FONDATO NEL 1876 Due anni dopo Ratzinger, la nuova vita: passeggiate e Mozart di Gian Guido Vecchi a pagina 27

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1 GIOVEDÌ 12 FEBBRAIO In Italia EURO 1,50 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Governo e poteri IL TIMORE (INESISTENTE) DEL TIRANNO di Sabino Cassese Esiste come è stato dichiarato nei giorni scorsi una deriva autoritaria in Italia? Non credo che la democrazia sia in pericolo perché il presidente del Consiglio in carica non è parlamentare e perché il Parlamento è stato eletto con una legge successivamente dichiarata (parzialmente) illegittima costituzionalmente. Infatti, la Costituzione non richiede che i ministri e il loro presidente siano parlamentari e Renzi non è il primo presidente che non sia stato eletto nelle file dei deputati o dei senatori. Poi, la Corte costituzionale, nel dichiarare l illegittimità di alcune norme della legge Calderoli, ha precisato che la sentenza «non tocca in alcun modo il Parlamento in carica», perché non ha «nessuna incidenza» su di esso. Se non è questo che può preoccupare, c è qualcosa di più profondo che possa far temere una svolta autoritaria ed evocare il «timore del tiranno» che percorre tutta la storia dell Italia repubblicana? Per rispondere a questa domanda, bisogna valutare almeno tre elementi: c è qualcuno che insidia la democrazia, prepara, politicamente e culturalmente, un governo autoritario? C è, al contrario, un diffuso patriottismo costituzionale, una dichiarata e ampia lealtà alla Costituzione? Infine, ci sono i contropoteri, gli anticorpi, che potrebbero far fronte a tentazioni autoritarie? Nei Paesi moderni come l Italia non si può conquistare il potere con la Carboneria o con altri mezzi nascosti: occorre che qualcuno formuli un disegno politico, trovi un ideologo, faccia propaganda, cerchi di conquistare consensi intorno a un obiettivo che conduca a un potere autoritario. continua a pagina 33 FONDATO NEL 1876 Due anni dopo Ratzinger, la nuova vita: passeggiate e Mozart di Gian Guido Vecchi a pagina 27 Per Schettino 16 anni, ma non va in cella Naufragio della Costa Concordia, l ex comandante: verdetto scontato, sono morto anch io di Marco Imarisio edici anni e un mese. E S niente arresto. Il tribunale di Grosseto ha condannato in primo grado l ex comandante della Concordia Francesco Schettino per naufragio, omicidio colposo e lesioni plurime, abbandono della nave. Molto più dura la richiesta dell accusa: 26 anni. La sentenza condanna anche la compagnia ad un risarcimento di oltre 7 milioni. L ex comandante: quel giorno sono morto anch io. a pagina 24 Gasperetti IDEE& INCHIESTE IL CASO CASE DELL AQUILA: DOV È LA GIUSTIZIA? di Gian Antonio Stella incubo prescrizione, dopo L 5 anni di rinvii, c è. Il processo dell Aquila sui rilevatori difettosi dei appartamenti antisismici delle new town può saltare. Addio giustizia. a pagina 26 LA LETTERA MARINO: CAMBIAMO LA LEGGE MERLIN di Ignazio Marino l sindaco di Roma scrive ai I vertici di Senato e Camera, Grasso e Boldrini, per spingerli a una «diversa regolamentazione della prostituzione»: la legge Merlin «ha oltre 60 anni». a pagina 25 Sanremo La diva e la drag queen per il Festival degli ascolti record di R. Franco, A. Laffranchi, M. Volpe alle pagine 42 e 43 Immigrazione Boldrini: operazione Triton inadeguata. Il Papa e Mattarella: colpiti dalla tragedia Strage in mare, lite sui soccorsi I superstiti: più di 300 vittime. Polemiche sulla missione. Renzi: basta cinismo La crisi Il negoziato resta difficile Ucraina, spinta nella notte per un accordo Hollande e Merkel davanti alla stretta di mano tra il russo Putin e l ucraino Poroshenko. I 4 leader a Minsk hanno trattato per tutta la notte. Alle pagine 5 e 6 Coppola, Dragosei, Sarcina, Valentino TERRORISMO CONTRO L ISIS Ora Obama chiede «i poteri di guerra» di Massimo Gaggi arack Obama chiede al Congresso nuovi B poteri di guerra contro lo Stato islamico: un autorizzazione limitata nel tempo tre anni e che non esclude l invio di soldati sul campo. «Ma non sto chiedendo di aprire una nuova guerra come in Afghanistan o in Iraq», assicura il presidente americano, che si impegna a mandare truppe di terra solo se «assolutamente necessario». Infine la promessa: «L Isis perderà». a pagina 8 GIANNELLI REUTERS/BELTA Potrebbero essere più di 300 i migranti morti lunedì al largo di Lampedusa: i superstiti parlano di 400 persone partite dalla Libia stipate su quattro gommoni. Dal presidente della Camera Boldrini al Consiglio d Europa, esplode la polemica sulla missione Triton. Il premier Renzi: «No a strumentalizzazioni, il problema va risolto in Libia perché lì la situazione è fuori controllo». alle pagine 2 e 3 Cavallaro, Iossa L ANALISI La linea: spingere la Ue a intervenire di Fiorenza Sarzanini a pagina 3 Servizio Clienti - Tel mail: BERLUSCONI SULLE BARRICATE Le conseguenze della fine di un Patto troppo ambiguo di Aldo Cazzullo l caos politico di questi giorni non annuncia una guerra I Renzi-Berlusconi, che entrambi hanno interesse a evitare; ma questo non significa che non sia accaduto nulla. Anzi, una fase si è chiusa; e questo implica qualche rischio non tanto per i contraenti del patto del Nazareno, quanto per il Paese. Dal novembre 2011 l Italia di fatto è stata retta da una grande coalizione, voluta da Giorgio Napolitano e guidata prima da Monti, poi da Letta, quindi da Renzi, che con il patto del Nazareno si coprì le spalle prima di salire a Palazzo Chigi. Non è stata un alleanza organica, come quella al governo a Berlino e a Bruxelles; ma finora aveva resistito. continua a pagina 33 ECONOMIA SLITTA LA DELEGA FISCALE, STOP ALLA NORMA DEL 3% Consob: scambi anomali sulle banche popolari L Etruria commissariata Plusvalenze sospette, potenziali e realizzate, per circa 10 milioni di euro: le indagini sul possibile insider trading legato al decreto di riforma delle Popolari sono ancora in corso, ma intanto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha rivelato in un audizione al Parlamento che sono emersi scambi anomali. E Popolare Etruria, scheggia impazzita nel gran rialzo delle Popolari, viene commissariata dal ministero dell Economia su richiesta della Banca d Italia. Intanto il governo ha rinviato ancora il decreto che rivede le sanzioni penali in campo fiscale, al centro delle polemiche per la presunta norma «salva Berlusconi» con la franchigia del 3% per i reati penali. alle pagine 19, 34 e 35 OGGI IL VERTICE Grecia in stallo tocca ai leader di Ivo Caizzi all Eurogruppo al Consiglio dei 28 premier e capi D di Stato Ue. Il nodo Grecia, a rischio insolvenza, approda oggi di fronte ai leader col primo faccia a faccia tra il neopremier Tsipras e la cancelliera Merkel. All Eurogruppo il ministro delle Finanze greco Varoufakis ha chiesto il sì alla sua proposta in cambio del rispetto del «70%» degli impegni del passato. alle pagine 10 e 11 Galluzzo Garibaldi, Natale e un intervento di Tony Blair

2 2 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano La tragedia in mare Le tappe Sabato pomeriggio sulla costa libica si sono radunate 460 persone, tra le quali donne e bambini, per salpare verso l Italia. Provenivano da Mali, Senegal, Costa d Avorio e Gambia I migranti avevano pagato ai loro scafisti una quota tra i 650 e gli 800 dollari ciascuno Del gruppo, in 430 vengono portati su un molo e, malgrado le pessime condizioni del mare, fatti salire sotto la minaccia delle armi a bordo di quattro gommoni da 40 cavalli con solo 10 taniche di carburante Due imbarcazioni, a poche miglia dalla costa, vengono subito travolte da onde alte nove metri e cominciano a imbarcare acqua. Dopo l Sos lanciato con un satellitare, scattano le operazioni di soccorso Lunedì in condizioni disperate vengono recuperati i 105 che erano a bordo del primo gommone: ventinove muoiono di freddo sulle motovedette. Negli altri due gommoni, che trasportavano 212 persone, nove sono stati tratti in salvo ieri mentre annaspavano tra le onde. Del quarto gommone non c è più traccia I migranti morti sono più di trecento «Spinti sui gommoni con le armi» Il racconto di Buba: il mare era cattivo e non volevo partire, mi hanno preso a bastonate LAMPEDUSA (AGRIGENTO) Si sono quasi sfiorati i carri funebri con i 29 migranti morti di freddo lunedì sulle motovedette e gli ultimi nove superstiti arrivati ieri mattina sul molo di Lampedusa. Da una parte, un tetro corteo inghiottito dalla pancia della motonave per le sepolture in Sicilia. Dall altro, quei nove sopravvissuti emaciati, raccolti da un rimorchiatore, rinsecchiti come manichini, gli occhi sgranati sui soccorritori, a loro volta sconvolti dal racconto di Mussah, vent anni, la famiglia nel Mali: «Eravamo più di 400 sabato, stipati in un capannone a due passi da Tripoli, trasferiti in spiaggia, a Garbouli, costretti a salire su quattro vecchi gommoni da uomini armati di pistole e bastoni, il mare un inferno, senza potere ribellarci, minacciati, a forza...». Racconto drammatico come la contabilità del disastro perché con questa e altre testimonianze si capisce adesso che era solo provvisorio il pur pesante bilancio di lunedì, quando le due motovedette della Guardia costiera avevano raccolto sette cadaveri, salvando quasi cento migranti, 22 dei quali poi morti a bordo, uccisi dal gelo perché non c era posto in cabina, rimasti all aperto, frustati per quindici ore dalla tempesta. Niente rispetto ai numeri e alla catastrofe di cui parla chi ha visto salpare i quattro gommoni, un motore da 40 cavalli a testa, dieci taniche di benzina e via senza certezza, se non quella dei trafficanti che avevano già intascato una media di mille dinari per ogni passeggero mandato al massacro di onde alte dieci metri e di un vento gelido da 75 chilometri orari. Adesso, con un eufemismo, si parla di 300 dispersi, quasi tutti provenienti da Mali, Senagal, Costa d Avorio e Gambia. Ma potrebbero essere anche più di 330 i morti. Perché dei quattro gommoni, due sono quelli del gruppo trovato lunedì pomeriggio, uno è quello di Mussah e degli altri otto migranti recuperati ieri mentre del quarto non si ha traccia. La cautela della Procura della Repubblica di Agrigento che, «in assenza di relitti e corpi», non conferma il disastro è obbligatoria, ma tutto lascia pensare a una tragedia simile a quella del 2013 quando da tutta Europa si giurò che non sarebbe mai più accaduto. Basterebbe lo sgomento di papa Francesco per dare la misura della pena e della rabbia di chi ha creduto di potere scuotere le coscienze di cancellerie pronte a ridurre gli sforzi di Mare Nostrum via via con Frontex e Triton. E davanti alla nuova tragedia tuona pure il commissario dei diritti umani del Consiglio d Europa, Nils Muiznieks: «Triton non è all altezza». Promesse adesso sferzate da tempeste come quella abbattutasi sulle due motovedette partite per il primo salvataggio lunedì scorso. Su una delle due il caso vuole che ci fosse un infermiere dell Ordine dei cavalieri di Malta, Salvatore Caputo, 66 anni, 40 passati in ospedale vicino a Matera, ieri mattina da volontario salpato di nuovo con gli uomini della Capitaneria per recuperare i 9 superstiti: «Ho visto la morte e la vita intrecciarsi. Ho visto morire quei ragazzi lunedì senza potere fare niente e Nel 2013 Il 3 ottobre nel Canale di Sicilia si consuma la tragedia del mare più grave dal Dopoguerra: su un barcone naufragato al largo di Lampedusa muoiono 366 persone, tra le quali tante donne e bambini; i superstiti sono 155 Il Consiglio dei ministri proclama una giornata di lutto nazionale per onorare le vittime del naufragio. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiara: «Provo vergogna e orrore; è necessario rivedere le leggi antiaccoglienza». Papa Francesco dice: «È una vergogna» adesso capisco dai vivi, da Mussah e dai suoi compagni, come sono stati trascinati su gommoni flaccidi». Eccolo al Centro accoglienza un altro scampato di 25 anni, Buba, la famiglia in Gambia, le mani strette a quelle di Giovanni Abbate, un volontario dell Oim, l Organizzazione internazionale dei migranti, sorpreso dalla violenza evocata. Perché Buba, smilzo ma vigoroso, racconta i due mesi nel deserto, le umiliazioni subite per tre mesi a Tripoli, approdo per mettere da parte i soldi della traversata: «Io sabato non volevo partire. Lavoravo come manovale. Ma quattro libici mi hanno catturato e portato su una spiaggia dove c erano centinaia di persone su quattro gommoni. Mi hanno rubato tutto, 600 dinari e un telefonino, costretto a bastonate a partire. Noi gridavamo che non si poteva per il mare cattivo, ma quelle bestie dovevano liberarsi di noi... E ora siamo vivi grazie a Dio e a voi italiani». Si scrutano allampanati i sopravvissuti cercando facce che non trovano fra le baracche di un centro dove i più deboli non sono mai arrivati. Mancano tante donne e tanti bambini, inghiottiti dal mare. Ce ne sono solo sei di ragazzini sotto i 15 anni. Tutti della Costa d Avorio. Dodici il più piccolo, Amhed, la paura disegnata su occhi grandi che la dolcezza di una operatrice di Save the Children, Giovanna Di Benedetto, sembra infine rasserenare. È arrivato da solo e ascolta imbambolato Buba quando spiega con fatalismo il rischio e il destino: «Sappiamo a cosa andiamo incontro, ma inseguiamo un sogno e il sacrificio impone di giocarci la vita per costruire il futuro, mettendola nelle mani di Dio». Felice Cavallaro

