di destra Essere o non essere nuovo Berlusconi Un Cavaliere lancia in resta Centrosinistra Smacchieremo il giaguaro

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1 eporter nuovo Berlusconi Un Cavaliere lancia in resta Anno VI - Numero 7-15 febbraio 2013 Centrosinistra Smacchieremo il giaguaro Ieri e oggi C'era una svolta (e c'è ancora) Essere o non essere Bookmakers Vinca il peggiore di destra Secondo alcuni analisti il professore dovrebbe uscire dai dubbi e dare una leadership alla nuova realtà politica di cui il paese ha bisogno per uscire dal bipolarismo Quindicinale della Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS Guido Carli

2 3Ci salverà un Monti di destra 8Un Cavaliere lancia in resta Per Antonio Polito, con il voto di fine febbraio avremo un Parlamento bloccato. Forse si dovrà rivotare. E servirebbe una nuova leadership In questa intervista a Reporter nuovo, Silvio Berlusconi appare più che mai determinato: critica il governo Monti, rassicura sulle sue amicizie con i potenti della Terra e si difende da tutte le accuse Non chiamateli partiti Previsioni di voto favorevoli da parte dei giovani per gli outsider Ingroia e Grillo. Alcuni di loro spiegano il perché 6Quel conflitto che non c'è 10 Smacchieremo il giaguaro Tanta tv e gioco delle parti. Nella crisi, i partiti fanno i conti con nuove strategie di sopravvivenza. Ma per tornare al dibattito politico bisogna rispolverare il collateralismo. Giuseppe De Rita fotografa così la campagna elettorale. Pier Luigi Bersani resta sicuro di vincere, ma dice che per cancellare il berlusconismo è necessaria la stessa partecipazione popolare che ha animato le primarie. Le parole chiave: moralità e lavoro Sulla spinta dell'entusiasmo Nelle nuove liste meno strutturate sono al lavoro gruppi di giovani volontari che si battono per le ragioni della politica. Viaggio nei comitati elettorali di Rivoluzione Civile, Scelta Civica e Fare 15 I ragazzi del muro Le formazioni giovanili dei partiti dicono no all antipolitica. E molti di loro si sono candidati 16 è nato il politico 2.0 Addio ai vecchi modi di cercare il consenso, in gran voga internet e social network. Con una spesa pari al 20 per cento di quanto dedicato dai partiti alla comunicazione Quanto ci costi I partiti sono restii a farci sapere quali somme investono nella campagna elettorale e da chi provengono C'era una svolta (e c'è ancora) Un tuffo nel passato, con istantanee di momenti decisivi: dalla vittoria della Dc sul Fronte popolare nel 1948 fino a Berlusconi 19 Fantasmi di peso L enorme massa degli strumenti derivati rimbalza dagli Stati Uniti all Europa. Ma quasi nessuno dei politici affronta il problema. Le indicazioni di un super-esperto 20 Tornare a Roosevelt Economisti e leader politici propongono strategie economiche di spesa come quelle degli anni Trenta. Ma l Europa ci lega le mani Né con te, né senza di te Da molti esponenti del gruppone di centrodestra piovono critiche al Pdl, che però a Straburgo continua a contare Vinca il peggiore Per i bookmakers accanto a quotazioni basse per Bersani si promettono guadagni elevati in caso di vittoria dei candidati meno probabili 23 Dimmi chi sei, ti dirò chi voti è boom dei test informatici per scoprire il proprio candidato ideale: intrecciando le aspettative degli elettori con le promesse dei partiti, l associazione SOMMARIO Openpolis calcola via web le preferenze elettorali

3 Ci salverà un Monti di destra L'INTERVISTA POLITICA 3 % % % % 14 % Per Antonio Polito, con il voto di fine febbraio avremo un Parlamento bloccato. Forse si dovrà rivotare. E servirebbe una nuova leadership Virginia Gullotta Il 24 febbraio arriverà alle urne un Italia spossata, debilitata dalla più lunga e dura recessione dal dopoguerra. Non avevamo mai conosciuto un periodo cosi lungo di recessione spiega Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera e attento osservatore dei nostri tempi. Dal 2008 al 2011 abbiamo perso circa 7 punti di Pil il che vuol dire che siamo tornati ai livelli di reddito pro capite degli anni Novanta. C è un clima difficile che fa ricadere la difficoltà economica sui consensi elettorali. Ci sarà un Parlamento nuovo e frammentato e il rischio di non avere la maggioranza necessaria per governare 5 anni assilla tutti i partiti. In un suo editoriale ha scritto che una crisi così grande non andrebbe sprecata. Che cosa bisognerebbe fare perché fosse utile? «La crisi dovrebbe essere una opportunità. In generale in economia e nel capitalismo tutte le crisi sono una trasformazione. Emergono paesi nuovi, forze nuove, idee nuove. Dovremmo provare a sfruttare la gravità di questa crisi anziché provare a salvare ognuno la propria piccola rendita di posizione, la crisi sta spazzando via tutto. Tanto vale rimettere tutto in discussione e costruire una nuova Italia, su basi nuove, con un progetto di sviluppo nuovo». E in che modo? «L Italia è cresciuta molto dalla fine della grande guerra agli anni 70. Dalla metà degli anni 70 fino agli 90 invece siamo cresciuti a ritmo europeo. Dalla Seconda repubblica in poi ci siamo fermati. Quando arriva l euro, infatti, non abbiamo più a disposizione le due principali armi utilizzato in questa lunga rincorsa: la svalutazione della moneta e l inflazione. Godiamo, però, di vantaggi enormi: possiamo accedere ai capitali agli stessi prezzi dei tedeschi, ad esempio. Avremmo dovuto diventare europei a tutti gli effetti, ma non lo abbiamo fatto. Abbiamo mantenuto in piedi tutte le nostre corporazioni, la rigidità del mercato del lavoro, una elevatissima spesa pubblica, la nostra dolce vita. Ci siamo adagiati sulla nostra ricchezza, ma soprattutto sui nostri risparmi. A queste condizioni, però, non ci si sta nell euro. E adesso paghiamo il peso delle nostre scelte». Secondo lei il posto di Monti è il centro oppure il Senatore dovrebbe fare outing politico e confessare di essere la nuova destra? «No, Monti non può stare al centro. Il centro, nei sistemi bipolari, non esiste. Esistono semmai dei partiti persi, che non sono né quello di destra né quello di sinistra. In Inghilterra ci sono i Liberali, in Germania i Liberali e i Verdi. In Spagna vi è l Izquierda Unida, in Francia altre forze in- "Con Berlusconi avremmo una Italia che ha già fallito. Con Bersani un paese con l incognita del suicidio. Quella di Monti invece sarebbe un Italia austera"

4 5 torno ai socialisti e Gollisti. Il centro è rappresentato solo dagli elettori moderati che i partiti devono cercare di conquistare per vincere le elezioni. Monti dunque dovrebbe puntare a dare una leadership e una direzione al centro destra che negli ultimi anni si è sfaldato». Ha da poco presentato il libro di Franco Debenedetti Il peccato del Professore Monti. Lei cosa rimprovera più di ogni altra cosa al Presidente del Consiglio? «Politicamente parlando, di non aver fatto appello apertamente a questo elettorale moderato. Anche considerando il fatto che il Ppe, l unione transnazionale di tutti i partiti conservatori europei, gli aveva offerto questa investitura. Guardando invece a questo anno di governo, credo che Monti avrebbe potuto fare di più. Ha sfruttato poco il vantaggio che aveva di poter sfidare i partiti e i loro veti. Per esempio sulla riforma del mercato del lavoro: per salvare la maggioranza e evitare la crisi ha accettato una annacquamento della legge Fornero. Ha fatto lo stesso sul disegno di legge sulla corruzione, dove di certo avrebbe potuto fare di più e invece si è piegato al Pdl». Il centrosinistra non si aspettava il grande ritorno di Berlusconi, come ha dichiarato Rosy Bindi. Non immaginava la discesa in campo di Ingroia. Credevano davvero che la campagna elettorale sarebbe stata semplice? «Il centro sinistra ha fatto il solito errore di albagia e orgoglio. Ha creduto di poter vincere e di poter governare come sinistra, ossia con l allenaza Pd - Sel. Non hanno pensato al radicalismo di sinistra che invece da sempre esiste in quel mondo lì. E così sono arrivati col fiato corto alle elezioni e alla campagna elettorale. Il Pd non ha sfondato i suoi limiti tradizionali e come sempre prenderanno 12 milioni di voti all incirca. Magari stavolta saranno sufficienti per vincere, data l alta frammentazione, ma non basteranno a governare. Soprattutto se al Senato non ci sarà la maggioranza. Per questo motivo, a due settimane dal voto dunque il Pd si trova a dover fare i conti con l ipotesi di costruire nuove alleanze, con Monti ad esempio. Ma così facendo mette in crisi la proposta politica con cui si è presentata alla primarie prima e poi alle elezioni. Il rischio di rendere ingovernabile la situazione è dietro l angolo perché il Pd da solo non ce la fa a vincere, ma non ce la fa ad allearsi con i moderati perché è tirato alla sua sinistra». Le chiedo di indicarmi un aggettivo per l Italia che sarebbe con Berlusconi, con Bersani oppure con Monti. Mi spiega il perché di queste scelte? «Con Berlusconi avremmo una Italia che ha già fallito. La sinistra in passato ha già vinto le elezioni e si è affondata nel giro di pochi anni. Con Bersani avremmo dunque un paese con l incognita del suicidio. Quella di Monti invece sarebbe un Italia austera, con tutti i significati che questo termine racchiude. Un po di austerità è necessaria, ma è anche vero che l elettorato non ama l austerità». Divisi su tutto, uniti dall amore per i cani. Tanto che su Twitter è stato lanciato l hashtag YES WE CANE. Una operazione simpatia per Monti, ma secondo lei, su cosa dovrebbe far leva, più degli altri candidati? «Il Presidente Monti dovrebbe far leva L'INTERVISTA "Il bipolarismo si è rotto. Ci sarà un Parlamento diverso, il più rinnovato dal Ma non è detto che la legislatura sarà duratura" sulla sua serietà perché poi in effetti i partiti sono specialisti nel promettere. Lui è più autorevole e credibile quando promette. Dovrebbe far leva sulla sua attendibilità e non la rovinerei cercando di essere troppo simile agli altri». Passeremo dall essere il Parlamento più semplice d Europa a due nuove Camere di zecca, frammentate e con partiti antisistema. La difficoltà di governare, una volta in Parlamento, pende sulla testa di tutti i leader al momento. Come potrebbe risolversi questa situazione? «Il bipolarismo si è rotto. Avremo un Parlamento diverso, il più rinnovato dal 1994 e di certo più frammentato del precedente dove c erano solo 4 partiti. Ci saranno un po di veterani e di soliti noti, ma stavolta arriveranno interi partiti nuovi come il Movimento 5 stelle di Grillo. Gente che non viene dalla politica che non sappiamo cosa faranno, se saranno disciplinati e fedeli o se invece faranno casino come la Lega Nord dei primi tempi. Potrebbero essere sopraffatti dall austerità del palazzo. Sarà dunque un Parlamento turbolento e ondeggiante. E non è detto che la legislatura sarà duratura».

