GRANDI OPERE. Lillo» pag. 4. Marra» pag. 5 PRO E CONTRO. De Mauro: Idea sacrosanta, in tutta Europa fanno già così. Reguitti» pag. 10 Rodano» pag.

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1 Angela Merkel: Vogliamo una Grecia forte e ricca. Alexis Tsipras: Rispet - tiamo i trattati. Ma per Atene restano lacrime e sangue. Sotto la pace niente y(7hc0d7*kstkkq( Martedì 24 marzo 2015 Anno 7 n 82 e1,40 Arretrati: e2,00 Redazione: via Valadier n Roma Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) tel fax Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009 Casini B e r s an i B e rlu s c o n i E r ran i Lupi IL BANCOMAT DEI PARTITI I Cinque Stelle avevano offerto un apertura, così come preannunciato da Grillo. I Democratici, però, rispondono rifiutando il dialogo. La replica è secca: Voteremo solo norme condivise De Carolis» pag. 6»120 ANNI FA Gli operai a fine turno e il primo cor to dei Lumière»pag LA CATTIVERIA Vacanze di scuola, il ministro Poletti: I giovani devono essere preparati al mondo del lavoro. Quindi punta ai 12 mesi»w w w.fo r u m. s p i n oza. i t MARIO ANDREOSE GRANDI OPERE Sigla per sigla, cifra per cifra, ecco quanto hanno incassato i politici dai ras del cemento: Caltagirone, coop rosse, Gavio, Todini e Bonsignore. Perotti: una sola donazione, a Lupi Meletti e Tecce» pag. 2-3» GIUSTIZIA» No al progetto di stop dopo la prima condanna M5S: Prescrizione lunga Ma il Pd sceglie Alfano e B. MUSSOLINI E LE ALTRE I troppi editori con le mani bucate e le groupie dietro a Moravia CALCE E MARTELLO Cmc, Cmb e Coop7: tutto il rosso del Sistemone Incalza Truzzi» pag Lillo» pag. 4 LAVORI E RIFORME Renzi archivia gli scandali: Siamo i più bravi del mondo Cagna, vajas sa, or setto : gli insulti delle donne del Cav. d Esposito» pag. 9 Marra» pag. 5 PAROLA DI MINISTRO SEAN PENN Basta ipocrisie, i video dell Isis vanno visti Poletti: Scuola, 3 mesi di vacanze sono troppi PRO E CONTRO De Mauro: Idea sacrosanta, in tutta Europa fanno già così L attore americano: Piantiamola con il politicamente corretto, dobbiamo vedere la realtà per poter capire. Il Califfato l hanno inventato Cheney e Bush Biscotto» pag. 16 Cacciari: Fo l l i a, è solo l ennesimo slogan vuoto da trogloditi Reguitti» pag. 10 Rodano» pag. 10 PA R I G I Francia, il ritorno di Sarkozy nella palude dei veti incrociati De Micco» pag. 16 Giuliano da Enfasi di Marco Travaglio agazzi, tenetevi forte per- è in arrivo la Genera- zione X, quella dei trenta-qua- rantenni impegnati a cambiare Rché le cose. Lo comunica, con l en - fasi dovuta all Evento, il mensile IL (che vuol dire Idee e Lifestyle, mica cazzi) allegato al So - le 24 Ore, con un faccia a faccia in anteprima fra due intellettuali europei sulle responsabilità di una generazione che si è finalmente svegliata. E chi sono i due cervelloni? Giuliano da Empoli e Raphaël Glucksmann. Il primo è figlio di Antonio da Empoli, economista già consigliere di Craxi; il secondo è figlio di André Glucksmann, nouve- au philosophe anni 70. Il che naturalmente non vuol dire che non brillino di luce propria. Il francese, 35 anni, ha partecipato alle rivoluzioni ucraine del 2004 e del 2014 e fu consigliere del presidente democratico georgiano Saakashvili. L italiano, pur nato a Neuilly-sur-Seine (Parigi), di anni ne ha 39 e ha trovato l America in Italia, dove vanta una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: laureato alla Sapienza con Sabino Cassese (ottima alternativa all ufficio di collocamento, specie per i figli di papà), nel 1996 pubblica il suo primo libro Un grande futuro dietro di noi sulla questione giovanile in Occidente e pure in Italia, risolvendo subito la sua: a 23 anni è consigliere del ministro delle Comunicazioni, Maccanico, nel governo Prodi-1 ( ), poi della Presidenza del Consiglio nei governi D Alema e Amato ( ), infine del ministro della Cultura, Rutelli, nel Prodi-2 ( ). Intanto scrive libri ed editoriali per il So - le, il Co r r i e re, Re p u b b l i ca e il Rifor - mista. Il tempo di guardarsi intorno e agguantare un posto nel Cda della Biennale di Venezia e uno sgabello di amministratore delegato di Marsilio Editore, poi eccolo di nuovo in groppa al cavallo vincente: Renzi, che lo promuove testa d uovo del suo think tank Big Bang, poi nel 2009 assessore comunale alla Cultura ( Matteo mi ha colto alla sprovvista, non sapevo che si potesse diventare assessori dalla sera alla mattina. Mi piace il punto 79 dei 100 di Renzi, l iniziativa La mi porti un bacione a Firenze... ), presidente del Gabinetto Vieusseux, infine consigliere politico a Palazzo Chigi. Lui in cambio mette a disposizione le sue relazioni internazionali (è membro dell associazione Italia-Usa) facendogli conoscere Kerry, Kennedy e Tony Blair, ma purtroppo non la lingua inglese. Il tipico ragazzo venuto dal nulla che s è fatto da sé. Di qui l idea geniale di Christian Rocca, direttore di IL, incidentalmente renziano sfegatato, di aviotrasportarlo da Empoli a Parigi. Segue a pagina 24

2 2 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano I tabulati depositati alla Camera: 20 anni di donazioni LE DONAZIONI pubblicate in pagina provengono dai tabulati delle dichiarazioni congiunti che i partiti e i politici devono depositare presso la Tesoreria della Camera dei deputati. Sono obbligati a farlo per somme superiori ai euro. Il Fa t to ha preso in considerazioni le donazioni degli ultimi 19 anni, dal 96 al Perché questo ventennio, dopo la prima competizione tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, ha sancito un alternarsi delle forze politiche e ospitato una lunga stagione di grandi opere. Lo stesso Ercole Incalza, iniziando dalla società per i treni ad alta velocità fino agli incarichi al ministero pe le Infrastrutture, ha condizionato la politica delle grandi opere di questo paese. Al di là dei sostanziosi finanziamenti, gli imprenditori del cemento e del mattone dimostrano di non voler penalizzare nessuna compagine politica, ma di avere un pensierino, a volte grande a volte piccolo, per ciascuna di loro. E nonostante il finanziamento pubblico fosse al massimo e nonostante fosse compromettente accettare denaro (lecitamente sia chiaro), i partiti non hanno mai smesso di abbeverarsi alla fonte dei grandi costruttori. SOLDI, PARTITI E GRANDI OPERE SCORRENDO L ELENCO DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLA POLITICA SI SCOPRONO AFFARI E POSIZIONAMENTI DEI SIGNORI DEL MATTONE NAZIONALE. CON QUALCHE SORP R E SA di Giorgio Meletti e Carlo Tecce Quella dei fratelli Navarra è una storia esemplare di come sia ben funzionante e lubrificato il meccanismo triangolare che lega costruttori, burocrazia e politica. Attilio Navarra, 46 anni, presidente della azienda di famiglia Italiana Costruzioni, e suo fratello Luca, 43 anni, sono indagati dalla procura di Firenze. Il sospetto è che, con la complicità dell onnipresente Stefano Perotti, arrestato otto giorni fa insieme al gran visir del ministero Infrastrutture Ercole Incalza, e del dirigente di Expo Milano Antonio Acerbo, abbiano truccato la gara per l appalto del Padiglione Italia dell Expo, un lavoro da 25 milioni, aggiudicandoselo in associazione temporanea d impresa con il consorzio veneto delle cooperative Coveco. IN BALLO Maurizio Lupi finanziato da Perotti Ansa Ercole Incalza Ansa Vito Bonsignore Ansa Stefano Perotti Ansa Francesco Gaetano Caltagirone Ansa Silvio Berlusconi Ansa I Navarra, tra Meloni, Latorre e Casini I Navarra sono costruttori noti e stimati, soprattutto a Roma. E infatti è facile notare che curano metodicamente la propria immagine presso il mondo politico, cioè presso quegli snodi del potere trasversale che finiscono poi per perpetuare il ruolo di burocrati onnipotenti come Incalza. La Italiana Costruzioni, come quasi tutte le aziende del settore, finanzia generosamente partiti e leader politici, stando bene attenta a non scontentare nessuno. Nel 2013, anno delle ultime elezioni politiche, i Navarra hanno unto con 30 mila euro le ruote del deputato pugliese Nicola Latorre (ex dalemiano di ferro) ma anche con 15 mila euro quelle di Giorgia Meloni (Fratelli d Italia). Per non sbagliare hanno anche dato 25 mila euro all Udc di Pier Ferdinando Casini, genero del vero re di Roma, Francesco Gaetano Caltagirone, altro costruttore generosissimo nel finanziamento ai partiti, in particolare a quello di famiglia. (In tre anni regionali 2010 e politiche 2013 al minuscolo Udc vanno un milione di euro dei Caltagirone con versamenti da divisi per figli e aziende). Ai Navarra interessa molto la loro città, Roma. Due anni fa si sono fatti dire grazie dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che si è preso 25 mila euro. Chissà se ai Navarra piacciono di più le pacate idee riformiste di Zingaretti o i battaglieri spunti reazionari della Meloni. Apparentemente vivono da sempre nell incertezza. Nel 1997 hanno dato 10 mila euro ad An e 60 mila ai Ds di Massimo D Alema, che stavano al governo. Nel 2005 hanno finanziato i Ds (30 mila euro) che stavano conquistando la regione con Piero Marrazzo, nel 2010 hanno incentivato con 75 mila euro la conquista della Regione del Pdl, che aveva messo in campo Renata Polverini. Un giro di soldi enorme lega da sempre il cemento e la politica. Per i partiti, i costruttori sono una specie di bancomat, sempre pronti a versare generosamente con la serena consapevolezza che quei soldi presto torneranno indietro moltiplicati per venti. Non sapendo se è nato prima l uovo o la gallina, nessuno è in grado di escludere che siano i politici il juke-box dei costruttori: essi inseriscono le banconote, o anche solo la promessa dei soldi, e le pubbliche amministrazioni sfornano appalti, varianti in corso d opera, revisioni prezzi, cambi di piani regolatori. A livello nazionale e locale. In mezzo, a far funzionare bene le cose, a far incontrare domanda e offerta e a fornire la soluzione tecnico-giuridica per le operazioni più spericolate o strampalate, i professionisti alla Perotti o i burocrati alla Incalza. Costruttori e onorevoli 20 anni di donazioni È comunque il denaro che lubrifica tutto. Se si guarda il registro ufficiale dei finanziamenti ai partiti negli ultimi vent anni salta subito all occhio che sono proprio le imprese di costruzioni a fare la parte del leone. Scorrendo velocemente nomi e cifre si scopre che assommano a decine di milioni di euro i piccoli oboli distribuiti dagli imprenditori del cemento a quasi tutti i partiti. Il sospetto è che il grosso segua altre vie non tracciabili. È invece sicuro che imprese di quasi tutti gli altri settori si guardano bene dal buttare soldi nella politica. E CO I N C I D E N Z E Chi ha vinto l a p p a l to del Padiglione Italia all Expo di Milano ha investito nel 2013 su candidati molto diversi viene da chiedersi, anche se la domanda è ovvia e la risposta scontata, perché le aziende meccaniche, o quelle che esportano, o quelle che stanno comunque su un mercato vero, non sentano il bisogno di appoggiare questo o quell ideale, questa o quella visione del futuro del Paese. I costruttori, invece, sembrano ansiosi di non veder disperso nessun barbaglio di pensiero politico. Basta prendere qualche esempio. La Società Autostrade è bipartisan La società Autostrade, forse perché grata alla politica per una privatizzazione che ha consegnato a prezzo di saldo la ricca concessionaria al controllo della famiglia Benetton, nel 2006 ha festeggiato le elezioni politiche (vinte da Romano Prodi al fotofinish su Silvio Berlusconi) finanziando con 150 mila euro ciascuno: Prodi stesso, la Margherita, i Ds, An, Forza Italia, la Lega Nord, e l Udc. Solo 50 mila euro all Udeur di Clemente Mastella. In tutto 1 milione 100 mila euro che, per carità di patria, è meglio non sia stato spiegato ai piccoli azionisti con quali auspici sia stato speso. È tutto abbastanza intuitivo. Chi lavora con il cemento deve coprirsi su entrambi i lati, perché chiunque vinca, bisogna lavorare. Todini, dai Ds a Forza Italia Emblematico il caso della Todini Costruzioni. La numero uno, Luisa Todini, è stata europarlamentare di Forza Italia. Eppure ciò non è bastato a consolidarla in convinzioni ferree. Negli anni 90 ha registrato più finanziamenti ai Ds che a Forza Italia, nel terzo millennio è stata generosa con tutti: Forza Italia, An, e i Ds, fino ai 15 mila euro regalati direttamente a D Alema nel Era ancora in Cda Rai la Todini, prima di traslare a Poste per la presidenza, quando nel 2013 la società di casa ha donato euro a Forza Italia. Parnasi, puntate sempre vincenti E chissà se è di destra o di sinistra Luca Parnasi, altro grosso costruttore romano. Anche lui distribuisce qua e là, e si presenta sempre puntuale all appuntamento con il vincitore: nel 2005 indovina il finanziamento da 40 mila euro al nuovo governatore del Lazio, Piero Marrazzo, nel 2001 aveva giocato la sua fiche da 35 mila euro su Forza Italia, avviata a vincere le politiche e a iniziare la grande stazione del cemento. Astaldi preferisce guardare a destra La Astaldi, altra società romana, protagonista tra l altro del disastroso cantiere della Metro C della Capitale insieme alla Vianini di Caltagirone, paga preferibilmente a destra, soprattutto dopo il 2001, quando con Pietro Lunardi alle Infrastrutture e la grande abbuffata della Legge Obiettivo, il partito di B. si è candidato a essere il vero punto di riferimento del cemento a go-go. Ma è un eccezione. PA R E N T E L E Le società legate a Caltagirone prediligono l Udc e l ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini Salini, mecenate dai Ds di Siena a Sc La Salini, oggi al vertice del settore dopo aver scalato la Impregilo, finanzia poco i politici e in modo un po disordinato. Nel 2001 furono forse gli unici ad accorgersi che Piero Fassino era candidato vicepremier in ticket con Francesco Rutelli, e gli mandarono un ricordino di 10 mila euro. Poi chissà perché una delle più grandi e internazionalizzate imprese italiane ha ripetutamente finanziato la federazione di Siena dei Ds, ma anche l ex democristiano passato ad An Publio Fiori. Nel 2013 un taglio con il passato: solo 20 mila euro e tutti a Scelta Civica, il partito di Mario Monti che effettivamente con il suo governo ha fatto cose importanti per aiutare i colatori di cemento. Gavio: Bersani, Penati poi Fi e Sposetti La famiglia Gavio da Tortona, grandi concessionari autostradali e costruttori a loro volta, ha fatto anche lei la sua scelta per il centrodestra. Sono passati i tempi dei finanziamenti personali a Pier Luigi Bersani, ma era il 2004, l anno in cui il leader piacentino passava al compianto Marcellino Gavio il numero del presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, al quale doveva vendere a carissimo prezzo certe azioni inservibili dell a u t o-

3 il Fatto Quotidiano P O L I T I CA MARTEDÌ 24 MARZO PALAZZO ITALIA CANTONE AVVIA IL PROCEDIMENTO Dopo il Mose di Venezia tocca all Expo di Milano finire sotto la lente di ingrandimento dell Anac di Cantone. Ieri mattina è infatti stato notificato l avvio di un procedimento a Italiana Costruzioni, la società che ha vinto l appalto nel cantiere di Expo di Palazzo Italia, al centro dell inchiesta della Procura di Firenze sulle Grandi Opere che la scorsa settimana ha terremotato il ministero delle Infrastrutture. Nei giorni scorsi il presidente dell Anac, Raffaele Cantone, ha incontrato il prefetto di Milano, Paolo Francesco Tronca. Il risultato dell i n co n t ro è la notifica dell avvio del procedimento. Adesso Italiana Costruzioni avrà tre giorni per presentare le proprie osservazioni, ed è più che possibile che Cantone incontri i legali della società. Alla fine il presidente dell Anac deciderà come procedere. Tre sono le possibilità in campo: il cambio dei vertici aziendali, il commissariamento dell appalto, o (ed è l ipotesi più probabile) un monitoraggio, una sorta di sorveglianza speciale. QUANTO COSTA UNA VARIANTE? Per anni nessuno ha vigilato sulle spese pazze delle Grandi Opere Illustrazione di Emanuele Fucecchi l elezione di Vasco Errani, governatore emiliano, sia accompagnata già nel 2000, la prima volta, da quel nugolo di cooperative della regione più rossa d Italia. I calcoli sono in lire, i milioni per Errani 275; un mucchietto di denaro profuso da svariate cooperative: Edilizia Comprensorio, Edificatrice Ansaloni, Edificatrice Murri e la Coopsette (20 milioni di lire) citata nell i n- dagine dei magistrati di Firenze che ha portato all arresto di Incalza e dell ingegnere Stefano Perotti. In un epoca prossima a quella di Errani, che per il secondo mandato ottiene meno soldi, c è Pier Luigi Bersani che può avanzare su Roma con l ausilio di Federacciai e anche di Sineco (12.500) e Cogedil (12.500) orbitanti nella galassia Gavio. strada Milano-Serravalle. A Gavio quel numero di cellulare è costato euro. Il gruppo di Tortona da allora ha dato il suoi contributi quasi esclusivamente a Forza Italia, 200 mila euro solo per le politiche Nel 2013, nuovo colpo di scena: l unico a prendere soldi dai Gavio è il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. 50 mila euro attraverso la società Pca. Perotti: 10 mila euro all amico ministro Lupi Un rolex d oro e un incarico per il figlio Luca, e non solo. Maurizio Lupi ha dimenticato di rendicontare ai suoi elettori un parsimonioso contributo dell amico Stefano Perotti, registrato nel luglio 2013 e percepito a ridosso della campagna elettorale che ha proiettato il ciellino al ministero per le Infrastrutture. Il ricco Perotti ha donato euro a Lupi sotto le insegne di Ingegneria spm, più o meno la cifra spesa per omaggiare il laureato Luca con un orologio di lusso. L azienda di Perotti, in questi anni di incontrastate conquiste (direzione di lavori da 25 miliardi di euro), non s è svenata con le donazioni ai partiti. È capitato una volta e pure per spicci; l importante, in onore di un antica amicizia, che quella volta il destinatario sia Lupi. I finanziatori dell ex ministro non se la passano benissimo. Salvatore Menolascina (5.000) è il patron della cooperativa la Cascina, legata alla Compagnia delle Opere, che ha saldato AMICI NOTI Le persone vicine alla cooperativa La Cascina g i ra n o i propri stanziamenti all ex ministro di Ncd che si è dimesso un biglietto aereo per Bari per la moglie di Lupi. E poi c è Camillo Aceto (5.000), ex dipendente della Cascina, coinvolto nei bandi per il centro d accoglienza di Mineo. Il senso delle aziende per le elezioni I signori del mattone e del cemento annusano il momento propizio e sanno individuare il partito o il politico in ascesa. Sanno che presto toccherà coprire quel versante. Ingoiata la cacciata dal ministero di Ercole Incalza per mano di Antonio Di Pietro, durante la primavera del 2008, i costruttori italiani introiettano milioni di euro sui conti di Forza Italia. E la previsione di successo è perfetta: esatta. Perché il ministro Altero Matteoli, nominato da Silvio Berlusconi ai vertici di Trasporti e Infrastrutture, richiama il boiardo Incalza e gli affida la struttura di missione per le grandi opere. Per la campagna elettorale che certifica l ennesimo ritorno di Berlusconi a danni di Walter Veltroni, Forza Italia incassa oltre 33 milioni di euro. Il gruppo Gavio, attraverso società di Tolentino, la base strategica di famiglia, finanzia i forzisti con euro. I versamenti di Astaldi ( ), Arvedi acciaio ( ), Edil Bianchi (50.000) e Associazione nazionale costruttori edili (50.000) sono puntuali e sintomatici di un rapporto di stretta connessione tra la politica e l impresa. Marrazzo, la scelta è ancora vincente Con la stessa prontezza nel sostenere la rivincita di Berlusconi, sfrattato da palazzo Chigi soltanto per un biennio, nel 2005, i signori degli appalti indirizzano i propri contributi verso il candidato governatore Piero Marrazzo e il partito più radicato e solido che regge la coalizione, gli ex comunisti, i Democratici di Sinistra. I Ds di Roma, per una competizione locale neanche tanto proibitiva, raggranellano euro. I donatori cambiano nome, non statuto: sempre i costruttori accorrono generosi. Ecco il romano Bonifaci (10.000), l I t a- liana costruzioni (30.000), Società appalti (15.000), Tor Carbone Costruzioni (15.000) e numerose LE DITTE Pier Luigi Bersani ha avuto l appoggio di Federacciai, Sineco e Cogedil, tutte orbitanti nella galassia Gavio aziende del settore. Anche la raccolta fondi di Marrazzo è facoltosa: euro, ancora Società appalti (10.000), Tor Carbone Costruzioni (10.000) e poi una società con una denominazione non equivocabile, la Silp lavori pubblici (40.000). Il cemento ha un odore, non un colore politico. E non c è precedenza per la sinistra o la destra o il centro: meglio chi vince, ovvio. Ma l imprenditore è così arguto da concedere a chiunque un premuroso contributo. Errani e la squadra delle coop rosse Il territorio va rispettato, unico dogma. E allora non sorprende che Il compagno Ugo tra cemento e tabacco Ugo Sposetti, mitologico tesoriere dei diesse, non è emiliano, bensì laziale, di Viterbo. Negli atti di Firenze compare il nome di Sposetti (non indagato) che chiama l i m- prenditore Giulio Burchi, ex presidente di Italferr, e sollecita delle raccomandazioni; si fa riferimento anche a una donazione. Sposetti ha spiegato che si trattava di denaro per una fondazione, però non ricorda i dettagli. Ma per fare politica, l ex senatore democratico ha sempre ricavato abbondanti somme. Nel 2008, a Sposetti arriva un solo contributo: da Ferfina Holding, la società italiana per condotte d acqua gestita da Duccio Astaldi. Cinque anni dopo, nel 2013, sul ruolo di Sposetti, in corsa per palazzo Madama, ci credono in molti. E così il senatore incamera euro in donazioni tra petrolieri, tabaccai, costruttori (Pessina), immobiliari e cooperative. L assegno più consistente (50.000) è staccato da Pca di Tortona, riconducibile ai Gavio. B o n s i g n o re fa da sé Un paio di legislature a Montecitorio nell ultima stagione andreottiana e un paio a Strasburgo con il centrodestra, la politica è costata cara all imprenditore Vito Bonsignore, indagato dalla Procura di Firenze e interessato, perché investitore, al progetto Orte-Mestre che transitava come al solito per gli uffici di Incalza. Accanto all Udc di Pier Ferdinando Casini e intorno ai cartelli messi su dall ex Cavaliere, Bonsignore ha speso più di 5,5 milioni di euro per se stesso, per le sue tornate elettorali, per l ampia segreteria, per gli spostamenti. Il denaro l ha elargito da Mec, acronimo che sta per Management engineering consulting. E poi ha sorretto l Udc ovunque, il partito nazionale ( ), in Piemonte ( ), nel Lazio (75.000) e il totale sfiora i 6 milioni. Prima ancora di lasciare Forza Italia per aderire al Nuovo Centrodestra, Bonsignore ha offerto al ministro Angelino Alfano un viaggio in aereo privato da euro e al sottosegretario Giuseppe Castiglione.

