Americani poco trasparenti su Basilea 2

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1 Americani poco trasparenti su Basilea 2 CREDITO & IMPRESE a cura di Carlotta Magnanini Due noti economisti, Edward I. Altman e Andrea Resti, discutono delle conseguenze dei nuovi requisiti patrimoniali delle banche. Entrambi concordano sul fatto che vi saranno vantaggi diretti per le imprese meno esposte al rischio e maggiori costi per le imprese ad alto rischio e che questo porterà a un miglioramento del tasso di crescita dell economia. Quanto all atteggiamento ambiguo degli Usa B asilea 2, il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche europee, entrerà in vigore alla fine del 2006 e costituirà una grossa occasione per migliorare i sistemi di gestione dei rapporti con ogni tipo di società, grande o piccola. Lo sostiene il professor Edward I. Altman, ideatore del metodo di valutazione delle performance aziendali Z-Score e oggi direttore del Programma di ricerca sul Mercato Crediti e Debiti alla Leonard Stern School of Business di New York, nel corso di un botta e risposta organizzato da east con Andrea Resti, professore associato di Gestione degli Intermediari Finanziari all Università Bocconi di Milano. Un approfondimento a due voci su uno dei temi più forti e attuali dell universo creditizio, che avrà ripercussioni sulle aziende e su tutto il sistema economico dei Paesi europei. RESTI. Ed, qual è il tuo punto di vista su Basilea 2 e sulle conseguenze delle nuove regole sul sistema bancario? ALTMAN. Qualora le banche ottenessero risparmi, grazie a minori requisiti di capitale, questo si tradurrebbe in costi inferiori per le imprese e in una crescita maggiore dell economia in generale. Si tratta dunque di un opportunità per tutti. Nel caso in cui si verificasse invece una carenza di capitali ma non è questo l obiettivo degli organi di regolamentazione di Basilea vi sarebbe il rischio di una certa instabilità, maggiori problemi finanziari e traumi nell economia. Le imprese dovrebbero affrontare maggiori difficoltà, cosa che in parte già sta avvenendo. Mi riferisco, per esempio, a una certa perdita di redditività e produttività che si registra attualmente nelle imprese italiane, risultato della concorrenza della Cina e di altri Paesi. Ma, in termini generali, Basilea 2 non peggiorerà la situazione, anzi potrà migliorarla. E tu, Andrea, che ne pensi? R. Credo anch io che su una base aggregata le banche beneficeranno di maggiori margini patrimoniali. Quindi il timore che non saranno in grado di prestare quanto prestano oggi, causa la necessità di mettere da parte più capitale, forse non è giustificato. Ma andando oltre le cifre aggregate, ciò che cambierà grazie a Basilea 2 è anche la logica, il modo di pensare, che regolerà la gestione futura del sistema dei prestiti bancari in Italia. Per ora, in un certo senso, soprattutto per quanto riguarda le banche di piccole 130

2 CREDITO & IMPRESE _Andrea Resti, professore associato di Gestione degli Intermediari Finanziari alla Bocconi ed Edward I. Altman, direttore del programma di ricerca sul Mercato Crediti e Debiti alla L. Stern School of Business di New York dimensioni, il sistema dei prestiti funziona un po come le assicurazioni automobilistiche: entrambi guidiamo un automobile e paghiamo l assicurazione, ma se io subisco molti incidenti anche tu ne pagherai il costo, il che non è giusto perché se tu sei un bravo pilota non c è ragione perché debba pagare per il fatto che io non lo sono affatto. In Italia il sistema della concessione dei prestiti funziona ancora in questo modo: le imprese solide pagano spread che includono il costo dei prestiti inesigibili creati dalle società insolventi. Entro certi limiti Basilea dovrebbe contribuire a garantire che in futuro soltanto gli imprenditori peggiori si troveranno a pagare tassi più alti. Ciò comporterà un miglioramento del tasso di crescita dell economia, in quanto entro certi limiti le imprese solvibili potranno usufruire di crediti a condizioni più convenienti. Questa differenziazione in base al grado di rischio comporterà vantaggi diretti per le imprese meno esposte al rischio e nello stesso tempo maggiori costi alle imprese ad alto rischio. Peraltro, Basilea 2 riconosce che le imprese di medio-piccole dimensioni corrono il rischio di essere più spesso giudicate maggiormente rischiose; pertanto ha previsto che esse beneficino di alcuni sconti, tali da garantire che la nuova normativa comporterà un capitale identico o persino minore di quello determinato dalle norme oggi in vigore. A. È vero. Recentemente io e alcuni colleghi abbiamo realizzato un nuovo studio sull impatto di Basilea su imprese di piccole e medie dimensioni (PMI) negli Stati Uniti, in Australia e in Italia, partendo da alcune ipotesi di lavoro abbastanza realistiche. E abbiamo scoperto che se le aziende di piccole e Grazia Neri_Carlo Cerchioli