5 { Quel conflitto SCENARI che non c'è Tanta tv e gioco delle parti. Nella crisi, i partiti fanno i conti con nuove strategie di sopravvivenza. Ma per tornare al dibattito politico bisogna rispolverare il collateralismo. Giuseppe De Rita fotografa così la campagna elettorale. 6 Marcella Maresca Non è ovvio, ma è abbastanza comune che una competizione consumata davanti al piccolo schermo si trasformi in un canovaccio già scritto, in cui gli attori giocano o recitano ruoli più o meno calzanti, con poco spazio all improvvisazione e all inventiva. Stavolta, però, è un gioco fine a se stesso: l attuale campagna elettorale non mostra grandi novità, se non quella del divorzio con la dialettica tra le parti politiche e sociali. E questa, in estrema sintesi, la posizione di Giuseppe De Rita, sociologo, fondatore e poi già presidente del Centro Studi investimenti Sociali (Censis) e del Consiglio Nazionale dell Economia e del Lavoro (Cnel). Più che una corsa al voto, si tratta di una forma di intrattenimento a cui prestano la faccia politici sempre più avvezzi a calcare palcoscenici e studi televisivi. Con un aggravante: dall altra parte dello schermo, il pubblico più o meno pagante, senz altro votante è sempre più povero e sempre più arrabbiato. Secondo il rapporto Censis del dicembre 2012, gli italiani che andranno alle urne sono trincerati nella strategia delle tre r : risparmio, rinuncia, rinvio. C è un meccanismo implicito di risposta alla crisi: rinchiudersi in un particolarismo egoistico, ridurre i conflitti a un 'io speriamo che me la cavo'. L unica tensione significativa che si registra è quella alla sopravvivenza dice De Rita. Ciascuno tenta di trovare scampo "Tutti sono prigionieri delle leadership. I fenomeni Grillo e Berlusconi cavalcano una decadenza antropologica alla crisi in modo assolutamente personale. In una società in cui i singoli sono isolati e in balia delle emozioni, tutti sono prigionieri delle suggestioni della leadership. In questo senso, i fenomeni di Grillo e Berlusconi cavalcano una decadenza antropologica. Il rischio, insomma, è quello da cui ammonisce l Amleto Shakespeariano: guardarsi da quelli che sghignazzano per tutto il tempo sol per suscitare le risate d un certo numero di spettatori ignoranti, proprio là quando dovrebbe farsi risaltare qualche passaggio essenziale del dramma. E al dramma ci siamo. Ma la strategia della sopravvivenza non riguarda più solo i cittadini elettori. A battere gli stessi percorsi sono anche i partiti che si presentano alle elezioni, stretti tra la crisi di legittimità del loro ruolo e il Porcellum che li costringe a coalizzarsi, appiattendo così l offerta politica e, di conseguenza, il dibattito. La sopravvivenza è risultato di tre fattori: la 'restanza', la diversità e il riposizionamento, spiega ancora l ex presidente del Censis. 'Restanza' è, letteralmente, 'ciò che resta', cioè quel passato che permette di restare solidamente in piedi sul terreno della propria storia, della propria identità. Quando Bersani ha vinto le primarie e ha ringraziato lo staff al teatro Capranica, ha riconosciuto il ruolo che ha giocato il

6 SCENARI "Il multipolarismo di queste elezioni è solo apparente. Il dibattito politico tra le parti si erode nella competizione 7 suo partito, cioè la sua 'restanza', la sua storia. Che è invece mancato a Renzi, che non aveva un passato altrettanto stabile. In qualche modo, però, la 'rottamazione' ha significato innovazione, diversità. Ecco il secondo punto: la crisi trasforma, e per sopravvivere è necessario lasciarsi trasformare. Se si resta uguali, è la fine. In questo senso anche Mario Monti costituisce una novità figlia della crisi, nel panorama politico. Ma l assenza di un precedente solido rischia di determinarne l insuccesso. Infine, il riposizionamento: per sopravvivere serve cercare una nuova collocazione strategica. Per le imprese, vuol dire individuare nuovi mercati, eventualmente prodotti diversi. E quel che è mancato alle imprese italiane, che infatti stanno andando piuttosto male, per la maggior parte. Per la politica il discorso è simile. Monti é stato un buon esempio di riposizionamento strategico: si è inventato una collocazione inedita, tra il centro e la destra, rinunciando a candidarsi a capo di una nuova destra liberale. Soprattutto, il Professore ha saputo piazzarsi nel contesto europeo, lì dove si prendono le decisioni più importanti per il momento storico attuale, guadagnandosi anche una certa autorità e, per dirla con le parole di De Rita, 'l aura dell indispensabilità'. Per il resto, niente di nuovo sotto il sole. Le novità sono marginali: il multipolarismo di queste elezioni è solo apparente, con un Ingroia che intercetta voti della sinistra prima assegnati a simboli differenti, e un Berlusconi alle prese con Giannino, Meloni e, naturalmente, la Lega. Il dibattito politico delle parti si erode nella competizione. E poiché la legge elettorale favorisce le coalizioni, ciascun partito è costretto a ricorrervi. E una conferma viene dal ricorso al voto disgiunto, che sacrifica l identità politica dell elettore a vantaggio della coalizione. Il risultato è un conflitto ancora polarizzato e fortemente personalizzato. Non si tratta, però, di una personalizzazione all americana. Negli Stati Uniti una competizione congelata attorno a due leader non può reggere più di otto anni. In Italia sono vent anni che il discorso politico gira attorno a Berlusconi e all anti-berlusconismo, tra il populismo e il mercato. E il triste destino a cui ci ha condannato la Seconda Repubblica di cui molti annunciano la fine senza che sia nata la Terza, perché la legge elettorale non è cambiata. L unica soluzione, suggerisce ancora De Rita, è riformulare la lezione del collateralismo. In un momento in cui aumentano rabbia, tensioni, indignazione e populismo, senza che tutto ciò si trasformi in conflitto politicamente agibile, gli unici attori in grado di compiere questa operazione sono gli organismi di rappresentanza e di categoria. Tocca a loro, cioé, coagulare le tensioni attorno alla logica politica. Solo che il collateralismo della Prima Repubblica si giocava attorno ai partiti, ora bisogna trovare nuove strade. Ma questo non piacerebbe a quanti (Monti, ad esempio) hanno detto che la concertazione e il corporativismo sono morti. Le strade da battere, quindi, sono quelle della ricerca del conflitto: tentare di recuperare quel contrasto così benefico per la democrazia che si è perso nella competizioni elettorali, e che è alla base della dialettica politica di cui ha tanto bisogno il Paese.

