse Royale di d Yauville, e molti altri ancora. Di modo che, almeno dal XVIII secolo, le caratteristiche della caccia coi cani non hanno subito grandi cambiamenti. Le grandi razze di cani, le divise dei capicaccia, il modo di cacciare, le fanfare che accompagnano le peripezie della caccia, la sistemazione delle foreste, i tipi di animali cacciati sono oggi gli stessi dell epoca di Luigi XV, epoca in cui la caccia coi cani ha vissuto il suo momento di massimo splendore. Nonostante le rivoluzioni e le guerre, che ne interruppero momentaneamente la consuetudine, in Francia la caccia coi cani e le sue tradizioni si sono mantenute ininterrottamente fino ai nostri giorni. Non solo, oggi la caccia coi cani è in piena espansione e solo la mancanza di territori di caccia frena la sua crescita: conta, infatti, più equipaggi rispetto a prima della Prima Guerra Mondiale e attira un numero crescente di cacciatori o di semplici "suiveurs". Nel 2005, sono stati censiti 450 equipaggi di caccia coi cani, suddivisi tra quelli che praticano la "grande caccia" (39 equipaggi di caccia al cervo, 30 al cinghiale, 92 al capriolo) e la "piccola caccia" (più di 130 equipaggi di caccia alla lepre, un centinaio alla volpe e una cinquantina al coniglio), il che vuol dire effettivi, cani e cavalli. La cifra può sembrare bassa rispetto al numero, un milione e mezzo, di cacciatori francesi; in realtà è più alta perché bisogna contare i "suiveurs" che seguono la caccia a piedi, in bicicletta o in auto ( sono assidui e occasionali) senza contare quel milione di spettatori che affolla le feste della caccia e della natura. Geograficamente, la caccia coi cani è consentita in 69 dipartimenti e si pratica su un milione di ettari di foreste, sia demaniali che private, cioè circa il 6% delle foreste francesi. Per un equipaggio di caccia al cervo o al cinghiale bisogna calcolare circa ettari di foresta, per la caccia al capriolo, 400 per quella alla lepre e alcune decine per quella al coniglio. La principale innovazione dell attuale caccia coi cani rispetto ai secoli passati è la sua democratizzazione. Quasi tutti gli equipaggi sono costituiti in associazione i cui membri pagano una quota (tra 200 e euro) che permette la locazione della foresta, il mantenimento 22 23

13 LA TRADIZIONE Ogni equipaggio ha una divisa con colori propri: giubbe, cravatta, calzoni, stivali LA TRADIZIONE Quella con i cani è la più antica e naturale delle cacce, seguita da chi ama l autenticità dei cani (una muta per il cervo e il cinghiale ne conta un centinaio, una cinquantina per il capriolo, una decina per la lepre e il coniglio) e il salario del "bracchiere", l unico professionista dell equipaggio. Ogni equipaggio ha una divisa con colori propri come le squadre di calcio scelta dal suo fondatore e composta da una giubba (verde, rossa, blu, nera, grigia ), un gilè di un colore diverso, una cravatta da caccia, calzoni e stivali. Nella piccola caccia coi cani, dove si caccia a piedi, la divisa è composta unicamente da gilè, calzoni e cravatta da caccia. I bottoni di Un equipaggio impegnato nella caccia a cavallo con l ausilio dei cani. I cacciatori indossano divise uguali, dal cappello agli stivali, come avviene nello sport per i giocatori di uno stesso team. rame della giacca e del gilè, così come il ferma - cravatta, portano incisi il marchio distintivo dell equipaggio (immagine dell animale cacciato, iniziali, ecc) e un motto che gli è proprio. È per questo motivo che i membri di un equipaggio o di un rally vengono chiamati "bottoni". La tecnica e l etica della caccia coi cani sono quelle della "legge naturale", lo scontro tra un animale selvaggio che si difende liberamente, su un territorio che gli è familiare, utilizzando le risorse del suo istinto vitale, e una muta di predatori, i cani, che si sforzano di eludere le astuzie e le difese dell animale cacciato utilizzando le proprie capacità atletiche e le facoltà olfattive. In questo tipo di caccia il ruolo principale è svolto proprio