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1 Giornata Internazionale della Donna 8 marzo 2015

2 La resistenza taciuta È così che viene definita la resistenza che ha visto protagoniste le donne da due insegnanti e studiose di storia. Taciuta perché è assai raro leggere, anche se nell'ultimo periodo storico abbiamo assistito ad una lieve inversione di tendenza, di episodi che hanno visto protagoniste donne che hanno rischiato la propria vita per un ideale, nello stesso modo, pur con caratterizzazioni differenti, degli uomini. È noto infatti che nel periodo della seconda guerra mondiale la figura della donna era legata prioritariamente alla cura della casa e dei figli, nelle campagne certamente anche al lavoro agricolo, ma quando si parlava di guerra si ascoltavano affermazioni come questa: "le femmine non sanno sparare" (cit. Becchetti, Università di Parma). Come spesso accade la mentalità, che rilega la donna ad un ruolo ben specifico nella società, non rispecchia o incide pienamente in ciò che è nei fatti; le donne furono protagoniste della resistenza in diversi ruoli: staffette, coadiuvanti degli uomini e combattenti armate. Ebbero gli stessi timori, le stesse paure, degli uomini e reagirono attivandosi in prima persona, rischiando la vita e dimostrando il proprio coraggio per difendere l'ideale della libertà. Pur in una società maschilista, grazie alle testimonianze storiche in nostro possesso sappiamo che le donne cercarono di sensibilizzare ed incentivare la partecipazione alla vita partigiana, anche attraverso forme di associazione quali i GDD, Gruppi di Difesa delle Donne. Il primo di questi nacque a Milano nell'autunno del 1943 grazie a Lina Fibbi, Pina Palumbo e Ada Gobetti, i gruppi si diffusero poi progressivamente nel nord d'italia. Attraverso i GDD furono organizzati scioperi contri i nazifascisti, venne creata una rete di assistenza alle famiglie dei deportati, dei carcerati e dei caduti; venne messa in evidenza l'importanza della resistenza, contribuendo attivamente nella vita quotidiana, nelle fabbriche, nelle scuole e nelle campagne. I Gruppi vennero ufficializzati nel 1944 dal Comitato di liberazione dell'alta Italia: riconoscendo nei Gruppi di difesa della donna e per l assistenza ai combattenti della libertà un organizzazione unitaria di massa che agisce nel quadro delle proprie direttive, ne approva l orientamento politico e i criteri di organizzazione, apprezza i risultati sin ora ottenuti nel campo della mobilitazione delle donne per la lotta di liberazione nazionale e la riconosce come organizzazione aderente al Comitato di liberazione nazionale. (fonte ANPI). Le partigiane avevano, al pari dei combattenti di genere maschile, pseudonimi che utilizzavano in battaglia; una di esse, Francesca De Giovanni, conosciuta come Edera, venne torturata al fine di rilasciare informazioni che tuttavia non fornì. Fu uccisa all'età di 21 anni dalle Brigate Nere a Bologna il primo aprile del 1944; prima di morire gridò: "Tremate. Anche una ragazza vi fa paura".

3 Nonostante le donne quindi fossero concretamente protagoniste della resistenza, gli uomini o comunque la società dell'epoca tentarono di mascherare tale stato di cose negando la partecipazione delle donne alle sfilate in piazza nelle città liberate. La polemica si levò anche a Torino quando fu chiesto alle partigiane che combatterono nelle brigate di montagna di non sfilare (cit. Paola Zappaterra). È difficile immaginare lo stato d'animo, le sensazioni ed i sentimenti che provarono le partigiane negli anni della seconda guerra mondiale. È grazie alle testimonianze dirette delle protagoniste che possiamo affermare che la resistenza fu arricchita dalla spontaneità (alcune di esse infatti dichiararono, senza giri di parole, che avevano paura) dal senso di giustizia, dalla capacità di amare e di soffrire, dalla modestia e dalla pietà delle donne. Il presente articolo trae spunto dal libro: "La resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi", scritto da due donne, Anna Maria Bruzzone, della quale segnaliamo anche l'opera "In guerra senza armi. Storie di donne " e Rachele Farina, che ha fondato nel 1986 il centro di studi storici "Esistere come donna".

4 Marina Addis Saba, Partigiane - Le donne della resistenza Introduzione Si tratta di un libro sul posto e sui diversi ruoli delle donne nella Resistenza italiana. L'autrice ha fatto degli studi sul fascismo e si è specializzata in Storia delle donne. L'autrice è riuscita a ricostruire le vicende di oltre 200 donne; ricerca che non è mai stata tentata in precedenza. Esistono dunque numerose storie che mostrano l'importanza delle donne nella Resistenza però non hanno ottenuto molti riconoscimenti da parte delle istituzioni e della società in generale. Per ciò, questo libro è importantissimo perché ha come finalità quella di riconoscere il loro ruolo e di rendere loro omaggio. Questo libro si iscrive in una volontà di rinnovo della storiografia su questo periodo; infatti, l'autrice vuole mostrare la complementarità fra gli uomini e le donne, vuole mostrare che sono due tipi di resistenza, di atti però che sono entrambi fondamentali. Va di pari passo con la teoria di genere che sottolinea queste relazioni di complemento; poiché gli orientamenti storiografici non hanno permesso di studiare le specificità del ruolo delle donne e quindi la storiografia non le colloca dove meritano. L'autrice ha dunque voluto trattare questa questione sotto l'angolazione di genere. Possiamo dunque studiare questi ruoli diversi delle donne e la loro importanza decisiva nell'elaborazione di una Resistenza organizzata. Inoltre, vedremo le due direzioni dell'azione femminile: quella di resistere e di dare forza ai perseguitati con mille attività di assistenza e una direzione più politica. La prefazione di Angelo del Boca (scrittore, partigiano e storico italiano) riassume bene l'ambizione dell'autrice: far capire che senza le donne, la Resistenza italiana non sarebbe stata un fenomeno cosi rilevante. Alcuni dei capitoli del libro: Capitolo secondo: Resistenza quotidiana - Le donne contro la guerra, il fascismo e il nazismo C'è ancora un'insistenza sul fatto che le donne non portano un aiuto minore o marginale alla Resistenza ma che ne sono la spina dorsale. Possiamo ricordare che vi furono 4563 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti. Ma le donne non esaltano mai le loro azioni e questo ci permette di sottolineare l'esistenza della categoria di genere che mette in rilievo le differenze fra i due sessi. La storiografia non considera molto l'azione delle donne perché viene paragonata e messa in contrapposizione alle azioni e ai valori maschili: i due sessi non sono individuati, le donne non sono considerate con le loro proprie particolarità. La Resistenza può essere interpretata come un momento in cui gli italiani vogliono difendere con coscienza la patria e si oppongono al fascismo. Questo è ancora più essenziale per le donne perché è la prima volta che si affermano in quanto cittadine, assistiamo in un certo senso all'entrata delle donne nella storia. Con questo atteggiamento, le donne rompono un atteggiamento secolare di passività: non sono più quelle che rimangono in casa, quasi fuori dalla Storia e che guardano gli avvenimenti senza partecipare. Dobbiamo anche parlare del concetto di maternage di massa di Anna Bravo che sottolinea così il ruolo importantissimo di assistenza: aiuto per i feriti e per i prigionieri, confezionare abiti caldi per i resistenti in montagne.