4 4 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano Cavallo: Re ga l i all ex ministro solo per amicizia IO E LUPI ci conosciamo da 30 anni, quei regali sono per amicizia, non c è niente di illegittimo, è tutto alla luce del sole e trasparente. È quanto ha risposto durante l interrogatorio di garanzia Francesco Cavallo, ai domiciliari per l inchiesta fiorentina sulle Grandi Opere. Il lavoro al figlio del ministro? Non ho mai mediato con Perotti per questo. Secondo i pm fiorentini e i carabinieri del Ros, lui era il trait d union fra Stefano Perotti - l imprenditore pigliatutto in fatto di appalti - e il ministero delle Infrastrutture, in particolare l ex capo della struttura di missione Ercole Incalza e, ancor di più, il ministro Maurizio Lupi. Su questa storia vorrei fare un film - ha risposto Cavallo a chi gli chiedeva se intendesse rispondere - Ma il tempo è galantuomo. Favori a Lupi? Se gliene avessi chiesto uno mi avrebbe mandato a s p e n d e re. COOP ROSSE, L ALTRO PILASTRO DEL SISTEMONE DI INCALZA CMC, COLOSSO RAVENNATE, PAGÒ MEZZO MILIONE A ERCOLINO PER I LAVORI TAV COINVOLTA ANCHE COOPSETTE. E CMB NEL CANTIERE DELLA MORTE DELLA SA-RC di Marco Lillo Matteo Renzi deve ringraziare la Procura di Firenze per l indagine Siste- ma. Quello colpito dagli arresti, dalle intercettazioni e dalle informative dei Carabinieri del Ros di Firenze non è infatti il nascente sistema di potere renziano. Nonostante i rumors sempre più insistenti, non trova infatti riscontro nelle carte dell indagine il presunto coinvolgimento di un uomo vicino al premier in alcune telefonate con un protagonista dell in - chiesta. In realtà il Sistema era molto più vicino alle coop rosse, distanti dall ex Ppi e Margherita Matteo Renzi, e invece vicine al mondo antico transitato da Pci, Pds e Ds per confluire oggi nelle truppe delle vecchie glorie come Massimo D Alema e Pier Luigi Bersani. Ercole Incalza è rimasto al suo posto nonostante i suoi 14 procedimenti archiviati e nonostante il primo procedimento fiorentino per il nodo Tav di Firenze lo veda indagato da due anni non solo perché era amico di Lupi ma anche perché era amico delle coop rosse e dei loro referenti politici e manageriali come l ex presidente dell Um - bria e poi presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, finita ai domiciliari nella prima indagine in cui era coinvolto Incalza nel Al telefono Lorenzetti parlava con un altra vecchia gloria, Anna Finocchiaro, non indagata. A LEGGERE le carte della nuova inchiesta si trova conferma che il sistema Incalza-Perotti garantiva le imprese vicine al Ncd (come quella dell ex europarlamentare Vito Bonsignore in - dagato che deve costruire in project financing l autostrada Orte-Mestre) e anche le grandi imprese come la Italiana Costruzioni dei fratelli Attilio e Luca Navarra (indagati) o la Ghella dell ex vicepresidente dell As - sociazione nazionale dei costruttori (Ance) con delega per i lavori all estero, Giandomenico Ghella appunto (indagato), ma garantiva anche le coop rosse. L indagine che ha portato alle dimissioni del ministro delle Infrastrutture del Ncd e di Comunione e Liberazione, Maurizio Lupi, è una costola di un inchie - sta di due anni fa che vedeva indagato sempre Incalza ma che aveva al centro il sistema cooperativo rosso e in particolare l emiliana Coopsette. Anche questa ultima inchiesta, molto più ampia e fragorosa della prima, però mette nel mirino appalti in cui figurano le cooperative rosse. Tra gli indagati c è Furio Saraceno, ex dirigente di Coopsette. Anche quando i manager non sono indagati è interessante notare quante volte i nomi delle società aderenti alla Lega Coop ricorrano nei capi di imputazione. Ercole Incalza e Stefano Perotti, per esempio, sono indagati con Pasquale Trane (figlio di Rocco, braccio destro dell ex ministro e leader della cosiddetta sinistra ferroviaria del Partito socialista italiano anni 80-90, Claudio Signorile, ndr) per corruzione in relazione all acquisizione della direzione lavori per la realizzazione della tratta ferroviaria Tav Firenze-Bologna, grande opera di cui Incalza ha (aveva, fortunatamente, ndr) la responsabilità procedimentale quale capo della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture. SECONDO IL GIP Angelo Pezzuti che lo ha spedito in carcere a 71 anni, Incalza avrebbe garan - tito un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell opera ed all avvio ed allo svolgimento dei lavori, e comunque assicurato un trattamento di favore al general contractor Consorzio Cavet, a fronte dell affidamento alla società Ingegneria Spm srl riferibile a Perotti Stefano, da parte del Consorzio Cavet, dell in - carico di direzione dei lavori per un importo di 68 milioni e 195 mila euro 241,58. Non basta. L ordinanza del gip con tutti i senatori di togliere i soldi al Terzo Valico... per l'alluvione, hai visto? Borioli (Gaetano Daniele, senatore piemontese del Pd, ndr) sei cretino perché tu stesso hai fatto la mozione tre mesi fa per il terzo valico e adesso lo ritiri... allora siete veramente siete... ma tutti i senatori del Pd eh. Lupi condivide preoccupazioni e analisi del manager poi lo rassicura, garantendo che comunque non si va da nessuna parte. E aggiunte: Ma il Pd è un partito... io sono contrario, dico attenzione che se i soldi che mettiamo a disposizione poi noi li facciamo per queste cose... facciamo cazzo delle opere. Poi l'ex ministro suggerisce una proposta alternativa per trovare i fondi da stanziare per l'emergenza alluvione: Usiamo i provveditori.. avevamo detto di dare i 100 milioni ai provveditori per avere più elasticità di interventi? Ti ricordi? È chiaro che il tema è la cantierabilità, ma (..) tutte le cose sono caserme dei Carabinieri... boh? Buttar via 100 milioni in questo momento per le caserme dei carabinieri mi sembra.... Incalza prosegue le frase lasciata a metà dal suo interlocutore: Non ha senso, certo, certo. Lupi prosegue il suo ragionamento: C'è un dissesto idrogeologico, facciamo una figuraccia da coglioni. Quindi meglio dare qualdi Antonio Massari e Davide Vecchi Pezzuti cita nel capo di imputazione sull appalto dell alta velocità Firenze-Bologna vinto dal Cavet un fatto che spiega come Incalza era sì un uomo messo nella cabina dei regia dei grandi lavori dall ex ministro Pietro Lunardi e da Silvio Berlusconi nel 2001, ma che era rimasto sempre in sella anche per i suoi ottimi rapporti a sinistra: la società Cmc Cooperativa Muratori e Cementisti, componente del consorzio Cavet, avrbbe corri - sposto ad Incalz, nel periodo dal 1999 al 2008, compensi per 501 mila e 962 euro. La Cmc di Ravenna, che pagava Incalza come professionista già RICCHE CENE Perotti invitava prima che Lunardi lo mettesse di nuovo in sella dopo gli scandali avvenuti sul Tav negli anni 90, è un colosso. Ha chiuso il 2013 con un fatturato di un miliardo e 15 milioni di euro e vanta 410 soci e 7 mila e 500 dipendenti, molti all estero. inviati a Firenze uttare via 100 milioni in questo momento per Ble caserme dei carabinieri. Maurizio Lupi piuttosto che togliere i fondi alle Grandi opere gestite dalle Infrastrutture per destinarli all emergenza alluvione in Liguria, preferisce sottrarli a quelli destinati alle forze dell ordine. Si tratta di 100 milioni di euro già pronti per ristrutturare caserme di carabinieri, polizia e Guardia di finanza. Compreso il commissariato di Castelvetrano, il feudo del super boss Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993 e oggi settimo nella classifica dei dieci ricercati più pericolosi al mondo. LA TELEFONATA è allegata agli atti dell inchiesta Sistema. È il mattino del 17 novembre 2014 quando l allora ministro delle infrastrutture parla con il dominus della Struttura tecnica di Missione, Ercole Incalza, da lunedì agli arresti per corruzione e altri reati. Lupi, come spesso accade, anche quel giorno contatta il suo fidato consigliere per sottoporgli alcuni problemi. Il primo riguarda l esposizione internazionale che si aprirà il primo maggio a Milano. Devono essere trovati 60 milioni per coprire un buco il compagno manager Foschini dal ministro Cl: euro a persona, si parla di infrastrutture Italia-estero Il 3 marzo, poco prima dell esplosione dell indagine, il suo amministratore delegato, Dario Foschini, è stato sostituito. Il 5 febbraio 2014 il Ros dei carabinieri aveva registrato una telefonata tra Stefano Perotti, e Foschini. Perotti chiede soldi lasciato dalla Provincia che si rifiuta di versarli. Hai novità su questa benedetta rottura di coglioni dell'expo? esordisce Lupi. Incalza fa il suo mestiere, ha già la soluzione: Come non ho novità? Deve firmare una lettera Di Giambattista (direttore generale del ministero delle infrastrutture, ndr) e si sblocca la revoca, quindi quale è il problema? Ho già chiarito. Lupi è soddisfatto. Incalza ha invece da ridire: Li risolviamo sempre noi i problemi, sono gli altri che non risolvono i problemi. La seconda questione da affrontare in tempi rapidi riguarda gli stanziamenti per l'emergenza alluvione. Alcuni parlamentari hanno avanzato la proposta di sottrarli a una delle grandi opere e Incalza è contrario. Non mi è piaciuto: Messiroli, Borioli... ha fatto una proposta L A L LU V I O N E Incalza contro il senatore p i e m o n te s e che chiedeva risorse per gli alluvionati: Borioli sei cretino BUROCRATE Ercole Incalza, dominus delle Grandi opere. Sotto, Dario Foschini della Cmc La Pre ss e all amministratore delegato della coop rossa per una cena organizzata dalla Inwork, un agenzia di lobby e pubbliche relazioni nella quale è socio anche l uomo di Lupi, quel Francesco Cavallo, legato a Cl e poi arrestato con Incalza e Perotti. Perotti dice a Foschini: Ciao... scusa se ti disturbo... mi diceva Lupi che stava organizzando una cena con raccolta fondi per parlare di infrastrutture Italia-estero... il 19 febbraio a Roma... se la cosa ti può interessare sarà presente anche la Serracchiani... (ride) questo... sono euro due persone... quindi sono euro a persona... se è una cosa che ti può interessare ti faccio girare l invito... poi vedi tu. UN ALTRO CANTIERE, citato nelle carte dell indagine, nel quale ha un ruolo una coop rossa è quello famigerato del viadotto della autostrada Salerno-Reggio dal quale ai primi di marzo è precipitato su una ruspa per 80 metri morendo sul colpo, un operaio rumeno. Perotti è indagato insieme a Giulio Burchi, Francesco Cavallo, Giandomenico Ghella e Grimaldi Giulio per traffico di influenze illecite perché, secondo i magistrati avendo Anas affidato alla consortile Italsarc scpa (costituita dalle imprese Cmb coop e Ghella spa) i lavori di ammodernamento ed adeguamento dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria dal km 153,400 al km 173,900, Burchi Lupi e i soldi buttati per i carabinieri VOLEVA FINANZIARE IL TERZO VALICO ANZICHÉ LE CASERME, COMPRESA QUELLA NEL FEUDO DI MESSINA DENARO L ex ministro Maurizio Lupi Ansa

5 il Fatto Quotidiano P O L I T I CA MARTEDÌ 24 MARZO Il dimissionato: Mio figlio doveva restituire il Rolex UN OROLOGIO per una tesi di laurea da euro, regalato da chi lo ha visto crescere è un regalo che uno può fare, era un Rolex d a cc i a i o, ma non importa, con il senno di poi avrei dovuto dirgli restituiscilo, ma da padre allora non ho avuto il coraggio di farlo. Così ieri sera a Quinta Colonna in onda su Retequattro - l ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha parlato della vicenda che riguarda il figlio, emersa dalle intercettazioni dell inchiesta sulle Grandi Opere. Sì, ho molto sofferto per la vicenda di mio figlio, ma per chi fa politica è molto importante avere accanto una grande moglie e i figli. Reggiamo tutti ha spiegato al conduttore Paolo Del Debbio. Se servi comunità e le istituzioni e difendi le cose più care che hai, devi fare un passo indietro. La questione di mio figlio è stata la cosa più vergognosa, su quella cosa qualunque padre avrebbe reagito in quel modo. E riguardo le sue dimissioni, per rafforzare il governo, l ex ministro ha spiegato: Fai un passo indietro e guarda in faccia tutti: ho fatto un passo indietro per farne dieci avanti, la verità verrà a ga l l a. Renzi si tiene l interim e butta la palla in tribuna IL PREMIER CHIEDE TEMPO A MATTARELLA PER IL DOPO LUPI. POI ALLA LUISS FA L APOLOGIA DEL DECISIONISMO. E RIVELA LA SUA GUIDA: LA PUBBLICA OPINIONE Giulio e Perotti Stefano in concorso tra loro, sfruttando le relazioni esistenti tra Perotti Stefano, Cavallo Francesco e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, indebitamente si facevano promettere e dare da Ghella Giandomenico e Grimaldi Giulio, che agivano per conto della spa Ghella e del consorzio Italsarc, l incarico di direzione dei lavori inerenti l ap - palto Anas relativo all'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria dal km 153,400 al km 173,900 come prezzo della mediazione illecita verso il ministro. Secondo i magistrati il costo dell opera sarebbe stato incrementato da 424 milioni fino a 600 milioni e Stefano Perotti avrebbe ottenuto l incarico di LA NUOVA A3 Uno dei cantieri della nuova A3 Salerno-Reggio Calabria dove c è stato un incidente mortale La Pre ss e direzione dei lavori. Anche nell indagine da cui parte tutto, quella sull appalto per il nodo Tav relativo all attraversa - mento in galleria di Firenze, emerge il ruolo della Coopsette, aderente a Lega Coop, e a capo del consorzio Nodavia che esegue l opera. In quell indagine Ercole Incalza è indagato per associazione a delinquere perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia in combutta con la presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, l ex presidente Pd della Regione Umbria. di Wanda Marra In una democrazia che decide fondamentale è un controllo efficace: il primo revisore è la pubblica opinione. Sta parlando da circa un ora Matteo Renzi davanti agli studenti della Luiss, quando senza giri di parole rivela e rivendica uno dei fili conduttori (per non dire il primo) del suo agire politico. D altra parte, è in nome dell opportunità politica, molto contigua alla pubblica opinione che ha fatto dimettere Maurizio Lupi. Ottenendo un risultato non di poco conto: nell in - contro di ieri con Sergio Mattarella ha chiesto la conferma dell interim, per poter valutare bene il nome del successore. Un interim che potrebbe durare qualche giorno, come un paio di settimane. O addirittura arrivare fino all Expo. Mentre il premier, alla ricerca di tecnici di fiducia, lavora a impossessarsi il più possibile della struttura di un ministero di peso come quello (d altra parte, denuncia, siamo un Paese in cui i ministri cambiano di anno in anno e i tecnici restano per sempre ). DAVA N T I all università della Confindustria, ieri, alla presenza di pezzi di potere pesante, come Emma Marcegaglia (presidente dell Eni e della stessa Luiss), Fabrizio Saccomanni, Luigi Abete e anche Paola Seve- I N C A ST R I Il preferito per le Infrastrutture rimane Delrio, ma bisognerebbe sostituirlo a Palazzo Chigi. Niente rimpasto rino, Renzi fa uno show in piena regola. Comincia con le battute ( Queste camicie bianche mi inquietano e io me ne intendo ), passa ad una vera e propria lezione di comunicazione (che è diversa dalla visibilità ), cita la campagna di Obama e l abilità comunicativa dell Isis (che è in difficoltà ma non si capisce ), il Congo Brazzaville e la Ruota della Fortuna. Entusiasmo per l Italicum in fieri: Ce la invidierà mezza Europa. Ma quello che vuole far arrivare alla platea è l apologia della politica che decide. Dunque, è in base alla centralità della politica, alla pubblica opinione che Renzi difende la permanenza dei sottosegretari indagati (riservandosi evidentemente altre valutazioni politiche). Per dire. Ancora: Deriva autoritaria delle riforme è il nome che taluni commentatori e professori un po stanchi danno alla loro pigrizia. Democratura?. Il sistema in cui non decide nessuno si chiama anarchia, quello in cui uno può decidere si chiama democrazia. MA DECIDERE non è sempre così semplice, nemmeno per Renzi. Sul successore di Lupi, ieri mattina al Quirinale è andato a presentare l istruttoria, a prendere tempo. Vorrei trovare la soluzione migliore, ma devo tenere presenti una serie di elementi, ha detto a Mattarella in un ora e un quarto di faccia a faccia. Palla in tribuna. Perché, ha spiegato, spostare Graziano Delrio (che sarebbe la sua prima scelta) vorrebbe dire trovare un sostituto per Palazzo Chigi. E nel giro stretto di Renzi non esiste una persona con la stessa esperienza, che possa svolgere quel lavoro. L altra questione è che un rimpasto ora non è opportuno, complicherebbe troppo le cose. Per questo, l ipotesi di spacchettare le Infrastrutture, dividendole dai Trasporti, non è più la prima. Per questo, restano due caselle secche da riempire: il ministero lasciato libero da Lupi e quello degli Affari Regionali, magari rafforzato dai Fondi per il Sud (che però lo stesso premier vuole tenere a Palazzo Chigi). Se non è Delrio che si sposta, tutto fa pensare che la struttura di missione per le grandi opere verrà portata a Palazzo Chigi. E a Porta Pia dovrebbe andare un esponente del Ncd o una figura di seconda fascia del Pd. Probabilmente, qualcuno che Renzi ha già in mente, uno della segreteria (Deborah Serracchiani, ma anche il responsabile Giustizia, David Ermini). Peraltro, riuscire a mettersi d accordo con i centristi, che non vogliono uno scarto, non è facile. L interim potrebbe durare più del previsto. Mattarella ha preso atto. A proposito della politica del fare, ieri Renzi di nuovo ci ha tenuto a dire che sulla scuola ci giochiamo il futuro. Peccato che il provvedimento in Parlamento, nonostante le dichiarazioni di urgenza, non sia ancora stato calendarizzato. Ma il premier davanti alla platea della Luiss ha ribadito non senza enfasi: L er - rore clamoroso del governo è fare più di quanto comunica. Sarà. Presunti corrotti e non solo Per 16 indagati si muove il Fisco MILANO-GEcosa per il post alluvione. I due accennano un elenco delle caserme che Terzo valico ferrovia- NOVA I lavori per il aspettano i fondi per dare il via ai rio della Milano-Genova al centro dell in- lavori di restauro. Lavori, sottolinea Incalza, pronti a partire. Per le chiesta sulle Grandi strutture nelle Regioni Sicilia e Calabria servono appena 8 milioni. Lupi opere Ansa scorre l elenco: Completamento costruzione comando intermedio carabinieri Augusta, completamento carabinieri Misterbianco, completamento commissariato Castelvetrano, ristrutturazione del fabbricato Guardia di Finanza, compagnia dei carabinieri. Stanziando questi soldi all emergenza alluvione, aggiunge Lupi, siamo intelligenti, così possiamo dire che immediatamente abbiamo messo 100 milioni, hai capito?. Incalza condivide. inviati a Firenze entrata in campo anche l Agenzia Èdelle entrate: in queste ore sta indagando sui protagonisti della presunta cricca delle Grandi opera per verificare se abbiano evaso il fisco e se i loro conti siano tutti in regola. Gli accertamenti riguardano 16 indagati e, in alcuni casi, le loro rispettive società, a partire da Ercole Incalza, l ex super burocrate che guidava la struttura di missione per le Grandi opere. Nel mirino del fisco sono finite soprattutto le società del suo braccio destro, Stefano Perotti, l uomo che governava ben 25 miliardi di euro nelle Grandi opere e secondo l accusa premeva per ottenerne la direzioni dei lavori. In più comunicazioni intercettate scrive il Ros dei carabinieri in un informativa dell inchiesta fiorentina il particolare successo di cui gode l'ingegnere Stefano Perotti, nell ottenere le numerose direzioni lavori, viene attribuito all'intervento diretto operato dall ingegnere Ercole Incalza sulle imprese esecutrici, venendo indicati i due come legati da un rapporto di società di fatto. NEL S I ST E M A, sempre secondo l ac - cusa, svolgeva un ruolo centrale la società Spm Consulting, o altre collegate o partecipate della famiglia Perotti, che, una volta conseguiti i corrispettivi venivano cedute a terzi che trasferivano la sede all estero, omettendo di versare le imposte. Accertamenti anche su un altro indagato, Giulio Burchi, che come annota il Ros si muove da anni nel settore delle Grandi Opere infrastrutturali, da una parte come manager di società a capitale pubblico operanti nel settore e dall'altra come titolare di Stefano Perotti Ansa fatto di una società privata di progettazione e direzione lavori. L Agenzia delle entrate sta scavando nei conti dell intero cerchio magico che si muoveva intorno a Incalza e all ex ministro Maurizio Lupi. Controlli anche sul Francesco Cavallo detto zio Frank, interrogato ieri dal gip di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti che, secondo l accusa, ha agito da interme - diario tra il pubblico ufficiale e gli appaltatori aggiudicatari per indurli ad affidare ingentissimi importi per la direzione dei lavori (peraltro di natura fittizia e privo di reale apporto tecnico) a Perotti o a società lui riferibili. Gli ispettori dell'agenzia delle entrate si stanno occupando anche dei conti della società Inwork, riconducibile a Simone Dattoli e a Cavallo, che si occupava di organizzare convegni e cene, al modico prezzo di euro pro capite, dove gli imprenditori potevano incontrare l'ex ministro Lupi ma anche l allora eurodeputata e oggi presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Deborah Serracchiani. a. mass e dav. ve.