dai cani; l uomo, infatti, si limita ad aiutarli e ad incoraggiarli quando hanno "perso la traccia", cioè quando, grazie ad un astuzia dell animale cacciato, essi non riescono a ritrovarne la "pesta". Poi, quando i cani hanno immobilizzato la loro preda e l animale cacciato è "hallalì", i cacciatori intervengono per abbreviare le sue sofferenze "ammazzandolo" con una Sopra, una scena di caccia: i cani avvistano una preda, un cervo, e la circondano per evitare che si dia alla fuga. In basso, due cacciatori percorrono a cavallo un sentiero immerso nella fitta boscaglia. daga o una lancia. Bisogna dire che la caccia coi cani, la più antica e la più naturale delle cacce, è anche la più ecologica. Ed è, probabilmente, uno dei motivi per cui attrae tanti cacciatori che amano l autenticità e la verità. Chiunque può ammirare i cani cacciatori La caccia coi cani è una caccia aperta e conviviale: qualsiasi persona interessata a vedere il "momento in cui si sguinzagliano i cani" può farlo liberamente, rispettando alcune regole: chiedere l autorizzazione al capo dell equipaggio e non disturbare il corretto svolgimento della caccia. I nostri amici italiani e americani che volessero seguire una caccia alla corsa durante la stagione (da settembre fino a marzo) possono rivolgersi a Société de Vénerie, 32 rue Chevert, Paris Tel Fax: Mail: Per maggiori informazioni si può anche consultare il sito internet:

14 LA SCOPERTA La professoressa Margherita Hack nasce a Firenze nel 1922 e si laurea in fisica nel 1945 all Università di Firenze, con tesi sull astrofisica stellare. E ordinario di astronomia all Università di Trieste dal 1964, ha diretto l Osservatorio Astronomico della città giuliana dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale. Dal 1985 al 90 ha diretto il Dipartimento di Astronomia dell Università di Trieste ed attualmente è professore emerito dell Università di Trieste e presidente del Consorzio di Fisica dello stesso ateneo. Margherita Hack Le missioni recenti, le ultime ipotesi, il futuro Qui Marte, a voi Titano L Universo è più vicino Margherita Hack ci guida nei segreti del cosmo e sonde che a partire dagli anni 60 hanno viaggiato per il sistema solare, e hanno inviato robot sulla superficie di Venere, Marte e ultimamente sul satellite di Saturno,Titano, e gli astronauti sulla Luna, hanno dilatato straordinariamente le nostre conoscenze. Prima dell inizio dell era spaziale, si conosceva molto meglio la fisica delle stelle che quella dei pianeti, malgrado che questi siano tanto più vicini a noi delle stelle più vicine. Infatti la luce da Plutone impiega circa cinque ore per arrivare a noi, mentre la luce dalla stella più vicina, Proxima Centauri, impiega circa quattro anni e tre mesi. Ciò dipende dal fatto che le stelle sono sfere completamente gassose, e il gas è lo stato più semplice della materia; inoltre emettono luce propria e dall analisi di questa luce, tramite la spettroscopia, possiamo determinare la loro temperatura e densità superficiale, la composizione chimica, il moto della stella nello spazio, la velocità di rotazione intorno al proprio asse polare, i moti del gas negli strati superficiali, e da questi dati risalire alla struttura interna della stella, utilizzando le leggi note dei gas. I pianeti invece hanno una struttura molto più complessa: sono in parte solidi, in parte liquidi, in parte gassosi; inoltre non emettono luce propria, ma si limitano a riflettere la luce solare, pertanto il loro spettro potrà al massimo darci informazioni sulla loro atmosfera (o assenza di atmosfera). Per esempio prima dell era spaziale non si sapeva quasi niente delle condizioni fisiche di Venere. La sua densa atmosfera ci impediva di osservare la superficie del pianeta, mostrandoci solo gli strati più alti dell atmosfera. Dalle strutture nuvolose osservabili con i telescopi terrestri, nel 1960 si era potuto stabilire che Venere ruota da est a ovest (cioè in senso opposto a quello del suo moto orbitale, e contrario a quello comune a tutti gli altri pianeti, con l eccezione di Urano) in circa 4 giorni