7 CENTRODESTRA Un Cavaliere lancia in resta In questa intervista a Reporter nuovo, Silvio Berlusconi appare più che mai determinato: critica il governo Monti, rassicura sulle sue amicizie con i potenti della Terra e si difende da tutte le accuse 8 Lorenzo Mameli Possiamo vincere anche questa volta. Lancia in resta, il Cavaliere è convinto che l identità di vedute all interno della sua coalizione lo porterà lontano. Anche perché i traditori Fini e Casini non ne fanno più parte. Silvio Berlusconi critica il Fiscal compact, chiede a gran voce una Bce che possa dirsi una banca centrale a tutti gli effetti, sconsiglia ai suoi familiari ulteriori discese in campo e ribadisce che, comunque vadano le elezioni, non cercherà l appoggio del centrino di Mario Monti. Molti sondaggi, nonostante la sua rimonta, danno ancora in vantaggio il centro-sinistra. Lei sostiene di essere in corsia di sorpasso. Ha qualche asso nella manica? Gli ultimi sondaggi ci danno a meno di due punti di distacco dalla sinistra alla Camera, mentre al Senato siamo avanti in molte regioni-chiave. È un risultato eccezionale, considerato il distacco da cui siamo partiti pochi mesi fa, ma non è ancora abbastanza: manca poco alla fine della campagna elettorale e sono sicuro che abbiamo tutte le potenzialità per vincere anche questa volta. Basta vedere le dichiarazioni preoccupate dei nostri avversari, che nell ultimo periodo hanno ripetuto come un mantra Berlusconi non vincerà, per capire quanto in realtà la loro sconfitta sia vicina. Il grande popolo dei moderati italiani non vuole la sinistra delle tasse al governo, e per questo ancora una volta darà fiducia all unico vero grande partito liberale in Italia: il nostro. Anche se la sua coalizione vincesse le elezioni, non sarebbe facile mantenere una maggioranza stabile al Senato. Come crede di garantire la governabilità del Paese? Sta già pensando ad altre alleanze? Quello dei numeri è un problema che ci porremo dopo le elezioni, quando potremo contare su dati precisi. Ma due cose sono certe. La prima è che con i partiti che compongono la mia coalizione c è una coesione, un identità di vedute che non abbiamo mai avuto nei nostri governi precedenti. E questo perché i traditori Fini e Casini non ne fanno più parte. La seconda è che qualsiasi sarà l esito delle elezioni, sicuramente non cercheremo l appoggio del centrino di Monti. I suoi oppositori sostengono che le sue promesse abbiano contribuito al recente crollo della Borsa e all innalzamento dello spread. Come risponde a queste accuse? Che sono solo falsità alimentate dai nostri avversari per avvelenare il clima delle elezioni. La recente esperienza del governo Monti ha già dimostrato che la speculazione segue regole proprie e lo stesso Monti, che si vanta di aver fatto crollare lo spread italiano, in realtà ha potuto godere di due grandi vantaggi: l intervento di Draghi e l accordo sul fiscal cliff americano. Mario Monti si vanta di essere il salvatore della Patria, ma quando si è dimesso non ho visto alcuna scena di panico fra gli investitori. La questione dei conti pubblici è legata a doppio filo al rapporto dell Italia con l Unione europea. Qual è, invece, il Silvio Berlusconi contro l Europa? Ecco un altra falsità. Credo che in Italia nessuno possa dirsi più europeista di me

8 CENTRODESTRA "Creare spazio pubblico è il mio mantra" Tra i più importanti leader mondiali ho tantissimi amici. Farmi apprezzare dagli altri è uno dei miei maggiori talenti 9 rapporto di Silvio Berlusconi con l Europa? Il mio rapporto con l Europa è ottimo. Ho mantenuto contatti regolari con tutti i miei colleghi. Ho anche un talento particolare per rispettare gli altri e farmi apprezzare dagli altri. Sono la persona più aperta all amicizia, e se c è qualcuno che dopo vent anni di attività politica ha tantissimi amici tra i più importanti leader mondiali, quello sono io. Eppure alcuni suoi avversari la accusano di essere anti-europeista. D altra parte, in più occasioni, lei ha criticato anche con una certa decisione le politiche dell Unione e la Germania di Angela Merkel. Silvio Berlusconi contro l Europa? Ecco un altra falsità. Io sono sempre stato un convinto europeista, anzi, credo che in Italia nessuno si possa definire più europeista di me. Le mie critiche sono sempre state dirette solamente all eccessivo peso di cui gode la Germania nell Unione europea, un peso che rischia di schiacciare gli altri Stati membri. In questo, penso di aver agito sempre e solo nell interesse dell Italia, a differenza dell attuale premier che ha cercato di svendere il nostro Paese ai tedeschi. Ma voglio ribadire con chiarezza il concetto che dall Euro e dall Europa non si torna indietro: sarebbe una grandissima sciagura. Anche se c è ancora parecchio da fare. Ad esempio, vorrei che la Bce fosse una banca centrale a tutti gli effetti, in grado di garantire i debiti sovrani e disposta a stampare moneta in caso di necessità. Quali sono i suoi punti di riferimento, per quanto riguarda la cultura e l economia? Riesce ancora a trovare il tempo di leggere? Purtroppo negli ultimi tempi non ho avuto molto tempo da dedicare alla lettura, ma riesco ancora a leggere qualche saggio politico o economico. In particolare, da buon liberale, cerco di studiare anche sui libri il Fiscal compact e il modo in cui sta rallentando la crescita in Europa. Chi vorrebbe come prossimo presidente della Repubblica? Per ora non posso fare nomi. Ma di certo, alla luce degli ultimi tre presidenti della Repubblica che abbiamo avuto, mi basterebbe che non fosse di sinistra. Cosa vede nell era post-silvio Berlusconi? Scenderà in campo qualche altro componente della famiglia? Sinceramente non credo. Anzi, glielo sconsiglio vivamente: non augurerei a nessuno dei miei familiari di dover affrontare solo la metà della fatica, del fango e della persecuzione giudiziaria che ho dovuto patire io. Detto questo, se qualcuno di loro manifestasse l intenzione di dedicarsi alla politica non sarei certo io ad impedirglielo, così come mia madre ha fatto con me ai tempi della mia discesa in campo. Per il futuro abbiamo già una squadra forte e valida, a cominciare dal segretario del Popolo della libertà, Angelino Alfano, che di certo saprà fare benissimo anche quando io mi sarò ritirato dalla politica. LE LETTURE DEL CAVALIERE Lo stile di vita, la politica. Sono i temi che negli ultimi anni hanno monopolizzato il dibattito su Silvio Berlusconi. Da Noemi Letizia alle feste di villa Certosa, da Patrizia D Addario a Ruby Rubacuori, le sue frequentazioni (presunte o reali che siano) fanno pensare più a un viveur che a un uomo di cultura. Ma nella rivista Una storia italiana, distribuita alle famiglie per la campagna elettorale del 2001, viene dipinto un altro Cavaliere: Dante, Platone, Sant Agostino e tanti altri. Tra i suoi testi preferiti figurerebbero l Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, Il principe di Niccolò Machiavelli e l Utopia di Tommaso Moro.

9 CENTROSINISTRA Smacchieremo il giaguaro Pier Luigi Bersani resta sicuro di vincere, ma dice che per cancellare il berlusconismo è necessaria la stessa partecipazione popolare che ha animato le primarie. Le parole chiave: moralità e lavoro { 10 Lorenzo Mameli Smacchieremo il giaguaro, ma con l aiuto di tutti. Io da solo non ce la faccio. Pier Luigi Bersani lo sta ripetendo dai palchi di tutta Italia. Ma non è un ammissione di debolezza, perché secondo il segretario del Partito democratico il popolo del centro-sinistra, il popolo delle primarie, trova la sua arma atomica proprio nella partecipazione popolare. Il Pd e la sua coalizione di cui fanno parte Sinistra, ecologia e libertà e diversi partiti minori nonostante la straordinaria rimonta dell onnipresente Silvio Berlusconi, sono stati davanti fino all ultimo sondaggio e sono ritenuti da molti in grado di ottenere la maggioranza relativa dei voti. Con la legge elettorale disegnata da Roberto Calderoli nel 2005 (il cosiddetto Porcellum ) questo scenario consegnerebbe al soggetto politico guidato da Bersani la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei deputati. Al Senato le cose si fanno più complicate, perché l elezione avviene su base regionale e il risultato è incerto. In altre parole: la maggioranza dei seggi, qui, è tutto fuorché una sicurezza e molti sostenitori del Pd temono che una probabile vittoria possa sfociare nella nascita di un Parlamento ingovernabile, in una crisi di governo annunciata. Anche perché tra l attuale alleato Nichi Vendola e Mario Monti, un interlocutore strategico per il futuro, non corre buon sangue. Su questi argomenti, l ultima parola spetta ai numeri. Dopo le elezioni di domenica 24 e lunedì 25 febbraio saranno anche loro a determinare i formati delle Con l acquisizione di una fedeltà fiscale diversa finanzieremo il rilancio del Paese" alleanze. Nel frattempo Pier Luigi Bersani si mostra fiducioso, determinato e ottimista. Certo, stiamo vivendo la crisi più grave dal secondo dopoguerra, per dirla con le sue stesse parole, ma forse gli strumenti per uscirne ci sono. Anche senza tirar fuori conigli dal cappello in campagna elettorale, promette, lanciando l ennesima frecciata ai suoi principali avversari il Popolo della libertà di Berlusconi e il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio senza risparmiare nemmeno l attuale presidente del Consiglio. Come superare la crisi? Quali le proposte del Pd per l economia? Il partito ha elaborato un piano in cinque punti che mette al primo posto la liquidità, con l emissione di titoli del Tesoro per favorire il rafforzamento finanziario delle aziende e pagare i crediti arretrati delle piccole e medie imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Il secondo punto è un grande piano di piccole opere realizzate dagli enti locali, che rivitalizzi il sistema economico e si concentri sulla riqualificazione di scuole e ospedali. Terzo: un rilancio della green economy, l economia verde, e una maggiore attenzione alle energie rinnovabili. Quarto: lo sviluppo della banda larga (broadband), per adeguare il Paese alle realtà europee. Quinto e ultimo aspetto: il piano Industria 2020, che prevede aiuti all imprenditoria attraverso il credito di imposta, per favorire la ricerca e

