LA RIFORMA MONTI-FORNERO

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1 LA RIFORMA MONTI-FORNERO Fulvio Rubino Il sistema previdenziale italiano è un SISTEMA A RIPARTI- ZIONE. Tale impianto, ai fini pensionistici, è un meccanismo redistributivo che trasferisce risorse correntemente prodotte dalla popolazione attiva a favore di chi: ha cessato l'attività lavorativa per ragioni di età anagrafica (pensioni di vecchiaia) o di età contributiva (pensioni di anzianità); non è più in grado di partecipare al processo produttivo per una sopravvenuta incapacità lavorativa (pensioni di invalidità); è legato, pur non avendo mai fatto parte della forza lavorativa, da rapporti familiari con persone decedute che hanno fatto parte della forza lavoro (pensioni ai superstiti); è sprovvisto di qualunque forma di reddito e non è in grado di lavorare (pensioni assistenziali). Questo concetto determina un significato compiuto all interno dello Stato Sociale la cui funzione primaria si identifica nella liberazione dell uomo dallo stato di bisogno. All interno di questa necessità liberatoria, il sistema della previdenza sociale assume il carattere peculiare di rappresentare l insieme degli strumenti che liberano l uomo-lavoratore dai rischi della perdita o della riduzione della propria capacità lavorativa.

2 La Riforma (o, forse, sarebbe meglio definirla CONTRORI- FORMA) Monti-Fornero è una delle norme che concorrono a ridefinire lo Stato Sociale in Italia. Ciò che si sta realizzando progressivamente, con una consapevolezza non dichiarata, è il cambio del paradigma di responsabilità, nel senso che da un sistema precedentemente basato sul concetto della responsabilità solidaristica si sta procedendo ad un sistema in cui vige la individualizzazione del diritto. Si assiste all accentuazione dell impianto assicurativo; al fatto che sempre più prestazioni sono dipendenti dal reddito personale e familiare; al fatto che i diritti, anche quelli relativi alla sopravvivenza, sono subordinati alla capacità economica dello Stato. Tutto ciò implica che stiamo progressivamente cambiando la struttura del nostro sistema previdenziale, passando da un sistema OCCUPAZIONALE, basato sul principio che lavoratori attivi si assumono le tutele dei lavoratori passivi, con parziale intervento pubblico, ad un sistema UNI- VERSALISTICO, basato sulla corresponsione di una pensione minima a tutti i cittadini, finanziata dallo Stato con la fiscalità generale. Il D.L.201/2011, convertito con modificazione in L.214/2011, non trasforma solo il sistema pensionistico con l art.24, ma apporta una serie di modifiche molto più ampie in base a quanto detto prima. L art.5 della L.214/2011 ha introdotto modifiche circa l ISEE e la sua estensione nella concessione delle prestazioni sociali. Attualmente, solo tre prestazioni non sono soggette alla valutazione reddituale degli individui: Pensione di Vecchiaia Assegno di Accompagnamento Ricovero Ospedaliero L art.6 della L.214/2011 ha abrogato l equo indennizzo e la pensione privilegiata per la perdita, totale o parziale, della capacità lavorativa per cause di servizio.