15 LA SCOPERTA una mappa dettagliata del 97 % della superficie di Venere, mostrando che essa è coperta da vaste pianure, qualche depressione e qualche Nelle pagine precedenti: Marte, il pianeta rosso su cui si sono concentrate le recenti ricerche spaziali europee e americane. Attorno alla sua orbita si sono inserite le sonde Mars Express e Mars Exploration Rover, che nel gennaio 2004 è riuscita a far atterrare sul pianeta il robot Spirit. A pag. 27, l incrocio di due galassie a spirale, un evento abbastanza frequente nello spazio. In questa pagina, ancora l immagine di una galassia ripresa dai telescopi della Nasa. In basso, Titano, il maggiore dei satelliti di Saturno, oggetto della missione Cassini-Huygens, rivolta anche allo studio di Saturno e del suo sistema di anelli. Nella pagina accanto, una nebulosa. Dai robot Spirit e Opportunity prove quasi certe della presenza di acqua su Marte orbita attorno a Marte nel dicembre 2003, e finora ha dato eccellenti risultati. Però questo successo è stato in parte offuscato dalla perdita del robot Beagle-2, che appena sganciato ha fatto perdere le sue tracce, e dal successo della sonda americana Mars Exploration Rover che invece riuscì a far atterrare il 3 gennaio 2004 il robot Spirit nell emisfero settentrionale sul fondo del grande trovò solo basalto, ma nessuna traccia di acqua. Dopo sei mesi di viaggio dentro il cratere, diretto verso il vicino terreno collinoso, Spirit ha finalmente incontrato una zona in cui ogni roccia sembrava essere stata modellata dall acqua. Opportunity, atterrata nell emisfero australe ha trovato ematite e solfati di magnesio, che sulla terra si formano solo in presenza di acqua. Questa, dunque, metano. Questa presenza è stata confermata da altri gruppi, ed è molto interessante, perché tracce di metano potrebbero essere la prova dell esistenza di microbi ancora viventi. Infatti sulla Terra quasi tutto il metano è prodotto da esseri viventi, come piante marcescenti o flatulenze animali. Sebbene l interpretazione dell origine biologica sia la più interessante, non si possono escludere montagna, le più alte delle quali si cratere Gusev, che probabilmente era sarebbe una prova indiretta che in altre origini, che però derivano da Si supponeva che la temperatura al elevano fino a 11 km , seguite da altri cinque sbarchi e un grande lago. Inoltre il 25 gennaio passato c è stata acqua. processi che non sono mai stati suolo fosse poco più alta di quella Anche di Urano e Nettuno si sapeva terminate nel 1978, vanno ricordati i anche l altro robot, Opportunity, La prova più convincente è stata la osservati su Marte. Per esempio le terrestre, a causa della minor distanza pochissimo prima che la sonda due robot Viking 1 e Viking 2 atterrava nel Meridiani Planum, scoperta di piccole formazioni eruzioni vulcaniche producono dal Sole, circa 30 gradi centigradi. Voyager 2 passasse loro vicino atterrati su Marte nel 1976, e nell emisfero australe in prossimità sferiche, che gli scienziati americani metano, ma questo se ne sfuggirebbe Invece ci sbagliavamo di grosso. La rispettivamente nel 1986 e nel Pathfinder arrivato su Marte il 4 dell equatore. Tutti e due i robot hanno soprannominato blueberries nello spazio interplanetario dopo serie di sonde sovietiche Venera che L unico pianeta che non è stato luglio 1997, tutti lanciati dalla avevano ciascuno a bordo un piccolo (mirtilli), sparpagliate sul terreno a qualche centinaio di anni; ora su fra il 1967 e il 1983 sono entrate in ancora raggiunto da sonde è Plutone, NASA. veicolo che ha permesso perdita d occhio. Ogni tentativo di Marte ci sono vulcani e c è evidenza orbita attorno a Venere e sono che è stato però osservato in dettaglio, Un altra grande impresa, questa l esplorazione del terreno circostante. spiegare la formazione di queste di passate eruzioni, ma avvenute in atterrate sul suolo venusiano hanno insieme al suo satellite Caronte, dal