5 Capitolo quarto: Infermiere - Ruoli femminili nella lotta di liberazione Furono nella Resistenza civile facendo le infermiere con una notevole capacità di prendere decisioni per nascondere i partigiani feriti come Narcisa Fiorentini, a Firenze, che organizzava un ospedale clandestino nelle case dei ferrovieri. La cura dei morti è riservata alle donne come il mercato nero che è anche essenzialmente femminile. Nella penuria di beni, le donne fanno mostra di una grande capacità di gestione del denaro. Questo è proprio un'attività di casalinghe quindi sono abituate: manifestano sempre uno spirito di sacrificio per trovare più cibo, panni più caldi... Un altro aspetto interessante e poco rilevato dell'attività femminile durante la Resistenza è il reperimento e l'amministrazione del denaro necessario alla vita dei combattenti; vi erano difficoltà per trovare soldi per la lotta e per distribuirli. Capitolo quinto: Staffette - Un ruolo nuovo per le donne in lotta L'autrice insiste molto sulla novità del ruolo della staffetta, perché non è un'attività tradizionalmente femminile, ma è un ruolo visibile impensabile prima della guerra. Le donne vanno ovunque in bicicletta o a piedi per portare armi, vestiti, cibo o medicine ai partigiani rischiando moltissimo. Azioni queste che richiedevano molto coraggio e consapevolezza di poter cadere nelle mani del nemico. La bicicletta è il simbolo di questa libertà! I motivi per fare questo sono soprattutto la volontà di lottare contro il fascismo, per la patria e di affermare la loro libertà, la loro indipendenza. Un altro aspetto da sottolineare riguarda la reputazione e la differenza fra il senso di liberazione delle giovani e l'inquietudine delle madri. Per quanto riguarda le violenze sessuali, non troviamo mai un accenno alle violenze sessuali subite dalle donne catturate eppure questi abusi sono stati certamente frequenti poiché sappiamo che è abituale in tempo di guerra. Le partigiane, come le deportate, hanno taciuto sia per la vergogna che ricade sulla vittima, sia per riguardo ai parenti. Capitolo sesto: Fattorine - Le donne organizzano e diffondono la stampa clandestina Durante la guerra di liberazione, ogni movimento ha avuto il suo organo di stampa (La difesa della lavoratrice (Anna Kuliscioff), Donne in lotta delle comuniste). Nel luglio del'44, nella città già liberata di Napoli, esce il primo numero legale di Noi donne che rappresentava un punto di riferimento per tutte le donne dell'antifascismo militante. Le ragazze raccolgono i testi, li battono a macchina, li correggono, li portano in tipografia e poi li distribuiscono. Le donne non prendono quasi mai posizioni politiche o ideologiche, non fanno alcuna enfatizzazione delle loro azioni, anzi tendono a sminuirle: molte tengono piuttosto a sottolineare la capacità di sfruttare le situazioni, il legame stretto con le altre donne e anche con i partigiani. Capitolo settimo: Resistenza armata - Una scelta difficile: le donne prendono le armi Il rapporto donne-guerra è legato al rapporto donne-cittadinanza: fare la guerra per difendere la patria significa che gli uomini sentono di appartenere a questa patria; ciò è problematico per le donne perché non hanno potere politico (come il diritto di voto), sono sempre legate al privato, alla casa dunque è difficile sviluppare questa consapevolezza. Prendere le armi ha quindi anche un significato simbolico. L'autrice fa riferimento al dibattito attorno all'estensione del servizio militare alle donne: ricorda gli argomenti tradizionali come per esempio il fatto che la donna è la persona che dà la vita, è legata all'idea di tolleranza, all'amore...ancora oggi possiamo immaginare quanto era difficile per una donna la scelta di contribuire con le armi alla lotta di liberazione, infatti non molte donne hanno fatto questa scelta. Vi era chi prendeva le armi per affermare una partecipazione totale alla scelta resistenziale e chi lo faceva come un'emergenza, una necessità dovuta alla situazione contigente.

6 Gli uomini ritenevano che non spettasse alle donne prendere le armi, c'erano reazioni negative ma le partigiane hanno saputo guadagnarsi il rispetto. "C'è, nei confronti delle donne che hanno partecipato alla Resistenza, un misto di curiosità e di sospetto... E' comprensibile... che una donna abbia offerto assistenza a un prigioniero, a un disperso, a uno sbandato, tanto più se costui è un fidanzato, un padre, un fratello... L'ammirazione e la comprensione diminuiscono, quando l'attività della donna sia stata più impegnativa e determinata da una scelta individuale, non giustificata da affetti e solidarietà familiari." Capitolo Decimo: Donne in piazza - Manifestazioni, cortei, scioperi, funerali Gli scioperi del marzo 1943, in cui una parte della storiografia vede l'inizio della Resistenza, coinvolgono nelle fabbriche del Nord moltissime donne e sono un momento essenziale nella formazione della loro coscienza civile. Una delle ragioni che dava coraggio alle donne era la volontà di impedire a tutti i costi la partenza dei mariti e dei figli per la Germania. Molte donne sono convinte dalle militanti comuniste o solo antifasciste; si tratta dunque di scioperi politici. Mentre gli scioperi sono organizzati dall'alto e perciò vedono spesso le donne partecipare sotto la direttiva maschile, ossia di partito, molte sono, dal 1943 al 1945, le manifestazioni nelle quali le donne hanno preso l'iniziativa. Spesso la penuria di cibo e la difficoltà di nutrire la famiglia, cura femminile primaria, sono fra le cause di manifestazioni. Il momento in cui più efficace ma meno riconosciuta si fa l'azione delle donne è l'inverno ; inverno durissimo per le formazioni costrette a restare in montagna e per le donne della Resistenza, senza le quali i pochi distaccamenti rimasti in montagna non avrebbero potuto resistere. In molte testimonianze troviamo la durezza dell'inverno, la fatica di provvedere a tanti giovani, mentre a casa o in fabbrica si continua il solito lavoro, con la responsabilità di procurare cibo, medicine e vesti, di evitare le spie, di agire rapide e ben coordinate: ma la fatica è illuminata dalla speranza perché la liberazione è vicina. Ma la liberazione sarà per le donne la prima di tante amare delusioni: in un primo tempo ritornano al loro lavoro di sempre in cucina. La Liberazione trova le donne in cucina che provvedono al cibo. Quasi nessuna partigiana ha partecipato alle sfilate della fine della guerra, stanno ai lati della sfilata e applaudono al loro comandante, ai compagni con cui hanno diviso tante fatiche, solo qualche donna sfila con gli altri. Rivediamo la doppia morale, il doppio ruolo, uno per gli uomini che sfilano, gli eroi, e l'altro per le donne, a casa. Per esempio, a Milano quando c'è stata la manifestazione, alle staffette nelle sfilate veniva messa al braccio la fascia da infermiera! Silenzio delle istituzioni anzitutto ma silenzio delle donne stesse che si sono volontariamente emarginate dalle cerimonie e dalle manifestazioni celebrative per naturale riserbo riacquistato col ritorno alla normalità. Le donne stesse hanno quindi avuto un ruolo nella sottovalutazione della loro azione. Ci si è abituati così, nel campo storiografico, a trattare la Resistenza delle donne come aiuto, assistenza secondaria rispetto a quella maschile. Possiamo considerare questa esclusione dalle vicende della Resistenza e dalla storia, non solo un deplorevole ritardo culturale ma anche un modello politico di cittadinanza e di società. Il protagonismo femminile è stato ricondotto dalla storiografia ufficiale ad una serie di stereotipi che immancabilmente tendono a collocarlo in categorie non politiche. In questa ottica le azioni delle donne durante la Resistenza divengono invisibili perché non sono mai ritenute come il risultato di una scelta consapevole. Piuttosto sono viste come espressioni, di volta in volta, o di un innato senso materno o di un altrettanto innato pacifismo. Le partigiane nella grande maggioranza non solo non sono state sollecitate a parlare ma anzi smettono di raccontare. Molte di quelle ragazze che avevano imparato nella vita partigiana a superare e a fare superare ai ragazzi inibizioni e tabù e avevano stabilito con loro un'etica nuova e rigorosa, ritornano alla norma e tacciono. Le donne dunque hanno subito il silenzio e lo hanno anche praticato: si tratta di un silenzio specifico poiché tornando dai campi o dalla lotta si sentivano ed erano sospettate per tutto quanto atteneva al loro corpo.

7 Conclusione Per concludere, questo è anche un libro di storia orale poiché é basato su testimonianze e sentiamo quasi la presenza delle partigiane leggendo i loro nomi. Studiare il ruolo delle donne nella Resistenza permette di dare un significato più esteso, più ampio al fenomeno resistenziale. Pure nella Resistenza civile rintracciamo una visibilità femminile: molte donne hanno messo in gioco tutto il loro mondo ed i loro mezzi adattandoli con ingegno alle situazioni e con la consapevolezza di operare una scelta ben precisa. Questo libro ha anche il merito di riconoscere esperienze storiche, poiché troppo spesso l'esperienza femminile è stata dimenticata nella storiografia ufficiale. Per questo si parla di Resistenza taciuta. Sulle montagne freddo paura orgoglio Resistenza Nelle fabbriche sciopero picchetti rabbia Resistenza Ovunque, tutti i giorni al fianco degli uomini, Donne coraggiose Le Nostre Donne Vivergli accanto una Festa continua Un Orgoglio che non finisce l 8 Marzo S.M.