3 L art.21 della L.214/2011 ha disposto l inglobamento dell INPDAP e dell ENPALS all interno dell INPS concorrendo a definire un istituto previdenziale il cui peso politico è notevolmente più importante di qualsiasi ministero, le cui circolari possono avere una portata più importante di una norma legislativa. Ciò crea ripercussioni involutive per i cittadini sia nel merito che nel metodo.una siffatta macro complessità da gestire come l unificazione della previdenza pubblica in un solo ente, tema estremamente delicato e complesso, incide profondamente sui lavoratori, sull'organizzazione del lavoro, sulla qualità e sulla tempestività dei servizi e delle prestazioni liquidate o erogate agli utenti. Per l insieme di queste ragioni non avrebbe dovuto essere oggetto di un decreto legge ma di un tavolo di confronto con le parti sociali L art.24 della L.214/2011 ha, poi, rivoluzionato completamente il sistema previdenziale. Tale rivoluzione può essere riassunta SINTETICAMENTE in 5+1 punti. 1) Contributivo per tutti dal ) Eliminazione della pensione di anzianità 3) Adeguamento biennale, in base all aumento della speranza di vita degli italiani, dei requisiti e dei coefficienti di trasformazione del contributivo 4) Introduzione di requisiti minimi rigidi al sistema contributivo 5) Blocco della perequazione delle pensioni Il sesto punto lo vediamo in seguito Introduzione a tutti del sistema contributivo. Bisogna ricordare che il sistema contributivo, se non fosse per il fatto che è stato applicato in un sistema a ripartizione, di per sé, non prevede una distribuzione solidale della ricchezza. Pur essendo un sistema neutrale finanziariamente non significa che esso sia equo dal punto di vista sociale. Per di più esso premia la capacità reddituale del lavoratore e non valorizza il valore sociale del lavoro. Per poter dire che effettua una redistribuzione della ricchezza dovremmo essere in grado di rispondere alla domanda Quanto gli individui ricevono dal sistema?. Tale metodo di calcolo è fortemente dipendente da due parametri: - dal PIL - dai coefficienti di trasformazioni. Esso svantaggia proprio chi ha bisogno di maggiori tutele, mentre avvantaggia chi cumula redditi chi sta in buona salute chi ha un titolo di studio elevato i dirigenti e i professionisti chi ha altri redditi.

4 Per esempio non prevede un minimo pensionabile, come prevede l art.38 della Carta Costituzionale: assicurare mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita. Non prevede delle maggiorazioni di pensioni per coloro che lavorano in condizioni, personali ed ambientali, disagiate. Così, se un lavoratore invalido chiede di applicare le maggiorazioni spettanti ai fini del diritto, può andare in pensione prima, ma la sua pensione sarà più bassa, ottenendo, così, uno svantaggio. L introduzione del contributivo per tutti ha eliminato i limiti oltre i quali una prestazione pensionistica non poteva andare dando VANTAGGIO proprio a chi già era avvantaggiato per la sua storia lavorativa e per la sua storia retributiva (vedasi professori universitari, magistrati, professionisti ) Nei fatti ha eliminato le pensioni di anzianità. Prima della Riforma Monti-Fornero c era la pensione di vecchiaia e le pensioni di anzianità, sia quella con le quote che quella dei 40 anni come massima anzianità. In più erano state introdotte le finestre che avevano, di fatto, innalzato l età pensionabile. Con la riforma Monti-Fornero la pensione di vecchiaia è rimasta ma sono state cancellate le pensioni di anzianità e le finestre; di contro è stata introdotta la pensione anticipata con 42 anni e 6 mesi di anzianità per gli uomini e 41 anni e 6 mesi di anzianità per le donne. Il combinato disposto delle norme per le quali i requisiti vengono adeguati alla speranza di vita degli italiani farà in modo che nel lungo andare, dal momento che i giovani si stabilizzano lavoristicamente intorno ai anni, potranno accedere alla pensione solo con i requisiti di vecchiaia e non con quelli dell anticipata. Per cui, si può affermare che la norma non prevede l eliminazione della pensione anticipata, ma, nei fatti, tale pensione scomparirà.

