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1 alorianno 7 numero 50. Giugno ,50 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Fotoreportage > La mattanza MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO Dossier > I private equity scorrazzano incontrastati nell economia globale Finanza predatrice Economia etica > Tutte le convenienze delle coltivazioni biologiche Decrescita > Gli imprenditori che credono nell economia non dissipativa Lavanderia > Gli interrogativi sulla campagna all Est delle Generali Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P.

2 Pasto fiscale per squali troppo affamati editoriale di Andrea Di Stefano BPM SGR «S QUALI. UN PO DI SQUALI SERVONO ANCHE A DINAMIZZARE IL MERCATO. Ma quando sono troppi il rischio di fare disastri è molto reale». Parole di Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare di Verona e Novara intervenuto al convegno organizzato a Terra Futura da Fiba-Cisl e Fabi sulla Finanza predatoria. A dimostrazione che l allarme sul ruolo di alcune istituzioni internazionali, dai private equity agli hedge funds, è concreto. Nessuna demonizzazione degli strumenti in sé, anche se sui fondi altamente speculativi ci sarebbe molto da obiettare, ma senza regole internazionali ferree, senza organismi sovranazionali e soprattutto sovramercati finanziari, la pura logica della rendita può produrre solo disastri. Basti pensare alle dimensioni del fenomeno carry trade: operatori che si indebitano in una valuta che ha tassi d interesse bassissimi (se non addirittura pari allo zero come lo yen) per investire laddove, invece, è possibile ottenere remunerazioni a due cifre. Così anche i fondi di private equity, che nella loro storia hanno costruito molte nuove realtà economiche ma hanno anche distrutto, in altri casi, decine di migliaia di posti di lavoro e di ricchezza, diventano ovviamente l obiettivo principale delle campagne del sindacato inglese e americano. L auspicio è che la politica smetta di subire le pressioni di lobbies più o meno trasparenti e metta finalmente un argine allo strapotere della finanza. È possibile e solo il nostro provincialismo non vede che negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Giappone si dibatte di profonde riforme fiscali che permettano di favorire gli investimenti produttivi, la finanza creatrice al posto di quella predatrice, il lavoro al posto della rendita. Un primo segnale importante sarebbe la revisione della tassazione delle rendite finanziarie: siamo ormai l unico paese che privilegia in modo così palese e diseguale chi investe a discapito di chi lavora e produce. Ma si tratta solo di un primo passo se si pensa alla discussione in corso nel parlamento inglese o al Congresso Usa dove all ordine del giorno sono state inserite proposte, avanzate anche da esponenti conservatori, che puntano a penalizzare i profitti dei private equity e degli hedge funds. La proposta, che porta la firma di Max Baucus, democratico presidente della Commissione Finanze del Senato, e di Charles Grassley, repubblicano, punta ad andare direttamente al cuore del problema: la struttura di partnership dei fondi di private equity che consente ai partner di minimizzare le tasse sugli strabilianti redditi. La struttura di pagamento per il fondo prevede una percentuale fissa del 2% sul capitale contribuito e del 20% sui profitti. Con il 2% i partners si pagano le spese di gestione in strutture che sono peraltro molto snelle. Il 20% invece entra come profitto netto per la partnership. Ma, visto che la struttura di partnership consente di trattare contabilmente i profitti come capital gain, i saggi partner si pagano uno stipendio relativamente contenuto su cui pagano aliquote normali; ma sul grosso del guadagno, che può essere anche di centinaia o in tempi recenti di un miliardo di dollari all'anno, non pagano l'aliquota massima sul reddito del 35%, ma quella per i capital gains che è appena del 15%. A favore di una revisione del sistema fiscale si sono schierati anche i grandi editorialisti che, a differenza di quelli italiani, reclamano a gran voce meccanismi che permettano di riequilibrare gli incredibili guadagni dei fondi e dei loro promotori. I grandi gestori l hanno capito e stanno facendo azione di lobbies in tutto il mondo, dagli Stati Uniti a Bruxeless, spesso senza la trasparenza necessaria.. ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 3

3 NUOVA ECOLOGIA valori giugno 2007 mensile anno 7 numero 50 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del editore Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico, Milano promossa da Banca Etica soci Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Ecor, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Publistampa, Federazione Trentina delle Cooperative, Rodrigo Vergara, Circom soc. coop. consiglio di amministrazione Ugo Biggeri, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva Sergio Slavazza direzione generale Giancarlo Roncaglioni collegio dei sindaci Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale Ugo Biggeri direttore responsabile Andrea Di Stefano redazione Via Copernico, Milano Cristina Artoni, Paola Baiocchi, Ilaria Bartolozzi, Francesco Carcano, Paola Fiorio, Michele Mancino, Sarah Pozzoli, Francesca Paola Rampinelli, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia Vincenzo Progida (impaginazione) Adriana Collura (infografica Numeri di Valori) fotografie Harry Gruyaert, Martin Parr, Pietro Raitano, Massimo Siragusa, Riccardo Venturi (Contrasto/Magnum Photos) stampa Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) abbonamenti, sviluppo e comunicazione Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich, Padova abbonamento annuale 10 numeri Euro 30,00 scuole, enti non profit, privati Euro 40,00 enti pubblici, aziende Euro 60,00 sostenitore abbonamento biennale 20 numeri Euro 55,00 scuole, enti non profit, privati Euro 75,00 enti pubblici, aziende come abbonarsi I bollettino postale c/c n Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori I bonifico bancario c/c n Abi Cab Cin Z della Banca Popolare Etica Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori + Cognome Nome e indirizzo dell abbonato I carta di credito sul sito sezione come abbonarsi Causale: abbonamento/rinnovo Valori È consentita la riproduzione totale o parziale dei soli articoli purché venga citata la fonte. Per le fotografie di cui, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l Editore si dichiara pienamente disponibile ad adempiere ai propri doveri. Carta ecologica Sappi Presto da gr. 90 e Sappi Magno da gr. 150, sbiancata senza uso di cloro o biossido di cloro, ottenuta da cellulosa proveniente da foreste ambientalmente certificate. MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO LETTERE E CONTRIBUTI RELAZIONI ISTITUZIONALI E AMMINISTRAZIONE Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico 1, Milano tel fax I tonni vengono conservati con il ghiaccio. Gran parte della mattanza viene venduta ai compratori nipponici ancora prima che sia stata conclusa. Favignana, 2001 sommario bandabassotti 7 fotoreportage. La mattanza 8 dossier. Private equity 16 I lanzichenecchi non fanno prigionieri, nè feriti 18 Hedge Funds, speculazione assoluta 20 Il volto buono investe in attività filantropiche 22 Chi è chi: mappa dei principali fondi 26 lavanderia 31 economiaetica 32 Biologico versus convenzionale. Tutta la convenienza delle coltivazioni bio 34 Corruzione in Europa / 1 - Il caso tedesco 38 bruttiecattivi 41 economiasolidale 42 L economia felice è quella che non dissipa 44 Solare, termico e geotermico a portata di tutti 46 Wal-Mart: l alto costo dei prezzi bassi 48 La ndrangheta attacca, il territorio resiste 51 macroscopio 55 internazionale 56 Le troppe spine delle rose africane 58 I fiori Solidal in Coop scatenano polemiche 62 utopieconcrete 65 gens 66 altrevoci 68 globalvision 74 numeridivalori 75 paniere 80 padridell economia 82 INFO VALORI ABBONAMENTI, PUBBLICITÀ, SVILUPPO E COMUNICAZIONE Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich 12, Padova tel fax orario Lun-Ven dalle 9.00 alle e dalle alle 18.00

4 bandabassotti Campania L affaire rifiuti riguarda anche Fiat di Franco Ortolani* CISL NELL ULTIMO INTERVENTO DA PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI ITALIANI Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat dal 2004, riferendosi all emergenza rifiuti in Campania ha affermato, con evidente disprezzo, che quanto sta accedendo in Campania è scandaloso e umiliante per un paese civile europeo. Pienamente d accordo! Non sono d accordo se intendeva affermare che la colpa è tutta e solo dei cittadini campani, incivili e indegni di appartenere ad una nazione europea! Ricordiamo che dalla fusione di Fiat Impresit e Cogefar, nel , e con la successiva incorporazione delle imprese Girola e Lodigiani spunta Impregilo Spa; successivamente viene incorporata l azienda Castelli e infine nel 2006 Fisia (presidente Romiti, ex presidente Fiat) e Fisia Babcock GmbH collaboratrici di Fibe nell operazione Rifiuti in Campania, tornano ad essere proprietà di Impregilo Spa al 100%. Si ricorda ancora che la Fibe, forte delle sinergie create tra i suoi partner, Fisia Italimpianti S.p.A., Gruppo Babcock GmbH ed EVO Oberhausen AG, si dichiarava, molti anni fa, in grado di gestire la complessità di progettazione e realizzazione di un sistema integrato per la gestione dei rifiuti solidi urbani in Campania, garantendo: sicurezza ed affidabilità degli impianti; pieno rispetto delle direttive comunitarie per la tutela dell ambiente; alti livelli di efficienza in termini di funzionamento e manutenzione. Come si vede, c è aria di aziende connesse alla Fiat nel disastro dei rifiuti in Campania. Il gruppo torinese è coinvolto a vario titolo nel disastro dell emergenza rifiuti e non sembra proprio il caso che il presidente di Confindustria emetta sentenze sprezzanti Analizzando scientificamente i dati che trapelano, tra il 1993 e il 1994 viene impostata la soluzione per garantire la rimozione dell emergenza rifiuti in Campania. Non si capisce da chi sia partita l idea. Gli attori sono individuabili nel gruppo imprenditoriale che vincerà l appalto per risolvere la raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania (FIBE), nel governo della Regione Campania, nel governo nazionale e nel Commissariato straordinario per l emergenza rifiuti in Campania. Le attività avviate sono state sostenute ciecamente per circa 13 anni, in tutti i modi, da vari governi regionali e nazionali espressione di diverse coalizioni partitiche. Sembra che nessuno dei governi, in tutti questi anni, abbia mai verificato i risultati che dovevano essere acquisiti. Deve essere chiaro che nel Business spazzatura durato più di 13 anni, i cittadini campani sono i danneggiati. Sono la parte lesa e disastrata! Non sono gli attori del disastro. Chi ci ha guadagnato? Le imprese di levatura nazionale che hanno vinto l appalto iniziale con regole capestro, accettate di buon grado dalla Pubblica Amministrazione, i cui costi si sono riversati sui cittadini. Le imprese locali che hanno realizzato vari lavori. Tutti coloro che hanno avuto rapporti con il Commissariato per la progettazione, direzione lavori ecc. Il Presidente Prodi che ha sostenuto il decreto-legge n.61 non è cittadino campano come non lo è Bertolaso. L affare ha dimensioni e responsabilità nazionali, non è un pasticcio campano! Come è evidente, la famiglia aziendale Fiat non sembra estranea all attuale disastro in Campania, che Montezemolo definisce scandaloso e umiliante. Oltre ad essere danneggiati, i cittadini campani non possono consentire di essere derisi.. *Ordinario di Geologia. Direttore Dipartimento Pianificazione e Scienza del Territorio Federico II ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 7

5 fotoreportage > La mattanza MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO foto di Massimo Siragusa / Magnum Photos È un rito antico che assume i contorni della tragedia, per i personaggi, i mezzi usati e il sangue che scorre abbondante. I tonni vengono verso le coste per riprodursi, ma entrano in una camera, dove vivranno le loro ultime ore di vita. Il capo dei pescatori, il rais, con un fischio dà inizio alle operazioni della mattanza. Così muoiono da secoli i tonni di Sicilia. La pesca più importante di Favignana è quella del tonno, che risale ad una remota antichità. Godeva infatti di una grande celebrità presso i Greci e gli altri abitanti delle sponde del Mediterraneo. I Romani davano un gran pregio a certe parti del corpo di questo pesce, come la testa ed il ventre. Il tonno abbonda nei mari italiani nei mesi di maggio e giugno quando si avvicina alle spiagge per riprodursi; raggiunge un peso che varia di solito dai 50 ai 200 Kg e una lunghezza da 1 a 3 mt. La parte superiore del corpo è di un nero azzurrognolo, ed il ventre è grigio con macchie argentate. La carne del tonno, soda e salubre, è stimatissima. Pare che il tonno viva in pieno Oceano e che al tempo degli amori, per approssimarsi alle coste, segua la corrente marittima naturale. Per questo tra maggio e giugno passano fra l isola di Levanzo e quella di Favignana e fin dai tempi antichi è in quest isola che si è consolidata la tradizionale pesca e la mattanza. I mezzi primitivi di pesca sono stati via via migliorati fino alla costruzione di apposite tonnare, che vennero a sostituire le madranghe o mandranghe della Provenza, così chiamate perché il tonno fa la sua comparsa in branchi o mandre, come i greci le chiamavano. La tonnara è costituita da un sistema di reti diviso in vari scompartimenti (camere) che vengono a chiudere completamente il mare per il quale i tonni debbono passare. Quando il Rais (direttore tecnico della tonnara) si accorge che una quantità di tonni è entrata in questa camera, ordina per il giorno successivo, la mattanza, ovvero l uccisione dei tonni. Il giorno dopo, ogni uomo della ciurma al cenno del Rais, che occupa il centro della barca, solleva la camera della morte ed appena i tonni sono portati a galla comincia la mattanza. Il fischio del Rais è il segnale dell attacco. I tonni per liberarsi dalla rete finiscono per ferirsi a vicenda; il mare si agita assume il color del sangue, ed i colpi di coda, che i tonni danno nel momento in cui vengono feriti, sono così terribili da mettere in pericolo i tonnarotti poco pratici. È una lotta molto spettacolare e feroce che negli ultimi tempi ha attratto una quantità tale di turisti tanto che quest anno è scoppiata una forte polemica sulla spettacolarizzazione di questa pratica. Dopo la pesca il tonno è portato nello stabilimento, squartato, pulito dalle lische e dalle interiora e viene sottoposto ad accurata lavorazione. Le uova vengono asciugate e salate. La carne viene salata in parte ed in parte messa sott olio. Dai tempi antichi ad oggi la pesca del tonno ha subito una decrescita, le cui cause sono da attribuire all aumento delle tonnare concesse e al forte incremento della navigazione. L AUTORE Massimo Siragusa Nato a Catania nel 1958, Massimo Siragusa ha iniziato a lavorare come fotografo professionista nel Nel 1989, una serie di ritratti subacquei riceve una menzione nella selezione italiana dell European Kodak Award. Nel 1990 si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare con l Agenzia Contrasto. Ha realizzato vari reportage in Italia e all estero documentando, tra l altro, i viaggi del Papa. Le sue fotografie sono apparse sulle migliori riviste e giornali internazionali, tra cui: New York Times Magazine, Time, Newsweek, El Pais, Blanco y Negro, Die Zeit, Mediterranee, Travel Leisure, Geo (Germania e Giappone), Le Figaro Magazine, The NewYorker, Merian, D di Repubblica, US News. Ha partecipato a vari progetti, e relativi cataloghi, collettivi. Nell edizione 1997 del World Press Photo, vince il secondo premio nella categoria Daily Life con il reportage Bisogno di un miracolo. Il reportage sul mondo del circo Il Cerchio magico ha vinto il primo premio nella categoria Arte del World Press Photo 1999, ed il primo premio nella selezione italiana del concorso Fuji Film Euro Press Photo Awards Ha tenuto mostre personali nelle maggiori città europee. Da qualche anno, insegna fotografia e realizza servizi per la pubblicità firmando numerose campagne. Ha numerose pubblicazioni al suo attivo. Siragusa è rappresentato dall Agenzia Contrasto dal Il sangue dei tonni tinge l acqua di rosso. La camera della morte si stringe intorno ai pesci, che sferrano colpi di coda pericolosi per i tonnaroti inesperti. Favignana, 2001 > La mattanza 8 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 9

