SentieriLA RIVISTA DELLA SEZIONE TRENTINO

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1 Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale 70% NE/TN - anno IV - numero 8 - luglio ,00 Urbani SentieriLA RIVISTA DELLA SEZIONE TRENTINO DELL ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA Issn: In questo numero Bruno Kessler e il primo Pup

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4 8 Urbani SentieriLA RIVISTA DELLA SEZIONE TRENTINO DELL ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA Sentieri Urbani rivista quadrimestrale della Sezione Trentino dell Istituto Nazionale di Urbanistica nuova serie anno IV - numero 8 luglio 2012 registrazione presso il Tribunale di Trento n del Issn direttore responsabile Alessandro Franceschini redazione Elisa Coletti, Paola Ischia, Giovanna Ulrici, Bruno Zanon ha collaborato a questo numero Sergio Giovanazzi progetto grafico Progetto & Immagine s.r.l. - Trento concessionaria di pubblicità Publimedia snc via Filippo Serafini, Trento Tutti i Diritti sono riservati prezzo di copertina e abbonamenti Una copia 10 - Abbonamento a 3 numeri 25 Per ricevere Sentieri urbani è sufficiente inviare una e_mail indicando i dati postali di chi desidera abbonarsi alla rivista: I testi e le proposte di pubblicazione che pervengono in redazione sono sottoposti a valutazione secondo competenze specifiche e interpellando lettori esterni contatti editore Bi Quattro Editrice via F. Serafini, Trento Istituto Nazionale di Urbanistica Sezione Trentino Via Oss Mazzurana, Trento direttivo 2012/2014 Giovanna Ulrici presidente Bruno Zanon vice presidente Elisa Coletti segretario Alessandro Franceschini tesoriere Davide Geneletti consigliere Marco Giovanazzi consigliere Paola Ischia consigliere Editoriale di Giovanna Ulrici Visione, Pianificazione, Progetto. Un'intervista a Bernardo Secchi a cura di Alessandro Franceschini Dossier: Bruno Kessler e il primo Pup 1961/1964 a cura di Sergio Giovanazzi e Alessandro Franceschini I protagonisti Trentino 1961: alcuni dati Cronologia degli eventi Bibliografia di riferimento L Italia e il Trentino all inizio degli anni 60 La situazione urbanistica in Italia in rapporto alle emergenze socio-politiche Il boom economico: un ritratto dell Italia negli anni Sessanta di Pasquale Saraceno Così lavorammo ad un nuovo codice dell urbanistica di Giuseppe Samonà Quella maniera disinvolta di operare... di Giovanni Astengo La scheda/1: La nascita di una nuova organizzazione territoriale: il Comprensorio Il Trentino: la situazione culturale e socio-economica nel 61 Verso l utopia tecnicamente fondata Il programma Kessler e l avvio della pianificazione La scheda/2: Le esperienze di pianificazione in atto in Trentino negli anni Sessanta Le prime scelte di fondo e il Convegno di Torbole La proposta di piano presentata al IX Congresso Inu La scheda/3: Quando Samonà spiegò agli architetti... La prima edizione del Pup Il 23 maggio 1964 la Giunta provinciale deliberava l approvazione del piano L eredità del Piano Urbanistico Provinciale Nel Pup del 2008 abbiamo raccolto la lezione di Kessler adattandola ai tempi. Intervista a Mauro Gilmozzi a cura di Giovanna Ulrici Il recupero di Castel Vasio: un sogno da conservare 60 anni di CIPRA Intervazionale. 20 anni di CIPRA Italia di Luigi Casanova Inu: eletti i vertici della sezione Trentino. Ulrici alla presidenza di Elisa Coletti Oggi la città. Pratiche dell abitare nella città contemporanea Biblioteca dell'urbanista