6 6 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano Alemanno, processo per il telemarketing di Renata Polverini UN OPERAZIONE di telemarketing politico mascherata da falso sondaggio a favore della lista di Renata Polverini in vista delle elezioni regionali del Lazio del Una provvista da 30 mila euro per la quale l ex sindaco di Roma Gianni Alemanno sarà processato il 5 luglio del prossimo anno con l accusa di finanziamento illecito. A disporre il rinvio a giudizio, su richiesta dei pm Mario Palazzi e Paolo Ielo, è stato il gip Flavia Costantini. Con l ex primo cittadino di Roma già indagato per Mafia Capitale saran - no processate altre sette persone: Fabio Ulissi, podologo e storico collaboratore di Alemanno, Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza Accenture e i manager e funzionari Francesco Gadaleta, Roberto Sciortino, Massimo Alfonsi, Sharon Di Nepi e Angelo Italiano. Un altro imputato, Luca Ceriani, anch egli dell Accenture, ha patteggiato. M5S: prescrizione più lunga Niet del Pd: Non si cambia fatto a mano I CINQUE STELLE: TRE MODIFICHE E VOTIAMO LA LEGGE. MA I DEM TIRANO DIRITTO di Luca De Carolis ICinque Stelle bussano, il Pd non apre. Niente trattativa sulla prescrizione. Perché le distanze sul provvedimento restano siderali, e perché sulla giustizia la maggioranza del dopo Lupi deve procedere con passi cauti. E allora, no ai Cinque Stelle che si sono offerti di votare la legge oggi in aula alla Camera, in cambio di tre piccole modifiche. PRIMA tra tutte, la sospensione senza limiti del decorrere della prescrizione dopo la sentenza di condanna in primo grado, al posto dei due anni di interruzione previsti dall at - tuale testo. Un segnale in linea con il Beppe Grillo del nuovo corso (più) dialogante, come chiarito dal fondatore nell in - tervista al Corriere della Sera di tre settimane fa: Siamo pronti al dialogo con tutti, anche CO M P L I M E N T I Gianni il nero e le dodici gomme per cancellare di Gianni Boncompagni L EX SINDACO di Roma Alemanno è sotto inchiesta per finanziamenti illeciti. Sembra che, nella sede del Comune di Roma durate il suo incarico di sindaco, abbia trafugato e quindi portato a casa dodici gomme da cancellare. Molti impiegati della sua corrente hanno dichiarato alla stampa: E quanto costeranno mai dodici gomme da cancellare?. In realtà, a prima vista non sembra un furto clamoroso. Il problema però sembra essere un altro: le gomme da cancellare rubate dall ex sindaco non erano dodici bensì dodici milioni. Sembra che negli uffici dell ex sindaco si commettessero molti errori di scrittura in brutta copia con matita. IN AULA A n d re a Colletti (M5S) alla Camera. Sotto, il deputato democrat Walter Verini Ansa con il Pd. Così, dopo essersi astenuto in commissione Giustizia, il M5S rilancia sul provvedimento. Siamo pronti a votarlo in cambio di tre modifiche, non trattabili spiega il deputato Andrea Colletti. La prima richiesta è la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado, come avviene in Spagna e in tutti i Paesi del Common Law sostiene Colletti. Secondo punto, l aumento della prescrizione minima al massimo edittale, accresciuto di un quarto nonché l au - mento della metà per tutti i reati contro la pubblica amministrazione, per i reati societari e per omicidio colposo. Ed è una controproposta alla maggioranza che ha aumentato della metà la prescrizione solo per la corruzione semplice, aggravata e in atti giudiziari. Ultima richiesta del M5S, il superamento della ex legge Cirielli che impone un limite bassissimo alla prescrizione massima: noi vorremmo portarlo al doppio della prescrizione normale. Insomma, i 5 Stelle chiedono un ripensamento sui punti cardine del testo. Ma non lo considerano una pretesa esagerata: Non chiediamo la luna, solo buon senso. Non possiamo accettare un compromesso eccessivamente al ribasso. E allora, ecco il testo alternativo che non è così timido come quello uscito dalla commissione Giustizia. Domanda: sulle proposte c è stato qualche contatto preliminare con la maggioranza? Colletti nega: Vogliamo dialogare in aula, alla luce del sole. E comunque queste proposte le abbiamo già fatte in commissione. Si parla anche di ddl anticorruzione, atteso ormai da 738 giorni (è in calendario in Senato per oggi, ma slitterà a domani). E il senatore Mario Giarrusso la butta lì: Noi abbiamo voglia di votare gli emendamenti del Pd. Come a ribadire che il Movimento offre i propri voti su norme condivise. LA RISPOSTA Walter Verini: Non possono sempre rilanciare, la prescrizione salirà per tanti reati. Oggi il ddl verrà approvato dalla Camera SULLA PRESCRIZIONE però non c è proprio margine. Lo dice (indirettamente) Matteo Renzi, celebrando l attuale testo: Tra le norme della Severino e quelle del ministro Orlando i tempi si allungano a circa anni. Si fa in tempo a diventare maggiorenni, se non lo becchi in 19 anni qualche problemino ce l hai. Lo conferma Walter Verini, deputato dem e membro della commissione Giustizia: Sono sicuro che lo fanno con spirito costruttivo, ma i Cinque Stelle non possono rilanciare sempre a più uno. Tra l aumento delle pene e quella della prescrizione i tempi perché si prescriva il reato di corruzione salgono sopra i 18 anni, proprio come dice Renzi. Resta il fatto che congelare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado è una richiesta di molti magistrati. Verini replica: Noi abbiamo retto su una modifica importante, che per tanti garantisti è fin troppo severa. E poi stiamo aumentando la prescrizione per tanti reati: per quelli ambientali si arriverà a 30 anni. A pesare però è anche la necessità di non irritare troppo Area Popolare e in particolare l Ncd, già rumorosamente contrari al ddl approvato in commissione. Ci saranno modifiche al testo aveva pronosticato il viceministro alla Giustizia Enrico Costa (Ndc). Prima che deflagrasse il caso Lupi. Vogliamo chiudere oggi, nelle otto ore previste, e pazienza per chi non ci sta riassume asciutto un renziano di peso. Ma il Nuovo Centrodestra è agitato. E continua a pizzicare sul fronte intercettazioni. Vanno regolamentate soste - neva ieri Angelino Alfano in un intervista a La Stampa, invocando una stretta sulla pubblicazione delle registrazioni. E Gaetano Quagliariello insiste: In commissione Giustizia della Camera c è il ddl del governo di riforma del processo penale, con una delega proprio sulle intercettazioni. Si può ripartire da lì. Parole che in ambito Pd vengono liquidate a scosse di assestamento. Per ora.

7 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO Puglia, Emiliano: Metterò un 5stelle all a m b i e n te SE VINCESSI le elezioni, l a ss e s- sorato all ambiente per provare la tecnica dei rifiuti zero, potrei pensare di assegnarlo al Movimento 5 Stelle senza un alleanza, senza intese, in modo da verificare lealmente se una pratica specifica, per esempio quella dei rifiuti zero, sia immaginabile. Così il sindaco di Bari uscente Michele Emiliano intervistato da Luisella Costamagna, nel corso della puntata di Le i non sa chi sono io in onda ieri sera su Agon Channel. Poi Emiliano, candidato alla carica di governatore della Regione Puglia per il centrosinistra, ha parlato di anti-corruzione: Le pene contro la pubblica amministrazione sono sempre inconsistenti, non hanno mai veramente portato in galera chi doveva andarci. Il Ddl anticorruzione non è sufficiente. Io ci sarei andato pesantissimo. di Nello Trocchia Ivitalizi ai condannati non si toccano. Gli ex parlamentari che hanno subito condanne per reati di ogni tipo continuano a ricevere ogni mese un assegno dallo Stato in media di 4 mila euro nonostante le promesse di eliminazione, al momento disattese. L u l- timo incontro del comitato ristretto alla presenza dei presidenti di Camera e Senato ha prodotto un nuovo nulla di fatto. Si è deciso di attendere altri due pareri di costituzionalisti sulla questione. Durante l incontro c è stato anche un inconveniente. Oltre al danno del rinvio, la beffa. All atto della consegna di un parere sul tema, affidato all ex giudice costituzionale Valerio Onida, i presenti si sono accorti che il documento mancava delle pagine pari. Un capolavoro. GIÀ IL CONSIGLIO di presidenza del Senato aveva acquisito il parere del presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli che poneva una serie di criticità, rilievi che Pietro Grasso, presidente del Senato, aveva superato, in una relazione, sostenendo la possibilità di eliminare la pensioncina dorata ai condannati. Di parere in parere il tempo passa e i vitalizi restano. Nel prossimo incontro, previsto domani, si sarebbe dovuto procedere al voto finale e, invece, dovrebbero essere discussi i nuovi pareri e fissata la data per il voto finale. Il condizionale è d obbligo, visto che il fronte del no è largo e si procede di rinvio in rinvio con l ipotesi di non cancellare i vitalizi, ma di proporre unicamente la sospensione agganciando la decisione al periodo dell in - candidabilità. L ipotesi truffa. Laura Bottici del Movimento cinque stelle, RIFORME IMPOSSIBILI Il vitalizio eterno di Bonsignore & C. CO N DA N N AT I A RICEVERE PENSIONI STATALI. IL PARLAMENTO NON RIESCE A ELIMINARE NEPPURE QUESTO PRIVILEGIO PER CHI HA NEL SUO PASSATO UNA PENA PASSATA IN GIUDICATO questore del Senato, condanna questa melina: Se non vogliono cancellare il vitalizio ai loro amici, possiamo pensare di concedergli una pensione minima. Oltre alla battuta registriamo questa ennesima perdita di tempo, si fissi una data certa e votiamo. Il Fatto Quotidiano ha già indicato decine di condannati al vitalizio, ma scavando tra gli elenchi spuntano fuori altri casi. In questi giorni è tornato di attualità Vi to B o n s i g n o re, indagato nell inchiesta Sistema del - la Procura di Firenze, condotta dal Ros del generale Mario Parente. Bonsignore, uomo di Ncd, percepisce euro al mese nonostante una condanna definitiva per tentata corruzione. FUMATA NERA Nuovo nulla di fatto nell incontro del comitato bicamerale per l abolizione alla presenza di Grasso e Boldrini L E L E N CO è lungo e si riempie di nuovi nomi. C è Luigi Grillo, arrestato nel maggio scorso e poi finito ai domiciliari. Ha patteggiato 2 anni e otto mesi e 50 mila euro di risarcimento, nell inchiesta Expo. L ex senatore del Pdl si accontenta di 6930 euro al mese. Anche A n to n i o Del Pennino, ex dirigente del Partito repubblicano e poi senatore del centrodestra, negli anni Novanta ha patteggiato una pena di due mesi per finanziamento illecito nel processo Enimont e un anno e 8 mesi nel procedimento sulla metropolitana milanese. Ogni mese percepisce 6939 euro. Poi c è Giulio Camber, ex senatore del Popolo delle libertà, per lui una condanna definitiva a 8 mesi per millantato credito e un vitalizio da 6409 euro. Calogero Sodano, ex sindaco di Agrigento e quindi senatore dell Udc, invece, è stato condannato per una storia di abusivismo edilizio. Incassa un vitalizio da 2381 euro. L EX SENATORE Rocco Salini, Forza Italia, riceve 2381 euro al mese, è stato condannato a un anno e 4 mesi per falso per una vicenda risalente ai primi anni Novanta. Ha subito una condanna, ma per fatti riferiti agli anni di piombo, Toni Negri, eletto deputato negli anni Ottanta con il Partito radicale. Percepisce ogni mese euro. Assegno mensile da 1824 euro per Giuseppe Ciarrapico. L ex senatore del Pdl, coinvolto in diverse inchieste, è stato condannato in via definitiva per diversi reati come ricettazione fallimentare e bancarotta fraudolenta. Tra i condannati al vitalizio anche Pietro Longo, un passato da segretario del Partito socialdemocratico, fu anche ministro del bilancio ai tempi della Prima Repubblica. Per lui una condanna per concussione a 4 anni e 6 mesi, divenuta definitiva nel 1992, e ogni mese euro. Mentre deputati e senatori discutono, gli ex parlamentari condannati incassano. Lo Stato non ha vinto Il giudice Ardituro Solo Bergoglio ha capito la nuova camorra di Vincenzo Iurillo Napoli uando papa Francesco a QNapoli invita a ribellarsi contro la società corrotta che puzza e contro la camorra dei facili guadagni d i s e- gna un area da annientare: la zona grigia dove non c è confine tra camorra e corruzione, dove i due peccati si alimentano reciprocamente fino a corrodere i rapporti di convivenza civile. Da poche settimane è uscito un libro, Lo Stato non ha vinto (Laterza), che analizza con lucidità le dinamiche di questa zona grigia. Lo firma un esperto pm antimafia di Napoli, Antonello Ardituro, titolare di alcune delle principali inchieste sul clan dei Casalesi, che insieme al collega Cesare Sirignano ha accompagnato il boss Antonio Iovine verso la scelta di collaborare con la giustizia. Ardituro oggi siede al Csm e il volume è stato scritto con la collaborazione di un cronista di giudiziaria, il giornalista di Re p u b b l i ca D a- rio Del Porto. Ardituro, cosa ha pensato ascoltando le parole del Papa a Napoli? Ho avuto la conferma di un papa molto vicino ai problemi delle persone e della collettività, capace di mandare un messaggio credibile, in Jorge Mario Bergoglio Ansa È il primo Papa a parlare così L A NAT E M A DI NAPOLI della corruzione e a fare questo esplicito collegamento tra malaffare e criminalità organizzata maniera immediata e semplice. Ha detto: Andate avanti nell opera di pulizia perché non ci sia più il puzzo della co r r u z i o n e. Forse è il primo papa a parlare così della corruzione e a fare un collegamento tra malaffare e criminalità organizzata, con il richiamo al sentimento cattolico dei criminali e al contesto dove la camorra prospera, un contesto di corruzione sociale intesa anche come assenza di lavoro e di quelle minime condizioni necessarie a poter compiere delle scelte di legalità. Mi è sembrato questo il messaggio più forte nell ambito di una visita pastorale che, tra la visita ai detenuti e il saluto al quartiere di Scampia, mi è parsa interamente collegata a questo concetto. Lei nel libro denuncia la camorra del quieto vivere, in un capitolo, Il g rov i g l i o dove ricostruisce i rapporti paritari tra camorra, politica e impresa alla luce dei nuovi verbali di Iovine. È una camorra di intere fette della società che non prendono posizione. Un groviglio fatto di persone e ambienti che non sono interessati direttamente dalle vicende camorristiche ma che non si rendono conto che con la loro indifferenza contribuiscono al degrado complessivo. L appello di papa Francesco è rivolto anche a loro e mi ha colpito molto. Così come mi hanno colpito le parole di don Luigi Ciotti sull u s u r p a- zione delle parole antimafia e legalità da parte di chi non avrebbe titolo per usarle, a danno di chi davvero ha condotto battaglie sul campo. Le parole del papa diventano anche un occasione per riaffrontare questi temi con serietà, selezionando con attenzione chi ne parla. È il g rov i g l i o di cui lei parla nel libro, appunto. Esatto. Bisogna riflettere sulle recenti inchieste siciliane e non solo. Nel volume cito l episodio di Casapesenna (il paese del boss Michele Zagaria, ndr), quando alcuni imprenditori collusi con Zagaria provarono a fondare un associazione antiracket dopo l arresto del boss, e ci sarebbero riusciti senza l i n- tervento della Procura. Era un tentativo di ripulirsi da quel contesto.

8 8 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano Cuperlo: Richetti ci insulta, perché il premier sta zitto? TUTTO È COMINCIATO s a b a to, quando Massimo D Alema, al vertice della minoranza Pd, ha descritto il partito di Renzi come a r ro - ga n te e pieno di trasformisti. Così, al lunedì, due della nuova guardia hanno replicato al lider maximo dalle colonne di Re p u b b l i ca. Uno, Matteo Orfini, a D Alema era vicinissimo e ora gli dà il benservito; l altro Matteo Richetti era uno dei primi rottamatori e della vecchia guardia pensa che sia solo in cerca di posti in lista. Così ieri, Gianni Cuperlo - tra i leader della minoranza Pd, pur critico con l i n te m e - rata di D Alema - fa sapere a Richetti che le sue parole sono un insulto irricevibile. Vorrei dire, adesso basta. Chiedo a Renzi e Guerini di prendere parola. Siete d accordo con lui? È quello che pensate anche voi?. Finora nessuno ha r i s p o s to. PISAPIA SALUTA MILANO, LE MANI DI RENZI SULLA CITTÀ DOPO L ANNUNCIO DEL SINDACO ( NON MI RICANDIDO ) SI SCALDANO I FEDELISSIMI DEL PREMIER. IMPEGNATI (GIÀ DA UN PEZZO) NELLA CACCIA ALLE POLTRONE di Gianni Barbacetto Milano e pressioni su Giuliano Pi- e la caccia a un nuovo Lsapia candidato sindaco di Milano erano in corso da tempo. Nel pomeriggio di domenica scorsa, a sorpresa, sotto una pioggerellina noiosa che pareva l esatto contrario dell incredi - bile arcobaleno che aveva salutato la grande festa della vittoria in piazza Duomo, il 30 maggio 2011, l annuncio che molti aspettavano, Pisapia l ha dato: Non sarò candidato a diventare il tredicesimo sindaco di Milano. Il gran rifiuto era messo in conto e anzi in molti, soprattutto a sinistra, ci speravano. Ma ora che è arrivato obbliga la politica a iniziare subito una campagna elettorale che sarà lunga 14 mesi e che mostrerà una doppia guerra fratricida, senza esclusione di colpi, che si combatterà dentro la sinistra e dentro il Pd. Perché Pisapia ha detto no? Perché l avevo chiarito fin dalla campagna elettorale del 2011: se avessi vinto avrei fatto un solo mandato. Per coerenza, dunque, e non per stanchezza. perché la politica non deve essere una professione, ma un servizio. NON CHE NON FOSSE stanco, Giuliano, come lo chiamano i suoi amici e i milanesi che se lo ricordano giovane militante della sinistra. Stanco di vedersi rinfacciare le cose che non è riuscito a realizzare perché una città come Milano è una grande macchina difficile da governare. Stanco di essere considerato una specie di traditore dalla parte più a sinistra dello schieramento che l ha sostenuto e che lo immaginava come una sorta di Che Guevara arrivato a conquistare Palazzo Marino. Stanco dell arroganza degli Squaletti del Pd, i Bravi Ragazzi renziani di Milano che nessuno conosce fuori dalla circonvallazione (e pochi anche dentro), ma che pretendono di dargli ordini, credendo davvero di essere loro il più grande partito della città. Non è stata comunque la stanchezza a fargli fare il gran rifiuto, perché l uomo è combattivo e le sfide, semmai, lo galvanizzano. Ma sa che il prossimo mandato sarà, per chiunque vinca, difficilissimo: senza soldi, a gestire una città sempre più complicata, in una fase politica che non è AI BLOCCHI Dalla Quartapelle a Scalfarotto fino a Guerra e Sala. Ma si prepara anche la ditta (e, chissà, De Bortoli) più quella in cui ha vinto. Giuliano Pisapia in questi anni ha perso qualche battaglia, ha fatto qualche compromesso, ha creato qualche delusione. Ma resterà nella storia di Milano l uomo che è riuscito a compiere il miracolo: riportare il centrosinistra alla guida della città che ha visto passare il craxismo, il leghismo, il berlusconismo. Ha fatto vincere, sotto quell incre - dibile arcobaleno, la rivoluzio - ne arancione e poi, malgrado i molti disillusi, ha saputo tenere Palazzo Marino fuori dalle bufere giudiziarie che hanno spazzato tutti gli altri palazzi del potere ambrosiano. Un sindaco onesto, al di là di ogni dubbio. Non è poco, di questi tempi. E in fondo, quello che ha retto meglio la fine della fase che aveva fatto vincere altri sindaci più o meno arancioni, da Luigi De Magistris a Napoli fino a Marco Doria a Genova, per non dire di Ignazio Marino a Roma. Resterà il sindaco che ha aperto una fase nuova, dimostrando che la sinistra pulita può vincere anche nella terra di Craxi, di Bossi e di Berlusconi. Ora si facciano sotto altri, anche anagraficamente più giovani, per tentare di gestire una fase che avrà a che fare con buchi di bilancio e grandi Giuliano Pisapia, sindaco di Milano Ansa difficoltà a rientrare dagli investimenti fatti per una M4 di cui la città poteva fare a meno e per i terreni di Expo che dopo la fiera nessuno vuole. Sotto a chi tocca. Dentro il Pd, a Pierfrancesco Majorino che tenterà di unire gli antirenziani, che a Milano sono forti; o a Lia Quartapelle, volto umano dei Bravi Ragazzi maestri d arroganza che nel nome di Renzi (e nella scia di Penati) qui hanno conquistato il partito; o a Emanuele Fiano, che tenterà una mediazione tra le diverse anime. Piacerebbe tornare nella sua città anche a Ivan Scalfarotto, che per Renzi ha dimenticato i Girotondi. A Stefano Boeri non dispiacerebbe avere la rivincita. Andrea Guerra, l ex ad di Luxottica, sarebbe per il renzismo il candidato perfetto. Umberto Ambrosoli sarebbe l anima della Milano civica e fuori dai partiti. Giuseppe Sala, commissario di Expo, sarebbe la carta vincente se Expo dovesse essere un trionfo (e se alla fine dell esposizione le manette non torneranno a scattare). Tra 14 mesi, poi, sarà libero anche Ferruccio de Bortoli, in uscita dal Corriere della sera, papa straniero che potrebbe portare la pace dopo il conflitto sanguinoso che si è già aperto e che potrebbe perfino finire chissà col restituire a un centrodestra smarrito e diviso la guida della città. IN CORSA Crisafulli, il ras di Enna pronto a tornare in sella di Giuseppe Lo Bianco enzi? Le sue parole le ho lette sui gior- del resto se gli va bene un can- Rnali, didato di Forza Italia ad Agrigento.... E la replica all altolà del premier si ferma a mezza bocca per lasciare il posto alla battuta: Ora mi candido con l Udc, dice Mirello Crisafulli, l ex impresentabile mai formalmente sanzionato dal S I N DACO Pd ( lo scorso anno mi hanno Qui vinco con il maggioritario, con il proporzionale e anche con il sorteggio, dice. E Renzi non lo fermerà assicurato che non c è alcun veto formale, dice) che al termine di una riunione del comitato comunale spiazza tutti affidando ancora una volta la decisione della sua candidatura agli organismi dirigenti di un partito che a Enna è controllato da lui in modo bulgaro: Qui ha sempre detto vinco con il maggioritario, con il proporzionale e anche con il sorteggio. Non basta dunque l altolà di Renzi né l e s o r t a- zione di Pif alla Leopolda: il nuovo corso del Pd a Enna ha ancora una volta il faccione immarcescibile del padre padrone del partito ennese, pronto a sedersi sulla poltrona di sindaco della città con il voto di una coalizione che neppure di sogna di chiedere le primarie, come scrive il sito Vi v i e n n a. Ese Crisafulli rimanda formalmente ogni decisione a venerdi prossimo, e cioè alle decisioni che verranno assunte dagli organismi dirigenti, i quali dice nella nota diffusa ieri pomeriggio erano già stati convocati per il prossimo venerdì 27 marzo per decidere di indire le primarie di coalizione per il prossimo 19 aprile 2015, i renziani ennesi rilanciano il veto del premier: Con Renzi Crisafulli non sarà mai candidato dice Angelo Argento, dirigente nazionale del Pd e renziano doc che ha convocato una conferenza stampa davanti alla sede del consiglio comunale denunciando di essere stato aggredito da un fedelissimo di Crisafulli lo faccia con una lista civica. Renzi lo ha sconfessato tre volte: alla Leopolda di Firenze, in televisione e a Piazza Armerina. Dovrebbe bastare. La palla adesso passa al segretario del Pd Fausto Raciti, dopo che la segreteria nazionale, al di là dei proclami di Renzi, se n è lavata le mani: La linea di Renzi è anche quella del segretario regionale e del sottosegretario Davide Faraone, giura Argento. Se qualcuno ritiene di dovere sollevare delle obiezioni rispetto a queste procedure r e- plica Crisafulli ci faccia sapere perché, una volta ultimate, il Pd ennese, cittadino e provinciale, determinerà le scelte per le prossime elezioni. Saranno gli elettori del Pd e i cittadini ennesi a decidere chi sarà il prossimo sindaco di Enna. VITTORIA NEI GAZEBO Il Frankenstein di Agrigento per cui la mafia non esiste di Sandra Rizza on più di quattro giorni fa ha negato pub- l esistenza di Cosa Nostra nella Nblicamente città dei Templi: La mafia? Non penso sia presente, semmai c è la microcriminalità. Oggi, dopo aver sbaragliato le primarie di Agrigento, Silvio Alessi, il patron dell Akragas calcio, ma soprattutto il pupillo del vice coordinatore siciliano di Forza Italia Riccardo Gallo, è il candidato ufficiale del Pd per la corsa alla poltrona di primo cittadino. Il suo successo di domenica alla prova dei gazebo (2.152 voti, il 52,99 per cento PRIMARIE Silvio Alessi, pupillo del vicecoordinatore siciliano di Forza Italia Riccardo Gallo, è il candidato sindaco ufficiale del Pd delle preferenze), dove si è proposto nella lista civica Patto per il territorio, fa esultare il Governatore siciliano Rosario Crocetta che ricorda come Alessi non è schierato politicamente ed è un esponente della società civile. Ma ora, attorno a quelle che sono state ribattezzate le falsarie di Agrigento, la polemica non accenna a placarsi: la lista Patto per il territorio, un pezzo della grande coalizione Agri - gento 2020, voluto dai renziani, dal Megafono e da Articolo 4, è un invenzione di Riccardo Gallo ed è considerata la soluzione Frankenstein escogitata da Pd e Forza Italia per gestire le amministrative del 31 maggio all insegna dell in - ciucio. Per Pippo Civati, la prova che dirigenti della destra ormai fanno le primarie del Pd. Ma chi è realmente Alessi, l imprenditore sen- za tessera politica che nega l esistenza della mafia e piace tanto al Pd siciliano? È l uomo che organizza la locale Fiera Mediterranea Expo, l esposizione commerciale che qualcuno definisce una pubblica mangiatoia e che ogni anno raccoglie nel porticciolo di San Leone qualcosa come 80 mila visitatori. Ma è anche il patron della squadra di calcio Akragas che, dall estate 2013, grazie all intercessione di Angelino Alfano, risulta l unica sponsorizzata dall Enel, pur giocando in serie D. Ufficialmente quello di Alfano è il tentativo di rivitalizzare una squadretta minore ma, per i più maliziosi, è lo sforzo di costruire attorno all im - prenditore di Agrigento una tifoseria da trasformare al momento opportuno in fedele elettorato. L uomo del Viminale è sempre stato il grande sponsor di Alessi, prima che il forzista Gallo gli soffiasse i favori del patron dell Akra - gas, per lanciarlo in politica. E ora Silvio ci crede veramente: Basta con le polemiche proclama Mi voglio concentrare su Agrigento. La città siciliana dove, secondo il neo-candidato del Pd, Cosa nostra non esiste : una gaffe così clamorosa da spingere il segretario del Pd siciliano Fausto Raciti a metterci una toppa: Voglio pensare che si tratti di uno scivolone verbale. Non possiamo permetterci di sottovalutare il pericolo della pressione mafiosa.