6 fotoreportage MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO I pescatori recuperano i tonni finiti nelle reti. Per tutto l Ottocento e per molti anni del Novecento, la lavorazione del tonno si svolse a pieno ritmo, ma negli ultimi tempi nelle camere della morte è affluito un numero sempre minore di tonni, nonostante le bellissime cialome, antichissimi canti propiziatori che accompagnano il faticoso lavoro dei tonnaroti durante la mattanza. Favignana, 2001 > La mattanza 10 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 11

7 fotoreportage I pescatori al tramonto. Le reti si stringono intorno ai tonni che per sfuggire alla morte si feriscono a vicenda. Favignana, 2001 MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO 12 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 13

8 fotoreportage MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO Sopra mattanza, sotto rientro a destra pescatore in acqua. Una volta pescati i tonni vengono portati all interno della tonnara. Lì una volta appesi nel bosco, ovvero un insieme di cime per agganciare e far scolare i pesci, vengono tagliati, sventrati, eviscerati, privati delle uova che sono lavorate nella camparia, bolliti, messi in salamoia o immersi nell olio di oliva e infine confezionati nelle tipiche scatolette di latta. Favignana, 2001 > La mattanza 14 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 15

9 a cura di Daniele Bettini, Andrea Di Stefano e Bruno Perini dossier Le barche dei pescatori rientrano al porto in una serata nuvolosa. Favignana, 2001 I lanzichenecchi non fanno prigionieri >18 Hedge funds, speculazione assoluta >20 Il volto buono: investire in iniziative filantropiche >22 «Il capitalismo irriverente non ammette selezione» >24 Il chi è chi dei principali fondi >26 MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO Private equity Le locuste della finanza I Barbari hanno varcato la porta e scorrazzano incontrastati nell economia globale. Nessuno sembra in grado di fermarli. Solo il sindacato alza timidamente la voce 16 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 17

10 dossier private equity I lanzichenecchi non fanno prigionieri, non curano i feriti di Andrea Di Stefano I nsieme agli hedge funds sono i grandi protagonisti di questa stagione della finanza. Fortissimi, capitalizzati, dotati di una liquidità sovrabbondante ma al tempo stesso in grado di raccogliere fondi con un raggio d azione senza pari, sbaragliano il campo con una facilità e una spregiudicatezza impressionanti. L ultimo annuncio è stato accolto dagli analisti finanziari e dai commentatori come una vera rivoluzione: la Central Huijn Investment, la superholding che gestisce una parte delle riserve valutarie della Repubblica Popolare Cinese, ha investito 3 miliardi di dollari in Blackstone, uno dei fondi di private equity statunitensi più noti. Prima a Wall Street e poi in Europa, i fondi di private equity hanno rapidamente conquistato una posizione talmente importante sullo scenario dell economia mondiale da rovesciare le regole del gioco, Comprano aziende, spesso le sottopongono a spietati spezzatini rivendendole a pezzi per massimizzare il profitto. Negli ambienti finanziari li hanno chiamati I barbari ma non sono sempre locuste imporre soluzioni che danno la loro configurazione a importanti realtà industriali, determinare il destino di famiglie, azionisti, manager. Comprano aziende ormai non più solo piccole e promettenti come facevano fino a poco tempo fa, ma anche grosse e consolidate, le spezzettano, ne coordinano il risanamento, le rivendono in tutta fretta realizzando utili spesso da favola. Salvo qualche raro caso non hanno il problema di industrie da gestire o da integrare. E non guardano in faccia nessuno. Pronti a puntare anche sugli hedge fund (vedi ARTICOLO ), i fondi più votati all investimento speculativo che sono oggi al centro di un vero e proprio braccio di ferro tra autorità monetarie del Vecchio Continente e i centri di potere della finanza anglosassone. Dai vecchi ai nuovi barbari Negli ambienti finanziari li hanno subito chiamati i nuovi barbari echeggiando i vecchi che erano quelli di Barbarians at the gate, un classico della letteratura di Wall Street che racconta il takeover ostile condotto nel 1988 dalla Kohlberg Kravis Roberts sulla Nabisco (vedi BOX ). I metodi dei nuovi barbari sono sempre gli stessi: si acquisisco- LA PRIMA ASSOLUTA: KKR E LA NABISCO DALLA SCALATA ALLA NABISCO-RJR, colosso dei biscotti e delle sigarette, uno dei marchi più famosi d America, Hollywood trasse un film e uno sceneggiato tv di successo: I barbari alle porte. La stagione dei barbari si è conclusa con le rovine. La Nabisco è stata venduta a pezzi per rimborsare il mega debito che era stato contratto da KKR. I piccoli azionisti e i lavoratori ci hanno rimesso molto, se non tutto. Gli artefici della scalata hanno guadagnato molto, moltissimo. Ross Johnson, il presidente della Nabisco che per primo pensò all operazione di leverage by out, cioè di acquistare l azienda con i soldi presi in prestito, ha portato a casa 50 milioni di dollari del 1998 come liquidazione. Nella sabbia sparirono solo i soldi degli azionisti minori. Henry Kravis che ha incassato con la sua KKR un miliardo di dollari di commissioni è diventato uno dei principi del private equity a livello mondiale. Talvolta riposa in una delle sue ville sparse per tutto il pianeta (anche all Argentario), tal altra cede alla passione per l arte e il mecenatismo. Kravis organizza iniziative per i quartieri poveri. Nella sola operazione Nabisco la KKR aveva incassato parcelle per 75 milioni di dollari dai suoi clienti, mentre la banca d affari Drexel Burnham Lambert aveva guadagnato ben 227 milioni di dollari, Morgan Stanley 25, Merryl Lynch 109. Una pioggia di quattrini che ha reso irripetibile quella serata di dicembre del 1988 quando, sotto il cielo di Manhattan, si erano radunati tutti i barbari dell impero a celebrare quella formula magica lbo, leverage by out, che aveva reso possibile la conquista di Rjr Nabisco. C era voluta un asta all ultimo dollaro, tra colpi bassi, menzogne, pressioni nei confronti della Sec, la Consob americana. Prima si era mosso Ross Johnson, il dispotico amministratore del gruppo, offrendo 75 dollari ad azione; poi era spuntata la KKR, pronta ad offrire 90 dollari. Infine, in una giornata memorabile di dicembre, davanti al board della Nabisco al gran completo, ci fu il duello mortale: 94 dollari, disse mister Kravis; 101, replicò Johnson; 103 ribattè KKR; 108 fu la risposta di Johson. Ma alle 11 di sera la spuntò Kravis: 109 dollari per titolo, ovvero 24,88 miliardi di dollari: più del debito estero di Bolivia, Uruguay, Costa Rica, Honduras e Giamaica messi assieme. Niente male per la premiata ditta KKR, 16 dipendenti. Ma la formula magica, lbo, rende possibili questi miracoli. Negli anni Ottanta la KKR riusci a organizzare almeno 37 lbo con un rapporto tra capitali propri e debiti, in media, di uno a dieci. no le aziende, grandi o piccole che siano, con danaro prevalentemente a prestito; si effettua rapidamente un bello spezzatino e si porta a casa da due a dieci volte il capitale investito. Tutto è ricominciato, nel 2000, allo scoppio della bolla speculativa di Internet con il conseguente drammatico ridimensionamento dei valori di Borsa. Prima, per tutti gli anni 90, le fusioni avvenivano per lo più con lo scambio di azioni. Ancora prima, appunto negli anni 80, all epoca della Kkr ma anche di raider famosi come Carl Icahn o T.Boone Pickens (un texano al quale il padre aveva dato quel nome ispirandosi alla bisteccona TBone), erano invece condotte con danaro contante tutto frutto di debiti che ovviamente andavano MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO I pescatori recuperano i tonni finiti nelle loro reti da pesca. Favignana, 2001 dossier private equity restituiti il più in fretta possibile. E dopo il 2000? Si è tornati ai debiti. Perché le azioni ora valevano troppo poco, e poi perché la Fed aveva avviato la stagione dei grandi ribassi del costo del denaro che dovevano portare i tassi al minimo dal 1958, e cioè intorno all 1%, livello cui sono rimasti per quasi tre anni, da fine 2001 al È diventato facile indebitarsi emettendo titoli appositi: quelli dei private equity, che sono tecnicamente dei fondi d investimento chiusi, sono classificati ad alto rischio e quindi devono rendere più degli altri, ma la concorrenza dei titoli di stato o delle obbligazioni dei grandi gruppi era fin troppo facile da battere appunto perché quei tassi erano legati a quelli della Fed. C è stato insomma tutto il tempo per i fondi di private equity di attrezzarsi e di oliare la loro macchina e le loro leve, come si chiama tecnicamente la capacità di indebitarsi. E quindi per diventare aggressivi, potenti, infine dominanti. Anche i nomi dei nuovi barbari spesso sono gli stessi dei vecchi. Anche in Italia i fondi di private equity sono attivissimi. Globalmente, l attivismo di questi fondi ha fatto impennare il mercato delle fusioni e acquisizioni che gli addetti ai lavori del mondo della finanza chiamano Merger and Acquisition: miliardi di dollari nel 2004, miliardi nel 2005, poco meno di miliardi nei primi nove mesi del Affari. Solo affari I fondi di private equity comprano e, come si diceva, vendono. E sanno vendere: la Dynegy, un colosso energetico americano, ha comprato in tutta fretta quattro centrali elettriche dal fondo LS Power Group per risolvere alcune sue carenze produttive. E fanno anche di più: ormai sono così potenti che le aziende li utilizzano per operazioni che una volta sarebbero state definite, in modo un po sprezzante, dei portage, oppure per fare rapidamente cassa. Il caso più emblematico, anche perché assolutamente nostrano, è quello dei cavi Pirelli. Il gruppo di Tronchetti Provera alla ricerca di liquidità immediata, per mettere una toppa alle numerose difficoltà causate dalla vicenda Olimpia, ha ceduto tutto il comparto 18 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.49 MAGGIO 2007 valori 19