3 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 3 Letta-Renzi, è scontro sui pattugliamenti L ex premier: ripristinare la vecchia missione anche se si perdono voti. La replica: non strumentalizziamo Le posizioni Per Matteo Renzi non ci sarà alcuna marcia indietro sull operazione Mare Nostrum Per Enrico Letta Mare Nostrum è sinonimo di civiltà, anche se fa perdere voti In salvo Nella foto a sinistra, un migrante scampato al naufragio ROMA Trecento, probabilmente di più. I 29 morti per freddo si sono decuplicati. E la nuova, immensa tragedia dei migranti annegati nel Mediterraneo, scatena una polemica che ha infuocato ieri la giornata politica e istituzionale. Come un idrante, nel tardo pomeriggio, Matteo Renzi ha gettato acqua fredda su tutto quel fuoco in un intervista a Sky Tg24. Triton è un fallimento? Bisogna tornare a Mare Nostrum? Il premier ribatte con un velo d irritazione: «Il problema non è Mare Nostrum o Triton, si può chiedere all Europa di fare di più, lo farò subito; ma il punto politico è risolvere il problema in Libia, dove la situazione è fuori controllo». A Renzi non è piaciuto il braccio di ferro, a suo avviso «strumentale», tra chi parteggia per Triton e chi vuole rimettere in campo l operazione umanitaria tutta italiana, Mare Nostrum. E se il capo dello Stato, Sergio Mattarella, si è detto molto «colpito dalla nuova immane tragedia avvenuta in acque internazionali», e ha espresso «apprezzamento per l opera dei soccorritori che ha permesso di salvare molte vite», sono arrivati attacchi durissimi dalle opposizioni, Sel, Lega Nord e 5 Stelle (critiche scontate, per Renzi) ma anche reazioni negative da esponenti Mattarella e il Papa Il capo dello Stato: «Colpito da questa immane tragedia». La preghiera di Bergoglio del Pd e delle istituzioni. Lo scontro con Enrico Letta, l ex premier che nel 2013 lanciò Mare Nostrum, è diretto, anche se a distanza. Letta chiede di tornare subito all operazione umanitaria chiusa nel Su Twitter scrive: «Ripristinare Mare Nostrum. Che gli altri Paesi europei lo vogliano o no. Che faccia perdere voti o no». Diretto anche Pietro Grasso, presidente del Senato: «Siamo chiamati, come cittadini europei, a rispondere non a un tribunale ma alla nostra coscienza, per ciascuna delle vittime del Mediterraneo. Agire ora è già troppo tardi». «Si confermano le preoccupazioni che in molti avevamo espresso sulla fine di Mare Nostrum sono le parole del presidente della Camera Boldrini. Di fronte a questa strage non si può non prendere atto che l operazione Triton è inadeguata». Anche papa Francesco interviene: prega per le vittime e incoraggia «alla solidarietà, affinchè a nessuno manchi il necessario soccorso». «Provo dolore per le vittime, per queste storie terribili», dice Renzi. Tuttavia, «è spiacevole che si utilizzino certe vicende in modo cinico. Quando ci sono morti, anche soltanto per rispetto, l idea di usarli come strumentalizzazione fa male al cuore». Chi ne approfitta e dà vita a «un derby tra chi sostiene Mare Nostrum e chi Triton, non guarda la realtà ma solo le proprie posizioni ideologiche». Certo, l Ue deve fare di più, «porterò il tema in Europa», assicura il premier ma sembra evidente che per lui non esista la possibilità di un 218 mila rifugiati e immigrati hanno attraversato il Mediterraneo nel 2014, secondo le stime dell Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ripristino di Mare Nostrum. E a chi si spinge fino a indicare un equivalenza tra migranti e terroristi, risponde che «stabilire un nesso tra l immigrazione e il terrorismo è difficile, in Francia l attentato l hanno fatto non persone venute da fuori ma ragazzi nati in Francia, non gente che stava nel deserto». Già nella mattina, il commissario per i diritti umani del Consiglio d Europa, Nils Muiznieks, aveva detto che «Triton non è sufficiente per salvare i migranti nel Mediterraneo». Lo pensa anche il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Triton è solo un inizio», e non c è dubbio che «nelle dimensioni è un operazione più ridotta rispetto a Mare Nostrum». Mariolina Iossa L analisi I numeri di Fiorenza Sarzanini OPERAZIONE MARE NOSTRUM DURATA: dal 18 ottobre 2013 al 31 dicembre 2014 ZONA Acque internazionali SCOPI Salvare la vita ai migranti in mare e assicurare alla giustizia i trafficanti di migranti Incidenza percentuale dei decessi in rapporto al numero dei migranti 2,09% 1,05% 0,81% Mare Nostrum dal 1 gennaio al 31 ottobre 2014 Triton e Mare Nostrum dal 1 novembre al 31 dicembre 2014 durante Triton dal 1 gennaio al 10 febbraio ,76% variazione percentuale dopo la fine di Mare Nostrum OPERAZIONE TRITON DURATA: dal 1º novembre 2014 ZONA Entro 30 miglia dalla costa SCOPI Pattugliamento delle frontiere del Mediterraneo i morti e i dispersi in mare su migranti giunti sulle coste italiane ROMA Mantenere la linea dura per costringere l Europa a intervenire, impedendo che sia l Italia da sola a doversi fare carico dell emergenza immigrazione provocata dalle crisi in Medio Oriente e in Nordafrica, in particolare in Libia. Ma soprattutto frenare subito gli attacchi politici, anche a costo di arrivare allo scontro istituzionale. Ha un duplice obiettivo la scelta del presidente del Consiglio Matteo Renzi di intervenire in serata con un intervista al telegiornale di Sky per ribadire che «indietro non si torna e dunque non ci sarà una nuova missione umanitaria come Mare Nostrum». E arriva alla fine di una giornata convulsa, con il governo compatto nel mantenere un atteggiamento di fermezza. Del resto già in mattinata era apparso chiaro che in tema di immigrazione l esecutivo sarebbe stato determinato a difendere la necessità di continuare i pattugliamenti congiunti con gli altri Stati dell Unione Europea nel tratto di mare a Sud della Sicilia, proprio come sta avvenendo con «Triton», nonostante la consapevolezza che l operazione non ha dato i risultati che si sperava. La festa dell Arma L appuntamento è fissato alle per l inaugurazione dell anno accademico alla scuola ufficiali dei Carabinieri. Oltre a Renzi ci sono il ministro della Difesa Roberta Pinotti e quello dell Interno Angelino Alfano. La conferma che nel naufragio di due giorni fa al largo della Libia sono morti oltre 300 migranti c è già. Ma nessuno ne parla nei discorsi ufficiali, nulla viene detto al termine della cerimonia. La parola d ordine appare chiara: la tragedia è avvenuta in acque internazionali, non è un problema dell Italia, dunque non spetta a noi intervenire per affrontare l emergenza. La polemica però monta, intervengono politici di destra e di sinistra molti anche del Partito democratico per attaccare il governo e stigmatizzare il fallimento di Triton. Da più parti si chiede l avvio di una nuova missione umanitaria. Durissime sono le prese di posizione internazionali e quelle delle organizzazioni umanitarie. I numeri del Viminale Dal ministero dell Interno cominciano a filtrare i dati che mettono a confronto Mare Nostrum e Triton nel tentativo di dimostrare che il problema non riguarda la missione, ma la necessità di pianificare interventi strutturali che coinvolgano tutta l Europa. Perché, sostengono al Viminale, «mettere in mare unità di soccorso serve soltanto ad agevolare gli scafisti. Se il problema è salvare i profughi allora l Europa deve pensare a un corridoio umanitario, altrimenti bisogna tenere la posizione e proseguire nella lotta contro i trafficanti di esse- ITALIA ri umani». E allora si fa sapere che «nel 2014, quando la Marina militare pattugliava sistematicamente il tratto di mare immediatamente antistante le acque territoriali libiche con cinque unità navali, ci sono stati tra morti e dispersi in mare, a fronte di migranti complessivamente giunti sulle coste nazionali mentre dal 1 novembre 2014 ad oggi, dopo la conclusione di Mare Nostrum e l avvio dell operazione Triton, i morti e i dispersi sono stati 206 su sbarcati». Restano fuori da questo conteggio dell orrore gli oltre 300 morti di due giorni fa, le vittime dell ennesima tragedia in MALTA dal 1 novembre 2014 al 10 febbraio i morti e i dispersi in mare su migranti sbarcati sulle coste italiane L Italia e la linea della fermezza: ci pensi l Ue Così il governo respinge gli attacchi interni I dati diffusi dal Viminale su Mare Nostrum: le unità di soccorso agevolavano gli scafisti 63 mila richieste di protezione internazionale presentate nel 2014, secondo i dati del ministero dell Interno 16 mila sono le richieste di protezione internazionale esaminate dalle Commissioni territoriali Più impegno Sugli sbarchi il governo è convinto che l Europa debba farsi carico di interventi strutturali La linea Secondo il Viminale la strategia migliore per salvare i profughi che affrontano il mare non sarebbe quella dei soccorsi in acque internazionali, che finirebbe con l agevolare la mancanza di scrupoli degli scafisti, ma quella di creare un corridoio umanitario Corriere della Sera un emergenza che appare ormai senza fine. Disperati che fuggono dalla miseria e dalla guerra. Uomini, donne e bambini che attendono anche settimane prima di riuscire a trovare un posto su pescherecci e gommoni. Partono dall Africa, ma negli ultimi mesi si è aperta anche la nuova rotta dalla Turchia, dove salpano la maggior parte dei siriani in fuga dalla guerra. Lo scontro istituzionale Di tutto questo parlano i vertici delle istituzioni, dai presidenti del Parlamento fino al capo dello Stato in dichiarazioni ufficiali che esprimono dolore per le centinaia di morti. La polemica continua a montare, le consultazioni tra i membri del governo convincono Renzi sull opportunità di intervenire. La decisione di archiviare Mare Nostrum era stata presa nell ottobre scorso proprio nella convinzione che non fosse risolutiva per affrontare il problema dei flussi migratori, ma anche perché l Italia riteneva troppo oneroso sia in termini economici, sia politici accollarsi da sola la gestione dell assistenza e dell accoglienza dei profughi. E si era ottenuta la collaborazione della Ue nel varo di Triton che coinvolge 29 Stati. Anche perché, dicono adesso al Viminale, «su richieste di protezione internazionale presentate nel 2014, ne sono state effettivamente esaminate (pari al 26,34 per cento) dalle competenti Commissioni territoriali, di cui con esito positivo (pari al 45 per cento) e questo significa che oltre ai profughi sono giunti nel nostro Paese anche migliaia di irregolari». Alle 19 il presidente del Consiglio parla in tv e spiega che non ci sarà alcuna marcia indietro. Il tono è duro, difficile che basti comunque a placare lo scontro.

4 4 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio Primo piano L accordo Il 5 settembre è stato siglato a Minsk un accordo di tregua (disatteso) tra il governo ucraino e i ribelli filorussi che avrebbe dovuto riaprire la strada a una soluzione politica della crisi Tra i punti dell accordo, oltre all immediato cessate il fuoco: la creazione di una zona cuscinetto smilitarizzata di 30 km nelle aree di frontiera con la Russia; la creazione di corridoi umanitari; e, punto più controverso, la definizione del futuro status del sudest ucraino attraverso una legge sullo statuto speciale delle regioni di Donetsk e Lugansk. Kiev si dice disposta a concedere una qualche forma di autonomia Ucraina, negoziati a oltranza A Minsk si insegue la pace Nella notte Putin, Poroshenko, Hollande e Merkel trattano senza staff Il conflitto a Est DAL NOSTRO INVIATO MINSK Ai confini dell abisso, che l ennesima giornata di violenza e massacri in Ucraina ha indicato come prospettiva concreta e vicina, un soprassalto di ragione sembra rimettere in primo piano gli argomenti del dialogo e della diplomazia. È presto per dire che il vertice di ieri a Minsk sia stato un successo. Ma lo sforzo di Angela Merkel e François Hollande, alias l Europa, che per amore e per forza hanno fatto sedere a un tavolo il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko, ha almeno il merito di riprendere un filo che rischiava di andare irrimediabilmente perduto. A meno di sorprese, che la lunga sessione notturna non consentiva di escludere del tutto, il summit bielorusso si preparava a produrre una dichiarazione comune, dove viene ribadito il sostegno all integrità territoriale e alla sovranità dell Ucraina. Un documento separato, redatto dal gruppo di contatto formato da Russia, Ucraina e Osce, l Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa, dovrebbe riaffermare l impegno al cessate il fuoco, firmato lo scorso settembre nella stessa capitale bielorussa dalle parti in conflitto e tuttavia mai veramente rispettato da alcuno. Come dire che a Minsk, si è tornati a Minsk: non è molto, è il minimo per non sprofondare. E non è detto che basti a bloccare la fornitura d armi americane alle forze ucraine, che secondo l Istituto di Studi Strategici di Londra avrebbe solo l effetto di intensificare le forniture russe ai ribelli, aggravando lo scontro. Il vertice è cominciato a tarda sera. Prima di sedersi intorno al tavolo rotondo con Vladimir Putin, la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno avuto un colloquio preliminare con Poroshenko, che al suo arrivo a Minsk aveva drammatizzato la portata dell appuntamento: «Il mondo intero aspetta di sapere se la situazione si muoverà verso una de-escalation, il ritiro delle armi e la tregua, ovvero se sfuggirà ad ogni controllo». Anche l incontro d avvio a quattro senza i ministri degli Esteri, aperto dalla stretta di mano tra Putin e Poroshenko, non era stato inizialmente previsto dal protocollo ed è stato considerato un buon segno. Dopo quasi due ore di discussione, una parte delle quali insieme ai capi delle rispettive diplomazie, i leader hanno posato per i fotografi, prima di chiudersi in una sessione allargata agli sherpa e agli esperti, che nei giorni scorsi avevano lavorato all intesa. Le grandi linee del compromesso erano note: cessate il fuoco, ritiro degli armamenti pesanti, creazione di una fascia smilitarizzata, un certo grado di autonomia per le regioni orientali controllate dai ribelli russofoni. Ma le distanze sono rimaste grandi sulle specifiche dei punti cruciali: il rispetto della tregua, che Mosca vorrebbe garantito da una forza di interposizione multinazionale, ma Kiev teme possa diventare il surrogato di una presenza formale russa, magari via Kazakhstan; il tracciato della fascia smilitarizzata, che i filorussi vorrebbero registrasse la loro avanzata dell ultimo mese; il livello di autonomia per le province dell Est, che per Kiev non Trattative Sopra il presidente Hollande e la cancelliera Merkel, ieri all arrivo a Minsk per il vertice. Sotto i leader prima di sedersi al tavolo: Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko (A) può andare oltre un decentramento rafforzato, mentre i ribelli, appoggiati dal Cremlino, vogliono di tipo federalista, compreso il diritto a esprimersi sulle scelte strategiche del governo centrale; infine, il controllo dei confini con la Russia, che Poroshenko rivendica a pieno titolo per fermare il flusso di uomini e mezzi verso i separatisti. Mosca ha fatto mostra di ottimismo sull incontro bielorusso. «I presidenti non faranno un viaggio a Minsk per nulla», avevano detto alla vigilia fonti del ministero degli Esteri russo. Più cauti i tedeschi: il portavoce della cancelleria, Steffen Seibert, aveva parlato di «barlume di speranza, ma nulla di più». Certo, se Merkel e Hollande avevano sperato che la loro iniziativa di pace avesse un riscontro di moderazione sul campo, è successo esattamente il contrario. Tra martedì e ieri almeno 50 persone, tra soldati ucraini, ribelli russofoni e civili, sono morte in scontri o sotto i bombardamenti E se da un lato i filorussi hanno tentato di consolidare i vantaggi acquisiti prima di firmare una eventuale tregua, dall altro le artiglierie delle truppe ucraine hanno continuato a martellare i centri abitati russofoni, colpendo anche un minibus e perfino un ospedale. Paolo Valentino Ma l economia corre verso il crac, servono 27 miliardi Il Pil si è contratto dell 8%, crollate la moneta e le riserve estere. I costi della guerra sono enormi I costi La guerra con la Russia nel 2015 costerà all Ucraina da 5,2 a 6 miliardi di aggravi 1,2-1,5 miliardi in meno di entrate fiscali per il calo del Pil; 2-2,5 miliardi in più di spese militari; 2 miliardi di debito Gazprom Il Donbass ha potenziale di ricchezza per 28 miliardi I conti dell Ucraina Valuta e riserve Cambio Riserve Hryvnia - Euro miliardi $ Pil procapite In dollari americani, a parità di potere d acquisto Ucraina Polonia Lituania Russia Fonte: Financial Times Corriere della Sera Nel primo anniversario della cacciata di Viktor Yanukovich, l economia ucraina resta quella che era quel giorno, il 22 febbraio del Più vicina al fallimento che agli standard minimi europei. Il vecchio regime si era rivolto, già nel 2010, al Fondo monetario internazionale. Poi, mentre comparivano le prime tende in Maidan, aveva chiesto un altro prestito di 15 miliardi di dollari. Senza quelle risorse l amministrazione statale non sarebbe stata in grado di pagare pensionati e dipendenti pubblici nel giro di qualche settimana. Oggi il governo di coalizione pro Ue, guidato da Arseniy Yatsenyuk, si ritrova davanti una realtà, se possibile, ancora più drammatica. Nel marzo del 2014 la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde, firmò la concessione del finanziamento. Ma quei 15 miliardi si sono rapidamente polverizzati. Adesso ne occorrono altri 15 secondo valutazioni dell Unione Europea o forse almeno 27 miliardi, stando alla stima riportata ieri in un commento del Financial Times, firmato da Martin Wolf. Secondo il quotidiano inglese Europa e Usa devono farsi carico della «stabilizzazione dell Ucraina», concedendo a Kiev tutte le risorse che occorrono. Il bilancio di uno Stato è un esercizio politico, prima ancora che contabile. La guerra con la Russia è ormai dentro l economia, la finanza pubblica, i commerci di Kiev. Negli ultimi dodici mesi la produzione di ricchezza è sprofondata dell'8%. Ed è ancora poco, se si pensa che le attività del Donbass occupato dai separatisti, il bacino carbonifero e dell industria pesante integrata con la Russia, vale il 16% del Pil nazionale. Il crollo della moneta e la fuga dei capitali hanno già fatto precipitare le riserve valutarie sotto il livello di guardia: da 35 miliardi a 10 in tre anni. Nel 2104 lo Stato ha speso per l esercito circa 2-3 miliardi di dollari. Quest anno la posta sale fino a 5,7 miliardi per poter inviare altri 40 mila militari (250 mila il totale degli effettivi nel Paese) contro i reparti dei filorussi e le truppe di Vladimir Putin. Nel conto aperto con Mosca va calcolato anche il rimborso senza sconti dei debiti con Gazprom: l anno scorso Kiev aveva già stanziato 1,4 miliardi; ora se ne aggiungono altri 2,03. Quanto peserà allora nel 2015 la voce «guerra alla Russia»? Solo la perdita del Donbass sottrae dai circuiti economici ucraini un potenziale di ricchezza da 28 miliardi di dollari. Nel bilancio pubblico le cifre, naturalmente sono più contenute. Il calo del Pil dell 8% si traduce in meno entrate fiscali per 1,2-1,5 miliardi di dollari; l aumento delle spese militari in altri 2-2,5 miliardi; il debito Gazprom in 2 miliardi. Totale: da 5,2 a 6 miliardi di aggravi, circa il 17 per cento del bilancio. A valle dei conti pubblici, la tenuta sociale è in bilico. A Kiev i salari medi di 300 dollari bastano a mala pena a pagare l affitto e a fare la spesa, aggrediti come sono da un inflazione reale vicina al 18%. Nel resto del territorio si allargano, come in un infezione, le sacche di povertà. Se l Occidente vuole salvare l Ucraina difficilmente potrà sottrarsi alla richiesta di nuovi finanziamenti. Giuseppe Sarcina