9 P O L I T I CA il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO Processo Tarantini, Guerra sfida la Corte e non si presenta BARBARA GUERRA, una delle cosiddette Olget - tine, per la terza volta non si è presentata a deporre al processo di Bari contro Gianpaolo Tarantini, Sabina Began e altri per sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione di 26 ragazze portate da Gianpi, tra il 2008 e il 2009, nelle case di Silvio Berlusconi. I carabinieri - era stato disposto l accompagnamento coatto - non l hanno trovata a casa. Nella scorsa udienza, Guerra aveva assicurato la sua presenza ai giudici, ma poi non s era presentata lo stesso. Commento del presidente Luigi Franco: Se non le è successo qualcosa, ci ha presi in g i ro. La signora si è invece palesata via Twitter: #miami #love. Non chiamate # c h i l h av i s to # s to b e n e grazie! Basta con ste c... #giornalisti nn avete niente di più interessante da scrivere! messi male!. di Fabrizio d E s p o s i to Quando il vasto universo rosa del berlusconismo entra in fibrillazione, per usare un eufemismo, con allusioni che poi sono insulti, la prospettiva boldriniana del politicamente corretto e del sessismo è riduttiva se non sbagliata. Bisogna cambiare angolazione e chiedersi perché solo in quella parte di campo il filone donne che insultano donne, e non solo, presenta un archivio denso di episodi. Confusione e veleno sono sempre stati grandi sotto l altra metà del cielo azzurro berlusconiano. L ultimo vede come protagonista, ancora una volta, Alessandra Mussolini, che nel 2010 pedinò Mara Carfagna per la sua relazione con il nemico finiano Italo Bocchino, ai tempi della scissione di Fli. La Carfagna venne soprannominata Mara Hari e anche Berlusconi ci rimase male a modo suo: Abbiamo un deputato che si chiama così? Pensavo che Bocchino fosse un punto del nostro programma. La ministra, salernitana, liquidò lo scontro in dialetto napoletano: La Mussolini è una vajassa. Cioè una femmina abitante del basso incline all urlo e all inciucio (inteso nel suo significato originario di pettegolezzo). La Mussolini rispose: Mi dice vajassa? È il bue che chiama cornuto l asino. Alfano faccia da geco, Schifani culo e cucchiara Sabato scorso, dunque, a una manifestazione organizzata a Roma da Maurizio Gasparri (ex An oggi Forza Italia), la Mussolini si è esibita in uno show a tutto campo contro gli alfaniani che sono brutti da vedersi e se li conosci li eviti.a scatenare la Nipote del Duce ma anche di Sophia Loren è l incubo del ritorno dei traditori in Forza Italia. Così Beatrice Lorenzin diventa un dentice che vuole andare nel Pd ( ma vattene chi ti trattiene ). Poi quant è brutto Alfano con quella faccia da geco e Schifani che era culo e cucchiara con Berlusconi (in realtà il proverbio dice cazz e cucchiara ). In questo massacro finisce pure Ilda Boccassini, pm del caso Ruby, bollata come maniaca sessuale. Infine il clou su Nunzia De Girolamo, alfaniana ma ancora filoberlusconiana. De Girolamo, ammazza che faccia. Berlusconiana che non si capisce e non si capisce nemmeno come è diventata deputata. Io lo so ma non ve lo dico. C è di mezzo qualche orsetto. Il tweet rimosso e il marito di Alessandra a principessa Taitù, dopo quattro matri- al quinto sposò Re Menelik e divenne Lmoni, la regina Taitù, moglie dell imperatore d Etiopia. La storia, eco delle sfortunate guerre dell Italia coloniale, era molto nota agli italiani fino agli anni Cinquanta. È restata nella memoria del povero signor Mario Risso, padre di Luca Risso, ex compagno di Ruby e papà di sua figlia Sofia. Si considera la principessa Taitù, dice, intercettato. Finché voi gliene date, lei continuerà a fare la prepotente... Dovrebbe tenersi un po più calma... Andrebbe tenuta a stecchetto. Il problema è il solito: i soldi. Ruby, cioè Karima El Mahroug, indagata per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari nella terza inchiesta che porta il suo nome, ne spende e ne spande e ne vuole sempre di più. Ha per esempio speso più di 10 mila euro per una vacanza in Grecia, a Mikonos, saldando il conto che amici furbetti le avevano lasciato da pagare. Il padre del suo compagno Luca che peraltro con i soldi di Ruby, secondo i magistrati, ha aperto un ristorante e il pastificio Casa Sofia in Messico il 3 Donne che insultano le donne Quante liti nel pollaio di B. BREVE STORIA DELL ATTACCO SESSISTA NELL ALTRA METÀ DEL CIELO BERLUSCONIANO La prima reazione della De Girolamo è stata un altra allusione pesante. Riferita ai guai giudiziari del marito dell eurodeputata forzista (coinvolto nell inchiesta sulla prostituzione minorile ai Parioli, a Roma): La Mussolini è abituata a giudicare per come ha visto operare nella sua vita, ma le donne non sono tutte uguali. A quel punto, è andata in scena la solidarietà a senso unico per la De Girolamo, compresa quella di alcune esponenti di Forza Italia. La già citata Carfagna, per esempio. Quando l ex ministra ha scritto un tweet per Nunzia, giunga forte la mia solidarietà, la Nipote ha rilanciato: Brava poi ti dico in privato (la De Girolamo, ndr) che dice di te. È la summa di anni e anni di veleni, complotti, riposizionamenti e tradimenti alla corte di Berlusconi. Il tweet è stato poi rimosso, quando ormai era troppo tardi. Donne che insultano le donne. L allusione sessuale è un must del berlusconismo, figlia di una combinazione micidiale della satiriasi di B. e del Porcellum. IL CATALOGO DELLE OFFESE A L E S S A N D RA M US S O L I N I Carfagna la chiamò vajassa. Oggi se la prende con De Girolamo: So com è diventata deputata, ma non lo dico NUNZIA DE GIROLAMO Ha reagito alludendo ai guai giudiziari del marito di Alessandra : Lei è abituata a certe cose, ma le donne non sono uguali Due ministre forziste che si odiano Era il novembre di cinque anni fa e il p i n k- m a g a z i n e berlusconiano Chi di Alfonso Signorini pubblicò questa notiziola al curaro: Due ministre molto in vista si sono incontrate a Milano, al Teatro Nuovo. Tra le due, però, è sceso il gelo e non c è stato nemmeno un ciao. Addirittura una delle due ha chiamato gentilmente l altra la cagna. E lo ha fatto davanti a tutti. Le due ministre erano febbraio 2015 si sfoga con Faustina Viglialoro, amica di Ruby, sua consigliera e forse anche qualcosa di simile a una consulente che, secondo gli investigatori, è interessata a far investire più denaro possibile alla ragazza. IL PADRE RACCONTA a Faustina di essere andato a Milano a parlare con l avvocato Luca Giuliante, ex legale di Ruby, suo tutore di fatto e anche suo coindagato. Poiché Giuliante rifiuta di parlare al telefono nel timore di essere intercettato, Mario Risso va a chiedergli di persona suggerimenti in ordine al rientro in Italia del figlio. In quell occasione, avrebbe criticato esplicitamente Giuliante per non aver tenuto un pochino a stecchetto Ruby e per averle permesso tutto : È che voi continuate a dargliene, è logico che lei si considera la principessa Taitù e finché voi gliene date, lei continuerà a fare la prepotente. Se invece voi gliene elemosinate un pochino, lei dovrebbe tenersi un po più con calma, avrebbe dei problemi anche lei, cosa che invece così non li ha. Continua: È tutta colpa vostra, per me è tutta colpa vostra, poi MARIASTELLA GELMINI Nel 2010 era ministra e incrociò la collega Brambilla: Cagna. Lo scrisse il settimanale Chi di Alfonso Signorini M A RA CA R FAG NA Il bersaglio prediletto di veleni e allusioni in politica. La Minetti al telefono: Facciamo come lei. La gavetta l ho fatta Mariastella Gelmini e Michela Brambilla. Fu la prima, titolare dell Istruzione, a dire cagna alla seconda, responsabile del Turismo. E fu la Brambilla, poi, a raccontare tutto al direttore di Chi, berlusconiano ortodosso. Più recentemente, un eurodeputata ligure di FI di nome Susy De Martini, non riconfermata nel 2014, se l è presa con la più fortunata Licia Ronzulli, rieletta a Strasburgo. L invettiva va oltre l allusione: Dentro Forza Italia sono un ufo, non appartengo al cerchio magico e non sono nemmeno figa. Il partito appoggia persone diversamente meritevoli come Licia Ronzulli che non ha un curriculum e organizzava feste a Villa Certosa. Elette dopo essersi prostituite Silvio B e rlu s c o n i Ansa La questione del merito, del Porcellum e delle quote rosa, fu posta nel 2010 da una scioccante frase di Angela Napoli. Un altra donna, in quel momento deputata scissionista di Fli: Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Essendo nominati, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono Gli investimenti dell imprenditrice Ruby ormai le cose come vanno vanno, non lo so come andranno a finire, però la colpa, si ricordi, per me, parlo io, io per me vi do la colpa, a lei al 10 per cento... e al 90 a lui. Lui, naturalmente, è Silvio Berlusconi, coimputato di Ruby e di Giuliante e fonte dei soldi che arrivano alla ragazza. Giuliante, che tenta di arginare la ragazza come può, tenta di difendersi dalle accuse di papà Risso: Sì, le volontà del padrone di turno. Napoli dixit. La via sessuale al centrodestra IL PROGETTO DI UN CENTRO ESTETICO E DI UN RISTORANTE. IL VIAGGIO A MIKONOS: GLI AMICI SE LA SVIGNANO, IL CONTO RESTA TUTTO A LEI Karima El Mahroug (Ruby) in discoteca Ansa C è poi tutto il filone della via sessuale al berlusconismo. L icona è Nicole Minetti, che fu consigliere regionale in Lombardia. Al telefono con un altra ragazza del Bunga Bunga, Barbara Faggioli, la Minetti dice: Facciamo come la Carfagna. Un po di gavetta l ho fatta. Non pensare che Mara ne abbia fatta tanta di più. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perché dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio. Al contrario, Daniela Santanché modulò così la sua integrità politica: Berlusconi vede le donne sempre in pozione orizzontale, non verticale. È ossessionato da me, ma tanto io non gliela do. però poi se li fa prestare... Noi non sappiamo più cosa farci, non riusciamo... a tenerla. Questo, almeno, il racconto del suocero, che poi passa il telefono a sua moglie, Mariella Maggioncada: Tanto lui la conosce ormai, io penso che se potessero eliminarla lo farebbero anche loro, perché non ne possono più, non ne possono più. Se la son creata loro, questa situazione. Giuliante cerca di suggerire alla ragazza di spendere meno, di leggere qualche libro e di farsi aiutare da una psichiatra, a cui la indirizza, ma senza essere ascoltato. Le consiglia di impegnarsi in una attività che le dia autonomia. Difficile convincere Ruby, sbandata e fragile. E nelle mani di amici interessati a farle investire gli almeno 4,5 milioni di euro pagati, secondo i pm, da Berlusconi. Amici come Faustina Viglialoro e come Fabio Vicamini, architetto consulente aziendale : èlui a interessarsi di tutti i progetti commerciali di Ruby, tra cui l apertura di un centro estetico-dentistico a Genova, oltre al progetto di rilevare un attività di ristorazione a Milano e altri progetti non ancora identificati. g. b.

10 10 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 C RONACA il Fatto Quotidiano Poletti: Scuola, troppi 3 mesi di ferie IL MINISTRO DEL LAVORO CONTRO LE VACANZE: BISOGNA LAVORARE. NON È UNO SCHERZO, L HA GIÀ SCRITTO NEL JOBS ACT TRE MESI di vacanze scolastiche sono troppe, dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Un mese di vacanza va bene. Ma non c'è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione. I miei figli d estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse aggiunge poi Poletti: Sono venuti su normali, non sono speciali. Non è una b o u ta d e tra le tante quella lanciata dal ministro emiliano. Anzi, rappresenta un idea molto precisa del rapporto tra scuola e lavoro con l obiettivo di far lavorare di più i giovani in età di studio, di pagarli meno, molto meno o, addirittura, di non pagarli per niente. Quando il ministro dice che non si distruggerebbe un ragazzino se invece di stare a spasso per le strade della città va a fare quattro ore di lavoro, dice qualcosa che ha già impostato sia nel Jobs Act che nel disegno di legge sulla Scuola. I due testi, infatti, si parlano. Nel decreto attuativo del Jobs Act, quello che deve ancora Giuliano Poletti Ansa passare in Parlamento, all ar ticolo 41 si riordina l apprendista - to per la qualifica. Oltre ad abrogare la sperimentazione prevista dalla legge Carrozza, che offriva agli apprendisti un diploma scolastico a tutto tondo, sostituito ora con un diploma professionale quadriennale, il decreto mette a punto contratti di apprendistato rivolti ai giovani iscritti al quarto e quinto anno degli istituti tecnici e professionali. Il datore di lavoro può rivolgersi agli studenti offrendo una formazione esterna all azienda, presso un ente formativo, e una a carico del datore di lavoro. Per la prima il datore di lavoro - si legge nel decreto attuativo - è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per la seconda, invece, è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta che è già molto ridotta rispetto a uno stipendio normale. Il progetto è supportato dall articolo 4 del disegno di legge sulla scuola, dove si parla di Scuola, lavoro e te r r i to r i o e che, non a caso, ha un riferimento molto preciso alla legge delega sul Jobs Act e all apprendistato per la qualifica. Nella legge, addirittura, si specifica che l alternanza scuola-lavoro può svolgersi nel periodo di sospensione didattica. Insomma, meno a scuola e più al lavoro, magari in periodo estivo a fare lavori stagionali nel settore alberghiero o agricolo. Il ministro Poletti continua a intervenire sui temi dell'istruzione - dice Gianna Fracassi della segreteria Cgil. Si continua sulla strada perdente di uno sviluppo basato sulla riduzione dei costi e dei diritti". Salvatore Cannavò Il professore Massimo Cacciari T r og l o d i t i, ragionano peggio di Brunetta L ex ministro Tullio De Mauro Buona idea: se riposi a lungo impari meno di Tommaso Rodano di Elisabetta Reguitti Questi qui non sanno cosa dicono. Q u a l e? Chiacchierano per dare aria ai Che le vacanze possono essere anche il periodo più formativo della vita di un ragazzo. denti. Il giudizio di Massimo Cacciari sull uscita a n t i - v a c a n- Per me è stato così. I viaggi in Grecia e in ze del ministro Poletti non è lusinghiero, per usare un eufemismo. Per il filosofo, ex sindaco di Venezia, la questione è posta in modo generico e superficiale. Tre mesi di vacanze per gli studenti sono troppi? Perché? Secondo quale ragionamento? Bisognerebbe vedere come vengono impiegati, tanto per cominciare. E poi bisognerebbe distinguere tra i diversi ordini di studi. Comunque mi pare un idea trogloditica. L argomento non la appassiona. Mi chiedo se siano questi i problemi urgenti della scuola o dell i n s e g n a- mento. Non mi pare proprio. È una questioncella. Non Turchia, coi libri alla mano, mi hanno fatto imparare tantissimo. In effetti, le vacanze mi hanno formato diecimila volte più di due anni scolastici. Ma questi qui chiacchierano, chiacchierano e basta. La chiacchiera universale sta travolgendo tutto e tutti. Al di là delle chiacchiere, ci sarà pure qualcosa un ragionamento dietro questa c ro c i a t a contro le vacanze. C è l idea trogloditica che la produttività di una persona si misuri sul tempo di lavoro. Ce l aveva anche Brunetta, quest idea, quando se la prendeva con i dipendenti ha nulla a che fare con la sostanza dei fatti. L ennesimo bravano. In un epoca in SOLO pubblici perché non tim- slogan gettato in pasto SLOGAN cui, grazie allo sviluppo all opinione pubblica, tanto tecnologico, il 90 per cento per vedere l effetto che fa; un È questo il problema del lavoro potrebbe essere esercizio periodico. Ma poi, utilmente svolto a casa, dei ragazzi? Quello cosa c entra Poletti con le vacanze questi arcaici predicatori degli studenti? che fanno d estate? vanno in giro a dire che bi- Secondo il ministro la disoccupazione è anche una que- Fuori c è il deserto. scuola o in ufficio. Come se sogna stare più tempo a stione c u l t u ra l e. Un p e r i o- studiare o lavorare un mese do di formazione d u ra n te E poi diciamolo, in più facesse la differenza. l estate - sostiene - potrebbe molti viaggi sono più Un ragionamento talmente comico che non ci si cre- contribuire a inserire i ragazzi nel mondo del lavoro. formativi di una lezione de. Sembra che siano fermi Ma stiamo scherzando? I a prima dell invenzione del giovani fanno una fatica enorme a trovare un occupazione anche dopo aver terminato gli studi... Il motivo secondo Poletti è che non fanno f o r m a- zione? Se avessero lavorato durante il liceo e le medie, dopo sarebbe più facile trovare lavoro? Ma cosa dicono questi qui... Parlano per dare aria ai denti. Non è la prima battaglia del governo contro le ferie. Sono state messe in discussione anche quelle dei magistrati. (Ride, ndr) Infatti lo stesso discorso vale pure per i magistrati. È comico. Le grandi questioni della giustizia sono forse le vacanze? È davvero questo l ordine di priorità che sta a telefono, questi signori. Se fosse un ragazzo italiano - probabilmente terrorizzato da quello che lo attende alla fine degli studi - cosa penserebbe delle parole del ministro? Il ragionamento di Poletti nella migliore delle ipotesi è offensivo. Se lo prendessimo sul serio, l impostazione del suo discorso sarebbe da puri reazionari. Se fosse solo una battuta, invece, sarebbe offensiva nei confronti dei giovani italiani. Il 40, 50 per cento di loro è disoccupato, o lavora a condizioni tremende. E ora si sentono pure dire da un ministro che devono fare chissà cosa durante il percorso di studio per riuscire trovare cuore al governo? Oltretutto si parte da un un occupazione. Poi escono dalle presupposto sciocco, si ignora un ovvietà. scuole e dalle università e c è il deserto. ministro dell Istruzione Tullio De Mauro promuove Poletti che ieri ha dichiarato che non è L ex obbligatorio fare tre mesi di vacanze estive. De Mauro parla di una promozione con riserva. Pe rc h é? Non c è dubbio si tratti di una proposta ragionevole dal punto di vista della didattica, che ne trarrebbe sicuri vantaggi. Sono infatti favorevole a intervalli più brevi e diluiti nel tempo, come del resto accade in altri paesi europei. L interruzione di tre mesi tra un anno e l altro è eccessiva; la ripartenza è faticosa rispetto alle competenze acquisite. Da questo punto di vista non c è alcun dubbio e quindi sulla carta la soluzione mi convince. In cosa consiste invece la ris e r va? Siamo alle solite: la tendenza è quella di affrontare i problemi a partire da un dettaglio finale piuttosto che dall origine della questione. In Italia mancano le strutture che dovrebbero sostenere le famiglie nella gestione dei ragazzi durante l interruzione delle attività scolastiche. Come è ovvio che sia, le dinamiche didattiche e formative si intrecciano inevitabilmente con quelle sociali. Di questi tempi inoltre è necessario tenere conto anche delle gravi difficoltà economiche e che non tutti possono permettersi baby sitter e corsi a pagamento. Vacanze più corte e frequenti significherebbero, se non vado errato, all incirca 4 milioni di creature per le quali si creerebbero problemi di assistenza e cura. Quindi? Prima bisognerebbe investire in buoni servizi di supporto alle famiglie: spazi verdi, biblioteche, mediateche o luoghi ricreativi in cui i ragazzi potrebbero trascorrere il loro tempo. In generale le riforme strutturali hanno bisogno di essere pensate e affrontate in modo coordinato con la realtà. La mia preoccupazione resta quella di evitare buoni annunci, ignorandone i meccanismi di realizzazione. Inoltre quando si parla di scuola bisogna essere molto attenti a come e dove si mettono le mani. Pertanto la proposta del ministro Poletti è sacrosanta a patto però che poi non si sfrutti la situazione per parlare di altro. Ad esempio? Non vorrei che il ministro Poletti intendesse ridurre il periodo di vacanze sostituendolo con la formazione professionale. Resto fermamente convinto infatti che l a l- ternanza scuola-lavoro vada mantenuta negli orari della didattica. Anzi penso andrebbe introdotta in tutti gli ordini scolastici. Fosse per me inserirei quella che si usava definire pratica anche nei licei e COSA M A N CA Ma bisognerebbe supportare le famiglie: spazi verdi, biblioteche o luoghi dove trascorrere il tempo libero. E, attenti, la formazione va fatta in classe non solo negli istituti tecnici dove peraltro funziona molto bene. Ritengo che il luogo del lavoro andrebbe utilizzato come metodo ovunque, come autentica occasione formativa. Peccato però che durante il ministero Gelmini siano state ridotte le ore di laboratorio che andrebbero ripristinate, aumentate. Certo c è bisogno di molte risorse oltre che di parole. Vacanze brevi, cosa cambierebbe secondo lei per gli insegnanti? Questo è il secondo argomento di merito: dovrebbero riorganizzare il loro modo di vivere dentro e fuori dalla scuola. Insomma intervenire significherebbe tener obbligatoriamente conto di alcune evidenze. Così come per la giustizia, anche la riforma della scuola sembra debba partire dalle vac a n ze... Come si diceva c è la tendenza a soffermarsi sui dettaglio più che affrontare i problemi dall origine. Parlando di magistratura però ritengo che i tempi medi per incardinare i processi, siano già una pena a prescindere dalla presunta colpevolezza degli imputati.