11 dossier private equity dossier private equity FONTE: HFR dei cavi alla banca d affari Goldman Sachs. Valutata all epoca 1,3 miliardi di euro ora viene collocata in Borsa, con il nome di Prysmian, ad oltre 3 miliardi. Ma i fondi di questa natura non fanno soldi solo comprando e rivendendo. Si fanno anche pagare lautamente per commissioni e consulenze. Fino ad arrivare a degli incredibili paradossi: quando il fondo Blackstone acquisì il gruppo Celanese, offrì al gruppo stesso la sua consulenza per sopravvivere dopo l acquisizione. Così avvenne e la Celanese pagò nel 2004 alla Blackstone, che la stava inesorabilmente inglobando, 45 milioni di dollari di consulenza, più del doppio di quanto pagò nella stessa occasione alla Goldman Sachs, che si accontentò di 18 milioni. Per non essere scavalcate, le maggiori NUMERO DI HEDGE FUND / PATRIMONI GESTITI DAL 1990 AL banche d investimento hanno capito che devono entrare nel business. Così l ultima vague è quella del private equity direttamente collegato con le maggiori finanziarie di Wall Street. Sono state riluttanti all inizio, ma ormai tutte le investment bank hanno fra le loro partecipazioni qualche fondo di questo tipo. Il quale, visto che è emanazione di una centrale così potente, è diventato rapidamente forte e potente a sua volta. Però l establishment finanziario più ortodosso questa non l ha digerita e comincia a dare segni di insofferenza. «Hanno imparato a trarre subito il massimo dei profitti dalle acquisizioni - scrive Business Week - ricorrendo alle forme più sofisticate di ingegneria finanziaria, e a volte forzando le leggi sulla bancarotta, pur di acquisire il controllo delle società: nel loro insieme i fondi di private equity sono entrati in un momento storico ON ESISTE UNA PRECISA DEFINIZIONE GIURIDICA del termine hedge fund: letteralmente, nei dizionari di inglese dedicati ai temi della finanza, sono «fondi di investimento che utilizzano tecniche di copertura». Una definizione appropriata potrebbe essere: «qualsiasi fondo che non sia un convenzionale fondo d investimento», ossia qualsiasi fondo dove si usino una serie di strategie diverse dal semplice acquisto di obbligazioni, azioni e titoli di credito. Gli hedge fund vengono di volta in volta indicati come strumenti di investimento alternativi, fondi altamente speculativi, fondi di fondi, sempre in contrapposizione con le forme di gestione del risparmio di tipo tradizionale, regolate da leggi e regolamenti specifici che ne limitano l operatività e il rischio. La nascita degli hedge funds risale al lontano 1949 quando il giornalista americano A.W. Jones fondò il suo Fondo privato di investimento ottenuto dalla combinazione di due tecniche speculative: una posizione lunga in alcuni titoli e una corta in altri. Questi ultimi venivano venduti allo scoperto, ovvero acquistati con danaro preso a debito e venduti per puntare su un loro ribasso. Successivamente Jones cominciò a far entrare altri gestori trasformando così il primo hedge fund nel primo fondo multi-manager della storia. L innovazione risiedeva anche nell introduzione di una retribuzione dei managers legata a incentivi (performance fees, ovvero la retrocessione di parte delle performance positive realizzate dal gestore). La strategia di Alfred Winslow Jones, malgrado i suoi brillanti risultati, non sembrò trovare molto seguito a Wall Street. L interesse degli operatori si destò solo dopo la pubblicazione di un articolo che riportava le ottime performance di questi strumenti nel periodo Nei due anni successivi furono lanciati più di 100 hedge fund, di cui tuttavia solo due sopravvissero ai crack del e del : il Quantum Fund di George Soros e lo Steinhardt Partners di Michael Steinhardt. Soros, che speculava principalmente su valute, raggiunse una potenza tale che il suo fondo fu ritenuto corresponsabile sia della marcata correzione della sterlina britannica nel 1992 (-15 per cento circa contro il marco tedesco in pochi giorni) sia del collasso del ringitt malese nel 1997 (crisi asiatica). Sempre nel 92 il fondo hedge di Soros fu alla base della svalutazione della lira italiana del 30% e della di- di eccessi». È un po come accadde con il venture capital degli anni 90, scrive il settimanale, «quando l eccesso di denaro e la facilità di ottenerlo alla fine causò il crollo di tutto». Il Financial Times ha recentemente dato notizia che la Financial Services Authority, la Consob inglese, ha iniziato un indagine «sulla sospetta creatività di finanziamento» utilizzata da alcuni fondi e sui «potenziali conflitti di interessi» di altri. E l Economist ha scritto: «Se si facesse un remake cinematografico di Wall Street, Michael Douglas anziché Gordon Gekko dovrebbe stavolta interpretare Steve Schwarzman, il presidente del fondo Blackstone». Non piacciono a nessuno, insomma, ma continuano a dettare legge.. Hedge fund, speculazione assoluta Senza una definizione precisa, demonizzati anche dalle Banche centrali ora sono stati sdoganati su iniziativa del Governatore Mario Draghi ma continuano a fare paura. LA LEVA NUMERO DI HEDGE FUND 1992 N IL MECCANISMO DEL LEVERAGE, della leva finanziaria, è abbastanza semplice: una società si offre di comprare le azioni di una società, per acquisirne il controllo, ad un prezzo molto più alto di quello corrente. Il capitale viene preso a prestito da banche o raccolto sul mercato con obbligazioni ad alto rischio e rendimento. Per pagare i debiti, infine, si utilizzano i profitti della società acquisita. Esattamente come è successo con Telecom Italia PATRIMONI GESTITI IN MILIARDI DI USD FONTE: HFR DATI AGGIORNATI AL SECONDO TRIM QUANTO GESTISCONO GLI HEDGE FUND NEL MONDO [IN MLD DI DOLLARI] QUOTA INVESTIMENTI IN % DEGLI HEDGE FUNDS[31 GENNAIO 2005] MULTY STRATEGY 11,5% FUTURES 5,2% AZIONI A BREVE\LUNGO 28,0% ARBITRAGGI 2,2% MERCATI AZIONARI STABILI 4,2% MERCATI EMERGENTI 5,4% PRODOTTI A BREVE 0,6% struzione di ricchezza da parte della Banca d Italia nel vano tentativo di difendere la divisa nazionale. I clamorosi crolli La storia degli hedge fund è anche caratterizzata da rumorosi crolli. Il caso più noto è certamente il collasso del Long Term Capital Management Fund (LTCM) nel quadro della crisi russa del Questo fondo, costituito nel 1994 da John Meriwether, poteva valersi nello staff di gestione anche di due premi Nobel, Myron Scholes e Robert Merton. Le buone performance dei primi anni e i contatti con molte banche internazionali gli aprirono facilmente l accesso ai crediti: all inizio del 1998, LTCM controllava un portafoglio di circa 100 miliardi di dollari americani a fronte di un valore reale di soli 4 miliardi, con una leva finanziaria pari a 25 volte il capitale investito. Il fondo era focalizzato su tre ambiti: volatilità degli indici, prestiti su pegno e mercati emergenti. Quando nell agosto dello stesso anno la Russia svalutò il rublo e richiese una moratoria per i suoi debiti, i mercati si diressero in massa verso investimenti di qualità scatenando una crisi di liquidità negli strumenti finanziari in cui era investito il fondo. EVENTI EMERGENTI 23,6% ARBITRAGGI SUI TASSI 7,7% GLOBAL MACRO 11,6% Michael Moritz. UNA SEQUOIA MOLTO HI-TECH NEL VARIOPINTO MONDO DEL PRIVATE EQUITY non ci sono solo i barbari. Alcune delle più grandi aziende dell hi-tech devono la loro sopravvivenza proprio ai capitali messi a disposizione da fondi, prevalentemente della Silicon Valley. Somme spesso piccole rispetto a quelle astronomiche del grande giro della finanza. Uno dei nomi che hanno segnato la storia delle nuove tecnologie è quello di Sequoia. Fondata nel 1972 da Donald Valentine, detto Don, ex capo della National Semiconductor, Sequoia è stata il motore di Apple, Cisco, Oracle Yahoo!, PayPal, Google sino all ultimo caso di YouTube. Artefice di queste operazioni Michael Moritz. Nato a Cardiff, nel Galles, 51 anni fa, studi di storia a Oxford, un master in business administration alla Wharton School dell università di Pennsylvania, Moritz ha cominciato a lavorare come giornalista. Negli anni 80 era capo dell ufficio di San Francisco del settimanale Time e in quel periodo scrisse un libro sulla Apple intitolato The Little Kingdom (Il piccolo regno). Poi si mise in proprio, creando la Technological Partners, una società per la pubblicazione di newsletters e l organizzazione di convegni. Conobbe Valentine, che era stato uno dei primi finanziatori di Steve Jobs, e nel 1986 passò a Sequoia, diventandone da quel momento il vero protagonista. Secondo Forbes, Moritz, che vive a San Francisco con la moglie scrittrice, Harriet Heyman, e due figli maschi, e che ha un patrimonio personale di circa un miliardo di dollari, ha avuto un ruolo essenziale nel lanciare alcune società della Silicon Valley che ora rappresentano il 10% della capitalizzazione del Nasdaq. Moritz intuì la novità di Google, il motore di ricerca messo in piedi dai due giovani studenti, e versò nel ,5 milioni di dollari in cambio del 10% della società. Adesso quel 10% di Google vale almeno 14 miliardi di dollari. Moritz, che gode di un prestigio quasi senza pari nella Silicon Valley, siede nel consiglio di amministrazione della Google a Mountain view. E grazie anche a questa posizione ha appoggiato e favorito l affare YouTube. I giornali di tutto il mondo hanno raccontato la storia di Chad Hurley e Steve Chen, i due giovanissimi fondatori di YouTube (29 anni il primo, 28 il secondo), paragonando la loro avventura imprenditoriale e la loro improvvisa ricchezza all ascesa di Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori di Google. Ma in realtà dietro al passaggio di mano di YouTube c è stato soprattutto il ruolo della Sequoia e del suo uomo di punta: Michael Moritz. È stata infatti la società di venture capital di Sand Hill road a credere per prima in YouTube. Grazie a un minuscolo investimento di appena 11,5 milioni di dollari, nell autunno 2005, Sequoia aveva circa il 30% del capitale di YouTube e quindi, con il passaggio a Google, incasserà quasi mezzo miliardo di dollari, cioè 43 volte l investimento iniziale. 20 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 21

12 dossier private equity dossier private equity In due settimane, il valore reale dell LTCM scese a 2,3 miliardi di USD (-42,5 per cento). Negli ultimi 10 anni il settore dei fondi speculativi ha registrato una crescita esponenziale, in numero e in mole di attività gestite, passata dai circa 150 miliardi di dollari del 1996 a quota miliardi nel L analisi è dell International Financial Services di Londra (Ifsl), think tank britannico specializzato sul settore. Rispetto al 2005 l ammontare di asset in gestione è cresciuto di quasi un terzo. Per la prima volta il numero di hegde fund a livello globale nel 2006 ha superato quota 9.000, con un aumento del 5% rispetto all anno precedente. Il settore «continua a registrare una crescita notevole in attività gestite e in numero e tipologia di istituzioni che investono sugli hedge fund». Proprio sulle controparti, la prima fonte di finanziamento e investimento sugli hedge funds restano i privati, in genere businessman con elevate disponibilità finanziarie, ma «gli ultimi anni - si legge nel rapporto dell Ifsl - sono stati caratterizzati da crescenti investimenti da parte degli investitori istituzionali», come banche, fondi pensione, università e perfino organizzazioni caritatevoli. Ad oggi l esposizione diretta del sistema mondiale sugli hedge fund resta limitata al 2% circa dei portafogli di investimento globali. Ma questa quota è destinata a crescere, soprattutto sulla scia di un aumento della domanda da parte degli investitori istituzionali che «tipicamente richiedono più control- li e procedure formali - avverte l Ifsl - rispetto agli investitori individuali». La madre patria resta gli Stati uniti, con New York a cui fa capo il 36% di assets controllati da hedge fund. Ma la quota Usa è in calo: nel 2002 rappresentava il 45%, rileva lo studio, mentre cresce quella della Gran Bretagna, primo centro europeo. La quota di asset controllati da hedge funds con sede a Londra rispetto al totale del settore è salita dal 10% del 2002 al 21% nel 2006, raggiungendo l ammontare di 360 miliardi di dollari.. FONTE: FINANCIAL TIMES FONDI RACCOLTI IN MILIARDI DI DOLLARI I PRIMI 10 (GIÀ COMPLETATI) I 10 MAGGIORI (ANCORA APERTI) LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI NEGLI USA [ ] Il volto buono del private equity che investe in iniziative filantropiche Il settore più aggressivo del capitalismo lancia in Europa cinque iniziative a favore dei bambini. Reinvestire nella comunità sta diventando un imperativo categorico ma non mancano gli accenti polemici e contrari patrono della Britain s National society for the Prevention of cruelty to children». Accuse fatte proprie anche da un gruppo di laburisti che in Parlamento ora chiede una maggiore trasparenza, una migliore regolamentazione e minori agevolazioni fiscali per il settore. L opinione pubblica insinua che i private equity cerchino di rifarsi un immagine e una reputazione dopo i casi che hanno coinvolto Aa, Little Chef restaurant, Birds Eye, società acquisite e smantellate dai fondi, con centinaia di posti di lavoro persi. Uno dei personaggi più controversi è Damon Buffini, 44 anni, che ha portato Permira nel firmamento del private equity. Figlio abbandonato di un soldato americano nero e cresciuto dalla madre in una casa popolare di Leicester, laureato a Cambridge e Harvard, Buffini avrebbe una fortuna di 100 milioni di sterline ed è considerato uno degli uomini più influenti della City. Sotto la sua guida Permira è diventato uno dei maggiori operatori. Sono plausibili le accuse del sindacato e dei laburisti? È un dibattito antico. Si può andare in una direzione con la mano destra e in un altra con la mano sinistra? Può l etica entrare in un 5% di attività filantropiche e non trovare lo stesso rigore nel 95% di attività for profit? La domanda è tutt altro che filosofica. Nei mesi scorsi l America ha dovuto guardare in faccia la moralità del più celebrato benefattore al mondo: un inchiesta del «Los Angeles Times» ha alzato il ve- SI SONO FATTI PURE LA FONDAZIONE FILANTROPICA a sostegno per l infanzia. Si chiama Private equity foundation, voluta da 70 tra le maggiori società che gestiscono fondi di private equity, da Blackstone a Summit, da Kkr a Candover, da di Alessia Maccaferri* Permira a Texas Pacific, e può contare su un patrimonio iniziale di 7,8 milioni di euro. Ma la serata di gala organizzata in pompa magna a Londra è stata guastata dalla manifestazione dei sindacati contro i fondi che investiranno in cinque charities, impegnate sui problemi dell infanzia. Quella sera ha rischiato di essere un boomerang per un settore già accusato di muoversi con spregiudicatezza. Davanti al locale londinese, a sorpresa il sindacato ha manifestato contro i tagli di posti di lavoro, e dal picchetto si è alzata la voce di Paul Maloney del British General Union (Gmb), che ha detto: «Ècome se Erode diventasse il Settanta tra i principali fondi hanno lanciato cinque charities. «Sono come Erode», risponde il sindacato che li contesta STIMA 2007 ANNO DIMENSIONE 1. Blackstone 2006 $ 15,6 mld 2. Texas Pacific Group 2006 $ 15,0 mld 3. Permira 2006 $ 14,7 mld 4. Providence Equity 2006 $ 12,0 mld 5. Apollo Investment 2006 $ 10,1 mld 6. Cinven 2007 $ 8,6 mld 7. GS Capital Partners 2006 $ 8,5 mld 8. Baln Capital Fund 2006 $ 8,0 mld 9. CVC Eurpean Equity Partners 2005 $ 7,9 mld 10. Carlyle Partners 2005 $ 7,8 mld DIMENSIONE 1. Gs Capital Partners $ 19,0 mld 2. KKR $ 16,6 mld 3. Carlyle Partners $ 15,0 mld 4. Thomas H. Lee $ 9,0 mld 5. Helman & Friedman $ 8,0 mld 6. Silver Lake Partners $ 8,0 mld 7. Carlyle Europe Partners $ 5,0 mld 8. Terra Firma Capital Partners $ 4,0 mld 9. Doughty Hanson $ 3,0 mld 10. Fortress Investment Fund $ 4,0 mld FONTE: THOMSON FINANCIAL OBIETTIVO ACQUIRENTE DIM. IN MLD 1. Txu KKR, TPG $ 44,37 2. Equity Office Properties Blackstone $ 37,71 3. Hca Bain Capital $ 32,15 4. Rjr Nabisco Kkr $ 30,20 5. Kinder Morgan Gs Capital $ 27,49 6. Harrah s Entertainment Apollo Mgmt $ 27,39 7. First Data Kkr $ 27,03 8. Clear Channel Commun Bain Capital $ 26,70 9. Freescale Semiconductor Firestone $ 17, Albertsons Super Valu $ 17,37 FONTE: JOSH LERNER 25% PERCENTUALE PER INVESTITORE DAL 1991 AL LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI IN EUROPA [ ] OBIETTIVO ACQUIRENTE DIM. IN MLD 1. Alliance Boots KKR $ 16,62 2. VNU Valcon Acqu. $ 11,29 3. TDC Nordic Telephone $ 10,62 4. AWG Osprey Acqu. $ 10,41 5. Philips Semiconductors KKR $ 9,48 6. TDF Texas Pacific $ 6,37 7. Assoc. British Ports Admiral Acqu $ 6,13 8. National - Scotland & South Scottish & S. Energy $ 5,98 9. Amadeus Global Travel Wam Acq. $ 5, ISS PurusCo $ 5,14 RITORNO MEDIO DA INVESTIMENTI IN PRIVATE EQUITY FONDI FONDI PENSIONE PUBBLICI COMPAGNIE ASSICURATIVE FONDI PENSIONE PRIVATI LE 10 OPERAZIONI PIÙ GRANDI IN ASIA [ ] OBIETTIVO ACQUIRENTE DIM. IN MLD 1. Quantas Airways Airline Partners Aus. $ 10,95 2. ICBC Goldman Sachs $ 3,78 3. Publishing & Broadcasting CVC $ 3,13 4. APN News & Media Ind t News & Media $ 3,03 5. Seven Network KKR $ 3,02 6. DCA Group CAID Pty $ 1,99 7. Telecom Directories CCMP Capital Asia $ 1,50 8. China Network Systems MBK Partners $ 1,50 9. Eastern Multimedia Carlyle Group $ 1, Tommy Hilfiger Apax Europe $ 1,40 lo su una serie di investimenti discutibili - aziende ad alto impatto ambientale - della Bill and Melinda Gates Foundation. Novant anni fa un altra America guardò al pioniere della filantropia Rockefeller, dopo il massacro di Ludlow. Il 20 aprile 1914 venti persone morirono, durante la repressione degli scioperi dei minatori da parte delle guardie private armate della Colorado Fuel and Iron Company, di proprietà Rockefeller. Dopo quei fatti, su consiglio del reverendo battista Fredrick Gates, i Rockefeller si concentrarono sulla loro attività filantropica. Spinti sicuramente dalla fede religiosa e dalla volontà di restituire alla comunità parte delle loro ricchezze - già a 18 anni John Davidson Rockefeller aveva un libretto con i risparmi da devolvere ai poveri - gli industriali americani erano supportati anche dal desiderio di accrescere la loro incrinata reputazione. E oggi se il settore più spregiudicato del capitalismo si muove nell ambito della filantropia, che cosa cerca? Il private equity vive un momento d oro e le seconde generazioni - analogamente a quanto successo ai giovani della new economy americana come Larry Page e Sergey Brin di Google - sentono il dovere di «restituire» alla società parte delle loro fortune. In secondo luogo, nei Paesi anglosassoni il regime di sgravi fiscali incentiva la beneficenza. Infine, la filantropia è un campo interessante per quei manager che vogliono mettere in gioco competenze, progettualità e risorse. Nel progetto della Private equity foundation, per esempio, è coinvolto un broker d esperienza: New Philantropic Capital - in cui lavorano professionisti come Gavyn Davies ex chief economist di Goldman Sachs ed ex consigliere economico del Governo - incrocia donatori e charities, pubblica report con i risultati delle organizzazioni più efficienti, sperimenta modi innovativi di donare. Per esempio, tra le cinque charities che beneficeranno delle risorse di Pef c è uno dei più avanzati esempi di filantropia in Europa: Impetus Trust, fondato nel 2002 dal venture capitalist Stephen Dawson, che applica un approccio business alla filantropia. «Sicuramente il private equity punta ai valori intangibili, a migliorare la propria reputazione - spiega Giuliana Gemelli, FONDI DI FONDI BANCHE ALTRI 22 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 23