6 6 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano La legione straniera che si batte per Mosca Il Cremlino costretto a inviare in Ucraina reparti composti di reclute dal Caucaso e dall Asia centrale Il conflitto a Est La vicenda Un mese fa Vladimir Putin ha firmato un decreto che consente di arruolare nell Armata Russa anche stranieri Gli armeni sono addestrati nella 102 base di Gyumri. Tremila uomini della 201 base in Tagikistan (Asia Centrale) partiranno tra breve verso la frontiera MOSCA La guerra combattuta fino ad oggi nell Ucraina sudorientale si è rivelata ben diversa dall operazione mordi e fuggi che l anno scorso portò all annessione della Crimea. Nella penisola che Krusciov aveva regalato all Ucraina, truppe d élite occuparono in poche ore i punti chiave appoggiati da miliziani locali, stabilirono posti di controllo e se ne andarono dopo aver svolto il loro compito. Nel Donbass è in corso una guerra tradizionale, spiegano gli esperti di cose militari, e sul fronte dei ribelli servono «volontari» a migliaia, in grado di rimanere sul territorio, di combattere a lungo, di tenere le posizioni. Insomma, ci vuole una forza di intervento tradizionale. Quella che, secondo i detrattori della Russia, è stata messa in piedi ricorrendo a vari sistemi: costringere i soldati di leva a firmare per diventare professionisti e rimanere per due anni anziché 12 mesi; adoperare forze provenienti da repubbliche del Caucaso ed ex repubbliche sovietiche povere. Non a caso, un mese fa Vladimir Putin ha firmato un decreto che consente di arruolare nell Armata Russa anche stranieri. Vale a dire, almeno per ora, armeni e tagiki. I primi vengono addestrati nella 102 base di Gyumri e, ufficialmente, dovrebbero essere poi impiegati al posto dei soldati russi che verranno trasferiti in altre località non specificate. Anche i tagiki sono in fase di addestramento accelerato, ma, secondo l esperto militare Aleksandr Golts, in parte seguiranno i soldati russi trasferiti «sulla frontiera Ucraina». Tremila uomini della 201 base in Tagikistan (Asia Centrale) partiranno tra breve verso la frontiera. Non si sa quanti potrebbero essere i locali che li accompagneranno. Il presidente ucraino Petro Poroshenko aveva parlato nelle scorse settimane di novemila militari russi impegnati in incognito nel suo Paese. Il Cremlino smentisce tutto e afferma che vi si trovano solo alcuni volontari. In ogni caso ci sono elementi assai concreti per affermare che questi «volontari» arrivano da tutta la Russia, dal distretto militare del Sud, da quello dell Ovest, da quello Manovre militari Si schianta a Volgograd un caccia bombardiere Nuove reclute Addestramento accelerato per armeni e tagiki, forze fresche per l Armata Russa Centrale. Ci sono, secondo gli ucraini, forze del Gru, il servizio segreto militare, truppe da sbarco. Sono stati identificati uomini del 25 reggimento Gru di Stavropol, della 77 brigata d assalto di Pskov, della 24 brigata di Novosibirsk; uomini del reparto lanciamissili Uragan della 288 brigata di artiglieria di Mulino, una cittadina ai piedi degli Urali. Qui le madri dei soldati affermano di aver ricevuto tantissime segnalazioni di coscritti che vengono forzati ad apporre la firma. Diventano così militari di professione, vengo- MOSCA Un caccia militare russo Su-24 è precipitato vicino al villaggio di Oktiabrskij, nella regione di Volgograd, nella Russia meridionale. Nella zona sono in atto manovre militari. Secondo il ministero della Difesa russo, il caccia si è schiantato ieri mattina mentre era in fase di 2 anni la «leva forzata» dei soldati russi, costretti a firmare il prolungamento rispetto ai 12 mesi iniziali 3,6 mila euro, la paga di quattro mesi per i volontari assoldati nella poverissima repubblica del Daghestan atterraggio. Le autorità russe hanno sospeso a titolo precauzione tutti i voli dei caccia-bombardieri Sukhoi Su-24. Gli inquirenti sospettano, infatti, che oltre all ipotesi di un errore umano (si trattava di un volo di addestramento) l incidente possa essere stato causato da problema tecnico. no pagati dieci volte di più ma possono poi essere impiegati in ogni tipo di missione. Spesso dopo un addestramento del tutto insufficiente, così che i morti fra i russi sarebbero tantissimi. Ufficialmente non esistono caduti in Ucraina, ma soldati che muoiono in incidenti, durante l addestramento, nel mezzo delle manovre. Soprattutto di quelle che si tengono nel distretto di Rostov sul Don, proprio a ridosso delle aree ucraine occupate dai ribelli filorussi. Evgeniya Vasilieva, presidentessa del centro «Reggimento Dimenticato» tiene il conto. Dall inizio del conflitto sarebbero morti in Ucraina militari russi, un numero impressionante, se confermato. Quasi quante sono le vittime ucraine contate dagli organismi delle Nazioni Unite, Secondo la Vasilieva, il ministero della Difesa russo ammette di aver perso «solo» 900 militari. Naturalmente non oltrefrontiera, ma in esercitazioni e incidenti. Una percentuale altissima, se si considera che la Russia è un Paese non in guerra e che ha ottocentomila soldati, tra coscritti e militari di mestiere. Al di là di quella che potrebbe diventare una vera e propria legione straniera, in Ucraina combattono centinaia di «volontari» delle repubbliche russe. I ceceni innanzitutto, forgiati in anni di guerra. Ci sarebbero uomini della 18 brigata di fanteria di Khankala e 300 «ragazzi» della guardia presidenziale di Ramzan Kadyrov. Poi raggruppamenti dell Ossezia del nord e del Daghestan. I soldati provenienti da questa repubblica poverissima, secondo le madri dei soldati, sono pagati euro per quattro mesi di volontariato. Chi apre bocca su quanto sta accadendo finisce nei guai, come Lyudmila Bogatenkova, del comitato madri di Stavropol, arrestata per appropriazione indebita. I ragazzi morti tornano a casa in bare di zinco senza insegne. Come i caduti in Afghanistan ai tempi dell Unione Sovietica. Fabrizio Nataliya Ha 42 anni, lavora in Italia dal 2005 come domestica. È stata in Ucraina a portare aiuti. Suo nipote Volodia, 34 anni, falegname, è al fronte Nina È in Italia dal 2011, ha 34 anni, lavora anche come colf in una casa romana. Suo fratello Vassil, 45 anni, laureato in Architettura, è nell esercito governativo Alla Ha 29 anni, lavora in uno studio dentistico a Corbetta (Milano). Sua sorella Olga, 22 anni, studentessa di Medicina, è arruolata come infermiera Il fotoreportage «Basta che mi dica: mamma, sono vivo» Storie di ucraine (italiane) testo di Alessandra Coppola foto di Ivan Sarfatti N ataliya della guerra ha sentito l odore: «È la cosa che più mi ha colpito, era ovunque nell aria, non avevo mai respirato nulla di simile». In Italia dal 2005, colf, 42 anni, l estate scorsa ha preso un treno da Lviv a Harcov carica di diciotto pacchi da distribuire ai villaggi lungo la linea del fronte. Da sola. «Volevo dare un contributo concreto». Anche lei ha un parente in armi, il nipote Valodia, 34 anni, ferito a una gamba a gennaio. Nei ritratti di donne ucraine incontrate dal fotoreporter Ivan Sarfatti, Nataliya è un eccezione: nessun altra si è spinta così lontano. Halyna, Rosa, Alessia, Alla, Nina, vivono in case di Roma o Milano, badanti, baby sitter, domestiche, raccolgono provviste e abiti usati da spedire, manifestano in piazza sotto le insegne di Kiev (vengono dalle regioni occidentali), ma oltre il Pantheon o l Arco della Pace non possono andare. Lavorano qui. Il reportage di Sarfatti, con le immagini della quiete italiana a contrasto con le foto dei parenti in tenuta militare, vuole dare il senso di questa lontananza forzata e sofferta. I letti da rifare e le preghiere alla chiesa ortodossa, i bambini da accudire e le notizie recuperate in rete, i panni da lavare e il cellulare che deve restare sempre carico. Alessia, quando può, telefona al figlio per tranquillizzarsi: «Basta che mi dica: Sono vivo». Rosa il suo Bogdan, 34 anni, a lungo ha preferito non chiamarlo: componeva il numero della nuora e a lei chiedeva notizie. Quando, infine, si è collegata via Skype e l ha visto, «era invecchiato di vent anni». Ora è tra i soldati che combattono a Mariupol. Olga, 22 anni studiava medicina: è stata arruolata come infermiera e spedita in un ospedale da campo a Luhansk. Da Corbetta, Milano, la sorella Alla vorrebbe farla venire in Italia. Il fratello di Nina, invece, è partito volontario. Ed è ancora al fronte.

7 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio armanibeauty.it - N Verde Cate Blanchett #SaySì la nuova eau de toilette

8 8 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Il terrorismo Lotta all Isis, Obama chiede poteri di guerra «Ma non saremo sul campo come in Afghanistan o in Iraq». Il precedente di Bush nel 2002 Le truppe Ci sono circa soldati Usa in Iraq. A dicembre il Pentagono ha trasferito mille uomini della 82esima divisione aerotrasportata in una base vicino a Bagdad. A novembre era stato autorizzato l invio di militari Finora gli Usa hanno colpito l Isis con i raid aerei, con l aiuto di alleati come la Giordania e gli Emirati. Obama ha detto che potrebbe usare forze speciali ma non vuole l impiego massiccio di truppe di terra DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK L autorizzazione a combattere per tre anni contro lo Stato islamico con le mani libere usando, se necessario, anche truppe americane in scontri sul campo. Con la risoluzione trasmessa ieri al Congresso, Barack Obama chiede a repubblicani e democratici una prova di coesione politica su una questione, la guerra in Iraq e nelle regioni circostanti, che è uno dei principali tormenti della sua presidenza. Accusato di essersi ritirato da Bagdad troppo presto e di non essersi impegnato adeguatamente in Siria, lasciando così spazio all Isis, il presidente americano ha lanciato già da sei mesi un offensiva aerea contro il Califfato, con l appoggio di una coalizione di 60 Paesi. Ieri Obama ha inviato una lettera al Congresso e poi ha parlato all America (affiancato dal suo vice, Joe Biden, dal capo della diplomazia, John Kerry, e dai capi del Pentagono) spiegando che fin qui gli alleati hanno condotto più di duemila missioni di bombardamento imponendo all Isis una ritirata in Iraq, mentre in Siria la situazione è più difficile. Bisogna quindi prepararsi all eventualità di interventi più massicci, anche con l impiego di forze di terra. Il presidente ritiene di avere comunque i poteri per ordinare alle forze Usa di combattere contro l Isis «che altrimenti diventerà una minaccia per noi e i nostri alleati anche al di fuori del Medio Oriente». Ma chiede di potersi muovere con la necessaria flessibilità, visto che la situazione potrebbe spingerlo a rimangiarsi l impegno a suo tempo preso con gli americani: non usare più «boots on the ground», soldati Usa sul campo di battaglia. Al tempo stesso, dando all autorizzazione bellica un orizzonte temporale di tre anni, Obama dice implicitamente che la guerra quasi certamente non potrà essere vinta prima della fine del suo mandato presidenziale. E la prima volta da 13 anni a questa parte che la Casa Bianca chiede al Congresso l autorizzazione a condurre operazioni Washington Il presidente Barack Obama (Afp/Jim Watson) L allarme dell intelligence Sono ormai ventimila i «foreign fighters» in Medio Oriente Tra i circa ventimila «foreign fighters», i combattenti stranieri che in Iraq e in Siria hanno raggiunto le fila dell Isis o di altri gruppi estremisti islamici, circa provengono da Paesi occidentali. Tra questi almeno 150 sono americani. Nick Rasmussen, responsabile del National Counterterrorism Center (Ncc) ha spiegato che il numero attuale di «foreign fighters» in Siria è senza precedenti: sono molto di più rispetto a quelli che si erano recati in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Yemen e Somalia negli anni scorsi. Il timore principale dei servizi americani ed europei è legato al ritorno in patria di questi «combattenti stranieri». Se non vengono identificati in tempo, c è il rischio che possano organizzare attentati o attacchi in una grande città, com è successo a Parigi il 7 gennaio con l attacco al settimanale satirico francese Charlie Hebdo. di guerra. I precedenti sono quelli del settembre 2001, quando George Bush, subito dopo l attacco alle Torri Gemelle, si fece dare poteri illimitati per combattere contro Al Qaeda e poi del 2002 quando il Parlamento autorizzò l invasione dell Iraq. Nel presentare la sua iniziativa, tuttavia, Obama ha sottolineato le profonde differenze rispetto a quegli atti. Bush chiese e ottenne un assegno in bianco e lanciò massicce campagne di terra. Stavolta il presidente assicura che non ci saranno offensive simili. La strategia continua ad essere quella di una guerra aerea con le operazioni di terra condotte dalle truppe locali. Aiutate e addestrate dalle forze alleate (gli americani hanno già rimandato circa tremila istruttori in Iraq a preparare i ribelli siriani) che, però, non dovrebbero partecipare ai combattimenti. Ma ci saranno eccezioni. Obama ha fatto l esempio delle forze speciali da usare per un «blitz» che gli eserciti locali non hanno la capacità tecnica di realizzare. E si è già parlato della possibilità di usare gruppi di marines in alcune situazioni critiche. Consapevole che la sua risoluzione potrebbe non passare in un Congresso a maggioranza repubblicana, Obama ha discusso nei giorni scorsi la sostanza e il testo del documento coi leader dei due partiti, nella speranza di riuscire ad avere un consenso bipartisan. Ma ieri sono emerse subito alcune divisioni, anche se in controtendenza rispetto alle dinamiche politiche tradizionali. Alcuni senatori democratici, soprattutto quelli su posizioni «liberal», si sono detti poco propensi a concedere al presidente poteri di guerra così ampi: il potere di attaccare ovunque nel mondo dove dovessero emergere forze che combattono sotto la bandiera dello Stato Islamico. Per i repubblicani, invece, i poteri chiesti da Obama (e che verranno usati anche dal suo successore) sono troppo limitati: escludendo offensive massicce la Casa Bianca si lega le mani da sola. Massimo Gaggi Prima delle spese mediche assicuriamo la tua Salute