11 E C ONO M I A il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO Credito, Profumo gela i sindacati Salta la trattativa SALTANO LE TRATTATIVE per il rinnovo del contratto dei bancari fra sindacati e Abi. I sindacati ora si riuniranno ma non escludono una nuova tornata di scioperi anche se il termine-tagliola del 31 marzo rende tutto più difficile: dopo quella data, infatti, scatta la disapplicazione del contratto. Il negoziato è saltato quando si sono toccati i temi economici: i sindacati hanno chiesto garanzie per i 309mila dipendenti del settore nell ambito di un patto triennale, in cambio di richieste moderate sul fronte economico. A quel punto il presidente del Comitato per gli Affari Sindacali e Lavoro dell Abi, Alessandro Profumo, ha risposto dichiarando che le garanzie, visto il clima di crisi presente e le scarse prospettive future, il mutato contesto tecnologico e anche l ondata prevedibile di aggregazioni in arrivo sotto la spinta delle autorità di vigilanza e del governo, rendono impossibile una richiesta simile. A quel punto i sindacalisti si sono alzati dal tavolo. Basta con il gioco delle tre carte ha dichiarato il segretario generale della Fiba Cisl Giulio Romani, definendo una non trattativa, quella che Abi ha portato avanti sino ad oggi. DEBITI BANCARI, PAGHI LO STATO VISCO RILANCIA LA BAD BANK IL GOVERNO NON LA VUOLE FARE E I GRANDI GRUPPI SI SONO GIÀ ORGANIZZATI MA IL GOVERNATORE INSISTE. PERCHÉ I PICCOLI ISTITUTI DA SOLI NON CE LA FANNO Il governatore Ignazio Visco con Romano Prodi Ansa di Marco Franchi Bad bank, ultima chiamata. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, torna a invocare la creazione di un veicolo societario in cui far confluire gli a ss e t in perdita delle banche. Non basta il recupero di fiducia portato dal Q u a n t i tative easing della Bce, dal calo dei tassi di interesse, dalla riduzione del barile e dal deprezzamento del cambio. Occorre mettere in campo azioni strutturali che favoriscano investimenti e sostegno P O RT FO L I O a banche e imprese ha detto ieri Visco a margine di un convegno sulla storia dell Iri. IL GOVERNATORE ha sottolineato che le banche italiane hanno resistito alla prova difficilissima di una fase recessiva durata oltre sei anni ma fanno ancora i conti con un eredità molto pesante in termini di crediti inesigibili da imprese uscite dal mercato o in gravi difficoltà, che appesantiscono i bilanci e limitano la capacità di erogare nuovi finanziamenti a imprese sane e vitali. Bene, dunque, un intervento Iri, nostalgia boiarda a come, un altro? Ebbene sì, un altro. An- ieri si è tenuto un convegno per ce- Mche lebrare la storia dell Iri, l Istituto di ricostruzione industriale che è stato il braccio dello Stato imprenditore. Certo, oggi c è la Cassa depositi e prestiti di Franco Bassanini, ma non è la stessa cosa. Erano altri tempi. Romano Prodi, che prima del governo guidò proprio l Iri, ieri ha notato: Ora la politica industriale in Italia la fa Pechino. Il riferimento è alla Pirelli che sta per passare sotto controllo cinese. RIECCOLO Michel Martone, dopo un esperienza da viceministro, tiene un basso profilo. Quasi sempre MEDITANDO Il governatore Ignazio Visco riflette sul fatto che nel suo settore, le banche, l unico intervento pubblico in vista è l ennesimo salvataggio di Mps SOGNATORI G i u l i an o Amato e Gianni Letta hanno altri pensieri: uno ha perso il Quirinale, l altro perfino la presidenza della società Dante Alighieri diretto dello Stato che, nel rispetto della disciplina europea sulla concorrenza, favorisca lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati delle banche, perché potrebbe contribuire a liberare risorse di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese. La carta della bad bank è stata più volte suggerita già in passato, rilanciata da governo e Bankitalia negli ultimi mesi ma ancora non giocata sul tavolo delle opportunità. Tanto che lo stesso ministro dell Economia, Pier Carlo Padoan, ha virato su una soluzione più leggera, fatta di misure e norme sul recupero crediti. Non più una via spa - gnola dal forte impatto, che però avrebbe rappresentato un ritorno malvisto dai banchieri dello Stato nel settore. Eppure le sofferenze da smaltire hanno raggiunto quota 185 miliardi. Ma va trovata una formula che sia accettabile per la Commissione europea, poco incline ad aprire la strada a nuovi aiuti di Stato. Non solo. Sull annacqua - mento della riforma potrebbero aver pesato anche le manovre dei grandi gruppi come Intesa Sanpaolo e Unicredit Foto di Umberto Pizzi REDUCI Vincenzo Visco è ormai ai margini del c e n t r o s i n i s t ra, gli piacciono troppo le tasse. Ma tra gli ex manager di Stato è sempre p o p o l a re che hanno giocato d anticipo. E, sfidando i tempi, hanno già trovato un accordo con due partner di tenore internazionale come il fondo americano Kkr e i consulenti di Alvarez e Marsal, la azienda statunitense che gestì la liquidazione di Lehman Brothers, per intervenire direttamente sul tessuto industriale italiano al fine di salvare il salvabile. Si sono, in sostanza, già fatti in casa la loro bad bank cercando di riportare in bonis più clienti che possono. Anche Giovanni Sabatini, direttore generale dell Abi, intervenendo al Senato, ha detto QUOTE ROSA Non c entrano con l Iri, ma Antonella Mansi (ex Fondazione Mps) e Anna Maria Tarantola (Rai) sono tra le poche donne di potere in Italia di non voler volontariamente usare il termine bad bank utilizzata in Paesi dove il sistema bancario era al collasso e occorreva salvare le banche. Qui, invece, occorre trovare strumenti per salvare l econo - mia. MA ALLORA a chi serve davvero la bad bank? Ci sperano le Banche di Credito Cooperativo, alcune Popolari (che sono nel mezzo di una riforma di comparto sollecitata da governo e Bankitalia), malati cronici come la commissariata Banca Etruria, Banca Marche o il Monte dei Paschi, ovvero l unica banca ad avere ricevuto finora aiuti di Stato sotto forma dei cosiddetti Monti bond. È uno strumento necessario ha infatti dichiarato Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps. Sarebbe utilissima, ha spiegato Pierfrancesco Saviotti, del Banco Popolare. Nel frattempo però, anche un istituto medio come il Credito Valtellinese ha rotto gli indugi a favore di un intesa singola con Yard Group, specialista in mutui immobiliari problematici. Perché più passa il tempo, più aumentano le sofferenze. E forse è anche per questo che il governo Renzi dopo i proclami iniziali si sta concentrando su misure che non necessitano dell assenso di Bruxelles come un regime fiscale più vantaggioso sulla svalutazione dei crediti e una riforma della procedura fallimentare per velocizzare l escussione delle garanzie sui debiti. Quantitative easing Questione di fiducia L ottimismo obbligatorio di Mario Draghi di Stefano Feltri desso tutti diranno che Mario Draghi è ot- che la Bce promuove l Italia, che Atimista, finalmente si vede qualche segnale di speranza. Tutto vero, ma sono verità da maneggiare con cautela. Ogni Paese ha una sua lista di riforme, ma riconducibili tutte a tre categorie: completamento del mercato interno; creazione di un ambiente propizio all impresa, con bassa imposizione fiscale; riformare il lavoro. Ci sono Paesi come Spagna e Italia dove sono stati fatti progressi, ha detto ieri Draghi davanti al Parlamento europeo. E ha anche assicurato che siamo più fiduciosi di 3-4 mesi fa, la politica monetaria si sta trasmettendo all economia reale e ci sono diversi segnali come la ripresa del flusso del credito alle piccole e medie imprese. E, tranquilli, non c è alcun rischio di bolla finanziaria nel mercato obbligazionario, assicura il presidente dell Eurotower. La domanda legittima è se sia cambiato il mondo o sia cambiato Draghi. La risposta è che sono entrambi diversi. Rispetto a 3-4 mesi fa, l orizzonte temporale indicato dal banchiere centrale, la novità più rilevante è stata la partenza del Quantitative easing della Bce. Cioè il piano per comprare 1140 miliardi di titoli, in gran parte di debito pubblico, sul mercato. Secondo i dati diffusi ieri, nelle prime due settimane di intervento l istituto di Francoforte si è fatto carico di 26,3 miliardi di euro, in gran parte proprio debito pubblico. L altra grande novità è l indebolimento dell euro rispetto al dollaro, conseguenza anche questa del Quantitative easing europeo e della fine di quello americano, con la Federal Reserve che sta lasciando intendere di essere pronta ad aumentare i tassi a giugno, per la prima volta dall inizio della crisi finanziaria. INSOMMA: Draghi è diventato ottimista perché Draghi ha fatto qualcosa. Non si tratta di presunzione anche se il presidente della Bce è certo consapevole del proprio ruolo ma di un atteggiamento obbligato, così come obbligata è la previsione di un inflazione di nuovo normale, cioè al 2 per cento, a fine Lo scopo principale del Quantitative easing è influenzare le aspettative a medio termine degli investitori, chiarendo che per oltre un anno i tassi non saliranno. E che conviene investire su titoli diversi da quelli di Stato, il cui rendimento è depresso dagli acquisti Bce. Quindi Draghi deve predicare ripresa. Altrimenti sarebbe come ammettere di aver adottato misure sbagliate e insufficienti. L equivalente economico dell essere famosi per essere famosi è l idea di un aumento della fiducia per merito di una politica il cui principale strumento di trasmissione è la fiducia, ha scritto ieri sul Financial Times il sempre scettico Wolfgang Münchau. Se vi siete un po persi, poco importa: quel che conta è che vi resti una certa sensazione di benessere, l impressione che le cose stanno andando meglio, anche se non sapete esattamente spiegare perché. È questo che significa agire sulle aspettative. Niente di male, è il mestiere dei banchieri centrali. EFFETTO ANNUNCIO Il presidente della Bce vede miglioramenti, ma non bisogna prenderlo troppo alla lettera: sta soltanto promuovendo le sue politiche L IMPORTANTE è non vedere in queste parole più di quello che sono. Una componente di una politica più ampia che, come ha sempre ripetuto Draghi, esaurisce o quasi le armi a disposizione di una banca centrale. Se i politici si rilassano, cullati dall ottimismo predicato dalla Bce, l effetto annuncio finirà presto. E il risveglio sarà doloroso.

12 12 UOMINI E LIBRI Ha fatto tutti i mestieri dell editoria: dal correttore di bozze al compilatore di indici analitici al caporedattore. Oggi è il direttore letterario della Rcs libri L i n te r v i s ta Mario Andreose di Silvia Truzzi Milano Le primavere sono più di ottanta, eppure pare di vederlo ancora ragazzino, in alcune uggiose mattinate veneziane, saltar la scuola per rifugiarsi alla Marciana a leggere Gide, Malraux, Dos Passos, Saroyan. E qualche anno dopo nelle birrerie di Trieste mentre sfugge alla noia del servizio militare confabulando di libri ib u d d e n b ro o k e la M o n ta g n a i n ca n ta ta con un gruppo di nottambuli un po bohémien, un po' ragazzi perbene con studi regolari: tutti t h o m a s m a n n i a- ni di ferro. Mario Andreose fa scivolare l'accento veneziano imbastardito dai traslochi e dai viaggi sul lunghissimo racconto della sua felice e lunga esistenza trascorsa fra Uomini e libri. Il titolo della biografia in forma di brevi capitoli è un omaggio a Valentino Bompiani, una specie di alter ego di Andreose, che attraversa molte di queste pagine e che negli anni Trenta fece tradurre Uomini e topi di Steinbeck da Cesare Pavese. Intanto, Venezia: Sono nato nel 1934, all'ospedale civile a Campo Santi Giovanni e Paolo. Non è un posto qualunque per venire al mondo: la chiesa intitolata ai due santi è uno dei più imponenti edifici gotici veneziani, scrigno di capolavori dell'arte, in mezzo c'è il monumento equestre del Colleoni di Verrocchio e a sinistra la Scuola di San Marco con quel meraviglioso t ro m p e - l ' œ i l c i n q u e c e n- tesco. Com'era Venezia durante la guerra? Brutta, fredda e scura. Buia perché alla sera i lampioni erano oscurati per sottrarsi alla vista dei bombardieri. Erano anni in cui mancava il carbone, la legna, si bruciavano vecchi mobili per scaldarsi. Ricordo il rumore sinistro degli scarponi dei tedeschi che si erano acquartierati alla pensione Seguso. Fuori c'erano i sacchi di sabbia con una mitraglia rivolta al cielo. Avevo un compagno di scuola la cui mamma, bellissima, era padrona della pensione dei tedeschi e amante di un ufficiale: quando m'invitavano a pranzo era una festa perché mangiavo bene. C'era un rifugio antiaereo che avevano costruito in campo, dove qualche volta di notte dovevo andare. Mi svegliavano e mi portavano infagottato a sentire le donne oranti che dicevano il rosario e sentivo odore di urina, dei vecchi che si alzavano spaventati nel cuore della notte. Era un mondo piccolo la mia laguna. Avevo gli zii campagnoli che stavano dalle parti di Mirano, dove mi spedivano d'estate. Lì la guerra si avvertiva poco perché si mangiava di più: polenta, salame, fagioli. Ma averne! Quando vedo i bimbi di oggi scortati a scuola mi viene in mente che a nove anni partivo da Venezia con una valigia piena di sale, che serviva per la conservazione della carne e degli insaccati. E tornavo con la stessa valigia piena di salame e formaggio: un lusso. E a Milano quando arriva? Negli anni Cinquanta mi chiedevo cosa avrei fatto da grande. A Venezia c'erano stagioni meravigliose di cinema, musica e teatro. Ho visto Igor Stravinskij dirigere il suo Rake's Progress e poi il Tito Andronico con Laurence Olivier e Vivien Leigh alla Fenice ele Cid, interpreti Gerard Philipe e Maria Casarès, con la regia di Jean Vilar. Milano la frequentavo, ci venivo in giornata, da solo. Sapevo che c'era Chet Baker che suonava all'aretusa in via della Dogana: dopo il concerto prendevo un treno a mezzanotte che ci metteva sei ore per arrivare a Venezia. Faceva tutte le fermate, ma così non spendevo d'albergo e dormivo in treno. Le piacevano già i libri? Sì e mi piaceva anche scrivere. Una rivelazione era stata l'uscita di un nuovo quotidiano, Il Giorno di Baldacci. Lì leggevo delle cose che mi appassionavano: le cronache politiche di Giorgio Bocca, lo sport di Gianni Brera, Citati e Arbasino, che era già Lo Strega, le groupie di Moravia e i nostri editori spendaccioni VENEZIANO Mario Andreose nella sua biblioteca a Milano: ha lavorato per il Saggiatore e Mondadori. Ora è alla Rizzoli UOMINI E LIBRI Mario Andreose Bompiani 272 pagg; 11 euro Arbasino il cosmopolita e ci dava ghiotte dritte, magari più di adesso. Morale: alla Mostra del cinema vedo Baldacci con Silvana Pampanini. Mi avvicino e gli dico: mi piace moltissimo il suo giornale, vorrei lavorare per voi. E lui mi risponde: venga a trovarmi a Milano. Ma quando arrivo al Giorno, Baldacci se ne era andato e al suo posto c'era Italo Pietra. E dunque tutto svanisce. Non potevo tornare a casa con la coda tra le gambe. Così mi sono ingegnato e ho iniziato a collaborare con le case editrici. Come ha cominciato? Allora bastava bussare a una porta. O anche andare al bar Giamaica: ti sedevi a un tavolino e ti mettevi a chiacchierare con quelli che lavoravano nelle case editrici. Anche allora c'erano lavori da esterni: la correzione delle bozze, gli indici analitici che erano la mia specialità. Dopodiché nel '59 su un giornale leggo un annuncio di lavoro per correttori di bozze. Era il Saggiatore, una nuova casa editrice. Il Saggiatore di Alberto Mondadori. Lo avvistavo all'harry's bar, dove naturalmente io non entravo, ci passavo solo davanti a curiosare. E vedevo Mondadori con Hemingway, con Orson Welles: per me era un mito. Poi sapevo che era un poeta, e soprattutto leggevo i loro libri. Comunque, mi hanno fatto fare una specie di concorso di correzione di bozze e l'ho vinto. Ti assumevano con due lire anche allora, ma c'era almeno la sicurezza del posto fisso. Così ho potuto scrivere a casa, non senza una certa soddisfazione. Una volta dentro ho capito che c'erano un po' di persone che non avevano tanta voglia di fare, e mi infilavo dappertutto: facevo quello che nessuno aveva voglia di fare. Uscivano dei libri con errori clamorosi, di sciatteria e trascuratezza. Gli autori spesso lasciano andare. Certo non tutti: Giacomo Debenedetti non era così, Sciascia mandava dei manoscritti dove non c'era da cambiare una virgola. Moravia invece cambiava molto, mandava versioni nuove in continuazione. Ancora oggi non riesco ad aprire un libro e a non notare un refuso. Non dico nei giornali, poi. I libri oggi? Sono peggiorati, molto più sciatti. Mario Spagnol teorizzava che era un limite a cui bisognava rassegnarsi. Negli anni Ottanta, durante una delle tante ristrutturazioni in editoria per tagliare i costi, nel gruppo Fabbri furono mandati via tutti i correttori di bozze, erano una trentina. Poi a un certo punto smette di occuparsi di refusi. C'era un libro la cui pubblicazione ristagnava perché ritenuto troppo lungo in due volumi e qualcuno aveva pure tagliato ampie parti del testo. Era Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Mi offrii allora di tradurre le parti censurate e così venne pubblicata l'edizione integrale. La De Beauvoir e Lévi-Strauss erano di Einaudi, entrambi voluti da Cesare Pavese. Durante una delle ricorrenti crisi di liquidità dello Struzzo, Foa il fondatore della Adelphi che allora era segretario generale in via Biancamano, li cedette ad Alberto Mondadori. Aveva venduto i gioielli di famiglia per far cassa: un fenomeno non raro nell'editoria, come attestato dalla vicenda Rcs Libri di questi giorni. Com'era Mondadori? Ho lavorato con lui undici anni. Era un po matto, a me piaceva molto. Aveva una balbuzie seducentissima: s impappinava su certe parole che richiedevano più attenzione, che uscivano con una enfasi incantevole, non esagerata. Poi aveva dei vezzi da gran signore, un'acqua di colonia personale, si faceva fare le sigarette a Londra. Il tabacco inglese per me era legato a un ricordo lontano. Il 25 aprile a Venezia, io esco di casa e mi accorgo che qualcosa è accaduto dall'odore dell'aria. C'era un