13 dossier private equity dossier private equity coordinatrice del Master in International Philanthropy dell università di Bologna -. Ma accanto a questo dobbiamo valutare che le best practice portate avanti nel no-profit possono avere una ricaduta positiva sulle attività finanziarie, raddrizzare cioè la logica del private equity». Oggi il salto di qualità è «allineare il profit sul no profit. L azienda non si può limitare all accumulazione dei dividendi ma deve puntare a reinvestire nella comunità, locale o internazionale che sia - aggiunge Gemelli. - L etica non può essere relegata all attività di donazione o alla corporate social responsability. Ipotizziamo per esempio un top ranking che tenga conto della trasparenza con gli stakeholder, dell impatto sociale, delle risorse umane, dell empowerment della comunità. Su questa strada in Italia ritroviamo spontaneamente l esperienza di Olivetti o di diverse piccole e medie imprese». Proprio in Italia - come in tutto il Sud Europa - la filantropia si tiene ancora molto lontana dai valori intangibili e dal marchio. Soprattutto per ragioni culturali, molti protagonisti della finanza preferiscono l understatement. I Giubergia - che guidano la finanziaria Ersel - hanno creato nel 1993 la Fondazione Paideia, impegnata nel disagio infantile. La famiglia torinese ha conferito un patrimonio iniziale di 300 milioni di vecchie lire e ogni anno si è impegnata a versare il 2% dell imponibile. Sempre nell ambito dei bambini si impegna la Fondazione Oliver Twist. Dietro il nome che richiama il personaggio di Charles Dickens, ci sono Leonardo Del Vecchio e Paolo Basilico, 48 anni, amministratore delegato di Kairos. Quest ultimo gruppo finanziario - che gestisce una massa di 6,4 miliardi di euro - destina il 2% dei suoi utili all attività della fondazione, coprendo interamente i costi di gestione. E ancora Vincenzo Manes, 47 anni, presidente di Intek, creatore della Fondazione Dynamo che sostiene in Italia il progetto Hole in the wall di Paul Newman, a favore dei bambini malati.. *Da Il Sole24ore del 21 aprile MASSIMO SIRAGUSA / CONTRASTO Il capitalismo irriverente non ammette selezione Paolo Zannoni, partner di Goldman Sachs e capo della divisione investment bank Italia, parla a ruota libera. LA DEFINIZIONE PIÙ SUGGESTIVA CON LA QUALE definisce l identità del nuovo capitalismo è darwiniano. Un sinonimo di spietato che lui preferisce tradurre con irriverente, per definire quella tipologia di Bruno Perini di capitalisti che hanno come unica legge quella di creare valore. L affermazione più curiosa, invece, per uno che fa il suo mestiere, è che Lenin aveva ragione quando pensava alla grande influenza del sistema bancario. Anzi, a dirla tutta è convinto che un istituzione come Mediobanca un po leninista lo era fino a quando Enrico Cuccia era vivo. «L analisi di Lenin sul ruolo delle banche, come principale detentore di capitale, era corretta in riferimento all economia tedesca dell epoca. D altronde lui non poteva sapere che sarebbe nata una nuova forma di capitalismo ben rappresentata dagli hedge fund e da quei fondi di private equity che grazie alla loro disponibilità finanziaria sono così determinanti per l esistenza e lo sviluppo del mondo industriale. Pensi che il 25% delle transazioni di merger and acquisition passano dai fondi di private equity, ovvero da fondi che ormai comprano il controllo delle imprese industriali». Senza nulla togliere a Marchionne senza l apporto degli hedge fund al titolo, Fiat non sarebbe risalita così tanto Paolo Zannoni, partner di Goldman Sachs International e capo della divisione investment bank Italia, il capitalismo lo conosce bene, in tutte le sue sfaccettature. E certamente in tutte le sue spietatezze e storture. Non solo perché lavora in una delle più potenti cattedrali del capitalismo mondiale, e neppure perché i grandi gruppi sono o suoi clienti o suoi partner. Queste due ragioni basterebbero a dargli una conoscenza dei meccanismi che muovono i fiumi di denaro che attraversano senza sosta la ragnatela della comunità internazionale degli affari. Ma ce n è un'altra che forse conta di più: la sua biografia. Se infatti si dà uno sguardo al suo curriculum, si scopre che prima di entrare a far parte di quelle cattedrali del capitalismo più irriverenti, più aggressive, più sovranazionali, Paolo Zannoni ha mosso i primi passi della sua carriera, dopo un periodo con Sartori e a Yale, nel più simbolico dei grandi gruppi italiani: la Fiat. Dagli anni 70 fino al 1994, infatti, il banchiere d affari è stato assistente dell avvocato Agnelli, presidente dellla Fiat Usa a Washington, fino a diventare responsabile degli affari internazionali del gruppo di Torino. Nel 1994 ha fatto il suo primo ingresso in Goldman Sachs, e così è entrato a far parte di quel gruppo di banchieri che decidono attraverso le leve del denaro accumulato nelle banche d affari, negli hedge fund e nel private equity il destino dell industria in tutto il mondo. Soffermarsi troppo a lungo sulla potenza della Goldman Sachs non è possibile in questa sede. Diciamo soltanto che l attività di Goldman Sachs sia come advisor, sia come partner, sia come gestore di attività spazia dalle banche alle assicurazioni, ai governi nei processi di privatizzazione, dai settori industriali, come le telecomunicazioni, all energia e all editoria. L elenco delle operazioni è sterminato: ha quotato l Ansaldo Sts e la Banca Generali, ha gestito l aumento di capitale di Paribas per l acquisto della Bnl, ha seguito la cessione di Fidis a Credit Agricole e la fusione BPVN con Bpi, ha acquistato la divisione cavi della Pirelli, è diventata partner in M&C con Carlo De Benedetti, è infine advisor di Agnelli, De Benedetti e Del Vecchio. A maggio l Economist gli ha dedicato la copertina dal titolo: On the top of the world. Goldman Sachs and the culture of risk. Insomma, Zannoni guarda le cose del capitalismo da un osservatorio privilegiato che mostra quanto sia cambiato il sistema rispetto a quando, ad esempio in Italia dominava quel leninista di Cuccia. «Lui è stato un precursore della strategia di partecipazione azionaria nei grandi gruppi. Mediobanca la si potrebbe definire un precursore nazionale dei private equity. La differenza tra i nuovi capitalisti e la Mediobanca di Cuccia è che i primi sono irriverenti verso il potere, sono azionisti di professione che guardano esclusivamente alla valorizzazione degli investimenti mentre Cuccia il potere lo cercava. Hedge fund e Fiat Nel ricostruire il ruolo dei nuovi capitalisti Zannoni ragiona ad alta voce sulle recenti vittorie della Fiat, sul risanamento finanziario e industriale del Lingotto e sul ruolo di Sergio Marchionne. Il banchiere non ha dubbi: «Credo che senza l apporto degli hedge fund al titolo Fiat non avrebbe quadruplicato il suo valore e forse la ristrutturazione finanziaria, senza nulla togliere alla grandezza dei manager e al ruolo delle banche, non sarebbe andata come è andata». Qualcuno definisce addirittura Marchionne il beniamino dei nuovi capitalisti. «Non so se sia il loro beniamino. Diciamo che La stanchezza di un pescatore dopo una faticosa giornata di mare. Favignana, valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 25