dovuta all agenzia spaziale europea, I due robot Spirit e Opportunity e la perfette palline in assenza di acqua è tempi molto più remoti, miliardi di trovato che il periodo di rotazione al telescopio spaziale Hubble (HST). l ESA, riguarda l appuntamento della sonda europea Mars Express in fallito. Infine, una prova diretta l ha anni fa, quando il sistema solare suolo è di 243 giorni, la temperatura Dopo la grande avventura delle sonda Giotto con la cometa di Halley orbita attorno a Marte hanno data l esperimento italiano PFS (Pla che si è formato 4 miliardi e 600 di quasi 500 gradi centigradi e la missioni Apollo, iniziate nell ottobre che ogni 76 anni torna al perielio. La come principale scopo della loro netary Fourier Spectrometer) a milioni di anni fa, era molto giovane. pressione di 90 atmosfere. L ultima 1968 e culminate con i due primi sonda fu chiamata Giotto perché il missione quello di accertare la bordo di Mars Express: l analisi della L unico corpo del sistema solare in sonda americana Magellano, astronauti sul suolo lunare - grande pittore toscano aveva presenza passata e presente di acqua. radiazione infrarossa inviata dal polo cui ci sono vulcani attivi, oltre alla utilizzando eco radar ha costruito Armstrong e Aldrin - il 20 luglio raffigurato la cometa durante la sua Se in passato su Marte c è stata sud portava la firma caratteristica terra, è un satellite di Giove, Io, uno apparizione nel 1301 nel dipinto acqua, come suggerivano le strutture della molecola di acqua. Sempre lo dei quattro maggiori scoperti da situato a Padova nella cappella degli geologiche già osservate dalle spettrometro italiano, di cui è Galileo. La sonda Voyager 1 ha Scrovegni, l adorazione dei re magi. precedenti esplorazioni, ci potrebbero responsabile Formisano, dell Istituto mandato immagini dei pennacchi La sonda arrivò puntuale essere state anche delle forme molto di fisica dello spazio interplanetario fiammeggianti eruttati dai numerosi all appuntamento con la cometa e elementari di vita, come i batteri. dell INAF, ha trovato presenza di vulcani di Io. Un altra possibile inviò dati a terra fra il 12 e il 15 Inoltre anche oggi nel sottosuolo ci marzo 1986, giungendo fino alla potrebbe essere dell acqua, e forse dei minima distanza di 596 km dal batteri viventi. I batteri sopportano nucleo della cometa, e ci mostrò condizioni estreme. Sono stati trovati l aspetto di questo piccolo mondo nel sottosuolo ghiacciato lungo circa 15 km e largo 8. dell Antartide, nella più completa Il XXI secolo: ritorno a Marte e discesa su Titano La sonda europea Mars Express, oscurità, e nelle profondità oceaniche. Ecco quindi il grande interesse per il pianeta rosso. Dapprima Spirit, movendosi dentro il lanciata nel giugno 2003, si inserì in cratere Gusev dove era atterrato, 28

16 LA SCOPERTA Giusto investire sulla ricerca pura, da cui derivano le applicazioni più inaspettate Sopra, un immagine computerizzata di Saturno e dei suoi anelli. Nella pagina a fianco, una sonda supera l atmosfera terrestre. origine per il metano marziano poteva essere qualche grossa cometa caduta su Marte entro gli ultimi 2000 anni. Però le grosse comete - qualche centinaio di km di diametro - sono molto rare, una ogni qualche milione di anni. La plausibile ipotesi che su Marte esistano ancora dei batteri viventi, pone un serio problema per le future sonde e i futuri astronauti. Tutto ciò che proviene dalla Terra dovrà essere perfettamente sterilizzato, per non contaminare Marte con batteri terrestri. Potremmo non essere in grado di distinguere quali sono gli indigeni e quali i terrestri. L ultima e maggiore impresa di esplorazione del nostro sistema solare, a cui i ricercatori italiani hanno dato un importante contributo, è la missione Cassini-Huygens, rivolta allo studio di Saturno e del suo sistema di anelli e satelliti, e in particolare al suo maggiore satellite, Titano. Gian Domenico Cassini ( ), nato in Liguria, aveva insegnato astronomia a Bologna e fu poi invitato a