5 04 Bruno Kessler mentre firma le tavole del Piano urbanistico provinciale

6 Editoriale Trovo che ci siano almeno due buoni motivi per introdurre con grande orgoglio questo numero di Sentieri Urbani, curato da Alessandro Franceschini e Sergio Giovanazzi. Nelle pagine che seguono si ripercorre, con ampie testimonianze dell'epoca, il processo di formazione del primo Piano Urbanistico della Provincia autonoma di Trento, per brevità attribuito a Bruno Kessler politico e a Giuseppe Samonà urbanista e approvato nel lontano La prima ragione. Ce ne fosse bisogno, l' avventura del primo Pup rende evidente che, se le norme urbanistiche creano buone occasioni, solo le persone che pensano e agiscono con una coscienza urbanistica (e ancor prima civile) si rendono responsabili del buon disegno di un territorio. Senza voler scivolare nella retorica del passato, va riconosciuta la forza della personalità e della professionalità di chi all'epoca si assunse un grande onere: di dare una via di soluzione e riscatto ad un Trentino in difficoltà, di decifrare i segnali più o meno forti del presente e di decidere di puntare su una idea di futuro concretizzata in uno strumento di pianificazione urbanistica. Il secondo motivo sta nella constatazione che il processo di formazione del primo Pup resta quale esemplare costruzione condivisa di un nuovo modello insediativo, lontano dalla tradizionale contrapposizione città-campagna, basato sulla ricerca di una giusta scala e di una corrispondente identità anche di gestione d'area vasta. Su questo modello continua non solo a giocarsi il successo del nuovo strumento urbanistico provinciale e delle nuove Comunità di Valle, ma anche, e ancor di più, la capacità di esercizio di democrazia, o di governo del territorio, da parte della popolazione e delle forze che vi risiedono. Come allora è cruciale il riconoscimento che una adeguata scala territoriale ed amministrativa non compromette l'identità delle singole comunità che vi abitano. E che scelte infrastrutturali e insediative e produttive possono condizionare la fortuna di un territorio se armoniche al contesto ambientale e sociale: chissà che il successo di questa idea di governo possa avere un contributo positivo, almeno uno, dalla recessione che ci sta opprimendo disperdendo il dominio di una cattiva politica alleata al troppo facile richiamo della rendita immobiliare. Walter Micheli, proprio riferendosi al primo Pup, citava Adriano Olivetti che sul primo numero della rivista dell'istituto nazionale di urbanistica, nel 1949, scriveva: «L'urbanistica reclama la pianificazione; e può darsi una pianificazione democratica, cioè libera? Questo interrogativo dominerà implicitamente o esplicitamente il nostro lavoro. È soltanto nella soluzione del rapporto individuo-collettività che è possibile anticipare la soluzione». Le parole di Olivetti inquadrano la visione dell'inu di allora e, superata una lunga stagione di ideologie e tecnicismi politici, anche quella attuale. Le successive esperienze provinciali di pianificazione a larga scala hanno esteso le loro radici nel Piano del '67, dovendo confrontarsi anche con gli effetti di quel Piano: effetti positivi, se si guardano i dati socio-economici del Trentino del dopoguerra e le opportunità per le valli. Ma anche negativi, se si valutano le conseguenze ambientali di certe scelte di sviluppo insediativo industriale e residenziale sulle quali poi sia il Piano Mancuso-Mioni del 1987, promosso dall'assessore Micheli, con le politiche di tutela e messa in sicurezza ambientale (e la nuova legge sui parchi e sulla Via), sia la Variante del 2002, promossa dall'assessore Roberto Pinter e compiuta nel Piano generale del 2008, promosso all'assessore Mauro Gilmozzi (con la legge sulle seconde case, le aree agricole di pregio) sono dovuti intervenire. Il percorso a ritroso è però gioco pericoloso, anche perché le responsabilità per una riuscita imperfetta possono essere in parte demandate all'attuazione del Piano, ai diversi soggetti e interessi che se ne sono poi serviti, snaturandolo. Non ho mai dimenticato i ricordi dei lunghissimi viaggi su e giù per le strade del Trentino che a noi studenti Iuav il professor Lorenzo Moro amava raccontare, rammentando il suo coinvolgimento come neolaureato nel gruppo di lavoro di Samonà. In particolare il grande studio sui centri storici e sull'edilizia rurale. Per me, prima di conoscere il Piano e il Trentino, la narrazione di quella esperienza ha rappresentato un serio modello focalizzato su di una sistematica conoscenza, diretta e concreta, del territorio. E la bellezza di poter lavorare sperimentando nuovi strumenti e approcci interdisciplinari: il Pup fu il primo piano di area vasta prodotto in Italia. Vi invito quindi alla lettura di questo numero di Sentieri Urbani: inusuale perché, nel rispetto della citazione storica ma senza voler applicare metodologie di ricerca storica, ripercorre un passaggio cruciale dell'urbanistica trentina e nazionale. Giovanna Ulrici presidente INU Sezione Trentino 05

7 Visione, Pianificazione, Progetto Un intervista a Bernardo Secchi a cura di Alessandro Franceschini Professore, all'inizio degli anni Sessanta il Trentino, sotto la visione politica di Bruno Kessler, si appresta ad implementare un piano territoriale di area vasta e Lei è tra i professionisti chiamati da Giuseppe Samonà a far parte dell'equipe di progetto. Che ricordo ha di quell'esperienza? «In quel periodo mi occupavo principalmente di economia urbana, che avevo iniziato ad insegnare presso l'istituto Universitario di Architettura di Venezia. Samonà, che era allora il rettore di quella Scuola, mi aveva coinvolto, giovanissimo, nel gruppo di lavoro proprio per quanto riguardava gli aspetti relativi all'economia urbana. Naturalmente, né io né tantomeno Samonà, abbiamo mai creduto molto negli specialismi della divisione disciplinare. Ogni componente dell'equipe di progetto offriva il suo contributo a tutto campo. Ricordo le lunghe serate passate assieme, dopo uno giornata di lavoro, a Samonà all'hotel Trento. Lui non era una buona forchetta, diffidava dei piaceri della cucina. Così si passava molto tempo a parlare e a immaginare scenari di progetto e idee di sviluppo. È stato come fare una seconda università. Per questi motivi si è trattato di un'esperienza fondamentale per me. Ma, in fondo, anche per quanto riguarda la storia della pianificazione nel nostro Paese, visto che per la prima volta si intraprendeva una pianificazione di area vasta. Devo però anche aggiungere che, purtroppo, di quell'esperienza trentina non è stato capito nulla». Bernardo Secchi, professore ordinario di Urbanistica all'istituto Universitario di Architettura di Venezia, è stato preside della Facoltà di Architettura di Milano. Ha insegnato nell'ecole d'architecture di Ginevra, nell'università di Lovanio, di Zurigo, nell'institut d'urbanisme de Paris e nell'ecole d'architecture de Bretagne (Rennes). Ha partecipato alla redazione di numerosi piani e progetti in Italia e in Europa. Può spiegare meglio questo concetto? «La vera grande intuizione di quel piano è quella della teorizzazione della unità insediative. Già in quegli anni era chiaro come anche nel Trentino fosse in atto un fenomeno di dispersione urbana e che fosse ormai impossibile ragionare nei termini classici di contrapposizione tra città e campagna e tra città e insediamenti diffusi. Le unità insediative, la cui formazione era una conseguenza diretta delle caratteristiche 06