8 L ABORTO NON E UN REATO! Madrid, 20 dicembre 2013, al Governo come Primo Ministro è Mariano Rajoi del Partido Popular. Questa è una data che sicuramente le donne spagnole ricorderanno: quel giorno infatti il Ministro della Giustizia Alberto-Ruiz Gallardon propose un disegno di Legge sull aborto che in realtà era un regredire, il copia e incolla della Legge del 1985, che nei fatti impediva alle donne di poter decidere di abortire. Ma tornando un po indietro, nel 2010 quando il Primo Ministro era José Luis Rodrìguez Zapatero, cosa diceva tale legge? In sintesi una donna, anche se minorenne, poteva decidere volontariamente l interruzione della gravidanza per stupro entro la 14esima settimana e per gravi rischi di salute sia fisica che psichica della madre stessa o del nascituro, entro la 22esima settimana. Nel 20 dicembre 2013 con la maggioranza del partito conservatore spagnolo, Partido Popular, e con gran compiacimento della Chiesa Spagnola (che tra l altro voleva approfittarne per richiedere l'abolizione del matrimonio tra omosessuali), viene approvato il disegno di Legge dei diritti del concepito e della donna incinta, che in pratica considera l aborto pari ad un delitto : innanzitutto qualsiasi sia la motivazione, le minorenni possono richiedere l aborto solo col consenso dei genitori, poi chi è vittima di stupro può effettuare denuncia solo entro la 12esima settimana dal concepimento, invece per quanto riguarda gravi malformazioni del feto l aborto non viene contemplato. Oltretutto qualora la donna che volesse decidere di abortire per grave rischio di salute deve comunque passare al vaglio di due referti medici che devono stabilire se tale pericolo è serio e durevole Ovviamente non sono mancate le manifestazioni di protesta in Spagna e in altri Paesi solidali contro quella che è la violazione di un diritto. Mi sovviene a questo punto il fascismo in Italia, quando l aborto era proibito e il maggior numero di nascite era visto come un ancora di salvezza per l economia e addirittura era previsto un avanzamento di carriera per chi avesse avuto maggior numero di figli. Eppure ad oggi che si parla di crisi economica, non è per nulla facile mantenere i figli e con una Legge del genere oltre ad avere dei bambini che vivono in povertà e vengono abbandonati, viene incrementato soprattutto l aborto clandestino, che spesso porta alla morte della donna, perché ciò avviene in ambienti non sterili e con strumenti non adeguati Mi vengono in mente altri Paesi come l India in cui l aborto è vietato, ma qualora il primogenito fosse femmina, beh allora l aborto è consentito! Certo la legislatura nel 1994 ha vietato gli esami prenatali per conoscere il sesso del nascituro, ma i medici spesso tergiversano perché raramente viene comminata una pena ai trasgressori. Similmente in Cina, dove a metà del novecento è stata introdotta la normativa del figlio unico contro la sovrappopolazione, la nascita di un primogenito femmina veniva visto come un disonore e per questo motivo si è tentato di legiferare contro l aborto selettivo, ma con scarsi risultati

9 Esistono purtroppo anche Paesi in cui l'aborto è considerato illegale:andorra, Cipro, Croazia, Finlandia, Islanda (dove è amnesso solo per motivi socio-economici), Irlanda, Liechtstein, Malta, Polonia e SanMarino. Comunque Madrid, 23 settembre 2014 Mariano Rajoy ritira la riforma della Legge sull aborto in quanto, parole del Premier, non vi è sufficiente consenso e non possiamo approvare una legge che sarà cambiata non appena arriva un nuovo Governo. Gallardon si dimette. Infatti avevano votato contro tale disegno di Legge sia parte dei componenti del Partido Popular, che la totalità del Partito Socialista Operaio Spagnolo e in vista della campagna elettorale 2015, non era un ottima propaganda A mio avviso quella di Rajoi è stata una decisione molto coraggiosa e coerente alla fine più che una valutazione di ciò che il popolo vuole, una valutazione etica, una presa di coscienza dei bisogni e dei diritti della gente si guardano i bisogni della propria carriera! Complimenti! Beh torno un attimo in Italia Qui esiste la Legge 194 emanata nel 22 maggio Questa Legge permette alla donna di interrompere la gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento nei casi previsti dalla legge ( circostanze nelle quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o previsioni di anomalie o malformazioni del concepito -art. 4), può inoltre interrompere la gravidanza dopo i suddetti 90 giorni quando il parto, la gravidanza stessa o una patologia grave che possa essere causa di gravi malformazioni del nascituro, possano nuocere gravemente alla salute fisica o psichica della donna. Per quanto riguarda le minorenni o le donne interdette, necessitano dell autorizzazione del genitore o tutore. Ebbene, nonostante esista questa Legge, molto spesso non viene applicata in quanto secondo le statistiche il 69% dei medici è obiettore di coscienza e di questo 69% il 70% è costituito da medici che esercitato la lo professione nel Meridione. Oltretutto ciò che concerne il trattamento dell Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) non è trattato in maniera adeguata e approfondita sia nel percorso di laurea in medicina e in specializzazione. Addirittura in alcune strutture ospedaliere del Nord Italia, il medico non obietta viene danneggiato nella carriera. E quindi molto difficile per una donna poter esercitare il diritto all IVG, anche perché è quasi assente tutta quella parte riguardante l assistenza psicologica che meriterebbe una decisione così importante. La scelta di portare avanti una gravidanza o interromperla segna per tutta vita. È una questione troppo delicata, in quanto ancora oggi la donna non è libera di decidere sul suo corpo, la carenza di tutele e strutture che l'accompagnano verso una scelta più consapevole e meno traumatica. E proprio per questo, anche se purtroppo nel profondo del cuore una ferita rimarrà per sempre, la donna deve essere tutelata e accompagnata in questo difficile percorso. Lucia Tavano

10 LA RESISTENZA DOLCE DELLE MARIE DEL SULCIS COSI OCCUPIAMO LA NOSTRA MINIERA IGLESIAS. Si sono date un nome di battaglia uguale per tutte, Maria. Si presentano con il volto coperto e l elmetto in testa, come fossero guerrigliere senza armi, e da tre giorni vivono barricate nel ventre scuro di una delle più antiche miniere di zinco della Sardegna, alle porte di Iglesias. Nel cuore del disastro post-industriale di quest area un tempo produttiva, quarantamila disoccupati e cinquemila cassintegrati su centoventimila abitanti. «Ecco, entrate, state attenti, in miniera ci vuole cautela». Sedute su blocchi di polistirolo dentro la Galleria Villamarina di Monteponi, infinito cunicolo costruito a metà dell Ottocento dove il vero nemico è l umidità che s infiltra nelle ossa, le Marie del Sulcis dicono che da qui sotto loro non usciranno. Né oggi, né domani, né chissà. «Da sei mesi siamo senza stipendio, le nostre famiglie sono alla fame, abbiamo mariti disoccupati e in mobilità, resteremo in miniera fino a che non avremo certezze sui nostri posti di lavoro». Sono in trentasette, hanno dai ventotto ai sessant anni, tutte dipendenti dell Igea, il grande consorzio di bonifica delle aree minerarie finanziato e voluto dalla Regione Sardegna. Società in liquidazione che avrebbe dovuto salvare, riqualificare e rilanciare queste straordinarie aree di archeologia industriale, e invece oggi rischia di fermarsi per sempre, travolta da debiti, spese opache e cattiva gestione. Assiepate dietro il grande portone di ferro della Galleria Villamarina, le auto-carcerate salutano attraverso la grata figli, mariti, padri e madri. Mani che si stringono, baci, lacrime. Ma anche vita quotidiana: «Fai i compiti», «Ubbidisci a papà». Passano pasti caldi e vassoi di dolci, una giovane mamma esce per allattare il figlio di otto mesi e rientra, a pochi metri dalle sbarre il vescovo di Iglesias, monsignor Zedda, celebra all aperto la messa della domenica, il coro canta l Ave Maria, da dietro il passamontagna le occupanti della miniera leggono il libro di Isaia. Dentro si sta sedute a cerchio, vicine, così il freddo sembra meno pungente. Un po più in là dove la Galleria si allarga c è il dormitorio, coperte, sacchi a pelo, teli per fare da barriera all umidità che gocciola dappertutto. «Ci siamo chiamate Maria per un fatto simbolico, perché qui stiamo occupando abusivamente e potremmo essere identificate e denunciate. Anche se scherza Ornella, che invece dà il suo nome tutti sanno chi siamo, visto che indossiamo caschi e giubbotti dell Igea, ossia il nostro datore di lavoro». «Noi siamo forti, siamo dure, possiamo resistere a lungo, quello che ci tratteneva dal seppellirci qua sotto era il pensiero

11 della famiglia. Ma di fronte al baratro, di fronte alle prese in giro dell azienda e della Regione, abbiamo deciso di agire. Magari anche per sfatare il pregiudizio che le donne dentro le miniere portano sfortuna». C è angoscia, ansia, fatica. Il Sulcis è oggi la regione più povera della Sardegna, alla disoccupazione si somma il disastro ambientale dei residui minerari e degli scarti dell ormai ex polo industriale di Portovesme. Le polveri micidiali dei famosi fanghi rossi. «Attenta, c è un topo dietro di te». Lo scherzo riesce subito e in quattro saltano su come molle dalla panca improvvisata, suscitando risate collettive. Ilaria: «Ogni tanto cerchiamo di scherzare, ci facciamo coraggio, qui dentro ormai c è una situazione particolare, discutiamo, votiamo, poi cambiamo idea, rivotiamo Poi la sera però giochiamo a carte, ci confidiamo, alcune di noi sono nonne, altre da poco madri, è la vita, ma oggi tirare avanti è durissimo». Si chiama complicità e tra le donne nasce anche nelle situazioni più estreme. Elena: «Noi siamo il welfare italiano, per anni abbiamo supplito alle carenze dello Stato, adesso veniamo anche private della sopravvivenza. Per questo vorrei che una delle ministre che tanto parlano di maternità e famiglia, la Madia per esempio, che ha appena avuto un figlio, o la Guidi, venissero qui, scendessero in miniera per vedere cos è la vita vera». Arriva un altro vassoio di dolci. «Aiuto, basta, guardi che solidarietà, qui finisce che ingrassiamo, questi sono i nostri amaretti, sono speciali». Domani, martedì, i sindacati incontreranno a Cagliari l assessore regionale al Lavoro. Ma le Marie non si fidano. «Questa volta non può finire come sempre, ci danno un elemosina, uno o due stipendi, e poi non succede più nulla, anzi continuano a smantellare posti di lavoro. Noi vogliamo certezze. Diteci voi come si fa a vivere, se in una famiglia non c è più nemmeno uno stipendio. Fa freddo, piove, è umido, ci sono i topi, ma noi restiamo qui. La miniera la conosciamo, non ci fa paura, le donne ci sono sempre state, facevano le cernitrici, un compito durissimo, dovevano dividere e lavare le pietre, nell acqua gelida, a mani nude Questo per dire che sappiamo resistere. Il lavoro è tutto». Sapendo lavare i panni, spazzare la casa e cullare i bambini, abbiamo lottato e lotteremo contro la corruzione, l ignoranza e l indifferenza e aiuteremo il nostro paese bambino a crescere forte e felice Piera Vinay

