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1 Mensile di informazione - anno II numero V febbraio ,00 La vera ricchezza: il lavoro MERCATI Ma i consumi sono davvero crollati? LORUSSO L'agente che si presenta con il sorriso CONSERVA Puntualità, sicurezza e competitività viaggiano su strada CEDI CASH Il centro distributivo porta la convenienza Migro in tutta Italia

2 A CHI È RIVOLTO Il seminario è rivolto a tutti. Benetazzo utilizzerà appositamente un linguaggio facile e comprensibile a chiunque. Argomenti trattati: - Analisi del mercato azionario: scenario macroeconomico - Strategie di portafoglio: Azioni, Fondi, ETF consigliati - Grafici di analisi ed indicazioni operative di borsa - Mercato immobiliare: andamento dei tassi di interesse - Mercato petrolifero, crisi alimentare e crisi energetica - Fuga dai bancari: quali banche evitare - Beni rifugio: oro, diamanti e franchi svizzeri - Certificati di deposito e titoli di stato - Andamento dei principali cross valutari PERCHÉ PARTECIPARE Eugenio Benetazzo è ormai conosciuto come il primo e unico predicatore finanziario in Italia, la stampa di settore lo ha battezzato il Beppe Grillo dell'economia ed il Marco Travaglio dei Mercati Finanziari.Chi avesse investito denaro negli ultimi due anni semplicemente seguendo quanto indicato e descritto nei due suoi bestseller (DURI E PURI e BEST BEFORE, entrambi editi da Macro Edizioni) si troverebbe con performance a tre cifre. QUOTA DI ISCRIZIONE BARI SABATO 28 FEBBRAIO 2009 Hotel Excelsior - Via Giulio Petroni, 15 dalle 10:00 alle 18:00 Check in ore 9:00 - Pausa: 13:00-14:30 Puoi scegliere di iscriverti entro il 7 febbraio 2009 e avere una riduzione sull'investimento (euro 80.00) o farlo dopo (quota intera: euro 99.00). Possibilità di pernottare con convenzione. Invia le tue domande a ti rispondera' di persona all'incontro che si terrà a Bari Per maggiori informazioni Tel

3 Dieci anni da campione Storia di una valuta oggi riferimento nel mondo Editoriale Benedetta Maffia un decimo compleanno da 'campione' quello dell'euro. Fra alti e bassi, dopo aver superato con successo il test piu' difficile, quello del 'credit crunch', la divisa unica si presta a chiudere il suo primo decennio di vita sorpassando non solo il dollaro, ma anche la sterlina, scivolata a un soffio dalla parita'. Era stato il sogno di una vita degli europeisti convinti, ha suscitato poi alternativamente l'entusiasmo o le critiche serrate di molti, e dopo 10 anni di vita, caratterizzati certamente da fasi alterne di successi e momenti di tensione, l' euro e' ormai a pieno titolo una delle monete di riferimento nel mondo. Arrivando addirittura a minare, nell'ultimo anno, valute concorrenti del peso del dollaro e negli ultimi tempi anche della sterlina. Alle spalle una storia ancora molto limitata, l'euro ha comunque al suo attivo gia' molte vicende da raccontare. E per gli italiani, cosi' come per tanta parte dei cittadini europei, e' un compagno di vita quotidiano. Le cifre parlano chiaro: esordita il primo gennaio 1999 intorno alla parita' sul dollaro, la moneta del Vecchio Continente scivolo' sui minimi storici nell'ottobre del 2000, toccando 0,8230 dollari e spingendo Confindustria a parlare di ''grande preoccupazione''. Da allora l'euro ha imboccato la strada del rialzo con decisione, salvo una correzione nel 2004, fino a toccare il record assoluto sul dollaro lo scorso 15 luglio, a 1,6038. Il cambio si e' riequilibrato nei mesi successivi scendendo sotto 1,25, ma poi e' tornato a correre. L'euro, di riavvicinarsi alla parita' sul dollaro, non ne vuol sapere, nonostante il 'vulnus' dell'assenza di unita' politica fra i paesi membri, reso evidente dalla crisi del credito, e i differenziali record fra i rendimenti dei titoli dell'europa del Sud e quelli dei Bund tedeschi. La recessione colpisce duro anche in Eurolandia, e' chiaro, ma la Banca centrale europea ha adottato un approccio prudente, e dopo aver tagliato i tassi di un punto e tre quarti i tre mesi potrebbe tenerli fermi per un po' al 2,50%. Una bella differenza rispetto alla rotta presa dalla Federal Reserve, che ha portato il costo del denaro ormai a quota zero,e della Bank of England, che dal 2% attuale potrebbe prestoseguire i passi della Fed. L'economia britannica, del resto, e'alle prese con una crisi immobiliare che non si vedeva almeno dal dopoguerra. E la sua forte dipendenza dai servizi, in particolare finanziari, ha comportato lacrime e sangue con la crisi. Il risultato e' una discesa inesorabile della sterlina, scioccante per Londra e impensabile fino a qualche mese fa. Buona lettura 3

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5 Sommario Finestra sui mercati 6 La finanza pubblica banco di prova della tenuta economica 7 La sfera di cristallo e le scelte opportune e tempestive 8 La vera ricchezza? Il posto di lavoro 10 Ma i consumi sono davvero crollati? 11 Mutui: portabilità condizionata dalle Banche... Marketing & fornitori 12 Conserva Logistic Solution: puntualità, sicurezza e competitività viaggiano su strada 13 Non solo prodotti caseari per Barbianco ma un'offerta che si amplia grazie al Cash Migro 15 Lorusso, l'agente che si presenta con il sorriso Cedi Cash 16 Il centro distributivo porta la convenienza Migro in tutta Italia Special mercati 18 I misteri e il fascino della Cina Il gigante economico che non fa più paura Lavoro e carriere 20 Le retribuzioni nella procedura di autoliquidazione 21 LaWoro: l'università incontra le aziende 22 Scegliere un "marchio forte" scelta sicura e necessaria 23 Sanzioni severe per le violazioni di sicurezza sui luoghi di lavoro Diritto e Fisco 24 Il federalismo fiscale: questione di priorità? 25 L'assegno bancario nei rapporti tra il sistema creditizio italiano e estero Area prodotti 26 Arrivano in Italia i frullati in bottiglia Life style 28 Le ultime tendenze delle maschere di Carnevale 29 L'Italia in maschera tra sfilate di carri e feste

6 Finestra sui mercati La finanza pubblica banco di prova della tenuta economica Massimiliano Sassoli ome abbiamo previsto fin dalla fine di novembre dello scorso anno, l andamento degli indici si è progressivamente stabilizzato sui livelli minimi raggiunti durante l orribile 2008 che si è da poco concluso. La ridotta volatilità attorno agli attuali livelli è data dall attesa di nuovi motivi di lavoro: si attende un minimo di chiarezza sulla effettiva natura della crisi, sul suo andamento nei vari comparti e nei vari territori, sull efficacia degli interventi pubblici già varati e sulla qualità e incidenza dei futuri interventi. Tutte questioni che rimarranno aperte ancora per buona parte del Quindi è da attendersi un periodo di bonaccia? Certamente sì, con alti e bassi attorno ai dati che saranno resi noti man mano che saranno elaborati. Ma esiste un grande punto interrogativo esterno alle imprese che sarà chiarito prima che non si dica. Si tratta della tenuta della finanza pubblica. A cominciare dagli stati uniti per passare all Italia e a seguire a Cina e Giappone sorgeranno problemi sostanziali di finanziamento del debito pubblico. Già recentemente si sono registrate talune cadute nella collocazione dei titoli pubblici tedeschi, italiani e Usa. Ma i dubbi futuri sono di portata molto più grande e si intrecciano con l andamento valutario: in una situazione di redditività strutturalmente molto modesta l andamento atteso del corso dei cambi costituisce un elemento decisivo per le scelte di investimento. La possibile e probabile discesa del gettito fiscale congiunta con la crescita della spesa rendono vitale il finanziamento dei crescenti fabbisogni pubblici con la emissione di titoli di debito. In Italia il livello di condizionamento del mercato rende remota (ma possibile) la possibilità di aste flop dei titoli di Stato e rimane altissimo il rischio di elevate crescite dei tassi. Una tale evenienza pone seri dubbi sulla efficacia di tutta la politica anti-crisi posta in essere dal governo italiano e da quello europeo. Ma il punto nodale per la tenuta del mercato planetario del risparmio rimangono gli Stati Uniti. Le questioni aperte sono di enorme portata: la mancata soluzione al problema o r m a i decennale dei deficit gemelli, la verifica della efficacia della politica del denaro low cost, le decisioni dei grandi finanziatori interni ed esteri dei deficit degli States, e infine la ancora assente risposta alla domanda delle domande: cosa succede alla borsa e alle obbligazioni pubbliche e private se il mercato del risparmio dovesse pretendere una remunerazione più alta per il rischio Usa? E mai pensabile finanziare il debito pubblico con più generose emissioni di liquidità della Fed? La scommessa delle autorità americane sembra quella di lasciare i tassi a livello bassissimo almeno per tutto il nuovo anno e quindi affrontare l uscita dalla fase di denaro low cost con la ripresa prossima ventura. Si tratta di una scommessa ad elevatissimo rischio che, personalmente, credo si rivelerà temeraria e sconsiderata. 6