8 Kessler era un vecchio democristiano che possedeva una grande capacità politica e, soprattutto, idee e visioni. Con lui si passavano delle ore molto interessanti e devo dire che è stato uno dei pochissimi personaggi politici con cui ho amato conversare morfologiche ed ambientali del territorio, erano un'occasione interessante per inventare nuovi scenari di sviluppo insediativo». In effetti la presenza preponderante del sistema morfologico è una componente che ha condizionato molto le dinamiche insediative nel Trentino. «Con Samonà, scherzavamo spesso su questo aspetto. Dicevano che progettare in montagna è molto più facile che progettare in pianura, perché lì il territorio detta delle regole che è bene osservare: la morfologia, la rete idrografica, il soleggiamento una griglia di vincoli ai quali l'insediamento si deve necessariamente conformare». Ritorniamo, per cortesia, alle unità insediative. «Sì, il riconoscimento e la codificazione di quelle unità insediative non è stato capito fino in fondo. Quell'idea è stata ad un certo punto burocratizzata, ridotta a perimetri che hanno preso il nome di comprensori. Invece nell'intuizione originaria, le unità insediative non avevano perimetri, ma erano delle macchie che ordinavano gerarchicamente il territorio. In questo modo è stato tradita l'intuizione originaria di Samonà. Durante la redazione del piano emergevano sempre due posizioni dialettiche: una era quella vulcanica di Giuseppe Samonà. L'altra era quella dei funzionari della Provincia autonoma di Trento. Questi pretendevano delle definizioni univoche che potessero essere tradotte in legge. Questa distanza spesso faceva innervosire Samonà. D'altronde si trattava di un lavoro difficile, che veniva fatto per la prima volta in Italia. Esisteva solo qualche esempio internazionale. Qualcosa era stato fatto nel Piano intercomunale di Milano, esperienza urbanistica molto frustrante a cui avevo avuto l'occasione di collaborare. Tuttavia, per quanto riguarda il piano trentino, ricordo un clima molto disteso dentro il gruppo di lavoro che era caratterizzato dalla presenza di professionisti molto capaci. E poi c'era, ovviamente, Bruno Kessler». che è considerato il padre politico del Piano urbanistico provinciale. «Kessler era un vecchio democristiano, che possedeva una grande capacità politica e, soprattutto, idee e visioni. Era molto attaccato alla sua terra, in particolare alla natia Val di Sole. Con lui si passavano delle ore molto interessanti e devo dire che è stato uno dei pochissimi personaggi politici (oltre a lui mi viene in mente solo Mino Martinazzoli, storico sindaco di Brescia e ultimo Segretario nazionale della Democrazia Cristiana) con cui ho amato conversare. La sua caratteristica era quella di circondarsi di persone che la pensavano diversamente da lui. Metteva continuamente in discussione i suoi princìpi. Non a caso si era attorniato di professionisti che avevano anche delle idee politiche diverse da lui, come Samonà. Il quale aveva un'attrazione per i problemi sociali e non pensava diversamente da molti altri che l'industria fosse la panacea a tutti i problemi di sviluppo». Tra l'altro Samonà, nel caso del piano trentino, non si comportava da archistar ma era spesso a Trento per seguire i lavori «Per sua predisposizione Samonà era sempre sul pezzo. Amava essere lui, direttamente, a fare le cose. Non che non si fidasse dei suoi collaboratori. Ma amava molto il suo lavoro, anche negli aspetti più concreti. Il lavoro che facemmo a Trento ci impegnò molto e il capogruppo era sempre presente. Per quanto mi riguarda era il mio lavoro a tempo pieno di allora. Bisogna inoltre tener conto che il piano era completamente disegnato a mano. Eravamo abbondantemente nell'era preinformatica. Il piano era redatto su grandi tavole con pennini a china, acquerelli, retini su trasferibili. A volte si commetteva un errore che comprometteva 07