12 RITRATTI DI DONNE Rita Levi-Montalcini ( ) Nata in una famiglia ebrea sefardita, figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico e della pittrice Adele Montalcini, Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola nota pittrice. In merito alla propria educazione familiare, scriverà: «La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole.» Entrambi i genitori erano molto colti e instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente sereno, sebbene dominato da una concezione tipicamente vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padre convinto che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Nonostante l'opinione del padre, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante Giovanna Bruatto. Nel 1936 il rettore dell'università di Torino le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria. Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. L'1 agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita da Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale". Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall'università di Uppsala, da lweizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino. È stata socia nazionale dell'accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche ed è stata socia-fondatrice della Fondazione Idis-Città della Scienza. Nel 1963 è stata la prima donna scienziata a ricevere il Premio Max

13 Weinstein, donato dallo United Cerebral Palsy Association per contributi eccezionali nel campo della ricerca neurologica. È diventata anche Presidente Onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica. Ruolo nel mondo scientifico come donna e scienziata «L'umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi.» Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio». Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza. Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale. La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto. Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella "zona grigia" in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi Rita Levi-Montalcini

14 Margherita Hack ( ) astrofisica e divulgatrice scientifica italiana Il padre di Margherita, Roberto Hack, era un contabile di origini svizzere e di religione protestante. La madre, Maria Luisa Poggesi, toscana, era di religione cattolica e diplomata all'accademia di Belle Arti e miniaturista alla Galleria degli Uffizi. Margherita Hack, dopo aver compiuto gli studi (senza sostenere gli esami di maturità a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale) presso il Liceo Classico "Galileo" di Firenze, si laureò in fisica nel 1945 con una votazione di 101/110. Morì il 29 giugno 2013 all'ospedale di Cattinara a Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci; da circa due anni accusava problemi di natura respiratoria e motoria. Attività scientifica È stata professore ordinario di astronomia all'università di Trieste dal 1964 al 1992, anno nel quale fu collocata "fuori ruolo" per anzianità. È stata la prima donna italiana a dirigere l'osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987 portandolo a rinomanza internazionale. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'università di Trieste dal 1985 al 1991e dal 1994 al È stata un membro dell'accademia Nazionale dei Lincei (socio nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni).ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'esa e della NASA. In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica. Margherita Hack era molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. Era atea, non credeva in nessuna religione o forma di soprannaturalismo Riteneva inoltre che l'etica non derivasse dalla religione, ma da "principi di coscienza" che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

15 Per la ricerca sul nucleare Sul tema della questione energetica, Margherita Hack si è espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l'italia attualmente non è in grado di mantenere delle centrali e che l'italia è un paese poco affidabile. Hack sostenne l'esistenza di «una paura irrazionale, anche scientifica, per l'energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell'energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Sottolineò anche l'importanza della ricerca in questo campo e la necessità di "sviluppare al massimo le energie rinnovabili" che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico. Per i diritti civili Il 12 agosto 2010 Margherita Hack è stata premiata a Torre del Lago Puccini come "Personaggio gay dell'anno" per la sua attività a favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. In quell'occasione dichiarò che «da parte di altri paesi è certamente un segno di civiltà. Noi invece siamo un paese arretrato, che non sa cos'è il rispetto della libertà. Il Vaticano è certamente un deterrente che influenza la classe politica, ma la politica non è libera e non ha il coraggio di reagire. E se non reagisce questo significa che è più bacchettona della Chiesa e non sa cos'è il rispetto della libertà altrui». Hack riteneva l'eutanasia un diritto, un modo per sollevare dalla pena un uomo che soffre Per i diritti degli animali È stata un' animalista convinta ed una vegetariana sin da bambina. Riguardo alla carne, dichiarò: «Non la mangerei mai, perché mi sembra veramente atroce uccidere milioni e milioni e milioni di animali... è veramente un'ecatombe ogni giorno sulla terra». La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l'universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l'insegnamento calato dall'alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede... Margherita Hack

16 Un fiore per Edera Sempre a pedalare sulla bicicletta, andavi in giro a cercare i giovani nascosti nei fienili e negli scantinati, e li convincevi ad andare con i partigiani. Non basta nascondersi, dicevi, occorre liberarlo, questo disgraziato paese. La vicenda che mi appresto a raccontare riguarda la vita di Edera Francesca De Giovanni, donna partigiana, coinvolta nella lotta clandestina e nel sabotaggio nella zona di Monterenzio con la Brigata Garibaldi, Il 25 marzo 1944 le brigate nere la arrestarono a Bologna, sotto le Due Torri assieme ad altri quattro partigiani-gappisti. Fu fucilata nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile su ordine del questore fascista. Edera Francesca De Giovanni bellissima donna, cresciuta in un piccolo paese Monterenzio, figlia di un mugnaio, lavorò per lungo tempo presso il mulino del borgo. Insieme al fratello aveva imparato a mandare avanti da sola tutto il lavoro del macinatoio, infatti lei riusciva a macinare, a pesare, a trattare con i contadini i carichi dei sacchi di grano. Con il passare degli anni, nonostante la vita dura che conduceva, spendendosi tra lavoro e famiglia, Edera aveva imparato ad affrontare la vita con coraggio, intelligenza, mostrando un carattere schietto che non nascondeva affatto, al contrario la sosteneva con determinazione. Mostrava di sé una grande voglia di essere presente e attiva nella lotta, perché credeva che quelli erano tempi in cui non dovevano esistere distinzioni di genere, Lei sosteneva che: quello che fanno gli uomini possiamo farlo anche noi. Io scarico i sacchi e mi rompo la schiena alla macina come gli uomini, perché non dovrei fumare una sigaretta o bere un bicchiere di vino in osteria? Spesso capitava che la Sua impulsività le rendesse la vita difficile, non riusciva a stare zitta davanti alle ingiustizie, rischiando grosso, come quella volta che, racconta Pino Cacucci nel suo saggio Nessuno può portarmi un fiore: eri entrata nell osteria, ti sei accesa una sigaretta, hai squadrato quel cerbero in divisa e gli hai detto sorridendo: hai la camicia sporca, è tutta nera, è ora che la cambi. Ma se non ne hai una decente, se vuoi te la lavo al fiume e vedrai che te la faccio diventare chiara. Questo gesto gli costò venti giorni di carcere a Bologna. Dopo l 8 settembre 43 Edera aderì ai primi gruppi partigiani. Sosteneva che Non si poteva aspettare gli americani e intanto montava la propria bici e via, fuori di notte, pedalando con forza. Una notte hai fatto la tua prima azione concordata con i partigiani della zona a Monterenzio, passavano ventotto cavi del telefono e tu li hai tagliati tutti isolando l intera vallata. E stato così che hai cominciato..e così ancora, sempre a pedalare. Andavi in giro a cercare quei giovani che per paura non partecipavano alla lotta e li convincevi ad andare con i partigiani, dicevi: Non basta nascondersi, occorre liberarlo questo disgraziato paese E poi se arrivano gli americani tanto meglio, ma nel frattempo non possiamo stare a guardare e a vivere come topi in solaio. Punto di forza per Edera fu Egon Brass, suo grande e unico amore, un giovane di origine jugoslava, studente presso l Università di Bologna, combattente con lei nella stessa brigata, 36 esima Brigata Garibaldi. I due si incontravano in piazza Ravegnana, proprio sotto le due Torri, luogo dove sarebbe avvenuto il loro ultimo incontro. All interno della brigata si era infiltrata una spia, un poliziotto che si presume abbia dato la soffiata agli squadristi, circostanza che determinò la sconfitta dell intera brigata. Essi furono circondati e tenuti sotto tiro, i militanti erano tutti disarmati. L operazione fu portata a termine, con grande ferocia, i prigionieri furono torturati e poi portati in carcere. Edera De Giovanni insieme ad Egon Brass furono fucilati il 1 aprile Se ne andarono insieme vicini, mano nella mano, vilmente fucilati alle spalle. Il tragico evento fu riportato dal giornale Il Resto del Carlino con questo titolo FERMA ED ENERGICA AZIONE CONTRO LE BANDE TERRORISTICHE. Ho voluto raccontare questa storia per richiamare il pensiero intorno a tutte quelle figure femminili che hanno combattuto la Resistenza che, spesso dimenticate dalla Storia, hanno scelto di vivere la propria esistenza controcorrente. Antonella Giacoponello