10 CENTROSINISTRA "Creare spazio pubblico è il mio mantra" "Accanto alla lotta all'evasione fiscale, per finanziare il nuovo corso del centrosinistra, taglieremo la spesa militare" 11 incentivare l innovazione. Secondo il partito, tutte queste soluzioni potrebbero contribuire a risolvere il grave problema occupazionale che affligge l Italia e i suoi giovani. Nuove energie potrebbero stimolare il mondo del lavoro e indirizzarlo verso una maggiore sostenibilità ecologica. Come rendere questi progetti sostenibili anche dal punto di vista economico? Per Bersani, con l acquisizione di una fedeltà fiscale diversa, raggiungendo anche in questo settore la media europea. Io non voglio bastonare quelli che stanno già pagando ha ripetuto più volte voglio portare alla luce quelli che non pagano e farli pagare. E ho anche una proposta per chi ha portato i soldi fuori dal Paese: tornate qui, pagate quello che dovete e chiuderemo un occhio. Ma basta condoni, perché i condoni ci hanno portato nel baratro. Un altra voce importante per il finanziamento del nuovo corso del centrosinistra potrebbe essere, accanto alla lotta all evasione fiscale, il taglio della spesa militare. Per cercare di mettere nel 2014 il segno più dove ora c è il segno meno, anche nel Mezzogiorno. Per mantenere l assistenza sanitaria gratuita per tutti, come prescritto dall articolo 32 della Costituzione. Per sostenere l istruzione pubblica e riqualificare gli edifici scolastici non a norma. E con la ristrutturazione di ciò che è già stato costruito ritorna il tema dell economia verde, perché non c è mica più tanto spazio per costruire, in giro. Ma per governare, bisogna prima fare centro nella caccia al voto. E Pier Luigi Bersani non si esime dal mettere in campo uno degli espedienti retorici più usati in questi ultimi vent anni sempre in bilico tra Berlusconi e anti-berlusconismo. Quello del voto utile. L unico voto utile sostiene il segretario del Partito democratico è il nostro, perché noi siamo l unica grande forza politica contraria al leghismo e alla destra berlusconiana. Poi, riferendosi ai suoi avversari (in primis il Cavaliere e Roberto Maroni, segretario della Lega Nord), tenta l affondo: E dopo questi chi c è? Dopo Bersani c è il Pd, un grande partito popolare e riformista. E il giaguaro lo smacchiamo, perché siam più forti. Forza, dunque, diamoci dentro. LA RETORICA DEI "BERSANEMI" Le cosiddette metafore di Bersani sono ormai una consuetudine per il grande pubblico. Basta accendere la televisione o guardare un video su internet e spunta un giaguaro (Berlusconi), un leopardo o addirittura il re della foresta. La popolarità e l efficacia retorica dei bersanemi così definiti da Umberto Eco è tale da contagiare anche i comici e gli avversari politici. Lo stesso Silvio Berlusconi ha affermato che la sinistra dovrà fare attenzione, perché si troverà di fronte non un semplice giaguaro, ma un leone. E non è finita qui. Pier Luigi Bersani, qualche tempo fa, si è spinto fin sul palcoscenico, dove insieme a un Maurizio Crozza travestito proprio da Bersani ha recitato bersanemi su bersanemi. A questo punto, si fatica a distinguere i detti originali da quelli inventati dall attore genovese. E allora via, ragassi, ché non siam mica qui a pettinare le bambole, ad asciugare gli scogli, a mettere i pannelli fotovoltaici alle lucciole

11 12 R SCENARI Non chiamateli partiti Previsioni di voto favorevoli da parte dei giovani per gli outsider Ingroia e Grillo. Alcuni di loro spiegano il perché Marcella Maresca Trentadue anni, Simone lavora in uno studio legale. Precario, preoccupato del futuro. Lui i giornali li legge, e non si perde un talk show alla tv. Per il voto, ha le idee chiare: Grillo al Senato, Ingroia alla Camera. Due outsider per un solo elettore. Gli altri non li voto neanche morto. Preferisco essere rappresentato da uno che ha dedicato la sua vita allo Stato. E Grillo? Sarà utile a infilare in Parlamento una dose di scocciatori. E ha il merito di aver riportato la politica dai salotti tv alle piazze. Simone è tra i giovani presenti a un incontro con l ex magistrato di Palermo in un centro antiviolenza alla periferia di Roma. Non è solo voto di protesta, interviene una ragazza: Per superare la crisi serve senso dello Stato, una seria riforma della giustizia e una legge anticorruzione vera. In un comitato municipale di MoVimento 5 Stelle, Liliana, ventisette anni, pendolare, spiega: Sono candidati giovani, sono la vera novità. Stanno facendo un buon lavoro sull energia, l ambiente, la banda larga. Ci sono parlamentari che non sanno scrivere un , come si fa a parlargli di telelavoro? Per loro è ora di andare a casa. Nelle scorse settimane due sondaggi hanno focalizzato l attenzione sulle intenzioni di voto degli under 35. Fossero solo loro a votare, il Parlamento avrebbe un articolazione diversa. Secondo Mtv, l 85% è disilluso rispetto a un cambiamento politico reale. Eppure, alle urne ci andranno, per lo più. Il 27% sbarrerà la casella di M5S e il 6% Rivoluzione Civile. Non male, per un movimento costituito poco più di due mesi fa. Ciò vuol dire, sulla base di un sondaggio di Mannheimer, che ciascuna delle due forze politiche otterrebbe, rispetto alle percentuali calcolate sull elettorato complessivo, un surplus di voti appena inferiore a un punto. Grillo e Ingroia rosicchiano elettori dalla coalizione di centrosinistra: durante le primarie, infatti, l astro nascente di Matteo Renzi ha oscurato il leader di Sel Nichi Vendola, e molti elettori più giovani hanno finito per spostarsi verso i nuovi movimenti, che a loro parere danno più spazio a chi non è cresciuto sotto l ala dei partiti. Secondo lo stesso sondaggio, sarebbe il Pd a perdere di più se votassero solo gli under 35. Ma l Italia non è un Paese per giovani. In una campagna elettorale giocata a suon di promesse su tasse da tagliare e posti di lavoro da moltiplicare, alcuni temi caduti nel dimenticatoio delle principali forze politiche ricompaiono solo nelle parole degli outsider. L agenda di una giornata romana di Antonino Ingroia è un susseguirsi di appuntamenti con associazioni ambientaliste, comitati per l acqua pubblica, gruppi contro l abusivismo edilizio. Trasporti, energia, tagli alla politica sono al centro dei comizi con cui Beppe Grillo sta battendo a una a una le piccole e medie città italiane, su cui punta tutto per conquistare seggi. Ma non chiamateli partiti. Nonostante una leadership carismatica da far invidia anche alle forze politiche più strutturate, M5S e Rivoluzione Civile professano un organizzazione orizzontale. L estrema novità del simbolo di Ingroia è compensata da candidature miste (volti nuovi e vecchi, alcuni con carriere politiche decennali alle spalle) che creano qualche imbarazzo ai giovani elettori, dato che il Porcellum non consente di scegliere il candidato. Il comico genovese, da parte sua, aspira ad essere la terza forza in Parlamento, nonostante l esilio autoimposto sui media tradizionali. Nessuno dei due si presenta in coalizione, ciascuno può contare su percentuali che li condanneranno all opposizione. Eppure continuano a crescere, evocando lo spettro di un governo che già rischia di essere a tempo, precario quanto i giovani elettori che non lo voteranno. Le nuove forze politiche danno più spazio a chi non è cresciuto sotto l ala di un partito