5 È stato portato a due anni i termini di adeguamento dei requisiti e dei coefficienti di trasformazione: prima il termina era triennale. È necessario ricordare che il coefficiente di trasformazione è lo strumento nel contributivo che, se rivisitato, potrebbe realizzare una redistribuzione della ricchezza dall altro verso il basso. L applicazione dell aumento della speranza di vita degli italiani, senza nessuna valutazione sociale, oltre ad essere bizzarra per il fatto che ad ogni anno di incremento della speranza di vita debba corrispondere un anno di lavoro in più, sembra quanto meno anacronistica perché parte dalla certezza che le speranze di vita reali dei lavoratori non sono uguali, non si può AGGIUNGERE LO STESSO INCREMENTO A LAVORATORI CHE SI TROVA- NO IN CONDIZIONI DISEGUALI, è una equità tutta al contrario. Come diceva don Milani: NON C E NULLA DI PIU INI- QUO che FARE PARTI UGUALI TRA DISUGUALI Inoltre, la riforma Monti-Fornero, non solo ha innalzato già dal 2012 l età pensionabile per coloro che hanno accrediti contributivi solo dal 1996, (tanto che oggi è 70 anni e 3 mesi) ma ha introdotto, per chi volesse andare in pensione prima, una anzianità minima elevata (che già di per sé è una irrazionalità nel sistema contributivo) e in più, ha aggiunto, il requisito che l importo della pensione non deve essere inferiore ad alcuni limiti: 1,5 volte l Assegno Sociale con almeno 66 anni e 3 mesi di età anagrafica; 2,8 volte l assegno sociale con almeno 63 anni e 3 mesi di età anagrafica. SNATUIRA L ESSENZA STESSA DEL CONTRIBUTIVO ed introduce UNA FLESSIBILITA SOLO PER CHI HA REDDI- TI ALTI. Per fare altri esempi, con 66 anni e 3 mesi di età bisognerebbe avere, per andare in pensione con 20 anni, un reddito medio rivalutato di circa, mentre con 63 anni e 3 mesi bisognerebbe avere un reddito medio rivalutato di circa. Ciò significa che questa norma, tanto sventolata per il bene dei giovani, va a vantaggio solo dei dirigenti e dei professionisti, non degli operai e degli impiegati.

6 Inoltre, il blocco della rivalutazione delle pensioni, innestandosi su un sistema che già non riconosce aumenti pari a quelli effettivi del costo della vita, definisce impoverimento costante del lavoratore che lascia il servizio attivo e diventa pensionato. Questa norma, quindi, acuisce e cementifica l impoverimento a vita dei pensionati. La riforma Monti-Fornero, intervenendo solo sul sistema, senza tener conto del lavoro e delle condizioni del mercato del lavoro, non si pone il problema di chi è stato espulso dal mondo del lavoro e di chi non riesce ad occuparsi. Crea stabilmente ESODATI e cambia il paradigma da PENSIONATO POVERO a LAVORATORE INOCCUPATO POVERO. Riepilogando, la riforma Monti-Fornero., con il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, ha creato un danno non recuperabile per i pensionati e, quindi, li ha resi più poveri a vita Per i pensionandi, con la cancellazione della pensione di anzianità con le quote e con l introduzione del contributivo dal 2012, ha spostato in avanti anche di 6 anni il pensionamento e, in alcuni casi, come per gli esodati, ha reso durissime le conseguenze

7 . per i meno giovani.. Oltre all eliminazione della pensione di anzianità e all introduzione del contributivo l aggancio dei requisiti e dei coefficienti di trasformazione all aumento della speranza di vita degli italiani, rende la pensione una chimera e crea notevoli danni in caso di perdita del posto di lavoro.. Per i giovani la somma di tutte le modifiche... In aggiunta alla mancanza di lavoro è una vera e propria MA- CELLERIA SOCIALE Il punto aggiuntivo il sesto è il fatto che la riforma Monti-Fornero ha legato stabilmente il bilancio della previdenza a quello dello Stato e, quindi, oggi, per modificare strutturalmente la previdenza è necessario prevedere contemporaneamente la copertura economico-finanziaria (vedasi obbligo di pareggio del bilancio dello stato) Per concludere, dal bilancio sociale dell INPS, benché si registri una lieve diminuzione delle «accolte» di Invalidità/Inabilità, il dato importante è l aumento delle domande di invalidità/inabilità. Ciò conferma, quanto più volte supposto, che, con l inasprimento dei requisiti per l accesso a pensione, i lavoratori cercano comunque di accedere al pensionamento anticipando invocando (anche non correttamente) la tutela per inabilità/ invalidità. Inoltre, si registra, per il 2013, una diminuzione delle reversibilità ed un aumentano le pensioni indirette. Il dato delle domande di pensione indirette è un dato in crescita anche rispetto al Se ciò viene confermato negli anni futuri, si può dedurre che, per effetto dell incremento dei requisiti di pensione, aumentano le morti di lavoratori mentre sono in attività e diminuiscono le morti successive al pensionamento.

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