17 BIANCA GUIDETTI SERRA Bianca Guidetti Serra (Torino, 19 agosto 1919 Torino, 24 giugno 2014) è stata un avvocato, politica e partigiana italiana. Rimase orfana di padre appena diciottenne; la sua scelta antifascista avvenne fin dal tempo del liceo, per reazione alle leggi razziali di cui vedeva i soprusi che imponevano ai suoi amici ebrei, tra cui Primo Levi e Alberto Salmoni che nel maggio 1945, a guerra appena finita, sarebbe diventato suo marito. Partecipa attivamente alla Resistenza nelle file del Pci, dopo la Liberazione, intraprende l'attività di avvocata penalista: è una dei 6 avvocati donna su 800 appartenenti al Foro torinese. L'impegno professionale e politico di Bianca è attivo nel campo del diritto di famiglia e della tutela dei più deboli, dei minori e carcerati, nelle fabbriche torinesi per assistere gli operai per conto della Camera del lavoro, nelle cause di lavoro come nelle prime battaglie giudiziarie contro la nocività e l'inquinamento ambientale (Ipca di Cirié; Eternit di Casale Monferrato). Negli anni settanta è protagonista di grandi processi "politici" di rilievo nazionale, tra cui quello contro le schedature politiche degli operai alla FIAT. Negli anni ottanta e novanta partecipa attivamente alla vita politico-istituzionale dapprima in ambito torinese e poi nazionale in Parlamento partecipa ai lavori delle Commissioni giustizia e antimafia occupandosi degli stessi temi di cui si era sempre occupata come avvocata, i temi della legalità e dei diritti, in particolare a tutela dei più deboli: minori, carcerati e lavoratori. Nel 1990, insieme a Medicina Democratica e all'associazione Esposti Amianto (AEA) partecipa e alla presentazione, come prima firmataria, di una proposta di legge per la messa al bando dell'amianto. Non esibiva certezze politiche e tanto meno ideologiche. Le sue erano certezze morali su ciò che considerava giusto o ingiusto, da cui conseguivano le scelte politiche (fin dalla scelta antifascista, che fece da giovanissima per reazione alle leggi razziali, di cui vedeva i soprusi che imponevano ai suoi amici ebrei). Dall attività politica, dopo il periodo entusiasmante della Resistenza e dei gruppi femminili (di cui con Ada Gobetti organizzò la rete clandestina torinese), aveva tratto sempre meno soddisfazioni rispetto all attività professionale. Anche nelle esperienze istituzionali, soprattutto in Parlamento ( in politica si parla troppo e si ascolta poco ), mentre più a suo agio in Consiglio comunale, forse perché su temi più concreti. Nel mestiere e nella militanza ho cercato di far valere contro la legge del più forte i diritti dei più deboli. Non mi sono mai sentita antagonista per principio: quando mi sono battuta contro qualcuno era per difendere qualcun altro. Mi è piaciuto il fare e ho fatto quel che ho potuto cercando sempre di essere me stessa. Nel mio operare ho anteposto i fatti concreti ai discorsi, la moralità delle persone alle idee. Non sono scontenta della mia vita non ho particolari rimpianti o rammarichi. Ne ho raccontato tutto il percorso lungo quasi un secolo tra le tante storie di giustizia ingiustizia che mi hanno coinvolto non solo professionalmente e in cui ho trovato un senso da dare al tempo che mi è toccato in sorte, ricorda nelle pagine della sua autobiografia Bianca la Rossa.

18 Malala Yousafzai Dal diario di Malala : Ero di cattivo umore sulla strada della scuola, perché le vacanze invernali cominciano domani. Il preside ha annunciato quando iniziano le vacanze, ma non ha detto quando la scuola riaprirà. E la prima volta che succede. Io credo che i talebani abbiano annunciato che l editto contro l istruzione femminile entrerà in vigore ufficialmente a partire dal 15 gennaio. Se i talebani applicano l editto, non potremo mai più andare a scuola. Oggi ho anche letto il diario che ho scritto per la BBC (in urdu) e che è stato pubblicato sul giornale. A mia madre piace il mio pseudonimo Gul Makai, e ha detto a mio padre perché non cambiamo il suo nome e la chiamiamo Gul Makai? Anche a me piace perché il mio vero nome vuol dire addolorata. Mio padre dice che alcuni giorni fa qualcuno gli ha mostrati una copia di questo diario dicendo quanto sia fantastico. Papà ha sorriso, ma non poteva nemmeno dire che l autrice è sua figlia.. Malala è un'attivista pakistana. È la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno, per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione, bandito da un editto dei talebani, delle donne della città di Mingora, nella valle dello Swat. All'età di undici anni è diventata celebre per il blog, da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne, e la loro occupazione militare del distretto dello Swat. Il 9 ottobre 2012 è stata gravemente colpita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa da scuola. Ricoverata nell'ospedale militare di Peshawar, è sopravvissuta all'attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Ihsanullah Ihsan, portavoce dei talebani pakistani, ha rivendicato la responsabilità dell'attentato, sostenendo che la ragazza è il simbolo degli infedeli e dell'oscenità ; il leader terrorista ha poi minacciato che, qualora sopravvissuta, sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati. La ragazza è stata in seguito trasferita in un ospedale di Birmingham che si è offerto di curarla. Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace assieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all'istruzione.

19 STORIE di DONNE Mi chiedo che cosa avrà pensato una sorella africana nel buio pesto e nel freddo della notte, schiacciata su una barca fatiscente in balia delle onde alte del Mediterraneo. Suo figlio stretto in braccio e la paura che le lacera i pensieri ; un paese abbandonato con tutti i ricordi di una vita, e ora la solitudine, nessuna terra all orizzonte. Mille chilometri a nord, vive un altra donna, prigioniera in un appartamento che odora un pò di muffa, con la fatica del prendersi cura 24 ore al giorno di un anziana signora che non riesce nemmeno a pronunciare il suo nome e che, a volte, sembra non riconoscerla. Giornate che si rincorrono tutte uguali, i figli al telefono che la implorano di ritornare a casa, la nostalgia della sua Moldavia, le preoccupazioni per una guerra proprio a ridosso della casa dei suoi genitori. Spedisce tutto quello che può a casa, pasta, generi alimentari, scarpe, vestiti, parte del suo stipendio ; ogni pacco contiene anche un pò delle sue lacrime, dei suoi affanni e dei suoi sforzi. Loretta sorride raramente dopo il novembre del 2013, quando in un attimo, parte della sua famiglia è stata annientata dal tifone Haiyan, che ha causato oltre morti nelle Filippine. Non riesce a perdonarsi per non aver mai potuto dire addio a suo fratello e sua madre ; era a migliaia di chilometri di distanza ed ora le grida dei suoi cari risuonano nella sua mente. Solo una lettera ha percorso quella distanza e, quando è ritornata, l anno dopo, nulla era più come prima. Certo ha poco tempo per pensare ; deve badare ad una casa, lavare, stirare, cucinare, accudire un cane e delle bambine che non sono le sue e non assomigliano nemmeno lontanamente a Graziela e Teresa. Tutto è perfettamente in ordine, i pavimenti lustrati, le lasagne che ha imparato a cucinare meglio della signora, eppure tutto questo ordine è soltanto apparente. Hashi è una ragazza di 16 anni e lavora in un bordello, da quando di anni ne aveva 12, in Bangladesh. Hashi è una chukri, una schiava, venduta da sua nonna al bordello ; le ci vorranno anni per potersi ricomprare la libertà. Con l innocenza dei suoi anni sogna ad occhi aperti di spezzare le sue catene e, un giorno, di fuggire lontano. Sono ormai sei mesi che Lucia ha perso il suo lavoro ; le bollette si accumulano, il senso di frustrazione e di impotenza aumentano. Eppure il suo sorriso di donna, di mamma e di moglie è uno squarcio nella tela grigia della sua esistenza, che Lucia non vuole tessere come un filo di Arianna infinito. Ogni volta che le sembra di non potersi risollevare, un brivido lungo la schiena le ricorda chi è e l energia che possiede. Chi è Malala?, queste sono state le ultime parole che una quattordicenne ha sentito pronunciare da un talebano salito sull autobus che stava conducendo lei e le sue compagne a scuola ; poi degli spari, la vista che si annebbia e la sensazione di cadere. E sopravvissuta per caso, ma non è un caso che a dicembre abbia pronunciato un discorso toccante e determinato mentre ritirava, a solo 17 anni, il premio Nobel per la pace. Lei afferma di aver raccontato la sua storia non perchè è unica, ma perchè non lo è. Così come non uniche sono le storie delle donne che ho raccontato. Vestite di coraggio, per riscaldarsi nell inverno della vita, tutte queste donne si armano di un pensiero comune ; Resistere. Simona Francone