9 tutta una tavola e che doveva essere, conseguentemente, rifatta da zero». Tra l'altro le tavole originali del piano sono andate perdute, rovinate irrimediabilmente dall'alluvione del 1966 «Sì e questo è un vero peccato. Ma capita frequentemente che le amministrazioni perdano la tavole originarie di un piano anche senza eventi catastrofici, come nel caso del Trentino. Penso, ad esempio, ai disegni originari del mio piano per Siena, che l'amministrazione senese ha inspiegabilmente perduto». Come era il Trentino degli anni Sessanta? Si ha spesso l'impressione che si trattasse di una terra arretrata e povera. «No, il Trentino di allora non era una terra arretrata, né economicamente né culturalmente. Basti pensare che già allora esisteva un fenomeno turistico significativo. C'erano però due grossi rischi. Il primo era quello del mito dell'industrializzazione. Si credeva che l'industria potesse essere la soluzione a molti dei problemi di crescita economica. Noi cercavamo di far capire che l'industria non era, a volte, la soluzione migliore e, soprattutto, che il suo arrivo non era scevro da problemi di natura urbanistica e ambientale. Le conseguenza più gravi di quelle scelte le possiamo vedere oggi soprattutto nelle zone a nord di Trento e a sud di Rovereto». Ed il secondo rischio? «Il secondo rischio riguardava il sistema turistico, ed in particolare il suo sviluppo legato alla villeggiatura famigliare. Ed in effetti è stato un po' così: si è puntato su un afflusso turistico famigliare, basato principalmente sulla seconda casa che ha compromesso territori e paesaggi di grande interesse: penso alla Val di Fiemme, a San Martino nel Primiero, alla Val di Sole, alla piana di Tione In particolare non si era capito che anche il fenomeno del turismo residenziale potesse essere urbanisticamente governato in maniera creativa. Invece spesso ci si è accontentati di uno sviluppo caotico. Ma questo non può che essere considerato un effetto collaterale del grande boom economico degli anni Sessanta che vedeva l'italia uscire, finalmente, dalla povertà e diventare un paese ricco». C'era una percezione di distanza tra il Trentino di allora e i territori di pianura e di Milano, in particolare? «Devo dire che già allora si percepiva una maggiore civiltà rispetto alla pianura che abitualmente frequentavo. Se posso raccontare un piccolo aneddoto: durante i miei soggiorni a Trento ero solito frequentare una libreria collocata in via Belenzani, nel centro storico del capoluogo. Quando i proprietari mi ebbero inquadrato come un ricercatore e docente dell'università, mi lasciarono liberamente fare delle ricerche bibliografiche sulle scalette dei loro scaffali. Ebbene, con mia grande sorpresa in quella libreria trovavo tanti libri esauriti che a Milano era impossibile ottenere. Così il mio fornitore ufficiali di libri esauriti e rari divenne quella libreria di Trento». Come è finita la sua avventura con il Piano urbanistico del Trentino? «Finito il piano, Samonà mi diede il compito di tenere la posizione. Fui nominato così all'interno della Commissione urbanistica provinciale, che aveva il compito di esaminare i piani regolatori generali e di verificarne la coerenza con il Piano urbanistico provinciale. Devo ammettere che in quella commissione godevo di una certa autorevolezza che mi portava ad essere uno dei membri più ascoltati. Ricordo, sempre come aneddoto, la bocciatura clamorosa del Piano regolatore della città di Arco, firmato da Renata Egle Trincanato, allora molto intima con Samonà. Con mia sorpresa, egli stesso mi confessò, a quattr'occhi, la sua 08