Parigi a dirigere quell osservatorio. A lui si deve fra l altro la scoperta di quattro satelliti di Saturno, Giapeto, Rea, Teti e Dione, e una lacuna negli anelli, chiamata appunto divisione di Cassini. Christiaan Huygens ( ), olandese, diventò famoso per aver inventato un orologio a pendolo, realizzato mettendo in pratica l idea di Galileo. Aveva anche sviluppato una teoria ondulatoria della luce, costruito telescopi astronomici, scoperto la vera natura degli anelli che a Galileo apparivano come due escrescenze ai due estremi del diametro del pianeta e nel 1655 scoprì Titano. Alla missione intitolata a questi due grandi scienziati del XVII secolo hanno contribuito tre agenzie spaziali, la NASA americana, l ESA europea e l ASI italiana. La sonda Cassini costruita dalla NASA e messa in orbita il 15 ottobre 1997 portava a bordo la navicella Huygens, fornita dall ESA e destinata ad essere sganciata dentro l atmosfera di Titano. Cassini è entrata in orbita attorno a Saturno nel luglio 2004, dopo un viaggio durato sette anni. Per Natale 2004 la Huygens è stata sganciata dalla Cassini e ha iniziato il suo viaggio solitario verso Titano che ha raggiunto il 14 gennaio scorso immergendosi nella sua densa atmosfera. L agenzia spaziale italiana ha fornito gli apparati di trasmissione e ricezione dati a bordo delle due sonde e uno strumento per la misura delle caratteristiche fisiche e della composizione chimica dell atmosfera di Titano. Titano è il più lontano oggetto del sistema solare su cui si è posato un oggetto di costruzione terrestre. Cassini ha orbitato attorno a Titano 45 volte, fino a portarsi a una distanza di 950 km dalla superficie del satellite. Il 25 dicembre 2004 la navicella è stata sganciata e il 14 gennaio 2005 è entrara nell atmosfera di Titano a una velocità di km/ora. L attrito porta la temperatura della navicella a circa 2000 gradi centigradi, quando il primo paracadute si apre e la velocità cala a 1440 km/ora. All altezza di 150 km si apre il paracadute principale, poi viene tolto lo scudo termico e gli strumenti scientifici sono pronti per entrare in azione; dopo due ore dal primo impatto, la Huygens tocca il suolo. Tutto ha funzionato perfettamente e gli strumenti scientifici hanno sopportato bene lo sbalzo di temperatura da 2000 gradi (protetti dallo scudo termico) ai 180 del suolo. Come si è presentata la superficie di Titano? Un oceano di metano liquido? O una superficie solida? I primi dati ci informano che Huygens è atterrato su un terreno molle e da lì ha trasmesso immagini per più di un ora invece dei pochi minuti previsti. Le immagini sono straordinarie e ci mostrano canyon che attraversano colline ghiacciate e pianure scure come coperte di catrame e cosparse di ciottoli ricoperti di metano ghiacciato. Una delle immagini più interessanti mostra una rete di linee sinuose che tagliano una regione brillante e un confine netto fra questa regione e una zona scura senza dettagli visibili. Sembra vi siano addirittura dei fiumi in cui scorrerebbe metano liquido e che ci siano piogge di metano. Il cielo è di colore arancione. Naturalmente, queste sono le prime interpretazioni delle immagini, che secondo gli scienziati che le hanno viste per primi, sono apparse stranamente familiari. Ma perché tanto interesse per Titano? Perché è l unico satellite che possiede un atmosfera, e questa è molto ricca di molecole organiche, che a loro volta sono i mattoni di cui sono fatti gli esseri viventi. Una delle domande che ci poniamo è se forme di vita elementari, come batteri, possano svilupparsi in un ambiente così diverso da quello terrestre, a temperature così basse e in un liquido diverso dall acqua, come il metano. Ci vorrà comunque molto tempo prima che l analisi dei dati rilasciati dagli strumenti scientifici possa dirci se su Titano ci sono le molecole organiche più complesse, quelle fondamentali per la vita, come gli acidi nucleici e le proteine. Per ora resta la grande soddisfazione che tutto ha funzionato, che l