20 Le Donne ed il Sindacato Europeo dei Trasporti Cos è l ETF? In un Europa ed in un mondo ormai totalmente interconnesso è fondamentale la sinergia fra le parti sociali di tutti i Paesi; in questo contesto le Organizzazioni Sindacali di tutto il mondo si sono federate nell ITF (International Transport Worker Federation). I primi semi di questa federazione vennero posati in Europa nel 1953 immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. In quel periodo terribile ma pieno di nuove sfide donne e uomini provavano costruire un Europa Sociale anche attraverso il Sindacalismo Internazionale. Negli anni seguenti il Sindacato Internazionale dei Trasporti si è meglio strutturato ed è cresciuto fino ad articolarsi in Federazioni Continentali tra le quali l ETF (European Transport Workers Federation) nato durante il congresso di fondazione a Bruxelles del 1999 riunendo le diverse federazioni europee che erano nate in precedenza. Esso rappresenta oggi più di 2,5 milioni di lavoratori dei trasporti suddivisi in 231 sindacati di 41 Paesi europei, nei settori ferroviario, trasporto su strada, logistica, trasporti marittimi, navigazione interna, aviazione civile, porti e banchine, turismo e della pesca. L ETF ha l obiettivo di rappresentare e difendere gli interessi dei lavoratori dei trasporti in tutta Europa tramite il coordinamento sulle le politiche sociali, il coordinamento di progetti di istruzione e formazione e svolge attività di ricerca e innovazione su una serie di argomenti come, ad esempio, la salute e sicurezza dei lavoratori o l occupazione. L'ETF è il Partner sociale riconosciuto nel dialogo sociale europeo e rappresenta gli interessi dei lavoratori nei confronti della Commissione europea e del Consiglio dei ministri dell Unione. L ETF è strutturato in una serie di Comitati tra i quali il Comitato delle Donne (l elezione dei suoi membri si svolge ogni 4 anni in concomitanza con il Congresso ETF) composto da una donna per ogni settore ed altre 14 donne elette dalla Conferenza delle Donne dell ETF in modo da ottenere un equilibrio nazionale e di settore. A sua volta il Comitato delle Donne è rappresentato negli organi esecutivi dell ETF, ad esempio almeno uno dei due vicepresidenti dell ETF è donna Le Donne nei Trasporti Il trasporto in Europa è uno dei settori industriali più frammentati con solo il 25% della forza lavoro (europea) composta da donne. La grande sfida per i sindacati europei dei trasporti è quella di affrontare la femminilizzazione della forza lavoro nel settore dei trasporti, la sindacalizzazione delle donne nei settori e nelle aziende emergenti, sviluppare strategie per affrontare il problema dell'occupazione di scarsa qualità integrando la dimensione di genere nelle politiche sindacali e della contrattazione collettiva migliorando le condizioni di lavoro e di lotta al pay-gap. Uno degli obiettivi fondamentali è quello del raggiungimento dell equilibrio nella rappresentanza di genere nelle strutture sindacali e negli organi di contrattazione per migliorare la partecipazione delle donne in tutti gli aspetti della vita sindacale. Nel 2013 il Comitato Femminile dell ETF ha elaborato un piano d azione denominato ETF Action Plan on Gender Equality partendo dal precedente Action Plan (2009/2013) che già aveva come intento quello di una maggiore incisività di azione delle donne iscritte e del Comitato stesso. Allo stato attuale si chiede alle donne ETF un maggiore sforzo nel reclutamento di donne e nella promozione dell uguaglianza di genere nelle strutture; il ruolo del Comitato Femminile dell ETF è quello di creare strumenti che possano aiutare le donne dei sindacati europei a raggiungere questi obiettivi anche tramite programmi formativi specifici. Quali sono gli strumenti che l EFT si è dato per strutturare il suo piano di azione 2013/2017? 1) Affrontare la violenza sul posto di lavoro tramite: - Indagine e raccolta di buone pratiche - Orientamento delle iniziative degli affiliati 2) Affrontare il tema della salute delle donne e della loro sicurezza sul lavoro tramite: - Identificazione dei problemi chiave nell esperienza femminile - Consolidamento della formazione sulla sicurezza e salute 3) Mobilitazione degli affiliati per il reclutamento e la promozione delle donne nelle Organizzazioni Sindacali tramite; - Visite nei Paesi affiliati - Incontri con donne sul posti di lavoro - Incontri con le Organizzazioni Sindacali e Rappresentanti delle Donne

21 Le Priorità e Azioni lavoro. Una delle priorità del piano d'azione per l'uguaglianza di genere è, come detto, la lotta alla violenza sul posto di Negli ultimi anni si sono moltiplicate le visite del Comitato Donne dell Etf nei Paesi dai quali è pervenuta una richiesta più pressante come la Bulgaria, dove i sindacati locali hanno organizzato perfino corsi di difesa personale per le conducenti di bus e tram, o la Turchia dove sono evidenti i problemi di discriminazione per il personale femminile. Il settore dei trasporti è uno dei settori con il peggior record di violenze sulle lavoratrici donne ( Analisi ETF del 2005 The Gender Dimension in the transport industry in Europe ) inoltre la violenza subita sul posto di lavoro è uno dei fattori che contribuiscono a far lasciare il settore da queste lavoratrici. Un settore dominato da uomini ed il lavorare sotto una pressione estrema sono fattori che possono costruire il terreno favorevole ad un clima di violenza e maltrattamenti. Chi contribuisce a creare questo clima? Non solo l ambiente di lavoro in senso stretto ovviamente e non solo sulle donne ma anche il rapporto con passeggeri e clienti può generare una sensazione (e spesso non solo una sensazione) di insicurezza che spinge sopratutto le donne a lasciare il settore. La crisi economica ha aumentato questo clima di incertezza sia per i lavoratori dei trasporti sia per chi quei mezzi di trasporto li usa come passeggero. Sono diverse le cause che in tutto il continente hanno contribuito: riduzione degli investimenti in sicurezza nei trasporti pubblici, aumento della solitudine dei lavoratori sui mezzi, lavoro precario. Altra priorità dell action plan 2013/2017 è quella della salute e sicurezza delle donne lavoratrici: spesso la visibilità della pericolosità del lavoro femminile è mascherata dall inquadramento atipico che queste donne subiscono (part time, temporaneo ecc) che non contribuisce alla loro sindacalizzazione e, di conseguenza, non aiuta a far venire alla luce le questioni che le riguardano direttamente. I fattori di insicurezza ovviamente incidono sia sulle lavoratrici che sui lavoratori ma sulle donne influiscono anche altri fattori quali, ad esempio, la difficoltà di conciliare i tempi di vita e di lavoro o la difficoltà di lavorare in un ambiente prettamente maschile o il lavoro precario. L obiettivo dell ETF è quello di porre l attenzione su questo tema in particolar modo facendo crescere la consapevolezza degli effetti che questo aspetto ha sulle donne anche tramite moduli formativi specifici. Ancora l action plan 2013/2017 si concentra su un ultima priorità che, alla luce di quanto detto fin ora, è quella che possiamo indicare come fondamentale per accrescere la sicurezza ed il ruolo delle donne nel mondo dei trasporti. Si tratta della necessità di mobilitare tutti gli affiliati ETF al reclutamento e, di conseguenza, alla promozione di figure femminili nelle loro strutture. Questo in ragione del fatto che quel 25% di donne che citavamo all inizio è in realtà in aumento e che la partecipazione delle donne nei trasporti è una sfida crescente per il Sindacato. Aumentare il numero delle donne nelle Organizzazioni Sindacali può consentire di integrare maggiormente le politiche di genere nella contrattazione collettiva ed in tutte le azioni sindacali costruendo una più forte solidarietà e rafforzando la sensibilità delle stesse Organizzazioni. Anche questo obiettivo verrà perseguito dall ETF tramite l utilizzo di moduli formativi creati appositamente e campagne di sensibilizzazione in tutti i paesi del continente. Cosa devono/possono fare invece i Sindacati affiliati all Etf? - Includere la dimensione di genere nelle loro strategie; - Monitorare costantemente l andamento delle iscrizioni e del coinvolgimento delle donne nella vita del Sindacato (ad esempio tramite Comitati Femminili); - Bilanciare il numero dei componenti degli organi direttivi e negli altri organismi interni; - Bilanciare il numero delle donne e degli uomini anche nelle delegazioni trattanti; - Strutturare una formazione sulle politiche di genere sui luoghi di lavoro; Durante tutto il periodo considerato, il Comitato Donne dell ETF, in cooperazione con tutte le Sezioni dovrà monitorare e coordinare questi progetti e continuare a coinvolgere le Donne dei Paesi affiliati nelle sue attività internazionali. La FILT CGIL Piemonte dal canto suo sta dando forte impulso al suo Comitato Donne con iniziative anche innovative e d impatto come ad esempio il flash mob del 25 Novembre per la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne o l iniziativa per l 8 Marzo 2015 con l utilizzo di social network e del nuovo sito della Federazione Regionale. Nei prossimi mesi si concretizzeranno numerose altre iniziative. Simona Cavaglià