3 AMERICANI POCO TRASPARENTI SU BASILEA 2 medie dimensioni (che nel nostro caso erano quelle con fatturato inferiore a 15 milioni di euro) vengono valutate usando i meccanismi previsti da Basilea 2 per le grandi aziende, allora le banche devono accantonare un livello di capitale effettivamente un po più elevato rispetto al sistema attuale. Ma esiste anche la possibilità che le imprese di piccole dimensioni vengano trattate insieme ai clienti al dettaglio, con regole che prevedono maggiori vantaggi. Se le banche tratteranno almeno il 20% delle aziende come clienti al dettaglio, riteniamo che ciò comporterà capitale inferiore ai livelli attuali. Il che significa, si spera, tassi di interesse minori per le PMI. Questo è il risultato del nostro studio, che tra l altro è coerente con alcuni dei risultati presentati dai membri di Credit Group e di UniCredit. R. Ed, nel nostro Paese e nel mondo tu sei conosciuto come il creatore di alcuni famosissimi modelli statistici (come lo Z-score) per misurare il rischio creditizio, e sei stato forse il primo a compendiare in una manciata di indicatori finanziari le fonti principali del rischio stesso. Uno di questi indicatori è l effetto leva, vale a dire il rapporto tra capitale e patrimonio totale. Bene: ti voglio raccontare una storia italiana: da noi le imprese generalmente operano con una bassissima incidenza di capitale sulle attività totali A. Vuoi dire con un basso patrimonio? R. Sì, un basso patrimonio, per motivi per lo più fiscali. Perché il debito è uno scudo fiscale, che riduce le tasse, mentre il capitale non lo è affatto. Ma un anno fa Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit, ha affermato che, con Basilea 2, le cose cambieranno grazie all implementazione di una nuova serie di regole più chiare per tutti. Allo stato attuale le ditte italiane, dato il patrimonio molto basso con cui operano, devono offrire un numero elevato di garanzie accessorie per ottenere un prestito dalla banca. Profumo ha affermato che grazie all accordo la situazione può evolvere, perché se gli imprenditori accettano di versare un capitale maggiore nelle loro imprese, aumentando i loro punteggi, come lo Z-score di Ed Altman, allora ottengono un rating migliore e la banca ha bisogno di meno capitale per concedere loro un prestito. Di conseguenza, può anche permettersi di abbassare i requisiti di garanzie accessorie relativamente a quel prestito. Tu pensi che questo scambio (più capitale contro meno garanzie) di cui parla Profumo verrà conseguito con Basilea 2? A. Penso si tratti di una valutazione molto lucida, che sottolinea la necessità per le imprese di migliorare il loro score. Non è la prima volta che ne ho sentito parlare. Ma ciò che Profumo intende è che Basilea 2 sarà la forza trainante per affermare un principio valido già prima di Basilea: perché da sempre un capitale maggiore comporta una maggiore affidabilità creditizia per le imprese e conseguentemente costi del credito inferiori. Ora è più probabile che le banche agiscano in questo modo, più di quanto facessero con la regolamentazione precedente, quella che chiamiamo Basilea 1. E anche i direttori finanziari delle grandi aziende probabilmente capiranno il concetto, mentre non sono certo che sarà così per le imprese di piccole dimensioni, dove i direttori finanziari, i consulenti, i commercialisti e gli avvocati gestiscono situazioni di emergenza più che delineare strategie. I seminari, le conferenze e i rapporti tra banche e imprese possono essere realmente utili se riescono a convincere l imprenditore che, grazie alla possibilità di ridurre il capitale detenuto dalle banche e i tassi di interesse sui prestiti, un maggior patrimonio aziendale offre grandi vantaggi. Ma il punto critico è: possiamo comunicare tanto chiaramente con l imprenditore? R. Sono d accordo con te, la comunicazione è un fattore importantissimo per il cambiamento. Un altro fattore importante probabilmente è la legge fiscale, perché le banche possono cercare di convincere i propri clienti ad aumentare il patrimonio, ma fintanto che esso è pesantemente tassato, come in Italia, questo aumento non si verificherà tanto facilmente. A. Si tratta di attuare delle modifiche fiscali, come per esempio rendere gli interessi sul debito meno deducibili? R. O di ridurre l imposizione sul capitale reinvestito. Diversi anni fa era stata proposta una legge denominata dual income tax per aumentare il patrimonio delle imprese incentivandole a reinvestire i profitti, con un 132