14 dossier private equity dossier private equity lo hanno seguito, gli hanno dato fiducia ed alla fine i risultati si sono visti per tutti». Ma esistono davvero i cosiddetti nuovi capitalisti? Davvero hanno un peso così grande sui destini del sistema gli hedge fund e il private equity? Non si tratta semplicemente della fase terminale della finanziarizzazione dell economia nell epoca moderna? Non sono questi che alimentano la grande spuculazione finanziaria? Quando nella sede milanese della Goldman Sachs gli rivolgo questa domanda Zannoni arriccia il naso e ti dà una risposta lapidaria: «Guardi che gli investitori istituzionali a cui stiamo facendo riferimento non si limitano a investire ma, diciamo così, acquistano il controllo delle società e usano questo controllo per aumentare il valore. In quanto Senza i nuovi capitalisti, private equity e hedge fund, non si creerebbe valore per il sistema alla dimensione del fenomeno le consiglio di leggere questo report che le ho preparato perché si capisca di che cosa stiamo parlando. Il rapporto si chiama Background Materials on Private Equity and hedge fund. Le cifre sono impressionanti e danno l idea di che cosa intenda il banchiere per nuova frontiera del capitalismo. Basti qualche cifra: «L attività di private equity è cresciuta in maniera sostanziale in tutta Europa con ritmi particolarmente marcati nel 2005 quando ha raggiunto la cifra di 167 miliardi di euro di volume». Secondo il rapporto i fondi attualmente hanno la capacità di spendere fino a 140 miliardi in acquisizioni in Europa. Nelle operazioni di merger and acquisition, infatti si legge ancora nel rapporto la presenza dei fondi continua ad aumentare passando dal 13% del 2001 al 20% del 2005 al 23% del Insomma sono delle gigantesche fabbriche del denaro a disposizione della piccola, media e grande impresa al fine di creare valore. Altrettanto impressionanti le cifre degli hedge fund, i cosiddetti fondi speculativi. La crescita delle allocazioni si legge ancora hanno portato gli hedge fund a gestire circa 1,3 trilioni di dollari contro i 257 miliardi del Si può dunque dire che i nuovi capitalisti hanno sostituito il ruolo determinante che avevano le banche? «Non parlerei di sostituzione ma di convivenza di due forme di capitalismo. Il fatto nuovo tuttavia è che i nuovi investitori sono di natura diversa dai banchieri: le logiche di influenza reciproca nel complesso rapporto tra debitori e creditori gli appartengono poco, loro investono, estraggono valore e escono». Tra questi nuovi spiriti animali non si possono non annoverare anche i cosiddetti fondi avvoltoi, quelli che intervengono soltanto nelle società in crisi. «Certo, ci sono anche fondi di quel tipo. Che tuttavia intervengono non per frammentare le società ma per creare valore e magari nuovo sviluppo». Una difesa a tutto campo Anche nel sistema bancario italiano, tuttavia, si stanno registrando grandi mutamenti. Che cosa sta accadendo in Italia, ad esempio? «È semplice. Il processo di concentrazione bancaria si era fermato dopo il fallimento di alcune Opa ostili che si verificarono negli anni passati. Non c è dubbio che l arrivo di Mario Draghi in Bankitalia ha cambiato le cose: ha fatto calare le difese verso i gruppi stranieri e ha portato ad accelerazioni nei processi di concentrazione». Zannoni non vuole soffermarsi più di tanto sul ruolo di Draghi, essendo stato un partner di Goldman Sachs ma una cosa ci tiene a dirla: «Tenga conto che il governatore unisce in sé tre doti importanti: la formazione internazionale, l esperienza che io definirei di servitore dello Stato quando era direttore del Tesoro e l esperienza del banchiere d affari, curriculum più completo rispetto a quello dei banchieri centrali di altri paesi. Lui quel sistema lo conosce da diversi punti di vista e questo è fondamentale per governare i processi in atto». Zannoni preferisce non parlare dei processi di aggregazione tra Banca Intesa e San Paolo né di altri istituti di credito con i quali Goldman Sachs ha un rapporto professionale tuttavia è convinto che le cosiddette single come ad esempio il gruppo Capitalia, forti di una presenza molto radicata sul territorio abbiano la possibilità di scegliere sia una strada autonoma sia alleanze con altri gruppi bancari. «Il potenziale di Bankitalia ad esempio, sia single che in combinazione è notevole».. IL CHIÈCHI DEI PRINCIPALI PRIVATE EQUITY Carlyle Group FONDI: 55 miliardi di dollari SEDE: Washington FONDAZIONE: 1987 AD: Louis V. Gerstner Blackstone Group FONDI: 43 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1985 AD: Stephen Schwarzman Bain Capital FONDI: 27 miliardi di dollari SEDE: Boston FONDAZIONE: 1984 KKR FONDI: 27 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1976 AD: Henry R. Kravis Thomas Lee Partners FONDI: 20 miliardi di dollari SEDE: Boston FONDAZIONE: 1974 PRESIDENTI: Anthony DiNovi, Scott Schoen e Scott Sperling Texas Pacific Group FONDI: 30 miliardi di dollari SEDE: Fort Worth, Texas FONDAZIONE: 1993 MANAGING PARTNER: David Bonderam, Jim Coulter, William Price Madison Dearborn FONDI: 14 miliardi di dollari SEDE: Chicago FONDAZIONE: 1992 PRESIDENTE E AD: John A. Canning Apollo Management FONDI: 13 miliardi di dollari SEDE: Purchase, New York FONDAZIONE: 1990 AD: Leon D. Black Carlyle è stato chiamato il club degli ex presidenti : fra i suoi soci enumera infatti, oltre a papà Bush, John Major, ex-primo ministro conservatore inglese, l ex dittatore filippino Ramos, Otto Pohl (già presidente della Bundesbank), Arthur Levitt, già presidente della Sec. Vi figurano anche Frank Carlucci, già ministro della Difesa e direttore della Cia; James Baker, già segretario di Stato di Bush (e ministro del Tesoro di Reagan), George Soros, Colin Powell. Anche la famiglia Bin Laden sedeva nel consiglio d amministrazione accanto a papà Bush, fino a un mese dopo l 11 settembre 2001, stringendo uno stretto quanto ambiguo legame, tanto che oggi la famiglia Bin Laden e il gruppo Carlyle hanno lo stesso avvocato, a Londra. Un vero «club esclusivo», di cui ha fatto parte anche Letizia Moratt, Carlo e Marco De Benedetti, Chicco Testa e Franco Tatò. Blackstone Group è il primo gruppo di private equity degli Usa, protagonista di operazioni di leveraged buyout. Fondata nel 1985 da Peter G. Peterson e Stephen A. Schwarzman, ha il quartier generale a New York, gestisce 43 miliardi di dollari tra fondi di private equity, hedge funds e gestioni patrimoniali. Negli ultimi anni è stato il principale traghettatore delle società che da quotate hanno lasciato i listini azionari. Il portafoglio del gruppo comprende produttori di chip, aziende del pharma, gruppi editoriali, società finanziarie e parchi divertimenti. Il parco di divertimenti Gardaland, acquistato per 500 milioni, al quale si è recentemente aggiunto il museo delle cere di Londra, Madame Tussauts. È il principale azionista di Deutsche Telekom, con un pacchetto del 4,5%. Recentemente Blackstone ha annunciato di volersi quotare in Borsa. La Cina ha destinato 3 miliardi di dollari di riserve valutarie per acquistare azioni Blackstone. Cinque i fondatori, tra i quali si segnala l ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, che è il presidente del consiglio d amministrazione. Bain Capital gestisce un portafoglio diversificato, da Domino s Pizza alla casa d aste Staples. Il gruppo controlla anche Michaels Stores, che ha ricevuto 6 miliardi di dollari da Bain e Blackstone. Due aziende controllate dalla Bain sono state recentemente quotate: Burger King e Warner Chilcott. Bain ha acquistato Burlington Coat Factory for 2,06 miliardi di dollari in 2006, e più recentemente ha speso 3 miliardi di dollari per la divisione che produce sensori per il controllo della Texas Instruments. In Italia tra le altre partecipazioni si segnalano le partecipazioni nella società di software Team System e di investigazioni Lince. Kohlberg Kravis Roberts è uno dei fondi di private più conociuti al mondo grazie alla clamorosa operazione di leverage byout da 25 miliardi di dollari per conquistare il controllo della Nabisco nel È tornata nuovamente agli onori della cronaca per la recente acquisizione della utility californiana TXU, insieme al Texas Pacific Group, per 32 miliardi di dollari. KKR è la prima firma del private equity ad essersi quotata, nel maggio dello scorso anno, portando a casa 5 miliardi di dollari. Thomas H. Lee ha chiuso una raccolta di capitali pari a 6 miliardi di dollari relativa al suo sesto fondo. Lo scorso anno l azienda ha completato l acquisizione del gruppo editoriale VNU, insieme a KKR, e la società Univision,in collaborazione con Texas Pacific Group. Thomas H. Lee ha acquisito l 80% di Hawkeye Holdings, un produttore di etanolo, valutato complessivamente oltre 1 miliardo di dollari. Subito dopo Hawkeye ha presentato la domanda per quotarsi in Borsa ma il piano è stato posticipato per le incertezze che circondano il mercato dei combustibili da rinnovabili. Altre operazioni nelle quali è coinvolto sono Dunkin Donuts e Warner Music. Thomas H. Lee è conosciuto soprattutto per il successo conseguito con l investimento in Snapple più di una decina di anni fa. Ma il gruppo annovera anche alcuni clamorosi insucessi come l investimento di 450 milioni di dollari nell hedge funds Refco poco prima del suo crollo. Texas Pacific Group ha puntato molto sul leveraged buyouts, mettendo nel mirino società dalle basse performance per rilanciare e poi collocarle in Borsa. Negli anni 90, TPG ha rilanciato Continental Airlines e America West, oggi ribattezzata US Airways. TPG ha acquisito Burger King per 1.4 miliardi di dollari nel 2002, e l ha poi collocata in Borsa nel TPG è stato uno dei partner coinvolto nell acquisizione da 12.1 miliardi di Univision. Il fondo ha acquisito Freescale per 17.7 miliardi e Biomet per 11 miliardi. È in gara per acquisire Alitalia. Madison Dearborn è specializzato in management buyouts, cioè la messa a disposizione di fondi per il management che intende acquisire le proprie società, e ha puntato la sua azione sui settori della comunicazione, servizi finanziari e la salute. Ha appena finito di raccogliere 6.5 miliardi per il suo quinto e più grande fondo. Nel 2004, MDP ha pagato 3.7miliardi per Boise Cascade. Il fondo ha deciso di cedere l indebitata divisione che produce carta e ha puntato sulla quotazione di Boise. MDP ha fatto parte del consorzio che ha acquisito il controllo del gestore di satelliti Intelsat per 3 miliardi. Nell ottobre 2005, Reliant Energy ha venduto a MDP tre suoi impianti per la produzione di energia della citttà di New York per 975 millioni. Recentemente, MDP ha ingaggiato l ex amministratore delegato della Disney, Michael Eisner, per acquisire la società di gadget sportivi Topps per circa 400 milioni di dollari. Come KKR, Apollo ha collocato sul mercato boristico una controllata, Apollo Investment Corp., e sta lanciandone un altra, AP Alternative Assets LP fund. Tra le operazioni più recenti l acquisizione di Jacuzzi per 1.25 miliardi, inclusi i debiti, e di Covalence Specialty Materials, divisione di Tyco International, per 975 milioni di dollari. Ha acquisito anche Berry Plastics in un operazione da 2.5 miliardi condotta con Graham Partners. Apollo ha acquisito il business nella produzione di silicone e quarzo di General Electric per 3.4 miliardi. 26 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 27

15 dossier private equity dossier private equity Warburg Pincus FONDI: 15 miliardi di dollari SEDE: New York FONDAZIONE: 1966 AD: Charles Kaye e Joseph Landy Warburg Pincus ha gestito oltre 100 collocamenti in Borsa dalla sua costituzione, nel 1966, per effetto della fusione tra Warburg e Lionel Pincus. Due anni fa ha collaborato con Thomas H. Lee Partners e altri investitori, compreso l amministratore delegato Joseph Neubauer, nell acquisizione di Aramark per 8,3 miliardi. Nell operazione Warburg Pincus ha rilevato per 75 milioni il 30% di NyFix, un azienda in perdita, specializzata nelle piattaforme di trading azionario, coinvolta nello scandalo delle retrodatazioni delle stock options. Warburg insieme a Cinven hanno spuntato l acquisizione per 2,66 miliardi della tv via cavo olandese, Casema NV, e subito dopo hanno sborsato altri 3,3 miliardi di dollari per Essent Kabelcom, altro operatore via cavo olandese. In Corea del Sud la società è nel mirino di una campagna contro i private equity e i loro comportamenti nei confronti delle aziende del paese asiatico. Silver Lake Partners FONDI: 6 miliardi di dollari SEDE: Menlo Park, California, e New York FONDAZIONE: 1999 PRESIDENTI: Jim Davidson, Glenn Hutchins e David Roux Silver Lake, una giovane compagnia, si è specializzata in nuove tecnologie, con investimenti in Gartner, Seagate Technology e Flextronics. Insieme a KKR e AlpInvest Partners ha acquisito il controllo della divisione chip di Philips per 4,35 miliardi di dollari. Nel novembre 2005 ha deciso di rilevare per 1,2 miliardi il produttore di software, Serena. Ha avuto un ruolo di primo piano nel rilevare per 2,66 miliardi la divisione chip di Agilent, già spin-off di HP. La società insieme al management ha collaborato alla vendita di Istinet alla casa d aste nipponica Nomura per 1,2 miliardi. Come altri private equity è sotto osservazione del Dipartimento della Giustizia Usa per pratiche anticompetitive. Tracinda FONDI: 10 miliardi di dollari SEDE: Beverly Hills, California FONDAZIONE: 1976 PRESIDENTE E AD: Kirk Kerkorian Il fondatore e padre-padrone, noto alle cronache come uno dei raider più aggressivi di Wall Street, ha scelto Tracinda in onore delle due figlie, Tracy e Linda. Tracinda sta continuando ad incrementare la sua presenza in General Motors dove Kerkorian non fa mistero di voler mettere alla porta l attuale ad, Wagoner. Prima di GM Kerkorian è stato uno dei più ferri oppositori della fusione tra Chrysler e Daimler. Tracinda è stata azionista di riferimento della major hollywodiana MGMe più recentemente Kerkorian si è lanciato nel business dei casinò. Providence Equity FONDI: 9 miliardi di dollari SEDE: Providence, Rhode Island FONDAZIONE: 1990 AD: Jonathan Nelson Il business principale di Providence Equity Partners, con sede in Rhode Island ma uffici a New York e London, sono operazioni nel settore delle comunicazioni e dei media. L ex direttore della Federal Communications Commission, Michael Powell è diventato senior advisor del fondo nel Providence ha investito in aziende come Hallmark International, Freedom Communications, Metro-Goldwyn- Mayer e Warner Music. Nel 2005, Providence insieme ad un altro private equity ha acquisito SunGard Data Systems per 11 miliardi e subito dopo la compagnia telefonica danese TDC per 12 miliardi. Providence è stata chiamata in causa, insieme a Madison Dearborn e Apollo, come acquirente del quotidiano economico francese Tribune. Il gruppo ha raccolto fondi per 12 miliardi per il suo ultimo prodotto, tre volte il precedente da 4.25 miliardi. CHRYSLER: ORA TOCCA A CERBERUS OGGI TOCCA A CHRYSLER, ACQUISTATA DA CERBERUS. Domani potrebbe essere General Motors. E poi, chissà, forse persino a General Electric: non è un caso, a questo proposito, che pochi giorni fa gli hedge fund abbiano chiesto lo smembramento del gigante americano, cui ha dovuto rispondere inorridito lo stesso amministratore delegato Jeffrey Immelt. E persino lo squalo Charles Prince, amministratore delegato di Citigroup, deve fare i conti con i fondi che vorrebbero assaltare il primo gruppo bancario al mondo per farne un bello spezzatino Un private equity che si rispetti - e che voglia diventare un attore globale - non potrà farlo senza una integrazione della finanza con la politica: sotto la guida discreta del suo fondatore, Stephen Feinberg, Cerberus ha assunto protagonisti d'eccezione. Il presidente del gruppo è John Snow, l'ex segretario al Tesoro americano e il presidente della divisione internazionale è Dan Quayle, l'ex vicepresidente nell'amministrazione di Bush padre. È solo poggiando su una struttura mista di finanza e politica che si possono gestire e risolvere i problemi di personale (83mila dipendenti), pensioni e assicurazione sanitaria (18 miliardi di dollari da coprire) di un produttore d'auto delle dimensioni di Chrysler. È solo con la diplomazia e i contatti dispiegati da un ex segretario al Tesoro che un'operazione di questo genere ha portato a un accordo condiviso dal sindacato. A Detroit, Ron Gettelfinger, il presidente della United auto workers (Uaw) ha dato la sua benedizione senza troppi indugi: «Abbiamo provato a convincere Daimler a restare - ha dichiarato il sindacalista - ma siamo arrivati alla conclusione che a un certo punto è meglio voltare pagina». IL PREDATORE 18,3 miliardi GLI ASSET GESTITI Cerberus con quasi 20 miliardi di dollari di asset gestiti è uno dei principali fondi di private equity al mondo. Cerberus è specializzato nelle gestione di risorse finanziarie, ma anche nell operatività industriale. L obiettivo del fondo è portare a compimento un completo rilancio di compagnie in difficoltà per trasformarle in aziende di successo. QUANTO GUADAGNA 60 miliardi IL FATTURATO DELLE SOCIETÀ Il gruppo controlla diverse società in tutto il mondo. Di alcune ha una quota di maggioranza, di altre detiene partecipazioni di minoranza definite «rilevanti». Nel complesso queste compagnie fatturano oltre 60 miliardi di dollari, più di Coca Cola e Mc Donald s. CHI CONTROLLA 38 società LE COMPAGNIE IN PORTAFOGLIO Nell ultima clamorosa operazione condotta da un private, l acquisizione della Chrysler, è entrato anche il sindacato nella convinzione di poter usare la leva finanziaria per difendere i posti di lavoro. Cerberus controlla 38 società che indirettamente detengono partecipazioni in altre società. Attraverso Sports Brands International il fondo ha acquisito l italiana Fila. Tra le partecipate, anche il braccio finanziario di Gm, cioè Gmac. Tra i settori d investimento, la difesa, l healthcare, il divertimento, i servizi finanziari e il Real Estate. Il Venture Capital per il sociale La Fondazione Oltre importa in Italia una nuova modalità di finanziamento per il terzo settore; risorse economiche e competenze manageriali per progetti di rilevanza sociale. OLTRE VENTURE è una fondazione che si prefigge di sviluppare il Venture Capital sociale, cioè l applicazione di alcune pratiche tipiche del settore forprofit alla gestione delle organizzazioni non profit. In questo senso sia la di Daniele Bettini fondazione sia i normali fondi di venture capital partono da presupposti simili: entrambi devono selezionare organizzazioni o imprese di valore che abbiano prospettive di successo e che siano condotte in modo efficiente, ed entrambi sono responsabili nei confronti di parti terze che forniscono le risorse finanziarie. La differenza sostanziale e significativa, rispetto ai comuni fondi di Venture Capital, è la remunerazione del rischio che risulta bassa o quasi nulla per gli investitori, da un punto di vista economico, ma elevato per la società che trova soddisfatte a prezzi accettabili delle esigenze primarie (dall assistenza sanitaria di buon livello, alla creazione di abitazioni di edilizia popolare, all offerta di servizi sociali di qualità a prezzi accettabili). Luciano Balbo, fondatore nel 2000 di Oltre, spiega come la definizione di Venture Capital sociale sia «emersa negli Stati Uniti, nata dall idea che si possano sviluppare, con sistemi simili al Venture Capital, aziende che riescono ad essere economicamente sostenibili e a svolgere una missione sociale. In questo caso però l obiettivo degli investitori non è - per l appunto - quello di massimizzare i profitti, ma di ottenere almeno quanto versato, dopo essere riusciti a far nascere imprese che tappano i buchi del welfare. Si tratta di interventi innovativi nel sociale, e siamo convinti che tra un po di tempo i rischi, oggi molto elevati, si abbasseranno notevolmente». L idea di Oltre parte da una duplice constatazione: da un lato la debolezza del welfare, dall altro l analisi della risposta da parte della società, ancora troppo legata alla visione dell assistenza vista come donazione e carità, un modello ormai logoro e con poco successo. «Oltre continua Balbo è una Sapa (società in accomandita per azioni) promossa e gestita attraverso Oltre Gestioni Srl. La dotazione iniziale di Oltre Venture è di circa 7 milioni di euro con una L obiettivo esplicito è quello di usare gli stessi strumenti della finanza più aggressiva per finanziarie il non profit raccolta finale prevista attorno ai 10 milioni e un tetto non superiore a 12, soldi raccolti non da privati, ma da grandi istituzioni». (Tra gli investitori istituzionali ci sono fondazione Magnoni, Cleops srl, Fondazione Crt, De Agostini, Euroimmobiliare Fiduciaria spa, Tetrafin spa e molti altri) Tutto questo però è solo una faccia della medaglia: Oltre infatti supporta le imprese non solo con il sostegno finanziario, ma anche attraverso le proprie competenze manageriali e il proprio know how in ambito sociale. Infatti Oltre vuole entrare sia nella compagine societaria, sia nel consiglio di amministrazione delle imprese che sostiene, garantendone in questo modo un adeguato controllo sulle decisioni imprenditoriali e sulle linee strategiche. Tra le associazioni e le imprese già sostenute ci sono Solidare, una cooperativa che realizza interventi di prevenzione e trattamento del disagio psicologico e sociale, che finora ha effettuato più di 500 interventi a Milano, e Yoni un ambulatorio medico che offre servizi di ginecologia e sostegno psicologico alle donne. Tra i progetti che stanno per partire, quello su cui si conta di più è legato allo sviluppo del microcredito per lo start up di iniziative imprenditoriali. Insomma Oltre finanzia tutta una serie di iniziative che forniscono servizi che il privato offre a prezzi maggiori e che il pubblico spesso ignora in un modo piuttosto preciso; finanzia lo sturt-up e fornisce know-how manageriali. Una volta raggiunta l autosostenibilità procede ad un piano di rientro, prestabilito, tale da garantire agli investitori il rientro del capitale con, al limite, un minimo margine di guadagno. Colpiscono le parole di Balbo: «è una iniziativa nuova e i rischi sono molto elevati, quando si amplierà i rischi diminuiranno e tutto sarà molto più semplice».. 28 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 29