atterraggio si è svolto come previsto, riscattando così l insuccesso europeo della sonda Beagle-2 su Marte. Molti si chiedono se vale la pena spendere somme così ingenti per le ricerche spaziali. L obiezione più immediata che viene fatta è: perché non spendere invece per ricerche più immediatamente utili, come quelle volte a vincere le malattie, a vincere la miseria, a diffondere la cultura fra i popoli più poveri. Io credo che se non si spendesse per quella ricerca che sembra non abbia applicazioni immediate, quella che è la ricerca pura, che ha per scopo principale la conoscenza, se non ci fosse sempre stata questa curiosità di indagare la natura, l universo, forse saremmo ancora all età della pietra. Dalla ricerca pura vengono poi le più inaspettate applicazioni, magari anche molti anni dopo. 30

17 I VIAGGI Mongolia, Scozia, Namibia: ecco la caccia a 5 stelle L agenzia Montefeltro organizza battute in mezzo mondo. Un aereo privato assicura comodi trasferimenti per i cacciatori e i loro cani Mario Occhi i chiama Antonio Gialdini, ma tutti lo chiamano Toni, l uomo che regala il sogno ai grandi cacciatori. Il sogno che si realizza è un viaggio nella tendopoli mobile in Mongolia che sembra un hotel di lusso o nell isola esclusiva di Bute, in Scozia, o nei lodge della savana keniota. Bresciano, amico della famiglia Beretta, tredici anni fa ( spinti dalle esigenze del momento ) Toni è diventato il primo tour operator del mondo per vacanze venatorie a cinque stelle. Convinto dai Beretta, che da tempo accarezzavano l idea, e dalla sua stessa passione per la caccia. L ex imprenditore tessile guida ora l agenzia di viaggi Montefeltro, un tempo ducato nei pressi di Urbino, oggi un modello di fucile Benelli, con sedi a Urbino e a Gardone. Promuove i viaggi attraverso riviste specializzate e armerie. segue a pag 34

18 I VIAGGI Un bireattore Combi da 150 posti: 50 sono per i cacciatori, 100 per cani I VIAGGI Bute, un isola esclusiva in Scozia, popolata da beccacce, fagiani, lepri, starne L organizzazione garantisce ai clienticacciatori una totale assistenza e un servizio curatissimo, dal viaggio alla residenza, dal cibo alle battute di caccia. Non è semplice - dice Gialdini - accontentare i cacciatori, gente molto esigente, eppure riusciamo sempre ad ottenere la loro totale soddisfazione. Grazie alle efficienti strutture realizzate all estero, al personale specializzato, alle concessioni dei territori, ai mezzi di prima qualità. Per i cacciatori della Montefeltro c è persino un aereo speciale, un bireattore Combi, metà per i passeggeri metà per i loro cani che viaggiano nelle gabbie accanto ai padroni. 150 posti per 50 cacciatori e due cani a testa che godono delle stesse condizioni dei passeggeri, i quali possono alzarsi, andarli a controllare, accarezzarli. Un altra cosa rispetto alle tradizionali compagnie aeree che trasportano due cani al massimo e in stive gelide e rumorose. L ultima meta della Montefeltro è la Mongolia, il nostro fiore all occhiello. Otto ore di volo da Milano, l arrivo in una tendopoli per circa 20 persone assistite da camerieri, cuochi, autisti, Nella foto in basso, caccia alle beccacce in Croazia. Nella pagina accanto, dall alto in basso: l interno del Combi con le gabbie per i cani; Toni Gialdini, da imprenditore tessile a tour operator con l agenzia Montefeltro; una tendopoli allestita in Mongolia, ultima e più ambita meta per cacciatori di starne, forcelli, allodole. guide, interpreti. Colazione a letto e cucina da gourmet. Battute di caccia attraverso territori inesplorati. E come optional, piscina, pesca, escursioni nei monasteri buddisti. Altre mete molto richieste, Romania e Crimea, una specie di portaerei del Mar Nero, le sue montagne sono l habitat ideale per le beccacce che vi si fermano a svernare. Anche per la Scozia fioccano le richieste. La Montefeltro propone un isola esclusiva, Bute, avuta in concessione per 10 anni da una famiglia nobiliare inglese: clima temperato, ettari popolati da