10 Più passa il tempo, più devo ammettere che la mia generazione di urbanisti ha delle enormi responsabilità dentro la storia della nostra disciplina: non abbiamo saputo cogliere fino in fondo gli stimoli e le intuizioni dei nostri maestri solidarietà: un piano che avrebbe bocciato anche lui, se avesse dovuto e se avesse potuto. Un'altra bocciatura che fece scalpore fu quella del Piano regolatore di Rovereto, che era veramente un pessimo piano. In quel caso, per sostenere le mie tesi, dovetti farmi anche dei nemici. In generale le attese del piano, calate sulle realtà locali, facevano fatica a emergere, soffocate dalla prevalenza degli interessi localistici». Dopo l'approvazione del piano cominciarono tuttavia i problemi. In particolare per quanto riguarda l'idea di Comprensorio e la sua attuazione sul territorio. «In effetti con la formazione dei Comprensori, iniziarono anche i problemi. Come al solito, questo non ha a che fare con la forza del piano urbanistico, ma con la distribuzione del potere. Purtroppo la classe politica di allora non era all'altezza di Kessler. Come ho già detto, lui era una persona intelligente e con grande capacità di visione. Però, purtroppo, era circondato da politici ed amministratori meno dotati. E questo ha portato ad un'attuazione del piano urbanistico banale e superficiale. In questo senso le successive revisioni hanno fatto perdere il carico potenziale del piano. Si è perso totalmente, ad esempio, il concetto di unità insediativa. I tanti professori che si sono succeduti a Trento, in occasione delle successive revisioni del piano, avevano l'opportunità di lavorare con maggiore profondità sul concetto di unità insediativa. Era l'occasione per uscire della dialettica tra città e campagna che ha portato nel resto d'italia al fenomeno della dispersione». Intende dire che la disciplina non è stata all'altezza della sfida? «Più passa il tempo, più devo ammettere che la mia generazione di urbanisti ha delle enormi responsabilità dentro alla storia della nostra disciplina. Ovvero non aver accolto gli stimoli e le intuizioni dei nostri maestri, Giuseppe Samonà, Giancarlo De Carlo, Giovanni Astengo Certo, abbiamo subito la grande interruzione e cesura avvenuta negli anni Settanta, quando la disciplina si è politicizzata e si è creduto di poter sostituire il territorio reale con delle teorie astratte e ideologiche. Ma non è una scusa sufficiente e oggi possiamo dire che la mia generazione ha fallito il proprio compito. Non è un caso che oggi in Italia ci sia una grandissima difficoltà, da parte di tutti, di parlare di città e di territorio. Per cui oggi lavorare nel nostro paese è simile ad una perdita di tempo. E non è un caso che attualmente i miei interessi professionali siano tutti all'estero. In Belgio, in Francia, perfino in Russia. All'estero l'importanza del territorio è accettata e voluta da tutte le componenti della società. Qui da noi l'urbanistica sembra trasformata in un mercato dei suoli, in un mercato politico». Quale stato il ruolo dell'inu in questa negligenza disciplinare? «L'Istituto Nazionale di Urbanistica ha avuto, in questo senso, delle forti responsabilità, perché ha portato il dibattito inerente le trasformazioni del territorio sul piano squisitamente giuridico. Pensando erroneamente che il diritto fosse il mezzo per comprendere le relazioni sociali e spaziali della nostra società che si esprimono nella costruzione del territorio. Mentre è esattamente il contrario: è dalla comprensione delle dinamiche del territorio che si possono comprendere le caratteristiche delle relazioni socio-spaziali, governandole successivamente con il diritto. Ma non è solo questo il problema. La dicotomia tra giurisprudenza ed urbanistica ha fatto precipitare la disciplina in un'atmosfera tetra e terribilmente noiosa. Questo ha portato gli urbanisti ad essere degli esclusi ed oggi nessuno più li ascolta. E questo è, probabilmente, l'aspetto più disastroso». 09

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13 Dossier: Bruno Kessler e il primo Pup 1961/1964 a cura di Sergio Giovanazzi e Alessandro Franceschini 12

14 Cinquant'anni fa il Trentino fu protagonista di un'importante pagina della storia dell'urbanistica italiana: Bruno Kessler, giovane presidente della Provincia di Trento, raccolse attorno a sé architetti, urbanisti, economisti, sociologi e demografi per dar vita al primo piano urbanistico di area vasta realizzato nel nostro Paese. Il Piano urbanistico della Provincia di Trento fu adottato dalla Giunta Provinciale il 23 maggio 1964 (con l adozione definitiva approvata il 10 agosto 1967), dopo tre intensi anni di lavori preparatori, durante i quali di un singolare accordo tra politica e lavoro scientifico permisero la realizzazione di quella che Leonardo Benevolo avrà modo di definire come un'utopia tecnicamente fondata. Questo numero di Sentieri Urbani intendere ripercorrere non tanto la struttura del piano, peraltro già ampiamente contenuta in un volume monografico sul Pup edito dalla Provincia autonoma di Trento nel 1968, quanto piuttosto le tappe della sua articolazione politica e della sua predisposizione tecnica. L'occasione di questo lavoro è stata la sistematizzazione di una serie di materiali raccolti negli anni Ottanta da Sergio Giovanazzi che Giuseppe Samonà volle al suo fianco nella redazione del piano. Si tratta di documenti spesso ancora inediti, che hanno la forza di raccontare «da dietro le quinte» l'evoluzione del percorso di piano. Dagli anni Sessanta ad oggi, il territorio trentino ha vissuto mezzo secolo di intenso sviluppo, durante i quali da una parte si è creato un particolare quadro istituzionale di autonomia, che ha registrato il momento più significativo nella modifica dello Statuto del 1972, dall'altra parte si è tentato di incanalare il processo di trasformazione con l'utilizzo di strumenti pianificatori in parte nuovi. Nel Trentino, durante il periodo che va dal 1960 ad oggi, le caratteristiche strutturali delle popolazioni della campagna si sono profondamente evolute verso forme specifiche dei gruppi urbani anche in modo parziale e non uniforme. La composizione della popolazione attiva, per citare soltanto gli elementi di maggiore rilevanza, si è ormai differenziata nei settori di attività verso caratteristiche tipicamente urbane. Quasi ovunque gli addetti al settore primario costituiscono la porzione più ridotta, mentre gli addetti al terziario superano quelli dell'industria. La diversità, rispetto agli anni '60, aumentano considerando che la stessa attività agricola si sta profondamente modificando verso una specializzazione che richiede agli operatori forti capacità di astrazione, al di là del fatto concreto quotidiano. La stratificazione sociopolitica è più rilevante e differenziata che nel passato e comporta una parallela maggiore stratificazione urbana che, se non raggiunge il grado tipico delle grandi città, è ben più rilevante di una volta. La scolarizzazione fino agli ultimi livelli, ha interessato nelle vallate un alto numero di giovani e la loro presenza attiva è ovunque testimoniata dall'aumento dell'associazionismo e dalla partecipazione al dibattito su argomenti d vario interesse. Anche la mobilità della popolazione si è accresciuta oltre i prevedibili andamenti legati all'esodo agricolo ed è frequente il caso di spostamenti rilevanti dall'agricoltura al turismo, ma in tempi recenti in maggior misura dall'industria ad altre attività legate al turismo, al commercio, ai servizi. Per la prima volta in una regione italiana cambiamenti di questa portata sono stati stimolati anche da un complesso di interventi pianificatori variamente articolati, che hanno trovato nell'idea di comprensorio la loro espressione unificante. La campagna urbanizzata, in cui per ognuno dovevano essere effettivamente la possibilità di scelta, obiettivo primo del piano provinciale già nel 1961, si è dunque realizzata per certi aspetti su larghe parti del territorio trentino. 13