7 'anno 2009 ci era già stato presentato dai pronostici come uno dei più complicati della nostra storia recente. Ma, se come ha affermato il Presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno i momenti difficili sono occasioni di nuove opportunità, è necessario non solo comprendere in tempi brevi la realtà in cui ci muoviamo ma anche agire, non restare immobili davanti a ciò che accade intorno a noi. Certo, al di là di belle e appropriate frasi di incoraggiamento vi è nel globo un grande agitarsi degli osservatori economici che producono ininterrottamente report, analisi e controanalisi dettate dal continuo mutare dello scenario internazionale. Leggere il futuro nei dati numerici del presente non è sempre d'aiuto. Neanche affidarsi alla sfera di cristallo può però servire. La terza via è quella più dura e aspra, quella della responsabilità politica ed etica di fronte all'accadere globale e perché no, anche della capacità critica di ognuno di noi nei confronti di quelle grandi scelte che si riversano sul nostro vivere quotidiano. Dal primo gennaio 2009 molti eventi si sono sviluppati in maniera imprevedibile conferendo quindi allo scacchiere internazionale una nuova dimensione. La crisi americana si fa più fonda, innumerevoli i dati statistici sulla perdita dei posti di lavoro che cresce a velocità esponenziale, la Cina rallenta bruscamente la sua crescita data la caduta delle sue esportazioni negli Stati Uniti e nel mondo. La guerra di Gaza fatica a trovare una via di uscita politica definitiva o una tregua almeno per l'immediato, tra il vuoto politico negli Stati Uniti creato dal cambio di guardia alla Presidenza e le voci non sempre all'unisono dei paesi membri dell'unione Europea. La Slovacchia entra nell'unione monetaria e tra festeggiamenti con fuochi pirotecnici e assalti ai bancomat sale sul carro della moneta unica europea che ha già fatto da scudo in questi momenti di crisi a nazioni strutturalmente più deboli. La Slovacchia è il sedicesimo paese europeo ad adottare l'euro ed il secondo paese dell'est dopo la Slovenia. Il diligente e dinamico presidente francese Sarkozy passa il testimone per il primo semestre della presidenza del Consiglio Europeo al più che '"euroscettico" presidente della Repubblica ceca al quale già sono toccati una serie di guai e gaffes che sicuramente indeboliscono la posizione e la credibilità dell'europa nel mondo. La questione del gas russo, nata come "lite domestica" tra Russia e Ucraina, risulta alla fine una astuta speculazione dei russi che giocano, finché possono, al rialzo sul 7 Finestra sui mercati La sfera di cristallo e le scelte opportune e tempestive prezzo del gas. Perché tra i due contendenti, Mosca e Kiev, è l'europa a rivelare la debolezza della sua politica di trasparenza del mercato del gas. L'ultimo atto della inaffidabilità della gestione europea da parte del piccolo stato ex- patto di Varsavia è la beffa consumatasi a metà gennaio scorso dell'opera d'arte "Entropa" installata nell'atrio del palazzo Justus Lipsius sede del Consiglio europeo a Bruxelles. L'irriverente artista ceco David Cerny si è preso gioco del suo governo e dell'unione Europea ritraendo in questo imponente mosaico i 27 stati membri in base ai loro più banali e volgari stereotipi provocando le proteste di tutti e soprattutto della Bulgaria alla quale il Consiglio ha dovuto porgere le sue scuse ufficiali. Avrebbe dovuto essere il lavoro congiunto di 27 artisti provenienti da ogni stato europeo invece si è scoperto che Cerny ha fatto tutto da solo e che i nomi degli artisti sul catalogo e sull'opera sono fittizi. Voleva vedere se l'europa fosse capace di ridere di se stessa, ha dichiarato alla Reuters dopo qualche giorno. In realtà, è l'ultima figuraccia ceca di una già lunga serie. Bisogna dire che è cominciata proprio male per la Repubblica Ceca, prima il presidente Vaclav Klaus si dimentica di issare la bandiera europea in occasione della visita dei capigruppo del Parlamento europeo al Castello di Praga, poi, la gaffe sul Medio Oriente quando subito dopo gli attacchi a Gaza l'attacco israeliano viene definito "un'azione difensiva", posizione che fa a pugni con quella francese di Sarkozy e del resto d'europa. Poi, la triste vicenda di Gazprom, per la quale più volte la presidenza ceca si è fidata delle fraudolente dichiarazioni dei contendenti sul ripristino delle forniture di gas. Insomma, l'imbarazzante dono artistico della presidenza ceca alla UE, visti questi precedenti, assume un che di kafkiano e di grottesco. La recessione economica mondiale richiede risposte pronte e tempestive, gli stati europei riscrivono ciascuno a suo modo la ricetta keynesiana che consiste nel sostenere la domanda interna con pubblici investimenti e riduzione del carico fiscale e persino la cancelliera democristiana Angela Merkel si è rassegnata a questo tipo di intervento con un programma anticrisi di miliardi di euro dopo il primo magro intervento di 11 miliardi a novembre In Italia, il nostro ministro Tremonti dichiara di non avere la palla di vetro per prevedere ciò che accadrà nel 2009 ma sia Confindustria che Fiat chiedono a gran voce un rafforzamento delle misure e degli Angela Poli interventi anticrisi. Il pacchetto italiano comprende mezzo punto di Pil, tra sei e sette miliardi di euro, con misure piuttosto limitate e dispersive ed una grande operazione di marketing politico come la "social card ", irrisoria nelle cifre e inadeguata come soluzione ad una crisi ben più complessa. Ma dal cuore stesso della recessione arriva la voce di Barack Obama nel famoso discorso sull'economia tenuto all'inizio di L'irriverente opera di David Cerny "Entropa" gennaio all'università di Fairfax, in Virginia. Lo chiama Recovery and Reinvestment Plan, Piano di recupero e reinvestimento paragonabile al New Deal di roosveltiana memoria: energia, sanità, nuove infrastrutture, sostegno ai redditi bassi e medi. Obama ritiene che la tempestività e la massiccia iniezione di ingenti capitali da parte dello Stato a sostegno della economia siano elementi fondamentali nella sfida. Nonostante le resistenze dei repubblicani e le critiche dell'area liberal dei democratici questo piano dovrebbe essere varato almeno entro la metà o la fine di febbraio. Almeno 800 miliardi di dollari, circa il 5 per cento del Pil, per salvare tre milioni di posti di lavoro, ridurre le tasse ai cittadini più poveri, modernizzare scuole e università, allargare le reti telematiche a banda larga, promuovere le nuove fonti di energia, costruire nuovi ponti, strade, edifici pubblici. La crisi globale nata, come ha affermato il neo-presidente americano, da "un'era di profonda irresponsabilità" dovrà trovare nella buona politica la risposta convincente e la soluzione più opportuna e farlo al più presto. Forse bisognerebbe ricordarsi di una incisiva frase di Roosevelt: "Mai prima abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto".