12 IL VOTO dell'entusiasmo{ Sulla spinta Nelle nuove liste meno strutturate sono al lavoro gruppi di giovani volontari che si battono per le ragioni della politica. Viaggio nei comitati elettorali di Rivoluzione Civile, Scelta Civica e Fare Giordano Locchi 13 Sondaggi e sondaggisti sono quasi tutti d accordo: alle prossime elezioni saranno almeno il 40 per cento gli aventi diritto che preferiranno disertare le urne. Scollamento dalla politica, indecisione, mancanza di corrispondenza tra l offerta partitica e la volontà di voto, sono parole che suonano come un mantra sulle bocche di analisti e politologi nel racconto di una delle campagne elettorali più incerte degli ultimi anni. Eppure, nonostante la disaffezione, proprio l incertezza degli esiti del voto, in tanti crea interesse e spinge verso la partecipazione. Se i siti dei principali quotidiani registrano boom di contatti nelle pagine dedicate alla politica, i più sprovveduti si affidano a Yahoo! Answers dove chiedono: Per chi votare?. In questa situazione chi patteggia per una delle parti in gara capisce che è proprio in queste settimane che occorre spingere al massimo il piede sull acceleratore della propaganda. Conquistare gli indecisi è l obiettivo, per sbugiardare le previsioni sul tasso di astensione. In tanti spingono per il voto, dal cardinal Bagnasco, per il quale i cattolici non possono disimpegnarsi nella sfera "Seguiamo tutto, i candidati, i rapporti con la stampa e i comitati regionali" pubblica, alle Ferrovie dello Stato, che propongono sconti del 70 per cento sui biglietti dei treni per chi deve muoversi nei giorni delle elezioni. Ma quel che davvero preme e impegna risorse umane impressionanti affinché il 24 e 25 febbraio i cittadini escano di casa per andare al seggio, è una rete complessa e fittissima di volontari e comitati, che col lavoro frenetico di ogni giorno alimentano il ritmo e la fame di eventi e iniziative della campagna elettorale. I classici partiti fanno affidamento sulle sezioni sparse per il territorio nazionale, e sul lavoro consolidato dei numerosi militanti. Le nuove liste, invece, hanno dovuto improvvisare nel giro di poche settimane la costruzione di gioiose macchine da guerra per produrre manifesti, fare volantini, allestire gazebo nelle piazze, preparare incontri con i candidati. Entrando nelle sedi dei comitati elettorali, si ha l impressione di essere nel dentro di un enorme macchina per scrivere. Il ticchettio delle dita che battono sulle tastiere è frenetico e incessante. Quando si chiede: Quanti siete?, la risposta è sempre dipende. Dipende dalla disponibilità di chi vi lavora, perché in tutti i casi, tranne qualche figura di rilievo chiamata per le proprie competenze nella comunicazione e nel webmastering, si tratta di persone che impiegano il proprio tempo a titolo del tutto gratuito. Volontari insomma, tra i quali anche giovanissimi, studenti o neolaureati, che gestiscono le pagine facebook, twitter e sugli altri social network. A piazza Sant Ignazio a Roma, nel comitato centrale per Ingroia, ce ne sono almeno una decina. È un organizzazione complessa da gestire, dice Cristina D Arcangelo, che con Fabio Musella e Arcangelo Ferri (capostaff), coordina il comitato di Rivoluzione Civile: Seguiamo tutto, i candi-

13 IL VOTO 14 "Abbiamo un viavai continuo di cittadini che chiedono informazioni e vogliono dare una mano" dati, i rapporti con la stampa e i comitati mo cosa ne sarà di noi dopo febbraio. regionali, uno per Regione. Lo stesso problema si pone per il La macchina della propaganda ha mondo che gravita introno alla Scelta Civica di Mario Monti, che non gode la forma di una ragnatela: c è il centro pensante e pulsante, e poi le formazioni regionali, che dal primo prendono bertà e dell Udc: Il nostro obiettivo è dell appoggio logistico di Futuro e Li- comandi. Queste ultime si relazionano quello di avere solo esponenti della con le sezioni nei municipi cittadini e società civile, spiega Lelio Alfonso, nei piccoli centri di provincia, tutti dotati di capisezione che regolarmente data la scarsità di fondi, nel comitato, portavoce della lista del Professore, e contattano Roma. Rivoluzione Civile, 30 persone in tutto, lavorano persone che hanno già un mestiere. Certo d altronde, può contare sulla rete associativa dei Verdi, dell Italia dei valori, di è che la rete associativa di Italia Futura di Montezemolo ha contribuito Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, che si sono messi insieme sotto molto sul piano dei reclutamenti sul la leadership di Ingroia; e quindi sui militanti storici di quei partiti e sui loro diricoscrizione del Lazio, che si trova nel territorio. Nella sede per la prima cirgenti. Nella sede per il Lazio c è Maurizio cuore di Trastevere, ci sono ventenni e Fabbri, responsabile regionale dell organizzazione di Rifondazione Comunista: la una rete di persone che vengono pensionati che hanno creato dal nul- Abbiamo un viavai continuo di cittadini dall associazionismo, anche cattolico, che vengono e chiedono informazioni, numerosi insegnanti, e poi ex amministratori che fanno da tramite con i ma soprattutto vogliono dare una mano dice collettivi di studenti universitari, comitati che sorgono ogni giorno nelle piccole realtà di tutta la Regione, collettivi di quartiere. Le chiamate sono sull ordine delle centinaia al giorno. Lì è spiega Mario Gabbarini che gestisce uno studente universitario ad occuparsi della pagina facebook, mentre Aldo L organizzazione, in tutti casi, è quel- la rete territoriale. Cecconi, giovane mediatore creditizio, la della divisione delle competenze, di cerca di tenere aperta la sede tutti i giorni dalle 10:00 fino alle 20:00. Si stanno tutto lo staff. A livello nazionale esiste solito con una figura di riferimento per mobilitando cittadini finora estranei alla uno staff di coordinamento tecnico e militanza politica, dalle agguerrite vecchiette fino a numerosissimi giovani, attività come in un azienda: organiz- poi un responsabile per ogni area di che sono aumentati di molto rispetto zazione, comunicazione, segreteria, finanziamenti e alle elezioni precedenti. Ma non sappia- pagamenti. La stessa filosofia, ma forse con meno risorse e numeri, è seguita da Fare per fermare il declino, dove non si vogliono riciclati della politica e dove chi lavora nel comitato centrale di Milano e nella sede distaccata a Roma 20 persone circa sono soprattutto professionisti, commercialisti, avvocati che, in parttime, si occupano della parte web, ma anche di tutta la burocrazia,, come spiega Barbara Lazzaretti che per il partito di Oscar Giannino è coordinatrice della segreteria organizzativa. Cinque persone, invece, lavorano full-time e sono retribuite. Una di queste si occupa a tempo pieno di social network. La disponibilità è stata enorme, grande la mobilitazione delle persone, conclude Lazzaretti. SOLO CONTRO L'ASTENSIONISMO Ercole Azzolino non è mai stato iscritto ad alcun partito. Ma a 66 anni, da ex insegnante di educazione fisica in pensione, adesso si dedica all educazione civica, come dice. Da tre settimane passa i suoi pomeriggi in giro per le piazze di Roma da solo, in mezzo alla folla, immobile per ore. Fa l'uomo sandwich, tiene sulle spalle due cartelli: Proviamo a cambiare. Votiamo tutti! ; Il non voto ti danneggia. Ammette di simpatizzare per il movimento cinque stelle. Ma è lì per sua sola iniziativa e da privato cittadino. È qualcosa che sento di dover fare con trasporto e partecipazione. Voglio far pensare gli indecisi. In tanti lo scrutano mentre passano di fretta. Altri si fermano, altri ancora scambiano con lui due parole. A questi dice: Il voto è un dovere, ma non solo. Lasciando la scheda bianca si dà sempre un vantaggio a chi non la pensa come noi. Andiamo a votare!.