4 CREDITO & IMPRESE Le banche devono riuscire a comunicare agli imprenditori che, grazie alla possibilità di ridurre il capitale detenuto dalle banche e i tassi di interesse sui prestiti, un patrimonio aziendale più alto offre immensi vantaggi prelievo fiscale notevolmente più leggero. In questo modo si creava un incentivo nella giusta direzione. Ma il governo successivo smantellò questa riforma fiscale, non condividendo questo tipo di politiche economiche. A. Pensi che esista un governo tanto perspicace da attuare questo tipo di politiche? La concessione di benefici fiscali per le imprese che rafforzano il patrimonio significa minori entrate per lo Stato nel breve termine, con un aumento del deficit o una riduzione del surplus. Il governo dovrebbe essere molto perspicace per dire: bene, nel breve periodo ciò può rappresentare un problema, ma nel lungo periodo è effettivamente meglio per l economia. Grazia Neri_Carlo Cerchioli R. Come sai, numerosi tagli fiscali sono stati approvati in Italia durante gli ultimi tre anni, indipendentemente dai nostri problemi di deficit. E questo è forse l unico taglio mancante... Ma tornando a Basilea 2, vorrei chiederti un commento conclusivo sugli Stati Uniti; gli europei dicono che con Basilea 2 le autorità Usa non si sono com- 133