15 I protagonisti Il politico Bruno Kessler ( ) Presidente della Provincia autonoma di Trento dal 1961 al 1973, è considerato il padre del Pup e dell Università di Trento. Deputato e Senatore, è stato Sottosegretario della Repubblica. I progettisti Giuseppe Samonà ( ) Fra i maggiori architetti italiani del Novecento, Samonà è stato un celebre urbanista. Nel 1936 viene chiamato dall'istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove prosegue l'attività accademica fino al Nino Andreatta ( ) Politico ed economista, ebbe un lungo sodalizio con Bruno Kessler sul tema dell'autonomia. Professore univeristario ha insegnato economia ad Urbino, Trento, Milano. Dal 1980 al 1998 fu più volte Ministro della Repubblica. Sergio Giovanazzi (1937) Laureato in Architettura a Venezia con Giuseppe Samonà, entra a far parte dell equipe di progetto del Pup nell estate del Ha curato anche la fase attuativa del piano, firmando il Piano Comprensoriale della Val di Sole. Il coordinatore Giampaolo Andreatta (1931) Dirigente della provincia autonoma di Trento è stato a lungo collaboratore di Bruno Kessler e Nino Andreatta. All interno dell equipe del Pup coordinava l Ufficio Studi. I collaboratori generali Sandro Boato (1938) Laureato in Architettura a Venezia con Giuseppe Samonà, entra a far parte dell equipe di progetto del Pup nell estate del In seguito ha lavorato presso il Servizio Urbanistica della Provincia autonoma di Trento. Bernardo Secchi (1934) Professore ordinario di urbanistica presso l Iuav di Venezia. Ha firmato piani urbanistici e ricerche in Italia e all estero. Giambosco Janes (1934) Laureato in Giurisprudenza presso l'università di Bologna ha diretto l'ufficio Urbanistico della Provincia autonoma di Trento costituito proprio in occasione della redazione del Pup. I consulenti Franco Demarchi ( ) Figura poliedrica di studioso e di sacerdote, è stato professore di sociologia all Università di Trento, all Università Cattolica di Milano, all Università di Trieste e in molte altre istituzioni. Pietro Nervi (1932) Nato a Toirano, provincia di Savona. Laureato in Scienze Agrarie all Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, è docente di economia e politica montana e forestale all Università di Trento. Romano Prodi (1939) Economista, professore universitario, è stato allievo di Nino Andreatta. Per due volte è stato presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica. Gli altri consulenti Rodolfo Benini Ercole Calcaterra Alfredo de Riccabona Bruno Gentilini Pietro Leonardi Domenico Maione Giulio Menato Lorenzo Moro Ivo Perini Umberto Potoschnig Gino Tomasi Giannantonio Venzo 14

16 Trentino 1961: alcuni dati Comuni: 227 / Abitanti: / Estensione: Kmq Popolazione attiva, distinta per sesso (valori ogni 1000 abitanti) Trentino: Donne: 96 Uomini: 304 Italia: Donne: 99 Uomini: 299 Occupati secondo grandi rami di attività Trentino: agricoltura: 26% industria 39% altro 35% Italia: agricoltura: 30% industria 39% altro 31% Incremento demografico (1871/1961) Trentino 2,2% Italia 6,8% Tasso di disoccupazione Trentino 8,9% Italia 7,7% Istruzione Trentino: analfabeti: 0,5% diplomati 3,5% laureati 8,5 % Italia: analfabeti: 7,5% diplomati 3,8% laureati 11,8 % Fonte: Istat del