14 I ragazzi IL VOTO del muro Le formazioni giovanili dei partiti dicono no all antipolitica. E molti di loro si sono candidati 15 Elisa Gerardis I veri protagonisti della campagna elettorale sono loro: i ragazzi della politica, gli iscritti alle associazioni giovanili dei partiti e dei movimenti. Giovani e agguerriti, sono accomunati dalla passione di raggiungere i propri scopi e dalle proposte di riforme che, seppur provenienti da ideologie partitiche diverse, affrontano i problemi delle nuove generazioni. È quello che ci racconta Dario Costantino, 20 anni, coordinatore nazionale della Federazione degli studenti dei Giovani democratici (Gd). La giovanile del Pd spiega Dario è un lavoro collettivo fatto di costruzione quotidiana della politica. E in queste elezioni molti di loro si sono candidati. Sono quattordici, di cui 12 donne, racconta Costantino, che precisa: La promessa di Bersani di dare maggior spazio ai ragazzi è stata mantenuta. La ruota sta iniziando a girare davvero, ma noi non gongoliamo troppo: entrare in Parlamento significa continuare a fare tutto quello che abbiamo fatto per arrivare fino a qui. La media dell età si abbassa anche grazie ai candidati provenienti dalle fila di Generazione Futuro, il movimento giovanile di Futuro e Libertà. Gianmario Mariniello, coordinatore nazionale del gruppo, spiega come si realizza in concreto l impegno dell associazione in questa campagna elettorale: Lavoriamo molto sul territorio, utilizzando i social media e cercando così di diffondere le proposte elaborate negli ultimi due anni di attività politica. Anche Mariniello, 31 anni, è candidato per la Camera dei Deputati in Molise. Con Fli racconta - c è un rapporto schietto di collaborazione. Abbiamo sempre detto loro quello che pensavamo in maniera disinteressata. Quello che accomuna le differenti associazioni è l organizzazione sul territorio. Tutte hanno un responsabile nazionale, aiutato da un esecutivo, e i vari coordinamenti regionali e provinciali. Il discorso, però, si fa più complesso nel caso della Giovane Italia (Gi), il movimento giovanile del Pdl. La co-fondatrice, e per lungo tempo presidente, è la dissenziente Giorgia Meloni. La fondazione del neonato partito Fratelli d Italia ha creato scompiglio tra i giovani del Pdl. Noi però continuiamo a portare avanti le nostre idee e istanze, racconta Matteo Guidoni, dirigente regionale della Giovane Italia Lazio, che spiega: La campagna elettorale ha accantonato per il momento i problemi organizzativi della Giovane Italia, ora siamo tutti concentrati sulle elezioni. L impegno della Gi si svolge prevalentemente nelle piazze e per le strade, luoghi che permettono il rapporto diretto con il cittadino, fondamentale per Guidoni: L attività quotidiana che svolgiamo durante tutto il corso dell anno si esplica sul territorio. In questo periodo ci occupiamo di un po di tutto, dall affissione dei manifesti, al volantinaggio al supporto logistico e strategico ai candidati del partito. Resta comunque una certa autonomia dal Pdl. Teniamo molto al nostro senso d appartenenza al centro-destra spiega Guidoni ma anche all indipendenza rispetto al partito. Giovani sì, ma indipendenti. Un pensiero simile a quello di Luca De Vecchi. Il responsabile nazionale dei giovani di Italia Futura prende le distanze dal classico associazionismo giovanile di partito, definendo quest ultimo un recinto in cui far giocare i piccoli. Il nostro obiettivo dice De Vecchi - è quello di far rete per far sì che le idee dei giovani siano anche le idee del partito. Poco ma sicuro: davanti a tutti loro, la dilagante antipolitica trova un muro invalicabile. Teniamo molto al nostro senso d appartenenza al partito ma anche all indipendenza rispetto al Pdl"

15 I MEZZI è nato il politico 2.0 Addio ai vecchi modi di cercare il consenso, in gran voga internet e social network. Con una spesa pari al 20 per cento di quanto dedicato dai partiti alla comunicazione 16 Davide Ghiglione Quest anno in campagna elettorale, sotto la voce spese per la comunicazione dei partiti c è un punto che nel 2008 era stato del tutto trascurato: internet e social network. Di più: del budget totale previsto per i mass media, è stato destinata alla rete la fetta più grande, corrispondente circa al 20 per cento del totale, seguita da radio, televisione, carta stampata e affissioni. Lo conferma Umberto Bellini, presidente di Asseprim, Associazione dei servizi professionali per le imprese, oggi la campagna elettorale dice si gioca soprattutto online e sui social network che, grazie alla loro immediatezza e gratuità, sono in grado di stimolare il dibattito a costo zero anche da parte delle nuove generazioni. Le strategie dei candidati puntano, infatti, sul web e sulla comunicazione. Ben il 40 per cento dei contenuti che vengono pubblicati su Twitter sottolinea Bellini sono comunicazioni politiche e dichiarazioni elettorali. Un dato importante che si unisce alla tendenza ormai consolidata dei candidati politici a diffondere i proprio messaggi online. Addio quindi a spot radiofonici, lettere e manifesti. Benvenuti a Twitter, Facebook e Google Plus. E benvenuto, soprattutto, al politico 2.0. Perché anche se in materia di rinnovamento della classe dirigente l Italia non è stata del tutto in grado di compiere il passo in avanti definitivo, a livello di comunicazione si sta impegnando parecchio. Dalle inserzioni a margine delle bacheche degli utenti, ai videomessaggi su Youtube, Il politico moderno cerca il rapporto diretto con il proprio pubblico, in alcuni casi anche con un pubblico nuovo. E si rivolge a lui in modo più diretto. La rete è più flessibile, dinamica e offre possibilità finora inesplorate. A differenza della televisione, statica e con la quale non è possibile interagire, su Facebook e Twitter gli utenti possono commentare, condividire, criticare. E al politico tocca rispondere. Ma chi ci riesce meglio? Secondo dati pubblicati da Reputation Manager, Beppe Grillo è nettamente in testa alla classifica dei social con oltre un milione di fan. E va molto bene anche nell interazione: ha oltre 100mila fan attivi, cioè persone che commentano (in un mese ha registrato quasi quattromilioni di like e 400mila commenti). Vendola è secondo con poco più di mezzo milione di fan, oltre un milione di like e quasi 200mila commenti. Berlusconi è terzo. Seguito a molta distanza da Alfano e Bersani, che registrano solo 100mila fan a testa. E da Monti che, sorprendentemente, si piazza addirittura al ventesimo posto della classifica. Ma quanti voti è in grado di spostare davvero la rete? Per adesso gli esperti non sono ancora in grado di calcolarlo con precisione. Ma certamente, in queste elezioni, la forza di internet si è fatta sentire, arrivando fino ai giornali e alle televisioni. E vicende che finora non avevano trovato spazio, come quella degli studenti erasmus che non potranno votare non certo una novità sono emerse grazie a gruppi creati su Facebook e hashtag inviati da ragazzi e ragazze sparsi per l Europa. Anche le primarie del centrosinistra avevano in qualche modo anticipato l importanza che i social avrebbero ricoperto in questa campagna elettorale, quando Pierluigi Bersani, nel discorso della vittoria, era arrivato a citare i Marxisti per Tabacci, gloriosa pagina ironica di Fb, i cui creatori erano poi rimbalzati dal web alla televisione, sempre più interdipendente con internet. Perché i dibattiti politici, ironici o meno, non fanno altro che passare da uno schermo all altro. C è Renzi dalla Gruber? Lo si legge su Facebook e si accende la tv. Berlusconi da Santoro? Si vede un tweet, si clicca sull hashtag corrispondente, ed ecco tutte le informazioni in merito. E ovviamente, c è sempre la possibilità di googlare, commentare o ritwittare. "Oggi la campagna elettorale si gioca soprattutto online e sui social network"

16 I MEZZI Quanto ci costi I partiti sono restii a farci sapere quali somme investono nella campagna elettorale e da chi provengono 17 Edoardo Garibaldi Tutti vorrebbero sapere quanto spenderanno i partiti per la campagna elettorale, ma a due settimane dal voto quasi nessuno ha reso noto quali saranno le proprie spese. Compreso chi si professa estraneo alle logiche partitiche (leggi Grillo), non rivela l entità dei fondi per le politiche del Dicono che, comunque, spenderanno meno, dicono. Sarà interessante fare i conti. Lo si potrebbe chiamare l effetto Fiorito, quell uomo di 130 chili detto er Batman che avrebbe usato i fondi dati dal Consiglio regionale del Lazio al Pdl per comprare le borse griffate alla sua ragazza alta, bella e bionda. O l effetto Lusi, il caposcout della Margherita che con i soldi dei rimborsi si era comprato una villa milionaria a Genzano e amava sfamarsi con spaghetti al caviale (180 euro a porzione). Oppure l effetto del tesoriere leghista Belsito che investiva i soldi in diamanti e li spendeva per pagare il corso di studi in Albania al figlio del grande capo Umberto Bossi. Si potrebbe continuare con Penati e altri ancora, ma insieme alla nuova legge sul finanziamento ai partiti, questi episodi hanno avuto due conseguenze: far stringere la cinghia e aumentare la richiesta di trasparenza. Il Partito Democratico, ad esempio, è stato il primo a pubblicare il bilancio e a farlo certificare da una società specializzata e sembra deciso a continuare in questo solco. Sul sito del Pd, infatti, viene reso noto che il budget per la campagna elettorale nazionale per le politiche del 2013 sarà di euro: il 27% in meno rispetto alle politiche del 2008 che erano costate di euro. Si dice anche da dove provengono: dei 63,5 milioni disponibili 58 sono di rimborsi elettorali e 5,1 dai contributi dei parlamentari democratici. Non si sa, invece, quanto costerà la campagna elettorale di Silvio Berlusconi che, Almeno secondo il Pd, nel 2008 spese 68 milioni di euro. Sicuramente sarà una somma inferiore se è vero quello che ci ha detto l ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma parlando della Campania: Spenderemo circa 500mila euro per le cinque province. Provengono tutti dai candidati. Li abbiamo investiti in manifesti, volantini e in qualche spot pubblicitario. Né possiamo sapere quanto il comitato elettorale del presidente del Consiglio uscente Mario Monti spenderà, anche se è solo questione di tempo: Non ci sembra corretto dare cifre imprecise alla vigilia delle elezioni ci dice il capo ufficio stampa di Scelta Civica Emanuele Raco - Daremo i dati esatti al minuto, il giorno dopo i risultati. Si distingue Oscar Giannino che, dovendo far fronte alle spese per la campagna del suo Fare per fermare il declino con le sole forze dei privati, fornisce dati, aggiornati giorno per giorno per raggiungere l obbiettivo dei due milioni di euro. Più o meno è la stessa cifra che Rifondazione Comunista e il Partito dei comunisti italiani hanno conferito alla Rivoluzione Civile del magistrato palermitano Antonio Ingroia. Sembrano comunque molti soldi, ma, a voler fare un confronto, sono briciole rispetto ai 775 milioni di dollari spesi dal solo Barack Obama per le presidenziali americane del La differenza, oltre che nelle cifre, è nella possibilità da parte di ogni singolo cittadino di verificare autonomamente le spese e le donazioni ad ogni singolo candidato. Oppure quanto sia stato investito in spot pubblicitari, su quale emittente, su quale giornale, in quale Stato e in quale contea. Tutto questo è stato codificato dopo lo scandalo Watergate, quando, durante le elezioni per il presidente del 1975, entrò in funzione la FEC, Federal Election Commission: una commissione federale che doveva rendere il più possibile pubbliche e trasparenti le informazioni sulla campagna elettorale e sulla raccolta fondi. La commissione è composta da sei membri nominati dal Presidente e confermati dal Senato. La domanda sorge spontanea: se si dovesse decidere di crearne una simile in Italia, quale guerra si aprirebbe per la poltrona di presidente? "Non è corretto pubblicare dati imprecisi. Renderemo conto delle spese il giorno dopo le elezioni"