13 MARIO ANDREOSE è nato a Venezia nel Ha partecipato all avventura del Saggiatore di Alberto Mondadori prima come correttore di bozze, poi come traduttore, redattore, redattore capo, direttore editoriale. In Mondadori si è occupato del settore nascente delle coedizioni dei libri per ragazzi e dei libri illustrati. È stato direttore editoriale del Gruppo Fabbri, che comprendeva le case editrici Bompiani, Sonzogno, Etas e le edizioni scolastiche. Attualmente è il direttore letterario della Rcs Libri e collaboratore della Domenica del Sole 24 Ore. il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO GLI AUTORI Tra gli autori di cui si è occupato Mario Andreose nella sua lunga carriera editoriale c è anche Alberto Moravia 13 profumo di tabacco strano, diverso. Mio padre fumava il toscano, gli zii le Nazionali. Ho sentito questo odore: a poche decine di metri c'erano dei soldati neozelandesi che fumavano le Woodbine o le Navy Cut, sigarette inglesi che hanno una concia molto particolare. Com'erano i rapporti di Alberto con la famig l i a? Allora i figli dei padroni vivevano coi soldi dell'azienda. Alberto era uno che frequentava scrittori e artisti: dal resto della famiglia era visto come uno scavezzacollo. Facevamo delle riunioni residenziali nella sua casa di Camaiore: c'era un bellissimo pavimento su mosaico di Chagall, una cuoca veneta sopraffina. Lui aveva fatto in tempo a seguire un po' non si è laureato i corsi di Antonio Banfi alla Statale che aveva dato una nidiata di filosofi di grande spessore. Quando Alberto lascia la casa madre prima va a lenire in Svizzera gli eccessi derivati, forse, dalle frequentazioni hemingwayane. Poi fonda la casa editrice e chiama i suoi compagni di corso: Enzo Paci, Remo Cantoni, Luigi Rognoni e Dino Formaggio a cui si aggiungeranno Giacomo Debenedetti, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argan, Ernesto De Martino: questo gruppo di intellettuali è il primo nucleo del Saggiatore. Io ero caporedattore: stare al loro servizio è stata la mia vera scuola, la mia formazione editoriale. Dopo il Saggiatore? Bisogna premettere che il Sessantotto ha fatto malissimo all editoria perché cade l'interesse per la narrativa: già il Gruppo 63 aveva fatto il suo per produrre libri illeggibili. Il Saggiatore non regge, viene messo in liquidazione. In più, i dipendenti occupano gli uffici della casa editrice: Mondadori ci rimase malissimo. Mi disse: Ma come, perché fanno questo a me che sono un editore di sinistra?. Gli risposi che a Parigi avevano occupato l'odéon di Jean-Louis Barrault, non la Co m é d i e - Fra n ç a i s e. Alberto voleva farmi socio del secondo Saggiatore, ma io mi ero appena sposato, avevo due bimbi piccoli. E avevo poca voglia di restare: quando i ragazzi occuparono, io mi trovavo dall'altra parte della barricata. C'erano un po' di dipendenti, ma anche studenti della Statale: gli uffici erano a due passi dall'università. Ed erano sopra la sede del Clan di Celentano. Questo lo dico perché per mesi mi sono sentito dal mio studio le prove di A zz u r ro. Ovviamente la so ancora a memoria... L'occupazione funzionava come tutti gli esperimenti di quegli anni, finiva un po' a tarallucci e vino: ci si fidanzava quasi tutte le sere. In quel momento mi chiamano da Segrate, proponendomi di passare da loro a occuparmi di un settore che stava nascendo e che aveva sede a Verona dove c'era lo stabilimento tipografico. Erano le nascenti co-edizioni, libri progettati e prodotti con editori stranieri per dividere i costi e far lavorare le macchine della tipografia. A Verona avevo una bellissima casa in campagna dove venivano a trovarmi tutti. Come capita al gruppo Fabbri? La Fabbri era dell Ifi, la finanziaria degli Agnelli: Dino Fabbri non poteva pagare il debito di un prestito dell Avvocato e gli aveva lasciato l azienda. Poi c'erano le case editrici Bompiani, Sonzogno, Etas che Carlo Caracciolo, quando nel '71 Valentino Bompiani lascia, si è trovato a gestire e che sono confluite successivamente nel gruppo. I manager che si susseguono di libri non s erano mai occupati: a ricevermi per un colloquio in Fabbri è un amministratore delegato che proveniva dai cementi e sembrava un texano. A metà degli anni Ottanta Gianluigi Gabetti, il capo dell Ifi, mi informa che la Fiat ha acquistato Palazzo Grassi per fare delle mostre, con Pontus Hulten che aveva retto il Pompidou facendo cose meravigliose come direttore artistico. E mi chiede di occuparmi dei cataloghi. Per vent'anni abbiamo fatto mostre meravigliose, la prima Futurismo e Futurismi, appunto con Hulten: uno svedesone di travolgente simpatia, ma con temibili scarti umorali, che si dissetava quasi esclusivamente di rosso fragolino, e che aveva avuto l'idea di sostituire i saggi tradizionali di ogni catalogo con un dizionario enciclopedico del Futurismo. Quando Cesare Romiti lascia la Fiat, alla domanda di un giornalista che vuole sapere quale sia Avvistavo Alberto Mondadori all Harry s bar con Hemingway, con Orson Welles. Ho lavorato con lui per undici anni. Era un po matto, aveva una balbuzie seducentissima e dei vezzi da gran signore, come l acqua di colonia personale. E si faceva fare le sigarette a Londra Lo Strega è sempre lo stesso: manovre elettorali, voti di scambio, ricatti ci sono sempre stati. E lo scandalo di certi esiti. La vittoria di Bevilacqua su Pasolini provocò un tentativo di secessione a sinistra. Moravia vinse con una raccolta di racconti non inediti e Gadda, giustamente, se ne lamentò Sul matrimonio tra Rcs e Segrate l Antitrust dovrà pronunciarsi: il 40% circa di quota di mercato sarebbe difficilmente digeribile. Anche gli autori sono preoccupati e lo hanno manifestato, capitanati da Umberto Eco. D altra parte le fusioni e le acquisizioni sono indispensabili alla sopravvivenza stato il momento più bello dei suoi anni in azienda, la risposta è: l'acquisto di Palazzo Grassi. È stata veramente un'avventura meravigliosa. E la Rizzoli? Per paradosso, mentre l'ifi si teneva questo strano, per loro, oggetto, che era il Gruppo Fabbri, la Fiat era subentrata nel Co r r i e re dopo il dissesto Rizzoli-Tassan Din-P2 e chi più ne ha più ne metta. E dunque nasce la grande famiglia Fabbri-Rizzoli: così fu Rcs. In Uomini e libri scrive che ha rischiato il posto in Bompiani per aver voluto pubblicare American Psycho di Bret Easton Ellis. Il libro era stato preceduto da una bufera mediatica intercontinentale non senza qualche crisi isterica. Ricordo che andai dall'agente di Bret a New York, per ritirare una copia del dattiloscritto e un'impiegata mi disse che dovevo aspettare l'arrivo di un fattorino maschio perché lei quel testo non poteva nemmeno toccarlo: not even touch. Mario Spagnol alla S ta m p a aveva dichiarato che il romanzo, quand anche di qualità letteraria, non andava comunque pubblicato. La cosa mi aveva sorpreso perché lo stesso Spagnol, pochi anni prima, aveva pubblicato con successo Il profumo di Süskind, il cui protagonista straziava le sue povere vittime con la stessa efferatezza di Patrick Bateman. Solo che Il profumo era un romanzo storico... Successe un tale casino che una collega arrivò a dirmi: Se ti cacciano, siamo costretti a dimetterci tutti per solidarietà. Mi salvò il posto Furio Colombo, presidente di Fiat Usa e presidente del Gruppo Fabbri-Bompiani. Un suo articolo su La Stampa riportò la questione nell unico ambito che le competeva, quello della letteratura. Capitolo Strega. Anna Maria Rimoaldi era una che ti guardava da sotto in su, come se non potesse sottrarsi al peso dei suoi pensieri. Bompiani una volta di lei disse: è più brava della Bellonci. Molti anni dopo lo raccontai ad Anna Maria: ne fu contenta ma non stupita. Una notte, era l'88, io ero a una Fiera del libro a Los Angeles. Squillò il telefono, io dormivo, Anna Maria mi svegliò perché sapeva che Bufalino non voleva concorrere: Sciascia lo aveva sconsigliato, visto che lui stesso era stato fregato, una volta arrivato in cinquina. Le menzogne della notte è un libro bellissimo, deve essere in gara. Quell a n- no c era un vincitore annunciato della Rizzoli, era Giorgio Montefoschi, presentato da Pietro Citati. Il quale alla vigilia del premio scrisse una recensione entusiasta del libro di Bufalino. Cominciava, più o meno, così: È un autore con il quale vorrei sedermi e parlare. Il povero Montefoschi si amareggiò moltissimo, Bufalino vinse. È cambiato qualcosa a Villa Giulia? Oggi guardiamo allo Strega di quegli anni con una certa nostalgia: molti dei nomi passati di lì sono ormai consegnati alla storia della letteratura italiana. Ma non erano da meno le manovre elettorali, i voti di scambio, i ricatti. E lo scandalo di certi esiti. La vittoria di Bevilacqua su Pasolini nel '68 provocò un tentativo di secessione a sinistra ricucito con fatica in mesi di trattative. Moravia riuscì a vincere, con una raccolta di racconti (non inediti), quasi sicuramente come risarcimento morale per la condanna del Sant Uffizio del '52. E Gadda, giustamente, se ne lamentò. Uno dei suoi autori è Alberto Moravia. A me piaceva moltissimo: era schietto, lucido, mai banale. Tutto quello che usciva dalla sua bocca era originale. Ti veniva spontaneo avere per lui cura e attenzione. Andavamo qualche volta al cinema, a comperarci una giacca: la sua era un eleganza inimitabile. Una volta mi ha confidato che fino a cinquant'anni era stato un po un salame con le donne. Le sue compagne erano molto impegnative, in particolare la Morante. Dopo i cinquanta ci ha dato dentro, anche grazie alla fama e al successo, che richiamano le g ro u p i e. Non rida: non ci sono solo per le rock band. Alberto poi aveva molto successo con le donne francesi. Nel libro parla molto anche del rapporto tra Bompiani e lo scrittore di Ag o s t i n o. Li ho incontrati che erano già due vecchi, elegantissimi, signori. Fino al 1971, anno in cui Valentino cede a Caracciolo, li ha tenuti insieme la reciproca stima e la fortuna di quel sodalizio editoriale. Forse era un matrimonio d'interesse, ma ha funzionato benissimo. Ogni volta che usciva un suo libro nuovo portavo personalmente a Moravia una copia nella sua casa in Lungotevere della Vittoria e lui lo prendeva in mano con l'emozione di un ragazzo. Una volta, il 26 settembre 1990, non ha avuto il tempo di vederlo perché se n'era andato poco prima, appena lavato e pettinato nel suo bagno, dove l'avevano trovato Enzo Siciliano ed Enzo Golino. Il libro che gli portavo era Vita di Moravia scritto, non senza riluttanza, in forma d'intervista con Alain Elkann e in cui dedica solo sei righe al rapporto con Bompiani. Alla notizia della morte di Moravia, Valentino viene colto da un malessere con febbrone e non è in grado di partecipare ai funerali in Campidoglio. Da allora non è più stato lo stesso e non solo per il declino della salute. Due anni dopo Valentino pubblica sul Co r r i e re, un mese prima di morire, un articolo che contiene un elenco dei suoi amici. Mi ci ritrovo anch'io. Sono 78 nomi, tra i quali manca quello di Moravia. Lei è il direttore letterario di Rcs Libri. Che pensa della cessione a Mondadori? In una stagione più felice la Rcs aveva acquistato Flammarion, ed era in procinto di acquistare anche Editis, il gruppo francese che viene subito dopo Hachette: il patron di Hachette, Lagardère, era stato costretto dall'antitrust francese a spacchettare la sua azienda perché era troppo grossa. Se Rcs avesse comprato Editis avrebbe avuto una parte importantissima del mercato francese. E i benefici derivati ci avrebbero forse risparmiato la situazione attuale. Ma l'affare Editis è tramontato e Rcs ha scelto l'affare spagnolo con Recoletos: sappiamo bene quali guai ha portato. Ora anche l'antitrust italiana sarà costretta a pronunciarsi nel caso avvenga la transazione annunciata, perché il 40 per cento circa di quota di mercato sarebbe difficilmente digeribile da non pochi operatori del settore. Anche gli autori sono preoccupati. E lo hanno manifestato, capitanati da Umberto Eco. D'altra parte le fusioni e le acquisizioni, come avviene da qualche lustro negli Usa e in Europa, sono indispensabili alla sopravvivenza in un a situazione di mercato recessiva, e lo stesso dicasi per i tagli dei costi a compensare i mancati ricavi. Tempi duri i nostri. Forse anche pubblicare meno titoli. Anche. E pagare meno: il mercato dei diritti in Italia è sovrastimato. Per effetto di una competizione feroce che fin dagli anni Novanta c è stata tra Rizzoli e Mondadori. La guerra degli anticipi per accaparrarsi gli autori ci ha procurato una fama di spendaccioni che lascia esterrefatti i colleghi di Paesi più affluenti del nostro. Anche perché uno degli argomenti usati dagli agenti letterari per ottenere condizioni migliori è proprio lo sbandierare l o f- ferta

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15 C RONACA il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO Si consegna il pirata della strada: ha ucciso un giovane DOPO AVER PROVOCATO un incidente stradale nel quale, domenica mattina, ha perso la vita un ragazzo di 15 anni, è fuggito e solo ieri, a 24 ore dal fatto, assieme al suo legale si è presentato al comando dei Vigili di Monza. L incidente è avvenuto in viale Brianza. Si è trattato di un tragica carambola, in cui è morto Elio Bonavita mentre sua madre è in coma. L autista del Suv, un quarantenne brianzolo, è ora indagato a piede libero. In totale sono due le persone sotto accusa. Oltre all autista dell Audi Q5 grigia che avrebbe causato lo scontro, c è anche il conducente dell altro Suv che, per evitarlo, si è scontrato frontalmente con l auto su cui viaggiava Elio assieme alla madre. Per entrambi l accusa è di concorso in omicidio colposo e lesioni colpose. Per il solo autista dell Audi le accuse sono anche di omissione di soccorso. Da quanto emerge il Suv color argento, che era stato visto allontanarsi dal luogo dell incidente, "coincide con le immagini delle telecamere comunali posto in viale Brianza". SEQUESTRA E STUPRA MODELLA L ORCO E L OMERTÀ DI FAMIGLIA PER SEI MESI UN 42ENNE MILANESE HA VIOLENTATO UNA RAGAZZA SVEDESE DI 23 ANNI. NELLA CASA DELL ORRORE VIVEVA ANCHE LA MADRE DELL AG UZ Z I N O I carabinieri hanno l i b e rat o la 23enne svedese di Davide Milosa Milano C è anche una bella fontana con tanto di angioletto e poi un giardino rigoglioso, giochi per i bambini, scivoli, altalene, giostre colorate. Tutto è rifinito qui in via XXV Aprile 39 a Cinisello Balsamo, hinterland a nord di Milano. Palazzo borghese, diviso in scale, porte in legno chiaro, ampi balconi e un atmosfera riservata, tipica della buona società lombarda. Gente abituata a rigar dritto. Lavoro, figli, famiglia, poche parole. Gente abituata a farsi i fatti propri. Eppure è qui che Claudio Rossetto, 42 anni origine grossetana, ha stuprato e tenuto segregata per sei mesi Dorota I. B., una 23enne modella svedese, nota in patria per aver partecipato ad alcuni reality show. Rossetto, accusato di sequestro e stupro, qui ci vive da una vita. E con lui la famiglia. La madre nello stesso appartamento, la sorella nella scala accanto. Il padre, con un passato IL VERBALE La vittima ha spiegato agli investigatori che per la paura si addormentava sempre con le mani sul volto. Il primo contatto su Fb da truffatore internazionale, è morto da tempo. L orco e la sua famiglia. Prigionia silenziosa e spazi condivisi. DIFFICILE PENSARE che nessuno sapesse. Gran bella ragazza, spiffera qualcuno che l ha vista in giro. L ultima volta è stato giovedì scorso, si vedeva che non stava bene, era insieme al Rossetto. È solo il prologo all orrore. Due giorni dopo, sabato mattina, i carabinieri della stazione di Sesto San Giovanni bussano all appartamento di Rossetto, un bilocale con cucina al terzo piano della scala B. Qualche ora prima un residente del palazzo ha chiamato: denuncia schiamazzi. Quando Rossetto vede i militari si giustifica: Non è successo niente, ho litigato con la mia fidanzata. Qualcosa però non torna. La ragazza sembra un fantasma, appare denutrita e sotto choc. Non parla. Alla domanda successiva Rossetto risponde così: L ho nascosta per non farla trovare dalla polizia. E poi c è quel precedente a carico dell uomo che nel 2008 finisce in galera per aver violentato e segregato una giovane studentessa romena. Il luogo è lo stesso: la casa di via XXV Aprile e il garage sotterraneo che l uomo ha trasformato in una sorta di alcova con tanto di letto e videocamere per sorvegliare l arrivo di curiosi. Per quei fatti Rossetto è stato scarcerato nel Giusto il tempo di agganciare la modella svedese. Lo schema è lo stesso del Il contatto iniziale avviene in Rete, la prima volta su una chat, ora Facebook e su Skype. Rossetto, fino al 2013 era titolare della Jet Set Models. Su Fb promette alla modella di spalancarle le porte dell alta società. I primi contatti sono del luglio A settembre la ragazza deve andare a Napoli per una sfilata. Quando rientra lui la va a prendere a Malpensa. Il verbale della modella inizia così. Prima, però, chiede: Vero che non lo vedrò più?. Poi scoppia a piangere. R ACCO N TA che per le prime tre settimane Claudio era premuroso, voleva che diventassi la madre dei suoi figli, parlava di matrimonio. Venti giorni dopo la prima aggressione. Il motivo? Avevo ricevuto dei soldi dai miei genitori e avevo comprato un tavolino, Claudio si infuriò. Da quel momento l uo - mo diventa uno sconosciuto. È sempre più violento. Iniziano gli stupri. Continui e improvvisi. Mi dava da mangiare due volte al giorno, niente colazione, dormivo su un divano letto, mi addormentavo con le mani sul volto per la paura. Il sogno diventa un incubo. La madre faceva finta di niente, entrava, usciva. Tutto in famiglia. Visto che all ultimo piano della scala A abita la sorella di Rossetto. Ogni tanto Dorota usciva, sempre ben sorvegliata. Una volta a settimana sentiva i genitori via Fb. Il resto sono sei mesi di dolore. Coperto da quattro mura e dai residenti che ora si giustificano: Erano solo voci del palazzo.

16 16 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 M ON D O il Fatto Quotidiano Pianeta terra USA CASA BIANCA: BASTA CON OCCUPAZIONE ISRAELIANA Denis McDonough, capo dello staff della Casa Bianca, affrontando la questione del riconoscimento della Palestina come Stato ha detto: Cinquanta anni di occupazione israeliana dei territori, ora basta; non si può mantenere ancora l occupazione militare. La Pre ss e ISRAELE DOMANI INCARICO A NETANYAHU Ben Netanyahu conta sul sostegno di una chiara maggioranza tra i 120 parlamentari della Knesset per formare il prossimo governo. A indicarlo è stata la presidenza israeliana che domani assegnerà l incarico. All opposizione 53 parlamentari, fra cui Campo Sionista e partiti arabi. La Pre ss e di Luana De Micco Parigi Marine Le Pen si deve accontentare di essere la numero due. L onda blu marina attesa alle elezioni dipartimentali in Francia, il cui primo turno si è tenuto domenica scorsa, non c è stata. Non come l aveva pretesa la leader dell ultradestra, anche con l a i u- to di molti sondaggi che fino a pochi giorni fa la davano vincente. L ambita etichetta di primo partito di Francia l ha conquistata la formazione della destra conservatrice Ump, che probabilmente ha raccolto una parte di elettori delusi dalla politica del governo. A sbarrare la strada al FN in queste amministrative (paragonabili alle nostre provinciali) è stato Nicolas Sarkozy, che così mette a segno il suo grande ritorno. L ex presidente sconfitto alle urne nel 2012, che a novembre ha ripreso le redini del partito gollista invadendo proprio gli spazi del Front National, ha la sicurezza di riappropriarsi di una bella fetta di Francia al ballottaggio di domenica prossima. SECONDO I DATI definitivi diffusi ieri, l Ump e gli alleati centristi hanno ottenuto al primo turno il 29,5% dei voti. Il Partito socialista si è fermato al 21,8%, anche se con gli altri alleati di sinistra e i radicali sale al 28,66%. Il FN ha ottenuto da solo, e senza possibilità di alleanze, il 25,19%. Il tradizionale bipartitismo francese sembra una storia del passato. Per il FN non è stata la vittoria sperata, ma il partito incassa comunque il miglior risultato della sua storia in elezioni locali e può sperare di vincere uno o due dipartimenti. Se era delusa, Marine Le Pen lo ha nascosto bene dietro il buon umore sfoggiato davanti alle telecamere nelle ultime ore. Per lei il suo partito è il solo vincitore di queste elezioni e i francesi hanno detto basta con i socialisti. Il Ps è a un livello ridicolo per essere al potere. Quando si fallisce bisogna trarne le conseguenze, ha aggiunto. Lo smacco c è per i socialisti, ma è meno disastroso del previsto (alle europee avevano raccolto un misero 14%). Possono ancora sperare di conservare tra venti e trenta dipartimenti e restare forti nella regione pa- I GUAI DEL SALVATORE SARKÒ ALLE PROVINCIALI L EX PRESIDENTE FRA INCHIESTE E PROCESSI SBARRA LA STRADA AL FRONT NATIONAL QUANDO LA RÉPUBLIQUE CHIAMA L Ump di Nicolas Sarkozy (29,5% al primo turno) guarda con fiducia ai ballottaggi di domenica: è il baluardo contro gli xenofobi rigina. Per il ballottaggio, il premier Manuel Valls ha chiesto l unione di tutta la sinistra, che non è stata capace di coalizzarsi al primo turno. E non è detto che riuscirà a rastrellare i pochi voti di ecologisti e estrema sinistra. Nei duelli Ump-FN si invita invece a sbarrare la strada al FN votando per il candidato del fronte repubblicano. Diverse sono le raccomandazioni di voto avanzate da Sarkozy che L ULTRADESTRA SI CONSOLA Marine Le Pen: Siamo noi che abbiamo vinto, gli elettori hanno detto basta con i socialisti al governo e chi fallisce deve trarne le conseguenze sin dall inizio della campagna si è schierato per il né Ps né FN. Stando così le cose, per Marine Le Pen non è più detto che l appun - tamento con l Eliseo sia per il Potrà invece rincorrerlo lo scaltro Sarkozy che, a 60 anni, cade sempre in piedi nonostante le bufere giudiziarie che lo travolgono. Meno di un anno fa, l ex presidente è stato messo in custodia cautelare (la prima volta per un presidente della Repubblica francese) per un presunto caso di corruzione di un magistrato e poi indagato per corruzione, influenza indebita e violazione del segreto istruttorio. La giustizia indaga anche su un eventuale frode alle Presidenziali 2012: si sospetta che il partito si sia fatto carico delle penalità inflitte a Sarkozy per aver sforato il tetto di spese consentite dalla legge. L altra grossa vicenda giudiziaria che pesa su Sarkozy coinvolge anche Muammar Gheddafi. Si sospetta che una parte dei fondi usati per finanziarie la campagna presidenziale del 2007, quella vincente contro Ségolène Royal, siano stati forniti illegalmente dall ex leader libico. Grazie al governo Usa per aver creato l Isis SEAN PENN CONTRO BUSH, CHENEY E LA CENSURA: GIUSTO GUARDARE I VIDEO DELLE DECAPITAZIONI, MOSTRANO L ORRORE DELLA GUERRA di Carlo Antonio Biscotto nvitato al Late Night Show di Co- O Brien, Sean Penn, lo stre- Inan nuo, irriducibile progressista che si batte per tutte le cause, ha scatenato un putiferio con le sue dichiarazioni: È stupefacente che Dick Cheney (ex segretario alla Difesa), questo batterio che infetta l umanità, grazie alla tecnologia bionica sia ancora tra noi. Ed è ancora più stupefacente che nessuno gli abbia ancora riconosciuto i suoi meriti. Voglio farlo io... Sono stati lui e il presidente Bush a inventare l Isis. Grazie di cuore. Non contento, ha ricordato l a t- tivista dei diritti dei gay Harvey Milk da lui interpretato sullo schermo nel film Milk. Harvey Milk è stato il primo politico statunitense dichiaratamente gay a essere eletto a una carica pubblica, quella di consigliere comunale a San Francisco. Fu assassinato insieme al sindaco nel Negli Stati Uniti c è gente come Harvey, un uomo bello, brillante, generoso, intelligente e poi ci sono i Cheney. Quelli come Harvey vengono assassinati, quelli come Cheney e Bush, che si sono macchiati di crimini orrendi, sono vivi e vegeti e se ne vanno tranquillamente a spasso. Qualche giorno prima, intervistato dal Te l e g ra p h, l attore, di cui è in uscita a maggio The Gunman stroncato dalla critica americana, aveva affrontato tutti i temi caldi come al solito con estrema franchezza. SENTO SPESSO dire che la violenza del cinema e della televisione ci ha anestetizzati tanto da renderci insensibili alla vera violenza ha detto ma sono sciocchezze! Ad anestetizzarci è stata l osses - sione del politically corre c t, del politicamente corretto, l assurda mania di nascondere invece che mostrare. Io guardo sempre i video dell Isis. Il problema è che non vediamo abbastanza violenza reale. Dobbiamo vedere gli orrori che vengono commessi nel mondo, per quanto ci faccia star IPOCRISIE Con la scusa male, dobbiamo guardare le tragedie della guerra e della ferocia dell uo - mo. Ma dobbiamo proteggere i giovani da quelle immagini, ha tentato di obiettare il giornalista. Negli anni 60 siamo cresciuti con le immagini terribili della guerra in Vietnam che la televisione trasmetteva tutti i giorni. Oggi, grazie alla psicosi del po - litically correct, non ci fanno vedere nulla, nemmeno le bare dei nostri ragazzi che tornano a casa. Il risultato è che l americano medio non capisce più niente. Gli possono raccontare quello che vogliono. Cosa del politically correct la televisione non mostra più nulla: così l americano medio non capisce niente Sean Penn, 54 anni Re u te rs che non ebbero il potere di fare con la mia generazione. Sean Penn è l attore politicamente più impegnato e controverso di Hollywood, ma è anche per opinione unanime uno dei più grandi, oltre che stimato regista. NON SI SENTE a disagio nel partecipare a film che, in qualche modo, esaltano la violenza? Ci sono sempre stati film violenti. A modo loro erano più violenti di quelli di oggi. Basti pensare a Bonnie e Clyde. Ci sono cresciuto con quei film e non ho mai ucciso nessuno. Clint Eastwood è un suo amico e da lui è stato diretto in Mystic River che gli è valso uno dei due Oscar vinti finora. Forse su alcuni temi politici non saranno in piena sintonia, ma quando gli accennano alle accuse di apologia della violenza rivolte a Clint per il film Ame - rican Sniper, risponde di getto: Non la penso come gli altri. E non perché sono amico di Clint. Nel film non ho visto la glorificazione o l esaltazione della violenza. Forse quando si tratta di film di guerra, mi lascio attirare di più dagli aspetti tecnici delle riprese che dal messaggio politico. E poi è ora di finirla con questa idea di un Clint conservatore, se non addirittura reazionario. Clint è un libertario convinto e non è un Repubblicano nel senso tradizionale della parola. Penn non è nuovo alle polemiche: il suo sostegno a Fidel Castro e a Hugo Chavez e il suo appoggio all Argen - tina in occasione della guerra delle Falkland che erano rivendicate dall Inghilterra, irritarono molti americani. D altro canto la carriera di attore di suo padre ebbe fine negli anni 50 quando in pieno maccartismo la caccia del governo ai presunti comunisti nel mondo dello spettacolo finì nella lista nera: Posso solo dire che essere cresciuto accanto a un padre finito nei guai per aver liberamente espresso le sue opinioni ha avuto una profonda influenza su di me.