8 Finestra sui mercati La vera ricchezza? Il posto di lavoro 8 Eugenio Benetazzo molto lontano il miracolo italiano degli anni Sessanta, in cui milioni di lavoratori, gente capace e tenace, furono in grado di mettere da parte quasi metà del proprio salario, per poter garantire ai loro figli un futuro e una casa. Proprio quel processo primitivo di accumulazione del risparmio e dei capitali, frutto di tanto lavoro, talento, sacrificio e fatica, ora è un vago ricordo. Senza cliente non si fa niente, insegnano ad Harvard, già, ma anche senza denaro. Tutto o quasi da allora è cambiato. In peggio, ovviamente. Le condizioni e i mezzi di allora non esistono più, quel modello di vita ha cessato il suo ciclo: il futuro è nelle biotecnologie, nell'informatica applicata, nell'energia, nei trasporti di terza generazione e nella ricerca di materiali innovativi. Proprio quei settori che abbiamo sempre snobbato o marginalmente considerato, mentre, nel frattempo, davamo troppo spazio alla chimica e siderurgia industriale, al tessile, alla concia delle pelli, alle lavorazioni meccaniche: settori che adesso stanno lentamente scomparendo dal nostro Paese, assieme ai posti di lavoro che offrivano. II Paese è cresciuto molto poco a livello industriale e, parallelamente, oltre ai posti di lavoro, sono saltati anche i meccanismi della ridistribuzione della ricchezza: l'inflazione non fa altro che prendere ai poveri per dare ai ricchi. Alla crisi economico-produttiva, fa poi da contraltare anche la precarietà dei posti di lavoro. Sta nascendo un'italia a tempo determinato, che produce disagio sociale e impedisce di progettare il proprio futuro. Così, abbiamo un Paese senza progetto, che vive solo nel presente, preoccupato e incagliato nel quotidiano. La stessa precarietà nel lavoro impedisce anche l'accesso al credito, oltre che deperire il commercio. Vedete, la delocalizzazione delle imprese italiane non è conseguenza dell'esigenza di remunerare maggiormente il capitale investito, quanto piuttosto della necessità di poter sopravvivere a livello industriale. Questo Paese, come un organismo umano, sta lentamente morendo a causa di una lenta e inesorabile emorragia, solo che al posto del sangue sta perdendo posti di lavoro, creati in decenni di processi d'industrializzazione e di riconversione produttiva. A mio avviso, nemmeno la classe politica che ci governa si sta rendendo conto di quello che sta accadendo: un mutamento di scenario

9 Finestra sui mercati economico senza precedenti. E chi sta a Bruxelles non è poi tanto diverso. Quasi tutti i nostri distretti industriali, che sino a 15/20 anni fa eccellevano in tutto il mondo come modelli da imitare, stanno lentamente scomparendo: il denaro non dorme mai e, a fronte di questo dictat, i capitali si spostano dove è più conveniente che, a livello di redditività, siano impiegati. Questa è la conseguenza della delocalizzazione selvaggia, forse conosciuta con un termine molto più di moda: la "globalizzazione". Già perché, così facendo, stiamo perdendo la risorsa più importante che sino ad oggi ci ha procurato benessere e prosperità sociale. La Cina, capofila con l'india e la Turchia, stanno lentamente acquisendo il nostro benessere, la nostra assicurazione per il futuro, la nostra ricchezza: il posto di lavoro. Questi Paesi non fanno paura solo per il basso costo della manodopera, ma anche e soprattutto per le ingenti risorse che hanno speso in passato in ricerca e innovazione sulle università e nei centri di formazione scolastica: questo ha creato una schiera di manovalanze istruite e pronte alle sfide del nuovo millennio. Lo stesso Bill Gates, riferendosi alla Turchia, ha manifestato il suo obiettivo di creare il quartier generale della Microsoft per l'europa in questo Paese. In Italia sforniamo il più basso numero di laureati tra tutti gli stati europei e, come se non bastasse, la maggior parte di quelli che escono hanno specializzazioni umanitarie o letterarie (filosofia, lettere, psicologia, pedagogia, lingue): non è con le poesie e i sonetti che si sfamano le famiglie e si creano i posti di lavoro. II dolce stil novo è ormai preistoria. E che dire della percentuale di spesa dedicata alla ricerca e all'innovazione nel nostro Paese? Appena un misero 1%, quando in questi nuovi Klondike si arriva tranquillamente ad un più 4%. Tutte le inefficienze degli anni passati adesso s'iniziano a pagare: qualcuno sta presentando il conto, il totale è salato e lo si paga solo con posti di lavoro in meno. Povera Italia, la tua sorte è segnata: il disagio sociale cresce giorno per giorno. Pensiamo ai quarantenni in mobilità o in cassa integrazione, cosa faranno, come vivranno. Abituati a lavorare a tempo indeterminato, con lo stipendio assicurato a fine mese, dall'oggi al domani si ritrovano a casa e a piedi. Quelli più audaci (e con qualche risorsa in più) riescono a ricollocarsi, o forse bisognerebbe dire riciclarsi sul mercato, magari con un impiego a tempo determinato, in qualche agenzia interinale oppure con qualche co.co.co. a progetto. II problema diventa anche e soprattutto reddituale: come si può pretendere di vivere, sposarsi, investire e spendere, se oggi la precarietà del posto di lavoro ti consente di Eugenio Benetazzo è il primo ed unico predicatore finanziario in Italia, è stato battezzato il Beppe Grillo dell'economia ed il Marco Travaglio della Finanza per il suo modo di porsi, irriverente e dissacratore, caratterizzato da un'analisi lucida e critica senza eguali basata sulla radiografia ed evoluzione dell'attuale scenario macroeconomico mondiale. essere occupato per tre mesi in tre mesi. La riqualificazione della forza lavoro pone inquietanti interrogativi macroeconomici: non penserete seriamente che qualche milione di lavoratori del settore tessile, metalmeccanico, calzaturiero, conciario, orafo possa essere assorbito dal settore terziario con grande facilità. Se il settore secondario (l'attività di La situazione italiana per l'istat: nel terzo trimestre 2008 il tasso di disoccupazione al 6,1% Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre dell'anno, rileva l'istat, è aumentato di mezzo punto percentuale rispetto ad un anno prima, posizionandosi al 6,1%. Nel terzo trimestre dell'anno il numero delle persone in cerca di occupazione ha registrato il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a unità ( unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). L'innalzamento del livello della disoccupazione risente soprattutto della crescita degli ex-occupati nel Nord e nel Centro e degli ex-inattivi nel Mezzogiorno. Nel terzo trimestre è, inoltre, proseguita la crescita del numero delle persone in cerca di occupazione. La crescita della disoccupazione ha continuato a interessare soprattutto gli uomini ex-occupati nelle regioni settentrionali e centrali ( unità) e le donne ex-inattive nel Mezzogiorno ( unità). Il tasso di disoccupazione, nel terzo trimestre, è aumentato rispetto a un anno prima di 0,5 punti percentuali per gli uomini e di 0,4 punti percentuali per le donne, portandosi rispettivamente al 4,9 e al 7,9%. adnkronos.com 9 produzione industriale generalizzata) sta scomparendo, che cosa ce ne facciamo di un terziario? E, soprattutto, a chi servirà? Non di meno, possiamo far finta di ignorare le conseguenze sociali di tutto quello esposto sinora. Pensate che chi abbia lavorato per vent'anni, come assistente commerciale od operaio tessile, si possa immediatamente immedesimare in un'altra figura professionale? Siamo in Italia: sei identificato con il lavoro che fai. Non siamo predisposti e nemmeno disposti ad accettare le conseguenze di quest'approccio al mondo occupazionale, sempre più simile a quello statunitense, in cui il super manager licenziato lo vedete che consegna i pop corn al drive-in, con il suo bel grembiulino bianco panna, qualche giorno dopo la lettera di licenziamento. Povera Italia: e su che regime previdenziale potranno fare affidamento queste nuove ed alternative forme di ripiego (non d'impiego), i nuovi disoccupati d'italia. Con che risorse verrà creato il loro monte contributi? E soprattutto, come potranno esserne pagate le pensioni attuali, erogate ai pensionati attuali grazie ai contributi delle attuali forze lavoro? Lentamente, nella loro evoluzione, questi processi di delocalizzazione produttiva provocheranno una riduzione delle entrate per I'INPS che sarà impareggiabile: verranno compromessi i pagamenti delle pensioni attualmente erogate. In molti si mettono a ridere, quando pavento loro la possibilità di un contingentamento del regime pensionistico (un po' lo stesso atteggiamento che hanno quando li si mette in guardia del rischio di congelamento dei BOT e sul rischio di bolla immobiliare). Poveri ingenui: forse non sapete che la Germania (appena due anni fa) ha provveduto a ridurre indistintamente le pensioni del 25% e che, a dicembre 2004, non sono state pagate le tredicesime. Ma no, giusto, dimenticavo, noi siamo in Italia, saremo più bravi, tutto questo non avverrà. Poveri illusi: non solo avverrà, ma con conseguenze molto più funeste che negli altri paesi europei.