9 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 9 La prigioniera morta in Siria Denuncia di Anonymous «C è anche un italiano tra i jihadisti del web» «I fratelli» vengono incitati online «a mettere bombe» L americana Kayla forse data in sposa a un comandante del Califfato I numeri I musulmani negli Stati Uniti sono 2,6 milioni (lo 0,8% della popolazione secondo dati del 2010) Lo Stato con la più ampia percentuale di musulmani è il Michigan (1,2%), seguito dal New Jersey Un sondaggio Gallup del 2011 ha registrato una crescita dell islamofobia nell ultimo decennio. Uno studio del Pew Center mostra che la loro religione è la meno apprezzata (ma gli atei lo sono solo leggermente di più) L omicidio dei tre studenti musulmani L assassino «odiava tutte le religioni» Uccise due sorelle e il marito della maggiore all università della North Carolina WASHINGTON Per la polizia Craig Hicks ha ucciso tre giovani studenti musulmani per una lite sul parcheggio sotto casa. Ma forse c è altro dietro la strage e non solo perché lo sospettano le associazioni islamiche d America: il killer potrebbe aver agito a causa del suo odio contro ogni forma di religione. Una vicenda per nulla chiusa dal primo comunicato. Chapel Hill, North Carolina, un luogo tranquillo, almeno fino al pomeriggio di martedì. Attorno alle 17, nella zona del campus universitario si sentono degli spari, arriva una pattuglia e si imbatte in un uomo, Hicks per l appunto, che si consegna senza opporre resistenza. Il killer ammette di aver sparato su tre ventenni, sorpresi vicino al loro appartamento. Sotto il fuoco dell omicida sono caduti Deah Barakat, 23, la moglie Yusor Mohammad Abu-Salha, 21, e sua sorella Razan, di appena 19. Li ha colpiti alla testa, un esecuzione brutale. Origini siriane, i tre seguivano i corsi universitari ed erano impegnati anche nel sociale. Insieme ad altri raccoglievano denaro da destinare ai profughi in Turchia, i civili scappati al conflitto nella vicina Siria. Dunque erano molto conosciuti, ragazzi solari, in apparenza ben inseriti nella realtà di Chapel Hill. Un profilo opposto quello del loro assassino. Quarantasei anni, lascia spesso sul web Kayla Mueller, la volontaria americana di 26 anni presa in ostaggio dall Isis nel 2013 e uccisa in Siria in circostanze non chiare, potrebbe essere stata costretta a sposarsi con un comandante jihadista. «L Isis non la vedeva come un ostaggio o una merce di scambio», hanno detto alla tv Abc funzionari anonimi dell antiterrorismo. La famiglia della ragazza comunque aveva ricevuto una richiesta di riscatto. Sono almeno tre, secondo il New York Times, le foto inviate ai genitori: due la mostrano con un velo nero; un altra ritrae il cadavere adagiato su un sudario. messaggi contro qualsiasi forma di religiosità. Nella sua bacheca prende di mira «estremisti cristiani e musulmani», sostiene che la soluzione dei problemi in Medio Oriente è l ateismo, pubblica una foto della sua calibro 38. È una sorta di militante solitario? Un terrorista interno che muove la sua guerra contro chi crede? È quello che la polizia cerca di capire, anche se dopo le prime La cyber jihad e la controffensiva di Anonymous a Isis non sono più solo faccenda americana o mediorientale. Come anticipato da Corriere.it, domenica sulle bacheche seguite dagli utenti italiani di Twitter è spuntato un comunicato dei Lupi Solitari. «I fratelli» (anche chi non fa parte di alcun gruppo) vengono incitati «a mettere bombe e a uccidere gli infedeli». Sopra il testo, un logo di Isis. Si tratta di uno dei primi scritti jihadisti in lingua italiana (seppure non correttissima). A postarlo in Rete è l (che ora risulta irraggiungibile). Un altro ripropone il testo. Ed è a quel punto che si arriva in Italia. Questo utente, sospeso o hackerato dagli stessi Anonymous lunedì, e ricomparso ieri sembra conoscere molto bene l italiano e l arabo. Nella sua biografia si legge: «Non ci fermeremo fino alla conquista di Roma». Come luogo, «lo stato romano». Qualcuno del collettivo di verifiche cerca di ricondurre l uccisione a contrasti di vicinato. I rapporti tra l omicida e i tre studenti spiegano gli investigatori erano pessimi da tempo a causa di contrasti sul parcheggio. Possibile. Però c è da capire se la diatriba sul posto auto non sia stata solo la scintilla per un odio covato verso i musulmani. I familiari degli studenti respingono la ricostruzione ufficiale sostenendo La vicenda Anonymous, dopo l assalto a Charlie Hebdo, ha lanciato la campagna OpIsis per arginare la propaganda dei jihadisti A OpIsis si sono uniti utenti italiani che affermano di aver bloccato più di 500 account filo jihadisti che Hicks aveva più volte lanciato minacce affrontando gli studenti con il revolver infilato nella cintura dei pantaloni. «Mia figlia mi aveva detto che quest uomo ci odia per quello che siamo e che rappresentiamo», ha raccontato il padre di Yusor, medico nella zona. Lo temevano, ma non avevano immaginato che potesse usare le armi. «Se osserviamo la dinamica, North Carolina I tre studenti uccisi: Deah Barakat, 23 anni, la moglie Yusor Mohammad Abu-Salha, 21 (al centro), sua sorella Razan Mohammad Abu-Salha di 19 (Photomasi) Anonymous Italia, già al lavoro per l operazione partita dopo l assalto di Charlie Hebdo condotta insieme agli hacktivist di tutto il mondo, se ne accorge e lo inserisce nelle liste di account da colpire e da tirare giù. Lui insulta e minaccia. Un ragazzino? Forse. Oppure la sua attività di propaganda online potrebbe nascondere qualcosa di più. «Nelle ultime settimane in effetti stiamo assistendo ad un numero crescente di proclami jihadisti in italiano. E quest ultimo comunicato è sicuramente scritto da qualcuno che conosce bene la nostra lingua», spiega Lorenzo Vidino, esperto di terrorismo dell Ispi. Attenzione, però, aggiunge: «Chi scrive non necessariamente è la stessa persona che poi diffonde in Rete». In tanta incertezza, è ormai noto come i giovani inizino il loro processo di radicalizzazione proprio online. Si iscrivono alle pagine Facebook, guardano cosa fanno i «veterani». Se non conoscono l arabo usano le applicazioni di traduzione. Poi, se ci sono le capacità informatiche, si dedicano alla cyber jihad. Si inizia con qualche deface (defacciamento) cambiando il codice dei siti. Si «buca» l account di qualche nemico. «Chi non pare particolarmente pericoloso», spiega in chat al Corriere uno degli esponenti di Anonymous più esperti. «Stiamo verificando, non conosciamo ancora di preciso il suo ruolo, l unica cosa certa è la nazionalità italiana», dichiara all Agi un altro esponente del collettivo. Dunque, niente hackeraggi «spettacolari», come quello subito da Newsweek sul cui account Twitter sono comparse minacce a Michelle Obama e alle sue figlie «per un sanguinoso San Valentino». Ma piuttosto primi passi che, in alcuni casi, sfociano nell arruolamento e nella partenza per il Medio Oriente. E che in altri lasciano tracce solo nel mondo virtuale. Marta La scintilla Secondo la polizia, l assassino avrebbe ucciso i giovani dopo una lite sul parcheggio il passato dell assassino con le sue prese di posizione di intolleranza, il fatto che le ragazze indossassero il velo e la crescente retorica anti Islam nella società americana riteniamo che le autorità federali debbano considerare motivazioni diverse» da quelle di un banale litigio. A sostenerlo l Associazione musulmana Cair. Un appello accompagnato da una grande mobilitazione su Internet in difesa dei musulmani e con il lancio di una raccolta fondi in ricordo degli studenti. La polizia ha risposto assicurando che saranno esplorati tutti gli scenari, nessuno escluso: «Comprendiamo le preoccupazioni, non risparmieremo gli sforzi per fare chiarezza». Sempre sulla Rete non sono mancate polemiche sulla copertura mediatica ritenuta, almeno nelle prime ore, insufficiente alla gravità di quanto avvenuto. Sono partiti paragoni con altri episodi violenti ma che hanno avuto come vittime delle persone di confessioni diverse. Questione che si ripropone spesso anche per gli sparatori di massa nelle scuole o negli uffici. Alcuni di questi massacri hanno certamente le caratteristiche di un attacco quasi eversivo: seminano panico, sono uccisi degli innocenti. Eppure si tende sempre a catalogarli come semplici atti di follia quando invece sono molto vicini al terrorismo, anche se manca la motivazione politica. Guido Olimpio

10 # 10 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Primo piano Il vertice Grecia, prove di salvataggio Ma decidono i capi di governo Oggi il faccia a faccia tra i due premier Tsipras e Merkel La vicenda Il debito pubblico greco è al 170% del Pil, a quota 315 miliardi di euro, ed è esploso proprio in seguito al salvataggio europeo Per Atene il tempo stringe perché l attuale programma termina a fine febbraio. Da marzo, senza un nuovo accordo con l Ue, si troverebbe subito a dover pagare 4,6 al Fmi. E tra luglio e agosto deve rimborsare 6,6 miliardi alla Bce. Fondi che non ha DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES La trattativa per il salvataggio della Grecia dall insolvenza passa oggi alla valutazione del Consiglio dei 28 capi di Stato e di governo dell Ue, dove è atteso il primo «faccia a faccia» tra il nuovo premier greco di estrema sinistra Alexis Tsipras e la cancelliera tedesca di centrodestra Angela Merkel. Nell Eurogruppo a Bruxelles dei 19 ministri finanziari, andato avanti fino a notte, è iniziato il negoziato tecnico per superare le posizioni opposte di Atene e di Berlino con l obiettivo di arrivare a un compromesso nella riunione di lunedì prossimo. Socialisti francesi come il commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici e il ministro delle Finanze Michel Sapin, insieme al responsabile dell Economia Pier Carlo Padoan, hanno mediato tra la linea di Tsipras, che ha vinto le elezioni promettendo la fine delle misure di austerità imposte dalla troika dei creditori (Commissione europea, Bce e Fondo monetario di Washington), e quella di Merkel, che ha garantito al suo elettorato rigore con i Paesi mediterranei indebitati. Fuori dall Eurogruppo dimostranti belgi hanno appoggiato la Grecia e protestato contro le misure di austerità. Moscovici ha sostenuto che le istituzioni Ue «non possono non ascoltare le richieste degli elettori, che hanno chiesto un cambiamento». Ma ha ricordato che «la base» della trattativa è negli «impegni presi dalla Grecia». Il presidente olandese dell Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha ribadito la linea tedesca sul programma da attuare, aprendo a ridiscutere «come e a quali condizioni». Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha espresso diplomatici giudizi celebrativi su Merkel e sul suo responsabile finanziario Wolfgang Schäuble per favorire l accoglimento della sua proposta in cambio del rispetto del «70%» degli impegni del passato. Atene vorrebbe poter emettere titoli a breve Le promesse Tsipras vorrebbe alzare i salari minimi e introdurre i sostegni antipovertà termine per otto miliardi (da piazzare al fondo salva Stati dell eurozona) e recuperare 1,9 miliardi guadagnati dalla Bce acquistando titoli greci. L obbligo di avanzo primario nel biennio di circa il 5% del prodotto interno lordo intende ridurlo all 1,5%. I diktat della troika sarebbero sostituiti dalla consulenza dell Ocse di Parigi. Tsipras potrebbe così rispettare alcune promesse elettorali (dall aumento dei salari minimi fino a sostegni antipovertà) e avere tempo fino all estate per concordare un piano di rilancio dell economia con Ue e Germania. Ma Schäuble ha insistito sul rispetto del «programma» di austerità aprendo a una sostituzione della troika più formale che sostanziale. Il presidente della Bce Mario Draghi ha partecipato all Eurogruppo, dove il direttore francese del Fmi Christine Lagarde ha incontrato Varoufakis e ha parlato di «avvio di un processo». Oggi a Bruxelles i capi di governo devono anche allontanare il rischio geopolitico degli aiuti alla Grecia offerti da Russia, Cina e Stati Uniti. Ivo Caizzi Christine Lagarde, direttore del Fmi, stringe la mano al ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis Fassina (sinistra pd) «Tassarci per la Grecia? No, ma si deve investire» Stefano Fassina Ora tutti rischiamo il naufragio: dopo sette anni di «medicine» l eurozona ha quasi sette milioni di disoccupati in più Necessario un cambio di rotta. Syriza ha ripristinato la normativa dei contratti collettivi, l opposto della delega sul lavoro ROMA Stefano Fassina, sinistra pd, ha chiesto al premier Renzi di chiarire la sua posizione sulla Grecia in Parlamento. «Ma Renzi non verrà», dice. Ha chiesto anche che si discuta di Grecia in direzione Pd. «La direzione si terrà lunedì, anche su questo tema». Cosa direte, da sinistra del partito? «Che i greci hanno votato Tsipras e quindi hanno giudicato il programma della troika (Bce, Fmi, Ue) insostenibile. Chiudere la porta in faccia a Tsipras vuol dire che la democrazia è diventata impossibile». E poi? «Che gli squilibri struttuali della Grecia c erano prima dell euro, ma la cura della troika ha aggravato la malattia. Ora tutti rischiamo il naufragio: dopo 7 anni di medicine l eurozona ha 7 milioni di disoccupati in più». Renzi ha approvato la chiusura della Banca centrale europea sui titoli garantiti dalla Grecia. «Chiediamo una conferenza sul debito. E che l Italia si distingua dalla ricetta unica secondo cui si crea crescita tramite esportazioni e svalutazione del lavoro». Voterete in direzione Pd? «In base alle posizioni che Renzi esprimerà, decideremo se presentare un ordine del giorno». C è la possibilità di una spaccatura grave nel partito? «Penso che sulla necessità di un cambio di rotta nell eurozona si possa ritrovare larga parte del Pd». Si arriverà a una Syriza italiana? «Non è questo il progetto, ci battiamo per spostare il Pd dall Agenda Monti». Lei ha detto che il Jobs act è il contrario del programma di Syriza. «Syriza ha ripristinato la normativa dei contratti collettivi, l opposto della delega sul lavoro». Potreste proporre una nuova tassa per aiutare la Grecia? «No, ma una nuova tassa rischia di arrivare se si continua sulla linea della troika. Il debito greco è aumentato di 60 punti dall inizio di quel programma (2010). La strada invece è sostenere investimenti e domanda aggregata». Sabato lei sarà a Roma alla manifestazione «Cambiamo l Europa» con Cgil, Fiom, Sel. «Sabato e domenica ci saranno manifestazioni in tutta Europa». Il suo collega di partito Magorno ha chiesto se lei appartenga al Parlamento italiano o a quello greco. «Il collega forse non ha piena consapevolezza che la Grecia vive in forma acuta errori politici ed economici che riguardano tutti. Il Pd dovrebbe preoccuparsi degli interessi dell Italia». Ppe e Pse hanno una linea simile? «La vittoria di Syriza e la possibile vittoria di Podemos in Spagna stanno dando la sveglia al Pse, che è stato prigioniero di varie terze vie e subalterno a un impianto neoliberista». Andrea Garibaldi