17 il Fatto Quotidiano M ON D O MARTEDÌ 24 MARZO RUSSIA LA MORTE DI IANUKOVICH JUNIOR Giallo sulla sorte di Viktor Yanukovich Jr, figlio dell ex presidente ucraino; Viktor sarebbe morto cadendo con l auto nel lago Baikal. Alle autorità di Mosca risulta l incidente, ma non il nome della vittima, identificata in Viktor Davidov; ma Davidov sarebbe proprio Yanukovich. La Pre ss e LIBIA BARDO, ARRESTATO UN POLIZIOTTO È stato arrestato il poliziotto incaricato di sorvegliare l accesso al Museo del Bardo di Tunisi, che non era al suo posto al momento dell attacco dei terroristi. Sotto interrogatorio anche il capo del distretto di Polizia e del posto di sicurezza del Bardo. Ansa AL BALLOTTAGGIO In Francia si torna al voto domenica per le p r ov i n c i a l i. La sinistra, delusa, tenterà di unire le forze Re u te rs VOTO DI PROTESTA In Andalusia dalle urne nasce la sinistra plurale IL PS RESTA PRIMO PARTITO, PODEMOS TERZA FORZA: IL GIOCO DELLE ALLEANZE di Elena Marisol Brandolini Barcellona ella prima domenica di primavera, i socialisti Nspagnoli hanno vinto le elezioni andaluse, che avviano il ciclo elettorale di questo Torna a vincere il Psoe dopo 4 anni di sconfitte, tre anni dopo il sorpasso elettorale dei popolari nella Comunità, riconfermando i 47 seggi parlamentari conquistati nel Una vittoria prevista, non però nelle dimensioni. Una vittoria, in primo luogo, di Susana Díaz che, da presidente della Comunità, aveva voluto queste elezioni, anticipandole, lanciando così una sfida al suo partito e ai nuovi soggetti apparsi ultimamente sulla scena politica. Il Pp, invece, è crollato, perdendo voti, non tanto per colpa del candidato locale, quanto del premier Rajoy, che continua a sbandierare una ripresa economica che non si avverte nella vita concreta delle persone. Le novità, nel nuovo Parlamento andaluso sono, a sinistra, Podemos che, con quasi voti, ha conquistato 15 seggi e, a destra, da Ciudadanos che, con preferenze, ha ottenuto 9 seggi. Il consenso loro attribuito è andato soprattutto a scapito, rispettivamente, di Izquierda Unida, l altro grande sconfitto con la perdita di sette seggi, e dei popolari. I VOTI A SOCIALISTI E POPOLARI rappresentano circa il 60% dei consensi: un ridimensionamento del bipartitismo, ma non ancora il suo esaurimento. In campagna elettorale Díaz ha dichiarato che non si sarebbe alleata né con popolari né con Podemos. Il voto consegna l immagine di una sinistra plurale, con una ridislocazione di voti al suo interno, che potrebbe aprire, in prospettiva, a possibili alleanze elettorali tra Izquierda Unida e Podemos, tra cui più evidente risulta il travaso di voti. Per il partito di Pablo Iglesias comincia una nuova fase: gli slogan contro la crisi non sono più sufficienti. Finora si conosce solo una parte del programma, quella economica, con le proposte sul reddito di cittadinanza e la ristrutturazione del debito. Assente, invece, tutto quanto si riferisce alle politiche istituzionali e territoriali che, in Spagna, sono fondamentali. Tanto più alla vigilia delle prossime tornate elettorali, tra cui quelle catalane. TSIPRAS E MERKEL C È LA FINTA PACE MA LA GRECIA HA PERSO IN GERMANIA IL PRIMO MINISTRO SI PORTA DIETRO LA CRISI SOCIALE E CEDE ALLE ISTANZE DELLA TROIKA: CAMBIARE IL SISTEMA PREVIDENZIALE. LA CANCELLIERA LO GELA: NIENTE DANNI DI GUERRA di Marco Palombi Due cose sono accadute ieri. Una ha a che fare con le photo opportunity, l altra con la politica. La prima è il viaggio - in classe economica, posto finestrino - di Alexis Tsipras a Berlino per un incontro a due con Angela Merkel. Il premier greco e la cancelliera si sono visti, hanno sfilato davanti ai soldati, ascoltato gli inni e fatto una conferenza stampa per dire che sì, ci sono differenze, ma tutti sono al lavoro per trovare una soluzione. Vogliamo che la Grecia sia forte economicamente, che cresca e che venga fuori dalla alta disoccupazione, ha messo a verbale Merkel. I greci non sono fannulloni e i tedeschi non sono colpevoli dei nostri malanni, ha sostenuto Tsipras: Non è giusto fare satira paragonando Merkel ai nazisti. Dobbiamo accantonare gli stereotipi. IL PREMIER greco ha anche buttato lì pure un accenno ai risarcimenti per i danni della Seconda guerra mondiale che la Germania dovrebbe ad Atene: È un problema morale, non materiale. La cancelliera s è limitata a dire che la questione è chiusa. Il punto è che - al di là delle photo op - nella sostanza ha vinto e costretto (non da ieri) Tsipras a rimangiarsi le promesse elettorali e seguire il pro- di Maurizio Chierici a scomparsa di Lee Kuan Yew è accompa- dagli aggettivi che ne definiscono la Lgnata grandezza: pacato, costruttivo, severo ma tollerante, generoso ma misurato. Grande saggezza nell assicurare pace e prospertià alla regione Asia. Aveva 91 anni ed ha inventato Singapore città-stato, Expo permanente della modernità. Dal porto (5 al mondo per traffico) all alta finanza, dai casinò che impallidiscono La Vegas al rispetto per le 5 religioni che convivono in silenziosa armonia. Buddisti 33%; cristiani un po sotto. Metà di chi manda avanti fabbriche, ospedali, ricerche, viene da fuori: cinesi, soprattutto. Nessuna diffidenza, quasi tutti hanno radici lontane. Benessere modesto ma omogeneo: non esistono famiglie disperate. Milionari d ogni parte del mondo hanno scelto di abitare a Singapore. Club affollatissimo; Svizzera e Kuwait seguono da lontano. Si sentono comodamente sicuri. La storia di Lee comincia nella casa di un imprenditore, famiglia Il premier greco Tsipras e la cancelliera Merkel durante la conferenza stampa Ansa LA GREXIDENT L Eurogruppo al leader della sinistra: se volete evitare il default e non fallire dovete fare le riforme e alzare le tasse gramma che la Troika - oggi pudicamente chiamata Istituzioni - ha stilato per la Grecia tempo fa. Il leader della sinistra greca s è infatti fatto precedere a Berlino da un indi - screzione - non smentita - dell agen - zia tedesca Dpa, che cita fonti governative di Atene, sui contenuti delle riforme che l esecutivo Tsipras si appresta a proporre alle Isti- tuzioni : una riforma delle pensioni alla Fornero, con età di uscita dal lavoro a 67 anni (da 62 solo con 40 anni di contributi), l aumento dell Iva per le isole turistiche e delle accise su tabacchi e alcol. Cose, specialmente la riforma del sistema previdenziale, escluse dal programma con cui Syriza ha vinto le elezioni. Non mancherà - sostiene Dpa - un appello agli evasori e a chi ha esportato illegalmente capitali sbarcata dalla Cina nella colonia inglese a fine 800. Lee studia a Cambridge e nella culla della civiltà che lo incanta pare sia nato il desiderio di tornare a Londra come cittadino di un paese sciolto dai legami coloniali. Non è ancora un politico ma sta per fare il salto. Diviene uno dei padri della costituzione 1950 anche se il distacco dall impero è faticoso: su e giù da Londra e alla fine Downing Street s arrende. Lee fonda il Peo - p l e s Action Party che perde la poltrona da governatore conquistata dai laburisti, ultima proiezione della cultura coloniale. Il Pap di Kuan Yew prepara la rivincita che arriva in fretta. Piace ai ragazzi l anticolonialismo, piace agli imprenditori l anticomunismo con la Cina di Mao troppo vicina. SE NELLA SINGAPORE che gli sta facendo i funerali non esistono tensioni razziali, nei mesi 1964 della città da poco separata dalla confederazione malese scontri e rivolte seminano 30 morti rompendo un armonia che sembrava eterna ma che i privilegi di certe minoranze stavano frantumando. Lee torna mediatore. Discute e regola il distacco. Il suo partito governa per la prima volta nel 1959: conquista 43 seggi su 51, nota in apparenza senza curiosità, ma è sempre con 43 seggi su 51 che Lee Kuan Yew per all estero in queste settimane: Sap - piamo chi sono e diamo loro un ul - tima chance per salvarsi. Torna pure la promessa - un po difficile da mantenere nella pratica - di recuperare milioni dalle aziende straniere che hanno corrotto i funzionari greci per fare affari ad Atene (il caso più famoso è quello della tedesca Siemens). I problemi della Grecia, però, sono molto più immediati. Il primo è una drammatica crisi sociale: ieri, ad esempio, l associazione dei farmacisti ha fatto sapere che ormai i medicinali scarseggiano, mentre una tv privata ha mostrato gli scaffali dei supermercati ad Atene in cui sono quasi finiti i prodotti alimentari d im - portazione. Il secondo riguarda lo Stato greco: Tsipras deve rimborsare prestiti per 1,5 miliardi entro marzo e altri 2 entro aprile. Se non lo fa, va in default e finisce fuori dall euro: è la cosiddetta Grexident, l uscita casuale, cui accenna anche una lettera dello stesso Tsipras a Merkel del 15 marzo rivelata dal Financial Times. DEL PRIMO PROBLEMA, in ogni caso, all Eurogruppo non ci si occupa, del secondo sì: se volete i soldi per non fallire, dovete fare le riforme. Così il governo di sinistra ha cominciato a pensare come tagliare le pensioni e alzare le tasse. Ricatto? Ieri, in conferenza stampa, Mario Draghi è trasecolato: L esposizione della Bce verso la Grecia è raddoppiata da dicembre, passando da 50 a 104 miliardi. Come si fa a parlare di ricatto?. Il governatore si riferisce però al programma ELA, che serve a tenere in vita le banche greche - e a non far subire perdite a quelle del resto d Eu - ropa - non a pagare stipendi statali e pensioni e nemmeno a saldare i debiti dello Stato. Lo ha chiarito lo stesso Draghi: La liquidità d emergenza non può essere usata per finanziare il deficit. Le Borse, visto il cedimento di Tsipras, credono comunque nell accordo. La Grecia, infatti, non ha più nemmeno la possibilità di minacciare l uscita dall euro: Il rischio non è più sistemico, spiega sempre Draghi. Tradotto: non farebbe così male come sarebbe stato nel SINGAPORE Gli orfani del padre-imperatore Venerazione per Lee Kuan Yew, morto a 91 anni Ansa 30 anni viene confermato, sei lustri per inventare la Singapore dei nostri giorni. Politico senza ideologia, pragmatico e immaginifico che suggerisce urbanistica e architettura, soprattutto la libertà negli affari destinata a confermare l in - dipendenza di un paese piccolo (5 milioni di abitanti concentrati in 700 km2) mai satellite delle grandi economie nelle quali è immerso. Lee lo ha disegnato con rigore confuciano: Chi si preoccupa del benessere degli altri si è già preoccupato del proprio e un paternalismo che sceglie i magistrati in sintonia con le tendenze politiche e affida a militari acculturati nelle accademie inglesi l impegno di difendere un autonomia indifendibile se i giganti attorno fanno sul serio. Ma serve sfogliare il rapporto Freedon in the World per interpretare due definizioni in apparente contrasto: paese parzialmente libero, paese tra i meno corrotti del mondo. Parzialmente libero perché il padre padrone non ha mai sopportato un opposizione. Servizi segreti e polizie raccoglievano dossier per bruciare gli avversari scomodi. Lascia il comando a un amico nel 2011, ma resta alla guida del partito e segue la politica come ministro senior, specie di superautorità morale. Sarà il figlio (capo del governo) a pronunciare il discorso d addio. Monarchia familiare senza gli automatismi della successione che la rete delle amicizie asiatiche assicura. Temeva un solo avversario: l incontrollabile Internet.

18 18 MARTEDÌ 24 MARZO SECONDO TEMPO S P S E P E T TAC O L I. S P O ORT. I I DE EE di Carlo Antonio Biscotto T empo di anniversari. Il cinema, la settima arte come la definì il critico Ricciotto Canudo nel 1921 mosse i suoi primi passi 120 anni fa, nel marzo 1895, in una vecchia officina di Lione oggi trasformata in museo del cinema e cineteca. I fratelli Louis Nicholas e Louis Jean Lumière erano due imprenditori che lavoravano nell azienda fotografica del padre. Quando il padre andò in pensione i due fratelli uno dei quali laureato in Fisica lavorarono alacremente per creare la pellicola cinematografica. Brevettarono un gran numero di dispositivi e infine realizzarono quello che chiamarono c i n é m a to g ra p h e, il primo strumento capace di funzionare sia da camera sia da proiettore. Sul finire dell inver - no del 1895, i fratelli Lumière girarono i primi 46 secondi della storia del cinema: Sortie d'usine l uscita degli operai dalle officine Lumière. I primi anche se come ha recentemente ricordato L i b é ra t i o n, esistono almeno due spezzoni di pellicola ancora più antichi: il Salut de Dickinson del 1891 (dieci secondi in cui l assistente di Thomas Edison saluta con il cappello) e Une scène au jardin de Roundhay, dieci secondi girati a Leeds, addirittura del Per la Storia, tuttavia, la nascita del cinema coincide con i Lumière. All epoca molti secondo alcuni anche gli stessi Lumière la bollarono come un invenzione senza futuro destinata a finire nel dimenticatoio. Poco più che una trovata da baraccone. P R AT I C A M E N T E nessuno ebbe la lungimiranza di intuire che quei 46 secondi di immagini sfocate e traballanti segnavano l inizio di una lunga storia che ha accompagnato l umanità da allora ai giorni nostri. In questi giorni i fratelli Lumière vengono ricordati al Grand Palais I quarantasei secondi che cambiarono il mondo 120 ANNI FA IL PRIMO CO RTO DEI LUMIÈRE. UNA MOSTRA AL GRAN PALAIS CELEBRA L A N N I V E R SA R I O de Paris con una mostra dal titolo emblematico Lumière: il cinema inventato. Thierry Frémaux è responsabile dell Istitu - to Lumière, direttore artistico del festival di Cannes e commissario dell esposizione, in sostanza l uomo più adatto a parlare della nascita del cinema: Non è affatto vero che questa storia ormai è fin troppo conosciuta e che c è ben poco da aggiungere. In realtà circola al riguardo moltissima ignoranza. Ad esempio, contrariamente a quanto comunemente si crede, i Lumière non hanno mai detto che il cinema non aveva futuro. L invenzione del cinema è come L uomo che uccise Liberty Valance: forse la leggenda è più avvincente, ma non è male conoscere la verità. Non a caso l esposizione è stata costruita anche allo scopo di rispondere ad alcuni interrogativi e di smentire, una volta per tutte, i molti miti sorti intorno a quei 46 secondi. Anzitutto si LA DISPUTA Sortie d usine è considerato il primo film della storia. Ma potrebbe avere almeno 4 anni di ritardo rispetto ad altri due spezzoni più antichi tratta di ciò che è arrivato fino a noi. In realtà i Lumière filmarono almeno tre versioni della stessa scena prima di ritenersi soddisfatti. Inoltre si trattò di un primo abbozzo di film. I fratelli Lumière diressero gli operai, indicando loro come dovevano muoversi e dicendogli di non guardare verso la camera. E infine la breve sequenza, grazie allo stratagemma di aprire e chiudere una porta, è un cortometraggio in miniatura in quanto ha un inizio e una fine e quindi racchiude una storia. UN ALTRA sciocchezza è credere che i Lumière fossero geni solitari che una bella mattina si alzarono dal letto e inventarono il cinema, spiega Frémaux. Non andò così. L invenzione dell immagine in movimento fu un avventura collettiva che ossessionò moltissimi scienziati. Prima dei Lumière c erano stati Marey, Muybridge, Demeny e Biggio&Mandelli, al box-office Idioti è meglio LA SOLITA COMMEDIA, IL LORO MIGLIOR FILM, NON SFONDA COME I PRECEDENTI: SESTO POSTO NEL WEEKEND E EURO D I N CA SSO Edison che aveva inventato il kinetoscopio. Ma mentre per gli altri si trattava solo di trovare la soluzione a un problema tecnico, i 46 secondi dei Lumière sono cinema nel senso moderno della parola, quindi non solo un fatto tecnico, ma anche un rituale sociale. I fratelli Lumière batterono la concorrenza proprio perché intuirono la dimensione collettiva e sociale del cinema. Andare al cinema significa uscire di casa e condividere le stesse emozioni con un gruppo di sconosciuti, spiega il commissario della mostra. Non c è appassionato di cinema, cinefilo o anche semplice frequentatore di sale cinematografiche che non conosca i fratelli di Federico Pontiggia e lo meriti Alberto Sordi!, sbottava il TNanni Moretti di Ecce Bombo contro il qualunquismo italico. 37 anni dopo, l esclamazione lascia il passo all interrogativo, Sordi a Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli: ce li meritiamo i Soliti idioti? La risposta è no, ed è peggio per noi. Quattro anni fa il loro esordio sul grande schermo, I soliti idioti, appunto, non fece prigionieri: quasi 5 milioni di euro nei primi tre giorni di programmazione, con una media per copia di 10 mila euro e un incasso complessivo che avrebbe superato i 10 milioni. Nel 2012, I 2 soliti idioti debuttò con un weekend da 2 milioni e mezzo di euro, superato per un soffio da Lo Hobbit in testa al botteghino. Mollato il produttore Pietro Valsecchi, abbandonati Ruggero e Gianluca De Ceglie, si sono imbarcati in una nuova avventura targata Wildside e patrocinata da Dante: La solita commedia - Inferno, che incidentalmente è il loro miglior film. Meno scurrile e demenziale dei precedenti, è un coltello puntato alla gola della nostra società patologica e dei peccati 2.0, quelli che proliferano grazie ai social network e alle paranoie interconnesse: al primo weekend in sala, non è andato oltre il sesto posto, con euro. Probabilmente Bigio e Mandelli non hanno soddisfatto il loro vecchio pubblico, quello sinceramente e devotamente affezionato a peti e rutti, e non ne hanno trovato uno nuovo, quello che questo collage caustico e divertito sul nostro male di vivere si meriterebbe, eppure, La solita commedia sarà celebrata tra 20 anni come un pilastro del rinnovamento del genere commedia. Ne siamo certi. Per ora, la vulgata corrente rimprovera a Biggio e Mandelli l aver abbandonato l idiozia una e bina per un film intelligente: peccato capitale, s intende. Ovviamente, un analoga intelligenza non è data nella critica: come si può chiedere la fidelizzazione alla beata, diremmo paradisiaca, idiozia scorreggiona? Che non sia un bel momento per le commedie intelligenti, quelle pochissime che escono dagli schemi triti delle nostre risatine, lo testimonia un altro risultato deludente al botteghino: l ottimo Fino a qui tutto bene di Roan Johnson, pluripremiato diver tissement sulla fine dell università e l inizio dei guai, non è andato oltre i 115 mila euro e l undicesima posizione. Avanti così, facciamoci del male: la risata no, una scorreggia ci seppellirà. Contestualmente a queste fatiche per manifesta intelligenza, la prima posizione della classifica Cinetel degli incassi è occupata per il secondo weekend consecutivo da Ce n e re n to l a di Kenneth Branagh, copia carbone in carne e ossa del classico Disney: euro nel fine settimana, 10 milioni e passa il bottino complessivo. Eppure, sicuri che oggi l esclamazione del Nanni Moretti antiqualunquista non sarebbe proprio: Ve la meritate Ce n e - re n to l a!? Biggio e Mandelli Ansa