16 Est Europa Global player Generali lavanderia di Paolo Fusi CONTRASTO C ERA UNA VOLTA UN GOVERNATORE DELLA BANCA NAZIONALE CECA, tale Josef Tosovsky (foto), che in una mattina di primavera del 1995, insieme al ministro delle finanze Ivan Kocarnik ed al direttore della società di Stato per le privatizzazioni, Romen Ceska, doveva decidere cosa fare di Ceska Pojistovna (CP), la più grande compagnia d assicurazione della Cecoslovacchia. Il Governatore aveva ricevuto poche ore prima due rappresentanti del gruppo tedesco Allianz, che avevano avanzato un offerta miliardaria. Tosovsky invece presentò agli increduli colleghi Petr Kellner, un ragazzotto lentigginoso di Praga con una piccola esperienza in computer e non ancora 25 anni finiti. Naturalmente senza una sola Corona in tasca. CP deve rimanere ceca, gridò il Governatore. Gli altri ristettero, allarmati ed intimoriti. Kellner fondò due società offshore in Olanda, la PPF e la CZI, finanziate da chi? Dalla ABN Amro, perbacco, e da timidi investori russi. Nel giro di pochi anni CP, nelle capaci mani di Kellner, diventa un gigante in tutta l Europa Orientale, comprando tra l altro in Russia, in Serbia, in Romania. Alla fine del 2005 CP dichiara un profitto netto di quasi 300 milioni di euro e paga un dividendo di circa 165 milioni di euro. Il valore del gruppo viene stimato oramai in almeno 5 miliardi. Ciò nonostante CP ha problemi di liquidità. Kellner ed i suoi soci si sono lanciati in pericolose speculazioni sul cemento, andate malissimo, si sono fatti notare alle aste di mezzo mondo perché comprano a botte di milioni bottiglie di vino, fanno gli intermediatori per aeroplani militari. La ABN Amro regge ma si lamenta. CP non riesce a pubblicare il Bilancio d esercizio A partire dal febbraio 2007 dodici gruppi di portata internazionale, tra cui Allianz, AXA, la banca olandese ING, gli americani di AIG ed il gruppo multinazionale KBC si battono per rilevare CP. Offerte: tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Poi, il colpo. Il 26 aprile la CP viene tolta dal mercato, l asta annullata. Il gruppo Generali, senza partecipare all asta e pagando solo 1,1 miliardi di euro, si pappa la CP. Generali e PPF, una delle due holding dietro la CP, fondano una nuova società, la Generali PPF Holding, di cui Generali acquisisce il 51% delle azioni. Come è avvenuto il miracolo? ABN Amro è stata venduta al gruppo inglese Barclay s e Generali ha usato l occasione per far valere certi vecchi crediti nei confronti della banca olandese verso PPF, Kellner e i suoi soci noti ed occulti. Detto, fatto, specie grazie alla mediazione della ZAO Intesa Bank di Mosca e del mitico banchiere Fallico, suo Gran Capo. Come ciliegina Generali conferisce alla nuova holding le sue partecipazioni nell Est europeo, facendo crescere CP fino ad essere, dopo Nasta, la seconda compagnia in Russia e dintorni. Un piccolo prezzuccio però bisogna pagarlo. Petr Kellner, che oramai con i suoi 34 anni è esperto navigato quanto un Abramovic o un Khodorkowski, diventa consigliere delle Generali il che significa che i timidi investitori russi dietro la PPF entrano quasi non visti nelle stanze del potere triestino quelle che già negli anni 90, comprando la BSI Banca della Svizzera Italiana, si erano assicurati il controllo fiduciario sulla Bank Al-Taqwa e sulla DMI, i due colossi finanziari dell estremismo della Fratellanza Musulmana accusati dall amministrazione Bush di aver sostenuto gli ambienti legati ad Al Qaida. Certo, se il capitalismo all italiana deve scegliere fra Tronchetti Provera, Geronzi, Colaninno, Palenzona, la massoneria islamica o i soci segreti russi, quasi quasi ci viene da rimpiangere Beneduce, Cuccia e gli Agnelli.... La misteriosa e inquietante acquisizione in terra Ceca del gruppo di Trieste che ora ha nuovi soci e un consigliere d amministrazione giovane e protagonista di molte trame ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 31

17 inbreve inbreve TRASPARENZA E GARANZIA GRAZIE ALLE ASTE ON LINE Biologico versus convenzionale >34 Agricoltori senza semi >36 conomiaetica In Germania c è del marcio >38 FIDELITY INVESTMENTS SCEGLIE LA CAUSA DEL DARFUR E SCOPPIA LA POLEMICA NEGLI USA RISCHIO CLIMA? I FONDI USA IGNORANO I CAMBIAMENTI PRESIDENZA DELLA BM SI APRE LA SUCCESSIONE IN OLANDA SCOPPIA LO SCANDALO: I FONDI PENSIONE INVESTIVANO IN BOMBE E MINE ANTIUOMO HEDGE FUND AL G8 NON PASSA LA LINEA DURA Ormai anche gli esperti parlano di mercato quasi perfetto con l avvento di internet, tanto che acquistare on line è vantaggioso per tutti, privati ed enti pubblici. Come per la Regione Toscana, dove l e-procurement cioè gli acquisti on line di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione rappresenta già una realtà significativa. Le operazioni concluse in rete ammontano a circa 15 milioni di euro, a cui si aggiunge una maxigara per i mutui di ben 400 milioni di euro. L impegno del governo regionale si estende anche ad una campagna di sensibilizzazione per diffondere al massimo l e-procurement. Le aste on line aiutano a contenere i costi e quindi la spesa pubblica, assicurano maggiore trasparenza del mercato e più concorrenza. Per questo la Regione Toscana ha inserito alcuni articoli sull e-procurement nella nuovissima legge sugli appalti. Si stima che le gare d appalto telematiche possano produrre risparmi del 5 per cento in termini di spesa e tra il 50 e l 80 per cento sui costi delle transazioni sia per gli acquirenti che per i fornitori. In uno spot televisivo una donna africana legge questo messaggio: «I gestori del portafoglio di Fidelity assumono le proprie decisioni d investimento sulla base di considerazioni economiche e finanziarie, tenendo conto di altre tematiche solo se hanno un effetto materiale su queste considerazioni». Mentre la donna legge, l obiettivo della telecamera si allarga, facendo vedere alle sue spalle un grande campo profughi. La donna finisce il messaggio, alza gli occhi verso l obiettivo e una voce maschile fuori campo dice: «Quando a Fidelity è stato detto che i suoi investimenti aiutano il genocidio nel Darfur, questa è stata la risposta. Qual è la vostra?». La Fidelity Investments è una società statunitense che gestisce fondi pensione e d investimento. L America non ha fatto attendere la sua reazione. Lo spot, realizzato dalla coalizione Save Darfur e dalla campagna Fidelity Out of Sudan, è stato bloccato temporaneamente sulla Cnn, mentre inserzioni simili sulla stampa sono state rifiutate da Newsweek, New York Times e Boston Globe. Al contrario, l inserzione è stata pubblicata dal Washington Post e da Usa Today. Fidelity Investments è intervenuta sostenendo che i suoi investitori possono scegliere di escludere singole società o aree geografiche dai loro investimenti. La società ha anche annunciato un forte disinvestimento da PetroChina, posseduta all 88 % dalla China National Petroleum Corp. (Cnpc), interamente posseduta dal governo di Pechino, legato al governo di Khartoum. Al 31 dicembre 2006, Fidelity possedeva azioni della compagnia cinese per 1,3 miliardi di dollari. Negli Usa i fondi d investimento ignorano i rischi finanziari dei cambiamenti climatici. È il risultato di una ricerca dell Institutional Shareholder Services (ISS) sui voti nelle assemblee degli azionisti, elaborata per conto della Coalition for Environmentally Responsible Economies (Ceres), la maggiore coalizione d investitori e ambientalisti nordamericana. Secondo lo studio, nessuno dei 100 maggiori fondi d investimento statunitensi ha votato a favore delle 30 mozioni di azionisti di compagnie Usa, che chiedevano più trasparenza sui rischi finanziari legati ai cambiamenti climatici su scala mondiale. Infatti, tutte le 28 compagnie che gestiscono gli investimenti dei primi 100 fondi statunitensi si sono astenute o hanno votato contro le mozioni presentate in tal senso nelle assemblee degli azionisti dello scorso anno. Tra le 28 compagnie, ci sono Vanguard Group e American Funds, che gestiscono i patrimoni di gran parte dei 100 maggiori fondi americani. Al contrario, molti investitori istituzionali, come Tiaa-Cref e i fondi pensione californiani Calpers e Calstrs, hanno sostenuto, in modo crescente, le mozioni su clima e trasparenza dei rischi finanziari. Paul Wolfowitz, presidente della Banca mondiale e fedelissimo di Bush, si è dimesso. Il prossimo 30 giugno, con una buona uscita di circa dollari, Wolfowitz lascerà l ambita poltrona. L affaire Riza gli è costato caro, anche se fino all ultimo ha cercato di giustificare l accaduto, ovvero la promozione e l aumento di stipendio all amante. Un ruolo decisivo nelle dimissioni l ha giocato l Europa, anche se l atteggiamento temperato nei confronti di Wolfowitz è il frutto di una mediazione voluta dagli americani (per ricucire lo strappo con Il Vecchio Continente), a cui ora passa la palla per la nomina del successore. La consuetudine non scritta vuole infatti che a nominare il vertice della World Bank siano gli Usa. Mentre per il Fondo monetario il compito spetta all Europa. Non è un caso che la mancanza di criteri di valutazione meritocratici sia nel mirino delle organizzazioni della società civile che vorrebbero una riforma democratica e in termini di tutela socio-ambientale delle istituzioni di Bretton Woods. I papabili per la successione sono: Robert Kimmit, vice segretario al Tesoro, Robert Zoellick, consulente della Goldman Sachs, Alan Hubbard, consigliere economico della Casa Bianca, Paul Volcker ex presidente della Federal reserve. Quest ultimo riceverebbe l incarico ad interim. I fondi pensione olandesi sono nella bufera. A far scoppiare lo scandalo le rivelazioni di un documentario televisivo, trasmesso dalla tv pubblica, in cui li si accusava di investire in industrie che producono mine antipersona e bombe a grappolo (cluster bomb, nella foto), senza che i risparmiatori ne sapessero nulla, dato che l elenco delle società oggetto d investimento è riservato. Le polemiche seguite alla trasmissione Zembla hanno costretto Pggm, il fondo pensione del settore sanitario, che gestisce un patrimonio di 81 miliardi di euro, ad annunciare di aver disinvestito dalle società che producono mine antiuomo e cluster bomb, senza però rendere pubblici i nomi delle società in questione. A sua volta, Abp il fondo pensione degli insegnanti e dei dipendenti pubblici, che gestisce un patrimonio di 209 miliardi di euro e il più grande d Olanda, ha annunciato di aver venduto le azioni di quattro società produttrici di mine antipersona: Textron, General Dynamics, Alliant Techsystems e Singapore Technologies Engineering. Il disinvestimento ammonta a diverse decine di milioni di euro. Abp ha dichiarato di non aver disinvestito, invece, dai produttori di cluster bomb, perché su questi ordigni, a differenza delle mine, non esiste alcun trattato internazionale per la loro messa al bando. Il fondo, comunque, sta rivedendo tutta la propria politica nel settore militare, che potrebbe comportare il disinvestimento anche dai produttori delle bombe a grappolo e da società come Boeing e Lockheed Martin. Gli Hedge fund (fondi ad alto rischio) rendono efficiente il sistema finanziario, ma bisogna vigilare attentamente sulla loro gestione. Questo è il messaggio del rapporto predisposto sul settore dal Financial Stability Forum, approvato a Potsdam dai ministri del G8. In verità, le richieste dei tedeschi erano più rigide, perché chiedevano una regolamentazione diretta degli Hedge Fund e non cinque raccomandazioni attraverso le banche e gli intermediari. Una sorta di autodisciplina dei maggiori gestori, che sono disponibili a stabilire le direttive per un settore in grande espansione e che vale 1600 miliardi di dollari. La Germania, voce in controtendenza, che da molto tempo insiste sulla regolamentazione diretta e più restrittiva, si è trovata piuttosto isolata sulla sua posizione. Gli Hedge fund sono oggi circa diecimila e dal 1999 hanno quintuplicato i fondi in gestione. Alle autorità, secondo il documento, spetta il compito di incoraggiare gli sforzi degli operatori per migliorare la trasparenza e i benchmark di settore. 32 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 33