17 18 R C'era IERI E OGGI una svolta (e c'è ancora) Un tuffo nel passato, con istantanee di momenti decisivi: dalla vittoria della Dc sul Fronte popolare nel 1948 fino a Berlusconi Alice Martinelli All inizio fu l assegno: la somma che De Gasperi in quel convulso inverno post-bellico riportò in Italia dal Dipartimento di Stato americano. Era il 1947 e il presidente del Consiglio riceveva 50 milioni di dollari come rimborso delle spese di occupazione. È la seconda rata del famoso Piano Marshall, che per il nostro Paese rappresenta qualcosa di più di un semplice modo per risollevarsi economicamente. Con questa prima grande svolta, la politica interna muove i suoi passi verso la ricerca di una legittimazione internazionale. L Italia trova l America : grazie a una campagna elettorale senza precedenti la Dc, ormai partito americano, segna un vittoria travolgente alle elezioni del 18 aprile del 1948 schiacciando il Fronte popolare con il 48,5% dei voti. Mentre si allontana qualunque tentativo di sovietizzazione, si apre una fase di allineamento e di relativa stabilità: è il centrismo italiano che si regge sulla coalizione Dc - Psli - Pri - Pli e conosce la sua stagione d oro fino al Un decennio più tardi, la seconda svolta: l ondata di progressismo, che coincide anche con l insediamento di Kennedy alla Casa Bianca, contagia l Italia: grazie alle manovre di Amintore Fanfani, per la prima volta il Psi allenta i suoi legami con i comunisti e sale al governo: dal 1963 al 1968 i tre esecutivi retti da Aldo Moro inaugurano la formula del pentapartito Dc-Psi-Pri- Psdi, con i liberali all opposizione. Il clima è adesso decisamente più favorevole per le manovre italiane. Grazie a personaggi come il presidente dell Eni, Enrico Mattei e il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il nostro Paese aspira a un ruolo di potenza mediatrice nel Mediterraneo. In quest ottica, Gronchi invia una lettera a Eisenhower in cui propone consultazioni speciali sul Medio Oriente. Ma la lettera viene intercettata e bloccata dalla Farnesina, scatenando un conflitto "Nel 1976 il compromesso storico tra Aldo Moro e Enrico Berlinguer" istituzionale. Meno diplomatico, invece, Enrico Mattei che pagherà con la vita la collisione con le Sette sorelle, il cartello di compagnie petrolifere americane. Per la prima volta i rapporti con l America cominciano a incrinarsi. Ma il trend si inverte velocemente: dopo la doccia fredda delle elezioni del 1968, la coalizione di governo si logora e inizia un periodo di riflusso anche a livello internazionale. L Italia rimane una media potenza incapace di stringere la mano al progetto gollista di un Europa terza forza. È un periodo di forte incertezza. Scosso dal terrorismo e da tentativi golpisti, il nostro Paese si risveglia solo nel 1976 quando la stretta di mano tra Aldo Moro e Enrico Berlinguer viene immortalata in bianco e nero: è il compromesso storico che suggella un altra svolta della politica italiana. Si rompe la conventio ad excludendum, il Pci tocca il suo massimo storico del 34,4% alla Camera e del 33,8% al Senato e la Democrazia cristiana perde terreno. Il Psi viene marginalizzato: riaffiorerà soltanto negli anni Ottanta con Craxi che imprime un nuovo corso al suo partito, adesso riformista ed europeo, e rilancia l immagine dell Italia a livello internazionale. Nonostante il caso Sigonella apra una crisi politica con Washington, il premier italiano mantiene ottimi rapporti con un presidente conservatore come Reagan, al quale vengono assicurate le basi missilistiche sul nostro territorio. Il decisionismo craxiano si inserisce quindi perfettamente in una dimensione internazionale necessaria per il mantenimento di un identità che forse il nostro Paese non ha mai avuto. Lo stesso non riesce a fare, molti anni più tardi, colui che viene considerato il suo successore: Silvio Berlusconi. Che adesso in piena campagna elettorale fa dell antieuropeismo un suo cavallo di battaglia: come Grillo, la Lega Nord ma anche alcuni movimenti dell estrema destra.

18 IL CASO Fantasmi di peso L enorme massa degli strumenti derivati rimbalza dagli Stati Uniti all Europa. Ma quasi nessuno dei politici affronta il problema. Le indicazioni di un super-esperto Edoardo Garibaldi 19 Il caso che ha scosso la Banca del Monte dei Paschi di Siena, il terzo istituto di credito italiano, pone la questione della regolamentazione dei derivati. Ad oggi, tuttavia, quasi nessuno dei candidati alle elezioni politiche del 2013 ne ha evidenziato l emergenza, eccezion fatta per il presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti. Anche se ha reso vaghe dichiarazioni qualche giorno dopo l esplosione dello scandalo: Bisogna andare oltre la fiscalizzazione delle transazioni finanziarie, e regolare le transazioni sui derivati. Più o meno quanto ha dichiarato il responsabile delle commissioni economiche alla Camera del Pd Francesco Boccia: Le banche sui derivati facciano autocritica, sono altamente pericolosi e devono essere regolamentati. Eppure la grande importanza, nel bene e nel male, di questi strumenti finanziari si po ricavare fin dalla loro nascita, mentre lo stato dell arte può essere compreso da quanto ci dicono gli esperti. Nati verso la fine degli anni Ottanta, avevano come scopo originario quello di assicurare contro rischi da impresa: dati i lauti guadagni e il loro essere contratti Over The Counter ( al di fuori dei mercati controllati) hanno letteralmente preso per la gola i banchieri e gli operatori che ne hanno poi abusato. L esempio classico è quello del torrefattore che il lunedì si impegnava ad acquistare il venerdì successivo una determinata quantità di caffè, ma al prezzo del lunedì. Per fare questo doveva versare una somma di denaro, di solito al 5% dell intero ammontare, e si premuniva da un possibile apprezzamento del cafè sul mercato. Il guadagno c era se il prezzo del caffè saliva, ma diventava una perdita se i chicchi costavano di meno. In un secondo momento, i derivati sono diventati anche formidabili strumenti di speculazione finanziaria. Chi ci lavora a Wall Street, o nella City di Londra, macina dollari a palate, a miliardi. Warren Buffett, l oracolo di Omaha, il secondo uomo più ricco del mondo attivo nella finanza, li ha definiti armi finanziarie di distruzione di massa. Una massa enorme: secondo stime non ufficiali il valore dei titoli derivati circolanti in tutto il mondo è di circa seicento-mila-miliardi-di-dollari (il Pil mondiale è di circa settantamila miliardi). In Italia, invece, l esposizione bancaria è ridotta, circa 178 miliardi. Il problema ci spiega un banchiere specializzato in ristrutturazione dei debiti e in derivati- è che molto spesso questi strumenti finanziari non sono stati sottoscritti da persone informate. Hanno lasciato alle banche margini di guadagno incredibilmente alti, che per loro significano perdite insostenibili nel caso in cui l evento contro il quale si assicurano non si verifichi. A quel punto il cliente torna dalla banca che gli ristruttura il debito, ma ponendo su di esso un altro margine di guadagno. Così il valore sottostante è cresciuto esponenzialmente. Questi strumenti sono entrati nella storia con il crack dei Subprime, e sono entrati nella vita di tutti i giorni, di molti cittadini. Mi sono trovato ha continuato il banchiere a ristrutturare debiti di molta gente e su diversi termini aleatori (l evento sul quale è strutturato il titolo derivato ndr). Ad esempio un imprenditore nel ramo alberghiero si era assicurato contro i giorni di pioggia, al posto di usare un normale contratto assicurativo. Un giorno mi sono ritrovato anche a maneggiare un derivato stipulato da un convento di suore: i loro depositi in banca rendevano troppo poco e così hanno sottoscritto questo contratto. Ma le banche non hanno fatto nulla di illegale. Il fatto è che i derivati rimangono poco controllati. I singoli stati possono davvero poco contro questo fenomeno globale conclude il banchiere- L unica soluzione è prendere decisioni a livello mondiale e porre un tetto al rapporto tra derivati e patrimonio della banca. "I derivati hanno preso per la gola i banchieri e gli operatori"