beccacce, fagiani, lepri, starne, pernici rosse. I cacciatori abitano in una villa con 10 camere in riva al mare. E chi ama la caccia grossa? Gialdini ha stabilito dei collegamenti con professional-hunter della Namibia, del Sud Africa e del Kenia (quest ultima destinazione solo per safari fotografici). La clientela è trasversale, i prezzi variano da a euro. Nel futuro c è l apertura di un primo shop in shop a Brescia. I cacciatori sono sempre di meno, dobbiamo aprirci al pubblico, ampliare l offerta: caccia sì, ma anche turismo d avventura, diversivi per fidanzate, mogli, figli. Dobbiamo trasformare il viaggio di caccia in un viaggio per famiglie. Le proposte per la caccia d autore CRIMEA - Da ottobre a dicembre 05 - Beccacce e starne. SCOZIA PERTHSHIRE - Dal 01/03/05 al 28/02/ Colombacci, Conigli, Anatre, Oche, Grouse, Lepri bianche. ROMANIA - Dal 1 maggio 05 al 30 aprile 06 - Anatre, oche, beccaccini, trampolieri, colombacci, cesene, allodole, quaglie, tortore, beccacce, starne, fagiani, lepri. MONGOLIA - Dal 15/08/05 al 30/11/05 - Starne, forcelli, allodole, anatre, oche. SCOZIA ISOLA DI BUTE - Dal 01/03/05 al 28/02/06 - Beccacce. NICARAGUA - Dal 15 ottobre 05 al 30 aprile 06 - Anatre, tortore, colini, beccaccini. KENYA - Anatre, oche e beccaccini dal 1 novembre al 31 marzo. Francolini, faraone e pernici dal 1 luglio al 31 ottobre e dal 1 febbraio al 31 marzo. Tortore, colombacci e quaglie dal 1 giugno al 30 aprile. AZERBAIJAN - Dal 15 ottobre 04 al 10 marzo 05 - Anatre, oche e beccacce. URUGUAY - Anatre (1 maggio / 15 settembre); pernici (1 maggio / 31 luglio); tortore e colombacci (tutto l anno). Info e prenotazioni Montefeltro Sport s.r.l.: via della Stazione, Urbino. Tel.: (0)

19 IL RITRATTO Baggio, il divin cacciatore Le confessioni e le foto esclusive di un campione bravo con il fucile quanto con il pallone Matteo Recanatesi iviso tra due passioni. Da una parte il calcio, le sue geometrie, l estro che si esprime e manda in estasi, la voglia di urlare e la forza di stupire. Dall altra la caccia, i suoi silenzi, il brivido dell attesa, il sapore di boschi e paludi, i pensieri che corrono. In mezzo c è Roberto Baggio. La caccia per me è una passione interiore spiega l ex Pallone d Oro nell autobiografia pubblicata nel 2001 E il momento in cui ritaglio tempo per me stesso. Io e l infinito, insieme. Una cosa unica. Una passione nata a cinque anni, per seguire papà nelle notti d autunno. Da Caldogno, in provincia di Vicenza, fino al Friuli. L uomo, il bambino e un automobile carica di gabbiette, fucili, cartucce. I preparativi duravano fino all una di notte racconta il giocatore più amato del calcio italiano, soprannominato per anni Divin codino - Controllavamo tutto, poi stipavamo in macchina vestiti e attrezzature. Solo le gabbiette con gli uccelli da richiamo potevano essere una settantina. Partivamo che era ancora notte per arrivare prima dell alba. Di Nella pagina accanto, una foto di Baggio con la maglia della Nazionale. In basso, il campione a caccia con l amico Michele. quei viaggi ricordo il contatto con mio padre, le stelle luminose oltre il parabrezza, la natura. Durante i due giorni di caccia me ne stavo quasi sempre rannicchiato nel capanno a guardare papà, il mio papà cacciatore. Aspettavo e mi gustavo lo scenario: il cielo che si schiariva, i richiami che cominciavano a cantare. Il mio compito? Cercare la preda dopo aver udito lo sparo; una volta raccolta, fra i cespugli o su un tappeto d erba, la portavo a mio padre. Ero orgoglioso e estasiato. Cominciavo a capire che per vivere nella natura non basta contemplarla, bisogna entrarci dentro. Che la caccia è attesa e