11 # Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 PRIMO PIANO 11 Le proposte sul debito Il piano di Atene 30% La rottamazione del memorandum, il programma concordato con la Troika (Ue, Bce e Fmi) 7,2 miliardi Atene è disposta a rinunciare all ultima tranche di aiuti, ma chiede alla Bce di incassare 1,9 miliardi di profitti che le banche centrali hanno realizzato sui bond greci 1,5% il governo vuole ridurre l avanzo primario (la differenza tra la spesa pubblica e le entrate tributarie) abbassandola dal 3 al 1,5% I prestiti del fondo salva Stati alla Grecia (Efsf*) Il differenziale di rendimento miliardi ammontare del prestito debito cumulato Del titolo di stato decennale 10 di euro 150 (valori in miliardi di euro) 110,2 115,8 139,8 127,2 133 (Germania-Grecia) 1.014,60 8 miliardi di euro ,5 133,5 140, ,2 113 come emissione 141,8 92,2 di titoli di Stato 90 l ammontare da parte d Atene; 68, del prestito 60 2 miliardi di euro i profitti 34,6 40,5 43,8 erogato alla Grecia 18,3 provenienti 16 5,9 3,3 4,2 dai bond greci ,8 2,8 4,2 7,2 3,3 2,5 0,5 6, mar mar apr apr mag giu dic dic gen feb apr mag mag giu lug dic apr lug ago dicembre gennaio febbraio Corriere della Sera Padoan: con nuove riforme più tempo ad Atene Il ministro dell Economia: a queste condizioni possibile un allungamento delle scadenze del debito Renzi: l Unione monetaria non può permettersi di perdere pezzi, semmai ha bisogno di essere allargata Il vertice Il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, ieri a Bruxelles per partecipare all Eurogruppo. Sul tavolo la questione del debito greco DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES «L Unione monetaria non si può permettere di perdere pezzi, semmai ha bisogno di essere allargata, va fatto di tutto per trovare un intesa con Atene». Nei contatti di questi giorni fra Matteo Renzi e il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, la posizione del nostro Paese si è definita in una linea mediana fra le tesi di Berlino e quelle flessibili di una parte del nuovo governo della Ue. Non si tratta però di una mediazione, a Palazzo Chigi rilevano che il nostro governo ha piena fiducia nelle capacità della nuova Commissione, che l approccio di Juncker e dei suoi commissari va sostenuto e incoraggiato, che una soluzione «è a portata di mano» nei prossimi giorni, forse già lunedì prossimo, quando l Eurogruppo tornerà a riunirsi. La sola ipotesi che Atene potesse rivolgersi altrove, per finanziarsi, in Cina o a Mosca, ha stimolato nelle ultime ore valutazioni urgenti in cui l Italia ha in sostanza spinto chiedendo al governo europeo di accettare le richieste, se ragionevoli, avanzate da Tsipras: non ci possono essere deroghe alle obbligazioni finanziarie assunte da Atene, come dimostra il caso italiano i debiti e i programmi sottoscritti si rispettano, ma allo stesso tempo «è impossibile ignorare le esigenze e le urgenze sociali emerse con la vittoria elettorale della sinistra greca», è in sintesi la posizione del nostro governo. Del resto la nuova Commissione ha già dimostrato di dare maggiore importanza alla crescita, alla flessibilità delle regole di bilancio, almeno se accompagnate da seri programmi di riforme. E le riforme che sta annunciando il governo greco, in termini di lotta alla corruzione, all evasione fiscale, di profonda revisione delle norme sulla pubblica amministrazione, possono portare ad un allentamento delle rigidità del percorso di rientro dell immenso debito pubblico. Ieri sera il ministro dell Economia Padoan rappresentava questa posizione: negoziare alcuni cambiamenti al processo di riforme sin qui promesso da Atene, obiettivo che Juncker sta perseguendo, può essere la contropartita per un allentamento dei tempi che regolano le obbligazioni debitorie dei greci. Il Consiglio europeo di oggi si trasformerà, con la presenza del premier ucraino, nell ennesimo vertice di emergenza sulla crisi di Kiev. L urgenza di un accordo con Atene è questione anche di priorità, fra crisi diverse. Marco Galluzzo L INTERVENTO TONY BLAIR «La soluzione di Syriza è un errore ma sull austerità sbaglia anche Bruxelles» C è quanto mai bisogno di un Europa intesa come entità e ideale. I singoli Paesi europei hanno bisogno del potere collettivo dell Europa per affermare i propri interessi e valori e la propria influenza. Eppure, come conferma l impasse sul nodo della Grecia, il continente è in crisi. Molti danno per imminente una sorta di compromesso: che il rimborso del debito sarà in qualche modo posticipato, che il Governo greco e la troika dei creditori Ue, Bce e Fondo Monetario Internazionale accetteranno le condizioni e le due parti troveranno un punto di incontro. Non credo. La Grecia è parte di un problema molto più grande. Atene ha ragione a dire che la situazione non è sostenibile; ma la soluzione che propone è sbagliata. Il resto dell Europa ha imposto alla Grecia un fardello che non potrebbe mai essere sopportato per nessuna durata. Non so cosa succederebbe nel Regno Unito, se la nostra economia si contraesse del 35%; ma sospetto una rivoluzione. Il dilemma davanti a cui si trova la Grecia rispecchia il dilemma dell Europa. Il Paese sa che uscire dall euro sarebbe quanto meno nel breve termine disastroso; ma la sofferenza nel sopportare i vincoli è insostenibile. Ad ogni modo, le riforme strutturali desiderate dal resto d Europa sono effettivamente necessarie. Per questo, il problema del Governo greco non è semplicemente il rimborso del debito, bensì l opposizione alle riforme. Come è stato evidente per qualche tempo, a meno che l Europa riesca a crescere significativamente in termini di occupazione, le tensioni politiche sono destinate ad aumentare. E vero che alcune economie mostrano segni di ripresa. Ma questa purtroppo non è sufficiente o sufficientemente rapida per la politica. Ci saranno delle fratture a sinistra e a destra, e, come spesso accade in questa situazione, l estrema sinistra e l estrema destra si troveranno su un terreno comune. L unica soluzione è che il Centro intervenga nella scena politica europea. Ciò richiede «Date un opportunità alla Grecia», manifestazioni anti austerity ieri ad Atene (Reuters) un importante accordo che stimoli l economia europea sia con mezzi fiscali che monetari, a fronte del quale ogni Paese avvia un programma di riforme strutturali chiaro, misurabile e realizzabile. Ciò non può essere realizzato gradatamente, con una manovra e un Paese alla volta. Funziona solo se tutti ne comprendono i benefici. I Paesi che devono varare le riforme hanno bisogno di un accordo paneuropeo. La Germania ha bisogno di poter giustificare qualunque indulgenza dicendo che gli altri hanno condiviso la sua posizione sulle riforme nel modo realmente necessario per realizzare il cambiamento competitivo di lungo termine. Quello che serve è più di un programma tecnico. L impatto dell accordo deve essere abbastanza grande da rappresentare un Il profilo Tony Blair, 61 anni, è stato primo ministro del Regno Unito per dieci anni (dal 1997 al 2007, quando si dimise). Ricopre ora l incarico di inviato di pace nel Medio Oriente su mandato di Nazioni Unite, Ue, Russia, Usa nuovo passo in avanti; così grande da dominare il dibattito politico europeo; più grande di un accordo isolato sulla Grecia. Altrimenti l Europa non fa altro che tamponare il buco greco: o fa un accordo visto come una rilevante concessione a favore del governo greco, e stabilisce un benchmark di riferimento per gli altri, a scapito di quei Paesi che hanno cercato di adeguarsi alle condizioni europee; o la Grecia cede; o lascia l eurozona. L austerità e le riforme non sono mai state delle buone opzioni per l Europa. Dobbiamo offrire sviluppo e riforme attraverso le politiche macroeconomiche. Questo è sostanzialmente ciò di cui discutono Italia e Francia e con cui molti altri ora concordano. I nazionalisti e i partiti antiriformisti di sinistra o destra offrono come sempre rabbia ma non risposte. Spacciano miti terrificanti e reazionari sugli immigrati; fanno credere che problemi complessi abbiano soluzioni facili e indolori. Inoltre, si percepisce un inquietante autoritarismo appena latente (evidente nell ammirazione per il tipo di leadership di Vladimir Putin). Ma se il centro non s impone, prevarranno le frange estreme. La crisi greca è un opportunità da cogliere. Traduzione di Ettore Claudio Iannelli FINANCIAL TIMES - RIPRODUZIONE RISERVATA La vicenda Il governo appena insediato ad Atene, guidato da Alexis Tsipras, ha chiesto una rottamazione del memorandum firmato con la troika (Bce-Fmi-Ue) Atene sarebbe disposta a rinunciare all ultima tranche di aiuti pari a circa 7,2 miliardi di euro, ma chiede in cambio alla Banca centrale europea di incassare e poi girare alla Grecia i circa 2 miliardi di euro che le banche centrali hanno realizzato come plusvalenza sui bond greci Nel complesso il piano chiesto da Tsipras sarebbe di circa 10 miliardi di euro considerando gli altri 8 miliardi che Atene vorrebbe emettere sul mercato come titoli di Stato Tra le ipotesi anche quella di abbassare l avanzo primario greco dal 3% all 1,5% Il caso In Piazza Syntagma contro Berlino e guardando a Mosca di Maria Serena Natale ATENE «Silenzio, le campane suoneranno, questa è la nostra terra e nessuno ce la toglierà». Dall altoparlante la voce di Mikis Theodorakis canta i versi del grande poeta Yannis Ritsos. Si stringono i greci nella sera gelida, in piazza Syntagma. Narrano la battaglia di Bruxelles, sostengono a distanza i loro campioni. Si scaldano con l ouzo nell ultima neve di una giornata campale, davanti al Parlamento di Atene ma anche a Tessalonica, Patrasso, Lamia, «un soffio di dignità» che arriva a Cipro. «Venceremos» dice in spagnolo uno striscione che unisce la Grecia alla Spagna all Europa. La lotta all austerità, la promessa di riscatto di Alexis Tsipras è il collante della nuova coesione che dà forza al governo nei negoziati. Pure, i versi partigiani di Ritsos, le parole d ordine della resistenza, il rinnovato sentimento antitedesco: nel clima di questi giorni tutto porta il segno di vecchie contrapposizioni. Lo stesso esecutivo mescola nella propria identità populismo di sinistra e nazionalismo. Il recente richiamo di Yanis Varoufakis alla minaccia dell estrema destra non era solo un tentativo di far leva sulla paura. La tregua sociale è fragile. I giochi interni hanno già superato l unità dello stato d emergenza. Prima del voto di fiducia, l ex premier Antonis Samaras ha criticato la rotta di collisione del nuovo esecutivo. E c è chi osserva da lontano. Il ministro degli Esteri Nikos Kotzias ieri era a Mosca, i fratelli russi tendono la mano. Da Pechino arrivano i primi inviti. Nell accordo che Tsipras cerca in Europa si gioca la possibilità dei greci di credere ancora nella politica. «Non ci sottometteremo» ha detto prima di partire. La piazza innalza e abbatte.

12 12 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera

13 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio Primo piano I conti in Svizzera Caso Falciani, scontro Cameron-Miliband Sui finanziatori Tory l ombra dello scandalo dei conti Hsbc. Sorpresa Venezuela, 14 miliardi di depositi Lo scandalo SwissLeaks continua a generare polemiche in tutto il mondo. Uno scontro furioso si è svolto ieri alla Camera dei Comuni fra David Cameron ed Ed Miliband, durante il question time. Il premier britannico si è dovuto difendere dalle accuse lanciate dal leader dell'opposizione dopo che la Bbc ha rivelato i nomi di donatori e politici dei Tory coinvolti nello scandalo Hsbc, tra i quali un ex tesoriere legato a David Cameron. La Bbc ha fatto fra l'altro i nomi del deputato conservatore Zac Goldsmith e di suo fratello Ben, l'armatore Lord Sterling e Georg von Opel, l'erede della casa automobilistica e tra i maggiori finanziatori Tory. In Parlamento, Miliband ha parlato di «un premier inaffidabile circondato da donatori inaffidabili» e puntando il dito contro il capo del governo ha sottolineato che «c'è qualcosa di marcio nel cuore del partito conservatore, e quella cosa sei tu». Sotto accusa la nomina di Stanley Fink (che ha donato 3 milioni di sterline ai Tory) a tesoriere del partito e a lord. Secondo Miliband il finanziere è coinvolto in attività di elusione fiscale. Cameron ha ribattuto con molta durezza: «La differenza fra te e me ha detto rivolto al leader laburista è che quando la gente dona al partito conservatore non sceglie i candidati, non sceglie i programmi, non elegge il leader», sottolineando che «la sola ragione per cui tu sei seduto lì è perché un gruppo di La lista Tra i politici coinvolti nello scandalo c è un ex tesoriere legato al premier britannico leader sindacali ha deciso che tu eri più a sinistra di tuo fratello». Dalla Gran Bretagna alla Tunisia, dove martedì è stata aperta un inchiesta giudiziaria per riciclaggio di denaro. La pubblicazione dei dati consegnati alle autorità di molti Paesi (dalla Spagna agli Stati Uniti) dall ex impiegato dell Hsbc Hervé Falciani ha rivelato, oltre nomi noti e meno noti, fenomeni sorprendenti. Tra questi il fatto che il Venezuela che è al terzo posto dietro la Svizzera e il Regno Unito tra i Paesi per l importanza degli importi che suoi cittadini hanno investiti in banca. La cifra è record: 14 miliardi e 790 milioni di dollari. Chi c è dietro questi numeri astronomici? I giornalisti venezuelani Joseph Poliszuk e Emilia Diaz-Struck, il cui Armando media.info è un partner del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ), che ha lavorato su SwissLeaks, hanno pubblicato il nome dell attuale ministro delle Finanze del Venezuela che ha aperto un conto nella filiale svizzera di Hsbc nel Altri conti sono stati aperti in seguito. In particolare, secondo quanto riferisce sul suo sito il quotidiano elvetico Les Temps, i riflettori sono accesi sul nome di Alejandro Andrade, ex guardia del Hervé Falciani, ex dipendente del colosso svizzero Hsbc, ha rivelato i nomi dei titolari di depositi della banca per 100 miliardi corpo di Hugo Chavez, che poi è stato presidente della Banca di sviluppo economico e sociale del Venezuela ormai conosciuta con il nome di Bandes. Secondo SwissLeaks, quest uomo vicino a Hugo Chavez aveva 11,9 miliardi su un unico CHI HA DETTO CHE LE JAGUAR SONO IRRAGGIUNGIBILI? account. Per fare un confronto come ordine di grandezza, nel 2007, il Pil pro capite del Venezuela è stato pari a dollari. Dopo la pubblicazione di Armando media.info, Andrade è rimasto in silenzio. E in Venezuela l opposizione reclama a gran voce una Commissione d inchiesta. Il premier italiano Matteo Renzi, invece, ha messo l accento sulla lotta all evasione fiscale, citando lo scandalo. Ha twittato che «il caso Falciani è emblematico: su oltre 700 milioni, recuperati meno di 30. Ecco perché bisogna cambiare la delega fiscale». Il problema emerso su scala globale con SwissLeaks non è però solo legato all'evasione delle tasse. Il nodo più problematico anche in relazione ai nuovi possibili venti di guerra contro l Isis (dopo la richiesta di Barack Obama al Congresso di autorizzare l intervento di terra contro il Califfato), è il fatto che gli stessi canali usati per evadere il Fisco, l Hsbc li ha messi a disposizione dei finanziatori di Al Qaeda. M. Antonietta Calabrò JAGUARXFR-SPORTLAUNCHEDITION. LOSTILESPORTIVOÈGIÀSULLATUASTRADA. CosapotevamoaggiungereallatecnologiaevolutaealpiacerediguidadiXF?LostilesportivodiJaguar XF R-Sport Launch Edition. Il design dinamico è accentuato dal body kit aerodinamico, prese laterali in stile R,soglied ingressoevolanteconlogor-sport.all interno,comfortecuraneidettagli.unesempio? 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I nomi Si allarga ancora lo scandalo dei presunti evasori, clienti della Hsbc di Ginevra I primi nomi eccellenti sono stati resi noti da Hervé Falciani, l ex impiegato ha rivelato i conti segreti utilizzati per evadere, per riciclare e per finanziare il terrorismo (a cominciare da Al Qaeda ) Il caso Le Monde, l editore accusa il giornale: è stata solo delazione di Stefano Montefiori on è per questo che sono venuto «N in soccorso di Le Monde, che ho permesso ai giornalisti di essere indipendenti», dice con una certa dose di paternalismo Pierre Bergé, co-proprietario del quotidiano parigino assieme a Xavier Niel e Matthieu Pigasse. L editore si dissocia dall inchiesta SwissLeaks, proprio nei giorni in cui Le Monde le dedica pagine e pagine. L 84enne Bergé, che con il compagno Yves Saint Laurent fondò un impero della moda, non è nuovo a interventi irrituali: protestò con forza quando Le Monde pubblicò una pagina a pagamento contro le nozze gay, più di recente ha espresso la sua disistima Chi è Pierre Bergé è presidente del consiglio di sorveglianza di Le Monde per il supplemento culturale Le Monde des livres e in particolare per un articolo poco ossequioso verso il premio Nobel per la letteratura, Patrick Modiano. Stavolta Bergé è indignato per l inchiesta SwissLeaks pubblicata da decine di giornali internazionali ma che parte dal lavoro di due celebri (in Francia) reporter di Le Monde, Gérard Davet e Fabrice Lhomme. Bergé ha rilasciato alla radio Rtl un intervista molto dura: «Il ruolo di un quotidiano è quello di gettare in pasto il nome delle persone? Questa è delazione, è populismo, fatto per assecondare gli istinti peggiori. Sono dei metodi riprovevoli». Bergé cita il caso di Gad Elmaleh, un attore che compare nell inchiesta SwissLeaks nonostante abbia regolarizzato la sua posizione da tempo. La reazione della direzione e dei giornalisti è altrettanto dura. «Come sua abitudine, Pierre Bergé è uscito dal suo dovere di riservatezza in spregio al patto che aveva co-firmato con il gli altri azionisti nel 2010 si legge in un comunicato della Società dei redattori. Questo non ha impedito e non impedirà ai giornalisti di lavorare serenamente». La direzione, guidata da Gilles Van Kote, si dice «orgogliosa che la nostra redazione sia all origine dell inchiesta», e condanna l ennesima «intrusione nel contenuto