22 "Una donna, donna dimmi, cosa vuol dir sono una donna ormai..." È una frase della Canzone del Sole di Lucio Battisti, che mi si è irradiata soave e improvvisa nella mente, quando mi è stato proposto di scrivere un pensiero sulle donne. Quanto è complesso definire CHI, e non COSA, è la donna. Questo perché è difficile scindere da noi stesse la nostra vera essenza, da ciò che la società vuole da noi, proponendoci sin da quando siamo piccine dei modelli... e da quegli stessi modelli prendono spunto sin da piccoli anche gli uomini, nella ricerca della compagna o del giocattolo usa e getta...in effetti ormai esiste anche una forma di consumismo nelle relazioni incrementata dell'avvento dei social network... E parecchie di noi, soprattutto quando raggiungono potere politico o professionale diventano ahimè come gli uomini maschilisti e cercano l'uomo oggetto o, per usare un termine molto in voga, il TOY BOY...ma dove speriamo di andare?... verso l'evoluzione o l'involuzione del genere umano?! Non è imitando le brutte copie degli uomini maschilisti che raggiungeremo la parità dei sessi: non sta in questo la forza di una donna. La società e i mass media, a mio avviso seguendo una corrente di pensiero maschilista, ci insegnano la perfezione di un involucro di abbondante plastica come il corpo di una Barbie e molte di noi un pò più deboli, seguono spasmodicamente il raggiungimento di questo "mito" silurandosi il corpo con silicone e similari o rimuovendone parti considerate in eccesso, ottenendo poi una rovinosa caduta verso il ridicolo. Ma per fortuna ci sono tra di noi anche donne che si discostano dalle suddette, basta pensare a tutte quelle Donne che hanno lottato e lottano tutt'oggi per l'affermazione dei nostri diritti e che spesso si trovano dei "muri" di discriminazione da abbattere e difendono quelle donne che ogni giorno lottano contro un uomo, quello che dovrebbe essere il loro compagno, quello che dovrebbe amarle, proteggerle e si trovano di fronte ad un muro di calci e pugni o un muro di armi sottili di tortura psicologica da abbattere prima di poter essere uccise nel proprio io. La forza di una donna sta nel dire NO a tutto questo e portare avanti la propria battaglia piccola o grande che sia, senza cadere nell'incoerenza e nel perdere la propria dignità.

23 C'è ancora tanta strada da fare, sia per la società che dentro noi stesse, ma alcune di noi, donne coraggiosissime ci hanno aperto questa strada, per citarne alcune delle tante: Giovanna D'Arco che nel 1429 portò alla vittoria l'armata francese nella guerra dei cent'anni contro l'invasore inglese; le suffragette Emmeline Pankhurst, , e sua figlia Christabel che si sono battute per il diritto al voto nel Regno Unito e sono state represse con violenza; la comandante partigiana Annita Malavasi alias Laila e le combattenti partigiane come Norma Barbolini, Ines Bedeschi, Olga Ban, Amalia Lydia Lalli e Lidia Beccaria Rolfi; Madre Teresa di Calcutta che con costanza, umiltà e abnegazione ha dedicato tutta la sua vita per aiutare i poveri di Calcutta e ha ricevuto nel 1979 il Nobel per la pace; Rita Levi Montalcini prima neurobiologa e poi senatrice a vita nel Parlamento Italiano, ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la medicina nel 1986; Aung San Suu Kyi Segretario Generale in Birmania della Lega per la Democrazia che si batte per i diritti umani ed ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1991, Mariela Castro psicologa e politica cubana, che si batte contro le discriminazioni sessuali sul lavoro a Cuba, Rebiya Kadeer una politica cinese in prima linea nella difesa dei diritti umani e della comunità uigura della regione Nord-Occidentale del Xinjiang della Repubblica Popolare Cinese; Malala Yousafzai, attivista pakistana che già a soli 14 anni, mettendo a repentaglio la propria vita, si è battuta per i diritti allo studio delle bambine ; Vandana Shiva attivista e ambientalista indiana; e poi tutte quelle donne che hanno avuto il coraggio di denunciare le violenze subite e hanno trovato la forza di ricostruirsi una nuova vita, anche quando sembrava impossibile, oltretutto aiutando anche nel quotidiano altre donne che stanno purtroppo ancora subendo... A tutte queste GRANDI DONNE va la mia più grande stima e ammirazione Spero tanto che quando si parlerà di diritti, doveri, si parli di PERSONE senza alcuna distinzione di sesso, razza, religione... Buon 8 marzo a tutte le persone! Lucia Tavano Il Mondo sarebbe imperfetto senza la presenza di una donna Mauro Facchi

24 Intervista a Giulia Guida a cura di Simona Cavaglià Segretaria Nazionale Dipartimento Merci FILT CGIL Il settore del trasporto merci é femminile? Quali sono le mansioni che vedono impiegate le donne? Il settore del trasporto merci per sua connotazione è caratterizzato da un tessuto lavorativo fortemente diversificato, per genere e per etnia. Per cui definirlo un settore femminile risulta complicato; nell'ambito delle attività impiegatizie del perimetro delle aziende spedizioniere e dei corrieri espressi la presenza femminile nello svolgimento delle mansioni risulta essere alquanto consistente anche con la presenza di figure dirigenziali e con ruoli di responsabilità..diversamente, per le attività tipicamente operative nell'ambito del facchinaggio e della logistica, la presenza è tipicamente maschile nonché fortemente caratterizzata da lavoratori immigrati. In effetti le attività di magazzino e movimentazione merci in Italia avvengono attraverso processi di terziarizzazione, in cui gli appalti sono al massimo ribasso con la riduzione dei diritti salariali e normativi. Si è determinato uno scarso investimento tecnologico e una debole efficienza produttiva, che si tramuta in attività manuali di carico e scarico merci, turni massacranti e condizioni di lavoro poco dignitose, che non si coniugano facilmente con la presenza e la scelta di personale femminile. Anche nel mondo dell'autotrasporto, caratterizzato da personale viaggiante quindi camionisti, la presenza femminile è una rarità e con ormai punte altissime di personale dell'est attraverso l'uso distorto del distacco transnazionale e del cabotaggio. Inoltre, anche in questo comparto, le condizioni di lavoro ed i turni massacranti in termini di orario di lavoro, la permanenza a bordo del camion per la consegna delle merci su tutto il territorio nazionale, non si conciliano con la scelta di personale femminile. Come sono peggiorate le condizioni delle donne lavoratrici del settore negli anni della crisi? Nella crisi, le condizioni delle donne lavoratrici impegnate nel settore merci, sono sicuramente peggiorate per effetto di una riduzione dei volumi di traffico e di attività di movimentazione delle merci. Tutto questo ha prodotto crisi aziendali e conseguenti accordi anticrisi. Attualmente infatti sono numerose le aziende anche a dimensione internazionale, che hanno attivato procedure di licenziamento, ricorso ad ammortizzatori sociali come la cassa in deroga e contratti di solidarietà, riduzione di orari di lavoro che spesso costringono tante donne lavoratrici ad una scelta dolorosa, tra il posto di lavoro e l'impossibilita' di conciliare la cura della famiglia, nelle condizioni di riduzione di salario o la possibilità di incentivi all'esodo, per contribuire attraverso una somma economica al mantenimento della stessa famiglia. Se poi a queste condizioni si aggiunge una radicale trasformazione dei processi produttivi nel settore della logistica, che per effetto dell'e-commerce, sono sempre più richieste prestazioni di lavoro con orari estremamente flessibili, 7 giorni su 7 anche h24, e con una notevole contrazione delle politiche di welfare sociali, il risultato finale di sicuro e' un notevole abbandono dei posti di lavoro e addirittura la scelta di personale maschile Durante le trattative nazionali ti capita spesso di avere dall'altra parte del tavolo una controparte femminile? Quanto cambia la trattativa rispetto a quella con una controparte maschile? Nelle trattative nazionali spesso mi sono imbattuta in donne che rivestono nell'ambito delle associazioni datoriali ruoli importati e di rilievo dirigenziale. Non tantissime ma ci sono. Per l'esperienza maturata in questi di anni nella Segreteria Nazionale Filt ma anche nelle esperienze confederali territoriali e di altra categoria, ho riscontrato che misurasi al tavolo con controparti femminili ha prodotto spinte positive in termini di pragmatismo, concretezza e volontà di affrontare i problemi nel merito provando a trovare comunemente, anche se con ruoli e responsabilità diverse, soluzioni e percorsi per risolvere positivamente le diverse problematiche da affrontare. Inoltre, anche nei tempi di gestione delle trattative ho notato molto spesso, laddove ho avuto la possibilità di condividere con le controparti femminili, una scelta di minori rituali e voglia di intervenire in tempi brevi per risolvere i problemi. Per la complessa fase economica che viviamo tutti a vario titolo nel nostro paese, la presenza femminile sicuramente può essere un valore aggiunto, ma abbiamo molto bisogno di una classe dirigente responsabile, competente e che abbia il coraggio di scegliere e dare priorità alle scelte da compiere.