5 AMERICANI POCO TRASPARENTI SU BASILEA 2 portate in maniera limpida. Inizialmente avevano proposto questa riforma normativa e gli europei l avevano accettata con entusiasmo, migliorandola e modificandola per assicurare che il maggior numero possibile di banche potesse adottare i nuovi sistemi di controllo dei rischi basati sul rating.ma all ultimo minuto gli americani hanno deciso che solo poche grandi banche, pochissime in effetti, dovranno adottare i processi di rating interno proposti dall accordo. Pensi che gli Stati Uniti abbiano cambiato idea? A. Sì, ho sentito parlare di questa storia e l ho anche commentata nel corso del mio intervento per il Congresso degli Stati Uniti. Sono stato molto deluso dal fatto che gli organi di regolamentazione del mio Paese abbiano cambiato all ultimo minuto i requisiti per le banche statunitensi, capisco che l Europa si sia sentita ingannata ma capisco anche le motivazioni addotte dai regulator americani. Ciò che fondamentalmente dicono è che negli Stati Uniti gli istituti di credito di piccole e medie dimensioni sono adeguatamente capitalizzati, con un cuscinetto minimo costantemente superiore al requisito minimo dell 8% (che è poi l obiettivo di Basilea 2); che è molto costoso e complicato implementare i processi di rating richiesti dal nuovo accordo e che quindi le banche di piccole dimensioni troveranno molto difficile aderirvi; che, anche qualora si verificasse un problema di solidità in una banca Usa di dimensioni medio-piccole, esso sarebbe risolvibile anche senza Basilea 2, attraverso un intervento delle autorità di regolamentazione domestiche, senza fallimenti bancari. Anche se ritengo che queste siano ragioni valide, sono d accordo con la sensazione di delusione europea: era necessario comunicare in anticipo la possibilità che il sistema statunitense, e in particolare per le banche di piccole dimensioni, non adottasse Basilea 2. Sono inoltre d accordo circa la necessità di includere nella normativa un qualche meccanismo per motivare le banche a costruire comunque un sistema di rating: tramite sforzi congiunti, sussidi dal governo, altri strumenti per motivare le banche a raggiungere un livello di competenza più elevato nell attività di rating. Non è giusto dare l impressione di tagliare la corda all ultimo minuto dicendo alle banche: non siete obbligati a investire nel rating, e non preoccupatevi, e così le banche non faranno adeguati investimenti. Ti ho dato una lunga risposta per spiegarti che sono d accordo circa il cosiddetto tradimento degli Stati Uniti; ma credo di sapere dove risiedono i motivi, e cioè nella volontà di salvaguardare una certa parità di condizioni concorrenziali per le banche americane. Francamente, poi, ritengo che questa decisione avrà un altra importante conseguenza e che gli europei non debbano sentirsi ingannati, ma se mai stare a guardare e farsi una risata: infatti la conseguenza della scelte di non consentire alle piccole banche degli Usa l adozione di Basilea 2 sarà che esse diventeranno più appetibili per le banche più grandi, in grado di acquisirle. I clienti degli istituti più piccoli sono prevalentemente piccoli clienti, come si mostra nella ricerca sull impatto di Basilea a cui facevo riferimento prima; applicando Basilea 2 ciò comporterebbe un requisito patrimoniale inferiore, ma le piccole banche non possono applicare Basilea 2. Chi può applicare Basilea 2 sono le grandi banche, che a questo punto sono incentivate a comprare quelle piccole per poter fagocitare il loro portafoglio di piccoli clienti R. Ed, hai menzionato le fusioni bancarie. Recentemente ho letto uno studio della Federal Reserve in cui viene dimostrato che il tasso di crescita dell economia reale in diversi Stati degli Stati Uniti è aumentato in seguito a un ondata di fusioni bancarie condotte tra banche di Stati diversi. Gli Stati Uniti hanno eliminato le limitazioni alle fusioni interstatali durante gli anni Novanta, e quando le barriere sono cadute, consentendo le fusioni bancarie transfrontaliere, si è verificato un impatto positivo e statisticamente significativo sulla crescita reale. Se consideriamo la situazione dal punto di vista dell Italia dove ci sono stati problemi serissimi di crescita abbiamo avuto una crescita negativa per due trimestri consecutivi, cosicché siamo tecnicamente in recessione non pensi che anche in Europa alcune fusioni transfrontaliere in Europa potrebbero avere un effetto positivo sulla crescita reale, un po come è accaduto, a quanto si dice, negli Usa? A. Sono d accordo. In questo momento si tratta di un argomento particolarmente controverso, sia per le banche straniere che cercano di comprare attività italiane o bancarie, 134

6 CREDITO & IMPRESE La comunicazione è un fattore importantissimo per il cambiamento, così come la legge fiscale. Le banche possono cercare di convincere i propri clienti ad aumentare il patrimonio. Ma finché rimarrà pesantemente tassato, come in Italia, non sarà così semplice sia del caso di un grande istituto italiano che sta per comprare una grossa banca straniera. Ritengo in primo luogo che la crescita ne sarà stimolata così come è avvenuto negli Usa. Secondariamente, vi saranno vantaggi anche dal punto di vista della massa critica necessaria per competere: dato che il mondo si sta muovendo verso una competizione più aperta in termini di commercio internazionale, è necessario che le banche italiane crescano per non essere schiacciate dalle banche straniere. Quindi la crescita è importante in una prospettiva di sopravvivenza, oltre che per il potenziale impatto sull economia reale nel breve termine. Grazia Neri_Carlo Cerchioli 135

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