14 14 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Politica Aut aut di Berlusconi a Fitto. Lui: che fai, mi cacci? L ex premier: «Ha quindici giorni per decidere, o sta dentro o sta fuori. E se va da solo non arriva all 1,3%» L ipotesi della sospensione dal partito. L eurodeputato contrattacca: stai sbagliando tutto un altra volta ROMA La prima volta gliel ha detto in faccia, stavolta in contumacia. Non c era Raffaele Fitto, da europarlamentare nemmeno ne aveva diritto, alla riunione dei gruppi parlamentari di ieri, e non c era nessuno della sua folta pattuglia di parlamentari, che hanno ostentatamente disertato la riunione. Ma Silvio Berlusconi il suo «ti caccio» lo ha pronunciato lo stesso, anche se per ora sotto forma di ultimatum: «Non si può andare avanti così. In un partito c è una minoranza e una Le riforme Resta il mistero su come Forza Italia voterà sulle riforme: decideremo alla fine maggioranza, si vota, chi perde si adegua. Ho usato tutta la mia pazienza, per mesi, ora basta, Fitto e i suoi decidano: hanno una settimana, quindici giorni massimo, poi o stanno dentro e se ne vanno». Giurano i suoi che l uscita non fosse premeditata, e smentiscono la ricostruzione che nel documento sulla linea politica poi fatto votare ci fosse un passaggio poi cancellato che alludeva e che avrebbe permesso la cacciata dei ribelli. Ma il dibattito più d uno ha stigmatizzato l assenza e anche i voti in libertà dati dai fittiani il nervosismo per giorni pesantissimi, hanno portato Berlusconi a sfogarsi contro l ex L intervista Camera Berlusconi alla riunione dei gruppi di FI (Benvegnù) governatore «Se va da solo con una lista sua, dicono i sondaggi, non arriva all 1,3%» e a ipotizzare un provvedimento concreto: «Mi dicono che si potrebbe arrivare alla sospensione per tre mesi». Mentre alcuni parlamentari obiettavano che, da Statuto, la sospensione non sarebbe prevista, e mentre Matteoli e poi Minzolini bloccavano col loro intervento il tentativo di voto per alzata di mano sollecitato da Berlusconi sulla possibile espulsione-sospensione dei fittiani («Non possiamo dividerci, siamo già pochi!»), ecco arrivare la nota stupita di Fitto. «Perché dovremmo essere cacciati? Perché facciamo opposizione? Perché abbiamo avuto ragione sulle riforme e, purtroppo, su tutto il resto? Perché troviamo surreale il passaggio in due giorni da Forza Renzi a Forza Salvini?». Fitto, che preferisce essere «antipatico e non abile nello sport dell ossequio a corte», convinto che non esistano né gli organi né le ragioni per decretare una sua espulsione o sospensione, continua a battere sul tasto della perdita di consensi elettorali e degli errori: «Ancora una volta stai sbagliando tutto». E incalza: «Ancora non ci hai detto cosa faremo sulle riforme». Sì perché nella lunga riunione sfogatoio Berlusconi non ha chiarito come voterà FI: «Decideremo alla fine», dipenderà da quante eventuali modifiche ai testi di riforma costituzionale e legge elettorale saranno recepiti dal governo. Una linea votata all unanimità ancora non definita dunque, nonostante l ex premier abbia ribadito che il patto del Nazareno non c è più, e non certo per colpa di FI ma di un Pd che «si è rimangiato la parola data», arrivando a imporre una «scelta non condivisa» su una «persona degna» come comunque è Mattarella. Un tragico errore il Nazareno? Se è così, Berlusconi se ne prende la «responsabilità, che è tutta mia, io ho deciso, è stato un gesto nobile il mio, ci avevo Le alleanze L ex premier sulla Lega: non esiste che loro vincono in Veneto e noi perdiamo in Campania creduto», per questo basta adesso con le «recriminazioni» e i processi, perché bisogna guardare avanti. A un partito choccato dalla ricerca immediata dell abbraccio con la Lega, Berlusconi assicura che non ci saranno cedimenti: con il Carroccio l alleanza va avanti da anni («Ora saranno anti-euro, ma vi ricordo che prima erano secessionisti...») e proseguirà, ma FI avrà sempre «un ruolo centrale, mai subordinato», e non accetterà «alcun diktat, né sui candidati né sulle alleanze: non esiste che loro vincono il Veneto e noi perdiamo la Campania...». P.D.C. Il precedente «La storia si ripete» Fini e quelle parole che ritornano U n salto a ritroso nel tempo e un parallelo non proprio benaugurante. La data è il 22 aprile Alla direzione nazionale del Pdl Berlusconi dice a Fini di dimettersi. Lui, dalla platea, gli urla: «Che fai, mi cacci?» (foto). A luglio è rottura, con la nascita dei gruppi parlamentari di Futuro e libertà. Per l ex presidente della Camera è l inizio di una parentesi politica poco fortunata. A dicembre tenta di sfiduciare l esecutivo con il Terzo Polo: obiettivo mancato. E Fli pian piano si sfilaccia fino allo 0,5% delle Politiche Ieri Fitto, riferendosi all ex Cavaliere, ha citato proprio il famoso «Che fai, mi cacci?». E Fini ha commentato così gli scontri in Forza Italia: «È una cosa che non mi ha sorpreso affatto. La storia si ripete». Caldoro: non servono scelte aventiniane E in Campania vado avanti con Ncd Berlusconi Non si può andare avanti così In un partito ci sono una minoranza e una maggioranza Si vota, chi perde si adegua Fitto Cacciati perché avevamo ragione sulle riforme? Perché troviamo surreale passare da Forza Renzi a Forza Salvini? NAPOLI Se usasse il gergo renziano, delle aperture di Berlusconi alla Lega direbbe: «Ce ne faremo una ragione». Però a Stefano Caldoro verrebbe quasi da dire «se ne faranno una ragione». Per questioni di stile e di opportunità non lo dice, ma le sue riflessioni sembrano portare lì. Ha governato la Campania Cosentino «È una leggenda che Cosentino fosse uno che garantiva chissà quale massa di voti» negli ultimi cinque anni e si candida a farlo ancora nei prossimi cinque: Salvini può essere un problema? «No, non direi proprio. La questione della Lega va ricondotta alla volontà di Berlusconi di tenere unito il quadro dell alleanza moderata. E ci sono anche loro, da sempre». Ma come glielo spiega che in Campania non ha mai rotto con gli alfaniani? «Il punto non è spiegare, il punto è mettere sul piatto quello che si è fatto». E lei cosa mette? «Cinque anni di buon governo. E non solo io, lo stesso Questa alleanza ha funzionato Sarebbe sbagliato toccarla vale per Lombardia e Veneto, per esempio, dove il presidente è della Lega. Tra l altro Forza Italia e Lega già governano insieme e già hanno governato insieme in passato. Quindi tutta questa novità forse nemmeno c è». Presidente, lo sa bene che molte cose sono cambiate. «D accordo, oggi Salvini può porre dei veti, ma qui non è il caso che lo faccia. Quando parlo di risultati, di buon governo, non dico cose astratte. La Regione Campania ha recuperato su molti fronti, e appena due giorni fa l Istat ha certificato che nel biennio solo qui e nella provincia di Bolzano non si è perso ricchezza. È un dato importante, mi sembra, no? E questi risultati si sono ottenuti con un alleanza di governo che ha funzionato». E che quindi lei ritiene valida anche per il futuro. «Sicuramente. Ma non è che lo ritenga io: è logico e naturale mantenere compatta una alleanza che ha dimostrato di funzionare. È fare il contrario che sarebbe assolutamente sbagliato». Sempre a proposito di Lega, non teme che la strategia di Berlusconi possa allontanare elettori al Sud? «E perché? Mica è una alleanza nuova, e non ci ha mai penalizzato». E non poter contare sui voti che portava Cosentino nemmeno la preoccupa? «È una leggenda che Cosentino fosse uno che garantiva chissà quale massa di consensi. Quando io ho vinto in Campania, il centrodestra vinceva anche altrove. Avevamo accumulato grande credito presso gli elettori e venivamo premiati. Il controllo di pacchetti di voti forse può essere possibile in un piccolo centro, ma quando si vota per le Regionali sono altre le cose che contano e che spostano l ago della bilancia da una parte o dall altra». Oggi che è rimasto di quel A Napoli Primo incontro con la stampa nel quartiere Sanità di Napoli per Gennaro Migliore, deputato passato da Sel al Pd e candidato alle primarie di centrosinistra per la scelta del nome da schierare nella corsa del prossimo maggio alle Regionali campane: #VaiMò è lo slogan che ha scelto per la campagna elettorale (Ansa) credito? Le spaccature certo non aiutano a fare proseliti. «Le minoranze servono sempre, purché siano di stimolo al dibattito interno. Quello che proprio non serve sono le scelte aventiniane, e chi le fa sbaglia». Ha appena passato due ore a colloquio con Berlusconi. È sempre lui il suo punto di riferimento? «Berlusconi è il perno per il futuro dell area moderata». Ma lei stava per essere designato erede, sembrava destinato a un ruolo nazionale di rilievo. Perché ha scelto di candidarsi di nuovo alla Regione Campania? «Nei momenti difficili bisogna fare le scelte difficili. E chi governerà le Regioni nei prossimi anni avrà davvero un compito difficile davanti, perciò ho deciso di restare». La riforma? «Sì, la riforma del sistema Stato-Regioni e la creazioni delle macro-regioni. Se non si esce dalla situazione ibrida in cui siamo si accumuleranno soltanto pericolosi ritardi». Sinceramente: crede davvero che si farà questa riforma? «Tutti dicono di volerla. Speriamo». Fulvio Bufi Chi è Stefano Caldoro, 54 anni, ex socialista, esponente di Forza Italia, eletto alla Camera nel 1992 e poi nel 2008, ministro per l Attuazione del programma nel Berlusconi III, è governatore della Campania dal 29 marzo È vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni in quota centrodestra

15 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 POLITICA 15 Il retroscena di Paola Di Caro Così la fronda aspetta le urne per scatenare il «big bang» La rabbia del leader contro l ex pupillo: è me che vuole azzerare Dietro le quinte Teramo laurea «l innovatore» Marco Pannella ROMA Quello che gli fa più male, dice continuamente ai suoi, è non capire «cosa vuole davvero Fitto: gli ho offerto tutto, tutto, ma ha sempre e solo detto no». Ma probabilmente la verità è un altra: Silvio Berlusconi dentro di sé sa benissimo cosa vuole Fitto, solo che gli riesce difficile perfino esprimerlo. Lo sa da mesi che con l ex governatore ribelle non c è più spazio per una mediazione che accontenti tutti, nonostante continui a provarci, nonostante insista nell offrirgli ruoli sempre più di prestigio, «scegli tu quale» ha ripetuto anche negli ultimi incontri in cui il dialogo si è fatto sempre più serrato, e sempre più tra sordi. Berlusconi sa, insomma, che l unica cosa che Fitto potrebbe accettare è quella che lui non può dargli: un partito «normale», scalabile, dove tutte le cariche sono in discussione, perfino quella indiscutibile. La sua. E ieri, quando la miccia è stata accesa da chi nel gruppo gli ha chiesto se era possibile continuare così, con gente che nemmeno «si presenta e vota come gli pare», Berlusconi ha detto ciò che gli fa male pure pensare: «Fitto chiede l azzeramento? Ma lo dica chiaramente che vuole il mio, di azzeramento!». Fitto, ovviamente, si guarda bene dal dirlo. Ma non c è mossa che non appaia orientata all obiettivo che Berlusconi paventa. Intanto, il grande capo non lo chiama più leader ma, come è accaduto giorni fa, «icona». Non lo mette in discussione, ma cerca di cancellare passo dopo passo il suo mondo. Lo fa chiedendo l azzeramento, appunto, di ogni organo, carica, decisione che da Berlusconi promana. Lo fa contestando la linea del fondatore, attribuendo gli errori non a lui ma a chi «gli sta intorno, e gli dice sempre di sì portandolo al disastro». Lo fa, soprattutto, immaginando che la via imboccata dall ex premier porterà in tempi brevi le Regionali potrebbero essere l appuntamento clou al big bang di FI e di chi l ha condotta finora. E, a quel punto, solo chi come lui non si sarà in qualche modo «contaminato» con il gruppo 130 i parlamentari attualmente iscritti ai gruppi di Forza Italia: sono 70 nell aula di Montecitorio e 60 in quella di Palazzo Madama di potere di Arcore o di San Lorenzo in Lucina o del Parlamento potrà raccogliere il bastone del comando ed esercitarlo per ricostruire l area moderata. In questo cammino si inserisce l iniziativa dei «Ricostruttori» primo appuntamento a Roma il 21 del mese, che sarà seguito da altri eventi in parecchie città d Italia, così simile all apparenza a quello dei «Rottamatori» di Renzi. E in questa strategia si capiscono gli strappi continui, il controcanto, la dichiarata contrarietà a tutto e su tutto che fa impazzire Berlusconi. Ormai, i due non sono d accordo più su nulla, nemmeno sulle ricostruzioni. «Questa persona così ha chiamato il ribelle Berlusconi mi ha chiesto di convocare un ufficio di presidenza non allargato ma con gli aventi diritto: l ho fatto e lui non è venuto, e ha tenuto in contemporanea una conferenza stampa!». «È falso! Gli ho detto che quell organo doveva azzerarlo, e comunque non mi aveva neanche invitato», la replica. «A questa persona avevo chiesto di farmi una relazione con dei suggerimenti su come democratizzare il partito, mai avuta risposta». «Ma quale relazione, io gliel ho detto chiaro: azzerare tutto, ed eleggere tutto dal basso. Lo dico in pubblico e in privato». Uscirne diventa arduo, regole chiare non ce ne sono, tutto può succedere. Berlusconi continua a chiedere in giro se esiste un modo per liberarsi di Fitto e dei suoi, gli hanno spiegato che no, servono i probiviri, ma «forse una sospensione si potrebbe fare», e ieri ci ha provato anche a far votare ai suoi l idea: parecchie mani si sono alzate fino a quando il saggio Matteoli magari ricordando la drammatica rottura con Fini non ha fermato tutti con un intervento per chiedere «l unità». E dire che ogni volta lo ripete: «Non voglio fare di lui una vittima, avrebbe solo da guadagnarci». Ma tra vittime e carnefici, quando parla di Fitto, per Berlusconi è ormai difficile vedere la differenza. Tensioni Raffaele Fitto porta avanti da tempo dentro Forza Italia una battaglia sul rinnovo della classe dirigente e sulla trasparenza interna. In più, ha sempre contestato il patto del Nazareno e dopo il voto sul Colle, e la conseguente rottura dell intesa tra Renzi e Berlusconi, ha chiesto l azzeramento delle cariche azzurre La fronda che fa capo a Fitto (sono 36 parlamentari in tutto) ha intenzione di presentare emendamenti propri al ddl Boschi sulle riforme e non esclude di esprimersi contro in occasione del voto finale. Per il 21 febbraio, a Roma, Fitto ha già annunciato la convention dei cosiddetti «Ricostruttori» e invitato Berlusconi a partecipare Nel 2007 andò a Luciano Ligabue. E qualche mese fa sembrava sul punto di ottenerla Louise Veronica Ciccone, alias Madonna, i cui nonni erano di Pacentro (L Aquila). Alla fine, invece, la laurea honoris causa dell università di Teramo, andrà a Marco Pannella. Il fondatore del Partito radicale riceverà l onorificenza il 20 febbraio, a Teramo, sua città natale. Motivazione: «Le straordinarie innovazioni introdotte nel linguaggio politico e comunicativo». Interverrà anche un altro abruzzese doc, Gianni Letta. Pannella, che terrà una lectio magistralis, era in lizza dal 2009: dopo lunghe polemiche la sua candidatura è rispuntata. (Alessandro Trocino) Gli indipendentisti e quel dialogo che tenta Moretti Alessandra Moretti (nella foto) per sfidare Luca Zaia in Veneto cerca di allargare i confini del centrosinistra verso le aree a cavallo tra l autonomismo e l indipendentismo. La vincitrice delle primarie sta tentando di «dialogare» con Franco Rocchetta, venetista della prima ora, protagonista di una carriera altalenante (nel 1994 sottosegretario con Berlusconi, nel 2014 arrestato per eversione e poi prosciolto). A sorpresa il fondatore della Liga ha votato alle primarie, seppure per Simonetta Rubinato. La vicinanza c è, ora bisogna tessere la tela. (Cesare Zapperi) T-shirt Daniela Santanchè mostra a Gabriella Giammanco, Michaela Biancofiore e Ignazio La Russa una maglietta di solidarietà al benzinaio che ha ucciso un rapinatore (Benvegnù) Si vota: le regole del gioco cambiano in 7 Regioni su 7 Dal premio «ad personam» alla tagliola anti piccoli le leggi che fanno infuriare le opposizioni MILANO Si litiga anche sulle regole del gioco. In vista del voto di maggio per le Regionali, le discussioni non riguardano solo chi scenderà in campo (candidati e alleanze), ma anche le leggi elettorali. I consigli delle sette Regioni chiamate alle urne le stanno riscrivendo, o lo hanno appena fatto. E, quasi ovunque, maggioranza e opposizione si lanciano reciproci strali: l accusa che si sente, spesso, è che chi pregusta la vittoria voglia blindarla. Alcuni interventi sono necessari: bisogna adeguarsi al taglio del numero dei consiglieri. E stanno scomparendo, sull onda degli scandali sulle spese pazze, i listini bloccati. Però, avviata la riscrittura, tutto è possibile. In Campania è stata battaglia contro un emendamento, presentato dalla maggioranza di Caldoro, che voleva portare dal 3 al 10% la soglia di sbarramento per le liste singole. Una tagliola che avrebbe scongiurato le tentazioni di fuga dalle coalizioni (per esempio dei centristi) e alzato l asticella per chi di alleanze non ne fa mai, come il M5S («Non ci lasceremo intimidire», ha risposto Di Maio). Poi quasi tutti, nell opposizione, hanno gridato al «golpe». E la norma è stata ritirata. È invece ancora guerra in Puglia. Dove Michele Emiliano ha detto ai suoi, i consiglieri pd, che chi voterà contro la doppia preferenza uomo/donna potrebbe non essere ricandidato. E l opposizione ha chiesto l intervento del capo dello Stato: «Minacce inaccettabili. Secondo la Costituzione i consiglieri non possono essere chiamati a rispondere dei voti», per il capogruppo FI Ignazio Zullo. Ma In Veneto Lo scontro sul vincolo dei due mandati: ci sarà, ma dal 2025 Ricandidature salve lo scontro riguarda anche altro. Lo sbarramento, ora al 4%, che si vuole abbassare, o alzare, in base ai calcoli. E il premio di maggioranza: la tentazione del Pd è di collegare il bonus al vincitore (che varia: più voti prendi, più alto il premio) alle preferenze ottenute dal candidato presidente e non soltanto a quelle delle liste. Perché? A sentire l opposizione, che parla di «legge ad personam», il motivo è che si prefigura che Emiliano prenda più voti della sua coalizione e si voglia far pesare il risultato. Intanto la legge tarda ad arrivare in consiglio. Così come tarda la legge elettorale in Liguria. Dove, da statuto, è necessaria una maggioranza qualificata (27 su 4o consiglieri) che non si è mai trovata: perché sull abolizione del listino sono tutti d accordo, ma quando ci si trova a votare l accordo scompare. In Veneto è stata bagarre in Aula per l approvazione, il 22 gennaio, della legge elettorale. Lo scontro riguardava la doppia preferenza di genere, che non è passata, e il vincolo dei due mandati per i consiglieri. Questo, sì, approvato, ma in versione soft: non sarà retroattivo, varrà dal 2025 e le ricandidature intanto sono salve. Renato Benedetto Torna l ex sindaco che fu denunciato da Manzione Massimo Mallegni, 46 anni, albergatore e, prima di finire in carcere nel 2006 (da innocente), sindaco di Pietrasanta, ci riprova. È stato ricandidato dal centrodestra come primo cittadino. A mandarlo in galera era stata una complessa vicenda partita da una denuncia dell allora comandante dei vigili, Antonella Manzione, che Renzi ha chiamato alla guida del Dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi. A far arrestare Mallegni (sarebbe piaciuto a Berlusconi come candidato alle regionali) era stato il fratello di Antonella, Domenico Manzione, allora pm e oggi sottosegretario agli Interni del governo Renzi. (Marco Gasperetti)