17 61 Cronologia 1961 / 25 aprile - Bruno Kessler espone al Consiglio provinciale il suo primo programma quadriennale: «Riteniamo che la Giunta, pur con i necessari contemperamenti, debba impostare la sua attività su basi scientifiche senza tuttavia cadere nell'eccesso opposto, consistente nel considerare come sperimentale ogni risultanza scientifica» / 31 luglio - Viene affidato l incarico a Giuseppe Samonà e Giovanni Astengo (subito ritiratosi) dell Iuav di Venezia di redigere il Piano urbanistico provinciale / ottobre - Si svolge a Trento il primo seminario sul tema del Pup: confronto con i primi risultati dello studio Tèkne affidato dalla Regione TAA per studiare l industraializzazione delle province di Trento e di Bolzano / dicembre - Fine dello studio Tèkne sulle ipotesi di localizzazione industriale nella regione. Emergono tre ipotesi di organizzazione territoriale; l'ultima prevedeva una zona di concentrazione industriale, urbana e fatta di servizi lungo l'asta Rovereto Bolzano e la formazione di una serie di poli di sviluppo industriale all'interno di alcune valli. In Trentino si prevedono nove aree. Il Pup rifiuta questa schematizzazione a favore di una pianificazione più articolata, più comprensiva delle realtà e tradizioni locali Prime ipotesi sul Prg di Trento, formulate dal gruppo del prof. Marconi, che accentuano il ruolo del capoluogo egemone. Duri scontri con il gruppo Samonà / inizio - Si inizia con una vasta ricognizione della realtà provinciale, con indagini dirette e coordinate (sociologiche, sull'agricoltura, sui servizi, sull'edilizia e sulle preesistenze ambientali, sull'energia); - Prime elaborazioni demografiche; - Prime verifiche con gli amministratori locali (Cles, Fondo, Malè) / aprile - Convegno Torbole, presieduto da Bruno Kessler ed organizzato dall'ufficio Studi. Parteciparono: Samonà e i suoi collaboratori, Nino Andretta, Lombardini, Secchi, Calcaterra, Braga, Rivolta. Dibattito tra le ipotesi di localizzazione/programma economico e le prime scelte urbanistiche, orientate verso l'equilibrio territoriale, capace di formare città senza concentrazione, una nuova organizzazione territoriale, fondata su dimensioni opportune: si precisano dunque, anche nei loro confini, i comprensori, con le tipologie formative di queste nuove città (relative all'industria diffusa, ai servizi altrettanto decentrati, al recupero del patrimonio edilizio antico, all'uso equilibrato delle risorse ambientali finalizzate all'equilibri territoriale). Si precisa quindi il concetto di campagna urbanizzata. Sono individuate sette grandi unità territoriali, la prima proposta di suddivisione comprensoriale; all'interno di queste, più comuni formano le unità insediative, quasi quartieri della nuova città, utili per un'organizzazione unitaria dei servizi / novembre - Presentazione della prima, completa proposta di Pup al congresso Inu di Milano: - Dieci comprensori, correlati alle valli e alla loro storia; - Lettura del territorio, attraverso le sue trasformazioni, in particolari le più recenti e quelle in corso; - Analisi della struttura insediativa; - Analisi di quella socio economica - demografica; - Il comprensorio come struttura capace di realizzare il concetto di campagna urbanizzata, individuabile usando alcuni precisi criteri; - Trento enucleata come città comprensorio; - Superstrada della Valsugana; - Strade di completamento dell'autostrada; - Prime indicazioni sul turismo / riunioni nei comprensori - verifiche di tutte le ipotesi con gli amministratori / primavera - dichiarazione di Kessler al Consiglio Provinciale: «Ove si arrivasse a proporre e a far accettare nei comprensori un discorso unitario sui principali problemi con reciproci sacrifici individuali in vista di maggiori utilità collettive, già si farebbe un grosso passo in avanti. Su questa strada d'altra parte ci stiamo avviando con profitto ed in quattro comprensori Val di Sola, Cismon, Bassa Valsugana, e Val Lagarina già si sta per iniziare la pianificazione». E inoltre: «Non ci nascondiamo che stiamo per porre in movimento una organizzazione che potrà avere oggi sviluppi imprevedibili». 16