18 economiaetica cultura biologica Biologico versus convenzionale C è una differenza di prezzo ma vale la pena spendere qualcosa in più per la propria salute. Tra un campo coltivato convenzionalmente DUE PIANTE APPARENTEMENTE UGUALI. UNA COLTIVATA BIOLO- GICAMENTE, L ALTRA CONVENZIONALMENTE. La prima è robusta, sana, cresce in armonia grazie al concime organico, non contiene residui chimici: gli di Ilaria Bartolozzi unici insetticidi usati su di lei sono veleni naturali come piretro, zolfo e una piccola quantità di rame. È accudita dalle braccia di uomini che strappano via le erbacce che le crescono attorno. L altra pianta viene concimata con prodotti chimici. Per difenderla dai parassiti vengono utilizzati sali chimici che assorbe con grandi dosi d acqua, che la gonfiano e la indeboliscono. Più diventa fragile più gli insetti e i funghi la assalgono. Per ammazzare le piante infestanti che la circondano vengono usati diserbanti industriali che colpiscono ulteriormente anche lei. I prodotti chimici inquinano il terreno e l aria. Il campo coltivato convenzionalmente è circondato da terra secca, senza vita. Il campo coltivato biologicamente è circondato da verde. Questa descrizione potrebbe bastare per convincervi, se non l avete ancora fatto, a passare ad acquistare ortaggi e frutta coltivati organicamente. Certo, i prezzi sono più cari ma visto quello che si guadagna in salute forse qualche euro in più possiamo considerarlo L Italia è il maggior produttore di prodotti biologici in Europa. Ecor la più grande azienda di distribuzione compie vent anni Sopra coltivazioni biologiche e, sotto, convenzionali; in basso a sinistra, scatole di diserbanti. e uno biologico la differenza balza agli occhi e al palato. ben speso. «I prezzi delle verdure e della frutta coltivati convenzionalmente spiega Fabio Brescacin, presidente e amministratore delegato di Ecor spa - sono stati completamente stravolti Se si pensa a quanto lavoro manuale c è dietro ogni singola pianta è davvero impossibile vendere ortaggi a un euro al chilo!» Ma Brescacin non si perde d animo: «Se tutti avessero modo di vedere la differenza, anche solo estetica, tra un campo di carote biologiche e uno di carote convenzionali cambierebbero di colpo le loro abitudini alimentari». Ecor, che in maggio ha festeggiato i suoi vent anni di attività, ha 70 milioni di euro di fatturato e 140 tra dipendenti e collaboratori: è la L AGRICOLTURA BIOLOGICA FA DIMINUIRE L ANIDRIDE CARBONICA NEL CONFRONTO FRA AGRICOLTURA CONVENZIONALE e biologica quest ultima vince anche per il minor consumo di energia e la minor emissione di gas serra. Questo dato potrebbe migliorare ulteriormente se nelle aziende agricole diventasse più diffuso l uso dell energia solare, eolica e da biomasse. Da considerare inoltre che la produzione di energia da biomassa non contribuisce all aumento di CO2 nell atmosfera poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata durante il processo di decomposizione o trasformazione energetica è pari alla quantità assorbita dalla coltura durante il suo ciclo di crescita. Ogni kwh di energia prodotto mediante biomasse, in pratica, corrisponde ad una mancata emissione di circa 200 grammi di anidride carbonica, rispetto all uso di idrocarburi. Dalla biomassa, inoltre, è possibile ricavare un combustibile noto come biodiesel, in grado di far funzionare macchine e macchinari dotati di motore diesel. In questo modo è evidente come l agricoltura biologica diventa importante per rispettare il Protocollo di Kyoto: è un modello di sviluppo rurale che apporta un contributo positivo alla produzione di energia da fonte rinnovabile ed alla diminuzione dei gas di serra riducendo le proprie emissioni e immagazzinando l anidride carbonica in sinks, cioè nel suolo e nelle piante. L agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di emissioni anche sotto altri aspetti: 1) la riduzione di emissioni di metano nell allevamento del bestiame (fermentazione dei carboidrati nel processo di digestione degli animali e gestione del letame) sia per il tipo di dieta che per il numero di capi per ettaro; 2) l eliminazione dell uso di concimi chimici di sintesi, la produzione dei quali richiede grandi quantità di energia e che liberano nell uso protossido di azoto (N2O); 3) la riduzione della combustione di fonti fossili per mandare avanti il parco macchine per le tecniche legate alle lavorazioni leggere che riducono le relative emissioni di anidride carbonica. Inoltre ad un minor impatto l agricoltura biologica aumenta la capacità del suolo di fungere da sink per l anidride carbonica a causa del mantenimento e/o aumento del tasso sostanza organica. A sinistra, biomassa composta da sostanze di origine vegetale e utilizzata per produrre energia. 34 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 35