10 Finestra sui mercati Due sistemi distributivi del cheap messi a confronto dimostrano che non c'è stata flessione dei consumi Ma i consumi sono davvero crollati? 'esercizio di lettura dei dati rilevati per cercare di conoscere l'andamento dei consumi è una attività rognosa. I dati non sono concordanti perché non si è ancora arrivati ad una standardizzazione delle rilevazioni. Poi ci pensano coloro che dovrebbero commentare queste cifre a complicarci la vita. Ancora, quelli che commentano i dati lo fanno a favore della committenza. Bisogna quindi valutarli a lordo della presumibile committenza. Se poi questi dati vengono commentati dai politici la disinformazione è completa. Qualche valutazione però mi sento di proporla, almeno come ipotesi di scuola. Soprattutto una valutazione su un nuovo aspetto dei consumi che non ha trovato molta attenzione tra gli analisti. Quello relativo ad una schizofrenia dei consumi. Suppongo per pigrizia mentale più che per mancanza di dati. Vorrei in conclusione di questa narrativa azzardare un paragone tra il sistema di vendita dei negozi ZARA ed il sistema di distribuzione dei prodotti cinesi. Sono due sistemi distributivi che sono in rapida espansione a dispetto della paventata crisi dei consumi e secondo chi vi scrive la dimostrazione della schizofrenia. Un paragone che non ha fatto nessuno per cui me ne prendo io la responsabilità. Cominciamo da una rendicontazione che ritengo abbastanza plausibile. Sembra che le vendite per il periodo natalizio abbiano tenuto. Lo dicono fonti diverse ed abbastanza attendibili. C'è anche una dichiarazione dell'associazione dei consumatori che riporto testualmente perché non l'ho capita: "si confermano sostanzialmente le previsioni che per un verso smentiscono il crollo dei consumi, ma al tempo stesso confermano una profonda debolezza della domanda interna che risente del primo impatto della crisi e delle incertezze del futuro". Torniamo ai dati su alcuni settori perché mi sembrano più chiari di questa fumosa dichiarazione. Abbigliamento Gli accessori dell'abbigliamento hanno fatto registrare un aumento del 2 per cento. Contraddicendo le fosche previsioni che vedevano un decremento. Si registra la consueta stasi di Natale dei capispalla e delle giacche che strutturalmente si fermano in attesa dei saldi. Ristorazione Nonostante il de profundis celebrato dalle categorie e dai servizi televisivi che prevedevano un crollo del 20 per cento, il crollo non c'è stato. Solo una piccola flessione dell'un per cento. Da evidenziare che i ristoratori per il 70 per cento h a n n o mantenuto i prezzi dello scorso anno e il 20 per cento li hanno diminuiti. Se consideriamo che i ristoratori hanno goduto di una rendita di adeguamento dall'introduzione dell'euro fino ad oggi indecorosa, si è trattato di un riallineamento minimo che non compensa la rendita fin qui goduta. Grande distribuzione Sembra che le famiglie italiane abbiano continuato a spendere come prima. Positivo l'andamento per gli alimentari, privilegiati i prodotti di gastronomia. I consumi per i negozi alimentari hanno avuto un incremento del 5 per cento. Bene sono andati gli articoli da regalo in tutti i settori del non alimentare. Privilegiati i prodotti di moda dell'elettronica con grossi investimenti pubblicitari. Così pure i prodotti per la casa e l' arredamento, gli articoli sportivi e la profumeria. Saltiamo 10 Mariano Leone gli altri settori per economia di relazione. In conclusione non ci sarebbe stato il previsto crollo dei consumi. Ma la discordanza delle valutazioni può avere un'altra spiegazione oltre quella già espressa. Se si procede ad una analisi dei consumi più dettagliata, abbiamo un fenomeno nuovo. Sembra che siano crollati i consumi di fascia media. Quella che nell'abbigliamento viene definito medio fine. Questa caduta dei consumi è stata compensata da un incremento dei settori a basso prezzo e dei settori di qualità alta. Sembra che lo stesso consumatore che rincorre il prodotto a basso prezzo abbia incrementato le incursioni nel settore a prezzi alti. Mangio più pasta economica ma mi concedo un vino di qualità. Vesto economico ma mi concedo un capo firmato. Ma da cosa è determinato il prezzo basso che ha avuto tanto successo. Assistiamo a due fenomeni in espansione, i negozi ZARA e i negozi di prodotti cinesi caratterizzati da prezzi bassi. Noi riteniamo che abbiano delle affinità distributive. Per pigrizia mentale sempre più diffusa si tende a motivare il successo di queste due forme di vendita riferendolo alla scadente qualità del prodotto. Si tratta di una motivazione riduttiva e semplicistica. Bisognerebbe andare al di là di questa banale considerazione, peraltro non vera. Anche ammettendo che il prezzo di partenza del prodotto cinese sia uguale a zero, ci si dovrebbe spiegare come fa a rimanere così basso tenendo conto che non arriva in Italia per virtù divina. Tutta la filiera commerciale, trasporto e distribuzione avviene a tariffe italiane o internazionali. Perché il riferimento al sistema distributivo dei negozi ZARA? Chi ha inventato il sistema di distribuzione dei negozi ZARA è un ingegnere programmatore. Il suo merito maggiore è quello di avere dato una sistematicità di rilevazione gestionale alla filiera distributiva recependo le caratteristiche del sistema di distribuzione dei prodotti cinesi e la tendenza all'acquisto di prodotti economici nel settore dell'abbigliamento. Ritengo che sia la maggiore novità distributiva dopo quella della Benetton, ormai vecchia di decenni. Non ho visto molti analisti concordare con questa tesi. Anche in questo campo la qualità delle comunicazioni è scadente.

11 Finestra sui mercati Mutui: portabilità condizionata dalle Banche, solo in pochi ne hanno potuto beneficiare Francesco Dente iamo solo al primo tempo. Per vedere scorrere la parola "fine" in coda ai titoli di coda del film sui mutui "portabili" ci sarà da aspettare un po' di tempo. Dovrà dire la sua il Tribunale amministrativo del Lazio e in seguito, quasi sicuramente, il Consiglio di Stato. Scontato infatti che una delle due principali parti in causa ricorrerà in appello al massimo organo della giustizia amministrativa. Parliamo, entriamo in argomento, dell'antitutrust e dei ventitre istituti bancari multati dall'organismo di tutela della concorrenza con una pesante ammenda di 9milioni 680mila euro per pratiche commerciali scorrette. Le banche incriminate, infatti, non avrebbero favorito la portabilità del mutuo da un istituto di credito all'altro. Una possibilità, quest'ultima, riconosciuta dal famoso decreto Bersani, poi legge numero 40 del 2007, introdotto con l'intento di favorire la concorrenza e la trasparenza fra le banche. La sanzione dell'antitrust era stata decisa in seguito a un'accurata indagine promossa dall'associazione indipendente di difesa dei consumatori, Altroconsumo. Solo due banche su quaranta di Roma e Milano coinvolte nell'inchiesta dell'organismo di tutela erano risultate in regola con i presupposti previsti sulla portabilità del mutuo con surrogazione dell'ipoteca a costo zero. Il 5 per cento del campione preso in considerazione, dunque. Ecco che cosa era risultato dall'indagine: un danno di circa 4,5 milioni di euro per i mutuatari che nel corso del 2007 avevano surrogato il mutuo, accollandosi i costi non previsti dal decreto Bersani. Gli esperti di Altroconsumo avevano avanzato inoltre pesanti dubbi sulla trasparenza dell'operato degli istituti di credito. Su 168 istituti di credito interpellati per stipulare un mutuo, infatti, solo 68 avevano consegnato il modello Esis. Si tratta, in pratica, dello strumento messo a disposizione del cliente al fine di poter confrontare le offerte di tutte le banche, compresi gli istituti stranieri. Un modello, è bene precisarlo, che non è imposto dalla legge. Le banche, tuttavia, hanno firmato volontariamente un codice di condotta in base al quale si impegnano a consegnarlo al consumatore. Infine, solo il 4 per cento delle banche visitate da Altroconsumo aveva consegnato copia del contratto di mutuo, un atto dovuto dell'istituto di credito e dal quale, in ogni caso, non discende un obbligo alla stipula. Secondo quanto documentato nella denuncia trasmessa all'authority, gli istituti, in cambio della portabilità gratuita dei mutui, offrivano soluzioni più onerose. Ad esempio, la sostituzione del mutuo oppure la surrogazione con spese sempre a carico dei consumatori. Sempre secondo stime di Altroconsumo in Italia ci sarebbero 3,5 milioni di famiglie che hanno contratto un mutuo ipotecario. Il 60 per cento di queste, pari a circa 2 milioni e 100mila famiglie, a tasso variabile. L'effetto finale? Un mercato dei mutui paralizzato e che mette una pietra sulle opportunità di risparmio per i mutuatari. Una tendenza confermata anche dai dati dell'abi, l'associazione Bancaria Italiana. Su 195mila famiglie che hanno rivisto con la Le banche continuano a tenere alti i tassi Mentre l'euribor a 3 mesi continua la sua lenta discesa, le banche continuano a tenere artificialmente alto il tasso sui mutui fissi, con un Tasso Annuo Effettivo Globale che supera il 6% (il triplo del tasso Bce fissato al suo minimo storico al 2%). Le famiglie che hanno fatto ricorso a prestiti personali sono state costrette a sopportare tassi cresciuti di 43 punti base da settembre a novembre Sempre per i prestiti, il differenziale con l'area euro è salito a 1,56%: 8,73 % in Italia (era all'8,30 % in settembre), 7,17 % in Eurolandia (sceso dal 7,20 % di settembre). Quanto ai mutui, si è ridotto il divario per i tassi, con un differenziale sceso dallo 0,56 allo 0,32% ma i mutuatari sopportano comunque un costo del denaro per finanziare l'acquisto della casa di 0,32% rispetto agli altri paesi dell'area euro. Questo il quadro che ha delineato l'adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). banca le condizioni del proprio mutuo: 50mila hanno optato per la rinegoziazione in base alla Convenzione tra l'abi e il Ministero dell'economia; hanno effettuato la rinegoziazione individuale mentre le operazioni di portabilità sono state solo 15mila. Numero che parlano da soli. 11