16 # 16 POLITICA Il testo L 8 agosto Palazzo Madama approva in prima lettura il ddl Boschi che trasforma il Senato in Camera delle autonomie composta da sindaci e consiglieri regionali e modifica il Titolo V della Costituzione: il testo passa con 183 sì e 4 astenuti Dopo la pausa per l elezione al Colle, martedì il ddl è tornato alla Camera. Restano da votare ancora centinaia di emendamenti su punti minori: la maggioranza sta cercando di trattare con le opposizioni affinché vengano ritirati quelli più ostruzionistici, in cambio di tempi di discussione più ampi L intervista di Monica Guerzoni Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera Riforme, il sì finale rinviato a marzo Via libera della Camera alla seduta fiume. FI e Lega ritirano i subemendamenti. Proteste e rissa in Aula ROMA Sì alla seduta fiume chiesta dal Pd contro l ostruzionismo. Ma alla Camera scoppia la bagarre con i deputati del M5s che insultano la presidente Boldrini. E si sfiora la rissa tra Lega e Ncd. La minaccia finale di Matteo Renzi aveva provocato il ritiro di tutti i subemendamenti da parte di Forza Italia e Lega. Ma non è bastato e il voto finale alla Camera slitterà ai primi di marzo. A Sky Tg24 in serata il premier aveva chiarito: «Quei deputati che urlano in Aula non stanno facendo il proprio lavoro. Va bene il confronto ma sono passati sei mesi dalla prima lettura. Abbiamo dato disponibilità a discutere ma l impressione è che non vogliano discutere nel merito. Queste riforme le portiamo a casa». Le cose sono mutate all improvviso nei giorni scorsi. Come riassumeva il presidente emerito Giorgio Napolitano, ieri in Senato, commentando la rottura del patto del Nazareno: «Mi pare si sia passati da un accordo non su tutto a un disaccordo su tutto». Che non ferma le riforme, ma certo rischia di rallentarne l iter. Dopo le proteste di martedì sera, Renzi aveva dato il via libera per concedere più tempo alle opposizioni. Così ieri mattina, la presidente della Camera Laura Boldrini comunica che le opposizioni avranno un terzo del tempo in più. La presidente auspica però che «da parte delle opposizioni ci sia una condotta che si concentri sul merito e non su pratiche ostruzionistiche; e, da parte della maggioranza e del governo, un atteggiamento di apertura». Ma la situazione non migliora. Votato l articolo 117 della Costituzione, l Aula rischia il pantano. Il capogruppo Roberto Speranza fa sapere che «di fronte ai veti, il Pd dice no». Renato Brunetta definisce Renzi una «tigre di carta», perché dopo avere «minacciato il Parlamento, ora ha fatto marcia indietro». Nichi Vendola protesta: «Mica stiamo qui a infornare le pizze, stiamo cambiando la Costituzione». Il Movimento 5 Stelle chiude ogni spiraglio: «La richiesta è tardiva». Di fronte alle reazioni, Speranza avverte: «Se le opposizioni non dovessero rinunciare ai subemendamenti, non avremmo altra strada che chiedere in Aula la seduta fiume». La ragione della necessità della «seduta fiume» è tecnica: così si evita di presentare una valanga di emendamenti. La trattativa serale conduce Forza Italia e Lega a rientrare dall ostruzionismo ma non M5S: la seduta fiume si rende necessaria per articoli ed emendamenti e quindi il voto finale deve slittare. Al. T. Ministro Maria Elena Boschi, 34 anni, ieri alla Camera durante i lavori sul ddl di riforma costituzionale che porta il suo nome (Ansa) «Irrobustisco il sistema, così niente urne Io responsabile ma non come Scilipoti» Naccarato: voto anticipato? Un anomalia. Più sono i rischi più gli stabilizzatori Chi è Paolo Naccarato, 56 anni, già stretto collaboratore di Francesco Cossiga, con cui diede vita all Udr, è stato sottosegretario alle Riforme dal 2006 al 2008 Candidato in Senato con la Lega alle Politiche 2013 non viene eletto ma subentra a maggio al dimissionario Garavaglia. A novembre aderisce a Ncd, ora è nel gruppo Grandi autonomie e libertà (Gal) ROMA Quanti stabilizzatori ha arruolato? «Niente nomi, né numeri. Al momento opportuno Renzi avrà da Palazzo Madama positive sorprese». Il senatore-velista Paolo Naccarato si è dato una mission, garantire una «rete di stabilizzatori che proteggano la navigazione del governo da beccheggi e sussulti». Prevede tempesta? «Al Senato mare calmo e vento di brezza. È una fase di assestamento, paragonabile ai primi mesi del governo Letta». L identikit del nuovo responsabile? «Un singolo collega che sente forte il compito di garantire la realizzazione di un vasto programma di riforme. Un senatore che crede nell esigenza di irrobustire il sistema e consentire il rilancio del Paese». Obiettivo alto e nobile. «Ho già capito la sua obiezione. Adesso mi chiederà se stiamo con Renzi per mantenere la poltrona». Glielo chiedo, sì. «È un obiezione facile e vale per tutti, per i medici, per i presentatori tv, per i giornalisti. Ognuno è chiamato a fare il suo dovere. Le elezioni anticipate sono una anomalia e io spero che Renzi, vivaddio, voglia romperla. Noi lo aiutiamo a conseguire il record». C è da pagare il mutuo, disse a suo tempo Razzi. «Io sono un politico che si è formato nella preistoria. Un democratico cristiano non pentito, di rito cossighiano. Per me vengono prima valori come l etica della responsabilità e il senso delle istituzioni, se poi lei questi valori li vuole scambiare con altro faccia pure». Lo dice Renzi che state con lui perché non volete votare. «Non è così. Se da qui al 2018 abbiamo risolto 10 grandi problemi, a me del mutuo dei colleghi interessa poco. Anzi, ne facciano pure un altro, di mutuo, basta che rispondiamo alle esigenze degli italiani». Razzi e Scilipoti furono trattati da traditori, voi invece siete eroi della Patria? «Similitudini sbagliate, Renzi è l iniziatore di una nuova era. Sta dimostrando un senso della realpolitik più forte dei suoi predecessori e io lo apprezzo». Quanti senatori porterà in dote a Renzi? «Sia chiaro che aiutare Renzi è mio dovere, non chiedo nulla in cambio. È una presa di coscienza collettiva, nessuno di noi tratta sotto banco qualcosa. Ma più aumentano i rischi, più crescono gli stabilizzatori. Problemi di numeri Renzi non ne avrà, punto. Lui ha una forza di calamita. Ed è l ultima occasione di cambiare questo Paese». Il senatore D Anna, che sta con lei nel gruppo Gal, ha fatto al «Corriere» i nomi degli «stabilizzatori». Ci ha preso? «Trovo eticamente sgradevole fare nomi. Da sincero democratico io mi comporto secondo coscienza e alla luce del sole, perché il mio maestro Cossiga così mi ha insegnato». I «toscani incappucciati di Verdini»? «Io sono calabrese, non toscano. Incappucciati non so, filotoscani però sono in diversi». Davico e Caridi? «Non confermo nulla, non conosco nessuno». Ferrara, Mauro, Scavone, Compagnone... «Non faccio nomi, siamo FI rischia di perdere tanti eletti Se il Pd si insedierà al centro avrò una attrazione quasi fisica Area popolare Schifani capogruppo al Senato Tocca a Renato Schifani raccogliere il testimone alla guida di Area popolare al Senato (il gruppo che riunisce esponenti di Ncd e Udc) lasciato nei giorni scorsi da Maurizio Sacconi, dimessosi per non aver condiviso la linea sull elezione del nuovo capo dello Stato. L ex presidente di Palazzo Madama ieri è stato eletto per acclamazione su proposta del leader di Ncd Angelino Alfano. Il presidente vicario, invece, sarà Luigi Marino. A Schifani sono arrivate le congratulazioni della collega capogruppo della Camera Nunzia De Girolamo e di molti parlamentari di altri partiti. stabilizzatori adulti e consapevoli. Questa volta, o la va o la spacca. O con Renzi vince l Italia o corriamo seri rischi di una deriva greca». Stabilizzatori in arrivo anche da Forza Italia? «Berlusconi rischia di perdere pezzi e io gli rivolgo un appello. Caro Silvio, resta lo statista cui sempre hai aspirato e aiuta il Paese a uscire da una drammatica crisi. Altrimenti avrai nuove delusioni e FI rischia una progressiva, irrecuperabile irrilevanza». Quanti ne può perdere FI? «Un numero a 2 cifre. Berlusconi sia cauto, perché ha trovato uno più furbo di lui. I due si somigliano in modo straordinario, Silvio è innamorato di Matteo e guarda con un po di invidia al quarantenne che ha davanti una vita e può realizzare quel che lui pensò nel 94». Lascerà Gal, dopo aver veleggiato dall Udr a Italia futura, dalla Lega al Ncd? «Quando il Pd diventerà davvero il partito della nazione e si insedierà al centro dello schieramento politico, per me sarà un momento di assoluta attrazione. Quasi fisica». Naccarato nel Pd? «Quando Renzi aggiungerà una c e lo chiamerà Partito democratico e cristiano, il Pdc sarà casa mia». Il costituzionalista Barbera e l Italicum prima di metà 2016: a Renzi non è utile ma basta una legge MILANO Quanto è salva la legislatura con la clausola di salvaguardia? L Italicum ora aspetta solo il sì, definitivo, della Camera. Ma non sarà in vigore prima di luglio 2016: così recita, appunto, la clausola alla legge elettorale caldeggiata da chi temeva un immediato ritorno alle urne. Postilla che sarebbe aggirabile, secondo i sospetti di minoranza pd e opposizione, con un semplice decreto. «È una norma come le altre. E sarebbe aggirabile, non con un decreto, ma con un articolo di legge», spiega Augusto Barbera, professore emerito di Diritto costituzionale. Che però aggiunge di «non capire il sospetto»: «Renzi ha interesse a portare avanti la riforma costituzionale». Perché se si andasse a votare prima della riforma, Palazzo Madama sarebbe eletto con il Consultellum, proporzionale, senza premio: «E Renzi, in caso di vittoria, si troverebbe come Bersani, con una maggioranza forte alla Camera e senza i numeri in Senato». La vera clausola di salvaguardia, per il costituzionalista, è quindi la riforma del bicameralismo. Ma quali sono i tempi? Non lunghissimi, assicura Barbera: «La riforma ha già avuto il suo momento di svolta». Quando, alla Camera, a gennaio, è stato fermato il blitz della minoranza dem che voleva abolire i senatori di nomina presidenziale. «Perché la minoranza cosiddetta di sinistra ha insistito tanto sui cinque senatori nominati dal capo dello Stato? Perché sarebbe stato il grimaldello. Avrebbero modificato la composizione della nuova assemblea e consentito quindi al Senato di ridiscutere quanto a fatica si era già deciso nell agosto scorso, la non elettività. A questo punto si è invece realizzata la cosiddetta doppia conforme per cui il Senato non può più intervenire sul punto. Potrà farlo solo sulle parti, meno politicamente laceranti, in cui la Camera sta modificando il testo pervenuto dal Senato». La previsione del professore è che il prossimo gennaio circa si voti per il referendum sulla riforma. Ecco le tappe: «Il testo, dopo il via libera della Camera, può tornare subito in Senato, perché sono trascorsi i tre mesi dalla prima lettura (di agosto) previsti dalla Carta. E in primavera potrà tornare alla Camera: la seconda deliberazione potrà avvenire a luglio. Poi trascorreranno altri sei mesi per il referendum». Quindi si potrebbe votare già nella primavera 2016, modificando la clausola, o nell autunno Ma in Aula l ostruzionismo non inciderà? «Invece di votare sabato, alla Camera voteranno un po più tardi. Tutti gli ostruzionismi servono per richiamare l attenzione dell opinione pubblica, ma raramente durano più di qualche settimana». Re. B.