19 il Fatto Quotidiano MARTEDÌ 24 MARZO LA MCLAREN: ALONSO È PRONTO A TORNARE IN PISTA IN MALESIA Il pilota Fernando Alonso debutterà la prossima settimana nel Gp della Malesia. Lo conferma in una nota la McLaren, il team del pilota spagnolo BAGLIONI E MORANDI, ANNUNCIATI 10 CONCERTI INSIEME AL FORO ITALICO Gianni Morandi e Claudio Baglioni insieme per 10 serate a settembre, al Foro Italico di Roma. Un annuncio ufficializzato a metà dai due sulle rispettive pagine Fb CALCIOPOLI, IL PG IN CASSAZIONE: IL REATO CI FU, MA È PRESCRITTO Il reato di associazione a delinquere sussiste, ma il reato è prescritto. È quanto afferma il sostituto procuratore generale di Cassazione Gabriele Mazzotta. La sentenza in nottata di Roberto Beccantini LA LAVAGNA L OFFICNA Il luogo dove fu girato Sortie d Usine (nel riquadro) a Lione. Sotto e in basso, gli altri due spezzoni di pellicola girati prima dei Lumiére La Pre ss e Lumière e che non senta verso di loro una profonda gratitudine. Tra gli addetti ai lavori, ciascuno ha un suo filo rosso con i fratelli Lumière. Henri Langlois, uno dei fondatori della Cineteca francese, in uno dei suoi libri più conosciuti scrive: C era un tempo in cui il cinema sorgeva dagli alberi, emergeva dal mare, si proiettava nelle piazze, nei caffè e lo schermo era una finestra magica sull infinito. Era il tempo dei fratelli Louis Nicholas e Louis Jean Lumière. La mostra in quello stesso G ra n d Pa l a i s nel quale si celebrò l espo - sizione universale del 1900 in- tende celebrare anche e soprattutto la dimensione magica del cinema. PUGNI E CARESSE di Andrea Scanzi Dopo l asilo Mar iuccia, ecco l asilo Benitez IN MARCIA. Il gol di Tevez a Perin, la parata di Barzagli su Perotti: prodezze allo stato puro. La Juventus ha liquidato anche il Genoa, l unica squadra che, all andata, l aveva sconfitta. Il 3-0 di Dortmund ne ha liberato la mente e riempito il serbatoio. Sassuolo, Palermo, Genoa: terzo 1-0 consecutivo. Da Conte ad Allegri, la cassa di risparmio funziona sempre. Ricapitolando: più 14 in classifica e Monaco nei quarti di Champions. Maledetta primavera. Maledetta? D E R BY. Il secondo posto è Roma-Lazio. Le divide la miseria di un punto. Garcia non vinceva dall 8 febbraio (Cagliari). Lo sfascio europeo con la Fiorentina aveva lasciato macerie. Fuori Totti, a Cesena ha risolto De Rossi, uno dei grandi imputati. La mossa Doumbia un centravanti, finalmente ha confuso gli avversari. Serve ben altro, per tornare ai fasti pre-bayern, ma qualcosa si muove. Era l ora. VO L ATA. Pioli non molla. Sesto successo di fila, 2-0 al Verona che aveva sbranato il Napoli. Il problema della Lazio non è mai stato la qualità: era la continuità. Di Lotito si può dire tutto e il contrario di tutto, tranne che non abbia il senso degli affari, come conferma l operazione Felipe Anderson, classe 1993, la stessa di Paul Pogba. Progetti di fuoriclasse. Il brasiliano ha già firmato nove gol. E Candreva, sei. Ali moderne, lame affilate. PA R A D OSSO. Fuori dalla Coppa Italia, fuori dall Europa League, decima in campionato, sorpassata persino da questo Milan: più l Inter di Mancini va giù, più i tifosi la tirano su. Beati loro. A Marassi, con la Sampdoria, male non aveva giocato. Solo che ha perso, di nuovo. Gli errori si accumulano e frenano i progressi. Manca un leader. E Thohir? Pensa a invadere l Asia, lui. R I N V I O. Con la curva in sciopero, la vittoria sul Cagliari sposta l ultima delle ultime spiagge di Inzaghi. Menéz traccia la differenza con l ennesima doppietta. Il problema non è Inzaghi. Il problema rimane Berlusconi: vende, non vende? investe, non investe? Poche idee, ma confuse. SOTTO LA JUVE La corsa al secondo posto si fa avvincente: il derby Roma-Lazio su tutti. Occhio alla Samp: con Eto o, a quanto pare, ha avuto ragione FINO A DUE SETTIMANE fa, Rafa Benitez era un personaggio distinto e garbato. Persino simpatico. Poi è successo qualcosa che ha incrinato l ingranaggio al punto tale che è bastato Massimo Mauro per mandarlo in cortocircuito. Mauro suole esser puntuto o così vorrebbe sembrare co n tutti tranne che con Juve e potenti (le due cose, spesso, coincidono). Dopo l ennesi - ma frignatina, Mauro gli aveva fatto notare 15 giorni fa che quell atteggiamento era di - sonesto. Ovviamente la parola non era rivolta all uomo Benitez, ma al suo voler sostenere che gli arbitri ce l avessero col Napoli. Benitez però se l è presa, e per un po si è rifiutato odiosamente di parlare con Sky. Due sere fa è tornato a parlare ai microfoni di Ilaria D'Amico, e quando è intervenuto Mauro si è lambita la leggenda. Chi parl a? ; Massimo Mauro ; Massimo, tu mi hai chiesto scusi per quello che mi hai detto davanti a tutti? ; Guardi, Benitez, io non Mancini dichiara guerra agli oriundi PER I PROSSIMI IMPEGNI DELLA NAZIONALE CONTE HA CONVOCATO EDER E VAZQUEZ UN BRASILIANO E UN ARGENTINO. E L INTERISTA, CHISSÀ PERCHÉ, SE LA PRENDE ORIUNDI. L Italia agli italiani, sì, ma quali: i naturali o i naturalizzati? Ci (ri)siamo. In vista delle partite con la Bulgaria (Europei, Sofia, 28 marzo) e l Inghilterra (amichevole, Torino, 31 marzo), Conte ha convocato Eder e Vazquez. Un brasiliano, un argentino. Mancini si è detto contrario: largo ai nostri giovani, abbasso parentopoli. Ci sono delle regole, il ct non le ha violate. Globalizzazione, si chiama così. Da Camoranesi a Paletta, tanto per fissare dei confini, l importante è che sia il campo a decidere. Il campo, e basta. MEA CULPA. Sono sincero: a gennaio, non avrei ceduto Gabbiadini e non avrei preso Eto o (Muriel invece sì). Come non detto. Scosse di assestamento, spogliatoio ribaltato, e poi via: la Sampdoria, oggi, è quarta alla faccia dei miei sofismi. In sintesi: 2-1 Roberto Mancini. Sotto, Benitez. A fianco, Lucarelli A n s a / La Pre ss e ho nessuna voglia di fare polemica ; Tu dimmi se mi hai chiesto scusi davanti a tutti e io ti rispondo ; Fino a quando lei sarà l allenatore del Napoli, sarà un piacere per me parlare con lei di calcio ; Ti rifaccio la domanda: tu mi hai chiesto scusi?. E via così, fino a quando Benitez si è convinto che Mauro gli avesse chiesto scusa (cosa mai avvenuta). Va bene se mi hai chiesto scusi allora ti rispondo, rifammi la domanda. Tutto finito? Macché: Allora anche lei dovrebbe chiedere scusa per quello che ha detto su di me personalmente i giorni dopo, però questo per me non è un problema (co m e no). Dopo l asilo Mariuccia, l asilo Benitez. È presumibile che, nella prossima puntata, i due litigheranno per il ciuccio e per la merendina: attendiamo fiduciosi. BISOGNA SAPER PERDERE di Malcom Pagani Atalanta, 2-0 Cagliari, 2-0 Roma, 1-0 Inter. Mihajlovic è un domatore che adora le citazioni dotte e il calcio maschio, alla Simeone. Ed Eto o, che a 34 anni sembrava un intruso, un disturbo, è diventato il regista dell attacco. INVIDIA. Il c l a s i co è sempre il c l a s i co. Non delude mai. Messi-Suarez-Neymar contro Bale-Benzema-Cristiano Ronaldo. Milioni di emozioni, emozioni per milioni. Alla fine, Barcellona-Real 2-1: parole e musica di Mathieu, Cristiano Ronaldo (di punta) e Suarez. Proprio lui, l alfabeto morso. Controllo al bacio, destro al curaro. Chapeau. Ancelotti scivola, così, a meno quattro da Luis Enrique. Non c è decima che tenga: come Zamparini, Florentino Perez va matto per il sangue degli allenatori. Auguri. Anche Alessandro, nel suo piccolo, s incazza ALLO SCOPO di non pagarlo, con la tipica protervia di chi è certo dell impunità, Alberto Sordi aggrediva l ebanista Aronne Piperno ne Il Marchese del Grillo riscrivendo a modo suo la storia del mondo: I tuoi antenati falegnami hanno fabbricato la croce su cui hanno inchiodato nostro signore Gesù Cristo, potrò essere ancora un po i n c a zza to?. Con la stessa spietatezza, il trio delle meraviglie di stanza alla Certosa, Ghirardi, Leonardi e Manenti, ha negato prima la verità e poi il denaro a chi in quel di Parma, da capitano, la croce l ha cantata e portata per mesi. Alla fine si è incazzato anche Alessandro Lucarelli, a un passo dai 38 anni e ormai in odore di santità. Una gomitata a Quagliarella del Toro, un cartellino giallo e un espulsione (costatagli tre giornate di squalifica) che l arbitro Mariani, se avesse avuto un dio, avrebbe dovuto evitare. Lucarelli va capito. Da bambino, nei giardini di fronte al mare di Livorno, improvvisava telecronache immaginarie sognando di ritrovarsi con il fratello Cristiano a San Siro. Aspirazione realizzata dopo un lungo girovagare in ordine sparso tra Piacenza, Palermo, Reggio Calabria, Brescia, Firenze, Siena, Genova e la bassa bergamasca. In Emilia, da amata guida del fortino difensivo, Alessandro ha indossato la maglia che fu di Tino Asprilla per più di 220 volte senza mai o quasi esagerare o perdere la testa alla maniera del colombiano. Ha sempre creduto alle favole belle e a differenza dei mostri in vitro allevati dal genio di Altan: Mi racconti una fiaba? No, ti racconto una balla, così ti abitui ha sperato per mesi che una situazione irrecuperabile e a lungo celata agli occhi dei più (74 milioni di debito sportivo) potesse risolversi con il lieto fine. Si sbagliava, ma a differenza di chi ha abbandonato la barca o si è arricchito oltrefrontiera, Alessandro è rimasto a bordo mentre la Concordia già naufragata ai tempi di Tanzi correva a incagliarsi nuovamente nelle secche della menzogna. Dell i n c re d i b i l e stagione del Parma, ricorderemo soprattutto il suo coraggio nel mettere sul piatto i sempre tanto evocati coglioni: Il calcio non è un gioco per signorine!. I famigerati attributi senza i quali, pare, tra le linee di un campo non ci possa essere domani. Se quello del Parma vedrà la luce e soprattutto dove, ancora chiarissimo non è. L unica cosa certa è che Donadoni, Lucarelli e i suoi compagni, uomini, hanno dimostrato di essere. Persone che in assenza delle istituzioni, si sono curate del destino di altre persone, dei loro magri stipendi e del loro futuro in rosso. Il colore di un cartellino senz anima.

20 20 MARTEDÌ 24 MARZO 2015 SECONDO TEMPO il Fatto Quotidiano N AV I G A R E IN GIRO PER IL MONDO Dalle più celebri alle meno note, come in un libro in costante aggiornamento. Nei vari percorsi online, sono disponibili anche in molti casi le storie delle opere, e dei video che lasciano la parola agli artisti Google Galleria d arte Street view SU GOOGLE LA PIÙ GRANDE RACCOLTA DI OPERE DI STRADA: OLTRE 10 MILA MURALES FOTOGRAFATI IN ALTA RISOLUZIONE di Diletta Parlangeli li artisti urbani sono quelli che Gguardano negli angoli che nessuno vede più, per renderli dei capolavori. Negli anni, grazie alla presenza di autori sempre più prolifici, diventati autentiche icone, inconfondibili nel tratto e nello stile, il movimento ha acquisito sempre maggiore importanza, assumendo di volta in volta valori e significati differenti. L ennesimo riconoscimento alla Street Art è arrivato a giugno da Google, che l ha inserita nel suo Google Art Project. Da pochi giorni l investimento ha assunto dimensioni maggiori: il numero di opere d arte presenti è raddoppiato grazie all adesione di 86 associazioni artistiche in 34 paesi che hanno condiviso oltre immagini di Street Art in alta e altissima risoluzione. Un patrimonio enorme, che assume ancora più significato per la forma d arte più legata al territorio che possa esistere: non solo le opere non sono trasportabili, ma la loro vita è legata a quella del tessuto urbano stesso. Da Honk Hong a New York, dal Nepal al Perù, dalla Svezia a Buenos Aires: 260 mostre online e una dozzina di luoghi d arte urbana mappati con Street View. Dalle più celebri alle meno note, come in un libro di storia dell arte in costante aggiornamento. A PORTATA DI CLICK Da Hong Kong a New York, dal Nepal al Perù, dalla Svezia a Baires: 260 mostre online e la mappatura di una dozzina di luoghi d arte urbana TRA I NUOVI arrivati, in Italia si sono aggiunte le opere murali del Festival Internazionale di Street Art a Giardini Naxos, curate da Emergence e NUfactory, che su Street Art Rome ha presentato un tour virtuale della Ex Dogana dello Scalo San Lorenzo. La sede ha ospitato l ultima edizione dell Outdoor festival, e in questo caso il valore d archivio dell operazione è ancora più importante, visto che ai tempi dell esposizione, le sorti della struttura non erano ancora certe. Come accedere: le opere italiane di Street Art si trovano nelle sezioni del Google Cultural Institute dedicate ad E m e rg e n ce e Street Art Rome o attraverso i percorsi Street View che hanno mappato i luoghi fisici,visibili su Google Maps o direttamente sul Goo - gle Cultural Institute (aprire menù a tendina in alto a sinistra). Un altra iniziativa inglobata nel progetto è la realizzazione e il caricamento sulla piattaforma di immagini in formato Gigapixel di un opera di grandi dimensioni di Alice Pasquini e Lady Aiko. Le immagini, ottenute alla risoluzione di 7 Gigapixel (7 miliardi di pixel), consentono ai visitatori di studiare dettagli difficilmente visibili persino a occhio nudo. Nei vari percorsi online, sono disponibili anche in molti casi le storie delle opere, e dei video che lasciano la parola agli artisti. Per mantenere alta l attenzione sul progetto, all iniziativa si affianca un po di divulgazione via Twitter. Si legge dal Blog di Google Italia: Da oggi seguiremo tre Street artists provenienti da tre paesi diversi nel loro viaggio artistico tra Parigi, Berlino e Los Angeles. Vi inviteremo a scoprire le loro storie, le tecniche che utilizzano e le loro fonti di ispirazione attraverso immagini, video e interviste. per scoprire in esclusiva il loro viaggio creativo. Nuovi servizi su Messenger FAC E B O O K pensa in grande per la sua chat Messenger. Dopo aver annunciato la possibilità di scambiarsi soldi tra amici, il social network secondo alcune indiscrezioni in settimana svelerà una ventina di nuovi servizi - creati da sviluppatori esterni - che saranno integrati nella chat sulla scia di quanto già fanno competitor come WeChat e Line. Sempre stando ai rumors, Mark Zuckerberg e i suoi starebbero testando anche una nuova app - Phone - rivale di Truecaller. Sarebbe una sorta di elenco telefonico collaborativo per sapere chi ci sta chiamando anche se non si ha quel numero memorizzato in rubrica. L app, inoltre, può bloccare le telefonate da numeri considerati indesiderati, ad esempio quelli dei call center. È un gran bel manager Potere e web reputation uno stipendio da 60 milioni di euro nel Conta che ha rivoltato la Fiat come un calzino. Conta che i primi di marzo ha dichiarato che i nuovi ingressi nello stabilimento di Melfi potrebbero salire a rispetto ai mille previsti. Non di meno conta la rassicurazione al Salone di Ginevra che la Ferrari continuerà a produrre le sue auto in Italia, garantendo occupazione e tasse. Che, certo, ha pure sette poltrone. Che due professori di Harvard, Rob Kaplan e Bernardo Bertoldi, hanno sottoposto la sua carriera ai loro studenti. E che qualche giorno fa il settimanale finanziario americano Barron's unico rappresentante del settore automotive lo ha inserito nella lista dei migliori 30 amministratori delegati mondiali. L'uomo della fusione Fiat Chrysler si lascia alle spalle Marco Patuano (Telecom Italia), che si piazza al secondo posto con 56,5 punti (più 0,5 rispetto al mese scorso). Deve aver messo fretdi Chiara Daina NON TWITTA. Non scrive post su Facebook. Non scatta selfie. Ma di tutti i manager italiani è il re indiscusso del web. Sergio Marchionne, 62 anni, amministratore delegato di Fca e presidente Ferrari, è in vetta alla top ten delle identità digitali curata da Reputation Manager (principale istituto italiano nell analisi e misurazione della reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico). Volenti o nolenti, gli utenti della rete hanno a che fare con il suo nome più di quanto si immagini. Come? Lo studio prende in esame quattro macro-aree. Innanzitutto, la percezione virtuale del suo profilo, ricavata per esempio dai suggest e dalle ricerche correlate. Poi, la presenza su Wikipedia, quella sui siti di informazione, blog e social network. Risultato: Marchionne conquista 68,5 punti (sei in più del mese scorso) su 100. Conta ta ai polpastrelli il recente annuncio di quattro mila assunzioni tra i giovani dai 20 ai 30 anni nei prossimi tre anni, e del piano di 10 mila miliardi di investimenti in Italia (di cui 3 mila per la fibra ottica). E comunque Patuano è attivo su Twitter con oltre seimila follower (non pervenuto su Facebook invece). Terzo sul podio Diego Della Valle (Tod's) con 55 punti, 1,5 in meno di febbraio: anche lui senza identità social, la stampa online lo ha messo un po' da parte visto che il sogno di un partito politico tutto suo non è ancora decollato. E le cronache Sergio Marchionne (a sinistra) e Marco Pautano LaPresse / Ansa sono storicamente affamate di gossip di pal a zzo. L'elenco di Reputation Manager prosegue con Francesco Starace (Enel), 51,5; Francesco Caio (Poste Italiane), 50,5; Marina Berlusconi ( Fininvest), 49,5; John Elkann (Fiat), 48,5; M a u ro M o re t t i (Finmeccanica), 42,5; A l e ss a n d ro Pro f u m o (Monte dei Paschi di Siena), 37; U r- bano Cairo (Cairo Communication S.p.a), 36. Che cosa ci insegna questa storia? Che per scalare il potere l'iperattività "social" è solo un optional. APPLE WATCH L ap p dice quando morirai pp per tutto. Anche per monitorare la lun- della tua vita. È l idea - già spe- Aghezza rimentata da altri sistemi - alla base di Life Clock, un applicazione studiata per l Apple Watch che sta per arrivare sul mercato. Usa e monitora i parametri del tuo stato di salute e ti dà una stima di quanto ti resta da vivere. Il tutto visualizzato sul polso in un inquietante c o u n- tdown, in cui il tempo scorre, un po come accade ai protagonisti del film di fantascienza In Time. Alla conta, vengono aggiunti minuti se si adottano comportamenti virtuosi come l a t- tività fisica o sottratti se si dorme troppo poco. Ci sono già altri sistemi che calcolano l a s p e t- tativa di vita, ma averne uno al polso che lo ricorda a ogni sguardo sarà tutta un altra storia. Guai a chi non si terrà in forma. TWITTER DIXIT Per il Napoli è colpa degli altri #DeLamentis Il Napoli pareggia con l Ata - lante, insorge contro gli arbitri e grida al campionato falsato. E su Twitter cresce la polemica. ECCO perché lo chiamano #DeLamentis v i n ce l a b e FO R S E si parla tanto di #NapoliAtalanta perchè è la prima volta nella storia che dei bergamaschi rubano qualcosa a Napoli, e non ve n t u r i n i p i e t ro IL GOL dell Atalanta è uguale a quello del Napoli contro il Torino l anno scorso...lì però nessuno ha protestato NON CE LA FANNO, è colpa degli altri, sono una barzelletta. Che annata meravigliosa #CampionatoFalsato PIÙ CHE due arbitri ci vorrebbe Padre Pio # C a m p i o n a to Fa l s a Lo re m A D D O SSA R E le colpe ad un arbitro per la schifezza messa in campo è più vergognoso dell a r b i t ra g g i o stesso. a n to n i ov u o l o CIÒ CHE si è visto ieri al San Paolo dimostra che Calciopoli non è g i ova n n i p av i R I D I CO L I. # N a p o l i At a - Quando gli errori sono a favore #cipuostare quando sono a sfavore #Camp i o n a to Fa l s a A n to Pa n d o LA DICITURA #campionatofalsato è l alibi di chi sa di che non vincerà mai niente!! #NapoliAtalanta g e n m i n 1 02 LA PRIMAVERA è arrivata... ma l estate sta arrivando...no excuses...fitness addicted #spring #fitn e e l e n a s a n ta re l l i UN FILM per bambine e per donne sognatrici #cen e re n to l a n to c l e r i c i I N V I TAT I a cena da due amici la mia figliola a tavola ha detto babbo ti prego vai a prendere in macchina gli avanzi che ci ha dato oggi la l e o n a rd o p i e ra cc i o n i UN PIATTINO di minestrone ti mette in pace col e n zo m i cc i o

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