12 Marketing & Fornitori Conserva Logistic Solution: puntualità, sicurezza e competitività viaggiano su strada a Conserva Logistic Solutions del Gruppo Conserva Domenico Trasporti, rappresenta oggi la risposta più adeguata alla richiesta della moderna distribuzione per i servizi di logistica e trasporti. Dalla trentennale esperienza di uomini come Domenico Conserva che hanno percepito in tempo utile i rapidi cambiamenti che il settore dei trasporti avrebbe vissuto e che ha sapientemente trasmesso ai propri figli rappresentanti il nuovo management aziendale, è nato un Gruppo in grado di offrire ai propri clienti un servizio incentrato soprattutto sulla qualità. Qualità intesa come erogazione di servizi flessibili e "tarati" sulle esigenze di ogni singolo cliente, garantendo standard di puntualità, sicurezza e competitività. Tutti i giorni i mezzi del Gruppo Conserva Domenico sono impegnati sul territorio nazionale nelle spedizioni delle più disparate tipologie di prodotto, indirizzate ad ogni tipo di destinazione. Grazie ad knowhow ed all'esperienza degli operatori, il Gruppo Conserva Domenico Trasporti è riuscita a mettere a punto un sistema ottimizzato per la gestione completa della supply chain (catena di fornitura, ndr). E proprio grazie alla profonda conoscenza delle dinamiche del mercato ed alla flessibilità organizzativa il gruppo è riuscito in brevissimo tempo ad individuare nei servizi di trasporto a favore della GDO, delle Catene Discount e Supermarket una nicchia economicamente profittevole per il settore della logistica. Abbiamo incontrato il direttore commerciale della Conserva Logistic Solutions il sig. Donato Conserva, l'artefice del cambiamento del modello di business della propria azienda, a cui abbiamo posto alcune domande. Da dove è nata l'intuizione di mettere a disposizione i mezzi del Gruppo Conserva Domenico Trasporti a servizio della GDO? "Innanzitutto il nostro Gruppo ha in sè un'esperienza ultradecennale trasmessa da mio padre, che ne è stato fondatore, e che insieme a mio fratello Michele condividono tutte le scelte aziendali. Proprio l'esperienza e un'attenta analisi del settore dei trasporti ci ha portato ad indirizzare inizialmente i nostri investimenti in mezzi e uomini in grado di soddisfare le crescenti richieste di servizi qualitativi che provenivano dall'industria agroalimentare. Ciò ci ha permesso di entrare in contatto, e facilmente farci apprezzare, con il canale discount/supermarket prima e GDO successivamente. Il passo successivo è stato quindi immediato presentandoci quali interlocutori validi ed affidabili nei confronti dei responsabili logistici di queste grandi organizzazioni di vendita. I risultati di questi anni hanno dato ragione non solo a noi, ma anche a quelle aziende che hanno creduto in noi". Appunto, parliamo di risultati, ci può anticipare come è andato il 2008? "È ancora presto per dare risultati definitivi, ma per il noi il 2008 è stato un anno fantastico sia dal punto di vista professionale e, se i primi dati saranno confermati, anche dal punto di vista economico. In questo anno si sono realizzate le nostre migliori aspettative, avendo acquisito importanti commesse, e così oggi possiamo, con soddisfazione, annoverare tra i nostri migliori clienti il più importante gruppo europeo della GDO ed i due principali attori del settore del Discount. Questa soddisfazione è stata in parte contenuta dalla grossa preoccupazione per da sinistra: Michele, Domenico e Donato Conserva 12 Domenico Pesce il vertiginoso aumento del gasolio subito per tutto il primo semestre dell'anno appena trascorso, in quanto con le tariffe concordate in precedenza con i nostri clienti, abbiamo avuto momenti di grave difficoltà. Fortunatamente nell'ultima parte dell'anno il prezzo del gasolio è sceso di qualche percentuale, ma certamente non ha ancora avuto effetti sui nostri bilanci. Avendo un rapporto "privilegiato" con la Grande Distribuzione, avrà sicuramente una "lente" migliore per fare previsioni su ciò che ci aspetta per il 2009? Anche loro (la GDO e Discount, ndr) non hanno la palla di vetro, per cui, pur prevedendo un rallentamento dei consumi, sono moderatamente ottimisti. Da parte nostra abbiamo cominciato ad avvertire una sensibile diminuzione dei viaggi già nell'ultimo trimestre del 2008, e sembra che il 2009 non sia iniziato con i migliori auspici. Fortunatamente, avendo fatto una "scelta di campo" nel settore alimentare e GDO, stiamo soffrendo meno di altri competitor che avevano concentrato le proprie risorse al servizio dei settori industriali, soprattutto automotive. Ed è questo che più ci preoccupa, che la crisi del settore industriale che colpirà tutto l'indotto, comprese le aziende di trasporto e logistica, possa determinare una degenerazione del mercato dei trasporti, con aziende disposte a fare il cosiddetto "dumping" sui prezzi pur di sopravvivere, naturalmente tutto a scapito della qualità dei servizi e di quelle aziende sane che hanno saputo anticipare i tempi. Un altro fattore di preoccupazione che lambisce la nostra come tutte le aziende della piccola e media imprese è la stretta creditizia adottata dal nostro sistema bancario. Ci sembra quasi che il sistema creditizio sia diventato ancora più miope in questo periodo di difficoltà che tutto il mondo sta attraversando. Limitare gli affidamenti, alzare i livelli di garanzie richieste per la concessione dei finanziamenti, sono strumenti che certamente non aiutano l'economia in generale, soprattutto se queste azioni sono fatte a danno di aziende virtuose che, ho l'onore di affermare, come la nostra ha fortemente investito nel cambiamento e nell'innovazione.