25 DEDICATO A MIA MAMMA Resilienza è ciò che i filosofi Epitteto e Marco Aurelio chiamavano forza d animo, ovvero lo spirito con cui superiamo i traumi subiti; la capacità psicologica di riprenderci reagendo a eventi traumatici ed errori attraverso un processo di autoriparazione e crescita, di essere più forti delle avversità. Anche se la Storia raccontata dagli uomini non è mai stata generosa con noi, relegandoci quasi sempre a figure marginali, sappiamo che le donne sanno essere esempi meravigliosi di resistenza e resilienza: protagoniste vere del cambiamento sia nel campo sociale sia personale, capaci di rialzarsi dalle situazioni più tragiche e diventare più forti proprio nei punti in cui sono state ferite. Ciascuna di noi conosce donne che ce l hanno fatta, nonostante le avversità. Donne che hanno subito ogni sorta di sopruso,di oppressione, ma non si sono spezzate, hanno saputo reagire. Donne che si sono salvate grazie alla speranza e all amore per la vita e sono diventate esempio per le sorelle che devono ancora imparare a sollevare la testa E sono davvero tante,qui e in ogni parte del mondo. Anche la malattia può diventare una prova da cui uscire più forti. Conosciamo i nomi di donne famose uscite da esperienze devastanti e le guardiamo con ammirazione. Ma accanto a loro c è un esercito di donne coraggiose i cui volti non sono noti, ma hanno altrettanto da insegnarci, forse di più Tra loro mia mamma che oggi purtroppo non è più qui. Gli ultimi anni della sua vita sono stati un regalo, frutto di una forza incredibile e miracolosa. Colpita da una malattia rara che l ha dapprima portata in fin di vita e costretta poi su una sedia a rotelle ; impossibilitata a compiere qualsiasi movimento, ha saputo reagire e risollevarsi, ritornando ad essere per noi punto di riferimento e colonna portante. Ha ripreso a camminare, a vivere, a cucinare per noi tutti dispensando sorrisi e ottimismo, lasciando strabiliati medici e familiari e questo miracolo della vita ci ha fatto dimenticare il dolore, per sei anni. Quasi certamente non conosceva il significato del termine resilienza, ma l ha insegnato nel suo valore più profondo. Poi non ce l ha più fatta e se n è andata in silenzio, senza disturbare, vinta dalla malattia e dalla stanchezza di una vita di lavoro, spesa per gli altri. Era una donna solare, bella, semplice e generosa e permettetemi, in occasione di questo 8 Marzo, di celebrarne la grandezza e dirle grazie per tutto ciò che mi ha dato e non ho saputo ricambiare. Elisabetta Rampi

26 TORINO 1917, LE DONNE CONTRO LA FAME E LA GUERRA Quest anno l 8 marzo, coincide, con il centenario della mattanza, che fu la prima guerra mondiale, con il coinvolgimento delle potenze Europee, Russia, Giappone e Stati Uniti e il conseguente arruolamento di massa di milioni di uomini, che verranno mandati al macello, allo scopo di definire una nuova ripartizione del mondo. A fronte di 70 milioni di uomini arruolati in massa, di cui 60 milioni in Europa, nelle fabbriche sguarnite furono impiegati milioni di ragazzi e di donne: un esercito di salariati al servizio della patria, sottoposti ad una durissima disciplina per sostenere la produzione bellica, con aumento dell orario di lavoro, maggiore sfruttamento, maggiori incidenti sul lavoro. Le fabbriche e il settore dei trasporti vennero militarizzati, con la sospensione di tutti i diritti sindacali: la grande industria vede molto chiaramente i vantaggi che le derivano da questa situazione: occasione unica di espansione economica e possibilità di sfruttamento della classe operaia in nome di un ideale comune. Nonostante la martellante propaganda delle classi dirigenti, vi fu una forte opposizione alla guerra che fu vivissima a Torino fin dal 1914, come nelle maggiori città industriali in tutta Europa: - In Germania, furono moltissime le manifestazioni contro la guerra organizzate dal gruppo dei comunisti spartachisti di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg; - In Francia, con il gruppo di Rosmer e Monatte dentro la CGT; - In Inghilterra, con il movimento dei delegati di fabbrica; - In Russia, con il gruppo politico dei bolscevichi, e con la successiva fraternizzazione dei soldati russi e tedeschi, uniti contro la guerra con il motto il nemico è in casa nostra ; In Italia, è proprio a Torino che s inaspriscono le contraddizioni, esasperate dalle intollerabili condizioni di lavoro, dalle difficoltà del periodo bellico e nell agosto del 1917 dall improvvisa carenza di pane in tutta la città. Si annota la folla era più risoluta intorno a mezzogiorno, poiché in quell ora era formata quasi esclusivamente da donne operaie, di donne che avevano già fatto la coda al mattino prima di recarsi al lavoro; erano esse che rientrando al lavoro portavano l esasperazione ma anche il fermento, il 22 agosto del 17 in tutta la città i forni non hanno più pane. Scioperi spontanei e organizzati scoppiano alla Diatto Frejus, alla Manifattura Tabacchi, alla Proiettili Arsenale, al Fabbricone di Borgo Dora e a Borgo S. Paolo alle officine Ferroviarie, dove le maestranze (circa 2000 donne operaie) interrompono il lavoro spontaneamente. La repressione fu durissima: il Questore fece chiudere la Camera del Lavoro e ordinò le prime cariche contro le operaie in sciopero; la repressione sortì l effetto contrario, la rivolta scoppiò in tutta Torino e periferia, nei quartieri operai si ersero le barricate per contrastare le cariche, le donne guidarono cortei spontanei saccheggiando i negozi di generi alimentari, le caserme, i magazzini delle chiese. A Barriera di Milano viene issata all esterno della Chiesa della Pace la BANDIERA ROSSA della rivolta. Le manifestazioni si trasformarono da semplice richiesta di pane in LOTTA POLITICA, con la parola d ordine di PANE E PACE. Ma è a questo punto, di fronte al trasformarsi della lotta da pura rivendicazione di migliori condizioni di vita a lotta politica, che il prefetto mette in stato d assedio la città: scontri violentissimi e sanguinosi da piazza Statuto a corso Vercelli, con la cavalleria e i mezzi blindati. Nel pomeriggio del 26 agosto la sezione socialista che sta trattando con il prefetto invita tutti i lavoratori a TORNARE AL LAVORO. Come ringraziamento, per la collaborazione, il gruppo dirigente socialista nella notte viene arrestato. Mancò una chiara indicazione politica internazionalista e la necessaria struttura politico-organizzativa conseguente, con chiare parole d ordine contro la guerra. Questi elementi impedirono ai lavoratori torinesi come nel resto dell Europa di raccogliere i frutti della lunga e generosa lotta di quegli anni. Soltanto in Russia, nel novembre del 1917, con lo scoppio della rivoluzione comunista, al grido GUERRA ALLA GUERRA, l esercito di proletari riuscirà a fermare il massacro.proprio da questa battaglia vittoriosa inizieranno a maturare le condizioni che porteranno di lì a poco alla rottura con il riformismo e alla nascita in Italia del Partito Comunista d Italia, sezione della terza internazionale. Ieri nella Grande Guerra, come oggi in Ucraina, in Libia, in Siria, in Iraq, questi conflitti, con il loro carico di distruzione e morte, mostrano quanto la parola d ordine proletari di tutto il mondo unitevi diventi un reale bisogno e non un idea astratta. Mariarosa Vitale

27 In questa giornata si vogliono ricordare ogni anno sia le conquiste sociali, politiche ed economiche sia le discriminazioni e le violenze a cui le donne sono sottoposte in ogni parte del mondo. Questa festa viene ormai etichettata come inutile, perchè i soliti perbenisti dicono che le donne devono essere trattate bene sempre e non solo per un giorno. Nonostante in alcuni paesi resti ancora radicata l'idea della donna oggetto, sottomessa, rappresentata come casalinga e con l'uomo padrone a fianco, in altre realtà, sempre più spesso, il nostro status si sta innalzando fino a ricoprire posti di lavoro con ruoli dirigenziali che fin'ora erano prettamente maschili. Pensiamo al passato e a tutte le lotte fatte, ma pensiamo soprattutto al futuro perché il percorso è ancora lungo. Non possiamo dimenticarci che nel 2013 veniva uccisa una donna ogni due giorni e nel corso del 2014 vi è stato un incremento esponenziale di delitti di varia natura. Vi ricordate anche dell'episodio del compagno che aveva preannunciato la morte della ragazza su Facebook? Ci mostriamo attoniti e increduli davanti alle decapitazioni dei miliziani dell'isis e poi i veri terroristi ce li abbiamo in casa nostra. Credo che si debba comunicare di più. Siamo troppo presi da tutto e da niente, per questo motivo vi chiedo di imparare ad ascoltarci ma soprattutto di ascoltare i nostri silenzi, siamo brave a nascondere i dolori: siamo donne forti. Donne che spaventano per questo, capaci di rialzarsi e andare avanti; noi come la mimosa simbolo di questa giornata, troviamo la forza di fiorire e brillare di un giallo intenso anche nei marzi piu' piovosi. L'otto marzo era ieri ma io vi faccio gli auguri per oggi e per domani. Con affetto...una come voi Cristina Robino

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