18 1963 / ottobre - Convegno Inu di Cagliari: presentazione dell'attività urbanistica della Provincia in una sede nazionale. Grandi consensi alla relazione di Kessler / novembre Preparazione della stesura ufficiale del Pup in un quadro completo (scala 1:10.000). 1963/dicembre Presentazione al Consiglio della nuova legge urbanistica provinciale, redatta in funzione delle caratteristiche del progetto di piano. Previsione del piano comprensoriale e quindi dei consorzi per sua predisposizione e approvazione / gennaio-aprile Ulteriore tornata di consultazioni nelle quali disse Kessler: «sulle premesse, sugli obiettivi di fondo e sulle indicazioni di maggior rilievo del Pup abbiamo riscontrato un'ampia e per noi significativa adesione degli amministratori pubblici locali, nonché delle rappresentanze dei vari gruppi economico-sociali». 1964/23 maggio Approvazione del progetto PUP da parte della Giunta Provinciale - Esso materialmente costituito dalla relazione illustrativa, delle norme di attuazione e della cartografia, che per tutte le parti abitate e dalla cartografia, della scala 1:10.000, era firmato dal prof. Giuseppe Samonà dal prof. Nino Andretta e dall'arch. Sergio Giovanazzi, mentre gli studi e le ricerche che lo accompagnavano erano stati coordinati dal Dott. Giampaolo Andreatta. I contenuti del piano sintetizzavano i risultati del dibattito precedente. Nel presentarli Kessler ribadiva un quadro di riferimento ormai costante nel processo di piano: «Le indagini effettuate hanno portato ad individuare l'esistenza ed il progressivo accentuarsi, anche da noi, di squilibri territoriali, settoriali e sociali che inducono gran parte della popolazione e dei capitolati a defluire dalla periferia per accentuarsi verso l'asta dell'adige, o verso altri centri di minore importanza. I detti squilibri, inoltre, inducono buona parte della popolazione giovane, ad abbandonarla periferia per la emigrazione, all'interno o all'esterno. Un esodo così massiccio dalla periferia, con il conseguente accentramento di gran parte della popolazione nei centri principali, ed una tendenza così forte verso l'emigrazione, sono fenomeni di fronte ai quali la Giunta provinciale si è posta l'interrogativo se essi andavano passivamente accettati e se, invece dovevano essere in qualche modo fermati e corretti. Le risposta a questa domanda comportava, come appena evidente, una scelta politica di fondo, scelta che non poteva essere fatta che dall'organico che la più generale responsabilità in ordine al futuro sviluppo urbanistico del territorio» / I contenuti del progetto PUP: - I comprensori e le unità insediative per garantire a tutti le scelte proprie della vita urbana: è necessario localizzare anche nella campagna strutture produttive e di servizi di grandi dimensioni e valori; questi devono operare con la massima efficienza possibile; quindi necessita di una dimensione più grande dei singoli Comuni, capace di accogliere e di utilizzare tutte queste strutture. - l'intervento urbanistico i suoi settori: a) Settore della tutela del paesaggio anteposto a tutti gli altro perché costituisce il vincolo oggettivo fra la configurazione fisica del territorio e la dimensione e localizzazione degli interventi; b) Settore residenziale che comprende sia le zone di nuovo sviluppo che gli interventi nelle zone residenziali esistenti; c) Settore delle infrastrutture di collegamento; d) Settore dell'industria e artigianato; e) Settore agricolo; f) Settore turistico; g) Centri direzionali e commerciali.

19 Bibliografia di riferimento Autori vari Il Piano urbanistico provinciale Supplemento al nr. 8-9 de Il Trentino 1968 Si tratta di un fascicolo edito all indomani dell entrata in vigore del Pup. Contiene un ampia premessa metodologica una sintesi delle attività di analisi ed il contenuto delle principali scelte di piano sia a livello generale che a livello delle scelte specifiche. Uno strumento pensato per una larga diffusione e per una comprensione del Pup anche da parte dei non esperti. Presente anche un essenziale apparato cartografico con gli interventi generali del piano. Provincia autonoma di Trento Il Piano urbanistico del Trentino Marsilio - Padova 1968 Il documento più completo per quanto riguarda il Pup del Trentino. Curato da Sandro Boato e Romano Prodi, con la supervisione di Nino Andreatta, facendo sintesi dei tanti documenti redatti dall equipe di progetto a partire dal Contiene un racconto dettagliato di tutto il percorso di piano e un approfondimento di tutte le scelte progettuali. Sono inoltre contenute tutte le tavole del Piano urbanistico provinciale in scala 1: Franco Mancuso (a cura di) L urbanistica del territorio Marsilio - Venezia 1991 Dopo vent anni dall approvazione del Pup, Franco Mancuso è incaricato di redigerne la prima variante generale. Questo volume raccoglie il progetto pensato per il Trentino dopo l attuazione delle previsioni del primo piano e, che si fonda sulla visione politica di Walter Micheli. Il lavoro di Giuseppe Samonà viene ripensato alla luce della nuove sensibilità ambientali e di tutela del territorio emerse a partire dai primi anni Ottanta. Bruno Zanon Pianificazione territoriale e gestione dell'ambiente in Trentino CittàStudi - Milano 1993 Il volume ripercorre in maniera ragionata le vicende legate al primo Piano urbanistico provinciale (1967) e delle sua prima revisione generale (1987), prestando attenzione, in particolare, alla declinazione dei temi dell ambiente e della tutela del paesaggio. Il libro contempla anche le iniziative legislative intercorse tra i due piani e le iniziative legate alla pianificazione sott ordinata (Piani Comprensoriali) Paolo Castelnovi (a cura di) Progetto di revisione dei piano urbanistico provinciale Provincia autonoma di Trento - Trento 2003 Il volume contiene l esito degli studi effettuati durante la XII legislatura che hanno dato avvio al processo di revisione dello strumento urbanistico provinciale. Si tratta di una sorta di documento preliminare, coordinato dai professori Roberto Gambino e Paolo Castelnovi del Politecnico di Torino, che contiene una Nuova idea di territorio : un obiettivo non solo politico ma anche dettato dall inderogabile esigenza di ridefinire il Pup del Gianni Faustini Bruno Kessler FSMT - Trento 2011 La vita di Bruno Kessler ripercorsa nelle sue due declinazioni principali: l attività politica e l impegno sociale. Parlare di Kessler significa ovviamente parlare delle vicende istituzionali della provincia di Trento dal dopoguerra alla fine degli anni Ottanta. Anche se il volume non si sofferma squisitamente sulle vicende del Piano urbanistico provinciale, emerge comunque con forza la visione politica di Kessler ed il suo progetto per il Trentino. 18

20 L Italia e il Trentino all inizio degli anni 60 19

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