20 IL RITRATTO A Torino, quando volevo staccare dal calcio, andavo al laghetto dei miei amici Peter e Chele IL RITRATTO L Argentina è una bella malattia. Lì si respira un aria magica e un grande senso di libertà I numeri di Roberto Baggio 318 gol in carriera, di cui 205 in serie A e 27 in Nazionale. Gli altri tra serie B, C, Coppa Italia e coppe europee. 3 Mondiali disputati: Italia 90 (3 posto), Usa 94 (2 posto) e Francia 98 (Italia eliminata ai quarti di finale). 1 Pallone d Oro, vinto nel 1993 quando vestiva la maglia della Juventus. 6 le squadre di serie A nelle quali ha giocato: Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia. 2 Scudetti conquistati. Con la Juventus ( 94\ 95) e con il Milan ( 95\ 96). suggestioni dolcissime. Poi Roberto comincia a tuffarsi su un altra erba, quella dei campi di calcio. Da ragazzino è già un fenomeno, tutti lo vogliono. Lo prende la Fiorentina e a Firenze, dopo dieci lunghi anni, Baggio il calciatore torna a cacciare. E stato il titolare di un agenzia immobiliare a coinvolgermi dice Abbiamo un laghetto artificiale dove cacciamo le anatre, mi fa, vieni? Alle cinque del mattino abbiamo raggiunto il laghetto. Ero emozionato. Ci siamo appostati in un capanno costruito dentro l acqua e attraverso le lenti del cannocchiale ho fatto conoscenza con l animale più affascinante del mondo: l anatra. Ero Ancora Baggio e Chele a caccia nella palude di Casoni Borroni. I tre scatti nella pagina a destra, ritraggono l ex numero 10 nella sua piccola fazenda in Argentina con l amico Peter. stregato da quella visione, avevo l impressione che in un altra vita ero stato io stesso un anatra. Il desiderio di cacciare è tornato e Roberto Baggio lo porta in valigia a Torino, dove si trasferisce nel 90 alla corte di Agnelli per indossare la maglia della Juventus. Nel calcio è già una stella, ma conserva la semplicità di sempre. Quando una sera un amico lo porta a un'ora di macchina da Torino, a Casoni Borroni, a mangiare le rane, Baggio fa amicizia con i proprietari del piccolo ristorante, Peter e Gian Michele, detto Chele. Finita la cena, i due gli mostrano il laghetto dove aspettano le anatre ogni giorno. "Era una bella sera di luna piena, siamo rimasti fino all una e mezza: da lì è nata un'amicizia straordinaria - confessa Roberto - Andavo spessissimo da loro e tutte le volte trovavamo il tempo di passare al laghetto. Stare con loro mi rilassava. A volte portavo mia moglie e i bambini. Era il mio rifugio: quando volevo staccare dalla mia professione e da tutto il resto, sapevo dove andare". Peter e Chele sono ancora oggi i compagni di caccia preferiti da Roberto Baggio. Insieme vanno spesso in Argentina, dove l ex campione ha acquistato una tenuta tra Buenos Aires e la Pampa. Una piccola fazenda sottolinea - L'Argentina è una bella malattia. Lì si respira un aria magica e si prova un grande senso di libertà. Sarà per gli spazi liberi, per le migliaia di uccelli stanziali, per gli infiniti eucalipti. Dall aeroporto di Santa Rosa fino a casa mia, una cinquantina di chilometri, incontro ogni volta decine di cervi, lepri, puma, gatti selvatici. E una zona bellissima e selvaggia, tutta da vivere. Posso cacciare le anatre, passeggiare con i cani e fare anche dieci chilometri a piedi, cercare luoghi sempre diversi scoprendo che da una stagione all altra cambiano radicalmente. Nella pampa ho vissuto le mie più emozionanti battute di caccia. Una volta ero con gli altri in una battuta a lungo raggio. Seguendo delle tracce mi sono ritrovato solo sopra una cresta. Intorno, solo silenzio. Avevo la carabina pesante, quella che si usa per la caccia grossa. Non so perché, forse un presentimento. Cercavo di rimanere sempre sottovento, ma il grosso puma mi ha fiutato. Mi puntava, ho sparato e fatto centro, un colpo mortale tra mille brividi, dell animale e miei. Oggi che ha lasciato definitivamente il calcio, l ex numero dieci della Nazionale avrebbe più tempo per la caccia. Mah, non è poi così precisa - Mi sono trasferito da qualche giorno ad Altavilla Vicentina, a mezzora da Caldogno: casa nuova, trasloco, impegni. A marzo mia moglie Andreina mi ha regalato il terzo figlio, Leonardo. Adesso sono io il papà e voglio farlo a tempo pieno. Anche se conserva la tenuta in Argentina e quella passione che lo fa sentire un anatra

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