19 new deal Tornare a Roosevelt Economisti e leader politici propongono strategie economiche di spesa come quelle degli anni Trenta. Ma l Europa ci lega le mani { 20 Giordano Locchi È come se quest anno non fosse mai passato. O come se ne fossero passati 84 in un istante. Come dopo il 1929, quando in seguito alla grande depressione, Franklin Delano Roosevelt inaugurava il nuovo corso (New Deal) di riforme economiche e sociali negli Stati Uniti. Dopo l austerity imperante e la dittatura del rigore, oggi la parola d ordine è contrordine : la riposta alla crisi dell economia reale verrebbe dalla spesa, e non dai tagli e dalle tasse. Spesa pubblica s intende, secondo la logica di Keynes, per la quale, in mancanza di domanda dei privati, per far crescere il Prodotto nazionale (accettando aumenti d inflazione) è lo Stato a doversi tramutare nel più attivo consumatore e datore di lavoro. Negli anni 30 Roosevelt istituì addirittura un apposita agenzia, la Work Progress Administration, per l impiego di milioni di disoccupati nella costruzione di imponenti dighe e altre infrastrutture. Oggi, quasi imitandolo, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, propone un piano triennale di interventi pubblici per la messa in sicurezza di ospedali, scuole e bonifica del territorio, per una spesa tra i 5,5 e i 7 miliardi da ottenere con tagli alla Difesa e ai costi della politica. Ma anche da un allentamento del patto di stabilità dei comuni e attingendo ai fondi strutturali europei. A sentire Bersani, sembra di leggere Paul Krugnam, premio Nobel per l economia nel 2008 e nuovo alfiere delle politiche di spesa, che ha scritto: I governi devono spendere di più. Assumere insegnanti. Costruire infrastrutture. Anche il Fondo monetario internazionale, in una serie di documenti pubblicati di recente, ha riconosciuto una sottostima degli effetti negativi dei tagli alla spesa sul reddito. E di fronte alla recessione del 2012 ancora in atto, in tanti chiedono un ritorno a politiche di rilancio della domanda. Una possibilità che però in Italia si scontra con la preoccupazione delle Cancellerie europee per gli esiti grotteschi della scoppiettante campagna elettorale, nella quale il refrain degli slogan e della propaganda punta tutto sulla riduzione delle tasse. Silvio Berlusconi tranquillizza sul fatto che il debito non deve preoccupare, perché l Italia è ricca e lo spread è una bufala. Le proposte del Pdl vanno dalla cancellazione dell Irap, all abolizione dell Imu. Se a questo si aggiungono i programmi delle altre parti in lizza, fino all ambizioso piano di riduzione fiscale dei liberisti di Giannino, una volta realizzati ammonterebbero a135 miliardi le entrate in meno: quasi un terzo degli oltre 400 miliardi di quelle complessive. Se è vero che anche il Wall Strett Journal ha criticato la politica monetaria della Bce, perché non ha avuto benefici sulle imprese, è pur vero che in Europa (Merkel e Schaeuble in testa) sale l allarme per la tenuta dei conti italiani. Lo scontro è uno dei più classici tra quelli della politica economica: senza un po di respiro l Italia non può tornare a crescere, ma senza crescita non si può essere disinvolti su bilancio e stabilità, se non altro per gli impegni del fiscal compact (che impone il limite dello 0,5% del Pil al deficit strutturale dei conti pubblici). A far paura è lo spettro della Grecia, paese che tra il 2000 e il 2009 ha raddoppiato la spesa pubblica e che oggi è alla bancarotta. A dimostrarlo è stato il durissimo negoziato per l approvazione del bilancio Ue, ridotto di 87 miliardi, nonostante le richieste di un suo ampliamento. E dove solo un quarto degli 823 miliardi stanziati è dedicato a politiche per la crescita. In quest ambito il problema non è dato tanto dalle cifre (il bilancio Ue è solo l 1 % del reddito lordo di tutti i paesi membri), ma dai vantaggi che i singoli governi potevano ottenerne. Monti, minacciando anche il veto, ha ottenuto una diminuzione del saldo netto tra quanto l Italia paga all Ue e quanto ottiene indietro: da 4,5 miliardi a 3,85. Poca cosa se paragonata alle cifre mirabolanti della propaganda elettorale e alla proposta di politiche di spesa, che non potranno essere coperte solo con un ricorso più solerte ai fondi strutturali. Su tutto, e sul prossimo governo, qualunque colore avrà, peserà l ineludibilità del patto di stabilità. "I governi devono spendere di più. Assumere insegnanti. Costruire infrastrutture"

20 PROSPETTIVE Né con te né senza di te Da molti esponenti del gruppone di centrodestra piovono critiche al Pdl, che però a Straburgo continua a contare { 21 Davide Ghiglione Quando si parla di Berlusconi, al Parlamento europeo non c è bisogno di interpreti. In passato è bastato uno scambio malizioso di sguardi perchè tedesco e francese sembrassero quasi la stessa lingua. Anche senza sottotitoli il messaggio che si erano scambiati Angela Merkel e l allora primo ministro francese Nicolas Sarkozy nel corso di una conferenza era chiaro: Berlusconi non era particolarmente gradito in Europa. Oggi le cose non sembrano cambiate e il partito del Cav potrebbe addirittura non trovare più spazio all interno del Ppe, gruppo politico di maggioranza a Strasburgo. Almeno secondo le ultime dichiarazioni dei leader maximi dell Unione. Per Berlusconi non ci sono prospettive concrete ha detto il presidente francese Hollande con lui quello che è vero un giorno non lo è più il giorno dopo. Buona parte del gruppo Ppe all Europarlamento poi, tra cui secondo alcune fonti anche Angela Merkel (che smentirà poco dopo le affermazioni attribuitele), avrebbe chiesto a Mario Monti di guidare i moderati alle prossime elezioni. È chiaro che il Ppe supporta Mario Monti e non Silvio Berlusconi, ha sottolineato inoltre un esponente del Partito popolare europeo. Il professore è il candidato di riferimento anche per il capogruppo del Ppe Joseph Daul che però, come si conviene nelle schermaglie politiche più affilate, ha subito smentito quanto affermato. Ma davvero Berlusconi e il suo partito sono destinati a essere accompagnati alla porta d uscita, magari quella secondaria, della politica europea? Per il momento, almeno nel breve termine, sembra di no. Perché come ricorda a Reporter Nuovo una fonte interna al Ppe, non è mai stato intrapreso nessun provvedimento disciplinare contro il Pdl. E qualsiasi dichiarazione, anche ai livelli più alti, va sempre valutata sulla base dello statuto del partito. Il Pdl quindi, fino a prova contraria, fa ancora parte della grande famiglia europea. Certo, l irritazione dei popoli tedesco e francese è evidente, e la ruggine per usare una definizione di Ugo Magri risale a prima della caduta del governo Berlusconi, momento vissuto fuori dai confini nazionali come una liberazione. Probabilmente, se a comandare fosse il cuore, il Cavaliere verrebbe rimpiazzato senza troppi rimpianti. Purtroppo o per fortuna però, a comandare sono i numeri. Soprattutto in vista del prossimo anno, quando si terranno le elezioni europee. Nec tecum, nec sine te vivere possum, avrebbero detto i latini. Riuscendo a tradurre con una straordinaria attualità lo stato d animo dei popolari europei nei confronti del Cav: sgradito, ma necessario. Dall esito del voto avranno origine molti cambiamenti, sia nel parlamento di Strasburgo che a livello di Commissione Ue. E nel centro destra europeo, sarebbe un controsenso per molti Merkel compresa privarsi di una forza politica come il Pdl. Che nonostante abbia perso parte del vigore elettorale del 2008, può ancora valere intorno al venti per cento. Senza considerare che il corpo elettorale italiano è uno di quelli che pesano di più nel vecchio continente. Sulla questione non si sono pronunciati né il presidente del partito Martens, né il segretario Lopez, né il tesoriere Friedrich o nessuno dei vice-presidenti eletti. E alla fine, a parlare saranno i fatti. Il vice presidente della Commissione Ue, fedelissimo di Silvio Berlusconi, in occasione dell ultimo ufficio di presidenza, preoccupato per le tensioni tra grande centro e Pdl, si è limitato ad affermare: Speriamo di ricucire dopo il voto. Mentre lo stesso Berlusconi, uscendo dall Académie Royale de Belgique, sede della tradizionale riunione che precede il Consiglio europeo, ha tagliato corto sulla questione e, con il suo sorriso plastico, ha risposto alla calca di giornalisti che lo accerchiava: chi vivrà vedrà. "Finché non verranno intraprese misure disciplinari, il Pdl farà parte della grande famiglia europea"

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