13 Marketing & Fornitori Non solo prodotti caseari per Barbianco ma un'offerta che si amplia grazie al Cash Migro Marco Fiorentino gli inizi degli anni '70, in seguito a un progetto di rivalutazione e sviluppo delle risorse produttive del mezzogiorno, in Puglia nacque la Cooperativa degli Allevatori Latte Fornello con lo scopo di far confluire in un importante e moderno impianto caseario il latte prodotto dagli allevatori locali, soci della cooperativa. Grazie all'indiscussa qualità del latte locale e all'arte manifatturiera dei mastri casari tramandata di generazioni, fu creato il marchio Barbianco. Per motivi politici il progetto della cooperativa cessò negli anni '90 ma un ex impiegato, il Sig. Giuseppe Zambetti, fortemente consapevole delle potenzialità riguardanti il settore, decise di investire tempo e denaro nell'acquisizione del marchio Barbianco. Nel 1998, grazie alla sua intraprendenza nacque a Bari il primo anello di una catena che oggi conta 28 punti vendita che dice di essere un passaggio nella crescita della sua attività. Ma quali sono stati in questi anni i cambiamenti più importanti riguardanti questo settore? "Innanzitutto i refrigeratori oggi permettono una migliore conservazione del latte e allo stesso tempo è possibile affermare che la rigidità odierna dei controlli, in passato era inesistente". Infatti oggi, i controlli si incentrano sul tipo di alimentazione che viene data all'animale oltre che sull'analisi dei campioni fornita dagli allevatori stessi alla Asl. "Di regola, se un animale è sotto effetto di antibiotici, il latte in questione dovrebbe essere scartato ma alle volte pur di non perdere i guadagni, certi allevatori non si fanno scrupoli. Oggi, grazie a questi controlli, una truffa simile difficilmente potrebbe andare in porto. In passato, ci accorgevamo che qualcosa non andava quando l'atto della cagliatura procedeva con difficoltà. Questo significava che una fornitura di latte poteva contenere batteri e quindi ci toccava individuarla attraverso dei campioni che noi stessi prelevavamo e facevamo analizzare alla Asl". E per quanto riguarda questo periodo di crisi economica? "La nostra azienda non risente più di tanto della crisi economica poiché da anni il marchio BARBIANCO è sinonimo di qualità e vi posso assicurare che la clientela è disposta a pagare qualcosina in più se consapevole della qualità del prodotto". Sicuramente, la partecipazione del Sig. Zambetti Giuseppe a varie fiere locali, tra cui l'expo Levante, ha permesso all'azienda di avere anche un gran riscontro a livello di immagine. E a riguardo del suo rapporto con Migro? "In un primo momento vendevamo solo il mono-prodotto ma l'apertura del Cash Migro di Modugno ci ha spinti ad ampliare la gamma di prodotti e oggi, tre volte alla settimana mi reco presso il vostro Cash per rifornire tutti i miei punti vendita. Posso ritenermi soddisfatto sia della vostra fornitura che dei vostri prezzi. Non ho mai avuto problemi". La parola ai clienti Ho un supermercato a Ugento, ho scelto Migro per i prezzi e da un paio d'anni mi servo anche del servizio Cedi Cash, l'ho trovato molto comodo perché ordino da casa tranquillo e poi carico la merce che mi fanno trovare già preparata. È davvero un ottimo servizio. Siamo fortunati ad avere una realtà così nel Sud. Andrea Pierri A 29 anni ho deciso di aprire una mia attività a San Donato, ho fatto tutto da solo e con qualche buon consiglio sono arrivato al Cash di Lecce. Ora ci vado almeno una volta per rifornirmi. I prezzi sono buoni, e anche l'assortimento. Oggi la situazione ci impone di lavorare alla giornata e tutti cercano il risparmio. 13 Daniele Serafini Sono un cliente del Cash sin dalla sua apertura. Con mia moglie gestisco da ventiquattro anni un alimentari a Lizzanello, a 20 km da Lecce. C'è molta convenienza e a parte i freschi anche un ricco assortimento. Vengo a far spesa almeno due volte la settimana, a seconda anche delle offerte. Oltre ai prezzi sono soddisfatto anche dell'ottimo rapporto con il personale. Romualdo Ingrosso

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15 er lui "ogni mattina è come se fosse il primo giorno di lavoro". Giuseppe Lorusso riesce, infatti, a sorprendere ogni giorno i suoi interlocutori con una battuta nuova e soprattutto con il sorriso con il quale affronta i suoi numerosi colloqui in provincia di Bari. Eppure alle spalle ha quasi quarant'anni di intensa attività come agente di commercio: "Non mi sono stancato di stare a contatto con la gente, preferisco essere presente, amo il mio lavoro e lo faccio con piacere". Perchè ha scelto di intraprendere questa attività? "Nei punti vendita da ragazzino ero incuriosito dagli agenti, che erano ben vestiti e riveriti e iniziavo a immaginarmi nei loro panni. Poi dopo il diploma in ragioneria ho iniziato collaborando con Gadaleta, grossista barese di formaggi, lì ho imparato molto perché sono stato anche a contatto con i prodotti, questo mi ha aiutato nel proseguo della mia attività. Poi, dopo il militare, ho preso il mio primo mandato: Fiorucci, sono stato il primo agente in zona quando l'azienda decise di operare nel normal trade e lo sono rimasto per quindici anni. Poi ho iniziato con Auricchio, prima come collaboratore e poi come agente diretto". C'è una figura che ha inciso particolarmente nella sua formazione? "Non posso non riferirmi al grandissimo uomo, recentemente scomparso, Sergio Martinelli. Negli anni '50 più che ventenne da Cremona si trasferì a Bari e in modo pionieristico e con grandi capacità agì per conto della prestigiosa azienda Auricchio, trasformando la filiale in un punto di riferimento strategico per l'azienda. Al professionista e soprattutto all'uomo, grande maestro di vita, devo stima e riconoscimento per aver investito sulla mia persona, e per essere diventato il mio punto di riferimento come un secondo padre, avendo perso il mio prematuramente". Oggi cosa rappresenta con la sua agenzia? "Abbiamo i mandati di Marketing & Fornitori Lorusso, l'agente che si presenta con il sorriso da sinistra Pietro e Giuseppe Lorusso Michele de Sanctis aziende leader nel settore dei salumi e dei formaggi. Auricchio è sinonimo di provolone, un'azienda con alle spalle 132 anni di storia che ha nella Puglia la terza zona di maggiore penetrazione del prodotto. Poi da 15 anni ho la Raspini, "salumieri per vocazione", poi Merano spek, Brendolan e Polisnack piadine per citare le più importanti. Nell'agenzia a Molfetta, a cui collabora anche mio figlio Pietro, abbiamo quattro collaboratori per la copertura totale di tutti i canali". Con la Ingross Levante che rapporti ci sono? "Si tratta di un rapporto ormai consolidato. Sin dalle primissime attività della Ingross con Auricchio siamo stati presenti. Poi l'azienda è cresciuta tanto in chiave di competitività con una politica d'attacco che abbiamo accompagnato quando è stato possibile". Come sono cambiate le relazioni con la distribuzione? "Non si va più a vendere nelle salumerie. Prima ci si presentava con tanti depliant in cartella, oggi si gira con i tabulati. Si parla più dei numeri che dei prodotti. Si sceglie l'azienda che offre più redditività e non quello che può offrire o che rappresenta. Ma io sono della vecchia scuola e anche se non avrebbe più senso fare il dettaglio, essendo presente nella distribuzione organizzata, non ho abbandonato i miei vecchi clienti la cui attività oggi è passata di padre in figlio. Anzi quando mi è possibile passo anche personalmente essendo un tipo mattiniero. Non amo lavorare con telefono, preferisco andare di persona in azienda, e risolvere le eventuali controversie che possono sorgere in giornata". 15