19 AZIENDA AGRICOLA BARGERO economiaetica VENNE FONDATA NEL 1960 dal medico antroposofo Aldo Bargero, che volle condurre l azienda secondo i metodi della agricoltura biodinamica, che fa riferimento agli insegnamenti di Rudolf Steiner. Suo figlio, Martino Bargero, laureato in agraria, nell 84, insieme alla moglie Costanza Poggio converte la coltivazione da biodinamica a biologica. Inizialmente si occupano solo di allevare galline ovaiole: dalle prime 300 unità ora l Azienda Agricola ne ospita 6000, allevate in libertà. «Siamo molto fortunati spiega Costanza perché questo terreno non ha mai conosciuto la concimazione chimica, è un terreno puro. Inoltre siamo circondati da un bosco che ci protegge dall inquinamento della pianura padana». L azienda si trova a Carbonate, in provincia di Como, a 35 km da Milano. Ricopre un area di circa 10 ettari, di cui cinque vengono coltivati e lasciati a disposizione alle galline, e altri cinque sono di bosco. La coltivazione degli ortaggi è iniziata nei primi anni Novanta, la frutta e le verdure di Bargero vengono vendute a una quarantina di negozi della Lombardia (tra cui la catena di supermercati NaturaSì) e a una sessantina di gruppi d acquisto. Ogni fine settimana è aperto lo spaccio, che vende anche generi alimentari del mercato equosolidale. principale azienda italiana di distribuzione di prodotti biologici. Il 70 per cento delle azioni è detenuto dalla Libera associazione antroposofica Rudolf Steiner di Conegliano e destina la maggior parte dei propri utili al sostegno di attività sociali, nell ambito dell agricoltura biodinamica e della pedagogia. Nel nostro paese Ecor è solo una delle aziende più importanti in un settore in notevole espansione. L Italia è il maggior produttore biologico in Europa. In febbraio al BioFach 2007 di Norimberga, la più importante fiera del settore, l Italia era la nazione dell anno. Erano presenti espositori, provenienti da 73 nazioni, ci sono stati visitatori di oltre 100 paesi. L Italia, dopo la Germania, era la nazione maggiormente rappresentata: c erano 273 espositori italiani, tra produttori e rivenditori. Già negli anni settanta arance, limoni, riso, pasta e pomodori venivano prodotti in Italia e importanti nei primi negozi biologici che nascevano in Germania. La nuova edizione di Tutto Bio 2007 Annuario del Biologico, curato da Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino, pubblicato da Bio Bank by Egaf Edizioni, (vedi box) rivela dati molto interessanti sul mondo del biologico italiano. Nel 2005 il settore ha ripreso a crescere: le superfici coltivate dedicate alla coltivazione bio sono cresciute dell 11% raggiungendo ol- tre un milione di ettari, ridando all Italia il primato europeo. Gli operatori sono quasi , con un incremento del 22% sull anno precedente. Sul piano politico, da segnalare la nascita di Federbio, la Federazione finalmente unitaria del settore, il ritorno alla guida del ministero dell Agricoltura di Paolo De Castro, docente di Economia e Politica Agraria presso l Università di Bologna, da sempre attento ai temi del biologico, e due novità sfornate con l ultima finanziaria: la dotazione di 10 milioni di euro all anno, per tre anni, del Piano d azione nazionale per il settore, e la deducibilità dei costi di certificazione per le aziende agricole. Il prodotto biologico confezionato più venduto in Italia è il latte Prima Natura Bio del gruppo Granarolo. La regione (vedi tabella sotto) che vanta più primati è l Emilia- Romagna: è la prima per numero di mense scolastiche biologiche e per ristoranti; la seconda per agriturismi, aziende con vendita diretta e siti di e-commerce; terza per mercatini; la quarta per negozi di alimenti naturali e la quinta per gruppi d acquisto solidali. E l unica regione sempre presente tra le prime cinque nelle graduatorie censite da Bio Bank. In seconda posizione c è la Lombardia, con sette presenze in graduatoria e con il primato per negozi, mercatini e gruppi d acquisto. Terza la Toscana, che guida la classifica per agriturismi e aziende con vendita diretta.. FONTE: RAPPORTO BIO BANK 2007 I NUMERI DEL BIOLOGICO IN ITALIA PER IL AGRITURISMI: 839 nel 2006, contro i 772 del 2004 (+9%) PRIMA REGIONE Toscana (191 realtà), seguono E. Romagna (102), Umbria (63), Marche (58) AZIENDE CON VENDITA DIRETTA: nel 2006, contro le del 2004 (+12%) PRIMA REGIONE Toscana (207), Emilia Romagna (203), Piemonte (91), Veneto (88) GRUPPI D ACQUISTO: 288 nel 2006 con un bell exploit rispetto ai 146 del 2004 (+97%) PRIMA REGIONE Lombardia (81 Gas), Piemonte (42), Toscana (32), Veneto (28) MERCATINI: 193 nel 2006, contro i 174 del 2004 (+11%) PRIMA REGIONE Lombardia (38), Veneto (29), Emilia Romagna (23), Toscana MENSE SCOLASTICHE: 658 le mense rilevate nel 2006, contro le 608 del 2004 (+8%) PRIMA REGIONE Emilia Romagna (127), Lombardia (111), Toscana (80), Veneto (72) RISTORANTI: 177 nel 2006 (esclusi gli agriturismi con ristorante), contro i 182 del 2004 (- 3%) PRIMA REGIONE Emilia Romagna (32), Lombardia (30), Marche (24), Toscana (17) NEGOZI: rilevati negozi specializzati, contro i del 2004 (+ 6%) PRIMA REGIONE Lombardia (174 negozi), Veneto (146), Piemonte (140), Emilia Romagna (110) E-COMMERCE: 79 i siti rilevati nel 2006, contro gli 81 del 2004 (-3%) PRIMA REGIONE Puglia (14), Emilia Romagna (11), Lazio (7), Lombardia e Umbria (6) Agricoltori senza semi La rivoluzione verde era stata la speranza di un era dell abbondanza senza fame. A distanza di mezzo secolo non ha risolto i Il logo del Festival audiovisivo della biodiverstità che si tiene dal 12 al 14 ottobre. Per informazioni consulare il sito di Paola Baiocchi 36 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ERA ANCORA IN CORSO LA SECONDA GUERRA MONDIALE quando la Rockefeller Foundation impiantò in Messico un istituto per la ricerca nel settore agricolo; alle sue dipendenze lavorava un giovane genetista americano, Norman Borlaug, che dopo anni di esperimenti selezionò un ibrido di grano chiamato Norin 10. La rivoluzione verde era cominciata: si prospettava per la terra una nuova era dell abbondanza, si ipotizzava la fine della fame nel mondo con l aumento a dismisura della produttività dei campi, senza che ci fosse bisogno di nuove superfici coltivate. Per aver dato pane ad un mondo affamato Borlaug nel 1970 ricevette il Nobel per la pace. Ma il prezzo nascosto di questa rivoluzione non troppo verde si è cominciato a vedere presto: i nuovi ibridi ottenuti avevano pronta risposta all uso di maggiori quantità di fertilizzanti e all irrigazione; assicuravano raccolti più abbondanti, ma con un costo esponenzialmente più alto rispetto alle varietà tradizionali, perché bisognosi di bombardamenti di fertilizzanti, di erbicidi e di grandi quantità di acqua. Inoltre era inutile che i contadini conservassero il seme per l anno successivo, perché l ibrido perdeva di vivacità dalla seconda generazione. I contadini dovevano, quindi, allargare i cordoni della borsa per acquistare gli ibridi, la cui produzione e vendita era controllata da poche company. Che non sono molto aumentate di numero, ma ora sono molto più potenti; tra le più conosciute ci sono la tedesca Bayer, le americane Monsanto e DuPont, l olandese East-West Seeds, la svizzera Sygenta, a cui ora si sta aggiungendo la cinese Yuan Longping High-Tech Agricolture. L agricoltura tradizionale era stata sconvolta, ma con quali risultati? Il Rapporto Fao dell ottobre 2006, a dieci anni dal Vertice Mondiale dell alimentazione che aveva promesso di dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015, ha dovuto ammettere che sono 820 milioni le persone affamate nei paesi in via di sviluppo, più di quante non ce ne fossero nel La rivoluzione verde e la rivoluzione genetica Marcello Buiatti, professore ordinario di genetica all università di Firenze e presidente dell Associazione nazionale Ambiente e lavoro, spiega i meccanismi della rivoluzione verde: «Ha funzionato in Asia e in America Latina per un certo periodo; fino agli anni Ottanta ha effettivamente migliorato la situazione, il numero di persone che morivano di fame è diminuito, poi è di nuovo aumentato. Perché insieme ai semi veniva esportato un modello di agricoltura, che allora sembrava l unico, con grande consumo di chimica e di energia. Questo modello ha depauperato i terreni e soprattutto i contadini, tanto è vero che non esiste al mondo un agricoltura che sia in pareggio». Oltre ai danni per la salute e per l ambiente derivati dall uso invasivo dei pesticidi, questo tipo di coltivazione ha provocato la scomparsa delle razze di campo, importanti per la preservazione del patrimonio biologico, con la conseguente distruzione della diversità e delle agricolture locali. problemi di sottonutrizione, ma ha imposto un agricoltura che consuma energia e acqua. E gli Ogm sembrano una fotocopia di quel modello. Con i brevetti sulle sementi, l accerchiamento alle biodiversità si fa sempre più stretto; a cui non sfuggono nemmeno le banche dei semi coordinate dal Cgiar, l organismo mondiale che custodisce, migliora ridistribuisce le piante alimentari, senza le quali metà del mondo morirebbe di fame. Ora gli Stati Uniti e Italia, con il suo ministro degli esteri Massimo D Alema, hanno deciso di tagliargli i finanziamenti, forse sperando che i ricercatori non potendo più conservare le sementi le affidino a qualche multinazionale. Ma potrebbero essere gli Ogm, con quella che si chiama rivoluzione genetica, la soluzione ai problemi di alimentazione della Terra e anche una risposta ai cambiamenti climatici? «Bisogna dirlo che gli Ogm sono un insuccesso risponde Buiatti sono una deviazione infruttuosa e costosa della ricerca. In 20 anni, e con l enormità di investimenti che hanno assorbito, hanno prodotto solo la soia, il mais, la colza e un po di cotone. La produttività non è aumentata da quando sono stati introdotti e ormai ci sono un centinaio di milioni di ettari coltivati a Ogm. Gli Ogm conclude Buiatti servono come penetrazione del mercato, per annullare il Protocollo di Cartagena sulla biodiversità, dove si dice che si possono non importare prodotti che possono essere pericolosi per l ambiente e per il vivere sociale». Festival audiovisivo sulla Biodiversità Video da tutto il mondo e dibattiti su biodiversità e sovranità alimentare a Roma il 12, 13 e 14 ottobre. Sono aperti i termini per la consegna delle opere audiovisive in concorso al IV Festival internazionale audiovisivo della Biodiversità, organizzato dal Centro Internazionale Crocevia, nell ambito delle iniziative promosse dal Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare. Il festival si svolgerà presso il Villaggio Globale in collaborazione con l Associazione ONG Italiane, la FAO, Biblioteche di Roma, il comitato di quartiere CinEst e la comunità di migranti che vive nel Municipio X. In programma, la proiezione di decine di video che documentano il valore della biodiversità e le esperienze di coloro che si impegnano per tutelarla. Oltre alle proiezioni, si svolgeranno dibattiti e conferenze sulle stesse tematiche; l iniziativa comprenderà anche una sezione speciale, dedicata alle scuole, incontri con alcuni autori dei documentari e concerti. L importanza di essere biodiverso Biodiversità: termine con cui si indicano sia tutte le specie presenti nell ecosistema del globo terrestre sia le differenze che caratterizzano un singolo individuo all interno di una stessa specie, sia la presenza, all interno delle comunità biologiche che occupano un determinato habitat, delle varie specie che si adattano l una all altra, formando nicchie e associazioni. La diversità biologica, o biodiversità, è il risultato del processo evolutivo che ha generato attraverso la selezione naturale, nel corso dei millenni, la grande varietà delle specie viventi animali e vegetali.. LIBRI Tutto bio Annuario del biologico Il trova Bio Biobank Oltre indirizzi di aziende e negozi ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 37

20 economiaetica Corruzione in Europa/1 C è del marcio in Germania HARRY GRUYAERT / MAGNUM PHOTOS Tangenti a sindacalisti e politici, turismo sessuale, riciclaggio di denaro. Le grandi società tedesche sono nell occhio del ciclone. E con lo scandalo Volkswagen la cogestione sindacato-impresa subisce un nuovo duro colpo. Secondo uno studio di Kpmg, i vertici delle aziende tendono a insabbiare fatti relativi ai casi di corruzione. TUTTO HA INIZIO NELL'ESTATE DEL MANCANO POCHI MESI ALLE ELEZIONI POLITICHE e la Volkswagen finisce nella bufera. Parcelle pagate a politici per fantomatici servizi di consulenza, tangenti ai vertici sindacali e poi viaggi di lavoro in mezzo mondo con visite speciali a bordelli di lusso. Il tutto a spese dell'azienda. I settimanali scandalistici ci sguazzano e Peter Hartz, superconsulente di Schröder per le riforme del lavoro e responsabile del personale di VW, comincia a sudare freddo. L'estate si fa più calda quando cade nella rete degli investigatori di Monaco Andreas von Zitzwewitz, uno dei manager più importanti di Infineon, produttore tedesco di microchip. È accusato di aver intascato oltre euro per sponsorizzare gare automobilistiche. Una settimana dopo finisce in manette un manager BMW per aver favorito un fornitore in cambio di euro. Niente in confronto alle accuse di riciclaggio di denaro in Russia che, quasi contemporaneamente, fioccano sulla Commerzbank, uno dei colossi bancari di Francoforte. Skandalen im Wochentakt, apre con sorpresa Die Zeit, prestigioso settimanale tedesco. Scandali con cadenza settimanale. Che vengono alla luce dopo mesi di silenzi con i vertici che vedono, ma si ostinano a nascondere la polvere sotto al tappeto. E di polvere se n'è trovata a palate, poche settimane fa, nei conti di Siemens, il gigante dell'elettronica: oltre 450 milioni di euro di fondi neri per pagare tangenti in tutto il mondo. Un'altra pugnalata nel cuore del capitalismo tedesco. Ma cosa succede al di Mauro Meggiolaro motore dell'economia europea? Cosa sta minacciando il Vertrauen, la fiducia che da sempre regge il sistema? Per capirlo torniamo all'estate calda del Quando scoppia il caso Volkswagen. Oltre 450 milioni di euro di fondi neri per pagare tangenti in tutto il mondo. Il caso Volkswagen è solo uno dei tanti. Corruzione e frode sono in costante aumento. Da sinistra a destra, sopra, Hans Joachim Gebauer e Klaus Volkert; sotto, Peter Hartz e Helmuth Schuster. Nella pagina a fianco, Francoforte. L area fumatori alla Eurotower (European Monetary Bank). Germania, 2006 Una miscela esplosiva Tra le grandi case automobilistiche VW è a dir poco un'anomalia. Nel 2005 il suo maggiore azionista è il Land della Bassa Sassonia. Nell'Aufsichtsrat (Consiglio di Sorveglianza) siedono, come in molte altre imprese tedesche, rappresentanti dei lavoratori che sono chiamati a votare a favore o contro le scelte strategiche dell'impresa. In tedesco si chiama Mitbestimmung, cogestione. Una forma di governo aziendale introdotta nel dopoguerra per promuovere la democrazia economica. Capitale, sindacato e governo. Tutte e tre le forze hanno i loro rappresentanti nell'organo di controllo del quarto produttore di automobili al mondo. Una miscela che, nel 2005, diventa esplosiva e dà origine ai tre capitoli che compongono la saga Volkswagen: il crimine aziendale, lo scandalo sindacale e la corruzione politica. Il primo capitolo ha come protagonista Helmuth Schuster, il boss di _koda, la controllata ceca di VW. A Praga lo chiamano Lambo-Schuster per la sua mania di girare la città di notte a bordo di una Lamborghini in compagnia di donne bellissime. Nel centro della capitale ceca Lambo apre l'ufficio di F-Bel. Un paio di stanze, niente di più. Una facciata dietro alla quale si nasconde una giungla di società per far girare meglio pagamenti particolari. Come un acconto di 2 milioni di euro in arrivo dalla provincia indiana dell'andhra Pradesh che vuole assicurarsi la costruzione di uno stabilimento Volkswagen. I soldi scompaiono nel nulla assieme al progetto per la nuova fabbrica. Nella giungla di F-Bel si muovono con disinvoltura Klaus Volkert, sindacalista e direttore del Consiglio Aziendale (Betriebsrat) e Klaus Joachim Gebauer, manager VW, l'animatore delle notti e dei viaggi aziendali. Ma qui si apre il secondo capitolo. Quello sindacale. Gebauer è infatti incaricato di procurare prostitute e divertimento ai dirigenti sindacali nei viaggi di lavoro. Il mondo in cui vivevamo non aveva più niente a che fare con la vita normale, ha dichiarato. I soldi non mancavano mai e nemmeno le donne. In un viaggio in Cina viene distribuito agli uomini Volkswagen un tubetto con tre pillole: aspirina per la mattina, un calmante per il pomeriggio e viagra per la sera. Un cocktail perfetto. Ma ai sindacati viene girato anche denaro fresco, sempre dalle casse aziendali. Peter Hartz, ex direttore del personale che ha dato il nome alle riforme del lavoro del governo Schröder, ha recentemente ammesso di aver pagato 1,9 milioni di euro come bonus proprio a Volkert, in cambio del consenso sulle strategie aziendali. Nel pasticciaccio VW manca a questo punto solo il terzo capitolo. Quello politico. Anche se, come dimostra Hartz, la politica, il sindacato e il capitale si intrecciano inesorabilmente in tutte le storie. L'affaire politico riguarda una serie di consiglieri regionali della Bassa Sassonia in quota SPD (partito socialdemocratico). Ex dipendenti Volkswagen, da politici avrebbero continuato a percepire lo stipendio dall'impresa anche dopo aver terminato il loro contratto di lavoro. Ai consiglieri regionali SPD Hans-Hermann Wendhausen e Ingolf Viereck è stato chiesto di restituire al Land più di euro. Pochi sono convinti che lo faranno. Ma come se la sono cavata i protagonisti dello scandalo Volkswagen? Volkert è stato arrestato lo scorso novembre per poi essere rilasciato in dicembre. Hartz, dopo aver confessato, se la caverà con una multa di euro. Helmuth Schuster è indagato per frode e malversazione. Intanto la Bassa Sassonia non è più il maggior azionista della casa automobilistica. Il controllo, alla fine di marzo, è passato nelle mani di Porsche. Ora ha il 31% delle azioni che, dall'estate del 2005 ad oggi (9 maggio 2007, NdR), hanno raddoppiato il loro valore. Corruzione in crescita Il caso Volkswagen è emblematico della crisi del modello tedesco, ma anche gli altri casi piccoli e grandi sono il sintomo che forse qualcosa sta cambiando nella terra dei miracoli economici. Nell'ultimo rapporto annuale sulla criminalità finanziaria, pubblicato nell'agosto del 2006, la polizia criminale federale (BKA) ha riscontrato un aumento del 15% dei casi di frode. La corruzione aziendale è in crescita e, secondo uno studio della società di revisione KPMG, i vertici delle imprese tenderebbero a insabbiare i fatti di cui vengono a conoscenza: «meno del 60% dei casi si traducono in azioni legali, si legge nel rapporto. In effetti, secondo Wolfgang Schaupensteiner, procuratore capo a Francoforte, il 95% dei crimini economici non viene scoperto e la corruzione, alla fine, paga». Anche in Germania.. 1- continua 38 valori ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 ANNO 7 N.50 GIUGNO 2007 valori 39

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