17 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 POLITICA 17 La Nota di Massimo Franco UN PREMIER DETERMINATO A RISPONDERE COLPO SU COLPO Con lucidità, l ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri ha fotografato una situazione totalmente ribaltata rispetto ad alcune settimane fa. «Mi pare che si sia passati», ha detto, «da un accordo non su tutto a un disaccordo su tutto». Alludeva a quanto è accaduto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: un asse spezzatosi ufficialmente con l elezione del nuovo capo dello Stato, Sergio Mattarella. Anche se è poco credibile che sia stato solo quello ad archiviare il patto di non aggressione reciproca tra Pd e FI. Gli effetti collaterali che stanno arrivando segnano comunque un irrigidimento delle posizioni; e segnalano nuovi tentativi di mettere in difficoltà il premier: da parte dell opposizione e dello stesso Pd. Il decreto che doveva depenalizzare alcune frodi fiscali va verso un rinvio «per evitare pasticci», annuncia Renzi: decisione presa dopo che l ex segretario Pier Luigi Bersani aveva lanciato un mezzo avvertimento a Palazzo Chigi. Ma il premier ribadisce che il provvedimento non riguardava e non riguarderà le condanne di Berlusconi. Il secondo attacco è venuto dopo la tragedia degli oltre trecento immigrati morti nel canale di Sicilia: un dramma che ha spinto Mattarella a parole di compassione e di solidarietà. Ma altri hanno criticato l abbandono dell operazione Mare nostrum. E la polemica ha irritato Renzi, che ci ha visto solo una «strumentalizzazione cinica»: per questo ha replicato subito, insieme al Viminale, spostando il tiro sul vuoto di potere in Libia e sul ruolo dell Ue. Il terzo fronte è quello parlamentare. E lì le macerie del patto del Nazareno sono vistose. Berlusconi fa sapere che dirà come vota sulla riforma elettorale e del Senato solo alla fine; e lascia capire che farà di tutto per rallentarne l approvazione. In più, FI chiede al premier chiarimenti sulla legge del governo che riguarda le maggiori banche popolari, insinuando che qualcuno, Le priorità di Mattarella al Csm «Le nomine siano tempestive» Ma i consiglieri indicano alcuni punti critici del rapporto tra politica e giustizia Il plenum Il capo dello Stato Sergio Mattarella, 72 anni, con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, 56 anni, ieri ha partecipato alla prima riunione plenaria dell organo di autogoverno della magistratura dalla sua elezione (Ansa) ROMA Delle «riforme necessarie» a garantire un miglior funzionamento della giustizia parlerà un altra volta, «in una prossima occasione per introdurre una riflessione collegiale». Ma intanto al Consiglio superiore della magistratura riunito al gran completo per la nomina del nuovo procuratore generale della Cassazione il capo dello Stato e neo-presidente dell organo di autogoverno Sergio Mattarella raccomanda che «la tempestività nel conferimento e nella conferma degli incarichi direttivi avvenga abitualmente». Il primo atto ufficiale di Mattarella alla guida del Csm si apre col ricordo di Vittorio Bachelet, vicepresidente di quella assemblea assassinato dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980, 35 anni fa. E si consuma con un esortazione a non lasciare scoperti troppo a lungo i vertici degli uffici giudiziari, oltre che nell apprezzamento per la scelta unanime del nuovo pg della Cassazione, Pasquale Ciccolo, e per il lavoro svolto dal predecessore Gianfranco Ciani, da oggi in pensione, che «ha sempre avuto di mira, nel suo lavoro, il primato della legalità». Ma diventa anche l occasione per alcuni componenti del Consiglio di segnalare al capo dello Stato le «criticità» ritenute più urgenti. Che ripropongono rapporti non proprio La deputata ex ncd ricevuta dal segretario generale Marra Saltamartini protesta, poi sale al Colle La deputata Barbara Saltamartini, appena passata da Ncd al gruppo Misto, ieri è stata protagonista di una giornata movimentata. Il divieto di prendere la parola in Aula nel dibattito sulla riforma della Costituzione, motivato dalla presidente della Camera Laura Boldrini con l impossibilità di far intervenire il singolo iscritto al Misto, è sfociato in una protesta sia a Montecitorio che sulla piazza del Quirinale, dove l onorevole (nella foto postata su Twitter) si è precipitata chiedendo di incontrare il capo dello Stato. Nel pomeriggio Saltamartini è stata ricevuta dal segretario generale idilliaci tra il mondo della giustizia e quello della politica. In particolare del governo. Legata al tema sollevato da Mattarella, resta aperta la questione delle centinaia di nomine che il Csm è chiamato a fare di qui alla fine dell anno, per via dell abbassamento dell età pensionabile dei magistrati deciso per legge. Adempiere nei tempi previsti al «più esteso e concentrato ricambio mai verificatosi nella storia repubblicana» sarà impossibile, ribadisce il vice-presidente Legnini. Il quale si chiede (e chiede al presidente) se la decisione di governo e Parlamento di non concedere almeno «una scansione biennale» per i rinnovi degli incarichi «sia sostenibile e improntata alla ragionevolezza»; il Csm, ribadisce Legnini, ritiene di no, perché «non corrisponde al principio di buona amministrazione». Anche il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce rilancia il «grido di dolore» per i vuoti di organico che si creeranno alla corte suprema, con conseguente rischio di paralisi degli uffici, a causa del l impossibilità di procedere ai necessari rimpiazzi della presidenza della Repubblica Donato Marra. Più tardi, in Aula, alla ripresa dei lavori, anche su sollecitazione di tutti gli altri gruppi, il vicepresidente Roberto Giachetti «in via del tutto eccezionale» le ha concesso la parola. L accerchiamento Ma aumentano i segnali di accerchiamento di Palazzo Chigi da parte di Forza Italia e della minoranza del Pd 4 anni È la durata del mandato dei consiglieri elettivi del Csm. Per tutto il settennato al Colle, il capo dello Stato ne è il presidente entro il Sia Santacroce che l ormai ex pg Ciani riconoscono la necessità che la magistratura per prima, insieme allo stesso Csm, si faccia carico del compito di riavvicinare i giudici ai cittadini, visto che il sentimento di fiducia nei confronti della giurisdizione va pericolosamente calando. Abbandonando certe tendenze corporative che troppo spesso la caratterizzano. Tuttavia un altra questione viene segnalata a Mattarella, perché considerata essenziale per mantenere integra l autonomia e l indipendenza delle toghe. Ercole Aprile consigliere della gruppo Area, la «sinistra giudiziaria» spiega che i magistrati devono essere «consapevoli che i loro eventuali errori non saranno scusati, ma anche che, senza alcuna forma di indebito condizionamento, potranno continuare ad assolvere alla loro funzione senza timore di ritorsioni, di subire le conseguenze di indebite iniziative da parte di coloro che, per censo, ruoli pubblici o altri vantaggi sociali, possono influire sulle decisioni di chi istituzionalmente è chiamato al difficile compito di ripartire torti e ragioni». Evidente il riferimento alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati, in discussione in Parlamento. Giovanni Bianconi nella cerchia di Palazzo Chigi potrebbe avere utilizzato alcune informazioni riservate per trarne profitto. Su questo la Consob, l organo di controllo sulle attività di Borsa, sta indagando. L impressione, però, è che tanta aggressività adesso sia un po sospetta; e che la corsa all opposizione di Forza Italia nasca soprattutto dalle difficoltà profonde nelle quali si dibatte Berlusconi. È parte del suo tentativo di riprendere in mano il controllo del partito. L ultimatum lanciato ieri alla minoranza di Raffaele Fitto, al quale l ex premier chiede di allinearsi entro due settimane o andarsene, è un gesto di nervosismo, più che di forza. «Ci vuoi cacciare perché avevamo ragione?», lo provoca l avversario interno, mettendo in fila tutti quelli che ritiene gli errori commessi nella gestione del patto del Nazareno. D altronde, è stato lo stesso Berlusconi a dichiarare finito l asse con Palazzo Chigi; e ad assumersi la responsabilità delle sconfitte, ammettendo che sarebbe stato «ottuso e nefasto» continuare su quella strada. Ma è in agguato il rischio dell altra subalternità, alla Lega, favorita dagli strappi quasi quotidiani del leader di FI. Il Consiglio Il Consiglio superiore della magistratura è composto da 24 consiglieri elettivi (8 laici e 16 togati) a cui vanno aggiunti i tre membri di diritto: il presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione Dopo mesi di scontri e fumate nere in autunno il Parlamento ha eletto i consiglieri laici. Sono Giovanni Legnini (proposto dal Pd), Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI), Renato Balduzzi(Sc), Giuseppe Fanfani (Pd), Antonio Leone (Ncd), Paola Balducci (Sel), Pierantonio Zanettin (FI), Alessio Zaccaria (M5S) L articolo 105 della Costituzione sancisce che spettano al Consiglio superiore della magistratura «le assunzioni, le assegnazioni i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati» La riforma Prescrizione lunga, l ipotesi del governo sulla corruzione ROMA Prescrizione più lunga per la corruzione. Con una sospensione dei termini di tre anni, anziché due, dopo la prima condanna. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ci «riflette». E oggi, quando il governo presenterà l emendamento alla norma sul processo penale in discussione alla Camera, si saprà se hanno avuto effetto gli allarmi contro la corruzione lanciati in tutte le cerimonie pubbliche. Da ultimo, dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri e dallo stesso capo dello Stato, Sergio Mattarella. Assieme alle critiche piovute da più parti sul provvedimento del governo in materia di prescrizione (sospensione di due anni dopo la prima condanna e di uno dopo la seconda). Ritenuto troppo «debole» persino dal capo dell Anticorruzione, Raffaele Cantone. Se ne è discusso ieri in un vertice con i responsabili giustizia del Pd e dell Ncd e il sottosegretario Enrico Costa. «Perché non allungare lo stop della prescrizione come per i reati di violenza sui minori?», ha proposto la pd Donatella Ferranti. «Processi come Mafia Capitale sono diversi da una truffetta», ha spiegato. Ma Ncd non ci sta: «Sono già state aumentate le pene per i reati di corruzione nel testo in discussione al Senato. Cosa che allunga anche i tempi di prescrizione» spiega il sottosegretario Costa (Ncd). Il ministro ha assicurato una «riflessione», che potrebbe arrivare anche durante la discussione parlamentare. Ma le posizioni sono ancora distanti. Arroccato sul testo iniziale del 2+1, l Ncd ha già ottenuto la norma transitoria che esclude dalla prescrizione lunga i processi in corso: incluso quello che vede Silvio Berlusconi imputato a Napoli per la compravendita di senatori. E sull ipotesi del 3+1 il sottosegretario Costa (Ncd) ieri assicurava soddisfatto: «Per ora non c è nulla di nuovo». Vedremo oggi. Virginia Piccolillo

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19 Corriere della Sera Giovedì 12 Febbraio 2015 Palazzo Chigi fa slittare il decreto sul 3% «Ma l ex premier non c entra niente» Renzi: si può aspettare. La Consulta boccia la Robin tax sulle imprese energetiche: 1 miliardo di buco POLITICA 19 Le divisioni nel Pd Licenziamenti collettivi, sul Jobs act è scontro ROMA Sul Jobs act si riaccende lo scontro per i licenziamenti collettivi. Buona parte del Pd chiede di lasciare la possibilità del reintegro nel posto di lavoro da parte del giudice se vengono violate le regole previste oggi, come le comunicazioni obbligatorie ai sindacati e il rispetto dei carichi familiari. Ieri sera nella commissione Lavoro del Senato la stessa posizione è stata presa sia da Sel che da M5S, correggendo il parere proposto da Maurizio Sacconi. Ma il governo è intenzionato a respingere la richiesta, senza toccare il decreto attuativo della riforma che, anche in questi casi, cancella il reintegro e prevede solo un indennizzo economico. Il decreto è stato approvato una prima volta alla vigilia di Natale e tornerà sul tavolo del consiglio dei ministri il 20 febbraio. Ma prima deve arrivare il parere del Parlamento. La commissione Lavoro della Camera, dove la sinistra Pd è molto forte, chiederà espressamente di lasciare il reintegro per i licenziamenti collettivi, almeno quando i criteri violati sono fissati dalla contrattazione collettiva. «Mi auguro che il mio partito cerchi una mediazione su questo punto, ampiamente discusso in questi giorni», dice Cesare Damiano, presidente della Commissione, anche lui della sinistra Pd. Nessuno lo conferma ma nel Palazzo molti dicono che lasciare il reintegro per i licenziamenti collettivi fosse uno dei punti dell accordo politico chiuso nel partito prima dell elezione del nuovo capo dello Stato. La prima conseguenza del «metodo Quirinale». Ma dopo le aperture dei giorni scorsi, e il conseguente pressing di Confindustria, il governo sembra intenzionato a non modificare il decreto. Non è l unico punto di frizione. L ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Ncd) dice che sarebbe meglio non modificare le regole sui licenziamenti, obiettivo per il quale si è speso parecchio, piuttosto che «cancellare tutte le forme contrattuali para subordinate». Si riferisce ad un altro decreto attuativo della riforma, quello che ridurrà il numero dei contratti precari. Qui il governo sta provando a mediare. Se finora si è sempre parlato di «graduale superamento» dei cocopro, le collaborazioni a progetto, sul tavolo c è l ipotesi che la cancellazione arrivi dal primo gennaio del Confermato, infine, il taglio della durata massima dei contratti a termine più flessibili, quelli senza causale. Si scenderà da 36 a 24 mesi. Lorenzo Salvia ROMA Il governo rinvia ancora il decreto che rivede le sanzioni penali in campo fiscale, già esaminato a dicembre e riposto in un cassetto dopo le polemiche sulla presunta norma «salva Berlusconi» con la franchigia del 3% per i reati penali. «Sono settant anni che il sistema fiscale non funziona, si può aspettare altre tre settimane per non fare pasticci ed evitare che accadano schifezze» ha detto ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervistato da SkyTg24. Il decreto, attuativo della delega per la riforma fiscale, per la cui attuazione il governo chiederà sei mesi di tempo in più (scadeva il 27 marzo), doveva andare in Consiglio dei ministri il 20 febbraio, ma slitterà a maggio. Il rinvio era stato annunciato al Parlamento dal sottosegretario all Economia, Luigi Casero, in mattinata, spiegando che i vari decreti attuativi della delega sarebbero stati raggruppati per aree omogenee, e che quello sulle sanzioni penali sarebbe stato presentato a maggio insieme a quelli sulla riforma dell accertamento, della riscossione e della giustizia tributaria. «Ci sono due capitoli della delega. Quello che riguarda il fisco come consulente, dove ci ROMA Gli ormai mitici testi della spending review dell ex commissario Carlo Cottarelli, reclamati da più parti in nome della trasparenza, restano tuttora coperti dal mistero. In compenso l Istituto Bruno Leoni ha dato alle stampe l ultimo discorso ufficiale del commissario: la «Lectio Marco Minghetti», tenuta a fine 2014, commentata da Lucrezia Reichlin (London Business School) e Nicola Rossi (Università Tor Vergata Roma). Parole, quelle di Cottarelli, che suonano talvolta caute, talatra accusatorie. Come quando afferma che «non bisogna farsi illusioni: la riforma è stata La parola ROBIN TAX sono la fatturazione elettronica, il nuovo regime fiscale dei giochi, l internazionalizzazione delle imprese, l adesione cooperativa, che va in Consiglio il 20 febbraio ed entra in vigore il primo giugno. Una seconda parte, il fisco come giudice, con l accertamento, la riscossione, l abuso del diritto va in vigore il primo settembre», ha detto il premier. «La stiamo studiando bene, a cosiddetta «Robin tax» è una maggiorazione dell aliquota Ires L introdotta nell estate del 2008 dall allora ministro dell Economia Giulio Tremonti, quale misura etica per tassare gli «extra profitti» dei petrolieri legati alla crescita del prezzo dei carburanti, con lo scopo di utilizzarli come forma di sostegno alle persone bisognose attraverso la «Social card», nota anche come «carta acquisti». L addizionale è stata applicata a tutto il reddito di impresa. Si è partiti con l aliquota del 5,5% sulle aziende con un volume di ricavi superiore a 25 milioni nell anno d imposta precedente. Nel 2011 l aliquota fu portata al 6,5% e nel 2011 al 10%. avviata ma è lontano dall essere completata», o quando ammette che la parte del leone nella spending «l hanno fatta i tagli alle spese di beni e servizi», e che va verificato ex post che «gli enti territoriali siano riusciti effettivamente a raggiungere i risparmi» senza aumenti di tasse. Ed ecco i messaggi in bottiglia: al ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, dice che «gli obiettivi della riforma della P.a. non sembrano includere, almeno non esplicitamente, il risparmio di risorse»: «Spero si possa ovviare» è la chiosa. E ancora: «Non si può far finta che (con i tagli ndr) non ci siano risparmi in termini di personale». Al governo (Letta e Renzi, l incarico di Cottarelli è a cavallo tra i due esecutivi) rimprovera la mancanza di obiettivi: «In un anno non ho mai sentito dire che una certa proposta di spesa non è accettabile perché è contraria per evitare quella schifezza del mancato recupero di evasione. Il caso Falciani è emblematico: l Italia ha contestato 740 milioni di tasse evase e ne ha portati a casa 29» ha detto Renzi. «L Italia è l unica che non riesce a recuperare i soldi. Dobbiamo avere un sistema che ci permetta di riavere ciò che dobbiamo avere, il resto sono barzellette, come quella di Berlusconi, che con questa storia non c entra niente» ha concluso il capo del governo, tra le cui mani è esplosa un altra grana fiscale di non poco conto. La Consulta, infatti, ha bocciato la Robin Tax, cioè l aumento delle imposte per le imprese energetiche deciso nel 2008 dal governo Berlusconi, determinando un mancato gettito per quest anno di circa un miliardo. Un conto che poteva essere molto più salato se la Corte non avesse escluso la retroattività della decisione, capace tuttavia nelle sue motivazioni di gettare ombre anche sulla seconda versione della Robin Tax, quella applicata alle banche dal governo Letta. La restituzione di tutte le somme incassate con la Robin Tax, circa 5 miliardi, avrebbe comportato «uno squilibrio di bilancio tale da implicare la necessità di una manovra finanziaria aggiuntiva», ha spiegato la Corte. La bocciatura era in qualche modo attesa. La sovrattassa è stata cassata non perché illegittima di per sé, ma perché attuata in modo maldestro. Doveva colpire gli «extra profitti» delle imprese energetiche mentre i prezzi del petrolio salivano, ma è stata applicata a tutto il reddito d impresa, non solo quello «aggiuntivo». Doveva essere per natura temporanea ma è divenuta strutturale. Doveva tutelare i consumatori, con il divieto per le imprese di traslare le maggiori tasse sulle bollette, ma quel divieto dice la Consulta «risulta difficilmente assoggettabile a controlli efficaci». Per le imprese del settore la decisione è un ottima notizia, come dimostrano le reazioni della Borsa, tutte positive (con Snam e Terna vicine al +4%). Nel 2013 la Robin è costata 370 milioni a Enel, 151 a Snam, 97 a Terna, 93 alla Shell, circa 40 a Eni ed Edison. Nei conti pubblici, invece, si apre un buco potenziale di un miliardo: al Tesoro non escludono alcuna ipotesi, compresa quella di una modifica della norma cassata dalla Consulta per renderla aderente ai principi costituzionali. Mario Sensini Il premier I sorrisi con Letta (senza Nazareno) Un incontro cordiale, nonostante la crisi nel rapporto tra Forza Italia e Pd: ieri Matteo Renzi e Gianni Letta si sono incrociati all inaugurazione dell anno accademico della Scuola ufficiali dei Carabinieri di Roma (foto Benvegnù-Guaitoli). L ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato in questi mesi uno dei principali sostenitori del patto del Nazareno, che si è incrinato dopo il voto sul Quirinale. Proprio per questo motivo, Letta, con Denis Verdini, è stato messo sotto accusa dal «cerchio magico» di Silvio Berlusconi, che ha spinto per la rottura del dialogo con il Pd. ai nostri principi fondamentali su quello che lo Stato dovrebbe fare». Ma anche che «occorre riconoscere che spesso scelte impopolari sono necessarie». E possono «comportare revisioni che toccano non solo i soliti pochi privilegiati, ma anche un ampia fascia della popolazione». Ed è ancora un accusa quella del commissario che dice: «La complessità dei testi legislativi è tale che i vertici dei ministeri a partire dai ministri hanno difficoltà» a seguirne la definizione: «Non è talvolta chiarissimo chi abbia scritto materialmente questo o quell altro La misura A fine dicembre il governo presenta il decreto che rivede le sanzioni penali in campo fiscale. Fa discutere la norma ribattezzata «salva Berlusconi», che prevede la soglia di non punibilità anche per i reati tributari più gravi (come la «frode documentale») fissata al 3% Dopo le polemiche il decreto viene ritirato e messo in calendario per il Consiglio dei ministri del 20 febbraio. L annuncio di questa nuova data è del 20 gennaio, ovvero undici giorni prima del voto sul presidente della Repubblica che ha messo in crisi il patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi Il testo del decreto, attuativo della delega per la riforma fiscale, per la cui attuazione il governo chiederà 6 mesi di tempo in più (scadeva il 27 marzo) ora slitta a maggio E Cottarelli disse: la riforma Madia? Non ha risparmi Le accuse nel suo ultimo discorso: al governo nessuno dice che una spesa è inaccettabile I tagli La lectio all istituto Bruno Leoni: spending review fatta soprattutto di tagli a beni e servizi comma». O quando, sull attuazione delle leggi, sollecita «controlli di sostanza e non di forma» e «penalità in caso di mancata implementazione». Infine una curiosità: proponendogli l incarico, il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, spiegò che «si cercava una figura che elevasse il profilo del dibattito sulla revisione della spesa». D accordo sul profilo ma il bilancio, commenta Rossi, è «piuttosto deludente». Alla spending è «mancata una motivazione» di fondo, conclude Lucrezia Reichlin. Antonella Baccaro

20 20 Giovedì 12 Febbraio 2015 Corriere della Sera

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