16 Cedi Cash Il centro distributivo porta la convenienza Migro in tutta Italia nire la convenienza del Cash alla velocità e comodità di ricevere la merce direttamente al proprio punto vendita. È questo il segreto del successo del Cedi Cash Migro, servizio che dal duemila permette di fare ordini da tutta Italia e ricevere entro 48 ore tutti i prodotti in ogni parte della penisola, anzi isole comprese visto che proprio dai commercianti della Sicilia e della Sardegna il servizio è molto ricercato. Il sistema è semplice, basta avere un computer e richiedere una password per avere accesso ai listini, fare il proprio ordine via perché questo venga preso in da sinistra Vincenzo Patruno e Marco Amato consegna dal reparto vendite della Migro. "Si tratta di un centro di distribuzione che lascia liberi i clienti di fare i propri acquisti nel momento in cui ritengono più opportuno - sottolinea Rita Scibilia, una vita nel settore della distribuzione, che negli ultimi anni ha messo la sua esperienza nel reparto vendite - Chi si impegna con un'insegna deve abbracciare la politica del centro distributivo di riferimento, il sistema di marketing, fare un minimo di ordini nel tempo, con noi questi problemi non ci sono. Con noi il cliente è libero di comprare quando vuole vedendo i nostri prezzi e scegliendo i prodotti che più interessano attraverso un catalogo completo on line". Questo è sicuramente un altro vantaggio del Cedi Cash Migro scegliere direttamente da casa avendo a disposizione un listino con oltre referenze tra prodotti food e no food. "La nostra offerta è competitiva su tutto il territorio nazionale - aggiunge Marco Amato cresciuto professionalmente nella Ingross e pioniere del servizio Cedi Cash - la nostra piattaforma automatizzata permette l'abbattimento dei costi di movimentazione della merce e noi giriamo questo risparmi sui prezzi, garantendo dunque un risparmio per il cliente. Tuttavia, coerentemente alla totale assenza di vincoli i tempi di consegna sono garantiti a patto che il cliente si attenga a un minimo d'ordine". Il costo del trasporto, inoltre, viene quantificato a pedana, e determinato in base al numero dei bancali preparati ma in generale l'incidenza difficilmente supera il 2% del valore della merce. "È in ogni caso necessario effettuare il pagamento anticipato, ma il marchio Migro garantisce la nostra serietà - spiega Vincenzo Patruno che dal 2004 ha contribuito a sviluppare il servizio Cedi -. Quello che in un primo momento può risultare un ostacolo Velocità e precisione: missione possibile 16 Michele de Sanctis a ben vedere rappresenta un'ulteriore risparmio per il cliente. La gestione del credito a scadenza, infatti, è sempre un costo per un'azienda e necessariamente ricade sui listini e di conseguenza sui clienti. Con il nostro sistema questo rischio non si corre, il nostro investimento è tutto sui prezzi". E ormai sono sempre di più i clienti che hanno sperimentato e sono rimasti soddisfatti del servizio Cedi Cash, anche dal nord, dalla provincia di Brescia, Torino, Como non lamentando problemi. La merce parte sempre dal centro distribuzione di Corigliano d'otranto (Le), e arriva al cliente, che così non deve allontanarsi dalla sua attività, tramite trasportatori convenzionati. Anche se CediCash è un serizio prevalentemente basato sull'utilizzo di internet., non c'è affatto spersonalizzazione del rapporto fra cliente e fornitore, poichè c'è sempre un contatto tra l'acquirente e il reparto vendite che segue le operazioni: "Noi venditori siamo punti di riferimento privilegiati per il cliente: lo seguiamo in caso di difficoltà, gli suggeriamo le migliori opportunità d'acquisto, seguiamo meticolosamente le fasi che vanno dalla ricezione dell'ordine alla consegna della merce. Proprio per questo motivo si è instaurato un rapporto di amicizia con molti clienti, e noi stessi non siamo per loro solo dei fornitori, ma dei veri e propri partners", conclude Marco Amato. Dunque il servizio Cedi Cash garantisce tanti vantaggi e nessun rischio, e permette di usufruire delle offerte e della competitività della Migro anche a centinaia di chilometri da un Cash. L'azienda ha vinto così la sfida basata su una proposta vincente in termini di rapporto qualità/prezzo dei prodotti e su un servizio a misura di cliente. Gestire una piattaforma logistica di mq è la sfida che ogni giorno Gianvito Martino è chiamato a compiere. Lui si è trasferito da Giovinazzo a Corigliano d'otranto sin dall'avvio del centro distribuzione. "Ho maturato una lunga esperienza in azienda a cominciare dal ruolo di magazziniere, indispensabile per capire il funzionamento della struttura, ma ho svolto un po' tutte le funzioni e devo dire che sono state esperienze che oggi mi tornano utili per svolgere al meglio il ruolo di responsabile della piattaforma". Come va la gestione del Cedi Cash? "Bene il mio compito e quello degli altri dodici collaboratori è quello di velocizzare la preparazione della merce per offrire al cliente un buon servizio. Sono operazioni che facciamo con precisione, facendo dei buoni imballi per non dare problemi a chi riceve le pedane". Da Corigliano partono e arrivano moltissime motrici e autotreni ogni giorno: "abbiamo ottimi rapporti con i trasportatori perché sanno che qui le attese per il carico e scarico sono ridotte". Obiettivi futuri? "Naturalmente fidelizzare, ampliare il numero dei clienti e ottimizzare i nostri servizi".

17 Cedi Cash Il commerciante interessato può inviare un' all'indirizzo o chiamare il centro direzionale per parlare con un venditore che gli illustrerà le procedure per diventare cliente, compilando gli appositi moduli, scaricabili anche via internet. Ricevuta la password per l'area riservata, il cliente accede all'area promozioni del sito internet e prende visione dei listini, aggiornati costantemente, che tra food e no food comprendono circa referenze. Il cliente sceglie gli articoli e comunica il suo ordine tramite . Un nostro venditore (nella foto Rita Scibilia) riceve istantaneamente l' e entro 24 ore lo elabora verificando la presenza del minimo d'ordine richiesto. Poi invia la conferma al cliente con la valorizzazione, comprensiva del costo del trasporto. Come "funziona" il Cedi Cash Dall'ordine alla consegna, cinque semplici passaggi per ricevere comodamente la merce nel proprio punto vendita 4 5 Intanto alla piattaforma di Corigliano d'otranto (Le) la merce viene accuratamente messa in preparazione. Se ne ha possibilità, il cliente può anche provvedere da sé al trasporto delle pedane inviando un suo trasportatore di fiducia direttamente al centro distributivo. La merce verrà caricata e consegnata al massimo in 48 ore. Il trasportatore con noi convenzionato contatterà direttamente il cliente per concordare ogni dettaglio dello scarico e permettergli di ricevere la merce direttamente nel proprio punto vendita. 17

18 Speciale mercati I misteri e il fascino della Cina Il gigante economico che non fa più paura Giovanna Poli rande è l'attenzione e l'impegno che le forze politiche sociali e culturali italiane mostrano nei rapporti con i paesi dell'asia e del Pacifico: questo interesse scaturisce non solo dall'impetuosa crescita delle economie e delle società di tali paesi ma anche, dal fatto che Cina e Italia condividono l'esperienza di essere depositarie di civiltà millenarie i cui rapporti risalgono all'antichità classica, attraverso i contatti tra la Cina degli Han e le province orientali dell'impero romano. Le relazioni diplomatiche tra mondo romano e cinese iniziarono in modo indiretto con l'apertura della famosa Via della seta nel II secolo a.c.. I traffici lungo la via della seta rappresentano, il primo interscambio commerciale tra l'impero romano e la Cina, basato su seta e pietre preziose dalla Cina e vetro, avorio, argento e incenso dall'impero romano. Nel corso dei secoli dal Mediterraneo altri viaggiatori, sagaci mercanti, sono partiti per il lontano Oriente: tra tutti citiamo il più illustre, Marco Polo che con il suo "Il Milione" ha esercitato una lunga suggestione sull'immaginario collettivo, una forte curiosità e un senso di stupore di fronte ad un mondo così distante da quello occidentale così vasto ed imponente e proprio per questo misterioso ed affascinante. La Cina oggi, come ai tempi di Marco Polo, è un fenomeno che riguarda tutti. Essa detiene le potenzialità per diventare il più grande mercato del mondo attirando moltissimi investitori ed esportatori, avendo trasformato un paese ad economia di mercato sostanzialmente chiusa in un mercato competitivo. La transizione della Cina dal regime comunista all'apertura ai mercati internazionali risale all'era delle riforme inaugurate coraggiosamente dal leader politico Deng Xiaoping negli anni settanta, a cui segue, la ripresa delle migrazioni internazionali bloccate dalla precedente Repubblica Popolare Cinese. Sono, tuttavia, gli ultimi anni a contrassegnare l'ascesa cinese al pieno rango di potenza commerciale, tecnologica e politica. L'antico Impero Celeste ha saputo interpretare meglio di altri Stati ad economia di mercato consolidata, le dinamiche evolutive della globalizzazione. La Cina è un paese con un miliardo e trecento milioni di abitanti, è governata da un regime autoritario e almeno formalmente comunista, ma soprattutto è diventata la grande protagonista dell'economia del terzo millennio, con una crescita impetuosa dell'economia, una trasformazione profonda della società, una partecipazione ormai completa al sistema finanziario internazionale. Anche se le dimensioni della ricchezza cinese sono ancora lontane da quelle americane o europee, c'è chi vede ormai il ventunesimo secolo come destinato ad essere prima o poi segnato da una nuova leadership globale, quella appunto di Pechino. Il delta dello Yangtze, l'area attorno a Shanghai, e il delta del fiume delle Perle nel Guangdong sono state le "fabbriche del mondo", su cui la Cina ha basato all'inizio la sua crescita economica. Eppure esse oggi rischiano la bancarotta. In queste aree è divenuto comune il ritirarsi di molte compagnie straniere, come anche il fallimento di molte compagnie cinesi. La recessione economica negli Stati Uniti, la stagnazione in Europa e l'assottigliarsi dell'economia giapponese, hanno causato una diminuzione dei consumi. Allo stesso modo, anche in Europa e nel mondo si assiste a una diminuzione della domanda. Per tutto questo, le esportazioni della Cina stanno registrando un forte calo.la borsa di Shanghai è crollata drammaticamente a testimoniare una situazione economica critica, su cui incidono pesantemente anche l'apprezzamento della valuta, lo yuan, l'incremento dei prezzi delle materie prime, l'innalzamento dei costi del lavoro e la già citata riduzione delle esportazioni. L'ultimo colpo alla fiducia sui mercati è arrivato dai dati comunicati il 9 Gennaio scorso 18

19 Speciale mercati sulla disoccupazione negli Stati Uniti che ha raggiunto la cifra record di 2 milioni e unità, aggravando così i timori che la ripresa della domanda per le esportazioni asiatiche sia ancora molto lontana. Dopo undici anni di crescita ininterrotta, l'economia della Cina potrebbe subire un rallentamento drastico. Per il China Economic Weekly sono 670 mila le piccole e piccolissime imprese che hanno chiuso nella Repubblica Popolare in seguito alla crisi internazionale ed esperti vicini al Consiglio di Stato ritengono che i nuovi disoccupati siano in numero ben maggiore degli 8 milioni e 300 mila indicati dalle cifre ufficiali. Se nei primi mesi del 2008 la crescita del Prodotto Interno Lordo è stata del 9,9%, le stime governative prevedono per il 2009 di tenere la crescita intorno all'8% ritenuta la soglia minima, mentre l'inflazione sale e i salari stagnano. Le vendite al dettaglio stanno registrando un rallentamento che, seppur minimo (le agenzie statali dicono che le vendite al dettaglio sono cresciute solo del 22%, rispetto al 23,2% dell'anno scorso), danno un'ulteriore prova che l'economia è in recessione anche in uno dei paesi protagonisti del commercio mondiale: ciò ha spinto il 9 novembre scorso il governo di Pechino a predisporre un pacchetto di salvataggio dell'economia, con l'iniezione di quasi 600 miliardi di dollari sul mercato, definito dallo stesso premier Wen Jiabao "il contributo più grande per attenuare la crisi finanziaria". Comunque non si è ancora, per gli investitori stranieri, al livello di guardia. In realtà, nelle zone più rurali della Cina esistono aree depresse dove produrre è ancora molto conveniente perché il livello salariale è notevolmente più basso della media: non a caso molte grandi società, piuttosto che abbandonare il paese, oggi pensano di spostare gli impianti verso l'interno. Comprensibilmente, durante il summit tra i leader dei 20 Paesi più industrializzati (l'85% dell'economia mondiale) tenutosi a Washington il 15 Novembre scorso per discutere su come affrontare insieme la crisi finanziaria globale, grande attenzione era riposta alle posizioni della Cina. Con i suoi 2mila miliardi di riserve in valuta estera e un'economia ancora in rapida espansione, tutti sono attenti a cosa farà la Cina. Yi Gang, vicegovernatore della centrale Banca di Cina, ha annunciato che si intendono percorrere diverse vie, tra cui "la partecipazione in attività del Fondo monetario internazionale", senza tuttavia cedere al panico ma agendo al contrario "in modo responsabile e prudente". Tang Ming, esperto economico, ricorda che Pechino è già intervenuta a sostegno dell'economia mondiale, ad esempio con il recente acquisto di 700 miliardi di dollari di bond del governo Usa per ridare vigore alle istituzioni finanziarie. Nel lungo cammino di sviluppo della Cina, tuttavia, non è solo l'economia ad essere coinvolta: la vera sfida per il futuro consiste nel comprendere le complesse contraddizioni che tengono insieme il paese. Si tratta di una storia plurimillenaria, di centinaia di lingue e dialetti parlati da disparate etnie distribuite su un territorio geograficamente immenso e non omogeneo. "Per conoscere la Cina ci vorrebbero 100 vite" disse Confucio e non si sbagliava dato che essa possiede un vastissimo territorio, così esteso da comprendere regioni fisiche tra loro molto diverse, ma parliamo anche di tradizione e modernità, di megalopoli e di campagne, di ricchezza e povertà, di socialismo politico e liberismo economico. Questo insieme di elementi non deve comunque trarre in inganno dando l'impressione che si tratti di un mosaico contraddittorio. La chiave di lettura corretta può scaturire soltanto da una conoscenza approfondita e consapevole della cultura cinese coscienti inoltre, come ha sottolineato il nostro presidente della repubblica Giorgio Napoletano intervenendo alla giornata dell'asia e del Pacifico, di poter immettere, come italiani ed europei, nel dialogo e nello scambio con questo paese, un ricco patrimonio culturale, disponendoci al confronto senza pregiudizi e senza timori, senza presumere come occidentali di essere portatori di una civiltà superiore e aprendoci ad uno sforzo di conoscenza di civiltà altre, senza cedere a chiusure in campo culturale ed economico. Lo scambio e la collaborazione, il reciproco riconoscimento e la conoscenza tra Oriente e Occidente rappresentano un atteggiamento positivo e costruttivo per la vicinanza e l'amicizia tra i popoli. Il messaggio è che il nodo spazio - temporale, così come quello dei conflitti e della reciproca diffidenza è soltanto uno stato mentale. La scoperta di sè avviene anche attraverso la scoperta dell'altro e dell'altrove, così come aveva fatto Marco Polo secoli fa, rendendo l'altro e l'ignoto comprensibili, usando quella che lo storico Hartog ha definito "la retorica dell'alterità". 19

20 Lavoro e carriere Le retribuzioni nella procedura di autoliquidazione Domenico Pastoressa ntro il 16 febbraio di ciascun anno il datore di lavoro deve trasmettere alla sede INAIL competente la dichiarazione delle retribuzioni relative all'anno precedente. A decorrere dal 1 gennaio 1991, il datore di lavoro deve autodenunciare il premio assicurativo dovuto all'inail utilizzando la nuova procedura di autoliquidazione (art. 44 del D.P.R. 1124/65 e s. m. e i.). La procedura consente di calcolare autonomamente e per ogni posizione assicurativa INAIL il premio dovuto a saldo per l'anno solare immediatamente scaduto e quale anticipo per l'anno solare in corso. La somma algebrica del risultato finale di ogni autoliquidazione determina l'ammontare complessivo da versare o il residuale importo a credito. Ciò permette, quindi di compensare eventuali crediti delle rate a saldo, con debiti delle rate di anticipo o viceversa. Per tale adempimento entro il 31 dicembre, l'istituto ha inviato alle aziende assicurate un prospetto contenete le basi di calcolo per la determinazione del premio assicurativo e la modulistica per la denuncia delle retribuzioni imponibili. In concreto la procedura di autoliquidazione consiste nel: - denunciare le retribuzioni o i compensi relativi ai soggetti comunque assicurati (dipendenti - collaboratori - soci amministratori ecc.) nel corso del 2008 e distinti per ogni posizione assicurativa; - ridurre l'ammontare complessivo delle retribuzioni per l'anno 2009 se sussiste una fondata presunzione di f l e s s i o n e occupazionale, tanto da rapportare la "pressione contributiva" ad un'oggettiva previsione lavorativa; - determinare il saldo premio dovuto per il 2008, sulla base delle aliquote contributive comunicate dall'istituto (basi di calcolo) e delle retribuzioni corrisposte nel corso dell'anno 2008 e il premio anticipato per l'anno 2009 sulla base di retribuzioni che - si presume - potrebbero essere corrisposte nel corso del 2009, e delle aliquote comunque comunicate dall'istituto; - effettuare il pagamento del premio derivante dalla somma algebrica degli importi a titolo di regolazione 2008 e anticipo 2009, calcolati per ciascuna posizione assicurativa e con unico versamento mediante mod. F24 sezione INAIL o, versare la prima rata, nel caso in cui il datore di lavoro abbia optato per il pagamento rateale dei premi. - Presentare alla sede INAIL competente la dichiarazione delle retribuzioni. In caso di trasmissione telematica il termine di presentazione è il 16 marzo 2009, ferma restando la scadenza del pagamento dei premi (16/02/2009). Sono esonerate dall'obbligo della dichiarazione delle retribuzioni le aziende artigiane che nel corso del 2008 non hanno occupato dipendenti e/o collaboratori o che hanno occupato unicamente apprendisti. Le aziende che hanno investito in sicurezza, eliminando le fonti di rischio e quindi migliorando le condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro, presentando apposita istanza alle sede INAIL di competenza, possono accedere ad una riduzione del premio, 5% o 10% in funzione del numero lavoratori anno considerati. Particolare rilevanza assume una corretta compilazione e tempestiva presentazione della dichiarazione delle retribuzioni in funzione del rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (Durc). L'Istituto, infatti, con circolare n.79/2008 ha "attribuito" alla denuncia delle retribuzioni, la sua corretta e completa redazione, nonché alla presentazione della stessa nel rispetto dei termini e delle norme, un valore aggiunto che di fatto potrebbe condizionare il rilascio dell'ormai preziosissimo DURC. 20

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